Accadeva 50 Anni Fa, Ieri. Su E Giù Per Le Strisce Pedonali Di Abbey Road Con I Beatles: Ecco Il Cofanetto In Uscita Per L’Anniversario.

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Beatles – Abbey Road – Appple/Universal – Super Deluxe 3 CD + Blu-ray – 2 CD – 1 CD – 3 LP – 1 LP Standard – 1 LP Picture

Esattamente 50 anni fa (per la verità la data di uscita era stat il 26 settembre del 1969, un venerdì, come oggi) veniva pubblicato Abbey Road, l’ultimo grande album dei Beatles, anche se poi l’anno successivo sarebbe uscito Let It Be, che però era stato registrato prima del disco di cui ci stiamo occupando: la storia la conoscono un po’ tutti, anche perché in questi giorni c’è stato un florilegio di articoli e servizi televisivi dedicati a questo evento, ai quali comunque non possono esimermi di aggiungermi, raccontando a grandi linee come andarono le cose.

Il giorno dopo il concerto sulla terrazza, ovvero il 31 gennaio del 1969, un evento che avrebbe dovuto completare le registrazioni per quello che sarebbe diventato Let It Be (sia il disco che il film). il gruppo entrò in studio per registrare Two Of Us, Let It Be The Long And Winding Road, tre canzoni che per ovvi motivi non avevano potuto eseguire sul tetto. Ma due giorni più tardi succede un’altra cosa che mina ulteriormente i rapporti già deteriorati tra i i quattro: John, George e Ringo mettono in minoranza Paul e decidono di affidare i loro affari a Allen Klein, il manager americano dei Rolling Stones (ottima mossa!). Però anche se sotto alcuni aspetti non si potevano più vedere, oltre dieci anni di amicizia e complicità ( un paio in meno per Ringo) non si potevano cancellare in un attimo, e quindi anche se nel frattempo c’erano dei problemi tecnici ad utilizzare l’edificio della Apple dove un “amico” del periodo LSD di Lennon, tale “Magic Alex” Mardas, aveva installato un presunto banco di registrazione a 72 piste, che però si era rivelato essere un oscilloscopio tenuto insieme a casaccio da dei pezzi di legno, affidandosi a George Martin, che aveva noleggiato un vero banco a 8 piste dagli Abbey Road Studios, iniziano le registrazioni per quello che diventerà l’album omonimo, che però a dispetto del titolo, verrà registrato tra Olympic e Trident Studios.

E perciò il 22 di febbraio viene portata a termine, in 35 diversi tentativi, una prima versione di I Want You (She’s So Heavy), approfittando anche della presenza di Billy Preston, che non era ancora ripartito da Londra dopo le registrazioni di gennaio: la canzone, un blues tirato e reiterato, viene considerato, anche per il sottotitolo, come Helter Skelter, tra i prodromi del nascente heavy metal, ed in particolare di quello doom dei Black Sabbath (dove militava Ozzy Osbourne, grande fan della band). Quasi tutti hanno parlato bene di questo brano, meno Ian McDonald, l’autore dei libro Revolution In The Head (in italiano The Beatles L’Opera Completa, che se già non possedete comunque vi consiglio, in quanto secondo me si tratta del miglior libro a livello critico sulla musica del gruppo). Comunque il 14 aprile John e Paul da soli tornano in studio per registrare The Ballad Of John And Yoko, che troviamo tra le bonus del secondo CD, e che verrò pubblicato come singolo, tra il 16 e il 18 aprile registrano Old Brown Shoe di George Harrison, che sarà il lato B, sempre nelle bonus extra. Lo stesso giorno, il 16 aprile, iniziano le takes di Something (nelle parole di Frank Sinatra, la più bella canzone di Lennon e McCartney (!!!), e anche la più grande canzone d’amore mai scritta), ispirata dal brano di James Taylor Something In The Way She Moves (qualcosa che c’era nell’aria George era subito pronto a carpirlo,come diranno i giudici anche in relazione a My Sweet Lord, “ispirata” da He’s So Fine delle Chiffons), comunque grandissima canzone. E non dimentichiamo che pure John Lennon “si ispirò” a You Can’t Catch Me di Chuck Berry per Come Together, pagando poi pegno su Rock’N’Roll del 1975: e così abbiamo “sistemato” le prime due canzoni di Abbey Road, peraltro famosissime e bellissime.

Something verrà poi completata tra maggio ed agosto del 1969, mentre ad aprile i Beatles iniziano anche a lavorare su Oh! Darling e Octopus’s Garden, poi il segmento di You Never Give Me Your Money e così via, la maggior parte delle canzoni incise tra luglio ed agosto. La qualità sonora del nuovo mix stereo targato 2019 preparato da Giles Martin e dall’ingegnere del suono Sam Okell, questo sì agli Abbey Road Studios, è eccellente, soprattutto per la grande definizione del suono, a mio parere soprattutto le parti di basso di Paul McCartney suonano fantastiche. Senza dilungarci ulteriormente nel primo CD spiccano le due canzoni appena ricordate, che erano sul lato A del vecchio vinile, mentre del lato B come non ricordare il Long Medley preparato da Paul e Here Comes The Sun di George, per un album che la rivista Rolling Stone ha inserito al n° 14 dei Più Grandi Album Di Tutti I Tempi (ma i lettori lo misero al primo posto) e tantissimi altri critici ne hanno cantato le lodi nel corso degli anni, tanto da essere considerato uno dei più belli del quartetto di Liverpool. Se poi aggiungiamo una delle più iconiche copertine della storia del rock, con il famoso scatto sulle strisce pedonali di Abbey Road dell’8 agosto del 1969, si capisce perché c’era tanta attesa per la ristampa del 50° Anniversario.

Questo è quello che si sapeva, vediamo il resto.

[CD2: Sessions] dal cofanetto.
1. I Want You (She’s So Heavy) (Trident Recording Session & Reduction Mix) Stranamente la versione, non è più lunga di quella pubblicata sull’album, che come è noto, su ordine di Lennon a Geoff Emerick nell’editing finale anziché venire sfumata venne troncata brutalmente al minuto 7:44, concludendo il brano e la prima facciata del disco. Nel nuovo CD il brano dura “solo” 6 minuti e 59 secondi complessivamente, inclusa una breve falsa partenza e Lennon che arringa i presenti e poi sprona gli altri con un “My Boys Are Ready To Go”. La parte formidabile di questa take è la parte finale, quando Billy Preston per oltre tre minuti e mezzo imbastisce da par suo una jam fantastica con un assolo di organo reiterato che è pura libidine.
2. Goodbye (Home Demo) E’ una deliziosa canzone scritta da Paul McCartney per Mary Hopkin, solo voce e chitarra acustica, registrata a casa sua e non ancora completata.da Sir Macca.
3. Something (Studio Demo) Stesso discorso per il demo casalingo del brano in versione embrionale ed intimista, solo voce, chitarra elettrica e piano, e con il testo che comprende un passaggio non memorabile che poi verrà omesso nella versione definitiva “You know I love that woman of mine / And I need her all of the time / And you know what I’m telling to you / That woman don’t make me blue”, rime non indimenticabili.
4. The Ballad Of John And Yoko (Take 7) John all’acustica e Paul alla batteria danno l’OK a George Martin e poi partono per una versione scarna e minimale del brano che senza le sovraincisioni perde però molto della sua carica rock
5. Old Brown Shoe (Take 2) Versione abbastanza simile a quella che verrà pubblicata, con George alla slide e il ritmo galoppante con il basso in evidenza, per una canzone che al sottoscritto è sempre piaciuta parecchio. Paul dovrebbe essere al piano e la voce di John non sembra presente in questa take.

6. Oh! Darling (Take 4) Canzone ispirata a Paul dallo stile doo-wop, ottima prova vocale di McCartney, meno rifinita e più raffazzonata dell’originale, comunque una piacevolissima canzone.
7. Octopus’s Garden (Take 9) Il secondo brano scritto da Ringo (con un “piccolo” aiuto da parte di George) per un album dei Beatles è una canzone surreale e divertente, tra le migliori di Starr. Versione che viene interrotta bruscamente per un errore del batterista.
8. You Never Give Me Your Money (Take 36) Uno dei segmenti del Long Medley, qui lo ascoltiamo in una eccellente “long version” live con ottimo lavoro di John e George alle chitarre, veramente uno dei brani più interessanti del cofanetto.
9. Her Majesty (Takes 1-3) Questa era la breve traccia nascosta posta in conclusione della seconda facciata del disco, solo voce e chitarra acustica, qui in tre versioni registrate in successione.
10. Golden Slumbers/Carry That Weight (Takes 1-3 / Medley) Due delle tre canzoni poste nella parte finale del medley, Paul si prende in giro da solo, quando all’inizio di Golden Slumbers canta le prime strofe di The Fool On The Hill, il cui giro melodico è molto simile, ma in fondo le ha scritte entrambe lui. Tra i passaggi più belli di Abbey Road e bellissime outtakes, nonostante gli errori e le riprese.
11. Here Comes The Sun (Take 9) Solo il nucleo nudo e crudo della canzone originale, senza le armonie vocali dei Beatles, la parte di synth e tutte le sovraincisioni che ne costituivano parte del fascino.
12. Maxwell’s Silver Hammer (Take 12) Il brano più odiato da John e George che la consideravano “Granny music”, musica per nonne, ma a cui invece Paul teneva molto,tanto da costringere gli altri ad una estenuante serie di tentativi per raggiungere il risultato che voleva. In questa versione naturalmente mancano i colpi di martello sull’incudine dell’originale e nel finale McCartney cazzeggia ad libitum, diciamo non indispensabile, o meglio una mezza tavanata!

