Janis Joplin, Gli Anni Del “Grande Fratello” 1966-1968 – Cheap Thrills E Il Rock Non Sarà Più Lo Stesso Parte I

Big Brother and the Holding Company promo shot, 1967

Big Brother and the Holding Company promo shot, 1967

“Le telecamere scivolano e si soffermano su quei lineamenti aspri e vissuti, come se lei fosse una incredibile bellezza e, a modo suo, lo è. Gli occhi degli uomini si fanno vitrei quando pensano a lei. I giornalisti la stuprano con le parole come se non ci fosse un altro modo di avere a che fare con lei. Erano anni che nessuno era così eccitato verso qualcuno, dal modo in cui la gente si comportava con Janis Joplin. Era una esperienza completamente nuova per chiunque. La gente doveva cambiare il proprio modo di pensare per adattarsi. La sua voce, per esempio. Le ragazze non potrebbero cantare a quel modo, completamente rauche ed insistenti e battendo i piedi. Non dovrebbero dare questa impressione che stanno urlando per essere liberate da qualche terribile, continuo dolore, che però non è  una sofferenza fisica interamente spiacevole. Per prima cosa questa è l’epoca del “figo” (più o meno vale per Aretha e Levi Stubbs, e loro sono neri, e Janis è bianca). Janis Joplin ha completamente ridefinito il concetto della cantante donna. E’ così bella che ti toglie il respiro, e non c’è nulla che sti possa far cambiare quella opinione – di sicuro non il fatto che in qualsiasi altra epoca avresti dovuto dire che la ragazza era una casalinga.

Saltella in giro, vestita come una zoccola dei bassifondi, buffi cappellini con le piume in testa, braccialetti alle caviglie,indosso raso trasandato. I suoi vestiti da battona li chiama, e ride come una battona. E beve – pensate un po’ – beve, in una generazione di drogati. Lei beve, whisky Southern Comfort, una ragazza cantante di 24 anni che ha le abitudini di un’altra decade (NDA Ma poi vedremo che purtroppo si adeguerà). […] Ogni volta che cantava, era come se quella voce ruvida, rovinata dal whisky, fosse sul punto di spezzarsi. Ha detto “Preferirei non cantare piuttosto che cantare piano” , e ha ragione, perché la frenesia che ha nei piedi e nei fianchi è anche nella sua gola. Non stupisce il fatto che dopo tutto quello che ha passato alcune volte sembri vecchia e consumata. Ma ci sono altre occasioni in cui sembra giovane e vulnerabile, e la transizione avviene in pochi istanti. […] Quello che un Jimi Hendrix o un Mick Jagger fanno , provocando degli svenimenti nelle ragazzine, Janis lo provoca negli uomini – facendo sembrare la sua intera esibizione una sfrenato, sudato, appassionato, esigente atto sessuale!”  

lillian roxon rock encyclopedia italiano lillian roxon rock encyclopedia inglese

Tutto questo, senza sapere quello che sarebbe successo in seguito, lo scriveva Lillian Roxon nel 1969, nella sua Rock Encyclopedia, forse il primo libro dedicato al rock da una scrittrice-giornalista, definita anche la Madre Del Rock, una delle più grandi conoscitrici della musica degli anni ‘60, nata ad Alassio nel 1932 da genitori polacco-australiani, e morta nel 1973 a New York, autrice di questo libro, il cui frammento che avete appena  letto, dedicato a Janis Joplin, ed estratto dalla voce dell’enciclopedia rock dedicata ai Big Brother & The Holding Company, è una mia traduzione dall’originale inglese, ma ne esiste anche una versione italiana Rock Encyclopedia E Altri Scritti, pubblicata dalla Minimum Fax, che è uno dei libri più belli dedicati alla nostra musica mai usciti (non so se la versione italiana sia completa, visto che il numero di pagine mi sembra inferiore, ma forse dipende dalla grafica diversa utilizzata).

A questo punto riavvolgiamo il nastro e torniamo all’inizio della storia.

I primi anni.

Janis Lyn Joplin nasce a Port Arthur, Texas durante la IIa Guerra Mondiale, il 19 Gennaio 1943, da una coppia in cui il padre era un ingegnere della Texaco e la madre una “cancelliera” in un college, entrambi  adepti delle “Chiese Di Cristo”. Aveva anche due fratelli minori, ma Janis è sempre stata la più inquieta e problematica, quella che richiedeva una maggiore attenzione da parte dei genitori. Già da ragazzina aveva fatto amicizia con un gruppo di “emarginati”, uno dei quali però aveva una collezione di dischi blues di Bessie Smith, Ma Raney, Lead Belly, che saranno molto importanti nella sua decisione futura di diventare una cantante. Anche se già al liceo aveva iniziato a cantare, Janis era comunque una ragazzina cicciottella e brufolosa (anzi con l’acne che le lascerà delle cicatrici perenni), bullizzata dai suoi coetanei che la chiamavano “maiale”, “fricchettona”, “mostro”, “amica dei negri”, tutte cose che la renderanno nel tempo insicura e la faranno sentire sempre poco amata, anche negli anni del suo maggior successo. Comunque, tra alti e bassi, finisce il liceo, e poi prova ad iscriversi a varie facoltà universitarie, non completandone nessuna.

