Lo Springsteen Della Domenica: Tutti Insieme Di Nuovo Nel Nome Del Rock’n’Roll! Bruce Springsteen & The E Street Band – Los Angeles 1999

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Los Angeles, October 23 1999 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Uno degli eventi dal vivo più importante degli anni novanta è stato senza dubbio il Reunion Tour del 1999/2000 di Bruce Springsteen & The E Street Band, dopo ben undici anni di assenza dalle scene, periodo nei quali il Boss aveva girato soltanto con la famigerata “Other Band” nella tournée di supporto agli album Human Touch e Lucky Town ed in totale solitudine in seguito a The Ghost Of Tom Joad: in entrambi i casi i commenti erano stati contrastanti, ma c’era unanimità nel riconoscere che a Bruce mancava tantissimo la “sua” band. Un primo riavvicinamento c’era stato nel 1995 con i quattro pezzi nuovi incisi per il Greatest Hits, ma la molla decisiva pare sia stata la compilazione da parte del rocker di Freehold del box quadruplo Tracks, nel quale trovavano posto molte canzoni inedite registrate con i suoi ex compagni. La macchina si era rimessa quindi in moto nel 1999, con il gruppo tirato a lucido e per la prima volta con sia Little Steven che Nils Lofgren contemporaneamente sul palco (il secondo aveva infatti sostituito il primo a metà anni ottanta), e Bruce che ricominciava ad affrontare platee numerose con rinnovata grinta ed energia.

Non c’era un album da promuovere (fatto più unico che raro per il Boss), e così ogni serata diventava una celebrazione del passato dell’artista, con scalette che riproponevano pochi brani tra quelli recenti ma in maggior parte i classici che tutti volevano risentire suonati come Dio comanda. Il concerto di cui mi occupo oggi, penultima uscita all’interno degli archivi live di Springsteen, documenta la serata del 23 Ottobre 1999 allo Staples Center di Los Angeles, ed è considerato dai fans uno degli show più belli ed intensi di quella tournée lunga due anni (NDM: questo è il terzo spettacolo del Reunion Tour ad essere pubblicato nella serie, dopo New York 2000 e Chicago 1999). Inutile dire che Bruce è in forma strepitosa, ed il gruppo non è certo da meno e rilascia una performance tra le più solide che ho sentito all’interno di queste uscite mensili: le setlist in quel tour avevano delle parti fisse ed altre “intercambiabili”, con diverse chicche suonate ogni sera (particolare strano, in questo concerto californiano non viene eseguito nessun pezzo da Born In The U.S.A., fatto piuttosto inusuale dato che stiamo parlando di uno dei dischi più amati dai fans).

Dopo una partenza scintillante con la rara Take’em As They Come, una outtake di The River pubblicata su Tracks, i nostri si lanciano in una serie di brani che nella prima parte attingono esclusivamente da Darkness On The Edge Of Town (la title track, The Promised Land in una delle migliori versioni mai sentite, una splendida Factory, una Adam Raised A Cain dalla notevole foga chitarristica e la sempre trascinante Badlands) e da The River (The Ties That Bind, Two Hearts, la toccante Independence Day ed una super-coinvolgente Out In The Street), con le uniche eccezioni delle recenti Youngstown, molto più elettrica e tesa che in studio e con grande assolo finale di Lofgren, e della travolgente Murder Incorporated, con Bruce, Nils e Steve che incrociano le chitarre come se fossero spade. Una torrenziale Tenth Avenue Freeze-Out di venti minuti, durante i quali Bruce infila una lunghissima presentazione della band con toni da predicatore gospel, precede la fase più emozionale dell’intera serata, con il nostro che regala al pubblico una straordinaria e struggente Incident On 57th Street, un’inattesa e pimpante For You che precede l’intensa The Ghost Of Tom Joad.

Ma soprattutto un uno-due dal pathos incredibile che inizia con una fantastica The Promise che vede Bruce da solo al pianoforte (per la prima volta dal 1978) ed una Backstreets splendida come sempre, grazie anche al tocco magico di Roy Bittan. Si riprende a tutto rock’n’roll con una potentissima Light Of Day di undici minuti, seguita a ruota dall’irresistibile Ramrod e dai superclassici Born To Run e Thunder Road. C’è ancora spazio per una tenue If I Should Fall Behind, in cui ogni membro “cantante” della band ha a disposizione una strofa, e per l’allora nuova Land Of Hope And Dreams (che sinceramente non mi ha mai fatto vibrare più di tanto): finale a sorpresa con una rara esecuzione di Blinded By The Light, che in questa nuova rilettura brilla particolarmente e chiude degnamente un concerto davvero bellissimo. Nel prossimo episodio troveremo Bruce in una veste sonora completamente diversa, ed anche molto più vicino a casa.

Marco Verdi

Lo Springsteen Della Domenica: Un Boss “Diverso”, Ma Non Privo Di Sorprese! Bruce Springsteen – Bridge School 1986

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Bruce Springsteen – Bridge School, October 13th 1986 – live.brucespringsteen.net/nugs.net CD – Download

Per la penultima uscita della serie di concerti d’archivio di Bruce Springsteen la scelta è caduta su uno show molto particolare, una performance rara e poco conosciuta anche dai collezionisti di bootleg del Boss. Sto parlando della partecipazione del nostro al primo Bridge School Benefit in assoluto, tenutosi nell’Ottobre del 1986 allo Shoreline Amphitheatre di Mountain View in California, serata organizzata da Neil Young con l’allora moglie Pegi per supportare la Bridge School, istituto che si occupa di aiutare i bambini disabili (ricordo che Neil ha due figli affetti da problemi cerebrali), una manifestazione che da allora si è ripetuta per quasi tutti gli anni fino al 2016 e che ha ospitato alcuni tra i migliori artisti del panorama internazionale in performance perlopiù acustiche. Inutile dire che Springsteen era uno degli artisti di punta della serata, ed il nostro ha ripagato il pubblico con una prestazione breve ma intensa (dieci canzoni per un totale di 58 minuti, finora l’unica uscita su singolo CD dell’intera serie dei Live Archives di Bruce), che tra l’altro era il suo primo show dopo la trionfale tournée di Born In The U.S.A., ed il suo primo set acustico degli anni ottanta.

