Un Altro Disco Che (Quasi) Non C’è: Un “Mitico” Locale Australiano Per Una “Grande” Band. Black Sorrows – Live At The Palms

black sorrows live at the palms

Black Sorrows – Live At The Palms – Blue Rose Records – CD  – Download

Il loro ultimo album Citizen John  (recensito puntualmente su queste pagine https://discoclub.myblog.it/2018/12/01/prosegue-la-storia-infinita-della-band-di-joe-camilleri-sempre-una-garanzia-black-sorrows-citizen-john/ ) è uno dei lavori più belli dello scorso anno (ma anche uno dei più difficili da rintracciare,vista la scarsa reperibilità sul mercato europeo), e questo concerto registrato nel mitico locale di Melbourne, non è altro che il CD abbinato alla edizione deluxe” del medesimo (per i pochi fortunati che ne sono entrati in possesso e considerando che comunque anche questa “nuova” edizione in CD singolo è venduta in esclusiva solo ai concerti europei della band e sul sito della Blue Rose). E così quando nell’Ottobre dello scorso anno, Joe Camilleri alla chitarra, sax e armonica, porta sul palco i suoi Black Sorrows ,con in evidenza le chitarre del bravo Claude Carranza, Tony Floyd alla batteria, Mark Gray al basso, James Black alle tastiere, con l’apporto di musicisti di talento come il gruppo jazz Horns Of Leroy e Sandi Keenan alle armonie vocali, per una manciata di brani che hanno il pregio di essere eseguiti con arrangiamenti diversi da quelli elaborati in studio, i tecnici sono pronti a registrare il tutto, per un “disco”dove come sempre la musica spazia tra bluegrass, blues, rockabilly, rock, soul, arrivando a cimentarsi anche con il reggae e gospel.

Il concerto inizia con le atmosfere “country-blues” di una accattivante Wednesday’s Child, a cui fanno seguito due cover d’autore, una seducente rilettura di Do I Move You, portata al successo dalla grande Nina Simone, uno slow d’annata da suonare nei locali blues di Chicago, con un lungo intermezzo “jazz” a cura dei componenti dei bravissimi Horns Of Leroy, e una semi dimenticata Silvio di Dylan, recuperata dai solchi polverosi di Down In The Groove (88), e che in questa occasione viene riproposta in una energica e ritmata versione, dove emerge la bravura alla slide di Carranza e i coretti in stile “Motown” guidati dalla Keenan. Dopo applausi doverosi e convinti del pubblico in sala, si riparte con Lover I Surrender, una di quelle ballate “blue-soul” dei lontani anni ’70 che hanno fatto la fortuna di Joe, dove giganteggia il “groove” del basso di Mark Gray su un tessuto armonico dell’hammond, bissata subito da un’altra stratosferica ballata Way Below The Heavens, dove oltre agli evidenti echi “morrisoniani” nell’interpretazione dell’autore, risveglia nel sottoscritto anche lo spirito di Bobby Womack.

Poi si cambia ritmo nel sincopato arrangiamento di una Down Home Girl, con i fiati in evidenza nella parte finale; dopo un’altra meritata ovazione da parte del pubblico, ci si avvia alla parte conclusiva del concerto con il tempo vagamente “ragtime” e di nuovo una strepitosa sezione fiati in una favolosa Brother Moses Sister Mae, che con la mente e il cuore ci trasporta nelle strade di New Orleans (quando si festeggia il Mardi Gras), seguita dal raffinato “swamp-blues” di Citizen John, che viene cantato in duetto (in una ipotetica gara di bravura) da Joe e Sandi Keenan, e in chiusura sorprendentemente, viene rispolverato un brano del suo primo gruppo i Jo Jo Zep & The Falcons (una oscura band in attività sul finire degli anni ’70, benché popolarissima in Australia), una saltellante The Honeydripper dove la varietà di stili e la bravura dei musicisti, riesce a sopperire all’unico brano forse deludente della serata. Ancora oggi per molti i Black Sorrows sono degli illustri sconosciuti, nonostante il fatto che dal lontano esordio con Sonola (84), e in un alternarsi di varie e innumerevoli formazioni, hanno sfoderato più di una ventina di lavori (con questo siamo al 22° per la precisione), sotto la guida costante del genialoide Joe Camilleri, vero leader carismatico della band (cantante, autore, sassofonista e produttore), un tipo che a 71 anni suonati dimostra con questo splendido Live At The Palms (un lavoro arrangiato e suonato in modo superbo), di possedere una rara intelligenza musicale nel sapere sempre creare grandi canzoni. In definitiva (per chi scrive), i Black Sorrows sono stati, e sono tuttora, una splendida realtà del panorama musicale odierno (australiano e non),  quindi da ascoltare obbligatoriamente!

Tino Montanari

Era Già Un Gran Bel Disco All’Epoca, Nella Nuova Edizione Deluxe “Ritardata” Uscita Per Il 20° Anniversario E’ Ancora Meglio! Van Morrison – The Healing Game

