Un Live “Riparatore” Di Ottimo Livello! Needtobreathe – Acoustic Live Vol. 1

needtobreathe acoustic live vol. 1

Needtobreathe – Acoustic Live Vol. 1 – Atlantic/Warner CD

L’ultimo album dei Needtobreathe, Hard Love, uscito un paio di anni fa  https://discoclub.myblog.it/2016/11/08/invece-veramente-brutto-needtobreathe-hard-love/ , era stato un fulmine a ciel sereno, ma in senso negativo. Infatti, dopo che la band del South Carolina guidata dai fratelli Bear e Bo Rinehart (insieme a Seth Bolt, Josh Lovelace e Randall Harris) si era costruita passo dopo passo una promettente carriera come uno dei gruppi di punta nel panorama americano, soprattutto con album come The Outsiders e The Reckoning (ma anche con https://discoclub.myblog.it/2015/06/16/doppi-dal-vivo-classici-needtobreathe-live-from-the-woods-at-fontanel/), aveva rovinato tutto con un lavoro che definire brutto è fargli un complimento, un’accozzaglia di suoni senza né capo né coda tra becero pop da classifica, rock sintetico e ritmi quasi dance. Una china che purtroppo negli ultimi anni è stata presa da più di un gruppo, come i Mumford & Sons, i Low Anthem, gli Arcade Fire e con l’ultimo disco anche dai Decemberists, nel tentativo di riuscire ad aumentare le vendite ma con il rischio di perdere tutti i vecchi fans senza necessariamente trovarne di nuovi.

Ora pero i Needtobreathe riparano in parte alla nefandezza di Hard Love pubblicando questo Acoustic Live Vol. 1, uno splendido resoconto della breve tournée acustica tenuta tra Novembre e Dicembre del 2017, il loro primo in assoluto senza strumenti elettrici. Ed il disco, un’ora di musica, funziona alla grande, in quanto ci permette di riascoltare la band che avevamo amato nei primi cinque album, senza filtri e con la possibilità di lasciare libera la loro tecnica strumentale e vocale, entrambe sopraffine. Musica folk, country e rock, suonata con indubbio feeling e grande energia, nonostante la strumentazione a spina staccata, con bellissimi intrecci vocali ed una spiccata creatività: anche i pezzi tratti da Hard Love suonano completamente diversi, dimostrando che il problema di quel disco non erano le canzoni ma bensì le sonorità. Si inizia alla grande proprio con un brano dall’ultimo album, Let’s Stay Home Tonight, che si rivela una magnifica country ballad, pura come l’acqua di montagna, con una melodia eccellente ed uno splendido pianoforte (Lovelace, grande protagonista del disco).

Drive All Night è contraddistinta da un gran ritmo, un brano rock coinvolgente e con un ritornello perfetto per il singalong: dopo un po’ non ci si accorge nemmeno che gli strumenti sono acustici; No Excuses era uno dei pezzi meno disastrosi di Hard Love, ed è inutile dire che in questa veste migliora ulteriormente, diventando una limpida ballata dal vago sapore soul, cantata decisamente bene (le voci fanno la differenza in questo CD) e con un organo che riscalda ulteriormente il suono: verso la fine della canzone, poi, i nostri piazzano una inattesa e vibrante cover del classico The House Of The Rising Sun, da brividi. Uno squillante mandolino introduce la mossa e solare State I’m In, che ha ancora nelle armonie vocali il suo punto di forza, oltre ad un refrain diretto e molto orecchiabile; Washed By The Water, introdotta dall’inno religioso I’m Free, è una magnifica gospel song pianistica, in cui Bear si supera come cantante, mentre Testify è una rock ballad cristallina, suonata con grande forza nonostante il suono stripped-down, terzo ed ultimo pezzo da Hard Love e terza trasformazione a 360 gradi.

Oh, Carolina è un travolgente rock’n’roll, e qui i nostri non si trattengono in quanto spunta anche una chitarra elettrica: brano altamente coinvolgente, ulteriormente impreziosito dall’inserimento al suo interno di un accenno a Squeeze Box degli Who, e dal solito formidabile pianoforte. C’è anche una cover “solitaria”, non in medley, e cioè la leggendaria Stand By Me di Ben E. King, in un limpido arrangiamento folk molto diverso dall’originale, ma ricco di pathos e decisamente emozionante. La toccante Stones Under Rushing Water vede la gradita partecipazione dei coniugi Drew ed Ellie Holcomb (e che voce lei), White Fences è puro folk-rock, dal suono solido e melodia di notevole impatto. La conclusione del CD è affidata a Cages, di nuovo pianistica e decisamente intensa (ed un limpido motivo di ispirazione vagamente irlandese), e con Brother, chiusura corale per un brano dall’accompagnamento ridotto all’osso.

Non so se i Needtobreathe siano rinsaviti  del tutto dopo il brutto passo falso di Hard Love: quello che è certo è che Acoustic Live, Vol. 1 è uno dei dischi dal vivo migliori del 2018.