Nel frattempo anche la sua carriera musicale continua in Texas a livello amatoriale, poi convinta dall’amico Chet Helms, decide di andare in autostop fino a San Francisco in California nel 1963, e l’anno successivo conosce Jorma Kaukonen con cui registra il famoso “nastro della macchina da scrivere”, che era quella usata nella stanza accanto da Margareta, la prima moglie di Jorma e che si sentiva sullo sfondo  di questi blues embrionali. Nel frattempo era stata anche arrestata per avere rubato in un negozio e nei due anni che seguirono il suo uso di droga si era fatto crescente, diventando una “speed freak” e una eroinomane, a dispetto di quanto detto dalla Roxon, tanto da essere convinta a ritornare a Port Arthur dai genitori, visto che il suo peso era calato fino a 40 chili. E anche se lei stessa, durante alcune sedute psichiatriche, si chiedeva come avrebbe fatto ad intraprendere una carriera nella musica senza cadere di nuovo nella trappola della droga, alla fine rassicurata anche dal suo medico  decide di tentare di nuovo la sorte e tra il 1965 e il 1966 ritorna ad Haight-Ashbury nella comunità hippie locale dove, tramite di nuovo la mediazione di Chet Helms, conosce il manager dei Big Brother & The Holding Co., ed inizia così la sua breve epopea musicale che la renderà la più grande voce della storia della musica rock.

The Big Brother Years 1966-1968

Per questa volta ci occupiamo dei due anni che vanno appunto dal giugno del 1966, quando si unisce alla band, al 1° dicembre 1968, giorno del suo ultimo concerto con il gruppo. Peter Albin, il leader, Sam Andrew e James Gurley, si esibivano insieme già dal 1965, partecipando anche a jam sessions organizzate dall’impresario Chet Helms, che aveva trovato loro anche un batterista Chuck Jones e quindi nel gennaio del 1966 erano nati i Big Brother & The Holding Company. A quella prima data era presente tra il pubblico anche Dave Getz, pittore e a tempo perso batterista jazz, o viceversa. Diventano la house band dell’Avalon Ballroom di San Francisco, dove suonavano un misto di pych-garage e rock strumentale, di tanto in tanto cimentandosi come cantanti, ma non era il loro forte. Per ovviare al problema Helms propose loro questa sua amica, Janis Joplin, che aveva preso anche in considerazione l’idea di entrare nei 13th Floor Elevator, il gruppo di Roky Erickson che operava in Texas. A questo punto Janis si trasferisce ancora una volta in California, e il 10 giugno del 1966 esordisce sul palco dell’Avalon Ballroom come cantante dei Big Brother.

Come ha ricordato Sam Andrew i primi incontri in cui si annusarono a vicenda non furono entusiasmanti: a Sam, per il modo in cui era vestita, come una normale ragazza del Texas e non una hippie, ricordava sua madre che veniva anche lei da quello stato, e anche a livello vocale non furono subito abbagliati dalla sua presenza, forse perché erano abituati a suonare a livelli sonori molto alti e quindi la voce si perdeva nel marasma. E a lei, come scrisse a casa, sembravano fin troppo “esotici”. Quindi ci volle del tempo prima che le due parti iniziassero ad amalgamarsi; lei si era portata dietro anche un “amico” dell’epoca, il tastierista Stephen Ryder, e poi i fans della band ci misero del tempo per abituarsi a questa nuova cantante, che però si stava impegnando a fondo per inserirsi nel suono decisamente elettrico del gruppo, e gli altri cercarono di mitigare la tendenza alle sperimentazioni sonore che li caratterizzavano. Quando ,nel settembre del 1966 si trovarono a suonare per due settimane a Chicago, alla fine i soldi ricevuti non erano sufficienti per comprarsi i biglietti per l’aereo del ritorno a San Francisco, e quindi firmarono un contratto discografico con la Mainstream Records, iniziando anche a registrare le prime quattro canzoni dell’album, che sarebbe poi stato completato a dicembre a Los Angeles.

