Prima O Poi Li Impiccheranno? The Men They Couldn’t Hang – The Defiant

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The Men They Couldn’t Hang – The Defiant – Vinyl Star Records

Come vi avevo preannunciato alcuni mesi fa recensendo l’EP The Night Ferry ( e la ristampa del Live Tales Of Love And Hate http://discoclub.myblog.it/2014/07/18/festeggiando-30-anni-storie-amore-odio-men-they-couldnt-hang/ ), ero in attesa del nuovo lavoro dei TMTCH, che puntualmente è arrivato per festeggiare degnamente il loro 30° anniversario di carriera. Nel corso di questi trenta anni il gruppo, attraversando anche alcuni cambi di formazione, ha pubblicato la bellezza di 14 album in studio e 2 album dal vivo, e pure alcuni membri della band, in particolare Phil Odgers e Paul Simmonds, hanno pubblicato lavori da solisti durante questo periodo, mantenendo però sempre il marchio di fabbrica dei Men They Couldn’t Hang.

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The Defiant (finanziato attraverso la ormai consolidata campagna del sito web Pledge Music), vede come sempre alternarsi nella scrittura dei brani Paul Simmonds al mandolino e bazouki, oltre che alle parti vocali, Phil (Swill) Odgers alla chitarra acustica e Stefan Cush alla chitarra elettrica, con il resto dei “non impiccati” composto da Ricky McGuire al basso, Tom Spencer al banjo, Sputnik Weazel al piano e tastiere, e, come ospiti, musicisti rodati come l’immancabile Bobby Valentino al violino, David Carroll al dulcimer, Nick Reynolds all’armonica e Jo Cush alla tromba, il tutto sotto la produzione del veterano Pat Collier.

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Questa nuova “sfida” parte con la galoppante Raising Hell, che ricorda per certi versi l’epopea del mitico telefilm Bonanza https://www.youtube.com/watch?v=gsDhOLncY6M , seguita dalla tradizionale marcetta Bonfires, e dalle ballate folk Scavengers e Carrying The Flame, con gli strumenti a corda in evidenza. Si prosegue con una gioiosa Turquoise Braceled Bay, passando per le atmosfere leggermente bluegrass di Silver Chains, poi una Night Ferry (già sentita sull’EP, ma qui in una versione alternata) perfetta da ballare sull’aia (ce ne sono ancora?), mentre Tavarado è il resoconto di una triste storia realmente avvenuta. Sul fronte delle ballate arriva il momento di Bobby Valentino con il suo violino nella splendida Atheni Dreams, a cui fanno seguito il sorprendente rock’n’roll di Fail To Comply, con l’armonica di Reynolds sugli scudi, e il folk-country di Hardworking People, andando infine a chiudere con le iniziali note della pioggia che fanno da preludio ad una folk-ballad meravigliosa come Twilight Road.

“Gli uomini che non poterono essere impiccati” in questi trent’anni di militanza musicale non hanno perso nulla della loro energia contagiosa, anzi, il “sound” rimane intatto, mescolando una serie di generi (come hanno fatto gruppi contemporanei come i rivali Pogues e Oysterband), tutti distribuiti in un lungo viaggio, come sempre senza compromessi. Per chi ama il genere, diciamo british folk-rock, imperdibile!

NDT: Nell’ambito delle celebrazioni per il trentennale, i TMTCH sono stati immortalati in un live tenuto allo 02 Empire in Londra, per un CD+DVD di prossima uscita. Attendiamo fiduciosi!

Tino Montanari

Il Loro “The Last Waltz”? Lucero – Live From Atlanta

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Lucero – Live From Atlanta – Liberty And Lament Records – 2 CD

I Lucero, dopo oltre quindici anni “on the road” (sono passati anche a Pavia nel mitico locale Spazio Musica, durante il tour italiano nel 2007), e dieci album pubblicati, arrivano al primo live vero e proprio, registrato in tre serate consecutive al Terminal West di Atlanta, Georgia nel Novembre 2013, e che purtroppo, come si vocifera, potrebbe essere il “canto del cigno” della rock band di Memphis https://www.youtube.com/watch?v=MDQ7DKB6-kE .

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La prima apparizione pubblica dei Lucero risale al lontano ’98, quando Ben Nichols e Brian Venable decisero di mettere insieme un gruppo ispirandosi a “personaggi” come Gram  Parsons, Johnny Cash e a band come i Pogues, e nel giro di circa un anno, grazie anche all’amicizia con la famiglia di Jim Dickinson e dei suoi figli, ovvero i North Mississippi All Stars, incidono i loro dischi d’esordio, prima l’omonimo Lucero e subito dopo The Attic Tapes (ristampato nel 2006 per la loro personale etichetta Liberty And Lament), quest’ultimo una raccolta di spartane versioni e demo incise letteralmente nell’attico della casa del padre di Brian Venable;  dopo questa partenza i Lucero costruiscono una loro personale ode alla propria terra, dal titolo inequivocabile di Tennessee (02), per poi fare il salto di qualità con il trittico That Much Further West (03), Nobody’s Darlings (05) e la definitiva maturazione con Rebels, Rogues & Sworn Brothers (06), intervallati da un primo album dal vivo Dreaming In America (CD+DVD), dove sono catturati sul palco sia nei concerti come nel privato, in forma di documentario per la parte video. Con 1372 Overton Park (09) e Women & Work (12) avviene il debutto della band di Ben Nichols con delle etichette più importanti come la Universal Republic e la Ato Records (di proprietà di Dave Matthews), affidandosi per la produzione a Ted Hutt (Gasllight Anthem, Flogging Molly e Chuck Regan) e quindi percorrendo una strada meno roots e più rock, confezionando un “sound” più diretto, sul quale innestare anche arrangiamenti fiatistici.

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I Lucero (stella luminosa in spagnolo) salgono sul palco di Atlanta nella formazione attuale, che vede il leader e frontman Ben Nichols voce e chitarra, Brian Venable alla chitarra solista, Roy Berry alla batteria e percussioni, John C.Stubblefield al basso, Rick Steff al piano, organo e fisarmonica, e la sezione fiati composta da Jim Spake al sassofono e clarinetto e Scott Thompson alle trombe, presentando 32 canzoni che coprono il loro intero catalogo musicale, per oltre due ore di grande musica, il tutto registrato nell’arco di tre torride serate e sotto la produzione di Kevin Houston.

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Il set iniziale inizia immancabilmente con due dei classici del gruppo I Can Get Us Out Of Here e On My Way Downtown, dove la sezione fiati diventa subito protagonista (e lo sarà per tutta la durata del concerto), seguite subito dalle ballate urbane Nights Like These https://www.youtube.com/watch?v=4xqODo6y9lw , I’ll Just Fall https://www.youtube.com/watch?v=0tSWpOSbY-M  e Union Pacific Line, le esplosioni rock di Sounds Of The City, Sweet Little Thing e Raising Hell, passando per il “country alternativo” di Texas & Tennessee https://www.youtube.com/watch?v=lCGhcPu-mWg , il “memphis soul” di Breathless Love, cambiando nuovamente ritmo con il boogie-rock di Women & Work e Juniper, il punk furioso di Tonight Ain’t Gonna Be Good, andando a chiudere la prima parte con le atmosfere sofferte di Slow Dancing, Goodbye Again e una My Best Girl cantata con rabbia da Nichols https://www.youtube.com/watch?v=kOyIM_uGDmY . Dopo una meritata pausa e una buona birra si riparte con i fiati in spolvero di una grintosa Like Lightning, seguita subito da un trittico di ballate di spessore quali Summer Song, It Gets The Worst At Night https://www.youtube.com/watch?v=Jx_Q_kRkxug  e una Mom solo voce, chitarra e piano. In That Much Further West la batteria martella, le chitarre rispolverano dei “riff” alla Clash, per un brano che in questa versione live si arricchisce della sezione fiati, seguita dalla fisarmonica di Rick Steff che supporta una perfetta folk-song come The War, passando per il boogie “old-time”  di All Sewn Up e Rick’s Boogie, la forza evocativa di un classico come What Else Would You Have Me Be?, la travolgente energia di Tears Don’t Matter Much, per poi mettere sul piatto della bilancia un ulteriore trittico di ballate, a partire dalla splendida Drink Till We’re Gone cantata con il cuore da Ben, le note di un piano in Bastard’s Lullaby ad introdurre le influenze soul di It May Be Too Late, la struggente bellezza che si snoda in A Dangerous Thing, fino ad arrivare alle atmosfere hard e psichedeliche di The Last Song e andando a chiudere (con qualche lacrima) con la dolce e pianistica Fistful Of Tears, degna chiusura di una lezione di rock’n’roll che andrebbe mandata a memoria da tutti quelli che non hanno ancora capito bene come dare vita a questa musica, mentre i Lucero hanno afferrato il concetto molto bene.

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Ben Nichols (che ha talento da vendere, autore anche di un notevole esordio da solista, il mini album, Last Pale Light In The West (09), di difficile reperibilità) è la voce e l’anima dei Lucero fin dal primo giorno, ma il resto della formazione non è di mero contorno, in quanto Brian Venable è un chitarrista rock, degno epigono di Neil Young nel periodo Crazy Horse, mentre il batterista Roy Berry è veramente un valore aggiunto, assecondato da un bassista John C.Stubblefield molto lineare, e il nuovo membro (2006) Rick Steff ( già con Cat Power) che con piano, organo e fisa, ha cambiato in modo non indifferente il “sound” del gruppo.

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Nel tempo, i Lucero, e con loro i Drive By Truckers, Gaslight Anthem, Hold Steady e altri di cui si sono perse le tracce (Marah, Slobberbone, Cross Canadian Ragweed), si sono presi il loro spazio e la loro voce, in quanto accomunati da un “background” che affonda le sue radici anche nel punk e nei circuiti indipendenti, con cui il rock americano si è rifondato. Alla fine (forse, ma mai dire mai) del loro percorso, questo Live From Atlanta, potrebbe rappresentare una meravigliosa retrospettiva sulla carriera di una grande rock’n’roll band che nelle “performances” dal vivo (come quasi sempre succede) si esalta e lascia il segno. Per quanto mi riguarda, lunga vita ai Lucero di Ben Nichols e al grande sogno chiamato Rock’n’Roll.

NDT: Se acquisterete, come spero, questo CD, fate come il sottoscritto, sedetevi nel salotto di casa, sorseggiate un buon Whisky o Bourbon (o se siete astemi, un succo di frutta), e ascoltate con il volume a manetta due ore di grande musica! Per una volta chi se ne frega dei vicini.

Tino Montanari

Il “Canto Del Cigno” Di Una Grande Folk-Rock Band? Black 47 – Last Call

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Black 47 – Last Call – BLK Records – Self Released

Ogni uscita discografica dei Black 47 rappresenta per il sottoscritto un evento particolare: amo la loro musica, l’accavallarsi di culture e di stili diversi che si incontrano nella loro proposta, e la  bravura con cui riescono a far convivere umori così forti e così differenti tra di loro. Essendo un “irlandese” di cultura (nato per sbaglio a Pavia), sono totalmente coinvolto da questa musica che prende le mosse dalla tradizione celtica, e più precisamente dalla storia del suo popolo, che si fonde con le sonorità urbane della Grande Mela, un autentico miscuglio di ritmi e colori provenienti da tutto il resto del mondo. Quindi ogni mio giudizio sull’opera del gruppo, pur tendendo ad essere il più oggettivo possibile, risente inesorabilmente di questa sfrenata passione, a maggior ragione per questo Last Call, (che dopo 25 anni di carriera e 15 album), viene annunciato con una e-mail dallo stesso leader della band Larry Kirwan come “l’ultima chiamata” del gruppo, che staccherà la spina con un ultimo concerto a New York nel Novembre di quest’anno https://www.youtube.com/watch?v=80kXCFSdNiQ .

