Il Meglio Del 2013: Una Rivista E Un Sito Americani – Rolling Stone e American Songwriter

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Proseguendo con le liste di fine anno dei migliori dischi del 2013 approdiamo a Rolling Stone magazine e al sito di American Songwritwer (fratelli di sangue del nostro Blog)! Iniziamo con Rolling Stone (se cliccate sul link, potete vedere quella completa dei 50 sul loro sito, come al solito cerco di mettere solo le copertine dei dischi che non sono già apparsi in altre liste (più o meno, i Vampire Weekend vanno come il pane in tantissime classifiche):

vampire weekend modern vampires

1. Vampire Weekend – Modern Vampires of the City
2. Kanye West – Yeezus
3. Daft Punk – Random Access Memories

paul mccartney new deluxe
4. Paul McCartney – New Bravi! Anch’io più lo sento e più mi piace http://www.youtube.com/watch?v=5CfLUmVso30 magari non lo metterei nei primi dieci o quindici ma nei cinquanta sì!
5. Arcade Fire – Reflektor Moolto soppravalutato anche se non così brutto come mi era parso ai primi ascolti.
6. Queens of the Stone Age – …Like Clockwork Anche questo c’è in quasi tutte le liste

lorde pure heroine
7. Lorde – Pure Heroine Boh? Questo è tutto l’album, compresa Royals, giudicate voi http://www.youtube.com/watch?v=Tf5tR6d9Yao
8. The National – Trouble Will Find Me
9. Arctic Monkeys – AM

john fogerty wrote a song
10. John Fogerty – Wrote a Song for Everyone E’ un bel disco, però io preferisco le versioni originali, questa con i Dawes lo è (bello anche il loro Stories Don’t End), quindi http://www.youtube.com/watch?v=g2a_6CjCuzg

parquet courts
11. Parquet Courts – Tally All the Things That You Broke Questo, ammetto, devo approfondire, qui c’è un concerto dal vivo, se volete gradire http://www.youtube.com/watch?v=2rEwOhbSbeI

jake bugg
12. Jake Bugg – S/T Rolling Stone ha inserito nella classifica il primo disco omonimo del 2012, ma nel frattempo è uscito Shangri La che mi sembra decisamente migliore dell’esordio, anche se continua a non sembrarmi questo fenomeno imperdibile della “nuova” musica inglese, meglio gli Strypes, però… http://www.youtube.com/watch?v=p4wTRbW0aos

disclosure settle
13. Disclosure – Settle Un po’ di musica danzereccia
14. Drake – Nothing Was The Same E ancora. Continuo a preferire Nick (Drake), anche se è morto da 39 anni!

atoms for peace cd
15. Atoms for Peace – AMOK Mah, secondo me Thom Yorke non fa un disco veramente bello da parecchi anni http://www.youtube.com/watch?v=DpVfF4U75B8

I pareri sono assolutamente personali e forse per questo mi trovo molto con quello che dice:

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Anche qui se cliccate sul link li trovate tutti e cinquanta.

 

jason isbell southeastern

01. Jason Isbell: Southeastern Disco assolutamente sottovalutato, molto bello. Amanda Shires, la nuova moglie di Isbell, a sua volta ottima cantante e violinista, appare solo in un brano, ma deve avere contribuito a dargli la serenata che prima mancava (oltre ad un passaggio in una clinica per un po’ di “rehab”). Non si nota che il disco non sia stato prodotto da Ryan Adams come previsto inizialmente, sarebbe stato un bel match. Nel filmato da Letterman c’è anche lei, bella e brava http://www.youtube.com/watch?v=nFOH_joT31U

patty griffin american kid
02. Patty Griffin: American Kid Altro gran disco che entrerà nei miei “recuperi” di fine anno per la classifica dei migliori del 2013. Ospite nel disco in tre pezzi, quel “figo” di Robert Plant, in attesa di riprendere entrambi l’avventura con i Band Of Joy http://www.youtube.com/watch?v=uMswPuc2QyQ

phosphorescent muchacho
03. Phosphorescent: Muchacho

guy clark my favorite
04. Guy Clark: My Favorite Picture of You E pure questo non scherza http://www.youtube.com/watch?v=6wjDbPvEFKM con una foto di copertina che emoziona!