L’inizio del breve concerto è abbastanza strano, con una You Can Look (But You Better Not Touch) cantata a cappella, non il primo brano di Bruce che mi verrebbe in mente per una esecuzione per sola voce (ed infatti il risultato non mi convince molto, anche se il pubblico apprezza). Born In The U.S.A. è in una irriconoscibile versione folk-blues, che se nei futuri tour acustici diventerà familiare, in questa serata del 1986 era alla prima performance in assoluto con questo arrangiamento. Al terzo brano la prima sorpresa, in quanto salgono sul palco Danny Federici alla fisarmonica e Nils Lofgren alla chitarra e seconda voce, e rimarranno fino alla fine: Seeds è più tranquilla rispetto alle versioni elettriche con la E Street Band ma sempre coinvolgente, Dartlington County è vivace anche in questa veste stripped-down, e Mansion On The Hill è come al solito davvero intensa e toccante. Fire è il consueto divertissement, con Bruce che stimola le reazioni del pubblico alternando ad arte stacchi e ripartenze, mentre sia Dancing In The Dark che Glory Days, spogliate dalle sonorità “ruspanti” di Born In The U.S.A., sembrano quasi due canzoni nuove (e la seconda è trascinante anche in questa versione “ridotta”).

Dopo una godibilissima Follow That Dream in chiave folk (brano di Elvis Presley tra i preferiti del nostro), gran finale con il Boss che viene raggiunto nientemeno che da Crosby, Stills, Nash & Young alle voci (Stills e Young anche alle chitarre) per una corale e splendida Hungry Heart, rilettura decisamente emozionante con l’accordion di Federici grande protagonista, degna conclusione di un set breve ma intrigante, le cui vendite frutteranno la cifra di due dollari a copia (o download) da destinare alla Bridge School. Squilli di tromba e rulli di tamburo per la prossima uscita della serie, che si occuperà di quella che è forse la performance più leggendaria di sempre del Boss. Un indizio? Trattasi di un vero “cavallo di battaglia”…

Marco Verdi

Novità Prossime Venture 17. Annunciato Da Mesi, Il Prossimo 25 Ottobre Uscirà Il Nuovo Album Di Neil Young Con I Crazy Horse Intitolato Colorado!

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Niel Young And Crazy Horse – Colorado – Reprise – 25-10-2019

Quando la scorsa primavera sarebbe dovuto uscire il famoso e tanto sospirato secondo volume della serie The Archives, a sua volta annunciato da Neil Young sul finire dello scorso anno, il canadese aveva detto che in quei giorni, fine aprile, sarebbe entrato nei suoi studi, situati appunto in Colorado, per dare un seguito all’ultimo album pubblicato con i Crazy Horse Psychedelic Pill, uscito sul finire del 2012. Neil aveva annunciato che erano pronti almeno undici nuovo brani scritti da lui e che sarebbero stati registrati con la nuova formazione della band, dove Nils Lofgren (a quasi 50 anni dall’ultima apparizione in un album della band, avvenuta nel 1971), libero dagli impegni con la E Street Band, aveva sostituito il chitarrista Frank Sampedro, che aveva deciso di ritirarsi dalle scene. In effetti, come vediamo tra un attimo, le canzoni incise tra aprile e maggio del 2019 per questo nuovo Colorado sono state dieci, di durata oscillante tra i tre e i tredici minuti (She Showed Me Love), alcune già eseguite dal vivo negli scorsi mesi, così dicono le prime notizie. La versione in vinile, conterrà un 45 giri in “omaggio” (dal prezzo annunciato sui 45 dollari, non sembrerebbe molto), che avrà su un lato una bonus track ulteriore di studio Truth Kills e sull’altro lato un brano dal vivo Rainbow Of Colors, registrato dal vivo a Portland, Oregon il 17 maggio, la prima esecuzione live di questo pezzo che avrebbe dovuto essere anche.il primo singolo estratto dall’album (qui con i Promise Of The Real https://www.youtube.com/watch?v=X7v6e7f3_DE ) .

In effetti il primo singolo ad uscire in rete è stato in questi giorni Milky Way, che insieme alle altre due citate e a Green Is Blue, era uno dei brani già suonati in concerto, Comunque ecco la lista completa delle canzoni incluse in Colorado, la cui uscita è prevista per il prossimo 25 ottobre, salvo ripensamenti del nostro, che non sono assolutamente da escludere.Il disco è stato prodotto dallo stesso Neil Young con John Hanlon.

1. Think Of Me
2. She Showed Me Love
3. Olden Days
4. Help Me Lose My Mind
5. Green Is Blue
6. Shut It Down
7. Milky Way
8. Eternity
9. Rainbow Of Colors
10. I Do

Bruno Conti

Non Un Capolavoro, Ma Un Disco Onesto E Personale. Nils Lofgren – Blue With Lou

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Nils Lofgren – Blue With Lou – Cattle Track Road CD

L’album di cui mi accingo a parlare ha origini lontane, e più precisamente nel 1978, anno in cui Nils Lofgren era in studio con il noto produttore Bob Ezrin per registrare il suo disco Nils. Il nostro era in un momento di impasse, avendo pronte le musiche di una manciata di canzoni ma con la difficoltà a trovare dei testi che lo soddisfacessero: fu così che Ezrin gli propose di incontrare Lou Reed per vedere se fosse possibile iniziare una collaborazione, e Nils gli diede retta. I due si piacquero subito (cosa non scontata quando c’era di mezzo l’ex Velvet Underground), e Lofgren diede a Lou un nastro con tredici canzoni per vedere se riusciva a cavarci qualcosa: dopo qualche giorno di silenzio, la classica telefonata in piena notte, con il rocker newyorkese che si dichiarò positivamente colpito dalle musiche di Nils, ed iniziò letteralmente a dettargli al telefono i testi appena scritti per quei brani (immagino il costo della bolletta telefonica).

