Un Gusto Acquisito. Mary Chapin Carpenter – Ashes And Roses

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Mary Chapin Carpenter – Ashes and Roses – Zoe/Rounder/Uiversal 

La cantautrice americana, Mary Chapin Carpenter, nativa di Princeton, New Jersey ma da sempre legata all’area geografica che gravita intorno a Washington, DC, non per nulla il suo concerto al Wolf Trap, una sorta di anfitetatro naturale sito nella zona, è una specie di evento annuale ricorrente. Come ricorrente, rassicurante, direi costante è la sua musica; come dicevo, parlando sul Blog del disco precedente mary-chapin-carpenter-the-age-of-miracles.html, la sua musica è una certezza, forse ultimamente ripetitiva, ma di qualità elevata; in quel caso, con espressione forse non felice l’ho paragonata a un paio di vecchie ciabatte (in riferimento alla musica, ovviamente), questa volta il titolo vuole essere una sorta di richiamo ai “gusti” che ti accompagnano nel corso della vita: vuoi mettere un bel gelato con un gusto classico, chessò la nocciola nel mio caso, alla sperimentazione di nuovi sapori? Certo la “maracuja” o la “nigritella” ti danno il brivido del diverso ma un bel genere classico (siamo tornati alla musica) come il country e il folk, o il country-folk soprattutto nella forma della ballata per la Carpenter, spesso sono più soddisfacenti anche se meno avventurosi: l’ideale sarebbe una combinazione delle due cose ma questo è riservato agli artisti “geniali” mentre Mary Chapin è forse più, una onesta, anzi spesso ottima, “artigiana”.

Quindi dopo averla paragonata a un paio di vecchie ciabatte questa volta siamo passati alla metafora del gelato, spero che non me ne vorrà. Anche se la sua musica, soprattutto per la critica, non è legata al country non si può negare che il successo di pubblico negli anni ’90 fosse dovuto proprio al country, anzi al country-rock: un disco come Come On Come On e brani come I Feel Lucky, la cover di Passionate Kisses di Lucinda Williams, He Thinks He’ll Keep Her, erano attraversati dal suono delle chitarre di John Jennings, John Jorgenson e la pedal steel di Paul Franklin, che spesso avevano il sopravvento sul suono delle tastiere di Jon Carroll e degli ospiti Benmont Tench e Matt Rollings. Negli anni successivi, nella formazione è entrato anche Duke Levine, con un suono di chitarra più “aggressivo” che ben si sposava con quello di Jennings. Quest’ultimo, oltre che co-autore e direttore musicale, è stato anche compagno nella vita per la Chapin Carpenter, generando quell’effetto, come scherzando, a storia finita, raccontavano nei concerti: alla Fleetwood Mac, fisicamente tra Fleetwood e Nicks, lui alto e allampanato, lei piccola, bionda e rotondetta, musicalmente alla Buckingham/Nicks. Dal penultimo album il sodalizio musicale tra Carpenter e Jennings, durato oltre vent’anni, è finito e sono tornati Levine e Matt Rollings, che cura insieme a lei anche la produzione del disco. La formazione è completata dai veterani Glen Worf e Russ Kunkel, per un sound molto basato proprio sul piano di Rollings e con la forma della ballata quieta che evidentemente ben si accompagna agli umori della Carpenter, che ha avuto delle recenti annate a livello personale, segnate da malattie quali depressioni varie o l’embolia polmonare che qualche anno quasi l’aveva uccisa. La vita sentimentale non va molto meglio visto che si è lasciata anche con l’ultimo compagno, per cui almeno la musica, “ispirata” dalle vicende personali, rimane una sorta di valvola di sfogo e fonte di ispirazione per le sue canzoni. Si dice sempre che le canzoni più belle si scrivono quando non si è felici, per cui quelle di Mary dovrebbero essere bellissime.

Forse la patina intimista di malinconia ed introspezione è un po’ troppo accentuata ma non si può negare che lei sia molto brava, in possesso di una voce profonda ed evocativa e quindi questo Ashes and Roses è un ennesimo bel disco, anche se non posso fare a meno di rimpiangere la produzione Columbia degli anni ’90 quando, come dicevo all’inizio, il country-rock aveva la meglio sul country-folk. Per sentire un bel assolo vibrante di chitarra elettrica di Duke Levine o una serie di rullate più energiche di Russ Kunkel bisogna arrivare al settimo brano, I Tried Going West, (caratterizzato anche dall’ottima fisarmonica di Rollings), poi gli altri brani sono comunque molto buoni, con in evidenza il piano di Matt Rollings (il tastierista di Lyle Lovett, per i due o tre che non lo sanno) ma anche le chitarre acustiche ed elettriche di Levine come nell’iniziale, delicata Transcendental Reunion. Molto bella anche What To Keep And What To Throw Away con l’arpeggio delle chitarre che sottolinea il lento crescere delle tastiere fino alla piacevole coda strumentale. Sempre il suono folk e malinconico prevale in The Swords We Carried con le belle armonie vocali di Mac McAnally e Kim Keys e un “solo” delicato di Rollings.

