Novità Prossime Venture 15. Un Concerto “Sconosciuto” Sino Ad Oggi: Jimmy Page And Friends – Tribute To Alexis Korner: Live, Nottingham 1984

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Jimmy Page And Friends -Tribute To Alexis Korner: Live, Nottingham 1984- 2CD -Angel Air UK – 27-09-2019

Di questo concerto ero venuto a conoscendo perché “surfando” per la rete a caso, mi ero imbattuto qualche anno fa su YouTube in un video postato dal presunto proprietario del nastro, che cercava una etichetta per pubblicare il tributo nella sua interezza, ma stranamente nessuno era interessato, considerando l’importanza degli artisti coinvolti, anche se ha circolato un bootleg di qualità sonora scarsa.

Siamo a giugno 1984, Alexis Korner era morto il 1 gennaio di quell’anno a causa di un cancro, e Ian Stewart ed alcuni altri artisti illustri avevano deciso di organizzare una serata dedicata alla raccolta fondi per la ricerca di cure sul cancro e nello stesso tempo rendere omaggio ad uno dei “grandi padri bianchi” del blues britannico, che era quello che per primo li aveva scoperti e lanciati. E quando il 5 giugno al Club Palais Ballroom di Nottingham uniscono la loro forze i Rocket 88, l”ultima band di Korner, in cui militavano tra gli altri la grande vocalist Ruby Turner,  proprio il pianista onorario degli Stones Ian Stewart, che come detto era anche l’organizzatore della serata, e il sassofonista dei Colosseum Dick-Heckstall Smith, mentre gli ospiti più importanti erano Jimmy Page alla solista, Jack Bruce al basso e alla voce, Paul Jones, voce e armonica, e Charlie Watts alla batteria, che per l’occasione, con divertente gioco di parole si autodefiniscono la Alexis Light Orchestra, in omaggio al loro vecchio mentore. Il tutto venne mandato in onda per radio.

Alla fine qualcuno ha deciso di pubblicare questo concerto e il 27 settembre la Angel Air farà uscire un doppio CD, il cui contenuto completo è quello che leggete sotto.

.CD1]
1. Intro
2. Sweet Home Chicago
3. When It All Comes Down
4. Early Morning Groove
5. Introducing The Band
6. Bring It On Home
7. How Long Blues
8. Blue Monday
9. Let The Good Times Roll
10. Stormy Monday
11. Splanky
12. Big Boss Man

[CD2]
1. My Country Man
2. Million Dollar Secret
3. River’s Invitation
4. Jimmy Page Jam
5. Money’s Getting Cheaper
6. King Of All I Survey
7. Got My Mojo Working
8. Every Day I Have The Blues
9. Encore Intro
10. Hoochie Koochie Man

A giudicare da quel famoso filmato, con il bis finale corale della serata. solo con la parte audio, la qualità sonora sembra quella di un buon broadcast radiofonico, verificheremo alla uscita.

Bruno Conti

Troppo Bello Per Non Parlarne Diffusamente, Il Classico Cofanetto Da 5 Stellette! Rory Gallagher – Blues

rory gallagher blues

Rory Gallagher – Blues – 3 CD Chess/Universal

Ne avevo parlato già ad aprile nella rubrica delle anticipazioni, prima dell’uscita del box avvenuta poi a fine maggio, ma era un peccato non dedicargli un ulteriore spazio per una recensione completa track by track del cofanetto di cui tra breve. Del grande musicista irlandese, scomparso nel giugno del 1995, mi sono occupato già altre volte sul Blog, se volete potete andare a rileggervi un paio di post che gli ho dedicato in passato https://discoclub.myblog.it/2015/05/25/archivi-inesauribili-rory-gallagher-irishman-new-york/ e https://discoclub.myblog.it/2010/10/11/cosi-non-ne-fanno-piu-rory-gallagher-the-beat-club-sessions/, dove si parla anche della sua carriera e dell’importanza che ha avuto in ambito blues-rock: ma veniamo a questo triplo cofanetto Blues, che contiene materiale inedito e raro estratto dai suoi archivi e curato per l’occasione dal nipote Daniel Gallagher, con il libretto firmato dal giornalista Jas Obrecht. Vediamone il contenuto, brano per brano. sono tre CD, divisi per “argomento”:

CD1: Electric Blues]
1. Don’t Start Me Talkin’ (Unreleased track from the Jinx album sessions 1982) è il famoso brano di Sonny Boy Williamson II, che Rory Gallagher trasforma in un vibrante blues elettrico dove l’armonica è suonata dall’ospite Mark Feltham dei Nine Below Zero e Rory è impegnato alla slide, mentre il piano è affidato a Bob Andrews, partenza eccellente.

2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from the Against The Grain album sessions 1975) classico blues lento e cadenzato, scritto da Jerry West e reso celebre da Lightnin’ Slim, altra performance sopraffina di Gallagher, sia a livello vocale che chitarristico.

3. Tore Down (Unreleased track from the Blueprint album sessions 1973) brano registrato per uno dei suoi album migliori e poi non pubblicato all’epoca, si tratta di una canzone registrata varie volte da Rory, e uscita su diversi album postumi, il pezzo è uno dei classici assoluti di Freddie King, molto amata anche da Clapton, che per l’occasione riceve un trattamento deluxe alla Gallagher, con assolo misurato ma intenso.

4. Off The Handle (Unreleased session Paul Jones Show BBC Radio 1986), brano scritto da Gallagher, era in origine su Top Priority del 1979, ma questa è una gagliarda versione inedita e fantastica estratta da una trasmissione radiofonica, con il musicista irlandese al meglio delle sue possibilità che fa i numeri alla solista, peccato che il brano venga sfumato.

5. I Could’ve Had Religion (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972) ripresa di un traditional che era tra i punti di forza del Live In Europe del 1972, versione intensa con il nostro che distilla il blues come sui sapeva fare, grande lavoro di bottleneck e armonica.

6. As the Crow Flies (Unreleased track from Tattoo album sessions 1973) la sua versione di un classico di Tony Joe White, ce n’è una versione fantastica dal vivo su Irish Tour, questa registrata in studio, sempre con slide a manetta, era inedita fino ad ora

7. A Million Miles Away (Unreleased BBC Radio 1 Session 1973) altro cavallo di battaglia del musicista di Cork, in origine era su Tattoo, uno dei suoi dischi migliori, notevole versione per la BBC, inspiegabilmente rimasta inedita fino ad oggi, di questo blues lento e cadenzato, Gallagher at his best

8. Should’ve Learnt My Lesson (Outtake from Deuce album sessions 1971) questa è una versione alternativa del brano uscito in origine sul suo secondo disco di studio, forse il suo migliore in assoluto, di durata doppia rispetto a quella pubblicata, altro slow blues da manuale con la chitarra che distilla note magica.

9. Leaving Town Blues (Tribute track from Peter Green ‘Rattlesnake Guitar’ 1994) brano raro estratto da un doppio CD in tributo al chitarrista dei Fleetwood Mac, con il nostro impegnato anche al mandolino oltre che ad una slide acidissima,  in un brano costruito su un crescendo emozionante

10. Drop Down Baby (Rory guest guitar on Lonnie Donegan’s “Puttin’ On The Style” album 1978) estratto dal raro tributo al musicista di Rock Island Line “inventore” dello skiffle, che è la voce solista mentre Gallagher si “limita” a suonare la chitarra

11. I’m Ready (Guest guitarist on Muddy Waters ‘London Sessions’ album 1971) stesso discorso per questa versione fiatistica estratta dall’album “inglese” del grande Muddy Waters, con Rory Gallagher impegnato alla solista in tutto l’album, se per caso lo trovate in giro acchiappatelo,

12. Bullfrog Blues (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972) altro brano che fa il suo figurone nel Live In Europe del ’72, questa versione per una radio americana dello stesso periodo è sensazionale, grinta all’ennesima potenza, anche se la registrazione non è impeccabile, per quanto comunque molto buona.

