“Nativo Americano” Ma Pur Sempre Rock! Indigenous featuring Mato Nanji – Time Is Coming

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Indigenous featuring Mato Nanji – Time Is Coming – Blues Bureau/Shrapnel Records

La storia è nota, per cui non vi tedierò troppo, raccontandovela nei dettagli per l’ennesima volta, ma a grandi linee, è noto come Mato Nanji sia un nativo americano, “indigenous” se preferite, cresciuto in una riserva indiana, con un babbo patito per il rock e per il blues, Hendrix e Stevie Ray Vaughan in particolare, passione tramandata al figlio, che negli anni fonda gli Indigenous, la band, con fratelli e sorelle, che registrano una buona serie di album, con cadenza annuale agli inizi, tra il 1998 e il 2000, di un rock-blues poderoso intriso delle influenze citate, ma valido per il notevole virtuosismo del leader e deus ex machina del gruppo. Nel 2006 approdano alla Vanguard con Chasing The Sun e quello che doveva essere il primo scalino di una carriera importante causa l’implosione della band che si scioglie.

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Nanji che è il titolare del nome, dopo un paio di album solisti e una collaborazione con Luther Dickinson e Cesar Rosas (buona, ma non eccelsa, visti i nomi coinvolti), riprende a pubblicare come Indigenous featuring Nato Nanji (che sempre lui è), firma un contratto con l’etichetta di Mike Varney, altro noto patito di chitarristi, come il babbo e con questo Time Is Coming siamo nuovamente a tre album in tre anni.

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Se li conoscete e vi sono piaciuti i precedenti http://discoclub.myblog.it/2012/06/11/un-chitarrista-che-fa-l-indiano-indigenous-featuring-mato-na/  la formula è più o meno sempre quella: brani originali, testi firmati dalla moglie Leah Nanji, musica di Mato, con un consistente aiuto di Mike Varney (che produce anche), una cover “minore” come Good At Feelin’  Bad di Bruce McCabe (mi pare ai tempi nel giro della Lamont Cranston Band e recentemente con Jonny Lang) e, soprattutto tanta chitarra, una Stratocaster sempre con il volume a 10, pedale del wah-wah spesso innestato e canzoni che raramente durano meno di cinque minuti (escluso l’unicaa cover) ma molte volte li superano. Anche questo album non mancherà di accontentare chi ama il genere: la chitarra è fluida, anche la voce ha molti agganci con quella di Stevie Ray, atmosferica senza essere memorabile, con qualche reminiscenza AOR di qualità e derive southern (anche se vengono dal Sud Dakota, che nonostante il nome, è a nord degli States), come nell’iniziale Grey Skies, dove la solista di Nanji ben coadiuvata dalle tastiere di Jesse Bradman inizia a tessere le sue trame rock.

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I’m Telling You, con il suo organo prominente e il wah-wah già a manetta ricorda il classico hard rock primi anni ’70 di gente come Deep Purple o Uriah Heep che le tastiere le avevano spesso in evidenza. Good At Feelin’ Bad, citata poc’anzi, sempre rock-blues è, magari un poco più funky, ma siamo su quelle coordinate. Time Is Coming ha tutte le caratteristiche di una bella “hard ballad “sudista, tra chitarre acustiche ed elettriche, tastiere di supporto, una bella melodia ricorrente nel refrain, una piacevole oasi di “tranquillità” nei ritmi frenetici dell’album https://www.youtube.com/watch?v=RVkNZ_D2jkM . Sun Up, Sun Down dal suono denso e corposo, ha qualche tocco psichedelico  https://www.youtube.com/watch?v=Fw2fnoByLvk come pure Around The World, saranno le tastiere che conferiscono questa impronta molto seventies, forse un filo ripetitiva, ma c’è decisamente molto di peggio in giro.

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La chitarra distorta e minacciosa di Won’t Be Around ci potrebbe riportare al Robin Trower che cercava di rifare Hendrix ad inizio carriera (ma lo fa anche oggi), Nanji, altro epigono, è nel suo elemento, e negli oltre sette minuti “lavora” la chitarra con classe e veemenza https://www.youtube.com/watch?v=o-bQoFTdsoE . Anche la super riffatissima You’re What I’m Living For è l’occasione per il buon solismo del nostro amico, magari gli arrangiamenti non sono raffinatissimi e variati, ma gli appassionati del genere gradiranno, penso. Day By Day è una sorta di heavy slow blues, con una chitarra molto distorta e la voce leggermente “effettata”, So Far Gone ritmata e cattiva prende sia da Stevie Ray come da mastro Jimi, ma quei signori, come si sa, erano un’altra cosa. In Give Me A Reason si sente anche una chitarra acustica, ma è subito sommersa da elettrica e tastiere, Something’s Gotta Change, di nuovo molto vaughaniana e la lunghissima Don’t Know What To Do, uno slow torrenziale https://www.youtube.com/watch?v=dPbCgwbsHU0 , sono altre due occasioni per gustare il virtuosismo chitarristico di Mato Nanjii, che è poi il motivo, credo, per cui si comprano i suoi dischi, e in questo CD ce n’è tanto.

