Sappiamo Cosa Aspettarci. E’ Sempre Lui, L’Ex Beatle! Ringo Starr – What’s My Name

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Ringo Starr – What’s My Name – Universal Music

Album n° 20 (esclusi quelli usciti come All-Starr Band) per Ringo Starr, intitolato What’s My Name, è il “solito” disco per quello che sarà comunque sempre per tutti il batterista dei Beatles. Un disco pop piacevole e disimpegnato come è sempre stato per gli album di Ringo: i tempi degli esordi solisti quando aveva provato la strada degli standard classici e del country sono un lontano ricordo, mentre rimane a grandi linee quell’approccio più rock chitarristico degli ultimi anni, mutuato dalle sue collaborazioni con i musicisti della All-Starr Band, con il cognato Joe Walsh e Dave Stewart, che si alternano alla solista nei primi due brani e Steve Lukhater che è il chitarrista in quasi tutte le altre canzoni.. Tra gli altri membri della sua band per i concerti dal vivo ci sono anche Richard Page, Edgar Winter e Warren Ham, oltre a Edgar Winter, Benmont Bench e Jim Cox che si alternano come tastieristi: e naturalmente Paul McCartney, che suona il basso e si occupa delle armonie vocali nella cover del brano postumo di John Lennon, per completare la “reunion” il produttore del brano originale di John Jack Douglas ha inserito nella canzone anche una piccola citazione di Here Comes The Sun di George Harrison.

Una canzone romantica che Lennon aveva dedicato a Yoko Ono e che risulta il brano più romantico, malinconico e “beatlesiano” delle 10 tracce incluse nel CD, anche grazie alla presenza degli archi e della fisarmonica di Allison Lovejoy, oltre a Joe Walsh che utilizza un timbro molto simile a quello di George alla chitarra. Per il resto delle canzoni, Starr ha optato (a dispetto dei suoi quasi 80 anni) per un sound più rock e mosso, come nella traccia iniziale Gotta Get Up To Get Down, uno dei classici titoli nonsense alla Ringo, come A Hard Day’s Night e Tomorrow Never Knows, scritta insieme a Walsh, che improvvisa anche una sorta di rap rock nel brano, oltre a curare gli assoli di chitarra, waw-wah incluso e anche le tastiere di Edgar Winter hanno qualche rimando al suono di Billy Preston e Nathan East al basso fa la parte del McCartney; le parti di batteria sono tutte di Ringo, che è co-autore di tutti i brani e pure co-produttore. Anche It’s Not Love That You Want il brano scritto con Dave Stewart ha quell’aura tipica dei brani di Starr, pop-rock mosso e brioso. Magic è il brano scritto con Lukather una delle canzoni più rock, molto “riffata”, anche se il solito cantato laconico del nostro amico per emergere ha bisogno del consueto “aiuto dei suoi amici” alle armonie vocali, con un ottimo assolo di Steve.

Money (That’s What I Want)  è la cover del vecchio brano Motown che chiudeva With The Beatles, e nonostante l’impegno delle Waters alle armonie vocali, l’uso della voce trattata di Starr, che vorrebbe essere “moderna”, è invece piuttosto deleteria, mentre anche Better Days, scritta con Sam Hollander, è senza infamia e senza lode, buona la parte strumentale ma le melodie… L’allegra e spensierata Life Is Good è più adatta alle corde di Starr, con un ennesimo buon assolo di Lukather e anche Thank God For Music ancora scritta con Hollander, è una specie di ottimistica disamina della vita del nostro amico, con una bella melodia e ancora con un buon Lukather e sempre gradevole è Send Love Spread Peace, il classico brano con “messaggio” .universale (come da foto di copertina), con ottimo lavoro di Benmont Tench alle tastiere. Chiude la title track, il brano scritto con Colin Hay è uno di quelli più grintosi, con Warren Ham all’armonica e un fantastico Lukather alla slide, come detto, sappiamo cosa aspettarci, il solito Ringo!

Bruno Conti

Accadeva 50 Anni Fa, Ieri. Su E Giù Per Le Strisce Pedonali Di Abbey Road Con I Beatles: Ecco Il Cofanetto In Uscita Per L’Anniversario.

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Beatles – Abbey Road – Appple/Universal – Super Deluxe 3 CD + Blu-ray – 2 CD – 1 CD – 3 LP – 1 LP Standard – 1 LP Picture

Esattamente 50 anni fa (per la verità la data di uscita era stat il 26 settembre del 1969, un venerdì, come oggi) veniva pubblicato Abbey Road, l’ultimo grande album dei Beatles, anche se poi l’anno successivo sarebbe uscito Let It Be, che però era stato registrato prima del disco di cui ci stiamo occupando: la storia la conoscono un po’ tutti, anche perché in questi giorni c’è stato un florilegio di articoli e servizi televisivi dedicati a questo evento, ai quali comunque non possono esimermi di aggiungermi, raccontando a grandi linee come andarono le cose.

Il giorno dopo il concerto sulla terrazza, ovvero il 31 gennaio del 1969, un evento che avrebbe dovuto completare le registrazioni per quello che sarebbe diventato Let It Be (sia il disco che il film). il gruppo entrò in studio per registrare Two Of Us, Let It Be The Long And Winding Road, tre canzoni che per ovvi motivi non avevano potuto eseguire sul tetto. Ma due giorni più tardi succede un’altra cosa che mina ulteriormente i rapporti già deteriorati tra i i quattro: John, George e Ringo mettono in minoranza Paul e decidono di affidare i loro affari a Allen Klein, il manager americano dei Rolling Stones (ottima mossa!). Però anche se sotto alcuni aspetti non si potevano più vedere, oltre dieci anni di amicizia e complicità ( un paio in meno per Ringo) non si potevano cancellare in un attimo, e quindi anche se nel frattempo c’erano dei problemi tecnici ad utilizzare l’edificio della Apple dove un “amico” del periodo LSD di Lennon, tale “Magic Alex” Mardas, aveva installato un presunto banco di registrazione a 72 piste, che però si era rivelato essere un oscilloscopio tenuto insieme a casaccio da dei pezzi di legno, affidandosi a George Martin, che aveva noleggiato un vero banco a 8 piste dagli Abbey Road Studios, iniziano le registrazioni per quello che diventerà l’album omonimo, che però a dispetto del titolo, verrà registrato tra Olympic e Trident Studios.

E perciò il 22 di febbraio viene portata a termine, in 35 diversi tentativi, una prima versione di I Want You (She’s So Heavy), approfittando anche della presenza di Billy Preston, che non era ancora ripartito da Londra dopo le registrazioni di gennaio: la canzone, un blues tirato e reiterato, viene considerato, anche per il sottotitolo, come Helter Skelter, tra i prodromi del nascente heavy metal, ed in particolare di quello doom dei Black Sabbath (dove militava Ozzy Osbourne, grande fan della band). Quasi tutti hanno parlato bene di questo brano, meno Ian McDonald, l’autore dei libro Revolution In The Head (in italiano The Beatles L’Opera Completa, che se già non possedete comunque vi consiglio, in quanto secondo me si tratta del miglior libro a livello critico sulla musica del gruppo). Comunque il 14 aprile John e Paul da soli tornano in studio per registrare The Ballad Of John And Yoko, che troviamo tra le bonus del secondo CD, e che verrò pubblicato come singolo, tra il 16 e il 18 aprile registrano Old Brown Shoe di George Harrison, che sarà il lato B, sempre nelle bonus extra. Lo stesso giorno, il 16 aprile, iniziano le takes di Something (nelle parole di Frank Sinatra, la più bella canzone di Lennon e McCartney (!!!), e anche la più grande canzone d’amore mai scritta), ispirata dal brano di James Taylor Something In The Way She Moves (qualcosa che c’era nell’aria George era subito pronto a carpirlo,come diranno i giudici anche in relazione a My Sweet Lord, “ispirata” da He’s So Fine delle Chiffons), comunque grandissima canzone. E non dimentichiamo che pure John Lennon “si ispirò” a You Can’t Catch Me di Chuck Berry per Come Together, pagando poi pegno su Rock’N’Roll del 1975: e così abbiamo “sistemato” le prime due canzoni di Abbey Road, peraltro famosissime e bellissime.

Something verrà poi completata tra maggio ed agosto del 1969, mentre ad aprile i Beatles iniziano anche a lavorare su Oh! Darling e Octopus’s Garden, poi il segmento di You Never Give Me Your Money e così via, la maggior parte delle canzoni incise tra luglio ed agosto. La qualità sonora del nuovo mix stereo targato 2019 preparato da Giles Martin e dall’ingegnere del suono Sam Okell, questo sì agli Abbey Road Studios, è eccellente, soprattutto per la grande definizione del suono, a mio parere soprattutto le parti di basso di Paul McCartney suonano fantastiche. Senza dilungarci ulteriormente nel primo CD spiccano le due canzoni appena ricordate, che erano sul lato A del vecchio vinile, mentre del lato B come non ricordare il Long Medley preparato da Paul e Here Comes The Sun di George, per un album che la rivista Rolling Stone ha inserito al n° 14 dei Più Grandi Album Di Tutti I Tempi (ma i lettori lo misero al primo posto) e tantissimi altri critici ne hanno cantato le lodi nel corso degli anni, tanto da essere considerato uno dei più belli del quartetto di Liverpool. Se poi aggiungiamo una delle più iconiche copertine della storia del rock, con il famoso scatto sulle strisce pedonali di Abbey Road dell’8 agosto del 1969, si capisce perché c’era tanta attesa per la ristampa del 50° Anniversario.

Questo è quello che si sapeva, vediamo il resto.

[CD2: Sessions] dal cofanetto.
1. I Want You (She’s So Heavy) (Trident Recording Session & Reduction Mix) Stranamente la versione, non è più lunga di quella pubblicata sull’album, che come è noto, su ordine di Lennon a Geoff Emerick nell’editing finale anziché venire sfumata venne troncata brutalmente al minuto 7:44, concludendo il brano e la prima facciata del disco. Nel nuovo CD il brano dura “solo” 6 minuti e 59 secondi complessivamente, inclusa una breve falsa partenza e Lennon che arringa i presenti e poi sprona gli altri con un “My Boys Are Ready To Go”. La parte formidabile di questa take è la parte finale, quando Billy Preston per oltre tre minuti e mezzo imbastisce da par suo una jam fantastica con un assolo di organo reiterato che è pura libidine.
2. Goodbye (Home Demo) E’ una deliziosa canzone scritta da Paul McCartney per Mary Hopkin, solo voce e chitarra acustica, registrata a casa sua e non ancora completata.da Sir Macca.
3. Something (Studio Demo) Stesso discorso per il demo casalingo del brano in versione embrionale ed intimista, solo voce, chitarra elettrica e piano, e con il testo che comprende un passaggio non memorabile che poi verrà omesso nella versione definitiva “You know I love that woman of mine / And I need her all of the time / And you know what I’m telling to you / That woman don’t make me blue”, rime non indimenticabili.
4. The Ballad Of John And Yoko (Take 7) John all’acustica e Paul alla batteria danno l’OK a George Martin e poi partono per una versione scarna e minimale del brano che senza le sovraincisioni perde però molto della sua carica rock
5. Old Brown Shoe (Take 2) Versione abbastanza simile a quella che verrà pubblicata, con George alla slide e il ritmo galoppante con il basso in evidenza, per una canzone che al sottoscritto è sempre piaciuta parecchio. Paul dovrebbe essere al piano e la voce di John non sembra presente in questa take.