[CD2: Acoustic Blues]

In questo secondo CD vediamo un lato più intimo e raccolto del musicista irlandese che comunque anche in versione acustica era completamente a suo agio

1. Who’s That Coming (Acoustic outtake from Tattoo album sessions 1973) la versione elettrica su Tattoo è insuperabile, ma anche questa alla acustica slide hai suoi pregi

2. Should’ve Learnt My Lesson (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971) terza versione, registrata sempre per il secondo album, di uno suoi pezzi preferiti

3. Prison Blues (Unreleased track from Blueprint album sessions 1973) doveva fare parte di Blueprint ma non venne utilizzata mai, si tratta proprio di una canzone inedita, non di una versione alternata

4. Secret Agent (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1976) la versione di studio su Calling Card è di una potenza inaudita ma anche questa versione dal vivo per la televisione irlandese, solo voce e chitarra acustica in modalità bottleneck non scherza

5. Blow Wind Blow (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972) altra canzone di Muddy Waters registrata negli Usa che non ricordo di avere sentito in altri dischi di Gallagher

6. Bankers Blues (Outtake from the Blueprint album sessions 1973) versione alternativa abbastanza simile a quella uscita sul disco originale, probabilmente non usata perché a un certo punto gli scappa da ridere

7. Whole Lot Of People (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971) su Deuce è un brano elettrico di quelli suoi devastanti, qui appare in versione solo voce e chitarra acustica in fingerpicking

8. Loanshark Blues (Unreleased acoustic version from German TV 1987) questo brano uscirà in versione elettrica su Defender il disco del 1987

9. Pistol Slapper Blues (Unreleased acoustic version from Irish TV 1976) un altro dei brani tradizionali  acustici in fingerpicking che gli piaceva suonare dal vivo, ancora per la televisione irlandese

10. Can’t Be Satisfied (Unreleased Radio FFN session from 1992) di nuovo McKinley Morganfield, grande versione per la radio tedesca registrata quasi a fine carriera

11. Want Ad Blues (Unreleased RTE Radio Two Dave Fanning session 1988) dopo Muddy anche un brano di John Lee Hooker, conosciuto pure come Wanted Blues, solo voce e chitarra acustica amplificata, con l’altro titolo si trova in svariate versioni live

12. Walkin’ Blues (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1987) e infine anche un omaggio a Son House per uno dei capisaldi assoluti delle 12 battute, con Rory impegnato anche all’armonica.

[CD3: Live Blues]

Dal vivo Rory Gallagher era un vera forza della natura. lo so perché l’ho visto al Teatro Lirico di Milano negli anni ’70. E quindi questo probabilmente è il dischetto più interessante dei tre, anche se non ci sono brani dei primi anni ’70, ma in versione live il nostro amico non tradiva mai. Repertorio quasi tutto di classici del Blues rivisti alla luce della carica devastante dell’approccio rock-blues e power trio del nostro

1. When My Baby She Left Me (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982) è un altro brano dal repertorio di Sonny Boy Williamson e ascoltandolo si capisce da dove hanno tratto ispirazione band come i Nine Below Zero, i Dr. Feelgood o i Nighthawks e perché Jimi Hendrix, scherzando, ma non troppo, lo considerava il miglior chitarrista del mondo

2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982) sempre dallo stesso concerto scozzese da cui vengono tre brani di questo CD, versione più carica e potente di quella presente nel primo CD di studio di questo box, sempre con un Gallagher torrenziale alla chitarra.

3. What In The World (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982) non è uno dei brani più famosi scritti da Willie Dixon, e in altri album di Rory viene indicato come traditional, comunque è un altro brano dove si apprezza la potenza del suono del gruppo che non aveva nulla da invidiare a livello power trio a quella dei Cream o dei Led Zeppelin.

4. I Wonder Who (Unreleased live track from late 1980s) di questo brano non si conosce l’esatta location in cui è stato registrato, ma anche questo pezzo gagliardo, sempre tratto dal repertorio di Muddy Waters è tutto da gustare e dovrebbe vedere la presenza di Feltham all’armonica a bocca

5. Messin’ With The Kid (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977) uno dei brani più celebri del repertorio concertistico di Gallagher, con un riff iniziale tra i più eccitanti della storia del rock-blues e uno svolgimento successivo che non è da meno, ottimo anche l’assolo di organo prima che Rory faccia venire giù il teatro con il suo assolo

6. Tore Down (Unreleased track from Newcastle City Hall concert 1977) e pure questa è una rilettura possente live di questo grande classico, non si prendono prigionieri

7. Garbage Man Blues (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977) questo brano lo ricordo in alcune versioni micidiali di Buddy Guy, ma questa di Rory Gallagher è l’epitome dello slow blues, con la solista che viaggia in modo fluido e torrenziale, il classico pezzo da faccine per i chitarristi

8. All Around Man (Unreleased track from BBC OGWT Special 1976) la versione di studio era su Against The Grain del 1975, qui in versione monstre di oltre 11 minuti, altro lentone lancinante, scritto da Bo Carter, bluesman del Delta molto amato da Rory, che nella parte finale subisce una accelerazione fenomenale con Gallagher che maltratta la sua Stratocaster libidinosamente

9. Born Under A Bad Sign (Unreleased track from Rockpalast 1991 w/ Jack Bruce) è l’occasione per un raro incrocio con il bassista e cantante dei Cream, un incontro tra due giganti che nella parte finale improvvisano ad libitum

10. You Upset Me (Unreleased guest performance from Albert King album ‘Live’ 1975) e anche questa esibizione, come la precedente con Bruce, era rimasta inedita fino ad oggi, non utilizzata nel doppio Live di Albert King, registrato al Festival di Montreux del 1975, uno shuffle fiatistico dove i due chitarristi imbastiscono un call and response di grande classe

11. Comin’ Home Baby (Unreleased track from 1989 concert with Chris Barber Band) un’altra chicca inedita estratta dal concerto celebrativo per la band di Chris Barber, uno strumentale con fiati dove Rory Gallagher ha occasione di interagire con uno stile potenzialmente più jazzato, ma alla fine sono gli altri che si adeguano al suo stile veemente e furibondo,

12. Rory Talking Blues (Interview track of Rory talking about the blues)

Una ristampa che un fondo non è una ristampa, visto che il materiale è quasi completamente inedito, e uni dei rari casi di dischi d’archivio da 5 stellette.Se non lo avete già preso, imperdibile, visto che costa anche poco.

