(Quasi) Perduto Ma Ottimo. Langhorne Slim – Lost At Last Vol.1

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Langhorne Slim – Lost At Last Vol.1 – Dualtone Music Group  

Langhorne Slim è il nome d’arte di Sean Scolnick, nome mutuato dalla piccola cittadina della Pennsylvania da cui viene il nostro, e questa era abbastanza facile (di lui avevo parlato anni fa, quasi agli inizi del Blog, poi lo avevo perso un po’ di vista http://discoclub.myblog.it/2009/11/20/piccoli-gioiellini-dagli-states-langhorne-slim-maldives-e-co/)! Più difficile è inquadrare lo stile musicale in cui incasellarlo: mi sa che ci dovremo rivolgere al generico ma utilissimo Americana Music (odiato da alcuni musicisti, per esempio Dan Stuart non ne vuole sentir parlare) ma assai in voga per descrivere un genere che, a sua volta, ne incorpora molti altri. Se poi, come nel caso di questo Lost At Last Vol.1 anche il suo autore non si attiene rigidamente alle coordinate che lo definiscono, diventa difficile raccapezzarsi: questa volta Langhorne Slim non parrebbe accompagnato dal suo gruppo The Law, ma poi, leggendo i nomi dei musicisti, sono più o meno quelli soliti che suonano con Scolnick, anzi, oltre ai cinque della band abituale, ci sono la bellezza di altri dodici ospiti che appaiono in queste registrazioni.

Eppure, per certi versi, mi sembra che anziché usare il solito “less is more”, si sia utilizzato l’esatto opposto, “more is less”: ovvero, considerando che in tutto nel disco suonano ben 18 musicisti, in molti brani sembra di sentire un suono molto scarno e raccolto, quasi lo-fi, creato da tre/quattro persone al massimo. In quanto al genere si viaggia tra folk rurale, country, roots music, un pizzico di zydeco qui, un tocco di dixieland là, in definitiva un disco molto eclettico. Langhorne Slim ha una voce delicata, sottile, senza tempo, quasi da “antico” cantautore folk classico. Prendete l’iniziale Life Is Confusing, dove un organo, un violino, una chitarra acustica e poco altro, oltre alle voci di Langhorne e Casey Jane, creano un ambiente sonoro delizioso (ri)pescato da qualche vecchio album di folk(rock?) degli anni ’60. Old Things aggiunge un mandolino alla chitarra acustica pizzicata, sempre la seconda voce della Jane, un contrabbasso, per un sound che ricorda degli Avett Brothers o degli Old Crow Medicine Show ancor più minimali (infatti tra gli ospiti c’è Willie Watson, ex OCMS), anche nelle durate delle canzoni,  circa1:45 ed è già finito tutto. House Of My Soul (You Light The Rooms) è più mossa e divertita, con effetti dixieland portati dai fiati, trombone e clarinetto in particolare, un pianino sottotraccia e anche una sezione ritmica, sempre minimale ma presente, per quanto un po’ confusa nel suono volutamente (?) lo-fi del brano https://www.youtube.com/watch?v=p_hgKjdVfks ; Ocean City sembra un pezzo di Paul Simon, folk, musica etnica, un ritmo incalzante, scandito dal basso tuba, un vibrafono, la fisarmonica, delle percussioni appena accennate, con risultati molto piacevoli e coinvolgenti.

Diciamo che anche l’album nel suo insieme è estremamente gradevole, forse un filo frammentario a tratti, ma molti brani meritano più di un ascolto: Private Poverty sembra un pezzo dell’era della Depressione, tipo Woody Guthrie, ma cantato alla Simon & Garfunkel, con una pedal steel e un mandolino che la impreziosiscono, Money Road Shuffle è un intermezzo che pare provenire da un vecchio 78 giri di Jelly Roll Morton, Never Break è una delicata canzone d’amore sotto forma di ballata, tra due persone che cercano, con difficoltà, di… “Let’s fall in love with our telephones off”, Bluebird, un incrocio tra zydeco, bluegrass e old time music, Alligator Girl un intenso blues elettrico con retrogusti gospel and soul quasi à la Ray Charles, Funny Feelin’ (For Jumior Kimbrough And Ted Hawkins), come dice il titolo, è un sentito ed affettuoso omaggio a due personaggi di culto che ci sono molto cari, un country blues elettroacustico caratterizzato dalla particolare voce di Langhorne Slim. Zombie (non quella dei Cranberries) è il singolo/video dell’album, parte come una canzone dei Mamas And Papas per trasformarsi subito in una specie di country-rock “strano” e deragliante, con una pedal steel che cerca di dare una ragione e un senso all’alternative indie folk-rock, tutto molto“alternativo”, del brano; Lost This Time è un altro esempio di folk minimale ed asciutto, con le voci di Langhorne e Casey Jane ad armonizzare https://www.youtube.com/watch?v=0mWlfPb-w8w , mentre la conclusione è affidata a Better Man, una traccia che, arrangiata in modo meno spartano e rustico a livello sonico, sarebbe un piccolo gioiellino, i fiati e gli archi si “intuiscono”, ma il musicista della Pennsylvania lascia intravedere le sue potenzialità già delineate nei precedenti cinque album. Da ascoltare.

