Lassù Qualcuno Lo Ama! Ronnie Wood – Somebody Up There Likes Me

ronnie wood somebody up there likes me

Ronnie Wood – Somebody Up There Likes Me – Eagle Vision/Universal DVD – Blu-Ray

Lassù Qualcuno Mi Ama era un grande film del 1956, vincitore di 3 premi Oscar, regia di Robert Wise, con Paul Newman nei panni di Rocky Graziano. Ma è quanto esclamò anche Ronnie Wood in una conversazione che appare nel film: “Quando mi hanno operato il cancro, mi hanno tolto l’enfisema. Hanno detto che i miei polmoni erano come se non avessi mai fumato. Ho pensato che fosse un jolly piovuto dal cielo: lassù qualcuno mi ama, e anche qualcuno quaggiù”. A parte che spesso è difficile capire il suo cockney stretto da londinese purosangue, senza sottotitoli, il docufilm è estremamente interessante. Regia di Mike Figgis, anche lui inglese, candidato all’Oscar per Via Da Las Vegas, la presentazione del DVD recita: un film che ripercorre 50 anni di un tour non solo musicale, una storia onesta e R&R, poi a ben vedere, gli anni, almeno nel percorso musica, sono ben più di 50, visto che già nel 1964 Wood era nei Birds, a fine ‘67 entra nel Jeff Beck Group come bassista, poi dopo due anni, con l’amico Rod Stewart, a seguito della dissoluzione degli Small Faces, torna alla chitarra e fonda i Faces, con i quali rimarrà fin quasi al 1975, anno nel quale entra negli Stones, sodalizio che prosegue a tutt’oggi.

Nel documentario c’è tutto questo, come pure la sua passione per disegno e pittura, i suoi lunghi anni tra droga e alcol, l’amore per il blues e il Rock’n’Roll, soprattutto per le 12 battute, estrinsecato anche da diversi di interventi di Ronnie impegnato a chitarra ed armonica. In sequenza anche interviste inedite realizzate per l’occasione con la sua collega Imelda May, la moglie Sally Wood, i suoi “soci” Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts, oltre al vecchio amico Rod Stewart. Ricordi della storia della sua famiglia, raccolti dal regista, intervallati da brani musicali, per esempio la sua band alle prese con una sanguigna In The Wee Wee Hours cantata dalla May, con grande lavoro della solista di Ron, ovviamente anche il suo amore per l’arte riceve un giusto spazio, con una intervista, diciamo più un colloquio a due voci con l’amico artista Damien Hirst, dove si parla anche degli Stones, in b/n d’epoca e pure di problemi di rehab. Un breve vecchio filmato a colori dei Birds nel 1964 alle prese con That’s All I Need You For, con Wood che dimostra già 40 anni, scherzo, un altro b/n del Jeff Beck Group in Plynth, con Rod che ricorda quando lui e Woody aprirono al Fillmore peri Grateful Dead.

C’è anche una intervista di Malcolm McLaren con il manager Peter Grant dei “nemici” del punk, i Led Zeppelin, che parla anche di Gene Vincent, e cerca di introdurre l’argomento dei risvolti gangsteristici dei vecchi manager di quell’epoca. Non manca una bella ed intima performance di “Breathe On Me” dal suo album solista del 1975 New Look e un filmato del 1971 dei grandi Faces con Stay With Me, la rivalità con Keith di quel periodo, e qui appare Richards, mentre scorrono altre immagini dei Faces e un grande filmato di Ronnie impegnato alla lap steel con bottleneck, mentre arriva sulla scena anche Mick Jagger e a questo punto non manca un filmatino degli Stones alle prese con When The Whip Comes Down… Comunque non ve lo racconto tutto, se volete l’8 ottobre sono usciti sia il DVD che il Blu-Ray e ve lo comprate, perché c’è anche altro, soprattutto negli extra di DVD e Blu-Ray, che però non ho visto neppure io. Avviso per i naviganti, niente sottotitoli in italiano: portoghese, olandese e spagnolo, ma nulla per noi.

Comunque rimane un gran bel documentario.

Bruno Conti

Il “Mese Delle Pietre” Si Chiude Con Un Altro Splendido Album Dal Vivo. The Rolling Stones – Steel Wheels Live: Atlantic City, New Jersey

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989 frontRolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989

The Rolling Stones – Steel Wheels Live: Atlantic City, New Jersey – Eagle Rock/Universal DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay – 4LP – 3CD/2DVD/BluRay Box Set

Nel 1989 i Rolling Stones erano tornati a pubblicare un disco di inediti con Steel Wheels, un lavoro che li riportava tra noi in buona forma dopo un decennio di cocenti delusioni discografiche: sia Emotional Rescue (1979) che soprattutto Undercover (1983) e Dirty Work (1985) non erano di certo da annoverare tra i loro album indimenticabili, e non dimentichiamo che il pur ottimo Tattoo You del 1981 era in realtà una collezione di outtakes degli anni settanta rimaneggiate in studio e con nuove parti vocali. Steel Wheels quindi, pur non essendo un capolavoro, era il miglior disco di nuove canzoni da parte di Mick Jagger e soci da Some Girls in poi, ed i nostri avevano deciso di celebrarlo con una maestosa tournée mondiale della durata di due anni (la più grande da loro tenuta fino a quel momento: da agosto 1989 a febbraio 1990 in Nordamerica e Giappone lo Steel Wheels Tour, e da maggio ad agosto 1990 in Europa l’Urban Jungle Tour), dove per la prima volta si esibivano su un gigantesco palco ipertecnologico con megaschermi e quant’altro.

Da quel tour, che tra l’altro fu l’ultimo con il bassista Bill Wyman all’interno del gruppo, fu tratto un album dal vivo, Flashpoint, piuttosto deludente e per nulla rappresentativo di quei concerti, che avevano visto il ritorno dei nostri in ottima forma dopo ben sette anni passati senza salire su un palco. Oggi la Universal ripara a questa mancanza con una nuova pubblicazione d’archivio (una piacevole abitudine annuale ormai), che se sommiamo alla versione deluxe di Goat Heads Soup uscita circa 25 giorni orsono https://discoclub.myblog.it/2020/09/07/proseguono-le-ristampe-deluxe-random-degli-stones-con-uno-dei-loro-dischi-piu-sottovalutati-the-rolling-stones-goats-head-soup/  fa sì che questo settembre 2020 si possa definire “il mese delle Pietre”: Steel Wheel Live: Atlantic City, New Jersey è un concerto registrato nella “Sin City della East Coast”, alla Convention Center Hall, il 19 dicembre del 1989 e mandato all’epoca in broadcast su pay-per-view, ed oggi esce nella consueta varietà di supporti audio e video, con l’aggiunta per la prima volta di una versione in cofanetto decisamente interessante, che nonostante le solite ripetizioni (il DVD e BluRay dello stesso concerto, oltre ovviamente alla sua contoparte audio su doppio CD) offre un ulteriore CD e DVD esclusivi per questo box, oltre ad un libro di 42 pagine ricco di bellissime foto.

Il concerto è ovviamente inedito (tranne due pezzi usciti nel 1991 su Flashpoint) e vede i nostri in splendida forma intrattenere il numeroso pubblico con due ore e mezza di grande rock’n’roll ed una scaletta più ricca di sorprese rispetto alle altre del tour, con l’accompagnamento da parte dei soliti noti: Chuck Leavell alle tastiere, Bobby Keys al sax, Matt Clifford a percussioni, tastiere e voce, i tre backing vocalist Lisa Fischer, Bernard Fowler e Cindy Mizelle e la sezione fiati degli Uptown Horns. Chiaramente visto che se non si esibiscono in qualche piccolo club i nostri amano andare sul sicuro non mancano le hits planetarie, che sono comunque sempre un bel sentire: l’iniziale Start Me Up (bella versione, sintetica ma tiratissima, che dimostra che i cinque non hanno bisogno di riscaldarsi), un’ottima Tumbling Dice, una Miss You dal ritmo accelerato e più funkeggiante del solito, Honky Tonk Women (splendida anche questa), You Can’t Always Get What You Want, Paint It Black e Sympathy For The Devil, oltre al gran finale che vedremo tra poco. Da Steel Wheels ascoltiamo le coinvolgenti Sad Sad Sad, Rock And A Hard Place e Mixed Emotions, tutte e tre canzoni che verranno riprese saltuariamente anche nei tour successivi, l’annerita e danzereccia Terrifying e, cantata da Keith Richards, la pulsante Can’t Be Seen (e Keef arrotonda la sua partecipazione come lead singer con la nota Happy); siamo ancora negli anni ottanta, e quindi ci dobbiamo “sorbire” anche la non imperdibile Undercover Of The Night seguita da Harlem Shuffle che invece mi è sempre piaciuta, mentre nel reparto adrenalina ci metto anche la scatenata Bitch e la sempre torrida Midnight Rambler.

