Recensioni Cofanetti Autunno-Inverno 1. Un Album Storico Esplorato In Maniera Sontuosa! John Lennon – Imagine: The Ultimate Collection

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John Lennon – Imagine: The Ultimate Collection – Universal CD – 2CD – 2LP – Super Deluxe 4CD/2Blu-ray Audio

In un anno in cui si celebra una lunga serie di cinquantenari di album (più o meno) importanti, una delle uscite principali riguarda un disco che in realtà “festeggia” i 47 anni: sto parlando di Imagine, quasi all’unanimità considerato il capolavoro da solista di John Lennon (anche se molti indicano il suo primo, John Lennon/Plastic Ono Band). Definire l’operazione Imagine grandiosa è perfino riduttivo, e la parte audio è solo una delle tante sfaccettature (la più interessante) del progetto: un lussuoso libro in tre diverse versioni, Imagine John Yoko, il famoso documentario del 1971 restaurato e proiettato nei cinema l’8, 9 e 10 Ottobre, lo stesso film accoppiato all’altro rockumentary Gimme Some Truth e pubblicato in DVD o Blu-ray, e naturalmente la rivisitazione del notissimo album in varie configurazioni, la più succosa delle quali è il cofanetto che comprende quattro CD e due Blu-ray audio. Imagine è stato l’ultimo disco registrato da Lennon in Inghilterra prima del suo trasferimento a New York, città da lui considerata più vicina ai suoi ideali di libertà e di modernità di vedute: inciso in gran parte nella sua splendida residenza di Tittenhurst Park (che poi venderà all’ex compagno Ringo Starr), Imagine è un disco che riflette alla perfezione il microcosmo di John, con canzoni d’amore, di pace e fratellanza, a sfondo politico (Lennon all’epoca occupava posizioni vicine all’estrema sinistra), ed anche un velenoso attacco all’ex amico Paul McCartney, che si era a sua volta preso gioco di lui, anche se in maniera più lieve, nell’album Ram.

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Gran parte della fortuna di Imagine è ovviamente legata alla celeberrima title track, una ballata pianistica talmente famosa che è conosciuta a memoria anche da chi non ha mai comprato neppure un disco in vita sua, un brano con un testo invero piuttosto banale, pieno di sogni hippy degni dei Baci Perugina, ma nobilitato da una melodia indimenticabile. Ma sarebbe sbagliato pensare che il merito della riuscita dell’album sia solo di questa canzone, in quanto ci sono altri brani di altissimo livello, come la divertita Crippled Inside, country-blues in stile anni trenta che maschera un feroce testo contro le persone false ed ipocrite dietro un motivo gioioso, il gustoso blues elettrico It’s So Hard, impreziosito dal sassofono del grande King Curtis, la roccata How Do You Sleep?, perfida invettiva contro Paul e con un ottimo George Harrison alla slide, la potente Gimme Some Truth, una delle migliori rock song di sempre del nostro, e la splendida e saltellante Oh, Yoko!, con uno splendido Nicky Hopkins al pianoforte. E poi ci sono le ballate, la stupenda Jealous Guy, emozionante ancora oggi come allora, la tenue Oh My Love, che sembra provenire dalle sessions del White Album, e la vibrante How? L’unico pezzo che non mi è mai piaciuto è I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die, un lungo e noioso brano dal testo superficiale e basato su un giro di blues piuttosto risaputo.

La produzione dell’album è nelle mani di Lennon con Yoko Ono e Phil Spector, che ha usato una mano abbastanza leggera e non si è affidato più di tanto alle sue leggendarie orchestrazioni, ed in session troviamo nomi di primissima fascia: oltre ai tre citati poc’anzi, ci sono infatti Alan White, che da lì a poco diventerà batterista degli Yes, gli altri grandi drummer Jim Keltner e Jim Gordon, il bassista Klaus Voormann, grande amico dei Beatles, Joey Molland e Tom Evans dei Badfinger e Mike Pinder, all’epoca componente dei Moody Blues. Il disco originale, remixato ad arte (ma non rimasterizzato) da Paul Hicks, è inserito nel primo CD di questo splendido cofanetto, che presenta anche un bel libro con testi, note, saggi e testimonianze varie, una confezione che può ricordare i deluxe box di McCartney, anche se la vedova Lennon, Yoko Ono, è stata molto più generosa di Paul per quanto riguarda i contenuti musicali, e per una volta il prezzo richiesto, indicativamente circa 70/80 euro, è pienamente giustificato. Sul primo CD, oltre al disco originale, troviamo alcuni brani usciti nello stesso periodo su singolo: la nota Power To The People e la splendida canzone stagionale Happy Xmas (War Is Over) le conosciamo a menadito, ma poi c’è anche il rock-blues di Well (Baby Please Don’t Go) ed i brani del singolo registrato a nome Elastic Oz Band, God Save Us e God Save Oz (che è in pratica lo stesso brano cantato rispettivamente da Bill Elliot e da Lennon) e Do The Oz (che rientra nella categoria “stranezze”, a causa anche degli insopportabili strilli di Yoko), canzoni registrate per tentare di evitare la chiusura della scomoda ed irriverente rivista australiana Oz.

I restanti tre CD ci conducono attraverso le sessions del disco, non nella loro completezza ma raccogliendo le performance più significative. Il secondo dischetto inizia con quattro “Elements Mixes”, cioè parti strumentali isolate e poi aggiunte sopra le basic tracks (come per esempio gli archi di Imagine e How? o la sezione ritmica e pianoforte di Jealous Guy), e poi ci fa ascoltare varie versioni alternate di tutti i brani dell’album ed anche dei singoli, partendo dal demo originale della title track, solo John voce e piano (registrato appena quattro giorni prima di quella finita sul disco), ed una take full band con in più Hopkins al piano elettrico (e senza archi) ed il cantato di Lennon meno etereo dell’originale. Tra le gemme abbiamo la take 3 di Crippled Inside, meno prodotta ma più diretta e forse anche migliore, con Harrison strepitoso al dobro ed il solito grande Hopkins, una superba Jealous Guy con l’aggiunta delle chitarre acustiche dei due Badfinger (più evidenti nel mix rispetto al piano), una It’s So Hard nuda e cruda, chitarra-basso-batteria (ed un raro assolo dello stesso John), ed una prima versione, sempre in trio, di Gimme Some Truth, più essenziale ma già bellissima. Ed ancora: due takes unite insieme di How Do You Sleep? tra rock e funky, che personalmente preferisco a quella ufficiale (con George ottimo alla slide), un’interessante Oh, Yoko! acustica incisa da Lennon e signora alle Bahamas nel 1969 ed un missaggio alternato di Happy Xmas, senza gli orpelli “spectoriani” del singolo. Il terzo CD propone le stesse takes dell’album originale ma in versione “raw mix”, quindi senza gli overdubs aggiunti in seguito (in alcuni casi le versioni sono estese, senza il fading alla fine), ed i brani assumono un sapore simile a quelli del primo album di Lennon.

Le canzoni quindi non perdono la loro bellezza, anzi in alcuni casi mi piacciono anche di più, come Imagine, Crippled Inside, Jealous Guy, How?, Gimme Some Truth e Oh, Yoko!: diciamo che sarebbero andate benissimo anche così. Completano il CD altre cinque outtakes dal vivo in studio, tra cui una Jealous Guy bella almeno quanto quella edita. Il quarto dischetto è davvero interessante, in quanto ci fa ascoltare gli “Evolution Mixes”, cioè un esperimento per certi versi inedito: le dieci canzoni dell’album presentate nel loro evolversi, dai demo iniziali alle versioni più o meno finite, il tutto mixato insieme in modo da farle sembrare provenienti da un’unica session, usando anche frammenti di takes inedite, non utilizzate nei CD precedenti. Ci sono anche parti parlate, con Lennon che spiega ai musicisti quello che vuole da loro (con tanto di incazzatura durante All My Love perché non c’è abbastanza silenzio), ed anche brevi spezzoni di interviste in cui illustra l’ispirazione dietro le canzoni in questione. Un dischetto affascinante che ci mostra come nascono i vari pezzi, e che ci fa idealmente fare un salto indietro nel tempo ed entrare in studio con John, Yoko e gli altri. I due Blu-ray audio includono tutte le 61 canzoni dei quattro CD in versione per audiofili, alle quali se ne aggiungono altre 27, tra cui il quadrasonic mix dell’intero album, assente da ben 45 anni, gli elements mixes anche dei sei brani mancanti, outtakes in più ed altri Evolution Mixes, tra cui una traccia denominata Tittenhurst Park, che è un collage di dialoghi (anche a tavola ed in altre stanze della casa) e spezzoni strumentali e cantati, montati insieme senza una logica apparente.

Un cofanetto quindi a cui è difficile resistere, anche se non ci sono vere e proprie canzoni inedite, ma che ci fa apprezzare ancora di più un album epocale: di sicuro entrerà in lizza per il titolo di ristampa dell’anno, anche se con Dylan, Petty, Hendrix e gli stessi Beatles sarà una bella lotta.

Marco Verdi

Prossime Uscite Autunnali 6. The Beatles – White Album : E Naturalmente Per Il 50° Non Potevano Mancare Anche Loro Al 9 Novembre!

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The Beatles – White Album – Apple/Universal – 2 CD – 3 CD – 2 LP – 4 LP – Super Deluxe 6 CD + Blu-ray Audio – 09-11-2018

Se ne parlava da tempo ed ecco che alla fine è stata ufficializzata la data di uscita delle varie edizioni della ristampa di The Beatles, più noto come il White Album, il famoso doppio pubblicato in origine il 22 novembre del 1968, quindi, come era stato per Sgt. Pepper’s, la nuova versione uscirà qualche giorno prima dell’effettivo 50° Anniversario. Il pezzo forte sarà la versione Super Deluxe da 6 CD + 1 Blu-ray, ma ci sarà anche quella doppia del disco ufficiale con nuovo Stero Mix targato 2018, sia in CD come in doppio vinile, e anche un’altra in triplo CD o quadruplo vinile, con un disco extra che conterrà le famose Esher Sessions del maggio 1968, dove vennero realizzate molte registrazioni nella abitazione di George Harrison di canzoni che poi, nella loro versioni definitive sarebbero finite sul Doppio Bianco. Alcune, 7 per la precisione (sono andato a controllare), erano già uscite nella Beatles Anthology Vol. 3, e comunque tutte, e anche molte di più, sono apparse su svariati bootlegs dedicati ai Beatles nel corso degli anni, sia pure mai in modo legale.