Bruno Conti

Prima Di Vulcani, Squali E Margaritas…C’Era Solo Jimmy! Jimmy Buffett – Buried Treasure Vol. 1

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Jimmy Buffett – Buried Treasure Vol. 1 – Mailboat CD – Deluxe CD/DVD

Nonostante la copertina e la veste grafica potrebbero farlo pensare, questo Buried Tresure Vol. 1 non è un bootleg, ma una collezione di tesori letteralmente spuntati dal nulla risalenti agli esordi di Jimmy Buffett, dagli anni settanta di uno dei cantautori più popolari negli USA. E’ successo che, quando qualche anno fa il famoso produttore di Nashville Buzz Cason (che tra l’altro è quello che ha fatto firmare a Buffett il primo contratto discografico) ha venduto il suo studio di registrazione alla nota country singer Martina McBride, è spuntato uno scatolone con dentro ben 125 registrazioni inedite di Jimmy, risalenti al biennio 1969-1970, ed effettuate a Mobile in Alabama ed a Nashville, una mole impressionante di materiale che è stato giudicato meritevole di pubblicazione, al fine di documentare la parte iniziale della carriera del songwriter americano. E Buffett è stato dunque coinvolto in prima persona, nella scrematura dei pezzi, nella produzione ed anche per il fatto di aver prestato la sua voce narrante (odierna) per brevi ed interessanti aneddoti raccontati tra una e l’altra delle undici canzoni finite su questo primo volume, che prende per ora in esame esclusivamente le sessions di Mobile, prodotte da Travis Turk (responsabile anche dei primi due album pubblicati da Buffett) e Milton Brown.

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https://www.youtube.com/watch?v=vzKqXK8Wseg

Ed il disco è sorprendentemente godibilissimo, e dico sorprendentemente in quanto i due lavori di esordio di Jimmy, Down To Earth e High Cumberland Jubilee, erano abbastanza lontani dal livello che il nostro terrà per il resto della carriera. Qui invece viene prepotentemente fuori il Buffett songwriter, con canzoni nella maggior parte dei casi mai più riprese in seguito (tranne che in tre casi), ma che io avrei visto bene su qualsiasi album del nostro: le performances sono quasi tutte acustiche, solo Jimmy voce e chitarra, mentre in due pezzi c’è una scarna backing band, capeggiata dal chitarrista Rick Hirsch, in seguito con i Wet Willie, lo stesso Turk alla batteria e Bob Cook al basso. Le parti narrate non sono per nulla pesanti, tranne forse l’introduzione nella quale Jimmy si dilunga un po’, e servono benissimo a presentare le canzoni che, ripeto, sono una sorpresa: mi ero avvicinato a questo disco quasi per puro completismo, ma devo dire che l’ascolto mi ha convinto pienamente. Per esempio già nell’avvio di Don’t Bring Me Candy (che in veste diversa sarà anche il suo primo singolo), una folk song con la chitarra suonata con grande forza e la voce già formata, e con una bella melodia che contiene i germogli del Buffett futuro. Jimmy dice (ed è vero) che in questo brano si sente fortissima l’influenza di Gordon Lightfoot, del quale viene subito proposta la nota The Circle Is Small, un pezzo tipico dello stile del cantautore canadese, una fluida ballata di grande spessore melodico, rifatta molto bene dal nostro. C’è anche un’altra cover, nientemeno che il superclassico dei The Mamas And The Papas California Dreamin’, cantata dal vivo alle sette del mattino in un bar durante un breakfast concert (!), una versione coinvolgente anche se acustica e con il pubblico che aiuta Jimmy con il famoso botta e risposta voce-coro.