Essendo la loro nuova etichetta abituata ad artisti jazz, il risultato finale non fu proprio quello che si aspettavano, e quindi Big Brother And The Holding Company., era a tratti più acustico e folk dell’heavy rock-blues psichedelico che erano abituati a suonare dal vivo, e francamente non particolarmente memorabile, con qualche eccezione. Oltre a tutto in quei tempi in cui tutto succedeva in fretta, il LP ci mise parecchio ad uscire: il primo singolo, con Bye Baby e Intruder, esce nei primi mesi del ’67, seguito a luglio dal secondo con Blind Man lato A e la più pimpante All Is Loneliness sul retro, e poi finalmente viene pubblicata la migliore canzone dell’album Down On Me, un traditional degli anni ’20 trasformato dalla Joplin in una vibrante canzone rock., però a questo punto siamo già ad agosto del 1967 e un fatto fondamentale ha cambiato completamente la vita del gruppo, e della sua cantante.

Fine prima parte, segue…

Ripassi Estivi 3. In Poche Parole, Un Disco Semplicemente Fantastico! Tommy Emmanuel – Accomplice One

tommy emmanuel accomplice one

Tommy Emmanuel – Accomplice One – CGP Sounds/ Mascot Music/Thirty Tigers

Tommy Emmanuel, chitarrista australiano di 63 anni, non è molto popolare dalle nostre parti, ma è giustamente considerato uno dei massimi esponenti mondiali dello strumento. Eletto più volte miglior chitarrista acustico del mondo, Emmanuel è un maestro della tecnica del fingerpicking, e nella sua carriera (iniziata alla fine degli anni settanta) ha suonato di tutto, passando dal jazz al country, al folk, al bluegrass ed anche al rock; amico del grande Chet Atkins, è stato insignito del prestigioso titolo di CGP (Certified Guitar Player), una riconoscenza che negli anni è stata riservata solo ad altri quattro musicisti (tra cui lo stesso Atkins), e che Tommy esibisce orgogliosamente anche sulle copertine dei suoi album, accanto al suo nome. Negli ultimi anni il nostro si è avvicinato ulteriormente alle atmosfere country e folk tradizionali, ed il suo nuovo lavoro Accomplice One può essere tranquillamente definito come uno dei più importanti della sua corposa discografia. Accomplice One è un album formidabile, lungo (sedici canzoni, più di un’ora di musica), in cui il nostro mescola in maniera straordinaria brani originali e cover, aiutato da una serie impressionante di ospiti, più o meno famosi. Ma il disco è bellissimo non solo per i nomi coinvolti, ma perché è suonato in maniera sublime e coinvolgente, pur essendo il materiale al 90% acustico, e con la sezione ritmica (suonata tra l’altro da Tommy stesso) il più delle volte assente.

Un disco magnifico quindi, spesso solo strumentale, a volte cantato (anche da Emmanuel) e per di più con una purezza di suono spettacolare: se avete dei parenti o conoscenti che stanno cercando di imparare a strimpellare la chitarra, non fategli ascoltare questo album, potrebbero scoraggiarsi ad un punto tale da riporre lo strumento in soffitta. Deep River Blues, noto brano di Doc Watson, vede Tommy duettare con Jason Isbell: melodia pura, d’altri tempi, ed il nostro che inizia a scaldare i motori con una prova chitarristica eccellente (la prima, come vedremo, di molte). Song And Dance Man, del songwriter australiano Mike McClellan, è già splendida, una country song cristallina e dal motivo coinvolgente, eseguita da Tommy con Ricky Scaggs; Saturday Night Shuffle, di Merle Travis, vede la partecipazione di Jorma Kaukonen (e di Pat Bergeson all’armonica), ed è un magistrale country-blues nel quale Tommy si cimenta anche con basso e batteria, e gli assoli strepitosi si sprecano (Jorma è uno sparring partner di tutto rispetto), Wheelin’ And Dealin’ è un brano originale (da qui in poi dove non dico nulla vuol dire che l’autore è Emmanuel stesso) ed è il primo di due pezzi con l’emergente e bravo J.D. Simo, il quale si presenta con la chitarra elettrica, che si combina alla grande con l’acustica di Tommy per un bluegrass-rock (c’è anche Charlie Cushman al banjo) davvero irresistibile, tra i più belli del disco.

