Dischi Così Brutti Negli Anni ’70 Non Li Avrebbero Mai Pubblicati, Ma Oggi Purtroppo Si. Humble Pie – Joint Effort

humble pie joint effort

Humble Pie – Joint Effort – Deadline Music/Cleopatra Records

Un nuovo album degli Humble Pie! Beh adesso non esageriamo: anche perché gli album “nuovi” che sono usciti postumi con il nome della band in copertina, dopo la tragica morte di Steve Marriott avvenuta  nell’aprile del 1991, diciamo che non sono stati propriamente memorabili,  penso a Back On Track, in teoria il loro 13° album di studio. Meglio le varie pubblicazioni di materiale d’archivio dal vivo, anche se non sempre di qualità sonora impeccabile, e soprattutto alcune ristampe, tra cui lo splendido box quadruplo con i concerti da cui fu estratto lo strepitoso Performance: Rockin’ The Fillmore, con le esibizioni complete del 1971. Ora arriva questo Joint Effort, pubblicato dalla Cleopatra (uhm!), che riporta nel retro della copertina “Recorded 1974-1975 At Clear Sound Studios”, quindi materiale d’epoca.

Però, tanto per partire subito bene, nella foto di copertina del CD c’è una immagine della band, dove il primo in basso a sinistra è Peter Frampton, che però non faceva più parte del gruppo del 1971, sostituito da Dave “Clem” Clempson,  che comunque, ammesso che ci sia, si sente pochissimo, rimangono Steve Marriott, chitarra e voce, Greg Ridley al basso (scomparso nel 2003), e Jerry Shirley che è stato scelto dall’autore delle note per integrarle con i suoi ricordi di quegli anni. E Shirley ricorda appunto che in quel periodo Marriott non era più molto coinvolto nel progetto Humble Pie, il suo principale desiderio all’epoca, all’insaputa degli altri, era quello di entrare negli Stones in sostituzione di Mick Taylor (vicenda che poi è andata come sappiamo) e quindi partecipava svogliatamente alle registrazioni di nuovo materiale che avrebbe dovuto andare su un disco poi uscito nel 1975 con il titolo di Street Rats, l’ultimo pubblicato dalla A&M che aveva richiamato il loro vecchio manager Andrew Loog Oldham per sovraintendere alle registrazioni che si tennero agli Olympic Studio di Londra e non nei Clear Sound Studios che erano di proprietà di Marriott.

Nel frattempo Steve aveva raggiunto un accordo con Oldham per registrare più o meno in contemporanea, appunto nei propri studios, un disco solista in compagnia di Greg Ridley, progetto che poi non si concretizzò mai, e alcune, se non tutte,  di quelle registrazioni sono quelle pubblicate oggi come Joint Effort,  appunto lo “sforzo comune” dei due. Dieci brani in totale, uno ripetuto in due diverse versioni, un paio di canzoni uscite anche su Street Rats, sia pure in versione diversa. Complessivamente un album molto raffazzonato, per usare un eufemismo: Think è proprio il brano di James Brown, presente anche con una versione n°2 in coda al CD, un pezzo super funky dove appaiono anche dei fiati non accreditati, la chitarra non parte mai e c’è un lungo assolo di sax, forse Mel Collins, mentre nella seconda parte appare un’armonica. This Old World è uno dei due brani firmati con Ridley, una discreta ballata di stampo soul melodico, con il suono che va e viene, Midnight Of My Life, meglio, rimane sempre in questo ambito gospel-soul, con coretti a oltranza, piano e zero chitarre.

