Dalla Contea Di Cork Torna “L’Ultimo Storyteller”. Mick Flannery – Mick Flannery

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Mick Flannery – Mick Flannery – Rosaleen Records

I lettori di questo blog sanno perfettamente come il sottoscritto, insieme all’amico Bruno, abbia seguito la carriera di questo cantautore nativo di Blarney, Irlanda, passo per passo, e sono passati ormai 14 anni da quando Mick Flannery ha pubblicato il suo album di debutto Evening Train (05), a cui fecero seguito lo splendido White Lies (08), Red To Blue (12), By The Rule (14), I Own You (16), di cui stranamente non ci siamo occupati https://discoclub.myblog.it/2014/07/17/irlandese-le-carte-regola-mick-flannery-by-the-rule/ , tutti lavori dove la parte primaria la si trovava nei testi acuti e intelligenti, ma anche in un totale e complesso sviluppo della melodia, e infine, cosa non trascurabile, una voce “burbera” e affascinante a completare il tutto. Come l’album precedente I Own You, anche questo sesto e nuovo lavoro di Mick Flannery è stato pensato e composto a Berlino, una sorta di esilio autoimposto, nel contesto di uno stile di vita più funzionale ad un musicista. Come al solito Flannery piano, tastiere, chitarre e voce, si porta in studio i suoi musicisti di riferimento, ovvero i bassisti Alan Hampton e Brian Hassett, il percussionista Daniel Ledwell, il batterista Josh Adams, Josh Mease alle chitarre, Tony Buchen alle tastiere, Jason Colby alla tromba, Ian Roller al sassofono, con l’inserimento di una sezione archi composta da Richard Dodd al cello, Leah Katz alla viola, i violinisti Daphne Chen e Eric Gofin,  e con il contributo alle armonie vocali della brava Lyndsi Austin, quindi una strumentazione ricca e variegata.

Il brano d’apertura Wasteland è quasi sorprendente, e ancora una volta mette in mostra l’immenso potere della voce di Mick, mentre la seguente Must Be More pare evocare il miglior Van Morrison, con l’uso dolce ed insinuante della tromba, per poi passare a un delicato cambiamento di ritmi ed atmosfere con l’ariosa melodia di Come Find Me, sposare il tema sociale in una canzone “apolitica” come I’ve Been Right. Anche se questo lavoro non è un “concept album”, le storie del protagonista ricorrono in tutto il disco, come nell’intrigante andamento “folk” della splendida Foot, oppure nel dolce abbraccio di una sognante How I Miss You (un dolce viaggio al tramonto sul treno di ritorno da Dublino), che potrebbe essere cantata benissimo da Springsteen https://www.youtube.com/watch?v=z9dWPVILVM0 , proseguire con il doloroso lamento della spettrale Way Things Go, per poi eseguire una sorta di oscuro omaggio musicale al suo “mentore” Leonard Cohen, con Light A Fire che inizia in un mood recitativo, per poi svilupparsi in crescendo sulle note del synth di Isaac Carter. Ci si avvia alla fine con la tranquilla disperazione di un melodramma musicale come Star To Star, seguita dalla pianistica e commovente Dreamer John, e andare a chiudere con la dolcissima litania di I’ll Be Out Here, sulle note scarne della chitarra di Mick e il contrabbasso del fido Chris McCarthy.

Questo signore in patria è ampiamente considerato come uno dei migliori cantautori usciti dalla natia Irlanda negli ultimi anni (ricevendo anche numerosi premi in carriera), un personaggio che durante la sua infanzia si è abbeverato  ascoltando album di Bob Dylan, Tom Waits, Van Morrison, Jim Croce e Joni Mitchell, tutta musica che è penetrata nel suo DNA creativo, rendendolo nel tempo un artista maturo e affidabile. Come ho detto in precedenti occasioni, Mick Flannery dai tempi del suo esordio ha fatto passi da gigante all’interno della scena musicale irlandese, e brani come Safety Rope, Goodbye (li recuperate su White Lies), e in seguito Boston (Red To Blue) e The Smile Fire (By The Rule), hanno seguito le orme delle grandi canzoni di cantautori del passato come Paul Brady e Christy Moore, ma anche del presente come Glen Hansard e Damien Rice, senza dimenticare lo storico Gilbert O’Sullivan. Lo stile di scrittura che ha accompagnato Flannery in questi anni è comunque ancora ben presente anche in questo ultimo lavoro omonimo, in “primis” grazie alla band stellare che fornisce un accompagnamento di classe per tutta la durata del disco, e poi come conseguenza per l’uso nei testi delle tematiche, sociali e non, che interessano da vicino il mondo odierno. In definitiva quindi, se amate il genere musicale descritto finora e i cantautori citati prima, vi consiglierei di dare un ascolto all’album, in quanto senza ombra di dubbio questo signore potrebbe essere il vostro uomo.

