Novità Prossime Venture 6. Sarà Veramente Il Suo Ultimo Disco? Gli “Amici” Sono Comunque Accorsi A Frotte. Sheryl Crow – Threads

sheryl crow threads

Sheryl Crow – Threads – Valory/Universal – 30-08-2019

Lo aveva annunciato ed era in preparazione da più in anno, questo Threads, stando a quanto ha dichiarato la stessa Sheryl Crow, dovrebbe essere il suo ultimo disco di studio in assoluto. Poi ha dichiarato in una intervista che in futuro si dedicherà solamente a dei singoli saltuari!! “Perché l’album come forma d’arte è più che altro una forma d’arte morente”, aggiungendo che “la gente è molto più interessata ai singoli” e quindi in futuro le sue nuove canzoni, perché non ha intenzioni di ritirarsi, usciranno solo come singoli, mano a mano che saranno pronte. Ammesso e non concesso che sia vero, non ci vedo molto la brava Sheryl a sfornare tormentoni per l’estate, duetti (magari con rappers ed hip-hoppers), insomma può darsi che i singoli funzionino, ma forse non nel suo genere musicale, salvo non abbia capito tutto lei, cosa di cui mi permetto di dubitare, e gli sviluppi futuri del mercato discografico saranno effettivamente questi, vedremo.

Comunque nel frattempo la Crow ha chiamato a raccolta molti musicisti importanti (e un paio un po’ meno), inclusi amici ed ex fidanzati, per registrare questo album di duetti, con una serie di nuove composizioni della cantante americana, qualcuna pescata anche dal passato, come il duetto virtuale con Johnny Cash, Redemption Day, che l’Uomo In Nero, aveva già inciso, ed era poi stata pubblicato nel suo album postumo American VI, e che la stessa Sheryl aveva scritto e registrato per il suo disco omonimo del 1996. A duettare nel disco ci sono molte icone della musica come Keith Richards, Willie Nelson, Kris Kristofferson, Emmylou Harris, James Taylor, Sting, Eric Clapton, ma anche Stevie Nicks, Bonnie Raitt, Mavis Staples, Joe Walsh, Vince Gill, molti con cui ha già inciso in passato. Tra i “nuovi” troviamo anche Maren Morris Brandi Carlile, che curiosamente hanno formato un nuovo supergruppo, le Highwomen, insieme ad Amanda Shires, di cui troviamo il marito nel disco, Natalie Hemby, il cui omonimo disco di esordio, con perfetto tempismo, uscirà il 6 settembre.

Tra coloro che duettano con Sheryl Crow c’è anche Jason Isbell, il marito appunto della Shires, la nuova stella del country Chris Stapleton, Chuck D, il rapper, che non si capisce cosa ci faccia in questa compagnia (forse è per il discorso dei singoli futuri, si porta avanti), tra l’altro in un brano, dove appaiono anche Andra Day (una cantante nera tra nu soul, disco, R&B) e Gary Clark Jr. Tra i nuovi troviamo anche St. Vincent, le Lucius Margo Price, curiosamente però solo nella versione in vinile di questo Threads, perché nel CD a duettare con lei in Cross Creek Road, troviamo Lukas Nelson. Dovrei averli citati tutti, comunque qui sotto trovate la lista completa dei brani e degli accoppiamenti dei diversi artisti.

 Tracklist
1. Prove You Wrong (featuring Stevie Nicks and Maren Morris)
2. Live Wire (featuring Bonnie Raitt and Mavis Staples)
3. Tell Me When It’s Over (featuring Chris Stapleton)
4. Story Of Everything (featuring Chuck D, Andra Day, and Gary Clark Jr.)
5. Beware Of Darkness (featuring Eric Clapton, Sting, and Brandi Carlile)
6. Redemption Day (featuring Johnny Cash)
7. Cross Creek Road (featuring Lukas Nelson)
8. Everything Is Broken (featuring Jason Isbell)
9. The Worst (featuring Keith Richards)
10. Lonely Alone (featuring Willie Nelson)
11. Border Lord (featuring Kris Kristofferson)
12. Still The Good Old Days (featuring Joe Walsh) 

13. Wouldn’t Want To Be Like You (featuring St. Vincent)
14. Don’t (featuring Lucius)
15. Nobody’s Perfect (featuring Emmylou Harris)
16. Flying Blind (featuring James Taylor)
17. For The Sake Of Love (featuring Vince Gill)

Potenzialmente potrebbe essere un album molto interessante, anche se ci sono musicisti provenienti dai generi più disparati, che comunque Sheryl Crow ha più o meno frequentato tutti in passato. Se deve uscire di scena vuole farlo con il botto: sentiremo se sarà vero dopo il 30 agosto, quando è prevista l’uscita del disco, che è prodotto insieme a Jeff Trott, dalla stessa Crwo, Nel Post comunque potete già ascoltare alcune canzoni per farvi un’idea.

Bruno Conti

Ecco Una Nuova Strategia Commerciale: Paghi Tre E Prendi Uno! Rolling Stones – Honk

rolling stones honk front

Rolling Stones – Honk – Polydor/Universal 2CD – 3LP – 3CD Deluxe Limited Edition

Bisognerebbe pensare ad una legge internazionale, magari ratificata dall’ONU, che impedisca ai Rolling Stones e alle loro case discografiche di pubblicare nuove antologie per i prossimi 50 anni, essendo il mercato ormai saturo di compilation dello storico gruppo inglese, siano esse costruite con materiale degli anni sessanta, sia che prendano in esame solo il periodo della Rolling Stones Records (quindi da Sticky Fingers in poi), sia che mescolino entrambe le epoche, come hanno fatto le due ultime retrospettive in ordine di tempo, Forty Licks (2002) e Grrr! (2012). Questa introduzione è per dire che non si sentiva certo il bisogno di un’altra antologia del gruppo guidato da Mick Jagger e Keith Richards, ma i nostri evidentemente non la pensano come il sottoscritto, ed ecco quindi Honk, un doppio CD (o triplo LP) lanciato per promuovere il tour americano che sarebbe dovuto partire il 20 Aprile da Miami, ma è stato rimandato a data da destinarsi a causa dell’operazione al cuore subita da Jagger, per fortuna pienamente riuscita.

Honk è un doppio CD che esclude le incisioni degli anni sessanta e, a differenza di Forty Licks e Grrr!, non contiene inediti o brani incisi per l’occasione, assomigliando quindi di più alla famosa compilation del 1993 Jump Back (ed anche la copertina la ricorda molto). Per attirare però i fans in modo da fargli ricomprare per la centesima volta le stesse canzoni, le Pietre se ne sono inventata un’altra, e cioè un’edizione deluxe limitata (ma quanto? *NDB Pare sia limitato davvero: ad esempio Grrrr! non è più disponibile da tempo) con un terzo CD che presenta dieci brani dal vivo in versione inedita, una trovata non originalissima in quanto anche di dischi live degli Stones ultimamente ne escono a bizzeffe, ma che sarà sicuramente sufficiente a convincere molti estimatori del gruppo a mettere di nuovo mano al portafoglio. La parte antologica, 36 canzoni, non è fatta neanche male, in quanto comprende chiaramente tutti i classici del periodo in esame (Brown Sugar, Wild Horses, Tumbling Dice, It’s Only Rock’Roll (But I Like It), Miss You, Start Me Up, Angie), qualche successo più “recente” (Mixed Emotions, Love Is Strong, Streets Of Love, Don’t Stop, Out Of Control) ed anche diversi brani che non troviamo spesso nei greatest hits di Jagger e soci (Rocks Off, Happy, Rough Justice, Dancing With Mr. D, Hot Stuff, Rain Fall Down, Waiting On A Friend, Saint Of Me).