Marco Verdi

“Predicatori”, Ma Innamorati Del Rock Classico E Sudista Anni ’70. Barefoot Preachers – Barefoot Preachers

barefoot preachers

Barefoot Preachers – Barefoot Preachers – Same Label               

Vengono da Nashville, Tennessee, un paio di loro suonavano negli altrettanto “oscuri” Catawompus, e come forse lascia intuire il nome “I Predicatori Scalzi” fanno parte del filone del Christian Rock, e titoli di canzoni come Celebrate, Christ On My Pocket, Church Bell Groove e Just Another Hallelujah Song, lo confermano. Ma il quartetto musicalmente si affida ad un onesto e corposo southern rock, con molti elementi di classic rock anni ’70, e grazie all’uso di armonie vocali di ottima fattura l’insieme è assai gradevole, per quanto forse prevedibile e un po’ scontato. Il dischetto, tutto firmato da Jimmy Hamilton e Douglas Gery, che sono rispettivamente il cantante e il chitarrista della band, in teoria è uscito da un annetto abbondante circa, ma visto che non è che circoli o se ne sia parlato molto, diamogli una piccola spinta per fare conoscere questo gruppo. Si diceva che il genere si potrebbe inquadrare nel filone southern, magari tipo quello degli Atlanta Rhythm Section, che avevano appunto anche molti elementi di classic rock: potrebbero ricordare anche, tra le band più recenti i Needtobreathe, che all’inizio proponevano un rock gagliardo e chitarristico, salvo poi perdersi nelle tastiere e nella elettronica danzereccia del’orrido Hard Love (per quanto il recente live acustico apra più di qualche spiraglio di speranza).

Anche i Barefoot Preachers partono bene con l’iniziale See Me Electric, un robusto pezzo rock a tutto riff, cantato con voce stentorea da Jimmy Hamilton, con l’aiuto delle belle armonie vocali del resto della band, delle tastiere aggiunte sullo sfondo e la solista di Gery che fa il suo dovere con grinta, il suono ha un retrogusto vagamente commerciale da rock FM, ma nulla di pernicioso; Celebrate è una piacevole ed energica country-rock ballad, con un impianto chitarristico elettroacustico di buona fattura, con la solista sempre pronta a prendersi i suoi spazi, ben sostenuta dalle armonie vocali corali. Niente per cui strapparsi le vesti, ma anche quando il sound si fa più zuccherino come nella melodica I’m What It Looks Like non si scende comunque sotto il livello di guardia, anche se il suono becero della Nashville mainstream è giusto dietro l’angolo, ma gli elementi southern rimangono sempre prevalenti, come nella vivace Christ On My Pocket, portatrice oltre che di buoni sentimenti religiosi anche di buon rock americano sudista dalle chitarre distese. What If? alza ulteriormente il tiro rock che vira quasi verso il boogie, la band ci dà dentro di gusto con qualche elemento funky aggiunto al menu sonoro, ricco delle solite chitarre roboanti.

Le campane all’inizio di Church Bell Groove suonano ancora per chiamare a raccolta gli amanti del rock americano anni ’70, mentre Hamilton e Gery si fronteggiano sempre con grinta al centro del suono,  Love Is everything dopo un inizio acustico alquanto “ruffianetto” si perde in un arrangiamento un po’ banalotto, anche se la pimpante chitarra di Gery e le belle armonie vocali vengono in soccorso. Just Another Hallelujah Song introduce un riff tentatore alla Stones al Christian rock assai piacevole e corale della band, il classico brano da spararsi a tutto volume in macchina su qualche highway americana; Wait For You è una raffinata country ballad che poi vira forse in modo fin troppo ripetitivo nella ricerca di ganci melodici all’interno del“ solito” rock radiofonico tipico dei Barefoot Preachers, sempre scongiurando derive più becere, evitate per un pelo anche nella conclusiva Baggage Claim, dove i consueti intricati intrecci vocali rimangono un punto di forza della band, a fianco delle fiammate chitarristiche. Insomma se amate questo genere di rock americano targato anni ’70 e siete in crisi di astinenza, questo è un album che potrebbe fare al vostro caso.

Bruno Conti

Dal Vivo Sono Veramente Bravi! Wild Feathers – Live At The Ryman

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The Wild Feathers  – Live At The Ryman – 2 CD Warner/Maverick               

