Sono Tornati: Più Che Da 6 Almeno Da7 e ½ o 8 , Ottimo Anche Il Concerto Di Milano Con “Sorpresa”! Mandolin Brothers – 6

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Mandolin Brothers – 6 – Martinè Records/Ird

Diciamo che 6 dischi in 40 anni (quelli di carriera che festeggiano quest’anno) non sono proprio una media da record, considerando che uno è anche un EP con allegato un DVD, ma se consideriamo che fino al 2000, anno in cui esce il primo CD For Real, avevano pubblicato solo una cassetta autoprodotta (che non mi pare di avere mai sentito) ecco che la frequenza delle uscite si fa più ragionevole, considerando anche l’album solista di Jimmy Ragazzon del 2016 https://discoclub.myblog.it/2016/12/01/come-i-suoi-amati-bluesmen-un-pavese-americano-finalmente-esordisce-con-una-valigetta-piena-di-belle-canzoni-jimmy-ragazzon-songbag/ , e poi, per essere onesti, gli unici che festeggiamo veramente 40 anni di carriera sono Jimmy e il chitarrista Paolo Canevari, gli altri alla data di fondazione del gruppo probabilmente non erano ancora nati (confermato!) o andavano all’asilo o alle elementari. Comunque, come si è soliti dire, quella che conta è la qualità, e nei loro dischi non è mai mancata, come testimonia anche questo nuovo “6”: 11 brani in tutto, di cui uno scritto da Jono Manson, che è anche il produttore, confermato dopo il precedente Far Out  , e una cover di The Other Kind di Steve Earle, sorta di inno generazionale come dice Jimmy, magari meno conosciuto di altre canzoni del cantautore texano, ma amato da tutti i componenti della band.

Nelle altre 9 canzoni Ragazzon appare come autore e co-autore in sei, con anche Riccardo Maccabruni e Marco Rovino che contribuiscono in modo consistente, e pure Canevari è co-autore di due brani, tra cui la celebrativa e suggestiva 40 Long Years, brano in cui appare il vecchio mandolinista (e chitarrista) del gruppo Bruno De Faveri. Tra gli ospiti, ai cori in It’s Time, il cantautore alessandrino Dado Bargioni, e alla chitarra, nella potente Bad Nights, il genovese, ma piemontese acquisito, Paolo Bonfanti. Il disco mi sembra un filo più rock del precedente, ma forse è solo una impressione, diciamo più elettrico, c’è un po’ meno blues, ma ci sono i soliti punti di riferimento della buona musica americana, Dylan, Springsteen, gli Stones (ops, diciamo del periodo americano),Allman Brothers, ovviamente Earle, la West Coast, i Little Feat, e potremmo andare avanti per anni. Purtroppo anche in questa nuova prova, a differenza di altri, magari anche bravi, che di recente sono usciti di melone, niente trap, indie, electro,  o qualche bel duetto hip-hop, anzi si dice featuring, si chiama ironia prima che qualcuno fraintenda. Tornando ai Little Feat, quando è partito il primo brano del CD, My Girl In Blue, mi sono chiesto se non mi avessero fatto uno scherzetto sostituendo il disco con uno della band di Lowell George, ma poi la voce era diversa, quella di Ragazzon, più matura e ben definita, grazie anche all’ottimo lavoro di produzione di Manson sembra addirittura migliorata, altri 40 anni e canterà meglio di Mick Jagger o Van Morrison: ma il tiro della slide, Rovino per l’occasione, e il groove, sono quelli, con la ritmica di Joe Barreca e Daniele Negro sul pezzo, l’organo di Maccabruni insinuante a spalleggiare la slide in gran spolvero e anche belle armonie vocali, ottima partenza.

C’è voluto tempo per completare questo nuovo disco, ma valeva la pena di aspettare, tutto è stato fatto con molta cura per i particolari, e le canzoni si ascoltano con grande piacere, come conferma l’incalzante Down Here, un solare ed avvolgente brano country-rock, o preferite Americana che fa più figo? Con un testo  ricco di speranze e resilienza, anche se non privo di note pessimiste, ma la musica vibra vigorosa, tra acustiche, elettriche tintinnanti e il pianoforte, quasi come i Byrds quando cantavano Dylan, con Roy Bittan al piano. It’s Time, con una melodia circolare, è più lenta e riflessiva, un mid-tempo, sempre con un bel suono delle pungenti chitarre elettriche, ottimo il piano e le armonie vocali più complesse, grazie alla presenza di Bargioni, melodie che profumano di West Coast; Face The Music, il pezzo scritto da Jono Manson è un R&R di quelli gagliardi, riff quasi stonesiano, ritmi  accelerati e chitarre sempre vibranti, fino a un cambio di tempo nella parte centrale che ci fa tuffare dalle parti di New Orleans, con slide e solista che tagliano l’aria, quasi come se i Little Feat ci fossero ancora (RIP Paul Barrere).  A Sip Of Life è una sorta di ondeggiante valzerone rock, cantato a due voci  dagli autori Maccabruni e Rovino, con un “piccolo” aiuto di Jimmy, anche all’armonica, mentre Lazy Days dell’accoppiata Manson/Ragazzon è più riflessiva ed intima, dolce e malinconica, elettroacustica, raffinata e con echi californiani, o visto l’autore, anche New Mexico. Lost Love è uno due brani firmato dalla vecchia guardia, con Canevari che si concede qualche soprassalto southern, tra chitarre “riffatissime”, organo d’ordinanza e sezione ritmica decisamente energica, fino alla coda chitarristica che dal vivo farà un figurone in concerto.

If You Don’t Stop di Maccabruni, tra mandolino e fisarmonica, ha un’aria più campestre e pastorale, grazie anche ad un bel intervento di una national steel nella parte centrale. Bad Nights è uno di quei brani elettrici tipici di quando la band inizia a tirare di brutto, tra folate di rock, come dicono gli americani che se intendono “firing on all cylinders”, avete presenti quei pezzi  sudisti degli Outlaws, quando le chitarre, anche Bonfanti che si aggiunge al festino, si sfidano a viso aperto, nel disco si interrompe all’improvviso, ma dal vivo prevedo sfracelli e comunque l’ascoltatore gode come un riccio. Il brano successivo, introdotto da un mandolino, sembra quasi una canzone di Steve Earle, e in effetti lo è, un sentito omaggio a Mr. Earle, una splendida versione di The Other Kind, uno di quei pezzi dove i Mandolin’ Brothers sono maestri nel convogliare le atmosfere quasi epiche di certe composizioni  di Steve, una meraviglia, tra mandolini, fisarmoniche e le citazioni del mito americano nel testo. A chiudere arriva 40 Long Years https://www.youtube.com/watch?v=pWec4JhLhqo , una sorta di autocelebrazione, con De Faveri della partita, ancora mandolino, fisa, chitarre acustiche in evidenza, e Jimmy che nel testo butta lì piccole citazioni, uno “Still Got Dreams” qui, un “Willin’” là, uno “Sleepless nights” sopra, sarà voluto? Glielo chiederò (NDB Ha confermato!): il risultato comunque è da veri Mandolin’ Brothers, quelli di un tempo ma anche quelli di oggi. Direi che più che 6 gli darei un bel 7 e ½ o 8!

Bruno Conti

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P:S. Spazio Teatro 89 Milano – 30 Novembre 1989

Ieri sera c’è stato anche il concerto di presentazione a Milano: di fronte ad un teatro quasi esaurito la band ha sciorinato l’album integralmente, più o meno anche seguendo l’esatta sequenza dei brani del disco. Jimmy aveva un principio di bronchite con raucedine, ma con la sua elegante camicia laotiana (così mi è stato detto) ha applicato la solita formula dello “show must go on” e se l’è cavata più che egregiamente. Come è noto i Mandolin’ Brothers dal vivo, come direbbe Abatantuono, sono “una putenza” e anche ieri sera non si sono smentiti: partenza a tutta slide con una gagliarda My Girl In Blue, e da lì in avanti non ce n’è stata per nessuno, Dado Bargioni è salito sul palco per It’s Time, Face The Music il brano di Jono Manson spostato più avanti nella scaletta, ma a questo punto accade l’imponderabile: un bel blackout improvviso e tutti al buio senza corrente. Dopo un attimo di sconcerto vengono serrate la fila e si procede in versione unplugged (ma senza microfoni), Bruno De Faveri sale sul palco in anticipo e viene improvvisata all’impronta una 40 Long Years acustica. Il pubblico approva e allora vai con Willin’ dei Little Feat Sweet Virginia degli Stones. Poi quando torna la corrente si provvede a completare a tutto R&R una sapida Face The Music, seguita da If You Dont Stop di Maccabruni. A questo punto sale sul palco anche Paolo Bonfanti (di cui è uscito di recente, insieme a Martino Coppo, un bellissimo Pracina Stomp, prodotto dal grande Larry Campbell, prossimamente sul Blog), e Jimmy giustamente dice “se ce l’abbiamo perché usarlo per un solo brano?”, e allora vai con la dylaniana Scarlet da Still Got Dreams e poi una poderosa Talk To Your Daughter di JB Lenoir (l’unico blues puro della serata), con trazione a tripla chitarra + armonica e fisa, con Canevari e soprattutto Bonfanti e Rovino, di fianco sul palco, che “se le suonano” di brutto, prima di ribadire, ovviamente con Canevari, in Bad Nights, con una vorticosa cavalcata chitarristica a tre, in pieno trip southern, che quando vogliono non ce n’è per nessuno. The Other Kind di Steve Earle è un tripudio di mandolini e fisarmoniche. Bombay Skyline è l’occasione per (ri)portare sul palco De Faveri e di fare un omaggio al “Fat man In the Bathtub” ovvero Lowell George, con un ritmo, ca va sans dire”, ondeggiante, alla Little Feat (italiani). 40 Long Years ci riporta a un suono più rootsy per il finale (del disco e del concerto), ma tornano, con Bargioni che canta una strofa, per l’omaggio a Dylan di Went To See The Poet, sempre da Still Got  Dreams,  che viene poi suonata, alla Born To Run di Springsteen.

Infine tutti e nove i musicisti insieme appassionatamente sul palco per un tributo al R&R ad alta densità di ottani dei Blasters, con una deragliante So Long Baby Goodbye. A questo punto, come Yanez, visto l’abbigliamento, Jimmy ci saluta e va a fumarsi l’ennesima sigarettina.. 

Stanno Tornando! Mandolin’ Brothers, Sabato 30 Novembre Allo Spazio Teatro 89 Di Milano Presentazione Del Nuovo Album “6”

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Ah, quei bei titoli di una volta, “6”, sarà mica per caso il sesto album della band pavese (diciamo di Voghera e dintorni)? Certo che sì: a cinque anni dal precedente album Far Out, e a due anni dall’uscita del disco solista di Jimmy Ragazzon,i Mandolin’ Brothers pubblicano un nuovo album anche per festeggiare 40 anni di carriera (ok i dischi hanno iniziato a farli parecchi anni dopo, ma non stiamo a spaccare il capello in quattro, anche perché non per tutti ce ne sono ancora molti). La formazione si è stabilizzata da parecchi anni in un sestetto, dove oltre a Jimmy, voce solista, armonica e chitarra acustica, ci sono Marco Rovino, chitarre, mandolino e voce, Paolo Canevari, chitarra elettrica e slide, Riccardo Maccabruni, piano, organo, fisarmonica e voce, Joe Barreca, basso e Daniele Negro, batteria.