john murry graceless age
05. John Murry: The Graceless Age

the national trouble will find me
06. The National: Trouble Will Find Me

kacey musgraves same trailer
07. Kacey Musgraves: Same Trailer, Different Park Questo è l’unico che non conosco bene, avevo notato l’aspetto fisico, so che fa musica country, ho sentito qualcosa, approfondirò, anche se il fatto di essere stata in tour con Lady Antebellum non deponeva a suo favore http://www.youtube.com/watch?v=kQ8xqyoZXCc

paul mccartney new deluxe
08. Paul McCartney: New In due classifiche diverse http://www.youtube.com/watch?v=9NAA6ZK4uNk

elvis costello wise up ghost
09. Elvis Costello and The Roots: Wise Up Ghost Per me una mezza delusione, ad altri è piaciuto (lo troverete in un’altra delle prossime liste): forse mi ero abituato troppo bene http://www.youtube.com/watch?v=9lfhafgiONU

sarah jarosz build me up
10. Sarah Jarosz: Build Me Up From Bones

bill callahan dream river

11. Bill Callahan: Dream River

vampire weekend modern vampires

12. Vampire Weekend: Modern Vampires Of The City

harris crowell old yellow moon
13. Emmylou Harris and Rodney Crowell: Old Yellow Moon Molti lo hanno “massacrato” o quasi perchè si aspettavano di più, per chi scrive un Signor Album (tutto maiuscolo) cantanti così bravi non ne fanno più molti, un’altra è la ex moglie di Crowell, Rosanne Cash, che a metà di gennaio pubblicherà il nuovo album The River And The Thread, ne parliamo a breve http://www.youtube.com/watch?v=skF8HFlj3FY

ashley monroe like a rose
14. Ashley Monroe: Like A Rose Anche questo forse non lo avrei inserito tra i primi 15, però la ragazza è brava e con le Pistol Annies rende di più, però come dimostra questo mini concerto la Monroe ha la stoffa della country singer http://www.youtube.com/watch?v=xoMzPhYYIsM

avett brothers magpie deluxe
15. The Avett Brothers: Magpie and the Dandelion Questo, forse, meritava la Top 10, ma comunque è tra i migliori dischi dell’anno http://www.youtube.com/watch?v=1Pi0fyfkt1w

Questo è il link del sito http://www.americansongwriter.com/ , uno dei migliori che parla della “nostra” musica, forse lo avevo già messo in passato, ma come si dice “repetita iuvant”!

Queste “classifiche” di fine anno possono anche essere l’occasione per scoprire qualche disco che magari vi era sfuggito durante il 2013, oppure qualche minuto di sano cazzeggio, per oggi è tutto.

Alla prossima.

Bruno Conti

Uscite Prossime Venture: Edizione Primavera 2013. Parte II: Rod Stewart, Bonnie Tyler, Patty Griffin, Paula Cole, Chapin Sisters

Oggi arrivo un po’ in ritardo, ma ecco il solito post quotidiano.

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Ancora novità per i prossimi mesi, capitolo secondo.

Si spera sempre che venga il tempo in cui Rod Stewart ci regali un disco degno del suo passato, ma, nonostante il titolo, Time, temo che neppure questa volta sarà l’occasione (peraltro avendone ascoltato solo dei brevi assaggi e quindi gli lascio il beneficio d’inventario). A giudicare dall’anticipo offerto nel sampler che ascoltate qui sotto, qualche segnale di ripresa da Rod The Mod si nota, chitarre acustiche, slide, violini e batterie non sintetizzate (a parte un paio di brani), le atmosfere soporifere dei dischi della serie “Great American Songbook” alle spalle (quasi, perché ogni tanto ci ricasca), qualche accenno di rock qua e là, non ci sono purtroppo le vociferate collaborazioni con Jeff Beck e cover blues and soul come Shake Your Money Maker e Here Comes The Night. Quindi direi che in questa prima uscita per la Capitol/Universal prevista per il 7 maggio, siamo dalle parti dei dischi fine anni ’70/anni ’80, non un periodo memorabile come quello dei primi 5 album per la Mercury e dei Faces, ma migliore dello Stewart degli ultimi 25 anni, qualche canzone a parte.