Partiamo propria dalla versione tripla e vediamo i suoi contenuti:

CD 1
1. Back In The U.S.S.R.
2. Dear Prudence
3. Glass Onion
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da
5. Wild Honey Pie
6. The Continuing Story Of Bungalow Bill
7. While My Guitar Gently Weeps
8. Happiness Is A Warm Gun
9. Martha My Dear
10. I’m So Tired
11. Blackbird
12. Piggies
13. Rocky Racoon
14. Don’t Pass Me By
15. Why Don’t We Do It In The Road?
16. I Will
17. Julia

CD 2
1. Birthday
2. Yer Blues
3. Mother Nature’s Son
4. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey
5. Sexy Sadie
6. Helter Skelter
7. Long, Long, Long
8. Revolution 1
9. Honey Pie
10. Savoy Truffle
11. Cry Baby Cry
12. Revolution 9
13. Good Night

CD 3
1. Back In The U.S.S.R. (Esher Demo)
2. Dear Prudence (Esher Demo)
3. Glass Onion (Esher Demo)
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da (Esher Demo)
5. The Continuing Story Of Bungalow Bill (Esher Demo)
6. While My Guitar Gently Weeps (Esher Demo)
7. Happiness Is A Warm Gun (Esher Demo)
8. I’m So Tired (Esher Demo)
9. Blackbird (Esher Demo)
10. Piggies (Esher Demo)
11. Rocky Raccoon (Esher Demo)
12. Julia (Esher Demo)
13. Yer Blues (Esher Demo)
14. Mother Nature’s Son (Esher Demo)
15. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey (Esher Demo)
16. Sexy Sadie (Esher Demo)
17. Revolution (Esher Demo)
18. Honey Pie (Esher Demo)
19. Cry Baby Cry (Esher Demo)
20. Sour Milk Sea (Esher Demo)
21. Junk (Esher Demo)
22. Child Of Nature (Esher Demo)
23. Circles (Esher Demo)
24. Mean Mr Mustard (Esher Demo)
25. Polythene Pam (Esher Demo)
26. Not Guilty (Esher Demo)
27. What’s The New Mary Jane (Esher Demo)

Nel caso di questa versione la versione in CD avrà un prezzo abbordabile, mentre il quadruplo vinile limitato veleggerà tra gli 80 e i 100 Euro. Sempre a livello indicativo, ovviamente per i 3 CD. si parla di 25-30 euro. Mentre tutt’altro discorso per la versione Super Deluxe il cui prezzo si aggirerà tra i 140 e i 150 euro. Però il contenuto è molto sfizioso, vediamo quindi i CD dal 4 al 6 e il Blu-ray audio cosa conterranno.

CD 4 – Sessions
1. Revolution 1 (Take 18)
2. A Beginning (Take 4)/Don’t Pass Me By (Take 7)
3. Blackbird (Take 28)
4. Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey (Unnumbered Rehearsal)
5. Good Night (Unnumbered Rehearsal)
6. Good Night (Take 10 With A Guitar Part From Take 7)
7. Good Night (Take 22)
8. Ob-La-Di, Ob-La-Da (Take 3)
9. Revolution (Unnumbered Rehearsal)
10. Revolution (Take 14 Instrumental Backing Track)
11. Cry Baby Cry (Unnumbered Rehearsal)
12. Helter Skelter (First Version Take 2)

CD 5 – Sessions
1. Sexy Sadie (Take 3)
2. While My Guitar Gently Weeps (Acoustic Version Take 2)
3. Hey Jude (Take 1)
4. St Louis Blues (Studio Jam)
5. Not Guilty (Take 102)
6. Mother Nature’s Son (Take 15)
7. Yer Blues (Take 5 With Guide Vocal)
8. What’s The New Mary Jane (Take 1)
9. Rocky Raccoon (Take 8)
10. Back In The U.S.S.R. (Take 5 Instrumental Backing Track)
11. Dear Prudence (Vocal, Guitar & Drums)
12. Let It Be (Unnumbered Rehearsal)
13. While My Guitar Gently Weeps (Third Version Take 27)
14. (You’re So Square) Baby I Don’t Care (Studio Jam)
15. Helter Skelter (Second Version Take 17)
16. Glass Onion (Take 10)

CD 6 – Sessions
1. I Will (Take 13)
2. Blue Moon (Studio Jam)
3. I Will (Take 29)
4. Step Inside Love (Studio Jam)
5. Los Paranoias (Studio Jam)
6. Can You Take Me Back (Take 1)
7. Birthday (Take 2 Instrumental Backing Track)
8. Piggies (Take 12 Instrumental Backing Track)
9. Happiness Is A Warm Gun (Take 19)
10. Honey Pie (Instrumental Backing Track)
11. Savoy Truffle (Instrumental Backing Track)
12. Martha My Dear (Without Brass And Strings)
13. Long Long Long (Take 44)
14. I’m So Tired (Take 7)
15. I’m So Tired (Take 14)
16. The Continuing Story Of Bungalow Bill (Take 2)
17. Why Don’t We Do It In The Road? (Take 5)
18. Julia (Two Rehearsals)
19. The Inner Light (Take 6 Instrumental Backing Track)
20. Lady Madonna (Take 2 Piano & Drums)
21. Lady Madonna (Backing Vocals Take 3)
22. Across The Universe (Take 6)

Blu-ray: The BEATLES (‘White Album’)

Audio Features:
: PCM Stereo (2018 Stereo Mix)
: DTS-HD Master Audio 5.1 (2018)
: Dolby True HD 5.1 (2018)

: Mono (2018 Direct Transfer of ‘The White Album’ Original Mono Mix)

Quindi un totale di altri 50 brani contenuti nei tre dischetti extra del cofanetto. Tra cui si segnalano la Take 10 di Revolution 1, che parte come la Revolution che tutti conosciamo dal Lato B di Hey Jude, solo che in questo caso invece di sfumare, prosegue in una jam di oltre undici minuti totali, con la prima apparizione in studio di Yoko Ono, che suona un synth distorto e recita alcune parti che poi sarebbero finite su Revolution 9. Quello che sorprende, a smentire quello che si è sempre pensato, è che alla fine del brano non c’è tensione, tutti si complimentano, ci sono alcune risatine compiaciute e ad una Yoko preoccupata che chiede se “That’s Too Much?”, John risponde “It Sounds Great” e Paul conferma “Yeah, it’s wild!”. A Beginning, anche questa già presente nella Anthology 3, in pratica era l’introduzione orchestrale di Don’t Pass Me By che qui è unita nella Take 7. Le tre diverse versioni di Good Night, il pezzo per Ringo Starr, prevedono solo John Lennon alla chitarra acustica arpeggiata, niente orchestra aggiunta, e tutti e quattro i Beatles che armonizzano insieme nel coro “good night, sleep tight”. Una occasione rara in questa fase dei loro rapporti.

Helter Skelter è la take 2, la stessa sempre apparsa in Anthology 3, dove veniva però sfumata dopo 5 minuti, mentre in questo caso appare la versione completa da 13 minuti, benché si dice che ne esista una anche da 27 minuti di questo brano proto-metal tiratissimo. Interessante anche la versione di Sexy Sadie con George che canticchia Getting better da Sgt. Pepper, Paul McCartney che suona l’organo in questa take 3. Ci sono due versioni diverse di While My Guitar Gently Weeps, una acustica, la take 2 e la take 27 elettrica, in cui suona anche Eric Clapton di cui si dice fosse presente in ben 20 delle versioni che vennero provate, in quanto si fermò l’intera giornata di registrazione, per la gioia dei fans di Manolenta. Una bellissima versione di Blackbird, take 27, con la “ragazza” di McCartney dell’epoca Francie che si sente sullo sfondo (un po’ di gossip, è lei che fece rompere il fidanzamento con Jane Asher, quando quest’ultima li trovò a letto insieme). Una bellissima versione di Long Long Long con George e Ringo che duettano insieme. Delle Esher Sessions troviamo un demo di Dear Prudence e uno di Sour Milk Sea di George Harrison, brano che poi venne dato a Jackie Lomax.

E ancora alcune delle prime versioni di Hey Jude, già lunga sette minuti, Let It Be. Ancora dai nastri di Esher un pezzo di John Child Of Nature, che poi sarebbe diventato Jealous Guy, come pure molto bella è la take di Julia, mentre due prove successive della stessa canzone sono sul CD 6. Dove ci sono, come negli altri dischetti, molte versioni solo strumentali dei brani del doppio album. Nel reparto “cazzeggi ” troviamo versioni di St. Louis Blues, (You’re So Square) Baby I Don’t Be Care, Blue Moon, Step Inside Love, Los Paranoias, mentre alla fine del disco 6 ci sono versioni alternate di canzoni come The Inner Light, Lady Madonna Across The Universe che poi non sarebbero finite sul disco finale, come pure What’s The New Mary Jane. Insomma materiale raro per la gioia di grandi e piccini ce n’è a iosa, basta attendere fino al 9 novembre, data di uscita del tutto.