Per questa serata speciale, che si terrà alla Spazio Teatro 89 a Milano in Via F.lli Zoia 89, ci saranno alcuni ospiti, non a sorpresa, visto che sono annunciati Paolo Bonfanti, Bruno De Faveri e Dado Bargioni; non ci sarà Jono Manson, che ha prodotto il nuovo album ai suoi Kitchen Sink Studios di Santa Fé nel New Mexico, disco che è stato registrato nel corso dell’ultimo anno tra i Downtown Studios di Pavia e il Raw Wine Studio di Buffalora (PV), Jono che sarà probabilmente presente nelle date di febbraio del tour. Il disco riporta nove nuove composizioni della band, un brano inedito di Jono Manson e una cover di Steve Earle, da sempre uno dei preferiti del gruppo, insieme agli amati Bob Dylan, Stones, Little Feat e ai grandi bluesmen della tradizione della musica americana, tanto per citare solo alcune delle influenze che animano la musica dei sei: quindi blues, rock, country, folk, roots music, vogliamo chiamarla Americana (quello che si offende se usi il termine è Dan Stuart dei Green On Red)? Ovviamente il concerto prevede, oltre alla esecuzione dei nuovi brani, anche una carrellata di canzoni dai vecchi album e qualche cover succosa scelta nel loro sterminato repertorio.

Che altro dire? Il prezzo del biglietto sarà 13 euro, 10 euro quello ridotto. Poi la settimana prossima, o comunque non appena in possesso del CD, che verrà venduto pure al Teatro, recensione dell’album sul Blog. Non mi rimane che dirvi di intervenire numerosi: se li conoscete già è quasi pleonastico dirlo, ma se non li avete mai visti dal vivo (vedere sopra), si tratta di una esperienza da fare assolutamente, in quanto siamo di fronte ad una delle migliori band in circolazione, e non solo in Italia.

Bruno Conti

Jimmy Ragazzon Intervista E Concerto: Una Valigia Piena Di Canzoni!

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Una veloce premessa, questa è una intervista che ho realizzato insieme a Jimmy per il Buscadero, e quindi la potete leggere anche sul numero di Febbraio della rivista, in edicola e nei punti vendita in questi giorni. Aggiungo anche che in virtù dell’amicizia (spero) che mi lega al musicista di Voghera gli ho chiesto se avrà voglia in futuro, tra un impegno e l’altro, di tornare a scrivere qualcosa per il Blog. Considerando che proprio per le sue collaborazioni avevo aperto una categoria specifica di Post sul Blog, ovvero “Da Musicista A Musicista”, mi ha dato la sua disponibilità senza impegno, per cui quando avrò qualche parto del suo inegegno ve la proporrò sul Blog ( e scrivendolo qui lo inchiodo alle sue responsabilità, scherzo!). Alla fine dell’intervista trovate anche il resoconto del concerto di Milano del 13 gennaio scorso. Quindi buona lettura!

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Quasi sul finire dell’anno scorso un paio di musicisti italiani dell’area pavese (l’altro è Ed Abbiati) hanno dato alle stampe dei dischi di musica chiaramente ispirati dalle loro passioni per il suono che siamo soliti definire Americana, roots music, ma anche i più tradizionali folk e country, senza dimenticare il blues ed il bluegrass, soprattutto nel caso del primo disco solista di Jimmy Ragazzon, quel Songbag che esce dopo oltre 35 anni (diciamo 37, quasi 38) di onorata carriera con la sua band dei Mandolin’ Brothers (ecco la recensione http://discoclub.myblog.it/2016/12/01/come-i-suoi-amati-bluesmen-un-pavese-americano-finalmente-esordisce-con-una-valigetta-piena-di-belle-canzoni-jimmy-ragazzon-songbag/. Visto che il prima lo conosciamo bene, siamo andati a chiedergli con alcune domande la genesi del disco e i futuri eventuali sviluppi.

Allora, Jimmy, immagino che il disco, molto bello, uno dei migliori di questo scorcio finale di anno, non sia nato come una improvvisa Epifania, ma venga da un desiderio di esplorare anche cammini contigui a quelli della musica del gruppo, cercando di usare un suono “più austero” ma sempre ricco di sonorità brillanti e ben definito nei particolari. Quale è stato , se c’è stato, il fattore scatenante, oppure si è trattato di un processo lento e ponderato? Insomma ti sei svegliato una mattina, e invece di farti una shampoo (come diceva Gaber) hai deciso di lanciarti in un disco solista o è stato un desiderio covato per anni e portato a compimento?

Pensavo ad un album totalmente acustico da molto tempo, che contenesse alcune canzoni nate per essere suonate in quel modo, senza troppe elucubrazioni ed arrangiate in modo scarno ma spontaneo. La mia idea era quella di suonare i pezzi, correggere eventuali pecche e poi registrare, senza pensarci troppo e senza rivedere gli arrangiamenti più volte. Volevo anche registrare ogni singolo brano con tutti, o quasi, i musicisti contemporaneamente in studio, per ottenere un feeling unico e seguire il flusso del momento. Il risultato finale è molto vicino a questa mia idea di base e ne sono contento.

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 Della “tua” band appare solo Marco Rovino, che peraltro ha un ruolo decisivo, sia come autore che musicista nell’album. Gli altri ottimi musicisti italiani come li hai scelti?

Ho conosciuto Paolo Ercoli, Rino Garzia e Luca Bartolini, cioè i musicisti con cui suono dal vivo Songbag, nel corso degli anni. Conoscendo le loro indubbie qualità tecniche e la loro predilezione per la musica acustica, li ho coinvolti nel progetto, lasciando che ognuno di loro si esprimesse e portasse idee e suggerimenti. Il loro apporto è stato fondamentale, anche nei rapporti interpersonali, basati sull’amicizia ed il rispetto reciproco. Comunque in un paio di brani ci sono altri due Mandolins, cioè Joe Barreca e Riccardo Maccabruni. Senza dimenticare Chiara Giacobbe, Roberto Diana, Maurizio Gnola e tutti quelli che hanno collaborato, non ultimo Stefano Bertolotti, della Ultra Suond, che mi ha offerto la possibilità di realizzare questo mio progetto.

Ed al tuo fianco, anche questa volta c’è l’immancabile Jono Manson. Quale è stata questa volta la sua funzione nell’economia del disco?

Jono ha mixato e masterizzato l’album, dando anche preziosi suggerimenti, con tutta la sua esperienza e la sua cultura musicale. Ha evidenziato al meglio il suono del legno degli strumenti, che era quello che cercavo, rendendolo il più caldo e naturale possibile. Inoltre mi ha ancora una volta stupito, inserendo un banjo tenore in 24 Weeks, che trovo molto bello e diverso rispetto al suono del resto delle canzoni.

E ancora, come sei arrivato alla scelta delle due cover inserite nell’album? Due dei tuoi preferiti assoluti: Dylan quasi inevitabile, ma perché quella canzone e Guy Clark, immagino altro punto di riferimento anche nei tuoi ascolti come appassionato di musica?

Ho sempre amato Dylan, uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Ho pensato a come avrebbe potuto suonare Spanish Is The Loving Tongue, diciamo nel periodo inizio anni ‘70 e di conseguenza ho creato un arrangiamento che si potesse avvicinare a questa mia fantasticheria. Anche per Guy Clark ho sempre avuto una grande ammirazione e The Cape è una delle sue perfect songs, in cui testo e linea melodica si coniugano magistralmente. E poi che il ragazzino con il suo logoro mantello riuscisse finalmente a volare, malgrado la dura realtà e contro il parere di tutti…beh… è una gran bella storia.

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Torniamo alla creazione delle canzoni contenute nel disco. Sono tutte nuove, scritte in tempi recenti o ce ne sono alcune che “covavi” da tempo e non avevi mai utilizzato negli album dei Mandolin’ Brothers perché non le ritenevi adatte allo stile del gruppo?

Sono tutti brani nati nel corso di questi ultimi anni, diciamo post Far Out. Come MB abbiamo suonato parecchie volte con la line up acustica e certe sonorità, la rilassatezza delle esecuzioni, il loro soft mood, mi hanno definitivamente convinto ad iniziare il progetto Songbag, visti anche gli impegni personali del resto della band, che avrebbero comportato poco tempo a disposizione per pensare ad un nuovo disco dei MB. Comunque penso che certe canzoni e soprattutto certi testi, dovessero essere proposti in maniera più personale e diretta anche per i temi trattati, spesso autobiografici.

E, domanda collaterale, che si aggancia agli eventuali futuri sviluppi citati all’inizio: ne avete incise altre poi non usate nel disco, magari ci sono state altre cover papabili che poi non sono state utilizzate?

 Sono rimasti fuori sostanzialmente solo un paio di pezzo miei ed altrettante cover, come Friend Of The Devil dei Grateful Dead, che comunque eseguiamo in concerto.

 L’idea di fare un disco acustico era prevista fin dall’inizio oppure era solo una delle opzioni a disposizione? Magari un bel disco di blues elettrico o da cantautore “impegnato” non sarebbero stati male?

 No, doveva essere fin dall’inizio un disco acustico con le mie canzoni. Credo che Dirty Dark Hands, Sold (ispirata da una poesia di P. B. Shelley) e Evening Rain, si possano considerare canzoni impegnate a sfondo sociale e/o quantomeno piuttosto esplicite del mio modo di pensare, almeno nel testo. Di certo mi piacerebbe molto fare un album di blues elettrico rigorosamente old style, come il bellissimo ultimo Stones, con suoni sporchi e ruvidi. Non è detto che prima o poi non si riesca a realizzare anche questo progetto.

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Dicevi che alcuni testi dei brani contenuti nel disco hanno anche connotati autobiografici, vuoi elaborare questo tuo pensiero e raccontare di quali canzoni si tratta?

D Tox Song, che parla di un periodo oscuro e pesante della mia vita. 24 Weeks ovvero “della risoluzione del caso” cura & salute…In A Better Life, su quello che ci rimane verso la fine, nel mio caso la musica, la strada percorsa e le persone importanti che non posso assolutamente dimenticare. Ci sono comunque altri riferimenti in altri pezzi, ma sarebbero troppi da spiegare. Credo comunque che sia sempre meglio scrivere di quello che conosci, che provi o che pensi.

Ho visto una delle date del tuo tour solista a Milano e devo dire che suonate veramente in modo splendido, questo può voler dire che ci saranno altri sviluppi futuri anche in questa tua carriera come solista o i Mandolin’ Brothers rimangono comunque il progetto primario?

I MB rimangono ovviamente il mio progetto principale, con l’apertura del cantiere per il nuovo album a breve, anche se ci vorrà un bel po di tempo prima di chiuderlo. Per quanto riguarda Songbag e la collaborazione con The Rebels, intendo portarla avanti diciamo in parallelo, visti i riscontri molto positivi dell’album, dei primi concerti ed il fatto che stiamo bene insieme e ci divertiamo, soprattutto quando ci lanciamo in “inusuali” idee di arrangiamenti per brani nuovi o per cover non proprio ortodosse nel nostro genere musicale.

