Novità Prossime Venture 15. Un Concerto “Sconosciuto” Sino Ad Oggi: Jimmy Page And Friends – Tribute To Alexis Korner: Live, Nottingham 1984

jimmy page and friends tribute to alexis korner

Jimmy Page And Friends -Tribute To Alexis Korner: Live, Nottingham 1984- 2CD -Angel Air UK – 27-09-2019

Di questo concerto ero venuto a conoscendo perché “surfando” per la rete a caso, mi ero imbattuto qualche anno fa su YouTube in un video postato dal presunto proprietario del nastro, che cercava una etichetta per pubblicare il tributo nella sua interezza, ma stranamente nessuno era interessato, considerando l’importanza degli artisti coinvolti, anche se ha circolato un bootleg di qualità sonora scarsa.

Siamo a giugno 1984, Alexis Korner era morto il 1 gennaio di quell’anno a causa di un cancro, e Ian Stewart ed alcuni altri artisti illustri avevano deciso di organizzare una serata dedicata alla raccolta fondi per la ricerca di cure sul cancro e nello stesso tempo rendere omaggio ad uno dei “grandi padri bianchi” del blues britannico, che era quello che per primo li aveva scoperti e lanciati. E quando il 5 giugno al Club Palais Ballroom di Nottingham uniscono la loro forze i Rocket 88, l”ultima band di Korner, in cui militavano tra gli altri la grande vocalist Ruby Turner,  proprio il pianista onorario degli Stones Ian Stewart, che come detto era anche l’organizzatore della serata, e il sassofonista dei Colosseum Dick-Heckstall Smith, mentre gli ospiti più importanti erano Jimmy Page alla solista, Jack Bruce al basso e alla voce, Paul Jones, voce e armonica, e Charlie Watts alla batteria, che per l’occasione, con divertente gioco di parole si autodefiniscono la Alexis Light Orchestra, in omaggio al loro vecchio mentore. Il tutto venne mandato in onda per radio.

Alla fine qualcuno ha deciso di pubblicare questo concerto e il 27 settembre la Angel Air farà uscire un doppio CD, il cui contenuto completo è quello che leggete sotto.

.CD1]
1. Intro
2. Sweet Home Chicago
3. When It All Comes Down
4. Early Morning Groove
5. Introducing The Band
6. Bring It On Home
7. How Long Blues
8. Blue Monday
9. Let The Good Times Roll
10. Stormy Monday
11. Splanky
12. Big Boss Man

[CD2]
1. My Country Man
2. Million Dollar Secret
3. River’s Invitation
4. Jimmy Page Jam
5. Money’s Getting Cheaper
6. King Of All I Survey
7. Got My Mojo Working
8. Every Day I Have The Blues
9. Encore Intro
10. Hoochie Koochie Man

A giudicare da quel famoso filmato, con il bis finale corale della serata. solo con la parte audio, la qualità sonora sembra quella di un buon broadcast radiofonico, verificheremo alla uscita.

Bruno Conti

Ancora Un Paio Di Ristampe “Primaverili”: Marvin Gaye – You’re The Man & Box Ronnie Lane – Just For A Moment: Music 1973-1997

marvin gaye you're the man

Ancora un paio di ristampe sfiziose in uscita nei prossimi mesi.

Marvin Gaye – You’re The Man – Tamla Motown/Universal – 26-04-2019

Esce, domani la versione in vinile, e il prossimo 26 aprile in CD, questo album “inedito” del 1972 di Marvin Gaye, trovato negli archivi della sua storica etichetta, la Tamla Motown. In effetti il contenuto è abbastanza ibrido: secondo la casa discografica questo You’re The Man doveva essere il seguito del suo capolavoro assoluto What’s Going On, ma per vari motivi non fu pubblicato all’epoca. Quindi non si dovrebbe parlare di ristampa ma di “nuovo”album: ci sono tre canzoni remixate oggi da tale SaLaAM ReMi, che comunque non sono per niente male, una versione lunga di quello che doveva essere un singolo natalizio mai pubblicato e il lato B strumentale, oltre ad otto brani previsti per il disco originale e qualche altra chicca assortita.

Ecco la lista completa dei contenuti.

1. You’re The Man
2. The World Is Rated X
3. Piece Of Clay
4. Where Are We Going?
5. I’m Gonna Give You Respect
6. Try It, You’ll Like It
7. You Are That Special One
8. We Can Make It Baby
9. My Last Chance (Salaam Remi Mix)
10. Symphony (Salaam Remi Mix)
11. I’d Give My Life For You (Salaam Remi Mix)
12. Woman Of The World
13. Christmas In The City (Instrumental)
14. You’re The Man (Version 2)
15. I Want To Come Home For Christmas
16. I’m Going Home (Move)
17. Checking Out (Double Clutch)

Sembra molto interessante, d’altronde Gaye è stato uno dei veri grandi della soul music, quindi ristampa o nuovo album, come vogliamo chiamarlo, si tratta di un piccolo evento per gli amanti della buona musica nera. Il disco esce per il 60° Anniversario della Motown e per l’80° dalla nascita di Marvin Gaye, che sarebbe stato il 2 aprile.

ronnie lane box

Ronnie Lane – Just For A Moment: Music 1973-1997 – Box 6 CD Universal – 17-05-2019

Ronnie Lane è sempre stato il “perfetto gregario”, uno dei più grandi della storia del rock, prima negli Small Faces, scudiero di Steve Marriott, poi nei Faces spalla di Rod Stewart. Ma ha avuto anche una lunga e gloriosa (pur se con i mille problemi legati alla sua salute) carriera solista, che ora viene celebrata con questo bel cofanetto che raccoglie il meglio della sua produzione, ed è arricchito da molto materiale raro ed inedito.

Come vedete dall’immagine riportata sopra si tratta di un cofanetto da 6 CD, il cui contenuto dei primi quattro dischetti è relativo agli album pubblicati da Lane negli anni ’70:ovvero Anymore For Anymore, Ronnie Lane’s Slim Chance, One For the Road, See Me. ognuno arricchito da moltissime bonus tracks, demos, inediti, rarità, BBC Sessions, anche diversi brani dal vivo, nonché parecchie canzoni estratte dalle collaborazioni con Ron Wood Mahoney’s Last Stand Rough Mix con Pete Townshend, quest’ultimo registrato quando a Ronnie era già stata diagnosticata la sclerosi multipla, intorno al 1977.

Il quinto CD riporta registrazioni degli anni ’80, tra cui il Rockpalast del 3 marzo 1980, ma anche altre sessions, demo ed outtakes, tra cui alcune canzoni inedite, in parte registrate nel 1976 e 1977. Il sesto ed ultimo CD copre la parte americana della sua carriera, quando Lane si trasferì nel 1984 ad Austin in Texas, dove il clima era migliore per la sua malattia, ma ci sono anche pezzi registrati dal vivo in Giappone, il tutto è inciso tra il 1987 e il 1992.

Comunque ecco la lista completa dei contenuti del Box.