Bruno Conti

John Lennon – Imagine The Ultimate Collection. Il 5 Ottobre Esce Un Formidabile Cofanetto Per Celebrare Il Più Famoso Album Dell’Ex Beatle (E Anche Un DVD) .

john lennon imagine box

John Lennon – The Ultimate Collection – 4 CD+2 Blu-ray – 2 CD – 2 LP – 1 CD – Universal Music – 05-10-2018

Forse Imagine non è stato il disco più bello della carriera solista di John Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles (molti reputano che sia stato John Lennon/Plastic Ono Band del 1970: ma è comunque una bella lotta con Imagine), benché sia stato sicuramente il più significativo e anche il più popolare e venduto dei suoi dischi. Ora, a 47 anni circa dall’uscita del disco originale (che fu pubblicato il 9 settembre del 1971 negli Stati Uniti e l’8 ottobre dello stesso anno in Inghilterra) e a 78 anni dalla data di nascita di Lennon, quindi senza nessun anniversario particolare da festeggiare, esce questa Ultimate Collection di uno degli album più amati di John, e la versione che è stata preparata per questa occasione è veramente pregevole, forse la migliore e più dettagliata in assoluto finora dedicata a un disco dei quattro Beatles. Anzi, le varie versioni in uscita sono comunque tutte interessanti per diverse ragioni; non solo il disco originale che viene arricchito da moltissimo materiale aggiuntivo, ma anche un libro e un DVD (o Blu-ray) collegati.

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Vediamo prima velocemente i contenuti di DVD e libro, poi passiamo più estesamente alla edizione discografica. Partiamo dal DVD (o Blu-ray) che esce per la Eagle Vision, sempre il 5 ottobre: contiene 2 diversi film, entrambi restaurati in HD per la parte video e dolby surround 5.1 per la parte audio, la stessa utilizzata per l’album. Il primo dei due Imagine, uscirà brevemente il 18 settembre anche nelle sale cinematografiche: si tratta proprio del vecchio film, destinato alla televisione, girato nel 1971 a Tittenhurst Park, la magione di John e Yoko ad Ascot e poi pubblicato in Vhs nel 1985 e in seguito in DVD, con i vari promo delle canzoni del disco, il più famoso ovviamente quello del brano Imagine.

Mentre Gimme Some Truth, la cui colonna sonora è sempre stata rimixata in 5.1 dolby surround, è un documentario del 1997 sempre incentrato sul Making Of del disco del 1971. Nella nuova edizione che raccoglie entrambi i film in unico supporto è stato anche aggiunto del materiale esclusivo, mai visto prima che aumenta l’interesse dei fans.

Anche il libro Imagine John Yoko sarà disponibile in diverse edizioni: quella standard, da 320 pagine, che verrà anche tradotta in diverse lingue, italiano compreso, un’altra Collector’s Edition con 176 pagine in più, che costerà intorno ai 200 euro ed infine la edizione per collezionisti autografata, che costerà intorno e oltre i 400 euro. Questo non è il libro contenuto nel cofanetto sestuplo, che comunque, come si rileva dalla immagine ad inizio Post, sarà in ogni caso ricco di informazioni sui contenuti del box, che ora andiamo a vedere.

Prima di tutto un riepilogo a grandi linee dei contenuti, poi alla fine trovate la tracklist con tutti brani presenti nei vari formati, a seconda delle fonti si parla di 140 o 135 pezzi in tutto. Il primo CD contiene l’album regolare con un nuovo mix stereo più i 6 brani tratti dai singoli e alcune tracce extra. Il secondo CD, che è lo stesso della versione doppia che vedete qui sotto, contiene 4 pezzi definiti Elements Mixes, ovvero, solo archi, solo, piano, basso e batteria, e solo voce; poi ci sono 12 outtakes nella forma di demo e versioni alternative varie, oltre a 4 outtakes dai singoli.

john lennon imagine 2 cd

Il terzo CD, presente solo nel box, riporta anche altre versioni inedite recuperate dai nastri originali. Mentre il quarto CD Evolution, sottotitolo From Demo To Mix, contiene l’evoluzione dei brani dalla prima bozza alla versione completa. Infine, per gli audiofili, ma non solo, ci sono una valanga di tracce audio presenti nei due Blu-ray audio, che riportano la bellezza di 89 tracce con moltissime altre chicche in hi-res, dolby surround, versioni quadrafoniche ed altro non presente nei primi 4 dischetti, che sono comunque riportati anche nei due Blu-ray. Quindi, tra le varie opportunità del box, in molti casi sarà possibile anche riascoltare i brani nella loro versione basica (definiti Raw Studio Mix), senza le aggiunte degli archi e altri complementi sonori in post-produzione effettuati da Phil Spector, che era accreditato all’epoca come co-produttore del disco originale del 1971. Come promesso ecco la lista completa dei contenuti del box.

[CD1]
1. Imagine
2. Crippled Inside
3. Jealous Guy
4. It’s So Hard
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die
6. Gimme Some Truth
7. Oh My Love
8. How Do You Sleep?
9. How?
10. Oh Yoko!
11. Power To The People
12. Well… (Baby Please Don’t Go)
13. God Save Us
14. Do The Oz
15. God Save Oz
16. Happy Xmas (War Is Over)

[CD2]
1. Imagine (Elements Mix)
2. Jealous Guy (Elements Mix)
3. Oh My Love (Elements Mix)
4. How? (Elements Mix)
5. Imagine (demo)
6. Imagine (take 1)
7. Crippled Inside (take 3)
8. Crippled Inside (take 6 alt guitar solo)
9. Jealous Guy (take 9)
10. It’s So Hard (take 6)
11. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 11)
12. Gimme Some Truth (take 4)
13. Oh My Love (take 6)
14. How Do You Sleep? (takes 1 & 2)
15. How? (take 31)
16. Oh Yoko! (Bahamas 1969)
17. Power To The People (take 7)
18. God Save Us (demo)
19. Do The Oz (take 3)
20. Happy Xmas (War Is Over) (alt mix)

[CD3]
1. Imagine (take 10) (Raw Studio Mix)
2. Crippled Inside (take 6) (Raw Studio Mix)
3. Jealous Guy (take 29) (Raw Studio Mix)
4. It’s So Hard (take 11) (Raw Studio Mix)
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 4 – extended) (Raw Studio Mix)
6. Gimme Some Truth (take 4 – extended) (Raw Studio Mix)
7. Oh My Love (take 20) (Raw Studio Mix)
8. How Do You Sleep? (take 11 – extended) (Raw Studio Mix)
9. How? (take 40) (Raw Studio Mix)
10. Oh Yoko! (take 1 – extended) (Raw Studio Mix)
11. Imagine (take 1) (Raw Studio Mix)
12. Jealous Guy (take 11) (Raw Studio Mix)
13. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 21) (Raw Studio Mix)
14. How Do You Sleep? (take 1) (Raw Studio Mix)
15. How Do You Sleep? (takes 5 & 6) (Raw Studio Mix)

[CD4]
1. Imagine (Evolution)
2. Crippled Inside (Evolution)
3. Jealous Guy (Evolution)
4. It’s So Hard (Evolution)
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Evolution)
6. Gimme Some Truth (Evolution)
7. Oh My Love (Evolution)
8. How Do You Sleep? (Evolution)
9. How? (Evolution)
10. Oh Yoko! (Evolution)

[BD5]
1. Imagine
2. Crippled Inside
3. Jealous Guy
4. It’s So Hard
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die
6. Gimme Some Truth
7. Oh My Love
8. How Do You Sleep?
9. How?
10. Oh Yoko!
11. Power To The People
12. Well… (Baby Please Don’t Go)
13. God Save Us
14. Do The Oz
15. God Save Oz
16. Happy Xmas (War Is Over)
17. Imagine (Quadrasonic Mix)
18. Crippled Inside (Quadrasonic Mix)
19. Jealous Guy (Quadrasonic Mix)
20. It’s So Hard (Quadrasonic Mix)
21. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Quadrasonic Mix)
22. Gimme Some Truth (Quadrasonic Mix)
23. Oh My Love (Quadrasonic Mix)
24. How Do You Sleep? (Quadrasonic Mix)
25. How? (Quadrasonic Mix)
26. Oh Yoko! (Quadrasonic Mix)
27. Imagine (demo)
28. Imagine (take 1)
29. Crippled Inside (take 3)
30. Crippled Inside (take 6 alt guitar solo)
31. Jealous Guy (take 9)
32. It’s So Hard (take 6)
33. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 11)
34. Gimme Some Truth (take 4)
35. Oh My Love (take 6)
36. How Do You Sleep? (takes 1 & 2)
37. How? (take 31)
38. Oh Yoko! (Bahamas 1969)
39. Power To The People (take 7)
40. God Save Us (demo)
41. Do The Oz (take 3)
42. Happy Xmas (War Is Over) (alt mix)

[BD2]
1. Imagine (take 10) (Raw Studio Mix)
2. Crippled Inside (take 6) (Raw Studio Mix)
3. Jealous Guy (take 29) (Raw Studio Mix)
4. It’s So Hard (take 11) (Raw Studio Mix)
5. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 4 extended) (Raw Studio Mix)
6. Gimme Some Truth (take 4 extended) (Raw Studio Mix)
7. Oh My Love (take 20) (Raw Studio Mix)
8. How Do You Sleep? (take 11 extended) (Raw Studio Mix)
9. How? (take 40) (Raw Studio Mix)
10. Oh Yoko! (take 1 extended) (Raw Studio Mix)
11. Imagine (take 1) (Raw Studio Mix)
12. Crippled Inside (take 2) (Raw Studio Mix)
13. Crippled Inside (take 6 alt guitar solo) (Raw Studio Mix)
14. Jealous Guy (take 11) (Raw Studio Mix)
15. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (take 21) (Raw Studio Mix)
16. How Do You Sleep? (take 1) (Raw Studio Mix)
17. How Do You Sleep? (takes 5 & 6) (Raw Studio Mix)
18. How? (takes 7 – 10) (Raw Studio Mix)
19. How? (take 40 alt vocal) (Raw Studio Mix)
20. Oh Yoko! (take 1 tracking vocal) (Raw Studio Mix)
21. Imagine (Elements Mix)
22. Crippled Inside (Elements Mix)
23. Jealous Guy (Elements Mix)
24. It’s So Hard (Elements Mix)
25. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Elements Mix)
26. Gimme Some Truth (Elements Mix)
27. Oh My Love (Elements Mix)
28. How Do You Sleep? (Elements Mix)
29. How? (Elements Mix)
30. Oh Yoko! (Elements Mix)
31. Imagine (Evolution)
32. Crippled Inside (Evolution)
33. Jealous Guy (Evolution)
34. It’s So Hard (Evolution)
35. I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die (Evolution)
36. Gimme Some Truth (Evolution)
37. Oh My Love (Evolution)
38. How Do You Sleep? (Evolution)
39. How? (Evolution)
40. Oh Yoko! (Evolution)
41. Power To The People (Evolution)
42. Well… (Baby Please Don’t Go) (Evolution)
43. God Save Us/God Save Oz (Evolution)
44. Do The Oz (Evolution)
45. Happy Xmas (War Is Over) (Evolution)
46. Tittenhurst Park (Evolution)
47. Imagine John & Yoko – The Elliot Mintz interviews

Il costo indicativo del cofanetto, se verrà confermato, dovrebbe essere sotto i 100 euro, intorno ai 90 si pensa, ma vedremo.