Another Home è una canzone che racconta le sue impressioni sul ritorno a casa alla fine di un tour in una casa che, finito un matrimonio, non è più la stessa. Per aggiungere quella tristezza che si percepisce nel brano, la Carpenter racconta che ha terminato di scriverlo proprio nei giorni in cui moriva suo padre. Nostalgia e tristezza che si reiterano anche nella successiva Chasin’ What’s Already Gone, musicalmente una delle più belle dell’album, con un arrangiamento avvolgente e i musicisti che suonano alla grande, un mandolino in sottofondo, nuovamente eccellenti armonie vocali e il piano di Rollings ancora una volta protagonista. Per essere sincero qualche rullatina di Kunkel ci scappa anche in questo brano. Learning The World è nuovamente molto folk ed intimista mentre di I Tried Going West ho già detto. Don’t Need Much To Be Happy è un brano interlocutorio mentre Soul Companion è il famoso duetto con James Taylor, un brano che gli si adatta perfettamente, oserei dire nuovamente “come un vecchio calzino”, le due voci si alternano e si amalgamano alla perfezione regalando un maggiore brio alla canzone, veramente molto bella!

Old Love è un altro momento molto quieto ed introspettivo, con gli strumenti a corda di Duke Levine in primo piano a duettare nuovamente con il piano di Rollings. New Year’s Day è una poetica e sentita trascrizione di un incontro avvenuto in sogno con un vecchio amico e contiene anche una citazione di Emily Dickinson come ricorda la stessa Carpenter nelle note dell’album e che ci dice anche che questo è l’ultimo brano scritto per il disco stesso. Visto che le abbiamo citate tutte mancano ancora Fading Away e la conclusiva, dal titolo biblico, Jericho, un duetto solo tra il piano di Matt Rollings e la voce di Mary Chapin Carpenter che porta a termine, in perfetto stile cantautorale, questo nuova tredicesima fatica della sua carriera.

Bruno Conti

Un Trio Per Giugno! Nuovi Album Per Brandi Carlile, Shawn Colvin E Mary Chapin Carpenter

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Brandi Carlile – Bear Creek – Columbia – 05-06-2012

Shawn Colvin – All Fall Down – Nonesuch – 05-06-2012

Mary Chapin Carpenter – Ashes And Roses – Zoe/Rounder 12-06-2012

Visto che in questi giorni ho ricevuto le prime notizie (e altro) sulle uscite discografiche di tre delle migliori cantautrici in circolazione le condivido in anteprima con Voi.

Il 5 giugno uscirà il nuovo e quarto album di studio di Brandi Carlile Bear Creek che prende il titolo dagli studi dove è stato registrato (così ha potuto emulare il suo “idolo” Elton John che aveva fatto Honky Chateau). Sono tredici nuovi brani di cui alcuni già eseguiti dal vivo tra i quali Raise Hell, Keep Your Heart Young e il singolo That Wasn’t Me. Brandi è accompagnata dal suo gruppo abituale con i gemelli Tim & Phil Hanseroth, chitarra e basso, la batterista Allison Miller e al cello Josh Neumann. Più Dave Palmer alle tastiere e Jeb Bows al violino e mandolino. Ospite in alcuni brani Matt Chamberlain alla batteria.

Lo stesso giorno per la Nonesuch esce il nuovo Shawn Colvin All Fall Down, ottavo album in questo caso, con un parterre di ospiti impressionante: Alison Krauss, Emmylou Harris, Jakob Dylan, Mary Chapin Carpenter, Bill Frisell, Viktor Krauss, Brian Blade, Stuart Duncan, and Julie Miller, tra gli altri. C’è anche Buddy Miller che oltre a suonare e cantare, produce il disco. Sono undici brani con alcune collaborazioni interessanti: oltre alle canzoni scritte con Viktor Krauss, Jakob Dylan e Bill Frisell ce n’è una firmata con Patty Griffin e tre con John Leventhal. Sembra molto promettente! Di Shawn Colvin, sempre nella stessa data, esce anche un libro di memorie Diamond In The Rough!

Tra l’altro la Colvin proprio in questi giorni è in tour negli Stati Uniti in duo acustico con Mary Chapin Carpenter che il 12 giugno pubblicherà per la Zoe/Rounder/Universal il nuovo album Ashes and Roses. Non c’è la foto della copertina perchè nelle notizie che mi hanno dato c’è scritto “not final artwork” e quindi rispettiamo. Però vi posso dire che il CD è prodotto dalla stessa Carpenter con Matt Rollings che suona anche le tastiere, chitarre affidate come di consueto a Duke Levine, Russ Kunkel alla batteria, Glenn Worf al basso e Mac McAnally e Kim Keys alle armonie vocali. Sono tredici brani tra cui un bellissimo duetto con James Taylor Soul Companion. Come faccio a saperlo? L’ho sentito! Recensione in tempi ragionevoli, qualche giorno prima della data di uscita.