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La signora in questione, definita la “Rod Stewart in gonnella”, sia per la voce che per le origini (gallese e non scozzese, ma siamo da quelle parti) ed è il motivo per cui appare qui, ha fatto un disco bello, troppo? “Bellino” diciamo: Faster Than The Speed Of Night, quello prodotto da Jim Steinman, reduce dai successi con Meat Loaf e che per l’album aveva scritto anche Total eclipse of the heart e la title-track. Ma in quell’album c’era anche un duetto con il grande Frankie Miller e canzoni di Fogerty, Ian Hunter & Eric Bloom dei BOC, un brano tratto da Spectres e di un Bryan Adams agli inizi. Da parecchi anni vive sulla rendita del passato e tra una comparsata e l’altra in televisione, anche dal mio quasi omonimo CarloConti (tutto attaccato), ha registrato questo Rocks And Honey che è un ritorno alle sue radici country (più o meno!?), genere che era preponderante nei suoi primi cinque album incisi 1976 e il 1981. Registrato in quel di Nashville, uscirà per la Warner Bros UK il 14 maggio e il 7 negli States (ma in alcuni paesi europei è già uscito). C’è un duetto con Vince Gill, però il disco è prodotto da David Huff, quello dei Giant e dei White Heart e a fianco di brani scritti da James House (che suona nel disco) e Beth Hart ce ne sono altri con la firma di Desmond Child e “last but not least” la nostra amica Bonnie Tyler (non l’avevo ancora citata) parteciperà a maggio all’Eurovision Song Contest (l’Euro Festival come lo chiamiamo in Italia)!

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A proposito di belle voci, ma siamo su un altro pianeta, il 7 maggio per la New West, anche in versione CD+DVD con il solito Making of,  in una pausa della sua collaborazione con i Band Of Joy di Robert Plant che stanno preparando il secondo album, Patty Griffin pubblica il suo settimo album da solista, dopo il fantastico disco ispirato al gospel che era Downtown Church, uno dei più belli del 2010. Il disco, composto di materiale originale, si chiama American Kid ed è stato registrato in quel di Memphis, co-prodotto dalla Griffin e da Craig Ross e nel disco suonano Cody e Luther Dickinson dei North Mississippi Allstars, oltre a Doug Lancio che è la chitarra solista in ben otto brani e ha suonato in quasi tutti i dischi di Patty! Quindi, per me, il disco è ottimo, già sulla fiducia, senza sentirlo, ma è una delle mie preferite in assoluto patty-griffin-downtown-church-o-forse-no.html

Sempre a proposito di cantautrici, un paio che hanno applicato la formula della Kickstarter Campaign per finanziare il loro nuovo disco.

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La prima è Paula Cole che per il suo primo album pubblicato a livello indipendente sperava di raccogliere 50.000 dollari, ne ha raccolti oltre 75.000 e quindi Raven, in uscita il 23 aprile, avrà fondi anche per una piccola promozione (non certo quella a cui  era abituata con le major). Etichetta 675 Records/United For Opportunity, questi i titoli dei brani:

1. Life Goes On 4:39
2. Strong Beautiful Woman 5:05
3. Eloise 4:13
4. sorrow-on-the-hudson 3:58
5. Manitoba 5:33
6. Scream 3:06
7. Imaginary Man 6:09
8. Billy Joe 4:18
9. Secretary 3:33
10. Why Don’t You Go? 4:55
11. Red Corsette 3:29

E questo è il video di Eloise, il primo singolo tratto dall’album, il suo sesto di studio. Una delle voci più espressive del panorama femminile americano e ben nota agli amanti di Peter Gabriel con cui ha spesso collaborato nel passato.