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La band (che prende il nome dalla carestia che colpì l’Irlanda nello scorso secolo) è stata fondata dal commediografo Larry Kirwan e dall’ex poliziotto Chris Byrne, entrambi di origine irlandese, ma ormai definitivamente trapiantati a New York come il resto della “ciurma”, e propone un suono inimitabile in cui convogliano tutti gli umori metropolitani, dal rock al reggae, dal rap all’hip-hop (poco), senza assolutamente dimenticare la tradizione folk dell’isola dello smeraldo, con uso di chitarre distorte e cornamuse. La saga inizia nel lontano ’91 con l’esordio dell’omonimo Black 47, a cui faranno seguire un trittico di album Fire Of Freedom (93), Home Of The Brave (94), Green Suede Shoes (96) di un livello entusiasmante, dove la tradizione celtica riveste un ruolo più importante. Il gruppo in quel periodo suonava quasi tutte le sere nei locali di New York, e questa frenetica attività live li porta ad incidere due ottimi lavori “on stage” Live In New York City (99) e On Fire (01) con un suono potente e elettrico che coinvolge l’ascoltatore, intervallato dallo splendido Trouble In The Land (00) dove svettava una granitica sezione ritmica composta da Andrew Goodsight e Thomas Hamlin. Dopo una breve pausa si ripresentano con New York Town (04), Elvis Murphys’ Green Suede Shoes (05) e una raccolta di canzoni popolari e rarità Bittersweet Sixteen (06). L’ultimo periodo li vede affrontare tematiche politiche con un disco coraggioso come Iraq (08), la svolta con il “rhythm and blues” di Bankers And Gangsters (10) e un’introvabile raccolta A Funky Cèilì (11), con diciotto brani scelti dagli stessi componenti, da suonare sempre con il volume al massimo.

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L’attuale line-up del gruppo oltre al leader indiscusso e letterato Larry Kirwan (autore di romanzi e buoni lavori solisti Kilroy Was Here e Keltic Kids), è formata dal nucleo storico con Geoffrey Blythe (membro fondatore dei Dexys Midnight Runners) ai sassofoni, Thomas Hamlin alla batteria e percussioni, Fred Parcells al trombone e tin whistle, e il duo Joe Burcaw al basso e Joseph Mulvanerty al flauto, bodhràn e uilleann pipes, che hanno sostituito brillantemente gli ex-componenti Chris Byrne e Andrew Goodsight, con l’apporto delle belle e brave (un po’ di sano femminismo!) coriste Christine Ohlman, Oana Roche e Mary Ann O’Rourke.

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Il disco si apre con i fiati di Salsa O’keefe e Larry è sempre lo stesso, con la sua voce acuta, calda e confidenziale https://www.youtube.com/watch?v=hURcX53Gieg (che si avvicina a quella del miglior Kevin Rowland dei Dexys Midnight Runners), seguito dalle note irlandesi di Culchie Prince con tanto di cornamuse, e un brano imperioso come Dublin Days in cui tutta la band gira a mille (con un ritornello che ricorda la Thunder Road del Boss), mentre Us Of A 2014 è uno spaccato dell’America attuale, raccontato con un brillante suono con sottofondo“ska”. The Night The Showbands Died (drammatico racconto dell’assassinio di una gruppo musicale) è una ballata lenta in cui la voce assume toni caldi e confidenziali, per poi diventare aggressiva nella parte centrale, e tornare di nuovo gentile sul finire https://www.youtube.com/watch?v=ScoCAZQ39Gc , seguita da una Johnny Comes A’Courtin (sul tema della schiavitù irlandese) https://www.youtube.com/watch?v=H1ZwD-i_2ow  che viene introdotta e cantata in coppia con la delicata voce della Roche, dai ritmi giamaicani, per passare ancora al groove funky-rap di Let The People In sull’immigrazione. Il breve brano cornamusa Lament For John Kuhlman introduce St. Patricks Day, brano dalla tipica spavalderia irlandese che scorre come un fiume in piena https://www.youtube.com/watch?v=lKYyVMsIHIc , assieme alla seguente Queen Of Coney Island dove Mary Ann O’Rourke presta la sua voce per un divertente duetto. Con Shanty Irish Baby, con i fiati in spolvero, si respira un’aria quasi “dixieland”, mentre Ballad Of Brendan Behan ci riporta in Irlanda, una ballatona da pub , marchio di fabbrica dei migliori Pogues, andando infine a chiudere un grande disco con una cover di Stephen Foster (riconosciuto come “il padre” della musica americana), Hard Times. una canzone sofferta dove Larry Kirwan domina la scena con la sua splendida voce, e la band sembra seguirlo in punta di piedi.

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La loro storia è iniziata con quel primo concerto nel Bronx nel novembre del lontano ’89, e sono stati negli ultimi 25 anni una delle più originali e valide band venute alla ribalta negli States, non hanno ceduto un millimetro dalla linea musicale intrapresa, divertenti, eccessivi e generosi con un leader, Kirwan, irlandese vero (cantante, autore e scrittore di pieces teatrali, come già detto), che continua a cantare e declamare con la stessa forza e allo stesso tempo comporre canzoni dagli spunti autobiografici, da ascoltare sempre con il volume al massimo. Last Call è un addio inebriante (se così sarà, mai dire mai), e non posso che consigliare l’ascolto di questo disco a tutti, sia a quelli che già li conoscono, ma in particolar modo a quanti ancora non sono entrati in contatto con un mondo inimitabile, e quindi si lasceranno trasportare da questa “miscellanea” di suoni esaltante. Per quel che mi riguarda, grazie ragazzi e in alto i calici!

NDT:  Disco di difficilissima reperibilità, comunque si può acquistare come ha fatto il sottoscritto in download, attraverso le piattaforme abituali in rete, oppure sul loro sito http://www.black47.com/ Ne vale la pena!

Tino Montanari

Festeggiando 30 Anni Di Storie Di Amore E Odio! The Men They Couldn’t Hang

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Men They Couldn’t Hang – Tales Of Love And Hate – Secret Records – CD/DVD

Men They Couldn’t Hang – The Night Ferry – Vinyl Star Records – EP

Ci sono certi dischi che, a prescindere dal loro oggettivo valore, rimangono impressi nel tempo per altri motivi: nel mio caso il discorso vale per How Green Is The Valley (86), un album che comprendeva almeno due brani semplicemente strepitosi, il folk rock di Going Back To Coventry e la straordinaria ballata Shirt Of Blue, che si trovano puntualmente, e fortunatamente, in questo live fatto (ri)uscire nell’ambito delle celebrazioni per i loro 30 anni di carriera. Ma partiamo dall’inizio: gruppo sfortunato e simpatico quello dei TMTCH, che ha avuto solo un grande “sfiga”, quella di trovarsi sulla strada dei Pogues, che negli anni ottanta venivano ritenuti “l’alternativa”, e di non riuscire di conseguenza a trovare un proprio spazio “al sole” nel vasto mercato del folk-rock anglofilo e internazionale, anche se, sinceramente, forse la loro proposta musicale non possedeva l’inventiva della band dello “sdentato” Shane McGowan. I Men They Couldn’t Hang si formano nel lontano ’84 per iniziativa di Stefan Cush e Phil Odgers alle voci e chitarre, Paul Simmonds alla chitarra, Shanne Bradley al basso e Jon Odgers alla batteria, dei bei tipi che musicalmente apparivano, a prima vista, un bizzarro incrocio tra i citati Pogues, i Long Ryders e i Clash.
http://discoclub.myblog.it/tag/men-they-couldnt-hang/

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In ogni caso il gruppo inglese dopo l’esordio Night Of A Thousand Candles (85) e il già menzionato How Green Is The Valley (86), aveva fornito delle più che buone prove con dischi come Waiting For Bonaparte (88), Silvertown (89), Domino Club (90), passando per il live Alive,Alive-O (91), e, dopo alcuni anni di riflessione a causa di una separazione affrettata e poco convinta, tornavano con Never Born To Follow (96), un EP Big Six Pack (97), The Cherry Red Jukebox (03), un altro live Smugglers And Bounty Hunters (05), e dopo un’altra ulteriore breve pausa eccoli di nuovo con Devil On The Wind (09) e il doppio 5 Go Mad On The Other Side (11), una raccolta di demos, b-sides e rarità del periodo 84-96.

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Veniamo a questo Tales Of Love And Hate, che è stato registrato al The Islington Academydi Londra nel 2004, a completare la formazione, oltre ai componenti principali sopracitati, troviamo sul palco  anche Bobby Valentino al violino, Dan Swift alla batteria, Ricky McGuire al basso, Nick Muir al piano, per una scaletta che contiene 22 delle canzoni più amate dei TMTCH, compresi naturalmente tutti i grandi successi. (Il CD contiene 19 brani, il DVD, oltre al concerto completo, è pure arricchito da interviste al gruppo, per un totale di ben 154 minuti). Di seguito vi elenco la tracklist della serata:

The Day After

The Ghosts Of Cable Street

Wishing Well

Bounty Hunter

Ride Again

Shirt Of Blue

Company Town

Dogs Eyes Owl Meat And Man Chop

Australia

Barratt’s Privateers

The Bells

Silver Dagger

Singing Elvis

Rosettes

Smugglers

Nightbird

Silver Gun

The Colours

Summer Of Hate

Ironmasters

Going Back To Coventry

Green Fields Of France

Quella sera del 30 Luglio 2004, i TMTCH festeggiavano il ventennale di carriera ed erano particolarmente “pimpanti”, sciorinando nell’arco del concerto composizioni piacevoli e scorrevoli, con un “sound” attraente e invitante, baldanzoso e vivace, spesso irresistibile. I brani scelti per la scaletta furono un buon mix di vecchio e nuovo (ma purtroppo nulla dal loro album Never Born To Follow), e la partenza, “a rotta di collo”, con il trittico iniziale The Day After, The Ghosts Of Cable Street https://www.youtube.com/watch?v=t5-3dSrx3rQ  e la Wishing Well di Nick Lowe, proseguendo con brani “tirati” in stile Pogues come Dogs Eyes Owl Meat And Man Chop, Singing Elvis https://www.youtube.com/watch?v=17hnPasSyqk , Summer Of Hate, il folk-rock di Bounty Hunter, Company Town e la galoppante Nightbird, rispolverando i brani tradizionali Silver Dagger e Smugglers, intermezzati dai grandi “classici” Shirt Of Blue, Rosettes e The Colours, senza dimenticare le ballate di Paul Simmonds (che resta la penna più prolifica e autorevole del gruppo), le meravigliose Australia https://www.youtube.com/watch?v=A4APLaWGMEY  e The Bells, andando a chiudere doverosamente con la grandissima Green Fields Of France, un vero “inno” generazionale.

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Night Ferry è un EP di quattro brani (due brani originali e due cover), un’anticipazione del nuovo disco dei The Men They Couldn’t Hang The Defiant in uscita a Settembre (grazie alla raccolta fondi avviata dai “fans” ), prodotto da Mick Glossop. Il mini-traghetto parte con il punk-folk-rock della title track The Night Ferry, seguita da Raising Hell che vira verso una sorta di folk acustico, arrivando a riva con le cover di I Knew The Bride di Nick Lowe (autore che amano molto), rifatta con lo spirito dei Pogues, e una versione ruggente di Shoals Of Herring di Ewan MacColl, una ballata che profuma d’Irlanda.  

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L’energia che sprigiona Tales Of Love And Hate, ristampato in confezione CD+DVD a dieci anni dalla data originale di uscita (era uscito, solo il DVD, come 21 Years of Love And Hate), è assolutamente positiva e attanaglia l’attenzione dell’ascoltatore, e se amate il genere e non avete neanche un loro disco, beh direi che è praticamente indispensabile, se non lo amate, ma ogni tanto vi va di ascoltare un disco in relax per un ascolto non impegnativo, queste canzoni possono anche servire. Se volete il mio umile consiglio, questo è un gruppo da non farsi scappare, ricchi di grinta e anima, nell’attesa del prossimo imminente lavoro.

