Tra Duchi E Conti Ci Si Intende! Duke Robillard – Calling All Blues

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The Duke Robillard Band – Calling All Blues – Dixiefrog/Stony Plain

Di Duke Robillard credo di avere detto, nel corso degli anni, anche sul Blog, in anni recenti http://discoclub.myblog.it/2013/04/17/piovono-chitarristi-2-the-duke-robillard-band-independently/http://discoclub.myblog.it/2010/11/16/blues-blues-e-ancora-blues-duke-robillard-passport-to-the-bl/, tutto quello che era umanamente possibile dire, ossia, sintetizzando, che si tratta di uno dei migliori bluesmen bianchi che abbia graziato la faccia di questo pianeta negli ultimi cinquanta anni circa: primo avvistamento del musicista di Woonsocket, Rhode Island con i Roomful Of Blues nel lontano 1967, quando aveva 19 anni. Ebbene, oggi che è un “arzillo” sessantaseienne, Robillard continua a fare quella musica  https://www.youtube.com/watch?v=hd7hZoFaUYA e per questa nuova prova discografica si presenta come The Duke Robillard Band e come il titolo, Calling All Blues, ampiamente prefigura, si tratta di un disco che ne vuole esaminare alcune delle mille sfaccettature, attraverso dieci brani perlopiù originali. Dal ricco Memphis Sound con fiati di Down On Mexico, dove si gustano con piacere anche l’organo di Bruce Bears e la voce di supporto di Sunny Crownover, ospite fissa in alcuni brani del disco, che si affiancano alle solide chitarre del Duke, Stratocaster per la ritmica e Esquire per la slide, come ricorda lui stesso nelle note. I’m Gonna Quit You Baby è un solido boogie, con Bears al piano, niente fiati e Sunny, ma una acustica per sostenere il ritmo e di nuovo l’elettrica in modalità slide, suonata con due dita legate fra loro a causa di una mano rotta, figurarsi se era sana, non manca il vocione di ordinanza e l’ottima ritmica di Brad Hallen al basso e Mark Teixeira alla batteria, precisi e puntuali come al solito.

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Svengali, con un florilegio di chitarre utilizzate per dargli un suono ricco ma anche vicino alle radici del blues classico, suona  un poco cooderiana nel suo incedere quasi rudimentale e primitivo, viceversa Blues Beyond The Call Of Duty è il classico slow blues di quelli dove organo e, soprattutto la chitarra di nuovo in modalità slide di Robillard, si divertono a sottolineare il cantato cristallino della brava Sunny Crownover, qui meno leggera e leziosa del solito, molto blues e grande intensità https://www.youtube.com/watch?v=9K2V6q7WJPU  . Emphasis On Memphis, scritto dalla strana accoppiata Gary Nicholson/Ron Sexsmith, è nuovamente un divertente R&B con fiati e voci di supporto a sottolineare il suono sudista della canzone, mentre Confusion Blues è la consueta escursione del nostro amico nello swing jazz raffinato, per l’occasione lasciando alla voce e al piano di Bruce Bears, qui molto alla Mose Allison, la guida del brano, riservandosi un assolo in punta di dita.

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Motor Trouble ha il suono del classico Chicago blues elettrico, con la voce di Duke raddoppiata e la solista in spolvero che conferisce alla canzone una grinta degna dei vecchi tempi, cosa che ogni tanto manca negli ultimi dischi, ma non è questo il caso. Nasty Guitar è un altro duetto tra Robillard e la Crownover e ha di nuovo quella grinta ed energia del precedente brano, fin nella “chitarra cattiva” del titolo che viene finalmente lasciata in libertà, per un altro assolo di quelli che dal vivo dovrebbero fare un figurone, Temptation, il brano più lungo con i suoi quasi sei minuti, ha una andatura sinuosa, punteggiata dalla tromba di Doug Woolwerton e dal piano elettrico di Bears, che unite alla chitarra “minacciosa” di Duke conferiscono alla canzone una ambientazione tra le paludi della Lousiana, dalle parti di New Orleans, eccellente assolo della solista incluso https://www.youtube.com/watch?v=MgEHGdoMXW4 . L’altra cover è un brano anni ’60 di una band minore (ma molto minore), tali Carter Brothers, probabilmente noti solo al nostro amico grazie alla sua enciclopedica conoscenza della musica, She’s So Fine, ancora con i fiati pronti alla bisogna per questo ulteriore tuffo nel vecchio soul, e che conclude degnamente questa nuova fatica del buon Duke. File under blues, non solo per “conoscitori e fanatici”!

Bruno Conti

Forse Un Nome “Misterioso” ? Oh Susanna – Namedropper

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Oh Susanna – Namedropper – Stella Records/Continental Song Records/IRD

Un nome, un mistero? Dietro un nome un po’ così, c’è una band molto autorevole, dove il fulcro è tale Suzie Elizabeth Ungerleider, ovvero la Susanna del nome, e questo spiega il cosiddetto “mistero”, che tale quindi non è. Nata nel Massachusetts, ma cresciuta a Vancouver, Canada, Suzie ha iniziato ad esibirsi come Oh Susanna circa a metà degli anni ’90, lasciando il suo lavoro di bibliotecaria e registrando un primo EP composto da sette brani, l’omonimo Oh Susanna (97), catturando subito l’attenzione dell’industria musicale, che le permise di debuttare con un album ufficiale Johnstown (99) https://www.youtube.com/watch?v=tF_DxtmORUA , con la collaborazione di Bazil Donovan (dei grandi Blue Rodeo), Peter Moore (Cowboy Junkies) e Bob Egan ( giro Wilco) confermando poi la sua crescita con i seguenti Sleepy Little Sailor (01) https://www.youtube.com/watch?v=bhbRSc9N_ao  e di nuovo un omonimo Oh Susanna (03,) espandendo il “sound”  verso una direzione roots-rock. Dopo una pausa per mettere su famiglia con il marito Cam Giroux (batterista della band Weeping Tile, gruppo canadese fondato dalla brava Sarah Harmer), ritorna in sala d’incisione per ottimi lavori come Short Stories (07) e il brillante Soon The Birds (11) dove venivano coinvolti più di 30 musicisti del paese delle “Giubbe Rosse”. https://www.youtube.com/watch?v=RQCuWwgIE_M e https://www.youtube.com/watch?v=gQBGPk780qE

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In questo nuovo progetto Namedropper, Suzie si prende una pausa nella scrittura dei brani, e pubblica una raccolta di canzoni scritte appositamente per lei da alcuni dei migliori cantautori del Canada, nomi molto famosi come Ron Sexsmith, Jim Cuddy, Amelia Curran, Melissa McClelland, Jim Bryson, e altri meno conosciuti, ma sempre validi, come Joel Plaskett, Royal Wood, Keri Latimer, Luke Doucet, Jay Harris, più altri ancora, del tutto sconosciuti, per quattordici diamanti grezzi che trovano nella voce e nel talento di Suzie il modo di risplendere. Il gruppo di musicisti che l’accompagna è composto dal produttore e polistrumentista Jim Bryson alle chitarre, mandolino, piano e tastiere , Eli Abrams al basso, il citato Cam Giroux alla batteria e percussioni, Dan Cutrona al pianoforte, e come ospite la collega Kathleen Edwards al violino, ritrovandosi a registrare il tutto nell’incantevole regione dell’Ontario, a Toronto, dove ora vive.