Tino Montanari

Un Irlandese Con “Le Carte In Regola”! Mick Flannery – By The Rule

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Mick Flannery – By The Rule – Universal Music Ireland

Quarto album per il cantautore irlandese di Blarney, Contea di Cork, Mick Flannery, di cui il sottoscritto e l’amico Bruno (titolare di questo blog) da alcuni anni stiamo cercando, con le recensioni dei suoi dischi, di far conoscere le grandi potenzialità ai tanti lettori di queste pagine virtuali (*NDB Vedi sotto). Dopo un breve tour negli Stati Uniti, a marzo 2013 Mick si trasferisce a Berlino, dove in sette mesi trova la voglia e l’ispirazione per scrivere By The Rule, e indubbiamente dopo un primo ascolto, il fascino della capitale tedesca si riscontra nella stesura dei testi e nelle atmosfere di questi tredici brani. Il risultato finale di queste nuove canzoni di Flannery (che hanno preso lentamente forma nella sua stanzetta di Kreuzberg), è il racconto di storie ed esperienze che vengono udite nelle caffetterie e nei bar della città berlinese, messe in musica con l’apporto di Shane Fitzsimons al basso, Alan Comerford alle chitarre, Christian Best alla batteria, Phil Christie al pianoforte e tastiere, Karen O’Doherty al violino e sua zia Yvonne Daly alle armonie vocali, con la produzione di Christian Best e Ryan Freeland (Aimee Mann, Ray La Montagne, Ramblin’ Jack Elliott) https://www.youtube.com/watch?v=L99jRABbNc8 .

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Le carte di questo album iniziano a venire esposte con il singolo Get What You Give, brano aperto da una fragorosa chitarra, poi supportata su un ricco tessuto sonoro da una ritmica tagliente https://www.youtube.com/watch?v=cO6zakt0lgc , a cui fanno seguito le dolci armonie di The Watcher https://www.youtube.com/watch?v=cKzCP-wb__U  e The Small Fire, dal ritmo lento e sommesso, con la seconda che si sviluppa nel percorso del brano in un crescendo importante, mentre la title track, By The Rule, con un sottofondo musicale scarno, viene cantata da Mick in modo sofferto e passionale. Le carte ripartono con la migliore del mazzo, Even Now, una ballata pianistica di una struggente ed intima bellezza, una sorta di moderno “madrigale” di fine ‘800, declamato come fosse una romanza da Flannery: cambiano poi i ritmi con una “giocosa” I’m On Your Side https://www.youtube.com/watch?v=_JivBMcMxMk , per poi tornare nuovamente alle atmosfere acustiche di Bluebird e a quelle più elettriche di Galfond, mentre una chitarra slide accompagna le note dolenti di Own It. Le carte finali, Pride https://www.youtube.com/watch?v=xn6ob8iQcls  e The Blame, sono costruite su melodie che comprendono tutto il complesso universo musicale dell’autore, con assolo di pianoforte e archi sostenuti sempre da una buona ritmica, andando a concludere con i melodiosi coretti di Live In Hope e una ninna-nanna spettrale e acida come Out To Sea, che chiude il mazzo.

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Dopo Evening Train (07) e White Lies (08), http://discoclub.myblog.it/2010/03/23/dall-irlanda-cantautore-e-scalpellino-mick-flannery/  e soprattutto Red To Blue (12) acclamato numero uno in Irlanda per varie settimane (come questo By The Rulehttp://discoclub.myblog.it/2012/06/29/in-irlanda-un-numero-1-grande-talento-mick-flannery-red-to-b/ , abbiamo la conferma che non è sicuramente il talento che manca a questo magnifico cantautore, certificato ulteriormente da questo ultimo lavoro (il migliore per chi scrive), in quanto le canzoni parlano da sole, sono cantate con un timbro di voce personale, allo stesso tempo profondamente evocativo ed immediatamente riconoscibile.

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Quando si tratta di parlare di Mick Flannery ho sempre un “conflitto di interessi” personale (sono dichiaratamente un suo ammiratore), ma a volte mi è difficile comprendere per quale motivo lo stesso Mick Flannery sia così popolare in patria, mentre fuori dai confini della verde Irlanda (soprattutto dalle nostre parti), faccia fatica a far conoscere la sua musica (direi anche colpa degli “addetti ai lavori?).

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Per quel poco che mi compete, sono e sarò sempre pronto ad ascoltare e recensire i dischi di questo ormai ex scultore (o scalpellino?), augurandomi che il titolare del blog mi dia come sempre, con lo spazio lasciatomi, l’opportunità di far conoscere uno dei segreti meglio custoditi del cantautorato Irlandese.