Ci sono anche sia Doom And Gloom che One More Shot, i due brani nuovi di Grrr! (rendendola dunque una compilation obsoleta) e tre pezzi dal disco blues del 2016 Blue And Lonesome, ad oggi ultima prova di studio dei nostri (Ride’em On Down, Just Your Fool e Hate To See You Go). Ma veniamo al disco dal vivo, che è quello che ci interessa più da vicino. Intanto non contiene tutti brani registrati lo scorso anno come pensavo inizialmente, ma anche un paio di pezzi del 2017, uno del 2015 e due addirittura del 2013, e poi il problema è che ci sono solo dieci tracce, con quindi parecchio spazio inutilizzato sul resto del dischetto. Sulla qualità nulla da dire, gli Stones dal vivo sono sempre una macchina da guerra, qualsiasi tour venga preso in esame, anche se ci sono dei duetti con gente che avrei fatto a meno di sentir cantare di fianco a Jagger: se Brad Paisley ci può stare dato che è anche un ottimo chitarrista (e poi Dead Flowers è talmente un capolavoro che quasi non importa chi la canti), sia Ed Sheeran che Florence Welch (leader dei Florence And The Machine) che quel fracassone di Dave Grohl non sono esattamente tra i più graditi da chi scrive.

Ma si sa che i nostri (soprattutto Jagger) sono inclini alle mode, e quindi becchiamoci Sheeran che si alterna a Mick nella sempre fantastica Beast Of Burden, un rock-errebi torrido e spettacolare, la Welch che non se la cava neanche male nella splendida ed emozionante Wild Horses, e Grohl che si butta a pesce nello scatenato rock’n’roll di Bitch: alla fine i tre non fanno nemmeno troppi danni. Gli altri sei pezzi vedono i nostri da soli con la loro abituale band di supporto, per tre coinvolgenti classici degli anni sessanta suonati a tutta adrenalina (Get Off Of My Cloud, Let’s Spend The Night Together e Under My Thumb), una rara ed annerita Dancing With Mr. D, meglio qui che nella versione originale che apriva Goats Head Soup, e soprattutto i due highlights assoluti del CD (insieme a Dead Flowers), cioè la stupenda soul ballad Shine A Light, calda e con umori tra southern e gospel, ed una scintillante She’s A Rainbow, deliziosa pop song che era anche l’unico grande brano del pasticciato Their Satanic Majesties Request.

Ascoltare i Rolling Stones dal vivo è sempre un piacere (ed a giugno uscirà Bridges To Bremen, un nuovo live inedito, stavolta registrato nel 1998), peccato che questa volta per farlo vi dovrete ricomprare per l’ennesima volta canzoni che conoscete a memoria.

Marco Verdi

Non So Se Fosse Necessaria Un’Edizione Deluxe, Ma E’ Comunque Sempre Un Bel Sentire! Keith Richards – Talk Is Cheap 30th Anniversary

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Keith Richards – Talk Is Cheap 30th Anniversary – Mindless/BMG 2CD – Super Deluxe 2CD/2LP/2x45rpm

Tanto per cominciare, l’album in questione è uscito in origine nel 1988, e quindi gli anni non sono 30 ma 31, e poi non avrei mai pensato che Talk Is Cheap, primo LP di Keith Richards lontano dai Rolling Stones, avrebbe potuto beneficiare di una ristampa deluxe, non perché non fosse un bel disco (anzi), ma perché non riveste chissà quale importanza nella storia del rock. Sul finire degli anni ottanta in molti ci si interrogava se gli Stones fossero o meno ancora una band, dato che gli ultimi due album di studio, i traballanti Undercover e Dirty Work, non erano stati seguiti da una tournée, i rapporti interni diciamo che non erano idilliaci e Mick Jagger aveva dato alle stampe due album da solista, She’s The Boss e Primitive Cool, che definire brutti è fargli un complimento.

Poi, nel 1988, anche Richards era uscito con il suo primo solo album in assoluto, Talk Is Cheap appunto, fatto che sembrava mettere una pietra tombale sulla storia degli Stones, che invece sarebbero tornati l’anno dopo con un nuovo lavoro di buon livello (Steel Wheels) e soprattutto con un nuovo tour in grande stile. Ma torniamo a Talk Is Cheap, che da molti viene considerato il miglior album di Keith (io personalmente preferisco il suo seguito, Main Offender, ma di un’attaccatura) e meglio anche degli ultimi lavori dell’epoca degli Stones (e qui sono d’accordo), un disco che vedeva finalmente un membro della storica band tornare a fare del sano rock’n’roll, dopo le porcherie danzereccie di Jagger. D’altronde Richards è sempre stata l’anima rock delle Pietre, ed in questo disco la cosa viene fuori alla grande: canzoni semplici, dirette (tutte scritte a quattro mani da Keith con il batterista Steve Jordan, che è anche il produttore) e decisamente chitarristiche e coinvolgenti. Certo, la voce di Richards non è quella di Jagger, ma il suo tono sghembo, incerto, quasi stonato è paradossalmente in grado di produrre più emozioni di una voce ben impostata ma priva di feeling (non mi riferisco a Mick, ma alla miriade di cantantucoli che già nel 1988 spopolavano nelle classifiche).

Keith è sicuramente un rocker dal pelo duro, ma a modo suo è anche un romanticone, e lo ha sempre dimostrato nelle (rare) ballate che ha scritto; in Talk Is Cheap il nostro si fa aiutare da una serie di sessionmen di gran nome, che donano al disco un suono potente e coeso: oltre a Jordan, abbiamo Waddy Wachtel alla seconda chitarra, sia ritmica che solista, Ivan Neville al piano, la vecchia conoscenza Bobby Keys al sax, oltre a partecipazioni di Chuck Leavell all’organo, Joey Spampinato, ex bassista degli NRBQ, Maceo Parker al sax alto, il grande Johnnie Johnson al piano, l’ex Stones Mick Taylor ovviamente alla chitarra e Patti Scialfa ai cori. La nuova edizione deluxe, presentata in un’elegante confezione dalla copertina dura, presenta l’album originale sul primo CD (rimasterizzato alla perfezione) ed un secondo dischetto, molto interessante, con sei brani inediti tratti dalle stesse sessions, per altri 32 minuti di musica. Esisterebbe anche una costosa versione Super Deluxe, che però non offre neppure un minuto di musica in più rispetto all’edizione “povera”, ma solo i due CD, due LP con lo stesso contenuto, i due 45 giri dell’epoca ed un libro di 80 pagine. Il CD originale inizia con Big Enough, un brano funky sudaticcio e vizioso, dal ritmo cadenzato ed il sax di Parker a punteggiare: il suono è potente ma non è esattamente una grande canzone, sembra più Jagger solista che Richards. Meglio, molto meglio Take It So Hard (il primo singolo di allora), che comincia con un riff “alla Keith” ed una ritmica tipica delle Pietre Rotolanti, un rock’n’roll coinvolgente e gioioso, con il nostro che incrocia la chitarra con quella di Wachtel.

La scattante e mossa Struggle è un’altra rock song elettrica di buon livello, un’ottima scusa per far sentire le sei corde, con un basso molto pronunciato a dettare il tempo. Irresistibile I Could Have Stood You Up, un vero e proprio rockabilly anni cinquanta con tanto di coro in sottofondo ed il formidabile pianoforte di Johnson a svettare, un brano divertentissimo sia per chi lo suona che per chi lo ascolta; Make No Mistake è invece un caldo errebi con tanto di fiati dei Memphis Horns, e la voce quasi confidenziale di Keith, imperfetta ma ricca di fascino, doppiata da quella più impostata di Sarah Dash. Ancora rock’n’roll, potente e stonesiano (ma va?), con You Don’t Move Me, con Wachtel che passa alla slide assumendo un po’ il ruolo di Ronnie Wood, ed ancora meglio è How I Wish, puro rockin’ sound 100% Stones, solita attività chitarristica goduriosa e Keith che canta anche abbastanza bene, mentre Rockawhile è più lenta ma sempre cadenzata e dall’atmosfera paludosa, quasi voodoo: non a caso una parte importante ce l’ha la fisarmonica di Stanley “Buckwheat” Dural, direttamente dalla Louisiana. Il disco termina con Whip It Up, ennesimo trascinante rock’n’roll a cui manca solo la voce di Mick (ma c’è il sax di Keys, e sembra davvero vintage Stones sound), Locked Away, evocativa e splendida ballata dal suono potente e cantata da Richards con il cuore in mano (forse il pezzo migliore dell’album), e It Means A Lot, che chiude con un funk-rock vigoroso e godibile, dall’ottimo finale chitarristico.