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Namedropper è un progetto di canzoni fondate sull’amicizia , non è causale che Suzie apra con la bellissima Oregon uscita dalla penna del suo caro amico Jim Bryson, a cui fanno seguito un trittico di brani Into My Arms, Goodnight e Cottonseed  ( firmati dai giovani emergenti) di una dolcezza infinita e disarmante. Wait Until The Sun Comes Up è immediatamente riconoscibile come un brano firmato da Sexsmith, con la tipica melodia simile a tante altre belle canzoni di Ron, mentre la seguente Mozart For The Cat è un mid-tempo regalato dalla McClelland https://www.youtube.com/watch?v=5LjKTdyu6Ic , passando poi per la pianistica Provincial Parks, il dolente incedere di Letterbomb, il folk di Loved You More, con un testo importante di Amelia Curran, e il ritmo brioso che si sviluppa in un pezzo come 1955. Le note di un pianoforte accompagnano la bellissima Savings & Loan dello sconosciuto Rueben Degroot (uno da tenere d’occhio), seguite dalle atmosfere retrò di This Guy, per arrivare alla traccia forse più incisiva del disco, una Dying Light proveniente dal “songwriting” di Jim Cuddy dei Blue Rodeo, una serenata che spezza le corde del cuore, e infine chiudere con un altro brano firmato da Sexsmith con Angaleena Presley (del trio femminile Pistol Annies) I Love The Way She Dresses, dove Susanna, come in tutto il lavoro, riesce pienamente a coinvolgerci.

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Senza uno straccio di contratto negli States dove il disco è stato autofinanziato con il sistema Kickstarter Campaign https://www.youtube.com/watch?v=AHTc3kkZOY4  (e una piccola distribuzione europea per merito della label olandese Continental Song Records), Oh Susanna resta confinata tra i segreti della scena folk canadese (ed è un vero peccato sia così, rispetto a molte colleghe folksingers meno valide ma più conosciute), e per chi vuole approfondire, in questo Namedropper, troverete una bella voce, belle canzoni, ottimi musicisti: cosa chiedere di più ad un album folk cantautorale? Se vi sentite orfani delle sorelle McGarrigle, vi consiglio una rapida adozione della nostra Suzie, credetemi non avrete modo di pentirvene.

NDT: Durante il processo di creazione di Namedropper, purtroppo a Suzie Elizabeth Ungerleider è stato diagnosticato un cancro al seno, ma l’amore e il sostegno di fans e amici hanno permesso a Susanna di terminare la registrazione e pare la cosa si sia risolta. Una ragione in più per voler bene a questa amica!

Tino Montanari

Attrici Che Cantano, Uhm…E Invece E’ Brava! Katey Sagal – Covered

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 Katey Sagal – Covered – Entertainment One

Un bel giorno, tra il lusco e il brusco, mi trovo tra le mani questo CD, Covered, molto bello, ma il nome della cantante, Katey Sagal, mi dice poco o nulla, anche se, come avrebbe detto Totò, quella faccia non mi è nuova (solo la faccia, nella battuta di Totò si alludeva ad altro)! Ai nostri tempi è diventato facile, digiti il nome su Google (o Yahoo o quello che preferite) e ti si apre un mondo: alla faccia si affianca una persona. Attrice, doppiatrice cantante, aveva fatto già due dischi, Well nel 1994 e Room nel 2004, quindi secondo la regola, più o meno, dei dieci anni, era tempo di farne uno nuovo. Ma torniamo, per un attimo, all’attrice: soprattutto serie televisive, una decina di stagioni di Sposata…con figli, anche di più, dal 1999, come una delle voci originali della serie a cartoni animati Futurama,e poi 8 Semplici Regole, The Shield, Lost, Boston Legal, dal 2008 Sons Of Anarchy, oltre a molte partecipazioni a film e telefilm.

Negli anni ’70 e ‘80, e questo ci interessa di più, ha fatto la corista, tra gli altri, per Bob Dylan e Bette Midler e di conseguenza deve avere stretto dei rapporti con il mondo della musica americana che si rivelano fondamentali per questo album. Intanto liberiamoci dai pregiudizi sugli attori che non sanno cantare, ce ne sono molti bravi, l’ultima che mi viene in mente è Minnie Driver, andando a ritroso, Billy Bob Thornton, Bruce Willis, eccetera, eccetera. Ma Katey Segal canta veramente bene, un bel contralto, una voce calda ed espressiva, per certi versi, appena un filo inferiore, mi ha ricordato la giovane Rumer, che tanto mi aveva impressionato negli ultimi anni, anche con il disco delle cover, Boys Don’t Cry, dello scorso anno. Come dice il titolo di questo album, Covered, siamo su quei territori, 9 canzoni, note, anzi notissime e un originale firmato da Bob Thiele Jr, che è anche produttore del disco e polistrumentista, e da Tonio K, vedo delle manine che si alzano, bravi, ricordate? Ma a differenza di altri casi, dove per perversi motivi, vengono scelte canzoni perlopiù oscure dai repertori degli artisti da interpretare, questa volta la Siegal, ha scelto tra il meglio che c’era in circolazione.

Free Fallin, di Thomas Earl Petty e Jeff Lynne (anche questo vezzo di scrivere i nomi completi degli autori è segno di rispetto), For A Dancer di Jackson Browne, Follow The Driver è l’unico brano originale, Goodbye di Stephen F. Earle, I Love You But I Don’t Know What To Say di Ryan Adams, Gonna Take A Miracle di Randazzo,Weinstock, Stallman, ma resa immortale da Laura Nyro, Orphan Girl di Gillian Welch, For Free di Joni Mitchell, Secret Heart di Ron Sexsmith, Roses And Cigarettes di Ray LaMontagne! Ma neanche nelle mix tapes dei vostri sogni c’è un repertorio così. E le fa un gran bene: con l’aiuto di gente come Matt Chamberlain alla batteria, Greg Leisz alle chitarre, Davey Faragher al basso, Freddy Koella al violino, Bobby Mintzer al clarinetto, Lyle Workman alla chitarra, tanto per citare alcuni dei musicisti impiegati nell’album. Ah, un certo Jackson Browne, come seconda voce, in una sontuosa versione di Goodbye di Steve Earle, con un’aria tipicamente messicana provvista dal laud e dalla banduria di Javier Mas e dal violino di Alkexandru Bublitchi (ha un qualcosa di Romance in Durango di Dylan).