[CD1: Anymore For Anymore]

1. Careless Love
2. Don’t You Cry For Me
3. Bye And Bye (Gonna See The King)
4. Silk Stockings
5. The Poacher
6. Roll On Babe
7. Tell Everyone
8. Amelia Earhart’s Last Flight
9. Anymore For Anymore
10. Only A Bird In A Gilded Cage
11. Chicken Wired
Bonus Tracks:
12. How Come [Single]
13. Done This One Before [Single B-Side]
14. From The Late to the Early
15. Just For A Moment
16. How Come [Alternate Studio Take]
17. Ooh La La [BBC John Peel Session 11/12/1973]
18. Debris [BBC In Concert 23/04/1974]
19. Flags And Banners [Live At The Thames Hotel 11/12/1973]
20. Last Orders [Live At The Thames Hotel 11/12/1973]
21. I’ll Fly Away

[CD2: Ronnie Lane’s Slim Chance]
1. Little Piece Of Nothing
2. Stone
3. A Bottle Of Brandy
4. Street Gang
5. Anniversary
6. I’m Gonna Sit Right Down And Write Myself A Letter
7. I’m Just A Country Boy
8. Ain’t No Lady
9. Blue Monday
10. Give Me A Penny
11. You Never Can Tell
12. Tin And Tambourine
13. Single Saddle
Bonus Tracks:
14. Brother Can You Spare A Dime? [Island Single]
15. What Went Down (That Night With You) [Island Single]
16. Lovely Single [B-Side]
17. Roll On Babe [BBC Live In Concert 13/12/1974]
18. Sweet Virginia [BBC John Peel Session 19/11/1974]
19. Walk On By [BBC Live In Concert 12/02/1976]
20. You’re So Rude [Live Victoria Palace 16/03/1975]
21. From The Late To The Early (Lost) / How Come [Live Victoria Palace 16/03/1975]
22. What Went Down (That Night With You) [Island Single Outtake]

[CD3: One For The Road]
1. Don’t Try ‘N’ Change My Mind
2. 32nd Street
3. Snake
4. Burnin’ Summer
5. One for the Road
6. Steppin’ an’ Reelin’ (The Wedding)
7. Harvest Home
8. Nobody’s Listening
9. G’Morning
Bonus Tracks:
10. April Fool
11. Annie
12. Nowhere to Run
13. Silly Little Man
14. Catmelody
15. Last Orders (Well Well Hello, Slow Version)
16. Lonely
17. Under My Nose
18. Feeling Like A Lion
19. Going West

[CD4: See Me]
1. One Step
2. Good Ol’ Boys Boogie
3. Lad’s Got Money
4. She’s Leaving
5. Barcelona
6. Kuschty Rye
7. Don’t Tell Me Now
8. You’re So Right
9. Only You
10. Winning With Women
11. Way Up Yonder
Bonus Tracks:
12. Three Cool Cats See Me [Outake]
13. The Wanderer [The R ‘N’ B Sessions]
14. Rocket ’69 [The R ‘N’ B Sessions]
15. The Joint Is Jumpin’ [The R ‘N’ B Sessions]
16. Annie Had A Baby [The R ‘N’ B Sessions]
17. Pisshead Blues [Fishpool Sessions]
18. Barcelona [Demo]
19. Three Cool Cats [Demo]

[CD5]
1. Rats Tales (Catmelody) [Live At Rockpalast 03/03/1980]
2. Flags and Banners [Live At Rockpalast 03/03/1980]
3. Annie Had A Baby [Live At Rockpalast 03/03/1980]
4. How Come [Live At Rockpalast 03/03/1980]
5. You’re So Rude [Live At Rockpalast 03/03/1980]
6. Lad’s Got Money [Live At Rockpalast 03/03/1980]
7. Kuschty Rye [Live At Rockpalast 03/03/1980]
8. Man Smart, Women Smarter [Live At Rockpalast 03/03/1980]
9. Debris (Ronnie Lane’s Big Dipper) [Live Capital Radio 29/05/1981]
10. Around The World (Grow Too Old) [Fishpool Sessions 1977]
11. Last Night [Fishpool Sessions 1977]
12. All Or Nothing [BBC John Peel 15/01/1976]
13. Bombers Moon [The Merton Sessions Early ’81]
14. Last Tango In Nato [The Merton Sessions Early ’81]
15. Silly Little Man [Fishpool Sessions]
16. She’s Leaving (I Can Hear Her Singing) [Demo]
17. Lovely [Outtake]
18. Rats Tales (Catmelody) [Fishpool Sessions]

[CD6]
1. Ooh La La [Live In Texas / 1988]
2. Rio Grande (Bombers Moon) [Live In Texas]
3. Nowhere To Run [Live KLBJ 12/89]
4. Annie [LIVE KLBJ 14/02/89]
5. Buddy Can You Apare A Dime? [KLBJ 22/12/87]
6. You’re So Rude [Live At KUT 1988]
7. Dirty Rice (Featuring The Tremors With Bobby Keys) [The Back Room Austin May 12 1987]
8. Winning With Women [KUT 1988]
9. Ooh La la [Live In Texas / 1987]
10. Don’t Try ‘N’ Change My Mind [Live In Japan]
11. Glad And Sorry [Live In Japan]
12. Just For A Moment [Live In Japan]
13. Spiritual Babe [Demo (Houston)]
14. King Of The Lazy World [1992 Studio Session]
15. Peaches January [1989 Arlyn Studio Sessions]
16. Sally Anne January [1989 Arlyn Studio Sessions]
17. Spiritual Babe January [1989 Arlyn Studio Sessions]
18. Hearts Of Oak January [1989 Arlyn Studio Sessions]
19. Strongbear’s Daughter January [1989 Arlyn Studio Sessions]

ronnie lane oh la la

Nel 2014 era stato pubblicato anche Ooh La La, un doppio CD relativo solo agli album con gli Slim Chance, pubblicati dalla Island, anche se il cofanetto di prossima uscita il 17 maggio p.v., nonostante il prezzo indicativo tra i 75 e gli 80 euro annunciato non sia propriamente economico, rimane comunque un manufatto di notevole interesse per chi vuole esplorare la musica del nostro amico, una sorta di “gemello diverso” musicale di George Harrison e anche uno degli anticipatori dello stile roots ed Americana che sarebbe arrivato negli anni successivi.

Peccato non sia stato inserito nulla dai concerti denominati ARMS Charity Concerts, organizzati dal produttore Glyn Johns in Inghilterra sul finire del 1983 per raccogliere fondi sulla ricerca della malattia, ma anche per aiutare il musicista inglese a fronteggiare i rilevanti costi sostenuti per le proprie cure. Alle date, la prima il 20 settembre del 1983 alla Royal Albert Hall, seguì un tour negli Stati Uniti curato da Bill Graham, a cui partecipò la crema della musica rock mondiale, tra i quali, insieme sul palco in una delle rarissime occasioni, forse l’unica, Eric Clapton, Jimmy Page Jeff Beck, ma anche Steve Winwood, Joe Cocker, Paul Rodgers, Andy Fairweather-Low, Charlie Watts, John Paul Jones ed ancora  Bill Wyman, Chris Stainton, Ray Cooper, Kenney Jones, Fernando Saunders e molti altri.