Tra l’altro chiacchierando fra di noi ad un certo punto era saltata fuori anche la faccenda che una canzone di Songbag “Evening Rain” era stata scelta come Track Of The Week della versione on line della rivista Classic Rock UK, in lizza anche contro i Rolling Stones. E poi la settimana successiva è stata scelta come prima classificata dal voto dei lettori. Quando hai visto che avevi battuto gli amati Stones cosa hai pensato?

Che c’era qualcosa che non andava, che non aveva alcun senso. Siamo sinceri: ma quando mai? Di certo molti amici mi avranno aiutato votandomi dall’Italia e diciamo che gli Stones o Iggy Pop non avessero tutto quell’interesse per questa classifica settimanale…per usare un eufemismo… Rimane comunque il piacere e la grande soddisfazione di aver vinto un contest di una delle riviste musicali più prestigiose d’Europa, non solo con un mio brano, ma anche tratto dal mio primo album solo.

E infine domanda classica: quali sono i tuoi dischi da isola deserta. Almeno quelli di oggi, perché poi si sa che le preferenze cambiano di continuo?

Eccone alcuni, ed è molto difficile che io possa cambiare idea su questi capolavori…

Bob Dylan: Highway 61 Revisited. Rolling Stones: Exile On Main Street

David Crosby: If I Could Only Remember My Name. The Beatles: White Album

The Clash: London Calling. Bob Dylan: The Freewheelin’. Muddy Waters: Hard Again.

Tom Waits: Rain Dogs. Mississippi John Hurt: The Best Of. Little Feat: Waiting For Columbus. Neil Young: Tonight’s The Night and so on…

Il Concerto

La sera del 13 gennaio al Nidaba di Via Gola 12 a Milano (un piccolo accogliente locale dove si ascolta musica gratis, spesso ottima, a due passi dai Navigli, di recente è stato insignito dell’Ambrogino D’Oro, benemerenza civica milanese, per vent’anni di onorata carriera nelle serate musicali della città meneghina) si tiene la prima data del 2017 del tour di Jimmy Ragazzon & The Rebels: per presentare l’album Songbag di cui si parla diffusamente nell’intervista. Gran bel concerto con una serie di ottimi “pickers” italiani che non hanno da invidiare ai migliori musicisti americani: a guidare le danze Jimmy Ragazzon, voce solista e armonica, con Marco Rovino, anche lui dei Mandolin’ Brothers, chitarra acustica, mandolino e armonie vocali (molto funzionali all’atmosfera musicale che si viene a creare), Paolo Ercoli al dobro, un vero virtuoso dello strumento che non ha nulla da invidiare (secondo me) a Mike Auldridge dei Seldom Scene o a Jerry Douglas, alla chitarra acustica e voce Luca Bartolini, al contrabbasso, con e senza archetto, Rino Garzia Ospiti speciali della serata Edward Abbiati dei Lowlands che duetta con Jimmy in una bellissima versione a due voci di Don’t Think Twice Is Alright dell’amato Bob Dylan e al mandolino aggiunto Paolo Monesi, vero protagonista, con gli altri, di una versione fantastica, lunga e molto improvvisata, di E.M.D. del David Grisman Quintet.

Tra le altre chicche della serata, in apertura, una rilettura acustica eccellente di Friend Of The Devil, che genera la gag del “presunto zio” di Garzia, Jerry Garcia, autore del pezzo, una Fortunate Son dei Creedence che diventa quasi un pezzo dei Dillards o dei Country Gazette, a tutto bluegrass. E ancora, sul lato blues, Bye Bye Blackbird di Sonny Boy Williamson II, solo voce, armonica e contrabbasso, una When I Paint My Masterpiece, il pezzo di Dylan interpretato dalla Band su Cahoots. Non mancano nei bis finali anche Swing ’42 di Django Reinhardt via David Grisman, ancora bluegrass “progressivo” o Dawg Music se preferite, con Monesi di nuovo aggiunto al mandolino, e un altro gagliardo blues Key To Highway di Big Bill Broonzy, che molti ricordano nelle versioni ripetute di Eric Clapton. In mezzo molte, forse tutte, meno una, le canzoni di Songbag, in eccellenti versioni, e anche riletture in questa veste brillante acustica di alcuni brani del repertorio dei Mandolin’ Brothers. Più di due ore di ottima musica eseguita con classe, nonchalance, sense of humor e grande partecipazione del pubblico, tra cui si aggiravano anche Mandolin’ Brothers assortiti, mogli e fidanzate. Se riuscite ad andare a vederli in concerto non fatevi sfuggire l’occasione, ci saranno ulteriori date dal vivo anche a febbraio, marzo ed aprile, inframmezzate a quelle con il gruppo.

Bruno Conti

In Viaggio In Italia, Con “Gruppo” Al Seguito. Richard Lindgren – Malmostoso

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Richard Lindgren – Malmostoso – Rootsy/Ird

Qualche mese a fa, a fine ottobre, vi avevo annunciato la serata milanese di presentazione del nuovo disco di Richard Lindgren Malmostoso, concerto che poi si è tenuto regolarmente, in una uggiosa serata milanese, con ottimi riscontri qualitativi e discreta presenza di pubblico.. Lindgren è uno svedese del Sud, viene da Malmo, e per l’occasione ha unito le forze con i “nordisti” italiani Mandolin’ Brothers, sia per la registrazione del disco come per la tournée italiana, che tra pause e riprese, è tuttora in corso. Il buon Richard è uno svedese anomalo, un buon performer in grado di intrattenere amichevolmente il pubblico anche con piccoli trucchetti e gag divertenti, oltre alle magie sonore imparate in lunghi anni on the road, e agli immancabili racconti di vita e piccoli aneddoti che tratteggiano lo spirito delle sue canzoni, che poi vivono e respirano in proprio grazie al suo talento.

Con la band pavese Lindgren ha costituito un sodalizio dai contorni quasi telepatici per questo nuovo album, disco che ruota attorno ai nuovi brani scritti dall’autore svedese nel corso dei suoi continui e ripetuti soggiorni italiani, i soggetti delle canzoni, e spesso i titoli, rimandano al Belpaese, ma la musica e i contenuti sonori sono quelli di un cantautore dal taglio internazionale, di grande talento, ispirato ed influenzato dall’opera dei grandi cantautori americani e inglesi, oltre che dalla poesia e dalla letteratura, nomi come Dylan, Waits, Morrison non vengono citati a sproposito tra le fonti di ispirazione del nostro, ma nella sua musica si ritrovano anche echi dei grandi cantanti texani, da Townes Van Zandt in giù,  qualcuno ha citato pure Jack Hardy, io potrei aggiungere, non per il tipo di voce, ma per le atmosfere sonore che evoca, uno come Eric Andersen, raffinato ed avvolgente, il tutto grazie “alla tristezza, la rabbia, la brama di vivere e l’umorismo”, che le sue canzoni spargono, ipse dixit Mary Gauthier, sua grande fan.

Il sodalizio con i Mandolin’ ha aggiunto, in alcuni brani, anche elementi blues e tratti rock più mossi e grintosi, ma Richard Lindgren rimane fondamentalmente un folksinger, uno storyteller, uno che è sempre innamorato di qualcosa, delle donne, dell’Italia, della poesia, del vino, tutti elementi che inserisce nelle sue canzoni, sempre uguali e sempre diverse tra loro. Il disco è uscito nell’autunno 2016 (e infatti l’ho inserito tra le mie scelte nei migliori album dell’anno appena passato) ma mi è sembrato giusto, anzi doveroso, sia pure in ritardo, parlarne in modo più diffuso e particolareggiato, visto che Malmostoso, se non lo avete anche ancora ascoltato, o eventualmente, acquistato, merita tutta la vostra attenzione. Chi è lombardo conosce il termine “malmostoso” (anzi in dialetto sarebbe malmustus), per gli altri forse è difficile da spiegare, ma, come dice la Treccani potremmo dire che è una persona musona, scontrosa, sgarbata, anche lunatica e stramba, più che il “sad and gloomy” citato nelle note del libretto, e penso che il titolo sia stato comunque usato anche per i significati multipli che evoca.

Nel disco, si diceva, suonano i Mandolin’ Brothers al gran completo, Jimmy Ragazzon (voce, armonica e chitarra acustica), Paolo Canevari (chitarre, slide & National Steel), Marco Rovino (mandolino, chitarre, voce), Riccardo Maccabruni (fisarmonica, tastiere, voce), Joe Barreca (basso elettrico e contrabbasso) e Daniele Negro (batteria e percussioni), oltre all’altro chitarrista Francesco Montesanti, e sin dall’apertura in chiave dylaniana dell’iniziale Dunce’s Cap, con organo e chitarre rock ben delineate, si respirano sonorità roots (d’altronde vista anche l’etichetta per cui incide è quasi inevitabile) di grande fascino. Mentre Let’s Go To Como, Baby, anche grazie all’impiego di una voce femminile eterea e sognante, è quella che più mi ricorda le splendide canzoni dell’Eric Andersen poc’anzi ricordato, una ballata introdotta da gentili arpeggi di una chitarra acustica e poi, grazie ad un violino evocativo e struggente, ti avvolge in una atmosfera calda e delicata. O ancora la splendida e letteraria Lonesome Giacomo, altra fremente ballata percorsa dall’uso del violino (anche nelle esibizioni live, sempre la bravissima Chiara Giacobbe), oppure le atmosfere più bluesy e febbrili, quasi stonesiane, grazie alle chitarre taglienti, come da titolo, di Ragazzon Blues, dove Jimmy aggiunge la sua armonica al tessuto sonoro del brano. Con Merrion Row, onirica e sospesa, che grazie all’uso della doppia tastiera si riallaccia al sound dei vecchi lavori di Lindgren, e mette in evidenza la voce roca e vissuta del cantante svedese, pur mantenendo il tocco di classe dei Mandolin’ Brothers nell’andatura incalzante della canzone; Evil Love è una intensa blues ballad dalla bella melodia vecchio stile, lenta ed avvolgente, con la chitarra solista che lavora di fino nella parte centrale e l’armonica che torna a farsi sentire nella parte finale, e le solite citazioni letterarie, questa volta Robert Burns, nel testo.