Ma lei canta con voce vellutata tutti i brani, forse quello leggermente meno riuscito è l’iniziale Free Fallin’ troppo legato allo stile inconfondibile di Tom Petty, ma non è comunque una brutta versione. Bellissima Gonna Take A Miracle, soul raffinatissimo, soffusa For A Dancer, solo chitarra, pedal steel e organo, deliziosa la versione di Secret Heart di Ron Sexsmith, che ricordo in una interpretazione fantastica dell’autore in una puntata della trasmissione Spectacle di Costello. E poi il brano nuovo scritto appositamente per l’album che è una sorta di soul ballad alla People get ready, rivisata in chiave rock orchestrale. E il valzerone country rock del brano di Ryan Adams, con la pedal steel insinuante di Leisz, è poco bello? Anche il country-folk paesano del brano di Gillian Welch e la ripresa del capolavoro di Joni Mitchell, con lo splendido clarinetto di Mintzer in evidenza, confermano una sintonia completa con il lavoro di queste grandissime cantautrici. Roses And Cigarettes di Ray LaMontagne sancisce definitivamente che là fuori ci sono tante bellissime canzoni, basta saperle cercare, e cantare! Veramente una bella sorpresa, brava!

Bruno Conti  

Sprazzi Di Gran Classe! Linda Thompson – Won’t Be Long Now

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Linda Thompson – Won’t Be Long Now – Pettifer Sounds/Topic

Linda Thompson non è mai stata una artista prolifica, quattro album in trenta anni di carriera solista (più due raccolte di materiale inedito, sublimi) lo stanno a testimoniare. Ma la qualità della sua produzione è sempre stata elevatissima, in grado di rivaleggiare con quella realizzata in coppia con l’ex marito Richard, alcuni dischi veramente superbi, tra i migliori della storia del rock (e del folk) d’autore, il primo e l’ultimo in particolare, I Want To See The Brights Lights Tonight e Shoot Out The Lights, dove cala il sipario sulla loro vita sentimentale ed artistica, il divorce album per eccellenza: ma tutta la discografia è, direi indispensabile, con qualche alto e basso, ma s’ha da avere, anche i Live postumi usciti nelle decadi successive.

Nata Linda Pettifer (da qui il nome dell’etichetta del nuovo disco), poi con il nome d’arte Linda Peters ha iniziato a collaborare con il giro folk-rock inglese dei primi anni ’70, in particolare nell’album Rock On attribuito a The Bunch, dove duetta con Sandy Denny in una bellissima cover di When I Will be Loved? degli Everly Brothers (e proprio di Sandy Denny, Linda Thompson dovrebbe essere considerata la sodale ed anche erede, per quanto discontinua). Nello stesso anno, 1972, partecipa come corista al primo album solista di Richard Thompson, Henry The Human Fly, e da lì in avanti inizia il loro sodalizio artistico ed umano, che durerà una decina di anni, la scoperta della filosofia Sufi e poi la fine brusca nel 1982, con l’appendice di un tour americano completato per problemi contrattuali, quando i due già erano praticamente divisi.

Se aggiungiamo che nel corso degli anni Linda è sempre stata perseguitata dalla “disfonia isterica”, un disturbo psicologico che spesso la lasciava senza voce per lunghi periodi, non certo l’ideale per una cantante, che, unita alla sua indole riservata, ha fatto sì che la sua carriera non sia stata quella che avrebbe potuto essere, ma accontentiamoci, meglio pochi ma buoni, Kate Bush, Peter Gabriel e lo Springsteen dell’epoca d’oro le facevano un baffo (se l’avesse avuto) quanto a prolificità. Ma questa è un’altra storia.

Veniamo a questo Won’t Be Long Now, il primo album di materiale inedito dopo Versatile Heart del 2007 (siamo nella media temporale della sua produzione) e il primo disco dall’approccio decisamente folk, inteso come British Folk, quello della grande tradizione inglese degli anni ’70, che ancora oggi è in grado di soprassalti di gran classe. E questo è uno dei casi. Disco ricchissimo di ospiti, che vedremo brano per brano e con gran parte della famiglia Thompson impegnata, figli, nipoti, cognati, ex mariti, oltre agli “amici” di una vita.

Si parte con una stupenda collaborazione con l’ex Richard, evidentemente il tempo guarisce tutte le ferite ( i due erano già apparsi insieme nel recente tributo a Kate McGarrigle): si tratta di una canzone, Love’s For Babies And Fools, scritta proprio per il figlio scavezzacollo, e preferito, di Kate McGarrigle, quel Rufus Wainwright che è uno dei grandi talenti, non totalmente espressi, della scena musicale attuale. Un brano, che proprio Kate poco prima di morire l’aveva incoraggiata a completare, un ritratto poco complimentoso, anche sferzante, ma ricco di affetto, con una splendida melodia sottolineata dalle sempre geniali fioriture dell’acustica di Richard Thompson e con Linda che si doppia anche alle armonie vocali e ci permette di gustare la sua straordinaria voce, ancora ricca e corposa a dispetto dell’età che avanza. Grande inizio. Never Put To Sea Boys è un’altra folk song, anzi una di quelle che si chiamano sea shanties, scritta con l’ex Solas John Doyle, che suona l’acustica, si avvale anche di un “programming umano”, se esiste una cotale guisa, che ricrea il sound del migliore folk tradizionale d’aria celtica in maniera egregia.

Secondo molti If I Were A Bluebird è uno dei momenti topici dell’album: scritta da Linda Thompson in coppia con Ron Sexsmith (che la nostra amica invidia proprio per quella prolificità che a lei è sempre mancata, in una iperbole dice che “scrive un milione di canzoni alla settimana” e tutte belle). L’esecuzione poi è straordinaria, David Mansfield alla Weissenborn guitar, l’ottimo cantautore Sam Amidon all’acustica e al banjo e le struggenti armonie vocali di Amy Helm. Dura quasi 7 minuti, ma potrebbe durare anche mezz’ora tanto è bella. E non scherza un c….neppure As Fast As My Feet una canzone dal repertorio delle McGarrigles, scritta in questo caso da Anna con l’aiuto di Chain Tannenbaum. E’ uno dei brani “elettrici” del disco, vicino allo stile caratteristico della vecchia produzione di Linda, ma è anche una canzone di “famiglia”, ci sono quasi tutti i Thompson: i figli, Kami, che è la voce solista (e ci fa ben sperare per la prosecuzione della tradizione familiare, bella voce, calda e vivida), Muna, alle armonie vocali, con la mamma, Teddy, chitarra acustica e armonie, Jack Thompson, il figlio di Richard al basso, il nipote Zac Hobbs alla chitarra solista e al mandolino, dal passato dei Fairport torna Gerry Conway alla batteria e Glenn Patscha degli Ollabelle alle tastiere. E il risultato è una delizia folk-rock di stampo angloamericano.

Decisamente folk tradizionale la sontuosa Father Son Ballad scritta da Teddy Thompson, con John Doyle ancora alla acustica, Glenn Patscha alle tastiere, compreso un pump organ dei tempi che furono e il grande Dave Swarbrick, che ancora una volta presta il suo magico violino alle operazioni. Nursery Rhyme Of Innocence & Experience è uno standard della canzone popolare inglese, eseguito con l’accompagnamento della chitarra acustica di Martin Carthy (ci sono proprio tutti!) e del cello di Garo Yellin (non conosco, ammetto, però il nome l’ho visto in parecchi dischi). Mr. Tams è un’altra bellissima canzone di stampo folk, scritta con il figlio Teddy, e con l’accompagnamento strumentale della coppia Swarbrick-Carthy, le voci, assieme a Linda, sono quelle di Eliza Carthy, che suona anche il melodeon, Susan McKeown e di nuovo la figlia Kami. Paddy’s Lamentation era nella colonna sonora di Gangs Of New York. Linda Thompson ricorda nelle note che quando Scorsese seppe che nella colonna sonora c’era una sua canzone disse “Ma è ancora viva?”. Un onore, perché il regista appassionato di musica, sapeva chi fosse, ma rispondiamo con un “Ma certo”, toccandoci. Il brano, solo Linda, supportata dalla chitarra acustica e dalla seconda voce del figlio Teddy, che l’ha scritta con lei, ha un piglio tradizionale classico.