Non può mancare in un album così David Grisman (che aveva già inciso un CD intero con Emmanuel), il quale porta il suo inseparabile mandolino per una stupenda versione tra folk e jazz di C-Jam Blues di Duke Ellington, con i due che si alternano agli assoli provocando nell’ascoltatore un senso di goduria difficile da descrivere. Ancora Simo affianca il nostro in una bellissima rilettura acustica (ma con sezione ritmica) di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay, proprio il classico di Otis Redding, esecuzione superba anche se nessuno dei due ha la voce di Otis; dopo Isbell, ecco sua moglie Amanda Shires, nella cover più sorprendente del CD: si tratta di Borderline, un vecchio pezzo di Madonna (ed il cui autore, Reginald Grant Lucas, collaboratore storico di Lady Ciccone, è scomparso appena due mesi fa), che diventa un’intensa country ballad con Tommy sia all’acustica che all’elettrica ed Amanda al violino. Arriva anche Mark Knopfler, che doppia Tommy sia alla voce che alla chitarra acustica (entrambe suonate alla grande, ça va sans dire…straits!) in You Don’t Want To Get You One Of Those, canzone scritta da Mark per l’occasione; ancora due chitarre da sole, ma stavolta la seconda è di Clive Carroll, per Keepin’ It Reel, un fantasmagorico medley strumentale di brani tradizionali, sembra quasi impossibile che siano solo in due, e poi suonano ad una velocità tale che sembra che qualcuno abbia accelerato il nastro. La coinvolgente Looking Forward To The Past, di e con Rodney Crowell, tra country e rock, è il brano più strumentato ed elettrico del disco, ma è anche una gran bella canzone.

L’inimitabile dobro di Jerry Douglas raggiunge Tommy per una versione sensazionale di Purple Haze, proprio il classico di Jimi Hendrix, rivoltata come un calzino ma in maniera fantastica, con Emmanuel che fornisce la prestazione più incredibile del CD, non mi capacito davvero di come si possa suonare così. Un’oasi di tranquillità ci vuole a questo punto, e ci pensa a fornirla Jake Shimabukuro con il suo ukulele, dando a Rachel’s Lullaby un sapore hawaiano, mentre Djangology è, come da titolo, un raffinatissimo omaggio al grande Django Reinhardt, insieme alle chitarre di Frank Vignola e Vinny Raniolo, che non sono due personaggi usciti dai Sopranos ma due provetti musicisti di stampo jazz. Ancora Grisman con la cristallina Watson Blues (di Bill Monroe), tra folk e country, seguito dalla bluesata Tittle Tattle, un pezzo da applausi suonato insieme a Jack Pearson, chitarrista che in passato ha militato anche nella Allman Brothers Band, e dalla struggente ballata The Duke’s Message, cantata benissimo da Suzy Bogguss, ed in cui spunta anche un pianoforte. Accomplice One è un disco che definire imperdibile è poco, e che ci ritroveremo sicuramente “tra i piedi” fra qualche mese in sede di classifiche di fine anno.

Marco Verdi

Devo Averle Già Sentite Da Qualche Parte Queste Canzoni! Dear Jerry: Celebrating The Music Of Jerry Garcia

dear jerry celebrating the music of jerry garcia 2 cd

VV.AA. – Dear Jerry: Celebrating The Music Of Jerry Garcia – Rounder 2CD – 2CD/DVD

Da dopo la morte di Jerry Garcia avvenuta nel 1995, il mercato è stato letteralmente invaso di prodotti che avevano in qualche modo a che fare con i Grateful Dead, ma nessun periodo è minimamente comparabile all’ultimo anno. Da Ottobre 2015 sono infatti usciti, nell’ordine: il megabox di 80 CD 30 Trips Around The Sun (e la sua versione ridotta in quattro CD), i vari formati dei concerti di addio Fare Thee Well, il sontuoso tributo quintuplo Day Of The Dead curato dai National, il triplo della Rhino Red Rocks 1978 (ed il superbox con tutti i concerti del periodo), due volumi ravvicinatissimi della serie Garcia Live ed il nuovo album solista di Bob Weir, Blue Mountain http://discoclub.myblog.it/2016/10/07/finalmente-arrivato-anche-il-momento-che-disco-bob-weir-blue-mountain/ . E non ho citato i nuovi episodi dei Dave’s Picks. Ma i nostri, che la paura di inflazionare il mercato direi che non l’hanno mai avuta, si saranno detti: “Ci siamo dimenticati un bel concerto tributo!”. Detto fatto, ecco qui questo doppio CD (esiste anche con DVD allegato) intitolato Dear Jerry, che documenta l’esito di una serata organizzata da Bob Weir il 14 Maggio dello scorso anno (al Merriweather Post Pavilion di Columbia, Maryland), durante la quale i quattro Dead superstiti (oltre a Weir, Phil Lesh, Bill Kreutzmann e Mickey Hart) si sono alternati sul palco con una bella serie di ospiti. Come però suggerisce il titolo, non è un tributo ai Dead, ma in particolare alle canzoni di Garcia, incluse alcune da lui incise come solista e qualche cover di brani che Jerry usava suonare dal vivo nelle varie configurazioni della Jerry Garcia Band (che è sorprendentemente assente, dato che ancora esiste e si esibisce come JGB, avrebbe potuto partecipare suonando per esempio un brano di Bob Dylan, autore più volte ripreso da Jerry e dai Dead). Certo, un altro lavoro dove si prendono in esame canzoni che nell’ultimo anno sono state strasentite potrebbe far alzare più di un sopracciglio, ma sarebbe un errore ignorarlo, in quanto siamo di fronte ad una performance splendida, con una serie di gruppi e solisti in grande forma, una house band stellare (che comprende gente del calibro di Don Was, che è anche direttore musicale e produttore, Sam Bush, Matt Rollings, Buddy Miller, Audley Freed, ex chitarrista dei Black Crowes, e le McCrary Sisters ai cori), una resa sonora strepitosa e, ma era scontato, una serie di grandi canzoni.  In poche parole, uno dei migliori prodotti Dead-related usciti nell’ultimo periodo, superiore per esempio, e di gran lunga, ai concerti di addio Fare Thee Well, sia come suono che come qualità della performance.