6. Oh! Darling (Take 4) Canzone ispirata a Paul dallo stile doo-wop, ottima prova vocale di McCartney, meno rifinita e più raffazzonata dell’originale, comunque una piacevolissima canzone.
7. Octopus’s Garden (Take 9) Il secondo brano scritto da Ringo (con un “piccolo” aiuto da parte di George) per un album dei Beatles è una canzone surreale e divertente, tra le migliori di Starr. Versione che viene interrotta bruscamente per un errore del batterista.
8. You Never Give Me Your Money (Take 36) Uno dei segmenti del Long Medley, qui lo ascoltiamo in una eccellente “long version” live con ottimo lavoro di John e George alle chitarre, veramente uno dei brani più interessanti del cofanetto.
9. Her Majesty (Takes 1-3) Questa era la breve traccia nascosta posta in conclusione della seconda facciata del disco, solo voce e chitarra acustica, qui in tre versioni registrate in successione.
10. Golden Slumbers/Carry That Weight (Takes 1-3 / Medley) Due delle tre canzoni poste nella parte finale del medley, Paul si prende in giro da solo, quando all’inizio di Golden Slumbers canta le prime strofe di The Fool On The Hill, il cui giro melodico è molto simile, ma in fondo le ha scritte entrambe lui. Tra i passaggi più belli di Abbey Road e bellissime outtakes, nonostante gli errori e le riprese.
11. Here Comes The Sun (Take 9) Solo il nucleo nudo e crudo della canzone originale, senza le armonie vocali dei Beatles, la parte di synth e tutte le sovraincisioni che ne costituivano parte del fascino.
12. Maxwell’s Silver Hammer (Take 12) Il brano più odiato da John e George che la consideravano “Granny music”, musica per nonne, ma a cui invece Paul teneva molto,tanto da costringere gli altri ad una estenuante serie di tentativi per raggiungere il risultato che voleva. In questa versione naturalmente mancano i colpi di martello sull’incudine dell’originale e nel finale McCartney cazzeggia ad libitum, diciamo non indispensabile, o meglio una mezza tavanata!

[CD3: Sessions] oppure CD 2 della versione doppia.
1. Come Together (Take 5) Versione più ruvida e rozza, buona ma non memorabile, anche con qualche imperfezione vocale di Lennon che alla fine rinuncia. 
2. The End (Take 3) uno dei tanti tentativi per la chiusa strumentale dell’album, non tra le più riuscite e coinvolgenti.
3. Come And Get It (Studio Demo) Questo è il brano scritto da Paul per i Badfinger, demo ben rifinito da One-Man Beatle, per una canzone pop estremamente gradevole tipica di McCartney. 
4. Sun King (Take 20)
5 Mean Mr Mustard (Take 20)
6. Polythene Pam (Take 27) Questi tre brani in sequenza sono il contributo di John Lennon al medley: la prima canticchiata in sottofondo e senza le armonie vocali da sballo dell’originale, non sembra più nemmeno quell’alternativa a Albatross dei Fleetwood Mac, stesso discorso per il secondo brano, cantato senza grande impegno da un John annoiato alla ventesima versione e il terzo il più interessante dove Lennon confessa all’inizio di take forse di essersi ispirato agli Who di Tommy per il riff insistito di chitarra.
7. She Came In Through The Bathroom Window (Take 27) che poi come nell’album senza soluzione di continuità si aggancia al brano di Paul, e anche questa è una delle cose più interessanti tra le outtakes, vibrante e di ottima qualità questa versione
8. Because (Take 1 – Instrumental) Un brano che aveva la sua forza nelle straordinarie armonie a tre parti poi aumentate fino a portarle a nove nella versione finale, in questa take solo della parte strumentale non brilla più di tanto.


9. The Long One (Trial Edit & Mix – 30 July 1969). (Medley: You Never Give Me Your Money, Sun King, Mean Mr Mustard, Her Majesty, Polythene Pam, She Came In Through The Bathroom Window, Golden Slumbers, Carry That Weight, The End) Versione alternativa del lungo medley, con tutti i frizzi e lazzi vocali strumentali della versione definitiva, che dire, bellissimo quasi come l’originale, con Her Majesty che rientra a far parte del medley come era stato previsto all’inizio, peccato che manchi ila lunga parte finale chitarristica.
10. Something (Take 39 – Instrumental – Strings Only) La descrizione dice tutto, versione strumentale solo per archi
12. Golden Slumbers/Carry That Weight (Take 17 – Instrumental – Strings & Brass Only) E anche le parti strumentali solo per fiati e archi di questi pezzi è interessante ma non esiziale.

In conclusione ed in definitiva i circa 100 euri che ti chiedono per il cofanetto, al di là del bellissimo libro incluso, sono soldi ben spesi forse solo se siete fan accaniti dei Beatles. Mi sembra che nella ristampa del White Album ci fosse molta più roba e poi il solito bel mah per il Blu-ray solo audio con le versioni per audiofili, che confesso di non capire.

Bruno Contii

Due Giorni Con Gli Stones. Parte 1: Rock And Roll Circus

rolling stones rock and roll circus

The Rolling Stones & Friends – Rock And Roll Circus – ABKCO 2CD – 3LP – Deluxe 2CD/DVD/BluRay Box Set

Nel 1968 i Rolling Stones erano ai massimi della loro popolarità, avendo dato alle stampe quello che all’epoca era il loro capolavoro, Beggars Banquet (che inaugurò un filotto di quattro album consecutivi da cinque stelle, uno in più se includiamo anche il live Get Yer Ya Ya’s Out, un record ad oggi imbattuto). Per capitalizzare ulteriormente il successo a Mick Jagger e soci venne in mente il progetto Rock And Roll Circus, un vero e proprio spettacolo equestre con trapezisti, clown, mangiafuoco ed attrazioni varie che si alternavano a performance musicali di alcuni degli artisti più in voga all’epoca, con gli Stones stessi nel ruolo di maestri di cerimonie e “numero” principale. Girato in uno studio di Londra da Michael Lindsay-Hogg (che da lì a breve diventerà famoso per essere il regista delle immagini che andranno a formare il docu-film Let It Be dei Beatles, incluso il celebre concerto sul tetto) e con uno stage che ricreava un vero e proprio circo, lo spettacolo vedeva ospiti di grande prestigio: infatti, oltre agli Stones, parteciparono alla serata gli Who, John Lennon (e consorte), Eric Clapton, Taj Mahal, Marianne Faithfull ed una band che all’epoca aveva un solo album all’attivo ma che in futuro avrebbe fatto parlare abbastanza di sé, vale a dire i Jethro Tull (e pare che nell’idea iniziale fossero previsti anche i Led Zeppelin).

Girato nel mese di Dicembre, il film-concerto avrebbe dovuto essere trasmesso dalla BBC durante le feste di Natale, ma la programmazione venne cancellata per motivi mai realmente chiariti (pare che Jagger non fosse del tutto soddisfatto della performance del suo gruppo, a suo dire surclassata da quella degli Who) e poi, anche a causa della morte di Brian Jones avvenuta dopo pochi mesi, finita nel dimenticatoio per ben 28 anni. Nel 1996 infatti venne finalmente pubblicata la versione “broadcast” sia su CD che su VHS, e nel 2004 anche in DVD con varie tracce bonus (in formato solo video): ora la ABKCO, che detiene ancora i diritti sulle canzoni degli Stones per quanto riguarda gli anni sessanta, pubblica forse la versione definitiva, con un secondo CD di brani aggiuntivi (cinque dei quali sono però gli stessi del DVD del 2004, però per la prima volta in formato audio), la prima volta in assoluto in vinile (triplo) ed un box deluxe con i due CD, il DVD ed anche l’esordio del BluRay. Dal punto di vista visivo il film è una tipica e coloratissima espressione dell’epoca in cui è stato girato, con sgargianti costumi che fanno venire in mente la Swingin’ London (ma anche la copertina di Sgt. Pepper), mentre da quello musicale il Rock And Roll Circus è ancora attualissimo oggi, con diverse performance potenti e di grande livello.

 

Dopo un’introduzione circense, ecco proprio i Jethro Tull con la nota Song For Jeffrey, eseguita in playback ma con voce e flauto di Ian Anderson rigorosamente dal vivo (particolare curioso, il chitarrista presente on stage è il futuro fondatore dei Black Sabbath, Tony Iommi, nell’unica testimonianza di sempre come membro dei Tull – fu all’interno del gruppo per appena due settimane – ma siccome la sua traccia è in playback in realtà la chitarra che sentiamo è ancora quella di Mick Abrahams); subito dopo gli Who con una roboante versione della splendida mini-suite A Quick One, While He’s Away: il quartetto è in grande forma, con Keith Moon al massimo della sua devastante potenza ai tamburi, ed offre una delle migliori performance della serata. E’ il turno di Taj Mahal con una vigorosa e grintosa rilettura di Ain’t That A Lot Of Love di Sam & Dave, più rock che soul, con elementi quasi swamp ed ottima prestazione vocale (il secondo chitarrista è Jesse Ed Davis); Marianne Faithfull si distingue con una gentile e leggiadra Something Better, con base strumentale pre-registrata, mentre uno degli highlights della serata è sicuramente l’intervento dei Dirty Mac, un supergruppo estemporaneo con John Lennon alla voce e chitarra ritmica, Eric Clapton alla solista, Keith Richards al basso (!) e Mitch Mitchell della Jimi Hendrix Experience alla batteria: i quattro offrono una versione tostissima della beatlesiana Yer Blues, in cui Lennon si dimostra un grande cantante e Clapton un chitarrista supremo (avrei fatto a meno invece di Whole Lotta Yoko, sempre con i Dirty Mac – ed il violinista israeliano Ivry Gitlis – ma anche con le urla belluine di Yoko Ono).

Ed ecco il piatto forte della serata, cioè la performance dei Rolling Stones, un’ottima prestazione nonostante i dubbi di Jagger, con tre classici che fanno parte ancora oggi delle scalette dei loro concerti (Jumpin’ Jack Flash, asciutta e diretta, You Can’t Always Get What You Want e Sympathy For The Devil), il coinvolgente e ritmato blues Parachute Woman, la splendida No Expectations, con Jones impeccabile alla slide ed il piano di Nicky Hopkins, e soprattutto una limpida rilettura della meravigliosa Salt Of The Earth, tra le ballate più belle di sempre dei nostri. Il secondo dischetto come dicevo prima offre le tracce che nel 2004 erano uscite solo in video: oltre a due performance del pianista classico Julius Katchen abbiamo altri tre pezzi con Taj Mahal protagonista, una stupenda versione del classico di Sonny Boy Williamson Checkin’ Up On My Baby, puro blues d’alta classe, una lunga e vibrante Leaving Trunk (Sleepy John Estes) e la gradevole e solare rock ballad Corinna, che non è il traditional dal titolo simile ma un originale del chitarrista di colore. Ma il pezzo forte di questo CD bonus sono tre brani inediti dei Dirty Mac riscoperti solo di recente, ovvero una versione alternata di Yer Blues https://www.youtube.com/watch?v=UikHIsQl1Kg , una interessante jam di riscaldamento intitolata appunto Warmup Jam e soprattutto un rehearsal basato sul classico dei Fab Four Revolution, perfettamente in equilibrio tra blues e rock’n’roll ma che purtroppo si interrompe dopo due minuti https://www.youtube.com/watch?v=7FD0ffegRZQ  (anche se a dire il vero neppure ora il concerto è completo, in quanto manca ancora Fat Man dei Jethro Tull). Una valida ristampa, imperdibile se non avete le precedenti edizioni: domani ci occuperemo ancora di Rolling Stones, ma con un balzo in avanti di ben 30 anni.