Bruno Conti

Un Uomo Solo “Ai Comandi”. Dirty Dave Osti – Shakedown On Salvation Street

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Dirty Dave Osti – Shakedown On Salvation Street – Grooveyard Records

La Grooveyard Records si proclama orgogliosamente “The Sound Of Guitar Rock”. Proprio volendo ci aggiungerei, di quello a cavallo, più o meno, tra il 1972-73 fino al 1976, un suono duro e cattivo,  ma che in gente come la Blindside Blues Bandhttp://discoclub.myblog.it/2012/07/18/come-se-gli-anni-70-non-fossero-passati-take-2-nuovamente-bl/ ), la coppia padre-figlio Billy Lee e Bryce Janey ( http://discoclub.myblog.it/2014/05/16/nonostante-il-titolo-piu-rock-southern-the-janeys-get-down-with-the-blues/) , il vecchio Bugs Henderson, il super hendrixiano Randy Hansen, Guitar Pete (http://discoclub.myblog.it/2012/01/20/very-heavy-very-hard-guitar-pete-raw-deal/) e Greg Koch ( http://discoclub.myblog.it/2013/11/03/c-e-sempre-qualcuno-bravo-che-sfugge-greg-koch-band-plays-we/) , tanto per citarne alcuni del roster dell’etichetta e molti “clienti” del Blog in passato, ha degli epigoni del rock vecchia scuola, quello che si nutre nel blues, nel southern, nell’hard meno bieco, ma anche nel primo heavy metal. Dirty Dave Osti, californiano (David Valentino Osti all’anagrafe), si aggiunge più all’ultima categoria, quella dei “picchiatori”, magari non biechi ma sicuramente “esagerati”.

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E quindi se siete amanti del genere qui troverete un nuovo beniamino (anche se il nostro amico ha pubblicato “solo” sei o sette album  https://www.youtube.com/watch?v=QV7vK7lAjTI è già in pista da una quarantina di anni, non uno di primo pelo). Quattordici brani, un paio di cover, oltre sessanta minuti di rock poderoso e senza compromessi, siamo dalle parti del power rock trio, con la particolarità che Osti copre tutte le parti, chitarra solista, voce, basso e batteria, suona tutto lui, e pure bene. Ovviamente gli assoli di chitarra sono all’ordine del giorno, influenzato da Hendrix, in primis (e ti pareva), Robin Trower, ZZ Top, ma anche l’heavy rock british di bande come i Black Sabbath: sentirsi a proposito la riuscita cover di Fairies Wear Boots della band di Iommi e Osbourne, con riff di chitarra e batteria al loro giusto posto, per quanto “arricchiti” da una slide southern che conferisce un suono più americano, però, come avrebbe detto, con felice espressione, il noto intellettuale Stefano Ricucci, “è facile fare il frocio con il culo degli altri”, nel senso che se il pezzo è bello di suo tutto pare migliore di quello che in effetti è, comunque, per non cercare il pelo nell’uovo, la versione è notevole, suonata benissimo da Osti che si supera a tutti gli strumenti.

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E non male anche la versione di Certified Blues dei sopracitati ZZ Top, tratta dal First Album, faceva parte del periodo più blues del terzetto texano, qui viene ripresa in una versione decisamente più “cattiva” anche se abbastanza fedele all’originale, sempre con slide sugli scudi. Ci sarà un motivo se sono i due brani migliori del disco? Secondo voi? Questo non per dire per che il resto del disco sia brutto, se vi piace questo tipo di rock energico e ad alta componente chitarristica i motivi per gioire sono parecchi. Dave Osti ha una buona voce, roca e compatibile con il genere che frequenta, è un chitarrista sia di tecnica che di irruenza sonora e ci dà dentro di gusto nella sua musica https://www.youtube.com/watch?v=D9qKRnYOIKU , senza tralasciare brani più ricercati, come la lenta e cadenzata Lean Into The Wind, molto Trower e quindi di rimbalzo Hendrix https://www.youtube.com/watch?v=NjEua3yBihg , o i tratti elettroacustici di una Pale Into Rider che però riprende a picchiare di gusto quasi subito o gli accenni vagamente psichedelici e space di Pull The Trigger (On Your Love): tutti i brani con questa ansia da prestazione di Osti che deve alzare sempre la quota rock e solistica del brano, tralasciando magari queste variazioni più raffinate sul tema, che ci sono, ma sono spesso sommerse da una irruenza eccessiva, come nei riff heavy dell’iniziale Reach For The Sky o di una Stun Gun, che, soli a parte, si assomigliano parecchio tra loro. Più bluesata e scandita Blame It On The Times dove Osti opta per il sound della doppia solista suonata all’unisono e anche un bel intervento al wah wah, per variare il menu delle portate. Insomma ci siamo capiti, file under heavy rock guitar https://www.youtube.com/watch?v=LjYXH6us6mE , e se amate il genere alzate il volume a manetta e godetevelo, non c’è molto da aggiungere.