Che non si scherza lo fa subito capire Phil Lesh, che si esibisce con la sua nuova band, i Communion nel medley The Wheel/Uncle John’s Band, suono Dead al 100%, piano liquidissimo (Marco Benevento) e subito due grandi canzoni (anzi, la seconda è forse la mia preferita in assoluto del Morto Riconoscente), per quasi 17 minuti di musica sublime: tra le qualità di Lesh non c’è mai stata la voce, ma questa sera Phil canta stranamente bene, anche se è aiutato, e molto, dalle voci di sostegno del resto del gruppo. Allen Toussaint, qui in una delle sue ultime apparizioni, ci propone l’errebi di sua composizione Get Out Of My Life Woman, un pezzo che Jerry amava molto, con un bel botta e risposta vocale tra Allen e le sorelle McCrary: anche Toussaint non era mai stato un grande vocalist, ma quando appoggiava le dita sulla tastiera riusciva a zittire tutti. David Grisman è un vecchio compagno di viaggio di Jerry, ha inciso con lui diversi bellissimi dischi acustici (oltre a militarci insieme nel supergruppo Old And In The Way), e nell’occasione ci delizia con una splendida versione del traditional Shady Grove, tra folk, bluegrass ed old time music, con ottimi interventi di fisarmonica e violino, altri quattro minuti e mezzo di puro godimento A prima vista Peter Frampton in una serata come questa potrebbe starci come i cavoli a merenda, ma il nostro, alle prese con il classico di Junior Walker (I’m A) Roadrunner, se la cava alla grande: la voce e la chitarra ci sono, e la versione, decisamente potente e roccata, è godibilissima. Buddy Miller non lo scopriamo certo oggi e, alle prese con Deal, una grande canzone, fa faville, dandoci una delle prestazioni più convincenti della serata (bellissimo l’assolo di slide, ma pure Rollings fa i numeri al piano); Jorma Kaukonen va a nozze con brani come Sugaree, e nel concerto ci dà pure un saggio della sua classe con la chitarra, mentre il bravissimo Jimmy Cliff, e ve lo dice uno che non ama il reggae, ci diverte con la sua The Harder They Come insieme a Kreutzmann e Hart, un brano tra i più suonati dalla JGB e, raggiunto anche da Weir, bissa con una discreta Fire On The Mountain. Il primo CD si chiude con il nuovo gruppo di Kreutzmann, Billy And The Kids, che rileggono lo splendido medley che apriva Blues For Allah (Help On The Way/Slipknot!/Franklin’s Tower) in maniera rigorosa, ma con un’energia straordinaria e poi, con i Disco Biscuits, un altro medley stellare con Scarlet Begonias/I Know You Rider, davvero da applausi e con un formidabile assolo chitarristico di Tom Hamilton.

Il secondo dischetto inizia con la rock ballad Loser proposta dai Moe, molto bravi e rispettosi al limite del didascalico, ma il brano è talmente bello che ne esce benissimo ugualmente; eccellenti gli Oar con St. Stephen, alla quale tolgono gli elementi psichedelici e la trasformano in una pura e sontuosa rock song, potente e grintosa; i Los Lobos avevano già suonato Bertha sul tributo Deadicated del 1991 e, insieme a Weir, la replicano in maniera mirabile, grande canzone e grandissima band, mentre i Trampled By Turtles si esibiscono nell’abituale veste acustica con una fulgida Brown-Eyed Women, tra le mie preferite in assoluto dei Dead.

Shakedown Street non mi è mai piaciuta molto, e gli Yonder Mountain String Band, pur mettendocela tutta in una versione stripped-down, non riescono a farmi cambiare idea. Ma subito dopo torna Bob Weir che, in compagnia della bella Grace Potter, rilegge in maniera vibrante Friend Of The Devil, ottima versione, toccante a dir poco, pianistica e molto soulful. Eric Church a mio parere è un sopravvalutato, ma la sua Tennessee Jed, tra country, rock e southern, è ben fatta, anche se meglio, molto meglio fanno i Widespread Panic con una Morning Dew davvero intensa e fluida, impreziosita da un assolo di chitarra incredibile da parte di Jimmy Herring. Gran finale con tre dei quattro Dead (manca Lesh), per una stupenda e corale Touch Of Grey, perfetta in questa posizione visto il testo ottimistico, e tutti insieme per una commovente Ripple, splendida sotto ogni punto di vista, il modo migliore per chiudere una serata da ricordare.