Attendiamo fiduciosi.

Bruno Conti

Un Disco “Autunnale” Per Una Grande Cantautrice Americana. Catie Curtis – Stretch Limousine On Fire

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Catie Curtis – Stretch Limousine On Fire – Compass Records 2011

L’autunno è alle porte e come spesso accade in questi tempi “piovosi” vengono alla luce dischi delicati di rara bellezza, disseminati di melodie pungenti e malinconiche. Il personaggio di cui tratteremo oggi risponde al nome di Catie Curtis, cantautrice originaria di una piccola città del Maine (Saco), che molti di voi. immagino, non conoscano. La giovane Catie ha fatto una lunga gavetta negli Stati Uniti, suonando in piccoli locali e incidendo per “Label” indipendenti, fino ad imporsi all’attenzione del pubblico nel 1997 con l’album omonimo, dal quale fu tratto il singolo Soulfully che entrò a far parte della colonna sonora di una fortunatissima serie televisiva, Dawson’s Creek.

Veterana della scena folk di Boston, la nostra ha ricevuto il plauso della stampa locale e, se si deve dare un merito a Catie Curtis, è quello di essere stata capace di crescere e di avere migliorato disco dopo disco la sua scrittura e la sua vocalità, partendo dall’esordio Dandelion nel lontano’89 edito solo in cassetta e poi ripreso in From Years to Hours (91), Truth from Lies (95), il menzionato Catie Curtis (97), A Crash Course in Roses (99), My Shirt Looks Good on You (2001), la ripubblicazione del primo CD From Years to Hours con tracce aggiunte, edita nello stesso anno, e sempre nel 2003 anche Acoustic Valentine, Dreaming in Romance Languages (2004), Long Night Moon (2006), Sweet Life (2008), Hello Stranger (2009), per finire con questo Stretch Limousine on Fire  prodotto dal batterista e percussionista Lorne Entress, che vede la presenza di fidati musicisti come Jay Bellerose alla batteria, Jennifer Condos e Jesse Williams al basso, Duke Levine e Thomas Juliano alle chitarre, Glenn Patscha al pianoforte, David Limina all’organo e la grande Mary Chapin Carpenter al controcanto, in compagnia di altre “donzelle”, Lisa Loeb, Jenna Lindo, e Julie Wolf utilizzate alle armonie vocali.

Si parte con Let it Last, con le chitarre che ricamano la melodia, sorrette dalla sezione ritmica e la voce vellutata della Carpenter. L’incipit di Shadowbird è tutto giocato sull’arpeggio delle chitarre, per un ritornello “assassino” che entra nel cuore. Highway del Sol scorre quasi sussurrata, con un lavoro di chitarra che enfatizza il pathos del brano. La “title track” si sviluppa lineare sostenuta da una valida sezione ritmica, seguita da una River Wide pianoforte e voce, la canzone più bella del lavoro, una ballad classica costruita su una melodia che mi ricorda una delle più belle canzoni di Joan Armatrading Love by You nell’album Secret Secrets del 1985, penso poco conosciuto.

Si riparte da una Another Day on Earth, una canzoncina pop dove le tre “grazie” Lisa, Jenna e Julie danno il meglio al controcanto. Il livello si alza decisamente con una After Hours che a tratti ricorda alcune composizioni di Lucinda Williams, un brano che si farà fatica a dimenticare, altra gemma del disco. Segue una delicata e morbida I Do con un tessuto sonoro che scivola sulla splendida voce di Catie. Wedding Band è costruita intorno ad un bel “riff” di chitarre acustiche, a volte raddoppiato dal violino o da una slide sempre acustica. Il CD si chiude con la splendida Seeds and Tears quasi sussurrata, con un giro di chitarra a disegnare un perfetto connubio con la voce splendida della Curtis, per uno stile compositivo, che ricorda, al meglio, due mie beniamine, Mary Gauthier e Eliza Gylkison.

Conosco Catie Curtis fin dagli esordi, e mi chiedo come mai questa “singer songwriter” non abbia mai saputo imporsi come il suo talento avrebbe meritato, per il momento il consiglio è quello di accostarvi a queste dieci canzoni, che di sicuro non vi deluderanno, un ritorno gradito che non mancherà di scaldare i vostri cuori, per un lavoro solido che non lesina brani di qualità, e non cala minimamente alla distanza. Che sia finalmente giunta l’ora di Catie Curtis ?