Marco Verdi

Un Cofanetto Tira L’Altro, Il 7 Giugno (Anzi il 28 Giugno) Esce Anche La Versione Limited Deluxe (Definitiva?) Del Rock And Roll Circus Dei Rolling Stones!

rolling stones rock and roll circus

The Rolling Stones “Rock And Roll Circus (Limited Deluxe Edition) – 1BD/1DVD/2CD Limited Deluxe Edition ABKCO/universal  – 2 CD – 3 LP – 28-06-2019

Per la serie una ne pensano e cento ne fanno, in attesa di riprendere il tour sospeso per l’intervento a Mick Jagger, i Rolling Stones stanno per pubblicare (oltre a Bridges To Bremen, previsto per il 21 giugno, e dopo il recente Honk), sempre il 7 giugno (stesso giorno del cofanetto di Dylan e del “nuovo” Live di Neil Young, ma la data definitiva pare essere il 28 giugno) una ennesima edizione del Rock And Roll Circus, il famoso spettacolo televisivo di fine 1968, ampliata con alcune tracce inedite sia in audio che in video, ovvero alcuni brani di Taj Mahal, tre esecuzioni del grande pianista classico Julius Katchen e soprattutto le prove e la esecuzione di Revolution dei Beatles da parte dei Dirty Mac, vale a dire Eric Clapton (chitarra solista), Keith Richards (basso), Mitch Mitchell dei Jimi Hendrix Experience (batteria) e John Lennon chitarra e voce, più Yoko Ono, urla belluine. Nonché anche altri extra audio con dietro le quinte, interviste e materiale inedito nella parte video, più un libro di 44 pagine.

Non vi racconto per la ennesima volta la storia di questo spettacolo, penso sia nota, ma vi ricordo che nella versione in box sarà disponibile per la prima volta anche il Blu-ray. Comunque ecco tutto i contenuti completi del cofanetto quadruplo e relative caratteristiche tecniche.

Tracklist
The Rolling Stones Rock and Roll Circus (4K FILM)

THE FILM

Song For Jeffrey – Jethro Tull
A Quick One While He’s Away – The Who
Ain’t That A Lot Of Love – Taj Mahal
Something Better – Marianne Faithfull
Yer Blues – The Dirty Mac
Whole Lotta Yoko – Yoko Ono & Ivry Gitlis, and The Dirty Mac
Jumpin’ Jack Flash – The Rolling Stones
Parachute Woman – The Rolling Stones
No Expectations – The Rolling Stones
You Can’t Always Get What You Want – The Rolling Stones
Sympathy for the Devil – The Rolling Stones
Salt Of The Earth – The Rolling Stones

EXTRAS

Widescreen Feature Time: 65min., Aspect Ratio: 16:9
Pete Townshend Interview Time: 18min., Aspect Ratio: 4×3

The Dirty Mac
‘Yer Blues’ Tk2 Quad Split Time: 5min. 48sec, Aspect Ratio: 4×3

Taj Mahal
-Checkin’ Up On My Baby Time: 5min. 37sec., Aspect Ratio: 4×3
-Leaving Trunk Time: 6min. 20sec., Aspect Ratio: 4×3
-Corinna Time: 3min. 49sec., Aspect Ratio: 4×3

Julius Katchen
-de Falla: Ritual Fire Dance Time: 6 minutes 30 secs Aspect Ratio: 4×3
-Mozart: Sonata In C Major-1st Movement Time: 2min. 27sec., Aspect Ratio: 4×3

Mick & The Tiger/ Luna & The Tiger Time: 1min. 35sec., Aspect Ratio: 4×3

Bill Wyman & The Clowns Time: 2min., Aspect Ratio: 4×3

Lennon, Jagger, & Yoko backstage Time: 45sec., Aspect Ratio: 4×3

FILM COMMENTARY TRACKS:

Life Under The Big Top (Artists) Time: 65 minutes
Featuring: Mick Jagger, Ian Anderson, Taj Mahal, Yoko Ono, Bill Wyman, Keith Richards

Framing The Show (Director & Cinematographer) Time: 65 minutes
Featuring: Michael Lindsay Hogg, Tony Richmond

Musings (artist, writer, fan who was there) Time: 50 minutes
Featuring: Marianne Faithfull, David Dalton, David Stark

The Rolling Stones Rock and Roll Circus Expanded Audio Edition
1. Mick Jagger’s Introduction Of Rock And Roll Circus – Mick Jagger
2. Entry Of The Gladiators – Circus Band
3. Mick Jagger’s Introduction Of Jethro Tull – Mick Jagger
4. Song For Jeffrey – Jethro Tull
5. Keith Richards’ Introduction Of The Who – Keith Richards
6. A Quick One While He’s Away – The Who
7. Over The Waves – Circus Band
8. Ain’t That A Lot Of Love – Taj Mahal
9. Charlie Watts’ Introduction Of Marianne Faithfull – Charlie Watts
10. Something Better – Marianne Faithfull
11. Mick Jagger’s and John Lennon’s Introduction Of The Dirty Mac
12. Yer Blues – The Dirty Mac
13. Whole Lotta Yoko – Yoko Ono & Ivry Gitlis with The Dirty Mac
14. John Lennon’s Introduction Of The Rolling Stones + Jumpin’ Jack Flash – The Rolling Stones
15. Parachute Woman – The Rolling Stones
16. No Expectations – The Rolling Stones
17. You Can’t Always Get What You Want – The Rolling Stones
18. Sympathy For The Devil – The Rolling Stones
19. Salt Of The Earth – The Rolling Stones

BONUS TRACKS
20. Checkin’ Up On My Baby – Taj Mahal
21. Leaving Trunk – Taj Mahal
22. Corinna – Taj Mahal
23. Revolution (rehearsal) – The Dirty Mac
24. Warmup Jam – The Dirty Mac
25. Yer Blues (take 2) – The Dirty Mac
26. Brian Jones’ Introduction of Julius Katchen – Brian Jones
27. de Falla: Ritual Fire Dance – Julius Katchen
28. Mozart: Sonata In C Major-1st Movement – Julius Katchen

Nei prossimi giorni altre “ristampe”.

Bruno Conti

Un Buon Tributo, Nonostante I Pochi Grandi Nomi Presenti. VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert

john lennon 75th birthday concert

VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert – Blackbird 2CD – 2CD/DVD

Il 5 Dicembre del 2015 si è tenuto al Madison Square Garden di New York, non nell’arena principale ma nel più raccolto “The Theatre”, un concerto in cui un gruppo eterogeneo di artisti ha festeggiato quello che sarebbe stato il settantacinquesimo compleanno di John Lennon (che in realtà era nato il 9 Ottobre), anche se va detto che solo tre giorni dopo sarebbe caduto un anniversario ben più triste, cioè il trentacinquesimo anno dal suo assurdo assassinio per mano di Mark David Chapman. Con più di tre anni di ritardo la Blackbird (già responsabile dei recenti tributi live a Kris Kristofferson e Charlie Daniels) pubblica Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert, resoconto completo di quella serata, venti canzoni equamente divise su due CD (è c’è anche una versione con il DVD accluso). Ed il concerto è bello, in molti tratti emozionante, grazie soprattutto ad alcuni ospiti di vaglia e ad una house band strepitosa (che comprende Lee Sklar al basso, Kenny Aronoff alla batteria, Greg Phillinganes alle tastiere, Sid McGinnis, ex chitarrista della band di Paul Shaffer al David Letterman Show, e Michey Raphael all’armonica), anche se rimane viva la sensazione che, data la statura del personaggio celebrato, si sarebbe potuto fare di più.

Infatti, a parte le assenze di entrambi i figli di John, Sean e Julian (ma dal punto di vista musicale non abbiamo perso molto), non mi spiego perché non siano stati presenti alcuni artisti che sarebbe stato logico vedere: penso naturalmente a Paul e Ringo, ma anche ad Elton John che, proprio al Garden, duettò con Lennon in una delle rarissime apparizioni live dell’ex Beatle negli anni settanta. Quelli che ci sono fanno comunque di tutto per omaggiare al meglio il grande artista di Liverpool, scegliendo diversi classici dal suo ampio songbook (Beatles compresi) e proponendo pure qualche brano non scontato, anche se nessuno ha avuto il “coraggio” di rifare la magnifica A Day In The Life, forse il brano più bello mai scritto da John (Neil Young, per esempio, l’ha suonata diverse volte negli ultimi anni, ed anche lo stesso McCartney). L’inizio della serata è rockeggiante, con uno Steven Tyler dal look più luciferino che mai alle prese con la mitica Come Together (già incisa in passato con gli Aerosmith), esecuzione potente e Steven meno sguaiato del solito. Brandon Flowers, leader dei Killers, è uno che sa cantare, e lo dimostra prima con una scintillante versione della splendida Instant Karma, e poi in trio con Chris Stapleton e Sheryl Crow con una fluida e suadente Don’t Let Me Down, grinta e classe unite insieme.

Pat Monahan non è certo un fuoriclasse, ma Jealous Guy è talmente bella che gli basta cantarla senza strafare, e poi il finale in crescendo soul-gospel è decisamente intrigante, mentre la Crow, stavolta da sola, rocca da par suo con una godibilissima A Hard Day’s Night. Il primo ospite d’onore è il grande John Fogerty (che somiglia sempre più a Mal dei Primitives) con la deliziosa In My Life, un brano che l’ex Creedence introduce come il suo preferito anche se l’esecuzione è stranamente di basso profilo, con John che sembra quasi intimidito; per contro, il soul singer Aloe Blacc stupisce ed emoziona con una fulgida Watching The Wheels, accompagnato solo dal pianoforte e cantata con una voce mica male. Non conoscevo il cantante colombiano Juanes, ma la sua Woman è riuscita e piacevole nonostante un arrangiamento molto pop (ma era così anche l’originale), mentre la Texas band Spoon affronta con grinta e buona sicurezza Hey Bulldog, non certo uno dei brani più noti dei Fab Four. Il primo CD si chiude in maniera strepitosa con la strana coppia formata da Kris Kristofferson e Tom Morello che rifanno Working Class Hero: canzone perfetta per Kris, che si conferma un interprete carismatico con una performance da brividi, tra le migliori della serata (ma anche Tom fa la sua figura). Il secondo dischetto inizia con un altro trio formato dalla Crow, Blacc e Peter Frampton (la cui zazzera degli anni settanta è ormai un ricordo), alle prese con un’intensa e coinvolgente rilettura del classico stagionale Happy Christmas (War Is Over), perfettamente in tema dato che il concerto si teneva a Dicembre.