Tra le chicche, una bellissima rilettura pianistica di Ruby Tuesday, che nonostante sia uno dei loro classici gli Stones non hanno mai suonato moltissimo, e l’inatteso ripescaggio di 2000 Light Years From Home dal loro breve periodo psichedelico. Ma l’highlight di quella serata di dicembre è indubbiamente la presenza sul palco di ospiti speciali: Salt Of The Earth è una delle più belle ballate di sempre delle Pietre, un capolavoro che ho temuto potesse venire rovinato dalla presenza on stage di due Guns’n’Roses, non tanto dal chitarrista Izzy Stradlin quanto da Axl Rose, che con la sua vocalità rozza e sguaiata sarebbe in grado di mandare a puttane qualsiasi canzone, anche se per fortuna qui si trattiene e, forse per sudditanza psicologica o perché il brano è straordinario, riesce a sembrare un cantante e a non fare danni. Per contro, il blues di Willie Dixon Little Red Rooster, che già i nostri sarebbero in grado di suonare alla grande, diventa imperdibile grazie ad Eric Clapton che giganteggia con la sua Fender: al termine, il binomio Stones-Manolenta viene raggiunto dal mitico John Lee Hooker che si lancia nella sua Boogie Chillen per altri cinque minuti (che sono pure pochi…) di grandissimo blues. Essendo questo un concerto degli Stones non può mancare la solita sequenza finale micidiale, con una serie di classici del calibro di Gimme Shelter, It’s Only Rock’n’Roll, Brown Sugar, Satisfaction e Jumpin’ Jack Flash sparati a raffica uno dopo l’altro.

Il terzo CD esclusivo per il box si intitola Rare Reels, e contiente cinque canzoni suonate di rado durante il biennio del tour, le prime due a Toronto e le altre tre a Londra, due emozionanti riletture delle splendide Play With Fire e Dead Flowers, la sinuosa Almost Hear You Sigh (uno dei pezzi migliori di Steel Wheels), un’altra prova da consumati bluesmen con I Just Want To Make Love To You ancora di Dixon, ed il rock’n’roll della famosa Street Fighting Man. (NDM: visto che lo spazio sul CD c’era, non capisco perché non abbiano messo anche gli altri brani eseguiti raramente nel corso del tour. Dopotutto erano solo cinque: Angie, One Hit (To The Body), Before They Make Me Run, Factory Girl e Blinded By Love). Dulcis in fundo, il DVD esclusivo presenta un concerto completo registrato al Tokyo Dome nel corso della “residency” di ben dieci serate consecutive che i nostri tennero nel febbraio del 1990. Ma attenzione, non siamo in presenza della ripetizione dello stesso show già uscito per la serie From The Vault: quello prendeva in esame il concerto del 26, mentre qui abbiamo lo spettacolo del 24, disponibile fino ad oggi solo nel paese del Sol Levante. Non sto a descrivere nel dettaglio il DVD, vi basti pensare che il livello di resa è pari a quello di Atlantic City, con però una setlist più sintetica che vede l’assenza di Undercover Of The Night, Terrifying e dei tre brani con gli ospiti (e l’aggiunta di Almost Hear You Sigh).

Quindi un altro appuntamento da non perdere con i Rolling Stones, anche perché questa volta il cofanetto non costa tantissimo (attorno ai 50 euro): chissà che la loro prossima uscita discografica, a questo punto credo nel 2021, non riguardi il tanto atteso nuovo album di inediti.

Marco Verdi

Di Nuovo Disponibile Dopo 20 Anni Questa Fantastica Super Session, E A Soli 10 Euro. Jimmy Rogers All Stars Band – Blues Blues Blues

jimmy rogers blues blues blues

Jimmy Rogers All-Stars Band – Blues Blues Blues – Atlantic Recording Co.

Non è un disco nuovo, neppure una ristampa, semplicemente, seguendo le politiche commerciali della case discografiche, questo CD è stato inserito in serie economica ed è di nuovo disponibile ad un prezzo intorno ai 10 euro. Quindi se ve lo siete perso al primo giro è l’occasione giusta per rimediare. Titolo e “nome della band” aiutano, ma per approfondire, si tratta di una serie di sessions che nel 1997 il produttore John Koenig (con il boss Ahmet Ertegun come supervisore) organizzò per rendere omaggio ad uno dei grandi nomi del blues in una di quelle Super Session che da sempre vengono realizzate, come occasioni di incontro tra maestri e i loro discepoli. Pensate a Father And Sons, il disco di Muddy Waters con Butterfield e Bloomfield, oppure a Hail! Hail! Rock’n’Roll, il disco ed anche un film, realizzato da Keith Richards per omaggiare Chuck Berry, con la partecipazione di Clapton, Cray, Etta James, Linda Ronstadt, ma sono solo un paio di esempi. In seguito, dagli anni 2000 in avanti questi eventi si sono intensificati, ma nel 1998/99 quando veniva pubblicato questo CD non erano così frequenti.

Jimmy Rogers è stato il chitarrista della Muddy Waters Band dal 1947 al 1954, negli anni in cui insieme a Muddy e Little Walter formò uno dei primi Power Trios della storia, ma anche l’autore di That’s All Right, uno dei suoi primo successi nel 1950 e Walking By Myself nel 1954, di Ludella ed anche di una delle varie configurazioni di Sweet Home Chicago. Nel 1997, quando iniziarono le registrazioni del disco, Rogers (o J.A. Lane, il suo vero nome, il figlio è Jimmy D. Lane) era già ammalato di un tumore al colon, e sarebbe morto a dicembre, prima del completamento dell’album, ma Koenig lo portò a termine: se già avete il disco sapete di cosa parliamo, se no, ed è il motivo per averlo, nel disco suonano Eric Clapton, Taj Mahal, Kim Wilson dei Fabulous Thunderbirds, Mick Jagger e Keith Richards, Jimmy Page e Robert Plant, e pure Stephen Stills. Non vi bastano? Ci sono anche Jeff Healey, Johnnie Johnson al piano, il figlio di Rogers Jimmy D. Lane, Carey Bell, un pezzo da novanta delle 12 battute come Lowell Fulson, accompagnati dalla sezione ritmica abituale di Jimmy, Freddie Crawford al basso e Ted Harvey alla batteria.

Rogers, nonostante la malattia, è presente in tutti i 12 pezzi a voce e chitarra, e i nomi importanti, come Clapton e Jagger& Richards, ci sono in tre canzoni ciascuno, Stephen Stills in un paio, Kim Wilson suona l’armonica in sei tracce, alternandosi con Bell e Taj Mahal. Il risultato è un disco vibrante, fresco e pimpante, con tutti gli artisti che se la godono un mondo: prendete la conclusiva Gonna Shoot You Right Down (Boom Boom), un mix del pezzo di Rogers e quello di John Lee Hooker, adattato da Koenig (che ha fatto un notevole lavoro complessivo, visto che l’album ha un suono splendido) dove troviamo, insieme, Plant e Page ed Eric Clapton, che se le suonano e se le cantano di santa ragione, con Johnson al piano e Bell all’armonica che rispondono alla grande, in una versione turbinosa dove Rogers dimostra di avere ancora una voce di grande potenza e fascino. Ma tutto il disco è fantastico: dall’iniziale puro Chicago Blues di Blow Wind Blow di Muddy Waters, con Jeff Healey alla seconda voce ed alla chitarra, con una serie di assoli feroci, sempre con Wilson e Johnson sul pezzo, lo slow Blues All Day Long, sempre di Rogers, con Clapton che fa il “Manolenta” della situazione.

Jagger e Richards che tornano alle origini del suono degli Stones con una sanguigna Trouble No More di Mastro Muddy, un vispo Taj Mahal che duetta a due voci con Jimmy in una briosa Bright Lights, Big City, oltre a suonare l’armonica, Lowell Fulson in una sontuosa Ev’ry Day I Have The Blues, Stephen Stills canta con Rogers una canonica Sweet Home Chicago e poi regala un feroce assolo https://www.youtube.com/watch?v=Tej-ZR9hr5o , Mick’n’Keith tornano per una esuberante e stonesiana Don’t Start Me To Talkin’ e per la vivace Goin’ Away Baby, Slowhand tiene fede al suo soprannome nella cadenzata That’s All Right dove ci regala un assolo dei suoi, in Ludella Rogers e Mahal gigioneggiano da par loro e Stephen Stills con Worried Life Blues ritorna ai fasti della vecchia Super Session con Bloomfield e Kooper https://www.youtube.com/watch?v=wT6UBkr3Y_Y . E tutto questo per soli dieci euro, devo aggiungere altro?

