Sarà Mica Blues? Ruff Kutt Blues Band – Mill Block Blues

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Ruff Kutt Blues Band – Mill Block Blues – Ruff Kut Blues Rec.

A volte si credono delle cose non vere: per anni sono stato convinto che il cognome di Anson Funderburgh si scrivesse con la “n” (e quindi Anson Fundenburgh) e sono rimasto di questa idea dai tempi del suo primo album che risale all’ormai lontano 1981. Questa è l’occasione per correggermi e anche per parlare del nuovo album del personaggio in questione. Perché sotto quel nome Ruff Kutt Blues Band si celano Funderburgh ed una schiera di amici e musicisti Blues, perlopiù Texani, riuniti per l’occasione, anche benefica visto che raccoglie fondi per musicisti  malati o in difficoltà.

Il grande chitarrista texano non incideva un nuovo disco dal 2003, anno del disco Which Way Is Texas, ultimo della lunga collaborazione con Sam Myers, poi scomparso nel 2006. In effetti mi sembrava che i suoi dischi (a parte molte ristampe su Hepcat del vecchio materiale) non circolassero più, ma a volte è solo distrazione e uno si “dimentica” di un musicista.

Ma “The Master of The Stratocaster” (per non confonderlo con Albert Collins e James Burton che erano the Masters of The Telecaster) non è un chitarrista qualunque: intanto (come Ronnie Earl) non ha mai cantato e si è sempre avvalso di cantanti (e armonicisti) che lo facessero per lui, agli inizi Darell Nulisch e poi per un ventennio nel suo gruppo dei Rockets, il già citato Sam Myers. E questo già è ammirevole, se non sei capace lascia fare agli altri, non come fanno alcuni che non citerò (ma ogni tanto nelle mie recensioni lo dico). L’altro fatto significativo è che Funderburgh è uno degli ultimi grandi chitarristi in grado di fondere Texas Blues e Chicago Blues, quindi uno stile molto vario ma canonico che si rifà ai grandi come Albert Collins o BB King ma anche i fratelli Vaughan di cui è contemporaneo e conterraneo, giusto per citare qualche influenza e punto di paragone.

Per questo album si è avvalso dell’operato di John Street, tastierista che si è anche occupato degli arrangiamenti e di James Goode, il bassista, che ha scritto i testi di tutti i brani. O forse viceversa, i due hanno utilizzato l’operato di Anson che suona la chitarra in tutti i brani e produce il disco Poi ci sono una valanga di ospiti: almeno sei diversi vocalists, bassisti, batteristi, armonicisti e suonatori di fisarmonica come piovesse. Il risultato finale, lungi dall’essere dispersivo è un bel disco di Blues (e dintorni) che tocca tutti i generi. Dall’iniziale Cut Like A Knife, che secondo le note del CD dura 3:64 (prego?), un bel blues cadenzato e fiatistico, cantato da Dempsey Crenshaw che suona anche l’armonica e appare come voce solista in quattro brani. La chitarra di Funderburgh, dal suono caldo e classico è subito in evidenza. Il secondo brano, Living Without You,  è cantato da Steven Richardson, un personaggino dal fisico esile che sembra si sia ingoiato BBKing e Solomon Burke e gli è avanzato anche un po’ di spazio, ma la voce è celestiale, tra soul e blues, come il brano richiede e lui si occupa anche della batteria, mentre l’ottimo assolo di sax è affidato a Ron Jones. Michael Schaefer è un altro chitarrista e cantante molto noto in Texas (un bianco come Funderburgh, ma ci sono molti musicisti neri in questo disco multietnico) che si occupa di Down On Dry Land un altro blues classico con fiati. Now You See Me è uno slow blues anomalo con la fisarmonica di Christian Dozzler a duettare con la chitarra di Funderburgh e con la voce vissuta dell’altro Jones, Andrew, un nero che già suonava negli anni ’60 nella band di Freddie King.

Senza stare a farvela troppo lunga il disco alterna blues lenti, ritmati, classici, anche strumentali come The Fowler Street Stumble con la chitarra spesso in evidenza ben sostenuta dall’organo di Street ma anche R&B gagliardi come She’s Gone cantata ancora da Andrew Jones e l’unico brano dove non appare (sembrerebbe) Funderburgh, però l’assolo di chitarra è ottimo comunque. Mill Block Blues è un bel duetto tra Schaefer e Funderburgh in pieno territorio texano mentre non manca anche un sapido brano gospel come Oh Lord cantato alla grande da tale Shuronda Kemp e il torrenziale lungo slow blues Daddy Sang The Blues con in evidenza ancora la voce e l’armonica di Crenshaw.

In definitiva se vi piacciono, nell’ordine, il Blues e Anson Funderburgh, qui c’è “trippa per gatti”, fine del messaggio!

Bruno Conti