Torna anche Fogerty e questa volta non delude, rilasciando una interpretazione grintosa e piena di anima della nota Give Peace A Chance, mentre ho tremato quando ho visto che Mother, forse la canzone più drammatica di tutto il songbook lennoniano, era stata affidata al gruppo hip-hop The Roots: l’introduzione in puro stile rap non faceva presagire bene, ma fortunatamente dopo appena un minuto è iniziata la canzone vera e propria ed i nostri se la sono cavata più che dignitosamente. Eric Church non manca quasi mai in questi tributi, e la sua Mind Games ne esce abbastanza bene (più per la bellezza del brano stesso che per la bravura di Eric); Aloe Blacc torna per la terza volta con una Steel And Glass ricca di pathos (e ripeto, che voce), mentre Frampton affronta con classe la deliziosa Norwegian Wood in veste acustica. E’ la volta di due Outlaws originali, Willie Nelson ed ancora Kristofferson, insieme ad uno di nuova generazione, Chris Stapleton, con una You’ve Got To Hide Your Love Away davvero intensa, altro magic moment dello show (Chris è la voce solista, mentre Willie e Kris si limitano ai controcanti); Power To The People non è mai stato tra i miei pezzi preferiti di Lennon, e Tom Morello la tira un po’ troppo per le lunghe, anche se come chitarrista bisogna lasciarlo stare. Willie Nelson aveva rifatto Yesterday in maniera straordinaria nel bellissimo The Art Of McCartney, e in quella serata non poteva che toccargli Imagine, eseguita anch’essa con un feeling da pelle d’oca, rilettura tutta giocata su piano, armonica, Trigger, sezione ritmica e la voce incredibile del texano, in grado davvero di far sua qualsiasi melodia. Gran finale con la prevedibile All You Need Is Love, tutti insieme sul palco (sale anche Yoko Ono) per una versione corale decisamente toccante.

Un buon tributo quindi, anche se, ripeto, uno come John Lennon avrebbe come minimo meritato la presenza dei suoi ex compagni di gioventù.

Marco Verdi

Correva L’Anno 1968 1. The Beatles – White Album 50th Anniversary Edition, Parte II

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E adesso vediamo, in questa seconda parte, più velocemente (si fa per dire), ma comunque diffusamente, il contenuto degli altri 3 CD, con le varie outtakes registrate nel corso di quelle che nel cofanetto sono state definite appunto Sessions, una vera cornucopia di delizie sonore per i fan dei Beatles (senza dimenticare, visto il contesto, che fan è pur sempre una abbreviazione di fanatico): ricordando peraltro che nel volume 3 delle Beatles Anthology, come ho ricordato nella prima parte di questo Post, erano stati ugualmente già utilizzati 27 brani (evidentemente numero magico in queste riedizioni) di cui sette venivano dagli Esher Demos, quindi ne rimangono venti in comune con il box del 50°, anche se, come vediamo tra un attimo, la take di Helter Skelter non è la stessa, come pure quelle di alcuni altri brani inseriti nel cofanetto.

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I due brani forse più interessanti ed attesi di questo primo CD erano le versioni “lunghe” di Revolution Helter Skelter. Revolution 1 take 18, dura 10 minuti e 28 secondi, è la versione elettroacustica e rallentata del celebre brano di John Lennon, con vaghi elementi country e folk sulla base rock del pezzo, raffinata ed estremamente ben definita nei primi quattro minuti, poi Lennon e soci cominciano a sbarellare e andare ad libitum, cercando idee adatte da utilizzare in seguito nella versione definitiva. Helter Skelter, altro brano legato, non per loro scelta, alla tragica vicenda di Charles Manson, è considerato una sorta di brano protometal, con sonorità dure inconsuete anche per i Beatles più rock, questa take 2 di 12:53 (ma si vocifera di una di quasi 20 minuti e in Anthology avevano usato solo i primi 5 minuti di questa stessa performance) è decisamente più scandita, lenta e meno selvaggia, con atmosfere più dilatate in lento crescendo, di quella che uscirà sul White Album, con qualche rimando al futuro doom rock dei Black Sabbath.

Insomma, due brani estremamente interessanti, ma con il senno di poi le versioni pubblicate sono state delle scelte sagge ed oculate. A Beginning è l’introduzione orchestrale a Don’t Pass Me By, che verrà utilizzata anche nella parte orchestrale di Good Night: il brano di Ringo Starr in questa take 7 ha un’aria ancora più country e paesana (tipo gli Slim Chance di Ronnie Lane) con il violino di Jack Fallon in evidenza, a fianco del piano e del basso di Paul, e a conferma che se serviva i Beatles usavano anche musicisti esterni, come confermerà la scelta di Clapton per l’assolo di While My Guitar Gently Weeps. Blackbird, take 28, è sempre un brano incantevole, con qualche piccola variazione sul tema. Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey, prova solo strumentale senza numero, è grintosa e vibrante, forse migliore dell’originale, manca solo la voce, ma le chitarre tirano alla grande.

Delle tre takes di Good Night la più interessante è la numero 10 con una chitarra elettrica solitaria che accompagna la voce di Ringo e gli altri che armonizzano alla grande, tutti insieme appassionatamente ancora per una volta, e anche quella pianistica successiva non è male. Ob-La-Di, Ob-La-Da appare in una versione più rockeggiante, quasi a tempo di galoppo, mentre le due takes di Revolution, quella senza numero e quella strumentale, tiratissima, fanno riferimento al singolo originale, e sono entrambe affascinanti. Prima della conclusiva Helter Skelter versione uno, troviamo una prova senza numero di Cry Baby Cry, squisita e sognante.

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Si parte con una versione da urlo di Sexy Sadie (preceduta una piccola citazione ottimistica di Getting Better, visto che tutto sembra procedere per il meglio), la take 3, degna delle migliori interpretazioni di un ispirato Lennon, seguita da una versione acustica molto bella di While My Guitar Gently Weeps, solo voce, chitarra acustica e organo, con interruzioni per dare disposizioni ai tecnici in studio, e una delle perle di queste session, la prima versione in assoluto di uno dei capolavori di Paul McCartney e dei Beatles, ovvero Hey Jude, che poi uscirà come singolo alla fine di agosto, la canzone è diversa, si va per tentativi, ma già si intuisce che la melodia è splendida e diventerà immortale. Non manca una brevissima e divertita jam session sul classico St. Louis Blues, e la take 102 (!) di Not Guilty, a dimostrazione che il gruppo ha provato ripetutamente questa canzone di George Harrison, che a giudicare da questo provino quasi completato a parte la lunga coda strumentale, forse avrebbe meritato migliore fortuna.

Notevole anche la take 15 di Mother’s Nature Son, la perla acustica e bucolica di Paul e interessante anche una gagliarda versione di Yer Blues, con la parte vocale usata in in sottofondo solo come guida e una prodigiosa prestazione di McCartney al basso, lo stesso non si può dire di What’s the New Mary Jane, che è già “bruttarella” di suo ed incompiuta sin dalla prima take acustica. Rocky Raccoon è ancora in stato embrionale e con qualche “cappella”, ma il tocco magico dei Beatles e di Paul già si intravede; di Back In The U.S.S.R viene proposta una travolgente versione solo strumentale, senza i classici effetti dell’aereo aggiunti in post produzione, e interessante e decisamente bella anche la versione solo voce, chitarra e batteria di Dear Prudence. 

In quel periodo i Beatles già provavano anche Let It Be che sarebbe stata incisa poi l’anno successivo, solo un frammento di 1:18 molto embrionale e con George che la interrompe. Per passare alla guida del gruppo per una scintillante versione di While My Guitar Gently Weeps, la terza della take 27, che rivaleggia con quella definitiva, grazie ad un ispiratissimo Eric Clapton alla chitarra, che in qualità di ospite sprona i Beatles a dare il meglio di sé e poi estrae dal cilindro un assolo fantastico. You’re so Square) Baby, I Don’t Care è un’altra breve jam su uno scatenato brano R&R di Leiber & Stoller incisa da Elvis, e di cui ricordo anche una bellissima versione di Joni Mitchell su Wild Things Run Fast. Tocca nuovamente a Helter Skelter, take 17, questa volta è la versione conosciuta, accelerata e senza freni, del brano, con il gruppo che pigia sull’acceleratore a tutto volume. Anche Glass Onion, pur con la voce in secondo piano, è molto simile alla versione finita, ma viene interrotta bruscamente.

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I Will, dopo una falsa partenza clamorosa, emerge in tutta la sua bellezza cristallina nella take 13; seguita da una latineggiante Blue Moon, con la stessa strumentazione di I Will, che viene ripresa brevemente, prima di divagare di nuovo con Step Inside Love Los Paranoias, altri esempi dei Beatles che cazzeggiano allegramente ed amichevolmente in studio, anche in modalità brasileira. Can You Take Me Back era la breve outro di Paul, posta in coda al brano di John Cry Baby Cry, uno dei classici brani improvvisati con il titolo ripetuto ad libitum, sino a sfinimento. A seguire troviamo le tracce strumentali di una scatenata e “gloriosa” Birthday e del leggiadro valzerone Piggies. Happiness Is A Warm Gun take 19 è già quasi quella meraviglia assoluta che diventerà nella stesura definitiva, anche se mancano ancora quegli intrecci corali  vocali che tanto mi hanno sempre fatto impazzire dalla goduria; altre due tracce strumentali Honey Pie, molto vaudeville, e una guizzante Savoy Truffle, e poi ancora una scarna Martha My Dear, senza fiati e archi. Long, Long, Long è un altro dei brani di George che arriva ad una take ragguardevole numericamente, come la numero 44, versione peraltro molto bella di questo meditativo brano nato a Rishikesh, anche se Harrison sbaglia il testo e blocca il tutto.

A seguire troviamo due takes della incantevole I’m So Tired, uno dei brani migliori scritti da Lennon per il White Album, entrambe eccellenti ed approvate da John che cerca anche il giudizio di Paul, la seconda con armonie vocali più prominenti, interessante anche la take 2 di The Continuing Story Of Bungalow Bill, dove si sente anche una voce femminile che sembra quella di Yoko, una versione acustica, solo voce e chitarra di Why don’t we do it in the road?, due tentativi di registrare Julia, una in fila all’altra, durante le prove. La base strumentale di The Inner Light, che però in teoria era già uscita come lato B di Lady Madonna a marzo, e risulta registrata a Bombay a gennaio, quindi non si capisce cosa centri con le sessions per il doppio bianco; stesso discorso per le due takes del lato A, quella strumentale, solo piano e batteria, e un breve tentativo di registrare i backing vocals sempre dello stesso brano, e anche Across The Universe risulterebbe registrata a febbraio del 1968, quindi prima dell’inizio delle sessioni per l’album bianco, ma visto che è così bella, portiamo a casa il regalo e apprezziamo, una chiusura veramente splendida per questo cofanetto.

Questo è quanto, il contenuto completo dei tre CD di outtakes: nel Blu-ray audio troviamo quattro diverse versioni complete del doppio album originale in diverse guise per audiofili, Tanta roba, magari da ascoltare anche a rate in diverse occasioni, e che completa ed integra uno dei dischi più belli ed amati dei Beatles. Potrebbe essere un buon investimento natalizio. oppure se non volete spendere su YouTube mi pare che si trovino tutte a gratis.

