Un’Edizione Deluxe Che Non Poteva Mancare! Hootie & The Blowfish – Cracked Rear View 25th Anniversary

hootie and the blowfish cracked rear view

Hootie & The Blowfish – Cracked Rear View 25th Anniversary – Rhino/Warner 2CD – 3CD/DVD Box Set

Mi sembrava strano che Cracked Rear View, album di debutto del quartetto della Carolina del Sud Hootie & The Blowish (uscito nel 1994), non avesse ancora beneficiato di una edizione commemorativa. Stiamo infatti parlando del nono album di tutti i tempi per copie vendute, con la cifra esorbitante di 21 milioni di unità (copie fisiche, niente download all’epoca), un numero impressionante e da un certo punto di vista perfino incomprensibile anche dopo 25 anni. Intendiamoci, Cracked Rear View (titolo preso dal testo della canzone Learinng How To Love You di John Hiatt) è un ottimo disco di puro rock americano classico, basato sul suono delle chitarre e su una serie di canzoni piacevoli e dirette con elementi roots, ma non lo giudicherei certo uno dei capolavori degli anni novanta, né uno dei dischi da portarsi sulla proverbiale isola deserta. Gli Hooties erano semplicemente il gruppo giusto al posto giusto nel momento giusto: dopo una lunga gavetta che li aveva portati a pubblicare due cassette autogestite ed un EP (Kootchypop), i nostri furono notati da un talent scout della Atlantic che li fece firmare per la storica etichetta, vedendo in loro un gruppo dall’immagine fresca e rassicurante e con un suono diretto e figlio di band come i R.E.M., in decisa contrapposizione con il movimento grunge all’epoca imperante.

Il resto è storia: un bel disco dal suono rock e radiofonico allo stesso tempo, apparizioni mirate in TV ed un tour di successo, insieme ad una campagna di marketing ben fatta, hanno fatto diventare in poco tempo i quattro ragazzi delle superstar, anche se in seguito non sarebbero più riusciti a ripetere l’exploit. Oggi la Rhino ristampa Cracked Rear View in due edizioni, una doppia con un secondo CD di inediti e rarità, ed un bel box set (dalla confezione simile ad un digipak per DVD) con in aggiunta un terzo dischetto audio contenente un concerto inedito del 1995 ed un DVD con l’album originale in due diverse configurazioni sonore, cinque inediti del secondo CD ed altrettanti videoclip. Gli Hootie erano (o dovrei dire sono, dato che si sono riformati proprio quest’anno per un tour americano e, pare, un nuovo album da pubblicare in autunno) un quartetto classico, due chitarre e sezione ritmica, formato da Darius Rucker (voce solista e chitarra acustica), Marc Bryan (chitarra solista), Dean Felber (basso) e Jim Sonefeld (batteria), che in questo album di debutto vengono supportati da John Nau, organo e pianoforte, e Lili Haydn, violino in un paio di pezzi: il tutto sotto la produzione molto “rock” da parte di Don Gehman, famoso per aver dato un suono a John Mellencamp ma anche alla consolle in Lifes Rich Pageant dei R.E.M.

Il primo CD presenta quindi il disco originale rimasterizzato, che si apre in maniera scintillante con la splendida Hannah Jane, una rock song chitarristica diretta e dotata di un motivo irresistibile: si sente la mano di Gehman, l’approccio è rock, il suono potente e fluido e la bella voce di Rucker è messa in primo piano. Hold My Hand è il pezzo più noto dell’album, il singolo spacca classifiche, una rock ballad dal sound vigoroso e pieno, con una melodia corale decisamente bella e figlia dei R.E.M., con in più la ciliegina della presenza di David Crosby ai cori. Let Her Cry è uno slow chitarristico dalle sonorità ruspanti ed un motivo di grande impatto, Only Wanna Be With You è un folk-rock elettrificato vibrante e con un altro refrain di quelli che restano appiccicati in testa, mentre Running From An Angel è un pop-rock sempre con le chitarre in evidenza ed il violino che dona un tocco roots. I’m Goin’ Home è una ballata distesa e discorsiva, ancora contraddistinta da un bel ritornello e con il solito suono potente, Drowning ha un intro degno addirittura di una southern band, Time è un lucido brano di chiara influenza “remmiana” ma con una sua personalità, Look Away è meno appariscente ma dal refrain comunque degno di nota. Finale con  la rilassata Not Even The Trees (ma il suono è sempre rock), la toccante ballata pianistica Goodbye e, come ghost track, una breve versione a cappella del traditional Motherless Child.

Il secondo dischetto, 20 canzoni, parte con l’outtake inedita All That I Believe, un pop-rock gagliardo ed orecchiabile che non solo non si spiega come mai sia stato lasciato fuori dall’album, ma secondo me poteva ben figurare anche come singolo. Poi abbiamo quattro rari lati B, un brano originale (Where Were You) e tre cover (le saltellanti I Go Blind della band canadese 54-40 e Almost Home dei Reivers – molto bella questa – ed una splendida rilettura di Fine Line di Radney Foster, puro rockin’ country), oltre ad una versione decisamente “rootsy” di Hey Hey What Can I Do dei Led Zeppelin, tratta da un raro tributo del 1995 al gruppo inglese. Si prosegue con i cinque pezzi dell’EP del 1993 Kootchypop, con versioni già belle di Hold My Hand e Only Wanna Be With You (i nostri erano già pronti per il grande salto) e tre canzoni non riprese su Cracked Rear View, ma che avrebbero fatto la loro figura (The Old Man And Me, che verrà poi ripresa sul loro secondo lavoro Faiweather Johnson, If You’re Going My Way e Sorry’s Not Enough): il suono era già tosto ed elettrico al punto giusto. Ecco poi le quattro rarissime canzoni della cassetta Time del 1991 (quattro pezzi che poi finiranno in altra veste nel debut album, tra cui Let Her Cry che era già bellissima) e cinque da quella del 1990 intitolata semplicemente Hootie & The Blowfish, le note Look Away e Hold My Hand e le inedite I Don’t Understand, Little Girl e Let My People Go: il suono è meno esplosivo ma la capacità dei nostri nel songwriting c’era già.

E poi c’è il terzo CD, altri 20 pezzi (17 dei quali inediti e gli altri tre finiti su vari singoli, e comunque rari) registrati a Pittsburgh, Pennsylvania, il 3 Febbraio del 1995. Sono presenti tutte e undici le canzoni di Cracked Rear View (ed anche la traccia nascosta Motherless Child), tutte in versioni più essenziali e dirette di quelle in studio in quanto sul palco non ci sono sessionmen e quindi mancano strumenti presenti sul disco come organo, piano, violino, ecc. Ci sono anche i tre inediti di Kootchypop e pure due dei lati B presenti sul secondo dischetto (I Go Blind e Fine Line); completano il quadro altre tre cover: una solida Use Me  di Bill Withers, una irresistibile The Ballad Of John And Yoko (The Beatles, of course) ed una deliziosa, ma breve, versione del classico di Stephen Stills Love The One You’re With, che chiude il concerto. Rucker e compagni non riusciranno più a ripetere in seguito l’exploit di questo esordio (anche se il già citato Fairweather Johnson venderà la comunque rispettabile cifra di tre milioni di copie), ma direi che si possono accontentare in ogni caso di avere consegnato con Cracked Rear View il loro nome alla storia della nostra musica.

Marco Verdi

Finalmente Un Record Store Day Con Diverse Uscite Interessanti: Bob Dylan, Elton John, R.E.M. E Grateful Dead.

record store day 2019

Bob Dylan – Blood On The Tracks Test Pressing – Columbia/Sony LP

Elton John (With Ray Cooper) – Live From Moscow 1979 – Virgin EMI/Universal 2LP

Bingo Hand Job – Live At The Borderline 1991 – Concord/Universal 2LP

Grateful Dead – The Warfield, San Francisco, CA 10/09/80 & 10/10/80 – Rhino/Warner 2LP – 2CD

Non sono mai stato un grande fan del Record Store Day, un’iniziativa nata qualche anno fa con uno scopo meritorio (salvaguardare i negozi di dischi indipendenti, una specie purtroppo in via di estinzione), ma trasformatasi in breve tempo nell’ennesima operazione commerciale volta a spillare soldi dalle tasche degli acquirenti di musica “fisica”. Tanto per cominciare non ho mai capito perché il 90% delle pubblicazioni siano disponibili solo in vinile, dato che l’iniziativa è in onore dei negozi e non dei supporti a 33 o 45 giri, ma la cosa ha cominciato ad avere secondo me poco senso quando si sono cominciate a proporre costose versioni esclusive e limitate tra album, singoli e cofanetti, ma pubblicando sempre meno materiale inedito. Le poche volte che il sottoscritto ha acquistato dischi usciti nel RSD (che si svolge due volte l’anno, ad Aprile e durante il Black Friday a Novembre) è stato appunto quando si è trattato di materiale non disponibile in altre vesti (di artisti che mi interessano, è ovvio, se esce qualcosa di inedito di Madonna o Bronski Beat lo lascio volentieri nei negozi), ovvero i due volumi dal vivo Kiss My Amps di Tom Petty, splendidi, e l’EP American Beauty di Bruce Springsteen, abbastanza deludente. Quest’anno però il RSD ha riservato parecchie sorprese, con almeno quattro pubblicazioni che potrei definire imperdibili se non fosse per il fatto che mentre leggete queste righe potrebbero anche già essere esaurite, e che mi sono quindi accaparrato senza quasi neanche accorgermene (sarà il fatto che la data scelta di uscita era il 13 Aprile, giorno del mio compleanno?). Ecco quindi una disamina dei miei acquisti, che vi consiglio caldamente a meno che non vi chiedano cifre fuori dal mondo.