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https://www.youtube.com/watch?v=ycKakWhiG5Q

I Can’t Be Your Hero Today, la seconda della canzoni riprese in seguito, è pura e cristallina, così come Rickety Lane, altro delizioso slow con la chitarra arpeggiata delicatamente ed un motivo gentile; The Wino Has Something To Say è tenue, toccante, con una melodia matura ed il profumo dei brani del folk revival anni sessanta, The Gypsy è vigorosa e solida (ma il nastro si interrompe bruscamente) ed anche Hopelessly Gone è decisamente vibrante e priva delle incertezze tipiche di un esordiente. I due brani con la band sono una splendida versione alternata di Abandoned On Tuesday (secondo rarissimo singolo di Jimmy), una country song semplice ma melodicamente perfetta, con il nostro che aveva già molto dello stile che conosciamo (ricorda un po’ il John Denver meno commerciale), mentre Simple Pleasures ha un mood quasi tra calypso e bossa nova, con l’influenza di Fred Neil (come confermato da Jimmy nell’introduzione), e Hirsh che ricama di fino sullo sfondo. Chiusura con la scherzosa Close The World At Five, che rivela già una delle tematiche preferite da Buffett, cioè il dolce far niente, argomento ripreso negli anni duemila con il singolo numero uno inciso insieme ad Alan Jackson It’s Five O’Clock Somewhere. Esiste anche una versione deluxe di questo primo volume, con un libro aggiuntivo ed un documentario di 20 minuti in DVD: a me basta la variante “povera”, in quanto c’è dentro comunque diversa ottima musica, ancora più gradita perché inattesa.

Marco Verdi

Supplemento Della Domenica: Se La Musica E’ Bella Che Importa Se E’ Datata? The Mamas And The Papas – The Complete Singles: 50th Anniversary Collection

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The Mamas And The Papas – The Complete Singles: 50th Anniversary Collection – Real Gone/Universal 2CD

The Mamas And The Papas, per chiamarli con il loro nome completo, uno dei gruppi cardine del cosiddetto movimento hippy della seconda metà degli anni sessanta, e tra i principali esponenti della Summer Of Love, sono stati negli anni il soggetto per innumerevoli antologie, la migliore delle quali è senza dubbio il box quadruplo, intitolato appunto Complete Anthology, uscito nel 2004.

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Questo doppio CD da poco uscito per la Real Gone, intitolato The Complete Singles (che celebra i 50 anni dalla nascita del quartetto), si piazza però subito dietro: esso ripercorre, come suggerisce il titolo, la carriera del gruppo guidato da John Phillips prendendo in esame i brani usciti su 45 giri, comprendendo anche i lati B (alcuni di essi mai usciti su CD prima d’ora), ed aggiungendo anche i rari singoli da solista di tre dei quattro membri della band, il tutto presentato nell’ormai introvabile missaggio in mono, tranne cinque pezzi, (*NDB, ma io preferisco quello stereo, vedi e senti il video sotto) per un totale di ben 53 canzoni. I Mamas & Papas, che oltre a Phillips (songwriter principale, ed autore tra l’altro anche dell’inno hippy San Francisco di Scott McKenzie   https://www.youtube.com/watch?v=i9xVMjjjg0Ued organizzatore del primo festival rock della storia, quello di Monterey) erano formati dalla bellissima Michelle Gilliam-Phillips (seconda moglie di John), la monumentale (in tutti i sensi) “Mama” Cass Elliott e da Denny Doherty, hanno legato il loro nome a doppio filo al loro più grande successo, quella California Dreamin’ per la quale non è esagerato parlare di canzone simbolo di un’epoca, ma, come dimostra questa antologia, la bravura del quartetto nel coniugare folk, pop e rock con uno squisito gusto melodico e splendide armonie vocali (unita alla sapiente produzione del grande Lou Adler) andava ben oltre quel singolo brano.

Il primo CD prende in esame il periodo d’oro della band, quello dal 1965 al 1968, anno in cui si separarono, pare soprattutto per problemi familiari tra John e Michelle, che infatti divorziarono (sembra che alla bionda cantante piacesse, per così dire, mettere in pratica le teorie dell’amore libero – si narra di storie con lo stesso Doherty e con l’ex Byrd Gene Clark – ma che John non approvasse molto): a noi però interessa la musica, è qui ce n’è di bellissima, anche se in certi punti gli arrangiamenti possono suonare un tantino fuori moda; ad accompagnare i quattro ci sono fior di musicisti, come P.F. Sloan, Hal Blaine, Joe Osborn, lo straordinario pianista Larry Knetchel e Jim Horn.

