I Classici Non Mancano Neppure Nel Secondo Capitolo! Richard Thompson – Acoustic Classics II

richard thompson acoustic classics II

Richard Thompson – Acoustic Classics II – Beeswing/Proper

Nel primo volume, uscito circa tre anni fa nel luglio 2014, Richard Thompson aveva rivisitato una nutrita serie di “classici” del proprio repertorio in versione acustica: brani già eseguiti moltissime volte in modalità voce e chitarra, ma tratti solo da esibizioni live, mentre per il disco si era scelto proprio di inciderli ex novo, con un arrangiamento ad hoc e con la tecnologia di studio a disposizione, nonché spesso con l’esperienza e la visione differente maturate in quasi 50 anni di carriera. Il bacino da cui pescare non mancava di sicuro, in quanto il musicista di Notting Hill Gate ha scritto una serie impressionante di bellissime canzoni e quindi c’era solo l’imbarazzo della scelta: e quindi nel CD del 2014, che forse allora non era ancora previsto fosse il primo di una serie, troviamo brani splendidi come I Want To See The Bright Lights, Wall The Death, Walking On A Wire, 1952 Vincent Black Lightning, Shoot Out The Lights, tanto per citarne alcune, comunque potete leggere dei contenuti completi qui http://discoclub.myblog.it/2014/07/21/electric-quasi-inevitabilmente-richard-thompson-acoustic-classics/ . Per il nuovo capitolo Thompson ha deciso di andare ancora più a fondo nel proprio songbook, riprendendo anche alcuni dei pezzi scritti per i Fairport Convention, oltre ad alcune canzoni tratte dal repertorio solista, quello più ampio ed altre ancora incise anche da altri cantanti. Il risultato è come sempre di grande fascino, sia per gli amanti di Richard Thompson, sia per chi lo avvicina per la prima volta, per quanto il sottoscritto, come si desume dai numerosi post che gli ho dedicato sul Blog e anche da parecchie recensioni scritte per il Buscadero, lo predilige in versione elettrica, o forse, meglio in ancora, in una combinazione delle due modalità.

L’apertura è affidata a She Twists The Knife Again, un brano tratto da Across A Crowded Room del 1985, il secondo album del post Richard & Linda Thompson (ma in mezzo c’era stato Small Town Romance, un album acustico dal vivo, uno dei tanti della sua discografia), una delle sue canzoni più accorate, ricca di rabbia e disperazione, sulla dissoluzione di un rapporto, forse un “classico” minore ma che comunque ad oltre trenta anni dalla sua composizione, e anche in versione acustica, non ha perso la rabbia e l’urgenza della versione originale, forse temperate dalla distanza temporale ma ancora brucianti, con la chitarra acustica a disegnare le solite traiettorie incredibili. The Ghost Of You Walks era su You? Me? Us?, il doppio album uscito nel 1996, tra i più controversi a livello critico di Thompson, secondo il sottoscritto comunque un piccolo capolavoro, e con questa canzone dove si apprezzava il lavoro dell’altro grande Thompson, Danny, un brano intimista e malinconico. Genesis Hall, uno dei primi capolavori scritti per i Fairport Convention, appariva su Unhallbricking del 1969 ed era in origine cantata da Sandy Denny, Richard ci regala una splendida versione aggiornata per questo Acoustic Classics, Jet Plane In A Rocking Chair era su Poor Down Like Silver, il disco del 1975 inciso insieme a Linda, un alto “classico minore”, ma ci sarebbe gente pronta a uccidere per scrivere delle canzoni così belle, e Thompson la canta con la sua voce unica e particolare che a 68 anni non mostra cenni di cedimento, ancora fresca e vivace, oggi come ieri.

