Una Commovente E Bellissima Testimonianza Postuma Di Un Grande Outsider. Jimmy LaFave – Peace Town

jimmy lafave peace town

Jimmy LaFave – Peace Town – Music Road 2CD

Il 2017 musicale, dal punto di vista dei necrologi, verrà ricordato come l’anno della scomparsa di due grandissimi, Gregg Allman e Tom Petty, ma non sarebbe giusto dimenticarsi di Jimmy LaFave, musicista texano ma con radici in Oklahoma, scomparso a soli 61 anni per un sarcoma incurabile https://discoclub.myblog.it/2017/05/23/la-tregua-e-finita-a-soli-61-anni-se-ne-e-andato-anche-jimmy-lafave/ . LaFave non era famoso, non era una star, ma era oggetto di un culto notevole in Texas ed anche fuori, dato che nella sua vita artistica raramente aveva sbagliato un disco, ed anche nei lavori meno brillanti c’era sempre qualche canzone che emergeva. Era anche un personaggio di una modestia ed umiltà notevole: anni fa andai a sentirlo a Sesto Calende, nella sala consiliare, ed il suo ingresso avvenne dal portone principale, lo stesso dal quale era entrato il pubblico, con il nostro e la sua band che man mano che avanzavano chiedevano permesso alla gente per poter raggiungere il palco! Il suo ultimo lavoro, The Night Tribe (2015) era splendido, uno dei migliori di una carriera quasi quarantennale (ma la visibilità su scala più larga è arrivata solo nei primi anni novanta), un disco di ballate notturne e pianistiche, eseguite con la consueta classe e cantate in maniera perfetta dal nostro, con la sua caratteristica voce dolce e roca allo stesso tempo (una voce che ricorda vagamente quella di Steve Forbert, ma in meglio) https://discoclub.myblog.it/2015/05/18/sempre-buona-musica-dalle-parti-austin-jimmy-lafave-the-night-tribe/ .

Qualche mese prima di lasciarci, Jimmy è entrato in studio ad Austin con un selezionato gruppo di musicisti (tra i quali segnalerei il bravissimo pianista ed organista Stefano Intelisano, oltre alle chitarre di John Inmon e del figlio Jesse LaFave, del violino di Warren Hood e della sezione ritmica formata da Glenn Schuetz, basso, e Bobby Kallus, batteria), ed in soli tre giorni ha registrato addirittura un centinaio di canzoni, tra cover e brani originali, e Peace Town è il fulgido risultato di quella session, un doppio album davvero bello ed emozionante, in cui Jimmy, che probabilmente già sapeva di essere condannato, ha deciso di prendere commiato facendo quello che sapeva fare meglio: grande musica, suonata e cantata più che mai con il cuore in mano (un po’ come aveva fatto Warren Zevon una quindicina di anni fa) Peace Town è dunque uno dei lavori più riusciti di Jimmy, non inferiore a The Night Tribe, e che alterna in maniera disinvolta ballate e brani più mossi, un testamento musicale emozionante che potrebbe anche avere un seguito, data la grande mole di canzoni incise in quei tre giorni. I brani originali scritti da Jimmy non sono poi molti, solo quattro, a partire da Minstrel Boy Holwling At The Moon, una ballatona fluida e distesa, anzi direi rilassata, strumentata con classe, per proseguire con la lenta ed intensa A Thousand By My Side, uno strumentale evocativo con il violino che sostituisce la voce solista, il puro blues texano Ramblin’ Sky, non un genere abituale per Jimmy ma che viene affrontato con disinvoltura, e la potente Untitled, altro strumentale che è più una backing track, un brano che poteva diventare una grande rock song alla Tom Petty.

Ci sono anche tre collaborazioni molto particolari, cioè tre testi inediti di Woody Guthrie ai quali Jimmy ha aggiunto la musica (come fecero Billy Bragg coi Wilco): Peace Town, uno slow elettroacustico cadenzato e dallo spiccato gusto melodico, la bluesata Salvation Train (titolo molto alla Guthrie), elettrica, coinvolgente e con elementi southern, e Sideline Woman, grintoso folk-blues di grande presa, cantato come sempre in maniera impeccabile dal nostro. Il resto dell’album sono cover, un genere nel quale LaFave si è sempre distinto con brillantezza, a partire dall’iniziale e splendida Let My Love Open The Door (un pezzo del Pete Townshend solista), forse il capolavoro del disco, una canzone che nelle mani di Jimmy diventa una solare rock ballad di stampo californiano, che ci porta quasi nei territori occupati dai Fleetwood Mac: una vera delizia. Help Me Through The Day, di Leon Russell, è lentissima, pianistica e struggente, quasi jazzata (Madeline Peyroux potrebbe farla in questo modo), anche se poi entra anche la strumentazione “classica”, mentre la trascinante I May Be Used (But I Ain’t Used Up), di Bob McDill, è puro rock’n’roll texano; il primo CD si chiude con il country-rock travolgente di My Oklahoma Home, brano popolare inciso anche da Springsteen nelle Seeger Sessions, e con il folk cantautorale di Already Gone (Butch Hancock), più di sette minuti di puro Texas.

Le cover proseguono sul secondo dischetto con una sontuosa It Makes No Difference, una delle più belle canzoni di The Band, che Jimmy riesce a far sua con una interpretazione da manuale, la lenta e cupa Don’t Go To Strangers, che è di J.J. Cale ma qui sembra più un brano di Townes Van Zandt, la meno nota When The Thought Of You Catches Up With Me, un pezzo del countryman David Ball che però sembra uscito dalla penna di Jimmy, il famoso rock’n’roll di Chuck Berry Promised Land, che il nostro esegue in scioltezza, per chiudere con la toccante Goodbye Amsterdam di Tim Easton, che non può non far scendere una lacrima a chi ascolta, splendida anche questa. Ma in ogni disco di LaFave che si rispetti non possono mancare brani di Bob Dylan, e qui ne abbiamo tre: se What Good Am I e You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go sono due pezzi minori del songbook del grande Bob (ma sono comunque resi in maniera elegante, con una strumentazione parca), My Back Pages è uno dei capolavori assoluti del Premio Nobel, e Jimmy la rifà che è una meraviglia, rallentandola ad arte e mettendo la splendida melodia al centro di sonorità calde e piene d’anima, e trasformandola in una commovente ballata il cui testo, sapendo la fine alla quale il nostro stava andando incontro, dà i brividi.

Addio Jimmy, insegna pure agli angeli come canta un vero texano.