Per oggi è tutto alla prossima.

Bruno Conti

Un Altro Chitarrista Formidabile. Ryan McGarvey – Live At Swinghouse

ryan mcgarvey live at swinghouse

Ryan McGarvey – Live At Swinghouse – Ryan McGarvey.com

I chitarristi ai primi posti delle classifiche dei più grandi di tutti i tempi vengono principalmente dagli anni ’60 (almeno i primi cinque), con un paio di eccezioni per maestri del blues e del R&R come BB King e Chuck Berry, e solo Stevie Ray Vaughan e Eddie Van Halen a rappresentare gli anni ’80: tutto questo per ricordare che le ultime decadi non sono state generose per l’avvento di nuovi solisti di prima fascia sulla scena del rock. Forse solo gli anni ’90 hanno visto alcuni chitarristi come Joe Bonamassa, Kenny Wayne Shepherd, Derek Trucks, Warren Haynes, tanto per citarne alcuni, affacciarsi tra le nuove stelle dei virtuosi dello strumento. Alcuni di questi (lui cita anche Chris Duarte) sono proprio quelli che maggiormente hanno influenzato Ryan McGarvey, musicista proveniente da Albuquerque, New Mexico, ma attivo soprattutto nella scena californiana, un chitarrista veramente dalla tecnica e dalla potenza di suono impressionante, con alcuni album al proprio attivo a livello indipendente, poco conosciuto ai più, per usare un eufemismo, anche per la circolazione quasi “carbonara” dei suoi CD, di cui questo Live A Swinghouse è sicuramente quello che maggiormente ne  valorizza lo stile esplosivo e la tecnica sopraffina, nonché la propensione all’improvvisazione in lunghe cavalcate che rimandano a gran parte dei nomi citati poc’anzi.

Il disco è stato registrato a Los Angeles nel 2016, in un piccolo studio di registrazione con la presenza di un pubblico non numeroso ma entusiasta; nel frattempo McGarvey ha già pubblicato nel 2018 anche un nuovo album di studio, Heavy Hearted, ma il disco da avere per iniziare a conoscerlo è sicuramente questo album dal vivo. Registrato nella classica formazione da power trio, con una sezione ritmica veramente notevole, Logan Miles Nix alla batteria (John 5), anche lui di Albuquerque, e soprattutto il bassista veterano di 1000 battaglie Carmine Rojas, già in azione con Bowie (e decine di altri artisti) negli anni ’80, e in anni più recenti, dal 2006 al 2015 nella band di Joe Bonamassa. Proprio Bonamassa è stato tra i primi a scoprire e sponsorizzare McGarvey, dicendo “ mi ricorda me stesso alla sua età” https://www.youtube.com/watch?v=Fp6BF5jAZfs . Già definito da alcuni critici musicali The Guitar Maestro, il nostro amico in effetti è una sorta di “iradiddio” della chitarra, un solista impetuoso e dalla tecnica variegata: nei due brani più lunghi dell’album, Prove Myself, oltre dodici minuti, e Mystic Dream, 17 minuti e trenta, mi è sembrato di sentire il Jimmy Page degli inizi https://www.youtube.com/watch?v=Nm7nXi2Cwwk , ma anche lo stesso Bonamassa dei primi anni, con improvvisazioni formidabili, assoli ricchi di inventiva, con continui rilanci, e con uso di slide, wah-wah, con una timbrica della chitarra “arrapante” sia che usi la Gibson come la Fender, in grado di lasciare a bocca aperta anche l’ascoltatore più scafato e abituato ai grandi del passato, ma senza quella freddezza tipica di certi chitarristi della categoria “fenomeni della 6 corde”, insomma tra i suoi pregi c’è anche il calore, tanto blues e una discreta propensione vocale.

Tra gli altri brani di valore in questo Live At Swinghouse anche uno strumentale come Texas Strut, che fin dal titolo rende omaggio alle furiose cavalcate di Stevie Ray Vaughan, il poderoso rock-blues hendrixiano della iniziale Wish I Was Your Man con wah-wah in libertà, la fantastica Blues Knockin’ At My Door dove va di slide come se ne andasse della sua vita https://www.youtube.com/watch?v=w9xgKRJfq8g , o lo slow blues accorato della ballata My Heart To You con un assolo “strappamutande” nel finale, degno di Jimi , senza dimenticare la “riffatissima” Little Red Riding Hood o la tirata ode al power trio rock di una vigorosa Memphis. Praticamente tutti i brani, non ce n’è uno debole, compreso il bis Joyride, richiesto a gran voce dal pubblico presente, un’altra sferzata rock-blues che ricorda i brani del miglior Ted Nugent degli anni ’70. Ma i due brani lunghi sono quelli che fanno capire che siamo di fronte ad un vero talento, insomma se siete appassionati dei chitarristi e di blues-rock non fatevi sfuggire questo Live At Swinghouse, che grida forte e chiaro “talento in azione”, insomma, nonostante le difficoltà nel recuperalo e i costi non indifferenti, sarebbe da avere!

Bruno Conti

Jeff Beck, Una Vita Per La Chitarra, E Non E’ Ancora Finita: Dai Cori Nelle Chiese Al Rock In Tutte Le Sue Forme, Ecco La Storia! Parte Prima

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Jeff Beck, Uno Dei Tre Più Grandi Chitarristi Del British Rock (Blues),  Il Più Eclettico Ed Estroso. Una Vita Per La Chitarra, E Non E’ Ancora Finita: Dai Cori Nelle Chiese Al Rock In Tutte Le Sue Forme, Ecco La Storia!

Visto che il Post è piuttosto lungo l’ho diviso in tre parti.

Geoffrey Arnold Beck nasce a Wallington, nel Surrey, il 24 giugno del 1944 (quindi ancora nel pieno della Seconda Guerra Mondiale). A 10 anni inizia a cantare nel coro della chiesa locale, poi va a scuola a Sutton, ma nel frattempo comincia ad ascoltare la musica e soprattutto i chitarristi: il primo è Les Paul, poi arrivano Cliff Gallup, il solista nella band di Gene Vincent, B.B. King e Steve Cropper, ma anche Buddy Guy e Scotty Moore,  che Beck cita tra le sue principali influenze. Agli inizi, sia per risparmiare che per sperimentare, le chitarre se le assembla da assolo, iniziando a studiare quegli effetti speciali e quelle sonorità insolite che poi lo renderanno quel solista unico che conosciamo ancora oggi. Già tra il 1962 e il 1963 comincia a suonare con i primi gruppi, come Screaming Lord Sutch And The Savages, che molti considerano solo un personaggio pittoresco, ma nella cui band nel corso degli anni sono passati anche Nicky Hopkins, Ritchie Blackmore, Mick Abrahams, l’arcinemico/amico Jimmy Page e molti altri.