Never The Bride, ancora scritta dall’accoppiata mamma/figlio, è una stupenda ballata elettrica, di quelle che sapevano fare solo lei e Sandy Denny. Ironica nel testo (perché la nostra amica dice di essere praticamente sempre stata sposata, nel corso della sua esistenza, con diversi mariti ovviamente): ad aggingersi alla famiglia, in questo brano, alla chitarra elettrica solista slide, c’è James Walbourne, che ha suonato, tra gli altri, con Pernice Brothers e Son Volt e si è sposato la figlia della Thompson, Kami (quindi è il cognato, ci mancava). Ma protagonista della canzone, oltre alla voce, malinconica ed evocativa di Linda, è la fisarmonica (o button accordion come direbbero quelli che sanno) di John Kirkpatrick, un altro dei grandi “vecchi” del movimento folk britannico, magnifico brano con un ritornello da accendini (o telefonini, ora) accesi. Blue Bleezin’ Blind Drunk è un piccolo intermezzo vocale, un traditional cantato accapella, registrato dal vivo al Bottom Line di New York in uno dei rarissimi tour della cantante inglese.

Si conclude con la title-track, It Won’t Be Long Now, scritta ancora da Teddy Thompson (che è un ottimo cantautore, ma si deve misurare con due mostri sacri come Richard & Linda Thompson): è il brano più americano dell’album, una canzone country-bluegrass deliziosa, registrata con un paio dei migliori musicisti nel genere, Tony Trischka al banjo e David Mansfield al mandolino, oltre alle armonie vocali, ancora una volta, di Kami Thompson ed Amy Helm.

Uno dei migliori dischi dell’anno nel genere folk, ma che se la batte anche in assoluto tra i migliori dischi del 2013, per esempio con Electric dell’ex consorte Richard, piccoli, grandi dischi, sconosciuti alle masse, ma da non lasciarsi sfuggire.

P.S. E’ venuta lunga? Meglio, c’è di più da leggere!

Bruno Conti    

Novità Di Settembre Parte Ia. Neko Case, North Mississippi Allstars, Volcano Choir, Reckless Kelly, Sweet Relief III

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E siamo arrivati anche a settembre: consueta lista delle uscite previste per domani, martedì 3 settembre (le date che leggete abitualmente sul Blog, sono indicative e sono quelle segnalate da case discografiche, etichette e siti degli artisti, per cui può capitare che i CD siano in circolazione anche prima di quella data, ma in modo diciamo non ufficiale). Questa settimana escono anche le due ristampe di Mike Oldfield, Crises e Five Miles Out in vari formati, di cui cui vi avevo parlato già nel lontano giugno, dell’ottimo Okkervil River avete letto ieri, esce pure un CD+DVD, DVD o Blu-Ray di Bryan Adams, Live At Sydney Opera House, il nuovo Over The Rhine, Meet Me At The Edge Of The World, di cui vi ha parlato chi scrive, il doppio Rarities di Rod Stewart e altri dischi, tipo Nine Inch Nails e John Legend, che non rientrano nel target del Blog. Più parecchie altre novità interessanti che trovate divise in due parti, come sta diventando abitudine consolidata.

Neko Case era all’incirca da quattro anni, dai tempi di Middle Cyclone, che l’aveva portata nei Top 5 delle classifiche di Billboard, che non pubblicava un nuovo album. Anni che sono stati ricchi di problemi, tra cui una leggera forma di depressione, anche causata dal ricordo macerato per le perdite dei genitori e dell’amata nonna che erano state accantonate e in questo disco vengono affrontate di nuovo con forza. Già il titolo, lunghissimo, è indicativo, The Worse Things Get, The Harder I Fight, The Harder I Fight, The More I Love You. Perchè vedete due diverse copertine? Perché anche la Anti non si è tirata indietro da questa “sciagurata” abitudine della doppia versione, normale e Deluxe, ma in un disco singolo, una con tre brani in più dell’altra, molto più costosa e anche, in questo caso, con copertine e confezioni diverse. Per il resto il disco mi sembra molto bello, con la partecipazione di membri assortiti di Los Lobos, Calexico, My Morning Jacket, Camera Oscura e componenti  vari del suo “secondo gruppo”, i New Pornographers, con cui ha cantato in cinque album, oltre ai sei da solista, un paio di Live e molte collaborazioni, e la Case si conferma una delle cantautrici più brave ed eclettiche in circolazione.

Dopo l’ottimo Keys To The Kingdom del 2011 temp-086ee697a949edee280239fe48ea96b8.html, e “decine” di progetti collaterali, tornano i North Mississippi Allstars con un nuovo album di studio, World Boogie Is Coming, sempre per la loro etichetta Song Of The South e con la partecipazione, come è consuetudine nei loro dischi, di molti ospiti, da Lightnin’ Malcolm, Duwayne e Garry Burnside, Kenny Brown, Alvin Youngblood Hart, Sharde Thomas, Chris Chew, Sid e Steve Selvidge, financo Robert Plant, ma all’armonica, nei due brani iniziali. Consueto, ma sembre benvenuto, album di southern rock blues elettrico.

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Seconda “terzina” di uscite.

I Volcano Choir sono l’ennesimo gruppo di Bon Iver (o meglio di Justin Vernon), oltre agli Shouting Matches, di cui qualche mese fa era uscito il debutto Grownass Man. Repave è il secondo disco per questa sigla, dopo Unmap del 2009, che vede insieme Vernon con alcuni componenti di The Collections Colonies Of Bees, per un sound più “rude” e sperimentale rispetto al suo moniker da solista, differente anche dal semi rock-blues diretto, in trio, degli Shouting Matches. L’etichetta è la Jagjaguwar, file under alternative indie-rock-

E i Reckless Kelly dei fratelli Braun sotto cosa li cataloghiamo? Alternative country-rock. Ah, va bene. Oppure anche come “bravi”, semplicemente. Long Night Moon. che esce per la loro No Big Deal Records. dovrebbe essere l’undicesimo disco, compresi i Live, e li conferma tra i migliori eredi della grande tradizione del country-rock classico misto al southern rock del loro Texas natio, con tante chitarre e belle canzoni dalle armonie irresistibili.