Let Me Be Your Lovemaket, una cover del pezzo di Betty Wright, è cantata da qualcun altro, non so da chi (o meglio, dovrebbe essere Ridley, ma non è accreditato nelle note), ed è un altro modesto funky-rock. Interessante la versione “funkyzzata” di Rain dei Beatles, abbastanza simile però a quella già uscita su Street Rats, sempre con una seconda voce a duettare con Steve e un passabile lavoro della slide, quasi sommersa comunque dalla presenza invadente delle coriste. Snakes And Ladders è uno dei pezzi più rock, ma la qualità sonora non è memorabile e c’è sempre questa “misteriosa” seconda voce ossessiva che sommerge quella di Marriott e pure nella breve Good Thing non mi pare ci siamo proprio https://www.youtube.com/watch?v=rCuFmin7aIU . A Minute Of Your Time scritta e cantata da Ridley non risolleva più di tanto le sorti del disco, in Charlene, altro bozzetto funky, almeno si apprezza la voce unica di Marriott, ma è un po’ poco. Mi sembra la Cleopatra abbia colpito ancora una volta, quindi un CD solo per fans incalliti degli Humble Pie, probabilmente neppure per loro. Sono stato troppo cattivo forse? Ma gli Humble Pie erano un’altra cosa,

Bruno Conti

Arrivano Le Prime Ristampe Del 2019, Alcune Interessanti, Altre Al Solito Inutili. Parte II: Humble Pie, Van Morrison, Pink Fairies, Eagles, Pamela Polland.

humble pie joint effort

Eccoci alla seconda parte dedicata alle ristampe in uscita tra febbraio e marzo. In teoria avevamo completato la lista di quelle di febbraio, ma all’ultimo minuto ho notato questo Humble Pie “inedito” che verrà pubblicato l’8 febbraio dai “miei amici” della Cleopatra e quindi l’ho aggiunto in extremis al Post. Partiamo proprio da questo.

Humble Pie – Joint Effort: The Lost Album 1974/75 – Cleopatra Records – 08-02-2019

Di cosa si tratta? Secondo le informazioni annunciate dalla etichetta  e dal sottotitolo del CD, si tratta di materiale inedito registrato tra il 1974 e il 1975 ai Clear Sounds Studios per un album che sarebbe dovuto uscire dopo Eat It Thunderbox, ma prima di Street Rats. Brani che però vennero rifiutati dalla A&M, anche perché Steve Marriott essendo uno dei papabili per entrare negli Stones a sostituire Mick Taylor, era distratto dalla gestione della propria band. O così sembrerebbe, perché la cover di Rain dei Beatles e quella di Let Me Be Your Lovemaker di Betty Wright poi apparvero su Street Rats (dove c’erano altri due brani firmati Lennon-McCartney e uno da Chuck Berry), un album manipolato dalla etichetta che aggiunse e modificò del materiale che era destinato per un probabile album solo di Marriott. Quindi ora arriva una etichetta precisa come la Cleopatra (ah ah) che fa apparire questi nastri che sicuramente faranno comunque la gioia dei fans degli Humble Pie, ma già la copertina è tutta un programma, visto che nella foto c’è ancora Peter Frampton, che se ne era già andato dalla band nel 1971! Comunque oltre a Marriott suonano nel CD Greg Ridley basso, Dave “Clem” Clempson chitarra, e Jerry Shirley batteria. Appurato che due dei brani non sono inediti ne rimangono comunque otto mai sentiti, tra cui due versioni di Think di James Brown. Vedremo come sarà, manca poco all’uscita, ecco la lista completa delle canzoni.

1. Think
2. This Ol’ World
3. Midnight Of My Life
4. Let Me Be Your Lovemaker
5. Rain
6. Snakes & Ladders
7. Good Thing
8. A Minute Of Your Time
9. Charlene
10. Think 2

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Van Morrison – The Healing Game (20th Anniversary Edition) – 3CD set Legacy Sony – 01-03-2019