Già nel 1964 arriva il suo primo gruppo, i Tridents, una band embrionale che mescolava R&R, R&B, Blues, dando vita a quello che allora si chiamava beat, e anche se non hanno pubblicato nulla a livello ufficiale, Beck inizia a sperimentare con le sue tecniche chitarristiche che lo renderanno da lì a poco uno dei musicisti più innovativi nel nascente filone rock che inizia a svilupparsi proprio in quegli anni: ovviamente viene notato subito, e nel marzo del ’65, su raccomandazione di Jimmy Page (che allora era un affermato sessionman e non pensava ad entrare in una band in quanto guadagnava molto di più come musicista di studio) viene chiamato a sostituire Eric Clapton negli Yardbirds, visto che Manolenta era insoddisfatto della svolta “commerciale” verso il rock e il pop che stava avvenendo all’interno del gruppo, soprattutto con un brano come For Your Love. Da qui in avanti cominciamo a seguire la carriera di Jeff Beck  soprattutto a livello discografico.

yardbirds for your loveyardbirds having a rave upyardbirds roger the engineer

The Yardbirds Years

La discografia degli Yardbirds è un po’ complicata, considerando che gli album uscivano in versioni completamente diverse per il mercato inglese (dove alcuni dischi non venivano neppure pubblicati) e quello americano, dove la Epic spesso assemblava singoli e brani tratti dagli LP per creare dei prodotti ad hoc per il mercato USA. I CD sono stati ristampati dalla Repertoire, spesso e volentieri con molto materiale aggiuntivo e anche se al momento alcuni titoli non sono disponibili, potrebbero tornare in produzione, visto che periodicamente appaiono e scompaiono: vediamo quelli con Jeff Beck, che rimarrà nel gruppo 20 mesi, dal marzo 1965 al novembre 1966. E in questo periodo, in cui Hendrix non era ancora per nulla conosciuto, “inventa”  o perfeziona gran parte dell’armamentario della futura musica rock: pedale del distorsore, feedback, delay, riverberi, l’uso del wah-wah, dell’hammer-on (non saprei come tradurlo), il tutto applicando anche influenze medio-orientali e nell’ambito dei brani, deviazioni verso il canto Gregoriano, mantenendo però un appeal che permetterà a molte delle loro canzoni di essere successi nelle classifiche di vendita. Il primo album con Beck è For Your Love, parliamo sempre della versione Usa: oltre al pezzo con Clapton, ed altri con Eric, troviamo  tre brani con Jeff I’m Not Talking, I Ain’t Done Wrong e My Girl Sloopy, e nella versione potenziata del CD lo splendido singolo Heart Full Of Soul, dove si sente lo zampino del nostro con influenze raga, l’uso del sitar e una melodia vincente.

Nel Febbraio del 1966 partecipano anche al Festival di Sanremo, con Paff Bum e Questa Volta, e Mike Bongiorno li presenta come “Gallinacci”! Nel frattempo, a novembre 1965, era uscito Having A Rave Up, che nel LP originale aveva una seconda facciata Live con Clapton, ma nella prima si trovava la citata Heart Full Of Soul, oltre a fantastiche versione di Still I’m Sad, I’m A Man e The Train Kept-A-Rollin’, dove Beck comincia ad impazzare alla grande. Tra le bonus del CD un’altra canzone fenomenale come Shapes Of Things. Roger The Engineer, oppure semplicemente The Yardbirds in UK, è il primo (e ultimo) album compiuto con Beck, oltre ad un altro singolo incredibile come Over Under Sideways Down, contiene una serie di brani da album dove si apprezza la tecnica già unica sviluppata da Jeff, Lost Woman, The Nazz Are Blue, Jeff’s Boogie, Hot House of Omagararshid, durano tutte intorno ai tre minuti, ma gli assoli di Beck sono già da antologia della chitarra.

yardbirds live at the bbc

Alla fine di agosto entra nella band come bassista Jimmy Page(ma in Happenings Ten Years Time Ago c’è John Paul Jones al basso), mentre Psycho Daisies è uno strano garage-psych-punk con Beck in una rara esibizione come cantante e Page al basso,  l’unica canzone con doppia solista è Stroll On, il brano per la colonna sonora di Blow-Up di Antonioni. Poi se volete integrare la discografia degli Yardbirds si trova anche un ottimo doppio Live At The BBC. Nel frattempo, Beck e Page avevano registrato Beck’s Bolero a maggio 1966, con John Paul Jones al basso e Keith Moon alla batteria, più Nicky Hopkins al piano, che esce nella primavera del 1967 e già avrebbe potuto essere un anticipo dei Led Zeppelin o del Jeff Beck Group, ma sarà invece l’inizio dei dissapori tra i due, su chi ha inventato la formula del power trio più cantante (visto che nel frattempo già erano entrati in azione Cream e Jimi Hendrix Experience) e pianista, nel caso di Beck.

Fine prima parte, segue.

Bruno Conti

Ennesima Ristampa (In)Utile E Costosa Dei Led Zeppelin: Il 7 Settembre Uscirà L’Edizione Super Deluxe di The Song Remains The Same

led zeppelin the song remains the same superdeluxe

Led Zeeppelin – The Song Remains The Same – 2CD/4LP/3DVD Super Deluxe Edition – 2 CD – 4 LP – Blu-ray Audio – Swan Song/Rhino/Warner 07/09/2018

Qualche mese fa, in occasione della “ristampa”, peraltro altrettanto inutile, di How The West Was Won dei Led Zeppelin, si era detto che Jimmy Page stava lavorando a del materiale Live, da pubblicare verso l’autunno, per il 50° Anniversario della band https://discoclub.myblog.it/2018/01/27/uscite-prossime-venture-3-e-pure-questo-e-fondamentalmente-inutile-led-zeppelin-how-the-west-was-won/ . Spero che non fosse questo il disco previsto in uscita, ma che tra le tonnellate di inediti registrati dal vivo che esistono del gruppo, alla fine la montagna partorisca un topolino.Quindi dita incrociate, e vedremo se entro la fine dell’anno qualcosa succederà.

led zeppelin the song remains 2 cd

Per il momento la Warner pubblicherà solo il megabox che vedete effigiato qui sopra (prezzo previsto indicativo tra i 200 e i 250 euro, mica bruscolini): 9 supporti in tutto, e zero inediti, complimenti, sono soddisfazioni. La versione in 2 CD e quella in quattro vinili usciranno anche divise, come pure, a parte, anche una versione Blu-ray, solo audio, singola, che peraltro costerà circa 40 euro. Inoltre ci viene orgogliosamente annunciato che nel quadruplo vinile per audiofili, con un nuovo mixaggio di Page, per la prima volta sono riusciti a far entrare la versione completa di 29 minuti di Dazed And Confused su una sola facciata di un LP. Mentre per ciò che concerne i DVD, praticamente troviamo la versione doppia video, che era già uscita nel 2007, con i 4 brani che mancavano nel film originale, “Celebration Day,” “Over the Hills and Far Away,” “Misty Mountain Hop” and “The Ocean.” , con un ulteriore DVD audio che conterrà le versioni HD Stereo e Dolby Surround.

