Le “Ripetizioni” Giovano? Rob Tognoni – Energy Red

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Rob Tognoni – Energy Red – Dixiefrog/IRD

Qualche tempo fa gli ho dedicato un Post e ora, a uscite invertite, eccomi di nuovo alle prese con lui. A distanza di pochi mesi dall’uscita di Boogie Like You Never Did, antologia tratta dagli ultimi tre album di studio pubblicati dalla belga Music Avenue, il “diavolo della Tasmania”, ovvero Rob Tognoni torna con un nuovo album, Energy Red, edito dalla francese Dixiefrog con la quale aveva già fatto il poderoso disco dal vivo Shakin’ The Devil’s Hand del 2005 (e dischi live ne sono usciti parecchi nella sua discografia). Posto che il modo ideale di ascoltare la musica di Tognoni sarebbe in un concerto o al limite in un disco live, questo nuovo CD, se siete amanti delle emozioni forti, al limite dell’hard rock, comunque in un ambito power-trio-boogie-rock con Gallagher, Hendrix, Thorogood, gli ZZtop ma anche i connazionali AC/DC nel cuore, dicevo che questo album potrebbe fare per voi.

Tognoni, con un cognome così è un “sudista” per forza e non solo perché viene dall’Australia; come mi è capitato di dire in altre occasioni, Dave Hole, sempre from down under, è un musicista di valore superiore sia come chitarrista che come cantante, in quell’ambito rock-blues, Rob è di grana più grossa, se Bonamassa vi sembra troppo “duro” qui addirittura eccediamo ma cionondimeno si può ascoltare con piacere. Il rock è anche il roll li troviamo in grande copia. Dalla partenza con wah-wah sparato a manetta dell’iniziale Take You Home Now si passa al boogie sudista con riff d’apertura estratto a forza dal songbook ZZtop di Boogie Don’t Need No Rest passando per la Thorogoodiana Fire From Hell. La sezione ritmica non è il massimo dell’inventiva ma picchia con gusto ed è comunque in grado di temperare i propri bollori in uno slow blues d’atmosfera come l’ottima Someone To Love dove l’organo dell’ospite Kel Robertson si affianca alla chitarra di Tognoni che dimostra di avere assimilato anche la lezione di uno Stevie Ray Vaughan o di un Ronnie Earl.

C’è spazio anche per i ritmi latin-rock con didgeroo al seguito di Don’t Love ma le sarabande con wah-wah di Queensland Heat sono sempre le preferite. Ma il chitarrista australiano dimostra di avere una buona tecnica anche nella hard ballad Blue Butterfly e, soprattutto, nella eccellente cover della mai dimenticata Can’t You See della grande Marshall Tucker Band, e qui la chitarra scivola libera da lacciuoli hard in puri territori southern. La cover di I Remember When I Was Young è l’occasione per conoscere un brano dei Chain storica e popolare formazione rock-blues australiana in azione nei primi anni ’70 ma assolutamente sconosciuta nel nostro emisfero. Ancora da prima viene la cover di As Tears Go By (per noi italiani Con Le Mie Lacrime) degli Stones: una ballata acustica in questa orgia di R&R? Ebbene sì, e la fa pure bene! Non contento, per la quarta ed ultima cover si cimenta anche con il repertorio dei Crowded House e con una versione acustica in solitaria della bellissima Better Be Home Soon. Evidentemente, come nei concerti c’è spazio per una parte più tranquilla, anche questo disco si riserva una oasi di tranquillità prima di ripartire con i ritmi cattivi del dittico quasi punk del finale, prima So Fuckin’ Bored e poi l’esplicativa I Wanna Play An Iggy Pop Record Today.

Bruno Conti   

“Southern Hard Rock”! Rob Tognoni – Boogie Like You Never Did

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Rob Tognoni – Boogie Like You Never Did – Music Avenue/blues Boulevard

Rob Tognoni è un “sudista”, anzi più che un sudista, viene da Down Under (anche se con quel cognome!), dal Queensland dell’Australia per la precisione e ormai ha una lunga carriera alle spalle. Viene considerato un ottimo chitarrista (famiglia Dave Hole per citare un altro australiano che però, per il sottoscritto, è decisamente più bravo) ed in effetti lo è, ma il suo genere più che il consueto e canonico rock-blues o power-trio si potrebbe definire southern hard rock. Influenze blues ce ne sono ma si tramutano con una abbondante innervatura di Hendrix, Ac/dc, ZZTop, il tutto suonato a volumi “heavy” con wah-wah che spesso imperversano dalle casse dei vostri impianti, nelle cuffiette o negli stereo della macchina (dove preferite): il buon Rob, se serve, aggiunge anche quella tastiera che fa tanto hard-rock anni ’70 ma anche progressive e psych, come nella tirata Spaceman dove ci dà una dimostrazione della sua perizia chitarristica. Altrove si dedica all’arte dello strumentale come nell’iniziale Reboot o all’hard rock di maniera come in The Broken String (con citazione hendrixiana nel testo), il tutto sempre di grana un po’ grossa, ma il genere lo richiede e ha i suoi estimatori, basta sapere cosa aspettarsi.

Oltre a tutto, tra i suoi estimatori, questi titoli non risulteranno neppure nuovi: ebbene sì, questo Boogie Like You Never Did è una raccolta, sono brani tratti dai 3 album pubblicati tra il 2008 e il 2011 sempre per la Blues Boulevard, 2010dB, Capital Wah e Ironyard Revisited, basta saperlo visto che lo scoprite solo aprendo il digipack del CD. Ogni tanto, come nella bluesata, Can’t See The Smoke o nella title-track il boogie sudista alla ZZTop prende il sopravvento ma la voce, discreta ma non memorabile non aiuta, anche se la chitarra mulina sempre i suoi assoli con vigore e buona tecnica. Però ci sono anche molti brani dalle sonorità scontate e risapute come Light Of day mentre in altri momenti come nella riffata The Rain (due giri di chitarra ed è subito La Grange) si agita il piedino con piacere. Tanto per non continuare a citare titoli che non conoscete, ci siamo capiti, se amate del rock energico senza troppe finezze ma suonato con la giusta carica e dove le chitarre suonano già sentite ma sincere questo album fa per voi.

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Oltre a tutto mentre scrivo questa recensione, leggo (e sento) che è già uscito un ulteriore nuovo disco di Rob Tognoni, Energy Red, questa volta per la Dixiefrog; la formula è sempre quella ma stavolta ci sono anche alcune cover che esplicano ulteriormente i gusti del nostro axe slinger. Una Can’t You See molto “raffinata” tratta dal repertorio della Marshall Tucker Band, un omaggio ai conterranei Crowded House con Better Be Home Soon e una inconsueta acustica As Tears Go By dal repertorio degli Stones, ma già in passato Tognoni aveva infilato una cover di San Francisco in un vecchio album.

Quindi potete scegliere se acquistarli entrambi, se amate il genere o non avete gli album precedenti, oppure passare la mano, in fondo non siamo di fronte ad un disco fondamentale (o due), si può anche tralasciare, piacevole se volete passare un’oretta a fare dell’air guitar di fronte allo specchio, che è sempre uno sport casalingo!

Bruno Conti