Questo, come suggerisce il titolo, doveva uscire due anni fa, nel 2017, per il 20° Anniversario dall’uscita dell’album The Healing Game, avvenuta nel 1997: ma poi Van Morrison ha iniziato a pubblicare dischi nuovi a raffica e quindi il triplo CD è stato rinviato più volte, non grande gioia dell’irlandese, come ha esternato anche nella intervista concessa al Buscadero. La lista dei brani prevista è la stessa che doveva uscire all’epoca, e oltre al disco originale rimasterizzato e ai singoli estratti dall’album nel primo CD, contiene molto materiale raro o completamente inedito, oltre ad un concerto a Montreux, sempre del 1997, che non c’entra nulla con i due contenuti nel DVD Live At Montreux, che erano del 1974 e 1980. Una rarità questa messe di aggiunte per una ristampa di un disco che è comunque tra i migliori di Van The Man dell’ultimo periodo e speriamo che segnali la ripresa della ripubblicazione del suo catalogo. Ecco la lista completa dei contenuti. Come evidenziato uscirà il 1° marzo (si spera, perché parrebbe sia stata posticipata la data al 22 marzo).

CD1: The Original Album + CD Singles]
1. Rough God Goes Riding
2. Fire In the Belly
3. This Weight
4. Waiting Game
5. Piper At The Gates Of Dawn
6. Burning Ground
7. It Was Once My Life
8. Sometimes We Cry
9. If You Love Me
10. The Healing Game
Bonus Tracks:
11. Look What The Good People Done (First issued on the CD Single #VANCD 13, 1997)
12. At The End Of The Day (First issued on the CD Single #HEAL 3, 1997)
13. The Healing Game (Single Version) (First issued on the CD Single #HEAL 3, 1997)
14. Full Force Gale ’96 (First issued on the CD Single #VANCD 13, 1997)
15. St. Dominic’s Preview (First issued on Sult – Spirit Of The Music, 1996)

[CD2: Sessions & Collaborations]
1. The Healing Game (Alternate Version) (Previously Unissued)
2. Fire In The Belly (Alternate Version) (Previously Unissued)
3. Didn’t He Ramble (Previously Unissued)
4. The Healing Game (Jazz Version) (Previously Unissued)
5. Sometimes We Cry (Full Length Version) (Previously Unissued)
6. Mule Skinner Blues (First issued on The Songs Of Jimmie Rodgers: A Tribute, 1997)
7. A Kiss To Build A Dream On (Previously Unissued)
8. Don’t Look Back – John Lee Hooker (First Issued on Don’t Look Back, 1997)
9. The Healing Game – John Lee Hooker (First Issued on Don’t Look Back, 1997)
10. Boppin’ The Blues – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
11. Matchbox – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
12. Sittin’ On Top Of The World – Carl Perkins & Van Morrison (First Issued on Good Rockin’ Tonight – The Legacy Of Sun Records, 2001)
13. My Angel – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
14. All By Myself – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
15. Mule Skinner Blues – Lonnie Donegan & Van Morrison (First issued on Muleskinner Blues, 1999)

[CD3: Live At Montreux 19 July, 1997]
1. Rough God Goes Riding
2. Foreign Window
3. Tore Down A La Rimbaud
4. Vanlose Stairway/Trans-Euro Train
5. Fool For You
6. Sometimes We Cry
7. It Was Once My Life
8. I’m Not Feeling It Anymore
9. This Weight
10. Who Can I Turn To (When Nobody Needs Me)
11. Fire In The Belly
12. Tupelo Honey/Why Must I Explain
13. The Healing Game
14. See Me Through/Soldier Of Fortune/Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)/Burning Ground

pink fairies the polydor years

Pink Fairies – The Polydor Years – 3 CD Retroworld/Floating World – 01-03-2019

Sempre il 1° marzo è prevista la pubblicazione di questo box da parte della Floating World: si tratta dei 3 CD già pubblicati dalla Universal nel 2002, in teoria fuori catalogo, ma cercando qualcosa si trova ancora. Comunque se ve li siete persi allora, tutti e tre, per una volta, contengono anche le bonus tracks aggiunte, e il tutto dovrebbe avere un prezzo più che abbordabile, consentendo di riascoltare una delle band culto di quel periodo, parliamo degli anni tra il 1971 e il 1973. Uno dei gruppi più “strani” del rock dei primi anni ’70, nati dalle ceneri dei Deviants, la band psych-rock di Mick Farren, che però venne estromesso dal gruppo dagli altri tre componenti il chitarrista Paul Rudolph, il bassista Duncan Sanderson, e il batterista Russell Hunter, cui si aggiunge un altro batterista e cantante, Twink, già nei Pretty Things, che rimase solo per il primo album Never Never Land del 1971.