Tino Montanari

Una Bella “Scoperta” Per il Nuovo Anno (Anche Se E’ Uscito Nell’Estate 2013)! Paul Handyside – Wayward Son

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Paul Handyside – Wayward Son – Malady Music

Preparate il portafoglio, perché tra poco vi sentirete più leggeri. Non sempre per il sottoscritto è facile accostarsi ai nomi ”minori”, la tentazione ed il desiderio insieme, è quello di voler scoprire nuovi artisti e sottoporli al pubblico degli appassionati per farne oggetto di “culto”. Oltretutto la difficile reperibilità degli autori di volta in volta scoperti (come in questo caso), aumenta la curiosità ed il gioco di complicità che ne scaturisce. Fatta dunque questa precisazione, vorrei consigliare l’ascolto di tale Paul Handyside, inglese di Newcastle, ex leader di una delle tante misconosciute formazioni pop-rock degli anni ’80 (gli Hurrah!, una formazione post-punk http://www.youtube.com/watch?v=kH69uYYXLlA , e in seguito dei Bronze http://www.youtube.com/watch?v=5rj0fXCUvyw ), ma il sottobosco musicale inglese è talmente fertile e ricco di talenti (come il nostro Paul), che da solo basterebbe a riempire il sempre più vacuo panorama nostrano. Dopo anni a bazzicare infami clubs e piano bar londinesi e non, un po’ a sorpresa, a quasi vent’anni dallo scioglimento del primo gruppo, Handyside pubblica il suo primo disco solista Future’s Dream (07), un lavoro pop–folk colpevolmente passato quasi inosservato, composto da ballate cristalline con influenze gospel, accompagnate da un pianoforte e una chitarra, e dominate dal tono austero della sua voce, che svelano tutta la loro bellezza http://www.youtube.com/watch?v=_mAyQxF5rjw . Come il precedente lavoro anche questo Wayward Son è prodotto dal bravo Rob Tickell, che troviamo anche al basso e chitarre, con l’apporto dell’amico David Porthouse alla batteria e strumenti vari, ad assecondare Paul al pianoforte, chitarra e voce.

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L’iniziale Glory Bound dall’incedere quasi country è un inno all’ipocrisia della guerra http://www.youtube.com/watch?v=2ip6wc4GxHE , mentre la seguente Carnival Girl è un valzer cadenzato, con organetto e armonica, perfetta da cantare in un “bistrot” parigino. He Loves Her Now è una grande canzone d’amore di altri tempi (che purtroppo tanti più blasonati colleghi non sanno più scrivere), mentre per l’ascolto di Precious And Rare con l’accompagnamento della chitarra di Rob, dovete procurarvi una buona scorta di fazzolettini, per riuscire a superare la commozione di una melodia di una bellezza disarmante (fin d’ora la segnalo come probabile canzone dell’anno) http://www.youtube.com/watch?v=QNMHCgwYb0g . La scaletta riparte con When The Good Times Roll Again, che viene arrangiata con strumenti “irish” e richiama alla mente certe ballate dei Pogues http://www.youtube.com/watch?v=_FdDfwSr1s4 , seguita dalla ballata pianistica Man Overboard, dal profumo retrò. Si cambia ancora ritmo con la spumeggiante Love Lies Elsewhere, mentre echi lontani del grande John Martyn si manifestano nella dolce Still Time Away, per poi passare al canto potente di Passing Through, dove viene evocata la morte di una persona cara. Chiudono un disco magnifico il madrigale riflessivo di Rose Of The Street  http://www.youtube.com/watch?v=PeBMh6RfdJM e la title track Wayward Son, una maestosa folk-song, dal crescendo turbinante, valorizzata da coretti quasi gospel.  

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Quello di Paul Handyside è un viaggio di vita e di musica che profuma di antico, cominciato negli anni ’80 e proseguito attraverso vari generi, fino ad approdare oggi con questo Wayward Son ad un songwriting più folk, più tradizionale, perché Handyside ha la voce di chi canta avventure e storie di sentimenti lontani, e personalmente spero di vederlo suonare le sue ballate in un ipotetico e lontano paradiso.

Tino Montanari

Un Ennesimo Terzetto Western-Roll Dalla Lombardia, Prendere Appunti: Sugar Ray Dogs – Sick Love Affair

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Sugar Ray Dogs – Sick Love Affair – sugarraydogs.com/Ird Distribution

Un’altra band che proviene da quella inesauribile fucina di talenti che si sta rivelando la Lombardia (Pavia e dintorni anche in questo caso) per il roots-rock, ma anche blues, folk, rockabilly, tanto country, un pizzico di cajun e tante belle canzoni. Il trio di baldi musicisti consta di due “vissuti” ex giovanotti e di un bel fieu (si dice così da queste parti), dediti alla nobile arte della musica già da qualche anno, sia on the road che su disco (questo Sick Love Affair è il secondo che pubblicano, dopo un Vaudeville’n’Roll, uscito per una etichetta tedesca, la Vampirette Records (!)): rispondono al nome di Sugar Ray Dogs, in onore del grande pugile “Sugar Ray Leonard, ma non sono degli zuccherini, hanno un sound che ricorda più l’ultima parte del loro patronimico, cioè quella dei “cagnacci” che non mollano l’osso quando lo hanno individuato, anche se la dolcezza di un paio di ballate illustra pure il loro lato più romantico.

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Ernani “Ray” Natarella (qualche familiare melomane verdiano?), si adopera al basso acustico e mandolino, oltre ad essere il principale autore di tutto il materiale, in una teoria di bassisti e cantanti che discende da illustri predecessori come Paul McCartney e Jack Bruce, ma anche Sting volendo, Alberto “John” Steri maneggia i vari tipi di chitarre, acustiche ed elettriche e Andrea “Bisteur”Paradiso, siede sullo sgabello del batterista, oltre ad essere aiutati da un gruppetto di musicisti di sicuro talento. Chiara Giacobbe, ex Lowlands, suona il violino nei concerti, come membro aggiunto, ed in alcuni brani del CD, dividendosi i compiti agli archi, con Anga Persico, del giro Van De Sfroos e Fred Koella, anche alle chitarre, il cui nome vi sarà capitato di avvistare su molti dischi e sui palchi con gente come Willy DeVille (basterebbe Victory Mixture per dargli imperitura gloria, ma ha pubblicato anche un paio di dischi da solista), Dylan, KD Lang, Dr. John, mica gente qualunque e che è il valore aggiunto di questo dischetto, anche se sono bravi di loro http://www.youtube.com/watch?v=UySmmMaF8FQ

L’album, in effetti, sarebbe uscito, autogestito, già da alcuni mesi, ma ora con l’aiuto distributivo della IRD, dovrebbe raggiungere più facilmente le abitazioni ed i cuori degli appassionati della buona musica. Sono tredici brani, tutti rigorosamente originali, ottimamente registrati e prodotti, che toccano un poco tutti i lati del rock e non solo: dal’iniziale Time On The Run, che grazie alle bagpipes di Davide Bianco, evoca scenari celtici che subito confluiscono nelle pianure del country, senza dimenticare le origini folk, grazie al violino di Persico, ma il brano in un tourbillon di continui cambi di tempo mette sul piatto anche una chitarra tra county e rockabilly, il vocione rasposo ed evocativo di Natarella, una ritmica che viaggia spedita e vigorosa. Road Of 7 Sins è il primo detour nel blues, le dueling guitars di Matteo Cerboncini e Steri, più la slide di Koella, si dividono il proscenio con l’armonica di Marco Simoncelli e spesso sfociano nelle parti strumentali in un rock autorevole.

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Fall In Love è troppo bella http://www.youtube.com/watch?v=1LopibQRmaw, sembra un brano apocrifo di Willy DeVille, una canzone romantica e sentimentale che lo zingaro newyorkese era in grado di sciorinare con assoluta nonchalance e che Natarella “duplica”, anche alla voce, con rispetto e sicuro talento, grande brano, le chitarre di Steri e il violino di Koella ricamano. Nocturnal, con Chiara Giacobbe ai violini, è una vorticosa cavalcata tra folk and roll, mentre Baby No Mercy  http://www.youtube.com/watch?v=q11Mp-2bEHw, di nuovo con Koella in formazione, è una ballata bluesata e sincopata quasi waitsiana, impreziosita anche dai mandolini di Natarella. Red Dog, con bodhran, mandolini e violini sugli scudi è una breve intramuscolare folk che potrebbe ricordare certe cose dei Jethro Tull di Stand Up o i primi Steeleye Span.Tonight vira nuovamente con classe su sonorità western (anche morriconiane, grazie all’armonica di Simoncelli) miste ad un rock delle radici di sicuro appeal, tutto molto raffinato http://www.youtube.com/watch?v=FUzc8OW2svw

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Every Man Has His Jail è un valzerone celtic-country con violino in evidenza. See You Day ha un piglio blues-rock che sarebbe piaciuto a Mr. DeVille e la raccolta Story Without Glory, quasi sussurrata, solo le voci del gruppo e le chitarre di Koella è un’altra piccolo delizia sonora. We’re All Irish si svela fin dal titolo, altra traccia dai profumi celtici, ma ricca di grinta e ritmo, vagamente alla Pogues, Mortally wounded, potrebbero essere i primi Dire Straits incrociati con i Calexico, ritmo incalzante e un ottimo lavoro della chitarra di Steri e qualche retrogusto gospel con finale da film western e chitarre alla Thin Lizzy (che sempre irlandesi erano), epica  http://www.youtube.com/watch?v=VeiQJnOB8bk. Till The End Of Time parte come una mandolinata folk e finisce come un rock grintoso. Eclettico e bello, come tutto il resto del disco. Prendete appunti!

Bruno Conti    

Cofanetti Pre (Quasi Tutti) e Post Natalizi I Parte (Dispersi). Animals, Ramones, Who, Pogues, Doors, Herbie Hancock, Rod Stewart, Howe Gelb, John Mellencamp…

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*NDB. Questo doveva essere il Post che precedeva quello dedicato al Box degli Eagles, ma essendo da considerarsi, spero momentaneamente, missing in action (ma a questo punto ho dei dubbi su un “ritorno” dei figliuoli prodighi scomparsi nella rete) nella traslazione del Blog nella sua nuova sede, ho deciso di riscriverlo. Alcuni cofanetti sono già usciti, altri sono in uscita, alcuni (pochi) usciranno nel 2014. Direi di partire con questa prima (?!?) parte, nei prossimi giorni la terza. La sequenza numerica è strana, ma non fateci caso. Come avranno notato i più attenti, per il momento, i filmati li trovate linkati a YouTube e non direttamente nel Blog, per permettere un caricamento più rapido dei Post che ora sono dieci a pagina. Spero che continuiate a seguire fedelmente il Blog. Mi sembra che sia anche più facile inserire eventuali commenti. Anzi, visto che fra poco, un paio di settimane, intorno a Sant’Ambrogio, l’Immacolata, come tutti gli anni, sarà il momento dei “Migliori dell’anno 2013”, se volete potete mandare le vostre liste proprio nei commenti. Senza obblighi, se vi va, so di avere un pubblico che ama più leggere che scrivere ma se vi gira!  Come sempre, buona lettura!

Animals – The Mickey Most Years And More – Real Gone Music/Ird – Limited Edition 5 CD + Extra Large T-Shirt in teoria esce domani 26 novembre, ma in effetti circola già da alcuni giorni sul terreno italico. Si tratta di un box che copre la discografia americana della band di Eric Burdon (che ha anche autografato le prime 100 copie del cofanetto che venivano vendute direttamente sul sito della etichetta, anzi, ad oggi, nel momento in cui scrivo, sembrerebbero essercene ancora http://www.realgonemusic.com/news/2013/11/13/information-on-the-autographed-animals-box-set.html, anche se, come sapete, acquistando dagli Stati Uniti, poi vi ritrovate a pagare tasse doganali ed IVA, oltre al centone del costo del manufatto):

si tratta dei primi quattro album, rigorosamente in mono, salvo dove indicato nelle bonus tracks, più l’EP di esordio. Grandissima musica, che ha influenzato anche il giovane Springsteen  http://www.youtube.com/watch?v=Q9kT13WXxG8, questa sotto, per la precisione:

Disc 1 – I Just Wanna Make Love to You (1963)

  • I Just Wanna Make Love to You
  • Big Boss Man
  • Boom Boom
  • Pretty Thing

Disc 2 – The Animals (1964, produced by Mickie Most)

  • House of the Rising Sun  http://www.youtube.com/watch?v=9xtTP3dk4EY
  • The Girl Can’t Help It
  • Blue Feeling
  • Baby Let Me Take You Home
  • The Right Time
  • Talkin’ ‘Bout You
  • Around and Around
  • I’m in Love Again
  • Gonna Send You Back to Walker
  • Memphis, Tennessee
  • I’m Mad Again
  • I’ve Been Around

Bonus tracks

  • Talkin’ ‘Bout You (full seven minute version)

Disc 3 – The Animals on Tour (1965, produced by Mickie Most)

  • Boom Boom
  • How You’ve Changed
  • Mess Around
  • Bright Lights, Big City
  • I Believe to My Soul
  • Worried Life Blues
  • Let the Good Times Roll
  • Ain’t Got You
  • Hallelujah, I Love Her So
  • I’m Crying
  • Dimples
  • She Said Yeah
  • Bonus Tracks

Bonus tracks

  • Baby What’s Wrong
  • F-E-E-L
  • New Year’s Radio Spot (Recorded December, 1964)

Disc 4 – Animal Tracks (1965, produced by Mickie Most)

Bonus tracks

  • Roadrunner (previously unreleased in the U.S.)
  • Don’t Want Much (previously unreleased in the U.S.)
  • We Gotta Get Out of This Place (U.K. single version)
  • It’s My Life (single only)
  • I’m Gonna Change the World

Disc 5 – Animalization (1966, produced by Tom Wilson)

  • Don’t Bring Me Down
  • One Monkey Don’t Stop No Show
  • You’re on My Mind
  • Cheating
  • She’ll Return It
  • Inside-Looking Out
  • See See Rider
  • Gin House Blues
  • Maudie
  • What Am I Living For
  • Sweet Little Sixteen
  • I Put a Spell on You

Bonus tracks

  • Don’t Bring Me Down (stereo)
  • Cheating  (stereo)
  • See See Rider (stereo)

E, sempre per la precisione, l’ultimo album, Animalization, non è neppure prodotto da Mickie Most, ma dal grande Tom Wilson, che negli anni precedenti aveva prodotto gli album di Bob Dylan e Simon & Garfunkel e in seguito, Freak Out di Zappa e poi i Velvet Uderground.