Bruno Conti

Il 31 Maggio Uscirà Questo Bel Cofanetto Ricchissimo Di Materiale Inedito. Rory Gallagher – Blues

rory gallagher blues

Rory Gallagher – Blues – 3 CD Chess/Universal – 31-05-2019

Ammetto di essere sempre stato un grande fan di Rory Gallagher, per cui quando qualche tempo fa avevo saputo dell’uscita di questo box ero combattuto tra il timore della ennesima fregatura (perché spesso il materiale raro ed inedito contenuto in questo tipo di pubblicazioni è talmente minimo da sconsigliarne l’acquisto) e la speranza che, visto che il materiale proviene dagli archivi gestiti dalla famiglia di Rory, ed in particolare dal fratello Donal, che da parecchi anni cura le (ri)pubblicazioni del vecchio materiale dell’artista irlandese, per l’occasione avremmo avuto quello che ci aspettavamo. E questa volta, per una volta tanto, il lavoro di ricerca del materiale raro ed inedito è stato quasi certosino, con la presenza tra i 36 brani che faranno parte di questo Blues di ben il 90% di pezzi mai pubblicati prima. Oltre a tutto anche il prezzo che viene annunciato è veramente interessante, a livello indicativo dovrebbe essere intorno ai 20-22 euro.

Ecco come al solito la lista completa dei brani contenuti nel box, dove ci sono anche parecchie collaborazioni tra Rory Gallagher e garndi musicisti del calibro di Muddy Waters, Albert King, Jack Bruce, Lonnie Donegan, e la Chris Barber Orchestra.

 CD1: Electric Blues]
1. Don’t Start Me Talkin’ (Unreleased track from the Jinx album sessions 1982)
2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from the Against The Grain album sessions 1975)
3. Tore Down (Unreleased track from the Blueprint album sessions 1973)
4. Off The Handle (Unreleased session Paul Jones Show BBC Radio 1986)
5. I Could’ve Had Religion (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972)
6. As the Crow Flies (Unreleased track from Tattoo album sessions 1973)
7. A Million Miles Away (Unreleased BBC Radio 1 Session 1973)
8. Should’ve Learnt My Lesson (Outtake from Deuce album sessions 1971)
9. Leaving Town Blues (Tribute track from Peter Green ‘Rattlesnake Guitar’ 1994)
10. Drop Down Baby (Rory guest guitar on Lonnie Donegan’s “Puttin’ On The Style” album 1978
11. I’m Ready (Guest guitarist on Muddy Waters ‘London Sessions’ album 1971)
12. Bullfrog Blues (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972)

[CD2: Acoustic Blues]
1. Who’s That Coming (Acoustic outtake from Tattoo album sessions 1973)
2. Should’ve Learnt My Lesson (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971)
3. Prison Blues (Unreleased track from Blueprint album sessions 1973)
4. Secret Agent (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1976)
5. Blow Wind Blow (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972)
6. Bankers Blues (Outtake from the Blueprint album sessions 1973)
7. Whole Lot Of People (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971)
8. Loanshark Blues (Unreleased acoustic version from German TV 1987)
9. Pistol Slapper Blues (Unreleased acoustic version from Irish TV 1976)
10. Can’t Be Satisfied (Unreleased Radio FFN session from 1992)
11. Want Ad Blues (Unreleased RTE Radio Two Dave Fanning session 1988)
12. Walkin’ Blues (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1987)

[CD3: Live Blues]
1. When My Baby She Left Me (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982)
2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982)
3. What In The World (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982)
4. I Wonder Who (Unreleased live track from late 1980s)
5. Messin’ With The Kid (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977)
6. Tore Down (Unreleased track from Newcastle City Hall concert 1977)
7. Garbage Man Blues (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977)
8. All Around Man (Unreleased track from BBC OGWT Special 1976)
9. Born Under A Bad Sign (Unreleased track from Rockpalast 1991 w/ Jack Bruce)
10. You Upset Me (Unreleased guest performance from Albert King album ‘Live’ 1975)
11. Comin’ Home Baby (Unreleased track from 1989 concert with Chris Barber Band)
12. Rory Talking Blues (Interview track of Rory talking about the blues)

Come vedete il materiale dei 3 CD è stato diviso pezzi elettrici, pezzi acustici e brani registrati dal vivo.

Quindi non ci rimane che attendere il 31 maggio per godere di queste piccole delizie sonore di uno dei più grandi esponenti di sempre del blues bianco nei suoi vari aspetti più genuini, ruspanti ed appassionanti, un altro tassello di una carriera incredibile e forse fin troppo breve.

Bruno Conti

Per La Serie Un Cofanetto Non Si Nega A Nessuno! Cozy Powell – The Polydor Years

cozy powell the polydor years

Cozy Powell – The Polydor Years – 3 CD Caroline/Universal

Cozy Powell, uno dei batteristi storici del rock e dell’hard rock britannico è scomparso ormai da parecchi anni, nel 1998 ,a soli 50 anni, e forse non ha lasciato una traccia indelebile nella storia della musica, ma è stato uno dei batteristi più potenti ed eclettici in quel ambito musicale. Ha iniziato con i Sorcerers, una band che obiettivamente nessuno ricorda, ma poi, dove avere incrociato i suoi percorsi con Robert Plant, John Bonham, Dave Pegg e Tony Iommi, tutti prima che diventassero famosi, nel 1970 arriva il primo incarico importante, come batterista per il Jeff Beck Group, coi quale incide dei brani per un progetto di brani della Tamla Motown, che rimane a tutt’oggi incompleto ed inedito, registrato nel periodo in cui Beck era reduce dall’incidente che gli aveva impedito di formare un gruppo con Bogert ed Appice dei Vanilla Fudge, che avrebbero formato i Cactus. Nel frattempo in Inghilterra Powell partecipa al Festival dell’Isola di Wight come batterista con Tony Joe White, e finalmente nell’ottobre del 1971 esce il primo dei due ottimi dischi del Jeff Beck Group Mark II, Rough And Ready, seguito l’anno successivo dal disco omonimo, a questo punto Jeff può formare il trio Beck, Bogert And Appice e Cozy entra nei Bedlam, una band che non ha lasciato tracce significative, se non un buon disco di rock-blues progressivo nel 1973. Nello stesso anno Cozy Powell registra Dance With The Devil https://www.youtube.com/watch?v=NO_fx1WshCA, un singolo che nel gennaio del 1974 arriverà fino al n° 3 delle classifiche inglesi, con Suzi Quatro al basso, poi inizia una serie di incontri con musicisti del giro hard-rock-blues che non approdano a nulla, fino a che nel 1975 entra nei Rainbowinsieme a Ritchie Blackmore Ronnie James Dio, dove rimarrà fino alla fine degli anni ’70. Uno potrebbe pensare che questo box sia una sorta di summa del meglio delle collaborazioni di Powell in quella decade, ma in effetti raccoglie i suoi tre dischi solisti, pubblicati appunto per la Polydor tra il 1979 e il 1983.