Bruno Conti

Vecchie Glorie 12. Pat Travers – Live At The Bamboo Room

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Pat Travers – Live At the Bamboo Room – CD+DVD Purple Pyramid/Cleopatra

Spesso trovare un incipit per un articolo o una recensione è impresa ardua: ti infili in citazioni colte o ti rifugi in una battuta, magari scontata. Anche per gli artisti, soprattutto nei loro dischi dal vivo, non è un’arte facile da praticare. O hai un MC (Master of Ceremonies) rodato da mille battaglie (BB King, James Brown e i grandi artisti neri in generale) o stai facendo la storia del rock e lo fa per te un Bill Graham o qualcuno di simile nei grandi Festival oppure ancora ci sono quelle introduzioni “classiche”, semplici ma indimenticabili – From Los Angeles California, The Doors! A Man And His Guitar, Jimi Hendrix – e anche quelle selvagge che caricano il pubblico come per l’apertura del formidabile Kick Out The Jams degli MC5.

Nel suo piccolo anche Pat Travers in questo Live At The Bamboo si carica e “aizza” il suo pubblico con un iniziale: “ How you doin’ everybody, my name is Pat Travers, this is my band, we’re gonna kick your ass tonight…one, two, three, four” e parte una sparatissima Life In London, due chitarre, basso, batteria, del rock-blues ad alto potenziale, come se gli anni ’70 non fossero mai passati e gente come Travers continuasse a portare la bandiera di gente come Hendrix, il suo idolo, in primis, ma anche dei vari Ted Nugent, Frank Marino, Robin Trower, più raffinato e bluesy, i Thin Lizzy o Rory Gallagher con una classe superiore, gli hard rockers della seconda e terza generazione che hanno sempre tenuto alta la bandiera del genere, con cadute di gusto e qualità, come lo stesso Travers, ma senza scadere nel metal più bieco, pur senza toccare le vette dei Led Zeppelin, Deep Purple, dei primi Black Sabbath, che so, dei Free o dei Bad Company, i primi Aerosmith e mille altri che non citiamo. Pat Travers arriva sulle scene a metà anni ’70, dal Canada, scoperto da Ronnie Hawkins e portato in Inghilterra dove viene messo sotto contratto dalla Polydor e partecipa al Rockpalast nel 1976

Già dal secondo album, Makin’ Magic del 1977, il batterista della band è Nicko McBrain, che poi troverà fama e fortuna negli Iron Maiden, nel quarto album arriva il secondo chitarrista solista Pat Thrall e nello stesso anno, 1979, esce Live, Go For What You Know, che è  forse il disco da avere della sua discografia, e che contiene una versione gagliarda di Boom Boom Out Goes The Light di John Lee Hooker che rimane tuttora una dei suoi cavalli di battaglia, presente in Bamboo Room. Questo nuovo CD con DVD allegato, o viceversa, di Pat Travers riprende i temi dei suoi album migliori, un misto di brani originali, come alcuni dei suoi più grandi successi, Snortin’ Whiskey, Drinkin’ Cocaine scritta dalla coppia Travers/Thrall, Crash And Burn, Heat In The Street e alcune delle cover più riuscite della sua carriera. I’ve Got News For You dal repertorio di Ray Charles, ma perché ce lo dice lui, dalla violenza che si sprigiona dalle chitarre non si direbbe, Black Betty, scritta da Leadbelly, ma conosciuta da tutti nella versione durissima dei Ram Jam. Riprese di classici del blues come Death Letter di Son House, If I Had Possession Over Judgment Day dal repertorio di Robert Johnson o una sudista Statesboro Blues, scritta da Blind Willie McTell, ma qui nella versione resa celebre dagli Allman Brothers, con le due soliste usate all’unisono, come avviene peraltro spesso nel corso del concerto, l’altro chitarrista Kirk McKim è pure lui un ottimo manico, e ben si amalgama con la solista e la slide di Pat Travers,

Il brano appena citato, insieme a Rock’n’Roll Susie, appare solo nella versione CD del live, mentre la versione eccellente di Travers di Red House di Jimi Hendrix appare solo nel DVD, ma questi sono i misteri imperscrutabili della discografia, visto che comunque i due supporti vengono venduti insieme. Nel finale del concerto appaiono anche alcuni dei vecchi componenti della Pat Travers Band originale e devo dire che complessivamente il concerto è molto meglio di quanto mi aspettavo, non solo vecchie glorie o meglio ci sono, ma “vivi e vegeti” e in grado, soprattutto dal vivo, di fare ancora della buona musica; registrato a dicembre del 2012 in quel di Lake Worth, Florida, del sano hard rockin’ blues di grana grossa, ma ricco anche di finezze e tanta energia, gli appassionati del genere sanno di cosa stiamo parlando ed il disco è assolutamente valido.