Marco Verdi

La Voce E La Grinta Sono Quelle Di Un Trentenne, Ma Pure Il Disco E’ Bello! Roger Daltrey – As Long As I Have You

roger daltrey as long as i have you

Roger Daltrey – As Long As I Have You – Republic/Universal CD

Roger Daltrey, storico frontman degli Who, è una delle figure più carismatiche della nostra musica, ed anche una delle ugole più potenti in circolazione. Il suo tallone d’Achille è però sempre stato il songwriting, ed è la ragione per la quale da solista non ha mai sfondato (come saprete tutti, negli Who le canzoni le scriveva Pete Townshend). Meno di dieci album in totale nella sua carriera senza il suo gruppo principale, la maggior parte dei quali concentrati negli anni settanta, anche se nessuno di essi si può definire indispensabile, ed in più anche qui Roger non toccava la penna, ma si faceva scrivere i brani da altra gente, con risultati non proprio simili a quando lo faceva Pete. Dopo anni di silenzio per quanto riguarda i dischi a suo nome, Roger aveva sorpreso non poco quando nel 2014 era uscito l’ottimo Going Back Home, un gran bel disco di energico rock’n’roll condiviso con Wilko Johnson, un lavoro nel quale i due ci davano dentro con la foga di una garage band (ed anche lì tutte le canzoni erano opera dell’ex chitarrista dei Dr. Feelgood, nessuna di Roger).

Quella sorta di bagno purificatore deve aver fatto bene al nostro, in quanto il suo nuovo album da solista, As Long As I Have You (il primo dal 1992) è senza dubbio il lavoro migliore della sua carriera, Who a parte ovviamente. Daltrey qui si avventura anche nella scrittura in un paio di pezzi, ma per nove undicesimi il disco si rivolge a classici più o meno noti in ambito rock, soul ed errebi, scelti però con molta cura, ed il riccioluto cantante inglese dimostra di avere ancora una voce della Madonna, ed una grinta che è difficile da trovare anche in musicisti con quaranta anni meno di lui. Merito della riuscita del disco va indubbiamente anche al produttore Dave Eringa, che è intervenuto con mano leggera per quanto riguarda gli arrangiamenti, ma dando comunque un suono potente ed asciutto ai vari brani; da non sottovalutare poi la scelta di chiamare proprio Pete Townshend in ben sette canzoni, dato che stiamo parlando di uno che conosce Roger come le sue tasche, anche se si è comunque scelto di non far sembrare il disco un clone di quelli degli Who. Infatti As Long As I Have You si divide tra brani rock potenti e sanguigni e ballate di sapore soul, che uno come Daltrey canta a meraviglia, grazie anche al supporto notevole delle McCrary Sisters in vari pezzi (tra gli altri musicisti degni di nota abbiamo Sean Genockey alla chitarra, che si alterna con Townshend alle parti ritmiche e soliste, Mick Talbot alle tastiere, John Hogg al basso e Jeremy Stacey alla batteria). La title track, un vecchio brano di Garnet Mimms, apre il disco in maniera decisa, un rock-boogie potente e dal ritmo acceso, con Roger che dimostra subito di avere ancora un’ugola notevole, mentre sullo sfondo basso e batteria pestano di brutto e le sorelle McCrary danno il tocco gospel.

How Far (di Stephen Stills, era nel primo Manassas) è più tranquilla, Townshend suona l’acustica (e lo stile si sente), ma nel refrain si aggiunge l’elettrica di Genockey e Daltrey canta con la solita verve; Where Is A Man To Go?, versione al maschile di una canzone portata al successo da Gail Davis prima e da Dusty Springfield poi, è una rock ballad decisamente energica, con un suono pieno e vigoroso guidato da piano e chitarra, ed un retrogusto soul, merito anche delle backing vocalist: molto bella, e poi Roger canta da Dio. Get On Out Of The Rain era invece un brano dei Parliament, ma Roger lo depura dalle sonorità funky e lo fa diventare un pezzo rock al solito potente e diretto come un macigno, con un raro assolo di Townshend (che è più un uomo da riff), e la canzone stessa così arrangiata è quella più vicina al sound degli Who; I’ve Got Your Love è splendida, forse la migliore del CD, una sontuosa ballata di Boz Scaggs che viene suonata in maniera sopraffina e cantata in modo formidabile, ancora con un caldo sapore soul, il consueto bel coro femminile ed un breve ma toccante assolo di Pete: grandissima canzone. Quasi sullo stesso livello anche Into My Arms, già stupenda nella versione originale di Nick Cave: Roger non la cambia molto, la esegue solo con piano e contrabbasso, cantandola con un’inedita voce bassa molto simile a quella del songwriter australiano, con un esito finale da pelle d’oca.

You Haven’t Done Nothing, di Stevie Wonder, viene rivoltata come un calzino e trasformata in un potentissimo rock-errebi con tanto di fiati, anche se le chitarre sono un filo troppo hard in questo contesto; con Out Of Sight, Out Of Mind (The Five Keys, Dinah Washington) restiamo in territori soul-rhythm’n’blues, ma la canzone è migliore della precedente, con un marcato sapore sixties ed un accompagnamento perfetto (e sentite come canta Roger), mentre Certified Rose, scritta proprio da Daltrey, è una calda e classica ballata pianistica ancora coi fiati in evidenza, fluida e ricca di feeling. The Love You Save (di Joe Tex) è un’altra splendida soul song in stile anni sessanta, meno potente e più raffinata di quelle che l’hanno preceduta, sul genere di Anderson East (che deve ancora mangiarne di bistecche per arrivare ai livelli di Roger); chiusura con Always Heading Home, ancora scritta dal nostro, altro toccante lento pianistico, cantato, ma sono stufo di dirlo, in maniera superlativa. Devo confessare che, visti i precedenti da solista di Roger Daltrey, inizialmente non avevo molta voglia di accaparrarmi questo As Long As I Have You, ma oggi sono contento di averlo fatto.

Marco Verdi

Con La “Sua” Band O Da Solo, E’ Sempre Grande Musica Dal Passato! The Who – Live At The Fillmore East 1968/Pete Townshend – Who Came First Expanded

who live at the fillmore east 1968

The Who – Live At The Fillmore East 1968 – Polydor/Universal 2CD

Pete Townshend – Who Came First: Expanded Edition – Eel Pie/Universal 2CD

Oggi vi parlo di due uscite recenti, entrambe decisamente interessanti ed aventi come comune denominatore la figura di Pete Townshend, in un caso come leader della sua storica band e nell’altro come solista. Che il mercato sia abbastanza saturo di album dal vivo degli Who è cosa nota, ed io stesso in questo blog mi sono occupato più di una volta di dischi registrati on stage dal famoso gruppo britannico, ma l’ultima uscita in ordine di tempo è un caso diverso, in quanto prende in esame per la prima volta in via ufficiale un concerto degli anni sessanta. I vari live del gruppo guidato da Townshend con Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon (parlando del nucleo storico, il bassista e soprattutto il batterista ci hanno lasciato da tempo) sono infatti tratti da show dagli anni ottanta in poi, con le importanti eccezioni del leggendario Live At Leeds del 1970 e dello spettacolo all’isola di Wight dello stesso anno. Live At The Fillmore East 1968 invece si occupa di un concerto tenutosi nel famoso locale di proprietà di Bill Graham a New York nell’anno indicato nel titolo, con i nostri nella loro versione pre-Tommy, quindi molto più diretti e rock’n’roll che in seguito.