E più precisamente Over The Top del 1979, Tilt del 1981 Octopuss del 1983. In seguito il nostro amico suonerà ancora nel Michael Shenker Group, nei Whitesnake dal 1982 al 1985, come Emerson, Lake & Powell, per un paio di anni, forse perché era l’unico batterista di una certa caratura con il cognome che iniziava per P, per poter usare la sigla E, L & P; altre apparizioni con i Black Sabbath, la Brian May Band, il Peter Green Splinter Group, Yingwie Malmesteen, fino alla morte avvenuta nell’aprile del 1998 in seguito ad un eclatante incidente automobilistico avvenuto in autostrada a 150 chilometri all’ora.. Come si rileva dai nomi citati, più o meno sapete cosa aspettarvi nel contenuto dei tre dischi presenti in questo cofanetto, che tra i suoi pregi ha anche il fatto di avere un costo che dovrebbe essere intorno ai 20 euro, forse meno. Nel primo disco, quello del 1979, alle chitarre si alternano Gary Moore, Bernie Marsden Clem Clempson, al basso troviamo Jack Bruce e alle tastiere Don Airey, con Max Midlleton nel brano The Loner, dedicato a Jeff Beck. Il produttore è Martin Birch, quello di quasi tutti i dischi migliori dei Deep Purple, dei Fleetwood Mac, dei Wishbone Ash, dei Rainbow e dei Whitesnake, oltre a decine di altri gruppi. Nella versione contenuta nel box il CD riporta ben 8 bonus tracks, tra cui sei brani strumentali. Anche in Tilt ci sono una valanga di ospiti: di nuovo Bernie Marsden, Gary Moore, Jack Bruce Don Airey, ma anche Jeff Beck, Mel Collins David Sancious. In Octopuss appaiono Colin Hodgkinson, lo strepitoso bassista dei Back Door, un trio jazz-rock attivo all’inizio anni ’70 https://www.youtube.com/watch?v=2EL_AiCDXP0 , dove gli strumenti solisti erano il sax e il basso, usato quasi come una chitarra, Mel Galley dei Trapeze, Gay Moore, Don Airey Jon Lord completano la line-up del disco. Tre più che onesti dischi di, come vogliamo chiamarlo, hard-rock-blues virtuosistico (ogni tanto forse anche “esagerato”, come nella title-track del primo album che è un ri-arrangiamento di un brano di Tchaikvosky, però suonato spesso alla grande), con l’accento sovente posto, naturalmente, sulla presenza della batteria. Ecco il contenuto completo del cofanetto.

[CD1: Over The Top]
1. Theme One
2. Killer
3. Heidi Goes To Town
4. El Sid
5. Sweet Poison
6. The Loner
7. Over The Top
Bonus Tracks:
8. Over The Top (Single Version)
9. The Loner (Single Version)
10. Heidi Goes To Town (Instrumental 1)
11. Heidi Goes To Town (Instrumental 2)
12. Sweet Poison (Instrumental 1)
13. Sweet Poison (Instrumental 2)
14. Sweet Poison (Instrumental 3)
15. The Loner (Instrumental)

[CD2: Tilt]
1. Cat Moves
2. Sunset
3. Living A Lie
4. Hot Rock
5. The Blister
6. The Right Side
7. Jekyll & Hyde
8. Sooner Or Later

[CD3: Octopuss]
1. Up On The Downs
2. 633 Squadron
3. Octopuss
4. The Big Country
5. Formula One
6. Princetown
7. Dartmoore
8. The Rattler

Esce il 1° di settembre.

Bruno Conti

Passa Il Tempo, Ma Le Emozioni Rimangono, Anche Senza I Vecchi Amici. Robin Trower – Time And Emotion

robin trower time and emotion

Robin Trower – Time And Emotion – V12 Records

Il chitarrista inglese pratica, più o meno da sempre, una sua particolare forma di blues, liquido e sognante, per parafrasare il titolo di uno dei suoi album migliori (Long Misty Days) “nebbioso”, assai influenzato dallo stile Hendrixiano, di cui è stato uno degli epigoni migliori: all’incirca ogni anno, nonostante veleggi ormai per i 72 anni (anzi li ha superati), pubblica un nuovo album, e devo dire che se anche se qualcuno si perde un capitolo della sua epopea, sa che la volta successiva troverà il musicista londinese ancora alle prese con questo tipo di musica, un rock-blues energico e ricco di virtuosismo chitarristico. Viceversa dal lato vocale Robin Trower non è mai stato un fulmine di guerra, adeguato ma nulla più e anche questo Time And Emotion conferma pregi e difetti della sua lunga carriera: comunque sempre più i primi dei secondi. E quindi i suoi numerosi fans ancora una volta troveranno quello che si aspettano, ovvero undici nuove solide composizioni firmate dallo stesso Trower, a cui invero non difetta la vena compositiva, vista la prolificità delle sue proposte: la chitarra viaggia sempre spedita e sicura, il sound è brillante, co-prodotto dallo stesso Trower, insieme a Sam Winfield, ma in parte anche dal suo tastierista e bassista (quando non lo suona lo stesso Robin) Livingstone Brown: dove è stato inciso però? Con tipico british humor, ovviamente, al I Presume Studio (non arriva subito); completa il classico power trio Chris Taggart, ormai fisso sullo sgabello della batteria da quattro album.

Se il vecchio “amico” Gary Brooker quest’anno ha festeggiato i 50 anni di carriera con i Procol Harum http://discoclub.myblog.it/2017/05/07/il-ritorno-di-uno-dei-gruppi-simbolo-del-pop-anni-sessanta-procol-harum-novum/ , Trower si avvicina ai quarantacinque da solista, il primo album Twice Removed From Yesterday infatti è del 1973. Se in questo disco non troverete forse innovazioni o nuove idee, non troverete neppure un musicista bollito, anzi, ancora in grado di sorprendere con il suo tocco magico alla chitarra: prendete l’iniziale The Land Of Plenty, un vigoroso rock-blues dove la solista scorre sicura e carica di effetti sul sinuoso groove creato dalla sua band, e se la parte cantata non è memorabile i lunghi solo non mancano di interessare anche l’ascoltatore più distratto, e quando innesta il pedale del wah-wah non ce n’è per nessuno. What Was I Really Worth To You è ancora più nebbiosa e sognante, con la voce filtrata e il classico sound del miglior Trower, melodie non memorabili ma lavoro di fino della sua 6 corde, e forse una maggiore grinta rispetto ad altri recenti album http://discoclub.myblog.it/2015/04/06/altro-arzillo-70enne-robin-trower-somethings-about-to-change/ . Come certifica la “riffata” I’m Gone, l’unica firmata con Livingstone Browne, che mostra parecchie analogie con il sound da power trio dei vecchi Cream o degli Experience di Jimi Hendrix (ma anche del suo trio con un altro vecchio amico come Jack Bruce http://discoclub.myblog.it/2016/01/08/il-piu-grande-bassista-della-storia-del-rock-anche-il-chitarrista-era-male-jack-bruce-and-robin-trower-songs-from-the-road/), grazie all’uso dell’immancabile wah-wah, che imperversa puree nella successiva Bitten By The Snake, misto alla solista tradizionale, visto che Robin si doppia spesso alla chitarra.

Ma è nei  brani lunghi, lenti e dalle atmosfere sospese dove il nostro eccelle, come nell’ottima Returned In Kind, dove il cry baby crea sonorità stranianti e minacciose, prima di “perdersi” in una lunga improvvisazione; e anche la successiva If You Believe In Me supera i 7 minuti, un pezzo sempre intriso dallo spirito del blues elettrico pur contaminato con il rock, dove tutto è costruito attorno alla sempre prodigiosa perizia tecnica del chitarrista britannico. Se tutto il disco fosse sui livelli di questi due brani parleremmo di uno dei suoi migliori album degli ultimi anni, e per certi versi forse lo è: una ballata rock come You’re The One ha una bella melodia intrigante e che si memorizza con facilità, oltre ad un suono veramente splendido della chitarra, degno del suo “maestro” Jimi, e se come dice lui nella successiva Can’t Turn Back The Clock, forse lo si può fermare a quello splendido seventies rock che è il suo marchio di fabbrica, come l’immancabile wah-wah. Make Up Your Mind è un altro di quei blues futuribili dove Robin Trower eccelle, lenti e maestosi, suonati nel suo stile inconfondibile; Try Love tenta anche la strada di un funky-rock mosso e grintoso, che pur essendo meno nello sue corde non fa peraltro calare la tensione di questo Time And Emotion. Che si conclude con la title-track, forse la canzone meno convincente del lotto, una ballata fin troppo morbida ed irrisolta, anche con uso di tastiere, e dove l’assolo è meno convincente che negli altri brani.