van morrison the healing game

Van Morrison – The Healing Game – 3 CD Deluxe – Exile/Sony Legacy

Il nostro amico Van Morrison (perché qui nel Blog come sapete lo amiamo particolarmente) sta vivendo in questa decade degli anni 2000 una sorta di seconda, terza, quarta o quinta giovinezza, vedete voi: perché, a ben vedere, da quando è iniziata la sua lunga e strepitosa carriera dalla metà dei lontani anni ’60, il musicista di Belfast, in ogni decade, ha avuto dei picchi creativi e qualitativi che se non sempre hanno potuto rivaleggiare con la produzione del primo periodo, per certi versi inarrivabile, comunque sono stati ricchi di pubblicazioni epocali. Dal 1968 al 1974 è uscito un filotto di dischi, da Astral Weeks Veedon Fleece, passando per Moondance, His Band And The Street Choir, Tupelo Honey, Saint Dominic’s Preview, Hard Nose The Highway e il doppio live It’s Too Late To Stop Now, che ha pochi uguali nella storia della nostra musica; ma poi, pur mantenendo sempre un livello qualitativo costantemente elevato, periodicamente ha saputo cavare dal cilindro album fantastici: penso a Common One e No Guru, No Method, No Teacher negli anni ’80, ma anche Irish Heartbeat con i Chieftains, Hymns To The Silence, Days Like This e questo The Healing Game negli anni ’90, oltre al disco dal vivo A Night In San Francisco. Forse solo nella prima decade degli anni 2000 non ci ha regalato dischi memorabili per quanto sempre rispettabili, anche se la rivisitazione di Astral Weeks Live At The Hollywood Bowl era un signor disco, ma negli ultimi anni è stato particolarmente prolifico, andando a ritroso, con il terzetto degli ultimi album dedicati al jazz e al blues, il bellissimo Keep Me Singing del 2016, inframezzati dal DVD dal vivo Van Morrison In Concert https://discoclub.myblog.it/2018/03/30/from-belfast-northern-ireland-il-van-morrison-pasquale-van-morrison-in-concert/e da tutta una serie di ristampe potenziate della sua discografia passata, eccezionale in particolare quella di It’s Too Late To Stop Now Volumes II,III, IV & DVD https://discoclub.myblog.it/2016/06/14/sempre-stato-difficile-fermarlo-nuova-versione-espansa-piu-dei-live-piu-belli-sempre-van-morrison-its-too-late-to-stop-now-ii-iii-iv-dvd/

Proprio a causa di questo florilegio di pubblicazioni, l’uscita di questa edizione tripla potenziata di The Healing Game, che doveva avvenire nel 2017, in occasione del 20° Anniversario, è stata rinviata più volte, ma oggi finalmente la abbiamo tra le mani, e valeva l’attesa. Il disco in effetti era giù uscito in una edizione rimasterizzata singola nel 2008, ma poi a causa delle vicissitudini relative al suo vecchio catalogo, che nel passaggio dalla Universal alla Sony ha visto andare fuori produzione diversi dei vecchi dischi, da qualche anno non era più disponibile. Comunque questa nuova edizione espansa ci permette di gustare molto materiale raro ed inedito che era stato inciso in quel periodo, tra il 1996 e il 1999, particolarmente fecondo di registrazioni, oltre a darci la possibilità di riascoltare l’album originale, dove spiccano alcuni brani veramente notevoli, forse non tra i migliori in assoluto di Van Morrison, ma in ogni caso di tutto rispetto. Come risalta all’ascolto dell’album anche la qualità dei collaboratori dell’irlandese in quegli anni, con delle punte di merito per il rientrante Pee Wee Ellis al sax, l’ottimo Alec Dankworth al contrabbasso, Georgie Fame all’organo e alle armonie vocali e i vocalist aggiunti Katie Kissoon Brian Kennedy (quest’ultimo non amato da tutti, lo ammetto), ma tutta la band impiegata è formidabile. Vediamo quindi i contenuti di ogni singolo CD.

CD1

Diciamo che all’epoca della sua uscita nel 1997 segnalò un momentaneo allontanamento dallo stile più jazzato, ispirato da Mose Allison, per quanto sempre mediato dallo stile unico di Morrison, per uno dei suoi periodici ritorni al celtic soul spirituale dei dischi migliori e più ispirati: Rough God Goes Riding, con una armonica quasi dylaniana che la percorre, è una ballata che ha un afflato che miscela folk, soul e gospel, grazie al cantato di Van che lascia andare in libertà la sua splendida voce come solo lui sa fare, ben sostenuto dalle armonie vocali di Katie Kissoon e con Pee Wee Ellis che lavora di fino e con gran classe al sax, mentre Robin Aspland con il suo eccellente lavoro di raccordo al piano contribuisce alla riuscita della canzone. Ottima anche Fire In The Belly, sempre oltre i sei minuti di durata, uno dei tipici brani dell’irlandese, sognante ma con una solidità sonora sempre ispirata dalla amata soul music che pervade magicamente la struttura della canzone e con Brian Kennedy e Fame che aiutano Van nel classico call and response dei suoi pezzi più vibranti, con Ellis nuovamente ispirato al sax soprano: deliziosa anche This Weight con il rotondo contrabbasso di Dankworth a fare da contrappunto agli incroci vocali di Morrison, Fame e Kennedy, sempre ottimamente sostenuti dal sax di Pee Wee, che in Waiting Game, altra ballata mirabile, lascia spazio all’armonica di Van Man che per l’occasione duetta nuovamente con la dolce voce della Kissoon, mentre The Piper At The Gates Of Dawn pur nella sua brevità è un mezzo capolavoro, un pezzo mistico di impianto folk, con Morrison all’acustica, Peter O’Hanlon al dobro, Phil Coulter al piano e Paddy Moloney dei Chieftains a uileann pipes e whistle, una meraviglia. Ancora l’armonica introduce The Burning Ground, un brano dalla andatura decisamente più incalzante, che conferma ancora l’ispirazione che ha sostenuto il nostro nella creazione di tutto l’album, delizioso anche il talking tra Morrison, Ellis e Kennedy nella parte centrale, che poi riparte con rinnovata energia nell’interscambio tra voci, Van Morrison e la Kissoon, e gli strumenti a fiato.

