Lo Springsteen Della Domenica: Divertimento Assicurato! Bruce Springsteen – Fair Grounds Race Course, New Orleans April 30, 2006

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Bruce Springsteen – Fair Grounds Race Course, New Orleans April 30, 2006 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 2CD – Download

Eccoci per il consueto appuntamento con gli archivi live di Bruce Springsteen, che questa volta propongono il primo concerto in assoluto del Boss con la Seeger Sessions Band, quel fantastico ensemble che nel 2006 pubblicò il favoloso We Shall Overcome – The Seeger Sessions, uno strepitoso album nel quale Bruce andava a recuperare una serie di brani della tradizione popolare resi noti in passato dal grande Pete Seeger, arrangiando il tutto in maniera assolutamente coinvolgente, passando con disinvoltura dal folk al country al bluegrass all’old-time music. Questo live, più corto del solito (è “solo” doppio), rappresenta l’esordio assoluto dal vivo del Boss con questa band, soltanto sei giorni dopo l’uscita del disco, al New Orleans Heritage & Jazz Festival. Sul blog collegato al sito che vende in esclusiva i concerti di Bruce questa scelta è stata anche criticata, un po’ perché c’era già una valida testimonianza ufficiale del tour (lo splendido Live In Dublin, anche in DVD), ed anche perché il nostro è uno che entra in “forma Champions” man mano che la tournée procede, mentre all’inizio ci potrebbero essere problemi di rodaggio. Ebbene, all’ascolto di questo doppio album sembra che il gruppo fosse già in giro da mesi, tale è l’affiatamento, e se forse può essere condivisibile il fatto che il concerto di Dublino sia più completo, anche qui la goduria musicale tocca vette altissime: tra l’altro questa serata è sempre stata molto cara al Boss, in quanto la capitale della Louisiana si stava provando a rialzare proprio in quel periodo dopo i devastanti effetti dell’uragano Katrina.

Il concerto è quindi splendido, un concentrato irresistibile di suoni e colori, nel quali il nostro scava a fondo nelle proprie radici, ma lo fa con l’energia e la grinta tipica da rocker: io li avevo visti due volte, a Milano e Torino, e mi ricordo due dei concerti più divertenti di sempre, con il pubblico che cantava a squarciagola canzoni che avevano anche un secolo sulle spalle. Non sto a nominare tutti i componenti della band, ci vorrebbe una recensione a parte (compreso Bruce sono in venti), ma di sicuro non posso non citare la strepitosa sezione fiati di sei elementi guidata da Richie “La Bamba” Rosenberg, il violino di Sam Bardfeld, il banjo di Mark Clifford, il piano ed organo di Charlie Giordano (che di lì a breve sostituirà il povero Danny Federici nella E Street Band), e le vecchie conoscenze Patti Scialfa e Soozie Tyrell alle voci (la Tyrell anche al violino). Il primo CD è occupato quasi completamente dai brani di The Seeger Sessions, dalla scintillante apertura tra gospel e dixieland della straordinaria O Mary Don’t You Weep, perfetta per New Orleans, agli scatenati country-grass Old Dan Tucker, My Oklahoma Home e John Henry, tutti potenziati dai fiati così da creare un formidabile “wall of sound” di stampo roots, alla stupenda Jesse James, che parte come una vivace country song e termina con un suono degno della Preservation Hall Jazz Band. Non mancano le radici irlandesi del nostro, con la drammatica Mrs. McGrath (peccato però per l’assenza di Erie Canal), o il folk appalachiano Eyes On The Prize, davvero emozionante e con uno strepitoso intermezzo dixieland; l’unica canzone appartenente al passato del Boss è Johnny 99, in una strana versione funkeggiante a mio parere non molto riuscita (preferisco quando la suona con gli E Streeters, puro rock’n’roll).

Il primo dischetto si chiude con tre brani di matrice gospel: la maestosa How Can A Man Stand Such Times And Live?, con l’arrangiamento più “rock” della serata, l’irresistibile Jacob’s Ladder, dal crescendo continuo, ed una rilettura lenta e toccante dell’inno We Shall Overcome, il brano più noto dell’intero progetto. Il secondo CD, solo sei canzoni, inizia con una travolgente versione boogie-woogie in stile big band (alla Brian Setzer) di Open All Night, uno degli highlights dello show, con una prestazione monstre della sezione fiati e del pianoforte, subito seguita dalla altrettanto irresistibile Pay Me My Money Down, perfetta per il singalong con il pubblico (me la ricordo ancora al Forum di Assago, ballava anche il servizio d’ordine). Pausa di riflessione con la splendida My City Of Ruins (dedicata a New Orleans), molto vicina all’originale e tra le più applaudite, e poi la festa riprende con il country-dixieland Buffalo Gals, divertimento puro, ed una You Can Look (But You Better Not Touch) quasi irriconoscibile, tra swing e cajun. Essendo nella “Big Easy”, il finale con una commovente e lenta When The Saints Go Marching In, uno degli inni della città, è perfetto, e chiude alla grande un altro episodio imperdibile di questa benemerita serie di concerti.

Già pregusto il prossimo della serie (che dovrei ricevere a giorni), che ci riporterà negli anni settanta, con uno degli show che hanno contribuito a costruire la leggenda di Bruce come performer.

Marco Verdi