bob dylan blood on the tracks rsd

Bob Dylan: il cofanetto sestuplo More Blood, More Tracks è stata forse la ristampa del 2018, un box meraviglioso che finalmente faceva piena luce sulle sessions complete di quel capolavoro assoluto che è Blood On The Tracks, che a parte la trilogia elettrica del 1965/66 può essere a buon titolo riconosciuto come il miglior lavoro di Dylan. Evidentemente però lo scorso anno la Columbia si era tenuta l’asso nella manica da calare proprio in occasione del RSD, e cioè la riproduzione perfetta (veste grafica spartana compresa) del famoso Test Pressing che era stato stampato in poche copie per fini non commerciali ma mandato alle radio a scopo promozionale prima della pubblicazione ufficiale dell’album, una versione che riproduceva pari pari la tracklist del disco ma con dei missaggi non definitivi (e che oggi sul mercato dei collezionisti ha raggiunto valutazioni esorbitanti). Sto parlando ovviamente delle sessions di New York, quando ancora la Columbia non sapeva che Dylan, su pressioni del fratello David, si sarebbe recato a Minneapolis a registrare ex novo cinque brani dell’album, ritardando così la pubblicazione di Blood On The Tracks.

Oggi il Test Pressing in questione è a disposizione dei fortunati che sono riusciti a procurarselo, ed è una vera chicca in quanto i vari missaggi sono inediti, e non erano stati inclusi neppure in More Blood, More Tracks (e le takes che sono state usate sono diverse da quelle della versione singola del box). Certo, bisogna conoscere a memoria le sessions per distinguere le differenze, ma per esempio è abbastanza evidente una traccia di organo inedita sia in You’re A Big Girl Now (nella quale si sente anche di più la steel rispetto alla take inclusa in Biograph nel 1985) che in Idiot Wind, ed in Meet Me In The Morning c’è un riff di slide in risposta alle frasi di Dylan che non avevo mai sentito. Ed è comunque sempre un piacere immenso ascoltare un capolavoro assoluto, anche in una versione alternata.

elton john live from moscow

Elton John: nel 1979 il tour del cantante e pianista inglese, all’epoca all’apice della popolarità, sbarcò anche nell’allora Unione Sovietica, un fatto più unico che raro per una rockstar in quel periodo. La parte centrale furono le serate alla Rossiya Hall di Mosca, tra le quali quella del 28 Maggio venne trasmessa dalla BBC, ma mai pubblicata ufficialmente fino ad oggi (i bootleg dell’evento però negli anni hanno proliferato). Ora esce finalmente questo Live From Moscow 1979, un doppio LP in vinile trasparente che riprende pari pari il broadcast radiofonico (che non era il concerto completo): la particolarità di questo tour è il fatto che Elton si presentasse sul palco senza band, eseguendo il primo set in totale solitudine, dividendosi tra piano a coda ed elettrico, ed il secondo con l’ausilio del famoso percussionista Ray Cooper, ricreando così le atmosfere dello strepitoso live album 17-11-70, in cui c’era però anche un bassista. E Live In Moscow 1979 è un disco bellissimo nonostante l’assenza di un gruppo rock, in quanto ci presenta un artista in grande forma vocale e che riesce a riempire gli spazi vuoti con una performance pianistica da applausi a scena aperta.

Ovviamente ci sono le hits dell’epoca (Daniel, Rocket Man, Don’t Let The Sun Go Down On Me, Candle In The Wind, la grandissima Goodbye Yellow Brick Road, Bennie And The Jets, Sorry Seems To Be The Hardest Word, anche se manca a sorpresa Your Song), oltre ad una Take Me To The Pilot servita da una performance pianistica strepitosa. C’è anche spazio per brani meno noti come la peraltro splendida Skyline Pigeon, una delle ballate più toccanti di Elton (è sempre stata la mia preferita tra quelle del vecchio Reginald), l’intensa Tonight e la bellissima Better Off Dead, suonata con molta forza grazie anche all’aiuto di Cooper. Ed il percussionista è un elemento imprescindibile nella seconda parte, quando vengono eseguite canzoni che avrebbero reso di meno con il solo pianoforte, come la maestosa Funeral For A Friend e due scatenati medley, il primo tra Saturday Night’s Alright For Fighting e Pinball Wizard ed il secondo tra Crocodile Rock e Get Back dei Beatles (con accenno finale a Back In The U.S.S.R.). Ma l’highlight assoluto è, ancora nella prima parte, una fantastica rilettura del classico di Marvin Gaye I Heard Through The Grapevine della durata di dodici minuti, in cui Elton delizia il pubblico con magnifiche improvvisazioni pianistiche.

bingo hand job live at the borderline

Bingo Hand Job: altro concerto mitico e “bootlegatissimo”, da parte di un gruppo misterioso che in realtà non sono altro che i R.E.M., con l’aggiunta come ospiti in alcune canzoni di Billy Bragg, Robyn Hitchcock e Peter Holsapple. Il doppio LP in questione si riferisce ad uno showcase del 15 marzo 1991 (il secondo di due, il primo si era svolto la sera prima) avvenuto al Borderline, un locale di Londra nel quartiere di Soho, appena tre giorni dopo l’uscita di Out Of Time, album al quale non seguì una vera e propria tournée ma solo spettacoli isolati e quasi a sorpresa come questi due accreditati appunto ai BHJ. Il concerto è completamente acustico (in quel periodo iniziava ad imperare la moda degli show unplugged) e molto bello, con il quartetto di Athens (Bill Berry era ancora nel gruppo) che offre riletture intime ed intense di classici del suo repertorio uniti a qualche sorpresa: la strumentazione è parca, chitarra acustica, mandolino, basso, percussioni, ogni tanto la fisarmonica, e la voce inconfondibile di Michael Stipe che si staglia sicura. I tre ospiti citati prima suonano e cantano soprattutto i cori, mantenendosi abbastanza nelle retrovie (c’è stato qualche duetto con Bragg, ma qui non è stato incluso…infatti lo show non è completo), ed i R.E.M./BHJ si divertono a presentare scherzosamente i vari brani, smentendo in parte la fama di gruppo troppo serioso.

Ci sono ovviamente molti classici dell’epoca, come World Leader Pretend, che apre la serata con una versione molto intensa, la splendida The One I Love, Perfect Circle, la nuova ma già applauditissima Losing My Religion (perfetta per essere suonata acustica) e la sempre deliziosa Fall On Me. Out Of Time è ben rappresentato: oltre a Losing My Religion abbiamo la vibrante Radio Song, l’intrigante Low, Endgame, Belong, la gentile Half The World Away ed una trascinante Get Up, l’unica con una vera e propria batteria alle spalle. Non mancano i brani rari (l’enigmatica Disturbance At The Heron House, la drammatica Fretless, presa dalla colonna sonora del film di Wim Wenders Until The End Of The World, e la profonda Swan Swan H) ed anche qualche cover: un interessante medley tra Jackson di Johnny Cash e Dallas di Jimmie Dale Gilmore, la bellissima Love Is All Around dei Troggs, da sempre nel repertorio live dei nostri, ed un finale particolare con una versione a cappella dell’evergreen Moon River. Ed il disco poteva essere ancora più bello, in quanto sono state lasciate fuori canzoni come Hello In There di John Prine e A Hard Rain’s A-Gonna Fall e You Ain’t Goin’ Nowhere di Bob Dylan.

grateful dead live at the warfield

Grateful Dead: a proposito di show unplugged, il gruppo guidato da Jerry Garcia era avanti anche in questo, dato che già nel 1980 proponevano durante i loro spettacoli una parte completamente acustica, che occupava la prima ora di concerto. Nel 1981 uscì Reckoning, uno splendido doppio album che riepilogava il meglio di quei momenti a spina staccata, con canzoni prese da varie serate al Warfield di San Francisco ed al Radio City Music Hall di New York, in assoluto uno dei migliori album dei Dead. Ora per il RSD esce questo altro doppio (anche in CD!) che prende in esame le parti acustiche complete degli show del 9 e 10 Ottobre al Warfield, inedite al 99% (la sola Jack-A-Roe del 10 appariva su Reckoning). E l’album è quasi bello come quello del 1981, con i nostri in forma strepitosa che ci regalano circa cento minuti di musica purissima suonata alla grande, tra cover, brani tradizionali e pezzi del loro repertorio. Un modo di suonare che darà a Garcia l’ispirazione per formare in seguito la Jerry Garcia Acoustic Band, anche se qui il suono è anche più completo grazie alla doppia batteria, al piano di Brent Mydland ed alla seconda chitarra di Bob Weir.

Due scalette di dieci e nove brani rispettivamente e solo quattro ripetizioni in entrambe le serate, con canzoni che Jerry riprenderà anche con la JGAB (I’ve Been All Around This World e Oh Baby, It Ain’t No Lie) e strepitose versioni di classici “deaddiani”, con punte di eccellenza nella splendida Dire Wolf, una Cassidy con un lungo e spettacolare assolo di Garcia, la lenta ed intensa Bird Song (una per sera, meglio quella del 10), una stratosferica To Lay Me Down, tra i brani più belli e meno suonati dei nostri, oltre alla favolosa Ripple, che chiude entrambi i CD (o LP). Ci sono poi vere e proprie gemme come due cristalline Dark Hollow, la già citata Jack-A-Roe, irresistibile, due lucide riletture del traditional On The Road Again, con il piano di Mydland a dare il tocco in più, ed una Monkey And The Engineer di Jesse Fuller tra folk e country, decisamente coinvolgente. Perfino un brano non proprio di primissima scelta come lo strumentale Heaven Help The Fool di Weir qui sembra un pezzo da novanta.