 

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Anche le Chapin Sisters si sono autofinanziate il nuovo disco A Date With The Everly Brothers, con una più modesta cifra di 12.000 dollari (e ne hanno raccolti 17.000, con la parte eccedente hanno iniziato ad incidere anche un disco di brani nuovi). Si tratta del secondo disco, in breve tempo, dedicato alle canzoni di Don & Phil Everly, dopo il recente What The Brothers Sang di Dawn McCarthy & Bonnie “Prince” Billy. Evidentemente il bacino di canzoni a cui attingere è enorme ed in questo caso i brani prescelti sono i seguenti:

1. Crying in the Rain
2. Brand New Heartache
3. Sleepless Nights
4. Sigh, Cry, Almost Die
5. Cathy’s Clown
6. So Sad
7. Dream
8. When Will I Be Loved
9. Some Sweet Day
10. Love Hurts
11. Always It’s You
12. Down in the Willow Garden
13. Till I Kissed Ya
14. Maybe Tomorrow

Quindi più sui classici rispetto all’altro disco. Ma giustamente mi chiederete, chi azz sono le Chapin Sisters?  Sono Abigail & Lily Chapin, ovvero le figlie di Tom Chapin, onesto cantautore americano dalla discografia corposa, tra il 1976 e il 2013 ha pubblicato quasi 25 album, ma soprattutto fratello di Harry Chapin (che quindi è lo zio delle Chapin Sisters), uno dei migliori cantautori americani degli anni ’70, scomparso prematuramente nel 1981, in un incidente automobilistico, poco conosciuto in Europa, se non forse per il suo brano più noto, Cat’s In The Cradle, ma assolutamente da investigare se amate la musica di qualità. Esistono molte ristampe e raccolte dedicate alla sua opera, magari, se e quando trovo il tempo, sarebbe il caso di dedicargli un Post ad hoc. Tornando al disco delle sorelle Chapin esce su etichetta Lake Bottom, è il loro terzo e se amate il folk e le belle voci femminili, potreste avere una piacevole sorpresa con questo A Date With…

Per oggi è tutto, gli aggiornamenti arrivano un po’ alla rinfusa, man mano che vengono pronti.

Bruno Conti

Finalmente Degno Di Tanto Padre! Shooter Jennings – The Other Life

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Shooter Jennings – The Other Life – Black Country Rock/Entertainment One/Blue Rose

Come disse un tempo Jannacci Enzo da Milano, ogni tanto, “l’importante è esagerare”, e in questo caso mi sentirei di dire, finalmente Shooter è degno di tanto padre (e pure la mamma, Jessi Colter, sarà orgogliosa),  anche se, ad essere sinceri, Shooter Jennings di dischi belli ne ha già fatti parecchi, con Black Ribbons aveva messo a dura prova la pazienza dei suoi fans, con un disco che era un incrocio tra i Nine Inch Nails, detto da lui (e fin lì nulla di male) e il country-southern-rock, due mondi che difficilmente coincidono, più che altro collidono. Ma già il precedente Family Man, per dirla con il titolo del suo primo disco, aveva Put The O Back In Country, ed ora questo The Other Life completa l’opera, rivelandosi forse il suo migliore in assoluto. Il nostro amico Shooter, vero nome Waylon Albright Jennings, in onore del babbo, il fisico dell’outlaw ce l’ha, e anche la classe del musicista e la voce non si discutono, probabilmente non sarà mai un n.1 come il padre Waylon, che già alla fine degli anni ’50 era nella band di Buddy Holly e schivò l’incidente aereo del “The Day The Music Died” (dove oltre a Holly persero la vita anche Ritchie “Bamba”Valens e Big Bopper) per un pelo, diventando poi uno fondatori del movimento outlaw che ha rivoluzionato la musica country fino alle sue fondamenta. Il figlio ha il DNA dell’augusto genitore nelle sue cellule e questo nuovo album lo testimonia.