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Questo cofanetto dei Ramones fa parte della serie super budget della Warner/Rhino, il titolo, The Sire Years 1976-1981, indica già chiaramente il contenuto, purtroppo questa volta, secondo me, hanno toppato, perchè non hanno inserito le versioni con le bonus, anche se, per gusto della verità, i dischi del gruppo avevano uno dei loro punti di forza proprio nella compattezza e nella brevità. Questi gli album contenuti: Ramones (1976), Leave Home (1977), Rocket To Russia (1977), Road To Ruin (1978), End Of The Century (1980), e Pleasant Dreams (1981). E’ uscito il 29 ottobre scorso. Tutto iniziò così http://www.youtube.com/watch?v=ElX7x_qNUYQ

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Questo cofanetto, ma anche la versione doppia Deluxe, sono usciti per la Polydor/Universal il 19 novembre. Bellissimo cofanetto, ma non posso fare a meno di dire, un’altra versione? Oltre a tutto costa un pacco di soldi. Ma si avvicina il Natale, ragazzi e, come dico spesso, spendi, spandi, effendi, si ricompra sempre la stessa roba e a prezzi “assurdi”. Comunque questi sono i contenuti delle varie edizioni:

Super-Deluxe Edition (UPC 006025 37473960)

Disc 1 – The original album (2013 re-master)
Digitally re-mastered in HD
Disc 2 – The demos and out-takes
Features 20 previously unreleased tracks from Pete Townshend’s demo archive.
Disc 3 – The 5.1 album mix – Hi Fidelity Pure Audio Blu-ray
The complete album remixed in surround sound on new Hi Fidelity Pure Audio Blu-ray format
Disc 4 – The live ‘bootleg’ album
Features 21 previously-unreleased tracks from various live shows from 1969

Hardback 80-page full-colour book featuring rare period photos and memorabilia
20,000-word essay by legendary Who aficionado Richard Barnes
Rare facsimile Tommy poster
Limited edition, housed in a hard-back deluxe slip-case

Tracklisting:

Disc 1 The original album (2013 re-master)

1. Overture 5.20
2. It’s A Boy 0.38
3. 1921 2.49
4. Amazing Journey 5.04
5. Sparks 2.05
6. The Hawker (Eyesight To The Blind) 2.13
7. Christmas 4.34
8. Cousin Kevin 4.05
9. The Acid Queen 3.34
10. Underture 10.01
11. Do You Think It’s Alright? 0.24
12. Fiddle About 1.29
13. Pinball Wizard 3.01
14. There’s A Doctor 0.23
15. Go To The Mirror! 3.47
16. Tommy Can You Hear Me? 1.35
17. Smash The Mirror 1.34
18. Sensation 2.25
19. Miracle Cure 0.12
20. Sally Simpson 4.10
21. I’m Free 2.39
22. Welcome 4.32
23. Tommy’s Holiday Camp 0.57
24. We’re Not Gonna Take It 7.06

Disc 2 Demos & extras

1. Overture 4:07
2. It’s A Boy 0:41
3. 1921 3:13
4. Amazing Journey 4:47
5. Dream One 3:09
6. Sparks 7:38
7. The Hawker 4:45
8. Christmas 4:42
9. Acid Queen 3:35
10. Underture (Dream Two) 1:47
11. Do You Think It’s Alright 0:26
12. Pinball Wizard 3:42
13. There’s A Doctor 0:24
14. Go To The Mirror! 4:32
15. Success 0:10
16. Tommy Can You Hear Me 1:15
17. Smash The Mirror 1:37
18. Sensation 2:47
19. Miracle Cure 0:11
20. Sally Simpson 4:50
21. I’m Free 2:27
22. Welcome 3:26
23. We’re Not Gonna Take It 5:02
24. Trying To Get Through 2:27
25. Young Man Blues 2:47

Tracks 1 – 23 – Pete Townshend – original demos.
All previously unreleased except 2, 11 and 12 – released in 2003
Track 24 – The Who – studio demo/out-take.
Track 25 – The Who – studio recording (NOTE: This version was previously only available on ‘The House That Track Built’ vinyl sampler).

Disc 3 Hi Fidelity Pure Audio -Blu-ray disc (5.1 mixes)

Overture 5.20
It’s a boy 0.37
1921 2.49
Amazing journey 5.05
Sparks 2.05
The Hawker 2.14
Christmas 4.34
Cousin Kevin 4.07
The acid queen 3.34
Underture 10.05
Do you think it’s alright? 0.25
Fiddle about 1.31
Pinball wizard 3.01
There’s a doctor 0.24
Go to the mirror! 3.48
Tommy can you hear me? 1.35
Smash the mirror 1.33
Sensation 2.27
Miracle cure 0.12
Sally Simpson 4.11
I’m Free 2.39
Welcome 4.32
Tommy’s holiday camp 0.57
We’re not gonna take it 7.06

Disc 4 Live Bootleg

1. Overture (including Introduction) 7.00
2. It’s A Boy 0.39
3. 1921 2.28
4. Amazing Journey 5.07
5. Sparks 2.49
6. The Hawker (Eyesight To The Blind)1.54
7. Christmas 3.11
8. The Acid Queen 3.30
9. Pinball Wizard 2.47
10. Do You Think It’s Alright? 0.21
11. Fiddle About 1.12
12. Tommy Can You Hear Me? 0.55
13. There’s A Doctor 0.24
14. Go To The Mirror! 3.22
15. Smash The Mirror 1.10
16. Miracle Cure 0.12
17. Sally Simpson 4.01
18. I’m Free 2.12
19. Tommy’s Holiday Camp 0.48
20. We’re Not Gonna Take It 3.28
21. See Me, Feel Me / Listening To You 7.51

La versione doppia Deluxe comprende il 1° e il 4° CD. Se non vi bastano esistono anche queste versioni, la prima è quella di cui sopra, poi potete trovare, se volete farvi del male:

2-CD deluxe, digi-pak
CD 1 Original album remastered
CD 2 Live Bootleg

1-CD remastered version
Original album (single disc)

Deluxe vinyl edition

2-piece, heavyweight
Original LP configuration

UVINYL Website
Exclusive vinyl version of live ‘bootleg’ album

Hi Fidelity Pure Audio (Blu-ray)
‘Stand-alone’ original album mixed in 5.1

Digital Formats

Super-deluxe box set

Tracks from SDE box, excluding 5.1 mixes
+ MFiT version (iTunes only)

Digital deluxe edition
‘Mirror’ of 2-CD physical
+ MFiT version (iTunes only)

Digital album (original album)
Mirror’ of 1-CD physical
+ MFiT version (iTunes only)

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Sempre della versione “poveri ma buoni” (inteso come prezzo) esce anche questo cofanetto dei Pogues: 30 Years. La data originale di uscita doveva essere il 2 dicembre, ma ora sembra confermato, per la Warner/Rhino, il 16 dicembre. Sono i 7 album di studio della formazione originale, con e senza Shane MacGowan,  rimasterizzati, alcuni proprio di recente, questa volta le versioni con bonus, e, sorpresa, l’ottavo disco è l’inedito ‘The Pogues With Joe Strummer Live in London‘. Solita lista dei contenuti, brano per brano:

Disc One

‘Red Roses For Me’
1. Transmetropolitan
2. The Battle of Brisbane
3. The Auld Triangle
4. Waxie’s Dargle
5. Boys from the County Hell
6. Sea Shanty
7. Dark Streets of London
8. Streams of Whiskey
9. Poor Paddy
10. Dingle Regatta
11. Greenland Whale Fisheries
12. Down in the Ground Where the Dead Men Go
13. Kitty

Disc Two

‘Rum, Sodomy and the Lash’

1. The Sick Bed of Cuchulainn
2. The Old Main Drag
3. Wild Cats of Kilkenny
4. I’m a Man You Don’t Meet Every Day
5. A Pair of Brown Eyes
6. Sally MacLennane
7. Dirty Old Town
8. Jesse James
9. Navigator
10. Billy’s Bones
11. The Gentleman Soldier
12. And the Band Played Waltzing Matilda

Disc Three

‘If I Should Fall From Grace With God’

1. If I Should Fall from Grace with God
2. Turkish Song of the Damned
3. Bottle of Smoke
4. Fairytale of New York
5. Metropolis
6. Thousands Are Sailing
7. Fiesta
8. Medley: The Recruiting Sergeant/The Rocky Road to Dublin/The Galway Races
9. Streets of Sorrow/Birmingham Six
10. Lullaby of London
11. Sit Down by the Fire
12. The Broad Majestic Shannon
13. Worms

Disc Four

‘Peace and Love’

1. Gridlock
2. White City
3. Young Ned Of The Hill
4. Misty Morning, Albert Bridge
5. Cotton Fields
6. Blue Heaven
7. Down All The Days
8. USA
9. Lorelei
10. Gartloney Rats
11. Boat Train
12. Tombstone
13. Night Train to Lorca
14. London You’re A Lady

Disc Five

‘Hell’s Ditch’

1. Sunny Side of the Street
2. Sayonara
3. The Ghost of a Smile
4. Hell’s Ditch
5. Lorca’s Novena
6. Summer in Siam
7. Rain Street
8. Rainbow Man
9. The Wake of the Medusa
10. House of the Gods
11. 5 Green Queens & Jean
12. Maidrin Rua
13. Six to Go

Disc Six

‘Waiting For Herb’

1. Tuesday Morning
2. Smell of Petroleum
3. Haunting
4. Once Upon a Time
5. Sitting on Top of the World
6. Drunken Boat
7. Big City
8. Girl from the Wadi Hammamat
9. Modern World
10. Pachinko
11. My Baby’s Gone
12. Small Hours

Disc Seven

‘Pogue Mahone’

1. How Come
2. Living in a World Without Her
3. When the Ship Comes In
4. Anniversary
5. Amadie
6. Love You ‘Till the End
7. Bright Lights
8. Oretown
9. Pont Mirabeau
10. Tosspint
11. Four O’Clock in the Morning
12. Where that Love’s Been Gone
13. The Sun and the Moon

Disc Eight

‘The Pogues With Joe Strummer Live in London’ 1991

1. If I Should Fall From Grace With God
2. Summer In Siam
3. Sayonara
4. Young Ned Of The Hill
5. Rain Street
6. Repeal Of The Licensing Laws
7. Tombstone
8. Turkish Song Of The Damned
9. Gartloney Rats
10. London Calling
11. Thousands Are Sailing
12. Sunny Side Of The Street
13. Straight To Hell
14. Medley: The Recruiting Sergeant / The Rocky Road To Dublin / The Galway Races
15. Dirty Old Town
16. The Sickbed Of Cuchulainn
17. The Star Of The County Down
18. I Fought The Law
19. Hell’s Ditch
20. Brand New Cadillac
21. Fiesta
22. Yeah, Yeah, Yeah, Yeah, Yeah

In ricordo del recentemente scomparso, 8 ottobre 2013, Philip Chevron, chitarrista della formazione originale, RIP!