Bruno Conti     

Novità Di Febbraio Parte I. Eels, Ron Sexsmith, Jim James, Holly Williams, Ethan Johns, Robin Trower, Chris Stamey, Chris While & Julie Matthews, Seeds

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Prime pubblicazioni del mese di Febbraio, in data martedì 5, che si vanno ad aggiungere ai già annunciati Mavericks, Townes Van Zandt, Ben Harper, Richard Thompson confermati in uscita per la prossima settimana (a proposito di Richard, ma non se ne sentiva la mancanza, è cascato l’occhio, torna la settimana prossima il mitico Richard Clayderman con Romantique su etichetta Decca, me ne sono accorto perchè, o ha fatto un patto con il diavolo, o fa come Guccini che riciclava la foto di Via Paolo Fabbri, è uguale a 30 anni fa). Chiudiamo questa parentesi non edificante chiedendoci: perché a lui fanno fare ancora i dischi mentre fior di musicisti vengono regolarmente scaricati dalle loro case discografiche? Non si sa! O meglio si sa, perché ha venduto 80 milioni di copie dei suoi album in giro per il mondo, ma non è bello lo stesso.

Torna Mark E. Everett, figlio dello scienziato Hugh Everett III, nonché leader degli Eels, con il nuovo disco Wonderful, Glorious, su etichetta E Works distr. Universal. Non manca l’immancabile versione doppia Deluxe limitata, con questo contenuto:

Tracklist
1. Bombs Away
2. Kinda Fuzzy
3. Accident Prone
4. Peach Blossom
5. On The Ropes
6. The Turnaround
7. New Alphabet
8. Stick Together
9. True Original
10. Open My Present
11. You’re My Friend
12. I Am Building A Shrine
13. Wonderful, Glorious

Tracklist Bonus CD Deluxe
1. Hold On To Your Hat
2. Your Mama Warned You
3. I’m Your Brave Little Soldier
4. There’s Something Strange
5. Happy Hour (We’re Gonna Rock)
6. That’s Not Really Funny – Live At KEXP Seattle/2011
7. In My Dreams – Live At First Avenue Manhattan/2010
8. Prizefighter – Live At First Avenue Manhattan/2010
9. Looking Up – Live At Great American Music Hall, San
Francisco/2011
10. What I Have To Offer – Live At KEXP Seattle/2011
11. I Like The Way This Is Going – Live At KEXP
Seattle/2011
12. Spectacular Girl – Live At KEXP Seattle/2011
13. Summer In The City – Live At KEXP Seattle/2011

Anche il canadese Ron Sexsmith, come di consueto su Cooking Vinyl, pubblica il nuovo album Forever Endeavour. Da quello che ho sentito, come sempre, ottimo album. Produce Mitchell Froom in quel di Santa Monica, California e nel disco suonano, tra gli altri, Greg Leisz alla pedal steel, Bob Glaub al basso e Pete Thomas alla batteria, oltre agli archi a cura del Calder Quartet (ma ci sono una valanga di altri musicisti, Matt Chamberlain, Don Heffingto, Davey Faragher, Val McCallum, Darrell Leonard, eccetera). Quattordici brani, di cui uno era già apparso in una versione cantata da Faith Hill e le ultime due canzoni sono state scritte insieme al paroliere inglese Don Black, quello che di solito scriveva per Andrew Lloyd Webber e John Barry, infatti uno dei brani, Morning Light, pensavano di proporla a Tony Bennett.

Usando per la prima volta il nome Jim James e non Yim Yames (e in futuro magari userà anche quello vero James Olliges), torna il leader dei My Morning Jacket, con un disco solista Regions Of Light And Sound of God, Coop/Universal, molto introspettivo e ricercato, sembra quasi un disco dei Beatles (o di Harrison o Lennon) fatto in collaborazione con un altro fuori di zucca, ma bravo, come Sufjan Stevens (ma la serie sugli Stati americani che fine ha fatto?), psichedelia, pop, arrangiamenti anche elettronici ma raffinati, molto interessante anche se non di immediata fruibilità, ma uno può sentirli attentamente i dischi, non c’è nulla di male. 