[CD3: Sessions] oppure CD 2 della versione doppia.
1. Come Together (Take 5) Versione più ruvida e rozza, buona ma non memorabile, anche con qualche imperfezione vocale di Lennon che alla fine rinuncia. 
2. The End (Take 3) uno dei tanti tentativi per la chiusa strumentale dell’album, non tra le più riuscite e coinvolgenti.
3. Come And Get It (Studio Demo) Questo è il brano scritto da Paul per i Badfinger, demo ben rifinito da One-Man Beatle, per una canzone pop estremamente gradevole tipica di McCartney. 
4. Sun King (Take 20)
5 Mean Mr Mustard (Take 20)
6. Polythene Pam (Take 27) Questi tre brani in sequenza sono il contributo di John Lennon al medley: la prima canticchiata in sottofondo e senza le armonie vocali da sballo dell’originale, non sembra più nemmeno quell’alternativa a Albatross dei Fleetwood Mac, stesso discorso per il secondo brano, cantato senza grande impegno da un John annoiato alla ventesima versione e il terzo il più interessante dove Lennon confessa all’inizio di take forse di essersi ispirato agli Who di Tommy per il riff insistito di chitarra.
7. She Came In Through The Bathroom Window (Take 27) che poi come nell’album senza soluzione di continuità si aggancia al brano di Paul, e anche questa è una delle cose più interessanti tra le outtakes, vibrante e di ottima qualità questa versione
8. Because (Take 1 – Instrumental) Un brano che aveva la sua forza nelle straordinarie armonie a tre parti poi aumentate fino a portarle a nove nella versione finale, in questa take solo della parte strumentale non brilla più di tanto.


9. The Long One (Trial Edit & Mix – 30 July 1969). (Medley: You Never Give Me Your Money, Sun King, Mean Mr Mustard, Her Majesty, Polythene Pam, She Came In Through The Bathroom Window, Golden Slumbers, Carry That Weight, The End) Versione alternativa del lungo medley, con tutti i frizzi e lazzi vocali strumentali della versione definitiva, che dire, bellissimo quasi come l’originale, con Her Majesty che rientra a far parte del medley come era stato previsto all’inizio, peccato che manchi ila lunga parte finale chitarristica.
10. Something (Take 39 – Instrumental – Strings Only) La descrizione dice tutto, versione strumentale solo per archi
12. Golden Slumbers/Carry That Weight (Take 17 – Instrumental – Strings & Brass Only) E anche le parti strumentali solo per fiati e archi di questi pezzi è interessante ma non esiziale.

In conclusione ed in definitiva i circa 100 euri che ti chiedono per il cofanetto, al di là del bellissimo libro incluso, sono soldi ben spesi forse solo se siete fan accaniti dei Beatles. Mi sembra che nella ristampa del White Album ci fosse molta più roba e poi il solito bel mah per il Blu-ray solo audio con le versioni per audiofili, che confesso di non capire.

Bruno Contii

Novità Prossime Venture 8. Beatles – Abbey Road Anniversary Edition Box: E Anche Questo Grande Disco Festeggia I Suoi 50 Anni, Esce il 27 Settembre.

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The Beatles “Abbey Road (50th Anniversary Edition) – Apple Box 3 CD + Blu-ray audio – 3 LP  – 2 CD Deluxe – 1 CD – 1 LP – 1 LP Picture Disc – 27-09-2018

Il giorno della iconica fotografia che sarebbe finita sulla sua copertina, cioè l’8 agosto, dal quartier generale dei Beatles arrivano notizie sull’attesa ristampa per il 50° Anniversario di Abbey Road, che in effetti uscì proprio il 26 settembre 1969, esattamente 50 anni fa: quindi per una volta viene rispettata la data di uscita regolare e non si sposta il tutto in avanti per il mercato natalizio.

L’album uscirà in 6 versioni differenti, che potete leggere qui sopra, anche se la più appetita al solito sarà il cofanetto quadruplo, benché ancora una volta per avere i 2 CD di materiale “inedito” bisognerà acquistare insieme il solito Blu-ray audio destinato agli audiofili, mentre sarebbe stato meglio che questa versione uscisse a parte per chi ama il suono alta fedeltà (addirittura questa volta si parla di Dolby Atmos), considerando che questa aggiunta fa sì che ancora una volta il costo indicativamente dovrebbe essere tra i 90 e i 100 euro a seconda dei paesi, anche se come di consueto quello che fa lievitare i costi è il librone rilegato inserito nella confezione.

• CD1: New ‘Abbey Road’ stereo album mix
• CD2: Demos and Outtakes
• CD3: Demos and Outtakes
• DISC 4 (Blu-ray): Dolby Atmos mix of whole album / 5.1 surround of whole album / hi-res stereo mix of whole album
• Stunning hardback Book

Tracklist
[CD1: 2019 Stereo Mix]
1. Come Together
2. Something
3. Maxwell’s Silver Hammer
4. Oh! Darling
5. Octopus’s Garden
6. I Want You (She’s So Heavy)
7. Here Comes The Sun
8. Because
9. You Never Give Me Your Money
10. Sun King
11. Mean Mr Mustard
12. Polythene Pam
13. She Came In Through The Bathroom Window
14. Golden Slumbers
15. Carry That Weight
16. The End
17. Her Majesty

[CD2: Sessions]
1. I Want You (She’s So Heavy) (Trident Recording Session & Reduction Mix)
2. Goodbye (Home Demo)
3. Something (Studio Demo)
4. The Ballad Of John And Yoko (Take 7)
5. Old Brown Shoe (Take 2)
6. Oh! Darling (Take 4)
7. Octopus’s Garden (Take 9)
8. You Never Give Me Your Money (Take 36)
9. Her Majesty (Takes 1-3)
10. Golden Slumbers/Carry That Weight (Takes 1-3 / Medley)
11. Here Comes The Sun (Take 9)
12. Maxwell’s Silver Hammer (Take 12)

[CD3: Sessions]
1. Come Together (Take 5)
2. The End (Take 3)
3. Come And Get It (Studio Demo)
4. Sun King (Take 20)
5 Mean Mr Mustard (Take 20)
6. Polythene Pam (Take 27)
7. She Came In Through The Bathroom Window (Take 27)
8. Because (Take 1 – Instrumental)
9. The Long One (Trial Edit & Mix – 30 July 1969)
10. (Medley: You Never Give Me Your Money, Sun King, Mean Mr Mustard, Her Majesty, Polythene Pam, She Came In Through The Bathroom Window, Golden Slumbers, Carry That Weight, The End)
11. Something (Take 39 – Instrumental – Strings Only)
12. Golden Slumbers/Carry That Weight (Take 17 – Instrumental – Strings & Brass Only)

[Blu-ray]
Audio Features:
– Dolby Atmos
– 96kHz/24 bit DTS-HD Master Audio 5.1
– 96kHz/24 bit High Res Stereo (2019 Stereo Mix)

Nel primo CD troviamo l’album originale nello Stereo Mix 2019 curato da Giles Martin, il figlio di George, e da Sam Okell, mentre nel secondo dischetto, quello inserito nella versione doppia da “poveri” troviamo 12 brani tra cui si segnalano la versione differente di ‘ Want You (She’s So Heavy) registrata non a Abbey Road ma ai Trident Studios, dove i Beatles avevano completato Let It Be Billy Preston che aveva partecipato a quelle sessions si era attardato prima di ripartire e quindi lo possiamo ascoltare improvvisare nella lunga coda strumentale. Poi ci sono i demo di Goodbye, un brano che Paul McCartney aveva scritto per Mary Hopkin, e la prima versione di Something di George Harrison, già apparsa su Anthology 3, sia pure in un mix differente, come anche i due lati del 45 giri che apparì all’epoca, The Ballad Of John And Yoko Old Brown Shoe, entrambe in versioni alternative. E ci sono anche takes differenti di altri sette brani, compreso Her Majesty che era una traccia nascosta, in tre ulteriori versioni.

Nel terzo CD c’è il lungo medley che copriva quasi completamente l’intera seconda facciata di Abbey Road, qui chiamato appunto The Long One. Poi c’è il demo di Come And Get It la canzone “regalata” ai Badfinger. Varie altre takes alternative, tra cui anche le versioni strumentali di Because, differente anche questa da quella apparsa in Anthology 3, oltre ala versione sempre strumentali per soli archi di Something, e archi e fiati di Golden Slumbers/Carry That Weight. Insomma come al solito c’è trippa per gatti per gli appassionati dei Beatles, in quello che è stato il loro ultimo grande album.

Bruno Conti

Correva L’Anno 1968 1. The Beatles – White Album 50th Anniversary Edition, Parte II

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E adesso vediamo, in questa seconda parte, più velocemente (si fa per dire), ma comunque diffusamente, il contenuto degli altri 3 CD, con le varie outtakes registrate nel corso di quelle che nel cofanetto sono state definite appunto Sessions, una vera cornucopia di delizie sonore per i fan dei Beatles (senza dimenticare, visto il contesto, che fan è pur sempre una abbreviazione di fanatico): ricordando peraltro che nel volume 3 delle Beatles Anthology, come ho ricordato nella prima parte di questo Post, erano stati ugualmente già utilizzati 27 brani (evidentemente numero magico in queste riedizioni) di cui sette venivano dagli Esher Demos, quindi ne rimangono venti in comune con il box del 50°, anche se, come vediamo tra un attimo, la take di Helter Skelter non è la stessa, come pure quelle di alcuni altri brani inseriti nel cofanetto.

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I due brani forse più interessanti ed attesi di questo primo CD erano le versioni “lunghe” di Revolution Helter Skelter. Revolution 1 take 18, dura 10 minuti e 28 secondi, è la versione elettroacustica e rallentata del celebre brano di John Lennon, con vaghi elementi country e folk sulla base rock del pezzo, raffinata ed estremamente ben definita nei primi quattro minuti, poi Lennon e soci cominciano a sbarellare e andare ad libitum, cercando idee adatte da utilizzare in seguito nella versione definitiva. Helter Skelter, altro brano legato, non per loro scelta, alla tragica vicenda di Charles Manson, è considerato una sorta di brano protometal, con sonorità dure inconsuete anche per i Beatles più rock, questa take 2 di 12:53 (ma si vocifera di una di quasi 20 minuti e in Anthology avevano usato solo i primi 5 minuti di questa stessa performance) è decisamente più scandita, lenta e meno selvaggia, con atmosfere più dilatate in lento crescendo, di quella che uscirà sul White Album, con qualche rimando al futuro doom rock dei Black Sabbath.

Insomma, due brani estremamente interessanti, ma con il senno di poi le versioni pubblicate sono state delle scelte sagge ed oculate. A Beginning è l’introduzione orchestrale a Don’t Pass Me By, che verrà utilizzata anche nella parte orchestrale di Good Night: il brano di Ringo Starr in questa take 7 ha un’aria ancora più country e paesana (tipo gli Slim Chance di Ronnie Lane) con il violino di Jack Fallon in evidenza, a fianco del piano e del basso di Paul, e a conferma che se serviva i Beatles usavano anche musicisti esterni, come confermerà la scelta di Clapton per l’assolo di While My Guitar Gently Weeps. Blackbird, take 28, è sempre un brano incantevole, con qualche piccola variazione sul tema. Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey, prova solo strumentale senza numero, è grintosa e vibrante, forse migliore dell’originale, manca solo la voce, ma le chitarre tirano alla grande.