Nel dischetto con i sei brani bonus due sono jam sessions, intitolate semplicemente Blues Jam la prima e Slim la seconda, entrambe con una superband formata da Keith, Taylor, Johnson, Spampinato, Keys, Jordan e Leavell. E se la prima, poco più di quattro minuti, è di “riscaldamento”, la seconda di minuti ne dura ben dieci ed è assolutamente strepitosa, con una prestazione pianistica mostruosa da parte di Johnson, vero protagonista di un pezzo che da solo vale l’acquisto del doppio CD. Abbiamo poi due cover sempre dal sapore blues (con la stessa band): My Babe di Willie Dixon, soffusa, quasi jazzata e suonata con classe sopraffina, e la più “grassa” Big Town Playboy di Little Johnny Jones, dominata dalla slide di Taylor. Chiudono il CD la pimpante Mark On Me (unica canzone originale del dischetto), purtroppo rovinata da un synth anni ottanta che la fa sembrare un brano di Prince, non dei migliori, e Brute Force, un’altra jam strumentale ma stavolta senza superband, quattro minuti di chitarre in libertà. In definitiva una ristampa forse non indispensabile ma di sicuro interesse, non fosse altro che per il secondo CD, o almeno per due terzi di esso. Se invece non possedete il disco originale…ci state ancora pensando?

Marco Verdi

Arrivano Le Prime Ristampe Del 2019, Alcune Interessanti, Altre Al Solito Inutili. Parte III: Jerry Garcia Band, Frank Zappa, Simple Minds, Keith Richards

jerry garcia band electric on the eel

Continuiamo con la terza ed ultima parte delle “ristampe” di marzo, quelle confermate fino ad ora.

Jerry Garcia Band – Electric On The Eel – ATO Records – 6 CD set – 15-03-2019

La prima non dovrebbe essere neppure considerata una ristampa, visto che si tratta di un concerto mai pubblicato prima, ma per convenzione la inseriamo in questa categoria. Dopo la lunga serie di Jerry Garcia Live, tornano le uscite di archivio curate dalla Garcia Family Provisions e pubblicate anche dalla ATO Records, e non da Grateful Dead Records e Rhino: si tratta di un cofanetto da 6 CD che contiene 3 diversi concerti tenuti al French’s Camp dell’Eel River a Piercy, California il 29 Agosto 1987; 10 Giugno 1989; e 10 Agosto 1991, quindi con cadenza biennale.

Ecco il contenuto del box:

August 29, 1987

Disc One – Set One

1. How Sweet It Is (To Be Loved By You)
2. Forever Young
3. Get Out Of My Life Woman
4. Run For The Roses
5. And It Stoned Me
6. My Sisters And Brothers
7. Deal

Disc Two – Set Two

1. The Harder They Come
2. I Shall Be Released
3. Think
4. Evangeline
5. Gomorrah
6. Let It Rock
7. That Lucky Old Sun
8. Tangled Up In Blue

June 10, 1989

Disc Three – Set One

1. I’ll Take A Melody
2. They Love Each Other
3. Get Out Of My Life Woman
4. Run For The Roses
5. Stop That Train
6. Mission In The Rain
7. My Sisters And Brothers
8. Deal

Disc Four – Set Two

1. The Harder They Come
2. Waiting For A Miracle
3. I Shall Be Released
4. Think
5. I Hope It Won’t Be This Way Always
6. Don’t Let Go
7. Evangeline
8. That Lucky Old Sun
9. Tangled Up In Blue

August 10, 1991

Disc Five – Set One

1. The Way You Do The Things You Do
2. And It Stoned Me
3. You Never Can Tell [C’est La Vie]
4. Waiting For A Miracle
5. Struggling Man
6. My Sisters And Brothers
7. Deal

Disc Six – Set Two

1. Shining Star
2. Think
3. Lay Down Sally
4. Twilight
5. See What Love Can Do
6. Lazy Bones

Per chi lo volesse prenotare direttamente sul sito della famiglia Garcia, finché è disponibile, riceverà un bonus CD con il set della Jerry Garcia Acoustic Band, registrato durante la prima esibizione del 29 Agosto 1987, e che contiene i seguenti brani.

1.Deep Elem Blues
2.I’ve Been All Around This World
3.Friend Of The Devil
4.Trouble In Mind
5.Little Sadie
6.Diamond Joe
7.Spike Driver Blues
8.Oh Babe, It Ain’t No Lie
9.I’m Troubled
10.Ripple

Se siete interessati lo trovate a questo link http://garciafamilyprovisions.com/product/JY180COMBO/jerry-garcia-band-electric-on-the-eel-6cd-set-or-digital-download, tenendo conto che, al solito, per noi europei, oltre alle spese di spedizione si aggiungeranno tasse e costi doganali e quindi il prezzo diventa più rilevante. La formazione per tutti e tre i concerti: Jerry Garcia chitarra e voce, John Kahn basso, Melvin Seals, tastiere. David Kemper batteria, e le voci aggiunte di Jaclyn LaBranch e Gloria Jones.

frank zappa in new york deluxe

Frank Zappa – Zappa In New York (40th Anniversary Deluxe Edition) – 5CD box set -Zappa Records/Universal – 29-03-2019

Sempre a proposito di concerti e di cofanetti, ecco la solita proposta della Famiglia Zappa: si tratta di un cofanetto da 5 CD che contiene la versione ampliata e potenziata del celebre Zappa In New York, concerto registrato a fine 1976 al Palladium di New York, e poi pubblicato nel 1978, quindi come 40° Anniversario in entrambi i casi non ci siamo, ma ormai abbiamo capito che per la case discografiche le date sono un optonial. Ovviamente non si tratta degli stessi concerti di questo Box https://discoclub.myblog.it/2017/10/01/e-questo-occhio-al-formato-e-alla-confezione-frank-zappa-halloween-77-costume-boxset-e-altre-amenita-famigliari/, che invece aveva rispettato con precisione la data di uscita.

Il contenuto come d’abitudine è ricco e variegato, e anche il prezzo, visto che indicativamente si parla di una cifra tra tra gli 85 e i 95 euro, bella la confezione però, e anche concerto e formazione spettacolari, come sempre per Zappa comunque.

Ecco la tracklist completa:

 CD1]
1 Titties & Beer 5:01
2 I Promise Not To Come In Your Mouth 3:31
3 Big Leg Emma 2:17
4 Sofa 3:16
5 Manx Needs Women 1:34
6 The Black Page Drum Solo/Black Page #1 4:06
7 Black Page #2 5:42
8 Honey, Don’t You Want A Man Like Me? 4:16
9 The Illinois Enema Bandit 12:41
10 The Purple Lagoon 17:12

[CD2]
1 Bonus Concert Performances- Part One
2 “The Most Important Musical Event Of 1976”
3 Peaches En Regalia
4 The Torture Never Stops
5 Black Page #2
6 Punky’s Whips intro
7 Punky’s Whips
8 I Promise Not To Come In Your Mouth
9 Honey, Don’t You Want A Man Like Me?
10 The Illinois Enema Bandit
11 “Two For The Price Of One”
12 Penis Dimension
13 Montana

[CD3]
1 Bonus Concert Performances- Part Two
2 America Drinks 4:52
3 “Irate Phone Calls” 1:37
4 Sofa #2 3:04
5 “The Moment You’ve All Been Waiting For” :58
6 I’m The Slime 5:38
7 Pound For A Brown 4:50
8 Terry’s Solo 2:47
9 The Black Page Drum Solo/Black Page #1 3:53
10 Big Leg Emma 2:19
11 “Jazz Buffs and Buff-etts” 1:51
12 The Purple Lagoon 17:00
13 Find Her Finer 5:22
14 The Origin Of Manx 1:48
15 Manx Needs Women 1:37
16 Chrissy Puked Twice 6:40
17 Cruisin’ For Burgers 9:56

[CD4]
1 Bonus Concert Performances- Part Three
2 The Purple Lagoon/Any Kind Of Pain 4:25
3 “The Greatest New Undiscovered Group In America” 2:18
4 Black Napkins 28:33
5 Dinah-Moe Humm 6:16
6 Finale 4:40

[CD5]
1 Bonus Vault Content
2 The Black Page #2 (Piano Version) 3:16
3 I Promise Not To Come In Your Mouth (Alternate Version) 3:55
4 Chrissy Puked Twice
5 Cruisin’ For Burgers (1977 Mix) 9:08
6 Black Napkins (c)1976 10:56
7 Punky’s Whips (Unused Version) 10:55
8 The Black Page #1 (Piano Version) 2:13

simple minds rejuvenation box

Simple Minds – Rejuvenation 2001-2014 – 7CD/1DVD box set – Edsel UK – 29-03-2019 

Per gli appassionati dei Simple Minds esce, sempre al 29 marzo, questo sostanzioso box che riguarda l’ultimo periodo della band di Glasgow, meno entusiasmante degli anni ’80 (e anche il suono, uhm!), ma comunque interessante per i fans e gli amanti del rock britannico.