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Holly Williams, per darle i titoli che le spettano, è la nipote di Hank Williams e quindi la figlia di Hank Williams jr. e la sorellastra di Hank Williams III. Se poi aggiungiamo che è pure brava, siamo contenti per la pubblicazione di questo nuovo album, il terzo, e il primo per la propria etichetta, la Georgiana Records, visto che la Universal l’ha mollata (ma si è tenuto stretto Clayderman, giustamente!). I primi due dischi, The Ones We Never Knew del 2004 e Here With Me del 2009, erano entrambi belli ma questo The Highway mi sembra il migliore. Prodotto da Charlie Peacock (quello dei Civil Wars) in quel di Nashville, ma dalla parte giusta della città, vanta una lista lunghissima e mostruosa di musicisti, ne cito uno, Doug Lancio, il chitarrista di Hiatt, e alcuni ospiti a duettare con lei: Dierks Bentley, la signora Martin ormai lanciata con il country (dice niente? Gwyneth Paltrow meglio), Jakob Dylan e Jackson Browne. Non male!

Quel tipo che sbircia dalle tende del palcoscenico è Ethan Johns, figlio di Glyn, a sua volta grandissimo produttore, che infatti fa il suo mestiere anche per l’occasione, producendo il suo debutto come solista  con questo If Not Now Then When, titolo che mi pare perfetto. Per la verità nel 1992 la Polydor aveva pubblicato un Indipendent Years scomparso nella notte dei tempi. In questo nuovo CD, pubblicato per la propria etichetta, la Three Crows Music, Johns, che suona praticamente tutti gli strumenti da solo, si fa aiutare da alcuni suoi “clienti”, Laura Marling, Danny Thompson e il suo grande amico, Ryan Adams. Una piacevole sorpresa.

Chris Stamey invece, di dischi, da solo o con i Db’s (l’ottimo Falling Off The Sky nel 2012) ne ha pubblicati una valanga. Questo nuovo si chiama Lovesick Blues, esce per la Yep Rock ed è più folk-pop-rock con belle armonie, rispetto alle reunion dei Db’s e dei Big Star a cui ha partecipato. In un brano intitolato You n me n XTC secondo voi chi collabora? Esatto, Andy Partridge! Due “armonisti” pop a confronto.

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Ultime tre uscite per questa settimana (ma di altri titoli ci saranno recensioni apposite, aspettate e le leggerete), un vecchio rocker, due folk ladies e delle leggende della psichedelia.

Ennesimo nuovo album per Robin Trower. Gli ultimi, a parte i Live e i due con Jack Bruce, non mi avevano entusiasmato, sempre per lo stesso problema, lui come cantante, si ostina ma non lo è, e quelli che ha scelto ultimamente per aiutarlo non possono reggere il paragone con Jim Dewar, grande vocalist nei suoi dischi anni ’70 e prima ancora, nei Procol Harum, con Gary Brooker. Questo Roots And Branches per la V12 Records è un disco di “”classici”, e lui se ne intende avendone suonati molti, da A Whiter Shade Of Pale in giù, ma questa volta niente Jimi Hendrix (di cui, come chitarrista, è il più grande epigono vivente) ma si ritorna al blues, al soul e perfino al rock and roll. E quindi vai con Hound Dog, The Thrill Is Gone, Litte Red Rooster, I Believe To My Soul, That’s Allright Mama, Born Under A bad Sign, per citare le più famose, suonate questa volta in punta di chitarra, se si può dire. Ma cantano lui e tale Richard Watts (non è che siano pessimi, ma c’è di meglio). Per esempio, visto che nel disco suona l’armonica il grande Paul Jones (Blues Band e Manfred Mann), non era il caso di lasciare fare a lui?

Due che invece cantano alla grande sono Chris While e Julie Matthews, che,prima l’una e poi l’altra, e infine insieme, sono state per molti anni le cantanti della Albion Band di Ashley Hutchings, insieme a cui hanno scritto anche molti pezzi per il gruppo. Ma, anche se non sembra, o non si sa, di dischi insieme ne hanno già fatti una decina, oltre a molti da soliste e con il giro Fairport Convention, spesso a Cropredy. Questo Infinite Sky, molto buono, illustra sia il lato folk britannico del duo. che la passione per la musica roots americana della While, che si estrinseca in una bella serie di canzoni che si trovano su questo CD edito dalla Fat Cat Records. Indicato, e anche consigliato, a chi ama Sandy Denny, Kate Rusby, ma anche Christine Collister o Helen Watson e altre cantanti di questo tipo. Al limite si farà un po’ fatica a trovarlo, ma basta cercare in rete.