Bluesy Moss, invece, a dispetto del titolo, è una folk song splendida, di impianto acustico, ma sempre con l’organo che ti entra sottopelle, insinuante e sapido, mentre Lindgren canta con in modo piano ma appassionato; molto bella anche St. Vincent’s Blues (ma ce n’è una brutta?), introdotta da  un arpeggio di chitarra acustica, poi acquisisce un piglio tra country e bluegrass, grazie all’impiego del dobro del bravo Paolo Ercoli, sentito anche nel recente disco solista di Jimmy Ragazzon http://discoclub.myblog.it/2016/12/01/come-i-suoi-amati-bluesmen-un-pavese-americano-finalmente-esordisce-con-una-valigetta-piena-di-belle-canzoni-jimmy-ragazzon-songbag/ . Poteva mancare in un brano l’uso della fisarmonica? Certo che no, se ce l’hai, e quindi in Trouble In Garden Riccardo Maccabruni passa alla fisarmonica, Paolo Canevari è alla slide, Jimmy Ragazzon di nuovo all’armonica, e sempre quasi di esserci tuffati in qualche vecchio album anni ’80 o ’90 del miglior Joe Ely; Sailor Blue, con il contrabbasso di Joe Barreca a segnare il tempo, il violino e il dobro di nuovo in azione, mi ha ricordato molto il primo Tom Waits, quello più romantico e intimo degli anni ’70, con Richard Lindgren che adotta una voce discorsiva ed insinuante per l’occasione. Il valzerone finale, che sarebbe Viaggio A Pavia, ma come lo pronuncia il cantante svedese diventa “Agio a Pavia” o qualcosa del genere, è una ulteriore canzone fascinosa e coinvolgente, con tanto di canto corale conclusivo di tutta la truppa, e che conferma ulteriormente il talento di questo autore nordico che merita assolutamente di essere conosciuto (come testimoniamo i suoi dieci, o dodici, a seconda delle fonti, album complessivi realizzati)!

Quindi se volete conoscere, o approfondire la conoscenza, Richard Lindgren, domani sera, 28 gennaio, sarà in concerto, con i Mandolin’ Brothers, al Cinema Teatro di Macallé in quel di Castelcerioso (AL). Se non potete andare, comprate comunque il disco, perché merita assolutamente.

Bruno Conti

Come I Suoi Amati Bluesmen, Un Pavese Americano “Finalmente Esordisce” Con Una Valigetta Piena Di Belle Canzoni! Jimmy Ragazzon – Songbag

jimmy ragazzon songbag jimmy ragazzon songbag retro

Jimmy Ragazzon – Songbag – Ultra Sound Records/Ird

Quando ho saputo, quasi un anno fa, che sarebbe uscito un disco solista di “Alessandro” Jimmy Ragazzon, mi era stato anche riferito che sarebbe stato un album “acustico”, quindi ovviamente diverso dalle recenti prove di gruppo con la sua band, i Mandolin’ Brothers, come era ovvio che fosse. Devo dire che mi aspettavo un disco legato alle sue passioni: quindi il Blues (e almeno nell’età matura in cui “esordisce” come cantautore, ci sono agganci con la tradizione dei musicisti blues di esordire appunto, diciamo avanti negli anni, però esordio è una parola forte, con oltre 35 anni di carriera e gavetta alle spalle), altra passione Mister Premio Nobel Bob Dylan, e una cover, più o meno, di un brano del Vate c’è, poi i cantautori americani, texani nello specifico, e troviamo un brano di Guy Clark, ma quello  che non mi aspettavo è la presenza massiccia di brani di derivazione country, anzi bluegrass, credo che in questo disco (esagero) si senta il suono del mandolino più che in tutta la produzione precedente della band, che prende il nome peraltro da questo strumento. Non vi racconterò per l’ennesima volta vita, morte e miracoli dei Mandolin’ Brothers (cercateli nel Blog), sappiamo che sono una delle migliori band della zona pavese, Voghera nello specifico, ma anche in generale della scena roots-rock italiana, per cui tuffiamoci nei contenuti del CD e nei musicisti che vi hanno suonato, anzi partiamo proprio da questi, quasi sempre impegnati in presa diretta, in una sorta di live in studio.

Tutti musicisti italiani, con l’esclusione di Jono Manson al banjo (un quasi naturalizzato comunque), spesso loro compagno di avventura e produttore, in questo caso impegnato a mixaggio e mastering. Il principale “Accomplice”, per mantenere questo spirito internazionale, o complice se preferite, è Marco Rovino, chitarra acustica, co-autore di due brani e degli arrangiamenti del disco, nonché alle armonie vocali (molto presenti) e soprattutto impegnato al fatidico mandolino, forse lo strumento principe dell’album. Luca Bartolini è l’altro chitarrista acustico, o picker se vogliamo continuare con queste analogie “Americane” (con la A maiuscola), molto bravo, come pure Paolo Ercoli, bravissimo al dobro in vari brani, Rino Garzia al contrabbasso in alcune tracce, e, sparsi nelle diverse canzoni: Roberto Diana alla Weissenborn guitar, Chiara Giacobbe al violino e Joe Barreca al contrabbasso, nella cover di Dylan, Maurizio “Gnola” Glielmo nel pezzo più blues del disco (e non poteva essere diversamente, in virtù anche del fatto che Jimmy Ragazzon Gnola avevano già registrato un disco in coppia nel 2009, l’ottimo Blues, Ballads And Songs, che se non lo avessero già usato sarebbe stato un ottimo titolo anche per questo nuovo album), Isha, tanpura e Franco Rivoira, tabla, nel brano che più profuma di “folk progressivo” e delle band inglesi dei primi anni ’70 (per chi scrive), Stefano Bertolotti titolare della Ultra Sound alle percussioni e, last but not least, l’altro “Mandolin” Riccardo Maccabruni alla fisarmonica e chitarra acustica. Sarà una mia mania, ma mi piace sempre ricordare chi suona in un album, per rispetto del loro lavoro, ma anche perché, a dispetto di chi pensa il contrario, sapere i nomi non è solo didascalico ma anche importante per capire cosa stiamo per ascoltare. Se poi il disco è pure bello, e questo lo è, tanto per chiarirlo subito, tanto di guadagnato.

I testi spesso oscillano tra il personale e l’autobiografico,sia pure velato e volutamente oscuro, il sociale, come in Dirty Dark Hands sull’immigrazione e Evening Rain, sull’emarginazione. Proprio questo brano, il cosiddetto singolo e video dell’album, a conferma dello status internazionale del disco, è stato, prima scelto, e poi premiato, da Classic Rock Uk versione on line, come http://teamrock.com/feature/2016-11-11/rolling-stones-steven-wilson-hotei-more-vote-for-your-track-of-the-week, facendoci esclamare, al sottoscritto, a Asterix e anche a Jimmy SPQI! (Sono Pazzi Questi Inglesi), battendo anche i beneamati Rolling Stones. Tornando ai brani il disco si apre con D Tox Song, e vi assicuro che se non sapessi che sto ascoltando questo disco avrei giurato di avere inserito nel lettore, per errore, un qualche vecchio album degli Old In The Way, dei Country Gazette o dei Dillards, perfetto bluegrass con meravigliosi intrecci sonori tra chitarre acustiche, dobro, mandolino e finissime armonie vocali, con un suono limpido e ben delineato, tutto da godere, testo scuro ma atmosfere musicali solari e avvolgenti, e pure un tocco di armonica che non guasta mai. Old Blues Man (che sia lui?) “E’ solo un vecchio bluesman Che si dimentica gli accordi”, per citare la traduzione presente nel libretto, insieme ai testi originali (senza dimenticare che all’interno sono presenti anche gli autografi di alcuni degli eroi di Jimmy), mentre l’approccio sonoro è sempre simile a quello del brano precedente, magari la voce è più vissuta, meno solare, c’è più di un tocco blues, ma il picking è sempre impeccabile e vorticoso, con il mandolino e il dobro sugli scudi. Poi arriva il prediletto Bob Dylan, con una bellissima canzone che però non è firmata dal buon Zimmerman, ma è un adattamento di un poema di Charles Badger Clark, poeta americano della prima metà del secolo scorso, a cui sono state aggiunte nuove liriche e musiche da Dylan stesso e che appariva su uno dei dischi più brutti del nostro, quel Dylan del 1973, creato dalla casa discografica senza alcun input del vecchio Bob: però nello specifico, la canzone, Spanish Is The Loving Tongue, rimane splendida (per la precisione era uscita anche come B-side di Watching The River Flow), anche in questa versione, con armonica d’ordinanza, Barreca al contrabbasso che segna il ritmo, e un paio di chitarre acustiche a colorare il tutto, più l’intervento struggente del violino di Chiara Giacobbe, che è la classica ciliegina su una torta riuscita alla perfezione.

Torna il country-bluegrass in 24 Weeks, scritta con Rovino, altro fulgido esempio di questo suono rurale che mi ricorda, anche grazie alle belle armonie vocali, un altro grande gruppo come i Seldom Scene, non li avevo ancora citati (ma sicuramente ai tempi rientravano tra gli ascolti del buon Jimmy, spero)! Sold, sta a quel crocevia tra Ry Cooder (la Weissenborn del bravissimo Roberto Diana dei Lowlands), folk e misticismo orientale, in un riuscito intreccio tra esotico e musica occidentale, grazie alla bella melodia gentile della canzone, interpretata con grande intensità da Jimmy, che la estrae con colpo da maestro dalla sua nutrita valigetta (dove riposava tra armoniche, dischi, libri e chissà quali altre misteriose diavolerie). Evening Rain, di cui vedete il video qui sopra, è un altro tripudio di strumenti acustici a corda (e l’immancabile armonica, come la sigaretta di Yanez non può mancare) accarezzati con passione dai vari musicisti impegnati in studio: se è piaciuta agli inglesi, può non piacere a noi? The Cape viene da Dublin Blues, uno dei dischi del “tardo” Guy Clark, ma visto che il musicista texano non ha mai scritto brutte canzoni, è solo meno conosciuta di altre, ma comunque splendida, l’arte del cantautore acustico distillata in 3:23 minuti, tanto basta. Dirty Dark Hands, con un riff acustico ricorrente, è incalzante nella sua denuncia, e al solito si dipana in un crescendo strumentale e vocale (cori alla CSN?) affascinante, poi entra la fisa di Maccabruni e il suono allarga il suo spettro in quello che è il pezzo più lungo del disco. Al nono brano si presenta Maurizio “Gnola” Glielmo e alla fine in Going Down arriva anche il blues, un’altra delle grandi passioni di Jimmy Ragazzon, sia musicalmente che vocalmente, per definizione, il blues non dovrebbe essere allegro, e infatti non lo è (se posso, il lavoro delle chitarre mi ha ricordato i duetti tra Jansch e Renbourn, non credo sia un’offesa) https://www.youtube.com/watch?v=1QkMuBudykM . In A Better Life è la catarsi finale, si soffre ma alla fine da qualche parte ci deve essere una “vita migliore”, per forza!

Disco del giorno! Come dite, oggi ho parlato solo di questo? Appunto!

Bruno Conti

P.s Con i video inclusi mi sono arrangiato con quello c’era in rete, in attesa dei nuovi brani.