Ecco il contenuto completo, ricco di bonus, dei sei album dell’epoca, più un CD e un DVD extra :

 [CD1: Neon Lights]
1. Gloria
2. The Man Who Sold The World
3. Homosapien
4. Dancing Barefoot
5. Neon Lights
6. Hello I Love You
7. Bring On The Dancing Horses
8. The Needle And The Damage Done
9. For Your Pleasure
10. All Tomorrow’s Parties
Bonus Tracks:
11. Being Boiled
12. Love Will Tear Us Apart
13. The Man Who Sold The World [White Spaces Main Mix]
14. Homosapien [Vince Clarke Mix]

[CD2: Cry]
1. Cry
2. Spaceface
3. New Sunshine Morning
4. One Step Closer
5. Face In The Sun
6. Disconnected
7. Lazy Lately
8. Sugar
9. Sleeping Girl
10. Cry Again
11. Slave Nation
12. The Floating World
Bonus Tracks:
13. Lead The Blind
14. For What It’s Worth
15. The Garden
16. New Sunrise
17. Where Is The Max?

[CD3: Black & White 050505]
1. Stay Visible
2. Home
3. Stranger
4. Different World (Taormina.Me)
5. Underneath The Ice
6. The Jeweller Part 2
7. A Life Shot In Black And White
8. Kiss The Ground
9. Dolphins
Bonus Tracks:
10. Too Much Television
12. Bird On A Wire
13. Mighty Joe Moon

[CD4: Graffiti Soul]
1. Moscow Underground
2. Rockets
3. Stars Will Lead The Way
4. Light Travels
5. Kiss And Fly
6. Graffiti Soul
7. Blood Type O
8. This Is It
Bonus Track:
9. Shadows And Light

[CD5: Searching For The Lost Boys]
1. Rockin’ In The Free World
2. A Song From Under The Floorboards
3. Christine
4. (Get A) Grip (On Yourself)
5. Let The Day Begin
6. Peace, Love And Understanding
7. Teardrop
8. Whiskey In The Jar
9. Sloop John B
Bonus Track:
10. Children Of The Revolution

[CD6: Big Music]
1. Blindfolded
2. Midnight Walking
3. Honest Town
4. Big Music
5. Human
6. Blood Diamonds
7. Let The Day Begin
8. Concrete And Cherry Blossom
9. Imagination
10. Kill Or Cure
11. Broken Glass Park
12. Spirited Away
13. Blindfolded [Reprise]

[CD7: Big Music Bonus CD]
1. Swimming Towards The Sun
2. Bitter Sweet
3. Liasion
4. Riders On The Storm
5. Dancing Barefoot
Bonus Track:
6. (Get A) Grip (On Yourself) [single version] (With The Stranglers)
The Johnson Somerset Remixes:
7. Blindfolded [Johnson Somerset Remix]
8. Midnight Walking [Johnson Somerset Remix]
9. Honest Town [Johnson Somerset Remix]
10. Big Music [Johnson Somerset Remix]

[DVD]
Promo Videos:
1. Dancing Barefoot
2. Cry
3. Home
4. Rockets
5. Stars Will Lead The Way
6. This Is It [Clip]
7. Blindfolded
8. Honest Town
9. Let The Day Begin
10. Midnight Walking
Bonus Features:
1. Neon Lights EPK
2. Black And White 050505 EPK
3. Black And White 050505 Interview
4. Graffiti Soul EPK
5. Big Music: Behind The Scenes
6. Big Music: Band Interviews
7. Big Music Clip Medley: Human / Let The Day Begin / Midnight Walking

keith richards talk is cheap 30th anniversary box keith richards talk is cheap 30th anniversary 2 cd

Keith Richards – Talk Is Cheap 30th Anniversary Deluxe Edition) – 2CD set –  BMG Rights Management/Warner – 29-03-2019

Per la serie una bella edizione Deluxe non si nega a nessuno, il trattamento speciale viene riservato anche a Talk Is Cheap, il primo disco solista di Keith Richards, uscito nel 1988 (e quindi anche questa volta non ci siamo con i 30 anni, oltre a tutto cambia anche l’etichetta, visto che in origine era la Virgin). E proprio se vogliamo esagerare non è che il disco fosse entusiasmante, diciamo un buon disco a parte qualche brano, ma per i dischi solo del chitarrista dei Rolling Stones è sempre stato così, con l’eccezione gradita del terzo ed ultimo finora https://discoclub.myblog.it/2015/10/01/qui-strabico-ce-il-cuore-keith-richards-crosseyed-heart/ , veramente un bel disco. Per fortuna, oltre alla mega edizione Deluxe che più che inutile è superflua, e dovrebbe costare all’incirca un 150 euro, uscirà anche une versione molto più abbordabile in 2 CD, con è tracce inedite.

Ecco la descrizione e il contenuto:

• 30th Anniversary 2CD Deluxe Edition
• 1st CD with the original 11 tracks + 2nd CD featuring 6 unreleased bonus tracks
• Bonus tracks feature appearances from Mick Taylor, Chuck Leavell, Bootsy Collins, Johnnie Johnson, Joey Spampinato & Bernie Worrell
• Deluxe Media Book Packaging
• Remastered by original producer Steve Jordan

Tracklist
[CD1]
1. Big Enough
2. Take It So Hard
3. Struggle
4. I Could Have Stood You Up
5. Make No Mistake
6. You Don’t Move Me
7. How I Wish
8. Rockawhile
9. Whip It Up
10. Locked Away
11. It Means A Lot

[CD2]
1. Blues Jam
2. My Babe
3. Slim
4. Big Town Playboy
5. Mark On Me
6. Brute Force

Mentre la lussuriosa Super Deluxe Edition per abbienti avrà questo contenuto che leggete nella descrizione:

• Remastered from the original tapes by Richards’ collaborator, Steve Jordan.
• Contents are cased in an exquisite deluxe folio pack, wrapped in Fender style guitar case material.
• Remastered 180g LP album
• 180g LP of bonus material – Features 6 never before released tracks
• 7” single Take It So Hard / I Could Have Stood You Up
• 7” single Make No Mistake / It Means A Lot
• Remastered CD album
• CD containing bonus material – Features 6 never before released tracks featuring Mick Taylor, Bootsy Collins, & Johnnie Johnson
• Extensive 80 page hardback book with Anthony DeCurtis written essay featuring a new interview with Keith, including extensive rare and unseen photos from personal archives.
• Tour laminate
• 2X lyric sheets
• Reproduction Talk is Cheap playback invite
• Talk is Cheap tour guitar pick
• 2x posters

Per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Ed Anche Quest’Anno Si Conferma L’Equazione: Natale = Live Degli Stones! The Rolling Stones – Voodoo Lounge Uncut

rolling stones voodoo lounge uncut

The Rolling Stones – Voodoo Lounge Uncut – Eagle Rock/Universal DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Per i primi trent’anni della loro inimitabile carriera, non è che la discografia live dei Rolling Stones rispecchiasse fedelmente la loro bravura dal vivo: a parte il fondamentale Get Yer Ya Ya’s Out del 1970, per anni i nostri non erano stati in grado di regalare ai fans un album dal vivo come Dio comandava (Got Live If You Want It era una mezza presa in giro, Love You Live era bello ma avrebbe potuto essere molto meglio, e sia Still Life che Flashpoint erano piuttosto deludenti). Poi, dallo splendido Stripped del 1995 in avanti, le Pietre si sono messe a pubblicare dischi live con una regolarità impressionante, abbinando quantità a qualità, e molti di essi sono stati messi in commercio nel periodo tardo autunnale, in tempo per lo shopping natalizio, sia per quanto riguarda i concerti d’archivio (fuori e dentro la serie From The Vault https://discoclub.myblog.it/2018/05/26/dagli-archivi-senza-fine-a-luglio-un-nuovo-capitolo-della-saga-rolling-stones-from-the-vault-no-security-san-jose-99/ ), sia per quelli “contemporanei” (Sweet Summer Sun, Havana Moon). Non si sottrae alla regola questo Voodoo Lounge Uncut, che esce nelle solite varie configurazioni audio e video, e che come suggerisce il titolo proviene dal tour intrapreso in supporto all’album Voodoo Lounge del 1994, lo stesso giro di spettacoli che aveva dato vita a Stripped (ed al suo monumentale ed imperdibile seguito, Totally Strippedhttps://discoclub.myblog.it/2016/06/24/21-anni-fa-era-imperdibile-ora-indispensabile-the-rolling-stones-totally-stripped/ .