Per finire, ennesima ristampa di A Web Of Sound dei Seeds, la band psichedelica di Sky Saxon, di cui erano già uscite varie edizioni nel corso degli anni, ma questa sembra quella definitiva, doppia, edita dalla Big Beat/Ace, presenta la versione stereo, quella mono, un tot di tracce inedite, per un totale di 32 brani. Se volete controllare, un classico del 1966:

 

Disc: 1

  1. Mr Farmer
  2. Pictures & Designs
  3. Tripmaker
  4. I Tell Myself
  5. A Faded Picture
  6. Rollin’ Machine
  7. Just Let Go
  8. Up In Her Room
  9. The Wind Blows Your Hair (Version 1) (2013)
  10. Dreaming Of Your Love (Version 2) (2013)
  11. Out Of The Question (Version 4) (2013)
  12. I Tell Myself (Take 1) (2013)
  13. Pictures & Designs (Take 14) (2013)
  14. Just Let Go (Take 4) (2013)
  15. A Faded Picture (Take 1) (2013)
  16. Disc: 2

  17. Mr Farmer
  18. Pictures & Designs
  19. Tripmaker
  20. I Tell Myself
  21. A Faded Picture
  22. Rollin’ Machine
  23. Just Let Go
  24. Up In Her Room
  25. Pretty Girl
  26. Moth And The Flame
  27. I’ll Help You (Carry Your Money To The Bank)
  28. Cry Wolf
  29. Plain Spoken
  30. The Gardener
  31. One More Time Blues
  32. Creepin’ About
  33. Buzzin’ Around

Direi che per oggi può bastare, alla prossima.

Bruno Conti

Come Se Gli Anni ’70 Non Fossero Passati Take 2! Nuovamente Blindside Blues Band – Generator

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Blindside Blues Band – Generator – Shrapnel/Blues Bureau

Ne sarebbe uscito anche uno dal vivo, poco tempo fa, un CD+DVD Live At The Crossroads, registrato al Rockpalast del 2010, ma per l’occasione ci concentriamo su questo Generator, che segna il ritorno alla Shrapnel di Mike Varney, a una ventina di anni dall’esordio come Blindside Blues Band, ma Mike Onesko, il cantante, chitarrista e leader del gruppo, era già in pista da una ulteriore ventina di anni, quando diciassettenne esordiva nel 1972 nella sua prima formazione, i Sundog, casualmente un power-rock-blues trio. Cosa è cambiato da allora? Direi poco o nulla: il bassista, Kier Staeheli pompa sempre sul suo strumento, il batterista, Emery Ceo, picchia pure lui sul suo attrezzo e le chitarre (perché nel frattempo si è aggiunto anche Jay Jesse Johnson in pianta stabile), direi che schitarrano!

Come si diceva in relazione alla doppia uscita a cavallo tra 2010 e 2011, Smokehouse Sessions e Rare Tracks come-se-gli-anni-70-non-fossero-mai-passati-blindside-blues.html , per questi signori gli anni ’70 è come se non fossero mai finiti, la forma è sempre quella di un rock-blues heavy, ma molto heavy, che sconfina spesso e volentieri nell’hard rock, picchiato ma sempre di buona qualità, per gli amanti del genere e quindi delle sensazioni forti, sarà musica di grana grossa ma suonata decisamente bene. Il blues più che altro è nella ragione sociale del gruppo, ma volendo da lì, alla lontana si prende spunto per questo violente cavalcate chitarristiche: Mike Onesko, era da mesi che mi scervellavo, mi girava intorno ma non riuscivo ad afferrarlo, ha una voce che mi ricorda un ibrido tra quella di Jim Dewar, il non dimenticato cantante del gruppo di Robin Trower, musicista con cui ha più di un punto in comune musicalmente, uno in particolare, tale Jimi Hendrix e Stan Webb dei Chicken Shack, altra band che negli anni ’70 fondeva blues con un rock ad alta concentrazione chitarristica. Archelogia del rock?

Probabilmente sì, ma con questi dischi che sembrano delle “ristampe” di un genere più che di un titolo, si tratta solo di constatare un fatto assodato. E in fondo non c’è niente di male. Se molti di questi brani, tutti rigorosamente firmati da Mike Onesko, sembrano provenire da vinili d’epoca dei nomi citati ma anche, sparo a caso, Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin, Cactus, Beck,Bogert & Appice o in anni recenti, con più classe e con pari energia, i primi Gov’t Mule, quelli più selvaggi e rock o i Black Mountain, senza tastiere e spunti psichedelici, ma con una seconda chitarra solista aggiunta in questo Generator, spesso in modalità slide, dicevo se sembrano provenire da un’epoca remota ma in fondo sono ancora di moda come dimostrano anche altre formazioni “attuali” come gli Howlin Rain, si tratta di quei piaceri proibiti che si praticano davanti a uno specchio, cosa avete capito, facendo della sana air guitar!