E queste, per il momento, sono le date del breve tour:

AZ Blues presenta:
Jimmy Ragazzon and The Rebels
SongBag Tour

09/12 da TRAPANI (PV)
16/12 ALL’ UNA E TRENTACINQUE CIRCA – Cantù (CO)
13/01/17 NIDABA – Milano
16/01/17 TEATRO di RIVANAZZANO (PV)

Svezia + Italia = Richard Lindgren & Mandolin’ Brothers, Concerto 22 Ottobre Presentazione Album Malmostoso. Spazio Teatro 89 Milano

richard lindgren MANDOLIN spazio teatro 89 poster

Un’altra segnalazione per il fine settimana in musica. Domani sera 22 ottobre alla Spazio Teatro 89 di Milano il cantautore svedese Richard Lindgren e i Mandolin’ Brothers, ancora una volta insieme, presenteranno il nuovo album di Lindgren, Malmostoso, registrato questa estate ai Downtown Sudios di Pavia, undici nuovi brani ispirati dai soggiorni italiani di Richard e dall’amicizia con il gruppo pavese. Qualche titolo? Lonesome Giacomo, Let’s Go To Como Baby, Ragazzon Blues Addio a Pavia. Il disco esce ufficialmente al 28 ottobre, ma dovrebbe essere già disponibile per la serata di presentazione. Se vi chiedete la genesi del titolo, la grafia della copertina dovrebbe aiutare, con Malmo e Stoso divisi, presumo, per creare un gioco di parole tra la provenienza del nostro e il carattere “arcigno”, ma profondo, della sua musica.

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L’etichetta, al solito è la svedese Rootsy, e voci di corridoio mi parlano, in alcuni momenti, di un sound quasi alla Stones epoca Exile On Main Street, quindi diverso dalle consuete ballate intense del bravissimo cantautore svedese, dalla voce vissuta e con una cospicua discografia alla spalle, questo è il suo dodicesimo album e per chi non lo conosce potrebbe essere una gradita sorpresa, gli aficionados che già lo seguono potranno godersi una serata full band (magari con altri ospiti), dove nella prima parte suoneranno appunto i Mandolin’ Brothers, che presenteranno brani estratti dalla loro discografia e magari un omaggio al recente premio Nobel (se Jimmy legge queste righe sa) e forse chissà, di una sorpresa in arrivo.

Per chi non lo conoscesse e vuole approfondire i suoi CD, tra cui l’ultimo splendido Sundown On A Lemon Tree, di cui ascoltate la title-track qui sopra, sono distribuiti in Italia dalla Ird. Quindi per verificare lo stato delle cose non mancate domani sera. Naturalmente dopo l’uscita, appena possibile, recensione completa del disco.

Bruno Conti

Il Meglio del 2015: Un Manipolo Di “Italiani Per Caso”, Scelte E Progetti. Paolo Bonfanti, Fargo, Lowlands, Mandolin’ Brothers & Max Meazza

paolo bonfanti back home alive

Come negli anni scorsi ho chiesto a vari musicisti e gruppi italiani, che mi piace definire “italiani per caso”, la loro lista del “Meglio del 2015”, non necessariamente dischi nuovi, ma anche ristampe, concerti, eventi che secondo loro hanno caratterizzato l’anno. Non tutti hanno avuto il tempo di rispondere e alcuni mi hanno detto che motivi vari la loro lista non era ricca e sostanziosa. Io ho raccolto il tutto e vi propongo quanto riferitomi, non dimenticando di ricordare anche le loro produzioni presenti, e quando possibile, future, in ordine rigorosamente alfabetico, come a scuola. Partiamo da Paolo Bonfanti, chitarrista e cantante genovese, ma piemontese onorario, che nel corso dell’anno ha pubblicato un ottimo disco dal vivo Back Home Alive, di cui è in corso anche un tentativo, tramite crowfunding, di tramutarlo pure in un doppio vinile.

bonfanti back home alive vinile

https://www.becrowdy.com/back-home-alive

Manca ancora qualche giorno alla chiusura del progetto, se volte contribuire, in quanto fans di Paolo o del vinile, il link a cui donare è quello che vedete sopra. Per ciò che concerne le scelte del 2015, l’ottimo Bonfanti mi segnala i concerti dei Los Lobos a Monforte D’Alba e di Mark Knopfler a Lucca.

richard thompon stillmarc ribot young philadelphiansjames mcmurtry complicated game

los lobos gates of golddan penn spooner oldham completesteve earle terraplane

 

Per quanto riguarda gli album: Richard Thompson Still, Marc Ribot & The Young Philadelphians Live In Tokyo (che in alcuni paesi non è stato ancora pubblicato), James McMurtry Complicated Game, Los Lobos Gates Of Gold, Dan Penn & Spooner Oldham Live The Complete Duo Recordings, Steve Earle & The Dukes Terraplane Blues

nina simone at the village gate

Più la ristampa di Nina Simone At The Village Gate pubblicata dalla Hallmark a special price.

 

Fargo A Small World Special Edition

Anche gli amici Fargo da Milano, di cui vedete l’ultimo album A Small World In Black White nella special edition qui sopra, mi hanno inviato le loro scelte e anche una piccola anticipazione del nuovo lavoro in preparazione. Lascio quindi la parola a Massimo Monti, che in qualità di autore dei testi della band ne ha facoltà.

guccini se io avessi previstobeth hart better than homesouthside johnny soultime!

 

eric clapton slowhand at 70 live at royal albert halldrive-by truckers - it's great to be aliveuncle lucius the light

“Io dedicherei il 2015 a coloro che hanno dato e continuano a dare emozioni non sempre con l ultima produzione : Guccini con Se io avessi previsto tutto questo una testimonianza di passione e sensibilita’, Beth Hart con Better than home che svuota il sacco dei suoi dolori dei suoi demoni dei suoi sogni dei suoi incubi, Southside Johnny Soultime! per la carriera che avrebbe potuto fare se non avesse dovuto accettare la parte di Giovanni Battista all arrivo di Gesu’ Bruce, Eric Clapton che torna a casa sua Royal Albert Hall e al primo accordo mette le cose in chiaro e’ ancora luo il numero uno, il disco dal vivo dei Drive-by Truckers  It’s Great To Be Alive, genuino e profondo anche dopo la dipartita di Isbell, prova di maturita’ degli Uncle Lucius che sorprendono per l universalita’ e profondita’ dei temi trattati in un contesto musicale solo apparentemente tradizionale.

I Fargo stanno finendo di lavorare ad un album di 8 pezzi che si calano con forza nella realta’ del mondo conflittuale ingiusto e violento di oggi…testi e musica fanno un giro di orizzonte simbolico dentro e fuori i diversi rapporti umani a volte inumani che ci vedono tutti coinvolti senza eccezione.”

E ora la parola a Fabrizio Fargo Friggione, il frontman, cantante, chitarrista e autore delle musiche che rappresenta l’ala più “modernista” come gusti musicali:

” La musica viaggia attraverso il rock cercando di coglierne le varie sfumature. Ballad, hard rock e un po’ di groove elettronici. Chitarre elettriche e acustiche per accompagnare melodie e parole piu’ incisive e di impatto. Sicuramente il disco piu’ rock fatto fino ad adesso.

Album dell’anno: Keith Richards – Crosseyed Heart, Kendrick Lamar – To Pimp A Butterfly, Yelawolf – Love Story, Selah Sue – Reason, Mumford And Sons – Wilder Mind

 

lowlands live and acoustic

Passiamo ai Lowlands di Ed Abbiati che di recente hanno pubblicato l’eccellente doppio dal vivo CD+DVD a tiratura limitata Live And Acoustic

Il buon Ed mi ha detto che non ha avuto molto tempo per ascoltare durante l’anno, comunque le sue scelte sarebbero orientate sui seguenti:

cheap wine beggar town.

Mary & the Fairy – Cheap Wine
bob dylan shadows in the night
Shadows in the Night – Bob Dylan
rod picott fortune
Fortune – Rod Picott
keith richards crosseyed heart
Crosseyed Heart – Keith Richards
sacri cuori delone
Delone- Sacri Cuori
you ami i porridge
Porridge & Hot Sauce – You Am I (decimo album della band, uscito solo in Australia)
Nel 2016 per la serie Lowlands & Friends, dopo quello a Woody Guthrie è in preparazione un tributo alle canzoni di Townes Van Zandt di cui questa Colorado Girl, regitstrata con i Plastic Pals nel recente concerto di Milano, è una anticipazione https://www.youtube.com/watch?v=iWG-hXvgmso .
Mandolin' Brothers-Full-Band-amenobluesphermine Laboratorio-ElettroAcustico-2
Sempre da Pavia, in rigoroso ordine alfabetico, tocca ai Mandolin’ Brothers di Jimmy Ragazzon e soci che nel 2015 non hanno pubblicato nulla di nuovo ma hanno portato in giro in alcune serate il loro spettacolo dedicato alla ripresa di Highway 61 Revisited di Bob Dylan (ma non solo) e hanno dato vita anche ad un nuovo progetto chiamato Phermine -Laboratorio Elettroacustico + Mandolin’ Brothers, creato e diretto da Chiara Giacobbe (ex violinista dei Lowlands, per la serie corsi e ricorsi)  ed in collaborazione con i Mandolin’ Brothers e la Compagnia Teatrale Stregatti Come dice il loro comunicato stampa  uno spettacolo sul Blues che fonde musica e teatro e racconta le storie, i personaggi e le atmosfere tipiche di questo genere musicale, negli Stati Uniti degli anni ’40.
Sul palco ci saranno tantissimi musicisti e attori:
Direttore: Chiara Giacobbe
Violini: Elisa Traverso, Benedetta Castagnino, Laila Farag, Elena Martini, Greta Prebbenna, Carola Romano, Diana Tizzani, Marta Braga, Laetitia Zito.

Violoncelli: Martina Romano, Letizia Ferrari

Mandolin’ Brothers:

Jimmy Ragazzon – voce, armonica, chitarra acustica

Marco Rovino – voce, chitarre

Joe Barreca – basso

Daniele Negro – batteria

Compagnia Stregatti:

Giusy Barone nel personaggio di Stella Dearmond

Simone Mussi nel personaggio di Jacob Stillwater

 

Nell’anteprima del 7 agosto dello scorso anno, in quel di Casal Cermelli (AL) i brani eseguiti sono stati questi:

Brani:

Key To the Highway (Big Bill Broonzy)

Freak Out Train (A. Ragazzon)

Circus (A. Ragazzon)

Scarlet (A. Ragazzon)

Bad Liver Blues (A. Ragazzon)

I’d Rather Go Blind (E. Jordan)

Insane (A. Ragazzon)

Hey Senorita (M. Rovino – A. Ragazzon)

Nothing You Can Do (A.Ragazzon)

Blind Willie Mc Tell (Bob Dylan)

Still Got Dreams (A. Ragazzon)

bis:

Come On Linda (M.Rovino – A. Ragazzon)

 

Da quello che mi dice Jimmy (che sarebbe Alessandro, lo si deduce da quella A. davanti a Ragazzo, quando si firma come autore): La prima vera e propria sarà il 20 febbraio al Teatro Ambra di Alessandria e, + avanti, all Spazio Teatro 89 di Milano (da confermare).4 MB + 9 violini + 2 violoncelli + 1 Direttore + 2 attori….

 

Ma veniamo alle sue scelte dei migliori del 2015. Dopo averlo stressato un po’ di volte è quello che mi ha dato più soddisfazioni. Ecco la sua lista:

Best of 2015:

bob dylan the cutting edge bootleg series vol.12

Bob Dylan: The Bootleg Series Vol. 12 The Cutting Edge (* NDB secondo voi poteva mancare?)

john coltrane a love supreme the complete masters

John Coltrane: A Love Supreme – The Complete Masters

rhiannon giddens tomorrow is my turn

Rhiannon Giddens: Tomorrow Is My Turn

texas tornados a little bit is better

Texas Tornados: A Little Bit Is Better Then Nada

los lobos gates of gold

Los Lobos: Gates Of Gold

Drive By Truckers: It’s Great To Be Alive!