Voodoo Lounge aveva segnato il ritorno alla forma ottimale per il gruppo di Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts (era infatti il primo lavoro senza il bassista Bill Wyman), un grande disco che vedeva all’opera una band ispirata e decisamente “sul pezzo” dopo una decade, gli anni ottanta, che aveva riservato a loro ed ai fans quasi solo delusioni (anche se Steel Wheels del 1989 mostrava qualche segnale di ripresa): un album quindi che si poteva tranquillamente definire come il loro migliore da Some Girls (Tattoo You, pur ottimo, era formato all’80% da outtakes rimaneggiate, alcune anche con dieci anni sulle spalle), e che si rivelerà più riuscito anche dei suoi due seguiti composti da materiale originale, Bridges To Babylon e A Bigger Bang. Anche la tournée seguente vedeva i nostri in forma eccellente, come se fossero ancora negli anni settanta, aiutati da una superband che li accompagnerà per molti anni, e che in molte individualità è con loro ancora oggi (Darryl Jones al basso, Chuck Leavell alle tastiere, la sezione fiati di quattro elementi guidata dall’ormai scomparso Bobby Keys, ed un trio di coristi formato da Lisa Fisher, Blondie Chaplin e Bernard Fowler): Voodoo Lounge Uncut ci presenta una splendida serata del 25 Novembre 1994 al Joe Robbie Stadium di Miami, che non è del tutto inedita in quanto all’epoca era uscita su VHS e su LaserDisc: qui però abbiamo per la prima volta il concerto anche in versione audio e, soprattutto, completo, dato che allora erano state “tagliate” ben dieci canzoni (da qui l’Uncut del titolo). E la serata è, manco a dirlo, strepitosa, con gli Stones in forma spettacolare e con una scaletta che riserva anche più di una sorpresa, non limitandosi soltanto a riproporre i loro successi (che comunque non mancano di certo).

Dopo un’introduzione da parte dell’attrice Whoopi Goldberg, il concerto inizia in maniera insolita, e cioè con la tambureggiante Not Fade Away, evergreen di Buddy Holly che i nostri incisero in gioventù. Poi però il rock’n’roll prende subito il sopravvento, con due classici da Exile On Main Street, la ruspante Tumbling Dice ed una Rocks Off più trascinante che mai, inframmezzate da uno dei brani all’epoca nuovi, cioè la potente You Got Me Rocking. A dire il vero i pezzi tratti da Voodoo Lounge non sono molti altri, solo la torrida I Go Wild, la graffiante Sparks Will Fly, puro rock’n’roll Stones-style, e la toccante The Worst, cantata da Richards con la consueta voce imperfetta ma piena di feeling (ed accoppiata alla guizzante Before They Make Me Run, sempre molto apprezzata). Come dicevo, le hits non mancano (Satisfaction, posta stranamente in settima posizione nella setlist, la ballatona Angie, Miss You, che fa ballare tutto lo stadio, Honky Tonk Women, Sympathy For The Devil), ma ci sono anche diverse chicche come lo splendido errebi Beast Of Burden (grande versione), la poco nota Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) e, dagli anni sessanta, una scintillante It’s All Over Now e la quasi dimenticata Monkey Man. Ma il magic moment dello show, almeno secondo me, è un uno-due a tutto country-rock formato da Dead Flowers e Sweet Virginia, due canzoni meravigliose che in quella sera brillano ancor più di luce propria, una più bella dell’altra.

In una serata speciale non possono mancare gli ospiti, a partire dalla bella Sheryl Crow (all’epoca molto in auge), alle prese con la vintage Live With Me (performance per la verità un po’ tirata via), e soprattutto con un doppio momento blues, prima con Robert Cray che canta e suona da par suo sulle note di Stop Breaking Down Blues di Robert Johnson, e poi con il leggendario Bo Diddley e la sua chitarra rettangolare con una infuocata Who Do You Love?, versione formidabile, tra le migliori prestazioni della serata. Infine, solita chiusura micidiale con cinque classici rock’n’roll uno di fila all’altro, Street Fighting Man, Start Me Up, It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It), Brown Sugar e Jumpin’ Jack Flash, canzoni ascoltate mille volte ma che ogni sera i nostri suonano come se fossero ancora giovani ed affamati. Il DVD (o BluRay) offre anche cinque pezzi bonus, tratti da una serata al Giants Stadium in New Jersey, che però non ho ancora visto in quanto ho fatto questa recensione sulla parte audio (per la cronaca, i brani sono Shattered, Out Of Tears, All Down The Line, I Can’t Get Next To You dei Temptations e Happy).

Altro grande concerto ed altro documento prezioso quindi; l’anno prossimo i Rolling Stones porteranno il loro No Filter Tour negli Stati Uniti per tredici serate: scommettiamo che il prossimo live album sarà tratto da uno di questi concerti? Magari Chicago?

Marco Verdi

Qualche Disco (Dal Vivo) Per L’Estate – Parte 1. The Rolling Stones – No Security: San Jose ‘99

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The Rolling Stones – No Security: San Jose ’99 – Eagle Rock/Universal 2CD/DVD – DVD – BluRay – 3LP

A distanza di circa dieci mesi dall’ultimo episodio (il concerto al Fonda Theater del 2015 nel quale veniva risuonato per intero Sticky Fingers https://discoclub.myblog.it/2017/10/13/un-altro-live-degli-stones-ebbene-si-e-anche-questo-e-imperdibile-the-rolling-stones-sticky-fingers-live-at-fonda-theatre-2015/ ), riprende la serie From The Vault, che si occupa di proporre concerti del passato dei Rolling Stones: questo nuovo volume (che esce come sempre in vari formati audio e video) si intitola No Security: San Jose ’99, e documenta uno show primaverile del tour americano della storica band inglese a supporto del loro live album da poco pubblicato, No Security appunto, che a sua volta era uscito a seguito del disco del 1997 Bridges To Babylon (un tour promozionale per un album dal vivo che a sua volta era tratto da un tour promozionale per un disco in studio, una ne fanno e cento ne pensano). Gli Stones degli anni novanta erano letteralmente risorti, dopo che nella decade precedente avevano mostrato la corda sia in studio che, e questa è una notizia, dal vivo, con esibizioni non sempre all’altezza della loro fama: nel 1994 l’album Voodoo Lounge li aveva quasi riportati agli antichi fasti, ed i nostri avevano ricominciato a fare grande musica anche in concerto, come testimoniava il live Stripped (e soprattutto la sua versione espansa, Totally Stripped, uscita due anni fa) https://discoclub.myblog.it/2016/06/24/21-anni-fa-era-imperdibile-ora-indispensabile-the-rolling-stones-totally-stripped/ .