A Heart Needs A Home è una delle sue ballate più belle (ma ne ha scritte di brutte?), struggente e delicata, è un’altra delle canzoni incise con Linda, ma che poi ritorna periodicamente nei suoi dischi, sempre unica e diversa. Pharaoh non è notissima, secondo alcuni è una delle sue composizioni più affascinanti, per altri addirittura la più bella, in origine era su Amnesia del 1988, il secondo disco prodotto da Mitchell Froom; io non mi spingerei così a fondo nell’entusiasmo, per quanto il brano sia intenso ed avvolgente, riservando le mie lodi per Gethsemane, una delle sue perle nascoste, apparsa su The Old Kit Bag, il disco del 2003 che andrebbe ripescato tra i suoi lavori migliori: in questa versione doppia chitarra acustica, una che tiene il ritmo e l’altra che disegna fregi sonori di classe sopraffina. Devonside ammetto che non la ricordavo neppure io, si trova su Hand Of Kindness, il primo disco del post Richard & Linda, un’altra storia di una relazione finita tragicamente, ma in questo caso non legata direttamente alla propria vicenda; non sarà nota ma è pur sempre un ascolto avvincente; così come quello della successiva Meet On The Ledge, a tutt’oggi la signature song dei Fairport, scritta quanto aveva 19 anni, ed interpretata insieme alla Denny su What We Did On Our Holidays, una sorta di variazione sul tema dell’amore eterno che anche oggi, in questa versione della maturità, non ha perso un briciolo del suo fascino, con Richard che ancora una volta si sdoppia alla chitarra acustica per questa splendida canzone.

Keep Your Distance viene da Rumor And Sigh, uno degli album degli anni ’90, per chi scrive uno dei migliori della maturità, lo stesso disco di 1952 Vincent Black Lightning e I Misunderstood presenti nel precedente Acoustic Classics, un’altra delle tipiche composizioni del nostro, con la rara presenza di una seconda voce ad armonizzare la melodia avvolgente e calda. Bathsheba Smiles viene da Mock Tudor, l’ultimo disco degli anni ’90, siamo nel 1999, e forse anche il più bello complessivamente, con brani che magari non si ricordano singolarmente, ma sono sempre di grande pregio, come questo, sempre ammaliante anche in dimensione acustica (ma se vi viene voglia di ascoltarli in versione elettrica sono ancora più brillanti). Crazy Man Michael, scritta sempre a 19 anni, insieme a Dave Swarbrick, per il capolavoro assoluto dei Fairport Convention e del folk-rock, Liege And Lief, anche questa affidata alla splendida voce di Sandy Denny ed ora riletta di nuovo alla voce del suo autore per una versione di rara intensità e bellezza, arricchita da un fingerpicking  chitarristico di grande tecnica e feeling. Il brano più recente contenuto in questo secondo capitolo della saga acustica è Guns Are The Tongues, che proviene da Sweet Warrior del 2007, uno degli ennesimi capolavori degli anni della maturità, un brano dove appare anche un mandolino per rendere la tragicità di questa devastante storia di un ragazzo allenato per diventare una macchina da guerra, cantata, a tratti, nuovamente con doppia voce, con una partecipazione ed una intensità una volta ancora quasi palpabili. E ancora da Rumor And Sigh, uno degli album più saccheggiati troviamo Why Must I Plead? un’altra delle sue canzoni d’amore, supplice e struggente, magnifica anche in questa “nuova” dimensione acustica.

Richard Thompson colpisce ancora!

Bruno Conti

 

Dopo Electric, Quasi Inevitabilmente… Un Altro “Piccolo” Capolavoro! Richard Thompson – Acoustic Classics

richard thompson acoustic classics

Richard Thompson – Acoustic Classics – Beeswing Inc./Proper Music/Ird

Dopo lo stupendo Electric http://discoclub.myblog.it/2013/02/22/semplicemente-richard-thompson-electric/, uscito all’incirca un anno e mezzo, era quasi inevitabile che Richard Thompson ci proponesse un disco acustico, una delle forme in cui più si esibisce nella dimensione concertistica https://www.youtube.com/watch?v=IfdkyHaD5OA (anche perché, per motivi economici, girare con una band costa) e che invece nel formato discografico risulta poco frequentata dal nostro. A ben guardare bisogna risalire al 1984, trent’anni fa, per trovare un disco solo voce e chitarra di Thompson, ovvero SmallTown Romance, peraltro registrato in concerto al Bottom Line di New York, due anni prima, agli inizi del 1982. E controllando la lista di quel disco, solo due brani si sovrappongono, I Want To See The Brights Lights Tonight Down Where The Drunkards Roll, un po’ perché alcuni dei “classici” che appaiono in questo nuovo disco non erano stati ancora scritti e, soprattutto, perché le ferite della separazione, artistica e coniugale, con Linda Thompson, non si erano ancora rimarginate e quindi andare a toccare alcune di quelle bellissime canzoni che avevano caratterizzato una decade di musica insieme provocavano una sensazione dolorosa.