Al primo album, quello omonimo del 2013, non dico che avevo gridato al miracolo http://discoclub.myblog.it/2013/09/15/ho-visto-il-futuro-del-rock-n-roll-e-il-suo-nome-e-the-wild/ , ma mi erano parsi una delle nuove band più fresche ed eccitanti in circolazione, tra quelle che meglio di altre erano state in grado di mischiare il rock classico, con ampie spruzzate country, echi di Stones, Allman, Jayhawks, Ryan Adams, Tom Petty, anche gli Avett Brothers, poi con il secondo album, Lonely Is A Liifetime, prodotto sempre da Joy Joyce, l’asticella del suono si era spostata in parte verso un approccio più bombastico, commerciale, fatto in serie, simile ai passi falsi recenti di formazioni tipo Mumford And Sons, The Head And The Heart (sempre con Joyce dietro la consolle), pur mantenendo comunque alcune caratteristiche del proprio sound, tipo l’approccio R&R, le belle armonie vocali e una capacità di scrivere brani dalle melodie consistenti http://discoclub.myblog.it/2016/05/26/presente-passato-del-rock-and-roll-the-wild-feathers-lonely-is-lifetime/ . Quindi li attendevo con curiosità alla prova del doppio dal vivo, prova quasi infallibile per un artista o una band che vuole dimostrate le proprie qualità e la capacità di stare su un palco (dico quasi, perché per esempio di recente i NEEDTOBREATHE, che nel 2015 avevano pubblicato un ottimo doppio Live From The Woods, lo hanno seguito con una tavanata galattica come il recente Hard Love http://discoclub.myblog.it/2016/11/08/invece-veramente-brutto-needtobreathe-hard-love/ ).

Ma questo rimane nel futuro,  concentriamoci sul presente, ovvero questo doppio CD dal vivo, registrato in uno dei templi riconosciuti e deputati della country music, il mitico Ryman Theatre di Nashvile, che negli ultimi anni ospita spesso anche formazioni rock. Il quartetto texano si presenta sul palco con una ampia selezioni di brani tratti dai due dischi precedenti, diciassette canzoni in tutto: l’apertura è affidata ad una splendida Help Me Out, tratta del recente Lonely Is A Lifetime, con i loro eccellenti incroci vocali, sia a livello armonie, sia delle diverse voci soliste che si intrecciano, mentre il jingle jangle e gli assoli ripetuti delle chitarre fanno dimenticare l’arrangiamento pomposo del disco di studio. Overnight, il brano di apertura del secondo album, ricordava molto il sound dei Jayhawks, e nella dimensione live conferma la sua validità, riff e ritmi coinvolgenti, grande country-rock della vecchia scuola, anche un approccio “antemico”, ma nella migliore accezione del termine, guitar music della più bell’acqua, e pure Backwoods Company, dal primo album,a livello riff non scherza, una via dei mezzo tra Petty e gli Allman, grinta e sostanza. If You Don’t Love è la prima pausa di riflessione nel concerto, una pop ballad molto raffinata, che ricorda i primi U2, mossa e con un ritornello facile da ricordare, seguita da Don’t Ask Me To Change, sempre ricca di sfumature pop-rock di gran classe, mentre Got It Wrong è un’altra tipica canzone del loro repertorio, “cantabile” e con un approccio avvolgente e assai godibile, con i soliti controcanti corali di grande effetto.

Hard Times è uno dei brani oltre i sei minuti dove la band mostra il proprio spirito più R&R, con chitarre e tastiere in libertà, in continuo crescendo, e questi suonano, ragazzi. Sleepers è un altro dei pezzi del secondo album che viene liberato da quel “big sound” fasullo a favore di una maggiore freschezza, poi gli oltre otto minuti di Goodbye Sound, uno dei pezzi migliori dell’ultimo disco, come dicevo nella recensione del CD mi ricorda le cose migliori di Blue Rodeo o Jayhawks, intrecci di chitarre e tastiere, oltre alle voci che armonizzano in modo perfetto, una pedal steel aggiunta e una gran coda strumentale a chiudere il cerchio. Molto piacevoli e consistenti anche Into The Sun e Happy Again, soprattutto la seconda, veramente tirata e con un gran riff; per non parlare di Left My Woman un’altra delle loro classiche ballate elettroacustiche in crescendo.. E siamo solo al terzo brano del secondo CD, a questo punto tocca a American, altro notevole brano dal flavor anni ’70, con chitarre e ritmiche galoppanti quasi stonesiane, poi a Lonely Is A Lifetime, un pezzo solo voci e chitarre acustiche, prima del gran finale che si apre con How, un altro dei brani dell’ultimo album che cresce nella vibrante versione Live, come pure la splendida The Ceiling in una versione monstre di oltre sette minuti, con chitarre e voci che girano a mille, prima di congedarci con la poderosa Hard Wind, altro brano R&R ricco di sostanza ed energia. Per il momento basta e avanza, dal vivo sono veramente bravi, per il futuro vedremo!