Bruno Conti

Novità Prossime Venture 6. Sarà Veramente Il Suo Ultimo Disco? Gli “Amici” Sono Comunque Accorsi A Frotte. Sheryl Crow – Threads

sheryl crow threads

Sheryl Crow – Threads – Valory/Universal – 30-08-2019

Lo aveva annunciato ed era in preparazione da più in anno, questo Threads, stando a quanto ha dichiarato la stessa Sheryl Crow, dovrebbe essere il suo ultimo disco di studio in assoluto. Poi ha dichiarato in una intervista che in futuro si dedicherà solamente a dei singoli saltuari!! “Perché l’album come forma d’arte è più che altro una forma d’arte morente”, aggiungendo che “la gente è molto più interessata ai singoli” e quindi in futuro le sue nuove canzoni, perché non ha intenzioni di ritirarsi, usciranno solo come singoli, mano a mano che saranno pronte. Ammesso e non concesso che sia vero, non ci vedo molto la brava Sheryl a sfornare tormentoni per l’estate, duetti (magari con rappers ed hip-hoppers), insomma può darsi che i singoli funzionino, ma forse non nel suo genere musicale, salvo non abbia capito tutto lei, cosa di cui mi permetto di dubitare, e gli sviluppi futuri del mercato discografico saranno effettivamente questi, vedremo.

Comunque nel frattempo la Crow ha chiamato a raccolta molti musicisti importanti (e un paio un po’ meno), inclusi amici ed ex fidanzati, per registrare questo album di duetti, con una serie di nuove composizioni della cantante americana, qualcuna pescata anche dal passato, come il duetto virtuale con Johnny Cash, Redemption Day, che l’Uomo In Nero, aveva già inciso, ed era poi stata pubblicato nel suo album postumo American VI, e che la stessa Sheryl aveva scritto e registrato per il suo disco omonimo del 1996. A duettare nel disco ci sono molte icone della musica come Keith Richards, Willie Nelson, Kris Kristofferson, Emmylou Harris, James Taylor, Sting, Eric Clapton, ma anche Stevie Nicks, Bonnie Raitt, Mavis Staples, Joe Walsh, Vince Gill, molti con cui ha già inciso in passato. Tra i “nuovi” troviamo anche Maren Morris Brandi Carlile, che curiosamente hanno formato un nuovo supergruppo, le Highwomen, insieme ad Amanda Shires, di cui troviamo il marito nel disco, Natalie Hemby, il cui omonimo disco di esordio, con perfetto tempismo, uscirà il 6 settembre.

Tra coloro che duettano con Sheryl Crow c’è anche Jason Isbell, il marito appunto della Shires, la nuova stella del country Chris Stapleton, Chuck D, il rapper, che non si capisce cosa ci faccia in questa compagnia (forse è per il discorso dei singoli futuri, si porta avanti), tra l’altro in un brano, dove appaiono anche Andra Day (una cantante nera tra nu soul, disco, R&B) e Gary Clark Jr. Tra i nuovi troviamo anche St. Vincent, le Lucius Margo Price, curiosamente però solo nella versione in vinile di questo Threads, perché nel CD a duettare con lei in Cross Creek Road, troviamo Lukas Nelson. Dovrei averli citati tutti, comunque qui sotto trovate la lista completa dei brani e degli accoppiamenti dei diversi artisti.

 Tracklist
1. Prove You Wrong (featuring Stevie Nicks and Maren Morris)
2. Live Wire (featuring Bonnie Raitt and Mavis Staples)
3. Tell Me When It’s Over (featuring Chris Stapleton)
4. Story Of Everything (featuring Chuck D, Andra Day, and Gary Clark Jr.)
5. Beware Of Darkness (featuring Eric Clapton, Sting, and Brandi Carlile)
6. Redemption Day (featuring Johnny Cash)
7. Cross Creek Road (featuring Lukas Nelson)
8. Everything Is Broken (featuring Jason Isbell)
9. The Worst (featuring Keith Richards)
10. Lonely Alone (featuring Willie Nelson)
11. Border Lord (featuring Kris Kristofferson)
12. Still The Good Old Days (featuring Joe Walsh) 

13. Wouldn’t Want To Be Like You (featuring St. Vincent)
14. Don’t (featuring Lucius)
15. Nobody’s Perfect (featuring Emmylou Harris)
16. Flying Blind (featuring James Taylor)
17. For The Sake Of Love (featuring Vince Gill)

Potenzialmente potrebbe essere un album molto interessante, anche se ci sono musicisti provenienti dai generi più disparati, che comunque Sheryl Crow ha più o meno frequentato tutti in passato. Se deve uscire di scena vuole farlo con il botto: sentiremo se sarà vero dopo il 30 agosto, quando è prevista l’uscita del disco, che è prodotto insieme a Jeff Trott, dalla stessa Crwo, Nel Post comunque potete già ascoltare alcune canzoni per farvi un’idea.

Bruno Conti

Ecco Una Nuova Strategia Commerciale: Paghi Tre E Prendi Uno! Rolling Stones – Honk

rolling stones honk front

Rolling Stones – Honk – Polydor/Universal 2CD – 3LP – 3CD Deluxe Limited Edition

Bisognerebbe pensare ad una legge internazionale, magari ratificata dall’ONU, che impedisca ai Rolling Stones e alle loro case discografiche di pubblicare nuove antologie per i prossimi 50 anni, essendo il mercato ormai saturo di compilation dello storico gruppo inglese, siano esse costruite con materiale degli anni sessanta, sia che prendano in esame solo il periodo della Rolling Stones Records (quindi da Sticky Fingers in poi), sia che mescolino entrambe le epoche, come hanno fatto le due ultime retrospettive in ordine di tempo, Forty Licks (2002) e Grrr! (2012). Questa introduzione è per dire che non si sentiva certo il bisogno di un’altra antologia del gruppo guidato da Mick Jagger e Keith Richards, ma i nostri evidentemente non la pensano come il sottoscritto, ed ecco quindi Honk, un doppio CD (o triplo LP) lanciato per promuovere il tour americano che sarebbe dovuto partire il 20 Aprile da Miami, ma è stato rimandato a data da destinarsi a causa dell’operazione al cuore subita da Jagger, per fortuna pienamente riuscita.

Honk è un doppio CD che esclude le incisioni degli anni sessanta e, a differenza di Forty Licks e Grrr!, non contiene inediti o brani incisi per l’occasione, assomigliando quindi di più alla famosa compilation del 1993 Jump Back (ed anche la copertina la ricorda molto). Per attirare però i fans in modo da fargli ricomprare per la centesima volta le stesse canzoni, le Pietre se ne sono inventata un’altra, e cioè un’edizione deluxe limitata (ma quanto? *NDB Pare sia limitato davvero: ad esempio Grrrr! non è più disponibile da tempo) con un terzo CD che presenta dieci brani dal vivo in versione inedita, una trovata non originalissima in quanto anche di dischi live degli Stones ultimamente ne escono a bizzeffe, ma che sarà sicuramente sufficiente a convincere molti estimatori del gruppo a mettere di nuovo mano al portafoglio. La parte antologica, 36 canzoni, non è fatta neanche male, in quanto comprende chiaramente tutti i classici del periodo in esame (Brown Sugar, Wild Horses, Tumbling Dice, It’s Only Rock’Roll (But I Like It), Miss You, Start Me Up, Angie), qualche successo più “recente” (Mixed Emotions, Love Is Strong, Streets Of Love, Don’t Stop, Out Of Control) ed anche diversi brani che non troviamo spesso nei greatest hits di Jagger e soci (Rocks Off, Happy, Rough Justice, Dancing With Mr. D, Hot Stuff, Rain Fall Down, Waiting On A Friend, Saint Of Me).