Di questi tredici pezzi, tre se li prese lo stesso Reed per il suo album del 1980 The Bells (Stupid Man, City Lights e With You), altri tre finirono sul già citato Nils (A Fool Like Me, I’ll Cry Tomorrow e I Found Her) ed altri due li ritroveremo su due album successivi di Lofgren, Life su Damaged Goods (1995) e Driftin’ Man su Breakway Angel (2002). Il resto è storia recente: inattivo discograficamente dal 2011 (Old School), Nils ha approfittato della pausa concessa da Bruce Springsteen alla E Street Band (e prima di tornare in pista con Neil Young & Crazy Horse al posto di Frank “Poncho” Sampedro) per pensare ad un nuovo album da solista, e siccome non aveva ancora avuto modo di omaggiare Reed (scomparso nel 2013), ha avuto l’idea di utilizzare i restanti cinque brani della loro collaborazione, oltre a scriverne uno dedicato a lui e ad offrire una sua rilettura di City Lights. Il risultato, dall’emblematico titolo di Blue With Lou, è quindi un vero e proprio tributo all’amico che non c’è più, ed è uno dei lavori più personali dell’intera carriera di Lofgren (anche per altre due “canzoni-omaggio” che vedremo tra poco, ma non scritte pensando a Reed) oltre che uno dei più positivi da Crooked Line (1992) in avanti. Nils a mio parere non è mai stato un fuoriclasse come artista in proprio: ottimo sideman, eccellente chitarrista, ma un disco intero a suo nome si fa un po’ fatica a reggerlo dall’inizio alla fine, sia per qualche limite dal punto di vista del songwriting, ma anche a causa del fatto che madre natura lo ha dotato di una voce sì intonata, ma un po’ monocorde e scarsamente dotata di sfumature.

Blue With Lou, pur avendo dei difetti e qualche episodio sottotono, si mantiene comunque ben al di sopra della sufficienza, ed anzi in molti punti è perfino ottimo: prodotto da Nils con la moglie Amy, l’album è stato registrato in presa diretta dal nostro con una configurazione a trio, molto essenziale, dove però i compagni di lavoro sono Kevin McCormick al basso ed Andy Newmark alla batteria, cioè due musicisti con un pedigree lungo come da qui a New York. Il disco ha quindi un suono secco, potente e diretto, tipico dei lavori incisi live in studio, con una serie di backing vocals sia maschili che femminili a dare più profondità. Comincerei senz’altro proprio dai sei brani scritti dal nostro insieme a Lou: Attitude City ha un ritmo pulsante, riff di chitarra quasi creedenciano e Nils che canta con la sua tipica voce pulita ma un po’ chioccia, una rock’n’roll song diretta e potente che fa comunque iniziare il disco col giusto piglio. Give è un funk-rock annerito e dal tempo veloce, non un grande brano dal punto di vista compositivo, ma suonato con una bella dose di grinta, con Nils che comincia a mostrare la sua abilità chitarristica. Talk Thru The Tears è invece una rock ballad pianistica (anche le tastiere sono suonate da Lofgren) dal ritmo sempre cadenzato e la chitarra che si fa spazio da par suo, con un coro maschile sullo sfondo quasi ecclesiastico, che crea un deciso contrasto con la strumentazione tipicamente rock.

Gli ultimi due inediti a firma Lofgren/Reed sono Don’t Let Your Guard Down, un rock’n’roll molto piacevole con la solita ottima chitarra ed un motivo diretto ed immediato, e Cut Him Up, rock song ariosa e limpida che si pone tra le più riuscite, grazie anche al tocco chitarristico sopraffino; e poi c’è City Lights, che viene riletta da Nils con un arrangiamento in stile reggae ed il sax di Brandford Marsalis a riempire gli spazi, una veste sonora molto distante da quella di Lou ma gradevole e ottimamente eseguita. La title track è invece un brano nuovo di zecca, seppur ispirata da Lou, ed è un pezzo di sette minuti dalla ritmica pulsante e con una slide tagliente, atmosfera bluesata e decisamente “black”, niente male. Le restanti cinque canzoni, tutte opera di Lofgren, partono con Pretty Soon, un buon folk-rock elettroacustico dal tempo sostenuto, una melodia discorsiva e distesa e splendidi riff di chitarra slide (odo qualche vago richiamo allo stile del Boss). La chitarristica Rock Or Not è aggressiva e vibrante, anche se forse concede poco all’ascoltatore e ha un ritornello un po’ sopra le righe, mentre Too Blue To Play è molto bella, una ballata acustica toccante ed intensa nonostante un altro coro maschile “strano” e la poco duttile voce di Nils, ma il brano ha uno script solido ed una parte di chitarra superlativa. Il finale rende Blue With Lou ancora più personale, in quanto presenta due omaggi a perdite recenti: Dear Heartbreaker è dedicata a Tom Petty, una rock ballad discretamente piacevole anche se un po’ ripetitiva e forse mancante del pathos necessario, mentre Remember You è dedicata al cane di Nils, Groucho, scomparso da poco, un pezzo lento e melodicamente intenso, anche se avrei evitato il sottofondo a base di synth: dal secondo minuto in poi il ritmo cresce, entra la chitarra ed il brano migliora sensibilmente.

Quindi un disco che non posso definire perfetto al 100%, ma comunque con molti più momenti positivi che sottotono, e di certo profondamente onesto e sincero: direi che può bastare.