It Once Was My Life, con Leo Green Matt Holland (che oltre che al sax e alla tromba, sono per l’occasione anche le voci di supporto in aggiunta a Kennedy e Fame) ondeggia in modo incantevole tra R&B, gospel e piccoli tocchi latineggianti adorabili, sempre sostenuti dalla potente voce del rosso di Belfast. Sometimes We Cry, con una lunga introduzione affidata al contrabbasso di Dankworth, è un’altra canzone superba, tra le migliori del disco, accorata e toccante, con Pee Wee Ellis ancora decisivo al sax soprano e Van The Man che ci regala una ennesima interpretazione vocale da manuale; If You Love Me vira verso una sorta di doo-wop morrisoniano, con la Kissoon adorabile e perfetta nel contrappunto alla voce roboante di Van che poi rilascia un altro intervento incantevole all’armonica. Come chiusura dell’album originale troviamo la title track The Healing Game, questa volta introdotta dalle scivolanti note dell’organo di Georgie Fame che sottolineano una ennesima superba interpretazione di Van Morrison (ma che lo dico a fare?), che poi lascia spazio al sax, questa volta baritono, di Pee Wee Ellis, prima di lanciarsi in una travolgente cavalcata vocale finale con Holland e Green che lo spingono verso i suoi vertici assoluti. Le bonus del primo CD riguardano i singoli che erano usciti all’epoca come compendio all’album: Look What The Good People Done, un piacevole brano tra blues e jazz, At The End Of The Day, un altro brano ispirato dalla vena celtic soul che contraddistingue l’album e caratterizzato dal suono del dobro, la single version di The Healing Game, differente nell’arrangiamento e più breve di quella del disco, meno solenne e più “sbarazzina” si ascolta comunque sempre con grande piacere. Mentre in chiusura sono poste due nuove versioni di classici del songbook del Morrison: Full Force Gale ’96 (single version), in origine su Into The Music del 1979, e St. Dominic’s Preview, dall’album omonimo del 1972, entrambe decisamente belle, anche se non superano gli splendi originali, pure se si apprezza la bravura della band di Van in quello scorcio di anni ’90.

CD2

Come confermano gli extra contenuti nel secondo CD, intitolato Sessions & Collaborations. The Healing Game, quasi otto minuti, è quasi più bella della versione uscita sul CD, anzi togliamo il quasi, diciamo un bel pareggio, meno “acrobazie” vocali, una interpretazione più asciutta a livello di arrangiamento, che comunque lascia spazio alla strabordante vocalità del nostro. Stesso discorso per Fire In The Belly, in una versione più intima e discorsiva. Didn’t He Ramble, all’epoca inedita e poi pubblicata nel disco del 2011 con Chris Barber e Dr. John, è un classico traditional R’n’B dal taglio jazz, stesso discorso anche per la versione jazz di The Healing Game, molto sofisticata, mentre la versione alternativa full length di Sometimes We Cry, oltre gli otto minuti, è un compendio mirabile a quella pubblicata sull’album. Poi arrivano le chicche: Mule Skinner Blues, in versione swing jazz, la troviamo anche in chiusura del CD in una travolgente versione a tutto skiffle con Lonnie Donegan. A Kiss To Build A Dream On, anche questa inedita, era un brano dal repertorio di Louis Armstrong, una ballata jazz trasognata ed elegante.

Don’t Look Back The Healing Game, entrambe splendide, erano sul disco di John Lee Hooker del 1997, e la prima ha anche vinto il Grammy come “Best Pop Collaborations With Vocals”, non saranno inedite ma si ascoltano comunque con grande piacere. E anche il quintetto di brani registrato con uno dei maestri del R&R come Carl Perkins non scherza: Sittin’ On Top Of The World era già uscito in un tributo alla Sun Records del 2001, ma gli altri quattro, Boppin’ The Blues, Matchbox, My Angel e All By Myself sono inediti, tutti e cinque i pezzi sono incantevoli, eseguiti con garbo, classe e grande vigore, e i due si divertono veramente alla grande e se fosse uscito un album intero di queste collaborazioni non sarebbe stato per niente male.

CD3

Van Morrison ha suonato moltissime volte al Festival Jazz di Montreux, un paio di concerti memorabili, quelli del 1980 e del 1974, sono stati raccolti e pubblicati in un DVD uscito nel 2009, mentre questa esibizione registrata il 17 luglio del 1997 è completamente inedita. Si tratta del concerto quasi completo, manca solo una canzone, Satisfied, dalla tracklist originale: stranamente per Van The Man ci sono ben sette brani tratti dall’album che era appena uscito, mescolati a pochi super classici del suo repertorio,  anzi direi uno solo, Tupelo Honey in medley con Why Must I Always Explain, ma con alcune sorprese, per esempio le cover di A Fool For You, una canzone di Ray Charles, e dal repertorio di Tony Bennett Who Can I Turn To (When Nobody Needs Me), oltre a Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin), di Sly Stone, presente nel medley finale. Comunque la lista completa dei brani è questa:

1. Rough God Goes Riding
2. Foreign Window
3. Tore Down A La Rimbaud
4. Vanlose Stairway/Trans-Euro Train
5. Fool For You
6. Sometimes We Cry
7. It Was Once My Life
8. I’m Not Feeling It Anymore
9. This Weight
10. Who Can I Turn To (When Nobody Needs Me)
11. Fire In The Belly
12. Tupelo Honey/Why Must I Explain
13. The Healing Game
14. See Me Through/Soldier Of Fortune/Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)/Burning Ground

Un concerto solido e di ottima qualità che completa degnamente questa edizione Deluxe di uno degli album migliori del Van Morrison del secondo periodo, qualcuno lo ha definito, magari esagerando, “Van’s mid-career masterpiece”, ma in questa nuova veste espansa risulta comunque un disco estremamente godibile, fateci un pensierino!

Bruno Conti

Arrivano Le Prime Ristampe Del 2019, Alcune Interessanti, Altre Al Solito Inutili. Parte II: Humble Pie, Van Morrison, Pink Fairies, Eagles, Pamela Polland.

humble pie joint effort

Eccoci alla seconda parte dedicata alle ristampe in uscita tra febbraio e marzo. In teoria avevamo completato la lista di quelle di febbraio, ma all’ultimo minuto ho notato questo Humble Pie “inedito” che verrà pubblicato l’8 febbraio dai “miei amici” della Cleopatra e quindi l’ho aggiunto in extremis al Post. Partiamo proprio da questo.