Ci sono anche sia Doom And Gloom che One More Shot, i due brani nuovi di Grrr! (rendendola dunque una compilation obsoleta) e tre pezzi dal disco blues del 2016 Blue And Lonesome, ad oggi ultima prova di studio dei nostri (Ride’em On Down, Just Your Fool e Hate To See You Go). Ma veniamo al disco dal vivo, che è quello che ci interessa più da vicino. Intanto non contiene tutti brani registrati lo scorso anno come pensavo inizialmente, ma anche un paio di pezzi del 2017, uno del 2015 e due addirittura del 2013, e poi il problema è che ci sono solo dieci tracce, con quindi parecchio spazio inutilizzato sul resto del dischetto. Sulla qualità nulla da dire, gli Stones dal vivo sono sempre una macchina da guerra, qualsiasi tour venga preso in esame, anche se ci sono dei duetti con gente che avrei fatto a meno di sentir cantare di fianco a Jagger: se Brad Paisley ci può stare dato che è anche un ottimo chitarrista (e poi Dead Flowers è talmente un capolavoro che quasi non importa chi la canti), sia Ed Sheeran che Florence Welch (leader dei Florence And The Machine) che quel fracassone di Dave Grohl non sono esattamente tra i più graditi da chi scrive.

Ma si sa che i nostri (soprattutto Jagger) sono inclini alle mode, e quindi becchiamoci Sheeran che si alterna a Mick nella sempre fantastica Beast Of Burden, un rock-errebi torrido e spettacolare, la Welch che non se la cava neanche male nella splendida ed emozionante Wild Horses, e Grohl che si butta a pesce nello scatenato rock’n’roll di Bitch: alla fine i tre non fanno nemmeno troppi danni. Gli altri sei pezzi vedono i nostri da soli con la loro abituale band di supporto, per tre coinvolgenti classici degli anni sessanta suonati a tutta adrenalina (Get Off Of My Cloud, Let’s Spend The Night Together e Under My Thumb), una rara ed annerita Dancing With Mr. D, meglio qui che nella versione originale che apriva Goats Head Soup, e soprattutto i due highlights assoluti del CD (insieme a Dead Flowers), cioè la stupenda soul ballad Shine A Light, calda e con umori tra southern e gospel, ed una scintillante She’s A Rainbow, deliziosa pop song che era anche l’unico grande brano del pasticciato Their Satanic Majesties Request.

Ascoltare i Rolling Stones dal vivo è sempre un piacere (ed a giugno uscirà Bridges To Bremen, un nuovo live inedito, stavolta registrato nel 1998), peccato che questa volta per farlo vi dovrete ricomprare per l’ennesima volta canzoni che conoscete a memoria.

Marco Verdi

Non So Se Fosse Necessaria Un’Edizione Deluxe, Ma E’ Comunque Sempre Un Bel Sentire! Keith Richards – Talk Is Cheap 30th Anniversary

keith richards talk is cheap 30th anniversary 2 cd keith richards talk is cheap 30th anniversary box

Keith Richards – Talk Is Cheap 30th Anniversary – Mindless/BMG 2CD – Super Deluxe 2CD/2LP/2x45rpm

Tanto per cominciare, l’album in questione è uscito in origine nel 1988, e quindi gli anni non sono 30 ma 31, e poi non avrei mai pensato che Talk Is Cheap, primo LP di Keith Richards lontano dai Rolling Stones, avrebbe potuto beneficiare di una ristampa deluxe, non perché non fosse un bel disco (anzi), ma perché non riveste chissà quale importanza nella storia del rock. Sul finire degli anni ottanta in molti ci si interrogava se gli Stones fossero o meno ancora una band, dato che gli ultimi due album di studio, i traballanti Undercover e Dirty Work, non erano stati seguiti da una tournée, i rapporti interni diciamo che non erano idilliaci e Mick Jagger aveva dato alle stampe due album da solista, She’s The Boss e Primitive Cool, che definire brutti è fargli un complimento.

Poi, nel 1988, anche Richards era uscito con il suo primo solo album in assoluto, Talk Is Cheap appunto, fatto che sembrava mettere una pietra tombale sulla storia degli Stones, che invece sarebbero tornati l’anno dopo con un nuovo lavoro di buon livello (Steel Wheels) e soprattutto con un nuovo tour in grande stile. Ma torniamo a Talk Is Cheap, che da molti viene considerato il miglior album di Keith (io personalmente preferisco il suo seguito, Main Offender, ma di un’attaccatura) e meglio anche degli ultimi lavori dell’epoca degli Stones (e qui sono d’accordo), un disco che vedeva finalmente un membro della storica band tornare a fare del sano rock’n’roll, dopo le porcherie danzereccie di Jagger. D’altronde Richards è sempre stata l’anima rock delle Pietre, ed in questo disco la cosa viene fuori alla grande: canzoni semplici, dirette (tutte scritte a quattro mani da Keith con il batterista Steve Jordan, che è anche il produttore) e decisamente chitarristiche e coinvolgenti. Certo, la voce di Richards non è quella di Jagger, ma il suo tono sghembo, incerto, quasi stonato è paradossalmente in grado di produrre più emozioni di una voce ben impostata ma priva di feeling (non mi riferisco a Mick, ma alla miriade di cantantucoli che già nel 1988 spopolavano nelle classifiche).

Keith è sicuramente un rocker dal pelo duro, ma a modo suo è anche un romanticone, e lo ha sempre dimostrato nelle (rare) ballate che ha scritto; in Talk Is Cheap il nostro si fa aiutare da una serie di sessionmen di gran nome, che donano al disco un suono potente e coeso: oltre a Jordan, abbiamo Waddy Wachtel alla seconda chitarra, sia ritmica che solista, Ivan Neville al piano, la vecchia conoscenza Bobby Keys al sax, oltre a partecipazioni di Chuck Leavell all’organo, Joey Spampinato, ex bassista degli NRBQ, Maceo Parker al sax alto, il grande Johnnie Johnson al piano, l’ex Stones Mick Taylor ovviamente alla chitarra e Patti Scialfa ai cori. La nuova edizione deluxe, presentata in un’elegante confezione dalla copertina dura, presenta l’album originale sul primo CD (rimasterizzato alla perfezione) ed un secondo dischetto, molto interessante, con sei brani inediti tratti dalle stesse sessions, per altri 32 minuti di musica. Esisterebbe anche una costosa versione Super Deluxe, che però non offre neppure un minuto di musica in più rispetto all’edizione “povera”, ma solo i due CD, due LP con lo stesso contenuto, i due 45 giri dell’epoca ed un libro di 80 pagine. Il CD originale inizia con Big Enough, un brano funky sudaticcio e vizioso, dal ritmo cadenzato ed il sax di Parker a punteggiare: il suono è potente ma non è esattamente una grande canzone, sembra più Jagger solista che Richards. Meglio, molto meglio Take It So Hard (il primo singolo di allora), che comincia con un riff “alla Keith” ed una ritmica tipica delle Pietre Rotolanti, un rock’n’roll coinvolgente e gioioso, con il nostro che incrocia la chitarra con quella di Wachtel.

La scattante e mossa Struggle è un’altra rock song elettrica di buon livello, un’ottima scusa per far sentire le sei corde, con un basso molto pronunciato a dettare il tempo. Irresistibile I Could Have Stood You Up, un vero e proprio rockabilly anni cinquanta con tanto di coro in sottofondo ed il formidabile pianoforte di Johnson a svettare, un brano divertentissimo sia per chi lo suona che per chi lo ascolta; Make No Mistake è invece un caldo errebi con tanto di fiati dei Memphis Horns, e la voce quasi confidenziale di Keith, imperfetta ma ricca di fascino, doppiata da quella più impostata di Sarah Dash. Ancora rock’n’roll, potente e stonesiano (ma va?), con You Don’t Move Me, con Wachtel che passa alla slide assumendo un po’ il ruolo di Ronnie Wood, ed ancora meglio è How I Wish, puro rockin’ sound 100% Stones, solita attività chitarristica goduriosa e Keith che canta anche abbastanza bene, mentre Rockawhile è più lenta ma sempre cadenzata e dall’atmosfera paludosa, quasi voodoo: non a caso una parte importante ce l’ha la fisarmonica di Stanley “Buckwheat” Dural, direttamente dalla Louisiana. Il disco termina con Whip It Up, ennesimo trascinante rock’n’roll a cui manca solo la voce di Mick (ma c’è il sax di Keys, e sembra davvero vintage Stones sound), Locked Away, evocativa e splendida ballata dal suono potente e cantata da Richards con il cuore in mano (forse il pezzo migliore dell’album), e It Means A Lot, che chiude con un funk-rock vigoroso e godibile, dall’ottimo finale chitarristico.