Marco Verdi

Il Secondo Cofanetto Della Serie Archives O Magari Il Nuovo Album Con I Crazy Horse? Ma Quando Mai: Per Il 7 Giugno Neil Young Annuncia Un “Nuovo” Live Del 1973 Con Gli Stray Gators Tuscaloosa.

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Neil Young + Stray Gators – Tuscaloosa – Reprise/Rhino – 07-06-2019

Mesi fa Neil Young aveva annunciato per maggio l’uscita del secondo box della serie Archives, ma mancando tre giorni direi che a questo punto sembra alquanto improbabile l’uscita e a nessuno è dato sapere quando avremo il piacere di vederlo pubblicato. Ma poi il canadese un paio di settimane fa ha fatto sapere che erano pronte almeno 11 canzoni nuove e sarebbe entrato a giorni in studio con i Crazy Horse (tra l’altro nella nuova formazione con Nils Lofgren che ha sostituito il dimissionario Frank “Poncho” Sampedro che lascia il gruppo dopo quasi cinque decadi di onorata carriera). E quindi, direte voi, ecco che viene annunciata la data per il nuovo disco di studio, il primo dai tempi di Psychedelic Pills del 2012 con i Crazy Horse: ovviamente, se avete letto il titolo del Post, non è così, l’annuncio c’è stato, ma per la pubblicazione di un concerto inedito registrato il 5 Febbraio del 1973 all’Università di Tuscaloosa in Alabama, accompagnato dagli Stray Gators, ovvero Tim Drummond, Kenny Buttrey, Jack Nitzsche e Ben Keith. Il disco è stato prodotto dallo stesso Neil Young con Elliot Mazer.

Un concerto particolare e comunque di notevole interesse, dove Young esegue un brano tratto dal primo album, mentre il grosso delle canzoni viene da After The Gold Rush Harvest, ma c’è anche la title track di Times Fades Away che uscirà solo a fine 1973 e dei brani che poi verranno pubblicati su Tonight’s The Night solo nel 1975. Quindi esibizione particolarmente interessante di cui vi riporto la tracklist completa qui sotto:

1. Here We Are In The Years
2. After The Gold Rush
3. Out On The Weekend
4. Harvest
5. Old Man
6. Heart Of Gold
7. Time Fades Away
8. Lookout Joe
9. New Mama
10. Alabama
11. Don’t Be Denied

Anche per oggi è tutto: nei prossimi giorni, tra l’altro, anche altre notizie su varie ristampe di prossima uscita, tra cui il nuovo cofanetto di Bob Dylan Rolling Thunder Revue: The 1975 Live Recordings di cui è stata ufficializzata la data sempre per il 7 giugno, ma non è ancora definitiva la lista dei brani contenuti nei 14 CD e il prezzo indicativo che avrà il box.

Bruno Conti

Lo Springsteen Della Domenica: Ancora Al Madison, Questa Volta “Denuclearizzato”. Bruce Springsteen & The E Street Band – Madison Square Garden 1988

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Madison Square Garden 1988 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Solo pochi giorni fa mi sono occupato dei due concerti che Bruce Springsteen e la sua E Street Band tennero nel 1979 al Madison Square Garden di New York come headliners del famoso evento denominato No Nukes, documentato da uno degli ultimi episodi degli archivi live del Boss: il volume successivo vede i nostri ancora all’interno della nota arena newyorkese, ma con uno spostamento temporale di nove anni in avanti, e nello specifico per lo show conclusivo della parte americana del tour di Tunnel Of Love (e quindi con una Patti Scialfa in più ed un avvicendamento tra Little Steven e Nils Lofgren). Molti fans di Springsteen, tra cui il sottoscritto, non hanno mai amato particolarmente questo tour, che vedeva un Boss meno arso dal sacro fuoco del rock’n’roll rispetto al solito, impegnato com’era a fare gli occhi dolci alla Scialfa sul palco, e con una band che dava la sensazione di procedere spesso col freno a mano tirato (si scoprì dopo che si erano già manifestate le prime crepe, che porteranno allo scioglimento di lì a breve), e con delle strane setlist che davano poco spazio ai classici e molto di più a brani minori.

Come in tutti i tour del nostro, però, c’è sempre qualche serata degna di essere consegnata ai posteri, ed è sicuramente il caso di questo concerto del 23 Maggio nella Big Apple, uno show che rispetta la tradizione di uno Springsteen che durante gli spettacoli conclusivi di una tournée (o di una parte di essa) non si risparmia e dà tutto sé stesso sul palco, con gli E Streeters che mettono da parte gli eventuali dissapori per roccare come sanno (aiutati dalla sezione fiati di cinque elementi guidata da Richie “La Bamba” Rosenberg). La scaletta ricalca solo in parte quella del resto del tour, in quanto ci sono diverse sorprese, tra cover e rarità; ben otto pezzi provengono da Tunnel Of Love, ed anche dal vivo si evidenzia la qualità altalenante di quel disco: se la title track è una canzone che potrei tranquillamente definire brutta (e soprattutto inadatta ad aprire lo show), ascoltiamo riempitivi di lusso, ma pur sempre riempitivi (One Step Up, Two Faces, Ain’t Got You, tutti brani che oggi Bruce non prende neanche più in considerazione), materiale di buon livello (All That Heaven Will Allow, la roccata e trascinante Spare Parts), la deliziosa pop song Brilliant Disguise ed almeno un capolavoro assoluto, cioè quella Tougher Than The Rest che dopo tanti anni è ancora uno dei pezzi più belli del Boss, ed ancora più intensa in questa versione rallentata rispetto a quella in studio (al punto che all’epoca uscì come singolo proprio in una resa dal vivo, però tratta dal concerto alla Sports Arena di Los Angeles).