Humble Pie – Joint Effort: The Lost Album 1974/75 – Cleopatra Records – 08-02-2019

Di cosa si tratta? Secondo le informazioni annunciate dalla etichetta  e dal sottotitolo del CD, si tratta di materiale inedito registrato tra il 1974 e il 1975 ai Clear Sounds Studios per un album che sarebbe dovuto uscire dopo Eat It Thunderbox, ma prima di Street Rats. Brani che però vennero rifiutati dalla A&M, anche perché Steve Marriott essendo uno dei papabili per entrare negli Stones a sostituire Mick Taylor, era distratto dalla gestione della propria band. O così sembrerebbe, perché la cover di Rain dei Beatles e quella di Let Me Be Your Lovemaker di Betty Wright poi apparvero su Street Rats (dove c’erano altri due brani firmati Lennon-McCartney e uno da Chuck Berry), un album manipolato dalla etichetta che aggiunse e modificò del materiale che era destinato per un probabile album solo di Marriott. Quindi ora arriva una etichetta precisa come la Cleopatra (ah ah) che fa apparire questi nastri che sicuramente faranno comunque la gioia dei fans degli Humble Pie, ma già la copertina è tutta un programma, visto che nella foto c’è ancora Peter Frampton, che se ne era già andato dalla band nel 1971! Comunque oltre a Marriott suonano nel CD Greg Ridley basso, Dave “Clem” Clempson chitarra, e Jerry Shirley batteria. Appurato che due dei brani non sono inediti ne rimangono comunque otto mai sentiti, tra cui due versioni di Think di James Brown. Vedremo come sarà, manca poco all’uscita, ecco la lista completa delle canzoni.

1. Think
2. This Ol’ World
3. Midnight Of My Life
4. Let Me Be Your Lovemaker
5. Rain
6. Snakes & Ladders
7. Good Thing
8. A Minute Of Your Time
9. Charlene
10. Think 2

van morrison the healing game

Van Morrison – The Healing Game (20th Anniversary Edition) – 3CD set Legacy Sony – 01-03-2019

Questo, come suggerisce il titolo, doveva uscire due anni fa, nel 2017, per il 20° Anniversario dall’uscita dell’album The Healing Game, avvenuta nel 1997: ma poi Van Morrison ha iniziato a pubblicare dischi nuovi a raffica e quindi il triplo CD è stato rinviato più volte, non grande gioia dell’irlandese, come ha esternato anche nella intervista concessa al Buscadero. La lista dei brani prevista è la stessa che doveva uscire all’epoca, e oltre al disco originale rimasterizzato e ai singoli estratti dall’album nel primo CD, contiene molto materiale raro o completamente inedito, oltre ad un concerto a Montreux, sempre del 1997, che non c’entra nulla con i due contenuti nel DVD Live At Montreux, che erano del 1974 e 1980. Una rarità questa messe di aggiunte per una ristampa di un disco che è comunque tra i migliori di Van The Man dell’ultimo periodo e speriamo che segnali la ripresa della ripubblicazione del suo catalogo. Ecco la lista completa dei contenuti. Come evidenziato uscirà il 1° marzo (si spera, perché parrebbe sia stata posticipata la data al 22 marzo).

CD1: The Original Album + CD Singles]
1. Rough God Goes Riding
2. Fire In the Belly
3. This Weight
4. Waiting Game
5. Piper At The Gates Of Dawn
6. Burning Ground
7. It Was Once My Life
8. Sometimes We Cry
9. If You Love Me
10. The Healing Game
Bonus Tracks:
11. Look What The Good People Done (First issued on the CD Single #VANCD 13, 1997)
12. At The End Of The Day (First issued on the CD Single #HEAL 3, 1997)
13. The Healing Game (Single Version) (First issued on the CD Single #HEAL 3, 1997)
14. Full Force Gale ’96 (First issued on the CD Single #VANCD 13, 1997)
15. St. Dominic’s Preview (First issued on Sult – Spirit Of The Music, 1996)

[CD2: Sessions & Collaborations]
1. The Healing Game (Alternate Version) (Previously Unissued)
2. Fire In The Belly (Alternate Version) (Previously Unissued)
3. Didn’t He Ramble (Previously Unissued)
4. The Healing Game (Jazz Version) (Previously Unissued)
5. Sometimes We Cry (Full Length Version) (Previously Unissued)
6. Mule Skinner Blues (First issued on The Songs Of Jimmie Rodgers: A Tribute, 1997)
7. A Kiss To Build A Dream On (Previously Unissued)
8. Don’t Look Back – John Lee Hooker (First Issued on Don’t Look Back, 1997)
9. The Healing Game – John Lee Hooker (First Issued on Don’t Look Back, 1997)
10. Boppin’ The Blues – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
11. Matchbox – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
12. Sittin’ On Top Of The World – Carl Perkins & Van Morrison (First Issued on Good Rockin’ Tonight – The Legacy Of Sun Records, 2001)
13. My Angel – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
14. All By Myself – Carl Perkins & Van Morrison (Previously Unissued)
15. Mule Skinner Blues – Lonnie Donegan & Van Morrison (First issued on Muleskinner Blues, 1999)