In un anno in cui non sono certo mancati i dischi dal vivo di grande valore, questo Dear Jerry è sicuramente uno dei più belli.

Marco Verdi

Un Bel Tributo A Jerry Garcia Ci Mancava! Esce il 14 Ottobre – Dear Jerry: Celebrating The Music Of Jerry Garcia

dear jerry celebrating the music of jerry garcia 2 cd

Dear Jerry: Celebrating The Music Of Jerry Garcia 2 CD – 2 CD+DVD – 2 CD+Blu-Ray – DVD – Blu-Ray – Rounder/Universal 14/10/2016

In effetti un bel tributo a Jerry Garcia mancava. Sono usciti nel corso degli anni moltissimi tributi ai Grateful Dead, l’ultimo dei quali lo splendido quintuplo Day Of The Dead, http://discoclub.myblog.it/2016/05/24/le-celebrazioni-poteva-mancare-bel-tributo-ai-grateful-dead-various-artists-day-of-the-dead-giorno-1/, la reunion per il 50° Anniversario con relativo album, senza contare che comunque escono sempre almeno due o tre CD all’anno della serie GarciaLive, ma un tributo vero e proprio al chitarrista e mente del gruppo californiano non mi pare fosse mai uscito. Ora, il 14 ottobre p.v., a colmare la lacuna arriverà questo Dear Jerry, disponibile in vari formati, che riporta la serata tenuta il 14 maggio del 2015 al Merriweather Post Pavilion di Columbia, Maryland, due ore e mezza di musica, con una bella lista di ospiti. Ecco i nomi dei partecipanti e i titoli dei brani, oltre ad una piccola anticipazione.

1. The Wheel / Uncle John’s Band – Phil Lesh & Communion
2. Get Out Of My Life Woman – Allen Toussaint
3. Shady Grove – David Grisman
4. (I’m A) Road Runner – Peter Frampton
5. Deal – Buddy Miller
6. Sugaree – Jorma Kaukonen
7. The Harder They Come – Jimmy Cliff, Mickey Hart, Bill Kreutzmann
8. Fire On The Mountain – Jimmy Cliff, Bob Weir, Mickey Hart, Bill Kreutzmann
9. Help On The Way / Slipknot / Franklin’s Tower – Bill Kreutzmann’s Billy & The Kids
10. Scarlet Begonias / I Know You Rider – The Disco Biscuits, Bill Kreutzmann’s Billy & The Kids
11. Loser – moe.
12. St. Stephen – O.A.R.
13. Bertha – Los Lobos & Bob Weir
14. Brown-Eyed Women – Trampled By Turtles
15. Shakedown Street – Yonder Mountain String Band
16. Friend Of The Devil – Bob Weir & Grace Potter
17. Tennessee Jed – Eric Church
18. Morning Dew – Widespread Panic
19. Touch Of Grey – Bob Weir, Mickey Hart, Bill Kreutzmann
20. Ripple – Full Ensemble

E anche la house band che accompagnava i vari ospiti, per usare un eufemismo, non era male: tra gli altri Buddy Miller, Audley Freed, Sam Bush, Raymond Weber, Matthew Rollings, Russell Pahl, Regina, Freda & Ann McCrary, ovvero le McCrary Sisters. Naturalmente in rete, parlando di Dead e dintorni, c’è anche il concerto completo, 3 ore e 45 minuti in tutto, solo in audio, qualità sonora buona ma non eccelsa, però con molti brani che non sono stati inseriti nella versione ufficiale.

Lo stesso giorno è prevista anche l’uscita di un tributo simile, questa volta dedicato a Dr.John (con la presenza di Springsteen!), appena ho la lista completa vi aggiorno.

Bruno Conti

Prossimi Dischi, Vicini E Lontani Parte I. Mark Knopfler, Gov’t Mule & John Scofield, Bob Dylan, Jorma Kaukonen

Mark-Knopfler-Tracker super deluxe mark knopfler tracker deluxe

Riparte anche la rubrica degli anticipazioni a più lunga gittata. In questo primo riepilogo del 2015 otto titoli in uscita tra fine gennaio e fine marzo, con le info aggiornate al momento in cui scrivo, non sono in ordine cronologico. Partiamo con i primi quattro, a seguire prossimamente altri quattro e poi vedremo…

Mark Knopfler – Tracker – Virgin/Universal CD – 2 CD Deluxe – 2 CD+2LP+DVD+Stampa+6 Stampe Fotografiche 17-03-2015

Come il per precedente Privateering usciranno varie differenti edizioni del nuovo album di Mark Knopfler.