Essendo un figlio degli anni ’70 (1979 per la precisione) e quindi cresciuto negli anni ’90, Jennings jr. è stato influenzato anche da altri tipi di musica e questo ogni tanto traspare nelle sue canzoni, finché si tratta di rock e ancora meglio di southern rock, nulla di male, ma quando si lancia nell’alternative o nel pseudo psichedelico lo si capisce meno. Prendete ad esempio una canzone come l’iniziale Flying Saucer Song,che era uno dei brani che appariva in Pussy Cats (come bonus), il disco di Harry Nilsson prodotto da John Lennon, ma qui, in apertura di CD, sembra una outtake da qualche disco di Mike Oldfield, tastiere ovunque, suonate dallo stesso Shooter e da Erik Deutsche, piano, organo, wurlitzer, synth vari, voci trattate, vuoi vedere che ci è ricascato? Anche se poi un certo fascino si percepisce comunque, molto meglio il rock deciso e chitarristico di A Hard Lesson To Learn dove la pedal steel di Jon Graboff, co-autore del brano, comincia a spargere buona musica nei solchi digitali del disco, le tastiere ci sono, rappresentate da un gagliardo organo Hammond.

Quando però si decide di entrare a piedi uniti nel country di famiglia le cose si fanno serie: il galletto e gli uccellini che ci accolgono all’inizio di The White Trash Song (scritta da Steve Young) fanno da preludio ad un tripudio di pedal steel, violini, piano e alla follia sonora del “fuori di testa” di Austin, Texas, Scott H. Biram, che mette la testa a posto per un travolgente duetto con Jennings che più outlaw non si può. Il duetto con Patty Griffin in Wild and Lonesome è una ballata country di quelle che ormai si ascoltano raramente, del tutto degna delle migliori collaborazioni tra Gram Parsons ed Emmylou dei tempi che furono, ma anche di Waylon & Jessi, una piccola perla. Outlaw You che già dal titolo, e poi nel testo, cita e ricorda personaggi come Johnny Cash e babbo Waylon, si regge su un violino insinuante (suonato nel disco, di volta in volta, da Eleanor Whitmore, Stephanie Coleman e dal veterano Kenny Kosek), sul banjo di Bailey Cook e sulle chitarre del già citato Graboff e dei due chitarristi solisti , Jeff Hill e Steve Elliot, Steve Earle non gli fa un baffo, grande brano! La title-track, The Other Life, è un’altra ballatona di quelle struggenti, sorretta nuovamente da piano, pedal steel e chitarre, presenta i “soliti ingredienti”, ma se sono usati bene la loro porca figura la fanno sempre, soprattutto se chi canta ci mette il giusto impegno.

The Low Road è nuovamente del sano outlaw country-rock, che mescola banjo e steel con il suono rock delle chitarre, l’andamento pigro ma deciso della ritmica e la grinta del cantato, che è lontana anni luce dalla melassa di Nashville. Mama, It’s Just My Medicine è un country & roll di quelli ruspanti, con un assolo di synth che, stranamente, si inserisce perfettamente nel tessuto più moderno del brano, forse destinato alle radio, commerciale, ma averne di brani così sulle onde radio. The Outsider è un altro perfetto esempio di country song pura e dura, con l’aggiunta dell’armonica di Mickey Raphael che potrebbe proporla al suo datore di lavore Willie Nelson. 15 Million Light-Years Away presenta una accoppiata inconsueta, Jim Dandy (il cantante dei Black Oak Arkansas) con il suo vocione inconfondibile si adatta “come un pisello nel suo baccello” al mood della canzone e questo mid-tempo elettrico è un altro highlight del CD, permettendo ai due chitarristi di dare libero sfogo al loro solismo, poi reiterato nella lunga e tiratissima ode di progressive southern rock, The Gunslinger, dove chitarre, tastiere e un sax inconsueto si fanno largo tra i “motherf**ers” che nel testo si sprecano, inizio misurato e crescendo micidiale. Ben fatto, Shooter Jennings!                                        

Bruno Conti

“Una Signora Americana”. Shawn Colvin – All Fall Down

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Shawn Colvin – All Fall Down – Nonesuch Records 2012

Shawn Colvin originaria di Vermillion (South Dakota), è stata in gioventù una delle più celebrate cantautrici uscite dalla cosiddetta prima ondata del “new folk” (iniziata negli anni ottanta), un movimento che ha portato alla luce, fra gli altri, i talenti di Suzanne Vega e Jack Hardy. Nel 1989 con Steady On seppe meritarsi un Grammy (l’Oscar americano della musica) nella categoria di miglior esordio in ambito folk, un altro lo vincerà nel 1998 con il singolo Sunny Came Home, contenuto nell’album A Few Small Repairs, come miglior canzone dell’anno. In seguito con una stampa sempre favorevole, ha prodotto dischi di valore assoluto come Fat City (92), Cover Girl (94) uno splendido album di “cover”, il già menzionato A Few Small Repairs (95), e il più recente These Four Walls (2006).  