Anche i brani rari sono numerosi, ed anche qui c’è un pezzo così così (Part Man, Part Monkey), ma il resto è eccellente: Be True è comunque un piccolo classico, ed è puro E Street sound, I’m A Coward è una rock song tirata e potente, che avrebbe meritato una fama maggiore, Seeds è trascinante come sempre e Light Of Day, che presenta anche un accenno a Born To Be Wild degli Steppenwolf, forse non è una grande canzone ma dal vivo è una cavalcata elettrica che funziona sempre. Anche in questa serata i classici del Boss si contano a malapena sulle dita di due mani: da Darkness On The Edge Of Town viene suonata solo una peraltro roboante Adam Raised A Cain (e l’assenza di Badlands è un evento), da The River la poppettara Hungry Heart (con prevedibile singalong del pubblico) ed una eccellente You Can Look (But You Better Not Touch) decisamente rock’n’roll e simile alla prima versione che poi non finì sul disco originale; l’album Born To Run è più fortunato, dato che vengono riprese la title track (acustica e quasi irriconoscibile, come da prassi in questo tour), l’incalzante She’s The One, l’errebi Tenth Avenue Freeze-Out e la splendida Backstreets (ma niente Thunder Road). Born In The U.S.A. all’epoca era ancora un disco recente, e quindi viene omaggiato a dovere con una title track di oltre otto minuti, una Cover Me decisamente rock, la discreta I’m On Fire (che non mi ha mai fatto impazzire) e la solita festa on stage provocata da Glory Days.

Infine, quello che è forse il piatto più ghiotto del triplo CD, ossia le cover: se Boom Boom di John Lee Hooker (inserita al secondo posto in scaletta) e War dei Temptations erano una presenza fissa del tour, troviamo sorprese come una splendida resa di Vigilante Man di Woody Guthrie (che quell’anno uscì in una versione di studio all’interno del bellissimo tributo Folkways: A Vision Shared, dedicato a Guthrie stesso ed a Leadbelly), un’energica e coinvolgente Have Love, Will Travel dei Sonics e soprattutto un gran finale a tutto soul e rhythm’n’blues composto da Sweet Soul Music (Arthur Conley), Raise Your Hand (Eddie Floyd) e Lonely Teardrops (Jackie Wilson), una chiusura del concerto che da sola vale l’acquisto ( o il download). Come bonus, primo caso in tutta la serie, un brano tratto dal soundcheck, e cioè un’inattesa ma bellissima ripresa del classico di Ed Townshend For Your Love. Non ho cambiato idea sul fatto che la tournée di Tunnel Of Love sia stata una delle meno “imperdibili” di Bruce Springsteen, ma se tutti i concerti fossero stati del livello di questo show al MSG oggi il mio giudizio sarebbe diverso. Per il prossimo episodio andremo avanti di vent’anni rispetto al 1988, per una serata piena di momenti emozionanti e commoventi.

Marco Verdi

Un Weekend Con Il Boss 1: Comincio A Pensare Che A Leeds Tiri Una Buona Aria! Bruce Springsteen & The E Street Band – Leeds July 24 2013

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Leeds July 24 2013 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Il titolo del post sottintende un ideale rimando a Live At Leeds, album dal vivo del 1970 degli Who che per molti è uno dei migliori live della storia (ancora di più nelle successive edizioni espanse), nonché uno dei più devastanti dal punto di vista della foga rocknrollistica. Dopo aver ascoltato questo Leeds July 24 2013, ultimo episodio dei “bootleg ufficiali” tratti dagli archivi live di Bruce Springsteen, ho subito pensato che nella cittadina inglese tirasse una particolare aria che faceva bene alla musica rock. Inizialmente quando avevo visto che il nuovo volume era dedicato ad una serata presa dalla tournée di Wrecking Ball (la seconda dopo quella all’Ippodromo delle Capannelle di Roma), e quindi non ad uno dei concerti “storici”, avevo alzato leggermente un sopracciglio, pronto comunque a godermi una bella serata all’insegna del rock’n’roll: quando poi ho letto dai commenti che questo concerto (tenutosi alla First Direct Arena) è uno dei preferiti dai fans tra quelli degli ultimi anni, la mia curiosità è aumentata, e dopo averlo ascoltato non posso che confermare la sua bontà, aggiungendo anzi che ci troviamo davanti ad uno dei migliori episodi della serie.

Il concerto, inciso tra l’altro in maniera spettacolare, ci consente di ascoltare un Bruce in forma strepitosa, seguito passo passo da una E Street Band in stato di grazia, una serata senza il minimo cedimento e che per di più è contraddistinta da una scaletta con diverse sorprese. Perfino uno come il Boss solitamente ha bisogno di due-tre canzoni per scaldarsi, ma in quella serata è già bello carico sin dall’inizio: lo show infatti si apre con la rara Roulette, suonata con una forza ed un vigore sorprendenti anche per chi è abituato al nostro, e capiamo fin da subito che la serata sarà di quelle da ricordare. E Roulette non è certo l’unico brano raro della setlist: troviamo infatti subito dopo una scintillante My Love Will Not Let You Down, coinvolgente come non mai e con uno strepitoso Roy Bittan (ma anche Max Weinberg picchia come un fabbro sui tamburi), oltre alla bella e sottovalutata Local Hero (era su Lucky Town), trasformata in un southern country-rock, due outtakes degli anni settanta poi pubblicate rispettivamente su The Promise e Tracks (Gotta Get That Feeling ed una sorprendente Thundercrack di undici minuti), la soffusa Secret Garden, che non mi ha mai fatto impazzire, ed una inattesa ma imperdibile rilettura di Bad Moon Rising dei Creedence Clearwater Revival, puro rock’n’roll.