Anche le tournée di fine millennio erano ai livelli della loro fama, e nella fattispecie questa serata registrata a San Jose, in California, nell’Aprile del 1999 non sfugge alla regola: grandissima musica, con i nostri in forma smagliante, e quasi due ore di rock’n’roll ad alto tasso adrenalinico. Gli Stones erano già da qualche anno ridotti a quartetto dopo l’abbandono di Bill Wyman, il cui posto era stato preso da Darryl Jones (ma non come membro ufficiale del gruppo), e la loro live band era formata dai “soliti noti”: Chuck Leavell alle tastiere, una sezione fiati di quattro elementi guidata dal fidato Bobby Keys, e tre coristi (Blondie Chaplin, Bernard Fowler e la sexy e grintosa Lisa Fisher). E poi ci sono loro, in forma splendida sia musicale che fisica (e non è che negli ultimi vent’anni siano cambiati più di tanto, appena qualche ruga in più sia per Mick Jagger che per Charlie Watts, qualche capello bianco per Keith Richards, mentre la zazzera di Ronnie Wood era già allora di un sospetto colore nerissimo). La serata, che si svolge in un’arena di “solo” 30.000 persone, inizia con il botto per merito di una spettacolare Jumpin’ Jack Flash, che ci fa immediatamente entrare nel vivo di uno show decisamente rock’n’roll, con a seguire una scatenata Bitch, che vede i fiati in gran spolvero, la dura e trascinante You Got Me Rocking, unica dall’ancora recente Voodoo Lounge, ed una Respectable suonata con un’energia incredibile, forse più di quando era uscita in origine (1978). Non mancano vari classici delle Pietre (anche se incredibilmente sono assenti sia Gimme Shelter che, soprattutto, Satisfaction), come Honky Tonk Women, con un grande Leavell, la minacciosa Paint It Black, ed il solito eccezionale tour de force chitarristico di Midnight Rambler.

Due i brani tratti da Bridges To Babylon, e se Saint Of Me è un pezzo “normale” per gli standard degli Stones, Out Of Control è straordinaria, una rock song sontuosa, potente e dotata di un crescendo travolgente. Ovviamente ci sono anche delle chicche, come una strepitosa I Got The Blues, uno dei pezzi di Sticky Fingers meno suonati negli anni, una soul ballad fantastica, cantata da Jagger in maniera formidabile; abbiamo poi una tesa e vibrante Some Girls, una rarità dal vivo nonostante sia la title track di uno degli album più famosi dei nostri, ed un doppio omaggio ai sixties con due versioni decisamente vitali di Route 66 e Get Off Of My Cloud. Detto del consueto intermezzo in cui è Richards ad assumere la leadership (con la bluesata You Got The Silver e la vivace Before They Make Me Run), il gran finale è di nuovo all’insegna del rock’n’roll più viscerale, con una micidiale sequenza formata da Tumbling Dice, It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It), Start Me Up e Brown Sugar (da sempre il momento clou per il sax di Keys). Come unico bis, invece della prevedibile Satisfaction, una luciferina e vigorosa rilettura di Sympathy For The Devil, a mio parere però poco adatta a chiudere un concerto (ed anche ad aprirlo, come era successo lo scorso anno a Lucca ed in generale nel tour europeo).

Un altro splendido live album dunque per i Rolling Stones: anche se le loro setlist sono piuttosto rigide da almeno 25 anni, non ci si stufa mai di ascoltarli.

Marco Verdi

La “Regina Nera” Rilegge Il Canzoniere Di Bob Dylan. Bettye Lavette – Things Have Changed

bettye lavette things have changed

Bettye Lavette – Things Have Changed – Verve Records/Universal

Mi viene il dubbio (o la certezza) che ultimamente alcuni cantanti e gruppi adorino cimentarsi nel cantare le canzoni di Bob Dylan: infatti in meno di un anno sono usciti lo splendido tributo degli Old Crow Medicine Show all’album Blonde On Blonde, riletto in una versione country-bluegrass, poi l’appassionato omaggio di un rocker di razza come Willie Nile in Positively Bob: Willie Nile Sings Bob Dylan, anche la brava Joan Osborne (quella di One Of Us) con una intrigante rivisitazione Joan Osborne: Songs Of Bob Dylan, fino ad arrivare a questo Things Have Changed della “regina nera” del soul, (diciamo una delle) la bravissima Bettye Lavette, di cui su queste pagine si era parlato con http://discoclub.myblog.it/2015/02/10/voce-leggenda-della-musica-soul-bettye-lavette-worthy/ , disco che rilegge il canzoniere folk-rock dell’immortale premio Nobel. Disco che già ad un primo ascolto ha il merito di andare a pescare anche in album non consueti come Infidels, Empire Burlesque, Oh Mercy, Planet Waves, Slow Train Coming, le Bootleg Series e il Modern Times dell’ultimo periodo, con brani sicuramente “poco conosciuti”, e che nell’occasione sono stati arrangiati e suonati in modo molto creativo, spesso rivoltati come un guanto. Things Have Changed è co-prodotto dalla stessa Lavette con il batterista Steve Jordan (che ha suonato con una miriade di artisti, a partire da Chuck Berry), che per l’occasione ha assemblato una band da urlo composta dal bravo Larry Campbell alle chitarre (musicista di fiducia di Dylan), lo storico Pino Palladino al basso, Leon Pendarvis alle tastiere, e riuscendo poi a portare in studio come ospiti “personcine” come Keith Richards (in un cameo), e l’asso di New Orleans Trombone Shorty componente pure  della band Orleans Avenue.

Come al solito in questi casi preferisco sviluppare il disco in modalità “track by track”, quindi vediamo i contenuti:

Things Have Changed –  Il tributo inizia con la title-track ripescata meritoriamente dalla colonna sonora del film del 2000 Wonder Boys, canzone premiata anche con l’Oscar nel 2001, in una versione ruvida e avvolgente dove svetta la voce di Bettye.

It Ain’t Me Babe – Questo brano tratto da Another Side Of Bob Dylan ammetto colpevolmente di averlo quasi dimenticato, ma qui viene riproposto con un atmosfera blues che ti entra nell’anima.

Political World – Alzi la mano chi si ricorda di questa canzone uscita dai solchi  di Oh Mercy, uno dei dischi migliori dell’ultimo Dylan, prodotto nel 1989 da Daniel Lanois, una decadente litania che viene riproposta con le punteggiature di chitarra di Richards e su un ritmo quasi “soul-funky”.

Don’t Fall Apart On Me Tonight – Da Infidels viene giustamente ripescata questa piccola perla, che con la voce accorata e l’interpretazione della Lavetta diventa commovente.

Seeing The Real You At Last – Altro brano poco conosciuto di Dylan (da Empire Burlesque), che trova una sua dignità nell’arrangiamento e nella grintosa interpretazione.

Mama, You Been On My Mind – Grande canzone non inclusa nell’album Another Side Bob Dylan, rimasta inedita fino al ’91, poi incisa da Bob in quattro versioni (di cui 2 dal vivo) nelle Bootleg Series, e riascoltarla oggi nella versione di Bettye Lavette è stato un grande piacere.

Ain’t Talkin – Sempre da Modern Times viene riproposto questo brano cantato da Bettye in modo quasi recitativo, mentre in sottofondo lacrima note musicali il violino del bravo Larry Campbell.

The Times They Are A-Changin’ – Uno degli immortali capolavori di Dylan viene rivoltato come un calzino, e riproposto con un intrigante e sbalorditivo arrangiamento swamp-rock.

What Was It You Wanted – Sempre da Oh Mercy trova la sua visibilità questo brano minore ma splendido di Bob, con un sottofondo musicale che rimanda all’Isaac Hayes di Shaft, dove emerge l’impronta di Trombone Shorty.

Emotionally Yours – Meritoriamente Bettye recupera anche questo secondo brano da Empire Burlesque (disco in verità non memorabile, per usare un eufemismo), e lo trasforma in una ballata commovente, cantata con grinta e cuore.

Do Right To Me Baby (Do Unto Others) –  Un suono sincopato rock-funky accompagna il percorso di questo brano (da Slow Train Coming), irriconoscibile (come altri nel disco) dalla versione origianle fatta da Dylan.

Going, Going, Gone – Da un lavoro poco considerato come Planet Waves arriva il capolavoro del disco, una versione stratosferica in forma di ballata, interpretata di nuovo con cuore e passione da Bettye Lavette.