Il nuovo lavoro della dolce cantautrice, All Fall Down, è molto ambizioso: per confezionarlo la Colvin ha chiamato a raccolta uno stuolo di grandi nomi del rock (ma soprattutto amici), sotto il patrocinio di Buddy Miller, produttore del disco, presso lo studio del medesimo a Nashville. Shawn saggiamente ha approfittato della amicizia e disponibilità a partecipare alle sessioni di artisti come Jakob Dylan, Alison Krauss, Patty Griffin, Emmylou Harris, Bill Frisell, e musicisti del valore di Stuart Duncan al violino, Viktor Krauss al basso, Brian Blade alla batteria, Julie Miller (moglie del produttore) e le sorelle McCrary ai cori. Buddy Miller è un produttore molto esperto (ha lavorato praticamente con tutti ed è ricercato da tutti) e in questa occasione ha costruito attorno alle canzoni della sua “amica” un suono molto morbido e suadente che rispetta la natura acustica del suo “songwriting”, ma che non manca di soluzioni elettriche.

L’iniziale “title track” All Fall Down è scritta col suo partner e produttore di lunga data John Leventhal, un brano elettrico dove la voce ricorda quella di Sheryl Crow, mentre la seguente American Jerusalem, pescata dal repertorio di Rod MacDonald,  tocca il cuore, mettendo in evidenza la chitarra di Bill Frisell e il controcanto di Emmylou Harris, uno dei punti più alti del disco. Si riparte con Knowing What I Know Now, delicato brano punteggiato dal violino di Duncan, seguito da Seven Times The Charm firmato con Jakob Dylan e con Alison Krauss vocalist aggiunta. Anne of the Thousand Days è una ballata romantica che vede come autore Frisell e lo si nota per l’elegante gusto dell’arrangiamento, mentre The Neon Light of the Saints (scritta appositamente per la serie TV Treme) ha ritmo e un ritornello dinamico, con  tutte le coriste in spolvero.

Change Is on the Way scritta a due mani con Patty Griffin è un’altra delle perle del CD, una ballata sognante, e la Colvin si supera con una “performance” notevole, su un tessuto sonoro che si sviluppa con la pedal steel e il violino di Stuart. I Don’t Know You e Fall of Rome sono canzoni folkie, dalla accurata struttura armonica, con il suono magico delle chitarre di Bill Frisell e Buddy Miller. Con Up on That Hill di Mick Flannery si arriva al terzo momento “caldo” del disco (e devo dire con una certa sorpresa), in quanto Shawn va a pescare nel songbook di uno dei miei cantautori preferiti del momento (recensito sul blog la settimana scorsa in-irlanda-un-numero-1-grande-talento-mick-flannery-red-to-b.html), un brano di una bellezza disarmante (tratto da Red To Blue), una versione incantevole, un gioiello preso in prestito. La chiusura è affidata a On My Own un brano dove la Colvin ricorda persino la miglior Suzanne Vega (con cui ha condiviso gli esordi), una ballata dal suono morbido e romantico.

Ne ha fatta di strada Shawn Colvin e non sarei sorpreso se All Fall Down prendesse una “nomination” per i Grammy del prossimo anno, perché dischi coltivati e suonati con tanto amore, non possono passare inosservati alle orecchie più sensibili. Se cercate una degna “epigona” di Joni Mitchell, difficile in questo momento trovare di meglio.