Mentre nel secondo What A Bunch Of Sweeties, uscito nel 1972, rimasero in tre, con alcuni ospiti aggiunti del giro Move T-Rex, e nel terzo Kings Of Oblivion del 1973, arrivò un nuovo chitarrista, Larry Wallis. In quegli anni succedevano queste cose. Comunque i tre dischi, tra hard-rock fuori di testa, psichedelia e lo space rock alla Hawkind, sono tutti e tre interessanti.

eagles hell freezes over

Eagles – Hell Freezes Over – Geffen/Rhino – 08-03-2019

Tra le ristampe inutili e francamente forse anche incomprensibili, esce di nuovo questo CD della band per il 25° Anniversario dall’uscita del 1994. Ovviamente nessuna bonus, cambia solo la casa discografica di distribuzione, da Geffen/Universal a Geffen/Rhino, per il resto tutto come prima: quattro brani in studio e 11 presi dalla esibizione dell’aprile 1994 per MTV. La nuova data di pubblicazione è quella che vedete sopra: non si poteva fare un bel CD+DVD, mah?!?

1. Get Over It
2. Love Will Keep Us Alive
3. The Girl From Yesterday
4. Learn To Be Still
5. Tequila Sunrise
6. Hotel California
7. Wasted Time
8. Pretty Maids All In A Row
9. I Can’t Tell You Why
10. New York Minute
11. The Last Resort
12. Take It Easy
13. In The City
14. Life In The Fast Lane
15. Desperado

pamela polland pamela polland have you heard

Pamela Polland – Pamela Polland/ Have You Heard The One About The Gas Station Attendant? – 2 CD BGO – 08-03-2019

Sempre venerdì 8 marzo esce per la BGO questo doppio CD, dedicato ai (pochi temo) appassionati di questa bravissima cantautrice degli anni ’70. Essendo stato felice possessore ai tempi del vinile omonimo uscito nel lontano 1972 per la Columbia, mi ero sempre chiesto perché non fosse mai stato ristampato in CD (se non in Giappone), pur essendo un bellissimo disco, prodotto da George Daly, con la partecipazione di Norbert Putnam, Kenny Buttrey, Marc McClure, Taj Mahal, David Briggs, Nicky Hopkins, Eddie Hinton Tommy Cogbill, tra gli altri. Classico esempio di cantautorato made in California, per una cantante che era una protetta di Clive Davis, il potente presidente della CBS all’epoca, e anche una delle voci femminili usate da Joe Cocker nel 1970 nel famoso tour di Mad Dogs And Englishmen https://www.youtube.com/watch?v=qxWXEjri2nUed in precedenza autrice di un album a nome The Gentle Soul, uscito per la Epic nel 1968, disco che vedeva la presenza di Ry Cooder, Van Dyke Parks Larry Knechtel, oltre alla produzione di Terry Melcher, stampato in CD dalla Sundazed nel 2003, ma ahimè non più disponibile.