Delle tre takes di Good Night la più interessante è la numero 10 con una chitarra elettrica solitaria che accompagna la voce di Ringo e gli altri che armonizzano alla grande, tutti insieme appassionatamente ancora per una volta, e anche quella pianistica successiva non è male. Ob-La-Di, Ob-La-Da appare in una versione più rockeggiante, quasi a tempo di galoppo, mentre le due takes di Revolution, quella senza numero e quella strumentale, tiratissima, fanno riferimento al singolo originale, e sono entrambe affascinanti. Prima della conclusiva Helter Skelter versione uno, troviamo una prova senza numero di Cry Baby Cry, squisita e sognante.

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Si parte con una versione da urlo di Sexy Sadie (preceduta una piccola citazione ottimistica di Getting Better, visto che tutto sembra procedere per il meglio), la take 3, degna delle migliori interpretazioni di un ispirato Lennon, seguita da una versione acustica molto bella di While My Guitar Gently Weeps, solo voce, chitarra acustica e organo, con interruzioni per dare disposizioni ai tecnici in studio, e una delle perle di queste session, la prima versione in assoluto di uno dei capolavori di Paul McCartney e dei Beatles, ovvero Hey Jude, che poi uscirà come singolo alla fine di agosto, la canzone è diversa, si va per tentativi, ma già si intuisce che la melodia è splendida e diventerà immortale. Non manca una brevissima e divertita jam session sul classico St. Louis Blues, e la take 102 (!) di Not Guilty, a dimostrazione che il gruppo ha provato ripetutamente questa canzone di George Harrison, che a giudicare da questo provino quasi completato a parte la lunga coda strumentale, forse avrebbe meritato migliore fortuna.

Notevole anche la take 15 di Mother’s Nature Son, la perla acustica e bucolica di Paul e interessante anche una gagliarda versione di Yer Blues, con la parte vocale usata in in sottofondo solo come guida e una prodigiosa prestazione di McCartney al basso, lo stesso non si può dire di What’s the New Mary Jane, che è già “bruttarella” di suo ed incompiuta sin dalla prima take acustica. Rocky Raccoon è ancora in stato embrionale e con qualche “cappella”, ma il tocco magico dei Beatles e di Paul già si intravede; di Back In The U.S.S.R viene proposta una travolgente versione solo strumentale, senza i classici effetti dell’aereo aggiunti in post produzione, e interessante e decisamente bella anche la versione solo voce, chitarra e batteria di Dear Prudence. 

In quel periodo i Beatles già provavano anche Let It Be che sarebbe stata incisa poi l’anno successivo, solo un frammento di 1:18 molto embrionale e con George che la interrompe. Per passare alla guida del gruppo per una scintillante versione di While My Guitar Gently Weeps, la terza della take 27, che rivaleggia con quella definitiva, grazie ad un ispiratissimo Eric Clapton alla chitarra, che in qualità di ospite sprona i Beatles a dare il meglio di sé e poi estrae dal cilindro un assolo fantastico. You’re so Square) Baby, I Don’t Care è un’altra breve jam su uno scatenato brano R&R di Leiber & Stoller incisa da Elvis, e di cui ricordo anche una bellissima versione di Joni Mitchell su Wild Things Run Fast. Tocca nuovamente a Helter Skelter, take 17, questa volta è la versione conosciuta, accelerata e senza freni, del brano, con il gruppo che pigia sull’acceleratore a tutto volume. Anche Glass Onion, pur con la voce in secondo piano, è molto simile alla versione finita, ma viene interrotta bruscamente.

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I Will, dopo una falsa partenza clamorosa, emerge in tutta la sua bellezza cristallina nella take 13; seguita da una latineggiante Blue Moon, con la stessa strumentazione di I Will, che viene ripresa brevemente, prima di divagare di nuovo con Step Inside Love Los Paranoias, altri esempi dei Beatles che cazzeggiano allegramente ed amichevolmente in studio, anche in modalità brasileira. Can You Take Me Back era la breve outro di Paul, posta in coda al brano di John Cry Baby Cry, uno dei classici brani improvvisati con il titolo ripetuto ad libitum, sino a sfinimento. A seguire troviamo le tracce strumentali di una scatenata e “gloriosa” Birthday e del leggiadro valzerone Piggies. Happiness Is A Warm Gun take 19 è già quasi quella meraviglia assoluta che diventerà nella stesura definitiva, anche se mancano ancora quegli intrecci corali  vocali che tanto mi hanno sempre fatto impazzire dalla goduria; altre due tracce strumentali Honey Pie, molto vaudeville, e una guizzante Savoy Truffle, e poi ancora una scarna Martha My Dear, senza fiati e archi. Long, Long, Long è un altro dei brani di George che arriva ad una take ragguardevole numericamente, come la numero 44, versione peraltro molto bella di questo meditativo brano nato a Rishikesh, anche se Harrison sbaglia il testo e blocca il tutto.

A seguire troviamo due takes della incantevole I’m So Tired, uno dei brani migliori scritti da Lennon per il White Album, entrambe eccellenti ed approvate da John che cerca anche il giudizio di Paul, la seconda con armonie vocali più prominenti, interessante anche la take 2 di The Continuing Story Of Bungalow Bill, dove si sente anche una voce femminile che sembra quella di Yoko, una versione acustica, solo voce e chitarra di Why don’t we do it in the road?, due tentativi di registrare Julia, una in fila all’altra, durante le prove. La base strumentale di The Inner Light, che però in teoria era già uscita come lato B di Lady Madonna a marzo, e risulta registrata a Bombay a gennaio, quindi non si capisce cosa centri con le sessions per il doppio bianco; stesso discorso per le due takes del lato A, quella strumentale, solo piano e batteria, e un breve tentativo di registrare i backing vocals sempre dello stesso brano, e anche Across The Universe risulterebbe registrata a febbraio del 1968, quindi prima dell’inizio delle sessioni per l’album bianco, ma visto che è così bella, portiamo a casa il regalo e apprezziamo, una chiusura veramente splendida per questo cofanetto.

Questo è quanto, il contenuto completo dei tre CD di outtakes: nel Blu-ray audio troviamo quattro diverse versioni complete del doppio album originale in diverse guise per audiofili, Tanta roba, magari da ascoltare anche a rate in diverse occasioni, e che completa ed integra uno dei dischi più belli ed amati dei Beatles. Potrebbe essere un buon investimento natalizio. oppure se non volete spendere su YouTube mi pare che si trovino tutte a gratis.

Bruno Conti

Correva L’Anno 1968 1. The Beatles – White Album 50th Anniversary Edition, Parte I

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The Beatles – “The Beatles” AKA The White Album 50th Anniversary Edition – Apple/Universal – 6CD/Blu-ray Audio – 3 CD – 4 LP

In questo periodo dell’anno stanno uscendo (e usciranno) varie edizioni speciali commemorative di alcuni album epocali della storia del rock, penso a More Blood More Tracks di Bob Dylan, che non festeggia il suo 50° Anniversario ma è comunque uno dei dischi che spesso entrano nelle liste All Time degli album più importanti e che hanno influenzato la musica dello scorso secolo (Blood On The Tracks nell’ultima classifica di Rolling Stone del 2003 era al 16° posto), mentre il White Album, di cui andiamo a parlare diffusamente tra un attimo, era al 10°. E, stranamente un disco come Electric Ladyland di Jimi Hendrix, che sarà oggetto di un post nei prossimo giorni, sempre per la riedizione del cinquantenario, si trova “solo” al 54°, e anche Cheap Thrills di Big Brother And The Holding Co. (Janis Joplin), uscito in origine pure lui nel 1968 (e oggetto di una edizione potenziata che verrà pubblicata il prossimo 30 novembre), addirittura al 334° posto(!?!). E’ ovvio che queste “ristampe” per gli anniversari importanti di dischi storici non sono di per sé un sigillo di garanzia della qualità, perché in caso contrario non si capirebbe perché non sono state realizzate per esempio per Revolver Rubber Soul dei Beatles o per Are You Experienced? di Jimi Hendrix, ma si sa che le vie della discografia sono misteriose.

Comunque questo “The Beatles”, o “White Album”, Album Bianco, come è più frequentemente chiamato, ha avuto diritto ad una ristampa Deluxe davvero notevole (e anche la versione tripla, più “povera”, non è affatto male). Non starò a tediarvi con lunghi trattati storico-sociologici e musicali sull’importanza del doppio album originale, ma almeno nella lista dei dischi doppi il White Album se la batte con Blonde On Blonde sempre di Dylan, tra quelli degli anni ’60, senza dimenticare Electric Ladyland, e citando alla rinfusa alcuni di quelli anni ’70: Exile On Main Street degli Stones, Songs In The Key Of Life di Stevie Wonder, The Wall dei Pink Floyd, Phisycal Graffiti dei Led Zeppelin, London Calling dei Clash, Quadrophenia degli Who, Live At Fillmore East degli Allman Brothers, e così via. Ma il disco dei Beatles è rimasto veramente nell’immaginario collettivo, anche se non è considerato da molti il più popolare (per quanto avendo venduto 19 milioni di copie nel mondo lo è stato), il più bello, o il più influente nella loro discografia. Probabilmente il più vario, nelle parole del loro produttore George Martin avrebbe potuto essere un fantastico album singolo, e comunque, come concordano quasi tutti, segnò, in modo splendido, l’inizio della fine della loro traiettoria musicale, anche se poi ci fu il colpo di coda di Abbey Road, il vero canto del cigno della premiata ditta di Liverpool.

Secondo molti nel doppio originale non ci sono forse canzoni epocali, ma questo vale anche per i dischi precedenti: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band non conteneva Strawberry Fields Forever Penny Lane, Magical Mistery Tour non riportava All You Need Is Love Hello Goodbye, e il doppio bianco non avrebbe avuto nei propri contenuti Lady Madonna, Hey Jude Revolution. Ma nell’album, almeno a mio parere, ci sono parecchie canzoni splendide: da While My Guitar Gently Weeps di George Harrison Happiness Is A Warm Gun di John Lennon, che è uno dei miei brani preferiti in assoluto dei Beatles, e ancora Back In The U.S.S.R, Birthday Why Don’t We Do It In the Road?, di Paul McCartney per il lato più rock della band (e anche, in parte, Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey di John). Oltre a perle acustiche ed intimiste come Blackbird, I Will, Mother’s Nature Son Julia. Senza dimenticare piccoli capolavori come Dear Prudence, I’m So Tired Cry Baby Cry, sempre dal lato Lennon.