Bruno Conti

Questo Invece E’ “Veramente Brutto”! Needtobreathe – Hard Love

needtobreathe hard love

Needtobreathe – Hard Love – Atlantic

Se non fosse lo stesso gruppo di cui avevo recensito solo lo scorso anno, in modo più che positivo, il doppio Live From The Woods At Fontanel http://discoclub.myblog.it/2015/06/16/doppi-dal-vivo-classici-needtobreathe-live-from-the-woods-at-fontanel/ , e che anche per i precedenti dischi di studio aveva ricevuto lusinghiere recensioni che tiravano addirittura in ballo la Band e altri luminari del rock classico americano, ebbene potrei pensare che per questo nuovo album dei Needtobreathe ci sia stato uno scambio di persone, sapete, come in quei film sulla guerra di secessione americana, quando alla fine del conflitto tornano persone lontane da tempo, ma neppure i familiari sono in grado di dire se si tratti veramente di loro. Quindi ritorno su quanto già detto nella recensione del’ultimo Reckless Kelly e reitero: ultimamente, purtroppo, alcuni dei nostri gruppi preferiti, prima gli Arcade Fire e i Kings Of Leon, poi i Mumford And Sons e in parte anche i Low Anthem (e sono solo alcuni di quelli che mi vengono in mente, ma ce ne sono stati molti altri, penso anche a Keith Urban, http://discoclub.myblog.it/2016/06/09/disco-buono-nuovo-sport-il-lancio-del-cd-nel-mercato-sottostante-keith-urban-ripcord/ e da quello che ho sentito del nuovo album, anche Bon Iver si è bevuto il melone, ma perlomeno il disco è “strano”) hanno fatto dei voltafaccia clamorosi di genere pubblicando dei dischi insulsi ed inutili, come ne escono a tonnellate comunque, ma se si tratta di gruppi che seguivamo perché parevano validi ed interessanti, è stato un po’ come essere pugnalati alle spalle.

Ovviamente un motivo c’è, e di solito è commerciale, ovvero vendere di più, ma per molti dei nomi citati prima, Mumford And Sons in primis, era difficile vendere più dischi di quello che già facevano, si parla di decine di milioni di copie in giro per il mondo, e infatti l’ultimo disco, quello del cambiamento “elettrico e commerciale” Wilder Mind, ha venduto un decimo dei precedenti. Tornando ai Needtobreathe, gli ultimi due dischi in studio erano già entrati nella Top 10 americana, questo nuovo Hard Love “semplicemente” è salito fino al n°2, ma a scapito, almeno a parer mio, della qualità, perché, incredibilmente, ho letto anche recensioni positive di questo album, realizzate probabilmente dopo essersi messe delle fette di prosciutto sugli occhi e sulle orecchie: pochi, soprattutto tra i fans, sembrano averlo respinto totalmente, ma se non lo avete ancora acquistato, occhio alla fregatura. Siamo proprio di fronte al classico disco da una stelletta, orribile è la prima parola che mi viene in mente, e anche la seconda! Rock elettronico terribile, non c’entra un tubo con gli altri dischi, tastiere e batterie sintetiche a go-go, coretti orripilanti, canzoncine insulse: a me pare una via di mezzo tra i primi Depeche Mode, Ultravox, dance-pop tipo Pet Shop Boys, e i peggiori U2 o gli ultimi Kings Of Leon, ma anche One Direction, con qualcosa dei Sigue Sigue Sputnik (forse ho esagerato un attimo, ma è veramente pessimo). Per supergiovani, ma con gusti tamarri.

In confronto, a questo punto, l’ultimo Mumford And Sons è un capolavoro. L’abbrivio di Hard Love, pare quello di un pezzo di David Guetta (preceduto da Mounatin Pt. 1 https://www.youtube.com/watch?v=J-9-ksp5nMc, con voci filtrate col vocoder, synth a iosa (suonati peraltro da tutti i componenti la band), ma poi riesce a peggiorare e diventa tipo One Direction e comunque sulla falsariga del pop massificato e fatto con lo stampino che va ora nelle classifiche americane. Ogni tanto ci sono dei soprassalti di dignità, ma durano poco, tipo l’intro per ukulele di No Excuses che poi si tramuta in una ballata vagamente “nu soul”, quantomeno dignitosa, con chitarra elettrica e organo che cercano di farsi largo https://www.youtube.com/watch?v=O6Uf3BpN40U .. La successiva When I Sing sembra Harden My Heart dei Quarterflash, puro suono anni ’80, con tanto di assolo di sax, e pure la successiva Happiness sembra un pezzo dei Queen, ma di quelli brutti, per non parlare di una pompatissima Great Night dove vengono coinvolti gli Shovels And Right per un pezzo dance-rock insulso (forse il paragone con i Sigue Sigue Sputnik non è poi così peregrino)! E così via: non essendo un fan, in due parole, alla larga, una stelletta di stima per il passato ( vi sembrano la stessa band? https://www.youtube.com/watch?v=yq1H3l7kyYU), peccato. Parere personale ovviamente, poi uno si ascolta quello che vuole, basta saperlo: l’ho già usato un paio di volte in passato (Grace Potter e Superheavy), ma per dirla alla Fiorello/La Russa, “è veramente brutto”!