Direi che è tutto: avrei voluto prendermi anche Rated PG, una collezione di Peter Gabriel con brani usati solo in colonne sonore (con diverse canzoni mai uscite prima commercialmente), ma siccome è stato pubblicato come picture disc, che notoriamente non ha un gran suono, attendo fiducioso un’eventuale ristampa su scala più larga.

Marco Verdi

Recensioni Cofanetti Autunno-Inverno 3. Dedicato A Chi Non Li Considera(va) Una Grande Live Band! R.E.M. – At The BBC

Rem At The BBC

R.E.M. – At The BBC – Concord/Universal 2CD – 2LP – Box Set 8CD/DVD

Nel 2018 nessun album dei R.E.M. ha compiuto 25 anni (toccherà nel 2019 a Monster, disco peraltro non tra i migliori del gruppo di Athens), e quindi il “buco” di mercato viene coperto egregiamente da questo box di otto CD più un DVD intitolato At The BBC, che, come potete immaginare, ripercorre la storia delle partecipazioni del quartetto (trio dal 1998) alle trasmissioni della leggendaria emittente radio-televisiva britannica, siano esse esibizioni negli studi (con pubblico e senza), sia grandi concerti all’aperto che la BBC aveva trasmesso in esclusiva. Negli anni in molti, specie tra i detrattori del gruppo di Michael Stipe, Peter Buck e Mike Mills (oltre a Bill Berry), hanno pensato che i nostri fossero principalmente una band adatta a produrre ottimi album di studio, ma molto meno efficaci dal vivo.

Questo splendido box (esiste anche una versione ridotta a due CD, però a mio parere ce ne volevano almeno tre) smentisce clamorosamente questa teoria, nonostante le numerose canzoni che si ripetono al suo interno: i R.E.M. erano principalmente un gruppo di musicisti nel puro senso del temine, forse un po’ meno showmen, e quindi i loro concerti non erano il massimo dello spettacolo dal punto di vista visivo, ma quando si trattava di suonare eccome se ci davano dentro, riuscendo anche a cambiare gli arrangiamenti dei brani e ad entusiasmare il pubblico senza l’ausilio di effetti speciali, ma solo con la loro musica. Questo box, che è completato da un corposo libretto con le testimonianze di vari produttori e presentatori della BBC, prende in esame un arco di tempo decisamente ampio, che va dal 1984, quando i nostri erano ancora poco conosciuti anche in America, fino al 2008, anno in cui smisero di esibirsi dal vivo. Ecco una disamina dei contenuti disco per disco.

CD1: l’unico dei supporti audio ad avere materiale proveniente da varie fonti, e anche l’unico senza pubblico. I primi sei brani sono tratti da una splendida session acustica del 1991 per il programma Into The Night, dove spiccano una deliziosa World Leader Pretend, dal testo sempre attuale, la rara Fretless (presente solo nella colonna sonora di Until The End Of The World), l’allora nuovissima Losing My Religion, sempre una grande canzone anche in questa versione rallentata, ed una scintillante rilettura del classico dei Troggs Love Is All Around, cantata da Mills. Quattro pezzi vengono da una studio session per la trasmissione di John Peel e tutti quanti tratti da Up, uno dei rari passi falsi del gruppo, un disco quasi sperimentale e con largo uso di elettronica: dal vivo però le canzoni in questione vengono decisamente meglio, specie Daysleeper, una ballata distesa con melodia tipica di Stipe e soci ed una suggestiva slide alle spalle. Altri quattro brani sono dell’Ottobre del 2003, le splendide Man On The Moon e Imitation Of Life, tra le più belle del loro songbook, la frenetica Bad Day, in pratica una It’s The End Of The World As We Know It versione 2.0, ed una sontuosa Orange Crush, rock song di notevole spessore. Chiudono due pezzi incisi nel 2008: una cover di Munich, brano della band post-punk The Editors, ed una Supernatural Superserious in un’insolita veste acustica.

CD2: una session completa (e con pubblico) per John Peel, leggendario DJ che pare non amasse i nostri alla follia. Dodici brani, di cui la metà da Up (non male Lotus, dalle vaghe reminescenze bowiane, e la gentile pop song At My Most Beautiful, con echi invece di Beach Boys); per il resto un paio di classici (Losing My Religion, che apre lo show, e Man On The Moon, che lo chiude), le poco eseguite New Test Leper (limpida folk-rock ballad) e Perfect Circle (lenta ed interiore), la fluida e pianistica Electrolite, molto apprezzata dal pubblico, ed una spettacolare Country Feedback che supera i sette minuti e da sola vale il dischetto. CD3: uno show a Nottingham del 1984, quando i nostri erano ancora giovani, affamati e decisamente diretti ed immediati, un set fortemente elettrico con diversi classici della prima ora (Hyena, So. Central Rain, Gardening At Night, Radio Free Europe, Carnival Of Sorts), ma soprattutto gemme oggi quasi dimenticate come la travolgente Second Guessing, puro rock’n’roll, le mosse e godibili Talk About The Passion e (Don’t Go Back To) Rockville, entrambe con ampio uso di jingle-jangle sound, la sinuosa Old Man Kensey, con il suo chitarrone twang, la trascinante e corale Pretty Persuasion ed il ficcante medley 9-9/Hey Diddle Diddle/Feeling Gravitys Pull, suonato con foga da punk band.

CD4-5: i migliori due dischetti del box documentano uno splendido concerto tenutosi a Milton Keynes nel 1995, uno show decisamente elettrico e con molti pezzi reinventati e diversi dagli originali: perfino Losing My Religion non ha mai suonato così rock. La serata inizia con i due brani migliori di Monster, cioè l’orecchiabile What’s The Frequency Kenneth? e soprattutto la roboante Crush With Eyeliner, grande rock song influenzata da Lou Reed, per poi presentarci Drive, uno dei loro capolavori assoluti in una versione completamente diversa, molto più elettrica e forse con meno pathos dell’originale. Altri highlighs di un concerto che non dà un attimo di tregua (non le cito tutte perché ci vorrebbe una recensione a parte) sono il coinvolgente rock’n’roll di I Took Your Name, la bellissima slow ballad Strange Currencies, ancora migliorata da questo arrangiamento più elettrico, la soulful Tongue, la sempre magistrale Country Feedback, una formidabile Everybody Hurts di sette minuti e la byrdsiana Fall On Me.

CD6-7: registrato al famoso Festival di Glastonbury nel Giugno del 1999, questo è un altro bel concerto, elettrico e vibrante, leggermente inferiore al precedente più che altro per la presenza di troppi brani da Up (ma Daysleeper si conferma una gran bella canzone): finalmente sentamo anche The One I Love, uno dei più bei brani dei REM degli anni ottanta, e le solite ottime What’s The Frequency Kenneth?, Fall On Me, Sweetness Follows, Everybody Hurts e Crush With Eyeliner, ed una conclusiva It’s The End Of The World As We Know It anch’essa di sette minuti. E pure la poco nota So Fast, So Numb è una rock song coi fiocchi. CD8: un’esibizione del 2004 nella sconsacrata St. James’ Church di Londra, solo undici brani ma altra grande performance. Oltre a Losing My Religion e Man On The Moon non ci sono molti altri classici della band, ma abbiamo la deliziosa Leaving New York, il pop-rock solare di Imitation Of Life e soprattutto la splendida e suggestiva E-Bow The Letter, pezzo centrale di quel mezzo capolavoro che era New Adventures In Hi-Fi, con Thom Yorke dei Radioheads che sostituisce Patti Smith alla seconda voce. Tra le meno note, spicca lo scintillante folk-rock di Aftermath.

DVD: il fulcro dell’unico dischetto video è un documentario intitolato Accelerating Backwards, che raccoglie performance prese da anni diversi (tra cui una bizzarra rilettura del classico Moon River), e soprattutto tredici canzoni tratte da Later…With Jools Holland del 1998, uno show impeccabile nonostante anche qui la presenza di brani di Up sia massiccia, ma con una irresistibile rilettura della grande The Passenger di Iggy Pop, leggermente accelerata (ed uscita all’epoca su un CD singolo oggi ormai introvabile se non a prezzi proibitivi). Un bellissimo cofanetto quindi, che mi sento di consigliare visto che forse offre la panoramica più completa dal vivo ad oggi dei R.E.M.: con circa 60/65 euro è vostro.

Marco Verdi

Un Bel Disco, Ulteriormente Potenziato E Migliorato. Son Volt – Okemah And The Melody of Riot

son volt okemah

Son Volt – Okemah And The Melody Of Riot – 2 CD Transmit Sound/Thirty Tigers

Proseguono le ristampe potenziate del catalogo dei Son Volt: dopo quella di The Search uscita ad Aprile, che già rivalutava l’opera della band nella seconda parte di carriera, arriva ora Okemah And The Melody Of Riot, quarto album della loro discografia, e il primo ad uscire dopo la lunga pausa dal 1999 al 2004. All’origine il disco avrebbe dovuto essere registrato con la prima formazione della band, che si era già ritrovata per incidere un brano per il tributo ad Alejandro Escovedo, e viste le buone vibrazioni aveva deciso di continuare, ma poi qualcosa deve essere andato storto e Jay Farrar ha messo in piedi una formazione completamente diversa, con Andrew Duplantis al basso e alle armonie vocali, Dave Bryson alla batteria e l’ottimo Brad Rice alla chitarra (già nelle band di Ryan Adams e Peter Case, e con Backsliders e Whiskeytown). Il suono ottenuto era decisamente più (alternative) rock rispetto ai loro classici dischi degli anni ’90, ma per nulla disprezzabile, come invece alcuni critici, peraltro non tutti, avevano sentenziato all’epoca all’uscita del disco.