Ecco la lista completa dei contenuti:

CD1 (Remastered)
01 Rock And Roll
02 Celebration Day
03 Black Dog
04 Over The Hills And Far Away
05 Misty Mountain Hop
06 Since I’ve Been Loving
07 No Quarter
08 The Song Remains The Same
09 The Rain Song
10 The Ocean

CD2 (Remastered)
01 Dazed And Confused
02 Stairway To Heaven
03 Moby Dick
04 Heartbreaker
05 Whole Lotta Love

LP1:
Side A
01 Rock And Roll
02 Celebration Day
03 Black Dog
04 Over The Hills And Far Away
Side B
01 Misty Mountain Hop 02 Since I’ve Been Loving You
03 The Ocean

LP2:
Side A
01 The Song Remains The Same
02 The Rain Song
Side B
01 No Quarter

LP3:
Side A
01 Dazed And Confused
Side B
01 Moby Dick

LP4:
Side A
01 Stairway To Heaven
02 Whole Lotta Love
Side B
01 Heartbreaker

DVD1:
Led Zeppelin: The Song Remains The Same Film

DVD2:
Video Extras

DVD3 (PCM and DTS Master HD Stereo (96kHz/24-bit) and DTS Master Surround Audio for 5.1):
01 Rock And Roll
02 Celebration Day
03 Black Dog (Remastered)
04 Over The Hills And Far Away
05 Misty Mountain Hop
06 Since I’ve Been Loving You
07 No Quarter
08 The Song Remains The Same
09 The Rain Song
10 The Ocean
11 Dazed And Confused
12 Stairway To Heaven
13 Moby Dick
14 Heartbreaker
15 Whole Lotta Love

16 Rock And Roll
17 Celebration Day
18 Black Dog (Remastered)
19 Over The Hills And Far Away
20 Misty Mountain Hop
21 Since I’ve Been Loving You
22 No Quarter
23 The Song Remains The Same
24 The Rain Song
25 The Ocean
26 Dazed And Confused
27 Stairway To Heaven
28 Moby Dick
29 Heartbreaker
30 Whole Lotta Love

Alla prossima.

Bruno Conti

Uno Strepitoso Omaggio Ai Tre “Re” Inglesi Della Chitarra. Joe Bonamassa – British Blues Explosion Live

joe bonamassa british blues explosion live

Joe Bonamassa – British Blues Explosion Live – 2 CD – 2 DVD-  Blu-ray  Mascot/Provogue – 18-05-2018

Toh, un nuovo Joe Bonamassa, strano! Sono già passati quasi quattro mesi dall’ottimo Black Coffee, il disco con Beth Hart https://discoclub.myblog.it/2018/01/21/supplemento-della-domenica-di-nuovo-insieme-alla-grande-anteprima-nuovo-album-beth-hart-joe-bonamassa-black-coffee/  e “finalmente” il chitarrista di New York pubblica un nuovo album. Ironie a parte, in effetti questa è l’unica critica che si possa fare al nostro amico: ha questa malattia, la “prolificità”, e la deve curare in qualche modo, quindi pubblica dischi a raffica in modo compulsivo, però  spesso anche belli. E British Blues Explosion  Live fa parte di questa categoria: per la verità il disco era atteso da tempo, essendo stato registrato nel 2016, ma poi nel frattempo il buon Joe non è stato con le mani in mano, e oltre al disco con Beth, sono usciti il Live acustico alla Carnegie Hall, quello con i Rock Candy Funk Party, la reunion dei Black Country Communion, e di riflesso l’omaggio alla musica inglese dell’epoca d’oro del blues (rock) britannico era stata accantonato. Solo 5 date tenutesi nel luglio del 2016 durante il breve tour inglese, delle quali il concerto di Greenwhich è stato registrato e filmato, e questo è il risultato. Si diceva un omaggio agli eroi del giovane Bonamassa, quando si avvicinava per la prima volta alla musica, che era quella che arrivava dalla Gran Bretagna sul finire degli anni ’60, e soprattutto a tre grandissimi chitarristi, Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. E per l’occasione il gruppo di Bonamassa torna ad un formato più ristretto, niente coriste, fiati e ospiti assortiti, solo il classico quintetto con  Michael Rhodes (basso), Reese Wynans ( tastiere), Anton Fig (batteria) e il concittadino (ma ora vive a L.A. a due passi da Joe) Russ Irwin, new entry per l’occasione (chitarra ritmica e armonie vocali).

Il disco uscirà il 18 maggio in vari fomati, ma noi lo abbiamo ascoltato in anteprima per voi ed ecco il resoconto, decisamente positivo. Siamo nel cortile dell’Old Royal Naval College di Greenwhich, nei sobborghi di Londra, è il 7 luglio del 2016, quindi ufficialmente è estate anche in Inghiltera, e si entra subito in argomento con un classico medley del Jeff Beck Group, il primo singolo Beck’s Bolero e Rice Pudding da Beck-Ola, con Bonamassa inizialmente alla slide e una band potente e competente alle spalle, ci mettono subito di buon umore, blues-rock di gran classe, con l’ottimo Wynans all’organo a spalleggiare la Gibson di Bonamassa che volteggia da par suo, un lungo strumentale da urlo di una decina di minuti per aprire le operazioni. Che proseguono, senza soluzione di continuità, con Mainline Florida, un brano forse non conosciutissimo di Eric Clapton, era su 461 Boulevard, l’album del 1974 (quindi non solo anni ’60 nel concerto), con il classico suono di Manolenta dell’epoca, rock ma con mille nuances complementari, ovviamente la chitarra è sempre al centro della scena. Poi arriva Boogie With Stu, da Phisycal Graffiti dei Led Zeppelin, con il terzo della triade, Jimmy Page, a ricevere il suo giusto omaggio: brano registrato nel 1971 ma pubblicato solo nel 1975, altro pezzo diciamo “minore”, che come prevede il titolo ruota intorno al piano, per un bel boogie vecchia scuola, cantato a due voci con Irwin, che siede lui stesso alla tastiera, e notevole assolo di Bonamassa nella parte centrale.

Let Me Love You Baby è un pezzo di Willie Dixon, ma la facevano Buddy Guy, Stevie Ray Vaughan, ancora Jeff Beck, e nel British Blues pure Chicken Shack e Bloodwyn Pig, il primo blues classico della serata, con Irwin che dà una mano sostanziale a livello vocale e un assolo misurato di chitarra di grande feeling e tecnica di Joe. Ancora da Beck-Ola troviamo una poderosa  Plynth (Water Down The Drain), con la Les Paul di Bonamassa in grande spolvero, mentre Fig picchia di gusto, e a seguire dallo stesso album di Beck ancora Spanish Boots. Altro pezzo di una potenza devastante, se rock deve essere che rock sia . Double Crossing Time era sul classico John Mayall’s Bluesbreakers With Eric Clapton, una rarissima collaborazione come autori tra I due, il primo grande lento della serata e qui si gode; da 461 Ocean Boulevard arriva per il party time del concerto una ondeggiante Motherless Children, di nuovo con la voce di Irwin in bella evidenza e la Telecaster di Bonamassa splendida protagonista. Poi è tempo per i Cream, omaggiati con una gagliarda SLAWBR, ovvero She Walks Like A Bearded Rainbow, uno dei pezzi più psichedelici del trio inglese.