Bruno Conti

Il Primo Cofanetto “Importante” del 2017! Cream – Fresh Cream

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Cream – Fresh Cream – 3 CD + Blu-Ray Audio – Polydor/Universal

Se ne parlava ormai da svariati mesi (considerando che il Fresh Cream originale era uscito nel 1966 e quindi il 50° Anniversario sarebbe stato il 9 dicembre, giorno della pubblicazione della prima versione in LP) ma questa volta diciamo che non siamo molto lontani dalla “perfezione”, visto che la data di uscita del cofanetto è stata fissata per il 27 gennaio. Sarà un quadruplo in Super Deluxe Edition, con libro di 64 pagine, e che nel remastering dello specialista Bill Levenson, conterrà il disco originale in versione mono più i vari singoli usciti ai tempi e un paio di EP francesi nel primo CD. Il disco 2 in versione stereo con aggiunti “stereo mixes” differenti da quelli dell’album, con diversi brani che escono per la prima volta nel secondo CD. Mentre il terzo dischetto audio contiene le prime versioni di molti pezzi non pubblicati all’epoca e alcune outtakes, in tutto undici tracce, di cui dieci inedite, mentre una canzone You Make Me Feel era uscito nel Box del 1997 Those Were The Days uscito nel 1997, Infine, sempre nel terzo CD, sono riportate anche le BBC Sessions registrate tra il Novembre 1966 e il Gennaio 1967, due delle quali non erano state inserite nel CD pubblicato nel 2003. A completare il box un Blu-Ray Audio destinato agli audiofili, contiene solo i due album in versione Mono e Stereo, con qualche bonus.

Comunque qui sotto potete leggere la tracking list completa del cofanetto:

CD1]
FRESH CREAM Mono Album
1. N.S.U. 2:44
2. SLEEPY TIME TIME 4:20
3. DREAMING 2:00
4. SWEET WINE 3:19
5. SPOONFUL 6:30
6. CAT’S SQUIRREL 3:01
7. FOUR UNTIL LATE 2:09
8. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:46
9. I’M SO GLAD 3:59
10. TOAD 5:14
Session recording – mono mix:
11. THE COFFEE SONG 2:56
The Mono Singles:
12. WRAPPING PAPER 2:29
13. CAT’S SQUIRREL 3:01
A-side & B-side of Cream’s 1st UK single, Reaction 591007, released 7 October 1966.
14: I FEEL FREE 2:49
15: N.S.U. 2:45
A-side & B-side of Cream’s 2nd UK single, Reaction 591011, released 9 December 1966.
16. SPOONFUL Part I 2:26
17. SPOONFUL Part II 2:31
A-side & B-side of Cream’s 3rd US single, ATCO 45-6522, released September 1967.
The Mono French EPs:
18. WRAPPING PAPER alternate mix 2:25
19. SWEET WINE alternate mix 3:18
20. I’M SO GLAD 3:57
21. CAT’S SQUIRREL alternate master 3:01
FRENCH EP, Polydor 27 791, released November 1966.
22. I FEEL FREE alternate mix 2:48
23. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ alternate master 1:50
24. N.S.U. 2:44
25. FOUR UNTIL LATE 2:06
FRENCH EP, Polydor 27 798, released November 1966.

[CD2]
FRESH CREAM Stereo Album
1. N.S.U. 2:45
2. SLEEPY TIME TIME 4:23
3. DREAMING 2:01
4. SWEET WINE 3:20
5. SPOONFUL 6:31
6. CAT’S SQUIRREL 3:08
7. FOUR UNTIL LATE 2:08
8. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:43
9. I’M SO GLAD 3:59
10. TOAD 5:12
Session recordings – stereo mixes:
11. I FEEL FREE 2:52
12. WRAPPING PAPER 2:25
13. THE COFFEE SONG 2:48
New stereo mixes:
14. I’M SO GLAD (NEW STEREO MIX) 3:59
15. N.S.U. (NEW STEREO MIX) 2:48
16. WRAPPING PAPER (NEW STEREO MIX) 2:43
17. THE COFFEE SONG (NEW STEREO MIX) 3:06
18. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ (FIRST VERSION – NEW STEREO MIX) 4:53
19. SPOONFUL (FIRST VERSION – NEW STEREO MIX) 5:57
20. TOAD (NEW STEREO MIX) 5:12
All new stereo mixes previously unreleased.

[CD3]
FRESH CREAM Early versions, outtakes and alternate mixes:
1. THE COFFEE SONG early version 2:54
2. YOU MAKE ME FEEL session outtake 2:41
3. BEAUTY QUEEN session outtake 2:38
4. WRAPPING PAPER early version 1:05
5. CAT’S SQUIRREL early version 2:27
6. I FEEL FREE early version 3:08
7. I FEEL FREE mono mix with no lead vocal 2:51
8. I FEEL FREE alternate mono mix 2:50
9. SWEET WINE early version 3:07
10. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ early version 4:35
11. TOAD early version 4:19
All tracks previously unreleased except “You Make Me Feel” which was first released
on the box set Those Where The Days, Polydor 314 539 000-2, in September 1997.

THE BBC SESSIONS (November 1966 – January 1967):
BBC Light Programme “Saturday Club” session
Recorded at the Playhouse Theatre, London, 8th November 1966:
12. SWEET WINE 3:28
13 ERIC CLAPTON INTERVIEW 0:54
14. WRAPPING PAPER 2:31
15. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 3:04
16. SLEEPY TIME TIME 3:16 previously unreleased
17. STEPPIN’ OUT 1:50

BBC Home Service “Guitar Club” session
Recorded at BBC Studio 2, Aeolian Hall, London, 28th November 1966:
18. CROSSROADS 1:55
19. STEPPIN’ OUT 2:34 previously unreleased

BBC World Service “R & B Club” session
Recorded at BBC Maida Vale Studio 4, London, 9th December 1966:
20. CAT’S SQUIRREL 3:43
21. TRAINTIME 2:56
22. I’M SO GLAD 4:24
23. LAWDY MAMA 1:54

BBC Light Programme “Saturday Club” session
Recorded at the Playhouse Theatre, London, 10th January 1967:
24. ERIC CLAPTON INTERVIEW 2 0:48
25. I FEEL FREE 2:55
26. N.S.U. 2:57
27. FOUR UNTIL LATE 1:54

[Blu-ray Audio]
FRESH CREAM US Stereo Album in 24/96 Hi Resolution Audio:
1. I FEEL FREE 2:52
2. N.S.U. 2:45
3. SLEEPY TIME TIME 4:23
4. DREAMING 2:01
5. SWEET WINE 3:19
6. CAT’S SQUIRREL 3:08
7. FOUR UNTIL LATE 2:08
8. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:43
9. I’M SO GLAD 3:59
10. TOAD 5:12

Stereo bonus tracks:
11. SPOONFUL 6:32
12. WRAPPING PAPER 2:25
13. THE COFFEE SONG 2:49

FRESH CREAM US Mono Album in 24/96 Hi Resolution Audio:
14. I FEEL FREE 2:48
15. N.S.U. 2:44
16. SLEEPY TIME TIME 4:20
17. DREAMING 2:00
18. SWEET WINE 3:19
19. CAT’S SQUIRREL 3:00
20. FOUR UNTIL LATE 2:08
21. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:45
22. I’M SO GLAD 3:58
23. TOAD 5:13

Mono bonus tracks:
24. SPOONFUL 6:33
25. WRAPPING PAPER 2:28
26. THE COFFEE SONG 2:54

Il prezzo, molto indicativamente, sarà tra i 50 e i 60 euro.