Tino Montanari

Questo E’ Un Tributo! Stars Salute Joni Mitchell

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Stars Salute Joni Mitchell – DVD Immortal -2010

Non sempre queste serate di tributo sono destinate a rimanere nella memoria (farei una eccezione per la straordinaria serie dei concerti della Rock and Roll Hall Of Fame e qualche altro sparso qui e là) ma estenderei l’eccezione anche per questo concerto che si è tenuto nel lontano aprile del 2000 all’Hammerstein Ballroom di New York City e che vede la luce in DVD in questi giorni.

Intanto perché, come è sua consuetudine, è presente anche la festeggiata, Joni Mitchell, che in più di una occasione ha dichiarato che ben vengano questi tributi, ma ove possibile e finché la salute la assiste vuole partecipare come per una forma scaramantica, “ci sono quindi esisto ancora!”.

Poi perché il cast è veramente notevole: a partire dalla House Band guidata dall’ex marito Larry Klein, produttore e bassista, gli eccellenti chitarristi Dean Parks e Greg Leisz e la magica tromba con sordina di Mark Isham, tanto per citarne alcuni.

Gli ospiti e le canzoni: si parte, in tono minore, con una versione rock di Raised on Robbery, molto easy, cantata da Wynonna Judd e Bryan Adams e anche se Joni Mitchell nel suo palco a pochi metri dai cantanti sembra apprezzare, la partenza non è delle migliori.

Da qui in poi è un crescendo inarrestabile, con alti e bassi, ma sempre su livelli di assoluta eccellenza. A partire da Cyndi Lauper che esegue una versione di Carey intensa e raffinata, cantata con grande classe e partecipazione, veramente molto bella.

Proseguendo con una versione acustica di Woodstock eseguita da Richard Thompson, che la rende propria, come fosse una canzone scritta da lui e questo lo sanno fare solo i fuoriclasse.

Molto bella e trascinante la versione di Big Yellow Taxi cantata a due voci da Mary Chapin Carpenter e Shawn Colvin due delle discepole più fedeli di Joni. Con sorpresa finale con l’ingresso di James Taylor per un gioioso finale. Taylor che rimane sul palco per eseguire una immortale River uno dei brani più belli dal repertorio della cantante canadese e che il buon James rende con impeccabile gusto e misura. Wynonna Judd si riabilita con You Turn Me On I’m A radio molto vicina allo spirito della versione originale.

Che KD Lang abbia una delle voci più belle in circolazione viene confermato ancora una volta dall’esecuzione scintillante della dolcissima Help Me. Chi sovrasta tutti, a livello vocale, è la straordinaria Cassandra Wilson che regala fuochi pirotecnici vocali con una jazzatissima Dry Cleaner From Des Moines.

Le Sweet Honey In The Rock scelgono The Circle Game per la loro esibizione accapella, solo voci e qualche piccola percussione. Tornano Mary Chapin Carpenter e Shawn Colvin per una delle canzoni più amate di Joni Mitchell, la fantastica storia di Amelia.

Richard Thompson, nuovamente, è quello che più di tutti rivisita, alla propria maniera, da pari a pari, come fosse una canzone dal suo repertorio (l’ho già detto e lo ripeto) una Black Crow che diventa una feroce cavalcata chitarristica nel suo inconfondile e unico stile, grande versione. Anche Elton John in serata di buona vena personalizza da par suo la celebre Free Man In Paris.

Una delle sorprese della serata è Diana Krall, che da sola, seduta al suo piano regala al pubblico una intensissima e profonda versione di A case Of You, una delle più belle che mi è capitato di sentire e, sicuramente uno degli apici assoluti nella carriera della parimenti canadese signora Costello, veramente notevole.

Irritualmente, ma stiamo parlando della più grande cantautrice della storia della musica rock, Joni Mitchell sale sul palco per eseguire una versione orchestrale di Both Sides Now maestosa e molto classica. Gran finale con una corale The Circle Game cantata da tutto il cast ma un po’ buttata lì.

Una serata ad alta densità femminile (rara in questi tributi) e un DVD che mi sento di consigliarvi, anche se la qualità video non è delle più memorabili, molto pastellosa come spesso accade per i prodotti della Immortal di provenienza misteriosa ma con un audio molto buono (comunque non costano molto).

