Peccato Sia Difficile Da Trovare! Marc Broussard – S.O.S. II: Save Our Soul – Soul On A Mission

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Marc Broussard – S.O.S. II: Save Our Soul – Soul On A Mission – G-Man Records         

Marc Broussard è un bianco con la voce e il cuore da nero, viene da Carencro, Louisiana, e nonostante abbia solo 34 anni, ha già alle spalle una consistente carriera solista, con ben otto album di studio (compreso questo) pubblicati in una quindicina di anni: anche lui ha fatto tutta la trafila, partito “indipendente” nel 2002, poi ha inciso per la Island, la Vanguard e la Atlantic, salvo poi approdare di nuovo alla autodistribuzione con la propria etichetta G-Man Records, per la quale pubblica questo S.O.S. 2 Save Our Soul, un disco di cover di brani soul celebri, che, manco a dirlo, nonostante i fini nobili, il 50% dei proventi viene devoluto in beneficenza per poveri e senza tetto, non è di facile reperibilità, per usare un eufemismo, e per noi europei anche costoso (potete scaricarlo o comprarlo qui http://shop.bandwear.com/collections/marc-broussard-shop, occhio alle tasse) Comunque il disco rimane molto bello e vale la pena di provare a cercarlo: l’apertura è affidata ad una splendida e fedelissima versione di Cry To Me, il super classico di Solomon Burke, dove si apprezza la bellissima voce di Broussard, ricca di mille nuances, ma anche il sound vintage e di grande fascino applicato nell’arrangiamento del brano, direi che siamo sui livelli dello splendido disco di Jimmy Barnes di qualche mese fa, il magico Soul Searchin’, http://discoclub.myblog.it/2016/07/10/supplemento-della-domenica-favoloso-vero-soul-australiano-jimmy-barnes-soul-searchin/

Emozionante anche la versione di Do Right Woman, che se non raggiunge i vertici di quella di Aretha Franklin poco ci manca, veramente deep soul senza tempo. Baby Workout è meno conosciuta, era un brano di quelli scatenati usciti dalla penna di Jackie Wilson, a tutto fiati e con deliziose armonie vocali, mentre Broussard mette la sua ugola in primo piano. E che dire di Twistin’ The Night Away di Sam Cooke? Uno dei capolavori assoluti di uno dei maestri assoluti della soul music, in una versione splendida. E se Sam Cooke era il “Maestro”, sicuramente Otis Redding è stato uno dei suoi migliori discepoli, come dimostra la splendida These Arms Of Mine, qui eseguita in una notevole versione a due voci, con Broussard che divide il microfono con un altro grande appassionato della materia, Huey Lewis. Non manca naturalmente neppure il repertorio Motown, What Becomes Of The Brokenhearted era una intensa ballata di Jimmy Ruffin, il fratello maggiore di David dei Temptations, altra versione di grande impatto emotivo, e deliziosa la cover di I Was Made To Love Her di Stevie Wonder, con tanto di armonica a bocca e Broussard che sfodera una tonalità che ricorda in modo impressionante quella di Wonder.

Altro duetto notevole è quello con JJ Grey per una potentissima In The Midnight Hour di Wilson Pickett, i due si sfidano a colpi di soul e chi ne gode è l’ascoltatore, avvolto da una calda “coperta” di sweet soul music. Non ti sei ancora ripreso che arriva subito anche Hold On I’m Comin’ altro magnifico esempio di musica dal catalogo Stax, con fiati e sezione ritmica che impazzano sotto la scintillante voce del nostro amico. It’s Your Thing arrivò in origine nel 1969, uno dei primi esempi dell’irresistibile funky degli Isley Brothers, e Broussard e i musicisti impegnati in questo Save Our Soul II gli rendono pienamente giustizia. Sarà anche musica fatta con la carta carbone, ma devono averne trovato un modello che si era nascosto in qualche macchina del tempo, la copia è quasi meglio dell’originale, o comunque difficilmente distinguibile, c’è ancora gente che è capace di scrivere con bella calligrafia. E a  dimostrarlo Fool For Your Love, scritta dallo stesso Marc Broussard, sembra in tutto e per tutto un qualche classico perduto di Sam Cooke. Broussard poi ci propone una versione intima e raccolta, acustica di Cry To Me, solo voce e un paio di chitarre (una del babbo Ted, vecchio chitarrista dei Muscle Shoals studios), ma tanto feeling.

Sunday Kind Of Love è uno dei capolavori assoluti di Etta James, una ballata incantevole, cantata con il cuore il mano, e Marc fa di tutto per catturare lo spirito dell’originale, direi riuscendoci in pieno. David Egan da Lafayette, Louisiana è stato un cantante ed autore di brani per Tab Benoit, Irma Thomas, Marcia Ball e Tracy Nelson, scomparso di recente, e Marc Broussard gli rende omaggio con Every Tear, in una penetrante ed intensa versione, di nuovo per voce e una solitaria chitarra elettrica, un distillato della soul music più profonda.