Bruno Conti

Doppi Dal Vivo Classici! Needtobreathe – Live From The Woods At Fontanel

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Needtobreathe – Live From The Woods At Fontanel – 2CD Atlantic

Christian rock, che diavolo (scusate il piccolo gioco di parole) di genere è? Come certo saprete negli Stati Uniti hanno la mania di catalogare e suddividere tutti i tipi di musica, spesso le sfumature di differenza sono veramente impercettibili. Naturalmente la musica religiosa è da sempre presente nella musica popolare, soprattutto quella nera: gospel e spiritual sono tra gli originatori del soul, del R&B, ma sono anche musiche a sé stanti, personaggi come Sam Cooke, Aretha Franklin, i “reverendi” Solomon Burke e Al Green, hanno sempre oscillato tra sacro e profano, insieme a mille altri artisti, spesso la discriminante risiede soltanto nei testi, ma sul finire degli anni ’60, tale Larry Norman, definito “il padre del Christian Rock, ha dato un deciso impulso al genere, che peraltro già nasceva nella decade precedente, pubblicando un disco che conteneva il brano Why Should the Devil Have All the Good Music?, bella domanda! Forse perché il R&R è trasgressione, azzardo?  Diciamo che in quegli anni, soprattutto in ambito country, cominciavano ad apparire e/o a convertirsi vari solisti e gruppi: per citare qualcuno di quelli bravi, Mylon LeFevre (con e senza Alvin Lee), i fratelli Talbot, dopo lo scioglimento dei Mason Proffit, Richie Furay, dopo la fuoriuscita dai Poco, Barry McGuire, Cockburn, vengono inseriti nel filone, che poi produrrà gente come Amy Grant, i metallari Stryper, e altri che vogliamo dimenticare.

Arriviamo ai giorni nostri e a questi Needtobreathe, la band di Seneca, South Carolina, con già cinque album di studio in carniere, gli ultimi due, The Reckoning e Rivers In Wasteland, entrambi molto buoni. Se poi vogliamo, anche per la collocazione geografica, la band dei fratelli Rinehart farebbe del sano southern rock, con ampie spruzzate di alternative e country, come lascia intendere questo Live From The Woods At Fontanel, se aggiungiamo Nashville, Tennessee alla location del concerto. Per gli album di studio sono stati avanzati anche arditi paragoni con The Band, mentre questo nuovo disco, anche grazie alla dimensione Live, accentua la componente southern e di improvvisazione. Classica formazione sudista, con due chitarre, basso, batteria e tastiere, nei CD scorrono i migliori brani della band, con un suono più tirato rispetto ai dischi di studio di solito più “lavorati”: si parte con la tirata State I’m In, un brano che coniuga rock sudista e sonorità celtic rock, quasi alla Big Country, con i begli intrecci vocali del gruppo e notevoli folate chitarristiche. “Bear” Rhinheart III, il maggiore dei fratelli, ha un voce potente ed espressiva, e in Wanted Man, con la sua andatura galoppante, le tastiere in evidenza e una bella melodia, la mette a buon frutto negli oltre sette minuti del brano, tra pause e ripartenze, i soliti coretti, ruffiani ma efficaci, che culminano nel finale travolgente. Senza soluzione di continuità ci tuffiamo in Drive All Night, un brano che grazie alla presenza di mandolino, piano e organo potrebbe ricordare gli Avett Brothers più energici, molto coinvolgente. Tutti brani tratti dagli ultimi due album, come Difference Maker, la prima ballata della serata, un brano arioso, tra i primi Mumford And Sons e i Counting Crows, forse più semplice, ma molto piacevole all’ascolto, anche Multiplied viene da Wasteland e come i brani precedenti ha un che di innodico (non per niente fanno christian rock) nel suo incedere maestoso, con tutto il pubblico che canta https://www.youtube.com/watch?v=UwMG-P2KSwY ,  mentre Oh Carolina, dedicato alla loro regione di origine, dai tre minuti della versione di studio, si espande in una lunghissima versione oltre i nove minuti https://www.youtube.com/watch?v=-KrkbxVSUoA , con lunghe parti jam dove la band lascia andare gli strumenti, soprattutto la slide, mentre la conclusione della prima parte, affidata a Wasteland, un’altra bella ballata di stampo acustico, ci mostra di nuovo il loro lato più riflessivo e raffinato, con inevitabile finale in crescendo estatico.

La seconda parte si apre con due dei loro cavalli di battaglia, Keep Your Eyes Open e Washed By The Water (oltre gli otto minuti), dove la tensione rock sale nuovamente https://www.youtube.com/watch?v=lk-mrsesL6A , prima dell’elettroacustica e corale Something Beautiful, seguita da un peana allo stato che li ospita Girl Named Tennesse, con immancabile ovazione del pubblico e un sound che vira decisamente verso un country-rock energico e divertente, Brother fa parte dell’intermezzo acustico, mentre The Heart, di nuovo oltre i sette minuti, ci riporta al rock coinvolgente e da stadio della band, The Outsiders è un altro esempio del lato più intimista del gruppo, nella parte iniziale, ma poi si scatena nella parte centrale e finale. Ancora una bellissima ballata come More Heart, Less Attack e gran finale boogie-southern con Feet Don’t Fail Me Now https://www.youtube.com/watch?v=Xzg1KDoXhz8 , prima di chiudere definitivamente con una Devil’s Been Tallkin’, altro esempio del loro christian-country-southern.alternative-rock, per sintetizzare il disco in un solo termine: bello!