Album che già in origine uscì in diversi formati, tra cui una versione Dual Disc (qualcuno li ricorda? I dischetti a doppio strato con audio e video insieme), che conteneva delle bonus nella parte DVD della confezione. Questa nuova versione aggiunge ulteriore materiale, nel secondo CD ci sono due brani extra e sette pezzi dal vivo, mentre il CD originale, a differenza di The Search, dove era stata cambiata la sequenza dei brani, mantiene quella della prima edizione. Il disco non sarà forse un capolavoro, ma rispetto a molti dei dischi di rock contemporanei, ha parecchie frecce al suo arco: il suono è decisamente più elettrico e chitarristico, spesso vibrante, ma lasciando comunque spazio alle malinconiche ballate che sono sempre state nel DNA di Farrar sin dai tempi degli Uncle Tupelo. Il suono potrebbe ricordare quello dei R.E.M. della prima fase: prendiamo il primo brano, Bandages And Scars, con un testo che si richiama a Woody Guthrie per fare un parallelo con la situazione politica di quegli anni (in un album che è comunque tra i più “impegnati” in questo senso di Farrar), ma musicalmente le chitarre sono molto presenti  e tirate, con un suono lontano (ma non poi così tanto) dall’alt-country  e dal suono roots dei primi dischi, il cantato di Jay è quello tipicamente laconico e laidback, caratterizzato da quella voce immediatamente riconoscibile, anche se calata in una dimensione decisamente più R&R ,estremamente godibile e mossa. Potrebbe ricordare i lavori più elettrici di Neil Young, o un country-rock più energico  anni ’70; della stessa tempra sonora anche Afterglow 61, sempre potente e con le chitarre mulinanti, come pure la vivace 6 String Belief, che il lavoro delle chitarre lo magnifica fin dal titolo, e pure Jet Pilot a tutto riff, completa la trilogia rock di apertura.

Atmosphere è una bella ballata mid-tempo cadenzata, dall’ambientazione solenne e malinconica, con improvvise accelerazioni e cambi di tempo. Ipecac ci riporta al sound acustico e meditato dei primi album, ed è un ottimo brano, dove si apprezza lo spirito più gentile della band, mentre Who mi ha ricordato il suono dei sopracitati R.E.M., con un bel jingle jangle delle chitarre, con Endless War che vira addirittura verso atmosfere leggermente psichedeliche alla Gene Clark, poi ribadite in Medication,in un ambito più folk e ricercato, con piccoli tocchi orientaleggianti che rimandano a Bert Jansch o ai Pentangle, anche grazie alla slide e al dulcimer di Mark Spencer. Con le chitarre elettriche che ritornano a farsi sentire nella Younghiana Gramophone, dove fa capolino anche una armonica o nella atmosferica Chaos Streams, prima di regalarci la deliziosa, sognante e pianistica Wolrd Waits For You, con tanto di ripresa e coda chitarristica con la pedal steel di Eric Heywood e la slide di John Horton in bella evidenza. Exurbia e la pianistica Anacostia, i due inediti di studio aggiunti, appartengono al lato più intimista di Farrar, mentre tra i brani dal vivo spiccano une deliziosa Joe Citizen Blues con un ottimo Rice alla solista e Afterglow 61,anche questa ripresa dal vivo a Philadelphia nel maggio del 2005. La sequenza di altri cinque brani Live tratti dall’album conferma l’impressione che i Son Volt dell’epoca erano una eccellente band. Una ottima ristampa da avere, e non solo per mero “completismo”,

Bruno Conti

Prossime Uscite Autunnali 2. La Saga Dei R.E.M. Non Finisce Mai: Ecco Il Cofanetto At The BBC, In Uscita il 19 Ottobre

Rem At The BBC

R.E.M – R.E.M. At The BBC – Craft/Universal 8 CD + 1 DVD – 19-10-2018

Dopo il Box dello scorso anno dedicato a Automatic For The People, e quello dell’anno precedente incentrato su Out Of Time, anche nel 2018 i R.E.M. (o la loro casa discografica) non ci fanno mancare un bel cofanetto per il periodo natalizio. Anzi, anticipano l’uscita del manufatto già al mese di ottobre, il giorno 19. Ci sarà anche una versione doppia, sia in CD che in LP, con un Best Of estratto dalla edizione più completa.

Best Of Rem At The BBC

Brevemente, per riepilogare i contenuti più interessanti. nella parte audio troviamo una Peel Session del 1998 e un’altra più lunga BBC Session, sempre del 1998, che occupa un dischetto intero. Tra il materiale dal vivo abbiamo un concerto dal vivo a Nottingham del novembre 1984, che occupa sempre un CD. E ancora l’esibizione a Milton Keynes del 30 luglio 1995, addirittura su 2 CD, e sempre su due supporti anche quella completa al Festival di Glastonbury del giugno 1999. Nel DVD ci sono Accelerating Backwards, una trasmissione di un’ora andata in solo sulla BBC  e mai pubblicata prima e anche il numero speciale del 1998 di Later….With Jools Holland dedicato alla esibizione completa dei R.E.M., oltre a tre video di altre esibizioni alla televisione inglese.

Comunque al solito ecco la lista completa dei contenuti.

Disc 1 – Sessions

Into The Night, BBC Radio 1, 13 March 1991

1. “World Leader Pretend”
2. “Fretless”
3. “Half A World Away”
4. “Radio Song”
5. “Losing My Religion”
6. “Love Is All Around”

John Peel Studio Session, 25 October 1998

7. “Walk Unafraid”
8. “Daysleeper”
9. “Lotus”
10. “At My Most Beautiful”

Mark and Lard, BBC Radio 1, 15 October 2003

11. “Bad Day”
12. “Orange Crush”

Drivetime, BBC Radio 2, 15 October 2003

13. “Man On The Moon”
14. “Imitation Of Life”

Radio 1 Live Lounge, 26 March 2008

15. “Supernatural Superserious”
16. “Munich”

Disc 2- Sessions

BBC Radio 1 Session, 25 October 1998

1. “Introduction”
2. “Losing My Religion”
3. “New Test Leper”
4. “Lotus”
5. “Parakeet”
6. “Electrolite”
7. “Perfect Circle”
8. “The Apologist”
9. “Daysleeper”
10. “Country Feedback”
11. “At My Most Beautiful”
12. “Walk Unafraid”
13. “Man On The Moon”

Disc 3 (58:49) – Live Broadcasts

Rock City, Nottingham, 21 November 1984

1. “Second Guessing”
2. “Hyena”
3. “Talk About The Passion”
4. “West Of The Fields”
5. “(Don’t Go Back To) Rockville”
6. “Auctioneer (Another Engine)”
7. “So. Central Rain (I’m Sorry)”
8. “Old Man Kensey”
9. “Gardening At Night”
10. “9-9/Hey Diddle Diddle/Feeling Gravitys Pull”
11. “Windout”
12. “Driver 8 3:25”
13. “Pretty Persuasion”
14. “Radio Free Europe”
15. “Wendell Gee”
16. “Carnival Of Sorts (Boxcars)”

Disc 4 – Live Broadcasts

Milton Keynes, 30 July 1995

1. “What’s The Frequency, Kenneth?”
2. “Crush With Eyeliner”
3. “Drive”
4. “Turn You Inside Out”
5. “Try Not To Breathe”
6. “I Took Your Name”
7. “Undertow”
8. “Bang And Blame”
9. “I Don’t Sleep I Dream”
10. “Strange Currencies”
11. “Revolution”
12. “Tongue”

Disc 5 – Live Broadcasts

Milton Keynes, 30 July 1995

1. “Man On The Moon”
2. “Country Feedback”
3. “Half A World Away”
4. “Losing My Religion”
5. “Pop Song 89”
6. “Finest Worksong”
7. “Get Up”
8. “Star 69”
9. “Let Me In”
10. “Everybody Hurts”
11. “Fall On Me”
12. “Departure”
13. “Its the End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)”

Disc 6 – Live Broadcasts

Pyramid Stage Glastonbury Festival, 25 June 1999

1. “Lotus”
2. “What’s The Frequency, Kenneth?”
3. “So Fast, So Numb”
4. “The Apologist”
5. “Fall On Me”
6. “Daysleeper”
7. “The Wake-Up Bomb”
8. “The One I Love”
9. “Sweetness Follows”
10. “At My Most Beautiful”

Disc 7 – Live Broadcasts

Pyramid Stage Glastonbury Festival, 25 June 1999

1. “Losing My Religion”
2. “Everybody Hurts”
3. “Walk Unafraid”
4. “Star 69”
5. “Finest Worksong”
6. “Man On The Moon”
7. “Why Not Smile”
8. “Crush With Eyeliner”
9. “Tongue”
10. “Cuyahoga”
11. “Its the End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)”

Disc 8 – Live Broadcasts

St. James’ Church, London Radio 2, 15 September 2004

1. “Intro”
2. “So Fast, So Numb”
3. “Boy In The Well”
4. “I Wanted To Be Wrong”
5. “E-Bow The Letter” (with Thom Yorke)
6. “Around The Sun”
7. “Aftermath”
8. “Losing My Religion”
9. “Walk Unafraid”
10. “Leaving New York”
11. “Imitation Of Life”
12. “Man On The Moon”

Disc 9 (DVD) – Television Broadcasts

Accelerating Backwards

“Moon River”
“Pretty Persuasion”
“Pop Song 89”
“Orange Crush”
“Losing My Religion”
“Half A World Away”
“Crush With Eyeliner”
“Man On The Moon”
“Daysleeper”
“Imitation Of Life”
“So. Central Rain (I’m Sorry)”
“All The Way To Reno (You’re Gonna Be A Star)”
“Leaving New York”

Later… with Jools Holland Presents R.E.M.