Il doppio CD è comunque estremamente riuscito, in quanto i nostri erano già una macchina da guerra, ed anzi questa registrazione li cattura nella loro veste più cruda e diretta, quasi fossero una sfrontata punk band ante-litteram: Townshend è un macinatore instancabile di riff, Daltrey non è ancora al massimo della sua potenza vocale (che raggiungerà da lì a breve) ma poco ci manca, e la sezione ritmica all’epoca era una delle più potenti insieme a quelle della Jimi Hendrix Experience e dei Cream. Un live esplosivo quindi, con una scaletta che presenta anche brani che difficilmente ritroveremo in dischi dal vivo futuri, il tutto inciso in maniera eccellente: qualche classico ovviamente c’è, come I Can’t Explain, la trascinante Happy Jack, la splendida I’m A Boy e Boris The Spider (quest’ultima di Entwistle). Ci sono diverse covers, tra cui ben tre di Eddie Cochran (l’apertura granitica di Summertime Blues, la meno nota My Way ed una breve e ficcante C’mon Everybody), la Fortune Teller di Allen Toussaint trasformata in un pezzo dal sapore quasi beat, e soprattutto una spettacolare Shakin’ All Over di Johnny Kidd & The Pirates.

Non manca qualche brano meno conosciuto, come la bella Tattoo, primo tentativo di Townshend di comporre una canzone rock nello stile di Tommy, o la poco nota Little Billy. Ma gli highlights del primo CD sono due notevoli versioni da undici minuti ciascuna della poderosa Relax (con Moon letteralmente scatenato, ma pure gli altri non scherzano) e soprattutto della strepitosa A Quick One, While He’s Away, vera e propria mini-suite rock che parte da una storiella di infedeltà coniugale per deliziarci con continui cambi di ritmo e melodia. Il piatto forte però è nel secondo dischetto, che è occupato interamente da una sola canzone, una incredibile My Generation di ben 33 minuti, un tour de force devastante che se fosse uscito all’epoca avrebbe fatto probabilmente passare questo disco alla storia, invece che limitarsi alla cronaca odierna.

pete townshend who came deluxe

Who Came First è invece il primo album da solista di Pete Townshend (e per il sottoscritto è anche il migliore), il cui titolo è una sorta di gioco di parole che coinvolge il nome della sua band principale, ma anche la prima parte del famoso detto “Chi è venuto prima? L’uovo o la gallina?” (ed infatti la copertina ritrae Pete in piedi su una moltitudine di uova). L’album uscì in origine nel 1972 (quindi gli anni non sono 45 come scritto sulla copertina di questa edizione deluxe, ma 46), in un periodo in cui Pete era decisamente ispirato e prolifico: l’influenza principale dell’album, non musicale ma a livello di testi, era certamente quella di Meher Baba, un guru indiano molto popolare all’epoca (era da poco scomparso, nel 1969), la cui figura fu di grande impatto per il nostro, e lo si capisce anche dal fatto che la sua immagine è un po’ dappertutto nelle foto sia dell’LP originale, sia nel booklet di questa ristampa (Baba O’Riley, per chi scrive la seconda più grande canzone rock di tutti i tempi dopo Stairway To Heaven, è il più celebre tra i brani dedicati al santone). Who Came First è composto da canzoni di provenienza varia: alcuni pezzi erano stati usati per due album registrati da Pete in forma privata come omaggio a Baba, altri sono riadattamenti dal famoso progetto abortito di Lifehouse (del quale aveva già utilizzato alcune cose per lo splendido Who’s Next dell’anno prima), due sono cover ed il resto brani scritti per l’occasione. Questo disco vede Pete suonare tutti gli strumenti in prima persona, tranne un paio di casi che vedremo, ed ancora oggi risulta un lavoro fresco, accattivante e con il tocco geniale tipico del suo autore, che è anche in possesso di una buona voce pur non potendo competere con Daltrey.

L’album parte con la splendida Pure And Easy, un pop-rock scintillante che avrebbe potuto anche diventare un classico per gli Who, seguita da una dylaniana (stile periodo acustico) Evoution, di e con Ronnie Lane e dalla solare Forever’s No Time At All (con l’aiuto di Billy Nicholls e Caleb Quaye), rock song diretta e gradevole con ottime parti di chitarra. Let’s See Action esiste anche nella versione degli Who, e rimane una bella canzone, la folkeggiante Time Is Passing è deliziosa, come anche la cover del classico country di Jim Reeves There’s A Heartache Following Me, una delle canzoni preferite da Baba. Chiudono l’album originale (che occupa il primo CD di questa ristampa) la bucolica Sheraton Gibson, la lenta e pianistica Content e la magnifica Parvardigar, ispirata alla Preghiera Universale di Baba. Questa nuova edizione, uscita in un elegante long box con liner notes scritte ex novo da Pete (che è sempre ironico e mai banale), presenta un interessante secondo CD con 17 pezzi, non tutti inediti in quanto alcuni erano già usciti sulla ristampa del 2006. Ci sono le versioni soliste di altri tre brani poi entrati nel repertorio degli Who, come The Seeker, Drowned e soprattutto una strabiliante Baba O’Riley solo strumentale di quasi dieci minuti. Ci sono poi canzoni accennate, demo, bozzetti ed idee varie, che hanno comunque l’imprimatur del nostro (His Hands, Sleeping Dog, Mary Jane, Meher Baba In Italy), o veri e propri brani fatti e finiti, alcuni dei quali molto belli e che avrebbero potuto essere anche sul disco originale, come I Always Say, The Love Man (splendida), la vibrante There’s A Fortune In Those Hills ed una strepitosa Evolution dal vivo al Ronnie Lane Memorial, full band ed in versione folk-rock, ancora meglio di quella pubblicata, che quasi vale da sola l’acquisto del box.

Due ottimi prodotti dunque, entrambi oserei dire imperdibili, soprattutto se di Who Came First non possedete la ristampa del 2006.