[CD3: Live At Montreux 19 July, 1997]
1. Rough God Goes Riding
2. Foreign Window
3. Tore Down A La Rimbaud
4. Vanlose Stairway/Trans-Euro Train
5. Fool For You
6. Sometimes We Cry
7. It Was Once My Life
8. I’m Not Feeling It Anymore
9. This Weight
10. Who Can I Turn To (When Nobody Needs Me)
11. Fire In The Belly
12. Tupelo Honey/Why Must I Explain
13. The Healing Game
14. See Me Through/Soldier Of Fortune/Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)/Burning Ground

pink fairies the polydor years

Pink Fairies – The Polydor Years – 3 CD Retroworld/Floating World – 01-03-2019

Sempre il 1° marzo è prevista la pubblicazione di questo box da parte della Floating World: si tratta dei 3 CD già pubblicati dalla Universal nel 2002, in teoria fuori catalogo, ma cercando qualcosa si trova ancora. Comunque se ve li siete persi allora, tutti e tre, per una volta, contengono anche le bonus tracks aggiunte, e il tutto dovrebbe avere un prezzo più che abbordabile, consentendo di riascoltare una delle band culto di quel periodo, parliamo degli anni tra il 1971 e il 1973. Uno dei gruppi più “strani” del rock dei primi anni ’70, nati dalle ceneri dei Deviants, la band psych-rock di Mick Farren, che però venne estromesso dal gruppo dagli altri tre componenti il chitarrista Paul Rudolph, il bassista Duncan Sanderson, e il batterista Russell Hunter, cui si aggiunge un altro batterista e cantante, Twink, già nei Pretty Things, che rimase solo per il primo album Never Never Land del 1971.

Mentre nel secondo What A Bunch Of Sweeties, uscito nel 1972, rimasero in tre, con alcuni ospiti aggiunti del giro Move T-Rex, e nel terzo Kings Of Oblivion del 1973, arrivò un nuovo chitarrista, Larry Wallis. In quegli anni succedevano queste cose. Comunque i tre dischi, tra hard-rock fuori di testa, psichedelia e lo space rock alla Hawkind, sono tutti e tre interessanti.

eagles hell freezes over

Eagles – Hell Freezes Over – Geffen/Rhino – 08-03-2019

Tra le ristampe inutili e francamente forse anche incomprensibili, esce di nuovo questo CD della band per il 25° Anniversario dall’uscita del 1994. Ovviamente nessuna bonus, cambia solo la casa discografica di distribuzione, da Geffen/Universal a Geffen/Rhino, per il resto tutto come prima: quattro brani in studio e 11 presi dalla esibizione dell’aprile 1994 per MTV. La nuova data di pubblicazione è quella che vedete sopra: non si poteva fare un bel CD+DVD, mah?!?

1. Get Over It
2. Love Will Keep Us Alive
3. The Girl From Yesterday
4. Learn To Be Still
5. Tequila Sunrise
6. Hotel California
7. Wasted Time
8. Pretty Maids All In A Row
9. I Can’t Tell You Why
10. New York Minute
11. The Last Resort
12. Take It Easy
13. In The City
14. Life In The Fast Lane
15. Desperado

pamela polland pamela polland have you heard

Pamela Polland – Pamela Polland/ Have You Heard The One About The Gas Station Attendant? – 2 CD BGO – 08-03-2019

Sempre venerdì 8 marzo esce per la BGO questo doppio CD, dedicato ai (pochi temo) appassionati di questa bravissima cantautrice degli anni ’70. Essendo stato felice possessore ai tempi del vinile omonimo uscito nel lontano 1972 per la Columbia, mi ero sempre chiesto perché non fosse mai stato ristampato in CD (se non in Giappone), pur essendo un bellissimo disco, prodotto da George Daly, con la partecipazione di Norbert Putnam, Kenny Buttrey, Marc McClure, Taj Mahal, David Briggs, Nicky Hopkins, Eddie Hinton Tommy Cogbill, tra gli altri. Classico esempio di cantautorato made in California, per una cantante che era una protetta di Clive Davis, il potente presidente della CBS all’epoca, e anche una delle voci femminili usate da Joe Cocker nel 1970 nel famoso tour di Mad Dogs And Englishmen https://www.youtube.com/watch?v=qxWXEjri2nUed in precedenza autrice di un album a nome The Gentle Soul, uscito per la Epic nel 1968, disco che vedeva la presenza di Ry Cooder, Van Dyke Parks Larry Knechtel, oltre alla produzione di Terry Melcher, stampato in CD dalla Sundazed nel 2003, ma ahimè non più disponibile.

Non solo, nella nuova edizione dell’album della BGO, viene edito per la prima volta in assoluto Have You Heard The One About The Gas Station Attendant?, disco registrato subito dopo il primo omonimo, mai pubblicato prima, anche se era stato completato nel 1973, con la produzione di Gus Dudgeon, non il primo che passava per strada, l’uomo che aveva prodotto il primo Ten Years After, il primo David Bowie, gli album migliori di Elton John, Michael Chapman, Audience, Joan Armatrading, Fairport Convention, e potremmo andare avanti per ore. Il disco della Polland, venne registrato a Londra con L’ingegnere del suono Ken Scott, l’arrangiatore degli archi Del Newman, e musicisti come Ray Fenwick, Herbie Flowers, e il percussionista di Elton Johh,  Ray Cooper, nonché, per la parte americana delle sessioni, anche Russ Kunkel, Leland Sklar, e di nuovo Taj Mahal e Marc McClure, e come ospite Bruce Johnston dei Beach Boys. Il disco fu completato ed era pronto per uscire, ma non fu mai pubblicato perché Clive Davis se ne era andato dalla Columbia e quindi è rimasto negli archivi fino ad oggi, grazie a questa riscoperta della BGO, Pamela Polland, che da allora se ne è andata a vivere alle Hawaii, diventando una insegnante di canto, e pubblicando ancora un album nel 1995, penso sarà contenta di vedere finalmente la sua opera (ri)pubblicata su CD.

[CD1: Pamela Polland]
1. In My Imagination
2. Out Of My Hands (Still In My Heart)
3. Sing-A-Song Man
4. When I Got Home
5. Please Mr. D.J.
6. Abalone Dream
7. The Rescuer
8. Sugar Dad
9. The Teddy Bears’ Picnic
10. The Dream (For Karuna)
11. Texas
12. Lighthouse

[CD2: Have You Heard The One About The Gas Station Attendant?]
1. The Refuge
2. Wild Roses
3. You Stand By Me
4. To Earl
5. Music Music
6. Thank You, Operator
7. Willsdon Manor
8. (Untitled) Dusty Rose
9. The Ship
10. Prelude
11. The Clearing
12. Didn’t Get Enough Of Your Love
13. Take In The Light

Domani la terza e ultima parte con le altre ristampe di marzo.