Altro grandissimo medley, dal songbook dei Led Zeppelin, prima una ottima Tea For One e poi un altro slow blues da sballo I Can’t Quit You Baby, versione con assolo  fantasmagorico, giocato anche su toni e volumi, come dicono a Bologna “socc’mel” se suona, potrà esservi simpatico o meno, ma la qualità e il feeling non si discutono. Little Girl e Pretending non sono certo tra i brani più memorabili di Clapton, comunque dal vivo fanno sempre la loro porca figura, e si voleva scegliere qualcosa di inconsueto nel repertorio di Enrico. Poi Bonamassa si omaggia da solo con un medley di brani del proprio  repertorio, lo strumentale Black Winter e la sua versione di Django, in tributo a Reinhardt. Per finire la serata, in un tripudio di wah-wah ed effetti a go-go, altro momento topico con una versione extralarge di How Many More Times, solo quei quasi 20 minuti di goduria assoluta dedicati al capolavoro di Page e soci, con citazioni del British Blues, tra cui The Hunter dei Free. E se non bastasse, in uno strano DVD extra con una unica bonus track, da una serata al Cavern di Liverpool, ecco arrivare la cover di Taxman dei Beatles. L’ho già detto e mi ripeto, per me finché li fa così belli, Joe Bonamassa di dischi può farne quanti ne vuole.

Bruno Conti

Le Origini Di Un Genio Della Chitarra, Parte Prima. Bert Jansch – A Man I’d Rather Be (Part 1)

bert jansch a man i'd rather be part 1

Bert Jansch – A Man I’d Rather Be (Part 1) – Earth 4CD Box Set

Quando lo scorso anno la label londinese Earth ha raccolto in due box da quattro CD ciascuno (Living In The Shadows e On The Edge Of A Dream, oltre a Live In Australia pubblicato a parte http://discoclub.myblog.it/2017/07/18/gli-ultimi-bellissimi-episodi-di-una-carriera-luminosa-bert-jansch-on-the-edge-of-a-dream/ ) tutti gli album pubblicati negli anni novanta e duemila dal grande Bert Jansch, non pensavo che ci fosse in previsione anche il recupero del catalogo più antico del chitarrista scozzese. Invece oggi esce, con la medesima veste grafica degli altri due cofanetti, questo A Man I’d Rather Be, che raccoglie i primi tre album pubblicati da Bert negli anni sessanta  prima di unirsi ai Pentangle (Bert Jansch, It Don’t Bother Me e Jack Orion), oltre all’unico album accreditato a lui in duo con John Renbourn, Bert & John. Per chi possiede già questi dischi (la Sanctuary li ha ristampati non molti anni fa) l’acquisto del box non è per nulla essenziale, in quanto non c’è neppure mezzo inedito, mentre nei due pubblicati lo scorso anno il quarto CD era costituito esclusivamente da canzoni mai sentite prima: qua non ci sono nemmeno le bonus tracks incluse nelle ristampe della Sanctuary, e di certo qualcosina in più in tal senso si poteva/doveva fare (a breve, il 23 Febbraio, uscirà la seconda parte di questo box, con i seguenti quattro lavori di Bert come solista, ancora senza inediti però).

Per chi non possedeva queste incisioni, come il sottoscritto, il box è comunque essenziale, in quanto ci mostra i primi passi di un artista sublime, un chitarrista che, pur suonando acustico, ha influenzato gente del calibro di Jimmy Page, Neil Young, Nick Drake e Mike Oldfield. E dire che già all’epoca, quando Bert emigrò da Edimburgo a Londra, non riuscì a trovare una major che scommettesse su un giovane armato solo di chitarra che non scriveva canzoni adatte ad essere pubblicate su singolo, e così si accasò presso l’indipendente Transatlantic, che diede al nostro la possibilità di far sentire la sua musica. Il cofanetto (con le note scritte ex novo da Bill Leader, il produttore originale di questi album) inizia con un vero e proprio classico: Bert Jansch (1965) è stato infatti indicato dalla rivista NME come uno dei venti album di folk più importanti di tutti i tempi, un lavoro che ci mostra un artista in completa solitudine ma già padrone assoluto dello strumento, e già capace di scrivere brani che sembrano dei vecchi traditionals. Quaranta minuti che si ascoltano tutti d’un fiato, con canzoni cristalline sospese tra folk e blues (Strolling Down The Highway, I Have No Time, la bella Rambling’s Going To Be The End Of Me, la purissima Running From Home) e scintillanti strumentali (la strepitosa Smokey River, la complessa Alice’s Wonderland, influenzata da Charlie Mingus, la cover di Angie di Davy Graham, ripresa anche da Simon & Garfunkel col titolo di Anji). E’ anche il disco della celebre Needle Of Death, una drammatica canzone (ma melodicamente splendida) contro la droga, che Neil Young ha volutamente “plagiato” nella sua Ambulance Blues e molti anni dopo ha ripreso nel controverso A Letter Home.

It Don’t Bother Me (ancora 1965) forse non è bello come il suo predecessore, ma è comunque un signor disco di folk, con elementi blues forse più marcati (Ring-A-Ding Bird, Tinker’s Blues, Want My Daddy Now), e comunque con cose splendide come la suggestiva Anti Apartheid, la dylaniana A Man I’d Rather Be o la fluida 900 Miles, con Bert al banjo. Ci sono anche due pezzi dove Jansch è affiancato per la prima volta da John Renbourn, My Lover e Lucky Thirteen: sono in due ma sembrano in cinque. E questo ci porta a Jack Orion (1966), album che vede la partecipazione di Renbourn in tutti i brani, che qui sono al 90% tradizionali (a parte una breve ma incisiva versione strumentale di The First Time I Ever Saw Your Face di Ewan McColl). Il pezzo centrale è senza dubbio la strepitosa title track, quasi dieci minuti di goduria assoluta, una vera lezione su come si suona la chitarra acustica. Ma sono imperdibili anche l’iniziale The Waggoner’s Lad, con uno splendido duello chitarristico, la vibrante Nottamun Town, antica ballata che servì da base a Bob Dylan per scrivere Masters Of War, e che in seguito venne ripresa anche dai Fairport Convention, o la scintillante Pretty Polly. Gran disco. In Bert & John (1966), costituito perlopiù da brani strumentali (i pochi pezzi cantati vedono comunque Bert alla voce solista), i due futuri Pentangle fanno vedere di cosa sono capaci (East Wind è qualcosa di fantastico), solo 26 minuti ma di un’intensità incredibile, da ascoltare tutti d’un fiato, con altre punte di eccellenza nella superba Soho e nella swingata e strepitosa Red’s Favorite.  Un tesoro da riscoprire, come d’altronde, se non ne possedete già il contenuto, il resto del box.