Questa arzilla signora (ha superato da poco i 72 anni, ma portati benissimo, con un fisico invidiabile), ha debuttato nel lontano ’62, e anche se scoperta (o riscoperta) tardivamente, ancora oggi per la sua gente è una straordinaria icona soul, che in questo lavoro Things Have Changed,  per chi scrive, ha avuto il coraggio non indifferente di cimentarsi con un repertorio che appartiene ad un’altra icona ingombrante come Dylan, e prenderne possesso con classe in una dozzina di brani interpretati a modo suo, con la sua voce magnifica che spazia senza difficoltà alcuna dal rock al soul, dal blues al gospel, passando per rhythm & blues e funky (volendo potrebbe cantare anche “le pagine gialle”), riuscendo meravigliosamente a dare ad ogni canzone un’impronta personale, e di conseguenza trasformandola in una versione unica. Per chi già la conosce bene Bettye Lavette da un decennio è rinata ad una seconda vita artistica, e come già accennato è approdata ad una meritata (anche se tardiva) fama, certificata ora da questo bellissimo tributo, che potrebbe essere un altro punto di ripartenza per questa meravigliosa cantante: disco che consiglio di ascoltare e amare, e naturalmente quindi di  mettere mano senza indugio al portafoglio e portare a casa questo eccellente tributo. E’ sottinteso che per tutti i “seguaci” di Dylan l’acquisto direi è obbligatorio!

Tino Montanari

 

Uno Sguardo Alle “Pietre” In Versione Vintage. The Rolling Stones – On Air

rolling stones on air

The Rolling Stones – On Air – ABKCO/Polydor CD – 2CD

In questi ultimi due anni i fans dei Rolling Stones avranno avuto di che godere, tra live contemporanei (Havana Moon), d’archivio (Ladies And Gentlemen finalmente in CD, Sticky Fingers Live e l’imperdibile cofanetto Totally Stripped) e l’album blues di un anno fa Blue And Lonesome. Ora la ABKCO, che ha in mano il catalogo anni sessanta delle Pietre, pubblica questo interessantissimo doppio CD On Air (c’è anche la solita versione singola “vorrei ma non posso”), che contiene il meglio delle sessions alla BBC del leggendario gruppo agli inizi della sua carriera, uscita preceduta da un bellissimo e costoso libro dallo stesso titolo che narra la storia del rapporto della band con la mitica emittente britannica, iniziato malissimo (gli Stones alla prima audizione erano stati scartati senza troppi complimenti), ma che poi si è protratta dal 1963 al 1969.

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On Air (titolo e copertina da bootleg, e la prima volta che l’ho visto nella lista delle uscite l’ho scambiato per tale) prende però in considerazione solo gli anni dal 1963 al 1965, lasciando forse la porta aperta ad un secondo volume, e documentando le apparizioni del gruppo allora formato da Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts (con l’occasionale partecipazione del “sesto Stone”, il pianista Ian Stewart) nelle più popolari trasmissioni radio-televisive dell’epoca, alcune con il pubblico presente ed altre registrate in studio: programmi famosissimi come Top Gear e Saturday Club ed altri meno noti come Yeah Yeah, Blues In Rhythm e The Joe Loss Pop Show. Ed il doppio CD è, come dicevo, decisamente interessante, in quanto ci mostra la più grande rock’n’roll band di sempre agli inizi, quando stava conoscendo il successo e suonava con la bava alla bocca, omaggiando via via tutte le sue influenze musicali. I brani originali presenti infatti sono solo una manciata, qui ci sono più che altro covers, che ci danno uno spaccato delle radici del gruppo, in quanto sono presenti tutti i generi che sono andati a formare il loro stile, dal rock’n’roll al blues all’errebi, il tutto suonato con un’energia formidabile, a cantato in maniera magistrale da un Jagger che già sapeva il fatto suo.

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https://www.youtube.com/watch?v=LCUxr-nyx5Q

Il doppio parte con la guizzante Come On (che è stato il loro primo singolo), e poi percorre per 32 canzoni tutto il meglio dei primissimi anni, con anche sette brani che i nostri non hanno mai pubblicato su nessun album. C’è ovviamente molto rock’n’roll, con tantissimo Chuch Berry (uno degli eroi principali di Richards), ben sei pezzi del leggendario rocker, compresa la già citata Come On, tra cui una Roll Over Beethoven al fulmicotone, mai sentita prima fatta da loro (le altre sono Around And Around, Memphis Tennessee, Carol e Beautiful Delilah). Senza dimenticare una travolgente versione dello standard Route 66, lo scintillante boogie di Don Raye Down The Road Apiece, pieno di shuflle, ed una irresistibile ancorché breve Oh Baby (We Got A Good Thing Goin’) di Barbara Lynn Ozen. C’è anche tanto soul ed errebi, come la nota It’s All Over Now di Bobby Womack (incisa abbastanza maluccio), una pimpante Everybody Needs Somebody To Love ben prima che i Blues Brothers ci costruissero intorno la carriera, la splendida Cry To Me (Solomon Burke), con Mick che si destreggia alla grande con l’ugola, o ancora la superba You Better Move On di Arthur Alexander ed una deliziosa If You Need Me di Wilson Pickett.

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https://www.youtube.com/watch?v=NqxC7pDrklI

Naturalmente non può mancare il blues, con ben tre brani di Bo Diddley: una sfrontata Cops And Robbers, con Jones ottimo all’armonica, il classico Mona e l’inedita (per gli Stones, anche se la pubblicheranno nel live del 1977 Love You Live) Crackin’ Up. Poi abbiamo l’altrettanto inedita Fannie Mae (di Buster Brown), giusto a metà tra blues e rock’n’roll, una bellissima Confessin’ The Blues (incisa anch’essa da Chuck Berry, ma non scritta da lui), con grande prestazione chitarristica, e gli immancabili Muddy Waters e Willie Dixon, rispettivamente con I Can’t Be Satisfied (gran lavoro di slide) e I Just Want To Make Love To You. C’è anche un accenno al country con il classico di Hank Snow I’m Movin’ On, suonato però con una foga rocknrollisitca che non fa prigionieri, ed il tributo ai “rivali” John Lennon e Paul McCartney con la loro I Wanna Be Your Man.

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https://www.youtube.com/watch?v=LWj6EXeoMoM

Pochi i brani originali, appena cinque: una (I Can’t Get No Satisfaction) decisamente grezza ed essenziale, il sempre splendido blues The Spider And The Fly, già allora sensuale ed intrigante, la bella The Last Time, uno dei loro brani migliori del primo periodo, e le meno note Little By Little e lo strumentale 2120 South Michigan Avenue. Un doppio CD imperdibile quindi? Se dobbiamo guardare al valore storico ed all’intensità delle performances assolutamente sì, ma fatemi spendere due parole per la qualità di registrazione, dato che è stata strombazzata ai quattro venti (quindi agli ottanta, battuta desolante lo so…) la rivoluzionaria tecnica denominata De-Mix (che consiste nel separare tutte le fonti audio originali e remixarle ex novo dando più potenza e compattezza al suono), gridando l’ormai abusata frase “I Rolling Stones come non gli avete mai sentiti!”. Ebbene, io tutto questo risultato rivoluzionario non lo sento, in quanto la qualità del suono è sì buona, ma né più né meno in linea con gli standard odierni delle ristampe vintage (le BBC Sessions dei Beatles, per dirne una, mi sembravano incise meglio), ma la cosa ancora più grave, se vogliamo usare questo termine, è che molte registrazioni (specie nel secondo CD) sono quasi amatoriali, non superiori ai vari bootleg già presenti sul mercato, e quindi abbassano non di poco il voto finale, soprattutto ripeto dopo tutto il bailamme pubblicitario sulla qualità sonora.

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On Air è quindi un doppio album di grande valore artistico, ma siccome i dischi sono fatti soprattutto per essere ascoltati mi sento di consigliarlo solo ai fans (che comunque sono tanti) ed ai completisti.

Marco Verdi

Un Altro Live Degli Stones? Ebbene Sì: E Anche Questo E’ Imperdibile! The Rolling Stones – Sticky Fingers Live At Fonda Theatre 2015

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The Rolling Stones – From The Vault: Sticky Fingers Live At Fonda Theatre 2015 – Eagle Rock/Universal 2CD/DVD – DVD – BluRay – 3LP/DVD

Ho ancora nelle orecchie il loro concerto di Lucca (e nel cuore la scomparsa di Tom Petty, ma come si dice, the show must go on) che mi ritrovo di nuovo a parlare dei Rolling Stones, in quanto è appena uscito un nuovo volume della serie From The Vault (serie che sembrava messa da parte e con un futuro incerto), che stavolta si dedica ad un concerto decisamente recente, e cioè quello che le Pietre tennero al piccolo Fonda Theatre di Los Angeles il 20 Maggio di due anni fa. Una serata intima, con poche centinaia di fortunati ad assistere ed una scaletta ridotta, uno show che festeggiava la ristampa deluxe di Sticky Fingers (per chi scrive, ma non solo, il loro disco migliore), e nello stesso tempo dava il via alla tournée nordamericana a cui venne dato il nome di Zip Code Tour. Una serata particolare dicevo, in quanto gli Stones fecero una cosa mai fatta prima, cioè suonare un loro disco per intero, e quel disco era proprio il leggendario Sticky Fingers, che venne omaggiato in maniera strepitosa dai nostri, davvero in stato di grazia. Si sa che la dimensione ridotta dei piccoli club consente a Mick Jagger e compagni di dare il meglio, ma quella sera si superarono, arrivando a sfiorare la perfezione delle date del tour del 1995, documentate lo scorso anno dal box Totally Stripped.