E non dimenticherei la struggente rock ballad Something In The Night, che non è una rarità ma comunque rimane uno dei pezzi meno suonati di Darkness On The Edge Of Town, soprattutto in anni recenti. Chiaramente le hits ed i classici non mancano: oltre alle immancabili The Promised Land, Hungry Heart, Badlands e Born To Run, troviamo una eccellente No Surrender, la solita monumentale Because The Night (con Nils Lofgren spaziale alla solista), la ruspante Darlington County, l’epica The Rising ed una Atlantic City elettrica e più rock che mai. Da Wrecking Ball non ne vengono suonate poi molte, solo quattro: oltre alla title track, le trascinanti Death To My Hometown e Shackled And Drawn e la ballata dai toni “rumoristici” This Depression. Tra i bis, dopo due toniche Dancing In The Dark e Tenth Avenue Freeze-Out (insolitamente contenuta nella durata), il Boss stende tutti con una esplosiva Shout degli Isley Brothers, e mi domando se il nostro possieda un paio di polmoni di riserva. Non è finita, in quanto Bruce torna sul palco da solo con la sua chitarra per due toccanti If I Should Fall Behind e Thunder Road, emozione pura. Una performance impeccabile, senza la minima sbavatura, direi strepitosa: da non perdere.

Ci ritroviamo domani ancora con Bruce Springsteen per una serata questa volta “teatrale”, mentre per quanto riguarda gli archivi l’appuntamento è a Gennaio, con una mitica serata del 1975 al Roxy.

Marco Verdi

Nessun “Paradosso”, Solo Grande Musica! Neil Young – Roxy: Tonight’s The Night Live

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Neil Young – Roxy: Tonight’s The Night Live – Reprise/Warner CD – LP

Il titolo del post è un gioco di parole che coinvolge anche l’altro album pubblicato da Neil Young in questo mese di Aprile, cioè la colonna sonora del film Paradox, un disco strano, non brutto ma dalla qualità altalenante come ho avuto modo di illustrare nella mia disamina di tre settimane fa circa https://discoclub.myblog.it/2018/04/02/una-colonna-sonora-strana-ma-qualcuno-si-aspettava-il-contrario-neil-young-promise-of-the-real-paradox/ . Invece questo Roxy: Tonight’s The Night Live, nuovo episodio tratto dagli archivi del musicista canadese, è un album bellissimo senza se e senza ma, preso da un concerto del 1973 tenuto dal nostro nella settimana di apertura del mitico Roxy Theatre di Los Angeles (una venue nella quale verranno registrati una lunga serie di lavori da parte di una moltitudine di artisti, per esempio il recente cofanetto di Frank Zappa). Come il titolo lascia intuire, in quella serata Neil ed i suoi Santa Monica Flyers (una versione allargata dei Crazy Horse, con la sezione ritmica di Billy Talbot e Ralph Molina affiancata da Ben Keith alla steel guitar e da Nils Lofgren stranamente al pianoforte, propongono in anteprima l’album Tonight’s The Night, che originariamente sarebbe dovuto uscire proprio in quelle settimane, ma poi venne posticipato al 1975 dato che la Reprise era un po’ spaventata dalla natura poco commerciale del disco.

Tonight’s The Night è infatti il lavoro più drammatico di Young, il punto più alto della cosiddetta “trilogia del dolore” (insieme a Time Fades Away e On The Beach), un album con testi cupi e senza speranza che parlano di morte, ispirati dalle premature scomparse del roadie Bruce Berry e del chitarrista del Cavallo Pazzo Danny Whitten, un disco in cui Neil non si preoccupa di mettere a nudo la sua fragilità ed il fatto che la sua voce suoni spesso stonata o ubriaca. Durante la serata al Roxy le cose sono in parte diverse, in quanto sia Young che la band sembrano più sobri (ho detto sembrano), i suoni sono forti, centrati e più rock che sul disco in studio, e le stonature vocali sono limitate al minimo sindacale. In più Neil tende a sdrammatizzare i temi trattati con brevi e divertiti monologhi in cui affronta svariati argomenti (da Perry Como a David Geffen, che oltre ad essere il famoso discografico che tutti conosciamo e il suo manager, era anche uno dei soci fondatori del Roxy), e la performance risulta dunque splendida, dato che comunque Tonight’s The Night è sempre stato un grande disco. I brani sono presentati non nell’ordine che verrà dato nella versione in studio del 1975, e mancano anche tre canzoni che finiranno sull’album ma che non fanno parte di quelle sessions (Come On Baby, Let’s Go Downtown, Borrowed Tune e Lookout Joe), ma quello che c’è basta ed avanza, ed è eccellente: si comincia ovviamente con Tonight’s The Night, la canzone, una lettura lunga, solida e vigorosa, tra le più riuscite tra quelle da me sentite negli anni, molto più rock che in studio e con Lofgren che si destreggia ottimamente al piano.

Dopo un breve accenno al divertente brano popolare Roll Out The Barrel (o Beer Barrel Polka, da noi nota come Rosamunda), abbiamo una bellissima Mellow My Mind, ballata tipica di Neil, tra rock e country e cantata con sforzo vocale notevole, seguita dalla roccata e pressante World On A String, uno dei classici minori del nostro, che ancora oggi la ripropone dal vivo ogni tanto.  Speakin’ Out è un gustoso slow blues con notevoli performance di chitarra e piano (il Lofgren pianista è, almeno per me, una sorpresa), Albuquerque una fluida ballad tipicamente californiana, che profuma di tramonti sul Laurel Canyon e di grigliate a base di peyote https://www.youtube.com/watch?v=UCWD9Qq4-Fc , mentre la breve New Mama vede Neil solo all’acustica (ma con piano e coro alle spalle) per un folk blues puro e cristallino, dall’aura malinconica. L’honky-tonk elettrico ed un po’ sbilenco Roll Another Number (For The Road) è sempre stata una delle mie preferite, e questa splendida versione e perfino superiore a quella “ubriaca” che finirà poi sul disco; la performance di Tonight’s The Night volge al termine, ma c’è ancora spazio per la tristissima Tired Eyes, una delle canzoni più drammatiche di Young https://www.youtube.com/watch?v=BPDvY6-mU0M , e per una ripresa della title track, che però dura praticamente quanto quella messa in apertura. Come bonus abbiamo una elettrica e vibrante Walk On, anch’essa all’epoca sconosciuta (finirà l’anno successivo su On The Beachhttps://www.youtube.com/watch?v=wNNAc9V_jJU . Quando Neil Young attinge ai suoi archivi non sbaglia un colpo, e questo nuovo episodio live è uno dei più brillanti, oltre ad essere un documento di grande valore storico.