Nel dischetto con i sei brani bonus due sono jam sessions, intitolate semplicemente Blues Jam la prima e Slim la seconda, entrambe con una superband formata da Keith, Taylor, Johnson, Spampinato, Keys, Jordan e Leavell. E se la prima, poco più di quattro minuti, è di “riscaldamento”, la seconda di minuti ne dura ben dieci ed è assolutamente strepitosa, con una prestazione pianistica mostruosa da parte di Johnson, vero protagonista di un pezzo che da solo vale l’acquisto del doppio CD. Abbiamo poi due cover sempre dal sapore blues (con la stessa band): My Babe di Willie Dixon, soffusa, quasi jazzata e suonata con classe sopraffina, e la più “grassa” Big Town Playboy di Little Johnny Jones, dominata dalla slide di Taylor. Chiudono il CD la pimpante Mark On Me (unica canzone originale del dischetto), purtroppo rovinata da un synth anni ottanta che la fa sembrare un brano di Prince, non dei migliori, e Brute Force, un’altra jam strumentale ma stavolta senza superband, quattro minuti di chitarre in libertà. In definitiva una ristampa forse non indispensabile ma di sicuro interesse, non fosse altro che per il secondo CD, o almeno per due terzi di esso. Se invece non possedete il disco originale…ci state ancora pensando?

Marco Verdi

Arrivano Le Prime Ristampe Del 2019, Alcune Interessanti, Altre Al Solito Inutili. Parte III: Jerry Garcia Band, Frank Zappa, Simple Minds, Keith Richards

jerry garcia band electric on the eel

Continuiamo con la terza ed ultima parte delle “ristampe” di marzo, quelle confermate fino ad ora.

Jerry Garcia Band – Electric On The Eel – ATO Records – 6 CD set – 15-03-2019

La prima non dovrebbe essere neppure considerata una ristampa, visto che si tratta di un concerto mai pubblicato prima, ma per convenzione la inseriamo in questa categoria. Dopo la lunga serie di Jerry Garcia Live, tornano le uscite di archivio curate dalla Garcia Family Provisions e pubblicate anche dalla ATO Records, e non da Grateful Dead Records e Rhino: si tratta di un cofanetto da 6 CD che contiene 3 diversi concerti tenuti al French’s Camp dell’Eel River a Piercy, California il 29 Agosto 1987; 10 Giugno 1989; e 10 Agosto 1991, quindi con cadenza biennale.

Ecco il contenuto del box:

August 29, 1987

Disc One – Set One

1. How Sweet It Is (To Be Loved By You)
2. Forever Young
3. Get Out Of My Life Woman
4. Run For The Roses
5. And It Stoned Me
6. My Sisters And Brothers
7. Deal

Disc Two – Set Two

1. The Harder They Come
2. I Shall Be Released
3. Think
4. Evangeline
5. Gomorrah
6. Let It Rock
7. That Lucky Old Sun
8. Tangled Up In Blue

June 10, 1989

Disc Three – Set One

1. I’ll Take A Melody
2. They Love Each Other
3. Get Out Of My Life Woman
4. Run For The Roses
5. Stop That Train
6. Mission In The Rain
7. My Sisters And Brothers
8. Deal

Disc Four – Set Two

1. The Harder They Come
2. Waiting For A Miracle
3. I Shall Be Released
4. Think
5. I Hope It Won’t Be This Way Always
6. Don’t Let Go
7. Evangeline
8. That Lucky Old Sun
9. Tangled Up In Blue

August 10, 1991

Disc Five – Set One

1. The Way You Do The Things You Do
2. And It Stoned Me
3. You Never Can Tell [C’est La Vie]
4. Waiting For A Miracle
5. Struggling Man
6. My Sisters And Brothers
7. Deal

Disc Six – Set Two

1. Shining Star
2. Think
3. Lay Down Sally
4. Twilight
5. See What Love Can Do
6. Lazy Bones

Per chi lo volesse prenotare direttamente sul sito della famiglia Garcia, finché è disponibile, riceverà un bonus CD con il set della Jerry Garcia Acoustic Band, registrato durante la prima esibizione del 29 Agosto 1987, e che contiene i seguenti brani.

1.Deep Elem Blues
2.I’ve Been All Around This World
3.Friend Of The Devil
4.Trouble In Mind
5.Little Sadie
6.Diamond Joe
7.Spike Driver Blues
8.Oh Babe, It Ain’t No Lie
9.I’m Troubled
10.Ripple

Se siete interessati lo trovate a questo link http://garciafamilyprovisions.com/product/JY180COMBO/jerry-garcia-band-electric-on-the-eel-6cd-set-or-digital-download, tenendo conto che, al solito, per noi europei, oltre alle spese di spedizione si aggiungeranno tasse e costi doganali e quindi il prezzo diventa più rilevante. La formazione per tutti e tre i concerti: Jerry Garcia chitarra e voce, John Kahn basso, Melvin Seals, tastiere. David Kemper batteria, e le voci aggiunte di Jaclyn LaBranch e Gloria Jones.

frank zappa in new york deluxe

Frank Zappa – Zappa In New York (40th Anniversary Deluxe Edition) – 5CD box set -Zappa Records/Universal – 29-03-2019

Sempre a proposito di concerti e di cofanetti, ecco la solita proposta della Famiglia Zappa: si tratta di un cofanetto da 5 CD che contiene la versione ampliata e potenziata del celebre Zappa In New York, concerto registrato a fine 1976 al Palladium di New York, e poi pubblicato nel 1978, quindi come 40° Anniversario in entrambi i casi non ci siamo, ma ormai abbiamo capito che per la case discografiche le date sono un optonial. Ovviamente non si tratta degli stessi concerti di questo Box https://discoclub.myblog.it/2017/10/01/e-questo-occhio-al-formato-e-alla-confezione-frank-zappa-halloween-77-costume-boxset-e-altre-amenita-famigliari/, che invece aveva rispettato con precisione la data di uscita.

Il contenuto come d’abitudine è ricco e variegato, e anche il prezzo, visto che indicativamente si parla di una cifra tra tra gli 85 e i 95 euro, bella la confezione però, e anche concerto e formazione spettacolari, come sempre per Zappa comunque.

Ecco la tracklist completa:

 CD1]
1 Titties & Beer 5:01
2 I Promise Not To Come In Your Mouth 3:31
3 Big Leg Emma 2:17
4 Sofa 3:16
5 Manx Needs Women 1:34
6 The Black Page Drum Solo/Black Page #1 4:06
7 Black Page #2 5:42
8 Honey, Don’t You Want A Man Like Me? 4:16
9 The Illinois Enema Bandit 12:41
10 The Purple Lagoon 17:12

[CD2]
1 Bonus Concert Performances- Part One
2 “The Most Important Musical Event Of 1976”
3 Peaches En Regalia
4 The Torture Never Stops
5 Black Page #2
6 Punky’s Whips intro
7 Punky’s Whips
8 I Promise Not To Come In Your Mouth
9 Honey, Don’t You Want A Man Like Me?
10 The Illinois Enema Bandit
11 “Two For The Price Of One”
12 Penis Dimension
13 Montana

[CD3]
1 Bonus Concert Performances- Part Two
2 America Drinks 4:52
3 “Irate Phone Calls” 1:37
4 Sofa #2 3:04
5 “The Moment You’ve All Been Waiting For” :58
6 I’m The Slime 5:38
7 Pound For A Brown 4:50
8 Terry’s Solo 2:47
9 The Black Page Drum Solo/Black Page #1 3:53
10 Big Leg Emma 2:19
11 “Jazz Buffs and Buff-etts” 1:51
12 The Purple Lagoon 17:00
13 Find Her Finer 5:22
14 The Origin Of Manx 1:48
15 Manx Needs Women 1:37
16 Chrissy Puked Twice 6:40
17 Cruisin’ For Burgers 9:56

[CD4]
1 Bonus Concert Performances- Part Three
2 The Purple Lagoon/Any Kind Of Pain 4:25
3 “The Greatest New Undiscovered Group In America” 2:18
4 Black Napkins 28:33
5 Dinah-Moe Humm 6:16
6 Finale 4:40

[CD5]
1 Bonus Vault Content
2 The Black Page #2 (Piano Version) 3:16
3 I Promise Not To Come In Your Mouth (Alternate Version) 3:55
4 Chrissy Puked Twice
5 Cruisin’ For Burgers (1977 Mix) 9:08
6 Black Napkins (c)1976 10:56
7 Punky’s Whips (Unused Version) 10:55
8 The Black Page #1 (Piano Version) 2:13

simple minds rejuvenation box

Simple Minds – Rejuvenation 2001-2014 – 7CD/1DVD box set – Edsel UK – 29-03-2019 

Per gli appassionati dei Simple Minds esce, sempre al 29 marzo, questo sostanzioso box che riguarda l’ultimo periodo della band di Glasgow, meno entusiasmante degli anni ’80 (e anche il suono, uhm!), ma comunque interessante per i fans e gli amanti del rock britannico.

