C’è Sempre Qualcuno Bravo Che Sfugge! Greg Koch Band – Plays Well With Others

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Greg Koch Band – Plays Well With Others – Rhymes With Chalk Music

C’è sempre in giro qualcuno di talento da “scoprire”. Questa volta parliamo di chitarristi. Greg Koch non è un novellino, questo Plays Well With Others (finalmente un titolo di un CD che chiarisce i suoi intenti fin dal titolo, ma ci arriviamo fra un attimo) dovrebbe essere il 12° titolo pubblicato, in una carriera discografica iniziata nel lontano 1993 con Greg Koch & The Tone Controls, ma i cui risultati non sono facilmente reperibili nelle nostre lande (e un po’ ovunque per la verità). Per tornare al “chi è costui?” di Manzoniana memoria che non utilizzavo da un po’ nei miei pezzi, direi che Greg Koch è un virtuoso della chitarra, originario di Milwaukee, Wisconsin, lo stato di Les Paul, dove tuttora registra i suoi album, ma che, curiosamente, lavora come “clinician” per la concorrente Fender, è stato fatto conoscere (si fa per dire) al grande pubblico da Steve Vai, che gli ha pubblicato un disco per la sua etichetta, la Favored Nations, nel 2001. Che altro? Tom Wheeler di Guitar Player lo ha definito “a friendly Talent”, nel senso che la sua tecnica è umana e godibile, altri hanno detto che è “il segreto meglio custodito del mondo dei chitarristi”. Joe Bonamassa ha detto “Credo che Greg Koch sia oggi il miglior chitarrista del mondo”, in definitiva, tradotto in parole povere, un talento! Lui, modestamente, ma non troppo, nelle note di The Grip, il CD di cui si diceva poc’anzi, ha definito il suo stile: “Chet Hendrix che incontra i King (BB, Albert e Freddie) alla prima convention Zeppelin-Holdsworth”, arzigogolata ma efficace, come descrizione.

Venendo al nuovo album il titolo lascia intendere che il nostro suona, bene, con altri? E’ proprio così! Nei dieci brani originali, più tre bonus che ripropongono tre dei pezzi già eseguiti, ma in radio mix, che, tradotto per gli ascoltatori, vuole dire praticamente identici alle versioni “normali”, ma più corti (misteri della discografia)! Allora dicci chi c’è? Calma, se state leggendo la recensione, avete già visto la copertina del disco, che riporta i nomi degli ospiti. Comunque questo album è leggermente (o notevolmente, secondo i punti di vista) diverso dalla prove precedenti, prevalentemente strumentali, Greg Koch è uno della famiglia dei Buchanan o dei Gatton, cioè cantare “minga bun” o quasi, come si dice dalle mie parti (ma sono stato cattivo, non è proprio verissimo, c’è di peggio in giro) quindi giustamente in questo disco si è fatto aiutare da John Sieger dei Semi-Twang, che oltre ad avere scritto i dieci brani con Koch, se li canta, meno uno, con profitto. Della sua band ci sono Dylan Koch alla batteria, che immagino parente, Theo Merriweather alle tastiere e Eric Hervey al basso, più parecchi ospiti.

Nel rock-blues sinuoso, vorticoso e riffato di Simone, dopo il primo assolo molto “lavorato” della solista di Greg arriva Joe Bonamassa ed i due cominciano a scambiarsi fendenti nella migliore tradizione delle (Super)sessions, nel secondo brano, Robben Ford, il bassista Roscoe Beck e Brannen Temple alla batteria rinnovano i fasti dei vecchi Blue Line, con un blues raffinato e virtuosistico, a colpi di scale impossibilmente fluide, in Walk Before You Crawl, uno dei pezzi forti di questa raccolta. E non è finita, arriva Jon Cleary che con il suo pianino ci porta dalle parti delle paludi della Louisiana e di New Orleans, come dite, sembrano un po’ i Little Feat? Non sapete come siete nel giusto, infatti nella successiva The Whole Town Has A Broken Heart ecco Paul Barrère (che per motivi che mi sfuggono, sulla copertina, ha l’accento sull’ultima e), che con la sua slide magica tramuta questo brano in una sorta di novella People Get Ready, che ricorda molto nella melodia.