Quando i tempi rallentano come in Wandering man le cascate di note delle chitarre di Onesko e Johnson si gustano con maggior piacere invece che colpirti con violenza tra i denti come nelle tiratissime e riffate Gravy Train e Power Of The Blues o nei ritmi più funky alla Beck di Bluesin’ con i coretti femminili della figlia di Onesko, Angelika. In fondo i titoli non sono importantissimi, sono undici brani che superano abbondantemente l’ora di musica in questo dischetto e che sono un pretesto per ascoltare due chitarristi di buon valore duettare e duellare dai canali dello stereo, gli appassionati e i fans del gruppo sanno cosa aspettarsi e la musica, violenta quanto si vuole, non scade mai nell’heavy metal più bieco, per chi non ama il genere astenersi, per gli altri un buon album nella discografia della Blinside Blues band.

Bruno Conti

Novità Di Febbraio Parte IV. Pink Floyd, Lyle Lovett, David Sylvian, Carolina Chocolate Drops, Meat Loaf, Little Feat, Loreena McKennitt, Amy Ray, Eccetera

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Ultima serie di uscite per il mese di febbraio, in programma domani martedì 28, numerosa anche questa settimana (e ne ho selezionate solo una parte, “tagliando” un po’ di ristampe, poi ci torno con calma), presto che è tardi.

Partiamo con i Pink Floyd con l’uscita di The Wall si completa la serie di versioni “Immersion” ed “Experience”. Questo è il contenuto del Box da 6 CD + 1 DVD:

 

DISCS 1&2 – CDs 1&2

 

The Wall digitally remastered by James Guthrie, 2011

 

 

 

DISCS 3&4 – CDs 3&4

 

The Wall album demos (previously unreleased)

 

 

 

DISCS 5&6 – CDs 5&6

 

Is There Anybody Out There: The Wall Live (digitally remastered in 2011 by James Guthrie)

 

               

 

DISC 7 – DVD, AUDIO VISUAL

 

Another Brick In The Wall pt2 promotional video – restored in 2011

 

Behind The Wall documentary

 

Gerald Scarfe Interview

 

Short filmed extract of Earls Court concert featuring animation

44 page 27cm x 27cm booklet designed by Storm Thorgerson

 

Exclusive photo book

 

27cm x 27cm Exclusive Storm Thorgerson Art Print

 

5 x Collectors’ Cards featuring art and comments by Storm Thorgerson

 

Replica of The Wall Tour Ticket

 

Replica of The Wall Backstage Pass

 

Scarf

 

Prints/Cards of Mark Fisher’s stage drawings

 

3 x white marbles with design of bricks

 

9 x Coasters (unique to this box) featuring early Storm Thorgerson design sketches

La versione Experience,  nelle bonus ha i seguenti contenuti:

1. Prelude (Vera Lynn) Roger Original Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
2. Another Brick in The Wall, Part 1 Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
3. Thin Ice – Band Demo (Programme 1
4. Goodbye Blue Sky Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
5. Teacher, Teacher Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
6. Another Brick in The Wall, Part 2 Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
7. Empty Spaces Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
8. Young Lust Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
9. Mother – Band Demo (Programme 1
10. Dont Leave Me Now Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
11. Sexual Revolution Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
12. Another Brick in The Wall, Part 3 Band Demo (Programme 1 – Band Demos and Roger Waters Original Demo)
13. Goodbye Cruel World – Band Demo (Programme 1
14. In The Flesh? – Band Demo (Programme 2
15. Thin Ice – Band Demo (Programme 2
16. Another Brick in The Wall, Part 1 Band Demo (Programme 2 – Band Demos)
17. The Happiest Days of Our Lives Band Demo (Programme 2 – Band Demos)
18. Another Brick in The Wall, Part 2 Band Demo (Programme 2 – Band Demos)
19. Mother Band Demo (Programme 2 – Band Demos)
20. One Of My Turns Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
21. Dont Leave Me Now Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
22. Empty Spaces Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
23. Backs To The Wall Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
24. Another Brick In The Wall, Part 3 Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
25. Goodbye Cruel World Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
26. The Doctor (Comfortably Numb) Band Demo (Programme 3 – Band Demos)
27. Run Like Hell Band Demo(Programme 3 – Band Demos)
Disc: 4
1. One Of My Turns – Band Demo
2. Don’t Leave Me Now – Band Demo
3. Empty Spaces – Band Demo
4. Backs To The Wall – Band Demo
5. Another Brick In The Wall, Part 3 – Band Demo
6. Goodbye Cruel World – Band Demo
7. The Doctor (Comfortably Numb) – Band Demo
8. Run Like Hell – Band Demo

La parte “deludente” di queste ristampe, come per gli altri cofanetti, è sempre quella Video, per cui se non siete Super-fans, anche in questo caso (visto il prezzo) vi consiglierei di optare per la versione Experience.