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Ora, che di anni ne sono passati più di trenta, e Richard si è riavvicinato alla ex moglie , riappropriandosi anche di tutto il suo vecchio repertorio, quale migliore occasione di questa per riproporlo in una veste solitaria, solo con la voce e una chitarra acustica Lowden, scegliendo tra il suo sterminato repertorio, ma in una dimensione di studio. Infatti il disco non è dal vivo, ma è stato registrato in studio, dandoci la possibilità di ascoltare quelle che possono essere considerate tra le sue canzoni più rappresentative, non certo nella forma del Greatest Hits (perché successi, se non di critica, mai ne ha avuti) ma piuttosto in una sorta di “Richard Thompson sings his best songs” e quante ce n’erano da scegliere, quindi immagino che ridurle alle quattordici che appaiono in questo Acoustic Classics (e non ci sono quelle con i Fairport Convention) non sia stata una operazione facile, ma piacevole, anche per chi andrà ad ascoltarle, cioè noi  !

richard thompson live

In poco più di 50 minuti troviamo riunite alcune delle più belle canzoni che hanno fatto la storia della nostra musica: dalla splendida I Want To See The Bright Lights, che apre le danze, una delle più belle canzoni di tutti i tempi https://www.youtube.com/watch?v=go6-OOZaqK0  (secondo chi scrive Richard Thompson è tra i cinque migliori autori nella storia della canzone anglo-americana degli ultimi cinquant’anni, gli altri quattro, se volete saperlo, sono Dylan, Lennon-McCartney, che valgono per uno, Van Morrison e Bruce Springsteen, con Jimi Hendrix, in veste di wild card, e tantissimi altri, lì vicino, ad una inezia, a cominciare da John Fogerty. E’ meglio che mi fermi, ce ne sono troppi, per fortuna, quasi altrettanto indispensabili). Il secondo brano è un altro capolavoro, Walking On A Wire, brani che sono stupendi nelle loro versioni “elettriche” ma che rifulgono di una luce quasi abbagliante anche in queste versioni più intime, concise, con la chitarra acustica di Thompson che disegna traiettorie semplici ma quasi altrettanto essenziali di quelle originali e quella voce, particolare ed unica, che le riempie di nuovi significati. In effetti potremmo parlare di un disco ideale sia per i neofiti, che vogliono ascoltare il meglio, sia per i fans, i completisti, che non hanno mai abbastanza di che bearsi.

richard thompson one door open

Il terzo brano, anche questo stupendo, è Wall Of Death, che in origine si trovava su Shoot Out The Lights, il canto del cigno della coppia Richard & Linda Thompson, canzone tristissima ma ricca di mille suggestioni, come la successiva Where The Drunkards Roll, cha appariva invece nel loro disco di esordio, insieme alla title-track I Want To See The Brights Lights Tonight. Richard, oltre che chitarrista elettrico superbo è anche un grandissimo all’acustica, e quindi i florilegi che ci regala con la sua Lowden sono da gustare con piacere, quasi centellinare, stiamo ascoltando un maestro della chitarra in azione. Non ci sono solo brani celeberrimi in questo album, ma anche gli episodi cosidetti “minori” sono fior di canzoni, prendete la galoppante One Doors Opens, che appariva su un album poco noto, ma molto bello, ci mancherebbe, come Old Kit Bag oppure un brano come Persuasion, scritto con il neozelandese Tim Finn, “inventore” dei mai dimenticati Split Enz, e fratello del più famoso Neil, quello dei Crowded House, una canzone apparsa solo sulla antologia quadrupla Walking On A Wire, in qualche live ed interpretata come duetto con il figlio Teddy, altro brano di una bellezza quasi oltraggiosa https://www.youtube.com/watch?v=0fhJlc52hrA .