“Intro”
“Losing My Religion”
“Lotus”
“New Test Leper”
“Daysleeper”
“Electrolite”
“At My Most Beautiful”
“The Apologist”
“Country Feedback”
“Parakeet”
“So. Central Rain (I’m Sorry)”
“Walk Unafraid”
“Man On The Moon”
“The Passenger”

Bonus Videos

“I’ve Been High”
“Nightswimming”
“Bad Day”

E anche il contenuto della versione doppia.

Disc 1 – Sessions

  1. World Leader Pretend 4:36
  2. Half A World Away 3:33
  3. Radio Song 4:05
  4. Losing My Religion 4:42. Recorded for Nicky Campbell Session Into The Night on BBC Radio 1 First broadcast on 13 March 1991
  5. Lotus 4:13
  6. At My Most Beautiful 3:16. Recorded for John Peel Session on BBC Radio 1 First broadcast on 25 October 1998
  7. Electrolite 4:23
  8. Perfect Circle 4:39
  9. Daysleeper 4:44. Recorded for John Peel Session on BBC Radio 1 First broadcast 25 October 1998
  10. Country Feedback. Recorded for Later… with Jools Holland on BBC1 First broadcast on 27 October 1998
  11. Bad Day 4:03
  12. Orange Crush 3:55. Recorded for Mark and Lard on BBC Radio 1 First broadcast on 15 October 2003
  13. Nightswimming. Recorded for Later… with Jools Holland on BBC1 First broadcast on 14 October 2003
  14. Man On The Moon 4:59
  15. Imitation Of Life 3:41. Recorded for Drivetime on BBC Radio 2 First broadcast 15 October 2003
  16. Supernatural Superserious 3:23. Recorded for Radio 1 Live Lounge on BBC Radio 1 First broadcast 26 March 2008

Disc 2 – Broadcasts

  1. (Don’t Go Back To) Rockville 4:29
  2. So. Central Rain (I’m Sorry) 4:51
  3. Gardening At Night 3:26
  4. Driver 8 3:25
  5. Radio Free Europe 3:49. First broadcast on 21 November 1984 from Rock City, Nottingham
  6. What’s The Frequency, Kenneth? 3:54
  7. Crush With Eyeliner 4:42
  8. Drive 3:51
  9. Half A World Away 4:04
  10. Pop Song 89 3:27
  11. Finest Worksong 3:48. First broadcast on 30 July 1995 from Milton Keynes
  12. Fall On Me 3:26
  13. The One I Love 3:27
  14. Everybody Hurts 6:47
  15. Its the End Of The World As We Know It (And I Feel Fine) 6:58. First broadcast on 25 June 1999 from Pyramid Stage Glastonbury Festival
  16. E-Bow The Letter (with Thom Yorke) 5:09
  17. Losing My Religion 4:47
  18. Man On The Moon 5:34. First broadcast on 15 September 2004 from St. James’s Church, London

Alla prossima uscita.

Bruno Conti

25 Anni Dopo E’ Ancora Un Capolavoro! R.E.M. – Automatic For The People 25th Anniversary

r.e.m. automatic for the people front

R.E.M. – Automatic For The People – Craft/Concord/Universal 2CD Deluxe – 3CD/BluRay Super Deluxe

Se non ricordo male questo blog non si è mai occupato prima d’ora nel dettaglio delle ristampe dei R.E.M., nonostante siano già uscite le riedizioni di diversi album considerati dei classici del quartetto di Athens, principalmente Murmur, Lifes Rich Pageant, Green e, perché no, Out Of Time che oltre ad essere il loro album più famoso è comunque un gran bel dischetto. Ho però ritenuto doveroso fare un’eccezione per Automatic For The People, album del 1992 del gruppo, quasi all’unanimità ritenuto il loro capolavoro ed uno dei dischi di riferimento degli anni novanta, uno dei quei lavori da cinque stellette: siccome album meritevoli di un giudizio simile da almeno tre decadi sono merce rarissima, mi è sembrato giusto dedicare un post a questa edizione per i 25 anni, che esce in doppio CD ed in versione super deluxe con un terzo CD ed un BluRay, il tutto in un lussuoso formato LP con un bel libro allegato pieno zeppo di foto, note e con i testi dei brani (a differenza delle ultime uscite che erano in formato libro, tipo quelle dei Jethro Tull). Nel 1992 i R.E.M. erano reduci dallo strepitoso successo dell’album Out Of Time e soprattutto del singolo Losing My Religion, un brano che li strappò letteralmente dallo status di cult band e li fece conoscere in ogni lato del pianeta. Ma il gruppo formato da Michael Stipe, Peter Buck, Bill Berry e Mike Mills è sempre stato un combo formato da quattro persone normali, addirittura quasi schive, ed il successo esploso nelle loro mani li prese decisamente alla sprovvista, in quanto nessuno di loro aveva l’attitudine della superstar: basti pensare che a seguito di Out Of Time non fu intrapreso nessun tour (decisione suicida dal punto di vista del marketing, e nonostante tutto il disco vendette più di 18 milioni di copie), ma i quattro si misero subito al lavoro su quello che sarebbe appunto diventato Automatic For The People, facendolo uscire solo un anno e sette mesi dopo Out Of Time.

rem automatic for the people box

E Automatic For The People arrivò praticamente ad eguagliare i dati di vendita del suo predecessore, un exploit eccezionale da imputare esclusivamente alla bellezza del disco, in quanto anche questa volta non ci fu nessuna tournée (ci sarà invece per il successivo Monster, 1994, forse anche a causa del fatto che fino a quel momento probabilmente si trattava del loro lavoro più debole) e neppure un singolo ammazza-classifiche come Losing My Religion. Sarebbe stato facilissimo per i quattro ragazzi sfornare un disco-clone di Out Of Time, ma invece fu presa la direzione diametralmente opposta: Automatic For The People è infatti un disco dalle atmosfere cupe e malinconiche, decisamente introverso e con testi che parlano spesso della morte, ma è anche un album pieno di canzoni splendide, sintomo di un momento di ispirazione irripetibile, il tutto nobilitato dalla produzione perfetta del solito Scott Litt, uno che è giusto considerare, almeno all’epoca, il quinto R.E.M. Il disco ebbe una gestazione un po’ problematica, in quanto venne inciso in cinque città diverse (Athens, New York, Miami, Atlanta e New Orleans), e ad un certo punto a Stipe venne anche il blocco dello scrittore: tutto fu però brillantemente superato, ed oggi posso affermare senza tema di smentita che Automatic For The People è ancora bello, fresco ed intenso come quando uscì 25 anni fa. Ci sono al suo interno almeno tre grandissime canzoni, a partire dallo straordinario primo singolo Drive, un pezzo che è tutto tranne che commerciale: una splendida ballata acustica ricca di pathos, con un bellissimo crescendo e, nei pressi del bridge, un lancinante intervento di chitarra elettrica doppiato dagli archi arrangiati dall’ex Led Zeppelin John Paul Jones.

Allo stesso livello sono anche la lenta Everybody Hurts, con un grande Stipe ed una melodia da pelle d’oca, e la deliziosa Man On The Moon, dedicata allo showman Andy Kaufman e che in seguito darà il titolo al biopic sul controverso attore americano, diventando uno dei brani più famosi del quartetto. Quasi allo stesso livello abbiamo The Sidewinder Sleeps Tonite, scintillante folk-rock che prende spunto inizialmente dal classico dei Tokens The Lion Sleeps Tonight per poi svilupparsi in maniera differente, e Nightswimming, pianistica, poetica e toccante. Altri brani che mi piacciono molto sono altre due ballate, la suggestiva Try Not To Breathe, di chiara ispirazione folk, e la malinconica ed intensa Find The River, che non so perché ma mi ha sempre fatto venire in mente il miglior John Denver; bella anche la mossa Monty Got A Raw Deal, con il bouzouki protagonista ed un’atmosfera da est europeo, ma dallo squisito ed immediato refrain. Sweetness Follows, Ignoreland e Star Me Kitten sono le uniche tre canzoni “normali”: forse l’unico che si può definire un riempitivo è il breve New Orleans Instrumental No. 1, un po’ fine a sé stesso.