Marco Verdi

Uscite Prossime Venture 3. E Pure Questo E’ Fondamentalmente Inutile: Led Zeppelin – How The West Was Won

led zeppelin how the west was won

Led Zeppelin – How The West Was Won – SuperDeluxe 3CD/4LP/DVD Audio/Libro – 3 CD – 4 LP – Blu-Ray Audio – Atlantic/Rhino 23-03-2018

Ufficialmente ci viene detto che questa messe di edizioni relative a How The West Was Won, fa parte della serie di ristampe dedicata agli album della discografia rimasterizzata da Jimmy Page dei Led Zeppelin, che però si considerava terminata con l’uscita nel 2015 di Coda, con l’appendice delle BBC Sessions l’anno successivo. Anche perché a ottobre di quest’anno, in occasione del 50° Anniversario della band, verrà pubblicato dell’ulteriore materiale inedito, non ancora identificato con precisione. Per il momento la Warner annuncia questa edizione con un nuovo master realizzato da Page per questo Live all’epoca inedito, che era stato pubblicato in origine nel 2003, per il 35esimo del gruppo, una sorta di composito con il meglio delle due date tenute al Los Angeles Forum e alla Long Beach Arena il 25 e 27 giugno 1972, confezionate in modo da costituire una sorta di concerto virtuale. Volendo, se si voleva fare questa nuova edizione, si potevano recuperare i due concerti completi, ma la prossima ristampa propone pari pari lo stesso contenuto della versione di 15 anni fa: almeno le varie altre ristampe, in modo variabile, contenevano comunque tutte del materiale esclusivo.

1. LA Drone
2. Immigrant Song
3. Heartbreaker
4. Black Dog
5. Over The Hills And Far Away
6. Since I’ve Been Loving You
7. Stairway To Heaven
8. Going To California
9. That’s The Way
10. Bron-Yr-Aur Stomp
11. Dazed And Confused
12. What Is And What Should Never Be
13. Dancing Days
14. Moby Dick
15. Whole Lotta Love
16. Rock And Roll
17. The Ocean
18. Bring It On Home

Bellissimi concerti, nettamente superiori a The Song The Remains The Same e forse anche alle BBC Sessions, ma zero materiale inedito, con la versione Super Deluxe, super costosa come sempre, che contiene, come leggete sopra, sia i 3 CD che i quattro vinili, oltre ad un DVD audio con l’edizione in Dolby Digital 5.1, un libro fotografico e una stampa della copertina del disco, numerata nelle prime 30.000 copie. Oppure, se non lo avete già preso, potete acquistare a parte il triplo CD (che comunque circola ancora ad un prezzo più basso delle nuova edizione) o il Box quadruplo degli LP, divisi, come pure un Blu-Ray sempre solo audio.

Direi di aspettare la fine dell’anno per vedere che cosa uscirà effettivamente di “nuovo”. Alla prossima.

Bruno Conti

Gli “Antenati” Dei Led Zeppelin. Yardbirds – Yardbirds ’68

yardbirds 68

Yardbirds – Yardbirds ’68 – JimmyPage.com 2 CD – 2 LP

Qualche breve considerazione prima di entrare nel dettaglio di questo Yardbirds ’68. La prima è che siamo di fronte ad un fior di album e quindi lo consigliamo caldamente (mi è venuto il plurale maiestatis; come il Papa, oppure come i recensori delle pubblicazioni “serie”, che chissà perché si esprimono in quarta persona, o prima plurale se preferite, come se parlassero per tutta la rivista e non solo per sé stessi): ma, ci sono ovviamente dei ma, più di uno. Innanzi tutto il fatto che il CD, uscito per la http://www.jimmypage.com/, l’etichetta personale di Jimmy Page, è abbastanza difficile da reperire (a parte qualche distributore volonteroso), non sarebbe neppure costosissimo, ma le spese di spedizione influiscono parecchio sul prezzo di questo doppio CD. Di cui, scusate, ma devo dirlo, il primo dischetto dura poco più di 40 minuti, il secondo, quello con gli inediti, circa 28, quindi ci sarebbe stato tutto comodamente su un singolo. Certo, c’è anche un bel libretto nella confezione, e se la vostra disponibilità economica lo permette, ci sarebbe pure la confezione limitata con CD e vinili, autografata da Jim McCarty, Chris Dreja e Jimmy Page, i tre Yardbirds ancora viventi, a “sole” 400 sterline.

yardbirds 68.png 2 lp

https://www.youtube.com/watch?v=kNuQPTzuof4

Questo disco in effetti sarebbe il famoso (e famigerato) Live Yardbirds, registrato all’Anderson Theatre di New York il 30 marzo del 1968, in uno dei due concerti tenuti quel giorno nella venue del Lower East Side, durante l’ultimo tour americano della band inglese, poi completato a luglio. Come è noto, curiosamente, il chitarrista che più a lungo ha militato nel gruppo è proprio Page: Eric Clapton ha suonato dall’ottobre 1963 a fine marzo ’65, dopo la svolta “commerciale” non gradita di For Your Love, Jeff Beck è presente nel periodo più glorioso, sempre da marzo ’65, alla primavera estate del 1966, in tempo per partecipare al Festival di Sanremo di quell’anno, e con l’ingresso di Jimmy Page, alla colonna sonora di Blow-Up. Da lì in avanti il chitarrista sarà Page, la band registrerà Little Games, qualche singolo senza successo https://www.youtube.com/watch?v=PO9s__cmwfM , e, su insistenza della loro etichetta americana Epic, un disco dal vivo, come commiato dai fans. Disco dalla vita tribolatissima: pubblicato solo in vinile, con note d Lenny Kaye (e in Stereo 8, così ho letto), disco che io personalmente non ho mai visto, pur avendone avuta una versione in LP di quelli che un tempo si chiamavano “counterfeit”, non bootleg, proprio dischi contraffatti, che si distinguevano da quelli ufficiali perché avevano delle copertine identiche ma millimetricamente più piccole. Usanza che poi è rimasta anche per le edizioni in CD, con varie versioni sempre su etichette più o meno improbabili, ma tutte caratterizzate da una eccellente qualità sonora.