Bruno Conti

Correva L’Anno 1968 1. The Beatles – White Album 50th Anniversary Edition, Parte I

beatles white album 3 cd

The Beatles – “The Beatles” AKA The White Album 50th Anniversary Edition – Apple/Universal – 6CD/Blu-ray Audio – 3 CD – 4 LP

In questo periodo dell’anno stanno uscendo (e usciranno) varie edizioni speciali commemorative di alcuni album epocali della storia del rock, penso a More Blood More Tracks di Bob Dylan, che non festeggia il suo 50° Anniversario ma è comunque uno dei dischi che spesso entrano nelle liste All Time degli album più importanti e che hanno influenzato la musica dello scorso secolo (Blood On The Tracks nell’ultima classifica di Rolling Stone del 2003 era al 16° posto), mentre il White Album, di cui andiamo a parlare diffusamente tra un attimo, era al 10°. E, stranamente un disco come Electric Ladyland di Jimi Hendrix, che sarà oggetto di un post nei prossimo giorni, sempre per la riedizione del cinquantenario, si trova “solo” al 54°, e anche Cheap Thrills di Big Brother And The Holding Co. (Janis Joplin), uscito in origine pure lui nel 1968 (e oggetto di una edizione potenziata che verrà pubblicata il prossimo 30 novembre), addirittura al 334° posto(!?!). E’ ovvio che queste “ristampe” per gli anniversari importanti di dischi storici non sono di per sé un sigillo di garanzia della qualità, perché in caso contrario non si capirebbe perché non sono state realizzate per esempio per Revolver Rubber Soul dei Beatles o per Are You Experienced? di Jimi Hendrix, ma si sa che le vie della discografia sono misteriose.

Comunque questo “The Beatles”, o “White Album”, Album Bianco, come è più frequentemente chiamato, ha avuto diritto ad una ristampa Deluxe davvero notevole (e anche la versione tripla, più “povera”, non è affatto male). Non starò a tediarvi con lunghi trattati storico-sociologici e musicali sull’importanza del doppio album originale, ma almeno nella lista dei dischi doppi il White Album se la batte con Blonde On Blonde sempre di Dylan, tra quelli degli anni ’60, senza dimenticare Electric Ladyland, e citando alla rinfusa alcuni di quelli anni ’70: Exile On Main Street degli Stones, Songs In The Key Of Life di Stevie Wonder, The Wall dei Pink Floyd, Phisycal Graffiti dei Led Zeppelin, London Calling dei Clash, Quadrophenia degli Who, Live At Fillmore East degli Allman Brothers, e così via. Ma il disco dei Beatles è rimasto veramente nell’immaginario collettivo, anche se non è considerato da molti il più popolare (per quanto avendo venduto 19 milioni di copie nel mondo lo è stato), il più bello, o il più influente nella loro discografia. Probabilmente il più vario, nelle parole del loro produttore George Martin avrebbe potuto essere un fantastico album singolo, e comunque, come concordano quasi tutti, segnò, in modo splendido, l’inizio della fine della loro traiettoria musicale, anche se poi ci fu il colpo di coda di Abbey Road, il vero canto del cigno della premiata ditta di Liverpool.

Secondo molti nel doppio originale non ci sono forse canzoni epocali, ma questo vale anche per i dischi precedenti: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band non conteneva Strawberry Fields Forever Penny Lane, Magical Mistery Tour non riportava All You Need Is Love Hello Goodbye, e il doppio bianco non avrebbe avuto nei propri contenuti Lady Madonna, Hey Jude Revolution. Ma nell’album, almeno a mio parere, ci sono parecchie canzoni splendide: da While My Guitar Gently Weeps di George Harrison Happiness Is A Warm Gun di John Lennon, che è uno dei miei brani preferiti in assoluto dei Beatles, e ancora Back In The U.S.S.R, Birthday Why Don’t We Do It In the Road?, di Paul McCartney per il lato più rock della band (e anche, in parte, Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey di John). Oltre a perle acustiche ed intimiste come Blackbird, I Will, Mother’s Nature Son Julia. Senza dimenticare piccoli capolavori come Dear Prudence, I’m So Tired Cry Baby Cry, sempre dal lato Lennon.

La “invenzione” dell’heavy metal con Helter Skelter di Paul, e la risposta al British Blues con le 12 battute di Yer Blues (poi presentata anche in TV nel Rock And Roll Circus degli Stones). Altre tre canzoni deliziose di George Harrison come Piggies, Long,Long, Long Savoy Truffle, una per facciata (senza contare le tre che gli furono scartate e appaiono negli Esher Demos, insieme a Child Of Nature di John che sarebbe diventata Jealous Guy, ma ne parliamo fra poco). Anche Ringo Starr presenta il suo primo brano come autore, Don’t Pass Me By e canta la deliziosa Good Night, che chiude il disco. E ne abbiamo saltate altre che contribuiscono alla estrema varietà del doppio, i due estremi della scala, dal collage avanguardistico di Revolution 9, al gradevole cazzeggio pop di Ob-La-Di, Ob-La-Da, per l’eterno bambino dentro di noi. Senza dimenticare altre canzoni che ci accompagnano da una vita: le vignette di The Continuing Story Of Bungalow Bill Rocky Raccoon, il raffinato e diversificato pop di Glass Onion Martha My Dear, la “strana” Honey Pie e il frammento Wild Honey Pie, oltre alla rallentata Revolution 1. Le abbiamo ricordate, alla rinfusa, tutte e 30? Direi di si; anzi no, manca Sexy Sadie, e non mi pare ce ne sia nessuna brutta. Se per caso vi manca il White Album e non volete, o non potete permettervi, per motivi economici o altro, di acquistare il lussuoso, ma costoso, box con sette dischetti, potreste “accontentarvi” della versione tripla, che contiene tutto il ben di Dio appena ricordato, con il nuovo remix 2018 curato da Giles Martin, figlio di George, e Sam Okell, oltre alla prima edizione ufficiale, nel terzo CD, dei leggendari Esher Demos, conosciuti anche come Kinfauns recordings, dal nome del bungalow nel Surrey di proprietà di George Harrison, dove i Beatles si trovarono a maggio del 1968, di ritorno dal viaggio in India, per preparare i demo delle canzoni dell’album, che poi avrebbero completato tra il 30 maggio e il 14 ottobre agli studi di Abbey Road, con qualche session tenuta ai Trident Studios (per esempio quelle per Hey Jude Dear Prudence).

Vediamo quindi quello che contiene il CD 3, brano per brano, con commenti ad hoc per le singole canzoni (chi segue i Beatles con regolarità sa che queste canzoni erano tutte già uscite in svariati bootlegs, ma a livello ufficiale e con questa qualità sonora ovviamente mai prima, a parte sette brani che erano stati inseriti nel volume 3 della serie Anthology). Sono 27 pezzi in totale, di cui 19 poi appariranno nel doppio bianco: volendo siamo di fronte ad una sorta di Unplugged ante litteram, con esibizioni meno “leccate” e studiate di quelle che verranno usate nella famosa trasmissione di MTV, senza pubblico e con una strumentazione molto meno sfarzosa e lussureggiante di quella usata nei futuri live televisivi, dove quasi c’era più gente sul palco che tra il pubblico, sto esagerando, ma non troppo. Ecco il contenuto del dischetto:

1. Back in the U.S.S.R. da potente R&R alla Chuck Berry, ad una comunque energica versione, con voce double tracked e con eco, e i coretti in omaggio ai Beach Boys, senza il verso finale sostituito dal classico cazzeggio improvvisato da McCartney
2. Dear Prudence la famosa canzone dedicata a Prudence Farrow, la sorella di Mia, che era in India a Rishikesh a “meditare” insieme ai Beatles, comunque lo si metta è un bellissimo brano, anche in questa vesta accompagnata solo da acustiche arpeggiate, dalla voce raddoppiata di John e con un finale parlato dedicato alla vicenda indiana con il Maharishi Mahesh Yogi,  a cui Lennon dedicherà anche dei versi al vetriolo in Sexy Sadie
3. Glass Onion uno dei classici divertissement e nonsense lennoniani, con parole in libertà, citazioni di altre canzoni, tipo Strawberry Fields, The Fool On The Hill, Fixing A Hole e altre, tutte inserite per confondere quelli che pensavano che i suoi brani avessero chissà quali significati reconditi,e in questo demo, sempre con voce double-tracked, manca però ancora il celebre “The Walrus Was Paul” poi inserito nella canzone finita
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da la famosa “canzoncina” di Paul, odiata da John, e che però in questa veste acustica ha un suo fascino perverso, oltre al solito ritornello irresistibile, sempre voce raddoppiata, quasi immancabile in molti di questi demo registrati in ogni caso su apparecchi casalinghi, ma quasi professionali, di loro proprietà.
5. The Continuing Story of Bungalow Bill questa è una delle famose canzoni surreali e sardoniche di John, che prende lo spunto sempre da un fatto avvenuto durante il soggiorno in India. Il demo non è poi così differente dalla versione completa che uscirà nel White Album, con gli altri Beatles impegnati a fare le voci degli animali degli giungla, al solito divertendosi come dei matti.
6. While My Guitar Gently Weeps una delle delle più belle composizioni mai scritte da George Harrison, la melodia cristallina risalta anche in questa versione intima, solo voce e chitarra acustica e con il testo leggermente differente da quello che uscirà nella versione finale
7. Happiness is a Warm Gun tre canzoni in una, e che nella versione apparsa sul disco all’epoca presentava alcuni dei più intricati ed acrobatici intrecci vocali mai messi su disco dai tre, mentre in questo demo il brano diventa una sorta di ode a Yoko, e mancano la parte introduttiva e quella finale che l’hanno resa quel piccolo capolavoro che poi diverrà
8. I’m so tired bellissima anche in questa versione acustica e in solitaria di John, con intermezzo parlato diverso da quello poi messo nel disco.

9. Blackbird leggermente più lenta dell’originale, voce raddoppiata, ma sempre una della più belle canzoni di sempre di Paul McCartney, con un lavoro da sogno alla chitarra in fingerpicking, una meraviglia
10. Piggies un brano minore, ma delizioso e sognante, di George, purtroppo reso immortale in senso negativo dall’uso distorto che ne fecero Charles Manson ed i suoi accoliti, qui riacquista il suo tono quasi fiabesco.
11. Rocky Raccoon Paul risponde alle avventure di Bungalow Bill, con quelle di Rocky Raccoon, nella prima versione, più breve, mancano il primo e ultimo verso, ma rimane delicata e divertente al contempo
12. Julia l’ultima canzone ad essere registrata per l’album bianco, dedicata alla mamma di John, uno dei suoi brani più malinconici e struggenti, qui con i versi del testo cambiati di ordine, e con il solito call and response della sua voce raddoppiata, bellissima comunque
13. Yer Blues la risposta sardonica di Lennon al boom del british blues, quasi a voler dire, alla Pippo Baudo, “anche il blues lo abbiamo inventato noi!” Con una piccola variazione nel testo in questa versione acustica

14. Mother Nature’s Son un altro dei piccoli capolavori acustici che costellano la carriera di Sir Paul, anche se nel demo manca proprio l’intro di chitarra che era uno dei punti di forza della canzone
15. Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey la versione acustica dell’ennesimo brano dedicato a Yoko (anche se Paul pensava che il monkey del testo facesse riferimento all’eroina) è ancora più dylaniana nell’approccio rispetto alla versione poi uscita sul doppio 
16. Sexy Sadie è l’altro brano dedicato al Maharishi, è infatti inizialmente doveva chiamarsi così, ma su richiesta di George John cambiò il titolo, mantenendo comunque il tenore antisessista della canzone che avrebbe dovuto avere, come riportato dal giornalista Mark Lewisohn, un verso piuttosto pesante che recitava testualmente  “Maharishi, you little twat/Who the fuck do you think you are?/Who the fuck do you think you are?/Oh, you cunt.” . La canzone comunque è molto piacevole anche in questa veste acustica.
17. Revolution una via di mezzo tra la Revolution elettrica e quella più rallentata e quasi country apparsa come Revolution1 nell’album. Piccoli cambiamenti nei versi e battiti di mano per segnare il ritmo. In questo caso la versione elettrica vince a mani basse.
18. Honey Pie era uno dei vari omaggi sonori allo stile music hall tipicamente britannico amato sia da John che Paul e usato nei loro dischi. Questa volta tocca a McCartney che si diverte da par suo anche nella controparte acustica della canzone, dove manca il finale, sciocchina ma piacevole. Era uno dei brani già usciti nella Anthology 3
19. Cry Baby Cry altra piccola delizia dalla penna di John Lennon. Rispetto alla versione uscita sul White Album manca la parte iniziale e la coda aggiunta poi da Paul.