Il secondo dischetto, presente sia nella versione doppia che in quella tripla, è una piccola chicca, in quanto riporta l’unico concerto che il gruppo tenne a supporto dell’album, una performance registrata nel Novembre del 1992 al 40 Watt Club di Athens (quindi a casa loro): ho detto “piccola” chicca perché ben dodici dei tredici pezzi totali erano già usciti come bonus su quattro CD singoli tratti da Monster, ma ovviamente risentire tutto il concerto intero (tra l’altro completamente rimasterizzato) è ben diverso, anche perché possedere tutti i CD singoli è roba da collezionisti accaniti. Lo show, patrocinato da Greenpeace, è intimo ma decisamente riuscito ed accattivante, con i nostri che smentiscono il luogo comune che li considera principalmente una studio band. Aiutati da John Keane al basso e steel guitar, Stipe e soci iniziano con le uniche quattro canzoni prese dal nuovo album, messe una di fila all’altra e tra le più belle: Drive, in una versione potente, elettrica e roccata, completamente diversa da quella del disco (e forse meno efficace), Monty Got A Raw Deal, Everybody Hurts e Man On The Moon. Si prosegue poi con una panoramica della carriera dei quattro, a partire da una applauditissima Losing My Religion, seguita dalla suggestiva ed emozionante Country Feedback (con una splendida steel), dalla tignosa e chitarristica Begin The Begin e dalla byrdsiana Fall On Me, un tripudio di coretti e jingle-jangle sound.

Dopo l’incalzante Me In Honey e la vigorosa Finest Worksong, nella quale viene fuori tutta l’urgenza rocknrollistica del gruppo, il concerto termina con una scintillante cover di Love Is All Around dei Troggs (cantata da Mills), unico vero inedito del CD, ed un medley travolgente tra Funtime degli Stooges e la loro Radio Free Europe. Il terzo dischetto, esclusivo per il box, propone invece venti demo tratti dalle sessions dell’album, a quanto pare mai circolati neppure nel circuito dei bootlegs: alcuni pezzi sono versioni differenti di brani del disco (Drive è già splendida anche in questa veste non rifinita), dei quali qualcuno con titoli diversi (Wake Her Up è The Sidewinder Sleeps Tonite, e naturalmente Bouzouki Song è Monty Got A Raw Deal), altri veri e propri works in progress con titoli improbabili (C To D Slide 13, che è una Man On The Moon embrionale alla quale mancano ancora le parole, 10k Minimal, Eastern 93111, Pakiderm, 6-8 Passion & Voc), mentre molti sono strumentali o semplicemente idee abbozzate. C’è anche qualche brano inedito, eliminato in quanto troppo simile allo stile di Out Of Time, come la solare Mike’s Pop Song, cantata dal Mills, o il folk-rock strumentale di Peter’s New Song, oltre ad una prima versione di Photograph, che nella sua veste definitiva (e con Natalie Merchant alla seconda voce *NDB E quando erano insieme facevano delle cose splendide https://www.youtube.com/watch?v=mBidZgnWw-w ) è offerta come bonus audio nel BluRay (che contiene il disco originale in due diverse risoluzioni e tutti i videoclips tratti dall’album).

Un terzo CD forse non strettamente indispensabile, ma interessante se volete conoscere la genesi di un grande disco. In seguito i R.E.M. non raggiungeranno più questi livelli di eccellenza (ci si avvicineranno con l’ottimo New Adventures In Hi-Fi, ma a me piace molto anche Reveal), ed è anche per questo che Automatic For The People è uno di quei casi nei quali la ristampa deluxe è pienamente giustificata, anzi direi doverosa.

Marco Verdi

Sono “Tornati”: Una Energica E Gioiosa Festa In Musica. Hooters – Give The Music Back Live

hooters give the music back live

Hooters – Give The Music Back Live – 2 CD Hooters Music

Non so esattamente su quanti estimatori possano contare gli Hooters nel nostro paese, pochini suppongo: negli States la band di Filadelfia è invece un quintetto piuttosto noto, e hanno nei due “leaders” Eric Bazilian e Rob Hyman due musicisti di valore non comune che hanno contribuito al successo della bizzarra Cindy Lauper, scrivendo la famosissima Time After Time (che ha avuto l’onore di moltissime versioni, tra cui quella nobile del grande Miles Davis), e dell’album di esordio di Joan Osborne Relish con la nota One Of Us (nominata nel ’96 nelle varie categorie per diversi Grammy Awards), avviando nel tempo anche collaborazioni con artisti del calibro di Taj Mahal, Mick Jagger, Sophie B.Hawkins, Willie Nelson, Carole King, Dar Williams, Billie Myers, Jon Bon Jovi, Scorpions, Meatloaf (e vi assicuro che l’elenco non è completo). Gli Hooters hanno esordito con un lavoro autogestito dal titolo Amore (ebbene sì) nel lontano ’83 (che ha venduto quasi centomila copie solo nell’area di Filadelfia), successo che li ha portati a firmare per una “major” come la Columbia incidendo poi Nervous Night (85)e One Way Home (87), due dischi molto popolari in cui mandolini e strumenti a corda si mischiavano alla perfezione alle belle armonie vocali della band, ed a una solida sezione ritmica, e il cui seguito Zig Zag (89,) un lavoro più raffinato (conteneva la cover della famosa folk song 500 Miles), non ha reso altrettanto bene come vendite e questo purtroppo ha incrinato il rapporto con la casa discografica; passati poi alla MCA hanno pubblicato prima Out Of Body (93), quindi un eccellente album dal vivo Hooters Live (93), che è stato purtroppo il loro canto del cigno. Dopo una lunga pausa di riflessione (e dopo saltuarie brevi “reunion”), tornano un po’ a sorpresa con l’ottimo Time Stand Still (07), a cui fanno seguire un altro disco dal vivo Both Sides Live (08), e un EP Five By Five (10), prima di far perdere di nuovo le tracce, sino a questo eccellente Give The Music Back Live, dove dimostrano che dopo 35 anni la loro musica (un cocktail intrigante di pop, irish folk, e rock), è ancora viva.

Il concerto è stato registrato in quattro diverse serate, nel novembre 2015 e novembre 2016, sul palco casalingo del Keswick Theater di Filadelfia, e vede salire sul palco stesso Eric Bazilian alla voce, chitarre, mandolino, flauto, armonica e sax(di recente in azione con Joe Bonamassa), Rob Hyman voce, tastiere e fisarmonica, John Lilley chitarre e mandolino, Frank Smith Jr. voce e basso, Tommy Williams voce, chitarre e mandolino, e David Uosikkinen alla batteria e percussioni, per una “performance” di oltre due ore, con una maggiore apertura verso la tradizione roots, con l’uso di strumenti come mandolino, fisarmonica, armonica e flauto dolce. Il primo set inizia con una I’m Alive (brano dell’ultimo periodo) fresca e coinvolgente, solida e chitarristica, con un fascino antico irlandese, per poi pescare a piene mani da Nervous Night con una Hangin’ On A Heartbeat dal passo “reggae”, l’inno generazionale di una energica Day By Day,  per poi attraversare di nuovo ritmi “caraibici” con una solare All You Zombies. Nella “folk-oriented” Morning Buzz (la trovate su Time Stand Still) si respira un’aria quasi celtica, mentre la seguente Private Emotion è una ballata suonata con la cornice di una chitarra acustica arpeggiata, per poi rispolverare, sempre dal primo periodo, una ballabile South Ferry Road, e rileggere in modo “folkie” The Boys Of Summer (la famosa canzone di Don Henley), che i non più “ragazzi” ripropongono in modo brillante ed essenziale. Da One Way Home viene pescata Graveyard Waltz, una ballata intensa e triste giocata sul pianoforte, per poi entusiasmare il pubblico con il famosissimo tradizionale 500 Miles, la folk ballad della cantante degli Appalachi Hedy West (portata al successo negli anni ’60 dal trio Peter, Paul & Mary e da Bobby Bare), che gli Hooters hanno reinventato in una chiave “reggae-folk”; sorprende una intrigante “cover” di Lucy In The Sky With Diamonds di “beatlesiana” memoria, e chiude la prima parte del concerto  un altro buon pezzo molto “British” come Where Do The Children Go, con un gran finale con il mandolino di Bazilian.

Dopo una giustificata pausa, la seconda parte del concerto si apre con la splendida Karla With A K. (recuperatela assolutamente, assieme a tutto l’album, la trovate su One Way Home), seguita da un trascinante brano Jigs And Reels in puro stile irish-folk elettrificato, in cui il pubblico muove il piedino e plaude con vigore alla melodia tradizionale, ma prima possiamo ascoltare ancora una spettacolare versione di 25 Hours A Day (questa la trovate su Out Of Body), che nel suo sviluppo più che vigoroso, sintetizza perfettamente la musica degli Hooters, dove il rock sanguigno del gruppo incontra le danze folcloristiche di matrice irlandese; non mancano due altri cavalli di battaglia come le famosissime Satellite, ancora riletta in chiave “folk”, e una Johnny B. in versione molto estesa, che conserva sempre il sapore dell’Irlanda e la bellezza delle ballate evocative,che quella terra da sempre offre (le trovate entrambe su One Way Home), con il pubblico entusiasta che canta il ritornello finale. Con una sostenuta And We Danced viene riproposto il primo successo del gruppo, per poi estrarre da un disco interlocutorio come Zig Zag una dolcissima ballata Give The Music Back, che dà il titolo a questo album:  gli “encore” si aprono con un medley di sette minuti dove fa la sua “porca” figura una torrida versione di It’s The End Of The World As We Know It dei R.E.M., ma anche la splendida What’s So Funny ‘Bout Peace, Love & Understanding, scritta da Nick Lowe e resa celebre da Elvis Costello. Per concludere un concerto magnifico arriva una ariosa Beat Up Guitar, dal “riff” accattivante e trascinante. Sipario e applausi.