Bruno Conti

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte IV

pensatore-scimmia-300x262

Ed ecco l’ultimo pensatore del nostro team di cervelli in azione, con la sua classifica relativa alle cose migliori che ci ha riservato questo anno che si avvia alla conclusione e qualche auspicio per l’anno a venire.

I BEST DEL 2018 di Marco Verdi

 ekoostik hookah halcyon

Disco Dell’Anno: Ekoostik Hookah – Halcyon

https://discoclub.myblog.it/2018/03/16/nostalgia-californiana-anni-70-ekoostik-hookah-halcyon/ Anche se il Post non è suo!

marianne faithfull negative capability

Piazza D’Onore: Marianne Faithfull – Negative Capability

https://discoclub.myblog.it/2018/11/09/di-nuovo-questa-splendida-settantenne-che-non-ha-ancora-finito-di-stupire-marianne-faithfull-negative-capability/

Gli Altri 8 Della Top 10:

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show – Volunteer

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

jayhawks back roads and abandoned motels                                          

The Jayhawks – Back Roads And Abandoned Motels

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

janiva magness love is an army                                          

Janiva Magness – Love Is An Army

                                          

rosanne cash she remembers everything

Rosanne Cash – She Remembers Everything Come già detto album che rientrerà sicuramente nei “recuperi” stagionali.

chip taylor fix your words

Chip Taylor – Fix Your Words

https://discoclub.myblog.it/2018/04/25/uno-dei-lavori-piu-belli-del-signor-james-wesley-voight-chip-taylor-fix-your-words/                                           

elvis costello look now

Elvis Costello – Look Now

  https://discoclub.myblog.it/2018/10/26/laltro-elvis-un-ritorno-alla-forma-migliore-per-mr-mcmanus-il-disco-pop-dellanno-elvis-costello-the-imposters-look-now/                                        

tommy emmanuel accomplice one

Tommy Emmanuel – Accomplice One

   https://discoclub.myblog.it/2018/07/16/ripassi-estivi-3-in-poche-parole-un-disco-semplicemente-fantastico-tommy-emmanuel-accomplice-one/                                       

brandi carlile by the way

Brandi Carlile – By The Way, I Forgive You Altro album molto bello che per vari motivi è sfuggito alle nostre recensioni, anche questo da recuperare.

 

I “Dischi Caldi”:

graham parker cloud symbols 21-9

Graham Parker – Cloud Symbols

                             

sheepdogs changing colours

The Sheepdogs – Changing Colours

 john prine the tree of forgiveness                            

John Prine – The Tree Of Forgiveness

https://discoclub.myblog.it/2018/04/23/diamo-il-bentornato-ad-uno-degli-ultimi-grandi-cantautori-john-prine-the-tree-of-forgiveness/

cody jinks lifers                             

Cody Jinks – Lifers

thom chacon blood in the usa                             

Thom Chacon – Blood In The USA

 american folk joe purdy amber rubarth                             

Joe Purdy & Amber Rubarth – American Folk Soundtrack

 tom rush voices                            

Tom Rush – Voices

https://discoclub.myblog.it/2018/06/10/torna-il-vecchio-folksinger-e-fa-quasi-un-capolavoro-tom-rush-voices/

willie nelson last man standing                             

Willie Nelson – Last Man Standing

mark knopler down the road wherever                             

Mark Knopfler – Down The Road Wherever

joan baez whistle down the wind                             

Joan Baez – Whistle Down The Wind

https://discoclub.myblog.it/2018/03/12/uno-splendido-commiato-per-una-grandissima-artista-joan-baez-whistle-down-the-wind/

colter wall songs of the plains                             

Colter Wall – Songs Of The Plains

dana fuchs loves live on                             

Dana Fuchs – Love Lives On

https://discoclub.myblog.it/2018/07/09/strepitosa-trasferta-soul-a-memphis-per-una-delle-piu-belle-voci-del-rock-americano-dana-fuchs-love-lives-on/

jimi hendrix both sides of the sky                             

Jimi Hendrix – Both Sides Of The Sky

https://discoclub.myblog.it/2018/03/19/se-fosse-uscito-nel-1970-sarebbe-stato-un-gran-disco-ma-pure-oggi-jimi-hendrix-both-sides-of-the-sky/

Ristampe:

bob dylan more blood more tracks 1 cd

Bob Dylan – More Blood, More Tracks

https://discoclub.myblog.it/2018/11/05/recensioni-cofanetti-autunno-inverno-4-un-album-leggendariominuto-per-minuto-bob-dylan-more-blood-more-tracks-parte-2-il-box/

beatles white album                  

The Beatles – White Album 50th Anniversary

tom petty an american treasure box                  

Tom Petty – An American Treasure

https://discoclub.myblog.it/2018/10/14/recensioni-cofanetti-autunno-inverno-2-un-box-strepitoso-che-dona-gioia-e-tristezza-nello-stesso-tempo-tom-petty-an-american-treasure/

wings red rose speedwaywings wild life                   

Paul McCartney/Wings – Wild Life – Red Rose Speedway Anche di queste due ristampe sta per arrivare la recensione.