Direi che è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Per Ricordare Uno dei Grandissimi :Un Fine Settimana Con Lou Reed The RCA & Arista Album Collection, Parte II

lou reed the rca arista album collection box

Lou Reed – The RCA & Arista Album Collection – Sony Box Set 17CD

Parte 2

Berlin (1973): quando tutti si aspettano un bis di Transformer, Lou arriva con Berlin, un concept duro, drammatico e difficile, con testi che parlano di violenza, droga e morte, un disco all’epoca ferocemente criticato. Prodotto da Bob Ezrin, e con sessionmen come Jack Bruce, Stevie Winwood e la fantastica coppia di chitarristi Steve Hunter e Dick Wagner, Berlin è stato col tempo rivalutato, ed oggi è considerato uno dei capolavori reediani, a partire dalla gelida title track (molto diversa da quella su Lou Reed), passando per la potente Lady Day, alla struggente Men Of Good Fortune, alle due diverse Caroline Says (la seconda è una meraviglia), fino ai due capolavori assoluti: How Do You Think It Feels, rock ballad sontuosa con splendido assolo di Wagner, e l’angosciosa ma emozionante The Kids. Grande disco, anche se ostico.

Rock’n’Roll Animal (1974): se non ci fosse stato il Live At Fillmore East degli Allman Brothers Band, questo sarebbe il mio disco dal vivo preferito degli anni settanta, e quindi probabilmente di sempre. Registrato a New York, Rock’n’Roll Animal vede un Lou Reed in forma assolutamente strepitosa, accompagnato da una band da sogno (ancora Hunter e Wagner alle chitarre, Prakash John al basso, Pentti Glan alla batteria e Ray Colcord al piano), per un’esplosione elettrica che raramente è stata immortalata altre volte su disco. Solo cinque canzoni (di cui quattro dei Velvet), ma nella loro versione definitiva: la Sweet Jane più bella di sempre (imperdibile il boato del pubblico quando riconosce il famoso riff alla fine della lunga intro strumentale), una Heroin mai così agghiacciante, una devastante White Light/White Heat in versione boogie, una Lady Day che cancella persino quella di Berlin, ed il finale ad altissimo tasso elettrico con Rock’n’Roll. Qui cinque stelle sono pure poche.

Sally Can’t Dance (1974): uno dei dischi più immediati del nostro (è stato anche l’unico ad entrare nella Top Ten), che si apre e chiude con due straordinarie ballate, Ride Sally Ride e Billy, e presenta brani come l’ottimo rock’n’roll Animal Language, la raffinata e suadente Baby Face, la controversa, ma musicalmente ineccepibile, Kill Your Sons e la potente title track, con grande uso di fiati, quasi un brano southern. Un lavoro più che buono, anche se inevitabilmente inferiore sia a Transformer che a Berlin.

Metal Machine Music (1975): il più sonoro vaffanculo di un artista verso la sua casa discografica (che si limitava a chiedere un disco come da contratto), ma anche un atto poco rispettoso verso i fans, Metal Machine Music è un esperimento di noise music lungo più di un’ora (in origine era un doppio LP), ottenuto mediante il feedback della chitarra ed altre diavolerie tecnologiche. Un disco inascoltabile, si fa fatica ad arrivare a due minuti, figuriamoci i 64 totali, anche se c’è da dire che Lou pagherà in prima persona questa specie di scherzo. Non date retta ai critici snob che negli ultimi anni hanno tentato di rivalutarlo: Metal Machine Music era e rimane una solenne e rumorosa ciofeca.

Coney Island Baby (1976): dopo il disastro del disco precedente, la RCA ordina a Lou di tornare in studio e registrare un disco rock, e lui, unico caso in carriera, obbedisce (forse aveva capito che non poteva tirare oltremodo la corda): il risultato è Coney Island Baby, uno dei suoi migliori album in assoluto. Un disco solido, asciutto (anche nelle ballate), diretto e vigoroso, che ci fa ritrovare un Lou Reed tirato a lucido, con canzoni come la splendida Crazy Feeling, orecchiabile come poche altre volte, la soave Charley’s Girl, quasi un rifacimento di Walk On The Wild Side, la fluida She’s My Best Friend, dallo strepitoso finale chitarristico, e due classici assoluti come Kicks, con il suo progressivo crescendo, e la stupenda title track, una sontuosa ballata, tra le più belle mai messe su disco da Lou. Nella mia top three di dischi reediani (in studio) dopo Transformer e New York.

Rock And Roll Heart (1976): un album poco considerato (anche a posteriori), in quanto ha la sfortuna di essere “schiacciato” in mezzo a due pezzi da novanta come Coney Island Baby ed il successivo Street Hassle, e che fallirà addirittura l’ingresso nella Top 50 (Lou sta in parte ancora pagando l’affronto di Metal Machine Music). Il disco in certi momenti è persino leggero e fruibile (alla maniera del nostro, ovviamente), con brani corti e diretti come l’allegra I Believe In Love, o il rock’n’roll di Banging On My Drum, pura adrenalina, o ancora You Wear It So Well e Ladies Pay, due ottime ballate pianistiche, dai toni epici la prima (e con Garland Jeffries ai controcanti), più distesa e rilassata la seconda. Per non dire della deliziosa title track, in cui Lou canta in maniera rigorosa; il resto è piuttosto nella norma, facendo di Rock And Roll Heart un disco di facile ascolto ma alla lunga privo di brani che facciano la differenza.

Street Hassle (1978): altro grande disco, duro (nei testi), poetico, crudo, urbano, che concede poco all’ascoltatore occasionale. La parte del leone la fa sicuramente la lunga title track, una mini-suite in tre movimenti, una delle migliori prove di songwriting del nostro, pur se di difficile assimilazione (e con un cameo vocale non accreditato di Bruce Springsteen, che stava registrando Darkness On The Edge Of Town nello studio accanto). Altri highlights dell’album, che è stato registrato parzialmente dal vivo in Germania (pur con solo brani nuovi), sono la scintillante Gimme Some Good Times, che riprende volutamente il riff di Sweet Jane, il boogie sbilenco I Wanna Be Black, la folgorante (e quasi disturbante) Shooting Star. E gli perdoniamo l’insulsa Wait.

Live: Take No Prisoners (1978): l’unico doppio CD del box, questo live composto da dieci pezzi registrati al mitico Bottom Line di New York è spesso stato criticato per le lunghe parti parlate anche in mezzo alle canzoni, da parte di un Lou Reed insolitamente loquace ed estroverso, ma da qui a definirlo cabarettistico (ho sentito anche questa) ce ne vuole. Certo, non sarà Rock’n’Roll Animal, ma quando il gruppo suona il suo dovere lo fa alla grande, con eccellenti versioni di Sweet Jane, Satellite Of Love, Pale Blue Eyes (peccato il synth), una I’m Waiting For The Man riarrangiata blues, Coney Island Baby, ed anche una buona Street Hassle ed una I Wanna Be Black nettamente meglio dell’originale, con un grande Marty Vogel al sax. Dall’altro lato, a corroborare le critiche, una Walk On The Wild Side tirata per le lunghe e che non arriva mai al dunque.