Marco Verdi

Uscite Prossime Venture 9. Who, Si Riaprono Gli Archivi -Live at The Fillmore East: Saturday April 6, 1968

who live at the fillmore east 1968

The Who – Live at The Fillmore East: Saturday April 6, 1968 – 2 CD UMC/Universal 20-04-2018

Da anni si parlava della possibilità che prima o poi uscissero dagli archivi degli Who alcune delle registrazioni effettuate nei primi anni della band, nel periodo antecedente a Tommy (pare esistano altri due concerti  del periodo registrati a livello professionale, che prima o poi potrebbero uscire): in questo caso siamo di fronte alle registrazioni dei concerti tenuti al Fillmore East di New York nei primi giorni di apertura del locale, il 5 e 6 aprile del 1968, esattamente 50 anni fa. Anzi si tratta della registrazione completa del concerto del 6 aprile 1968, rimasterizzato da Bob Pridden, che era l’ingegnere del suono del gruppo e che era presente all’epoca. Come è noto il concerto verrà presentato in doppio CD o triplo LP, e contiene nel secondo CD una versione monstre di My Generation di oltre 33 minuti e darà l’occasione di ascoltare Roger Daltrey, Pete Townshend, John Entwistle Keith Moon in uno dei periodi più fecondi della loro attività legata al rock più vero e primigenio. Nell’attesa ecco la tracklist completa del doppio CD

[CD1]
1. Summertime Blues
2. Fortune Teller
3. Tattoo
4. Little Billy
5. I Can’t Explain
6. Happy Jack
7. Relax

[CD2]
1. I’m A Boy
2. A Quick One
3. My Way
4. C’mon Everybody
5. Shakin’ All Over
6. Boris The Spider
7. My Generation

E da anni circolava una versione bootleg, incompleta, ma presa dall’acetato originale del concerto, che potete vedere qui sopra, in attesa di poter ascoltare la versione completa ufficiale che uscirà il 20 aprile.

Bruno Conti

Toh, Un Live Degli Who…Però Questo E’ Formidabile E Per Una Causa Nobile! The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall

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The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – Eagle Rock/Universal 2CD – 3LP – DVD – Blu-Ray 

A parte i Grateful Dead che da anni fanno corsa a sé, credo che gli Who siano tra le pochissime band più o meno in attività ad aver pubblicato più dischi dal vivo che in studio: non molto tempo fa mi sono occupato del loro concerto alla Isle Of Wight del 2004, uscito pochi mesi orsono http://discoclub.myblog.it/2017/06/18/non-mancano-i-dischi-dal-vivo-ne-degli-uni-ne-dellaltro-ma-questi-due-sono-bellissimi-the-who-live-at-the-isle-of-wight-2004-festivalpaul-simon-the-concert-in-hyde-park/ . Neppure l’idea di riproporre quello che all’unanimità è considerato il loro capolavoro, cioè l’opera rock Tommy, è una novità, e tra i molti album live della band troviamo in parecchie occasioni le riletture quasi complete di quello storico disco. Ho detto quasi perché in effetti delle 24 tracce totali, on stage il gruppo inglese ne ha suonate sempre qualcuna in meno, arrivando al massimo a riproporne 21. Quando ho visto che i nostri avrebbero fatto uscire (in diversi formati audio e video) una nuova versione di Tommy, registrata nell’Aprile di quest’anno alla Royal Albert Hall di Londra (comunque legata ad una causa nobile, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, per la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, della quale Daltrey è il testimonial da 17 anni, e il cui concerto era il 100° della serie), non mi sono entusiasmato più di tanto, nonostante sulla copertina venisse orgogliosamente rivendicato il fatto che il famoso album del 1969 era stato eseguito interamente per la prima volta.

Una volta inserito il primo dei due CD nel lettore, e dopo aver ascoltato pochi minuti, mi sono ricreduto sulla bontà dell’operazione, in quanto la band guidata da Roger Daltrey e Pete Townshend quella sera ha suonato in maniera strepitosa, come da tempo non la sentivo fare. Tommy è stato rifatto da cima a fondo con un’intensità ed una potenza formidabili, una cosa quasi incredibile visto l’età non proprio verdissima di chi stava sul palco: Daltrey ha ancora una voce della Madonna (e non ha mai un calo), Townshend macina riff come ai bei tempi, e la band di sostegno è ormai una macchina da guerra oliata alla perfezione, con una menzione particolare per il batterista Zak Starkey, figlio di Ringo ma nettamente meglio del padre ai tamburi, che per l’occasione è un fiume in piena, picchia come un fabbro ma con una tecnica incredibile, avvicinandosi di molto al fantasma di Keith Moon. Le canzoni, poi, le conosciamo tutti, sono dei capolavori assoluti, ed in quella serata di grazia ricevono un trattamento davvero sontuoso, che non fa quasi rimpiangere (la sto per sparare grossa, e comunque ho detto quasi) lo storico Live At Leeds. Come ulteriore ciliegina abbiamo il suono, davvero spettacolare, al punto che se chiudete gli occhi vi sembrerà di averli nel salotto di casa vostra. Tommy occupa per intero il primo CD, che parte ovviamente con la maestosa Overture, potente e rocciosa come raramente mi è capitato di sentire, e poi troviamo una Amazing Journey da favola, di una forza che le rock band odierne si sognano, fusa insieme ad una delle migliori Sparks di sempre (ma sentite Ringo Jr., un cataclisma), una versione al fulmicotone di Eyesight To The Blind, la relativamente poco nota Christmas, che si dimostra uno splendido concentrato di potenza e melodia, ed una fluida e perfetta Sensation.

Il gruppo è in palla anche nei brevissimi frammenti di raccordo tra i vari brani (It’s A Boy, Do You Think It’s Alright?, There’s A Doctor, Miracle Cure), così come nei pezzi che di solito venivano “tagliati” dalle precedenti versioni live: l’incalzante Cousin Kevin, il vibrante strumentale Underture (qui molto più breve che sul disco originale) e la bella Welcome, una rock ballad coi fiocchi. E naturalmente non mancano i pezzi più noti della rock opera, suonati come se non ci fosse un domani: The Acid Queen, Pinball Wizard, Go To The Mirror!, I’m Free ed il medley finale We’re Not Gonna Take It/See Me, Feel Me. Il secondo dischetto, solo sette canzoni, offre una ridotta selezione di classici che gli Who hanno suonato per concludere la serata, iniziando con due roboanti I Can’t Explain e I Can See For Miles, rock’n’roll all’ennesima potenza, inframmezzate da una fantastica rilettura di Join Together. Who Are You non mi ha mai fatto impazzire (era meglio fare Behind Blue Eyes), Quadrophenia è rappresentata a dovere da Love Reign O’er Me, mentre il gran finale è appannaggio dell’inarrivabile Baba O’Riley e da una potentissima Won’t Get Fooled Again, con la voce di Daltrey che tiene alla grande. Non voglio esagerare, ma questo per me è il disco live dell’anno, ed uno dei migliori in assoluto per gli Who.