Ecco il contenuto completo, ricco di bonus, dei sei album dell’epoca, più un CD e un DVD extra :

 [CD1: Neon Lights]
1. Gloria
2. The Man Who Sold The World
3. Homosapien
4. Dancing Barefoot
5. Neon Lights
6. Hello I Love You
7. Bring On The Dancing Horses
8. The Needle And The Damage Done
9. For Your Pleasure
10. All Tomorrow’s Parties
Bonus Tracks:
11. Being Boiled
12. Love Will Tear Us Apart
13. The Man Who Sold The World [White Spaces Main Mix]
14. Homosapien [Vince Clarke Mix]

[CD2: Cry]
1. Cry
2. Spaceface
3. New Sunshine Morning
4. One Step Closer
5. Face In The Sun
6. Disconnected
7. Lazy Lately
8. Sugar
9. Sleeping Girl
10. Cry Again
11. Slave Nation
12. The Floating World
Bonus Tracks:
13. Lead The Blind
14. For What It’s Worth
15. The Garden
16. New Sunrise
17. Where Is The Max?

[CD3: Black & White 050505]
1. Stay Visible
2. Home
3. Stranger
4. Different World (Taormina.Me)
5. Underneath The Ice
6. The Jeweller Part 2
7. A Life Shot In Black And White
8. Kiss The Ground
9. Dolphins
Bonus Tracks:
10. Too Much Television
12. Bird On A Wire
13. Mighty Joe Moon

[CD4: Graffiti Soul]
1. Moscow Underground
2. Rockets
3. Stars Will Lead The Way
4. Light Travels
5. Kiss And Fly
6. Graffiti Soul
7. Blood Type O
8. This Is It
Bonus Track:
9. Shadows And Light

[CD5: Searching For The Lost Boys]
1. Rockin’ In The Free World
2. A Song From Under The Floorboards
3. Christine
4. (Get A) Grip (On Yourself)
5. Let The Day Begin
6. Peace, Love And Understanding
7. Teardrop
8. Whiskey In The Jar
9. Sloop John B
Bonus Track:
10. Children Of The Revolution

[CD6: Big Music]
1. Blindfolded
2. Midnight Walking
3. Honest Town
4. Big Music
5. Human
6. Blood Diamonds
7. Let The Day Begin
8. Concrete And Cherry Blossom
9. Imagination
10. Kill Or Cure
11. Broken Glass Park
12. Spirited Away
13. Blindfolded [Reprise]

[CD7: Big Music Bonus CD]
1. Swimming Towards The Sun
2. Bitter Sweet
3. Liasion
4. Riders On The Storm
5. Dancing Barefoot
Bonus Track:
6. (Get A) Grip (On Yourself) [single version] (With The Stranglers)
The Johnson Somerset Remixes:
7. Blindfolded [Johnson Somerset Remix]
8. Midnight Walking [Johnson Somerset Remix]
9. Honest Town [Johnson Somerset Remix]
10. Big Music [Johnson Somerset Remix]

[DVD]
Promo Videos:
1. Dancing Barefoot
2. Cry
3. Home
4. Rockets
5. Stars Will Lead The Way
6. This Is It [Clip]
7. Blindfolded
8. Honest Town
9. Let The Day Begin
10. Midnight Walking
Bonus Features:
1. Neon Lights EPK
2. Black And White 050505 EPK
3. Black And White 050505 Interview
4. Graffiti Soul EPK
5. Big Music: Behind The Scenes
6. Big Music: Band Interviews
7. Big Music Clip Medley: Human / Let The Day Begin / Midnight Walking

keith richards talk is cheap 30th anniversary box keith richards talk is cheap 30th anniversary 2 cd

Keith Richards – Talk Is Cheap 30th Anniversary Deluxe Edition) – 2CD set –  BMG Rights Management/Warner – 29-03-2019

Per la serie una bella edizione Deluxe non si nega a nessuno, il trattamento speciale viene riservato anche a Talk Is Cheap, il primo disco solista di Keith Richards, uscito nel 1988 (e quindi anche questa volta non ci siamo con i 30 anni, oltre a tutto cambia anche l’etichetta, visto che in origine era la Virgin). E proprio se vogliamo esagerare non è che il disco fosse entusiasmante, diciamo un buon disco a parte qualche brano, ma per i dischi solo del chitarrista dei Rolling Stones è sempre stato così, con l’eccezione gradita del terzo ed ultimo finora https://discoclub.myblog.it/2015/10/01/qui-strabico-ce-il-cuore-keith-richards-crosseyed-heart/ , veramente un bel disco. Per fortuna, oltre alla mega edizione Deluxe che più che inutile è superflua, e dovrebbe costare all’incirca un 150 euro, uscirà anche une versione molto più abbordabile in 2 CD, con è tracce inedite.

Ecco la descrizione e il contenuto:

• 30th Anniversary 2CD Deluxe Edition
• 1st CD with the original 11 tracks + 2nd CD featuring 6 unreleased bonus tracks
• Bonus tracks feature appearances from Mick Taylor, Chuck Leavell, Bootsy Collins, Johnnie Johnson, Joey Spampinato & Bernie Worrell
• Deluxe Media Book Packaging
• Remastered by original producer Steve Jordan

Tracklist
[CD1]
1. Big Enough
2. Take It So Hard
3. Struggle
4. I Could Have Stood You Up
5. Make No Mistake
6. You Don’t Move Me
7. How I Wish
8. Rockawhile
9. Whip It Up
10. Locked Away
11. It Means A Lot

[CD2]
1. Blues Jam
2. My Babe
3. Slim
4. Big Town Playboy
5. Mark On Me
6. Brute Force

Mentre la lussuriosa Super Deluxe Edition per abbienti avrà questo contenuto che leggete nella descrizione:

• Remastered from the original tapes by Richards’ collaborator, Steve Jordan.
• Contents are cased in an exquisite deluxe folio pack, wrapped in Fender style guitar case material.
• Remastered 180g LP album
• 180g LP of bonus material – Features 6 never before released tracks
• 7” single Take It So Hard / I Could Have Stood You Up
• 7” single Make No Mistake / It Means A Lot
• Remastered CD album
• CD containing bonus material – Features 6 never before released tracks featuring Mick Taylor, Bootsy Collins, & Johnnie Johnson
• Extensive 80 page hardback book with Anthony DeCurtis written essay featuring a new interview with Keith, including extensive rare and unseen photos from personal archives.
• Tour laminate
• 2X lyric sheets
• Reproduction Talk is Cheap playback invite
• Talk is Cheap tour guitar pick
• 2x posters

Per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Ed Anche Quest’Anno Si Conferma L’Equazione: Natale = Live Degli Stones! The Rolling Stones – Voodoo Lounge Uncut

rolling stones voodoo lounge uncut

The Rolling Stones – Voodoo Lounge Uncut – Eagle Rock/Universal DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Per i primi trent’anni della loro inimitabile carriera, non è che la discografia live dei Rolling Stones rispecchiasse fedelmente la loro bravura dal vivo: a parte il fondamentale Get Yer Ya Ya’s Out del 1970, per anni i nostri non erano stati in grado di regalare ai fans un album dal vivo come Dio comandava (Got Live If You Want It era una mezza presa in giro, Love You Live era bello ma avrebbe potuto essere molto meglio, e sia Still Life che Flashpoint erano piuttosto deludenti). Poi, dallo splendido Stripped del 1995 in avanti, le Pietre si sono messe a pubblicare dischi live con una regolarità impressionante, abbinando quantità a qualità, e molti di essi sono stati messi in commercio nel periodo tardo autunnale, in tempo per lo shopping natalizio, sia per quanto riguarda i concerti d’archivio (fuori e dentro la serie From The Vault https://discoclub.myblog.it/2018/05/26/dagli-archivi-senza-fine-a-luglio-un-nuovo-capitolo-della-saga-rolling-stones-from-the-vault-no-security-san-jose-99/ ), sia per quelli “contemporanei” (Sweet Summer Sun, Havana Moon). Non si sottrae alla regola questo Voodoo Lounge Uncut, che esce nelle solite varie configurazioni audio e video, e che come suggerisce il titolo proviene dal tour intrapreso in supporto all’album Voodoo Lounge del 1994, lo stesso giro di spettacoli che aveva dato vita a Stripped (ed al suo monumentale ed imperdibile seguito, Totally Strippedhttps://discoclub.myblog.it/2016/06/24/21-anni-fa-era-imperdibile-ora-indispensabile-the-rolling-stones-totally-stripped/ .