Quella dei dischi della serie Sweet Relief, per la raccolta di fondi per la ricerca sulla sclerosi multipla, giunge al terzo capitolo, dopo il disco dedicato a Victoria Williams, affetta dalla malattia e il secondo, con le canzoni dello scomparso Vic Chesnutt. Questa volta, per Sweet Relief III: Pennies From Heaven il tema del disco ruota intorno alle canzoni sull’aiuto e l’assistenza a chi ha bisogno e c’è la solita pattuglia di ottimi cantanti sul CD distribuito dalla Vanguard:

Ron Sexsmith                  Pennies From Heaven

Shelby Lynne                  Brother Where Are You

Sam Phillips                     Big Spender

k.d. lang                           How Did You Find Me Here

Ben Harper                      Crazy Love

Genevieve Toupin            Heart Of Gold

Joseph Arthur                   If I Needed You

Rickie Lee Jones              Surfer Girl

Tina Schlieske                  With A Little Help From My Friends

Victoria Williams               Change Is Gonna Come

She & Him                         King Of The Road

Eleni Mandell                    I’ll Be Home

Jackson Browne               Don’t Let Us Get Sick

Per una buona causa e l’occasione per i fans di alcuni cantanti presenti di arricchire la loro collezione.

Domani il seguito delle uscite del 3 settembre.

Bruno Conti

Novità Di Febbraio Parte I. Eels, Ron Sexsmith, Jim James, Holly Williams, Ethan Johns, Robin Trower, Chris Stamey, Chris While & Julie Matthews, Seeds

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Prime pubblicazioni del mese di Febbraio, in data martedì 5, che si vanno ad aggiungere ai già annunciati Mavericks, Townes Van Zandt, Ben Harper, Richard Thompson confermati in uscita per la prossima settimana (a proposito di Richard, ma non se ne sentiva la mancanza, è cascato l’occhio, torna la settimana prossima il mitico Richard Clayderman con Romantique su etichetta Decca, me ne sono accorto perchè, o ha fatto un patto con il diavolo, o fa come Guccini che riciclava la foto di Via Paolo Fabbri, è uguale a 30 anni fa). Chiudiamo questa parentesi non edificante chiedendoci: perché a lui fanno fare ancora i dischi mentre fior di musicisti vengono regolarmente scaricati dalle loro case discografiche? Non si sa! O meglio si sa, perché ha venduto 80 milioni di copie dei suoi album in giro per il mondo, ma non è bello lo stesso.

Torna Mark E. Everett, figlio dello scienziato Hugh Everett III, nonché leader degli Eels, con il nuovo disco Wonderful, Glorious, su etichetta E Works distr. Universal. Non manca l’immancabile versione doppia Deluxe limitata, con questo contenuto:

Tracklist
1. Bombs Away
2. Kinda Fuzzy
3. Accident Prone
4. Peach Blossom
5. On The Ropes
6. The Turnaround
7. New Alphabet
8. Stick Together
9. True Original
10. Open My Present
11. You’re My Friend
12. I Am Building A Shrine
13. Wonderful, Glorious

Tracklist Bonus CD Deluxe
1. Hold On To Your Hat
2. Your Mama Warned You
3. I’m Your Brave Little Soldier
4. There’s Something Strange
5. Happy Hour (We’re Gonna Rock)
6. That’s Not Really Funny – Live At KEXP Seattle/2011
7. In My Dreams – Live At First Avenue Manhattan/2010
8. Prizefighter – Live At First Avenue Manhattan/2010
9. Looking Up – Live At Great American Music Hall, San
Francisco/2011
10. What I Have To Offer – Live At KEXP Seattle/2011
11. I Like The Way This Is Going – Live At KEXP
Seattle/2011
12. Spectacular Girl – Live At KEXP Seattle/2011
13. Summer In The City – Live At KEXP Seattle/2011

Anche il canadese Ron Sexsmith, come di consueto su Cooking Vinyl, pubblica il nuovo album Forever Endeavour. Da quello che ho sentito, come sempre, ottimo album. Produce Mitchell Froom in quel di Santa Monica, California e nel disco suonano, tra gli altri, Greg Leisz alla pedal steel, Bob Glaub al basso e Pete Thomas alla batteria, oltre agli archi a cura del Calder Quartet (ma ci sono una valanga di altri musicisti, Matt Chamberlain, Don Heffingto, Davey Faragher, Val McCallum, Darrell Leonard, eccetera). Quattordici brani, di cui uno era già apparso in una versione cantata da Faith Hill e le ultime due canzoni sono state scritte insieme al paroliere inglese Don Black, quello che di solito scriveva per Andrew Lloyd Webber e John Barry, infatti uno dei brani, Morning Light, pensavano di proporla a Tony Bennett.

Usando per la prima volta il nome Jim James e non Yim Yames (e in futuro magari userà anche quello vero James Olliges), torna il leader dei My Morning Jacket, con un disco solista Regions Of Light And Sound of God, Coop/Universal, molto introspettivo e ricercato, sembra quasi un disco dei Beatles (o di Harrison o Lennon) fatto in collaborazione con un altro fuori di zucca, ma bravo, come Sufjan Stevens (ma la serie sugli Stati americani che fine ha fatto?), psichedelia, pop, arrangiamenti anche elettronici ma raffinati, molto interessante anche se non di immediata fruibilità, ma uno può sentirli attentamente i dischi, non c’è nulla di male. 

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Holly Williams, per darle i titoli che le spettano, è la nipote di Hank Williams e quindi la figlia di Hank Williams jr. e la sorellastra di Hank Williams III. Se poi aggiungiamo che è pure brava, siamo contenti per la pubblicazione di questo nuovo album, il terzo, e il primo per la propria etichetta, la Georgiana Records, visto che la Universal l’ha mollata (ma si è tenuto stretto Clayderman, giustamente!). I primi due dischi, The Ones We Never Knew del 2004 e Here With Me del 2009, erano entrambi belli ma questo The Highway mi sembra il migliore. Prodotto da Charlie Peacock (quello dei Civil Wars) in quel di Nashville, ma dalla parte giusta della città, vanta una lista lunghissima e mostruosa di musicisti, ne cito uno, Doug Lancio, il chitarrista di Hiatt, e alcuni ospiti a duettare con lei: Dierks Bentley, la signora Martin ormai lanciata con il country (dice niente? Gwyneth Paltrow meglio), Jakob Dylan e Jackson Browne. Non male!

Quel tipo che sbircia dalle tende del palcoscenico è Ethan Johns, figlio di Glyn, a sua volta grandissimo produttore, che infatti fa il suo mestiere anche per l’occasione, producendo il suo debutto come solista  con questo If Not Now Then When, titolo che mi pare perfetto. Per la verità nel 1992 la Polydor aveva pubblicato un Indipendent Years scomparso nella notte dei tempi. In questo nuovo CD, pubblicato per la propria etichetta, la Three Crows Music, Johns, che suona praticamente tutti gli strumenti da solo, si fa aiutare da alcuni suoi “clienti”, Laura Marling, Danny Thompson e il suo grande amico, Ryan Adams. Una piacevole sorpresa.

Chris Stamey invece, di dischi, da solo o con i Db’s (l’ottimo Falling Off The Sky nel 2012) ne ha pubblicati una valanga. Questo nuovo si chiama Lovesick Blues, esce per la Yep Rock ed è più folk-pop-rock con belle armonie, rispetto alle reunion dei Db’s e dei Big Star a cui ha partecipato. In un brano intitolato You n me n XTC secondo voi chi collabora? Esatto, Andy Partridge! Due “armonisti” pop a confronto.