Marco Verdi

Se Ne Sentiva La Mancanza. “Finalmente” Il 13 Ottobre Esce The Who Tommy Live At The Royal Albert Hall

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The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – 2 CD – DVD – Blu-ray – 3 LP Eagle Rock/Eagle Vision/Universal 13-10-2017

Ormai il numero delle esibizioni di Tommy Live si perde nella notte dei tempi, si risale al lontano 1969 quando uscì la prima edizione discografica dell’album. Poi, nel corso dei decenni, da Woodstock al Live At Leeds, passando ancora per la versione orchestrale al Rainbow Theatre di Londra nel 1972, ed innumerevoli altre volte da allora, soprattutto nei tour del 1989 e 2002, molte anche pubblicate su LP, CD o DVD. L’ultima è questa, registrata nel mese di aprile alla Royal Albert Hall, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, per la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, e il cui concerto era il 100° della serie. Quindi la causa è nobile, in più Pete Townhsend ci dice che è la prima volta che Tommy viene eseguito completo dal vivo, in tutte le altre esibizioni era sempre stata tralasciata qualche traccia dell’opera rock. Come si dice, facciamo a fidarci, e diamo per buona la notizia: il concerto esce in vari formati e oltre a Townshend e Roger Daltrey (che è il curatore del progetto), sul palco troviamo Simon Townshend (chitarra e voce); Zak Starkey (batteria); Jon Button (basso); Frank Simes (tastiere); Loren Gold (tastiere); John Corey (tastiere), forse fin troppi tastieristi per i miei gusti. Oltre a tutto per una serata che avrebbe dovuto presentare una versione acustica della celebre storia del bimbo cieco mago del flipper, ma poi per problemi di tempo nell’adattamento alla nuova versione si è preferito andare per il classico, anche con il rischio di ulteriori danni all’udito di Townshend, minato dal tinnito, soprattutto in quella location, la Royal Albert Hall, dove il volume dell’audio si amplifica a volumi quasi intollerabili per il chitarrista degli Who.

Tra le chicche delle serata un maxischermo dove venivano proiettati disegni animati per illustrare le fasi della storia e una speciale coreografia di luci. Nella seconda parte del concerto sono stati eseguiti anche altri sette brani tra i più celebri della band. E negli extra delle edizioni in video, oltre al backstage del concerto, ci sono anche due speciali videoclip a cartoni animati con le musiche di The Acid Queen e Pinball Wizard. Comunque ecco la tracklist completa.

1. Overture
2. It’s A Boy
3. 1921
4. Medley: Amazing Journey / Overture
5. Sparks
6. Eyesight To The Blind (The Hawker)
7. Christmas
8. Cousin Kevin
9. The Acid Queen
10. Do You Think It’s Alright?
11. Fiddle About
12. Pinball Wizard
13. There’s A Doctor
14. Go To The Mirror
15. Tommy Can You Hear Me?
16. Smash The Mirror
17. Underture
18. I’m Free
19. Miracle Cure
20. Sensation
21. Sally Simpson
22. Welcome
23. Tommy’s Holiday Camp
24. We’re Not Gonna Take It
25. I Can’t Explain
26. Join Together
27. I Can See For Miles
28. Who Are You
29. Love, Reign O’er Me
30. Baba O’Riley
31. Won’t Get Fooled Again

DVD/Blu-ray Bonus Features
– Behind The Scenes
– The Acid Queen
– Pinball Wizard

Esce il 13 ottobre p.v.

Bruno Conti

Se Ve Li Eravate Persi: Ristampe Pete Townshend, Scoop, Scoop 2 e Another Scoop. A Ottobre Esce Anche Il Cofanetto Degli Who – Maximum As And Bs: The Complete Singles

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Pete Townshend – Scoop – 2 CD o 2 LP Pink Vinyl – Universal

Pete Townshend – Another Scoop – 2 CD o 2 LP Yellow Vinyl – Universal

Pete Townshend – Scoop 3 – 2 CD o 3 LP Light Blue Vinyl – Universal

A quasi un anno di distanza dalla precedente uscita http://discoclub.myblog.it/2016/09/25/novita-prossime-venture-autunno-2016-appendice-ristampe-pete-townshend-cofanetto-my-generation-degli-who/ , riprende la pubblicazione degli album solisti di Pete Townshend: questa volta tocca ai tre titoli della serie Scoop, ovvero gli album che raccolgono materiale estratto dagli archivi del chitarrista degli Who, usciti in origine, rispettivamente, nel 1983, 1987 e 2001, e poi ristampati negli anni 2000 come tre doppi CD. Ora la Universal, che ha acquisito i diritti del catalogo sia degli Who che di Townshend, li pubblica di nuovo, a prezzo economico, due al prezzo di uno, nonché in versioni limitate in vinile, colorate e molto più costose (il doppio dei CD in pratica, ma i collezionisti spendono). Si tratta di dischi che raccolgono molti demos dei brani degli Who suonati da Townshend, oltre a versioni alternative, e parecchie inedite registrate dal buon vecchio Pete. Se non li avete e non li conoscete sono comunque interessanti, per quanto indubbiamente indirizzati soprattutto ai fans, non indispensabili quindi, ma in ogni caso spesso più belli di molte versioni uscite sugli album della band, però ad un prezzo economico magari si può fare lo sforzo, e vi assicuro che ne vale la pena. Ecco la lista completa dei contenuti dei 3 CD (gli LP hanno gli stessi brani).

Scoop (2 CDs)

Disc 1
So Sad About Us/Brrr
Squeeze Box
Zelda
Politician
Dirty Water
Circles
Piano: Tipperary
Unused Piano: Quadrophenia
Melancholia
Bargain
Popular
Behind Blue Eyes
Things Have Changed

Disc 2
The Magic Bus
Cache Cache
Cookin’
You’re So Clever
Body Language
Initial Machine Experiments
Mary
Recorders
Goin’ Fishin’
To Barney Kessell
You Came Back
Love Reign O’er Me

Another Scoop (2-CDs)

Disc One
You Better You Bet
Girl In A Suitcase
Brooklyn Kids
Pinball Wizard
Football Fugue
Happy Jack
Substitute
Long Live Rock
Call Me Lightning
Holly Like Ivy
Begin The Beguine
Vicious Interlude
La La La Lies
Cat Snatch

Disc Two
Prelude #556
Baraque Ippanese
Praying The Game
Driftin’ Blues
Christmas
Pictures Of Lily
Don’t Let Go Of The Coat
The Kids Are Alright
Prelude, The Right to Write
Never Ask Me
Ask Yourself
The Ferryman
The Shout

Scoop 3 (2 CDs)

Disc One
Can You See The Real Me
Dirty Water
Commonwealth Boys
Theme 015
Marty Robbins
I Like It The Way It Is
Theme 016
No Way Out (However much I booze)
Collings
Parvardigar (German version)
Sea & Sand
971104 Arpeggio Piano
Theme 017
I Am Afraid
Maxims For Lunch
Wistful
Eminence Front