La “invenzione” dell’heavy metal con Helter Skelter di Paul, e la risposta al British Blues con le 12 battute di Yer Blues (poi presentata anche in TV nel Rock And Roll Circus degli Stones). Altre tre canzoni deliziose di George Harrison come Piggies, Long,Long, Long Savoy Truffle, una per facciata (senza contare le tre che gli furono scartate e appaiono negli Esher Demos, insieme a Child Of Nature di John che sarebbe diventata Jealous Guy, ma ne parliamo fra poco). Anche Ringo Starr presenta il suo primo brano come autore, Don’t Pass Me By e canta la deliziosa Good Night, che chiude il disco. E ne abbiamo saltate altre che contribuiscono alla estrema varietà del doppio, i due estremi della scala, dal collage avanguardistico di Revolution 9, al gradevole cazzeggio pop di Ob-La-Di, Ob-La-Da, per l’eterno bambino dentro di noi. Senza dimenticare altre canzoni che ci accompagnano da una vita: le vignette di The Continuing Story Of Bungalow Bill Rocky Raccoon, il raffinato e diversificato pop di Glass Onion Martha My Dear, la “strana” Honey Pie e il frammento Wild Honey Pie, oltre alla rallentata Revolution 1. Le abbiamo ricordate, alla rinfusa, tutte e 30? Direi di si; anzi no, manca Sexy Sadie, e non mi pare ce ne sia nessuna brutta. Se per caso vi manca il White Album e non volete, o non potete permettervi, per motivi economici o altro, di acquistare il lussuoso, ma costoso, box con sette dischetti, potreste “accontentarvi” della versione tripla, che contiene tutto il ben di Dio appena ricordato, con il nuovo remix 2018 curato da Giles Martin, figlio di George, e Sam Okell, oltre alla prima edizione ufficiale, nel terzo CD, dei leggendari Esher Demos, conosciuti anche come Kinfauns recordings, dal nome del bungalow nel Surrey di proprietà di George Harrison, dove i Beatles si trovarono a maggio del 1968, di ritorno dal viaggio in India, per preparare i demo delle canzoni dell’album, che poi avrebbero completato tra il 30 maggio e il 14 ottobre agli studi di Abbey Road, con qualche session tenuta ai Trident Studios (per esempio quelle per Hey Jude Dear Prudence).

Vediamo quindi quello che contiene il CD 3, brano per brano, con commenti ad hoc per le singole canzoni (chi segue i Beatles con regolarità sa che queste canzoni erano tutte già uscite in svariati bootlegs, ma a livello ufficiale e con questa qualità sonora ovviamente mai prima, a parte sette brani che erano stati inseriti nel volume 3 della serie Anthology). Sono 27 pezzi in totale, di cui 19 poi appariranno nel doppio bianco: volendo siamo di fronte ad una sorta di Unplugged ante litteram, con esibizioni meno “leccate” e studiate di quelle che verranno usate nella famosa trasmissione di MTV, senza pubblico e con una strumentazione molto meno sfarzosa e lussureggiante di quella usata nei futuri live televisivi, dove quasi c’era più gente sul palco che tra il pubblico, sto esagerando, ma non troppo. Ecco il contenuto del dischetto:

1. Back in the U.S.S.R. da potente R&R alla Chuck Berry, ad una comunque energica versione, con voce double tracked e con eco, e i coretti in omaggio ai Beach Boys, senza il verso finale sostituito dal classico cazzeggio improvvisato da McCartney
2. Dear Prudence la famosa canzone dedicata a Prudence Farrow, la sorella di Mia, che era in India a Rishikesh a “meditare” insieme ai Beatles, comunque lo si metta è un bellissimo brano, anche in questa vesta accompagnata solo da acustiche arpeggiate, dalla voce raddoppiata di John e con un finale parlato dedicato alla vicenda indiana con il Maharishi Mahesh Yogi,  a cui Lennon dedicherà anche dei versi al vetriolo in Sexy Sadie
3. Glass Onion uno dei classici divertissement e nonsense lennoniani, con parole in libertà, citazioni di altre canzoni, tipo Strawberry Fields, The Fool On The Hill, Fixing A Hole e altre, tutte inserite per confondere quelli che pensavano che i suoi brani avessero chissà quali significati reconditi,e in questo demo, sempre con voce double-tracked, manca però ancora il celebre “The Walrus Was Paul” poi inserito nella canzone finita
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da la famosa “canzoncina” di Paul, odiata da John, e che però in questa veste acustica ha un suo fascino perverso, oltre al solito ritornello irresistibile, sempre voce raddoppiata, quasi immancabile in molti di questi demo registrati in ogni caso su apparecchi casalinghi, ma quasi professionali, di loro proprietà.
5. The Continuing Story of Bungalow Bill questa è una delle famose canzoni surreali e sardoniche di John, che prende lo spunto sempre da un fatto avvenuto durante il soggiorno in India. Il demo non è poi così differente dalla versione completa che uscirà nel White Album, con gli altri Beatles impegnati a fare le voci degli animali degli giungla, al solito divertendosi come dei matti.
6. While My Guitar Gently Weeps una delle delle più belle composizioni mai scritte da George Harrison, la melodia cristallina risalta anche in questa versione intima, solo voce e chitarra acustica e con il testo leggermente differente da quello che uscirà nella versione finale
7. Happiness is a Warm Gun tre canzoni in una, e che nella versione apparsa sul disco all’epoca presentava alcuni dei più intricati ed acrobatici intrecci vocali mai messi su disco dai tre, mentre in questo demo il brano diventa una sorta di ode a Yoko, e mancano la parte introduttiva e quella finale che l’hanno resa quel piccolo capolavoro che poi diverrà
8. I’m so tired bellissima anche in questa versione acustica e in solitaria di John, con intermezzo parlato diverso da quello poi messo nel disco.

9. Blackbird leggermente più lenta dell’originale, voce raddoppiata, ma sempre una della più belle canzoni di sempre di Paul McCartney, con un lavoro da sogno alla chitarra in fingerpicking, una meraviglia
10. Piggies un brano minore, ma delizioso e sognante, di George, purtroppo reso immortale in senso negativo dall’uso distorto che ne fecero Charles Manson ed i suoi accoliti, qui riacquista il suo tono quasi fiabesco.
11. Rocky Raccoon Paul risponde alle avventure di Bungalow Bill, con quelle di Rocky Raccoon, nella prima versione, più breve, mancano il primo e ultimo verso, ma rimane delicata e divertente al contempo
12. Julia l’ultima canzone ad essere registrata per l’album bianco, dedicata alla mamma di John, uno dei suoi brani più malinconici e struggenti, qui con i versi del testo cambiati di ordine, e con il solito call and response della sua voce raddoppiata, bellissima comunque
13. Yer Blues la risposta sardonica di Lennon al boom del british blues, quasi a voler dire, alla Pippo Baudo, “anche il blues lo abbiamo inventato noi!” Con una piccola variazione nel testo in questa versione acustica

14. Mother Nature’s Son un altro dei piccoli capolavori acustici che costellano la carriera di Sir Paul, anche se nel demo manca proprio l’intro di chitarra che era uno dei punti di forza della canzone
15. Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey la versione acustica dell’ennesimo brano dedicato a Yoko (anche se Paul pensava che il monkey del testo facesse riferimento all’eroina) è ancora più dylaniana nell’approccio rispetto alla versione poi uscita sul doppio 
16. Sexy Sadie è l’altro brano dedicato al Maharishi, è infatti inizialmente doveva chiamarsi così, ma su richiesta di George John cambiò il titolo, mantenendo comunque il tenore antisessista della canzone che avrebbe dovuto avere, come riportato dal giornalista Mark Lewisohn, un verso piuttosto pesante che recitava testualmente  “Maharishi, you little twat/Who the fuck do you think you are?/Who the fuck do you think you are?/Oh, you cunt.” . La canzone comunque è molto piacevole anche in questa veste acustica.
17. Revolution una via di mezzo tra la Revolution elettrica e quella più rallentata e quasi country apparsa come Revolution1 nell’album. Piccoli cambiamenti nei versi e battiti di mano per segnare il ritmo. In questo caso la versione elettrica vince a mani basse.
18. Honey Pie era uno dei vari omaggi sonori allo stile music hall tipicamente britannico amato sia da John che Paul e usato nei loro dischi. Questa volta tocca a McCartney che si diverte da par suo anche nella controparte acustica della canzone, dove manca il finale, sciocchina ma piacevole. Era uno dei brani già usciti nella Anthology 3
19. Cry Baby Cry altra piccola delizia dalla penna di John Lennon. Rispetto alla versione uscita sul White Album manca la parte iniziale e la coda aggiunta poi da Paul.