Fine parte 2

Marco Verdi

Il Più Grande Bassista Della Storia Del Rock, E Anche Il Chitarrista Non Era Male! Jack Bruce And Robin Trower – Songs From The Road

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Jack Bruce And Robin Trower – Songs From The Road – Ruf/Ird CD+DVD 

Jack Bruce è stato il più grande bassista della storia del rock: e questa è una cosa nota e anche piuttosto condivisa. E qui potrei fermarmi. Meno noto è il fatto che questo concerto sia la riproposizione da casa Ruf di Seven Moons Live, l’album dal vivo del 2009 che uscì sia in versione CD che DVD, divise. Ora l’etichetta tedesca (ri)pubblica questa nuova edizione del concerto in versione doppia, con l’aggiunta di un brano, She’s Not The One, nella parte video. Quelli erano stati anni turbolenti e dolorosi per Bruce: nel 2003, dopo anni di eccessi, gli fu diagnosticato un tumore al fegato, e nel 2004 subì un trapianto totale, che agli inizi gli diede problemi di rigetto, poi risolti, tanto che nel 2005 fu presente alla famosa reunion dei Cream alla Royal Albert Hall.. Poi il musicista proseguì la sua frenetica serie di impegni e nel 2007 rinnovò anche la collaborazione con Robin Trower, grande chitarrista londinese, noto ai più per la sua militanza nei Procol Harum, ma autore anche di una lunga serie di album solisti, che gli valsero l’epiteto di “erede” di Jimi Hendrix, per il suo stile “sognante” e ricco di tecnica, ammirato moltissimo da Robert Fripp, che lo considerava un maestro e ha addirittura preso delle lezioni da lui.

Come dicevo un attimo fa, Trower e Bruce si erano già incontrati una prima volta tra il 1981 e il 1982, quando registrarono due album in coppia, B.L.T. e Truce. Nel 2007 esce Seven Moons, disco che li vede affiancati dal grande batterista (ma anche tastierista) Gary Husband, uno che abitualmente suona nei 4Th Dimension di John Mclaughlin, ma ha collaborato anche con Allan Holdsworth, Mike Stern, i Level 42 (?!?) e tantissimi altri che sarebbe lunghissimo elencare. Quindi per tutti e tre i musicisti, l’arte della collaborazione è un fattore importante nel proprio fare musica, come pure la capacità di fondere vari generi: Bruce ha iniziato nel gruppo di Graham Bond, tra jazz e blues, poi brevemente nei Manfred Mann e nei Bluesbreakers di Mayall, l’avventura dei Cream dove ha rivoluzionato il modo di fare rock, introducendo l’improvvisazione del jazz, e inventando di fatto il power trio, di nuovo jazz con Tony Williams Lifetime, Carla Bley, Kip Hanrahan, in mezzo una carriera solista eccelsa, con mille rivoli e deviazioni che lo hanno portato a riprovare il trio rock-blues con West, Bruce & Laing e il quintetto con Carla Bley, Ronnie Lehay e Mick Taylor, ma anche lo stile big band, le contaminazioni con la world music e mille altre avventure.

Ma secondo me il genere dove eccelleva è sempre stato il rock-blues, il suo saper improvvisare in libertà, confrontarsi con un chitarrista e un batterista, all’interno anche di brani dalla struttura classica, ovvero belle canzoni, per poi improvvisamente partire verso la stratosfera del rock, quando incontrava dei musicisti ai suoi livelli tecnici. E Trower e Husband lo sono entrambi; in questo concerto registrato nella bella sala da teatro De Vereeniging di Nijmegen in Olanda, il 28 febbraio del 2009, una delle ultime occasioni per ascoltare Jack Bruce (che come ricorda lui stesso nel corso del concerto, aveva avuto di nuovo dei problemi di salute tanto da fargli esclamare che non solo era contento di essere in quel teatro a suonare, ma lo era in assoluto, per il fatto di essere ancora vivo) al massimo delle sue capacità: i brani vengono in gran parte da Seven Moons, 10 in totale, tutti meno uno, firmati, da Bruce e Trower, più Carmen da B.L.T. e tre pezzi dei Cream, che sono le chicche assolute del concerto.

Robin Trower non è Clapton, ma è assolutamente un suo pari, molto statico sul palco, a causa del suo continuo uso della pedaliera quasi costantemente in modalità wah-wah, ma anche con altri effetti che gli consentono quel suo stile sognante ed energico al tempo stesso, approccia i soli di Sunshine Of Your Love (con un Jack Bruce prodigioso al basso), White Room e Politician in modo originale, ma anche rispettoso degli originali, se mi passate il bisticcio. Bruce canta in tutto il concerto, ed è in gran forma vocale, a dispetto dei problemi di salute, tra blues, rock, musica d’autore e grandi canzoni, con punte di eccellenza nell’iniziale Seven Moons, nella sincopata Lives Of Clay, che ricorda moltissimo i pezzi dei Cream, nella sospesa Distant Places Of The Heart, quasi jazzata, in Carmen, una delle tipiche “ballate” di Jack, in Just Another Day, con un grande Trower, ai vertici del suo hendrixismo (se mi passate il termine), come pure in Perfect Place, dove il wah-wah fluisce in modo magnifico, e ancora nello slow blues di Bad Case of Celebrity e nella minacciosa e potente Come To Me. Praticamente in tutto il concerto dove i tre (anche Husband è formidabile) dimostrano che il rock è ancora un’arte viva e vegeta, se suonata da grandi interpreti.                  

Bruno Conti   

Odiava I Soundcheck, Ma Non Questo! Leslie West – Soundcheck

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Leslie West – Soundcheck – Mascot/Provogue 

Quest’anno sono cinquanta anni dagli esordi di Leslie West con i Vagrants, e il musicista newyorkese ad ottobre festeggia anche i 70 anni e questa nuova uscita, la terza per la Mascot/Provogue usa la solita formula degli ultimi tempi, ricca di ospiti, e con un misto di brani nuovi e cover di canzoni celebri. Diciamo subito che è un buon disco, non un capolavoro, un onesto album di hard rock-blues classico con alcuni detours inconsueti in altri generi, i tempi dei Mountain sono passati (ma la band in teoria esiste ancora), anche se il nostro amico spesso si affida ancora a quella “montagna” di suono che lo ha sempre caratterizzato, e sul lato chitarristico il classico timbro della Gibson di West si gode comunque appieno. Non per nulla Leslie è stato spesso citato come fonte di ispirazione da colleghi illustri tra cui Richie Blackmore, che ne ricorda l’importanza per lo sviluppo del sound di In Rock, ispirato dall’ascolto di Mississippi Queen, oppure Martin Barre, che ammette di avere preso qualche ideuzza per il celebre riff di Aqualung, senza dimenticare Pete Townshend, e qui è lo stesso West a ricordare di essere stato presente alle prime sessions ai Record Plant che poi hanno portato alla realizzazione di Who’s Next, con il leader degli Who che gli regalò una Les Paul Junior, utilizzata in quella occasione.