Il concerto è stato una sorta di warm-up per il tour, ed il mitico disco del 1971 viene suonato con i brani alla rinfusa, in modo tale da donargli nuova linfa ed imprevedibilità, e vengono aggiunte alcune canzoni extra come bonus, sia all’inizio che alla fine del concerto, per un totale di 16 pezzi. All’epoca era uscita una versione ridotta solo per il download su iTunes (e solo con i dieci brani di Sticky Fingers), ma oggi la Eagle Rock pubblica il concerto per intero nella consueta varietà di supporti (consiglio sempre i 2CD + DVD), anche se non capisco perché la sequenza corretta è solo nella parte audio, mentre nel video tre pezzi sono messi a parte come bonus. Lo spettacolo si apre come spesso avviene anche negli stadi, cioè con Start Me Up, versione al solito festosa, energica e subito coinvolgente, seguita dalla poco frequentemente eseguita ma tonica When The Whip Comes Down (tratta da Some Girls) e da una vigorosa e sempre grande All Down The Line (con il consueto ottimo Ronnie Wood alla slide). Ed ecco il cuore del concerto, cioè Sticky Fingers suonato nella sua interezza, anche se in modalità random: la particolarità del disco è che, pur essendo un album da isola deserta, ha all’interno un solo pezzo suonato regolarmente dagli Stones (Brown Sugar), mentre altri vengono eseguiti raramente o addirittura quasi mai. E’ quindi una vera goduria sentirli tutti in quella serata, a partire dalla magnifica Sway, una rock ballad perfetta sotto ogni punto di vista, che q acquista ancora maggior potenza, grazie anche a due incisivi assoli di Keith Richards prima e di Wood poi.

Ed ecco subito un uno-due da k.o., prima con la strepitosa Dead Flowers, come ho già detto in più di una occasione la mia canzone preferita degli Stones, una country song straordinaria, brano che la maggior parte degli artisti country non riesce a scrivere in una carriera intera, seguita dalla stupenda Wild Horses, una delle loro ballate più belle, in una versione decisamente scintillante e con un ottimo assolo di Keith. Che dire di Sister Morphine, un brano che fa venire la pelle d’oca ad ogni esecuzione, soprattutto per l’uso lancinante della slide (che sul disco originale era suonata da Ry Cooder); spazio al blues con una magistrale You Gotta Move, con Jagger che canta in maniera sopraffina, ben doppiato dalla slide acustica sporca e polverosa di Keef, roba d’alta classe davvero. Bitch è la solita bomba innescata, la corale Can’t You Hear Me Knocking è forse l’unico pezzo leggermente inferiore, ma avercene (e qui il sax di Karl Denson è superlativo), I Got The Blues è una ballata eccezionale, che Mick canta da Dio procurandoci brividi lungo la schiena; chiudono la parte di Sticky Fingers la fluida Moonlight Mile, uno dei pezzi meno conosciuti del disco (ma non per questo di secondo piano), e naturalmente Brown Sugar, messa quindi in fondo anziché all’inizio. Ci sono però anche tre bis: una sontuosa Rock Me Baby, dedicata al grande B.B. King che era scomparso una settimana prima (versione davvero super), la sempre irresistibile Jumpin’ Jack Flash e, scelta da intenditori, una cover da manuale dei classici di Otis Redding I Can’t Turn You Loose, con un gran ritmo che rende impossibile stare fermi, una rilettura giusto a metà tra errebi e rock’n’roll.

Un live bellissimo, uno dei migliori tra i molti pubblicati dalla grande band britannica e quindi, come ho scritto nel titolo, da non perdere.

Marco Verdi

Ma Lei, Buon Uomo, Di Grazia, Quanti Anni Ha? Mick Jagger – Gotta Get A Grip/England Lost

mick jagger gotta get a grip

Mick Jagger – Gotta Get A Grip/England Lost – Universal CD Single – 12” Vinyl Single – Download

La frase del titolo è la stessa che veniva rivolta durante ogni puntata del programma Quelli Della Notte da Renzo Arbore a Giorgio Bracardi (che però all’epoca di anni ne aveva 50), ma potrebbe benissimo essere formulata a Mick Jagger, che di anni ne ha 74 (appena compiuti tra l’altro, il 26 Luglio), ma che non perde occasione per tentare di sembrare giovane, alla moda e “cool”. Di tutte le volte che ha tentato di combinare qualcosa al di fuori dei Rolling Stones, il buon Mick ne ha azzeccate poche (a mia memoria solo Wandering Spirit del 1993 era un bel disco, i due degli anni ottanta facevano, con rispetto parlando, cagare, e Goddess In The Doorway del 2001 strappava una sufficienza risicata): la penultima sortita senza le Pietre era stato il pasticciato (eufemismo) album del supergruppo SuperHeavy, nel quale oltre a Jagger trovavamo la soul singer Joss Stone, Dave Stewart (ex metà degli Eurythmics), Damian Marley (figlio di Bob) ed il musicista indiano A.R. Rahman.

Ho detto penultima perché proprio oggi esce, direi a sorpresa, un singolo con due brani nuovi di zecca, Gotta Get A Grip e England Lost, due canzoni che Mick ha scritto ispirato dalla difficile situazione politica e sociale che sta attraversando il suo paese, specie dopo la Brexit; se dal punto di vista testuale l’operazione può risultare interessante, da quello strettamente musicale invece avrei da ridire, in quanto Mick non ha perso l’occasione neppure questa volta di prendere quasi le distanze dal suo gruppo principale, producendo due brani che nelle sue intenzioni dovrebbero farlo apprezzare anche tra i fruitori con meno primavere sulle spalle, anche se a mio parere l’esito finale, cioè una musica buona forse per i club più cool della città, frequentati da fighetti con portafoglio gonfio e mojito nella mano destra (ma ai quali della musica non frega una cippa), finirà per scontentare un po’ tutti. Gotta Get A Grip non è neppure oscena, una via di mezzo tra reggae, rock e hip hop, con la chitarra elettrica (suonata da Mick) nelle retrovie ed una ritmica ossessiva ed ipnotica. Jagger canta anche bene (come sempre d’altronde), ma il brano, pur non facendo proprio schifo, non è di certo imperdibile.

Pollice decisamente verso invece per England Lost, con il ritmo che spinge ancora di più sul genere hip hop, l’armonica di Mick che vorrebbe dare un tono blues ma che alla fine finisce per confondere ancora di più un suono già brutto di suo. Il testo sarà anche degno di nota (la situazione inglese vista metaforicamente come una partita di calcio), ma la musica ricorda il peggior Jagger degli anni ottanta, con in più il tragico intervento a metà canzone del rapper Skepta. Proprio l’altro giorno il portavoce degli Stones ha confermato che, dopo il tour (che li porterà anche a Lucca il prossimo Settembre), lo storico gruppo inizierà finalmente a lavorare al nuovo album di inediti: ebbene, se i brani che Jagger porterà in dote saranno del livello di England Lost, due calci in culo ben assestati da parte di Keith Richards non glieli leverà nessuno.

La versione in vinile contiene anche diversi remix che per decenza eviterei: in definitiva questo singolo è una sorpresa inattesa, ma della quale forse avremmo fatto volentieri a meno.

Marco Verdi

*NDB Concordo del tutto, anzi alcune frasi e giudizi sono il frutto di pareri che ci siamo scambiati con Marco, il risultato finale quindi, visto l’argomento, è una sorta di remix!!!