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Ultime tre uscite per questa settimana (ma di altri titoli ci saranno recensioni apposite, aspettate e le leggerete), un vecchio rocker, due folk ladies e delle leggende della psichedelia.

Ennesimo nuovo album per Robin Trower. Gli ultimi, a parte i Live e i due con Jack Bruce, non mi avevano entusiasmato, sempre per lo stesso problema, lui come cantante, si ostina ma non lo è, e quelli che ha scelto ultimamente per aiutarlo non possono reggere il paragone con Jim Dewar, grande vocalist nei suoi dischi anni ’70 e prima ancora, nei Procol Harum, con Gary Brooker. Questo Roots And Branches per la V12 Records è un disco di “”classici”, e lui se ne intende avendone suonati molti, da A Whiter Shade Of Pale in giù, ma questa volta niente Jimi Hendrix (di cui, come chitarrista, è il più grande epigono vivente) ma si ritorna al blues, al soul e perfino al rock and roll. E quindi vai con Hound Dog, The Thrill Is Gone, Litte Red Rooster, I Believe To My Soul, That’s Allright Mama, Born Under A bad Sign, per citare le più famose, suonate questa volta in punta di chitarra, se si può dire. Ma cantano lui e tale Richard Watts (non è che siano pessimi, ma c’è di meglio). Per esempio, visto che nel disco suona l’armonica il grande Paul Jones (Blues Band e Manfred Mann), non era il caso di lasciare fare a lui?

Due che invece cantano alla grande sono Chris While e Julie Matthews, che,prima l’una e poi l’altra, e infine insieme, sono state per molti anni le cantanti della Albion Band di Ashley Hutchings, insieme a cui hanno scritto anche molti pezzi per il gruppo. Ma, anche se non sembra, o non si sa, di dischi insieme ne hanno già fatti una decina, oltre a molti da soliste e con il giro Fairport Convention, spesso a Cropredy. Questo Infinite Sky, molto buono, illustra sia il lato folk britannico del duo. che la passione per la musica roots americana della While, che si estrinseca in una bella serie di canzoni che si trovano su questo CD edito dalla Fat Cat Records. Indicato, e anche consigliato, a chi ama Sandy Denny, Kate Rusby, ma anche Christine Collister o Helen Watson e altre cantanti di questo tipo. Al limite si farà un po’ fatica a trovarlo, ma basta cercare in rete.

Per finire, ennesima ristampa di A Web Of Sound dei Seeds, la band psichedelica di Sky Saxon, di cui erano già uscite varie edizioni nel corso degli anni, ma questa sembra quella definitiva, doppia, edita dalla Big Beat/Ace, presenta la versione stereo, quella mono, un tot di tracce inedite, per un totale di 32 brani. Se volete controllare, un classico del 1966:

 

Disc: 1

  1. Mr Farmer
  2. Pictures & Designs
  3. Tripmaker
  4. I Tell Myself
  5. A Faded Picture
  6. Rollin’ Machine
  7. Just Let Go
  8. Up In Her Room
  9. The Wind Blows Your Hair (Version 1) (2013)
  10. Dreaming Of Your Love (Version 2) (2013)
  11. Out Of The Question (Version 4) (2013)
  12. I Tell Myself (Take 1) (2013)
  13. Pictures & Designs (Take 14) (2013)
  14. Just Let Go (Take 4) (2013)
  15. A Faded Picture (Take 1) (2013)
  16. Disc: 2

  17. Mr Farmer
  18. Pictures & Designs
  19. Tripmaker
  20. I Tell Myself
  21. A Faded Picture
  22. Rollin’ Machine
  23. Just Let Go
  24. Up In Her Room
  25. Pretty Girl
  26. Moth And The Flame
  27. I’ll Help You (Carry Your Money To The Bank)
  28. Cry Wolf
  29. Plain Spoken
  30. The Gardener
  31. One More Time Blues
  32. Creepin’ About
  33. Buzzin’ Around

Direi che per oggi può bastare, alla prossima.

Bruno Conti

“Preparatevi Ad Essere Dominati”! Il Ritorno Dei Blues Traveler Suzie Cracks The Whip

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Blues Traveler – Suzie Cracks The Whip – 429 Records 2012

Attivi dai primi anni ’80 i Blues Traveler, poderosa rock band di New York, possono attribuirsi il merito di aver dato un sostanzioso contributo alla straordinaria espansione che la scena “jam” ha avuto nel corso di quest’ultimo ventennio. Negli anni ’90 questa formazione dava vita ad un tour itinerante (H.O.R.D.E.), che coinvolgeva numerosi giovani gruppi accomunati da una naturale propensione all’improvvisazione, tra i quali i già relativamente noti Phish, Dave Matthews Band e Widespread Panic. Nel corso della carriera la band ha collezionato una serie di buone prove di studio, l’omonimo Blues Traveler (90), Travelers & Thieves (91), Four (94), e l’ottimo Straight On Till Morning (97), ma è con gli album dal vivo, su tutti il doppio Live From The Fall (96) che la formazione rileva una chiara identità “jam”, che viene evidenziata nei loro live shows. Nella decade successiva una serie di eventi negativi segnano la vita del gruppo, il bassista Bob Sheehan viene trovato morto nella sua casa di New Orleans, e il leader John Popper subisce un intervento di angioplastica. Riorganizzata la formazione con Tad Kinchla al basso e Ben Wilson alle tastiere, i Blues Traveler trovano nuovi stimoli con il discreto Truth To Be Told (2003) e l’ottimo Bastardos (2005), prodotto da Jay Bennett dei Wilco.

L’attuale line-up del gruppo è composta oltre che dal carismatico leader cantante ed armonicista  John Popper, dai fratelli Chan e Tad Kinchla alle chitarre e basso, Ben Wilson alle tastiere, e dallo storico esplosivo batterista Brendan Hill, con ospiti alle parti vocali il redivivo Jono Manson e la sua “pupilla” Crystal Bowersox pescata dalla famosa trasmissione musicale American Idol (una versione meno tamarra del nostro X Factor). Apre You don’t Have To Love Me, ritmica potente e la voce e l’armonica di John sugli scudi, seguita da due brani firmati con il cantautore Ron Sexsmith, la bella Recognize My Friend dalla ritmica intrigante, e Devil in The Details con riff chitarristici vecchio stampo, marchio di fabbrica del gruppo. All Things Are Possibile  ha un ritmo  funky, mentre Things Are Looking Up è più di routine. Si riparte con Love Is Everything (That I Describe) una ballata incantevole uscita ancora dalla penna di Sexsmith, cui fa seguito una I Don’t Wanna Go firmata dalla brava Carrie Rodriguez (lanciata da Chip Taylor, fratello di Jon Voight e grande cantante e autore in proprio), un brano terribilmente piacevole, cantato in duetto con la bionda Crystal Bowersox. Il ritmo torna ad alzarsi con Nabody Fall In Love With Me e Cover Me due brani solidi e grintosi, l’armonica che gira a mille e una solida dose di energia. Con Saving Grace dell’amico Chris Barron (inizialmente John suonava con la prima formazione degli Spin Doctors) si torna alla ballata elettrica, con la voce di Popper in primo piano, una delle migliori del lavoro, mentre Big City Girls ci riporta su sentieri più feroci, sezione ritmica granitica, chitarre esplosive e tastiere potenti, una cavalcata alla Blues Traveler. Chiude la dolce Cara Let The Moon una composizione toccante per piano e voce, da ascoltare in religioso silenzio.