Ancora un paio di gagliarde collaborazioni, a tempo di blues, con Robben Ford e soci, nelle ottime Sho Nuff e What You Got To Lose, con scambi di timbriche e assolo felpati per la gioia degli amanti della chitarra. Whiskey Rainstorm, di nuovo con Paul Barrère, ha un che di funky e sudista nella migliore tradizione featiana, con i due che fanno i George e i Barrère della situazione, anche scambiandosi i ruoli. Down The Road è una bella slow blues ballad dove si apprezza anche la voce di John Sieger, cantante dotato ed apprezzabile, mentre Night Owl Now è l’unico brano cantato da Greg della raccolta e l’occasione per sbizzarrirsi per Barrère e Koch,  che trovato un groove alla Little Feat, aiutati dall’organo di Merriweather, lo portano alle giuste conseguenze. Conclude Hey Godzilla, ancora con Barrère, il brano più rock ed hendrixiano (un eroe della gioventù di Koch) del disco, tirato e cattivo il giusto. Bel disco e grande chitarrista(i). Se vi piacciono quelli che sanno suonare!

Track Listing:
1.) Simone (with Joe Bonamassa)
2.) Walk Before You Crawl (with Robben Ford, Roscoe Beck and Brannen Temple)
3.) Spanish Wine (with Jon Cleary)
4.) This Whole Town Has A Broken Heart (with Paul Barreré)
5.) Sho Nuff (with Robben Ford, Roscoe Beck and Brannen Temple)
6.) What You Got To Lose (with Robben Ford, Roscoe Beck and Brannen Temple)
7.) Whiskey Rainstorm (with Paul Barreré)
8.) Down The Road
9.) Night Owl Now (with Paul Barreré)
10.) Hey Godzilla (with Paul Barreré)
BONUS TRACKS
11.) Spanish Wine, radio mix
12.) What You Got To Lose, radio mix
13.) Hey Godzilla, radio mix

Bruno Conti

Provaci Ancora Eric, Una Anteprima? Eric Johnson – Up Close Another Look

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Eric Johnson – Up Close Another Look – Mascot/Provogue/Edel 02-04-2013

Eric Johnson è un fantastico chitarrista texano che, nella sua carriera che dura ormai da una trentina di anni (almeno a livello discografico), ha realizzato solo una manciata di album di studio, sei per la precisione, compreso questo Up Close, oltre ad un disco, Seven Worlds, registrato nel 1978 ma pubblicato solo 20 anni dopo, uno dal vivo della serie Live From Austin, Texas nel 2005 (ma registrato nell’88), oltre alla sua partecipazione come un terzo della “società” in una delle varie incarnazioni dei G3, insieme ai Joe Satriani e Stevie Vai. E per lui, come per molti altri, il migliore rimane ancora il primo ufficiale, Tones, uscito nel lontano 1986 per la Reprise, eccellente disco prevalentemente strumentale che ebbe un grosso successo sia di critica che di pubblico in quell’anno, disco che si inseriva in quel filone tra prog, rock, southern e blues dove operavano gruppi come i Dixie Dregs di Steve Morse, tanto per fare un nome, o il materiale meno bluesy di Robben Ford, virtuosi della chitarra elettrica per intenderci, e anticipatore del successo che avrebbero ottenuto i suoi futuri pard Joe Satriani e Steve Vai (già in pista ma noto soprattutto per le collaborazioni con Frank Zappa).

Senza farla troppo lunga ma dandogli i giusti meriti, Eric Johnson, ha avvicinato quei livelli qualitativi solo con il successivo Ah Via Musicom del 1990, poi creandosi una nicchia di appassionati, un seguito di culto, che ha continuato a comprare i suoi dischi ma con minore entusiasmo anche negli anni successivi, fino ad arrivare al 2010, l’anno di questo Up Close, uscito ai tempi solo sul mercato americano per la Vortexan/EMI, ma non distribuito in Europa, e che è di gran lunga il suo disco migliore dopo Tones, ma cosa ti va a pensare quel “diavolo” di un Johnson, facciamone una versione aggiornata per il mercato europeo, quell’Another Look, come avranno notato i più attenti: come dice lo stesso Eric Johnson, si è limitato ad aggiungere alcune parti di chitarra ritmica e a remixare il tutto, e la differenza è molto sottile, praticamente non si percepiscono i nuovi interventi, ma il disco suona meglio all’ascolto e se lo dice lui chi siamo noi per negarlo? Quindi prendiamo nota senza peraltro poter fare a meno di notare che questa nuova edizione ha due brani in meno di quella del 2010, strano ma vero, si toglie invece di aggiungere, anche se per onestà si tratta di due brevi intermezzi di poco più di un minuto ciascuno.