Tino Montanari

Un Trio Per Giugno! Nuovi Album Per Brandi Carlile, Shawn Colvin E Mary Chapin Carpenter

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Brandi Carlile – Bear Creek – Columbia – 05-06-2012

Shawn Colvin – All Fall Down – Nonesuch – 05-06-2012

Mary Chapin Carpenter – Ashes And Roses – Zoe/Rounder 12-06-2012

Visto che in questi giorni ho ricevuto le prime notizie (e altro) sulle uscite discografiche di tre delle migliori cantautrici in circolazione le condivido in anteprima con Voi.

Il 5 giugno uscirà il nuovo e quarto album di studio di Brandi Carlile Bear Creek che prende il titolo dagli studi dove è stato registrato (così ha potuto emulare il suo “idolo” Elton John che aveva fatto Honky Chateau). Sono tredici nuovi brani di cui alcuni già eseguiti dal vivo tra i quali Raise Hell, Keep Your Heart Young e il singolo That Wasn’t Me. Brandi è accompagnata dal suo gruppo abituale con i gemelli Tim & Phil Hanseroth, chitarra e basso, la batterista Allison Miller e al cello Josh Neumann. Più Dave Palmer alle tastiere e Jeb Bows al violino e mandolino. Ospite in alcuni brani Matt Chamberlain alla batteria.

Lo stesso giorno per la Nonesuch esce il nuovo Shawn Colvin All Fall Down, ottavo album in questo caso, con un parterre di ospiti impressionante: Alison Krauss, Emmylou Harris, Jakob Dylan, Mary Chapin Carpenter, Bill Frisell, Viktor Krauss, Brian Blade, Stuart Duncan, and Julie Miller, tra gli altri. C’è anche Buddy Miller che oltre a suonare e cantare, produce il disco. Sono undici brani con alcune collaborazioni interessanti: oltre alle canzoni scritte con Viktor Krauss, Jakob Dylan e Bill Frisell ce n’è una firmata con Patty Griffin e tre con John Leventhal. Sembra molto promettente! Di Shawn Colvin, sempre nella stessa data, esce anche un libro di memorie Diamond In The Rough!

Tra l’altro la Colvin proprio in questi giorni è in tour negli Stati Uniti in duo acustico con Mary Chapin Carpenter che il 12 giugno pubblicherà per la Zoe/Rounder/Universal il nuovo album Ashes and Roses. Non c’è la foto della copertina perchè nelle notizie che mi hanno dato c’è scritto “not final artwork” e quindi rispettiamo. Però vi posso dire che il CD è prodotto dalla stessa Carpenter con Matt Rollings che suona anche le tastiere, chitarre affidate come di consueto a Duke Levine, Russ Kunkel alla batteria, Glenn Worf al basso e Mac McAnally e Kim Keys alle armonie vocali. Sono tredici brani tra cui un bellissimo duetto con James Taylor Soul Companion. Come faccio a saperlo? L’ho sentito! Recensione in tempi ragionevoli, qualche giorno prima della data di uscita.

Attendiamo fiduciosi.

Bruno Conti

Sempre Di Texas Parliamo! Michael Fracasso – Saint Monday

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Michael Fracasso – Saint Monday – Little Fuji Records 2011

Penso che ormai Austin, e più in generale il Texas, si possa considerare il punto di riferimento della scena cantautorale americana. Infatti ai precursori Hancock, Gilmore, Ely, Clark, e il compianto Van Zandt, via via si sono aggiunti i vari McMurtry, Earl Keen, Escovedo, e il nostro Michael Fracasso. Fracasso è probabilmente, insieme a Jimmy LaFave, il più grande tesoro nascosto di Austin, e il suo orizzonte musicale e poetico si era già ben delineato con l’esordio di Love & Trust del lontano 1993, seguito due anni dopo dallo splendido When I Lived in The Wild. Nel 1998 sforna World in a Drop of Water, cui segue nel 2001 il bellissimo Live Back to Oklahoma: Live at the Blue Door. A Pocketful of Rain del 2004 e Red Dog Blues del 2007, sono purtroppo dei lavori meno riusciti, e dopo una breve pausa torna con questo Saint Monday, e dopo un primo e frettoloso ascolto, mi sembra tornato sulla strada giusta.