Già l’iniziale Go Where You Gonna Go, fresca ed estremamente orecchiabile, fa capire che i nostri non perdevano tempo, ed infatti la terza e la quarta canzone sono già i loro due più grandi hits, cioè appunto California Dreamin’ e Monday Monday (che inizialmente ebbe anche più successo della precedente https://www.youtube.com/watch?v=h81Ojd3d2rY ); ma poi abbiamo anche l’irresistibile I Saw Her Again, tra Beatles e Beach Boys https://www.youtube.com/watch?v=9zBMK5OAGyE , la languida Look Through My Window, la bizzarra ma divertente Once Was A Time I Thought (uno scioglilingua più che una canzone), la strepitosa Words Of Love, tra rock e vaudeville https://www.youtube.com/watch?v=OouK3QOzW6Q  (seguita dal suo lato B, una brillante versione di Dancing In The Streets di Martha & The Vandellas), l’eterea Dedicated To The One I Love https://www.youtube.com/watch?v=4M7gKZqgHn4 , la deliziosa ed autoironica (“no one’s getting fat except Mama Cass”) Creeque Alley, altro grande successo del quartetto.

Ma poi come non citare anche Did You Ever Want To Cry, dall’andamento quasi dixieland, la quasi spectoriana Twelve Thirty, la diretta e fluida Hey Girl, la sinuosa e bucolica Dancing Bear, una squisita versione dell’evergreen Dream A Little Dream Of Me, con Mama Cass perfetta alla voce solista https://www.youtube.com/watch?v=ajwnmkEqYpo , per finire con Strange Young Girls, uno splendido folk dal sapore tradizionale inglese, che li fa sembrare più vicini ai Pentangle che alle loro abituali sonorità californiane.

Sul secondo CD troviamo l’ultimo singolo prima del breakup (due buone cover di Do You Wanna Dance di Bobby Freeman e di My Girl dei Temptations) e l’unico tratto dal loro poco riuscito comeback album del 1971, People Like Us, con Step Out e Shooting Star, due pezzi che risentono di uno stile un po’ leccato e troppo commerciale, poco adatto al gruppo. Poi, come già accennato, ci si concentra sui brani solisti usciti nel periodo dopo la prima separazione (1968-1971) di tre quarti della band (Michelle in quel periodo farà solo da corista on stage per Leonard Cohen nel 1970 e poi si dedicherà quasi totalmente alla carriera cinematografica), con Mama Cass che fa la parte del leone con ben sedici pezzi, tutti piuttosto gradevoli e non molto distanti dallo stile della sua ex band, anche se manca la penna di Phillips (Move A Little Closer, Baby ricorda un po’ gli Abba qualche anno prima della loro nascita): c’è anche Make Your Own Kind Of Music, peraltro molto bella, tornata di recente alla ribalta in quanto contenuta in alcuni episodi della popolare serie televisiva Lost https://www.youtube.com/watch?v=PEQxEJ5_5zA . Per finire abbiamo due brani del mitico primo album solista di John Phillips, ed unico pubblicato in vita, John, The Wolfking Of L.A. (uno dei miei cinque dischi da isola deserta), la vivace Mississippi e la sublime April Anne (ma anche Topanga Canyon era un pezzo da novanta), e quattro pezzi del 1971 di Doherty, tutti piuttosto gradevoli e countryeggianti, nel pieno spirito country-rock californiano che da lì ad un anno vedrà esordire gli Eagles (ed il produttore di queste quattro canzoni è Bill Szymczyk – cambiare cognome no? – che più avanti legherà il suo nome proprio alle Aquile).

Da lì in poi le strade dei quattro si incontreranno solo saltuariamente: Mama Cass morirà tragicamente d’infarto nel 1974, Michelle (l’unica ancora in vita) sposerà l’attore Dennis Hopper (il secondo di cinque mariti), proseguendo la carriera di attrice e pubblicando un unico album nel 1977, John inciderà ancora (ma tutti lavori che verranno pubblicati dopo la morte avvenuta nel 2001), tenterà di rivitalizzare la vecchia band negli anni ottanta per alcuni tour (con solo lui e Doherty come membri originali) e rimarrà invischiato in brutte storie di droga ed addirittura incesto con la figlia avuta dalla prima moglie, mentre Doherty sparirà un po’ dai radar, fino alla morte per aneurisma avvenuta nel 2007.