Bruno Conti

Troppo Presto? Susan Cattaneo – Heaven To Heartache

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Susan Cattaneo – Heaven To Heartache – Jersey Girl Music Records

Forse sono un po’ in anticipo sulla data di uscita (in effetti non c’è ancora la copertina del nuovo disco, quella che vedete è del disco precedente)(ma ora c’è, per chi legge da dicembre) la foto che ritrae Susan Cattaneo con Ellis Paul è però tratta dalle sessions per il nuovo disco che vado ad illustrarvi…

Spesso la passione di chi fa musica si percepisce già dalle piccole cose, dai particolari. Quando ho ricevuto questo CD per la recensione era accompagnato da una cartellina con tutte le note informative, la lista dei brani, i musicisti che hanno partecipato alle sessioni, una piccola biografia, tutti i testi completi!! Fantascienza per le major sempre più impegnate a rimarcare la superficialità e l’effimero, le mode (non sempre, per essere corretti) rispetto ai contenuti. E quindi, brevemente, utilizziamo questo materiale: Susan Cattaneo è nata e cresciuta in campagna nel New Jersey (come Quello là!), e dopo gli studi è passata anche dall’Italia, da Roma, dove ha vissuto sei mesi, poi si è trasferita a New York dove ha iniziato una carriera nell’ambito televisivo ma la passione per la musica si estrinsecava in una presenza costante sui palchi del Village di NY. A questo punto, dopo avere vinto una borsa di studio, si è trasferita a Boston per frequentare il Berklee College Of Music alla fine del quale è stata assunta dal dipartimento di songwriting (non sto parlando di fantascienza, negli States è normale). Quindi si è trasformata in una insegnante, una mamma ma anche una autrice di brani a Nashville.

Ma la passione per la musica suonata non l’ha mai abbandonata e lo scorso anno ha esordito con Brave and Wild un disco dal suono roots che aveva sapori country, ma anche folk e rock e qualche colore “nero” tra blues e soul, ben recensito dal Buscadero. Non per nulla sul suo MySpace (perché va bene la passione e l’artigianato ma la tecnologia non manca e quindi Susan ha anche il suo bravo sito e il suo profilo su Facebook), dove alla voce influenze si cita Bonnie Raitt, Bonnie Raitt e ancora Bonnie Raitt oltre a Emmylou Harris, Patty Griffin, Susan Tedeschi, Springsteen e tanti altri. In effetti la voce della Susan Cattaneo potrebbe ricordare quella della Raitt ma anche della Susan Tedeschi, però pre-raucedine, da giovani o meglio ancora, ascoltando questo disco, mi ha ricordato moltissimo Mary Chapin Carpenter, magari imprigionata nel corpo di Bonnie, Scherzi a parte, questo CD ha un suono decisamente più country rispetto al precedente, ma un country di quello buono, di qualità, non per nulla è stato registrato in quel di Nashville, ma nel lato “buono” della città. La produzione è stata curata da Lorne Entress che ha lavorato con Ronnie Earl, Lori Mckenna e Catie Curtis, quindi uno che sa dove sta di casa la buona musica e il risultato finale si guadagna abbondantemente le sue tre stellette ( e in alcuni brani anche una mezza stelletta in più). I musicisti non sono celeberrimi, forse Pat Buchanan alla chitarra elettrica, ma di sani principi, con l’eccezione del grande Dave Mattacks, batterista dei Fairport Convention dell’epoca d’oro, che vive vicino a Boston e fa parte del gruppo che accompagna Susan Cattaneo dal vivo e suona in un brano di questo album, Little Big Sky un bel brano bluesy e sognante con una bella slide e un’atmosfera che ricorda molto sia la Carpenter che Bonnie Raitt, grinta e dolcezza unite in un tutt’uno inscindibile.

Seguendo un ordine un po’ ondivago e casuale, la successiva On Again Off Again è un “roccato” (con moderazione, ma con gusto) duetto con Ellis Paul, con pedal steel guitar e violino che interagiscono con le chitarre elettriche e le tastiere e creano un clima sonoro che mi ha ricordato i duetti tra Linda Ronstadt e Andrew Gold nella dorata California di metà anni ’70. Put That Bottle Down è una sontuosa ballata dove la voce di Susan Cattaneo, una voce piena e corposa, è in grande evidenza e non ha nulla da invidiare ai momenti più ispirati di Mary Chapin Carpenter, Patty Griffin o a qualsiasi voce femminile di qualità vi venga in mente (a me Katy Moffatt, qualcuno la ricorda?), eccellente anche il sound d’insieme, è uno di quei brani da mezza stelletta in più.

Watching the sparks fly, prodotta da Bobby Lee Rodgers (altro cantautore per “carbonari” della musica) che si occupa anche delle chitarre, ha un suono elettro-acustico molto suggestivo con la voce della Cattaneo moltiplicata più volte a creare delle armonie molto coinvolgenti. Just Like It Was Texas, con il suo testo dedicato alle pene d’amore è un brano di puro texas country che potrebbe venire dal songbook di Nanci Griffith o del primo Lyle Lovett, dolce e malinconica,  con weeping pedal steels e la voce veramente compartecipe della nostra amica che qualche brividino lungo la schiena lo scatena.