Disc Two
Prelude 970519
Iron Man Recitative
Tough Boys
Did You Steal My Money?
Can You Really Dance?
Variations On Dirty Jobs
All lovers are deranged (Pete’s version)
Elephants
Wired To The Moon (part 2)
How Can You Do It Alone?
Poem Disturbed
Squirm Squirm
Outlive The Dinosaur
Teresa
Man And Machines
It’s In Ya
Lonely Words

Il tutto è previsto in uscita il 18 agosto nel Regno Unito e il 1° di settembre nel resto del mondo (Italia inclusa).

who maximum singles

Lo scorso anno erano usciti quattro costosissimi cofanetti che raccoglievano tutti i singoli degli Who in versione vinile (proprio i 45 giri dell’epoca, con qualche rarità): al 27 ottobre sempre la Universal pubblicherà questo Box da 5 CD, Maximum As And Bs: The Complete Singles, che avrà lo stesso contenuto dei quattro manufatti in vinile, con in ordine cronologico tutti i singoli, compreso il primo, ancora a nome High Numbers Zoot Suit’ b/w ‘I’m The Face, corredato da un libretto di 48 pagine, come vedete qui sopra, che ripercorrerà brano per brano la storia della loro discografia a 45 giri.

Il prezzo, molto indicativamente (visto che mancano ancora un paio di mesi all’uscita) dovrebbe essere abbastanza contenuto, tra i 50 e i 60 euro. Al solito ecco la tracklist completa dei contenuti:

 [CD1]
1. Zoot Suit
2. I’m the Face
3. I Can’t Explain
4. Bald Headed Woman
5. Anyway, Anyhow, Anywhere
6. Daddy Rolling Stone
7. My Generation
8. Shout and Shimmy
9. Circles (AKA ‘Instant Party’)
10. Instant Party Mixture
11. A Legal Matter
12. The Kids Are Aright
13. The Ox
14. La-La-La-Lies
15. The Good’s Gone

[CD2]
1. Substitute
2. Circles
3. Waltz For A Pig
4. I’m A Boy
5. In The City
6. Disguises
7. Batman
8. Bucket T
9. Barbara Ann
10. Happy Jack
11. I’ve Been Away
12. Pictures Of Lily
13. Doctor, Doctor
14. The Last Time
15. Under My Thumb
16. I Can See For Miles
17. Someone’s Coming
18. Dogs
19. Call Me Lightning
20. Magic Bus
21. Dr Jekyll & Mr. Hyde

[CD3]
1. Pinball Wizard
2. Dogs Part Two
3. The Seeker
4. Here For More
5. Summertime Blues
6. Heaven And Hell
7. See Me Feel Me / Listening To You
8. Overture From Tommy
9. Christmas
10. I’m Free
11. Won’t Get Fooled Again
12. Don’t Know Myself
13. Let’s See Action
14. When I Was A Boy
15. Join Together
16. Baby Don’t You Do It
17. Relay
18. Wasp Man

[CD4]
1. 5:15
2. Water
3. Listening To You / See Me Feel Me (Soundtrack Version)
4. Overture (Soundtrack Version)
5. Squeeze Box
6. Success Story
7. Who Are You
8. Had Enough
9. Long Live Rock
10. My Wife (Live)
11. 5:15 (Soundtrack Version)
12. I’m One (Soundtrack Version)
13. You Better You Bet
14. The Quiet One
15. Don’t Let Go The Coat
16. You

[CD5]
1. Athena
2. A Man Is A Man
3. Eminence Front
4. It’s Your Turn
5. Twist And Shout (Live)
6. I Can’t Explain (Live)
7. Bony Maronie (Live)
8. Join Together (Live)
9. I Can See For Miles (Live)
10. Behind Blue Eyes (Live)
11. Real Good Looking Boy
12. Old Red Wine
13. Wire & Glass EP – Side A (5 x tracks)
14. Wire & Glass EP – Side B – Mirror Door
15. Be Lucky
16. I Can’t Explain (2014 Stereo remix)

Ci viene detto che parecchie versioni dei brani contenuti nel box appaiono in CD per la prima volta, e noi ci crediamo.

Bruno Conti

 

Non Mancano I Dischi Dal Vivo Né Degli Uni Né Dell’Altro, Ma Questi Due Sono Bellissimi. The Who – Live At The Isle Of Wight 2004 Festival/Paul Simon – The Concert In Hyde Park

who live at the isle of wight 2004

The Who – Live At The Isle Of Wight 2004 Festival – Eagle Rock DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Paul Simon – The Concert In Hyde Park – Legacy/Sony 2CD – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Oggi ci occupiamo di due pubblicazioni dal vivo che hanno in comune il fatto di essere entrambe molto belle, nonché di essere state entrambe registrate qualche anno fa: gli artisti in questione non sono certo privi nelle loro discografie di testimonianze live, sia in audio che in video, ma nonostante ciò sarebbe un peccato ignorare queste due uscite.     Gli Who, una delle più longeve band britanniche, hanno nella fattispecie pubblicato negli anni più album dal vivo che in studio, ma questa performance registrata nel 2004 durante il mitico Isle Of Wight Festival (che aveva riaperto i battenti due anni prima) è da considerarsi tra le più importanti, non fosse altro per il fatto che vedeva i nostri tornare sul luogo del delitto a 34 anni dalla leggendaria serata del 1970 (anch’essa disponibile ufficialmente dal 1996). Il gruppo era alla prima tournée britannica dopo la morte dello storico bassista John Entwistle, e quindi i nostri erano già ridotti a duo, naturalmente composto dal leader e chitarrista Pete Townshend e dalla potente ugola di Roger Daltrey, mentre il resto della band vedeva Pino Palladino al basso, Simon Townshend (fratello minore di Pete) alla chitarra ritmica, Zak Starkey (figlio di Ringo Starr) alla batteria e John Bundrick alle tastiere, formazione in sella ancora oggi, Bundrick escluso. Live At The Isle Of Wight 2004 Festival proposto, come è consuetudine per la Eagle Rock in tutte le combinazioni audio/video possibili, vede dunque gli Who, in forma smagliante, deliziare il numeroso pubblico con un’esibizione potente, roccata e chitarristica come nel loro DNA: sia Daltrey che Townshend sono in grande spolvero, e la band suona con la forza di un macigno, il che non significa mancanza di tecnica; e poi ci sono le canzoni, veri e propri inni entrati a far parte della storia del rock, una scaletta forse con poche sorprese (e poco differente da altri dischi dal vivo del gruppo) ma con talmente tanti capolavori che è sempre un piacere riascoltarli.