Gli Hooters non sono una band qualunque, hanno cultura e preparazione, e anche se, come detto, non sono molto popolari nelle nostre lande, fanno comunque  una musica folk-rock sempre di buon livello qualitativo, che rimanda  alle sonorità di gruppi come i The Men They Could’t Hang, certe cose dei Pogues, degli Hothouse Flowers, e persino (per chi scrive) dei Waterboys di Fisherman’s Blues, e devo ammettere che per quanto mi piacessero in passato non pensavo che sarebbero stati capaci di arrivare al livello di questo album dal vivo, e quindi come dimostra Give The Music Back Live, anche se erano scomparsi in silenzio e riappaiono senza clamori, hanno ancora, almeno per il sottoscritto, parecchio da dire nell’ambito del panorama musicale roots-rock americano. Quindi anche se, come al solito, il disco non è di facile reperibilità (è uscito nel mese di giugno), vale la pena di cercarlo.

Tino Montanari

Cofanetti Per L’Autunno 4. R.E.M. – Automatic For The People Super Deluxe Edition 10 Novembre 2017

rem automatic for the people box

R.E.M. – Automatic For The People – 3CD/Blu-Ray – 2 CD – 1 LP – Craft/Concord/Universal 10-11-2017

Il 10 novembre è prevista l’uscita, nella serie delle ristampe Deluxe del catalogo dei R.E.M., di questa versione molto curata (e costosa) di Automatic For The People, forse il loro album più bello, almeno per il sottoscritto, ma credo non solo per me. Quindi dopo Out Of Time, che rimane il loro disco più celebre, e comunque uno dei migliori, tocca anche all’album del 1992 ricevere questo trattamento di lusso, in occasione del 25° Anniversario dall’uscita. Sul sito della band, oltre alle versioni sopra riportate, ce ne sono diverse altre prenotabili solo lì, di solito con una T-Shirt aggiunta, una piccola borsa e un paio di altri gadgets, comunque al doppio del prezzo della edizione quadrupla normale, che in ogni caso dovrebbe costare oltre i 90 euro.

Ecco i contenuti completi del cofanetto che sicuramente ha un prezzo molto alto anche in virtù del libro rilegato da 60 pagine. La versione in 2 CD conterrà i primi due dischetti della versione quadrupla. In pratica i 20 demos inediti sono solo sul, mentre il concerto del 1992 a Athens, Georgia è riportato anche nella versione doppia. E il Blu-ray oltre alle versioni audio in surround dei brani dell’album, conterrà anche i video realizzati per le varie canzoni.

CD1: The Album]
1. Drive
2. Try Not To Breathe
3. The Sidewinder Sleeps Tonite
4. Everybody Hurts
5. New Orleans Instrumental No. 1
6. Sweetness Follows
7. Monty Got A Raw Deal
8. Ignoreland
9. Star Me Kitten
10. Man On The Moon
11. Nightswimming
12. Find The River

[CD2: 40 Watt Club, Athens, GA, 19 November 1992]
1. Drive
2. Monty Got A Raw Deal
3. Everybody Hurts
4. Man On The Moon
5. Losing My Religion
6. Country Feedback
7. Begin The Begin
8. Fall On Me
9. Me In Honey
10. Finest Worksong
11. Love Is All Around
12. Funtime
13. Radio Free Europe

[CD3: Automatic Demos]
1. Drive (Demo)
2. Wake Her Up (Demo) (The Sidewinder Sleeps Tonite)
3. Mike’s Pop Song (Demo)
4. C To D Slide 13 (Demo) (Man On The Moon)
5. Cello Scud (Demo) (Sweetness Follows)
6. 10K Minimal (Demo) (Find The River)
7. Peter’s New Song (Demo)
8. Eastern 93111 (Demo)
9. Bill’s Acoustic (Demo)
10. Arabic Feedback (Demo) (Fruity Organ)
11. Howler Monkey’ (Demo) (Ignoreland)
12. Pakiderm (Demo)
13. Afterthought (Demo)
14. Bazouki Song (Demo) (Try Not To Breathe)
15. Photograph (Demo)
16. Michael’s Organ (Demo) (Everybody Hurts)
17. Pete’s Acoustic Idea (Demo)
18. 6-8 Passion & Voc (Demo) (Monty Got A Raw Deal)
19. Hey Love (Mike Voc / Demo) (Star Me Kitten)
20. Devil Rides Backwards (Demo) (Big Talk)

[Blu-ray: Surround Mix & Videos]
1. Drive (Dolby Atmos Mix)
2. Try Not To Breathe (Dolby Atmos Mix)
3. The Sidewinder Sleeps Tonite (Dolby Atmos Mix)
4. Everybody Hurts (Dolby Atmos Mix)
5. New Orleans Instrumental No. 1 (Dolby Atmos Mix)
6. Sweetness Follows (Dolby Atmos Mix)
7. Monty Got A Raw Deal (Dolby Atmos Mix)
8. Ignoreland (Dolby Atmos Mix)
9. Star Me Kitten (Dolby Atmos Mix)
10. Man On The Moon (Dolby Atmos Mix)
11. Nightswimming (Dolby Atmos Mix)
12. Find The River (Dolby Atmos Mix)
13. Photograph (Dolby Atmos Mix)
Videos:
Drive
The Sidewinder Sleeps Tonite
Everybody Hurts
Man On The Moon
Nightswimming (British Version)
Find The River
Nightswimming (R Version)
Automatic For The People Press Kit

Alla prossima.

Bruno Conti

Ristampe Recenti 2: Golden Earring, Il Cofanetto Dell’Opera Omnia – The Complete Studio Recordings

golden earring the complete studio recordings

Golden Earring – The Complete Studio Recording – 29 CD – Unversal

Lo scorso 17 febbraio è stato pubblicato anche questo box che raccoglie l’opera completa dei Golden Earring, eccellente band olandese in attività dal 1965, famosi, come i connazionali Shocking Blue, quelli di Venus, soprattutto per un unico grande successo, Radar Love (che nel 1973 arrivò ai primi posti nelle classifiche di tutto il mondo, e suonata nel corso degli anni, fra i tanti, anche da Santana, R.e.m. e U2), ma con una consistente discografia di 26 album e moltissimi singoli.

Questo è il titolo dei dischi contenuti nel cofanetto:

Just Ear-rings (1965)
Winter Harvest (1967)
Miracle Mirror (1968)
On The Double (1969)
Eight Miles High (1969)
Golden Earring (1970)
Seven Tears (1971)
Together (1972)
Moontan (1973)
Switch (1975)
To The Hilt (1976)
Contraband (1976)
Grab It For A Second (1978)
No Promises … No Debts (1979)
Prisoner Of The Night (1980)
Cut (1982)
N.E.W.S. (1983)
The Hole (1986)
Keeper Of The Flame (1989)
Bloody Buccaneers (1991)
Face It (1994)
Love Sweat (1995)
Paradise In Distress (1999)
Millbrook U.S.A. (2003)
Tits’ n Ass (2012)
The Hague (2015)
Non-album tracks 1 (1965 – 1969)
Non-album tracks 2 (1969 – 1980)
Non-album tracks 3 (1982 – 2003)

E questi sono i titoli delle canzoni raccolte nei tre CD di rarità:

Disc 27: Non-album tracks 1 (1965-1969) *

Chunk of Steel (B-side to “Please Go” – Polydor S 1181 (NL), 1965)
That Day (single A-side – Polydor 421 023 (NL), 1966)
The Words I Need (single B-side – Polydor 421 023 (NL), 1966)
If You Leave Me (single A-side – Polydor 421 036 (NL), 1966)
Waiting for You (single B-side – Polydor 421 036 (NL), 1966)
Things Go Better (single A-side – Coca-Cola SL 3004 (NL), 1966)
Rum and Coca-Cola (single B-side – Coca-Cola SL 3004 (NL), 1966)
Daddy Buy Me a Girl (single A-side – Polydor 421 050 (NL), 1966)
What You Gonna Tell (single B-side – Polydor 421 050 (NL), 1966)
Don’t Run Too Far (single A-side – Polydor 421 056 (NL), 1966)
Wings (single B-side – Polydor 421 056 (NL), 1966)
Sound of the Screaming Day (single A-side – Polydor S 1244 (NL), 1967)
She Won’t Come to Me (single B-side – Polydor S 1244 (NL), 1967)
Together We Live, Together We Love (single A-side – Polydor S 1250 (NL), 1967)
Dong-Dong-Di-Ki-Di-Gi-Dong (single A-side – Polydor S 1277 (NL), 1968)
Wake Up – Breakfast (single B-side – Polydor S 1277 (NL), 1968)
Where Will I Be (single A-side – Polydor S 1315 (NL), 1969)
It’s Alright But I Admit It Could Be Better (single B-side – Polydor S 1315 (NL), 1969)

Disc 28: Non-album tracks 2 (1969-1980)