richard thompson live 2

1952 Vincent Black Lightning, una delle più belle canzoni mai dedicate ad una moto, era già acustica all’origine, uno dei suoi cavalli di battaglia in concerto, fin dall’apparizione in Rumor And Sigh, altro album tra i migliori della discografia di Thompson, e brano inserito tra le “100 All Time Songs” dalla rivista Time, con il vorticoso fingerpicking sulla chitarra che lo ha sempre caratterizzato https://www.youtube.com/watch?v=td2sewfxz88 . I Misunderstood è uno dei rarissimi brani di Richard che ha rischiato di diventare un singolo da classifica, anche grazie ad un bel video che circolava su MTV, viene sempre da Rumor and Sigh ed è un’altra bellissima canzone https://www.youtube.com/watch?v=te4YKjLJPro (in quel disco ce n’era una terza I Feel So Good, che in classifica ci entrò, sia pure nelle Billboard Modern Rock Tracks, non in quelle principali). Anche From Galway To Graceland, altro brano spettacolare, non è mai apparsa in un album ufficiale della discografia, ma solo nella ennesima antologia Watching The Dark, secondo voi quanti sono gli artisti che si possono permettere di disseminare tanti gioielli anche tra i cosiddetti “scarti” della propria propria produzione? Forse proprio, non a caso, solo quelli che ho citato poc’anzi tra i grandissimi!

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L’ultima cinquina di brani si apre con Valerie, uno dei brani più rock del suo canone sonoro, ma che è scintillante anche in questa versione acustica, con un intricatissimo lavoro di chitarra, la canzone in origine era su Daring Adventures del 1986. Altro tuffo nel passato, e altro capolavoro, Shoot Out The Lights, canzone-metafora sulla fine di un matrimonio e di un amore (che Wikipedia ci ricorda essere un brano della band metal Diamond Head, non sapevo, mi pare un chiaro esempio di omonimia). Beeswing è il nome dell’etichetta personale di Richard Thompson (quella che pubblica questo CD), ma è anche il titolo di un ulteriore brano, che appariva in origine su Mirror Blue, altro clamoroso esempio di folk contemporaneo di questo genio della musica, a occhio, anzi a orecchio, mi sembra che nel brano ci siano due chitarre, o è forse un mandolino quello di supporto? When The Spell Is Broken era su Across A Crowded Room, il disco che avrebbe dovuto dargli il successo commerciale, ma fu un clamoroso flop di vendite, l’ultimo album registrato in Inghilterra e l’ultimo prodotto da Joe Boyd, possiamo aggiungere un bel “ecchisenefrega”, vista la bellezza della canzone https://www.youtube.com/watch?v=xyxR8iU3Jxs . Forse la più bella in assoluto (ma è una bella lotta) è proprio quella posta in conclusione di questo Acoustic Classics, si chiama Dimming Of The Day e ogni volta che la ascolto capisco perché amo così tanto Richard Thompson e la sua musica, perché spesso queste canzoni sfiorano la perfezione del genio https://www.youtube.com/watch?v=ZaaSAwjPOlk !

Esce domani ufficialmente.

Bruno Conti

Novità Di Giugno Parte III. Tribute Americana To Paul McCartney, Tribute To Kate McGarrigle, Mavis Staples, Delbert & Glen, Aoife O’Donovan, Donna The Buffalo, Jane’s Addiction, Bobby Whitlock, Booker T Jones

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Riprendiamo con le ultime novità discografica. Partiamo con i tributi, due a personaggi importanti e uno “virtuale” del sottoscritto ad una “signora” che non molla mai.