Giusto per citare qualche brano ma il tutto è di ottima qualità, caldamente consigliato! Tanto per capire di chi stiamo parlando http://jerseygirlmusic.com/

Bruno Conti

Mary Chapin Carpenter – The Age Of Miracles

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Mary Chapin Carpenter – The Age Of Miracles – Zoe/Rounder/Universal

Esce domani sul mercato italiano (è uscito la settimana scorsa negli States) il nuovo album di Mary Chapin Carpenter, il dodicesimo, raccolte escluse e disco natalizio e Party Doll inclusi. Non molti, considerando che l’esordio era avvenuto con Hometown Girl nel lontano 1987 alla non più tenera età di 29 anni. Gli anni dei grandi successi e della “cosiddetta country music” sono lontani: Come On Come On, il suo disco di maggior successo negli anni ’90 ha venduto oltre quattro milioni di copie senza arrivare più in là del 31° posto nelle classifiche americane. Pensate come è cambiato il mercato discografico (e il mondo) in poco più di quindici anni, e dicendo questo so di intristire più di un discografico, il disco precedente della Chapin Carpenter, The Calling, del 2007, pur giungendo ad un rispettabile 59esimo posto nelle charts americane ha venduto poco più di centomila copie.

Ma bando alle tristezze, veniamo a questo nuovo The Age Of Miracles, il terzo per la nuova etichetta Zoe/Rounder, dopo il citato The Calling e il cosiddetto “disco stagionale”, Come Darkness, Come Light: questo album ha avuto una lunga gestazione causata dalla grave malattia contratta dalla Mary Chapin Carpenter nel corso del tour promozionale di The Calling, una embolia polmonare che ha rischiato di ucciderla e che, forse, tra le altre cose, ha generato il titolo di questo nuovo album.

Comunque niente paura per i fans della bionda cantautrice americana, questo nuovo album non ha spostato di una virgola la sua musica, lo stile è rimasto quel country-folk-rock di impianto “tranquillo”, preferibilmente ballate, raramente si avventura in qualche midtempo e quei brani vagamente Country-rock che apparivano nei dischi degli anni ’90 sono un lontano ricordo. La qualità di musica e testi è sempre molto elevata, la voce è rimasta bellissima, calda ed espressiva, dolce, senza voler essere offensivo, anzi, i dischi della Carpenter sono come un vecchio paio di ciabatte, sapete quelle vecchie, le preferite, che vi calzano alla perfezione e vi tengono i piedi comodi e al calduccio.

Contribuisce alla riuscita del tutto l’elevata qualità dei collaboratori, il meglio che la Nashvile meno commerciale può offrire: il tastierista (soprattutto piano, ma ottimoanche all’organo) e co-produttore Matt Rollings, reduce da anni di collaborazioni con Lyle Lovett, il chitarrista Duke Levine, fine cesellatore della 6 corde (non c’è più John Jennings) e la sezione ritmica composta dal bassista Glen Worf e dal batterista Russ Kunkel, leggendario musicista che ha suonato con chiunque vi possa venire in mente sulla scena musicale americana e contende a Jim Keltner il titolo di Batterista. Con tutto sto po’ po’ di roba a disposizione, naturalmente, se hai un filo di talento è difficile fare un disco brutto, se di talento ne hai parecchio è probabile che il disco sia sopra la media, come in questo caso. Avviso per rocker impenitenti e amanti di blues e generi alternativi: astenersi!

Dalla prima pennata di chitarra acustica del primo brano We Traveled So far, come dicevo prima, sapete già cosa aspettarvi, ma il viaggio è comunque piacevole e proficuo, con quella voce malinconica ma confortante, calda senza essere troppo espansiva o sofferta (non è Lucinda Williams o Mary Gauthier), i musicisti con l’aggiunta di Dan Dugmore alla 12 corde e steel guitar e di Mac McAnally alle armonie vocali cominciano a macinare ottima musica. Il successivo Zephyr reitera questa formula vincente e la bella voce della Carpenter comunque ti acchiappa. Put My Ring Back On è uno di quei rari brani mediamente movimentati a cui accennavo prima, non parliamo di rock ma le chitarre di Levine e l’organo di Rollings provano a dettare il tempo, l’ottimo Vince Gill duetta da par suo con Mary e il risultato è molto piacevole. Holding Up The Sky, in punta di strumenti e con una voce quasi sussurrata fa parte di questo nuovo filone più folkeggiante inaugurato nell’ultimo decennio.