Direi che è tutto.

Bruno Conti

Paul McCartney – Egypt Station: Il 7 Settembre Esce Il Nuovo Album Di Macca, Mentre Filtrano Le Prime News Sulla Ristampa Del White Album Dei Beatles

paul mccartney egypt station

Paul McCartney – Egypt Station – MPL/Capitol/Universal CD/LP – 07-09-2018

Continuano ad arrivare notizie sulle prossime uscite/ristampe di fine estate, inizio autunno: dopo la “ristampa” potenziata di The Song Remains The Same dei Led Zeppelin, anche Paul McCartney ha annunciato, sempre per il 7 settembre, l’uscita del nuovo album Egypt Station, il primo dai tempi di New, uscito nell’ottobre 2013. Sono passati ben 5 anni, anche se la vorticosa attività di ripubblicazioni dei vecchi album solisti e di materiale dei Beatles non ha messo in rilievo questo lungo gap temporale, grazie anche ai molti concerti ed alle partecipazioni a vari eventi del nostro. L’ultima in ordine di tempo è stata quella al Late Late Show With James Corden, uno spettacolo televisivo della televisione americana CBS, condotto però da un inglese, all’interno del quale però è previsto anche uno spazio chiamato Carpool Karaoke, spesso girato a Londra ( o Liverpool, come in questo caso). Non aggiungo altro, se non avete ancora visto il filmato godetevelo, perché è veramente divertente e sorprendente.

Tornando al nuovo album di Sir Paul, non è ancora stata comunicata la lista dei brani completa, ma già sono in vendita e disponibili anche come video le prime due canzoni estratte dal disco, I Don’t Know Come To Me. Si sa anche che l’album, che conterrà 16 brani, con due strumentali Station I II, posti in apertura e chiusura, oppure come interludi, sarà prodotto da Greg Kurstin, un buon “mestierante” che ha lavorato con Lilly Allen, Sia, Kelly Clarkson, Ellie Goulding, Pink e Adele (?!?), ma di recente anche con Liam Gallagher Foo Fighters, ed ha un discreto passato rock con i Geggy Tah e con Inara George (la figlia di Lowell). D’altronde non è che neppure uno dei produttori del precedente New, Paul Epworth, fosse il massimo della vita, anche lui con trascorsi con Bruno Mars, Maximo Park e l’immancabile Adele: comunque l’album pur non essendo un capolavoro si lasciava ascoltare. E anche i due nuovi brani che anticipano New Egypt non sembrano male. La versione Deluxe, con due tracce extra, sarà pubblicata solo negli Stati Uniti, per la catena di vendita Target.

Tra i brani annunciati per il nuovo CD Paul in una intervista ha parlato di Happy with You, un brano di impostazione acustica, People Want Peace, una canzone dai temi universali con il classico sound alla McCartney e la lunga Despite Repeated Warnings, che viene presentata come una epica cavalcata di oltre sette minuti, divisa in più parti e che ricorda alcuni brani deii suoi gruppi precedenti (quali saranno?).

A proposito di vecchio gruppo, nella stessa intervista hanno chiesto a Paul delle conferme sull’uscita della ristampa del White Album dei Beatles prevista per il 50° Anniversario: la data certa non c’è ancora, ma si presume che sarà intorno al 22 novembre, che nel 1968 fu quella del doppio vinile originale. Viene confermata la presenza dei famosi demos acustici,  registrati a Esher, sentiti in mille bootleg (tipo quello che potete ascoltare qui sotto), ma mai a livello ufficiale, un paio di brevi saggi scritti all’interno della confezione, che lo stesso McCartney dice di avere approvato in questi giorni, per il resto si brancola nel buio.

Entro fine anno, o forse inizio 2019, si parla anche di una ristampa potenziata per Imagine di John Lennon, ma anche in questo caso nulla di confermato. L’unica cosa certa è che il 6 luglio uscirà il picture disc a tiratura limitata di Yellow Submarine b/w Eleanor Rigby. Per le solite incongruenze quest’anno è il cinquantenario del film Yellow Submarine, ma il singolo era uscito nel 1966: d’altronde sono discografici, cosa ci vogliamo aspettare?

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Direi che per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

It Was (Really) Fifty Years Ago Today, Ovvero, Erano Giusto 50 Anni Fa, Oggi! The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

 

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The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band – Parlophone/EMI CD – Deluxe 2CD – 2 LP – Super Deluxe 4CD/DVD/BluRay

I Beatles, forse il gruppo più popolare di tutti i tempi, sono sempre stati decisamente avari nell’aprire i loro archivi dopo la separazione avvenuta nel 1970: a parte il Live At The Hollywood Bowl uscito negli anni settanta e ristampato lo scorso anno, e soprattutto i tre volumi dell’Anthology pubblicati a metà anni novanta, ai fans è sempre stata offerta la solita, peraltro ottima, sbobba, comprese le tanto strombazzate ristampe rimasterizzate del 2009 di tutta la discografia degli Scarafaggi, che non aggiungevano neppure trenta secondi di musica inedita. Quest’anno la svolta: per il cinquantenario dell’album più famoso dei Fab Four (uscito proprio il primo Giugno del 1967, cinquant’anni precisi precisi, ma il disco è nei negozi dal 26 maggio), cioè il leggendario Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (per molti è anche il loro migliore, io preferisco il White Album ma comunque sempre di dischi da cinque stelle stiamo parlando), i superstiti Paul McCartney e Ringo Starr, insieme agli eredi degli scomparsi John Lennon e George Harrison, hanno acconsentito ad aprire il magico scrigno delle sessions di quell’album epocale, affidandone la cura a Giles Martin, figlio di George, il celebre produttore dei quattro ragazzi di Liverpool: il risultato è la solita pletora di edizioni diverse, a partire da quella singola e fondamentalmente inutile se lo possedete già (anche se le tracce sono state remixate, ma non rimasterizzate, per quello andava già benissimo il lavoro fatto nel 2009), una doppia interessante con un secondo CD di versioni alternate, e soprattutto un imperdibile cofanetto con quattro CD, un DVD, un Blu*Ray (con lo stesso contenuto del DVD) ed uno splendido libro.

Data l’importanza sia musicale che culturale del disco, questo sarà il primo post “condiviso” della storia del blog: io introdurrò brevemente il disco originale e la sua storia, mentre Bruno vi parlerà nel dettaglio del contenuto del cofanetto quadruplo. L’idea dell’album del 1967 venne a McCartney (che peraltro vuole la leggenda fosse già “morto” il 9 novembre del 1966, sostituito da Billy Shears!!), che voleva una sorta di concept basato sui ricordi adolescenziali di Liverpool dei quattro, ma ben presto il soggetto si tramutò in quello di una serie di canzoni suonate da una band fittizia dell’epoca vittoriana, appunto la Band Dei Cuori Solitari Del Sergente Pepper, legate solo apparentemente da un filo conduttore: il disco è considerato l’apice creativo dei Fab Four, in quanto contiene una serie di gioiellini pop che rasentano la perfezione, con un accenno appena sfiorato di psichedelia (ma proprio all’acqua di rose), e con la figura di George Martin sempre più fondamentale nell’economia del gruppo, da grande arrangiatore quale era, ma anche abile “traduttore” in pratica delle folli idee dei quattro, una caratteristica che era già risaltata l’anno prima nell’altrettanto geniale (e splendido) Revolver. Il disco fu anche il primo dei Beatles senza un singolo portante: nelle stesse sessions, quasi su imposizione della casa discografica, furono incise anche diverse takes sia di Strawberry Field Forever (forse il miglior brano di Lennon all’interno del gruppo) che di Penny Lane, sessions incluse tra l’altro nel cofanetto: i quattro giudicarono però i due brani un po’ fuori contesto rispetto al resto dell’album e quindi li pubblicarono a parte, con il risultato di avere forse il miglior singolo della loro carriera.

Tutto in Sgt. Pepper è perfetto, dall’iconica ed imitatissima copertina ad opera di Peter Blake (e nella quale verranno trovati oscuri messaggi riguardanti la citata e presunta morte di Paul), alle variopinte giacche utilizzate dai Fab Four, ma soprattutto le tredici tracce del disco, capolavori assoluti di pop e con i tipici nonsense lirici dei quattro. Tutto è imperdibile, dall’introduzione finto-live della title track, poi ripresa nel finale, all’irresistibile singalong affidato a Ringo With A Little Help From My Friends, alla psichedelia leggera di Lucy In The Sky With Diamonds, ai bozzetti molto British e tipicamente McCartney di Fixing A Hole, Getting Better, She’s Leaving Home e Lovely Rita (ai quali partecipa anche Lennon con la bucolica e festosa Godd Morning, Good Morning), mentre ho sempre considerato lo spazio affidato a Harrison, Within You Without You, influenzata pesantemente dalla musica indiana ed a mio parere un po’ soporifera e fuori contesto, come il punto debole del disco. I brani che non ho ancora citato sono quelli che da sempre preferisco (ma non è che gli altri non mi piacciono, diciamo che questi sono da dieci e lode), cioè la squisita When I’m Sixty-Four, dal delizioso sapore vaudeville, la divertente ma geniale Being For The Benefit Of Mr. Kite!, ispirata a Lennon da un vero numero da circo di più di un secolo prima, e soprattutto la monumentale A Day In The Life, una eccezionale sinfonia pop di cinque minuti, risultato della fusione di due diverse canzoni di John e Paul, con un grande contributo di Martin ed un finale orchestrale in crescendo che ancora oggi fa venire i brividi. Dopo Sgt. Pepper i Beatles faranno altri grandi dischi (basti pensare all’Album Bianco e ad Abbey Road), ma qualcosa nel rapporto fra i quattro comincerà ad incrinarsi, complice anche la morte improvvisa del loro manager Brian Epstein che li priverà di una guida fino a quel momento indispensabile: ma questa è un’altra storia.