Bruno Conti

“Christian Rock” Dalla Carolina Del Sud, Ma Niente Paura, E’ Musica Per Tutti! Needtobreathe – Rivers In The Wasteland

needtobreathe rivers

Needtobreathe – Rivers In The Wasteland – Atlantic Records

Per chi non li conoscesse i Needtobreathe sono un trio della Carolina Del Sud (dopo l’abbandono del batterista Joe Stillwell) formato dai fratelli Bear e Bo Rinehart, con l’aggiunta di Seth Bolt e sono in giro da parecchi anni, all’incirca una decade, proponendo il loro classico rock americano con testi a sfondo religioso, con forti analogie con la Band di Robbie Robertson, i Counting Crows e la meno nota e sottovalutata Ralph Roddenbery Band. Esordiscono discograficamente con Daylight (06) e subito incontrano i favori del pubblico con il seguente The Heat (07), ma il salto definitivo arriva con The Outsiders (09) che vende più di mezzo milione di copie, ma soprattutto con la conferma di The Reckoning (11), con una copertina che richiama i primi dischi della Band, e alcune canzoni come la splendida Able.

needtobreathe the reckoning

I Needtobreathe (fra un sermone e una preghiera) si riuniscono negli studi di Charleston, e con la multi produzione di Joe Chiccarelli, Kevin Augunas, Ed Cash e Jerrod Bettis danno corpo a undici canzoni che potrebbero diventare molto popolari, un sound moderno, diretto e immediato, con largo uso di una importante sezione ritmica (Paul Mabury e Randall Harris), e una sezione fiati con Jason Freese al sax, Ronnie Blake alla tromba e Francisco Torres al trombone.

needtobreathe 1

Wasteland è il modo perfetto per iniziare questo album, una ballata lenta, tutta giocata sulla bella voce di Bear https://www.youtube.com/watch?v=Se2C3v1a7OY , seguita dalla divertente State I’m In, dal ritornello orecchiabile in stile Beach Boys, mentre con le chitarre distorte di Feet, Dont Fail Me Now, si viaggia dalle parti degli ZZ Top https://www.youtube.com/watch?v=2nXwMQbRLas . Con Oh, Carolina (il ricordo di un lontano amore) il piedino non riesce a stare fermo, mentre splendide e commoventi sono Difference Maker https://www.youtube.com/watch?v=L2LtB9KLf98  e Rise Again (dai profondi testi “cristiani”). Il folk- rock di The Heart è trascinante https://www.youtube.com/watch?v=Z5Yo99VjE2o , come pure il rock accelerato di Where The Money Is, mentre Multiplied dall’intro acustica si rivela un’altra bella canzone, per poi chiudere con la brillante e trascinante Brother, e una dolcissima ballata pianistica come More Heart, Less Attack, che segna la via (spirituale) della band.

Negli ultimi dieci anni i Needtobreathe hanno tracciato un percorso proprio nell’ambito del rock alternativo, e ascoltando Rivers In The Wasteland le loro canzoni variano nel soggetto e nello stile, ma non nella qualità, dimostrando di non aver paura di esprimere la propria fede in Dio, e spiace che fuori dai confini statunitensi si senta parlare ben poco di questo gruppo. Per quel che mi riguarda, che Dio li abbia in gloria. Amen!

Tino Montanari

Novità Di Aprile, Speciale Pasqua E Dintorni Parte III. Billy Bragg, The Both (Aimee Mann-Ted Leo), Secret Sisters, Needtobreathe, Katie Herzig, Let The Music Play Black America Sings Bacharach/David

billy bragg live at the union chapel

Billy Bragg – Live At The Union Chapel – CD + DVD Cooking Vinyl

Si tratta della registrazione tenuta nel giugno del 2013 alla Union Chapel di Londra, nel corso della quale il Bardo di Woking presentava con la band l’album Tooth And Nail ed altre chicche del suo repertorio. Nel bis esegue in acustico l’intero Life’s A Riot With Spy vs Spy” e tra gli extra del DVD ci sono altri brani registrati a Lexington e alla Wembley Arena nonché promo videos, making of e interviste https://www.youtube.com/watch?v=nBfY9OnxTng . Più cinque cartoline. Questi i contenuti:

Disc: 1 (CD)

  • 1. Ideology
  • 2. Way Over Yonder In The Minor Key
  • 3. Do Unto Others
  • 4. All You Fascists Bound To Lose
  • 5. I Aint Got No Home
  • 6. You Woke Up My Neighbourhood
  • 7. Never Buy The Sun
  • 8. Between The Wars
  • 9. There Is Power In A Union
  • 10. Goodbye Goodbye
  • 11. My Flying Saucer
  • 12. Swallow My Pride
  • 13. Over You
  • 14. Valentine’s Day Is Over
  • 15. There Will Be A Reckoning
  • 16. Sexuality
  • 17. Handyman Blues
  • 18. Tank Park Salute
  • 19. Waiting For The Great Leap Forwards

Disc: 2 (DVD)