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Questo, tecnicamente, non è esattamente un cofanetto, ma nella versione Deluxe che vedete effigiata qui sopra rientra nella categoria, così è una occasione per parlarne. Esce domani 26 novembre (il 2 dicembre in Italia) per la Eagle Rock/Edel e si tratta dell’ennesima raccolta di materiale “inedito”. Questa volta in formato video ed in ricordo dello scomparso Ray Manzarek (quanti ci hanno lasciato recentemente). La differenza rispetto alla versione standard è il libretto che vedete qui sopra. Quanto ai contenuti faccio prima a inserirvi il retro della copertina del DVD (che è uguale al Blu-Ray) e riporta tutti i contenuti, anche le Bonus Features, così cliccando sull’immagine ve le potete leggere tranquillamente:

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Per la serie dei megaconfanetti dedicate alle opere omnie dei vecchi artisti Columbia, per la Sony Legacy è uscito il 12 novembre The Complete Columbia Album Collection 1972-1988, un box di 34 CD che racchiude i 31 dischi incisi in 16 anni (!?!) dal grande pianista e tastierista americano. Il prezzo è speciale come per tutti i prodotti di questa serie. Ero indeciso se inserire o meno questo lavoro certosino che ho trovato in rete che riporta album per album, tutti i brani inclusi e i musicisti che hanno suonato nei vari dischi, ma poi ho optato per il sì, così potete decidere o meno per eventuali acquisti. Buona lettura!

Sextant (1973)

Tracks: Rain Dance; Hidden Shadows; Hornets.

Personnel: Mwandishi Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano with Maestro Echoplex (1), hand clap (1), Fender Rhodes electric piano (2, 3), Hohner D6 Clavinet w/ Fender Fuzz-wah and Maestro Echoplex (2, 3); Mganga Eddie Henderson: trumpet (1), flugelhorn (2, 3); Pepo Julian Priester: trombone (1, 2), cowbell (2), alto trombone (3); Mwile Bennie Maupin: soprano saxophone (1), bass clarinet (2, 3), piccolo (3), Afuche (3), Hum-A-Zoo (3); Mchezaji Buster Williams: bass (1), electric bass (2), electric bass w/ wah-wah and fuzz (3); Jabali Billy Hart: drums; Patrick Gleeson: ARP 2600, ARP Soloist; Fundi: random resonator (1); Buck Clarke: bongos (2), congas (2).

Head Hunters (1973)

Tracks: Chameleon; Watermelon Man; Sly; Vein Melter.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, pipes; Bennie Maupin: alto flute, soprano saxophone, saxello, tenor saxophone, bass clarinet; Paul Jackson: electric bass, marimbula; Harvey Mason: drums; Bill Summers: congas, shekere, balafon, agogo, cabasa, hindewho, tambourine, log drum, surdo, gankoqui, beer bottle.

Dedication (1974) (Japan)

Tracks: Maiden Voyage; Dolphin Dance; Nobu; Cantaloupe Island.

Personnel : Herbie Hancock: piano (1, 2), Fender Rhodes electric piano (3, 4), ARP Pro Soloist (3, 4), ARP Odyssey (3, 4), ARP Keyboard Model 3604 (3, 4), ARP Model 2600 (3, 4), ARP PE-IV String Ensemble (3, 4), Hohner Clavinet D6 (3, 4), Maestro Echoplex (3, 4), Shure Reverberation Mixer (3, 4).

Thrust (1974)

Tracks: Palm Grease; Actual Proof; Butterfly; Spank-A-Lee.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, ARP String Ensemble; Bennie Maupin: alto fl, ss, saxello, ts, bcl; Paul Jackson: el-b; Mike Clark: d; Bill Summers: perc.

Death Wish (1974)

Tracks: Death Wish (Main Title); Joanna’s Theme; Do A Thing; Paint Her Mouth; Rich Country; Suite Revenge: Striking Back, Riverside Park, The Alley, Last Stop, 8th Avenue Station; Ochoa Knose; Party People; Fill Your Hand.

Personnel: Performed by members of the Head Hunters: Herbie Hancock, Bennie Maupin, Paul Jackson, Mike Clark, and Bill Summers, plus Wah Wah Watson and other L.A. studio musicians and unidentified orchestra. Tracks 1, 2, 5 and 6b arranged by Jerry Peters.

Flood (1975) (Japan)

Tracks: Introduction/Maiden Voyage; Actual Proof; Spank-A-Lee; Watermelon Man; Butterfly; Chameleon; Hang Up Your Hang Ups.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Yamaha electric grand piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, ARP String Ensemble; Bennie Maupin: flute, soprano saxophone saxello, tenor saxophone, bass clarinet, flute, percussion; Blackbird McKnight: guitar; Paul Jackson: electric bass; Mike Clark: drums; Bill Summers: percussion.

Man-Child (1975)

Tracks: Hang Up Your Hang Ups; Sun Touch; The Traitor; Bubbles; Steppin’ In It; Heartbeat.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, ARP Odyssey, ARP Pro Soloist, ARP 2600, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Oberheim Polyphonic; Wayne Shorter: soprano saxophone; Bennie Maupin (alto and bass flute, soprano saxophone, saxello, tenor saxophone, bass clarinet; Stevie Wonder: harmonica; Wah Wah Watson: guitar, voice bag, Maestro Universal Synthesizer System, Maestro Sample and Hold Unit; Blackbird McKnight: guitar; David T. Walker: guitar; Paul Jackson: electric bass; Louis Johnson: electric bass; Henry Davis: electric bass; Mike Clark: drums, Harvey Mason: drums, James Gadson: drums, Bill Summers: percussion; Bud Brisbois: trumpet; Jay DaVersa: trumpet; Garnett Brown: trombone; Dick Hyde: bass trombone, tuba; Ernie Watts: flute, saxophones; Jim Horn: flute, saxophones.

Secrets (1976)

Tracks: Doin’ It; People Music; Cantaloupe Island; Spider; Gentle Thoughts; Swamp Rat; Sansho Shima.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Yamaha electric grand piano, ARP Odyssey, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Micromoog, Oberheim Polyphonic, Echoplex; Wah Wah Watson: electric bass (1), lead vocals (1), voice bag, guitar (2-7), Maestro Universal Synthesizer System (2-7), Maestro Sample and Hold Unit (2-7); James Gadson: drums (1), background vocals (1); Ray Parker, Jr: background vocals (1), guitar (2-7); Art Baldacci: background vocals (1); Fred Dobbs: background vocals (1); Don Kerr: background vocals (1); Chris Mancini: background vocals (1); Paul Jackson: electric bass (2-7); James Levi: drums (2-7); Kenneth Nash: percussion (2-7).

V.S.O.P. (1977)

CD1: Piano Introduction; Maiden Voyage; Nefertiti; Introduction of Players/The Eye of the Hurricane. CD2: Toys; Introductions; You’ll Know When You Get There; Hang Up Your Hang Ups; Spider.

Personnel: Mwandishi Herbie Hancock: Yamaha electric grand piano, Fender Rhodes electric piano (CD2), Hohner D6 Clavinet (CD2), ARP Odyssey (CD2#4-5), ARP String Ensemble (CD2#4-5), Micromoog (CD2#4-5), Oberheim Polyphonic (CD2#4-5), Echoplex (CD2#4-5), Countryman Phase Shifter (CD2#4-5), Cry Baby Wah Wah (CD2#4-5); Freddie Hubbard: trumpet (CD1#1-4); Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones (CD1#1-4); Ron Carter: bass (CD1#1-4); Tony Williams: drums (CD1#1-4); Mganga Eddie Henderson: trumpet (CD2#1-3), flugelhorn (CD2#1-3), effects (CD2#1-3); Pepo Julian Priester: trombone (CD2#1-3), bass trombone (CD2#1-3); Mwile Bennie Maupin: alto flute (CD2#1-3), soprano saxophone (CD2#4-5), tenor saxophone (CD2#4-5), Lyricon (CD2#4-5); Mchezaji Buster Williams: bass (CD2#1-3); Jabali Billy Hart: drums(CD2#1-3); Wah Wah Watson: guitar (CD2#4-5), Maestro Universal Synthesizer System (CD2#4-5), Maestro Sample and Hold Unit (CD2#4-5), voice bag (CD2#4-5); Ray Parker Jr.: guitar (CD2#4-5); Paul Jackson: electric bass (CD2#4-5); James Levi: drums (CD2#4-5); Kenneth Nash: percussion (CD2#4-5).

The Herbie Hancock Trio (1977) (Japan)

Tracks: Watch It; Speak Like a Child; Watcha Waitin’ For; Look (aka “Harvest Time”); Milestones.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P.: The Quintet (1977)

Tracks: One of a Kind; Third Plane; Jessica; Lawra; Darts; Dolores; Little Waltz; Byrdlike.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P.: Tempest in the Colosseum (1977) (Japan)

Tracks: The Eye of the Hurricane; Diana; Eighty-One; Maiden Voyage; Lawra; Red Clay.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

An Evening With Herbie Hancock & Chick Corea In Concert (1978)

Tracks: CD1: Someday My Prince Will Come; Liza; Button Up. CD2: Introduction of Herbie Hancock by Chick Corea; February Moment; Maiden Voyage; La Fiesta.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Chick Corea: piano.

Sunlight (1978)

Tracks: I Thought It Was You; Come Running To Me; Sunlight; No Means Yes; Good Question.

Personnel: Herbie Hancock: Yamaha Polyphonic, ARP 2600, Oberheim Polyphonic, ARP String Ensemble, Prophet-5, Micromoog, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, Minimoog, Polymoog, Yamaha CP-30, p, E-MU Polyphonic Keyboard, Fender Rhodes electric piano, Sennheiser Vocoder VSM 201, vocals, brass, woodwinds and string arrangements (1-3); Bobby Bryant: trumpet (1-3); Bobby Shew: trumpet (1-3); Garnett Brown: trombone (1-3); Maurice Spears: trombone (1-3); Fred Jackson, Jr.: woodwinds (1-3); Ernie Watts: woodwinds (1-3); David Riddles: woodwinds (1-3); Jack Nimitz: woodwinds (1-3); Terry Adams: strings (1-3); Nathan Rubin: strings (1-3); Lawrence Granger: strings (1-3); Roy Malan: strings (1-3); Linda Wood: strings (1-3); Emily Van Valkenburgh: strings (1-3); Wah Wah Watson: guitar (1); Ray Parker Jr.: guitar (1, 3); Byron Miller: bass (1); Leon “Ndugu” Chandler: drums (1); Raul Rekow: congas (1, 2, 4, 5); Paul Jackson: bass (2-4); James Levi: drums (2, 3); Baba Duru: tabla (2); Bennie Maupin: soprano saxophone (3); Bill Summers: percussion (3-5); Harvey Mason: drums (4); Jaco Pastorius: electric bass (5); Tony Williams: drums (5); Patrick Gleeson: additional synthesizers (5).

Feets Don’t Fail Me Now (1979)

You Bet Your Love; Trust Me; Ready Or Not; Tell Everybody (Disco version); Honey From The Jar; Knee Deep; Tell Everybody (Original album version).

Personnel: Herbie Hancock: keyboards, lead and background voc, Vocoder; Ray Obiedo: guitar; Eddie Watkins: electric bass; James Gadson: drums; Bill Summers: percussion; Julia Tillman Waters: background vocals; Maxine Willard Waters: background vocals; Oren Waters: background vocals; Luther Waters: background vocals; James Levi: drums (2, 6); Ray Parker, Jr.: guitar (3), drums (3); Coke Escovedo: timbales (3); Sheila Escovedo: congas (3); Bennie Maupin: soprano saxophone (6); Wah Wah Watson: guitar (6); Freddie Washington: electric bass (6); Brian Davis: percussion (6); Gordon Bahary: synthesizer programming (6).

Direct Step (1979)

Tracks: Butterfly; Shiftless Shuffle; I Thought It Was You.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, Oberheim, Prophet-5, Yamaha CS-80, Minimoog, vocals, Sennheiser Vocoder; Bennie Maupin: soprano saxophone Lyricion; Ray Obiedo: guitar; Webster Lewis: Hammond B-3 organ, Prophet-5, Yamaha CS-80, ARP String Ensemble, Multimoog synth, Fender Rhodes electric piano, background vocals; Paul Jackson: electric bass; Alphonse Mouzon: drums; Bill Summers: percussion.