Proprio al sound di Who’s Next mi sembra si ispiri il primo brano di questo Soundcheck, Left By The Roadside To Die, che si apre con il suono ripetuto di un synth suonato da David Biglin, su cui si innesta una chitarra acustica anche in modalità slide, poi entra l’elettrica di Leslie West e il resto del gruppo, per un brano che sembra viaggiare su territori blues, proprio per l’uso della slide https://www.youtube.com/watch?v=Har0FeOeYWk . Anche Give Me One Reason rimane ancorata a questo suono blues, una strana scelta di cover, la prima del CD, un brano di Tracy Chapman che si trovava su New Beginning, scelto appositamente da Leslie West per la sua melodia che secondo lui ben si adattava all’assolo che aveva in mente di inserire nel pezzo, e stranamente tutto funziona, con gusto e misura. Here’s For The Party è uno dei brani più duri, a tutto riff, con il classico suono “grasso” della solista che si innesta sul groove solido della band che accompagna West, classico è anche l’assolo con il tipico vibrato del nostro, che è un po’ il suo marchio di fabbrica, sentito mille volte, ma in fondo è quello che ci si aspetta da lui. You Are My Sunshine, viceversa, è una scelta inconsueta: si tratta di un vecchio standard americano degli anni ’30 del secolo scorso, famosissimo, che di recente è tornato in auge, perché una versione cantata da Jamie Johnson e Shooter Jennings è stata utilizzata nella colonna sonora della serie TV Sons Of Anarchy https://www.youtube.com/watch?v=fo_szHx1_no , dove anche West l’ha sentita, decidendo di realizzare la sua versione, molto aderente all’originale, chitarre acustiche e archi sintetici, ma anche le elettriche di West e dell’ospite Peter Frampton che lavorano di fino per creare un brano di pura atmosfera https://www.youtube.com/watch?v=weLUkI302-g .

Empty Promises Nothing Sacred è un tributo alla musica degli AC/DC, un incontro tra titani del riff-rock che crea un’altra montagna di suoni e soli in libertà. Ulteriore cambio per A Stern Warning, un brano strumentale per sola chitarra acustica che mescola spunti classici, modali, folk e blues un po’ come faceva il Jimmy Page dei primi Zeppelin, grande pezzo e grande tecnica. Non male pure la versione di People Get Ready, celeberrimo brano soul di Curtis Mayfield, famoso anche nella versione di Jeff Beck, a cui si avvicina questa rilettura, comunque rispettosa e piacevole, con l’immancabile lirica serie di soli a valorizzarla, dedicata alla memoria del vecchio road manager dei Vagrants https://www.youtube.com/watch?v=R727FcEs-MQ , mentre Going Down è proprio il classico pezzo di Don Nix, anche questo associato a Jeff Beck, ripescato da una registrazione di dieci anni fa dove suonano Max Middleton alle tastiere, David Hood al basso, Bonnie Bramlett alle armonie vocali e la seconda chitarra solista è quella di Brian May, bellissima versione, degna dei migliori Mountain. Prosegue la serie dei “recuperi” con l’omaggio a Ben E. King, scomparso di recente, con una bella versione acustica di Stand By Me, dove la voce femminile è quella di una 16enne sconosciuta, tale Ariela Pizza (giuro!), figlia di un amico di Leslie, che comunque se la cava più che bene. C’è anche una cover di Eleanor Rigby, che in pratica è un assolo di basso fretless di Rev Jones e per concludere, quella che è forse la chicca del disco, una versione dal vivo di Spoonful, con Jack Bruce al basso e alla voce e Leslie West che fa il Clapton della situazione, tributo riuscitissimo all’amico scomparso, preso da un vecchio nastro anni ’80 che esce dalle nebbie del tempo, intatto e ruspante, come il buon Leslie https://www.youtube.com/watch?v=T0XRvwE32LA !

Bruno Conti    

Un Altro Arzillo 70enne! Robin Trower – Something’s About To Change

robin trower something's about to change

Robin Trower – Something’s About To Change – V12 Records/Cadiz/Ird

Robin Trower è da sempre giustamente considerato uno dei migliori epigoni hendrixiani, ma anche per lui il tempo passa (quest’anno, proprio il 9 marzo, giorno di uscita dell’album, ha compiuto 70 anni) e la formula, nonostante la promessa del titolo che Something’s About To Change, rimane più o meno quella e alla lunga comincia a mostrare la corda. Intendiamoci, Trower è sempre un fior di chitarrista, tra i più bravi ed eclettici in ambito blues-rock o rock-blues, come preferite, uno degli “originali” e il suo sound ha sempre quella particolare aura sognante che in dischi come Bridge Of Sighs o Twice Removed From Yesterday, e in generale tutta la produzione anni ’70, anche grazie alla presenza di James Dewar, bassista, ma soprattutto cantante dalla voce maschia e profonda, rimane uno degli output più interessanti di quell’epoca ricca di grandi chitarristi di valore, nei migliori anni del rock inglese. Ma Dewar non c’è più dal 1983 e Robin ha provato, nel corso degli anni, riuscendoci in parte, a sostituirlo, per esempio con Jack Bruce, insieme a cui ha registrato tre album più un live, l’ultimo dei quali Seven Moons Live appunto, nel 2009.

 

Per il resto però, da qualche anno in qua, Robin Trower ha assunto anche il ruolo di cantante e bisogna dire che spesso, per usare un eufemismo, fa rimpiangere i suoi predecessori illustri, dal grande Gary Brooker, nei Paramounts e nei Procol Harum, ai citati Dewar e Bruce; ora, nel nuovo album, anche questo pubblicato a livello indipendente dalla propria etichetta, il musicista inglese ha assunto pure il ruolo di bassista, facendosi affiancare da Chris Taggart, buon batterista di settore, già presente nel precedente Roots And Branches, dove Trower andava ad esplorare anche il passato, con varie cover interessanti, e la presenza, all’organo di Luke Smith, musicisti non  in grado di mascherare il fatto che  il materiale, tutto scritto da Trower, sia spesso (leggi quasi sempre) non all’altezza dei brani delle epoche più fertili. Ogni tanto il vecchio leone dà ancora la sua zampata, soprattutto in quelle particolari blues ballads dalle atmosfere sognanti e spaziali, da sempre suo marchio di fabbrica, per esempio Dreams That Shone Like Diamonds, quasi alla JJ Cale nel suo applicare la formula della sottrazione di volumi e violenza chitarristica, a favore di poche note ma ben piazzate e con un sound limpido e ben delineato https://www.youtube.com/watch?v=jTHtBIWAA_8 .

robin trower 1 robin trower 2

Altrove il vecchio amore per Hendrix è ancora presente, come nella energica title-track iniziale, con il suo rock-blues sincopato e percorso da violente scariche della solista, o nel mid-tempo che vorrebbe essere sognante, ma suona un filo risaputo, di Fallen, dove il lavoro, comunque eccellente, della solista, non è sufficiente a coprire il cantato quasi alla camomilla di Trower. A questo punto meglio affidarsi al vecchio blues, che non tradisce mai, come nello slow, Good Morning Midnight, dove il nostro ci regala un bel solo di ottimo spessore tecnico, ma forse poco brilante nel feeling e nella passione. Lo stile è quello solito, Strange Love è un altro lento, ma il cantar parlando di Robin a lungo andare può essere veramente irritante https://www.youtube.com/watch?v=VqhWAVx1Jb0 e non so se i seguaci di questa musica si potranno accontentare solo del suo lavoro alla chitarra, per quanto impeccabile, qualche riff più mosso in The One Saving Grace, ma il wah-wah, che era un altro dei suoi tratti caratteristici è latitante e molte delle canzoni sinceramente non le ricordo neppure. Giudizio di stima, ma mi sa che la prossima volta dovrà cambiare veramente qualcosa, il chitarrista va bene, magari il cantante!

Bruno Conti