Ed ora, come già detto, la parola passa a Bruno.

Marco Verdi

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Il 1° Giugno del 1967 era un giovedì, come pure quest’anno, ed Inghilterra usciva Sgt. Pepper’s  nei negozi. Due o tre giorni dopo, un ragazzino che ancora oggi vedo tutte le mattine davanti allo specchio (celebrato già all’epoca, a futura memoria, nel titolo di una canzone, When I’m Sixty Four, contenuta nell’album), la domenica mattina (poiché gli altri giorni si andava a scuola si ascoltava nei giorni festivi) si sintonizza su Radio Uno della RAI, credo allora ci fosse solo quella, dove viene tramesso in anteprima, tutto completo, il suddetto Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, ebbene sì, in una trasmissione condotta, mi pare da Adriano Mazzoletti, ma erano altri tempi, in cui le radio trasmettevano gli album interi: poi lunedì mi recai, perché ovviamente ero io, in un negozio per acquistarlo, mentre il mondo dei Beatles, che già frequentavo (ma anche quello degli Stones, di Dylan, di Hendrix e di  mille altri, ero un ascoltatore precoce), si allargò a dismisura per assumere contorni quasi “epocali”. Cinquanta anni dopo, anzi qualche giorno meno, visto che la nuova edizione è uscita il 26 maggio, finalmente un album del gruppo riceve il trattamento Deluxe, che ora andiamo ad esaminare nel dettaglio.

Intanto la confezione del box sestuplo è molto bella; formato tunnel (in termine tecnico discografico), vuol dire che si sfila la copertina del cofanetto, all’interno troviamo quello che a prima vista appare il vecchio LP, ma in effetti è il contenitore che riporta, allocati in apposite tasche, i quattro CD, il DVD e il Blu-ray. Poi il manifesto del disco, quello del Pablo Fanque’s Circus Royal con l’ultima serata dedicata a Mr. Kite, il cartoncino ritagliabile del Sergente Pepper e un bel librettone ricco anche di immagini rare ed inedite. Il tutto esce su etichetta Apple/Universal ma i dischi (rimixati non rimasterizzati) riportano rigorosamente l’etichetta Parlophone/EMI e nella confezione sul retro del “disco” sono riportati, come in origine, i testi (che ai tempi, nel nostro stentato inglese, ci permisero di sapere che i turnstiles, erano i “tornichetti” della metropolitana e che l’handkerchief era il “fazzoletto”). Detto che il disco, descritto sopra, ha un suono splendido: il dancing bass di Paul, la batteria di Ringo, le chitarre di George, John (e Paul), la produzione magnifica di George Martin e tutto il resto, oltre alle voci, sembrano balzare fuori dagli speakers, veniamo ai contenuti extra. Prima i due CD delle “Sgt. Pepper, Session”.

Disc 2

Strawberry Fields Forever – Take 1

Strawberry Fields Forever – Take 4

Strawberry Fields Forever – Take 7

Strawberry Fields Forever – Take 26

Strawberry Fields Forever – Stereo/Giles Martin Mix

When I’m Sixty-Four

Penny Lane – Take 6

Penny Lane – Vocal Overdubs and Speech

Penny Lane – Stereo / Giles Martin Mix 2017

A Day In The Life – Take 1

A Day In The Life – Take 2

A Day In The Life – Orchestra Overdub

A Day In The Life – Hummed Last Chord

A Day In The Life – The Last Chord

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Take 1

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Take 9

Good Morning Good Morning – Take 1

Good Morning Good Morning – Take 8

Si parte con ben quattro diverse takes di Strawberry Fields Forever che tracciano la storia di una delle canzoni più belle di sempre dei Beatles, e che inserita nell’album (con Penny Lane) lo avrebbe reso ancora più epocale di quanto è stato nella storia della musica moderna. La prima take arriva alla fine di novembre 1966 (pochi giorni dopo la morte di Paul, scusate se insisto), solo i quattro Beatles, basso, batteria, la voce solista di John e la sua chitarra ritmica, la chitarra slide di George e quelle armonie celestiali. La Take 4 introduce il sound del mellotron, la voce filtrata e sognante di Lennon, il grande lavoro di Ringo alla batteria e di Paul al basso, mentre la take 7 si avvicina molto a quella che sarà la versione pubblicata della canzone, con la take 26 che invece ci regala una versione completamente diversa, nettamente più veloce, con una intro assai diversa, la batteria impazzita e gli effetti sonori che si impadroniscono del tessuto sonoro della seconda parte del brano, tra fiati, chitarre e tastiere “trattate”. Tutta roba già sentita sugli innumerevoli bootlegs dedicati negli anni ai Beatles, ma mai così bene. Infine per concludere la sequenza il nuovo mix stereo di Giles Martin del 2015, una vera meraviglia sonora della prima psichedelia. A seguire la Take 2 di When I’m Sixty Four (il pezzo dedicato al sottoscritto), abbastanza diversa dall’originale, senza fiati e con un basso super funky di Paul, e con il piano che è l’altro protagonista principale del pezzo, mentre non ci sono ancora i coretti degli altri Beatles.

Poi tocca a Penny Lane, take 6 strumentale, affascinante, dove mi sembra di cogliere brillanti accenni musicali che poi verranno sviluppati in Magical Mystery Tour e più in là ancora nel tempo in Abbey Road, e che danno un’idea di come dovesse essere in quella fucina di idee che erano gli studi di Abbey Road ai tempi dei Beatles. Più per “anally retentive”, come dicono gli inglesi, la parte dedicata solo a sovraincisioni vocali e discorsi in studio, ma poi la versione Stereo Mix del 2017 è veramente superba. A questo punto parte la sequenza dedicata alla più bella canzone mai scritta dai Beatles, A Day In The Life, uno dei loro splendidi esempi di una canzone formata da più canzoni, uno strato dopo l’altro, con Lennon e McCartney che si completano a vicenda (al sottoscritto un altro brano che piace da impazzire, costruito con questo approccio, è Happinees Is A Warm Gun). Si capisce subito che il brano è un capolavoro sin dalla take 1, solo la voce con eco di John, il piano e una chitarra acustica, ma c’è già lo spazio per inserire la parte scritta da Paul, e pure la take 2 è splendida, acustica ed intima, ma con le stimmate del brano complesso che diverrà, per esempio la melodia complessa e ritmica del piano, il suono delle sveglie che i loro vicino di studio a Abbey Road sublimeranno qualche anno dopo in Dark Side Of The Moon. Gli overdub dell’orchestra, l’accordo finale vocale canticchiato, che sentito da solo sembra un mantra tibetano, e i presenti che si divertono a chiamare takes a capocchia e anche l’ultimo accordo provato svariate volte al piano, fanno parte del fascino di questo ”dietro le quinte”. La prima versione strumentale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band la canzone, sembra quasi un pezzo a tutto riff dei Kinks, perché i gruppi dell’epoca ascoltavano quello che facevano i loro colleghi, mentre la take 9, cantata, è un gran bel pezzo rock, e si capisce perché Jimi Hendrix, quando la sentì, come tutti gli altri, al 1° giugno, decise di rifarla dal vivo, a modo suo, cioè splendido, solo tre giorni dopo al Saville Theatre, di fronte a degli sbalorditi George Harrison e Paul McCartney. Beatles rockers anche nelle due takes presenti di Good Morning Good Morning, la prima solo un frammento per inquadrare il groove della batteria, la seconda “cruda”, senza tutti gli effetti sonori e gli assolo che saranno aggiunti alla versione definitiva.

Disc 3:

Fixing A Hole – Take 1

Fixing A Hole – Speech And Take 3

Being For The Benefit Of Mr. Kite!

Being For The Benefit Of Mr. Kite! – Take 7

Lovely Rita – Speech and Take 9

Lucy In The Sky With Diamonds – Take 1 And Speech

Lucy In The Sky With Diamonds – Speech

Getting Better – Take 1

Getting Better – Take 12

Within You Without You – Take 1

Within You Without You – George Coaching The Musicians

She’s Leaving Home – Take 1

She’s Leaving Home – Take 6

With A Little Help From My Friends – Take 1

Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band (Reprise) Speech and Take 8

Il disco tre, solo nel cofanetto, contiene altre versioni alternative e prove di studio. Si parte con la Take 1 di Fixing A Hole, che, a differenza del resto dell’album, fu registrata ai Regent Sound Studios di Londra il 9 Febbraio del 1967, perché in quella occasione gli studi di Abbey Road non erano disponibili: un pezzo di Paul McCartney, con la voce double-tracked, e la presenza di George Martin al clavicembalo, il classico walking bass di Paul, mentre in questa versione mancano i coretti degli altri Beatles, assenti anche nella Take 3, preceduta da un breve dialogo, come manca anche il tagliente solo di chitarra di Harrison, presente nella versione pubblicata. Martin passa a harmonium, glockenspiel e organo per Being For The Benefit Of Mr.Kite, il brano circense a tempo di valzer scritto da John Lennon, anche in questo caso, nella Take 1, mancano tutti gli elementi aggiuntivi, i florilegi di armoniche a bocca e la chitarra backwards di George, di nuovo assenti anche nella versione n.7. Diciamo che fino ad ora il disco 3 è quello meno interessante come materiale contenuto. Più compiuta, forse perché è già la take 9, la versione di Lovely Rita, con le chitarre acustiche e il piano in evidenza, ma non il basso di Paul, anche qui mancano tutti gli elementi “decorativi” tipici, fondamentali nelle canzoni dei quattro di Liverpool. Lucy In The Sky With Diamonds, ispirata da un disegno di Julian, il figlio di John, nella take 1, non è ancora quel piccolo gioiellino della psichedelia che sarebbe diventata, ma gli elementi sognanti e i cambi di tempo sono già presenti, mentre la Take 5, con tanto di falsa partenza e John sull’orlo di una crisi di ridarella, come spesso succedeva ai tempi felici, poi nella versione definitiva diventerà uno dei migliori contributi di John Lennon all’album.