The Piano (1979 Japan; 2004 USA)

Tracks: My Funny Valentine; On Green Dolphin Street; Someday My Prince Will Come; Harvest Time; Sonrisa; Manhattan Island; Blue Otani; My Funny Valentine (alt tk); On Green Dolphin Street (alt tk); Someday My Prince Will Come (alt tk); Harvest Time (alt tk).

Personnel: Herbie Hancock: piano.

V.S.O.P. The Quintet: Live Under the Sky

Tracks: CD1: Opening; The Eye of the Hurricane; Tear Drop; Domo; Para Oriente; Pee Wee; One of Another Kind; Fragile. CD2: Opening; The Eye of the Hurricane; Tear Drop; Domo; Para Oriente; Pee Wee; One of Another Kind; Fragile; Stella By Starlight; On Green Dolphin Street.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet, flugelhorn; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P. The Quintet: Five Stars (1979) (Japan)

Tracks: Skagly (original LP version); Finger Painting (original LP version); Mutants On The Beach; Circe; Skagly (CD version); Finger Painting (CD version).

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet, flugelhorn; Wayne Shorter: tenor saxophone; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Kimiko Kasai with Herbie Hancock: Butterfly (1979) (Japan)

Tracks: I Thought It Was You; Tell Me a Bedtime Story; Head in the Clouds; Maiden Voyage; Harvest Time; Sunlight; Butterfly; As.

Personnel: Kimiko Kasai: vocals, background vocals; Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Oberheim, Prophet-5, Yamaha CS-80, Minimoog, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Sennheiser Vocoder, background vocals; Bennie Maupin: soprano and tenor saxophones; Ray Obiedo: guitar; Webster Lewis: piano, Fender Rhodes electric piano, Hammond B-3 organ, Yamaha CS-40, Prophet-5, Multimoog, ARP String Ensemble; Paul Jackson: bass; Alphonse Mouzon: drums; Bill Summers: percussions; Mari Kaneko: background vocals; Yuka Kamebuchi: background vocals.

Monster (1980)

Tracks: Saturday Night; Stars in Your Eyes; Go For It; Don’t Hold It In; Making Love; It All Comes Round.

Personnel: Herbie Hancock: piano, E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Rhodes 88 Suitcase piano, Steiner EVI, Sennheiser Vocoder, WLM Organ, Linn-Moffett Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, Roland CR-70; Wah Wah Watson: guitar; Freddie Washington: electric bass; Alphonse Mouzon: drums, synthesizer (3); Sheila Escovedo: percussion; Julia Waters: background vocals; Maxine Water: background vocals; Luther Waters, Oren Waters: background vocals; Devadip Carlos Santana: guitar (1); Greg Walker; lead vocals (1, 5); Ray Parker Jr.: guitar (2); Gavin Christopher: lead vocals (2, 4); Oren Waters: lead vocals (3); Randy Hansen: guitar (4, 6); Bill Champlain: lead and background vocals (6).

Mr. Hands (1980)

Tracks: Spiraling Prism; Calypso; Just Around the Corner; 4 A.M.; Shiftless Shuffle; Textures.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Rhodes 88 suitcase electric piano, E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Sennheiser Vocoder, Linn-Moffett Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, all instruments (6); Byron Miller: electric bass (1); Leon “Ndugu” Chandler: drums (1); Bill Summers: percussion (1); Ron Carter: bass (2); Tony Williams: drums (2); Sheila Escovedo: percussion (2, 3); Wah Wah Watson: guitar (3); Freddie Washington: electric bass (3); Alphonse Mouzon: drums (3); Jaco Pastorius: electric bass (4); Harvey Mason: drums (4, 5); Bill Summers: percussion (4, 5); Bennie Maupin: tenor saxophone (5); Paul Jackson: electric bass (5).

Magic Windows (1981)

Tracks: Magic Number; Tonite’s The Night; Everybody’s Broke; Help Yourself; Satisfied With Love; The Twilight Clone.

Personnel: Herbie Hancock: E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP Odyssey, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Rhodes 88 suitcase electric piano, Sennheiser Vocoder, Linn Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, piano, background vocals (3); Ray Parker, Jr.: guitar (1, 2), drums (2); Freddie Washington: electric bass (1, 5); John Robinson: drums (1, 3); Sheila Escovedo: percussion (1); Pete Escovedo: percussion (1); Juan Escovedo: percussion (1); Sylvester: lead and background vocals (1); Jeanie Tracy: background vocals (1); Michael Brecker: tenor saxophone (2, 4); Vicki Randle: lead vocals (2), background vocals (2-4); Ngoh Spencer: background vocals (2-4); Deke Dickerson: background vocals (2-4); George Johnson: guitar (3), rhythm guitar (6); Louis Johnson: electric bass (3, 6); Gavin Christopher: lead vocals (3-5), “brass” arrangement concept (4); David Bottom: background vocals (3); Jeffrey Cohen: background vocals (3); Al McKay: guitar (4); Eddie Watkins: electric bass (4); James Gadson: drums (4); Wah Wah Watson: guitar (5); Alphonse Mouzon: drums (5); Oren Waters: background vocals (5); Luther Waters: background vocals (5); Julia Waters: background vocals (5); Maxine Waters: background vocals (5); Adrian Belew: lead guitar (6); Paulinho da Costa: percussion (6); Kwawu Ladzekpo: Ghanian drums and bells (6); Kwasi Dzidzomu: Ghanian drums and bells (6); Moody Perry III: Ghanian drums and bells (6).

Herbie Hancock Trio with Ron Carter + Tony Williams (1981) (Japan)

Tracks: Stablemates; Dolphin Dance; A Slight Smile; That Old Black Magic; La Maison Goree.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Quartet (1983)

Tracks: Well You Needn’t; Round Midnight; Clear Ways; A Quick Sketch; The Eye of the Hurricane; Parade; The Sorcerer; Pee Wee; I Fall in Love Too Easily.

Personnel: Personnel: Herbie Hancock: piano; Wynton Marsalis: trumpet; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Lite Me Up (1982)

Tracks: Lite Me Up!; The Bomb; Getting’ To The Good; Paradise; Can’t Hide Your Love; The Fun Tracks; Motor Mouth; Give It All Your Heart.

Personnel: Herbie Hancock (Fender Rhodes electric piano, Clavitar, Yamaha CS-80, The Source by Moog, Minimoog, Waves Minimoog, Prophet-5, ARP 2600, ARP Odyssey, E-MU Digital Keyboard, Oberheim 8-Voice, Roland Jupiter-8, Hohner D6 Clavinet, voc, Sennheiser Vocoder, Synclavier Digital, Linn Drum, piano, background vocals (1-3, 6-8), lead Vocoder vocals (3, 8), lead vocals (4, 5); David Williams: guitar (2, 3, 6-8); Louis Johnson: electric bass (1-3. 6-8); John Robinson: drums (1-3, 6-8); Jerry Hey (“The Dr. Negroidal”): trumpet (1,3, 5-8), horn arrangement (1-3, 5-8), string arrangement (1, 3, 6-8); Chuck Findley: trumpet and trombone (1,3, 5-8); Bill Reichenbach: trombone (1,3, 5-8); Gary Herbig: saxophones and woodwinds (1,3, 5-8); Larry Williams: saxophones and woodwinds (1,3, 5-8); Patti Austin: background vocals (1-3, 6-8); Jim Gilstrap: background vocals (1-3, 5-8); Paulette McWilliams: background vocals (1-3, 6-8); John Lehman: background vocals (1-3, 5-8); Edi Lehman: background vocals (1-3, 6-8); Steve Lukather: guitar (1); Wayne Anthony: lead vocals (1, 2, 6, 7); Rod Temperton: rhythm and vocal arrangement (1-3, 6-8); Michael Boddicker: additional synthesizer programming (2), synthesizer programming (3), synthesizer (6); Jay Graydon: guitar (4); David Williams: guitar (4); David Foster: piano (4), keyboard arranger (4), background vocals (4); Abraham Laboriel: electric bass (4); Jeff Porcaro: drums (4); Rick Kelly: synth programming (4); Bill Champlin: background vocals (4); Richard Page: background vocals (4); Venette Gloud: background vocals (4); Corrado Rustici: guitar (5); Randy Jackson: electric bass (5); Narada Michael Walden: drums (5), background vocal arrangement (5); Frank Martin; synthesizer (5); Sheri Payne: background vocals (5); Linda Lawrence: background vocals (5); Paulinho da Costa: percussion (6); Patrice Rushen: lead Vocoder vocals (8).

Future Shock (1983)

Tracks: Rockit; Future Shock; TFS; Earth Beat; Autodrive; Rough; Rockit (Mega Mix).

Personnel: Herbie Hancock: Fairlight CMI (1, 4, 6), Rhodes Chroma (1, 3, 5), Sennheiser Vocoder (1), Clavitar (1), Dr. Click Rhythm Coordinator (1, 3, 4), E-MU DIgital Keyboard (1), Minimoog (1, 5), Hohner D6 Clavinert (2), Memorymoog (2), piano (3, 5). Emulator (3, 6), Yamaha CE-20 (4), Yamaha GS-1 (4, 5), alphaSyntauri (6); Bill Laswell: electric bass (1-4); Michel Beinhorn: DMX (1, 3-5), Synare Drum (1, 3-5), Minimoog programming (1), Prophet-5 (2, 6), Prophet Pro-One (2), Memorymoog programming (2-4), Shortwave (5), Minimoog (5); Grand Mixer D. ST: turntables (1, 4); Daniel Ponce: bata (1, 4); Pete Cosey: guitar (2); Sly Dunbar: drums (2), bongos (2); Dwight Jackson, Jr.: lead vocals (2); Bernard Fowler: background vocals (2).

Sound System (1984)

Tracks: Hardrock; Metal Beat; Karabali; Junku; People Are Changing; Sound-System; Metal Beat (Extended version).

Personnel: Herbie Hancock: Fairlight CMI (1-4, 6), Rhodes Chroma (1, 4), Apple IIe (1), Yamaha DX7 (1, 2, 4-6), E-MU 4060 Digital Keyboard (1), piano (3-5), keyboards (6); Will Alexander: Fairlight CMI (1, 2), Fairlight CMI programming (3, 6, 7), Memorymoog (4), Clavinet (5, 6); Rob Stevens: XMD (1, 4), Praxis processing (4); Nicky Skopelitis: guitar (1, 6); Henry Kaiser: guitar (1, 2, 7); Bill Laswell: electric bass (1, 4, 6), DMX (1, 2, 4, 6), tapes (1, 4), Shortwave (2); Anton Fier: Simmons drums (1, 2, 6, 7), sound plates (1, 2, 6, 7), culca (1), cymbals (2, 7), gongs (2, 7), TR-808 (5), wood block (5), percussion (5), Synare Drum (6), tympani (6); Grand Mixer D. ST: turntables (1, 2, 6, 7), FX (7); Daniel Ponce; bata (1); Wayne Shorter: Lyricon (2, 7), soprano saxophone (2); Foday Musa Suso: dusunguni (2, 4), balaphone (2), kora (4, 6), kalimba (4), guitar (6), talking drum (6); Alyb Dieng: talking drum (2, 4, 6, 7), chatan (2, 4, 6, 7), bells (2, 6, 7), don don (4), cowbell (4); Bernard Fowler: voice (2, 7), vocals (3, 5), vocal arrangement (3, 5); Hamid Drake: cymbals (3, 6); Daniel Ponce: bata (3), bells (3), shekere (3); Toshinori Kondo: trumpet (6), speaker (7).

Herbie Hancock and Foday Musa Suso: Village Life (1985)

Tracks: Moon; Ndan Ndan Nyaria; Early Warning; Kanatente.

Personnel: Herbie Hancock: Yamaha DX-1 Digital, Yamaha RX11 Digital Drum Machine; Foday Musa Suso: kora, talking drum.

Round Midnight / Original Soundtrack (1986)

Tracks: Round Midnight; Body and Soul; Berengere’s Nightmare; Fair Weather; Una Noche Con Francis; The Peacocks; How Long Has This Been Going On?; Rhythm-A-Ning; Still Time; Minuit A Champs Elysses; Chan’s Song.

Personnel: Herbie Hancock: piano (1-7, 9-11); Ron Carter: bass (1, 8, 11); Tony Willams: drums (1, 8, 11); Bobby McFerrin: vocals (1, 11); Dexter Gordon: tenor saxophone (2, 5, 7-9); John McLaughlin: guitar (2, 3); Pierre Michelot: bass (2-7, 9); Billy Higgins: drums (2-7, 9); Chet Baker: trumpet (4), vocals (4); Wayne Shorter: tenor saxophone (5), soprano saxophone (6); Bobby Hutcherson: vibraphone (5, 10); Lonette McKee: vocals (7); Freddie Hubbard: trumpet (8); Cedar Walton: piano (8).