Voodoo Lounge aveva segnato il ritorno alla forma ottimale per il gruppo di Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts (era infatti il primo lavoro senza il bassista Bill Wyman), un grande disco che vedeva all’opera una band ispirata e decisamente “sul pezzo” dopo una decade, gli anni ottanta, che aveva riservato a loro ed ai fans quasi solo delusioni (anche se Steel Wheels del 1989 mostrava qualche segnale di ripresa): un album quindi che si poteva tranquillamente definire come il loro migliore da Some Girls (Tattoo You, pur ottimo, era formato all’80% da outtakes rimaneggiate, alcune anche con dieci anni sulle spalle), e che si rivelerà più riuscito anche dei suoi due seguiti composti da materiale originale, Bridges To Babylon e A Bigger Bang. Anche la tournée seguente vedeva i nostri in forma eccellente, come se fossero ancora negli anni settanta, aiutati da una superband che li accompagnerà per molti anni, e che in molte individualità è con loro ancora oggi (Darryl Jones al basso, Chuck Leavell alle tastiere, la sezione fiati di quattro elementi guidata dall’ormai scomparso Bobby Keys, ed un trio di coristi formato da Lisa Fisher, Blondie Chaplin e Bernard Fowler): Voodoo Lounge Uncut ci presenta una splendida serata del 25 Novembre 1994 al Joe Robbie Stadium di Miami, che non è del tutto inedita in quanto all’epoca era uscita su VHS e su LaserDisc: qui però abbiamo per la prima volta il concerto anche in versione audio e, soprattutto, completo, dato che allora erano state “tagliate” ben dieci canzoni (da qui l’Uncut del titolo). E la serata è, manco a dirlo, strepitosa, con gli Stones in forma spettacolare e con una scaletta che riserva anche più di una sorpresa, non limitandosi soltanto a riproporre i loro successi (che comunque non mancano di certo).

Dopo un’introduzione da parte dell’attrice Whoopi Goldberg, il concerto inizia in maniera insolita, e cioè con la tambureggiante Not Fade Away, evergreen di Buddy Holly che i nostri incisero in gioventù. Poi però il rock’n’roll prende subito il sopravvento, con due classici da Exile On Main Street, la ruspante Tumbling Dice ed una Rocks Off più trascinante che mai, inframmezzate da uno dei brani all’epoca nuovi, cioè la potente You Got Me Rocking. A dire il vero i pezzi tratti da Voodoo Lounge non sono molti altri, solo la torrida I Go Wild, la graffiante Sparks Will Fly, puro rock’n’roll Stones-style, e la toccante The Worst, cantata da Richards con la consueta voce imperfetta ma piena di feeling (ed accoppiata alla guizzante Before They Make Me Run, sempre molto apprezzata). Come dicevo, le hits non mancano (Satisfaction, posta stranamente in settima posizione nella setlist, la ballatona Angie, Miss You, che fa ballare tutto lo stadio, Honky Tonk Women, Sympathy For The Devil), ma ci sono anche diverse chicche come lo splendido errebi Beast Of Burden (grande versione), la poco nota Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) e, dagli anni sessanta, una scintillante It’s All Over Now e la quasi dimenticata Monkey Man. Ma il magic moment dello show, almeno secondo me, è un uno-due a tutto country-rock formato da Dead Flowers e Sweet Virginia, due canzoni meravigliose che in quella sera brillano ancor più di luce propria, una più bella dell’altra.

In una serata speciale non possono mancare gli ospiti, a partire dalla bella Sheryl Crow (all’epoca molto in auge), alle prese con la vintage Live With Me (performance per la verità un po’ tirata via), e soprattutto con un doppio momento blues, prima con Robert Cray che canta e suona da par suo sulle note di Stop Breaking Down Blues di Robert Johnson, e poi con il leggendario Bo Diddley e la sua chitarra rettangolare con una infuocata Who Do You Love?, versione formidabile, tra le migliori prestazioni della serata. Infine, solita chiusura micidiale con cinque classici rock’n’roll uno di fila all’altro, Street Fighting Man, Start Me Up, It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It), Brown Sugar e Jumpin’ Jack Flash, canzoni ascoltate mille volte ma che ogni sera i nostri suonano come se fossero ancora giovani ed affamati. Il DVD (o BluRay) offre anche cinque pezzi bonus, tratti da una serata al Giants Stadium in New Jersey, che però non ho ancora visto in quanto ho fatto questa recensione sulla parte audio (per la cronaca, i brani sono Shattered, Out Of Tears, All Down The Line, I Can’t Get Next To You dei Temptations e Happy).

Altro grande concerto ed altro documento prezioso quindi; l’anno prossimo i Rolling Stones porteranno il loro No Filter Tour negli Stati Uniti per tredici serate: scommettiamo che il prossimo live album sarà tratto da uno di questi concerti? Magari Chicago?

Marco Verdi

Qualche Disco (Dal Vivo) Per L’Estate – Parte 1. The Rolling Stones – No Security: San Jose ‘99

rolling stones no security '99 cd+dvd

The Rolling Stones – No Security: San Jose ’99 – Eagle Rock/Universal 2CD/DVD – DVD – BluRay – 3LP

A distanza di circa dieci mesi dall’ultimo episodio (il concerto al Fonda Theater del 2015 nel quale veniva risuonato per intero Sticky Fingers https://discoclub.myblog.it/2017/10/13/un-altro-live-degli-stones-ebbene-si-e-anche-questo-e-imperdibile-the-rolling-stones-sticky-fingers-live-at-fonda-theatre-2015/ ), riprende la serie From The Vault, che si occupa di proporre concerti del passato dei Rolling Stones: questo nuovo volume (che esce come sempre in vari formati audio e video) si intitola No Security: San Jose ’99, e documenta uno show primaverile del tour americano della storica band inglese a supporto del loro live album da poco pubblicato, No Security appunto, che a sua volta era uscito a seguito del disco del 1997 Bridges To Babylon (un tour promozionale per un album dal vivo che a sua volta era tratto da un tour promozionale per un disco in studio, una ne fanno e cento ne pensano). Gli Stones degli anni novanta erano letteralmente risorti, dopo che nella decade precedente avevano mostrato la corda sia in studio che, e questa è una notizia, dal vivo, con esibizioni non sempre all’altezza della loro fama: nel 1994 l’album Voodoo Lounge li aveva quasi riportati agli antichi fasti, ed i nostri avevano ricominciato a fare grande musica anche in concerto, come testimoniava il live Stripped (e soprattutto la sua versione espansa, Totally Stripped, uscita due anni fa) https://discoclub.myblog.it/2016/06/24/21-anni-fa-era-imperdibile-ora-indispensabile-the-rolling-stones-totally-stripped/ .

Anche le tournée di fine millennio erano ai livelli della loro fama, e nella fattispecie questa serata registrata a San Jose, in California, nell’Aprile del 1999 non sfugge alla regola: grandissima musica, con i nostri in forma smagliante, e quasi due ore di rock’n’roll ad alto tasso adrenalinico. Gli Stones erano già da qualche anno ridotti a quartetto dopo l’abbandono di Bill Wyman, il cui posto era stato preso da Darryl Jones (ma non come membro ufficiale del gruppo), e la loro live band era formata dai “soliti noti”: Chuck Leavell alle tastiere, una sezione fiati di quattro elementi guidata dal fidato Bobby Keys, e tre coristi (Blondie Chaplin, Bernard Fowler e la sexy e grintosa Lisa Fisher). E poi ci sono loro, in forma splendida sia musicale che fisica (e non è che negli ultimi vent’anni siano cambiati più di tanto, appena qualche ruga in più sia per Mick Jagger che per Charlie Watts, qualche capello bianco per Keith Richards, mentre la zazzera di Ronnie Wood era già allora di un sospetto colore nerissimo). La serata, che si svolge in un’arena di “solo” 30.000 persone, inizia con il botto per merito di una spettacolare Jumpin’ Jack Flash, che ci fa immediatamente entrare nel vivo di uno show decisamente rock’n’roll, con a seguire una scatenata Bitch, che vede i fiati in gran spolvero, la dura e trascinante You Got Me Rocking, unica dall’ancora recente Voodoo Lounge, ed una Respectable suonata con un’energia incredibile, forse più di quando era uscita in origine (1978). Non mancano vari classici delle Pietre (anche se incredibilmente sono assenti sia Gimme Shelter che, soprattutto, Satisfaction), come Honky Tonk Women, con un grande Leavell, la minacciosa Paint It Black, ed il solito eccezionale tour de force chitarristico di Midnight Rambler.