Ma quello iniziale, un intramuscolo orientaleggiante di 1:05, Awaken, è rimasto. Fatdaddy è il primo brano strumentale dove, a velocità vorticose, la chitarra solista di Johnson interagisce con una ottima sezione ritmica con vari batteristi che si alternano, Kevin Hall, Barry Smith e Tommy Taylor e il grande Roscoe Beck al basso, con lui da inizio carriera. Brilliant Room è il primo brano cantato, con ospite come vocalist il bravo Malford Milligan, altro texano che era negli Storyville (ve li ricordate?) il gruppo di David Holt e David Grissom con la sezione ritmica dei Double Trouble, un gruppo che ha non tenuto fede alle promesse, ma aveva molte potenzialità, il brano è un veloce rock, anche commerciale, ma con una verve ed un lavoro di suoni e chitarre che molta produzione attuale non ha (dipenderà dal fatto che il co-produttore è tale Richard Mullen ma l’ingegnere è Andy Johns, della premiata famiglia?), un sound fantastico. E sentite come suonano il Blues, in una cover eccellente di Texas (tema che ritorna), il vecchio brano firmato Mike Bloomfield/Buddy Miles che si trovava sul disco degli Electric Flag, per l’occasione a duettare con Johnson troviamo un pimpantissimo Steve Miller alla voce e Jimmie Vaughan alla seconda solista, cazzarola come suonano! Gem è uno di quei brani strumentali stile Prog-rock dove il nostro Eric esplora a fondo la sua tavolozza di colori e suoni per la gioia dei fanatici della chitarra.

Tra i titoli non manca Austin, altro ottimo duetto a tempo di rock con un Johnny Lang in gran vena e la chitarra di Johnson che crea traiettorie quasi impossibili senza scadere nelle esagerazioni di altri suoi colleghi virtuosi. La lunga Soul Surprise è un altro lento con i vocalismi senza parole del titolare e atmosfere sempre molto ricercate. On The Way è un ulteriore strumentale, molto Twangy & Country in questo caso, stile di cui è maestro Albert Lee. Senza citarle tutte, ma non ci sono cadute di gusto, vorrei ricordare il tributo in apertura (una piccola citazione di Little Wing) all’Hendrix più sognante, nella ricercata A Change Has Come To Me e il duetto molto melodico con la slide di Sonny Landreth in Your Book. Una delizia per gli amanti della chitarra elettrica, come tutto il disco peraltro.

Bruno Conti

Novità Di Agosto Parte II. Reverend Peyton, Steve Vai, Robin & Linda Williams, John Stewart, Jerry Jeff Walker, Johnny Cash Festival

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Ecco gli altri titoli in uscità martedì 14 agosto, di cui non ci eravamo ancora occupati sul Blog (se comincio a usare il plurale maiestatis dovrò iniziare a preoccuparmi?).

Torna la piccola band di super revivalisti The Reverend Peyton’s Big Damn Band di cui mi ero già occupato con un Post per l’album precedente rev.%20peyton, quello dedicato alla musica di Charley Patton. L’ etichetta è sempre la One Side Dummy (ex casa dei Gaslight Anthem). Il disco si chiama Between The Ditches ed è decisamente più elettrico del precedente, anche se sempre molto legato alle tradizioni del Blues, non male devo ammettere, ci danno dentro veramente alla grande.

Pubblicato al solito dalla sua etichetta Favored Nations, nuovo album anche per Steve Vai, visto recentemente nella data italiana di Vigevano con Joe Satriani e Steve Morse. The Story Of Light, dodici brani dedicati agli amanti dei virtuosismi della chitarra elettrica. Questa volta il disco non è completamente strumentale, lo stesso Vai canta In The Moon And I e duetta con Aimee Mann in No More Amsterdam e ancora con Beverley McClennan (una partecipante al talent americano “The Voice”) in una versione del classico del blues, John The Revelator. Sul sito della stesso Steve Vai è prenotabile anche una versione CD+DVD http://www.vai.com/.