Perfect Machine (1988)

Tracks: Perfect Machine; Obession; Vibe Alive; Beat Wise; Maiden Voyage / P Bop; Chemical Residue; Vibe Alive (Extended Dance Mix); Beat Wise (12″ Edit).

Personnel: Herbie Hancock: Apple/Mac Plus, Yamaha DX-1, Yamaha DX-7, Yamaha DZ7llFD, Kurzweil K-250, Fairlight Series II, Fairlight Series III, Akai 900-S Sampler, Roland Super Jupiter, Rhodes Chroma, Oberheim Matrix 12, Yamaha TX 8/16, Sennheiser Vocoder, piano; Jeff Bova: synthesizer programming; William “Bootsy” Collins: electric bass, Sennheiser Vocoder; Mico Wave: Minimoog bass, Talk Box, Sennheiser Vocoder; Nicky Skopelitis: Fairlight Drums; DS.T: turntables, FX; Leroy “Sugarfoot” Bonner: vocals.

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Riduciamo decisamente le dimensioni del prodotto, ma non l’incazzatura che mi provoca. Ok, il Natale si avvicina, e l’abbiamo detto, ma non si possono ripubblicare gli stessi album più volte a distanza di poco tempo, oltre alle Deluxe Editions che spesso escono in contemporanea, è una presa per i fondelli. Prendete questo Time, l’ultimo album di Rod Stewart, pubblicato dalla Capitol/Universal il 3 maggio, ora esce in una versione doppia (superando quindi anche l’ultimo Bowie che quantomeno, si fa per dire, era uscito a Marzo) che aggiunge un secondo dischetto dal vivo alla versione potenziata che era stata pubblicata in origine. Il tutto il 3 dicembre, al prezzo di un solo CD (almeno questo). Quindi cosa hanno aggiunto? Altre tre bonus in studio (che sono i brani blues and soul di cui si parlava prima dell’uscita ed erano “scomparsi” dalla versione definitiva) nel secondo dischetto e 10 brani dal vivo. Se non lo avevate preso fateci un pensierino visto che l’album, senza essere un capolavoro, è decisamente il migliore di Rod The Mod da lunga pezza a questa parte, meglio dei “pallosissimi” disch della serie dei Great American Songbook. Take a look (e anche un ascolto) http://www.youtube.com/watch?v=kqy0-SdOEmM:

Disc: 1

  • 1. She Makes Me Happy
  • 2. Can’t Stop Me Now
  • 3. It’s Over
  • 4. Brighton Beach
  • 5. Beautiful Morning
  • 6. Live The Life
  • 7. Finest Woman
  • 8. Time
  • 9. Picture In A Frame
  • 10. Sexual Religion
  • 11. Make Love To Me Tonight
  • 12. Pure Love
  • 13. Corrina Corrina
  • 14. Legless
  • 15. Love Has No Pride

 

Disc: 2

  • 1. Here Comes The Night
  • 2. Cold Water
  • 3. Shake Your Money Maker

Live from The Troubadour West Hollywood

  • 4. Can’t Stop Me Now
  • 5. Forever Young
  • 6. It’s Over
  • 7. Rhythm Of My Heart
  • 8. Finest Woman
  • 9. You Wear It Well
  • 10. She Makes Me Happy
  • 11. Have I Told You Lately
  • 12. Brighton Beach
  • 13. Sexual Religion

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La Fire Records dopo le ristampe potenziate dei singoli album dei Giant Sand ora pubblicherà, il 3 dicembre, questo cofanetto dedicato ai dischi solisti di Howe Gelb. Il cofanetto, Little Sand Box, conterrà questi 8 albums e esce quasi in contemporanea al nuovo The Coincidentalist, pubblicato dalla New West http://www.youtube.com/watch?v=_bEBTHcmTGk. Ma niente, niente un dispettuccio:

  1. Dreaded Brown Recluse
  2. Hisser
  3. Confluence
  4. The Listener
  5. Sno Angel Like You
  6. Sno Angel Wingin’ It
  7. Alegrias
  8. Some Piano

Usciti tra il 1991 e il 2011, molti sono arricchiti con alcune bonus tracks e un paio di loro erano abbastanza difficili da reperire  http://www.youtube.com/watch?v=rfLqgruDD4Q. Questo è il contenuto totale:

Dreaded Brown Recluse (1991)

  • 01. Spirit Lie
  • 02. Picture Shows
  • 03. Loretta And The Insect World
  • 04. Actually Faxing Sophia
  • 05. Cello Of The City
  • 06. Still Too Far
  • 07. Warm Storm
  • 08. Always Horses Coming
  • 09. Vigdis
  • 10. Vienna Two-Step Throw-Away
  • 11. Bible Black Book II
  • 12. Brown Recluse
  • 13. Wild Dog Waltz
  • 14. Blanket For Tina
  • 15. Victoria Wisp

Bonus tracks

  • 16. Detrimental Instrumental
  • 17. Vigdis (Uninterrupted)
  • 18. Cello In The City (Archivist Remix)

Hisser (1998)

  • 01. Temptation Of Egg
  • 02. 4 Door Maverick
  • 03. This Purple Child
  • 04. Shy Of Bumfuck
  • 05. Propulsion
  • 06. Catapult
  • 07. Creeper
  • 08. Tanks Rolling Into Town
  • 09. Halifax In A Hurricane
  • 10. Living On a Waterfall
  • 11. Like A Store Front Display
  • 12. Explore You
  • 13. Nico’s Lil Opera
  • 14. Thereminender
  • 15. Hisser
  • 16. Intro Speck
  • 17. Soldier Of Fortune
  • 18. Lull
  • 19. Short Way To End The Day

Bonus tracks

  • 20. No Name Guitar
  • 21. Cracklin Water
  • 22. Satellite
  • 23. Leather

Confluence (2001)

  • 01. 3 Sisters
  • 02. Saint Conformity
  • 03. Pontiac Slipstream
  • 04. Sputter
  • 05. Blue Marble Girl
  • 06. Source
  • 07. 2 Rivers
  • 08. Available Space
  • 09. Pedal Steel And She’ll
  • 10. Cold
  • 11. Can’t Help Falling In Love
  • 12. Hatch
  • 13. Shadow Of Where A River Was
  • 14. Vex (Paris)
  • 15. Vex (Tuscon)
  • 16. Hard On Things
  • 17. Slide Away

Bonus tracks

  • 18. Hatch (Live In Tucson)

The Listener (2003)

  • 01. Glisten
  • 02. Felonius
  • 03. Jason’s List
  • 04. Cowboy Boots
  • 05. Torque (Tango De La Tongue)
  • 06. Piango
  • 07. Lying There
  • 08. B 4 U (Do Do Do)
  • 09. The Nashville Sound
  • 10. Blood Orange
  • 11. Moons Of Impulse
  • 12. Now I Lay Me Down
  • 13. Lemmy N Emmy

Bonus tracks

  • 14. Torque Originale
  • 15. B 4 U (Do Do Do) – Alt Mix

Sno Angel Like You (2006)

  • 01. Get To Leave
  • 02. Paradise Here Abouts
  • 03. But I Did Not
  • 04. Hey Man
  • 05. The Farm
  • 06. That’s How things Get Done
  • 07. Love Knows (No Borders)
  • 08. The Voice Within
  • 09. Nail In The Sky
  • 10. Howlin’ A Gale
  • 11. Robes Of Bible Black
  • 12. Worried Spirits
  • 13. Neon Filler
  • 14. Chore Of Enchantment

Bonus tracks

  • 15. Get To Leave – Holy
  • 16. Nail In the Sky – Original

Sno Angel Wingin’ It (2009)

  • 1. Paradise Here Abouts
  • 2. Dirty From The Rain
  • 3. That’s How Things Get Done
  • 4. Spiral
  • 5. Robes Of Bible Black
  • 6. Vortexas
  • 7. Ballad Of The Tucson 2
  • 8. Hey Man
  • 9. Worried Spirits
  • 10. Howlin’ A Gale
  • 11. Nail In The Sky
  • 12. Astonished
  • 13. But I Did Not
  • 14. Love Knows (No Borders)

Alegrias (2011)

  • 1. 4 Door Maverick
  • 2. Uneven Light Of Day
  • 3. The Ballad Of Lole Y Manuel
  • 4. Cowboy Boots
  • 5. Notoriety
  • 6. Blood Orange
  • 7. Lost Like A Boat Full Of Rice
  • 8. Broken Bird And The Ghost River
  • 9. (There were) Always Horses Coming
  • 10. The Hangin’ Judge
  • 11. Saint Conformity
  • 12. Where The Wind Turns The Skin To Leather
  • 13. One Diner Town

Some Piano

  • 1. See (Lull)
  • 2. What (Lull)
  • 3. Of (Lull)
  • 4. Now (Lull)
  • 5. Spangle Bib Of Radient Value (Ogle)
  • 6. Before The Tenant They Sat With Popcorn And Hunch (Ogle)
  • 7. Hokum Bigboy Was Probably Not His Given Name (Ogle)
  • 8. Tangualtion (Spun)
  • 9. Loss And Its Hold On Us (Spun)
  • 10. Denmark Stunningly Soaked (Spun)
  • 11. Excursion Disruption (Spun)
  • 12. California Roll (Snarl)
  • 13. Calculating Route (Snarl)
  • 14. Ample (Snarl)

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Per finire la lista di oggi, un bel cofanetto dedicato alla discografia completa di John Mellencamp, 1978-2012 Box Set, in uscita per la Universal/Mercury il 10 dicembre (ma non in Italia, dove per motivi misteriosi, ma non troppo, è una costante delle uscite del Coguaro questo ritardo nella pubblicazioni, uscirà verso la fine di gennaio 2014, o almeno così pare al momento. Conterrà 19 CD e il prezzo sarà medio-alto, questi gli album contenuti:

  • John Cougar (1979)
  • Nothin’ Matters and What If It Did (1980)
  • American Fool (1982)
  • Uh-Huh (1983)
  • Scarecrow (1985)
  • The Lonesome Jubilee (1987)
  • Big Daddy (1989)
  • Whenever We Wanted (1991)
  • Falling From Grace: Original Soundtrack Album (1992)
  • Human Wheels (1993)
  • Dance Naked (1994)
  • Mr. Happy Go Lucky (1996)
  • John Mellencamp (1998)
  • Rough Harvest (1999)
  • Cuttin’ Heads (2001)
  • Trouble No More (2003)
  • Freedom’s Road (2007)
  • Live, Death, Love and Freedom (2008)
  • No Better Than This (2010)

Dodici degli album saranno provvisti di bonus tracks, mancano le “origini” disconosciute (i.e. Chestnut Street Incident, A Biography e The Kid Inside), l’unico mini live del 2009 (ma non questo, bellissimo, Live By Request  http://www.youtube.com/watch?v=kY0LmPEn4CU, le collaborazioni, ma c’è la colonna sonora di Falling From Grace http://www.youtube.com/watch?v=X0X5tSCfSyQ.

Questi due ve li anticipo (sono quelli in uscita nel 2014), ma ne parleremo nel prossimo Post, insieme agli altri pre-natalizi.

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Per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Meglio Tardi Che Mai! Steve Earle & The Dukes (& Duchesses) – The Low Highway

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Steve Earle – The Low Highway – New West Records 2013 – Deluxe Edition CD/DVD

Per un disguido con il titolare di questo pregevole blog (Bruno), colpevolmente mi accingo a parlarvi solo ora di questo The Low Highway, quindicesimo lavoro nella ormai quasi trentennale carriera discografica di Steve Earle. Originario della Virginia, ma cresciuto a San Antonio, Texas, Earle è certamente uno dei più importanti nomi della scena country-rock-roots americana. Il suo stile musicale, per i pochi che ancora (spero) non lo conoscono, si collega ai grandi della canzone di Nashville, in special modo al compianto Johnny Cash (alle origini), ma successivamente si “abbevera” da rocker come Fogerty, Mellencamp e naturalmente Springsteen. Il buon Steve aveva cominciato a suonare intorno ai vent’anni (apparendo già nel 1975 nel famoso film Heartworn Highways, a fianco di Townes Van Zandt, Guy Clark e dei giovani, come lui, Rodney Crowell e John Hiatt) e ad esibirsi poi con un proprio gruppo, The Dukes (ancora oggi la sua backing band), e nel lontano ’86 firmava per la famosa MCA, esordendo con Guitar Town (ma prima erano uscite le prime registrazioni come Early Tracks), cui fa seguito uno dei suoi capolavori, Copperhead Road (88) che annovera fra gli ospiti i Pogues dello “sdentato” Shane MacGowan ela brava Maria McKee.