Marco Verdi

Torna Lo Springsteen Della Domenica: Adesso Cominciamo Con I Doppioni? Bruce Springsteen – Grand Rapids 2005/East Rutherford 1984

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Bruce Springsteen – Van Andel Arena, Michigan, August 3 2005 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 2CD – Download

Bruce Springsteen & The E Street Band – Brendan Byrne Arena, New Jersey, August 20 1984 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Gli ultimi due episodi degli archivi dal vivo di Bruce Springsteen, dei quali mi accingo a parlare, hanno ottenuto qualche critica dai fans, non tanto perché si occupano di tour già documentati in uscite precedenti (con pubblicazioni mensili prima o poi doveva succedere), ma perché trattano di concerti molto vicini dal punto di vista temporale a quelli già disponibili: il doppio Van Andel Arena, Michigan (tratto dalla tournée acustica del 2005 in supporto a Devils & Dust) è del 3 Agosto, e c’era già la serata a Columbus, Ohio del 31 Luglio, mentre il triplo con la E Street Band del 20 Agosto 1984 è preso addirittura dalla stessa serie di concerti alla Brendan Byrne Arena (luogo anche del recente live del 1993 con “The Other Band”) dai quali era stato tratto quello del 5 Agosto. Ne consegue che anche le scalette sono piuttosto simili, anche se non mancano le chicche in ciascuna delle due serate: è noto che un concerto di Springsteen non è mai uguale ad un altro, e quindi se guardiamo il lato puramente musicale anche questi due live sono decisamente interessanti, e nel caso di quello del 1984, addirittura formidabile.

Lo show del 2005 vede Bruce da solo sul palco (con l’aiuto offstage di Alan Fitzgerald alle tastiere), che però non si destreggia soltanto alla chitarra acustica ma usa anche molto il pianoforte, oltre che saltuariamente la chitarra elettrica, e gioca anche a cambiare spesso e volentieri gli arrangiamenti delle canzoni. La parte del leone la fanno i brani di Devils & Dust, ben sette, tra cui l’intensa Black Cowboys, la splendida Long Time Comin’ e la toccante Jesus Was An Only Son. Stranamente, data la natura intima del concerto, non sono presenti pezzi da The Ghost Of Tom Joad, e soltanto uno da Nebraska, una irriconoscibile Reason To Believe con voce filtrata ed armonica (e senza chitarra), in puro stile Mississippi blues. Le chicche sono una Tunnel Of Love al piano elettrico, meglio dell’originale, Sherry Darling con lo stesso tipo di accompagnamento (che diventa una dolce ballata), rarità come Part Man, Part Monkey e Cynthia, oltre ad una fantastica The River sempre al piano (stavolta a coda) e la sempre bellissima Racing In The Street. La scaletta del secondo CD è più simile a quello di Columbus già pubblicato, e spiccano su tutte una vibrante rilettura di It’s Hard To Be A Saint In The City, ed il bis con le note Bobby Jean, The Promised Land (anche questa difficile da riconoscere) e la cover di Dream Baby Dream dei Suicide. Uno Springsteen intimo, anche se io continuo a preferirlo come rocker.

Ed il rocker viene fuori alla grandissima nello show in New Jersey nel 1984, l’ultima di dieci serate consecutive nella medesima location: un concerto magnifico, con classici a profusione suonati in maniera ispirata, tosta, roccata e diretta, per uno dei migliori CD della serie (meglio anche di quello registrato il 5 Agosto). Qui la parte principale la fa chiaramente Born In The USA, all’epoca uscito da poco: nove pezzi su dodici, con sorprendenti e folgoranti versioni di Cover Me, I’m Goin’ Down e My Hometown (bellissima quella sera, ed io non l’ho mai amata molto), oltre ad una toccante No Surrender acustica. Mentre pezzi in origine acustici, come Atlantic City e Highway Petrolman, sono suonati full band, ed in più troviamo anche una Out In The Street tra le più belle mai sentite, la sempre trascinante Cadillac Ranch ed un formidabile trittico formato da Growin’ Up, Backstreets e Jungleland, più di mezz’ora di grande musica. Ma l’highlight assoluto, che rende questo concerto molto popolare tra gli appassionati del Boss, è la presenza sul palco nei bis di Little Steven (che all’epoca aveva lasciato la band per dedicarsi alla carriera solista, sostituito da Nils Lofgren), un commovente “homecoming” che culmina con la classica Two Hearts cantata all’unisono e soprattutto con una fantastica rilettura in duetto dell’evergreen di Dobie Gray Drift Away, un momento magico che vale la serata, e che fa quasi passare in secondo piano il finale pirotecnico a base di Detroit Medley (con aggiunta di Travelin’ Band dei Creedence) e Twist And Shout mescolata con Do You Love Me dei Contours.

Un concerto interessante ed uno imperdibile: il prossimo volume prenderà in esame una tournée ancora non toccata da questa serie di concerti, ma non quella di The Rising come auspicavano molti fans, bensì quella di Magic, per l’ultimo show con Danny Federici come membro della band.

Marco Verdi

Uscite Prossime Venture 8: Eccolo Di Nuovo. Doppia Razione Di Neil Young Al 20 Aprile. Roxy Tonight’s The Night Live + Paradox (Original Music From The Film) With Promise Of The Real.