Mary Chapin Carpenter non è certo il primo nome che vi viene in mente quando pensate ad una cantante di protesta o dedita a temi sociali ma le sue canzoni hanno sempre testi di ottimo livello letterario e nascosti tra le righe questi temi ricorrono; di tanto in tanto si palesano in modo evidente, è il caso di 4 June 1989 dedicata alla storia di piazza Tienammen vista attraverso gli occhi di uno dei protagonisti, un brano malinconico e compassionevole caratterizzato anche dalla presenza di un cello. Una delle più belle voci della canzone americana, Alison Krauss aggiunge le sue armonie alla evocativa I was A Bird e devo dire che le due voci si fondono alla perfezione. Mrs. Hemingway, una bellissima ballata pianistica con Matt Rollings che regala emozioni con il suo strumento, racconta la storia della prima moglie di Ernest Hemingway e gli anni di Parigi.

I have a need for solitude con la National di Levine in evidenza è piacevole ma non memorabile mentre per What You Look For Kunkel rispolvera quel sound di batteria che ha graziato decine di dischi negli anni ’70, da Linda Ronstadt a Neil Young, da Joni Mitchell a Carole King (sempre lui era) e la chitarra di Duke Levine abbandona l’incessante coloritura dei brani e si avventura in uno dei rari assoli del disco, tutto molto bello, chi conosce la Carpenter avrà modo di apprezzare, gli altri pure. Iceland è un brano lento e riflessivo (strano!) di impostazione quasi new age, con una strumentazione quasi accarezzata. The Age of Miracles con una chitarra vagamente jingle-jangle è un’altra bella ballata molto romantica di ampio respiro di quelle che la Carpenter sforna quasi a comando. La conclusione è affidata al country-rock di The Way I Feel e capisci che Mary Chapin Carpenter è una dei nostri quando nel testo ti dice “quando sono tutta sola su un’autostrada di notte, non c’è niente come due mani sul volante e la radio che suona I Want Back Down” e la chitarra di Levine che viaggia con te. Certo lì sono avvantaggiati, non fa lo stesso effetto su una tangenziale ascoltando Tiziano Ferro.

Bruno Conti

 

Novità Di Aprile. Correzioni E Variazioni.

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Oggi non ho avuto tempo per un post “adeguato” quindi mi limito ad alcune precisazioni sulle ultime uscite di aprile (e le prime di maggio). Come dicevo nel post dedicato al DVD Box di Costello Spectacle (niente paura è confermato per domani), siamo in Italia quindi la data di uscita è un po’ un optional. Quindi il forse che mi è scappato nella recensione, riferito all’uscita del Cd della Natalie Merchant Leave Your Sleep il 13 aprile purtroppo nel frattempo è diventato una certezza e la data è slittata (per il mercato italiano, in America e Inghilterra nonostante nubi e vulcani è uscito regolarmente) al 27 aprile. Lo stesso giorno (e questa è una piacevole aggiunta) esce su etichetta Rhino/Warner un bellissimo box quadruplo dei Grateful Dead Crimson, White & Indigo 3 CD + 1 DVD registrati al JFK Stadium di Philadelphia il 7 Luglio del 1989. Lo stesso giorno non escono, perché slittano al 3 maggio, il nuovo album di Peter Wolf Midnight Souvenirs (bellissimo), il nuovo Melissa Etheridge Fearless Love nonché il nuovo di Mary Chapin Carpenter The Age Of Miracles.

Viceversa, dovrebbe uscire domani, il nuovo album di Jackie Leven, Gothic Road, molto bello, che da alcuni giorni mi riprometto di recensire e per una ragione o per l’altra rimando, domani prometto! Il Cd di John Grant con i Midlake The Queen Of Denmark è confermato in uscita, come pure il nuovo della PFM AD 2010 La Buona Novella – Opera Apocrifa, tutti e due da domani.

Sempre per i Beatiful Losers (come il citato Leven, Anais Mitchell o il recensito Joe Gibbs, ricordate dove l’avete letto per primo) mi scappa di citare il nuovo album di Mary Gauthier in uscita il 18 maggio per la nuova etichetta Razor & Tie negli States e su Proper in Europa, ma già disponibile per il Download: è bellissimo, tristissimo ma coinvolgente. Per chi la conosce, è la storia della sua vita messa in parole e musica. Il tutto è prodotto da Mike Timmins (che per qualche oscura ragione la Mary Gauthier chiama Timmons sul suo sito) e partecipa anche Margo. Anche per questo recensione nei prossimi giorni, promesso.

Sempre per la serie, mi faccio dei promemoria così mi ricordo. Devo anche parlare di un altro grande outsider Chris Bell di cui la Rhino/Handmade ha pubblicato (sempre che si trovi, ma a prezzi proibitivi) un doppio CD con la versione espansa del mitico I Am The Cosmos.

Non è riferito a nessun Cd in particolare ma in generale: quando vedete sui siti italiani date di fantasia e poi spedizione in 4,5,8,14 giorni fatevi sorgere qualche dubbio sull’attendibiltà delle date indicate.

Per gli altri dischi in uscita dovrebbero rimanere valide le date che vi ho segnalato.

In questa occasione mi sono sostituito al servizio pubblico per informazioni di pubblica utilità, a chi ama la musica.