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Con questo ritorno Suzie Cracks The Whip i Blues Traveler celebrano i venticinque anni della loro attività (e per chi vuole approfondire è uscita una doppia antologia che contiene 18 brani noti dai loro album, più 11 tracce fra lati B, demo, inediti e remix), e se 25 anni vi sembrano tanti, per loro il tempo si è fermato, provate ad ascoltare questi nuovi pezzi, spumeggianti e rigogliosi, uno dei CD più riusciti del gruppo, che fanno ben sperare che la loro storia non sia ancora finita. Bentornati!

Tino Montanari

NDT: Attualmente la band è in tour con gruppi del livello dei Barenaked Ladies, Cracker e Big     Head Todd & The Monsters, se vi è possibile andate a sentirli dal vivo.

Vecchi Credenti E Nuovi Emergenti! Cory Chisel & The Wandering Sons – Old Believers

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Cory Chisel & The Wandering Sons – Old Believers – ReadyMade Records 2012

Si era già fatto notare anche nell’album della Preservation Hall Jazz Band Preservation,, nel quale si esibiva insieme a molti altri ospiti, in quanto la sua formazione gospel ben si sposava con l’intero progetto. A distanza di un paio d’anni (anche tre) dall’eccellente Death Won’t Send A Letter , ottimamente recensito sul suolo americano, ma ignorato dalle nostre parti (a parte il titolare di questo blog. *NDB Era un Post con altri artisti piccoli-gioiellini-dagli-states-langhorne-slim-maldives-e-co.html), Cory Chisel si ripresenta con questo Old Believers, prodotto dal suo amico Brendan Benson. Il gruppo dei The Wandering Sons, nativi di Appleton nel Wisconsin, ha esordito con Again From The Beginning (2004) dal suono folk-rock, seguito da alcuni EP di buona fattura come Darken Your Door (2005), Little Bird (2006), Cabin Ghost (2008), e il già menzionato Death Won’t Send A Letter (2009) che ha portato Cory ad essere nominato artista dell’anno 2010 nel nativo Wisconsin.

Registrato, tanto per cambiare, in quel di Nashville, oltre alla voce femminile di Adriel Denae Harris (vero cognome Harris ma ultimamente preferisce farsi chiamare Denae, per la precisione) anche alle tastiere, si avvale della presenza di ben due Cardinals. ex “pards” di Ryan Adams, Jon Graboff alla pedal steel e chitarre e Brad Pemberton alla batteria e percussioni, oltre a Ian Craft al banjo e violino, Brady Surface al basso, Mark Watrous alle chitarre acustiche ed elettriche, oltre alla presenza rilevante  di Brendan Benson (Raconteurs), che ha curato la produzione. L’intro è affidato alla dolce Adriel con This Is How It Goes, mentre I’ve Been Accused e Old Love sono brani che richiamano sonorità anni ’70, e a seguire una “dylaniana” Never Meant To Love You con al controcanto la Denae, per poi cambiare con Please Tell Me che inizia come una love song elettrica ( ancora molto anni settanta), ma poi si apre con un arrangiamento geniale.

Laura ha un intro pianistico ed un incedere maestoso, una composizione lenta, soffice, molto melodiosa, sempre con il piano al centro dell’attenzione, splendidamente cantata da Cory, seguita da un’altra ballata Foxgloves, tra folk e pop, che cresce nel finale, quando un coro si unisce alla voce  del leader. Un arpeggio di chitarra introduce She Don’t Mind , tenue, dolce, molto raccolta,  sembra uscita dalla penna gentile di Ron Sexsmith, mentre si cambia registro con Times Won’t Change con una base folk-rock che viene ampliata dal violino di Ian Craft che invita a ballare. Si riparte alla grande con Seventeen cantata e scritta a quattro mani con Adriel, una ballata tipica della scuola “soul” anni sessanta, e chiudono il CD, tra i più belli di quest’anno, Over Jordan una brano venato di blues, e la struggente e profondamente malinconica Wood Drake, una splendida ballata elettroacustica, con la batteria che detta il ritmo, mentre l’hammond scivola in sottofondo.

Cory Chisel & The Wandering Sons con questo Old Believers ci regalano una dozzina di canzoni di buona levatura, suonate alla grande, dalla scrittura solida e sicura, con i “cromosomi” del classico rock americano, figlio di gente come Petty, Springsteen e Ryan Adams, un lavoro che cresce ascolto dopo ascolto e che, brano dopo brano, conquista per la sua varietà e la profondità dei brani medesimi. Non lasciate che questo lavoro passi inosservato, sarebbe un delitto per un artista che può rappresentare il futuro della musica “americana”, e per il sottoscritto un disco da centellinare come un cognac d’annata.

Tino Montanari 

*NDB. Questo è proprio bravo!

Piccoli Gioielli Canadesi. Madison Violet – The Good In Goodbye

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Madison Violet – The Good In Goodbye – True North/Ird

Per essere sinceri, questo nuovo album delle canadesi Madison Violet nel continente nordamericano è già disponibile dal settembre dello scorso anno ed in Europa da inizio 2012, ma tra le centinaia di uscite di ogni mese me lo ero un po’ perso, poi quando gli amici della Ird me lo hanno proposto gli ho dato un ascolto più approfondito e mi sono detto: “perché no?”.

Già il marchio True North, “casa” di Bruce Cockburn, Murray McLauchlan (a proposito, in questi giorni stanno uscendo le ristampe in CD di alcuni suoi album tra cui il “mitico” Live Only The Silence Remains), Blackie and The Rodeo Kings, solo per citarni alcuni, è sinonimo di qualità, poi il sottoscritto ha una particolare predizione per le voci femminili e quindi ho gradito particolarmente questo The Good In Goodbye.

Le due canadesi, Brenley MacEachern e Lisa MacIsaac (se il cognome vi dice, ebbene sì, è proprio la sorella di Ashley, violinista e musicista di area celtico-canadese, e hanno una valanga di altri parenti che suonano anche loro il violino) giungono così al loro quarto album compreso uno ad inizio carriera tra il 2002 e il 2004 quando si facevano chiamare ancora Mad Violet e anche se si è soliti dire che l’ultimo è sempre il più bello (fino ad un certo punto della carriera, poi salvo rare eccezioni, si peggiora), il precedente No Fool For Trying era leggemente superiore, ma giusto un filo, se volete investigare ulteriormente.