Nel successivo decennio accentua la sua inclinazione per il rock con The Hard Way (90), centrando il bersaglio nuovamente con il magnifico live Shut Up And Die Like An Aviator (91), dove oltre ai suoi classici, rivisita Dead Flowers dei Rolling Stones, She’s About A Mover del Sir Douglas Quintet e Blue Yodel # 9 di Jimmie Rodgers, regalando un “sound” di purissimo rock americano (per merito anche dei fidi Dukes). In seguito incappa in un brutto periodo artistico e personale e viene arrestato per tentata rapina a mano armata (indotta dall’incessante bisogno di denaro per droga e alcol), e passa più di un anno in carcere. Il ritorno discografico avviene con Train A Comin’ (95), un album totalmente acustico, mentre la sua ritrovata vena artistica è confermata anche dal seguente I Feel Alright (96) dove spicca You’re Still Standin’ There in duetto con la grande Lucinda Williams. Con The Mountain (99, realizzato con l’ensemble bluegrass della Del McCoury Band, inizia il decennio folk-rock, che trova l’apice nel seguente Transcedental Blues (2000) e in particolare con Jerusalem (2002) e The Revolution Starts Now (2004) dai forti contenuti politici e saltiamo gli ultimi dieci anni per non farla troppo lunga, ma Townes, il doveroso tributo al suo mentore almeno una citazione la merita!

Questo The Low Highway prodotto dallo stesso Earle con Ray Kennedy, vede il determinante apporto dei nuovi Dukes (Chris Masterson alle chitarre e pedal steel, Will Rigby alla batteria, Kelley Looney al basso) e una nutrita rappresentanza femminile, le cosiddette Duchesses, la moglie Allison Moorer alle tastiere, fisarmonica e voce, Eleanor Whitmore moglie di Chris (ovvero The Mastersons) al violino e mandolino, e Lucia Micarelli e Siobhan Kennedy (moglie del produttore) alle armonie vocali, e il disco ci riconsegna un cantautore ancora in grado di scrivere grandi canzoni, partendo dall’iniziale title track The Low Highway, dal folk blues della conclusiva Remember Me, prima di spaziare con disinvoltura fra il rock di 21st Century Blues, il country di Down The Road Pt II, il blues-rock di Calico County, per poi passare alla fisarmonica zydeco di That All You Got? (in duetto con la moglie) al piano old-style di Pocket Full Of Rain, al trascinante violino irlandese e banjo nel bluegrass di Warren Hellman’s Banjo, e riproponendo Love’s Gonna Blow My Way e After Mardi Gras, brani comparsi nella serie televisiva americana Treme (ambientata nella New Orleans post Katrina), il secondo scritto proprio per Lucia Micarelli, anche ottima violinista classica e presente con lui nel tributo a Dylan per Amnesty, Chimes of Freedom.

Steve Earle (58 anni, sette mogli e tre figli se non ho perso il conto), nonostante una vita vissuta sempre sopra le righe (la dipendenza dalla droga, gli arresti, la detenzione e una difficile e sofferta disintossicazione), di album davvero sbagliati non ne ha mai fatti, e in questo The Low Highway c’è materiale a sufficienza per confermarlo come uno dei personaggi più rappresentativi  della musica “Americana” degli ultimi trent’anni.

Tino Montanari

*NDT: Questa Deluxe Edition, esce, come al solito in una versione ampliata con il DVD che include il “making of” del disco e il video di Invisible. 

Un’Esplosione Di Energia. Gighe E Reels Per il 3° Millennio! Dropkick Murphys – Signed And Sealed in Blood

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Dropkick Murphys – Signed And Sealed In Blood – Born And Bred/Universal/Coop

Ottavo album per la celtic-punk, celtic-rock, celtic punk-rock, boh(?) band di Quincy, Massachussetts, a due passi da Boston area metropolitana, un po’ come Monza e la Brianza rispetto a Milano. Il genere musicale però è più quello della periferia di Dublino o di Belfast, intrecciato con le radici del punk americano e inglese. Ovvero, partire sui 200 all’ora con una melodia e finire sui 300, con qualche piccola varaizione sul tema. Il penultimo disco, Going Out In Style, una sorta di concept album, era stato in un certo senso quello della consacrazione, con tanto di partecipazione di Springsteen in Peg ‘o My Heart, una seconda versione Deluxe (pubblicata qualche mese dopo, per l’incazzatura di grandi e piccini, con un secondo CD Live aggiunto come bonus) e un suono più vario e ricercato (senza esagerare) rispetto ai dischi del passato (e del futuro).

Eh sì, perché quanto potevano resistere senza quei brani tipici, singalong misto a street punk? Un minuto? Neanche. Nel primo brano The Boys Are Back (un omaggio alla vecchia The Boys Are Back In Town dei Thin Lizzy?), direi dopo 30 secondi, chitarre acustiche, accordion, bagpipes, mandolino e banjo vengono sommersi da un muro di chitarre elettriche e dal ritmo adrenalinico della sezione ritmica, con tutta la frontline dei cantanti impegnata a squarciagola nei tipici cori ad alta gradazione alcolica che sono tipici di questa musica, non per questo disprezzabili, “it’s only music for fun” e “sono alla ricerca di guai!”. Prisoner’s Song rilancia e rincara la dose, con la fisarmonica e il banjo che cercano di farsi strada tra le pieghe del brano. Ovviamente questo tipo di musica, ritmo e sudore, secondo le intenzioni dei suoi esecutori, si dovrebbe gustare appieno dopo un certo numero di pinte di birra o bicchierini di whiskey, ma per la salute dei v(n)ostri fegati, anche da sobri il piedino lo fa muovere e si capisce che non è proprio DIY campata in aria, dietro ci sono una ventina di anni di esperienza sui palchi di tutto il mondo, nella speranza di diventare gli eredi dei Pogues (e con la concorrenza di Flogging Molly e nelle isole britanniche, dei Levellers e degli stessi rientranti Pogues).

Rose Tattoo, il singolo, è più ricco di colori folk d’Irlanda che di sventagliate punk, e si lascia apprezzare con mandolini e acustiche che si amalgano più che cercare di “combattere” con la sezione ritmica, anche i flautini e mandolini impazzano e il banjo dell’ospite Winston Marshall dei Mumford and Sons aggiunge un afflato britannico alle operazioni. Il testo del brano è quello che comprende il titolo dell’album ” This one means the most to me/Stays here for eternity/A ship that always stays the course/An anchor for my every choice/A rose that shines down from above/I signed and sealed these words in blood/I heard them once, sung in a song/It played again and we sang along…”. E’ una breve oasi di pace prima della ripresa delle ostilità con Burn.

Ma da qui in avanti l’alternanza tra Irlanda e combat punk-Rock (questo non l’avevo detto) si fa più consistente: Jimmy Collins’ Wake avrebbe fatto il suo figurone nei vecchi vinili dei Pogues, con la sua aria paesana, mentre The Season’s Upon Us, per quanto sempre corale e combattiva, ha profonde radici nella musica popolare, ed è anche un bel brano, che non guasta. Battle rages on è di nuovo indemoniata, a tutto singalong con chitarre elettriche metalliche che sciabolano tra voci e fiati in minoranza. Don’t tear us apart, addirittura con un piano che fa una breve apparizione iniziale, evidenzia le similitudini con le radici à la Clash di certa musica dei Pogues (e dei Dropkick Murphys). My hero resta sempre da quelle parti, con una chitarra elettrica vagamente spingsteeniana che tira le fila del brano, sempre tirato a velocità supersonica.

Out Of The Town è un grintoso pezzo elettrico, quasi convenzionale nel sound, rock puro e semplice con la solità coralità vocale ma pochi elementi folk e punk, molto piacevole. Out Of Our Heads con banjo, flautino e fisarmonica in evidenza, a lottare duramente con la parte elettrica e la ritmica del settetto americano, riapre le danze per futuri sviluppi live. End Of The Night è una ballatona a tempo di valzer che ricorda i brani più coinvolgenti dei Pogues dei tempi d’oro e conclude in gloria un disco che si merita la sufficienza piena anche se non fa gridare al miracolo. Sapete cosa aspettarvi, i “soliti” Dropkick Murphys, simpaticamente casinisti e caciaroni, ma anche buoni musicisti.

Esce domani in molti paesi e il 15 gennaio in Italia.

Bruno Conti

I Migliori Dischi Del 2012. Last But Not Least: Cofanetti, Ristampe E Live

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Ultime scelte e segnalazioni del sottoscritto per questo 2012 appena concluso: i migliori dischi dal vivo, le ristampe più interessanti e i cofanetti più sfiziosi, una selezione quantomeno, perché ne sono usciti veramente tanti (sono, più o meno, in ordine cronologico di uscita). Il primo dell’anno, proprio il 2 gennaio del 2012, era stato:

Elvis Presley – Elvis Country Legacy Edition Sony/BMG

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Michael Chapman – Rainmaker – Light In The Attic

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Richard Thompson – Live At Celtic Connections – DVD Proper

 

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Chimes Of Freedom – The Songs Of Bob Dylan – 4 CD Sony/Bmg

 

 

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Occupy This Album – 4 CD – Razor & Tie

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Big Brother & The Holding Co. – Live At The Carousel Ballrom – Sony/Columbia

Janis Joplin – The Pearl Sessions 2 CD – Sony/Bmg

 

 

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B.B. King – Live At Royal Albert Hall 2011

B.B. King – The Life Of Riley – Soundtrack & DVD

B.B. King – Ladies And Gentlemen Mr. B.B. King – Box 10 CD o Box 4 CD – Tutti Universal

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Joe Bonamassa – Beacon Theatre: Live From New York 2 DVD 2 CD Eagle/Provogue

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Warren Hayes – Live At The Moody Theatre – 2 CD+DVD Stax/Provogue

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Band Of Heathens – Double Down Live in Denver Vol.1&2 -CD/DVD BOH/Blue Rose

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Billy Bragg & Wilco – Mermaid Avenue – The Complete Sessions 3 CD + DVD Nonesuch

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Dr. Feelgood – All Through The City (With Wilko 1974-1977) 3 CD + DVD EMI

 

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Willy DeVille – Live In Paris And New York – Big Beat/ACE

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Tedeschi Trucks Band Live – Everybody’s Talkin’ 2 CD Sony/Bmg

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Paul Simon – Graceland  25th Anniversary Edition CD/DVD Sony Music

 

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Frank Zappa – Ristampe di Tutta La Discografia – Zappa Records/Universal

 

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Johnny Cash We Walk The Line: A Celebration Of The Music Of Johnny Cash CD/DVD Columbia

 

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Nine Below Zero – Live At The Marquee – CD/DVD Fontana/Universal

 

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Paul Simon – Live In New York City 2CD/DVD Hear Music/Universal

 

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Velvet Underground – The Velvet Underground & Nico SuperDeluxe Edition 6CD Polydor/Universal

 

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The Pogues In Paris – 30th Anniversary Concert At The Olympia 2CD/2DVD Universal

 

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Sandy Denny – The Notes And The Words 4 CD Island/Unversal

Una delle più belle canzoni di tutti i tempi!

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Led Zeppelin – Celebration Day Mille Formati Warner

Una delle più grandi band di tutti i tempi!

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Johnny Cash – The Compleete Columbia Album Collection 63 CD Sony Music

Uno dei più grandi cofanetti della storia!

Come vedete mi sono trattenuto, niente inutili Superdeluxe Edition (a parte una) e tanta buona musica anche in questo 2012, alla faccia degli iettatori e dei perenni pessimisti, forse niente di nuovo, ma sempre fatto un gran bene. Tutte le altre classifiche, mie e di collaboratori e ospiti del Blog le trovate sparse nei Post dell’ultimo mese, buona lettura.

Ormai mancano solo i risultati delle principali riviste musicali italiane.

Bruno Conti