Non solo, nella nuova edizione dell’album della BGO, viene edito per la prima volta in assoluto Have You Heard The One About The Gas Station Attendant?, disco registrato subito dopo il primo omonimo, mai pubblicato prima, anche se era stato completato nel 1973, con la produzione di Gus Dudgeon, non il primo che passava per strada, l’uomo che aveva prodotto il primo Ten Years After, il primo David Bowie, gli album migliori di Elton John, Michael Chapman, Audience, Joan Armatrading, Fairport Convention, e potremmo andare avanti per ore. Il disco della Polland, venne registrato a Londra con L’ingegnere del suono Ken Scott, l’arrangiatore degli archi Del Newman, e musicisti come Ray Fenwick, Herbie Flowers, e il percussionista di Elton Johh,  Ray Cooper, nonché, per la parte americana delle sessioni, anche Russ Kunkel, Leland Sklar, e di nuovo Taj Mahal e Marc McClure, e come ospite Bruce Johnston dei Beach Boys. Il disco fu completato ed era pronto per uscire, ma non fu mai pubblicato perché Clive Davis se ne era andato dalla Columbia e quindi è rimasto negli archivi fino ad oggi, grazie a questa riscoperta della BGO, Pamela Polland, che da allora se ne è andata a vivere alle Hawaii, diventando una insegnante di canto, e pubblicando ancora un album nel 1995, penso sarà contenta di vedere finalmente la sua opera (ri)pubblicata su CD.

[CD1: Pamela Polland]
1. In My Imagination
2. Out Of My Hands (Still In My Heart)
3. Sing-A-Song Man
4. When I Got Home
5. Please Mr. D.J.
6. Abalone Dream
7. The Rescuer
8. Sugar Dad
9. The Teddy Bears’ Picnic
10. The Dream (For Karuna)
11. Texas
12. Lighthouse

[CD2: Have You Heard The One About The Gas Station Attendant?]
1. The Refuge
2. Wild Roses
3. You Stand By Me
4. To Earl
5. Music Music
6. Thank You, Operator
7. Willsdon Manor
8. (Untitled) Dusty Rose
9. The Ship
10. Prelude
11. The Clearing
12. Didn’t Get Enough Of Your Love
13. Take In The Light

Domani la terza e ultima parte con le altre ristampe di marzo.

Bruno Conti

Ne Escono Più Oggi Che Quando Era Ancora Vivo Steve Marriott! Humble Pie – 30 Days In The Hole Live…E Altro

humble pie 30 days in the hole

Humble Pie – 30 Days In The Hole Live – ZYX Music

Alcuni punti certi: Steve Marriott è stato uno dei più grandi cantanti (e chitarristi) del pop e rock britannico degli anni ’60 e ’70, prima negli Small Faces dal 1965 al 1969, poi con gli Humple Pie in due fasi, 1969/1975 e 1980/81. Fin qui ci siamo e la sua statura musicale non si discute: alti e bassi, certo, ma anche molti dischi strepitosi. Però Marriott è morto nell’aprile del 1991. E da allora, se mi passate il termine, è partito il “casino”: molti ristampe ufficiali, penso al cofanetto quadruplo espanso dello splendido live Performance: Rockin’ The Fillmore, e per gli amanti del vinile il box The A&M Vinyl Boxset 1970-1975, con tutti gli album incisi in quegli anni, da unire ai due dischi incisi per la Immediate nel 1969. Ma sono stati anche pubblicati, da tutte le etichette del mondo, decine di album postumi, in decine di versioni diverse, molti delle formazioni con Marriott, ma anche alcuni dove il povero Steve non c’entra per nulla.

humble pie back on track

L’ultima della serie, sempre targata 2018, è proprio una versione doppia del disco del 2002 Back On Track, a cui è stato aggiunto un live a Cleveland del 1990, entrambi senza Marriott, con Jerry Shirley alla batteria, Greg Ridley al basso e Bobby Tench, il vecchio cantante del Jeff Beck Group in sostituzione di Steve. Comunque ce ne sono anche molti con la formazione originale dell’epoca: questo 30 Days In The Hole Live per esempio parrebbe una pubblicazione ufficiale della tedesca ZYX Music (infatti le note e le info ci sono tutte e sono precise, all’interno del CD però), che comprende nove pezzi dal vivo estratti da 3 concerti diversi, Live At The Academy Of Music, NY 1971, Live At Winterland 1973 e Live At Reseda Country Club Los Angeles 1981, più un pezzo in studio, tratto da On The Victory, il disco in studio del 1980. Qualità differente del sonoro, ma mediamente una ottima occasione per ascoltare versioni spesso entusiasmanti di The Fixer, Tulsa Time, Honky Tonk Women degli Stones, una Rollin’ Stone di 18 minuti, 30 Days In The Hole, I Don’t Need No Doctor, Four Days Creep, e altre non da meno. E infatti il disco sarebbe da 3 stellette e mezzo come giudizio critico: ma, ohibò, di si meriterebbe anche una stelletta solitaria, che non è quella del famoso salame, ma il verdetto inappellabile per tutti quelli che hanno speculato in questi anni sull’eredità musicale di Mr. Marriott e soci.