Prodotto da Knopfler e Guy Fletcher, all’ascolto del breve trailer sembra un ritorno alle sonorità rock del passato, ma vedremo. Questa è la tracklist dell’edizione singola:

1. Laughs and Jokes and Drinks and Smokes
2. Basil
3. River Towns
4. Skydiver
5. Mighty Man
6. Broken Bones
7. Long Cool Girl
8. Lights of Taormina
9. Silver Eagle
10. Beryl
11. Wherever I Go (featuring Ruth Moody)

La versione Deluxe doppia ha 4 quattro brani in più (38 Special, My Heart Has Never Changed, Terminal Of Tribute To e Heart Of Oak) mentre la Super Deluxe ne avrà ulteriori due, per un totale di 6 brani nel secondo dischetto, però pagare una ottantina di euro in più per 2 canzoni mi sembra alquanto eccessivo, al di là della bella confezione e dei vinili!

gov't mule sco-mule

Gov’t Mule Featuring John Scofield – Sco-Mule – Evil Teen/Provogue-Edel

Questo esce martedì prossimo, 27 gennaio, su Evil Teen negli Stati Uniti e su Mascot/Provogue in Europa. Si tratta di una collaborazione tra la band di Warren Haynes e il chitarrista jazz John Scofield, incisa dal vivo sul finire degli anni ’90, ma mai pubblicata prima. Visto che la band americana sembra lanciata nell’aprire i propri archivi si tratta del secondo album in pochi mesi, speriamo si calmino. Questa la tracklist:

Disc: 1
1. Hottentot (Feat. John Scofield)
2. Tom Thumb (Feat. John Scofield)
3. Doing It To Death (Feat. John Scofield)
4. Birth Of The Mule (Feat. John Scofield)
5. Sco-Mule (Feat. John Scofield)
6. Kind Of Bird (Feat. John Scofield)
Disc: 2
1. Pass The Peas (Feat.John Scofield) [Bonus Track]
2. Devil Likes It Slow (Feat. John Scofield)
3. Hottentot (Feat. John Scofield) [Alternate Version]
4. Kind Of Bird (Feat. John Scofield) [Alternate Version]
5. Afro Blue (Feat. John Scofield)

E questo sopra un breve assaggio.

bob dylan shadows in the night

Bob Dylan – Shadows In The Night – Columbia 03-02-2015

Il nuovo disco di Dylan era stato annunciato già nel corso dello scorso anno, mai poi era uscito il progetto completo dedicato ai Basement Tapes. Probabilmente si trattava di una mossa di marketing della Sony, visto che il centenario della nascita di Frank Sinatra, intorno al cui repertorio è incentrato questo progetto, cade comunque nel 2015.

I brani sono questi, tutti classici standard della canzone americana:

1. I’m A Fool To Want You
2. The Night We Called It A Day
3. Stay With Me
4. Autumn Leaves
5. Why Try To Change Me Now
6. Some Enchanted Evening
7. Full Moon And Empty Arms
8. Where Are You?
9. What’ll I Do
10. That Lucky Old Sun

E sembra che il vecchio Bob improvvisamente abbia ritrovato la voce, alla Dylan naturalmente, anche se il paragone con Ol’ Blue Eyes è ovviamente improponibile.

Jorma Kaukonen – Ain’t In No Hurry – Red House 17-02-2015

Lui non ha fretta, noi neppure, quando vuole regalarci un nuovo disco è sempre bene accetto, questo è il terzo disco solista che esce per la Red House, la piccola etichetta fondata da Greg Brown (per inciso, ma che fine ha fatto uno dei miei preferiti?). Venendo al disco di Jorma Kaukonen, prodotto da Larry Campbell e con la partecipazione del vecchio pard Jack Casady, nonché di Barry Mitterhoff, Larry Campbell, con la moglie Teresa Williams, e la sezione ritmica formata da Myron Hart e Justin Guip. C’è anche un ennesimo brano inedito di Woody Guthrie, tra i testi ritrovati dalla famiglia a cui Kaukonen ha aggiunto della nuova musica, con l’aiuto del produttore Campbell. Qualche pezzo originale e qualche classico del blues e del folk, questa la lista completa delle canzoni:

1. Nobody Knows When You When You’re Down and Out
2. The Other Side of the Mountain
3. Suffer Little Children to Come Unto Me
4. In My Dreams
5. Sweet Fern
6. Ain’t in No Hurry
7. Brother Can You Spare a Dime
8. Where There’s Two There’s Trouble
9. The Terrible Operation
10. Bar Room Crystal Ball
11. Seasons in the Field

Nei prossimi giorni gli altri titoli di prossima uscita.