Bruno Conti

Lo “Springsteen” Del Texas E’ Tornato! Pat Green – Home

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Pat Green – Home – Green Horse/Thirty Tigers CD

A ben sei anni dall’ultimo disco composto da brani originali, What I’m For (Song We Wish We’d Written II del 2012, seguito del primo volume in coppia con Cory Morrow, era composto esclusivamente da covers), torna con un album nuovo di zecca Pat Green, ovvero uno dei country acts più popolari della scorsa decade, autore di diversi CD di successo, tra i quali Wave On Wave e Cannonball sono senz’altro i più noti. Ora Pat torna con questo Home che, a dispetto del buon successo ottenuto da What I’m For, non esce per una major ma bensì per una etichetta indipendente (affiliata con la benemerita Thirty Tigers): sei anni d’altronde è un periodo molto lungo tra un disco e l’altro, e si sa che le major oggi non hanno pazienza, vogliono tutto e subito; Pat però ha avuto necessità di fermarsi, di riflettere, ha messo a punto un disco solo quando aveva le canzoni giuste, ed il risultato gli ha dato ragione, dato che Home è entrato di botto nella Top 5 Country di Billboard. Green, anche nei momenti di maggiore popolarità, non si è mai venduto, ma ha sempre mantenuto il suo suono degli esordi, un country decisamente imparentato col rock, molto chitarristico e con arrangiamenti ad ampio respiro, che, combinato con testi che narrano la vita quotidiana di persone normali, gli hanno fatto guadagnare il soprannome di “Bruce Springsteen del Texas”.  

Fortunatamente, anche il nuovo album non si discosta dallo standard medio-alto al quale il nostro ci ha abituati: prodotto da un trio formato da Jon Randall Stewart (fino al 2005 collega di Pat e poi dedicatosi soltanto a produzione e songwriting), Justin Pollard (il batterista del disco) e Gary Paczosa (Dolly Parton, Alison Krauss), Home presenta una bella serie di canzoni di sano e corroborante country-rock texano come Pat è solito regalarci, scritte in collaborazione con alcuni dei più bei nomi del settore e non (il nostro beniamino Chris Stapleton, presente anche come vocalist di supporto, Andrew Dorff, Walt Wilkins e Dierks Bentley), oltre ad ospitare ben quattro duetti con colleghi di gran nome, che scopriremo man mano. La title track apre il disco con il piede giusto, un rockin’ country dalla melodia coinvolgente e ritmo sostenuto, nella migliore tradizione (texana) del nostro, voce forte e piena, chitarre spiegate e grande feeling https://www.youtube.com/watch?v=bQiJ3WXtX1k ; Break It Back Down è più country, il violino si sente maggiormente, ma la sezione ritmica picchia lo stesso come un martello, anche se Pat canta in maniera più tranquilla https://www.youtube.com/watch?v=rQBO5WTZpl8 .Girls From Texas, che è anche il primo singolo, ospita la prima collaborazione di prestigio del CD: vediamo infatti a duettare con Pat il grande Lyle Lovett, in una ballata languida e rilassata, che potrebbe benissimo uscire da un disco del texano col ciuffo; le due voci si integrano alla perfezione, anche se è chiaro che quando Lyle si prende il microfono la temperatura sale.

Bet Yo Mama è dura, roccata, quasi sudista, con il blues nelle note ed una grinta non comune, mentre Right Now (il brano scritto con Stapleton) vede la partecipazione di Sheryl Crow, ultimamente reinventatasi come country girl: il pezzo, una ballata semiacustica dal notevole pathos, è decisamente ben eseguito, e Sheryl è più che credibile nelle vesti di partner vocale https://www.youtube.com/watch?v=aokv_q7zfXw .While I Was Away è un altro slow cantato con grande anima, che ha una delle migliori melodie del CD, mentre May The Good Times Never End ospita il grande Delbert McClinton alla voce (e armonica) e Lee Roy Parnell alla slide, ed il brano è esattamente come uno si potrebbe aspettare,  un soul-rock sudista tutto ritmo e divertimento, con le ugole dei due headliners che si integrano alla perfezione e Parnell che li accompagna da par suo https://www.youtube.com/watch?v=vIRfAxJ6Bvs . La bella Life Good As It Can Be è ariosa, limpida, tersa, e sembra quasi un brano di stampo californiano (il ritmo e l’intro di chitarra acustica ricordano vagamente Learning To Fly di Tom Petty) https://www.youtube.com/watch?v=9Ien9KnZ2jg , No One Here But Us è intima e meditata, anche se l’arrangiamento è comunque full band, mentre I’ll Take This House è roccata e solida, con un drumming potente ed un refrain da applausi: puro Texas rock’n’roll. L’album si chiude con la ballad elettrica I Go Back To You, ennesimo brano dallo script maturo e dal suono potente, la tenue e deliziosa Day One e l’irresistibile Good Night In New Orleans, cantata in collaborazione con il Lousiana Kid Marc Broussard, che inizia come un lento bayou-soul per poi tramutarsi in un coinvolgente cajun-rock dal ritmo forsennato https://www.youtube.com/watch?v=hdriYjjw_ow .

Non solo Pat Green non ha perso lo smalto, ma con Home ci regala uno dei suoi dischi più riusciti.

Marco Verdi