 

Album Dal Vivo:

little steven soulfire live 31-8

Little Steven – Soulfire Live!

 joe bonamassa british blues explosion live                            

Joe Bonamassa – British Blues Explosion Live

https://discoclub.myblog.it/2018/05/13/uno-strepitoso-omaggio-ai-tre-re-inglesi-della-chitarra-joe-bonamassa-british-blues-explosion-live/

beth hart live at the royal albert hall                             

Beth Hart – Live At The Royal Albert Hall

fairport convention what we did on our saturday                             

Fairport Convention – What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

Tribute Album:

strange angels in flight with elmore james

VV.AA. – Strange Angels: In Flight With Elmore James

DVD/BluRay:

van morrison in concert

Van Morrison – In Concert

Canzone:

Marianne Faithfull – The Gypsy Faerie Queen

La Delusione:

decemberists i'll be you girl

The Decemberists – I’ll Be Your Girl E anche il nuovo EP Traveling On appena uscito non è che sia il massimo

Piacere Proibito:

Bohemian Rhapsody (film e colonna sonora)

“Sola” Dell’Anno: The Band – Music From Big Pink 50th Anniversary (ovvero un cofanetto che inaugura una nuova tendenza: offrire MENO delle precedenti ristampe, ma ad un prezzo più alto!)

band music from big pink

Evento Dell’Anno: di questi tempi, il fatto che “The Reaper” abbia fatto solo vittime “collaterali” (a parte Aretha Franklin, Charles Aznavour e Marty Balin) è già di per sé una notizia.

 

Album attesi/sognati per il 2019:

 

Studio: un nuovo Bob Dylan finalmente con canzoni inedite (il seguito di Tempest) – un nuovo John Fogerty

 

Album Live: un doppio CD tratto dal tour di Roger McGuinn e Chris Hillman

 

Ristampe: Bruce SpringsteenBorn In The U.S.A. 35th Anniversary Box Set

Tom Petty – The Complete Wildflowers Sessions

                  Neil YoungArchives vol. 2

Una serie di cofanetti che celebrano i 50 anni di: Abbey Road – Liege And Lief – Live/Dead – Happy Trails (non ho citato il secondo omonimo di The Band o Let It Bleed dei Rolling Stones perché so già che, se escono, saranno deludenti

Marco Verdi

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte III

albert_einstein_frasi

Ovviamente lui come pensatore non aveva (quasi) uguali, però almeno i baffi sono in comune tra di noi. Scherzi a parte ecco la mia (prima) lista, in qualità di titolare del Blog. Si tratta di quella che poi uscirà anche sul Buscadero del prossimo mese, e quindi abbastanza di dimensioni ridotte, che verrà integrata però un altro Post contenente alcuni titoli che non erano rientrati per motivi di spazio, e che ho definito “Rinunce dolorose!”, anche perché quando devo indicare dei titoli come le mie preferenze per l’anno in corso preferisco farlo all’impronta, salvo poi avere mille ripensamenti, e in linea di massima valgono solo per quel momento preciso, ma ce ne sarebbero molti che appunto dolorosamente rimangono fuori da queste classifiche di fine anno. Quindi ecco la mia lista: commenti non ne trovate, anche perché i link che seguono quasi tutte le scelte sono relativi alle mie recensioni, che volendo potete rileggervi integralmente.

Il Meglio Del 2018 di Bruno Conti

ry cooder the prodigal son

Ry Cooder – Prodigal Son

https://discoclub.myblog.it/2018/05/28/chitarristi-slide-e-non-solo-di-tutto-il-mondo-esultate-e-tornato-il-maestro-ry-cooder-prodigal-son/

beth hart live at the royal albert hall dvd

Beth Hart – Live At The Royal Albert Hall

https://discoclub.myblog.it/2018/11/24/che-voce-e-che-concerto-spettacolare-uno-dei-migliori-del-2018-beth-hart-live-at-the-royal-albert-hall/

mary chapin carpenter sometimes just the sky

Mary Chapin Carpenter – Sometimes Just The Sky

janiva magness love is an army

Janiva Magness – Love Is An Army

https://discoclub.myblog.it/2018/04/11/voci-e-dischi-cosi-non-se-ne-fanno-quasi-piu-janiva-magness-love-is-an-army/

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention – What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

amy helm this too shall light 28-9

Amy Helm – This Too Shall Light

https://discoclub.myblog.it/2018/10/01/unaltra-rampolla-di-gran-classe-sempre-piu-degna-figlia-di-tanto-padre-amy-helm-this-too-shall-light/

richard thompson 13 rivers 14-9

Richard Thompson – 13 Rivers

https://discoclub.myblog.it/2018/09/23/forse-sempre-uguale-ma-anche-unico-richard-thompson-13-rivers/

magpie salute heavy water I

Magpie Salute – High Water 1

https://discoclub.myblog.it/2018/08/13/il-primo-disco-ufficiale-di-studio-ma-anche-il-precedente-non-era-per-niente-male-magpie-salute-heavy-water-i/

paul rodgers free spirit

Paul Rodgers – Free Spirit

https://discoclub.myblog.it/2018/07/13/i-migliori-dischi-dal-vivo-dellanno-1-paul-rodgers-free-spirit/

nathaniel rateliff tearing at the seams

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats – Tearing At The Seams

Ristampe Dell’Anno:

beatles white album

Beatles – White Album 50th Anniversary Edition

https://discoclub.myblog.it/2018/11/27/correva-lanno-1968-1-the-beatles-white-album-50th-anniversary-edition-parte-i/

https://discoclub.myblog.it/2018/11/28/correva-lanno-1968-1-the-beatles-white-album-50th-anniversary-edition-parte-ii/

jimi hendrix electric ladyland box front

Jimi Hendrix Experience – Electric Ladyland 50th Anniversary Deluxe Edition

In questo caso anche se poi trovate il link della recensione, un breve commento mi scappa: il disco rientra di dovere tra le ristampe più importanti dell’anno, per il valore dell’album, ma non per i contenuti del cofanetto,”interessanti”, ma si poteva fare molto di meglio

https://discoclub.myblog.it/2018/12/03/correva-lanno-1968-2-jimi-hendrix-experience-electric-ladyland-deluxe-edition-50th-anniversary-box/

bob dylan more blood more tracks

Bob Dylan – More Blood More Tracks Bootleg Series vol.14

Il link della recensione completa lo trovate poi nei Best di Marco Verdi.