Partiamo con Let Us In Americana The Music Of Paul McCartney, un CD delle canzoni di Paul McCartney (e John Lennon) per raccogliere fondi per le donne in difficoltà e per il fondo sulla ricerca per il cancro. Esce il 25 giugno per la Reviver Records, il giorno che andò in onda lo speciale televisivo della BBC in mondovisione Our World, con i Beatles che cantavano All You Need Is Love. Prodotto e registrato da Phil Madeira tra Nashville, New York e San Francisco, oltre che per una buona causa è anche per la buona musica:

The Wood Brothers – “Come And Get It”
Buddy Miller – “Yellow Submarine”
Will Hoge – “Band On The Run”
Jim Lauderdale – “I’m Looking Through You”
Holly Williams – “My Love”
Teddy Thompson *** – “Let Me Roll It”
Bruce Cockburn ** – “Fool On The Hill”
Ollabelle ** – “Get Back”
Lee Ann Womack – “Let ‘Em In”
Steve Earle & Allison Moorer *** – “I Will”
Rodney Crowell * – “Every Night”
Matraca Berg – “Yesterday”
Ketch Secor – “Give Ireland Back To The Irish”
Sam Bush – “I’ve Just Seen A Face”
Ed Snodderly – “Uncle Albert/Admiral Halsey”
The McCrary Sisters (Amy Helm, Fiona McBain & Allison Moorer) – “Let It Be”

New York ** and San Francisco ***

Il cast è assolutamente all’altezza (a parte Ed Snodderly che non ho mai frequentato) e le canzoni pure!

Altro tributo a carattere benefico (per la ricerca sul Sarcoma) è quello dedicato alla musica di Kate McGarrigle. Il titolo completo del disco è Sing Me The Songs: Celebrating The Works Of Kate McGarrigle. Uscirà anche un documentario intitolato Sing Me The Songs That Say I Love You… che verrà proiettato il 25 giugno in contemporanea all’uscita del doppio CD pubblicato dalla Nonesuch Records. Entrambi prendono a piene mani dai tre concerti tenuti per l’occasione a Londra, New York e Toronto nel 2012 e dai quali Joe Boyd, che supervisiona l’operazione, ha estratto i brani per questo gioiellino. Ci sono molte chicche tra cui, per la prima volta insieme su un palco, da oltre trenta anni, Richard & Linda Thompson, e varrebbe solo per quello se non ci fossero anche, in varie combinazioni:

Disc: 1
1. Kiss and Say Goodbye – By Rufus Wainwright, Anna McGarrigle, Martha Wainwright
2. Southern Boys – By Rufus Wainwright
3. Talk to Me of Mendocino – By Norah Jones
4. Entre Lajeunesse et la sagesse – By Rufus Wainwright, Anna McGarrigle, Emmylou Harris
5. Matapedia – By Martha Wainwright
6. I Eat Dinner (When the Hunger’s Gone – By Rufus Wainwright, Emmylou Harris
7. Swimming Song – By Jimmy Fallon
8. Saratoga Summer Song – By Teddy Thompson
9. Tell My Sister – By Martha Wainwright
10. I Don’t Know – By Krystle Warren
11. First Born – By Rufus Wainwright, Martha Wainwright
12. Heart Like a Wheel – By Emmylou Harris, Anna McGarrigle, Krystle Warren, Martha Wainwright, Lily Lanken
13. Go Leave – By Antony
14. As Fast As My Feet Can Carry Me – By Emmylou Harris, Norah Jones
15. Walking Song – By Rufus Wainwright
16. Proserpina – By Kate McGarrigle, Sloan Wainwright, Martha Wainwright
Disc: 2
1. I Am a Diamond – By Martha Wainwright, Rufus Wainwright
2. Mother Mother – By Broken Social Scene
3. On My Way To Town – By Anna McGarrigle, Sylvan Lanken, Lily Lanken
4. Over The Hill – By Norah Jones, Lily Lanken
5. I Cried for Us – By Rufus Wainwright, Antony
6. The Work Song – By Justin Vivian Bond
7. Come Back Baby – By Jenni Muldaur, Teddy Thompson, Greg Prestopino
8. Oliver, Remember Me? – By Rufus Wainwright
9. Dans le silence – By Robert Charlebois, Anna McGarrigle
10. Jacques and Giles – By Anna McGarrigle, Lily Lanken
11. All the Way to San Francisco – By Martha Wainwright
12. Tell My Sister – By Peggy Seeger
13. Travelling On For Jesus – By Chaim Tannenbaum
14. Go Leave – By Linda Thompson, Richard Thompson
15. Darlin’ Kate – By Emmylou Harris
16. Dink’s Song – By Anna McGarrigle, Chaim Tannenbaum, Rufus Wainwright, Martha Wainwright
17. Love Over and Over – By Sing Me The Songs Ensemble
18. I Just Want to Make It Last – By Kate McGarrigle