20. Sour Milk Sea A questo punto partono le otto canzoni degli Esher Demos che non faranno parte del disco finale. La canzone di Harrison verrà donata a Jackie Lomax, poi utilizzata nel suo disco di esordio con Paul al basso, Ringo alla batteria, Clapton alla solista e Nicky Hopkins al piano. Questa versione acustica francamente non è memorabile, forse l’avrai scartata anch’io, però forse no.
21. Junk che è stata pubblicata sempre nel primo CD del doppio Anthology 3, è l’unico brano scartato di quelli presentati da Paul McCartney, recuperata per il primo album solista omonimo di Macca, probabilmente non avrebbe sfigurato nel doppio bianco
22. Child of Nature anche questa è una signora canzone, con una melodia memorabile di quelle di Lennon, infatti non per nulla John, cambiando il testo, la tramuterà in Jealous Guy, uno dei pezzi più belli della sua carriera solista e questa versione acustica è veramente incantevole
23. Circles qui Harrison, che l’ha scritta, si accompagna all’organo anziché alle chitarre acustiche, uno dei suoi tipici brani mistici di derivazione orientale, verrà recuperato solo nel 1982 sull’album Gone Troppo, decisamente diversa e più bella di questa che appare come demo

24. Mean Mr. Mustard
25. Polythene Pam questi due brevi brani scritti da Lennon, giustamente verranno recuperati ed inseriti nel long medley della seconda facciata di Abbey Road, la prima qui dura il doppio della versione conosciuta perché il testo viene ripetuto due volte, e francamente nel medley facevano un figurone inserite nel contesto complessivo della costruzione sonora, anche le versione acustiche sono comunque interessant,i per quanto veramente embrionali.
26. Not Guilty forse il migliore dei brani di Harrison scartati dall’album originale, anche questo è già apparso nella Anthology 3, e poi usato da George per il suo album solista omonimo del 1979. Bella versione con un notevole lavoro della chitarra acustica.
27. What’s the New Mary Jane anche questa versione già uscita nella Anthology 3, è una dei tipici brani nonsense e demenziali di Lennon. Per usare un eufemismo diciamo non memorabile, anche se è stata registrata in molte takes pure dai Beatles, o meglio da Lennon e Harrison, una appare proprio nelle Sessions per il White Album, di cui trovate il resoconto nella II parte

fine 1a parte, segue…

Bruno Conti

Recensioni Cofanetti Autunno-Inverno 1. Un Album Storico Esplorato In Maniera Sontuosa! John Lennon – Imagine: The Ultimate Collection

john lennon imagine box

John Lennon – Imagine: The Ultimate Collection – Universal CD – 2CD – 2LP – Super Deluxe 4CD/2Blu-ray Audio

In un anno in cui si celebra una lunga serie di cinquantenari di album (più o meno) importanti, una delle uscite principali riguarda un disco che in realtà “festeggia” i 47 anni: sto parlando di Imagine, quasi all’unanimità considerato il capolavoro da solista di John Lennon (anche se molti indicano il suo primo, John Lennon/Plastic Ono Band). Definire l’operazione Imagine grandiosa è perfino riduttivo, e la parte audio è solo una delle tante sfaccettature (la più interessante) del progetto: un lussuoso libro in tre diverse versioni, Imagine John Yoko, il famoso documentario del 1971 restaurato e proiettato nei cinema l’8, 9 e 10 Ottobre, lo stesso film accoppiato all’altro rockumentary Gimme Some Truth e pubblicato in DVD o Blu-ray, e naturalmente la rivisitazione del notissimo album in varie configurazioni, la più succosa delle quali è il cofanetto che comprende quattro CD e due Blu-ray audio. Imagine è stato l’ultimo disco registrato da Lennon in Inghilterra prima del suo trasferimento a New York, città da lui considerata più vicina ai suoi ideali di libertà e di modernità di vedute: inciso in gran parte nella sua splendida residenza di Tittenhurst Park (che poi venderà all’ex compagno Ringo Starr), Imagine è un disco che riflette alla perfezione il microcosmo di John, con canzoni d’amore, di pace e fratellanza, a sfondo politico (Lennon all’epoca occupava posizioni vicine all’estrema sinistra), ed anche un velenoso attacco all’ex amico Paul McCartney, che si era a sua volta preso gioco di lui, anche se in maniera più lieve, nell’album Ram.

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Gran parte della fortuna di Imagine è ovviamente legata alla celeberrima title track, una ballata pianistica talmente famosa che è conosciuta a memoria anche da chi non ha mai comprato neppure un disco in vita sua, un brano con un testo invero piuttosto banale, pieno di sogni hippy degni dei Baci Perugina, ma nobilitato da una melodia indimenticabile. Ma sarebbe sbagliato pensare che il merito della riuscita dell’album sia solo di questa canzone, in quanto ci sono altri brani di altissimo livello, come la divertita Crippled Inside, country-blues in stile anni trenta che maschera un feroce testo contro le persone false ed ipocrite dietro un motivo gioioso, il gustoso blues elettrico It’s So Hard, impreziosito dal sassofono del grande King Curtis, la roccata How Do You Sleep?, perfida invettiva contro Paul e con un ottimo George Harrison alla slide, la potente Gimme Some Truth, una delle migliori rock song di sempre del nostro, e la splendida e saltellante Oh, Yoko!, con uno splendido Nicky Hopkins al pianoforte. E poi ci sono le ballate, la stupenda Jealous Guy, emozionante ancora oggi come allora, la tenue Oh My Love, che sembra provenire dalle sessions del White Album, e la vibrante How? L’unico pezzo che non mi è mai piaciuto è I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die, un lungo e noioso brano dal testo superficiale e basato su un giro di blues piuttosto risaputo.

La produzione dell’album è nelle mani di Lennon con Yoko Ono e Phil Spector, che ha usato una mano abbastanza leggera e non si è affidato più di tanto alle sue leggendarie orchestrazioni, ed in session troviamo nomi di primissima fascia: oltre ai tre citati poc’anzi, ci sono infatti Alan White, che da lì a poco diventerà batterista degli Yes, gli altri grandi drummer Jim Keltner e Jim Gordon, il bassista Klaus Voormann, grande amico dei Beatles, Joey Molland e Tom Evans dei Badfinger e Mike Pinder, all’epoca componente dei Moody Blues. Il disco originale, remixato ad arte (ma non rimasterizzato) da Paul Hicks, è inserito nel primo CD di questo splendido cofanetto, che presenta anche un bel libro con testi, note, saggi e testimonianze varie, una confezione che può ricordare i deluxe box di McCartney, anche se la vedova Lennon, Yoko Ono, è stata molto più generosa di Paul per quanto riguarda i contenuti musicali, e per una volta il prezzo richiesto, indicativamente circa 70/80 euro, è pienamente giustificato. Sul primo CD, oltre al disco originale, troviamo alcuni brani usciti nello stesso periodo su singolo: la nota Power To The People e la splendida canzone stagionale Happy Xmas (War Is Over) le conosciamo a menadito, ma poi c’è anche il rock-blues di Well (Baby Please Don’t Go) ed i brani del singolo registrato a nome Elastic Oz Band, God Save Us e God Save Oz (che è in pratica lo stesso brano cantato rispettivamente da Bill Elliot e da Lennon) e Do The Oz (che rientra nella categoria “stranezze”, a causa anche degli insopportabili strilli di Yoko), canzoni registrate per tentare di evitare la chiusura della scomoda ed irriverente rivista australiana Oz.

I restanti tre CD ci conducono attraverso le sessions del disco, non nella loro completezza ma raccogliendo le performance più significative. Il secondo dischetto inizia con quattro “Elements Mixes”, cioè parti strumentali isolate e poi aggiunte sopra le basic tracks (come per esempio gli archi di Imagine e How? o la sezione ritmica e pianoforte di Jealous Guy), e poi ci fa ascoltare varie versioni alternate di tutti i brani dell’album ed anche dei singoli, partendo dal demo originale della title track, solo John voce e piano (registrato appena quattro giorni prima di quella finita sul disco), ed una take full band con in più Hopkins al piano elettrico (e senza archi) ed il cantato di Lennon meno etereo dell’originale. Tra le gemme abbiamo la take 3 di Crippled Inside, meno prodotta ma più diretta e forse anche migliore, con Harrison strepitoso al dobro ed il solito grande Hopkins, una superba Jealous Guy con l’aggiunta delle chitarre acustiche dei due Badfinger (più evidenti nel mix rispetto al piano), una It’s So Hard nuda e cruda, chitarra-basso-batteria (ed un raro assolo dello stesso John), ed una prima versione, sempre in trio, di Gimme Some Truth, più essenziale ma già bellissima. Ed ancora: due takes unite insieme di How Do You Sleep? tra rock e funky, che personalmente preferisco a quella ufficiale (con George ottimo alla slide), un’interessante Oh, Yoko! acustica incisa da Lennon e signora alle Bahamas nel 1969 ed un missaggio alternato di Happy Xmas, senza gli orpelli “spectoriani” del singolo. Il terzo CD propone le stesse takes dell’album originale ma in versione “raw mix”, quindi senza gli overdubs aggiunti in seguito (in alcuni casi le versioni sono estese, senza il fading alla fine), ed i brani assumono un sapore simile a quelli del primo album di Lennon.

Le canzoni quindi non perdono la loro bellezza, anzi in alcuni casi mi piacciono anche di più, come Imagine, Crippled Inside, Jealous Guy, How?, Gimme Some Truth e Oh, Yoko!: diciamo che sarebbero andate benissimo anche così. Completano il CD altre cinque outtakes dal vivo in studio, tra cui una Jealous Guy bella almeno quanto quella edita. Il quarto dischetto è davvero interessante, in quanto ci fa ascoltare gli “Evolution Mixes”, cioè un esperimento per certi versi inedito: le dieci canzoni dell’album presentate nel loro evolversi, dai demo iniziali alle versioni più o meno finite, il tutto mixato insieme in modo da farle sembrare provenienti da un’unica session, usando anche frammenti di takes inedite, non utilizzate nei CD precedenti. Ci sono anche parti parlate, con Lennon che spiega ai musicisti quello che vuole da loro (con tanto di incazzatura durante All My Love perché non c’è abbastanza silenzio), ed anche brevi spezzoni di interviste in cui illustra l’ispirazione dietro le canzoni in questione. Un dischetto affascinante che ci mostra come nascono i vari pezzi, e che ci fa idealmente fare un salto indietro nel tempo ed entrare in studio con John, Yoko e gli altri. I due Blu-ray audio includono tutte le 61 canzoni dei quattro CD in versione per audiofili, alle quali se ne aggiungono altre 27, tra cui il quadrasonic mix dell’intero album, assente da ben 45 anni, gli elements mixes anche dei sei brani mancanti, outtakes in più ed altri Evolution Mixes, tra cui una traccia denominata Tittenhurst Park, che è un collage di dialoghi (anche a tavola ed in altre stanze della casa) e spezzoni strumentali e cantati, montati insieme senza una logica apparente.