humble pie official bootleg vol. 1 humble pie official bootleg vol. 2

Per completare questa recensione di pubblica utilità e globale, ricordo che in questo periodo è uscito anche il volume 2 della serie  Official Bootleg Box Set, cinque dischetti, di cui il primo e l’ultimo sono i concerti completi del 1971 e 1981 compresi in parte anche in 30 Days In The Hole, oltre a Boston 1972, Philadelphia 1975 e un altro New York del 1981, box che è il seguito dell’ottimo volume 1 della serie, uscito sempre per la Cherry Red lo scorso anno, in 3 CD, e che riportava materiale del 1972-1973-1974. All’origine tutto materiale pirata, da cui il titolo, ma spesso di eccellente qualità sonora, come pure le 3 canzoni del Winterland 1973 che poi sarebbero una parte del famoso King Biscuit Flower, uscito con vari titoli, mentre il concerto del 1971 a NY era uscito anche per la Cleopatra come Live In New York 1971. Vi sta venendo il mal di testa? Per ricapitolare e fare chiarezza, diciamo che se avete un po’ di soldi da spendere (perché non costano pochissimo) i  due cofanetti della serie Bootleg Box sarebbero l’ideale, ma se vi “accontentate” anche questo 30 Days In Hole è una ottima summa degli Humble Pie dal vivo, una vera macchina da guerra, per il resto, come illustrato, spero chiaramente, occhio ai doppioni e come diceva un loro titolo Rock On. Tanta buona musica, una voce strepitosa e qualche “fregatura”!

Bruno Conti

E Questi Sono Giovanotti Veri, Molto Promettenti! Chase Walker Band – Not Quite Legal

chase walker band not quite legal

Chase Walker Band – Not Quite Legal – Revved Up Records

Già lo dichiarano fin dal titolo (e guardando la foto di copertina qualche dubbio sorge subito): ma quanti anni avranno? Chase Walker, California del Nord, data di nascita 16 agosto 1998, chitarrista, cantante ed autore, Randon Davitt, basso e voce e Matt Fyke, batteria, faticano davvero ad arrivare alla maggiore età. Ma sono già al secondo album, il primo Unleashed era uscito nel 2014: nel frattempo il nostro amico ha partecipato anche a The Voice, versione americana. Per fortuna sembra che negli ultimi anni molti baldi giovanotti (mai abbastanza comunque, contro una massa di “fenomeni da baraccone” che appaiono nei cosiddetti talent show) abbiano deciso di tornare al rock, e alla buona musica in generale. Certo sarebbe importante se oltre a gente che la suona, ci fossero anche molti altri giovani che la ascoltano, ma su queste pagine, anche nella nostra funzione di “diversamente giovani” cerchiamo di spargere la buona novella. Proprio di recente vi parlavo della Austin Young Band http://discoclub.myblog.it/2016/11/02/altro-talento-azione-giovane-nome-fatto-austin-young-band-not-so-simple/ , in Inghilterra, anzi Irlanda, sono sbucati gli Strypes, gente che campa a pane Yardbirds, Stones. Dr. Feelgood per gli ultimi, o Albert King, Hubert Sumlin, ma anche Bonamassa e Stevie Ray Vaughan per Austin Young.