Getting Better, fin dal titolo, è uno dei classici pezzi ottimistici di McCartney, che suona il piano elettrico, e si esibisce in uno dei suoi classici esempi di fusione tra rock e errebì “bianco”, la prima take è strumentale, mentre la numero 12 è molto simile all’originale, sempre strumentale, ma con il tampura, l’altro strumento suonato da Harrison in evidenza, e la sezione ritmica di Paul e Ringo molto indaffarata. A proposito di strumenti indiani, l’unico contributo di George Harrison all’album è Within You Without You, posta nel long playing originale all’inizio della seconda facciata, per non spezzare la soluzione quasi da concept album del resto del disco. Anche in questo caso troviamo la Take 1 solo strumentale, con George al sitar, accompagnato da musicisti indiani non accreditati, mentre a seguire troviamo Harrison che insegna ai musicisti stessi le loro parti su una traccia vocale; diciamo non indispensabile, per essere magnanini, o una mezza palla, per essere onesti. Anche She’s Leaving Home appare in due diverse versioni strumentali, ed è un peccato, perché la parte cantata con la storia di Melanie Coe, era uno degli highlight dell’album, comunque la melodia è deliziosa, Sheila Bromberg all’arpa, è la prima donna a venire impiegata in un brano dei Beatles, e l’arrangiamento degli archi è raffinatissimo. With A Liitle Help From My Friends è il contributo di Ringo Starr al LP, ma anche in questo caso non si nota, perché si tratta dell’ennesima versione strumentale, e comunque la canzone diventerà uno degli inni della musica rock nella versione fantastica che ne farà Joe Cocker l’anno successivo, tutta un’altra canzone. Il CD finisce con la take 8 di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club (Reprise), la ripresa in chiave più rock del brano di apertura con McCartney alla chitarra solista.

Il disco 4 del cofanetto contiene l’album completo in versione Mono, come dovrebbe essere ascoltato secondo i puristi (ma io lo preferisco in stereo) e come bonus alcuni differenti mono mix di Strawberry Fields Forever, Penny Lane, A Day In The Life, il primo mixaggio mono, inedito, come pure quello di Lucy In The Sky With Diamonds e She’s Leaving Home, mentre in coda di tutto troviamo la versione mono pubblicata su un Promo americano di Penny Lane. Tutte leggermente differenti dagli originali. Come ricorda il titolo del Post, in questi giorni è uscito, prima al cinema, e poi in doppio DVD, un documentario di Alan G. Parker, intitolato It Was Fifty Years Ago Today, che traccia in modo approfondito, e anche interessante, la storia dell’album, ma, perché c’è un ma, e pure grosso, non c’è neppure un secondo di musica dei Beatles nel film (e neppure nella quattro ore e mezza di extra nella versione DVD, che peraltro comprende interviste con Lennon, materiale dagli archivi di Ringo e altre chicche assortite), a causa del veto della casa discografica che non ha concesso i diritti per la musica. A questo punto viene molto utile il DVD ( e il Blu-Ray, ma perché ormai vanno sempre in coppia in queste versioni Super Deluxe, visto che il materiale è lo stesso?): si tratta di un documentario realizzato nel 1992 per la Apple, The Making Of Sgt. Pepper, circa 50 minuti molto interessanti con interviste a George Martin che è “l’host” del film, ma anche con Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e materiale d’archivio di John Lennon. Più i video promozionali, girati nel 1967, di A Day In The Life, Strawberry Fields Forever e Penny Lane, e, dedicate agli audiofili, versioni Hi-Res 5.1 Remix e Hi-Res Stereo Remix dell’album. Ci sarà pure un motivo se Sgt. Pepper è ancora al n.°1 nella lista dei 500 album più grandi della storia della rivista Rolling Stone, e Pet Sounds dei Beach Boys, il disco che lo ha “ispirato”, è al n° 2. Ok, se prendete la lista del NME del 2013, è al n° 87 (?!?), ma quella è una lista per “super giovani”, dove vince The Queen Is The Dead degli Smiths, al 4° ci sono gli Strokes, ma per favore, e nella classifica altre “schiccherie” orride ed incomprensibili, della serie lasciateci perdere siamo inglesi! Comunque visto che anche i Beatles sono inglesi, se non al primo posto, nei primi dieci dischi di sempre questo album ci sta di sicuro. Sono sicuro che Bob Dylan, in alto a destra, e Sonny Liston, in basso a sinistra, ma anche tutti gli altri sulla copertina, avrebbero approvato. Forse Revolver, Rubber Soul, il White Album Abbey Road, scegliete il vostro preferito, sono superiori come album, ma Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band ha segnato un’era e questo cofanetto ne è il degno testimone!

Bruno Conti

14 Passi Nel Rock’n’Roll Stradaiolo di New York Con Garland Jeffreys – 14 Steps To Harlem

garland jeffreys 14 steps to harlem

Garland Jeffreys – 14 Steps To Harlem – Luna Park Records

Garland Jeffreys, a parere di chi scrive, è uno di quei musicisti di cui non si può fare a meno, infatti è un cliente abituale di questo blog, ne abbiamo parlato per il concerto a Pavia nel 2013, ma anche in altre occasioni, nelle uscite di The King Of In Between (11)  http://discoclub.myblog.it/2013/07/17/piccoli-ri-passi-della-storia-del-rock-garland-jeffreys-in-c/, Truth Serum (13) http://discoclub.myblog.it/2013/10/05/70-anni-e-non-sentirli-un-grande-garland-jeffreys-truth-seru/ , e la ristampa del live Paradise Theater, Boston October ’79, fatte con la consueta solerzia dall’amico Bruno http://discoclub.myblog.it/2016/03/10/quasi-piu-bello-del-vecchio-live-ufficiale-garland-jeffreys-paradise-theater-boston-october-79/ .In una lunga carriera tutt’altro che lineare (tra cambi di etichetta e lunghe pause ), questo signore, tra un decennio e l’altro, ha consegnato ad ogni tappa almeno un grande disco: Ghost Writer (77), Escape Artist (81), Don’t Call Me Buckwheat (91), e Truth Serum (13) senza dimenticare Live Hot Point (08) con Elliott Murphy e Chris Spedding, piccoli e grandi capolavori nati dalle sue radici che affondano nelle “backstreets” di Brooklyn.

Questo nuovo lavoro 14 Steps To Harlem. prodotto da Garland con il nostro “amico” James Maddock (se ne parlato anche recentemente per il Live At Daryl’s House http://discoclub.myblog.it/2017/03/25/un-rocker-inglese-di-casa-a-new-york-james-maddock-live-at-daryls-house/ ), vede l’apporto di musicisti di riguardo, tra i quali Tom Curiano alla batteria, Brian Stanley al basso, Charly Roth e Mark Bosch alle chitarre, Brian Mitchell e Ben Stivers alle tastiere, con la partecipazione al violino di Laurie Anderson, il fido “compagno di merende” Alan Freedman alla chitarra elettrica, e la figlia Savannah in un duetto e al pianoforte, per dodici brani che danno vita ad un nuovo breve viaggio sui sentieri del migliore rock’n’roll. Vediamo allora cosa ci riserva questo nuovo 14 Steps To Harlem: che parte con il ritmo incalzante di una grintosa When You Call My Name, per poi passare subito allo “shuffle” di Schoolyard Blues, seguito dalla title track 14 Steps To Harlem, una magnifica ballata “soul” che vede la partecipazione ai cori di James Maddock e Cindy Mizelle (cantante e corista di Springsteen), e al pop raffinato di una amorevole Venus (dedicata alla moglie). In ogni disco di Garland che si rispetti non può mancare il “reggae”, e quindi eccoci accontentati con il ritmo di una ballabilissima Reggae On Broadway, poi bilanciata con la splendida ballata Times Goes Away, cantata in duetto con la figlia Savannah, anche al pianoforte e James Maddock alla lap-steel guitar, per poi passare ancora ai ritmi “latini”, tra fisarmonica e mandolino, di una danzereccia Spanish Harlem, e alle delicate e soffuse note di una più che sofferente I’m A Dreamer.

I 14 passi proseguono con due cover, prima Waiting For The Man, un sentito omaggio ai Velvet Underground dell’amico Lou Reed, interpretata da Garland in maniera simile a livello vocale, e una intrigante versione “slow” di Help dei Beatles, dove giganteggia la fisarmonica di Brian Mitchell, e per chiudere il rap moderno di una Colored Boy Said, ma soprattutto la “perla” dell’album, la pianistica e struggente ballata Luna Park Love Theme, impreziosita dal violino magico della moglie di Lou Reed, Laurie Anderson, un brano che avrebbe fatto la sua “sporca” figura anche su Don’t Call Me Buckwheat o sul mitico Ghost Writer (per il sottoscritto i suoi dischi migliori).

Questo arzillo 74enne ( che ho visto personalmente, qualche anno fa, come ricordato saltellare sul palco in Piazza Della Vittoria a Pavia), ancora oggi rimane un artista raffinato, eclettico e istrionico, dalla voce calda e amichevole, stimato dai colleghi (nomi come Bruce Springsteen, Dr.John, David  Bromberg, Joe Ely, John Cale, Willie Nile, Alejandro Escovedo, James Taylor, Phoebe Snow,  e molti altri ancora), ma poco apprezzato (purtroppo) dal pubblico di massa, anche se il suo status di artista di culto gli ha permesso, nonostante tutto, nell’arco di una carriera quarantennale, di disseminare dozzine di splendide canzoni (anche piccoli capolavori), senza mai lasciarsi travolgere dai tempi e dal “cliché” del rock’n’roll business, e per un tipo che fin dagli anni ’70 faceva scorrere nei solchi dei suoi dischi un misto di generi come rock, pop, reggae, ska, black music, soul e anche dance, testimonia, nel bene e nel male che l’artista Garland Jeffreys è ancora vivo, e rimane un musicista essenziale per New York City, e per tutti gli amanti della buona musica.!