Tino Montanari

In Irlanda Un Numero 1, Grande Talento! Mick Flannery – Red To Blue

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Mick Flannery – Red To Blue – Emi Music Ireland 2012

Il nome di Mick Flannery fa parte di quella lunga lista di piccoli e grandi tesori nascosti della musica Irlandese. mick%20flannery Circa un paio di anni fa ho letto il nome di questo artista originario di Blarney (nella contea di Cork), e completamente ignorando qualsiasi informazione sul personaggio, con curiosità mi sono addentrato nel suo mondo musicale. Fin dal primo ascolto devo dire che Mick mi ha particolarmente affascinato, “in primis” per la struttura musicale che ricorda per certi aspetti la sonorità di David Gray, e la malinconia di Damien Rice. Flannery è un cantautore dotato di una voce interessante e di una penna che si muove con estrema naturalezza tra ballate semiacustiche, brani più marcatamente folk, e “songs” pianistiche di raffinata eleganza, influenzato da artisti della caratura di Tom Waits, Leonard Cohen e l’immancabile Bob Dylan.

Il suo album di debutto Evening Train (uscito a livello indipendente nel 2005 e ri-pubblicato dalla Emi irlandese nel 2005), lo porta a vincere come primo musicista irlandese, l’ambito International Songwriting Competition in quel di Nashville, Tennessee, mentre White Lies (2008) diventa disco di platino ed è nominato per il premio Choice Music Prize, e questo nuovo lavoro Red To Blue uscito nel Marzo di quest’anno, è stato tre settimane al primo posto della classifica Irlandese, e il tour promozionale è stato un grande successo per Mick, con il “sold-out” in tutti i concerti, in particolare all’Olympia Theatre di Dublino. Red To Blue ha una lunga genesi: alcune canzoni infatti vengono scritte da Flannery nel corso di due viaggi in America , a Boston nel 2010 (No Way To Live e Boston) e Nashville nel 2011 (Keepin Score e Red To Blue) con l’aiuto di Declan Lucey e Dave Farrell. Tornato nella sua verde Irlanda il buon Mick ha radunato i suoi fidati musicisti, tra i quali Hugh Dillon alle chitarre, Brian Hassett al basso. Christian Best alla batteria, Karen O’Doherty al violino, la cantante Yvonne Daly ai cori, e sotto la curata produzione di Ryan Freeland (un tipo che in passato ha lavorato con gente del calibro di Son Volt, Ray LaMontagne, Aimee Mann, Joe Henry, Grant-Lee Phillips), ha sfornato questa “perla”.

Gone Forever si apre con un assolo di armonica all’avvio, per poi svilupparsi in un rock-blues, mentre Heartless Man è una ballata sofferta cantata al meglio da Mick. Spuntano gli archi in Only Gettin On una dolce ninna-nanna con il controcanto della Daly, seguita da una malinconica Ships In The Night con arpeggio di flamenco iniziale e violino “assassino” di Karen O’Doherty in chiusura. Keepin’ Score è un brano dal passo gentile e con una struttura melodica accattivante, mentre Red To Blue alza il ritmo del disco con una sezione ritmica a tempo di marcia. Si ritorna alla ballata intimista con Up On That Hill, dove i cori disegnano un piccolo gioiello musicale, per passare poi con No Way To Live ad un incursione nel rock, con un finale in crescendo di una sezione fiati, mentre Get That Gold degna del miglior David Gray. Gli archi compaiono spesso nelle sue canzoni, come ad esempio in Down The Road, mentre Lead Me On è una ballata pianistica dalle forti suggestioni poetiche, uno dei brani più belli dell’intera raccolta, che ci mostra senza mezze misure le qualità di questo artista. Chiude in maniera splendida un valzer romantico come Boston, con la voce appassionata di Mick che canta un ritornello meravigliosamente semplice, con il pianoforte di supporto. Incantevole.

Tenendo conto che fino a qualche tempo fa, la sua occupazione primaria era lavorare la pietra (ma pare che quando gli hanno comunicato che il suo album era andato al 1° posto delle charts irlandesi, scalzando Madonna e davanti a Springsteen, stesse lavorando a un caminetto), ci troviamo di fronte in ogni caso ad un notevole talento e nonostante in patria, come detto, abbia successo, non si capisce perché tante “strombazzate” riviste musicali del settore non ne abbiamo parlato come assolutamente merita. Red To Blue può essere senz’altro il primo passo per avvicinarsi ad un cantautore onesto e sincero, anche se, per la verità, i suoi CD non sono di facile reperibilità. Per quanto mi riguarda, visto che fra qualche mese sono da quelle parti (Dublino), se trovo qualche copia, la porto a casa.