20. Sour Milk Sea A questo punto partono le otto canzoni degli Esher Demos che non faranno parte del disco finale. La canzone di Harrison verrà donata a Jackie Lomax, poi utilizzata nel suo disco di esordio con Paul al basso, Ringo alla batteria, Clapton alla solista e Nicky Hopkins al piano. Questa versione acustica francamente non è memorabile, forse l’avrai scartata anch’io, però forse no.
21. Junk che è stata pubblicata sempre nel primo CD del doppio Anthology 3, è l’unico brano scartato di quelli presentati da Paul McCartney, recuperata per il primo album solista omonimo di Macca, probabilmente non avrebbe sfigurato nel doppio bianco
22. Child of Nature anche questa è una signora canzone, con una melodia memorabile di quelle di Lennon, infatti non per nulla John, cambiando il testo, la tramuterà in Jealous Guy, uno dei pezzi più belli della sua carriera solista e questa versione acustica è veramente incantevole
23. Circles qui Harrison, che l’ha scritta, si accompagna all’organo anziché alle chitarre acustiche, uno dei suoi tipici brani mistici di derivazione orientale, verrà recuperato solo nel 1982 sull’album Gone Troppo, decisamente diversa e più bella di questa che appare come demo

24. Mean Mr. Mustard
25. Polythene Pam questi due brevi brani scritti da Lennon, giustamente verranno recuperati ed inseriti nel long medley della seconda facciata di Abbey Road, la prima qui dura il doppio della versione conosciuta perché il testo viene ripetuto due volte, e francamente nel medley facevano un figurone inserite nel contesto complessivo della costruzione sonora, anche le versione acustiche sono comunque interessant,i per quanto veramente embrionali.
26. Not Guilty forse il migliore dei brani di Harrison scartati dall’album originale, anche questo è già apparso nella Anthology 3, e poi usato da George per il suo album solista omonimo del 1979. Bella versione con un notevole lavoro della chitarra acustica.
27. What’s the New Mary Jane anche questa versione già uscita nella Anthology 3, è una dei tipici brani nonsense e demenziali di Lennon. Per usare un eufemismo diciamo non memorabile, anche se è stata registrata in molte takes pure dai Beatles, o meglio da Lennon e Harrison, una appare proprio nelle Sessions per il White Album, di cui trovate il resoconto nella II parte

fine 1a parte, segue…

Bruno Conti

Recensioni Cofanetti Autunno-Inverno 1. Un Album Storico Esplorato In Maniera Sontuosa! John Lennon – Imagine: The Ultimate Collection

john lennon imagine box

John Lennon – Imagine: The Ultimate Collection – Universal CD – 2CD – 2LP – Super Deluxe 4CD/2Blu-ray Audio

In un anno in cui si celebra una lunga serie di cinquantenari di album (più o meno) importanti, una delle uscite principali riguarda un disco che in realtà “festeggia” i 47 anni: sto parlando di Imagine, quasi all’unanimità considerato il capolavoro da solista di John Lennon (anche se molti indicano il suo primo, John Lennon/Plastic Ono Band). Definire l’operazione Imagine grandiosa è perfino riduttivo, e la parte audio è solo una delle tante sfaccettature (la più interessante) del progetto: un lussuoso libro in tre diverse versioni, Imagine John Yoko, il famoso documentario del 1971 restaurato e proiettato nei cinema l’8, 9 e 10 Ottobre, lo stesso film accoppiato all’altro rockumentary Gimme Some Truth e pubblicato in DVD o Blu-ray, e naturalmente la rivisitazione del notissimo album in varie configurazioni, la più succosa delle quali è il cofanetto che comprende quattro CD e due Blu-ray audio. Imagine è stato l’ultimo disco registrato da Lennon in Inghilterra prima del suo trasferimento a New York, città da lui considerata più vicina ai suoi ideali di libertà e di modernità di vedute: inciso in gran parte nella sua splendida residenza di Tittenhurst Park (che poi venderà all’ex compagno Ringo Starr), Imagine è un disco che riflette alla perfezione il microcosmo di John, con canzoni d’amore, di pace e fratellanza, a sfondo politico (Lennon all’epoca occupava posizioni vicine all’estrema sinistra), ed anche un velenoso attacco all’ex amico Paul McCartney, che si era a sua volta preso gioco di lui, anche se in maniera più lieve, nell’album Ram.

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Gran parte della fortuna di Imagine è ovviamente legata alla celeberrima title track, una ballata pianistica talmente famosa che è conosciuta a memoria anche da chi non ha mai comprato neppure un disco in vita sua, un brano con un testo invero piuttosto banale, pieno di sogni hippy degni dei Baci Perugina, ma nobilitato da una melodia indimenticabile. Ma sarebbe sbagliato pensare che il merito della riuscita dell’album sia solo di questa canzone, in quanto ci sono altri brani di altissimo livello, come la divertita Crippled Inside, country-blues in stile anni trenta che maschera un feroce testo contro le persone false ed ipocrite dietro un motivo gioioso, il gustoso blues elettrico It’s So Hard, impreziosito dal sassofono del grande King Curtis, la roccata How Do You Sleep?, perfida invettiva contro Paul e con un ottimo George Harrison alla slide, la potente Gimme Some Truth, una delle migliori rock song di sempre del nostro, e la splendida e saltellante Oh, Yoko!, con uno splendido Nicky Hopkins al pianoforte. E poi ci sono le ballate, la stupenda Jealous Guy, emozionante ancora oggi come allora, la tenue Oh My Love, che sembra provenire dalle sessions del White Album, e la vibrante How? L’unico pezzo che non mi è mai piaciuto è I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die, un lungo e noioso brano dal testo superficiale e basato su un giro di blues piuttosto risaputo.

La produzione dell’album è nelle mani di Lennon con Yoko Ono e Phil Spector, che ha usato una mano abbastanza leggera e non si è affidato più di tanto alle sue leggendarie orchestrazioni, ed in session troviamo nomi di primissima fascia: oltre ai tre citati poc’anzi, ci sono infatti Alan White, che da lì a poco diventerà batterista degli Yes, gli altri grandi drummer Jim Keltner e Jim Gordon, il bassista Klaus Voormann, grande amico dei Beatles, Joey Molland e Tom Evans dei Badfinger e Mike Pinder, all’epoca componente dei Moody Blues. Il disco originale, remixato ad arte (ma non rimasterizzato) da Paul Hicks, è inserito nel primo CD di questo splendido cofanetto, che presenta anche un bel libro con testi, note, saggi e testimonianze varie, una confezione che può ricordare i deluxe box di McCartney, anche se la vedova Lennon, Yoko Ono, è stata molto più generosa di Paul per quanto riguarda i contenuti musicali, e per una volta il prezzo richiesto, indicativamente circa 70/80 euro, è pienamente giustificato. Sul primo CD, oltre al disco originale, troviamo alcuni brani usciti nello stesso periodo su singolo: la nota Power To The People e la splendida canzone stagionale Happy Xmas (War Is Over) le conosciamo a menadito, ma poi c’è anche il rock-blues di Well (Baby Please Don’t Go) ed i brani del singolo registrato a nome Elastic Oz Band, God Save Us e God Save Oz (che è in pratica lo stesso brano cantato rispettivamente da Bill Elliot e da Lennon) e Do The Oz (che rientra nella categoria “stranezze”, a causa anche degli insopportabili strilli di Yoko), canzoni registrate per tentare di evitare la chiusura della scomoda ed irriverente rivista australiana Oz.

I restanti tre CD ci conducono attraverso le sessions del disco, non nella loro completezza ma raccogliendo le performance più significative. Il secondo dischetto inizia con quattro “Elements Mixes”, cioè parti strumentali isolate e poi aggiunte sopra le basic tracks (come per esempio gli archi di Imagine e How? o la sezione ritmica e pianoforte di Jealous Guy), e poi ci fa ascoltare varie versioni alternate di tutti i brani dell’album ed anche dei singoli, partendo dal demo originale della title track, solo John voce e piano (registrato appena quattro giorni prima di quella finita sul disco), ed una take full band con in più Hopkins al piano elettrico (e senza archi) ed il cantato di Lennon meno etereo dell’originale. Tra le gemme abbiamo la take 3 di Crippled Inside, meno prodotta ma più diretta e forse anche migliore, con Harrison strepitoso al dobro ed il solito grande Hopkins, una superba Jealous Guy con l’aggiunta delle chitarre acustiche dei due Badfinger (più evidenti nel mix rispetto al piano), una It’s So Hard nuda e cruda, chitarra-basso-batteria (ed un raro assolo dello stesso John), ed una prima versione, sempre in trio, di Gimme Some Truth, più essenziale ma già bellissima. Ed ancora: due takes unite insieme di How Do You Sleep? tra rock e funky, che personalmente preferisco a quella ufficiale (con George ottimo alla slide), un’interessante Oh, Yoko! acustica incisa da Lennon e signora alle Bahamas nel 1969 ed un missaggio alternato di Happy Xmas, senza gli orpelli “spectoriani” del singolo. Il terzo CD propone le stesse takes dell’album originale ma in versione “raw mix”, quindi senza gli overdubs aggiunti in seguito (in alcuni casi le versioni sono estese, senza il fading alla fine), ed i brani assumono un sapore simile a quelli del primo album di Lennon.

Le canzoni quindi non perdono la loro bellezza, anzi in alcuni casi mi piacciono anche di più, come Imagine, Crippled Inside, Jealous Guy, How?, Gimme Some Truth e Oh, Yoko!: diciamo che sarebbero andate benissimo anche così. Completano il CD altre cinque outtakes dal vivo in studio, tra cui una Jealous Guy bella almeno quanto quella edita. Il quarto dischetto è davvero interessante, in quanto ci fa ascoltare gli “Evolution Mixes”, cioè un esperimento per certi versi inedito: le dieci canzoni dell’album presentate nel loro evolversi, dai demo iniziali alle versioni più o meno finite, il tutto mixato insieme in modo da farle sembrare provenienti da un’unica session, usando anche frammenti di takes inedite, non utilizzate nei CD precedenti. Ci sono anche parti parlate, con Lennon che spiega ai musicisti quello che vuole da loro (con tanto di incazzatura durante All My Love perché non c’è abbastanza silenzio), ed anche brevi spezzoni di interviste in cui illustra l’ispirazione dietro le canzoni in questione. Un dischetto affascinante che ci mostra come nascono i vari pezzi, e che ci fa idealmente fare un salto indietro nel tempo ed entrare in studio con John, Yoko e gli altri. I due Blu-ray audio includono tutte le 61 canzoni dei quattro CD in versione per audiofili, alle quali se ne aggiungono altre 27, tra cui il quadrasonic mix dell’intero album, assente da ben 45 anni, gli elements mixes anche dei sei brani mancanti, outtakes in più ed altri Evolution Mixes, tra cui una traccia denominata Tittenhurst Park, che è un collage di dialoghi (anche a tavola ed in altre stanze della casa) e spezzoni strumentali e cantati, montati insieme senza una logica apparente.

Un cofanetto quindi a cui è difficile resistere, anche se non ci sono vere e proprie canzoni inedite, ma che ci fa apprezzare ancora di più un album epocale: di sicuro entrerà in lizza per il titolo di ristampa dell’anno, anche se con Dylan, Petty, Hendrix e gli stessi Beatles sarà una bella lotta.