Chase Walker e soci si rifanno moltissimo a gente come i Black Crowes, o tornando nel passato i grandi Humble Pie di Steve Marriott, senza dimenticare il nume tutelare di tutti i chitarristi, tale Jimi Hendrix da Seattle, di cui la Chase Walker Band propone una inconsueta versione di Red House. Il brano è un blues lento, lancinante, ispirato dalle 12 battute più classiche, rivisto nell’ottica unica del grande Jimi. Il terzetto di Chase Walker rivisita il brano con un arrangiamento diverso: l’incipit si avvale di una resonator acustica dal corpo d’acciaio (quella che appare nella copertina) e il battito di un piede, quindi proprio blues primigenio che ci permette di apprezzare una voce matura ben oltre i propri anni, poi entra la forza elettrica del brano, anche se la voce filtrata e distorta forse non rende la carica dirompente della canzone, ma l’idea di accelerare il tempo e trasformarlo in un power rock-blues duro e tirato, è vincente, il nostro amico è un chitarrista dal tocco ruvido ma ricco di feeling, innervato da anni di ascolti di rock classico. Già l’apertura di Done Loving You, con l’organo di Drake Murkihaid Shining ad irrobustire ulteriormente il sound sudista che esce dagli ampli, ricorda moltissimo i Black Crowes degli inizi (che non so se già a questa età erano così bravi, forse sì), e non è un brutto punto di partenza. Alcuni brani, quattro, sono prodotti da Gino Matteo, il chitarrista della Sugaray Rayford Blues Band, e l’uso massiccio di armonie vocali spesso è vincente. Il rock grintoso e ad alta densità i riff, ci riporta al sound degli Humble Pie citati all’inizio, Chase Walker ha una voce potente e con la giusta dose di negritudine, e un brano come la rocciosa The Walk sta a testimoniarlo, la chitarra urla e strepita in risposta alla voce e l’atmosfera è quella giusta,  magari sentita mille volte! Pazienza ce ne faremo una ragione.

New State Of Mind, di nuovo prodotta da Matteo, ha un bel suono, ricco di tastiere, anche chitarre acustiche, ottime armonie vocali, una bella melodia, il tutto per una ballata mid-tempo di notevole valore. Pure I Warned You mantiene la stessa pattuglia di musicisti e conferma questo suono tra “roots” ed “Americana”, con i fratelli Robinson come punto di riferimento sonoro e una bella attitudine rock che non tralascia però le melodie. Niente male anche Cold Hearted, altro brano che mescola rock classico e un linguaggio crudo e senza peli sulla lingua nei testi, oltre ad un bel solo nella parte centrale, cosa ribadita nella esplicita Don’t F*** It Up, di nuovo con una bella melodia avvolgente e vincente, niente per cui strapparsi le vesti, ma che denota una buona frequentazione con una musicalità vicina ai “Corvi Neri”, e l’assolo non manca mai. 54- 46 è una cover che non mi sarei aspettato, un brano di Toots And The Maytals, tra reggae e rock, che sinceramente non mi fa impazzire; meglio la riffata Changed cantata dal bassista Randon Davitt, fin troppo basica, mentre It’ll Pass è l’ultimo brano prodotto da Matteo, di nuovo con acustiche e organo ad ampliare lo spettro sonoro verso un southern rock di buona fattura. E l’ultima cover Honey Jar è un pezzo di una formazione, i Wood Brothers, che mi piace moltissimo, anche se questa versione è un po’ irrisolta, e denota le idee a tratti non ancora definite del trio di Chase Walker; anche Living On Thin Ice è un buon pezzo rock, ma irrita l’uso ancora una volta della voce distorta e filtrata, visto che il nostro ha una bella voce e l’assolo di chitarra non risolve il tutto. La hidden track finale Yabba Dabba è una strumentale con voiceover della band, e si salva giusto per l’ottimo lavoro della solista. Insomma i ragazzi sono bravi, ma devono lavorare sulle proprie idee e migliorarsi.