Le nominations ai Juno Awards ci sono sempre, lo stile quello è, tra country, pop, folk, bluegrass e musica da cantautrici, i riferimenti anche: tra le Dixie Chicks (ma anche la derivazione Court Yard Hounds), le Indigo Girls (anche per inclinazioni sessuali e spesso hanno suonato in tour insieme) senza dimenticare gruppi “nuovi” come le svedesi First Aid Kit tanto per fare un po’ di nomi che aiutano a capire. Armate di chitarre, elettriche ed acustiche, banjo, armonica e violino (vista la famiglia poteva mancare?) con in primo piano le belle voci in grado di armonizzare molto piacevolmente o di alternarsi gradevolmente alla guida dei brani, un po’ come fanno le Indigo Girls di cui se non ascolto attentamente non ho mai capito quale è Amy Ray e quale Emily Saliers (non è vero ma per fare un po’ di scena). Si scelgono anche collaboratori validi ancorché non celeberrimi con un paio di eccezioni come Ron Sexsmith, che firma con loro Fallen By The Wayside non a caso uno dei brani più belli del disco, ricco di armonie vocali e vagamente malinconico com’è tipico del collega canadese, e sempre a proposito di belle voci anche Ruth Moody delle Wailin’ Jennys (australiana ma canadese di adozione, che se non conoscete vi segnalo) si aggiunge spesso specie nei brani più vicini al bluegrass come la deliziosa The Good In Goodbye con mandolino e banjo che si sostituiscono alla strumentazione più “pop” di brani come l’iniziale If I Could You dove fa capolino anche un Fender Rhodes che fa molto cantautrice anni ’70, ma sempre con ricchezza di gusto negli arrangiamenti sempre semplici ma di effetto. 

Quindi tra un banjo, una sezione ritmica discreta ma quasi sempre presente, lap steel ed elettriche, perfino una sezione archi, come nella delicata Home, “pene d’amor perdute” si susseguono nei loro testi, non memorabili ma funzionali agli argomenti trattati. Tutti i brani si ascoltano con piacere come la leggermente mossa Goin’ Away dove le armonie vocali sono ancora più “perfette” del solito. Come As You Are con il suo andamento marcato potrebbe essere un brano del conterraneo Neil Young epoca Harvest se avesse avuto le tette e un bel volto come la moretta e la biondina Brenley e Lisa, molto carine entrambe, per la serie anche l’occhio vuole la sua parte e musicalmente l’armonica ci sta molto bene, è come il cacio sui maccheroni, con immagine poco poetica ma efficace, solite armonie vocali fantastiche. Colour in Grey è meno pop oriented che in altri momenti del disco mentre Emily country-folk delicato e il puro country di Cindy Cindy musicalmente sono più interessanti. Fino alla dolce e pregnante, conclusiva, Christy Ellen Francis dedicata alla bisnonna centenaria e madre di 16 figli.

Emozioni semplici, bella musica, belle voci, cosa desiderare di più? Amare il genere ovviamente, in caso contrario passate ad un altro Post, ce n’è per tutti i gusti.

Bruno Conti

Novità Di Marzo Parte I. Beady Eye, Flying Burrito Brothers, Elvis Presley, John Popper, Middle Brother, Ron Sexsmith, Eccetera

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Non sembra ma sta già per arrivare marzo per cui tuffiamoci nelle prime uscite proprio in previsione per il giorno 1: nel confermarvi che per martedì è confermata l’uscita del nuovo Lucinda Williams, della ristampa di John Barleycorn Must Die Deluxe dei Traffic, del disco dei Beady Eye (Liam Gallagher ed ex Oasis), che ho messo qua sopra nelle imaginette ma di cui avevo già parlato (mi sembra), sempre il 1° marzo uscirà per Sony/Bmg la versione Legacy (doppia) di Elvis Presley, Elvis Is Back, il primo album pubblicato dopo il suo ritorno dal servizio militare in Germania. Registrato nel 1960 e qui estremamente ampliato fino a comprendere 36 brani rimane uno dei migliori dischi in assoluto di Elvis prima degli anni “bui” della carriera cinematografica.

John Popper è stato per anni il leader dei Blues Travelers uno dei primi (e migliori) gruppo del cosiddetto filone delle jam band negli anni ’90, anche se loro erano più orientati verso il blues-rock, i primi 4 album più il doppio dal vivo sono tra i migliori esempi del rock classico chitarristico con in più l’atout del nostro amico “panzone” che è uno dei migliori armonicisti in circolazione, un vero funambolo e virtuoso dello strumento. Dopo un paio di album solisti obbrobriosi (esagero) Popper ritorna sulla retta via e in questo John Popper & The Duskray Troubadors, registrato con la collaborazione e sotto la regia di Jono Manson, la voce grintosa e l’armonica sono nuovamente in gran forma.

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I Flying Burrito Brothers sono uno dei nomi ricorrenti tra quelli che più hanno influenzato il ritorno della roots music che caratterizza questi ultimi lustri. Questo CD in uscita è una vera chicca: registrato dal vivo nel 1970 Authorized Bootleg, Live in New York Late Show fa parte di quei concerti d’archivio che la Hip-O Select/Universal sta pubblicando in questo periodo dal patrimonio di Bill Graham, dopo l’eccellente doppio dei Neville Brothers esce questo registrazione della Mark II del gruppo californiano, non c’è più Gram Parsons e al fianco di Chris Hillman, Sneaky Pete Keinow e Michael Clarke, arrivano il futuro Eagle Bernie Leadon e il grande cantautore Rick Roberts. Di quest’ultimo se vi volete fare del bene la BGO ha pubblicato nel 2009 un twofer che comprende i suoi due dischi da solista Windmills & She Is A song che sono tra le cose più sublimi realizzate nell’ambito della musica westcoastiana con la crème de la crème dei musicisti dei primi anni ’70, Jackson Browne, David Crosby, Don Henley, Bernie Leadon, Joe Walsh, Byron Berline, Al Perkins, Chris Hillman e tantissimi altri, una vera Meraviglia! Anche questo live postumo non è niente male e Colorado di Rick Roberts una delle sue più belle canzoni.

Visto che l’abbiamo appena nominato, secondo me Ron Sexsmith è l’erede ideale di Jackson Browne, in possesso di una voce che ha molti punti in comune e con una facilità di scrittura disarmante, oltre ad una comune malinconia con sprazzi di elettricità arriva con questo Long Player Late Bloomer al suo 11° disco, prodotto dal connazionale canadese Bob Rock è uno dei suoi dischi piu movimentati. In Europa etichetta Cooking Vinyl. Sexsmith vanta ammiratori come Bob Dylan, Elton John, Steve Earle, Chris Martin, Lucinda Williams che qualcosa di musica capiranno.

Questo disco di esordio omonimo dei Middle Brother nasconde un ennesimo “supergruppo” (si fa per dire), comunque un bel terzetto di musicisti provenienti da alcuni dei gruppi più interessanti dell’ultimo periodo. John McCauley dei Deer Tick, Matthew Vasquez dei Delta Spirit e Taylor Goldsmith dei Dawes per chi segue gli ultimi sviluppi della musica hanno prodotto degli ottimi dischi con i rispettivi gruppi ed ora approdano a questo esordio che profuma di alt-country folk rock, sono stato chiaro? Etichetta Partisan Records quindi reperibilità mmmh!

That’s All Folks. Alla Prossima!

Bruno Conti