Si usa dirlo, ma, in questo caso, veramente imperdibile!

Mavis Staples il 10 luglio compirà 74 anni, ma da quando nel 2004 con Have A Little Faith ha iniziato quella che si può definire una seconda carriera, non ha più sbagliato un disco, uno più bello dell’altro. Questo One True Vine è il secondo album che pubblica per la Anti con la produzione di Jeff Tweedy dei Wilco, dopo il fantastico You Are Not Alone, vincitore del suo unico premio Grammy come miglior album nella categoria Americana nel 2011 in quasi 50 anni di carriera. Proprio a volere essere pignoli, e ai primi ascolti, mi sembra leggerissamamente inferiore al suo predecessore, forse perché è più scarno negli arrangiamenti (nel CD appaiono come musicisti solo Tweedy e il diciassettenne figlio Spencer) ma sempre con delle canzoni formidabili, da pezzi scritti per l’occasione dallo stesso Jeff e da Nick Lowe, a cover di brani dei Low, Funkadelic e Pops Staples, cantate da Mavis con una voce che non si arrende, per il momento, allo scorrere del tempo!

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 Un altro trio di proposte dagli States.

I due album in coppia di Delbert McClinton e Glen Clark risalgono al 1972 e 1973 e ora i due, come Delbert & Glen tornano nuovamente insieme con Blind, Crippled and Crazy, uscito per la New West lo scorso 18 giugno, ma in gestazione da una decina di anni. Il duo texano ricomincia esattamente da dove aveva lasciato 40 anni fa: blues, soul, country, R&B, vogliamo aggiungere swamp rock e honky tonk, tutti miscelati in uno stile composito e trascinante, sostenuto da un paio di voci che benché mostrino la loro non più tenera età (McClinton i 70 anni li ha passati da un pezzo e Clark ne ha compiuti 65 quest’anno), comunque sono ancora in grado di armonizzare tra loro e trascinare gli ascoltatori come ai bei tempi andati. Il materiale è stato scritto e prodotto, in gran parte, dai due, con un aiuto anche da Gary Nicholson pure in cabina di regia con loro. Tra i musicisti e gli autori sono presenti l’ottimo batterista Tom Hambridge, così come Stuart Duncan a violino e mandolino, Anson Funderburgh e James Pennebaker alle chitarre, Bruce Katz alle tastiere e molti altri, oltre allo stesso Delbert McClinton all’armonica, che come si ricordava su altre pagine virtuali di questo Blog suonava lo strumento anche nella versione originale di Hey Baby di Bruce Channel (peraltro presente come co-autore di Oughta Know anche in questo nuovo album a 50 anni dalla precedente collaborazione) e nel susseguente tour inglese del 1962 insegnò i trucchi dello strumento ad un giovane John Lennon. 

Credevo che il gruppo dei Donna The Buffalo si fosse sciolto e invece a cinque anni dal precedente Silverlined tornanp, sempre su Sugar Hill, Con questo nuovo Tonight, Tomorrow and Yesterday, co-prodotto dal grande Robert Hunter che ha registrato l’album in una chiesa rurale di Enfield, nei pressi di New York, lasciando il lato compositivo nelle mani di Jeb Puryear e Tara Nevins che sono anche i leader e le voci soliste del gruppo, tra gli antesignani delle jam bands più roots dal lontano 1993, con uno stile che mescola con abilità pop, folk, rock, Americana a cajun, zydeco e perfino reggae con ottimi risultati. E questo nuovo album, solo il nono in più di venti anni di carriera, è uno dei loro migliori in assoluto, se non li conoscete da scoprire assolutamente.