Un cofanetto quindi a cui è difficile resistere, anche se non ci sono vere e proprie canzoni inedite, ma che ci fa apprezzare ancora di più un album epocale: di sicuro entrerà in lizza per il titolo di ristampa dell’anno, anche se con Dylan, Petty, Hendrix e gli stessi Beatles sarà una bella lotta.

Marco Verdi

Prossime Uscite Autunnali 6. The Beatles – White Album : E Naturalmente Per Il 50° Non Potevano Mancare Anche Loro Al 9 Novembre!

beatles white albumbeatles white album 3 cd

The Beatles – White Album – Apple/Universal – 2 CD – 3 CD – 2 LP – 4 LP – Super Deluxe 6 CD + Blu-ray Audio – 09-11-2018

Se ne parlava da tempo ed ecco che alla fine è stata ufficializzata la data di uscita delle varie edizioni della ristampa di The Beatles, più noto come il White Album, il famoso doppio pubblicato in origine il 22 novembre del 1968, quindi, come era stato per Sgt. Pepper’s, la nuova versione uscirà qualche giorno prima dell’effettivo 50° Anniversario. Il pezzo forte sarà la versione Super Deluxe da 6 CD + 1 Blu-ray, ma ci sarà anche quella doppia del disco ufficiale con nuovo Stero Mix targato 2018, sia in CD come in doppio vinile, e anche un’altra in triplo CD o quadruplo vinile, con un disco extra che conterrà le famose Esher Sessions del maggio 1968, dove vennero realizzate molte registrazioni nella abitazione di George Harrison di canzoni che poi, nella loro versioni definitive sarebbero finite sul Doppio Bianco. Alcune, 7 per la precisione (sono andato a controllare), erano già uscite nella Beatles Anthology Vol. 3, e comunque tutte, e anche molte di più, sono apparse su svariati bootlegs dedicati ai Beatles nel corso degli anni, sia pure mai in modo legale.

Partiamo propria dalla versione tripla e vediamo i suoi contenuti:

CD 1
1. Back In The U.S.S.R.
2. Dear Prudence
3. Glass Onion
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da
5. Wild Honey Pie
6. The Continuing Story Of Bungalow Bill
7. While My Guitar Gently Weeps
8. Happiness Is A Warm Gun
9. Martha My Dear
10. I’m So Tired
11. Blackbird
12. Piggies
13. Rocky Racoon
14. Don’t Pass Me By
15. Why Don’t We Do It In The Road?
16. I Will
17. Julia

CD 2
1. Birthday
2. Yer Blues
3. Mother Nature’s Son
4. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey
5. Sexy Sadie
6. Helter Skelter
7. Long, Long, Long
8. Revolution 1
9. Honey Pie
10. Savoy Truffle
11. Cry Baby Cry
12. Revolution 9
13. Good Night

CD 3
1. Back In The U.S.S.R. (Esher Demo)
2. Dear Prudence (Esher Demo)
3. Glass Onion (Esher Demo)
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da (Esher Demo)
5. The Continuing Story Of Bungalow Bill (Esher Demo)
6. While My Guitar Gently Weeps (Esher Demo)
7. Happiness Is A Warm Gun (Esher Demo)
8. I’m So Tired (Esher Demo)
9. Blackbird (Esher Demo)
10. Piggies (Esher Demo)
11. Rocky Raccoon (Esher Demo)
12. Julia (Esher Demo)
13. Yer Blues (Esher Demo)
14. Mother Nature’s Son (Esher Demo)
15. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey (Esher Demo)
16. Sexy Sadie (Esher Demo)
17. Revolution (Esher Demo)
18. Honey Pie (Esher Demo)
19. Cry Baby Cry (Esher Demo)
20. Sour Milk Sea (Esher Demo)
21. Junk (Esher Demo)
22. Child Of Nature (Esher Demo)
23. Circles (Esher Demo)
24. Mean Mr Mustard (Esher Demo)
25. Polythene Pam (Esher Demo)
26. Not Guilty (Esher Demo)
27. What’s The New Mary Jane (Esher Demo)

Nel caso di questa versione la versione in CD avrà un prezzo abbordabile, mentre il quadruplo vinile limitato veleggerà tra gli 80 e i 100 Euro. Sempre a livello indicativo, ovviamente per i 3 CD. si parla di 25-30 euro. Mentre tutt’altro discorso per la versione Super Deluxe il cui prezzo si aggirerà tra i 140 e i 150 euro. Però il contenuto è molto sfizioso, vediamo quindi i CD dal 4 al 6 e il Blu-ray audio cosa conterranno.

CD 4 – Sessions
1. Revolution 1 (Take 18)
2. A Beginning (Take 4)/Don’t Pass Me By (Take 7)
3. Blackbird (Take 28)
4. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey (Unnumbered Rehearsal)
5. Good Night (Unnumbered Rehearsal)
6. Good Night (Take 10 With A Guitar Part From Take 7)
7. Good Night (Take 22)
8. Ob-La-Di, Ob-La-Da (Take 3)
9. Revolution (Unnumbered Rehearsal)
10. Revolution (Take 14 Instrumental Backing Track)
11. Cry Baby Cry (Unnumbered Rehearsal)
12. Helter Skelter (First Version Take 2)

CD 5 – Sessions
1. Sexy Sadie (Take 3)
2. While My Guitar Gently Weeps (Acoustic Version Take 2)
3. Hey Jude (Take 1)
4. St Louis Blues (Studio Jam)
5. Not Guilty (Take 102)
6. Mother Nature’s Son (Take 15)
7. Yer Blues (Take 5 With Guide Vocal)
8. What’s The New Mary Jane (Take 1)
9. Rocky Raccoon (Take 8)
10. Back In The U.S.S.R. (Take 5 Instrumental Backing Track)
11. Dear Prudence (Vocal, Guitar & Drums)
12. Let It Be (Unnumbered Rehearsal)
13. While My Guitar Gently Weeps (Third Version Take 27)
14. (You’re So Square) Baby I Don’t Care (Studio Jam)
15. Helter Skelter (Second Version Take 17)
16. Glass Onion (Take 10)

CD 6 – Sessions
1. I Will (Take 13)
2. Blue Moon (Studio Jam)
3. I Will (Take 29)
4. Step Inside Love (Studio Jam)
5. Los Paranoias (Studio Jam)
6. Can You Take Me Back (Take 1)
7. Birthday (Take 2 Instrumental Backing Track)
8. Piggies (Take 12 Instrumental Backing Track)
9. Happiness Is A Warm Gun (Take 19)
10. Honey Pie (Instrumental Backing Track)
11. Savoy Truffle (Instrumental Backing Track)
12. Martha My Dear (Without Brass And Strings)
13. Long Long Long (Take 44)
14. I’m So Tired (Take 7)
15. I’m So Tired (Take 14)
16. The Continuing Story Of Bungalow Bill (Take 2)
17. Why Don’t We Do It In The Road? (Take 5)
18. Julia (Two Rehearsals)
19. The Inner Light (Take 6 Instrumental Backing Track)
20. Lady Madonna (Take 2 Piano & Drums)
21. Lady Madonna (Backing Vocals Take 3)
22. Across The Universe (Take 6)

Blu-ray: The BEATLES (‘White Album’)

Audio Features:
: PCM Stereo (2018 Stereo Mix)
: DTS-HD Master Audio 5.1 (2018)
: Dolby True HD 5.1 (2018)

: Mono (2018 Direct Transfer of ‘The White Album’ Original Mono Mix)

Quindi un totale di altri 50 brani contenuti nei tre dischetti extra del cofanetto. Tra cui si segnalano la Take 10 di Revolution 1, che parte come la Revolution che tutti conosciamo dal Lato B di Hey Jude, solo che in questo caso invece di sfumare, prosegue in una jam di oltre undici minuti totali, con la prima apparizione in studio di Yoko Ono, che suona un synth distorto e recita alcune parti che poi sarebbero finite su Revolution 9. Quello che sorprende, a smentire quello che si è sempre pensato, è che alla fine del brano non c’è tensione, tutti si complimentano, ci sono alcune risatine compiaciute e ad una Yoko preoccupata che chiede se “That’s Too Much?”, John risponde “It Sounds Great” e Paul conferma “Yeah, it’s wild!”. A Beginning, anche questa già presente nella Anthology 3, in pratica era l’introduzione orchestrale di Don’t Pass Me By che qui è unita nella Take 7. Le tre diverse versioni di Good Night, il pezzo per Ringo Starr, prevedono solo John Lennon alla chitarra acustica arpeggiata, niente orchestra aggiunta, e tutti e quattro i Beatles che armonizzano insieme nel coro “good night, sleep tight”. Una occasione rara in questa fase dei loro rapporti.

Helter Skelter è la take 2, la stessa sempre apparsa in Anthology 3, dove veniva però sfumata dopo 5 minuti, mentre in questo caso appare la versione completa da 13 minuti, benché si dice che ne esista una anche da 27 minuti di questo brano proto-metal tiratissimo. Interessante anche la versione di Sexy Sadie con George che canticchia Getting better da Sgt. Pepper, Paul McCartney che suona l’organo in questa take 3. Ci sono due versioni diverse di While My Guitar Gently Weeps, una acustica, la take 2 e la take 27 elettrica, in cui suona anche Eric Clapton di cui si dice fosse presente in ben 20 delle versioni che vennero provate, in quanto si fermò l’intera giornata di registrazione, per la gioia dei fans di Manolenta. Una bellissima versione di Blackbird, take 27, con la “ragazza” di McCartney dell’epoca Francie che si sente sullo sfondo (un po’ di gossip, è lei che fece rompere il fidanzamento con Jane Asher, quando quest’ultima li trovò a letto insieme). Una bellissima versione di Long Long Long con George e Ringo che duettano insieme. Delle Esher Sessions troviamo un demo di Dear Prudence e uno di Sour Milk Sea di George Harrison, brano che poi venne dato a Jackie Lomax.

E ancora alcune delle prime versioni di Hey Jude, già lunga sette minuti, Let It Be. Ancora dai nastri di Esher un pezzo di John Child Of Nature, che poi sarebbe diventato Jealous Guy, come pure molto bella è la take di Julia, mentre due prove successive della stessa canzone sono sul CD 6. Dove ci sono, come negli altri dischetti, molte versioni solo strumentali dei brani del doppio album. Nel reparto “cazzeggi ” troviamo versioni di St. Louis Blues, (You’re So Square) Baby I Don’t Be Care, Blue Moon, Step Inside Love, Los Paranoias, mentre alla fine del disco 6 ci sono versioni alternate di canzoni come The Inner Light, Lady Madonna Across The Universe che poi non sarebbero finite sul disco finale, come pure What’s The New Mary Jane. Insomma materiale raro per la gioia di grandi e piccini ce n’è a iosa, basta attendere fino al 9 novembre, data di uscita del tutto.