    • 1. Ideology (DVD)
    • 2. First Interview (DVD)
    • 3. Way Over Yonder In The Minor Key (DVD)
    • 4. Do Unto Others (DVD)
    • 5. All You Fascists Bound To Lose (DVD)
    • 6. I Ain’t Got No Home (DVD)
    • 7. You Woke Up My Neighbourhood (DVD)
    • 8. Interview 2 (DVD)
    • 9. Never Buy The Sun (DVD)
    • 10. Between The Wars (DVD)
    • 11. There Is Power In The Union (DVD)
    • 12. Interview 3 (DVD)
    • 13. Goodbye Goodbye (DVD)
    • 14. My Flying Saucer (DVD)
    • 15. Interview 4 (DVD)
    • 16. Swallow My Pride (DVD)
    • 17. Interview 5 (DVD)
    • 18. Over You (DVD)
    • 19. Valentines Day Is Over (DVD)
    • 20. Interview 6 (DVD)
    • 21. There Will Be A Reckoning (DVD)
    • 22. Sexuality (DVD)
    • 23. Interview 7 (DVD)
    • 24. Handyman Blues (DVD)
    • 25. Tank Park Salute (DVD)
    • 26. Waiting For The Great Leap Forwards (DVD)
    • 27. Life s A Riot With Spy Vs Spy Encore (DVD)
    • 28. No One Knows Nothing Anymore (Promo Video DVD)
    • 29. Handyman Blues (Promo Video DVD)
    • 30. Handyman Blues – The Outtakes (DVD)
    • 31. The Space Race Is Over (Live from The Lexington DVD)
    • 32. Chasing Rainbows (Live from The Lexington DVD)
    • 33. A New England (Live from Wembley DVD)
    • 34. Tooth & Nail EPK (DVD)
    • 35. Interview With Billy Bragg and Andrew Collins (DVD

the both aimee mann ted leo

The Both Aimee Mann & Ted Leo – Superego records

Questa è una collaborazione tra Aimee Mann e Ted Leo, ma mentre più o meno tutti conoscono la prima. tra i quali il sottoscritto che l’apprezza dai tempi dei ‘Til Tuesday e per la sua eccellente carriera solista, di cui, stranamente il disco più conosciuto è una colonna sonora, quella di Magnolia, pochi conoscono Ted Leo che invece è in giro dai primi anni ’90, prima nei Chisel (non Cold, la band australiana di Jimmy Barnes), e poi a seguire una carriera solista che gli ha fruttato sette album, di cui ammetto di non conoscerne nemmeno uno. Nel 2012 hanno fatto uno tour degli States insieme e da cosa nasce cosa ed ecco questo The Both, che esiste anche in una versione deluxe con due tracce acustiche extra venduta dalla catena Barnes & Noble https://www.youtube.com/watch?v=PNaEM54nfK4 . E sapete una cosa, la mia amica Aimee ancora una volta non delude, e pure lui è bravo, ca va sans dire che il disco è bello, c’è persino una cover di un brano dei primi Thin Lizzy di Phil Lynott, Honesty Is No Excuse, che fa guadagnare ulteriori punti ai due https://www.youtube.com/watch?v=V_D-c-4xANs . Con quella voce, lei e Chrissie Hynde (primo album solista a giugno, speriamo bene), sono due delle migliori cantautrici che fanno rock al femminile https://www.youtube.com/watch?v=nivz7x_TMK4 .

secret sisters put your needle down

The Secret Sisters – Put Your Needle Down – Republic/Universal

Un’altra coppia, ma queste sono sorelle, per la precisione Secret Sisters, Lydia & Laura Rogers, due giovani e paffute sorelline americane, ma molto brave; il nuovo Put Your Needle Down è prodotto come il precedente da T-Bone Burnett https://www.youtube.com/watch?v=BQgJ_2Rnufw ed hanno detto (tale Steve Leggett, per attribuirgli il merito di una descrizione molto efficace) dell’album: “Suona come Wrecking Ball, il disco di Emmylou Harris prodotto da Lanois, cantato dalle sorelle minori degli Everly Brothers mentre sono alla guida dei Cowboy Junkies”. E c’è anche un brano incompleto di Dylan, un demo dato dallo stesso Bob alle ragazze che l’hanno completato, The Lie, che quindi porterà la firma Dylan/Rogers/Rogers, non male. Oltre a composizioni firmate da Brandi Carlile, che ha diviso spesso i palchi con le sorelle, una cover di Lonely Island, un brano di Boudleaux Bryant che era nel repertorio proprio degli Everly Brothers https://www.youtube.com/watch?v=mdPYwsbuASc . Se non vi basta tutto ciò, nel disco suonano Jay Bellerose, Keefus Ciancia, Zachary Dawes, Gurf Morlix, Marc Ribot, oltre allo stesso Burnett. E c’è pure una bella cover di The Pocket Knife di PJ Harvey. Sarà mica bello?