Il suono non è forse spettacolare come nel recente Live In Hyde Park, ma è comunque ottimo, e la serata parte subito alla grande con un trittico a tutto rock’n’roll formato da I Can’t Explain, Substitute ed Anyway, Anyhow, Anywhere, e quasi subito dopo una, come al solito, epica Behind Blue Eyes (in mezzo, Who Are You, che non mi è mai piaciuta molto ma è l’unica, mentre purtroppo dalla scaletta manca The Kids Are Alright, una delle mie preferite); l’inarrivabile Baba O’Riley, per chi scrive la più grande canzone rock di sempre dopo Stairway To Heaven, è stranamente al settimo posto nella setlist invece che nei bis, mentre c’è anche qualche chicca come The Punk And The Godfather (da Quadrophenia), Drowned e Naked Eye con solo le chitarre acustiche dei due leader (e nella prima Pete alla voce solista) e due canzoni all’epoca nuove di zecca, uscite come bonus tracks dell’antologia Then And Now: la magnifica Real Good Looking Boy, puro Who sound al suo meglio, e la potente ma meno incisiva Old Red Wine. Altri highlights sono la strepitosa You Better You Bet, i superclassici My Generation (più corta del solito) e Won’t Get Fooled Again ed un finale a tutto Tommy con Pinball Wizard, Amazing Journey, Spark, See Me Feel Me e Listening To You, con Magic Bus come bis conclusivo.

paul simon concert in hyde park

Paul Simon è noto per essere uno dei massimi songwriters di tutti i tempi, ma non certo per il fatto di essere un animale da palcoscenico: di carattere freddo, spesso scostante al limite dello snobismo, non sempre sul palco il newyorkese è garanzia di qualità (io l’ho visto tre volte, sempre a Milano, e se in due occasioni mi aveva entusiasmato ed emozionato, la terza ero rimasto decisamente deluso), ma quando sente aria di grande evento (leggi concerto con folla oceanica, riprese video e futura pubblicazione ufficiale) offre sempre delle performance strepitose. È questo il caso di The Concert In Hyde Park, registrato nel noto polmone verde di Londra nel corso dell’Hard Rock Calling del 2012, una serata magica sotto molti aspetti, un po’ per la suggestiva cornice di pubblico, un po’ per l’ottima forma del leader, ma soprattutto perché nella seconda parte del concerto Simon si è presentato con la band di Graceland al completo, per la prima volta dal tour del 1987, e ha riproposto, anche se con le canzoni in ordine sparso, quasi tutto il famoso album di 26 anni prima (saltando solo, non so bene perché, All Around The World Or The Myth Of Fingerprints). Anche qui, come nel caso degli Who, le canzoni sono una più bella dell’altra, e se aggiungiamo un Simon in serata di grazia il concerto fa presto a diventare imperdibile: Paul ha sempre avuto il pregio di circondarsi di musicisti formidabili, e questa sera non fa certo eccezione, sia per quanto riguarda la sua abituale band che quella “africana”, entrambe guidate dall’eccellente chitarrista Vincent Nguini, e con ospiti come il noto cantautore reggae Jimmy Cliff, il grandissimo gruppo vocale Ladysmith Black Mambazo guidato dal loro leader Joseph Shabalala ed il famoso trombettista sudafricano Hugh Masekela.

La prima parte del concerto è più classica, ma sempre musicalmente ricca e piena di spunti ritmici e melodici mai banali, con classici come la vivace Kodachrome, che apre la serata, il gustoso gospel di Gone At Last, la lenta Dazzling Blue (unica concessione all’allora nuovo So Beautiful Or So What), la sempre intensa e raffinata Hearts And Bones (in medley con Mystery Train di Junior Parker e con lo strumentale Wheels di Chet Atkins), le irresistibili That Was Your Mother, un travolgente cajun ed antipasto di Graceland, e Me And Julio Down By The Schoolyard, per chiudere con la fluida Slip Slidin’ Away, puro Simon classico, e la ritmatissima e coinvolgente The Obvious Child. In questa prima metà c’è anche il mini set di Jimmy Cliff, con le famosissime The Harder They Come e Many Rivers To Cross solo nella parte video (che non ho ancora visto), oltre alla meno nota Vietnam e la solare (e splendida) Mother And Child Reunion in duetto con Simon. La seconda parte, come ho già detto, è incentrata su Graceland, ed è un immenso piacere ascoltare in una veste sonora così scintillante classici come le strepitose Homeless (tutta a cappella) e Diamonds On The Soles Of Her Shoes, la fluida title track, il capolavoro The Boy In The Bubble, le meno note Crazy Love, Vol. II, Gumboots e Under African Skies, e le travolgenti I Know What I Know e, soprattutto, You Can Call Me Al, vera esplosione di ritmo e suoni. Nei bis, finalmente, anche un po’ di spazio per il repertorio targato Simon & Garfunkel, con una sempre emozionante The Sound Of Silence acustica ed una stupenda The Boxer full band con l’intervento al dobro di Jerry Douglas. Richiamato a gran voce sul palco, Simon si congeda con la vivace Late In The Evening e la classica e raffinata Still Crazy After All These Years. Due live albums da non perdere quindi, specie il secondo.

Marco Verdi

Aggiornamento Cofanetto My Generation Degli Who In Uscita il 18 Novembre.

who box my generation

Who – My Generation – 5 CD Brunswick/Polydor/Universal – 18-11-2016

Nel post del 25 settembre scorso http://discoclub.myblog.it/2016/09/25/novita-prossime-venture-autunno-2016-appendice-ristampe-pete-townshend-cofanetto-my-generation-degli-who/, dedicato alle future uscite vi avevo segnalato l”uscita della ristampa, in versione Super Deluxe di My Generation, il primo disco degli Who, riservandomi di tenervi aggiornate quando sarebbe stato reso l’effettivo contenuto del CD. Come potete vedere sopra il libretto è splendido, mentre per i contenuti ribadisco che si potrebbe “accontentare” della versione Deluxe in doppio CD uscita nel 2002. Se volete approfondire comunque, questo è il contenuto completo della nuova versione in 5 CD.

 CD1: Original album (mono mixes)]
1. Out In The Street
2. I Don’t Mind
3. The Good’s Gone
4. La-La-La Lies
5. Much Too Much
6. My Generation
7. The Kids Are Alright
8. Please, Please, Please
9. It’s Not True
10. I’m A Man
11. A Legal Matter
12. The Ox

Originally released 1965
Re-mastered 2016

[CD2: Original album (new stereo mixes)]
1. Out In The Street
2. I Don’t Mind
3. The Good’s Gone
4. La-La-La Lies
5. Much Too Much
6. My Generation
7. The Kids Are Alright
8. Please, Please, Please
9. It’s Not True
10. I’m A Man
11. A Legal Matter
12. The Ox

Previously unreleased on CD or vinyl. Released on iTunes 2014.