Bruno Conti

Archivi Che Passione! Johnny Winter E Hot Tuna – Setlist The Very Best of…Live

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Johnny Winter –  Setlist The Very Best Of Johnny Winter Live– Sony Legacy
Hot Tuna – Setlist The Very Best of Hot Tuna Live – Sony Legacy

Che passione per gli archivi, quella sviluppata negli ultimi anni dalle case discografiche, ma un po’ anche “che palle”! Da quando si sono accorte che il settore delle ristampe è uno dei pochi che tira nel mercato attuale, anche le majors (oltre alle benemerite etichette specializzate) si sono lanciate con box set, versioni Deluxe e antologie come piovesse. E tu, compra che ti ricompra, ti ritrovi ad acquistare sempre lo stesso materiale per gli inediti, le outtakes o le confezioni a seconda del tuo grado di feticismo. E non ci sarebbe nulla di male, in fondo gli appassionati è quello che hanno sempre fatto ma bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda perché poi finiscono i soldi e anche la pazienza dei diretti interessati.

Per esempio, la Sony Legacy ha iniziato a pubblicare una nuova serie che si chiama Setlist The Very Best Of e nella prima, numerosa, emissione ci sono parecchi titoli che sarebbero potenzialmente interessanti: prendiamo questi due, Johnny Winter e gli Hot Tuna, l’idea di base è molto buona, scegliere il meglio dalle esibizioni dal vivo tratte dai cataloghi Sony, Columbia, Epic ed altre etichette del gruppo e creare una sorta di compilation indirizzata ai neofiti ed in questo senso le raccolte funzionano ma poi qualcuno si è detto, “perché non inserire qualche inedito o rarità?”  Ma non sempre!

Per esempio il volume dedicato a Winter, al di là della eccellente qualità sonora e dei contenuti non ha inediti, ci sono tre brani tratti da Second Winter, due da Captured Live e tre da Johnny Winter And Live. Oltre ad alcune, chiamiamole, rarità: un brano tratto da The Woodstock Experience e tre dal fantastico Live At The Fillmore East 10/3/1970 edito lo scorso anno dalla Collector’s Choice su licenza della Sony che sarebbe il caso di avere nella sua totalità. Se vi “accontentate” di questo CD avrete comunque un concerto dal vivo “virtuale” magnifico con versioni da sballo, tra le altre, di Good Mornin’ Little School Girl, Johnny B Goode, It’s My Own Fault, Jumpin’ Jack Flash e Mean Town Blues, con e senza Rick Derringer e comunque tutte e dodici registrate tra il 1969 e il 1975 quando Johnny Winter era una vera forza della natura. L’unica cosa inedita sono le note del libretto firmate dal “collega” Bob Margolin.

Il caso degli Hot Tuna è diverso, qui, per fortuna o purtroppo, perché toccherebbe comprare, ci sono quattro brani inediti e pure interessanti. In questo caso si segue l’ordine cronologico e a fianco di ben cinque brani tratti dal “mitico”  Hot Tuna (ma per il sottoscritto il migliore rimane di gran lunga Burgers, il classico disco perfetto), il primo album acustico registrato nel settembre del 1969 alla New Orleans House di Berkeley, California ne troviamo tre provenienti da Double Dose ristampato un paio di anni fa nella versione completa in doppio CD dalla Wounded Bird. Dal famoso album prodotto da Felix Pappalardi abbiamo l’occasione di ascoltare, tra gli altri, una bellissima versione di Watch The North Wind Rise, forse l’unico brano sopra la media tratto da Hoppkorv. E comunque Jorma Kaukonen, sempre parere personale, il meglio lo raggiunge quando si esibisce alla chitarra elettrica memore dei suoi trascorsi nei Jefferson Airplane e assistito dal pulsare irrefrenabile del basso di Jack Casady, uno dei migliori di sempre allo strumento. Tra i quattro inediti una notevole I See The Light, solo Kaukonen e Casady (ma bastano e avanzano) dal vivo al Winterland nel 1973 per un brano che ricorda molto il gruppo madre, Keep Your Lamps Trimmed and Burning, Fillmore West 1971 presenta la formazione con Papa John Creach al violino e Sammy Piazza alla batteria, divertente e scanzonata rilettura del classico del Rev. Gary Davis. Non male anche Been So Long e Hit Single #9, entrambe registrate a New York nel 1974 dalla formazione in trio con Bob Steeler alla batteria, la classica formula tra rock, blues e un tocco di psichedelia, la versione elettrica degli Hot Tuna, niente folk ma chitarra solista a manetta anche con wah-wah nel secondo brano.

Quindi due ristampe, per diversi motivi, entrambe meritevoli di un ottimo voto.

Bruno Conti