Marco Verdi

Prossime Uscite Autunnali 6. The Beatles – White Album : E Naturalmente Per Il 50° Non Potevano Mancare Anche Loro Al 9 Novembre!

beatles white albumbeatles white album 3 cd

The Beatles – White Album – Apple/Universal – 2 CD – 3 CD – 2 LP – 4 LP – Super Deluxe 6 CD + Blu-ray Audio – 09-11-2018

Se ne parlava da tempo ed ecco che alla fine è stata ufficializzata la data di uscita delle varie edizioni della ristampa di The Beatles, più noto come il White Album, il famoso doppio pubblicato in origine il 22 novembre del 1968, quindi, come era stato per Sgt. Pepper’s, la nuova versione uscirà qualche giorno prima dell’effettivo 50° Anniversario. Il pezzo forte sarà la versione Super Deluxe da 6 CD + 1 Blu-ray, ma ci sarà anche quella doppia del disco ufficiale con nuovo Stero Mix targato 2018, sia in CD come in doppio vinile, e anche un’altra in triplo CD o quadruplo vinile, con un disco extra che conterrà le famose Esher Sessions del maggio 1968, dove vennero realizzate molte registrazioni nella abitazione di George Harrison di canzoni che poi, nella loro versioni definitive sarebbero finite sul Doppio Bianco. Alcune, 7 per la precisione (sono andato a controllare), erano già uscite nella Beatles Anthology Vol. 3, e comunque tutte, e anche molte di più, sono apparse su svariati bootlegs dedicati ai Beatles nel corso degli anni, sia pure mai in modo legale.

Partiamo propria dalla versione tripla e vediamo i suoi contenuti:

CD 1
1. Back In The U.S.S.R.
2. Dear Prudence
3. Glass Onion
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da
5. Wild Honey Pie
6. The Continuing Story Of Bungalow Bill
7. While My Guitar Gently Weeps
8. Happiness Is A Warm Gun
9. Martha My Dear
10. I’m So Tired
11. Blackbird
12. Piggies
13. Rocky Racoon
14. Don’t Pass Me By
15. Why Don’t We Do It In The Road?
16. I Will
17. Julia

CD 2
1. Birthday
2. Yer Blues
3. Mother Nature’s Son
4. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey
5. Sexy Sadie
6. Helter Skelter
7. Long, Long, Long
8. Revolution 1
9. Honey Pie
10. Savoy Truffle
11. Cry Baby Cry
12. Revolution 9
13. Good Night

CD 3
1. Back In The U.S.S.R. (Esher Demo)
2. Dear Prudence (Esher Demo)
3. Glass Onion (Esher Demo)
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da (Esher Demo)
5. The Continuing Story Of Bungalow Bill (Esher Demo)
6. While My Guitar Gently Weeps (Esher Demo)
7. Happiness Is A Warm Gun (Esher Demo)
8. I’m So Tired (Esher Demo)
9. Blackbird (Esher Demo)
10. Piggies (Esher Demo)
11. Rocky Raccoon (Esher Demo)
12. Julia (Esher Demo)
13. Yer Blues (Esher Demo)
14. Mother Nature’s Son (Esher Demo)
15. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey (Esher Demo)
16. Sexy Sadie (Esher Demo)
17. Revolution (Esher Demo)
18. Honey Pie (Esher Demo)
19. Cry Baby Cry (Esher Demo)
20. Sour Milk Sea (Esher Demo)
21. Junk (Esher Demo)
22. Child Of Nature (Esher Demo)
23. Circles (Esher Demo)
24. Mean Mr Mustard (Esher Demo)
25. Polythene Pam (Esher Demo)
26. Not Guilty (Esher Demo)
27. What’s The New Mary Jane (Esher Demo)

Nel caso di questa versione la versione in CD avrà un prezzo abbordabile, mentre il quadruplo vinile limitato veleggerà tra gli 80 e i 100 Euro. Sempre a livello indicativo, ovviamente per i 3 CD. si parla di 25-30 euro. Mentre tutt’altro discorso per la versione Super Deluxe il cui prezzo si aggirerà tra i 140 e i 150 euro. Però il contenuto è molto sfizioso, vediamo quindi i CD dal 4 al 6 e il Blu-ray audio cosa conterranno.

CD 4 – Sessions
1. Revolution 1 (Take 18)
2. A Beginning (Take 4)/Don’t Pass Me By (Take 7)
3. Blackbird (Take 28)
4. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey (Unnumbered Rehearsal)
5. Good Night (Unnumbered Rehearsal)
6. Good Night (Take 10 With A Guitar Part From Take 7)
7. Good Night (Take 22)
8. Ob-La-Di, Ob-La-Da (Take 3)
9. Revolution (Unnumbered Rehearsal)
10. Revolution (Take 14 Instrumental Backing Track)
11. Cry Baby Cry (Unnumbered Rehearsal)
12. Helter Skelter (First Version Take 2)

CD 5 – Sessions
1. Sexy Sadie (Take 3)
2. While My Guitar Gently Weeps (Acoustic Version Take 2)
3. Hey Jude (Take 1)
4. St Louis Blues (Studio Jam)
5. Not Guilty (Take 102)
6. Mother Nature’s Son (Take 15)
7. Yer Blues (Take 5 With Guide Vocal)
8. What’s The New Mary Jane (Take 1)
9. Rocky Raccoon (Take 8)
10. Back In The U.S.S.R. (Take 5 Instrumental Backing Track)
11. Dear Prudence (Vocal, Guitar & Drums)
12. Let It Be (Unnumbered Rehearsal)
13. While My Guitar Gently Weeps (Third Version Take 27)
14. (You’re So Square) Baby I Don’t Care (Studio Jam)
15. Helter Skelter (Second Version Take 17)
16. Glass Onion (Take 10)

CD 6 – Sessions
1. I Will (Take 13)
2. Blue Moon (Studio Jam)
3. I Will (Take 29)
4. Step Inside Love (Studio Jam)
5. Los Paranoias (Studio Jam)
6. Can You Take Me Back (Take 1)
7. Birthday (Take 2 Instrumental Backing Track)
8. Piggies (Take 12 Instrumental Backing Track)
9. Happiness Is A Warm Gun (Take 19)
10. Honey Pie (Instrumental Backing Track)
11. Savoy Truffle (Instrumental Backing Track)
12. Martha My Dear (Without Brass And Strings)
13. Long Long Long (Take 44)
14. I’m So Tired (Take 7)
15. I’m So Tired (Take 14)
16. The Continuing Story Of Bungalow Bill (Take 2)
17. Why Don’t We Do It In The Road? (Take 5)
18. Julia (Two Rehearsals)
19. The Inner Light (Take 6 Instrumental Backing Track)
20. Lady Madonna (Take 2 Piano & Drums)
21. Lady Madonna (Backing Vocals Take 3)
22. Across The Universe (Take 6)

Blu-ray: The BEATLES (‘White Album’)

Audio Features:
: PCM Stereo (2018 Stereo Mix)
: DTS-HD Master Audio 5.1 (2018)
: Dolby True HD 5.1 (2018)

: Mono (2018 Direct Transfer of ‘The White Album’ Original Mono Mix)

Quindi un totale di altri 50 brani contenuti nei tre dischetti extra del cofanetto. Tra cui si segnalano la Take 10 di Revolution 1, che parte come la Revolution che tutti conosciamo dal Lato B di Hey Jude, solo che in questo caso invece di sfumare, prosegue in una jam di oltre undici minuti totali, con la prima apparizione in studio di Yoko Ono, che suona un synth distorto e recita alcune parti che poi sarebbero finite su Revolution 9. Quello che sorprende, a smentire quello che si è sempre pensato, è che alla fine del brano non c’è tensione, tutti si complimentano, ci sono alcune risatine compiaciute e ad una Yoko preoccupata che chiede se “That’s Too Much?”, John risponde “It Sounds Great” e Paul conferma “Yeah, it’s wild!”. A Beginning, anche questa già presente nella Anthology 3, in pratica era l’introduzione orchestrale di Don’t Pass Me By che qui è unita nella Take 7. Le tre diverse versioni di Good Night, il pezzo per Ringo Starr, prevedono solo John Lennon alla chitarra acustica arpeggiata, niente orchestra aggiunta, e tutti e quattro i Beatles che armonizzano insieme nel coro “good night, sleep tight”. Una occasione rara in questa fase dei loro rapporti.

Helter Skelter è la take 2, la stessa sempre apparsa in Anthology 3, dove veniva però sfumata dopo 5 minuti, mentre in questo caso appare la versione completa da 13 minuti, benché si dice che ne esista una anche da 27 minuti di questo brano proto-metal tiratissimo. Interessante anche la versione di Sexy Sadie con George che canticchia Getting better da Sgt. Pepper, Paul McCartney che suona l’organo in questa take 3. Ci sono due versioni diverse di While My Guitar Gently Weeps, una acustica, la take 2 e la take 27 elettrica, in cui suona anche Eric Clapton di cui si dice fosse presente in ben 20 delle versioni che vennero provate, in quanto si fermò l’intera giornata di registrazione, per la gioia dei fans di Manolenta. Una bellissima versione di Blackbird, take 27, con la “ragazza” di McCartney dell’epoca Francie che si sente sullo sfondo (un po’ di gossip, è lei che fece rompere il fidanzamento con Jane Asher, quando quest’ultima li trovò a letto insieme). Una bellissima versione di Long Long Long con George e Ringo che duettano insieme. Delle Esher Sessions troviamo un demo di Dear Prudence e uno di Sour Milk Sea di George Harrison, brano che poi venne dato a Jackie Lomax.

E ancora alcune delle prime versioni di Hey Jude, già lunga sette minuti, Let It Be. Ancora dai nastri di Esher un pezzo di John Child Of Nature, che poi sarebbe diventato Jealous Guy, come pure molto bella è la take di Julia, mentre due prove successive della stessa canzone sono sul CD 6. Dove ci sono, come negli altri dischetti, molte versioni solo strumentali dei brani del doppio album. Nel reparto “cazzeggi ” troviamo versioni di St. Louis Blues, (You’re So Square) Baby I Don’t Be Care, Blue Moon, Step Inside Love, Los Paranoias, mentre alla fine del disco 6 ci sono versioni alternate di canzoni come The Inner Light, Lady Madonna Across The Universe che poi non sarebbero finite sul disco finale, come pure What’s The New Mary Jane. Insomma materiale raro per la gioia di grandi e piccini ce n’è a iosa, basta attendere fino al 9 novembre, data di uscita del tutto.