Bruno Conti

John Lennon – Imagine The Ultimate Collection. Il 5 Ottobre Esce Un Formidabile Cofanetto Per Celebrare Il Più Famoso Album Dell’Ex Beatle (E Anche Un DVD) .

john lennon imagine box

John Lennon – The Ultimate Collection – 4 CD+2 Blu-ray – 2 CD – 2 LP – 1 CD – Universal Music – 05-10-2018

Forse Imagine non è stato il disco più bello della carriera solista di John Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles (molti reputano che sia stato John Lennon/Plastic Ono Band del 1970: ma è comunque una bella lotta con Imagine), benché sia stato sicuramente il più significativo e anche il più popolare e venduto dei suoi dischi. Ora, a 47 anni circa dall’uscita del disco originale (che fu pubblicato il 9 settembre del 1971 negli Stati Uniti e l’8 ottobre dello stesso anno in Inghilterra) e a 78 anni dalla data di nascita di Lennon, quindi senza nessun anniversario particolare da festeggiare, esce questa Ultimate Collection di uno degli album più amati di John, e la versione che è stata preparata per questa occasione è veramente pregevole, forse la migliore e più dettagliata in assoluto finora dedicata a un disco dei quattro Beatles. Anzi, le varie versioni in uscita sono comunque tutte interessanti per diverse ragioni; non solo il disco originale che viene arricchito da moltissimo materiale aggiuntivo, ma anche un libro e un DVD (o Blu-ray) collegati.

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Vediamo prima velocemente i contenuti di DVD e libro, poi passiamo più estesamente alla edizione discografica. Partiamo dal DVD (o Blu-ray) che esce per la Eagle Vision, sempre il 5 ottobre: contiene 2 diversi film, entrambi restaurati in HD per la parte video e dolby surround 5.1 per la parte audio, la stessa utilizzata per l’album. Il primo dei due Imagine, uscirà brevemente il 18 settembre anche nelle sale cinematografiche: si tratta proprio del vecchio film, destinato alla televisione, girato nel 1971 a Tittenhurst Park, la magione di John e Yoko ad Ascot e poi pubblicato in Vhs nel 1985 e in seguito in DVD, con i vari promo delle canzoni del disco, il più famoso ovviamente quello del brano Imagine.

Mentre Gimme Some Truth, la cui colonna sonora è sempre stata rimixata in 5.1 dolby surround, è un documentario del 1997 sempre incentrato sul Making Of del disco del 1971. Nella nuova edizione che raccoglie entrambi i film in unico supporto è stato anche aggiunto del materiale esclusivo, mai visto prima che aumenta l’interesse dei fans.

Anche il libro Imagine John Yoko sarà disponibile in diverse edizioni: quella standard, da 320 pagine, che verrà anche tradotta in diverse lingue, italiano compreso, un’altra Collector’s Edition con 176 pagine in più, che costerà intorno ai 200 euro ed infine la edizione per collezionisti autografata, che costerà intorno e oltre i 400 euro. Questo non è il libro contenuto nel cofanetto sestuplo, che comunque, come si rileva dalla immagine ad inizio Post, sarà in ogni caso ricco di informazioni sui contenuti del box, che ora andiamo a vedere.

Prima di tutto un riepilogo a grandi linee dei contenuti, poi alla fine trovate la tracklist con tutti brani presenti nei vari formati, a seconda delle fonti si parla di 140 o 135 pezzi in tutto. Il primo CD contiene l’album regolare con un nuovo mix stereo più i 6 brani tratti dai singoli e alcune tracce extra. Il secondo CD, che è lo stesso della versione doppia che vedete qui sotto, contiene 4 pezzi definiti Elements Mixes, ovvero, solo archi, solo, piano, basso e batteria, e solo voce; poi ci sono 12 outtakes nella forma di demo e versioni alternative varie, oltre a 4 outtakes dai singoli.

john lennon imagine 2 cd

Il terzo CD, presente solo nel box, riporta anche altre versioni inedite recuperate dai nastri originali. Mentre il quarto CD Evolution, sottotitolo From Demo To Mix, contiene l’evoluzione dei brani dalla prima bozza alla versione completa. Infine, per gli audiofili, ma non solo, ci sono una valanga di tracce audio presenti nei due Blu-ray audio, che riportano la bellezza di 89 tracce con moltissime altre chicche in hi-res, dolby surround, versioni quadrafoniche ed altro non presente nei primi 4 dischetti, che sono comunque riportati anche nei due Blu-ray. Quindi, tra le varie opportunità del box, in molti casi sarà possibile anche riascoltare i brani nella loro versione basica (definiti Raw Studio Mix), senza le aggiunte degli archi e altri complementi sonori in post-produzione effettuati da Phil Spector, che era accreditato all’epoca come co-produttore del disco originale del 1971. Come promesso ecco la lista completa dei contenuti del box.

[CD1]
1. Imagine
2. Crippled Inside
3. Jealous Guy
4. It’s So Hard
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die
6. Gimme Some Truth
7. Oh My Love
8. How Do You Sleep?
9. How?
10. Oh Yoko!
11. Power To The People
12. Well… (Baby Please Don’t Go)
13. God Save Us
14. Do The Oz
15. God Save Oz
16. Happy Xmas (War Is Over)

[CD2]
1. Imagine (Elements Mix)
2. Jealous Guy (Elements Mix)
3. Oh My Love (Elements Mix)
4. How? (Elements Mix)
5. Imagine (demo)
6. Imagine (take 1)
7. Crippled Inside (take 3)
8. Crippled Inside (take 6 alt guitar solo)
9. Jealous Guy (take 9)
10. It’s So Hard (take 6)
11. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 11)
12. Gimme Some Truth (take 4)
13. Oh My Love (take 6)
14. How Do You Sleep? (takes 1 & 2)
15. How? (take 31)
16. Oh Yoko! (Bahamas 1969)
17. Power To The People (take 7)
18. God Save Us (demo)
19. Do The Oz (take 3)
20. Happy Xmas (War Is Over) (alt mix)

[CD3]
1. Imagine (take 10) (Raw Studio Mix)
2. Crippled Inside (take 6) (Raw Studio Mix)
3. Jealous Guy (take 29) (Raw Studio Mix)
4. It’s So Hard (take 11) (Raw Studio Mix)
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 4 – extended) (Raw Studio Mix)
6. Gimme Some Truth (take 4 – extended) (Raw Studio Mix)
7. Oh My Love (take 20) (Raw Studio Mix)
8. How Do You Sleep? (take 11 – extended) (Raw Studio Mix)
9. How? (take 40) (Raw Studio Mix)
10. Oh Yoko! (take 1 – extended) (Raw Studio Mix)
11. Imagine (take 1) (Raw Studio Mix)
12. Jealous Guy (take 11) (Raw Studio Mix)
13. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 21) (Raw Studio Mix)
14. How Do You Sleep? (take 1) (Raw Studio Mix)
15. How Do You Sleep? (takes 5 & 6) (Raw Studio Mix)

[CD4]
1. Imagine (Evolution)
2. Crippled Inside (Evolution)
3. Jealous Guy (Evolution)
4. It’s So Hard (Evolution)
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Evolution)
6. Gimme Some Truth (Evolution)
7. Oh My Love (Evolution)
8. How Do You Sleep? (Evolution)
9. How? (Evolution)
10. Oh Yoko! (Evolution)

[BD5]
1. Imagine
2. Crippled Inside
3. Jealous Guy
4. It’s So Hard
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die
6. Gimme Some Truth
7. Oh My Love
8. How Do You Sleep?
9. How?
10. Oh Yoko!
11. Power To The People
12. Well… (Baby Please Don’t Go)
13. God Save Us
14. Do The Oz
15. God Save Oz
16. Happy Xmas (War Is Over)
17. Imagine (Quadrasonic Mix)
18. Crippled Inside (Quadrasonic Mix)
19. Jealous Guy (Quadrasonic Mix)
20. It’s So Hard (Quadrasonic Mix)
21. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Quadrasonic Mix)
22. Gimme Some Truth (Quadrasonic Mix)
23. Oh My Love (Quadrasonic Mix)
24. How Do You Sleep? (Quadrasonic Mix)
25. How? (Quadrasonic Mix)
26. Oh Yoko! (Quadrasonic Mix)
27. Imagine (demo)
28. Imagine (take 1)
29. Crippled Inside (take 3)
30. Crippled Inside (take 6 alt guitar solo)
31. Jealous Guy (take 9)
32. It’s So Hard (take 6)
33. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 11)
34. Gimme Some Truth (take 4)
35. Oh My Love (take 6)
36. How Do You Sleep? (takes 1 & 2)
37. How? (take 31)
38. Oh Yoko! (Bahamas 1969)
39. Power To The People (take 7)
40. God Save Us (demo)
41. Do The Oz (take 3)
42. Happy Xmas (War Is Over) (alt mix)

[BD2]
1. Imagine (take 10) (Raw Studio Mix)
2. Crippled Inside (take 6) (Raw Studio Mix)
3. Jealous Guy (take 29) (Raw Studio Mix)
4. It’s So Hard (take 11) (Raw Studio Mix)
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 4 extended) (Raw Studio Mix)
6. Gimme Some Truth (take 4 extended) (Raw Studio Mix)
7. Oh My Love (take 20) (Raw Studio Mix)
8. How Do You Sleep? (take 11 extended) (Raw Studio Mix)
9. How? (take 40) (Raw Studio Mix)
10. Oh Yoko! (take 1 extended) (Raw Studio Mix)
11. Imagine (take 1) (Raw Studio Mix)
12. Crippled Inside (take 2) (Raw Studio Mix)
13. Crippled Inside (take 6 alt guitar solo) (Raw Studio Mix)
14. Jealous Guy (take 11) (Raw Studio Mix)
15. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 21) (Raw Studio Mix)
16. How Do You Sleep? (take 1) (Raw Studio Mix)
17. How Do You Sleep? (takes 5 & 6) (Raw Studio Mix)
18. How? (takes 7 – 10) (Raw Studio Mix)
19. How? (take 40 alt vocal) (Raw Studio Mix)
20. Oh Yoko! (take 1 tracking vocal) (Raw Studio Mix)
21. Imagine (Elements Mix)
22. Crippled Inside (Elements Mix)
23. Jealous Guy (Elements Mix)
24. It’s So Hard (Elements Mix)
25. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Elements Mix)
26. Gimme Some Truth (Elements Mix)
27. Oh My Love (Elements Mix)
28. How Do You Sleep? (Elements Mix)
29. How? (Elements Mix)
30. Oh Yoko! (Elements Mix)
31. Imagine (Evolution)
32. Crippled Inside (Evolution)
33. Jealous Guy (Evolution)
34. It’s So Hard (Evolution)
35. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Evolution)
36. Gimme Some Truth (Evolution)
37. Oh My Love (Evolution)
38. How Do You Sleep? (Evolution)
39. How? (Evolution)
40. Oh Yoko! (Evolution)
41. Power To The People (Evolution)
42. Well… (Baby Please Don’t Go) (Evolution)
43. God Save Us/God Save Oz (Evolution)
44. Do The Oz (Evolution)
45. Happy Xmas (War Is Over) (Evolution)
46. Tittenhurst Park (Evolution)
47. Imagine John & Yoko – The Elliot Mintz interviews

Il costo indicativo del cofanetto, se verrà confermato, dovrebbe essere sotto i 100 euro, intorno ai 90 si pensa, ma vedremo.

Direi che è tutto.

Bruno Conti