needtobreathe rivers

Needtobreathe – Rivers In The Wasteland – Atlantic

Vengono dalla Carolina del Sud e sono etichettati come Christian Rock meets Alternative, ma niente paura i Needtobreathe, di cui Rivers In The Wasteland è il quinto album, fanno solo del buon vecchio sano rock, già il precedente The Reckoning era ottimo, questo nuovo è anche migliore. Tante chitarre, ma anche tastiere, fiati ed arrangiamenti complessi, ma anche momenti più riflessivi con la bella voce di Bear Rhineheart in evidenza https://www.youtube.com/watch?v=Se2C3v1a7OY. Il tutto prodotto da Joe Chiccarelli https://www.youtube.com/watch?v=Ub1q16hLxJg. Per avere un piccolo paragone, ma non prendetelo troppo alla lettera, pensate ai Coldplay o agli U2 se non vi fossero persi per strada e avessero proseguito per la strada “americana”, o ai Counting Crows con un maggior zelo religioso. E anche qualcosa di Cat Stevens  “modernizzato” con i classici oh oh oh che ora vanni di moda, sentite qui https://www.youtube.com/watch?v=Z5Yo99VjE2o. Bravi, in una parola!

katie herzig walk though walls

Katie Herzig – Walk Through Walls – Marion-Lorraine Records

Anche Katie Herzig ha dovuto arrendersi agli album finanziati dai fans, questo Walk Through Walls, il suo quinto, che esce per la propria etichetta indipendente che già da anni pubblica i suoi CD. La Herzig fa parte di quella pattuglia di cantanti americane (e non solo) molto apprezzate dai curatori delle colonne sonore delle serie televisive americane, tipo Grey’s Anatomy, che spesso ha usato i suoi brani o di film, spot pubblicitari e cose simili. Questo ha fatto dimenticare che la ragazza ha talento, una bella voce tra Neko Case e Devon Sproule, i suoi brani eseguiti anche dai Duhks (un bel “ma che fine hanno fatto”, cade a fagiolo) e prima, per alcuni anni, era stata la voce solista di una band come i Newcomers Home che non sono entrati nella storia della musica. Tutto bene quindi? Più o meno, questo è il singolo https://www.youtube.com/watch?v=V0dGwtAL1AE bello il video, ma troppa “elettronica” per i miei gusti, come nel resto del disco https://www.youtube.com/watch?v=fGeQTIpczcQ , non tutti i brani ma quasi…piacerà alle radio, dove va molto questo genere, ma la preferivo prima, vedremo in futuro.

let the music play black america sings bachrach david

Let The Music Play – Black America Sings Bacharach & David – Ace

Ogni tanto l’etichetta inglese Ace pubblica questi volumi a tema, con nomi famosi e carneadi del soul (ma sempre bravissimi) che interpretano le canzoni dei grandi della storia della nostra musica, ci sono stati i volumi dedicati a Otis Redding, Bob Dylan e Lennon-McCartney, questa volta è il turno di Burt Bacharach e Hal David. Si legge già tutto in copertina, comunque questa è la tracklist completa:

  1. 1 Make It Easy On Yourself – Dionne Warwick (2:40)
  2. 2 My Little Red Book – Tony Middleton (2:16)
  3. 3 Long After Tonight is All Over – Irma Thomas (2:29)
  4. 4 Another Tear Falls – Marv Johnson (2:35)
  5. 5 I Say a Little Prayer – Aretha Franklin (3:33)
  6. 6 Message To Martha – Jerry Butler (3:01)
  7. 7 This Empty Place – Cissy Houston (2:30)
  8. 8 In the Land of Make Believe – The Drifters (2:35)
  9. 9 I Cry Alone – Ruby & the Romantics (2:41)
  10. 10 Let the Music Play – Roy Hamilton (2:24)
  11. 11 Always Something There to Remind Me – Patti Labelle & the Bluebelles (2:37)
  12. 12 The Last One To Be Loved – Lou Johnson (3:30)
  13. 13 Reach Out For Me – Willie Tee (3:35)
  14. 14 Alfie – The Delfonics (2:47)
  15. 15 (There Goes) the Forgotten Man – Gene McDaniels (2:58)
  16. 16 The Look of Love – Nina Simone (2:23)
  17. 17 Anyone Who Had a Heart – The Orlons (2:49)
  18. 18 What the World Needs Now is Love – James Carr (3:13)
  19. 19 Walk On By – Gloria Gaynor (3:04)
  20. 20 (They Long To Be) Close To You – Bobby Womack (4:51)
  21. 21 One Less Bell To Answer – Gladys Knight & the Pips (3:16)
  22. 22 I Just Don’t Know What To Do With Myself – Isaac Hayes (3:48)
  23. 23 Don’t Make Me Over – Brenda & the Tabulations (4:02)
  24. 24 A House is Not a Home – Mavis Staples (4:29)

Quelle due o tre(cento) canzoni famose le trovate, perché molte ne valgono cento di oggi! Non c’entra con il brano contenuto nel CD, ma che oggi quasi nessuno abbia sentito parlare di James Carr, uno dei più grandi cantanti di soul di tutti i tempi (per qualcuno il migliore) è quasi un delitto, https://www.youtube.com/watch?v=VR6BkppSGNc

Fine delle trasmissioni anche per oggi.

Bruno Conti