Bruno Conti

Oltre Al DVD Del Film, l’8 Giugno Esce Anche La Colonna Sonora, Con Diversi Brani Inediti! Eric Clapton – Life In 12 Bars

eric clapton life in 12 bars

Eric Clapton – Life In 12 Bars – DVD – Blu-ray Eagle Rock -27-06 – 2 CD – 4 LP Universal – 08-06-2018

Da quando si è “ritirato”, più o meno ufficialmente, almeno dai concerti (ma anche lì, c’è da crederci, visto che a luglio il protagonista del mega concerto estivo ad Hyde Park sarà lui), stanno uscendo più prodotti dedicati ad Eric Clapton di quando era in piena attività. Per esempio, il 27 giugno uscirà l’atteso DVD (o Blu-ray) del documentario dedicato alla sua vita in musica Life in 12 Bars,  diretto dal premio Oscar, solo come produttrice comunque, Lili Fini Zanuck, e già uscito nelle sale nel mese di febbraio. Si potevano accontentare di fare uscire solo il DVD? Certo che no, e infatti l’8 giugno uscirà anche un doppio CD (o quadruplo LP) della colonna sonora: che però non contiene solo la musica che si ascolta nel film, che peraltro non è così ricca e completa, ma si limita a brevi estratti di brani: il doppio CD quindi è arricchito da 5 pezzi mai pubblicati prima e da due diversi missaggi di canzoni che erano presenti nel primo album solista di “Manolenta”, l’omonimo Eric Clapton, per intenderci quello con Delaney & Bonnie e soci.

Il film ve lo dovete vedere, ed è molto interessante, ma la colonna sonora, soprattutto per il materiale inedito, è veramente quasi indispensabile per gli appassionati di Eric: troviamo infatti una versione di oltre 17 minuti di Spoonful registrata dai Cream nel Goodbye Tour del 1968, che non è quella compresa in Live Cream, High, un brano di Derek & The Dominos, registrato nell’aprile 1971 per il secondo album del gruppo e mai pubblicato. Sempre di Derek & The Dominos una versione dal vivo di Little Wing al Fillmore del 1970. E ancora, la versione completa in studio di quasi 7 minuti di I Shot The Sheriff il pezzo di Bob Marley apparso in origine su 461 Ocean Boulevard nel 1974; dello stesso anno anche una versione di Little Queenie di Chuck Berry, da un concerto a Long Beach di luglio. Inoltre due versioni alternative, con diverso mixaggio, di After Midnight e Let It Rain, dal citato Eric Clapton del 1970.

Ma ecco la lista completa dei brani contenuti nel doppio CD e quadruplo vinile:

[CD1]
1. Big Bill Broonzy: Backwater Blues (4.07) The Big Bill Broonzy Story 1957
2. Muddy Waters: My Life Is Ruined (2.38) Chess single 1953
3. Muddy Waters: I Got Mojo Working (4.28) Live At Newport Jazz Festival 1960
4. The Yardbirds: I Wish You Would (2.19) – studio version
5. The Yardbirds: For Your Love (2.30) For Your Love 1965
6. John Mayall & The Bluesbreakers: Steppin’ Out (2.29) John Mayall Bluesbreakers with Eric Clapton 1966
7. John Mayall & The Bluesbreakers: All Your Love (3.37) John Mayall Bluesbreakers with Eric Clapton 1966
8. Cream: I Feel Free (2.57) Fresh Cream 1966
9. Cream: Strange Brew (2.50) Disraeli Gears 1967
10. Cream: Sunshine of Your Love (4.12) – studio version
11. Aretha Franklin: Good to Me As I Am To You (3.58) Lady Soul / Recorded on December 16 and 17, 1967
12. Cream: Crossroads live (4.18) Wheels Of Fire / Recorded 10 March 1968 at Winterland, San Francisco, CA16
13. The Beatles: While My Guitar Gently Weeps (4.45)The Beatles / Recorded 5-6 September 1968
14. Cream: Badge (2.48) Goodbye / Recorded October 1968 at IBC Studios in London
15. Cream: White Room live (5.41) Live Cream II / recorded October 4, 1968 at the Oakland Coliseum Arena
16. Cream: Spoonful (17.27) live from Goodbye tour – LA Forum October 19, 1968 previously unreleased
17. Blind Faith: Presence Of The Lord (4.52) – studio version

[CD2]
1. Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton: Comin’ Home (7.51) Live at Fairfield Halls
2. Eric Clapton: After Midnight (3.25) alternate mix from Eric Clapton (first album) 1970
3. Eric Clapton: Let It Rain (5.00) alternate mix from Eric Clapton (first album) 1970
4. Derek and The Dominos: High (3.10) (Olympic Studios, April 1971) Derek and The Dominos album previously unreleased
5. George Harrison: My Sweet Lord (4.44) All Things Must Pass 1970
6. Derek and The Dominos: Thorn Tree In The Garden (2.55) Layla & Other Assorted Love Songs 1970
7. Derek and The Dominos: Nobody Knows You When You’re Down And Out (5.01) Layla & Other Assorted Love Songs 1970
8. Derek and The Dominos: Bell Bottom Blues (5.08) Layla & Other Assorted Love Songs 1970
9. Derek and The Dominos: Layla (7.10) Layla & Other Assorted Love Songs 1970
10. Derek and The Dominos: Little Wing (6.11) Live At The Fillmore 1970
11. Derek and The Dominos: Got To Get Better In A Little While (6.05) – studio version
12. Eric Clapton: I Shot The Sheriff (6.54) previously unreleased full length version from 461 Ocean Blvd 1974
13. Eric Clapton: Little Queenie live (6.00) Long Beach Arena, Long Beach, California, July 19/20, 1974 previously unreleased
14. Eric Clapton: Mainline Florida (4.08) 461 Ocean Boulevard 1974
15. Eric Clapton: Tears In Heaven (4.31) – studio version

Mica male però, o come diciamo noi inglesi, not that bad!

Bruno Conti

George, Se Puoi, Perdonalo Da Lassù! Randy Bachman – By George-By Bachman: Songs Of George Harrison

randy bachman by george by bachman

Randy Bachman – By George-By Bachman: Songs Of George Harrison – 12 Hit Wonder/Universal CD

George Harrison, il “Beatle Tranquillo” come lo chiamavano gli addetti ai lavori ed i fans, ha avuto molti più riconoscimenti ed apprezzamenti dopo la morte avvenuta nel 2001 che in vita: il fatto di essere oscurato dalle carismatiche ma ingombranti presenze di John Lennon e Paul McCartney ha spesso fatto passare sotto silenzio che, tra i Beatles, il musicista tecnicamente più preparato fosse proprio lui, chitarrista dallo stile raffinato e sopraffino, ed anche notevole songwriter, pur se poco prolifico (ed io l’avevo eletto da sempre a mio Beatle preferito, già in tempi non sospetti). Tra gli estimatori di George figura anche Randy Bachman, singer, songwriter e chitarrista canadese oggi quasi dimenticato, ma che negli anni sessanta e settanta ebbe il suo periodo di successo prima con i Guess Who e poi con i Bachman Turner Overdrive, titolari di un godibile rock basato su riff di chitarra diretti e melodie orecchiabili, con canzoni come These Eyes, American Woman, Taking Care Of Business e You Ain’t Seen Nothin’ Yet. Bachman negli ultimi anni è stato poco attivo (il suo ultimo lavoro è del 2015, Heavy Blues, un disco appena discreto nonostante i grandi ospiti coinvolti) http://discoclub.myblog.it/2015/05/02/vecchie-glorie-canadesi-amici-randy-bachman-heavy-blues/ .

Quindi ho salutato con piacere questa sua nuova fatica, By George By Bachman, dedicata appunto alle canzoni di Harrison, con la particolarità di prendere in esame quasi esclusivamente i pezzi scritti per i Beatles e con appena due canzoni tratte dal suo periodo solista. Randy non è mai stato un fuoriclasse, ma uno che nel periodo di massima popolarità ha cavalcato abbastanza bene l’onda di quello che oggi viene chiamato “classic rock”, ma ero comunque convinto che, alle prese con un songbook di tutto rispetto come quello del musicista di Liverpool, potesse creare un disco piacevole e riuscito. Ebbene, niente di più sbagliato: Randy ha avuto la malaugurata idea, per non dire la supponenza, di cambiare radicalmente quasi tutti gli arrangiamenti dei pezzi scelti, con risultati il più delle volte da mani nei capelli: non sto qui a dire che io amo le cover-fotocopia degli originali, ma se vuoi stravolgere completamente una canzone o sei Jimi Hendrix, o comunque hai classe e personalità adatte per farlo, oppure lascia perdere. Le parti di chitarra andrebbero anche bene, ma è il resto che non funziona: arrangiamenti a parte, Bachman non è mai stato un cantante espressivo, il suo timbro è sempre stato piuttosto qualunque e poco personale, e qui infatti si fa aiutare parecchio dagli altri membri della band (Brent Knudsen, chitarra, Mick Dalla, basso e tastiere, Marc LaFrance, batteria), creando però un fastidioso effetto karaoke collettivo: neppure Harrison era un vocalist potentissimo, ma aveva un suo stile ed un suo particolare carisma.

L’iniziale Between Two Mountains non è di George, ma un brano nuovo di Randy eseguito però nello stile dell’ex Beatle: avvio con sitar e tabla indiani, poi entra una strumentazione rock guidata da una bella slide, per una discreta canzone dal ritmo sostenuto e con un buon ritornello doppiato dal riff chitarristico (ed il testo non manca di parlare di amore universale e spirituale tra un “Hallelujah” ed un “Hare Krishna”). If I Needed Someone è quasi irriconoscibile, dato che Bachman le riserva uno strano arrangiamento tra pop e funky, non molto riuscito a mio parere, anzi quasi irritante. You Like Me Too Much, uno dei brani meno noti dei Beatles (era su Help!), diventa una pop song solare dal ritmo quasi da bossa nova, abbastanza gradevole e ben suonata, anche se il cantato della band all’unisono viene un po’ a noia; While My Guitar Gently Weeps è materia pericolosa, probabilmente il miglior brano rock mai scritto da George, che nella versione originale dei Beatles aveva il marchio indelebile di Eric Clapton: Randy accelera notevolmente il ritmo e ne aumenta ancora la potenza chitarristica, facendosi aiutare da Walter Trout, ma l’esito è piuttosto sconfortante, come rovinare un pezzo leggendario premendo solo sull’acceleratore ma senza un minimo di finezza (anche se le chitarre fanno indubbiamente il loro porco lavoro). Handle With Care è il brano che diede il via alla meravigliosa avventura dei Traveling Wilburys, altra grande canzone che qui non sarebbe neanche male, in quanto il nostro mantiene intatto l’approccio melodico originale, peccato per la sua voce piatta e senza spessore che finisce per ammosciare il tutto.