Quella bella signora ritratta sulla copertina del suo disco di esordio come solista si chiama Aoife O’Donovan e avrete letto il suo nome nei credits di decine di album che avete ascoltato negli ultimi anni (da Ruth Moody a Kathy Mattea, da Dave Douglas a Caroline Herring, passando per Alison Krauss, Yo-Yo Ma, Carrie Rodriguez, Maura O’Connell e molti altri) ma è stata per parecchi anni anche la leader dei Crooked Still, una band americana  (come lei, nonostante nome e cognome, viene da New York via Massachusetts) di bluegrass celtico (?!?). ebbene sì. Il nuovo album, Fossils, uscito per la Yep Rock l’11 giugno, la lancia nell’ambito del cantautorato alternativo: prodotto da Tucker Martine, accompagnata da una bella band elettrica, con gli ospiti Sam Amidon (uno dei dischi migliori di questo scorcio il suo Bright Sunny South, ve lo ricordo) e Dave Douglas alla tromba, si inserisce in quel filone folk-rock dei Decemberists, Avett Brothers, Black Prairie senza dimenticare i classici come Richard & Linda Thompson, Emmylou Harris e la “collega” Alison Krauss. Oltre a tutto ha anche una bellissima voce, prendete nota.

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Ultimi tre dischi per questo Post, una ristampa e due titoli in uscita il 25 giugno in America ma che usciranno solo tra luglio e settembre sul continente europeo, sempre per i “misteri” delle case discografiche.

Bobby Whitlock potrebbe non dire molto ai più ma se vi ricordo, Delaney & Bonnie, Derek & The Dominos, George Harrison, Duane Allman, forse vi verrebbe in mente il bravissimo tastierista e vocalist che appariva nei loro dischi. When There’s A Way There’s A Will The ABC-Dunhill Recordings raccoglie i suoi primi due album da solista, l’omonimo Bobby Whitlock e Raw Velvet, usciti appunto in quei primi anni ’70 e che la Light In The Attic ci ripropone in unico CD. Quando si pensa che il fondo del barile sia stato raschiato sbucano dal nulla dei dischi straordinari, soprattutto il primo, dove appaiono molti dei nomi citati prima: da Duane Allman, non accreditato ai tempi, alla slide in una fantastica Dearest I Wonder da Raw Velvet passando per i vari Clapton, Harrison, Delaney & Bonnie Bramlett.

Tra l’altro Whitlock, che ha suonato in centinaia di dischi in questi ultimi 40 anni (era presente, anche, non accreditato in Exile On main Street degli Stones), continua imperterrito a fare dischi, molto belli, con la compagna Coco Carmel, l’ultimo Esoteric del 2012, di difficilissima reperibilità, peccato. Questo è da non perdere. Piccolo particolare: se vi chiedete chi cacchio è il produttore Jim Miller, aggiungete un my dopo Jim e otterrete Jimmy Miller, quello di Spencer Davis, Traffic, Stones, Family, Chicago, Steve Miller, Blind Faith, Delaney & Bonnie e mi fermo perché mi viene da genuflettermi!

Altro tastierista eccelso è Booker T Jones, che negli ultimi anni ha ripreso a pubblicare dischi con una certa regolarità con la rinata Stax, Sound The Alarm è l’ultimo della serie (e forse il meno bello), esce il prossimo martedì 25 giugno e il 4 settembre da noi. Perché? Non lo so!.