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Neil Young – Roxy Tonight’s The Night Live – Reprise/Rhino CD

Neil Young + Promise Of The Real – Paradox (Original Music From The Film) – Reprise

Erano già ben tre mesi (facciamo quattro per arrivare alla data di uscita, il prossimo 20 aprile), che uno dei due “Hardest Working Musicians In The Business”, almeno a livello di uscite discografiche, non si faceva sentire: ma ecco che Neil Young a breve pubblicherà non uno ma ben due “nuovi” album. Se siete curiosi di sapere chi è l’altro (a parte il defunto Jerry Garcia con i Grateful Dead, che è il più prolifico di di tutti), ovviamente parliamo di Joe Bonamassa (ma niente paura, anche per lui, dopo il disco con Beth Hart, al 18 maggio è prevista la pubblicazione di un doppio CD, doppio DVD, Blu-Ray British Blues Explosion – Live, relativa al breve tour inglese del 2016, ma ne parliamo più avanti, come pure del Live della Hart, anche lei in azione di nuovo, che uscirà ad Aprile). Torniamo però al soggetto del post odierno: il canadese ormai è sempre più “intrippato” in un inestricabile viluppo di uscite, sia di di materiale nuovo, come pure d’archivio (ma il seguito del box Archive, uscito nel lontano 2009, latita, visto che il buon Neil è impegnato anche con il proprio sito dove sta rendendo disponibili tonnellate di cose). Comunque cosa volete che sia per lui trovare il tempo di pubblicare non uno ma ben due dischi “nuovi”? E quindi, detto fatto ecco arrivare questi due CD singoli, ma anche in doppi vinili e download digitale.

Partiamo con Roxy:Tonight’s The Night, il dischetto dedicato ai concerti tenuti al Roxy di LA il 20-21-22 settembre del 1973., locale sul Sunset Strip all’epoca appena aperto, anzi fu inaugurato da loro con ben tre serate di doppi concerti, quindi sei in tutto, dove Neil Young con i  Santa Monica Flyers, come faceva chiamare la sua band a quel tempo, e che era composta da  Nils Lofgren (piano), Ben Keith (pedal steel guitar), Billy Talbot (basso) e Ralph Molina (batteria), presentava in anteprima il suo nuovo album Tonight’s The Night, appena registrato, disco che però poi non sarebbe uscito fino al 20 giugno del 1975. Ecco la lista completa dei brani contenuti nell’album dal vivo di prossima uscita:

1. Intro
2. Tonight’s the Night
3. Roll Out the Barrel
4. Mellow My Mind
5. World on a String
6. Band Intro
7. Speakin’ Out
8. Candy Bar Rap
9. Albuquerque
10. Perry Como Rap
11. New Mama
12. David Geffen Rap
13. Roll Another Number (For the Road)
14. Candy Bar 2 Rap
15. Tired Eyes
16. Tonight’s the Night (Pt. II)
17. Walk On
18. Outro

neil young promise of the real paradox

Altro discorso per Paradox, che è la colonna sonora del film (documentario?) girato dalla compagna Daryl Hanna e previsto per la piattaforma Netflix. Presentato come una sorta di western contro gli ogm e il suono di internet, il film contiene materiale d’archivio molto più recente, registrato con i Promise Of The Real, ovvero i fratelli Lukas Nelson e Micah Nelson, sotto gli pseudonimi di “Jail Time”e “The Particle Kid”, oltre a Jim Keltner alla batteria e Paul Bushnell al basso. Il CD contiene pure del materiale dal vivo registrato al Desert Trip di due anni fa, e Neil Young live è sempre una forza della natura, a giudicare dalla versione strepitosa di Cowgirl In the Sand che qui diventa Cowgirl Jam. Ma come direbbe Marzullo, una domanda sommessa, non sarebbe stato meglio pubblicare quel concerto completo? Qui l’ho detto e qui lo nego, perché poi il vecchio Neil mi sgrida. Comunque nel CD della colonna sonora ci sono anche sei segmenti da Paradox Passage 1 Paradox Passage 6, come pure cover di
Angel Flying Too Close To The Ground di Willie Nelson (che appare nel film come Red), non memorabile, meglio Peace Trail, Show Me, Pocahontas, con Young all’organo a pedali, la versione di Tumbleweed da Storytone, suonata all’ukulele, e anche versioni acustiche di Baby What You Want Me To Do di Jimmy Reed How Long di Lead Belly, oltre a qualche brano strumentale, ma spesso sono versioni brevi o frammenti, tipo la cover di Happy Together dei Turtles, che dura 30 secondi e finisce con tutti che ridono come dei pirla, va bene il cinema verità, ma almeno nella colonna sonora si poteva fare meglio. In ogni caso l’album esce tra un mesetto e lascio a Marco Verdi il compito di parlarne all’uscita. Per il momento ecco la lista completa anche dei brani di Paradox, oltre al trailer del film:

1. Many Moons Ago In The Future
2. Show Me
3. Paradox Passage 1
4. Hey
5. Paradox Passage 2
6. Diggin’ In The Dirt (Chorus)
7. Paradox Passage 3
8. Peace Trail
9. Pocahontas
10. Cowgirl Jam
11. Angel Flying Too Close To The Ground
12. Paradox Passage 4
13. Diggin’ In The Dirt
14. Paradox Passage 5
15. Running To The Silver Eagle
16. Baby What You Want Me To Do?
17. Paradox Passage 6
18. Offerings
19. How Long?
20. Happy Together
21. Tumbleweed

 Nel suo sito, finché è gratuito, si può già ascoltare, e lì ho curiosato anch’io https://www.neilyoungarchives.com/#/album?id=A_102&_k=qffovl, non brutto comunque, devo dire.

Alla prossima.

Bruno Conti