Taxman non mi è mai piaciuta molto neanche nella versione dei Fab Four, e Bachman non ha certo le capacità per farmi cambiare idea, anche se apprezzo il tentativo di farla diventare un boogie alla ZZ Top, I Need You è un brano minore del gruppo di Liverpool, ma l’originale aveva un sapore byrdsiano che qua sparisce a scapito di un arrangiamento roccioso ma abbastanza campato per aria (ed il feeling è totalmente assente), mentre Something fa letteralmente pena, per non dire di peggio, ritmo più sostenuto, un mood da pop song di basso livello, da sottofondo per ascensori (sembra il peggior Santana), con la magia della ballad originale totalmente sparita. Faccio persino fatica a proseguire nell’ascolto (ed inizio a rimpiangere i soldi buttati): Think For Yourself stranamente non è male, è decisamente più rock, con le chitarre in palla ed il motivo del brano che ben si adatta a questa veste, ma con la splendida (in origine) Here Comes The Sun si ripiomba negli inferi del buon gusto, in quanto viene trasformata in un reggae sconclusionato e bislacco: già il genere a me non piace, ma qui si sconfina nel ridicolo, complice un assurdo finale simil-flamenco degno dei Gipsy Kings. Don’t Bother Me è la prima canzone che George scrisse per i Beatles, che già in origine non era un capolavoro, ma qui ha un bel tiro rock e forse, caso unico, migliora, anche se poi Randy rimette tutto a posto (in negativo) con una Give Me Love (Give Me Peace On Earth) che sembra pensata da un bambino di dieci anni, prima di concludere il tutto con una breve e tutto sommato inutile ripresa di Between Two Mountains.

Credo di aver parlato anche troppo di questo disco, per il sottoscritto finora il più brutto tra quelli ascoltati nel 2018 (ben più di quello dei Decemberists): se volete delle cover di George Harrison fatte come Dio comanda, andate a risentirvi (o rivedervi) lo strepitoso Concert For George, uno dei più bei tributi di sempre, tra l’altro appena ristampato (anche in BluRay) per chi se lo fosse perso all’epoca.

Marco Verdi

Una Splendida Seconda Carriera “Contromano”. Grant-Lee Phillips – Widdershins

grant-lee phillips widdershins

Grant-Lee Phillips – Widdershins – Yep Roc Records

Da qualche anno a questa parte questo signore non sbaglia un colpo, a partire diciamo da Walking In The Green Corn (12) http://discoclub.myblog.it/2012/12/30/un-cantastorie-nativo-americano-grant-lee-phillips-walking-i/ , seguito dall’ottimo The Narrows (16) http://discoclub.myblog.it/2016/03/24/grande-narratore-della-tribu-creek-grant-lee-phillips-the-narrows/ , sino ad arrivare a questo nuovo album solista Widdershins (il nono se non ho sbagliato il conto), e chiunque abbia ascoltato negli anni il suono della sua prima band The Shiva Burlesque, come pure dei mai dimenticati Grant Lee Buffalo, deve convenire che il buon Grant Lee Phillips, è uno dei migliori talenti espressi della scena “alternative rock” americana. Widdershins è stato registrato in soli quattro giorni a Nashville presso gli studi Sound Emporium, con la stessa e fidata sezione ritmica utilizzata da Phillips nel precedente The Narrows, composta dal bassista Lex Price, e da Jerry Roe alla batteria e percussioni (praticamente un trio con Grant Lee alle chitarre e tastiere), con l’apporto del tecnico del suono Mike Stankiewicz e mixato dal bravo e professionale Tucker Martine (uno che ha lavorato, tra i tanti, con  My Morning Jacket e Decemberists), per un lavoro prodotto e scritto interamente dallo stesso Phillips, album dove trovano spazio una manciata di brani, che riflettono i temi dell’attuale società americana.

La partenza con la “pettyana” Walk In Circles è quanto di meglio posso ricordare dai primi dischi dei citati Grant-Lee Buffalo, con squillanti chitarre “byrdsiane”, a cui fanno seguito la grintosa Unruly Mobs, la gentile e delicata King Of Catastrophes, per poi passare ad una robusta ballata in stile anni ’60 come Something’s Gotta Give, con un ritornello martellante. Si riparte con il rock di una trascinante Scared Stiff, il folk saltellante di una vivace Miss Betsy, viene anche riproposta la spina dorsale chitarre e batteria nel rock gagliardo di The Wilderness, e omaggiato ancora il “pop” anni ’60, con il ritmo regolare che accompagna Another, Another, Then Boom. Sentori di George Harrison si manifestano nella melodia di Totally You Gunslinger, per poi emozionare l’ascoltatore con la sua bellissima voce in una ballata folk-rock di spessore come History Has Their Number (perfetta per Neil Young), ritornare al rock teso e sincopato di una intrigante Great Acceleration, e chiudere con il grido “liberatorio” di una infuocata e tonificante Liberation.

Molto spesso (si dice) il terzo disco è quello cruciale, il più difficile, la famosa prova della verità, e questo era già successo prima con i Grant-Lee Buffalo dopo lo splendido album d’esordio Fuzzy, un seguito meno entusiasmante ma comunque riuscito come Mighty Joe Moon, arrivando al disco della maturità con il terzo Copperopolis. La stessa procedura si può applicare, se mi concedete la licenza, per quest’ultima parte di carriera solista dell’artista californiano (ma nativo americano), che completa questa “trilogia” musicale, che si sta rafforzando vieppiù, dopo il precedente The Narrows, con Phillips e i suoi “partner che” in questo Widdershins suonano come un perfetto “power trio”, dove la musica che si sprigiona dalle canzoni è piena di forza sonora e emotiva. In conclusione, i nostalgici dei Grant Lee Buffalo continueranno a sognare un passato forse irripetibile, ma per tutti gli altri in questi ultimi dischi c’è abbastanza materiale per innamorarsi ancora una volta di Grant-Lee Phillips. Splendido e consigliatissimo!

Tino Montanari

Dalla Botte “Infinita” Australiana, Sempre Ottimo Vino ! Paul Kelly – Life Is Fine

paul kelly life is fine

Paul Kelly – Life Is Fine – Cooking Vinyl Records

Succede che quando mi tocca parlare di Paul Kelly, mi devo sempre ricordare che mi trovo davanti ad una gloria nazionale dell’Australia, attivo fin dal lontano 1974, un singer-songwriter fantasioso ed eclettico (compone anche musiche per il cinema e il teatro, talvolta si propone anche come attore), e risulta vincitore di numerosi premi musicali in carriera. Detto questo, devo anche precisare che il buon Paul superati i sessanta anni si è scoperto autore molto prolifico, a partire da Spring And Fall (12), poi dalla riscoperta del soul con il bellissimo The Merri Soul Sessions (14), l’omaggio a Shakespeare con  l’intrigante Seven Sonnets And A Song (16), e, sempre uscito lo scorso anno, registrare una raccolta di “canzoni da funerale” con Charlie Owen Death’s Dateless Night (tutti puntualmente recensiti su questo blog dal sottoscritto), fino ad arrivare a questo ultimo lavoro Life Is Fine, che è un ritorno alle sonorità classiche “roots-rock” degli imperdibili primi album con la sua band Coloured Girls, in seguito rinominata Messengers.

Per fare tutto ciò Kelly richiama musicisti e amici di vecchia data (in pratica la stellare “line-up” di The Merri Soul Sessions), che vede oltre a Paul alla chitarra acustica e elettrica, piano e voce, la presenza di Cameron Bruce alle tastiere, organo e piano, Peter Luscombe alla batteria e percussioni, Bill McDonald al basso, Ashley Naylor alla slide.guitar, Lucky Oceans alla pedal steel, coinvolge la famiglia con il figlio (sempre più bravo) Dan Kelly alle chitarre, e non potevano certo mancare le fidate e superlative coriste Linda e Vika Bull, il tutto per una dozzina di canzoni di buon livello (in alcuni casi ottimo), che confermano che Paul Kelly è uno di quelli che difficilmente sbaglia un colpo. Il “vecchio ma anche nuovo “corso di Kelly si apre con Rising Moon molto vicina al mondo musicale del primo Graham Parker, seguita dalle chitarristiche Finally Something Good e Firewood And Candles, la prima con un finale valorizzato dalle sorelle Bull, la seconda dominata dalle tastiere di Cameron Bruce, lasciando poi spazio alla bravura della sola Vika Bull, che interpreta al meglio un lento blues fumoso quale My Man’s Got A Cold, perfetto da suonare a notte fonda in qualsiasi piano bar che si rispetti.

Si prosegue con la “radioheadiana” Rock Out On The Sea, che fa da preludio all’intrigante Leah: The Sequel, dichiaratamente sviluppata sul ritornello di un brano del grande Roy Orbison (la trovate anche nel famoso Black And White Night), per poi ritornare alla ballata confidenziale di Letter In The Rain (marchio di fabbrica del nostro amico), e ad una piacevole ritmata “rock-song” come Josephine, dove brilla la pacata tonalità di Paul. Con la bella Don’t Explain arriva il turno al canto di Linda Bull, canzone impreziosita anche da una chitarrina suonata à la My Sweet Lord di George Harrison, a cui fanno seguito ancora la bellissima I Seall Trouble, le note pianistiche di una ballata avvolgente come Petrichor, e a chiudere, la filastrocca chitarra e voce di Life Is Fine, per un disco in cui Paul Kelly, ancora una volta con le sue canzoni, sembra volerci ricordare che “la vita è bella”.

Come sempre in Life Is Fine tutto funziona a puntino, e ogni brano rivela la consueta personalità dell’autore (pur con le molteplici influenze della migliore musica americana): anche se rimangono poche le speranze che questo nuovo lavoro renda giustizia al merito del personaggio (che da ben 45 anni frequenta il mondo discografico), un artista in possesso di una maturità compositiva invidiabile, ricco di talento e inventiva, uno (tanto per dire) a cui se il sottoscritto potesse regalare, se non la fama almeno la gloria, con la famosa “Lampada di Aladino”, sarebbe certamente Paul Maurice Kelly da Adelaide, Australia!

Tino Montanari