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Con questo album, Release Me, Lyle Lovett “completa” il suo contratto con la Curb e dal prossimo album tornerà indipendente. Nel frattempo il nuovo CD esce domani negli States su etichetta Lost Highway, in Europa Warner/Curb e nel Regno Unito su Wrasse dal 5 marzo L’album è un misto di cover e brani originali: c’è il duetto con Kd Lang nella title-track, con la nativa di Austin e partecipante di American Idol Kat Edmonson in Baby, It’s Cold Outside, una versione di Brown Eyed Handsome Man di Chuck Berry che diventa un classico di Lovett. Non manca l’omaggio a Townes Van Zandt con White Freightliner Blues e una bella versione di Isn’t That So di Jesse Winchester. Bella musica, insomma.

I Carolina Chocolate Drops hanno perso per strada un componente del trio originale, ma anche se in copertina appaiono in tre si sono allargati a un quintetto. L’etichetta è sempre la Nonesuch, produce Buddy Miller, garanzia di qualità. Sono 15 brani registrati live in the studio e si intitola Leaving Eden.

Di David Sylvian già nel 2000 era uscito un doppio. Everything and nothing che era una sorta di antologia di rarità stranezze, versioni dal vivo, singoli, ma ora la Virgin pubblica questo A Victim Of Stars 1982-2012 che è la antologia doppia ufficiale, 16 brani con un brano nuovo Where’s Your Gravity inciso per l’occasione.

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La Esoteric, sempre il 28 febbraio, esce con alcune ristampe interessanti, tra cui i due album dei Matching Mole di Robert Wyatt: il primo, omonimo e Little Red Record. Entrambi ampliati a doppi CD con un album di materiale inedito per ogni disco.

Prosegue per la EMI la serie delle ristampe dedicate a Robin Trower: dopo A Tale Untold che copriva il primo periodo della Chrysalis, esce un nuovo triplo Farther On Up the Road – The Chrysalis Years 1977-1983 che raccoglie gli LP pubblicati in quegli anni. Per chi è interessato all’ex chitarrista dei Procol Harum è stato pubblicato anche un bel doppio con le registrazioni della BBC.

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Nuovo album per Meat Loaf Hell In A Handbasket. Pavento la tavanata per questo ritorno alla Sony, con duetti con Chuck D e Lil’ Jon ma anche la sua partner abituale Patti Russo in California Dreamin’, si vedrà.

Questo Troubadours On The Rhine di Loreena McKennitt. che viene pubblicato come al solito dalla Quinlan Road/Universal, contiene la registrazione dal vivo di un concerto tenuto nel mese di marzo del 2011 negli studi radiofonici della SWR1 di Mainz, davanti ad un pubblico invitato di circa 300 persone. E’ un poco un ritorno alle sonorità del passato visto che la McKennitt si è esibita in trio, solo con il chitarrista Brian Hughes alle chitarre e Caroline Lavelle al cello.

Nuovo album solista, autoprodotto per la sua etichetta Daemon Records, per la Indigo Girl Amy Ray, titolo Lung of Love.

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Altra serie di ristampe. La EMi ripubblica due album dei Gentle Giant che mancavano all’appello, Interview e Free Hand, nella formula CD+DVD Audio, così non avremo manco mezzo inedito ma vuoi mettere la soddisfazione di avere la versione 5+1 Dolby Surround?

Torna disponibile tramite la BGO, in versione rimasterizzata, anche l’ultimo album dal vivo di Loggins & Messina, Finale, uscito in origine come doppio vinile nel 1977 e ristampato in CD singolo nel 2007 dalla Wounded Bird, ma già fuori produzione. Non è bello come On Stage, ma solo per un pelo, assolutamente da avere se amate il country-rock-pop di qualità di quegli anni.

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Nuovo album, il secondo, per la band anglo-svedese dei Fanfarlo, esce per la Atlantic, titolo Rooms Filled With Lights, per chi ama l’indie-pop raffinato, prodotto da Ben H Allen già con Deerhunter e Animal Collective.

A sette anni di distanza dal precedente, Toward The Low Sun è il nuovo album del trio dei Dirty Three, la band di Warren Ellis, violinista e collaboratore storico di Nick Cave. Etichetta Bella Union.

Per finire una chicca. Sempre nell’ambito dei semi-ufficiali la Left Field Media pubblica questo Broadcast radiofonico del 19 luglio 1973 a Ebbets Field, Denver, Colorado, dei Little Feat con il titolo di American Cutie. Si tratta di un concerto della band di Lowell George e Bill Payne nel pieno del loro fulgore, con il meglio di due show registrati nello stesso giorno, complessivamente, senza doppioni di brani per un totale di 14 brani. Secondo molti (visto che come bootleg aveva circolato) si tratta forse di uno dei loro concerti migliori di sempre e questi suonavano, ragazzi!

That’s all per le news.

Bruno Conti