Comunque anche in questo nuovo album. Booker T, che non canta quasi mai, ha invitato una lunga serie di ospiti del “nu soul”, qualcuno bravo, Mayer Hawthorne, Vintage Trouble, Anthony Hamilton Raphael Saadiq (in veste di strumentista, come Gary Clark Jr, Sheila E e Poncho Sanchez, che appaiono nei brani strumentali, probabilmente i migliori) e altri meno (Estelle), questa è la lista completa con brani e ospiti:

1. Sound The Alarm [feat. Mayer Hawthorne]
2. All Over The Place [feat. Luke James]
3. Fun
4. Broken Heart [feat. Jay James Picton]
5. Feel Good
6. Gently [feat. Anthony Hamilton]
7. Austin City Blues [feat. Gary Clark Jr.]
8. Can’t Wait [feat. Estelle]
9. 66 Impala [feat. Poncho Sanchez & Sheila E.]
10. Watch You Sleeping [feat. Kori Withers]
11. Your Love Is No Love [feat. Vintage Trouble]
12. Father Son Blues [feat. Ted Jones]

L’ulitmo è il figlio di Booker T, un po’ di sano nepotismo non guasta, come chitarrista non è male. Non un capolavoro, ma piacevole nell’insieme anche se non sempre mi piace il tipo di suono scelto dai produttori Bobby Ross e Issiah “IZ” Avila, quelli di Usher e Mary J Blige. 

E per finire Jane’s Addiction Live In NYC, CD, Dvd, CD+DVD, Blu-Ray, Vinile, esce il 25 giugno negli Stati Uniti per la Universal e il 9 luglio sul mercato europeo. Si tratta della registrazione del concerto tenuto al City’s Terminal di New York il 25 luglio del 2011 nel corso del tour della reunion in preparazione alla pubblicazione di The Great Escape Artist.

That’s All Folks, alla prossima.

Bruno Conti

Si Ritorna Sempre Sul Luogo Del Delitto, Ovvero Dischi Così Belli Se Ne Fanno Pochi! Richard And Linda Thompson – Shoot Out The Lights

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Richard And Linda Thompson – Shoot Out The Lights – Rhino Handmade/Warner – 2 CD

Non è nuovo, la Rhino Handmade lo aveva reso disponibile sul proprio sito l’11 novembre del 2010 per i “soliti” immancabili 40 dollari più spese di spedizione, ma visto che in questi giorni la Warner europea lo rende nuovamente disponibile, se avete in mente di fare una “pazzia finanziaria” (perché sempre caro costa) questo è il momento!

Uno dei più bei “divorce album” di tutti i tempi: brani come Don’t Renege On Our Love e Did She Jump Or Was She Pushed la dicono lunga sull’argomento, ma ci sono almeno tre delle più belle canzoni mai scritte da Richard Thompson e interpretate con quella che allora era la moglie Linda (nata Peters), Walking on A Wire, A Man In Need e Wall Of Death. Tra le più belle in assoluto anche nella storia della musica pop(olare) tutta e pure il resto del disco non scherza.

Se ci aggiungete un secondo disco con undici brani dal vivo tratti da quel “mitico” tour direi che è difficile resistere (se non fosse per il prezzo e la non facile reperibilità)! Per darvi un ulteriore stimolo, questa è la lista completa dei brani (alla fine del secondo CD, quello dal vivo, c’è anche una hidden track, una versione di The Price Of Love degli Everly Brothers, tratta da una vecchia cassetta, per il resto il sound è superbo come in tutti i Rhino Handmade):

Disc 1
1. “Don’t Renege On Our Love”
2. “Walking On A Wire”
3. “A Man In Need”
4. “Just The Motion”
5. “Shoot Out The Lights”
6. “Back Street Slide”
7. “Did She Jump Or Was She Pushed?”
8. “Wall Of Death”

Disc 2 – Live
1. “Dargai”*
2. “Back Street Slide”*
3. “Pavanne”*
4. “I’ll Keep It With Mine”*
5. “Borrowed Time”*
6. “Did She Jump Or Was She Pushed?”*
7. “I’m A Dreamer”*
8. “Honky Tonk Blues”*
9. “Shoot Out The Lights”*
10. “For Shame Of Doing Wrong”*
11. “Dimming Of The Day”*  

Uomo (e donna) avvisati…! E se vedete le mie liste di fine anno (di ogni anno) sapete perché, il nome Richard Thompson non manca mai, anche quando non ha fatto nulla (le ristampe non mancano mai).

Bruno Conti