Tino Montanari

Paul McCartney – Flowers In The Dirt Super Deluxe. Parte 1: Riassunto Delle Puntate Precedenti.

paul mccartney flowers in the dirt super deluxe

E’ da poco uscito l’ultimo volume degli archivi di Paul McCartney, l’attesa reissue del suo ottimo album del 1989 Flowers In The Dirt (rimandata di diversi mesi a causa del nuovo contratto firmato da Paul con la Capitol): siccome in passato il blog non si era mai occupato delle uscite di questa serie, ne approfitto per fare un piccolo punto della situazione riepilogando, spero brevemente, i volumi precedenti. La serie, iniziata nel 2010 come Paul McCartney Archive Collection, si pone come obiettivo la pubblicazione (in ordine non cronologico) di tutta la discografia dell’ex Beatle in versioni rimasterizzate singole, doppie e sotto forma di cofanetti che sono tra i migliori in circolazione in fatto di qualità e contenuti fotografici e testuali, ma con qualche riserva dal punto di vista musicale (ed è di queste edizioni Super Deluxe che vado a parlare). Infatti, se dal punto di vista dei manufatti non si può dire nulla (ogni cofanetto è corredato da diversi libri ricchissimi di testi, interviste, curiosità, foto inedite e note d’archivio), da quello dei contenuti musicali c’è sempre stata qualche perplessità, più o meno leggera a seconda del disco in questione, come se Macca abbia soltanto socchiuso la porta dei suoi archivi, tenendosi diverse altre cose per eventuali utilizzi futuri (anche se mi sento di promuovere l’operazione, seppur con alti e bassi, a differenza di quella dei Led Zeppelin che nelle edizioni di lusso offriva libri splendidi ma neppure una nota musicale in più rispetto alle versioni doppie, già di loro abbastanza avare di chicche). Ma ecco una disamina veloce delle uscite precedenti, per la quale ho seguito l’ordine cronologico dei dischi originali e non quello delle ristampe.

mc cartney mccartney 1970

McCartney (1970) – 2CD/DVD – il primo album di Paul è una serie di canzoni brevi, bozzetti cantati e strumentali ed idee inespresse che all’epoca suscitò diverse critiche per la sua eccessiva semplicità, ma che contiene alcune ottime cose come Every Night, Junk e Man We Was Lonely ed un classico assoluto nella strepitosa Maybe I’m Amazed, ancora oggi una delle prestazioni vocali migliori del nostro. Il secondo CD offre alcune outtakes, la più interessante delle quali è l’inedita Suicide (offerta all’epoca da Paul a Frank Sinatra ma rifiutata, pare con sdegno, da The Voice), una Maybe I’m Amazed dal vivo nel 1974 ed altri tre brani del disco in versione live coi Wings nel 1979. Il DVD contiene un documentario, due pezzi dal vivo sempre nel 1979 (per il famoso Concert For Kampuchea) ed altri due tratti dall’Unplugged del 1991.

paul mccartney ram deluxe

Ram (1971) – 4CD/DVD – edizione sontuosa, una delle migliori della serie, per un album all’epoca criticatissimo ma col tempo rivalutato come un gioiellino pop, tra canzoni leggerine ma divertenti (Uncle Albert/Admiral Halsey), delizie acustiche (Heart Of The Country), travolgenti rock’n’roll (Smile Away e Monkbery Moon Delight) ed un autentico capolavoro minore come The Back Seat Of My Car. Il secondo CD propone outtakes interessanti ma non indispensabili, oltre al singolo dell’epoca Another Day, il terzo la versione mono dell’album, mentre nel quarto troviamo la rarissima rilettura orchestrale pubblicata da Paul nel 1977 con lo pseudonimo di Percy “Thrills” Thrillington (non disprezzabile). Nel DVD qualche filmato d’epoca ed un paio di videoclips.

paul mccartney band on the run

Band On The Run (1973) – 3CD/DVD – il miglior album di sempre di Paul è anche stata la prima uscita di questa serie di ristampe. Registrato nonostante varie peripezie e con una formazione dei Wings ridotta a tre elementi (Paul, Denny Laine e Linda), l’album contiene una serie di classici assoluti da parte di un Paul ispirato come poche altre volte (la spettacolare title track, la lennoniana Let Me Roll It, Jet, la trascinante 1985, Mrs. Vanderbilt), per un album che anche chi non ha mai amato alla follia il nostro dovrebbe avere: il secondo CD contiene il singolo Helen Wheels (all’epoca incluso nella versione americana del disco) e diverse interessanti riprese dal vivo di brani dell’album (ma anche qualche inedito) per lo special televisivo del 1974 One Hand Clapping, mentre il terzo dischetto, meno interessante, presenta un documentario audio. Molto bello invece il DVD, che contiene quasi la performance completa di One Hand Clapping, con riletture anche di classici all’epoca recenti come My Love e Live And Let Die.

paul mccartney venus and mars

Venus And Mars (1975) – 2CD/DVD – un disco volutamente radiofonico, creato per lanciare il tour mondiale degli Wings, ma anche uno dei lavori più piacevoli di McCartney, dall’intro Venus And Mars/Rock Show, perfetto per aprire i futuri concerti, all’ottima rock song Letting Go, al divertissement anni trenta You Gave Me The Answer, fino al singolo Listen To What The Man Said, una deliziosa pop song che profuma di New Orleans (mentre gli spazi lasciati agli altri membri del gruppo sono nettamente inferiori, a conferma che nelle rock band con un leader la democrazia raramente porta risultati validi). Il secondo CD include diverse canzoni uscite all’epoca solo su singolo, tra cui le belle Junior’s Farm e Sally G, ed alcuni home demos, mentre nel DVD troviamo i soliti filmati non indispensabili.

wings at the speed of sound

At The Speed Of Sound (1976) – 2CD/DVD – album messo sul mercato per capitalizzare al massimo il grande successo della tournée in corso, si tratta di un disco piuttosto debole e con troppo spazio lasciato agli altri membri degli Wings (compresa Linda, che partecipa con una risibile Cook Of The House). Paul contribuisce con due singoli di grande successo (Silly Love Songs e Let ‘em In), che però il sottoscritto non ha mai digerito molto: meglio la roccata Beware My Love, che è anche l’unico episodio interessante dell’esageratamente corto bonus CD (21 minuti!), in quanto in una versione alternata con John Bonham alla batteria. Fino ad oggi la più deludente delle Deluxe Editions.

wings over america

Wings Over America (1976) – 3CD/DVD – splendida versione dal punto di vista dei libri inclusi nel cofanetto, ma meno interessante per la parte audio: i primi due CD ripropongono l’album originale, un live potente anche se un po’ tronfio (nel quale comunque Paul inizia a sdoganare qualche pezzo dei Beatles), mentre il terzo contiene soltanto otto canzoni tratte dal concerto al Cow Palace di San Francisco, un po’ poco. Bello invece il documentario sul DVD, Wings Over The World, di 75 minuti, però si poteva anche includere il famoso film Rock Show uscito all’epoca (pubblicato invece a parte).

McCartney II (1980) – 3CD/DVD – sciolti gli Wings, Paul torna alla dimensione casalinga come nell’esordio solista di dieci anni prima, ma stavolta sperimentando soluzioni elettroniche di vario tipo: se la danzereccia Coming Up e la bizzarra Temporary Secretary si possono anche salvare, altri episodi come Frozen Jap e Bogey Music suonano pretenziosi e datati. Il meglio Paul lo dà con le rare ballate acustiche, Waterfalls e One Of These Days. L’unica parte interessante dei due bonus CD è la versione dal vivo di Coming Up (che negli USA uscì come singolo al posto di quella in studio), mentre per il resto troviamo altri esperimenti fini a loro stessi, le full length versions dei brani dell’album (inutili), e l’irritante singolo stagionale Wonderful Christmastime. In definitiva, un disco con il quale il tempo non è stato generoso.

paul mccartney tug of war

Tug Of War (1982) – 2CD/DVD – per chi scrive, il miglior disco di Paul dopo Band On The Run, un album ispirato, potente, creativo, con un McCartney in forma smagliante e splendide canzoni come l’emozionante title track, l’irresistibile Take It Away, la toccante Here Today (dedicata a John Lennon), la bellissima Wanderlust ed il trascinante rock’n’roll Ballroom Dancing (mentre il singolo Ebony And Ivory, in duetto con Stevie Wonder, risulta piuttosto stucchevole). Il secondo CD è interessante anche se piuttosto corto (come tutti quelli della serie peraltro), con all’interno due b-sides, qualche demo ed una versione di Ebony And Ivory con il solo Paul. Nel DVD, i vari vidoclips ed alcuni filmati sparsi.

paul mccartney pipes of peace

Pipes Of Peace (1983) – 2CD/DVD – seguito del disco precedente (anch’esso prodotto da George Martin) ed inciso nelle stesse sessions, soffre però di una netta inferiorità rispetto al predecessore, come se tutto il meglio fosse stato messo su Tug Of War. Si salvano la discreta title track, la melodica The Other Me ed il raffinato pop-errebi So Bad, mentre il duetto con Michael Jackson Say Say Say è buono solo per le classifiche. Nel secondo CD, oltre a qualche non indispensabile demo ed al remix 2015 del brano con Jackson, troviamo la rara e non disprezzabile Twice In A Lifetime, tratta dalla colonna sonora di un film del 1985 con lo stesso titolo.

Marco Verdi

La Morte Questa Volta Purtroppo Fa 90: Se Ne E’ Andato Anche Chuck Berry, La “Vera” Leggenda del Rock And Roll!

chuck berry young chuck berry old

Qualche mese fa avevo pubblicato un Post dove si festeggiavano i 90 anni di Chuck Berry (lo potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2016/10/18/oggi-il-rock-and-roll-fa-90-soprattutto-chuck-berry-che-li-compie/ ), e quindi per parole, immagini, e tanti video, avevo già espresso la mia sconfinata ammirazione per quello che è stato probabilmente il più grande interprete del R&R di tutti i tempi, lo ribadisco oggi, insieme al mio rammarico per la sua purtroppo non inattesa (vista l’età) scomparsa. Lo vedete subito sotto insieme a due dei suoi “discepoli” preferiti! Quindi oggi il ricordo e il tributo sono a cura dell’amico Marco Verdi. Vi lascio alla lettura.