Bruno Conti

Lunga Vita Agli Anni ’70! Rival Sons – Hollow Bones

rival sons hollow bones

Rival Sons – Hollow Bones – Earache Records

Siete in crisi di astinenza per i Led Zeppelin da una quarantina di anni? Vivete a pane e hard-rock anni ’70? Non andate a cercare altrove, il quartetto californiano dei Rival Sons è la vostra panacea. Sono già al quinto album, il quarto prodotto da Dave Cobb (in un paio di brani coinvolto anche come autore), che regala come sempre brillantezza di suoni e ricchezza di particolari nei suoi lavori (anche se la produzione del disco degli Europe del 2015 ce la poteva risparmiare): la copertina, molto bella, questa volta è di Martin Wittfooth, artista canadese, ma residente a Brooklyn, specializzato in singoli ritratti di animali colti nella loro essenza, mentre nell’album del 2011 Pressure and Time avevano utilizzato Storm Thorgerson, quello delle copertine dei Pink Floyd. Il sound si ispira non solo ai Led Zeppelin,  comunque fonte primaria, ma anche ai Deep Purple,  con qualche tocco di Black Sabbath, tra i contemporanei ricordiamo i Cult, i Black Keys più duri, i Soundgarden, e sempre dal passato gli Humble Pie di Steve Marriott, di cui riprendono una cover di Black Coffee, un pezzo del 1972 di Ike & Tina Turner che era su Eat It, ma suonata come avrebbero fatto gli Zeppelin di Plant, ma anche viceversa (non dimentichiamo che You Need Loving degli Small Faces era un diretto antenato di Whole Lotta Love quanto You Need Love di Muddy Waters, ma diciamo che Page e Plant si “ispiravano” spesso ad altri, anche se il risultato finale poi era solo loro).

I Rival Sons arrivano qualche generazione dopo, ma la grinta e l’attitudine giusta ci sono, come dimostra il soul-blues “bastardizzato” del brano, che ci permette di gustare l’ottima voce di Jay Buchanan, cantante dai mezzi notevoli, e il solismo variegato di Scott Holiday, chitarrista di quelli “cattivi”. Come dite? Potrebbero ricordare anche i Black Crowes più duri? Certo, le coordinate sonore sono quelle. Se poi aggiungiamo che hanno pure un eccellente batterista di scuola Bonham come Michael Miley, non vi resta che andarvi a sentire la lunga e poderosa Hollow Bones Pt.2  https://www.youtube.com/watch?v=LtaGtmL5F7E (ma anche la parte 1 non scherza https://www.youtube.com/watch?v=93KFbeGzQAc ) o una Thundering Voices il cui riff assomiglia “leggermente” a Moby Dick, ma senza scomodare i “Corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico, c’è sempre qualcuno che prende e poi rilascia, con piccole modifiche, ma proprio piccole! Però il disco si ascolta volentieri, non è per nulla tamarro o esagerato, loro hanno stamina e grinta, non sono originali? Ce ne faremo una ragione, in fondo chi lo è? Per la serie le”citazioni” non finiscono mai (come pure gli esami) anche il blues elettrico di Fade Out ha più di un legame di parentela con la Beatlesiana I Want You, il lungo brano che chiudeva il primo lato di Abbey Road https://www.youtube.com/watch?v=vQ1uqK13WIA , pur se Buchanan canta come un “disperato” e l’assolo è degno del Page più ispirato e indiavolato. Insomma se la serie televisiva “Vinyl” vi ha ingrifato, qui troverete pane per i vostri denti, o se preferite, trippa per gatti. In conclusione c’è anche une delicata All That I Want, ballata acustica dal leggero crescendo finale che stempera il rock duro e puro di brani come Tied Up, Baby Boy e Pretty Face https://www.youtube.com/watch?v=0G0NUgabdMU . Lunga vita agli anni ’70!

Bruno Conti