Another 45 Miles (single A-side – Polydor S 1336 (NL), 1969)
I Can’t Get a Hold on Her (single B-side – Polydor S 1336 (NL), 1969)
Holy Holy Life (single A-side – Polydor 2001 135 (NL), 1971)
Jessica (single B-side – Polydor 2001 135 (NL), 1971)
Stand By Me (single A-side – Polydor 2050 216 (NL), 1972)
The Song is Over (B-side to “Radar Love” – Polydor 2050 262 (NL), 1973)
Instant Poetry (single A-side – Polydor 2001 518 (NL), 1973)
Lucky Number (B-side to “Ce Soir” – Polydor 2050 353 (NL), 1975)
Babylon (B-side to “Sleepwalkin'” – Polydor 2001 626 (NL), 1975)
I Need Love (from Mad Love – MCA Records 2254 (U.S.), 1977)
Can’t Talk Now (B-side to “Movin’ Down Life” – Polydor 2001 824 (NL), 1978)
Only a Matter of Time (B-side to “Weekend Love” – Polydor 2001 886 (NL), 1979)
I Do Rock ‘N Roll (single A-side – Polydor 2001 929 (NL), 1979)
Triple Treat (B-side to “Long Blond Animal” – Polydor 2001 988 (NL), 1980)
Annie (B-side to “No For An Answer” – Polydor 2002 015 (NL), 1980)

Disc 29: Non-album tracks 3 (1982-2003)

King Dark (B-side to “Twilight Zone” – 21 Records 005 (NL), 1982)
Shadow Avenue (B-side to “The Devil Made Me Do It” – 21 Records 012 (NL), 1982)
Something Heavy Going Down (single A-side – 21 Records 032 (NL), 1984)
Gimme a Break (B-side to “Why Do I” – 21 Records 044 (NL), 1986)
You Gun My Love (B-side to “Turn the World Around” – JAWS Records 559 (NL), 1989)
Time Warp (B-side to “Going to the Run” – Columbia 656802 7 (NL), 1991)
Steam Roller (12″ B-side to “Going to the Run” – Columbia 656802 6 (NL), 1991)
Madame Zou Zou (B-side to “Temporary Madness” CD single – Columbia 657283 2 (NL), 1991)
So You Want to Be a Rock ‘N’ Roll Star/L.A. Woman (B-side to “This Wheel’s On Fire” CD single – Columbia 662831 2 (NL), 1995)
Try a Little Tenderness (B-side to “Gotta See Jane” CD single – Columbia 663224 1 (NL), 1996)
Burning Stuntman (single A-side – CNR Music 2003404 (NL), 1997)
Mood Indigo (B-side to “The Devil Made Me Do It (Live)” CD single – CNR Music 2003607 (NL), 1998)
Miles Away from Nowhere (from The Devil Made Us Do It – 35 Years box set – Universal 549 149-2 (NL), 2000)
Yes! We’re On Fire (from The Devil Made Us Do It – 35 Years box set – Universal 549 149-2 (NL), 2000)
Gypsy Rose (B-side to “Albino Moon” CD single – Universal 019 738-2 (NL), 2003)
Adrenaline (B-side to “A Sound I Never Heard” CD single – Universal 019 960-2 (NL), 2003)

Il cofanetto non è costosissimo, il prezzo indicativamente oscilla intorno ai 150 euro, poco più o poco meno.

Alla prossima.

Bruno Conti

Il 18 Novembre Usciranno Anche Le Ristampe Deluxe di Out Of Time Dei R.E.M. E Stand Up Elevated Edition Dei Jethro Tull

r.e.m. out of time box

Nelle varie rubriche dedicate alle ristampe dei box più o meno natalizi erano state tralasciate le segnalazioni di due uscite abbastanza importanti entrambe previste per venerdì 18 novembre, rimediamo.

La Universal, che è la nuova detentrice dei diritti di distribuzione del catalogo dei R.E.M. ripubblicherà in vari formati, per il 25° anniversario dall’uscita, quello che è stato l’album di maggior successo della band di Athens, Georgia (probabilmente non il più bello, che per il sottoscritto rimane ad appannaggio del successivo Automatic For The People). Tra l’altro proprio in questi giorni Michael Stipe ha espresso il desiderio di ritornare alla musica attiva, dopo l’apparizione negli scorsi mesi ad alcuni concerti-tributo a David Bowie. E lo ha fatto proprio in alcune interviste per promuovere l’uscita di Out Of Time.

Il disco uscirà in molte versioni: 2 CD Deluxe, CD, 3 LP, LP singolo, e la versione più interessante in 3 CD + Blu-ray, di cui a seguire trovate il contenuto:

Tracklist
[CD1]
1. Radio Song
2. Losing My Religion
3. Low
4. Near Wild Heaven
5. Endgame
6. Shiny Happy People
7. Belong
8. Half A World Away
9. Texarkana
10. Country Feedback
11. Me In Honey

[CD2]
1. Losing My Religion 1 (Demo)
2. Near Wild Heaven 1 (Demo)
3. Shiny Happy People 1 (Demo)
4. Texarkana 1 (Demo)
5. Untitled Demo 2
6. Radio – Acoustic (Radio Song 1 Demo)
7. Near Wild Heaven 2 (Demo)
8. Shiny Happy People 2 (Demo)
9. Slow Sad Rocker (Endgame Demo)
10. Radio Band (Radio Song 3 Demo)
11. Losing My Religion 2 (Demo)
12. Belong (Demo)
13. Blackbirds (Half A World Away Demo)
14. Texarkana (Demo)
15. Country Feedback (Demo)
16. Me On Keyboard (Me In Honey Demo)
17. Low (Demo)
18. 40 Sec. (40 Second Song Demo)
19. Fretless 1 (Demo)

[CD3: Live At Mountain Stage]
1. Introduction
2. World Leader Pretend
3. Radio Song
4. Fall On Me
5. Its The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)
6. Half A World Away
7. Belong
8. Love Is All Around
9. Losing My Religion
10. Dallas (Featuring Billy Bragg, Robyn Hitchcock, Clive Gregson & Christine Collister)
11. Radio Song
12. Disturbance At The Heron House
13. Low
14. Swan Swan H
15. Pop Song 89

[Blu-ray]
1. Out Of Time Hi-Resolution Audio
2. Out Of Time 5.1 Surround Sound
3. Radio Song (Music Video)
4. Losing My Religion (Music Video)
5. Low (Music Video)
6. Near Wild Heaven (Music Video)
7. Shiny Happy People (Music Video)
8. Belong (Music Video)
9. Half A World Away (Music Video)
10. Country Feedback (Music Video)
11. Time Piece

jethro tull stand up elevated edition

Sempre lo stesso giorno, nell’ambito delle ristampe del catalogo dei Jethro Tull a cura di Steven Wilson (che affianca questa attività alla sua carriera nei Porcupine Tree e a quella di solista), questa volta tocca a Stand Up (il loro album che prediligo in assoluto, insieme a Benefit): la nuova versione è stata definita Elevated Edition in quanto ripristina il formato pop-up del disco originale (avevo il vinile originale) con i quattro musicisti che scattano sull’attenti quando aprite la copertina del disco (in questo caso del cofanetto, cliccate sull’immagine del Post e lo vedete bene). Come sempre nelle ristampe di Wilson (anche quelle per i King Crimson) viene data molta importanza al contenuto audiofilo del remaster, con versioni 5.1, remix e quant’altro, inserite in Blu-ray o DVD (in questo caso) dove però il contenuto video è minimo, ma il prezzo è massimo, ossia di solito sono ristampe costose.

Comunque ecco i contenuti dei 2 CD e del DVD:

CD1: (Stereo remixes – Steven Wilson)
01- A New Day Yesterday
02- Jeffrey Goes To Leicester Square
03- Bouree
04- Back To The Family
05- Look Into The Sun
06- Nothing Is Easy
07- Fat Man
08- We Used To Know
09- Reasons For Waiting
10- For A Thousand Mothers
Associated Recordings
11- Living In The Past
12- Driving Song
13- Bouree (Morgan version)
14- Living In The Past (Original 1969 Stereo single mix – Only released in Japan and on a US FM radio promo -Previously unreleased)
15- Driving Song (Original 1969 Stereo single mix – Only released in Japan and on a US FM radio promo -Previously unreleased)
16- A New Day Yesterday (BBC Sessions – Mono, previously released on the 2010 Collector’s Edition)
17- Fat Man (BBC Sessions – Mono, previously released on the 2010 Collector’s Edition)
18- Nothing Is Easy (BBC Sessions – Mono, previously released on the 2010 Collector’s Edition)
19- Bouree (BBC Sessions – Mono, previously released on the 2010 Collector’s Edition)

CD2:
Live at The Stockholm Konserthuset 9th January 1969
01- Introduction
02- My Sunday Feeling
03- Martin’s Tune
04- To Be Sad Is A Mad Way To Be
05- Back To The Family
06- Dharma For One
07- Nothing Is Easy
08- A Song For Jeffrey
09- To Be Sad Is A Mad Way To Be (First show version)
10- Living In The Past (Original 1969 mono single mix)
11- Driving Song (Original 1969 mono single mix)
12- Stand Up Radio spot # 1 (Previously released on the 2010 Collector’s Edition)
13- Stand Up Radio spot # 2 (Previously released on the 2010 Collector’s Edition)

DVD (Audio & Video)
1- Steven Wilson remixes in 96/24 PCM stereo and DD/DTS 5.1 surround
2- 96/24 flat transfer of Stand Up original stereo master tapes from 5th June 1969
3- 96/24 flat transfer of original 1969 mono & stereo mixes of Living In The Past & Driving Song

Video footage from Stockholm 1969
01 – To Be Sad Is A Mad Way To Be
02 – Back To The Family

Comunque la quota di brani rari ed inediti rimane interessante (rispetto alle bonus presenti nella ristampa in CD del 2001), tale da giustificare un eventuale nuovo acquisto, anche se non credo si tratti di una edizione per il 47° anniversario, ma con le case discografche di oggi chi può dirlo per certo? Il tutto esce per la Parlophone/Warner.

Direi che per oggi è tutto.

Bruno Conti