Remixed by the band in 2014 – Pete used exactly the same guitars and amps as the original album, Roger used same type of microphone.

Recorded at Pete’s home studio and Yellowfish Studio.

[CD3: Mono mixes – bonus tracks]
1. I Can’t Explain
2. Bald Headed Woman
3. Daddy Rolling Stone
4. Leaving Here
5. Lubie, Come Back Home
6. Shout And Shimmy
7. (Love Is Like A) Heatwave
8. Motoring
9. Anytime You Want Me
10. Anyway, Anyhow, Anywhere
11. Instant Party Mixture
12. Circles
13. Anyway, Anyhow, Anywhere (French EP Mix)
14. Out In the Street (Alt guitar break)
15. Out In the Street (Alt early vocal)
16. I Don’t Mind (Full Length)
17. The Good’s Gone (Full Length)
18. My Generation (Alt version)
19. I’m A Man (V2 – Early vocal)
20. Daddy Rolling Stone (alt. take)
21. Lubie (Alt Mix)
22. Shout And Shimmy (Alt mix)
23. Circles (Alt Mix)

Tracks 1–12 originally released 1965-1966. Reissued 2002.
Tracks 13-23 remixed in 2000, previously unreleased
Re-mastered 2016

[CD4: Stereo mixes – bonus tracks]
1. Out In The Street (Alt – Take 1)
2. I Don’t Mind (Full Length Version)
3. The Good’s Gone (Full Length Version)
4. My Generation (Instrumental Version)
5. The Kids Are Alright (Alt – Take 1)
6. I Can’t Explain
7. Bald Headed Woman
8. Daddy Rolling Stone
9. Daddy Rolling Stone (Alt version)
10. Leaving Here
11. Lubie, Come Back Home
12. Shout And Shimmy
13. (Love Is Like A) Heatwave
14. Motoring
15. Anytime You Want Me
16. Instant Party Mixture
17. Anyway, Anyhow, Anywhere
18. Circles (New Mix)
19. Daddy Rolling Stone (Alt Take B – New Mix)
20. Out In The Street (Alt Take 2)
21. I’m A Man (Alt – New Mix)

Tracks 1-17 previously unreleased on CD or vinyl. Released on iTunes 2014.
Tracks 18-21 previously unreleased.
Re-mastered 2016

[CD5: Primal Scoop – The Demos]
1. My Generation (V 3)
2. My Generation (V 2 – fragment)
3. The Girls I Could’ve Had
4. It’s Not True
5. As Children We Grew
6. Legal Matter
7. Sunrise (V 1)
8. Much Too Much
9. My Own Love
10. La-La-La Lies
11. The Good’s Gone

Track 1 previously released as 45 rpm flexi-disc with ‘Maximum R&B’ book (re-mastered 2016)
Tracks 2, 4, 6, 7, 8, & 11 previously unreleased demo versions
Tracks 3, 5, & 9 previously unreleased songs – ‘The Girls I Could’ve Had’, ‘As Children We Grew’, ‘My Own Love’
Track 10 previously released on ‘Scoop’ (re-mastered 2016)

Molto bello, ma al solito, molto costoso, vedete voi.

Bruno Conti

Novità Prossime Venture Autunno 2016, Appendice. Ristampe Pete Townshend e Cofanetto My Generation Degli Who

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Di recente c’è stato un fiorire di iniziative legate a Pete Townshend e agli Who: prima la (ri)pubblicazione in CD/DVD del bellissimo concerto al Midem di Cannes per la serie televisiva tedesca Rockpalast, relativo al tour Deep End del 1985/86, quello dove in molte date ha suonato anche David Gilmour dei Pink Floyd, e che era incentrato in parte sull’album dell’epoca White City.

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Poi sono continuate le celebrazioni per il 50° anniversario di carriera degli Who con una serie di concerti (che potrebbero essere gli ultimi, ma mai dire mai) in giro per il mondo, e che il 17 e il 19 settembre li hanno portati anche in Italia, a Bologna e Milano (con relativa caduta di Pete che vedete nel filmato sotto, gli anni passano per tutti, sono più di 70 anche per Pete Townshend e Roger Daltrey).

E non è finita: tra la fine di settembre e la prima parte di ottobre, a macchia di leopardo in giro per il mondo la Universal sta per ripubblicare le edizioni rimasterizzate degli album solisti di Pete Townshend (compreso Rough Mix, quello registrato insieme a Ronnie Lane); la buona notiza è che saranno pubblicati a prezzo economico, intorno ai 10 euro, quella cattiva è che, a differenza delle ristampe effettuate dalla Hip-o-Select nel 2006 (e prima, negli anni ’90, dalla Rykodisc, per alcuni titoli), non ci sarà nessuna bonus track negli 8 CD, zero assoluto, neanche un brano aggiunto. Peccato, visto che esistevano: comunque alcuni di questi dischi, anche risentiti oggi, sono veramente belli:

WHO CAME FIRST (1972) –L’album dedicato a Meher Baba.
ROUGH MIX (1977) – Il magnifico album in collaborazione con RONNIE LANE, prodotto da GLYN JOHNS, con la partecipazione
di ERIC CLAPTON, CHARLIE WATTS e JOHN ENTWISTLE.
EMPTY GLASS (1980) – Considerato il primo vero album solistico di Townshend, entra nella Top Ten album USA.
ALL THE BEST COWBOYS HAVE CHINESE EYES (1982) – Contiene il singolo “Face Dances Pt 2”.
WHITE CITY (1985) – Con la partecipazione di DAVID GILMOUR.
THE IRON MAN (1989) – Il musical ispirato a “The Iron Man” di Ted Hughes.
PSYCHODERELICT (1993) – L’ultimo album solistico uscito nel 1993.

who my generation

Per concludere, il 18 novembre, uscirà una versione Super Deluxe di My Generation, di cui non è ancora stata resa nota la lista completa dei contenuti, ma si sa che il cofanetto di 5 CD, pubblicato dalla Brunswick/Universal, conterrà 2 dischetti di versioni Mono, due con l’edizione Stereo, entrambe arrichite dai singoli del’epoca e da demos dagli archivi di Townshend, con un nuovo Stereo Mix del 2014 ed un quinto disco di materiale inedito con versioni alternative dei brani dell’album, completi di tracce vocali, anche se l’unico vero brano completo inedito registrato all’epoca delle sessions originali prodotte da Shel Talmy, era Instant Party Mixture, uscito nella versione in doppio CD del 2002.

Per il momento è tutto, quando usciranno le informazioni definitive e la lista completa dei brani sarete aggiornati. Il prezzo, da ciò che si sa, al solito, è un’altra delle cose notevoli del Box.

Bruno Conti