Bruno Conti

chuck berry john lennonchuck berry keith richards

Ormai è da un paio d’anni che i musicisti cadono come birilli al bowling, anche se in quest’ultimo caso, data l’età, novanta anni, ce lo potevamo anche aspettare; è però la caratura del personaggio che rende la perdita gravissima: è morto ieri, per cause ancora da stabilire, Charles Edward Anderson Berry, noto al mondo come Chuck Berry, vera e propria leggenda del rock’n’roll e tra gli inventori del genere. Anzi, per fare un paragone, Berry aveva per il rock’n’roll la stessa importanza di Hank Williams per la musica country e di Bob Dylan per la figura del cantautore moderno, in quanto fu il primo vero autore di canzoni rock (cosa che per esempio Elvis Presley non fu mai), con un songbook strepitoso e che lo fece diventare una figura di riferimento per tutti i musicisti rock (e non solo) di lì a venire, oltre ad essere anche un funambolico chitarrista, che inventò anche il tanto imitato duck walk (o davvero qualcuno pensava che fosse un’idea di Angus Young?). Nativo del Missouri, Chuck ebbe una giovinezza problematica, che lo portò diverse volte in riformatorio ed in prigione (anche per rapina a mano armata): appassionato di musica fin da giovanissimo, suonò in diverse band giovanili, fino a quando fu notato dal grandissimo pianista Johnnie Johnson che lo invitò a suonare nel suo gruppo. Talento naturale per il songwriting, Chuch fu in seguito raccomandato da Muddy Waters a Leonard Chess, fondatore della mitica Chess Records, per la quale Berry iniziò ad incidere nel 1955 (Maybellene fu il suo primo singolo).

A poco a poco Chuck si fece notare nell’ambiente, e molte sue canzoni divennero dei successi che lo affermarono come il più completo rock’n’roller in circolazione (e non è che in quegli anni la concorrenza non ci fosse: oltre ad Elvis, basti ricordare Carl Perkins, Roy Orbison, Buddy Holly, Gene Vincent, Eddie Cochran, Fats Domino, Bo Diddley e Jerry Lee Lewis, che ormai è rimasto l’unico ancora tra noi): diversi suoi brani entrati di diritto nel songbook americano provengono dal triennio 1955-1958 (Johnny B. Goode, Roll Over Beethoven, Too Much Monkey Busuness, Brown Eyed Handsome Man, Rock And Roll Music, Sweet Little Sixteen solo per citare le più note). Se Chuck non diventò la superstar numero uno del genere fu prima di tutto a causa del colore della sua pelle, dato che negli anni cinquanta i neri in America erano ancora considerati cittadini di serie B, ma anche per la sua attitudine non proprio da angioletto, che gli fece avere altri guai giudiziari (culminati con l’aver avuto rapporti con una minorenne, tra l’altro fatta entrare illegalmente in America proprio da lui, un “amico” di Trump) e che compromise di fatto la sua carriera negli anni a venire. Chuck continuò ad incidere negli anni sessanta e settanta (decade nella quale tornò alla Chess), pubblicando diverse canzoni diventate poi famose come Let It Rock, Nadine, You Never Can Tell, Promised Land, My Ding-A-Ling, ma senza più assaporare il successo, smettendo di fatto di incidere nel 1979 con l’album Rock It (ma è di qualche mese fa la notizia che quest’anno avremo il primo lavoro in studio di Berry in 40 anni, intitolato semplicemente Chuck, album che ora assume ancora più importanza proprio a causa della sua scomparsa).

Come accennavo prima, Berry è stata una figura fondamentale per generazioni di musicisti venuti dopo di lui, in tutti i generi dal folk, al rock, al country fino al metal (e la pioggia di tweet pubblicati da varie celebrità nelle ultime 24 ore lo dimostra): per i Beatles (che incisero Roll Over Beethoven e Rock And Roll Music) era un idolo assoluto (specie per Lennon, che si esibì anche con lui nel famoso concerto di Toronto del 1969), per i Rolling Stones forse anche qualcosa in più di un idolo, direi una sorta di “padre musicale”, i Beach Boys rubarono il riff di Sweet Little Sixteen per la loro Surfin’ U.S.A., perfino un gruppo lontano dalle tematiche del nostro come la Electric Light Orchestra rivoltò come un calzino la sua Roll Over Beethoven e la fece diventare una hit planetaria (e l’unico singolo del gruppo a non portare la firma di Jeff Lynne). La figura di Berry era nell’immaginario collettivo a tal punto che anche nei film veniva citato spesso: i due casi più famosi che mi vengono in mente sono Michael J. Fox che suona una scatenata Johnny B. Goode di fronte ad un pubblico esterrefatto in Ritorno Al Futuro (e con Marvin Berry, cugino realmente esistito del nostro, che dal backstage fa sentire al telefono a Chuck la canzone fornendogli così l’ispirazione), ed il famoso ballo di John Travolta ed Uma Thurman sulle note di You Never Can Tell in Pulp Fiction.

Per chi ancora non conoscesse l’immenso body of work di Chuck, oltre almeno al primo album After School Session, consiglio le tre imperdibili raccolte dedicate al periodo Chess, uscite nel 2008 (gli anni cinquanta), 2009 (i sessanta) e 2010 (i settanta), a meno che non vogliate spendere una fortuna ed accaparrarvi il megabox uscito nel 2014 per la Bear Family Rock And Roll Music: The Complete Studio Recordings. Vorrei ricordare Chuck con un brano tratto dal bellissimo film-concerto del 1987 Hail! Hail! Rock’n’Roll, nel quale Chuck si autocelebrava sul palco del Fox Theatre della natia St. Louis accompagnato da gente del calibro di Keith Richards, Eric Clapton, Robert Cray, Etta James, nonché il suo scopritore Johnnie Johnson. Lo vedete appena sopra.

Rest In Peace, Mr. Johnny B. Goode.

Marco Verdi

Oggi Il Rock And Roll Fa 90! Ma Soprattutto Chuck Berry Che Li Compie.

Chuck Berry performs at BB Kings

Chuck_Berry_1971 chuck berry duck walk

Charles Edward Anderson Berry detto Chuck Berry, nasceva il 18 ottobre del 1926 in quel di St. Louis, Missouri da una famiglia del ceto medio afroamericano e sarebbe stato quello che più di tutti, più di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Carl Perkins Johnny Cash, ovvero il million dollar quartet, più di Fats Domino, Sister Rosetta Tharpe Bill Haley, che ne furono i precursori, fu colui che segnò il passaggio dal Rhythm And Blues al Rock And Roll. Stringendo molto e tralasciando gente come Little Richard, Bo Diddley Gene Vincent. O il R&R forse nacque con Rocket 88 di Jackie Brenston nel 1951…

Chuck Berry lo codificò con Maybellene nel 1955.

Secondo Keith Richards, o così ci racconta nel film Hail! Hail! Rock’n’Roll, lo fece prendendo le due note soliste di un piano nel jump blues, trasferendole alla chitarra elettrica, che divenne lo strumento principe della nuova musica (e già che c’era inventò anche il duck walk).

Ma prima ci furono tutta una serie di brani incredibili, per quello che è stato probabilmente anche il più grande autore di canzoni della storia del R&R (e non solo)!

Vediamone alcune delle più famose in sequenza: con Tina Turner.

Con un baffuto Bruce Springsteen.

Con John Lennon.

Nel film Pulp Fiction.

E con il suo ultimo grande successo, una canzone sul…come dire…non mi viene, su un organo, ma che non è uno strumento musicale: insomma ci siamo capiti!

E dal vivo a Londra nel 1972.

Se avete dei risparmi da parte, qui nel box da 18 CD della Bear Family c’è tutto!

chuck berry rock and roll music

Auguri Chuck!

Bruno Conti

50 Anni E 3 Giorni Fa Usciva Uno Dei Più Grandi Dischi Della Storia Del Rock: Revolver Dei Beatles! 5 Canzoni Per Ricordarlo.

beatles revolver

Il 5 Agosto del 1966 (ma l’8 agosto, quindi oggi, negli Stati Uniti) su etichetta Parlophone usciva Revolver dei Beatles, uno dei dischi più belli della storia del rock, per la precisione al 3° posto nella classifica all-time della rivista Rolling Stone tra i più grandi album di tutti i tempi ( i primi due sono Sgt, Pepper’s Lonelly Hearts Club Band, sempre dei Beatles Pet Sounds dei Beach Boys). Queste classifiche forse (ma forse) lasciano un po’ il tempo che trovano e sono indubbiamente soggettive, ma nessuno può sottostimare l’importanza di questo album, a partire dalla splendida copertina disegnata da Klaus Voorman. Vediamo e ascoltiamo cinque delle canzoni fondamentali del disco, scelte insindacabilmente da chi scrive anche con quello che passa il convento, perché molte versioni originali delle canzoni come sapete sono sparite dalla rete:

Here, There And Everywhere, la canzone preferita in assoluto da Paul McCartney tra quelle scritte per i Beatles (e una delle cinque che preferisco anch’io, le altre, se volete saperlo, se no lo scrivo lo stesso, sono A Day In The Life, Hey Jude, Happiness Is A Warm Gun Strawberry Fields Forever, oltre al cosiddetto Long Medley della seconda facciata di Abbey Road e a In My Life, oggi, domani chissà)!

Tomorrow Never Knows, un colpo di genio della coppia Lennon-McCartney.

Eleanor Rigby, un altro bellissimo pezzo di McCartney, l’unico dove non suona nessuno dei Beatles.

I’m Only Sleeping, uno dei contributi di John Lennon

For No One, altra splendida canzone tratta da Revolver.

 Come dite? Mancano And Your Bird Can Sing, Taxman e She Said She Said. Vero, ma i video sono spariti, quindi chi si accontenta gode! Il disco rimane splendido tutto.

Bruno Conti