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https://www.youtube.com/watch?v=N9ULMxxlbdg

Che rimane anche per questa nuova versione rimasterizzata da Jimmy Page e che ripropone pari pari i dieci brani del concerto originale: ed è veramente un bel sentire, gli Yardbirds dal vivo erano sempre stati una fior di band, ma con l’avvento di Page avevano sviluppato uno show spettacolare (e i concerti duravano molto di più di quello riproposto in questo Yardbirds ’68, da cui comunque sono stati tolti gli applausi fasulli aggiunti all’epoca, e presi probabilmente dal pubblico di una corrida, per far sembrare che fossero presenti migliaia di persone, mentre in effetti il pubblico era molto più limitato). Jimmy aveva già iniziato ad usare l’archetto del violino e il pedale del wah-wah contemporaneamente per creare effetti sonori incredibili, ma il rock stava avanzando rispetto al pop e anche lo stesso Beck, per non dire di Hendrix e Clapton, stavano iniziano a sperimentare con feedback e pedali vari. L’apertura è affidata ad una ferocissima Train Kept A Rollin’, con l‘armonica e la voce di Keith Relf, il cantante originale del gruppo, che se non aveva la potenza di Plant, aveva comunque una voce più che rispettabile e una grinta notevole, da questo brano gli Aerosmith ci hanno costruito una carriera https://www.youtube.com/watch?v=0y078n95ApA . A seguire uno dei loro successi, la bellissima Mr., You’re A Better Man Than I, dove i florilegi della solista di Page, ispirati ma diversi da quelli di Jeff Beck, cominciano a farsi fenomenali, mentre la ritmica picchia duro e alcuni riff, effetti speciali e derive orientaleggianti dei futuri Led Zeppelin cominciano a notarsi; anche Heart Full Of Soul è un grande brano, versione breve ma compatta con il celebre riff sparato a tutta forza, seguita da Dazed And Confused che se non è ancora il tour de force degli Zeppelin, già mette in mostra tutto l’incredibile bagaglio tecnico di Page che lavora di archetto e pedali come un indemoniato, solo poco più di 6 minuti, ma è l’inizio di un’epoca, e anche gli Yardbirds come potenza non scherzavano https://www.youtube.com/watch?v=3ffBRhtWjEQ .

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https://www.youtube.com/watch?v=vbC2Z74q6E8

Il lato più blues/R&B è rappresentato dalle ottime My Baby (la faceva anche Janis Joplin) e Drinking Muddy Water dove si apprezza anche la forte presenza di Keith Relf, come pure di Page alla slide. In mezzo un altro brano con un riff spaziale, Over Under Sideways Down e poi un altro brano epocale come Shapes Of Things. Gran finale con lo strumentale dalle derive orientali e folk White Summer che entrerà nel futuro repertorio dei Led Zeppelin e che illustra il lavoro di ricercatore certosino di Page, per concludere con una versione incredibile di oltre dieci minuti di I’m A Man dove tutta la band e un Jimmy Page devastante, in particolare, sono veramente fulminanti nelle loro improvvisazioni. Basterebbe ed avanzerebbe, ma per la gioia dei fans e dei “completisti” il nostro amico ha aggiunto un secondo CD in studio (inciso ottimamente) con quelli che vengono definiti “sketches”, otto in tutto, veramente interessanti, ed inediti completamente: una incalzante e tirata Avron Knows,  la quasi strumentale Spanish Blood, manco a dirlo spagnoleggiante e con un intermezzo parlato che ricorda Atlantis di Donovan, (in cui suonavano Beck e John Paul Jones) con l’acustica in evidenza, Knowing That I’m Losing You, che diventerà la futura, splendida Tangerine, il classico pezzo alla Yardbirds Taking A Hold On Me, tra rock e blues, la versione di studio di Drinking Muddy Water, versione due, sempre gagliarda, come pure My Baby, altra cover doc; Avron’s Eyes che è un parente strumentale del primo pezzo del CD e una versione strumentale di Spanish Blood. Tutta roba buona che conferma il valore storico e musicale di questa “ristampa” eccellente, e se possibile, da non mancare.

Bruno Conti

Ma Se Sono “Perduti” Perché Continuano Ad Uscire? Il 5 Novembre Dagli Archivi Di Jimmy Page Arriva “Yardbirds ‘68”

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Ogni tanto nel panorama discografico spuntano i cosiddetti “lost albums”, appartenenti ai più svariati gruppi o artisti solisti, dischi o sessioni che si ritenevano perdute ma che poi vengono “miracolosamente” ritrovate in chissà quale scatolone dimenticato in chissà quale soffitta (o scantinato): in alcuni casi il “ritrovamento” può anche essere veritiero, ma molte volte si tratta di operazioni commerciali volte a spillare altri soldi ai già martoriati portafogli degli ascoltatori, oltretutto spesso con prodotti non esattamente di primissima qualità. Ora è la volta degli Yardbirds, uno dei gruppi inglesi più influenti degli anni sessanta, che nella sua golden age (esistono ancora oggi, in una versione più o meno “tarocca” formata intorno al batterista Jim McCarty) ebbe tra le sue fila chitarristi del calibro di Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. Proprio Page è il regista e produttore di questo Yardbirds ’68, doppio CD (o doppio LP, ma esiste anche una costosissima deluxe version in cofanetto, con gli autografi di Page, McCarty e Chris Dreja: Keith Relf manca in quanto da anni passato a miglior vita) che contiene nel primo dischetto dieci brani presi da un concerto all’Anderson Theater di New York il 30 Marzo del 1968, mentre sul secondo ci sono delle sessions inedite, prove di studio e versioni alternate, sempre incise nello stesso anno, un’operazione che i tre Yardbirds superstiti hanno annunciato come un ritrovamento importantissimo e di grande valore storico.

A voler essere pignoli il primo CD non è inedito per niente, in quanto il materiale uscì già nel lontano 1971 per la Epic con il titolo di Yardbirds Live, e fu poi ristampato nel 1976 dalla Columbia Special Products, ma in entrambi i casi furono ritirati dal commercio dietro minacce legali da parte di Page, scontento della qualità del prodotto e del fatto che, nel primo caso, la Epic aveva sovrainciso le urla ed applausi del pubblico ed altri rumori ambientali (prendendoli, pare, dalla registrazione di una corrida!), creando di fatto una mezza contraffazione. Il secondo dischetto è invece senza dubbio costituito da materiale mai sentito, neppure su Little Games e nel cofanetto Glimpses 1963-1968, anche se bisognerà verificare pure qui la qualità finale.

Questa comunque la tracklist:

Live at Anderson Theater
“Train Kept A Rollin’”
“Mr, You’re A Better Man Than I”
“Heart Full of Soul”
“Dazed And Confused”
“My Baby”
“Over Under Sideways Down”
“Drinking Muddy Water”
“Shapes of Things”
“White Summer”
“I’m A Man (contains Moanin’ And Sobbin’)”

Studio Sketches
“Avron Knows”
“Spanish Blood”
“Knowing That I’m Losing You (Tangerine)”
“Taking A Hold On Me”
“Drinking Muddy Water (Version Two)”
“My Baby”
“Avron’s Eyes”
“Spanish Blood (Instr.)

Da notare la presenza sul primo CD di due brani, Dazed And Confused e White Summer, che entreranno a far parte in seguito del repertotio dei Led Zeppelin (che Page in un primo momento battezzerà proprio The New Yardbirds), come anche Knowing That I’m Losing You nel secondo CD, che diventerà Tangerine sul terzo album del Dirigibile.

Speriamo che il fatto di avere proprio Jimmy Page dietro al progetto sia garanzia di qualità, anche se le parole “importanza storica” inserite nell’annuncio non mi fanno stare tranquillissimo: da parte nostra vigileremo attenti, come sempre.

Marco Verdi