Ma a me piace ricordarli quando erano giovani ed attivi, e The Complete Singles è il modo migliore per farlo.

Marco Verdi

Le Altre Novità Di Gennaio, Parte I. Raspberries, Bob Welch, Mamas And Papas, John David Souther, Villagers, Magic Sam, Bob Margolin.

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Giorni fa vi abbiamo presentato la recensione in anteprima del nuovo David Bowie Blackstar, ma scorrendo la lista delle novità di gennaio mi sono accorto che c’erano molti più titoli in uscita di quanto pensassi, in un mese che di solito è abbastanza tranquillo a livello di pubblicazioni discografiche, per cui ripristiniamo la rubrica delle anticipazioni, divisa in tre parti, senza trascurare comunque altri possibili recuperi (anzi probabili) di uscite 2015, infatti partiamo proprio con due cofanetti che, usciti sul mercato internazionale a metà novembre, vedranno la luce anche in Italia solo a partire dal 15 gennaio.

Per iniziare i Raspberries, la storica band power pop/rock di Eric Carmen (esatto quello di All By Myself, che spudoratamente citava il concerto n°2 per piano e orchestra di Rachmaninov). ma allora, inizi anni ’70, era tutta un’altra storia, il nostro veniva da Cleveland, che come ricorda una famosa canzone di Ian Hunter, “rocks”, e la sua band, “I Lamponi” (apro un’altra parentesi, per ricordare che questo blog nasce come prosecuzione del negozio di cui vedete il logo proprio in apertura di Blog, e quindi ricordo che all’uscita di uno dei dischi Raspberries, del cui profumo l’album era imbevuto, il negozio profumò di quel frutto per diversi giorni) erano un eccellente gruppo, con influenze british invasion che andavano dai Beatles agli Who, gli Hollies, gli Small Faces, ma anche Beach Boys Big Star, influenzando a loro volta band e solisti che sarebbero venuti in seguito in questo ambito power pop, Sweet e il primo Costello nel Regno Unito, Cheap Trick, Knack, Shoes, The Babys, Romantics, e in seguito Dwight Twilley, Plimsouls, Smithereens dB’s, tanto per ricordarne alcuni altri di provenienza americana.

Questo box di 4 CD, pubblicato dalla Caroline Records del gruppo Universal a prezzo speciale, contiene i quattro album della band, tutta la loro produzione tra il 1970 e il 1974, ovvero questi:

[CD1: Raspberries]
1. Go All The Way
2. Come Around And See Me
3. I Saw The Light
4. Rock & Roll Mama
5. Waiting
6. Don’t Want To Say Goodbye
7. With You In My Life
8. Get It Moving
9. I Can Remember

[CD2: Fresh]
1. I Wanna Be With You
2. Goin’ Nowhere Tonight
3. Let’s Pretend
4. Every Way I Can
5. I Reach For The Light
6. Nobody Knows
7. It Seemed So Easy
8. Might As Well
9. If You Change Your Mind
10. Drivin’ Around

[CD3: Side 3]
1. Tonight
2. Last Dance
3. Making It Easy
4. On The Beach
5. Hard To Get Over A Heartbreak
6. I’m A Rocker
7. Should I Wait
8. Ecstasy
9. Money Down

[CD4: Starting Over]
1. Overnight Sensation (Hit Record)
2. Play On
3. Party’s Over
4. I Don’t Know What I Want
5. Rose Coloured Glasses
6. All Through The Night
7. Crusin’ Music
8. I Can Hardly Believe You’re Mine
9. Cry
10. Hands On You
11. Starting Over

Come potete sentire nei video, ballate zuccherine, ma anche rock con power chords e pop di eccellente qualità.

Stesso discorso si potrebbe fare anche per Hot Love, Cold World, il box dedicato, sempre dalla Caroline, a Bob Welch, il chitarrista americano che, prima dell’avvento della coppia Buckingham-Nicks si incaricò di traghettare gli inglesi Fleetwood Mac verso quel rock californiano che ne avrebbe fatto la fortuna nella seconda metà degli anni ’70. Di lui avevo parlato brevemente sul Blog, in occasione della sua morte avvenuta, in seguito a suicidio, nel giugno del 2012 http://discoclub.myblog.it/2012/06/08/un-fleetwood-mac-minore-se-ne-e-andato-bob-welch-1946-2012/Bob Welch non era un “genio” della musica, ma i quattro album solisti pubblicati per la Capitol a cavallo tra anni ’70 ed ’80 rimangono buoni esempi di pop-rock tipico dell’epoca, e ovviamente contengono il suo unico grande successo, Sentimental Lady, che nei Fleetwood Mac cantava Christine McVie:

CD1: French Kiss]
1. Sentimental Lady
2. Easy To Fall
3. Hot Love, Cold World
4. Mystery Train
5. Lose My Heart
6. Outskirts
7. Ebony Eyes
8. Lose Your…
9. Carolene
10. Dancin’ Eyes
11. Danchiva
12. Lose Your Heart

[CD2: Three Hearts]
1. 3 Hearts
2. Oh Jenny
3. I Saw Her Standing There
4. Here Comes The Night
5. China
6. The Ghost Of Flight 401
7. Precious Love
8. Church
9. Come Softly To Me
10. Devil Wind
11. Don’t Wait Too Long
12. Little Star
Bonus Tracks:
13. 3 Hearts (Alternate Version)
14. Une Fille Comme Toi
15. Something Strong
16. Precious Love (Mono)

[CD3: The Other One]
1. Rebel Rouser
2. Love Came 2X
3. Watch The Animals
4. Straight Up
5. Hideaway
6. Future Games
7. Oneonone
8. Don’t Let Me Fall
9. Spanish Dancers
10. Old Man Of 17

[CD4: Man Overboard]
1. Man Overboard
2. Justine
3. Nightmare
4. B666
5. Don’t Rush The Good Things
6. The Girl Can’t Stop
7. Jealous
8. Fate Decides
9. Reason
10. Those Days Are Gone

Sempre in 4 CD e a prezzo speciale anche questo.

Mamas And Papas viceversa di successi ne hanno avuti tantissimi e sono tutti raccolti in questa bellissima antologia doppia pubblicata domani 8 gennaio dalla Real Gone Music, intitolata The Complete Singles 50th Anniversary Collection, riporta tutti i singoli, lati A e B, i successi e i pezzi più belli poi presenti anche negli album del gruppo e da quelli solisti di Mama Cass, Denny Doherty John Phillips, tutti brani pubblicati per la ABC-Dunhill dall’8 gennaio 1966 (50 anni fa esatti), il giorno in cui California Dreamin’ entrava nelle classifiche americane e la storia di The Mamas And The Papas, per chiamarli con la loro esatta “ragione sociale”, iniziava in tutto il suo splendore, fino al 1972, anno in cui usciva l’ultimo singolo, dopo la reunion avvenuta quell’anno. Anche se per essere precisi, come è facilmente rilevabile leggendo la tracklist qui sotto, il primo singolo Go Where You Wanna Go era già uscito nel 1965, come pure California Dreamin’ che pero entrava in classifica in quel fatidico giorno:

CD 1

  1. Go Where You Wanna Go (Dunhill 4018, 1965)
  2. Somebody Groovy (Dunhill 4018/4020, 1965)
  3. California Dreamin’ (Dunhill 4020, 1965)
  4. Monday, Monday (Dunhill 4026, 1966)   https://www.youtube.com/watch?v=h81Ojd3d2rY
  5. Got a Feelin’ (Dunhill 4026, 1966)
  6. I Saw Her Again (Dunhill 4031, 1966)
  7. Even If I Could (Dunhill 4031, 1966)
  8. Look Through My Window (Dunhill 4050, 1966)
  9. Once Was a Time I Thought (Dunhill 4050, 1966)
  10. Words of Love (Dunhill 4057, 1966)
  11. Dancing in the Street (Dunhill 4057, 1966)
  12. Dedicated to the One I Love (Dunhill 4077, 1967)   https://www.youtube.com/watch?v=4M7gKZqgHn4
  13. Free Advice (Dunhill 4077, 1967)
  14. Creeque Alley (Dunhill 4083, 1967)
  15. Did You Ever Want to Cry (Dunhill 4083, 1967)
  16. Twelve Thirty (Young Girls Are Coming) (Dunhill 4099. 1967)
  17. Straight Shooter (Dunhill 4099, 1967)
  18. Glad to Be Unhappy (Dunhill 4107, 1967)
  19. Hey Girl (Dunhill 4107, 1967)
  20. Dancing Bear (Dunhill 4113, 1967)
  21. John’s Music Box (Dunhill 4113, 1967)
  22. Safe in My Garden (Dunhill 4125, 1968)
  23. Too Late (Dunhill 4125, 1968)
  24. Dream a Little Dream of Me (ABC/Dunhill 4145, 1968)  https://www.youtube.com/watch?v=ajwnmkEqYpo
  25. Midnight Voyage (ABC/Dunhill 4145, 1968)
  26. For the Love of Ivy (ABC/Dunhill 4150, 1968)
  27. Strange Young Girls (ABC/Dunhill 4150. 1968)