Sempre per amanti ed amatori, nei commenti mi viene richiesto di segnalare qualche blog “interessante”! Con piacere, anche se per alcuni contenuti è un concorrente vi segnalo questo http://www.rootshighway.it/

Bruno Conti

Aprile, Altre Novità. Escono Anche Con Il Sole – Melissa Etheridge, Mary Chapin Carpenter, Sergio Mendes, Massimo Priviero, Willie Nelson, James, Aqualung, Eccetera

Dopo aprile ogni goccia un barile (di dischi nuovi), seconda puntata, o terza, dedicata alle uscite di questo mese. Casualmente, ma non troppo, questa tornata è tutta dedicata a CD pubblicati dalla Universal. Nei prossimi, per par condicio, parleremo di altre case (ma non è detto).

Tutto quello che vado ad annunciarvi, dovrebbe uscire il 27 aprile, date da confermare, partiamo.

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Mi piacciono le raccolte di figurine: brevemente, non alla Biscardi, in caso contrario il 27 aprile siamo ancora qui.

Melissa Etheridge – Fearless Love nuovo album a tre anni di distanza da The Awakening, è il decimo, raccolte e live esclusi, solito produttore e chitarrista, John Shanks che è lo stesso di Alanis Morissette, Sheryl Crow e Bon Jovi, quindi sapete cosa aspettarvi, cambiano gli altri componenti della band ma non il sound.

Mary Chapin Carpenter – The Age Of Miracles è il terzo album per la Zoe/Rounder, sono con lei Matt Rollings, Russ Kunkel, Duke Levine, Glenn Worf, Dan Dugmore, ospiti Vince Gill e Alison Krauss, ancora una volta non dovrebbe deludere le attese.

Hole – Nobody’s Daughter, sulla copertina di Jam, il primo CD per la Mercury dopo il flop dell’album solista America’s Sweetheart del 2004. Collaborano con lei Linda Perry, Billy Corgan e il produttore Michael Beinhorn. Si preannuncia un ritorno al rock più commerciale di Celebrity Skin.

Massimo Priviero – Rolling Live 2cd/dvd, dopo vent’anni di carriera è il suo primo album dal vivo e nel contempo è anche uno degli ultimi concerti tenuti al mitico Rolling Stone di Milano il 29 marzo del 2009, prima di diventare un supermercato!! Concerto completo, nudo e crudo senza sovraincisioni, il meglio del suo repertorio e alcune cover doc tra cui Ciao Amore Ciao di Tenco, Mr. Tambourine Man di Dylan, We Shall Overcome e Il Testamento del Capitano oltre a tre brani inediti nuovi. Lo stesso giorno esce nelle librerie anche la sua biografia Nessuna Resa Mai.

Willie Nelson – Country Music già in copertina del Buscadero ma esce sempre il 27 aprile, primo album per la Rounder, prodotto da T-Bone Burnett che uno ne pensa e cento ne fa; segna il ritorno alla miglior forma per Nelson, che ha già pubblicato oltre 200 dischi. Suonano con lui gli stessi musicisti del celebrato Raising Sand di Alison Krauss e Robert Plant.

Peter Wolf – Midnight Souvenirs ve lo avevo già anticipato in un precedente post, in effetti in America è uscito il 6 aprile, bellissimo, lo sto sentendo propria ora. Recensione nei prossimi giorni, nei negozi italiani sempre dal 27 aprile.

Sergio Mendes – Bom Tempo la Universal italiana lo annucia per fine aprile, sui siti americani per il 18 maggio, comunque ci sono duetti con Carlinhos Brown e Milton Nascimento e nel disco suonano, tra gli altri, Vinnie Colaiuta alla batteria e Alphonso Johnson al basso; classici di autori brasiliani e un brano di Stevie Wonder scritto per Mendes nel 1977.

Aqualung – Magnetic North torna Matt Hales dopo l’ottimo Words And Music del 2008. Per gli amanti della pop music morbida e raffinata made in Great Britain.

Artisti Vari – Motown Around The World c’era già stato Nero Italiano in LP nel 1988 ma questa volta in un doppio CD il meglio della produzione Motown da esportazione. 38 brani in italiano, francese, tedesco e spagnolo cantati dalla creme de la creme dei cantanti della Tamla, 18 in italiano.

Non ci sono nelle immaginette ma il 27 escono anche il nuovo James Night Before un mini album con 8 nuovi brani, nella seconda parte dell’anno ne uscirà un altro e, surprise, il CD di Jonny Lang Live At The Ryman che in America era già disponibile per il download digitale o sul sito di Lang. Bellissimo, ve ne ho già parlato in un post del 29 gennaio oppure recensione sul Buscadero del mese prossimo (un po’ di sana promozione).

Bruno Conti