Keith Richards: Crosseyed Heart

Toots & The Maytals: The Best Of

Kamasi Washington: The Epic

Gang: Sangue e Cenere

De Gregori canta Bob Dylan: Amore e Furto

 DVD:

frank zappa roxy the movie

Frank Zappa: Roxy The Movie

Libro

marlon james breve storia

Marlon James: Breve Storia di 7 Omicidi – Frassinelli (a proposito di Giamaica)

Vuoto Incolmabile:

Allen Toussaint e B.B. King: R.I.P.

*NDB Qui se volete leggere quanto scritto dal sottoscritto sul Blog

http://discoclub.myblog.it/2015/05/17/profeti-sventura-se-ne-andato-anche-b-b-king-1925-2015/

http://discoclub.myblog.it/2015/11/11/se-ne-andata-anche-delle-leggende-new-orleans-morto-77-anni-allen-toussaint-attacco-cuore/

Concerto dell’anno: 

Paul Mc Cartney – Marsiglia, 5 giugno 2015

 

 

max meazza japanese cover

Last But Not Least (sempre per via dell’ordine alfabetico) il cantautore milanese Max Meazza che mi comunica l’uscita anche in Giappone se etichetta P-Vine (lo vedete qui sopra) del suo ultimo album Charlie Parker Loves Me, in Italia distribuito dalla Ird http://discoclub.myblog.it/2015/05/21/la-california-musicale-altro-vista-dallitalia-max-meazza-charlie-parker-loves-me/

Che mi segnala tra le sue scelte dell’anno tre titoli della “sua parrocchia”, come dice lui:

boz scagss a fool to care

A fool to care – Boz Scaggs
stephen bishop bowling in paris
Bowling in Paris Remastered – Stephen Bishop
bill labounty best of
The best of Bill La Bounty – Bill La Bounty
Direi che per oggi sulle liste dei migliori di fine anno è tutto. Ci saranno ancora una sorta di best of the rest con gli altri siti e riviste internazionali che mancavano all’appello e il mio “robusto compendio” con tutti gli altri dischi che non sono rientrati nella prima classifica del sottoscritto, penso tra Natale e Santo Stefano. Da oggi parte anche una piccola rubrica dedicata ai “recuperi e alle sorprese” di fine anno, ovvero quegli album che per vari motivi non sono stati recensiti con Post ad hoc: visto che fino a metà gennaio non esce nulla ci sarà tempo di parlare di vari dischi interessanti.
Bruno Conti

Music, Etc. Un’Intervista? Quattro Chiacchiere Con Ed Abbiati Dei Lowlands Sui Massimi (E Minimi) Sistemi! Ovvero Cosa E’ Successo Lo Scorso Anno E Cosa Succederà Nel 2015.

Supplemento della domenica di Disco Club!

lowlands 2014

Vi starete chiedendo se, non sempre ma spesso, i titoli dei Post, in questo dispiegarsi quasi alla Lina Wertmuller, nella loro eccessiva e didascalica lunghezza, siano voluti, la risposta è sì! Già si dice quale sarà il contenuto fin dall’abbrivio, ma poi c’è anche molto altro da leggere.

abbiati

Cosa è successo ai Lowlands (e nello specifico anche a Ed Abbiati), almeno a livello discografico, lo vedete nella foto posta in apertura (tre dischi nel 2014),  il resto proviamo a delinearlo in queste quattro chiacchiere in amicizia e libertà, a ruota libera (non un’intervista vera e propria) fatte in una uggiosa giornata di dicembre nella pausa pranzo di Edward e quindi con tempi rapidi, ma rilassati allo stesso tempo. Questa è, più o meno, con un po’ di editing, la trascrizione di quanto ci siamo detto, ma prima ribadisco via link quello che ho scritto durante l’anno sia sull’album di Chris & Edward http://discoclub.myblog.it/2014/06/02/accoppiata-anglo-italo-americana-quel-pavia-chris-cacavas-ed-abbiati-me-and-the-devil/, sia per il disco Love, Etc. http://discoclub.myblog.it/2014/11/21/continua-linvasione-delle-band-pavesi-lowlands-love-etc-disco-concerto/, inseriti entrambi tra le liste dei migliori dell’anno, nell’ambito rock italiano, di questo Blog. Possiamo cominciare…

*NDB Quel “signore” che vedete nel video è Nello Leandri, una delle figure storiche del piccolo mondo musicale di Pavia, titolare nel corso degli anni di vari negozi di dischi in città, e scomparso il giorno di Natale, grande amico ed estimatore di Ed e della sua musica.

B. L’ultima volta che ci eravamo parlati (a parte gli incontri ai concerti) era più o meno un anno e mezzo fa e già allora mi avevi parlato di quelli che erano solo progetti, idee nella tua testa, ma poi si sono concretizzati tutti nel corso del 2014.

E. L’annata tutto sommato è andata bene, abbiamo fatto un pelo in meno del solito come progetti a livello discografico, da quando ci ha lasciati Enrico il bassista (appena prima della registrazione del Live in teatro) ci siamo concentrati su questo progetto nato come unplugged, diciamo acustico, con arrangiamenti chiaramente diversi da quelli degli altri dischi e concerti, con in evidenza piano e fisarmonica e l’uso dei fiati, anche se l’idea iniziale era di fare un disco folk con marching band, tipo gruppo paesano, ma poi abbiamo preso un’altra strada. All’inizio dell’anno Roberto Diana non c’era, era in America, Enrico aveva lasciato la band ed era entrato “Rigo”  Righetti in pianta stabile, che prima aveva collaborato solo saltuariamente con noi.

Abbiati Cacavas Me And The Devil

B. Ma in quel periodo, inizio aprile, non avevi ancora registrato il disco con Chris Cacavas?

E. No, no, avevamo già fatto tutto, lo stavamo mixando, era stato registrato ad agosto del 2013, quindi abbiamo avuto tempo per prepararci per l’unplugged (registrato e ripreso ad inizio aprile allo Spazio Teatro 89 di Milano), anche se in precedenza, prima che partisse Roberto Diana per l’America, avevo passato una giornata in studio con lui e la band e registrato dei pezzi acustici con loro. Poi, appena prima del concerto, mi sono messo d’accordo con il gruppo e ospiti vari e ho proposto loro di entrare in studio, il giorno successivo, per imparare i brani di un album nuovo, visto che non c’era stato il tempo di prepararli prima e in ogni caso arrangiarli, in modo fluido e naturale, sullo stile del lavoro che è stato fatto per i pezzi vecchi, per poi interpretarli in quella vena lì. Quindi circa metà album era costituito dai brani acustici registrati ad inizio anno e gli altri sono stati “insegnati” al resto della band…

lowlands love etc

B. Se mi passi il termine una sorta di “dittatura democratica”, tu scrivi i pezzi e gli altri…

E. Forse. I brani li scrivo tutti io, ma penso che comunque ci sia molto spazio per i musicisti, visto che poi li conosco molto bene, per collaborare. 

B. Parte poi una breve deviazione sul modo di gestione di gruppi dove il leader è uno e gli altri collaborano, ma cantante e autore di testi e musiche è uno solo, tipo Waterboys o i Kinks di Ray Davies, con Roberto Diana nel ruolo di braccio destro à la Wickham o Dave Davies, anche se Ed non mi pare del tutto convinto (in effetti l’idea era mia).

E. Sono quello che ci passa più tempo sui brani, sui testi, sulla musica, quindi alla fine alcune delle canzoni di Love, Etc sono molto vecchie, erano quelle che mi erano rimaste in testa per un sacco di tempo e non avevo trovato la “casa giusta” per loro, pezzi che conoscevo solo io, altri che la band aveva sentito. Per esempio You, Me, The Sky And The Sun lo avevamo anche già registrato per Gypsy Child, mixato, masterizzato e poi non usato, suonato in qualche concerto ai tempi, quando c’era ancora Chiara Giacobbe in formazione, addirittura con l’aggiunta di una sezione di dodici archi, erano dei concerti natalizi e in quella occasione avevamo fatto anche quel brano. Quindi l’inizio dell’anno era partito così, anche con lo split EP registrato con i Lucky Strikes , qualche data in giro e la registrazione degli Unplugged, sia live che in studio. Poi è arrivata l’estate è uscito il disco solista con Chris, registrato ad agosto dell’anno prima, era stato un vero godimento farlo, un paio di canzoni tutte mie, un paio di canzoni tutte sue, il resto è una collaborazione, anche se ammetto che lui è veramente un peso massimo, un musicista che ammiro. Diciamo che nei due terzi dei brani i testi erano più miei e musicalmente qualcosa in più lo ha messo lui.

B. A questo punto chiedo a Ed se per questo disco avesse pensato di suonare anche lui la chitarra elettrica.

E. Ma guarda io la chitarra elettrica ce l’ho…(a questo punto parte una divagazione del buon Ed su una band che ha sempre ammirato moltissimo e di chitarre elettriche ne avevano proprio due), ovvero i Soul Asylum, che con la formazione dove a dominare sono le elettriche e piano e organo, quindi l’essenza del rock according to Mr. Abbiati : Let Your Dim Light Shine, il disco della metà anni ’90, è la mia idea di rock ideale, anzi secondo me hanno anticipato il genere “Americana” …

B. Qui non sono completamente d’accordo io e ricordo che però band tipo Uncle Tupelo, e poi Wilco e Son Volt, e prima ancora Jayhawks e Blue Rodeo in Canada, già facevano quel genere da tempo…

E’ vero, però loro (i Soul Asylum) avevano tutta un’altra visibilità. Quindi tornando al nuovo disco alcuni brani, almeno quattro o cinque erano da dieci anni che circolavano, How many e Still I Wonder sono molto, molto vecchi, anche You And I (oltre a The Sky And The sun), il resto, forse a parte anche My Baby che ho scritto per mia figlia quando aveva sei anni, oggi ne ha tredici quindi…anzi quando ne aveva cinque, ricordo che le avevo regalato il CD con una registrazione molto basica del pezzo per il suo quinto compleanno. Il resto viene dall’ultimo anno, anno e mezzo di vita vissuta, amici persi, e tutto un concetto di amore, meno romantico e più generale.

thompson family family

B. Altra breve diversione del sottoscritto che presenta a Edward il disco della famiglia Thompson, che si chiama proprio Family, che stavo ascoltando proprio mentre andavo all’appuntamento, a questo punto Mr. Abbiati ammette la sua ammirazione per Richard Thompson, a prescindere, anche se non ha ancora ascoltato il disco (però conosce James Walbourne, anzi familiarmente Jamey, il marito della figlia e quindi genero di Richard, grande chitarrista è il commento, lo conosco da quando aveva 16 anni, ma non sapeva del suo grado di parentela con la famiglia Thompson, conoscendo peraltro anche il fratello di James, che fa il batterista). Tra un boccone e l’altro si divaga ancora sul gruppo di Walbourne e Kami Thompson, i Rails, che hanno pubblicato un CD per la Island con il vecchio logo dell’etichetta, disco che naturalmente in Europa continentale non si è neppure visto. Concordiamo entrambi che il disco acustico di Richard Thompson è bellissimo.