CD 2

  1. Do You Wanna Dance (ABC/Dunhill 4171, 1968)
  2. My Girl (ABC/Dunhill 4171, 1968)
  3. Step Out (ABC/Dunhill 4301, 1972)
  4. Shooting Star (ABC/Dunhill 4301, 1972)
  5. California Earthquake (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4166, 1968)
  6. Talkin’ to Your Toothbrush (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4166, 1968)
  7. Move In a Little Closer, Baby (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4184, 1969)
  8. All for Me (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4184, 1969)
  9. It’s Getting Better (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4195, 1969)
  10. Who’s to Blame (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4195, 1969)
  11. Make Your Own Kind of Music (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4214, 1969)
  12. Lady Love (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4214, 1969)
  13. New World Coming (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4225, 1970)
  14. Blow Me a Kiss (Mama Cass Elliott) (ABC/Dunhill 4225, 1970)
  15. A Song That Never Comes (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4244, 1970)
  16. I Can Dream, Can’t I (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4244, 1970)
  17. The Good Times Are Coming (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4253, 1970)
  18. Welcome to the World (Mama Cass) (ABC/Dunhill 4253, 1970)
  19. Don’t Let the Good Life Pass You By (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill 4264, 1970)
  20. The Costume Ball (Mama Cass Elliot) (ABC/Dunhill SPD 15, 1971)
  21. Watcha Gonna Do (Denny Doherty) (ABC/Dunhill 4270, 1970)
  22. Gathering the Words (Denny Doherty) (ABC/Dunhill 4270, 1970)
  23. To Claudia on Thursday (Denny Doherty) (ABC 13318, 1971)
  24. Tuesday Morning (Denny Doherty) (ABC 13318, 1971)
  25. Mississippi (John Phillips) (ABC/Dunhill 4236, 1970)
  26. April Anne (John Phillips) (ABC/Dunhill 3236, 1970)

53 canzoni, spesso meravigliose, che raccontano la storia di uno dei gruppi leggendari di quell’epoca, anche tra gli inventori del primo Festival della storia della nostra musica, quel Monterey Pop, che nel 1967 cambiò completamente le prospettive della musica dell’epoca. Penso che sicuramente ci torneremo, per il momento ve ne segnalo l’uscita.

john david souther

Nel 1971 John David Souther venne messo sotto contratto dalla Aylum di David Geffen e nel 1972 pubblicò il suo album di debutto, questo omonimo John David Souther che conteneva dieci perle di puro country-rock californiano distillato. Souther era stato compagno di camera e di gruppo nei Longbranch/Pennywhistle del futuro Eagles Glenn Frey, e al piano di sotto abitava Jackson Browne che portò Souther al colloquio con Geffen.

Il nostro amico scriverà per, e con, gli Eagles, canzoni come Best Of My Love, New Kid In Town Heartache Tonight, e nel suo disco d’esordio, prodotto da Fred Catero, c’era la crema dei musicisti dell’epoca, anche alcuni antesignani del futuro blue-eyes soul westcostiano come Ned Doheny, ma anche Johnny Barbata, Mike Bowden, Glenn Frey, Bryan Garofalo, Gib Guilbeau del giro Flying Burrito, Gary Mallaber, Wayne Perkins Joel Tepp, collaboratore di Bonnie Raitt per cui Souther scriverà alcuni brani negli anni a venire. La ristampa Omnivore contiene sette bonus, tra alternates e demos ed è in uscita l’8 gennaio in USA e il 15 gennaio in Europa, via Warner. mentre i due album successivi, Black Rose Home By Dawn (in mezzo c’era stato You’re Only Lonely, quello di maggior successo, che pero era uscito per la Columbia)verranno ripubblicati, sempre rimasterizzati e potenziati il prossimo 12 febbario.