Michael possiede una voce personale, perennemente attraversata da una vena di tristezza, che si colloca tra Willie Nile e Steve Forbert, ed un approccio sia compositivo che interpretativo temprato nell’amore (musicale) di Dylan. Il risultato comunque è sempre un distintivo talento, ben evidenziato dalle dieci composizioni. tutte a sua firma (unica eccezione una cover di John  Lennon), dense di liriche evocative e memorabili melodie. Coinvolti nel progetto sono i validi musicisti che abitualmente lo accompagnano, vale a dire Jim Lewis alle chitarre, George Reiff al basso, Mark Patterson alla batteria, e Patty Griffin  “vocals” e gradita ospite in un brano.

L’iniziale While The Night Is Young, racchiude in sé la potenzialità di un grande hit ed un po’ di “airplay” non farebbe certo del male, i “pettyani” non potranno fare a meno di apprezzare Eloise e Little Lover non riesce a catturare l’attenzione. Elizabeth Lee ha delle sonorità particolari in rapporto alle tematiche abituali di Michael, mentre Saint Monday che dà il titolo al lavoro, “love song” triste e malinconica, regala una cascata di emozioni. Ada, Ok con al controcanto la Griffin , è un brano dall’incedere country con Roy Orbison nel cuore, mentre la dolce Broken Souvenirs è un piccolo gioiello elettroacustico. Gypsy Moth non mi entusiasma, mentre la cover di Working Class Hero di Lennon è rilevante (per il sottoscritto la versione migliore rimane quella dei Green Day). Chiude il CD Another Million una sorta di ninna-nanna con piano e voce, che rivela il lato più intimo dell’autore.

Sono ancora in pochi (penso) coloro che conoscono Michele (si proprio Michele dato che nelle sue vene scorre sangue italiano, di Montecassino per la precisione), un artista semplice e sincero, mai
invadente, che lascia sempre in evidenza il cuore, lo spirito creativo delle sue canzoni, che vengono
offerte nel migliore dei modi, ma sono convinto che la considerazione di chi lo vorrà scoprire, non
tarderà ad arrivare. Alla prossima !

Tino Montanari

P.s. Questa è una bella accoppiata

Una Festa di Chitarre (E Voci)! Buddy Miller – Majestic Silver Strings

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Buddy Milller – Majestic Silver Strings – New West CD+DVD 01-03-2011

Ve ne avrei parlato con più calma nei prossimi giorni, ma oggi non ho avuto molto tempo per scrivere altro, per cui mi limito a una breve anticipazione sull’Anticipazione. La data ufficiale d’uscita è il 1° marzo negli Stati Uniti e l’8 marzo in Europa ma visto che è già approdato nelle nostre lande in questi giorni, due parole su questo nuovo, bellissimo, album di Buddy Miller, reduce dall’avere appena vinto un Grammy per la sua produzione dell’ultimo (anche quello magnifico) disco di Patty Griffin Downtown Church e per la precisione nella categoria Miglior Disco di Gospel Tradizionale (ma al di là dei generi in quel disco c’è della gran bella musica e non solo semplicemente gospel). Comunque Patty Griffin, con Emmylou Harris, Shawn Colvin, Lee Ann Womack, Ann McCrary, Julie Miller e i Chocolate Genius sono i vocalist di rango che accompagnano il quartetto di magici chitarristi che si esibisce in questo CD: oltre a Buddy Miller gli altri Majestic Silver Strings sono Bill Frisell, Greg Leisz e Marc Ribot.

Quindi questa è la nuova avventura di Miller e Griffin reduci dall’esperienza con Robert Plant nell’ottimo Band Of Joy: sono 13 brani della tradizione country rivisitati con gusto e classe da Miller e soci e contrariamente a quello che si può pensare visto lo schieramento di chitarristi solo un brano è strumentale, negli altri si alternano i vari ospiti oltre allo stesso Buddy Miller e Marc Ribot che si cimenta anche come cantante in tre brani.

Come ciliegina sulla torta la confezione contiene anche un DVD con un Making Of dell’album di una ventina di minuti e un brano tratto dall’unico concerto della formazione.

Appena ho un po’ di tempo ci ritorno con calma (se riesco), nel frattempo prendete nota perché merita.

Bruno Conti