lowlands live

B. Torniamo a noi, il famoso disco dal vivo registrato in quella occasione che fine ha fatto, quando uscirà?

E.  Ormai siamo nella fase finale, abbiamo l’audio mixato, le immagini mixate, dobbiamo metterle insieme e ai primi di aprile 2015 dovrebbe uscire…

B. Ma il progetto di cui mi avevi parlato di eventuali altri concerti da pubblicare, una sorta di Bootleg series vostra…

https://www.youtube.com/watch?v=Bl8q0bY1hZ0

E.  Comunque non verranno inserite nella confezione dell’Unplugged che dovrebbe essere di un CD singolo, con parte del concerto, quello che ci sta negli ottanta minuti di durata e il DVD con tutto il concerto. Parlando dei concerti abbiamo molte cose registrate, anche se tornando alla serata a Milano, ci sono stati dei momenti in cui ho pensato di non farlo uscire (B. Perchè era suonato troppo bene? E qui esce il perfezionista che vive in Ed che dice, abbiamo suonato un po’ bene e un po’ male, molti brani avevano dei difetti, ogni brano aveva dei pro e dei contro, l’idea era quella di accorciarlo ma poi abbiamo deciso per il completo in DVD, mentre nel CD taglieremo introduzioni dei brani e brevi racconti, anche perché in quella serata ci sono stati vari momenti di emozione pura, una bella serata di cui Ed Abbiati è in ogni caso molto contento, anche per la notevole affluenza di pubblico nella trasferta milanese, ricordando concerti del passato suonati davanti a venti, anche dieci persone, contro le diverse centinaia di quella occasione).

E. Anche quando siamo andati in Inghilterra con i Lucky Strikes, comunque il nostro target è simile al loro, siamo band da settanta – cento persone a serata, ma non è raro suonare per 20 o 30. Però settanta persone a Spazio Musica di Pavia è quasi il tutto esaurito. E’ stato anche uno degli stimoli che ci ha spinto a portare i concerti del breve tour di Love, etc. nei teatri, però è difficile trovare date, perché il concerto è comunque caro, con così tanti musicisti sul palco, fiati inclusi, siamo una decina.

mandolin' brothers 35

B. Si parla poi brevemente dell’affluenza ai concerti di band scome la loro, tipo Mandolin’ Brothers e Cheap Wine, che più o meno in sequenza hanno suonato allo Spazio Teatro 89 di Milano e si conviene che è veramente difficile avere pubblici più numerosi, con l’esclusione della serata in cui hanno fatto da opening act per Massimo Priviero all’Alcatraz, sempre a Milano, suonando però un set più breve.

E. Comunque mi piacerebbe tornare in teatro almeno una volta all’anno, in occasioni speciali, non suonare solo nei club soliti, per vedere se c’è modo di allargare in qualche modo il nostro pubblico e anche per vendere qualche disco direttamente, che in fondo è il nostro principale mezzo di sostentamento.

RockingChairs2

Sempre divagando sui teatri si parla anche della reunion dei Rocking Chairs, che proprio a marzo del 2015 verranno a Milano con la formazione originale e che nei giorni dell’intervista hanno fatto il concerto di apertura del tour a Casalgrande (Re) ed il cui leader, Graziano Romani ha avuto belle parole per Ed, ricambiate dal leader dei Lowlands che ricorda come la band emiliana sia stata tra gli apripista del rock italiano di fine millennio scorso (in fondo hanno anche un bassista in comune, Antonio “Rigo” Righetti), che, mi dice Edward, in questo periodo ha pubblicato anche un disco da solista, io pensavo il primo, ma invece dovrebbe essere il quarto o il quinto. . Poi si parla anche del fatto che Chris Cacavas ed Ed Abbiati non siano mai riusciti ad esibirsi in concerto per presentare l’album, a parte qualche apparizione di Chris con i Lowlands, e con l’auspicio che l’estate prossima qualcuno li chiami. Con il dispiacere per non essere stati invitati la scorsa estate al Buscadero Day, se non all’ultimo momento, gratis e con spese a loro carico, quindi non se ne è fatto nulla.

https://www.youtube.com/watch?v=XdAGaNJXKIk

Poi nella parte restante del colloquio si è parlato di quei massimi (e minimi) sistemi dell’industria discografica: l’impossibilità di essere trasmessi in radio, di apparire sulla carta stampata, se non quella specializzata, ma zero quotidiani, a parte l’exploit iniziale sul Corriere della Sera, che praticamente ha lanciato l’inizio della loro carriera, del vinile, come unico supporto che ha numeri non i calo, ma su numeri di vendita comunque bassi, di culto, e loro hanno pubblicato l’ultimo album pure in vinile e alla fine ci lasciamo con l’augurio che il disco dal vivo esca effettivamente ad Aprile (magari non il 1°, a mo’ di scherzo) e dovrebbe essere l’unico prodotto del 2015. Anche se in questi giorni ho visto che Ed sul loro sito ha scritto che sta lavorando sul bootleg ufficiale della serata all’Alcatraz, per la serie “una ne pensa e cento ne fa”!

That’s all, grazie Edward e alla prossima.

Bruno Conti

Il Meglio Del 2014 Di E Secondo Alcuni Gruppi E Solisti “Italiani Per Caso”: Ed Abbiati + Lowlands, Mandolin’ Brothers, Cheap Wine, Paolo Bonfanti, Fabrizio Poggi & Chicken Mambo, Fargo (Ex Psychic Twins)

Abbiati Cacavas Me And The Devillowlands love etc

La Domenica del Disco Club, supplemento festivo (di solito sono quelli più lunghi)! Il Meglio del 2014, altre classifiche.

Nel primo Post dedicato a questi resoconti di fine anno mi ero ripromesso di segnalare anche alcuni dei migliori dischi di artisti italiani (sia pure di chiara impostazione angloamericana) che mi era capitato di ascoltare nel corso dell’annata! Poi mi è venuta l’idea di ampliare la cosa e di chiedere anche a loro quali sono stati i dischi, i concerti o qualche evento e libro che hanno apprezzato in questo 2014 che sta per per finire e che, come è il fine ultimo di queste liste, magari vi farà scoprire qualche disco interessante che non conoscete o vi era sfuggito nel corso dell’anno. E’ stato un processo laborioso e particolare di cui vi presento ora i risultati. La differente lunghezza delle loro risposte dipende anche dal quantitativo di dischi (e altro) che mi hanno segnalato: per esempio Marco Diamantini dei Cheap Wine solo due album e un concerto. Se notate un certo conflitto d’interessi nelle varie liste (cioè molti di loro si segnalano a vicenda, ovviamente non è casuale, ma va benissimo, visto che si tratta di stima reciproca e le vendite, purtroppo, non schizzano al cielo, anche se si cerca di aiutare sempre). I loro dischi viceversa (sta diventando complicato?) sono quelli che ho scelto io come “migliori del 2014). Come a scuola (e c’è chi è più fortunato) procediamo per ordine alfabetico). Quindi tra i dischi migliori usciti vi segnalo sia il CD di Edward Abbiati & Chris Cacavas Me And The Devil http://discoclub.myblog.it/2014/06/02/accoppiata-anglo-italo-americana-quel-pavia-chris-cacavas-ed-abbiati-me-and-the-devil/ , quanto il disco dei Lowlands Love, Etc. http://discoclub.myblog.it/2014/11/21/continua-linvasione-delle-band-pavesi-lowlands-love-etc-disco-concerto/ , mentre questa è la lista “commentata” del meglio del 2014 di Ed (con il quale ho fatto una chiacchierata/Intervista alcuni giorni orsono che mi riprometto di pubblicare sul Blog quanto prima, operazione che spero di ripetere anche con Jimmy Ragazzon e altri, visto che la buona musica “italiana” va incentivata): già che ci siete ai link trovate anche quanto scritto dal sottoscritto sul Blog relativamente a questi album. Partiamo: Buona Lettura!

Ed Abbiati Best Of 2014

Questi li ho ascoltati tanto e con tanto piacere… non sto a dire se sono migliori o peggiori ma sono quelli che mi sono piaciuti!!

 I dischi che ho sentito ed ascoltato di più quest’anno.

Ne ho presi pochi pochi e non ho ancora sentito quello di Lucinda che probabilmente sarebbe in top 3!

cheap wine beggar town.

  1. Cheap Wine “Beggar Town” –  il disco che ho ascoltato di più e con più piacere quest’anno. Profondo ed ampio. E’ il loro disco che apprezzo di più. Meriterebbero più vento nelle loro vele.

https://www.youtube.com/watch?v=Q4dl5T8GXwc

phil cody cody sings zevon

Phil Cody “Phil sings Warren Zevon” – il principale compagno di viaggio per tutta l’estate. La sua “Mutineer” è più bella dell’originale. Bella scelta di brani e grande rispetto per le canzoni.

https://www.youtube.com/watch?v=VuFI4gwoKBY

stiv cantarelli banks of the lea

Stiv Cantarelli & The Silent Strangers “Banks of Lea” – ex compare di etichetta UK, tre dischi bellissimi uno dopo l’altro. Come fare Blues senza sembrare di impersonare qualcun’altro…The real deal.

https://www.youtube.com/watch?v=suYES-nnFco

sinead o'connor i'm not bossy

Sinead O’Connor “I’m not Bossy, I’m the Boss” – Sinead è una vera fuoriclasse sia nelle interpretazioni che nella scrittura. Qui mi ha sorpreso per l’energia e l’onestà con cui si mostra. “Take Me To Church” è un inno incredibile. “Ho fatto cosi tante cose brutte che fa male…”

https://www.youtube.com/watch?v=jMzY_KQIKjU (video dell’anno!)

mandolin' brothers far out

Mandolin’ Brothers “Far Out” – il miglior disco dei Mandolin. Punto. Hey Senorita e Circus avrei voluto scriverle io!  https://www.youtube.com/watch?v=6_AdZMuZQJg

Marah-presents-mountain-minstrelsy

Marah “Presents Mountain Minstrelsy Of Pennsylvania” – il talento di Dave Bielanko è talmente ampio che nonostante una serie incredibile di occasioni sprecate continua a tornare a galla e ad essere originale e vitale. Testi del 18mo secolo, e una folk band che ha più punk nelle vene di tutta quanta New York oggi. https://www.youtube.com/watch?v=JrtooewzJxw