Per il momento:

Tracklist
1. The Fast One
2. Run Like A Thief
3. Jesus In 3/4 Time
4. Kite Woman
5. Some People Call It Music
6. White Wing
7. It’s The Same
8. How Long
9. Out To Sea
10. Lullaby
Bonus Tracks:
11. Kite Woman (Alternate Version)
12. Jesus In 3/4 Time (Demo)
13. The Fast One (Demo)
14. Run Like A Thief (Demo)
15. How Long (Demo)
16. One In The Middle (Demo)
17. Silver Blue (Demo)

villagers where have you been

Villagers è il nome d’arte che ha scelto il musicista irlandese Conor O’Brien per pubblicare la propria musica, con l’aiuto di alcuni altri musicisti ma spesso anche in solitaria, suonando tutti gli strumenti. Fino ad oggi ha pubblicato tre album Becoming a Jackal del 2010, forse fino ad ora il migliore http://discoclub.myblog.it/2010/06/18/anche-lui-di-nome-fa-conor-the-villagers-becoming-a-jackal/, poi Awayland nel 2013 e nella primavera del 2015 il recente Darling Arithmetic, tutti ottimi esempi di raffinato e complesso pop-rock. Ora l’8 gennaio, su etichetta Domino, esce questo Where Have You Been All My Life? dove Conor O’Brien rivisita molti brani dei suoi tre album precedenti in una nuova veste sonora, più articolata e vicina al sound del primo album, quello con gli arrangiamenti più complessi.

Grazie all’aiuto di Cormac Curran grand piano e analogue synthesizer, Danny Snow contabbasso, Mali Llywelyn arpa, mellotron e voce, e Gwion Llewelyn batteria, flicorno e voce, oltre allo stesso O’Brien che suona tutto il resto, in un solo giorno nel luglio del 2015, sono stati registrati 18 brani di cui 12 quelli pubblicati nell’album, tra cui una cover di Wichita Lineman Memoir che era apparsa solo su un album di Charlotte Gainsbourg, per cui era stata scritta la canzone. Quindi una sorta di live in studio, ma con una strumentazione ricca e variegata che ci porta ad apprezzare la bravura e il talento di questo musicista, tra i più interessanti in circolazione sul lato britannico dell’Atlantico.

magic sam blues band black nagic with bonus bob margolin my road

Sempre in questi giorni escono anche due album che gravitano nell’area blues (e che quindi non escludo di recensire per esteso a breve, sempre se trovo il tempo). Il primo è la ristampa potenziata del classico album Black Magic, attribuito alla Magic Sam Blues Band, uscito per la Delmark nel 1969 proprio pochi giorni prima della sua prematura scomparsa a soli 32 anni, il 1° dicembre di quell’anno. Ai 10 brani dell’album originale sono state aggiunte 7 tracce con versioni alternative o brani inediti:

I Just Want a Little Bit
What Have I Done Wrong
Easy, Baby
You Belong to Me
It’s All Your Fault
Same Old Blues  https://www.youtube.com/watch?v=0ScsUUNiuoQ
You Don’t Love Me, Baby
San-Ho-Zay
Stop! You’re Hurting Me
Keep on Loving Me Baby
What Have I Done Wrong (Alternate)
I Just Want a Little Bit (Alternate)
Everythings Gonna Be All Right
Keep on Doin’ What You’re Doin’
Blues for Odie Payne
Same Old Blues (Alternate)
What Have I done Wrong (Alternate)
Keep on Loving Me Baby

Sempre grazie all’etichetta di Chicago sul finire del 2014 era uscito un CD inedito registrato dal vivo ai tempi dal grande chitarrista blues, di cui vi avevo parlato su queste pagine virtuali, Live At The Avant Garde.

Mentre per la Vizztone esce il nuovo album di Bob Margolin, storico chitarrista di Muddy Waters negli ultimi anni di carriera del vecchio McKinley Morganfield. La Vizztone è una benemerita etichetta indipendente americana che lo stesso Margolin ha contribuito a fondare e che periodicamente pubblica i suoi dischi ( in tempi relativamente recenti, tra i tanti, il Live di Brandon Santini, il disco inedito bellissimo di Sean Costello e l’ultimo Cathy Lemons, tutti dischi recensiti da chi scrive, anche sul Buscadero). My road dovrebbe essere, se non ho fatto male i conti l’11° della serie, il primo dopo Blues Around The World pubblicato nel 2012 http://discoclub.myblog.it/2012/03/12/incontri-blues-bob-margolin-with-mike-sponza-band-blues-aro/, e nello stesso anno era uscito anche Not Alone in coppia con Ann Rabson.

Per oggi è tutto, nei prossimi giorni si continua con le altre uscite del mese, seguendo, ove possibile, una sorta di sequenza più o meno cronologica, ma senza tralasciare le consuete recensioni ed eventuali “recuperi”!

Bruno Conti