Tino Montanari     

Dall’Irlanda: Cantautore E Scalpellino! Mick Flannery

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Visto che gli ultimi post erano sempre relativi a voci femminili e di questo signore era un po’ di tempo che volevo parlarvi, su suggerimento di un amico, mi sembra giunto il momento. Non si tratta di una notizia di stretta attualità ma questo signore di Cork (Blarney per la precisione), Irlanda assolutamente merita, si chiama Mick Flannery, tanto per mettere i puntini sulle i. Oltre a tutto mi sono documentato un poco su siti e riviste italiane ma mi sembra che non ne abbia mai parlato proprio nessuno. Male! Perché siamo di fronte ad un grande talento: intanto il titolo, “stonemason” in inglese fa più figo ma il senso è quello, trattasi di onesto lavoratore che lavora la pietra, ora per diletto e part-time, un tempo era la sua occupazione principale.

Una discografia di due album (entrambi per la EMI Irlanda, quindi auguri per la ricerca), più un EP autodistribuito: il primo Evening Train è del 2005, il secondo White Lies è del 2008 ed ha già avuto l’onore dell’edizione Deluxe doppia con un CD dal vivo alla Cork Opera House + bonus track del duetto con Kate Walsh (non l’attrice americana) Christmas Past aggiunti alla versione originale che è entrata nei Top Ten delle classifiche irlandesi, quindi non un carneade qualsiasi. Per aggiungere pepe alla sua vicenda artistica, ad inizio carriera, come racconta lui stesso per smentire la propria biografia ufficiale nel corso di un viaggio di tre mesi a New York (e non alcuni anni) inviò un modulo di partecipazione con allegati dei demos di alcuni suoi brani ad un concorso in quel di Nashville e con sua grande sorpresa ha vinto due premi, U.S. Songwrting Competition uno dei più importanti in America, in giuria c’era anche Tom Waits, il particolare divertente è che tutto è avvenuto per posta, niente trasmissioni televisive tipo X-Factor o American Idol, ragazzine in delirio, solo per meriti musicali.

Il nome Tom Waits non viene fatto a caso perché è uno degli idoli musicali di Flannery, insieme a Leonard Cohen, Dylan e i Nirvana del disco Unplugged, per non farsi mancare niente: voi inserite nel vostro lettore Evening Train, parte il primo brano Creak In The Door, un piano e il violino introducono la voce incredibile di Mick, pensate al Tom Waits più giovane, quello melodico degli anni ’70 o a David Gray, ma da vecchio, When I’ve Got A Dollar avrebbe fatto la sua porca figura su Small Change (il suo disco preferito, se siete anche voi della tribù dei nostalgici del Tom Waits pianistico, jazzato e malinconico della prima fase e non amate la fase “rumoristica” ma la rispettate, ma diciamolo! Come direbbe Villaggio/Fantozzi sulla Corrazzata Potemkin!), la voce è sempre più grave e glabra, entra una voce femminile a duettare, nel brano successivo Take It On The Chin c’è addirittura una seconda voce maschile ancora più vissuta di quella di Flannery, entra un’armonica, tra Dylan e Young. Perchè vi dico tutto ciò: fatevi due conti, il disco è del 2005, Mick Flannery è nato nel novembre del 1983 !?!, quindi ventuno anni, un uomo nel corpo di un ragazzo; se aggiungiamo che il disco è una sorta di concept-album su una settimana nella vita di due fratelli estremamente diversi tra loro, il bravo ragazzo e il “maledetto”, capite che qui ci troviamo di fronte ad un grande talento, letterario e musicale.

Il secondo disco, White Lies, del 2008, è anche meglio, il suono è ancora più corposo (anche se il primo album, tra pianoforti, violini e chitarre acustiche ed elettriche, aveva già una sua ragion d’essere), i brani sono sempre coinvolgenti, prevalentemente ballate, buie e malinconiche, spesso romantiche, con quel piano tra Waits, Cohen e il Nick Cave più raccolto, magnifiche, sentitevi Safety Rope che apre l’album, una meraviglia sonora di poco meno di quattro minuti, sempre presenti il violino di Karen O’Doherty che divide gli interventi vocali con l’altra vocalist Yvonne Daly: lui Flannery suona piano e chitarra, coadiuvato da un piccolo gruppo di musicisti in grado di regalare sensazioni importanti in brani come California e Tomorrow’s Paper, lo sto risentendo proprio ora e vi posso garantire che si tratta di grande musica.

Qui alla BalconyTv di Dublino x7h30l_mick-flannery_music, questo è il duetto con Lisa Hannigan (quella di Damien Rice, esatto!) in Christmas Past watch?v=vO4MqPQnTLs e questo dal Late Show della RTE.

Caldamente consigliato.

Bruno Conti