*NDB Io questo fisicamente come CD non l’ho mai visto, solo per il download, però mi fido di Ed

joe henry invisble hour

Joe Henry “Invisible Hour” – quando ho saputo che era un disco folk con archi e fiati ho pronunciato parole da non ripetere davanti alle mie figlie. Sentendo il disco ho pensato che fosse una delle cose più belle sentite negli ultimi anni

https://www.youtube.com/watch?v=cRp1w8Zqr4g

war on drugs lost

The War on Drugs “Lost in the Dream” – trovai  il loro disco d’esordio nel 2009 a un euro in un negozio di Bruges. Lo presi per la copertina e mi innamorai della band. Quel disco fu uno dei riferimenti quando mixai il disco “Beyond” (A Philly proprio!). Questo disco li ha elevati all’attenzione di tutti. E’ bello vedere che un bel disco renda più nota una band. https://www.youtube.com/watch?v=vkLOg252KRE

matthew ryan boxers

Matthew Ryan “Boxers” –  sono un fan di Matthew dall’esordi. Uno di quelli che ascolto a ogni uscita. Contiene per me la canzone più bella dell’anno: “Until Kingdom Come”

https://www.youtube.com/watch?v=5hr9CfxTko8

alessandro battistini cosmic sessions

Alessandro Battistini “Cosmic Sessions” – Conosco Ale dai tempi dei Mojo Filter del mio amico Carlo Lancini. Questo disco mi ha sorpreso per la sua soffice e tranquilla originalità. Senza trucchi il disco si fa sentire e risentire. Un bel “summer album”  https://www.youtube.com/watch?v=d-mRxLn-IHs

anthony d'amato the shipwreck

10bis: Anthony D’amato “The Shipwreck from the Shore” – regalo natalizio di Rigo. Molto molto bello. The Nu-Folk movement grows and grows… https://www.youtube.com/watch?v=blLNXFyD2PE

*NDB Non conosco, sentito solo dei pezzetti, mi fido di Ed e c’è comunque il link

bruce springsteen high hopes

Last but not least, quest’anno Springsteen ha fatto uscire un disco di scarti (Da The Rising fino al più recente). Molti pezzi minori (infatti scartati in precedenza) ma vedendo in questa fine d’anno molti accanirsi su questo disco (ok) e su di lui come autore (mmmm…), e parecchi di questi sono songwriters pure, dico che personalmente sono felice che sia uscito anche solo per questa canzone. E che mi piacerebbe sognare di arrivare a tali vette un giorno. Chi tenta di scrivere canzoni dovrebbe avere un pò di orecchio e rispetto per un mastro compositore di canzoni.  https://www.youtube.com/watch?v=j3m0BXVKPu0

Film dell’anno?

Lego Movie & Dragon Trainer 2

The Complete Basement Tapes, ma magari…

Merry Xmas from Lowlands!!

https://www.youtube.com/watch?v=0ral3hh3Ycw

Ed Abbiati

 

cheap wine beggar town

Marco Diamantini è stato molto succinto e parco di parole, questo è quanto:

Dischi: “Me and the devil” (Ed Abbiati & Chris Cacavas), “Love Etc.” (Lowlands).
Concerto: Neil Young (Barolo).
Tanti auguri di buone feste.
Marco Diamantini

Comunque l’album dei Cheap Wine rimane un signor disco http://discoclub.myblog.it/2014/10/06/il-grande-rock-abita-anche-italia-molto-tempo-cheap-wine-beggar-town-album-concerto/

paolo bonfanti exiledigipack NP 0035 bonfanti 8213.cdr

In effetti in ordine alfabetico veniva prima Paolo Bonfanti, quindi per farmi perdonare oltre a Friend Of A Friend disco acustico registrato in coppia con Martino Coppo http://discoclub.myblog.it/2014/06/27/italiani-paolo-bonfanti-martino-coppo-friend-of-friend/ , vi ricordo anche quello elettrico Exile On Backstreets uscito sul finire del 2013 http://discoclub.myblog.it/2013/10/16/italiani-per-caso-da-genova-paolo-5731139/

E queste le scelte di Paolo arrivate in due parti, prima concerti e libri, poi un ripensamento discografico:

Eccomi qui!
In realtà anch’io poca roba: due concerti che ho visto soprattutto per valore affettivo, gli Eagles a Lucca e Crosby a Como; e un po’ di libri riguardanti le mie ultime manie, fisica e matematica! (da uno che già con le tabelline ha il suo bel daffare è abbastanza pazzesco!), “L’Universo Matematico” di Max Tegmark, “La Natura non è come ci appare” di Carlo Rovelli e “La rinascita del tempo” di Lee Smolin.
Magari se elenco anche qualche cd sarebbe meglio!
Eccoli:
david crosby croz
DAVI D CROSBY – “CROZ”
john hiatt terms of my surrender
JOHN HIATT – “TERMS OF MY SURRENDER”
john mellencamp trouble no more live at town hall
JOHN MELLENCAMP – ” TROUBLE NO MORE. LIVE AT TOWN HALL”
mavis staples we'll never
MAVIS STAPLES – “WE’LL NEVER TURN BACK” *NDB Sarebbe del 2007, ma si accettano anche scoperte tardive!
csny1974cover
CSN&Y – 1974
Paolo Bonfanti
mandolin' brothers far out
Come ebbe a dire lo stesso Jimmy Ragazzon nella sua recensione sul blog relativa al disco di Jono Manson, “Conflitto d’interessi?…What? http://discoclub.myblog.it/2014/03/14/conflitto-interessi-what-jono-manson-angels-on-the-other-side/, quindi mi accodo anch’io e pubblico il resoconto di un “collaboratore” saltuario, ma sempre molto gradito, del Blog (imminente una sua recensione di uno dei suoi prescelti tra i migliori, così devi lavorare, vero Jimmy?).

Premettendo che ho avuto davvero poco tempo per ascoltare, ecco  i miei preferiti:

Top Ten 2014:

bob dylan basement tapes complete

Bob Dylan & The Band: The Basement Tapes – Complete

joe henry invisble hour

Joe Henry: Invisible Hour

dave & phil alvin common ground

Dave & Phil Alvin: Common Ground

gary clark jr live

Gary Clark Jr. : Live

lucinda williams down where

Lucinda Williams: Down Where The Sprit Meets The Bone

captain beefheart sun zoom spark

Captain Beefheart & His Magic Band: Sun Zoom Spark

david crosby live at the matrix

David Crosby: Live At The Matrix 1970  in attesa di recensione

ian hunter rant band live uk

Ian Hunter & The Rant Band: Live In The UK 2010

jono manson angels

Jono Manson: Angels On The Other Side

richard lindgren sundown

Richard Lindgren: Sundown On A Lemon Tree

 

Album Italiano

Abbiati Cacavas Me And The Devil

Chris Cacavas & Edward Abbiati:  Me And The Devil

 

Concerto

 

Dave & Phil Alvin – Gallarate

 

Libro

 

James Lee Burke: Wayfaring Stranger  –  Orion Books

brothers keeper todd meadows

Canzone dell’Anno:
 
Brothers Keeper: Bring The Man Down

Jimmy Ragazzon

FargoFrontCoverCD_low

E per finire ecco i Fargo (che erano i Psychic Twins http://discoclub.myblog.it/2014/05/19/quindi-ci-siamo-album-2-concerto-psychic-twins-small-world-black-and-white/, ma sono sempre loro): Fabrizio “Fargo” Friggione compone le musica e Massimo Monti scrive i testi e quindi ha “scritto” anche la lista dei loro dischi migliori dell’anno) :

Best Of 2014 Fargo

david crosby croz

David Crosby CROZ

lucinda williams down where

Lucinda Williams WHERE THE SPIRIT MEETS THE BONE

foo fighfers sonic

Foo Fighters SONIC HIGHWAYS

jackson browne standing in the breach

Jackson Browne STANDING IN THE BREACH 

johnny winter step back

Johnny Winter STEP BACK

bob seger ride out

Bob Seger RIDE OUT

Massimo Monti

E questo è l’altro ex gemello psichico (questa volta non monozigote):

David Crosby CROZ

Foo Fighters SONIC hIGHWAYS

paolo nutini caustic love

Paolo Nutini CAUSTIC LOVE https://www.youtube.com/watch?v=ELKbtFljucQ

dr. john ske-dat-de-dat the spirit of satch

Dr. John SKE-DAT-DE-DAT THE SPIRIT OF SATCH https://www.youtube.com/watch?v=Ab23oyKYc4w

ray lamontagne supernova

Ray LaMontagne SUPERNOVA

https://www.youtube.com/watch?v=C4AgBwQyGq4

Mi scuso se eventualmente il tutto può risultare un po’ confuso, ma ho dovuto fare l’editing di molte cose scritte con sistemi e in date diverse, con aggiunte e ripensamenti e non essendo un tecnico forse il risultato non è perfetto, comunque spero accettabile.

Direi che per oggi è tutto, nei prossimi giorni altre liste.

Bruno Conti

 

 

 

Eccoli Di Nuovo! Replay Buone Azioni: Mandolin’ Brothers – Serata Dylan Highway 61 Revisited A Milano il 15 Novembre

spazio teatro 89 2

Come è usanza per le migliori rock e jam bands americane a cui si ispirano, anche i Mandolin’ Brothers hanno pensato di realizzare una serata in cui eseguiranno, come ha tenuto a precisarmi il buon Jimmy Ragazzon, “tutto Highway 61 Revisited, in rigoroso ordine di scaletta + pezzi nostri,” mica bruscolini, però se devi farla grossa meglio esagerare, come diceva Jannacci, e l’album che è stato scelto è tra i migliori di sempre, con il brano Like A Rolling Stone, classificato dalla quasi omonima rivista americana, come migliore canzone di tutti i tempi https://www.youtube.com/watch?v=axdAEKsiL1U

mandolin' brothers foto

Quindi, da quello che mi si dice fervono i lavori per imparare i brani e riarrangiarli, nellì’intrepido spirito della band pavese, reduce da un breve tour inglese, dove sono stati accolti da ottime recensioni della stampa inglese per il loro ultimo album http://discoclub.myblog.it/2014/01/22/i-primi-italiani-caso-sempre-piu-americani-sempre-piu-bravi-mandolin-brothers-far-out/. Volendo, perché son Mago, potrei addirittura azzardare una lista dei brani che eseguiranno nella prima parte del concerto:

Like A Rolling Stone

Tombstone Blues

It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Lot To Cry

From A Buick 6

Ballad Of A Thin Man

Queen Jane Approximately

Highway 61 Revisited

Just Like Tom Thumb’s Blues

Desolation Row

Nove belle “canzoncine” che dovrebbero allietare i cuori di tutti quelli che si presenteranno, spero numerosi, alla serata del 15 novembre (è un sabato, quindi niente scuse) allo Spazio Teatro 89 di Milano, sito in via F.lli Zoia 89, zona San Siro. Come dice il titolo del Post, questa è una buona azione, promozionale, ma non solo, direi esistenziale, pensate a come vi sentireste se, non sapendo del concerto, non dovreste essere presenti alla serata?

Non oso pensarlo, quindi intervenite e ditelo ad amici e parenti, ma volendo anche a nemici e conoscenti. E non crediate di sfuggire perché la settimana del concerto, inesorabile, ripubblicherò questo avviso ai naviganti. Sarà anche “marketting”, ma è per una buona causa, loro sono veramente bravi, e non lo dico per convertire i “fedelissimi”, che già sanno, ma per i novizi, amanti della buona musica!

Bruno Conti

P.s Da stasera o domani troverete anche sul Blog, penso diviso in due parti, un bel Post di Marco Verdi sui Complete Basement Tapes, visto che siamo in argomento Bob Dylan.