Due i brani tratti da Bridges To Babylon, e se Saint Of Me è un pezzo “normale” per gli standard degli Stones, Out Of Control è straordinaria, una rock song sontuosa, potente e dotata di un crescendo travolgente. Ovviamente ci sono anche delle chicche, come una strepitosa I Got The Blues, uno dei pezzi di Sticky Fingers meno suonati negli anni, una soul ballad fantastica, cantata da Jagger in maniera formidabile; abbiamo poi una tesa e vibrante Some Girls, una rarità dal vivo nonostante sia la title track di uno degli album più famosi dei nostri, ed un doppio omaggio ai sixties con due versioni decisamente vitali di Route 66 e Get Off Of My Cloud. Detto del consueto intermezzo in cui è Richards ad assumere la leadership (con la bluesata You Got The Silver e la vivace Before They Make Me Run), il gran finale è di nuovo all’insegna del rock’n’roll più viscerale, con una micidiale sequenza formata da Tumbling Dice, It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It), Start Me Up e Brown Sugar (da sempre il momento clou per il sax di Keys). Come unico bis, invece della prevedibile Satisfaction, una luciferina e vigorosa rilettura di Sympathy For The Devil, a mio parere però poco adatta a chiudere un concerto (ed anche ad aprirlo, come era successo lo scorso anno a Lucca ed in generale nel tour europeo).

Un altro splendido live album dunque per i Rolling Stones: anche se le loro setlist sono piuttosto rigide da almeno 25 anni, non ci si stufa mai di ascoltarli.

Marco Verdi

La “Regina Nera” Rilegge Il Canzoniere Di Bob Dylan. Bettye Lavette – Things Have Changed

bettye lavette things have changed

Bettye Lavette – Things Have Changed – Verve Records/Universal

Mi viene il dubbio (o la certezza) che ultimamente alcuni cantanti e gruppi adorino cimentarsi nel cantare le canzoni di Bob Dylan: infatti in meno di un anno sono usciti lo splendido tributo degli Old Crow Medicine Show all’album Blonde On Blonde, riletto in una versione country-bluegrass, poi l’appassionato omaggio di un rocker di razza come Willie Nile in Positively Bob: Willie Nile Sings Bob Dylan, anche la brava Joan Osborne (quella di One Of Us) con una intrigante rivisitazione Joan Osborne: Songs Of Bob Dylan, fino ad arrivare a questo Things Have Changed della “regina nera” del soul, (diciamo una delle) la bravissima Bettye Lavette, di cui su queste pagine si era parlato con http://discoclub.myblog.it/2015/02/10/voce-leggenda-della-musica-soul-bettye-lavette-worthy/ , disco che rilegge il canzoniere folk-rock dell’immortale premio Nobel. Disco che già ad un primo ascolto ha il merito di andare a pescare anche in album non consueti come Infidels, Empire Burlesque, Oh Mercy, Planet Waves, Slow Train Coming, le Bootleg Series e il Modern Times dell’ultimo periodo, con brani sicuramente “poco conosciuti”, e che nell’occasione sono stati arrangiati e suonati in modo molto creativo, spesso rivoltati come un guanto. Things Have Changed è co-prodotto dalla stessa Lavette con il batterista Steve Jordan (che ha suonato con una miriade di artisti, a partire da Chuck Berry), che per l’occasione ha assemblato una band da urlo composta dal bravo Larry Campbell alle chitarre (musicista di fiducia di Dylan), lo storico Pino Palladino al basso, Leon Pendarvis alle tastiere, e riuscendo poi a portare in studio come ospiti “personcine” come Keith Richards (in un cameo), e l’asso di New Orleans Trombone Shorty componente pure  della band Orleans Avenue.

Come al solito in questi casi preferisco sviluppare il disco in modalità “track by track”, quindi vediamo i contenuti:

Things Have Changed –  Il tributo inizia con la title-track ripescata meritoriamente dalla colonna sonora del film del 2000 Wonder Boys, canzone premiata anche con l’Oscar nel 2001, in una versione ruvida e avvolgente dove svetta la voce di Bettye.

It Ain’t Me Babe – Questo brano tratto da Another Side Of Bob Dylan ammetto colpevolmente di averlo quasi dimenticato, ma qui viene riproposto con un atmosfera blues che ti entra nell’anima.

Political World – Alzi la mano chi si ricorda di questa canzone uscita dai solchi  di Oh Mercy, uno dei dischi migliori dell’ultimo Dylan, prodotto nel 1989 da Daniel Lanois, una decadente litania che viene riproposta con le punteggiature di chitarra di Richards e su un ritmo quasi “soul-funky”.

Don’t Fall Apart On Me Tonight – Da Infidels viene giustamente ripescata questa piccola perla, che con la voce accorata e l’interpretazione della Lavetta diventa commovente.

Seeing The Real You At Last – Altro brano poco conosciuto di Dylan (da Empire Burlesque), che trova una sua dignità nell’arrangiamento e nella grintosa interpretazione.

Mama, You Been On My Mind – Grande canzone non inclusa nell’album Another Side Bob Dylan, rimasta inedita fino al ’91, poi incisa da Bob in quattro versioni (di cui 2 dal vivo) nelle Bootleg Series, e riascoltarla oggi nella versione di Bettye Lavette è stato un grande piacere.

Ain’t Talkin – Sempre da Modern Times viene riproposto questo brano cantato da Bettye in modo quasi recitativo, mentre in sottofondo lacrima note musicali il violino del bravo Larry Campbell.

The Times They Are A-Changin’ – Uno degli immortali capolavori di Dylan viene rivoltato come un calzino, e riproposto con un intrigante e sbalorditivo arrangiamento swamp-rock.

What Was It You Wanted – Sempre da Oh Mercy trova la sua visibilità questo brano minore ma splendido di Bob, con un sottofondo musicale che rimanda all’Isaac Hayes di Shaft, dove emerge l’impronta di Trombone Shorty.

Emotionally Yours – Meritoriamente Bettye recupera anche questo secondo brano da Empire Burlesque (disco in verità non memorabile, per usare un eufemismo), e lo trasforma in una ballata commovente, cantata con grinta e cuore.

Do Right To Me Baby (Do Unto Others) –  Un suono sincopato rock-funky accompagna il percorso di questo brano (da Slow Train Coming), irriconoscibile (come altri nel disco) dalla versione origianle fatta da Dylan.

Going, Going, Gone – Da un lavoro poco considerato come Planet Waves arriva il capolavoro del disco, una versione stratosferica in forma di ballata, interpretata di nuovo con cuore e passione da Bettye Lavette.

Questa arzilla signora (ha superato da poco i 72 anni, ma portati benissimo, con un fisico invidiabile), ha debuttato nel lontano ’62, e anche se scoperta (o riscoperta) tardivamente, ancora oggi per la sua gente è una straordinaria icona soul, che in questo lavoro Things Have Changed,  per chi scrive, ha avuto il coraggio non indifferente di cimentarsi con un repertorio che appartiene ad un’altra icona ingombrante come Dylan, e prenderne possesso con classe in una dozzina di brani interpretati a modo suo, con la sua voce magnifica che spazia senza difficoltà alcuna dal rock al soul, dal blues al gospel, passando per rhythm & blues e funky (volendo potrebbe cantare anche “le pagine gialle”), riuscendo meravigliosamente a dare ad ogni canzone un’impronta personale, e di conseguenza trasformandola in una versione unica. Per chi già la conosce bene Bettye Lavette da un decennio è rinata ad una seconda vita artistica, e come già accennato è approdata ad una meritata (anche se tardiva) fama, certificata ora da questo bellissimo tributo, che potrebbe essere un altro punto di ripartenza per questa meravigliosa cantante: disco che consiglio di ascoltare e amare, e naturalmente quindi di  mettere mano senza indugio al portafoglio e portare a casa questo eccellente tributo. E’ sottinteso che per tutti i “seguaci” di Dylan l’acquisto direi è obbligatorio!

Tino Montanari