Robin And Linda Williams festeggiano quest’anno i 40 anni di carriera. I due veterani del country e bluegrass pubblicano questo These Old Dark Hills per la Red House. C’è anche una cover di uno Springsteen “minore” My Lucky Day, tratta da Working On A Dream. Belle canzoni e belle armonie vocali per una musica prettamente acustica con i due che si alternano come voci soliste nei 12 brani.

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Per la sezione “vecchie glorie” tre uscite interessanti.

John Stewart, scomparso nel 2008, si vede pubblicare da una di quelle etichette “dubbie”, la All Access, un CD che contiene la registrazione di un broadcast radiofonico tenuto nel lontano 1975 al famoso locale Ebbets Field di Denver, Colorado di fronte a ben 238 persone. Per i fans di Stewart e gli amanti della buona musica è l’occasione per ascoltare uno dei più sottovalutati, e bravi, cantautori della scena musicale americana in un concerto registrato quando era al top delle sue capacità. La qualità sonora è più che buona, radio FM americana stereo dell’epoca, il repertorio pure, forse la reperibiltà un po’ meno, ma con pazienza si trova. Queste le 14 tracce:

1. Intro
2. Runaway Fool of Love
3. Josie
4. Mazatlan
5. Friend of Jesus
6. Crows Landing
7. Wingless Angels
8. Survivors
9. Mother Country
10. July You’re a Woman
11. Wolves in the Kitchen
12. Summer Child
13. Lady & the Outlaw
14. Never Goin’ Back

Sempre nell’ambito del materiale d’archivio la May6 Entertainment pare abbia trovato più di 75 concerti registrati un piccolo locale di Austin, Texas, The Dixie’s Bar & Bus Stop. La prima uscita è questo DVD Live From Austin, TX Bar Bus Stop di Jerry Jeff Walker, registrato intorno alla metà degli anni ’80, sono due set elettrici completi con la Lost Gonzo band più un segmento acustico, ci sono tutti i classici del suo repertorio ( Mr. Bojangles c’è non temete!) ma anche Up Against The Wall Redneck Mother, L.A. Freeway e Desperados Waiting On A Train e tantissime altre per un totale di 26 brani. Vediamo quali saranno gli altri titoli di questa serie che dalla partenza sembra assai interessante. Solo zona americana, anche in questo caso non dovrebbe essere di facile reperibiltà.

Last But Not Least. In questi giorni è uscito il tributo “ufficiale” in CD+DVD per l’80° Anniversario della nascita di Johnny Cash di cui vi ho parlato diffusamente nei giorni scorsi. Ma alla fine di luglio, sia in CD che in DVD è uscito anche The Johnny Cash Music Festival 2011, pubblicato sul mercato americano dalla Spring House/EMI, si tratta della registrazione di un concerto tenuto il 4 agosto dello scorso anno. Se nel doppio pubblicato dalla Sony la famiglia Cash non appariva, qui ci sono tutti, anche alcuni di cui ignoravo l’esistenza: John Carter Cash, Laura Cash, Tommy Cash, Joanne Cash oltre naturalmente a Rosanne Cash che ha duettato anche con l’ex marito Rodney Crowell in No Memories Hangin’ Around mentre l’attuale marito John Leventhal suonava la chitarra. C’erano anche Kris Kristofferson, George Jones, Gary Morris, Bill Miller e un set gospel con Dailey & Vincent, questi i brani:

  1. Pickin’ Time 
  2. Sunday Morning Coming Down 
  3. Cry, Cry, Cry 
  4. Why Me 
  5. If I Were a Carpenter 
  6. Sunnyside 
  7. Ballad of Ira Hayes 
  8. No One Gets Out of Here Alive 
  9. Rock Island Line 
  10. Five Feet High and Rising 
  11. Suppertime 
  12. When the Roll Is Called Up Yonder 
  13. Daddy Sang Bass 
  14. Same Old Me 
  15. I Got Stripes 
  16. Wind Beneath My Wings 
  17. Hallelujah 
  18. After All This Time 
  19. No Memories Hanging ‘Round 
  20. Get Rhythm 
  21. Seven Year Ache 
  22. Radio Operator

L’edizione del 2012 è prevista per ottobre e oltre a molti degli artisti della scorsa edizione ci saranno anche Willie Nelson, Dierks Bentley e i Civil Wars. Il ricavato dei concerti e dei dischetti viene utilizzato per il restauro della Johnny Cash Boyhood Home di Dyess, Arkansas.

That’s all folks!

Bruno Conti