Concerto:

van morrison in concert

DVD Van Morrison in Concert

Un Van Morrison nelle mie liste di fine anno ci sta sempre, questa volta ho scelto uno strepitoso video.

https://discoclub.myblog.it/2018/03/30/from-belfast-northern-ireland-il-van-morrison-pasquale-van-morrison-in-concert/

A questo punto mancano solo i migliori di Marco Verdi, che troverete domani, e poi nei giorni natalizi un Post con l’integrazione della mia classifica.

Bruno Conti

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte II

filosofia-homer-simpson-maxw-654

Altro pensatore all’opera, vediamo cosa ci dice Tino Montanari, che ha pensato a lungo e intensamente a giudicare dalla sua corposa lista.

Poll 2018

Disco Dell’Anno

steven wlson home invasion

Steven Wilson Home Invasion: Live At The Royal Albert Hall

Canzone Dell’Anno

Pariah Steven Wilson & Ninet Tayeb

Canzone Natalizia

Christmas DayGoats Don’t Shave

Cofanetto Dell’Anno

Tom Petty An American Treasure

Ristampa Dell’Anno

mott the hoople mental train box front

Mott The Hoople The Island Years 1969-1971

Tributo Dell’Anno

when the wind blows the songs of townes van zandt

Various Artists When The Wind Blows: The Songs Of Townes Van Zandt

https://discoclub.myblog.it/2018/05/05/un-bellissimo-tributomade-in-italy-when-the-wind-blows-the-songs-of-townes-van-zandt/

Disco Rock

record company all of this life

The Record Company All Of This Life

Disco Rock Blues

teskey brothers half mile harvest

Teskey Brothers Half Mile Harvest

https://discoclub.myblog.it/2018/12/05/vero-rock-blues-soul-di-squisita-fattura-in-arrivo-dallaltro-emisfero-teskey-brothers-half-mile-harvest/

Disco Rhythm & Blues

nathaniel rateliff tearing at the seams

Nathaniel Rateliff & Night Sweats Tearing At The Seams

Disco Folk

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

Disco Country

paul cauthen have mercy ep

Paul Cauthen Have Mercy EP

https://discoclub.myblog.it/2018/09/14/ancora-meglio-dellesordio-peccato-solo-per-la-scarsa-durata-paul-cauthen-have-mercy-ep/

Disco Roots

lowlands the collection

LowlandsThe Collection Studio, Cuts, Bits & Pieces 2008-2018

Disco Bluegrass

Rhonda Vincent & The Rage Live At The Ryman

rhonda vincert live at the ryman

Disco Soul

charles bradley black velvet

Charles Bradley Black Velvet

Disco Blues

bob malone mojo live

Bob Malone Live At The Grand Annex

https://discoclub.myblog.it/2018/09/06/ora-disponibile-anche-in-versione-dal-vivo-sempre-un-signor-musicista-bob-malone-mojo-live-live-at-the-grand-annex/

Disco Jazz

van morrison joey defrancesco

Van Morrison & Joey Defrancesco You’re Driving Me Crazy

Disco World Music

angelique kidjo remain in light

Angèlique Kidjo Remain In Light

Disco Gospel

sherman holmes project richmond project

Sherman Holmes Project The Richmond Sessions

https://discoclub.myblog.it/2018/05/06/sherman-holmes-una-vita-per-il-gospel-e-il-soul-the-sherman-holmes-project-the-richmond-project/

Disco Oldies

charlie rich too many teardrops

Charlie Rich Too Many Teardrops

Disco Live

Beth Hart Live At The Royal Albert Hall

Artista Italiano

graziano romani a ruota libera

Graziano Romani A Ruota Libera

Colonna Sonora

american folk joe purdy amber rubarth

Joe Purdy & Amber Rubarth American Folk

Dvd Musicale

beth hart live at the royal albert hall dvd

Beth Hart Live At The Royal Albert Hall

https://discoclub.myblog.it/2018/11/24/che-voce-e-che-concerto-spettacolare-uno-dei-migliori-del-2018-beth-hart-live-at-the-royal-albert-hall/

ALTRI

 ed romanoff the orphan king

Ed Romanoff The Orphan King

https://discoclub.myblog.it/2018/03/10/il-secondo-capitolo-di-un-narratore-affascinante-ed-romanoff-the-orphan-king/

Malcom Holcombe Come Hell Or High Water

malcolm holcombe come hell or high water

Paul Kelly Nature

paul kelly nature

Danny Click & The Americana Orchestra Live At 142 Throckmorton

danny click live at 142

Van Morrison The Prophet Speaks

John Mellencamp Plain Spoken: From Chicago Theatre

Jimmy LaFave Peace Town

Gregory Alan Isakov Evening Machines

Bryan Ferry – Bitter Sweet

grant-lee phillips widdershins

Grant Lee Phillips Widdershins

https://discoclub.myblog.it/2018/02/28/una-splendida-seconda-carriera-contromano-grant-lee-phillips-widdershins/

 

mary black sings jimmy maccarthy 1

Mary Black Sings Jimmy MacCarthy

mary chapin carpenter sometimes just the sky

Mary Chapin Carpenter Sometimes Just The Sky

https://discoclub.myblog.it/2018/05/11/non-ci-eravamo-dimenticati-rileggendo-vecchie-pagine-damore-mary-chapin-carpenter-sometimes-just-the-sky/

Mary Gauthier Rifles & Rosary Beads

Marianne Faithfull Negative Capability

Paula Frazer & Tarnation What Is And Was

Kate Campbell Damn Sure Blue

bettye lavette things have changed

Bettye Lavette Things Have Changed

https://discoclub.myblog.it/2018/04/07/la-regina-nera-rilegge-il-canzoniere-di-bob-dylan-bettye-lavette-things-have-changed/

Thalia Zedek Fighthing Season

Michelle Malone Slings & Arrows

dana fuchs loves live on

Dana Fuchs Loves Lives On

 

 

Lucero Among The Ghosts

black sorrows citizen john

Black Sorrows Citizen John

the men they couldn't hang cock-a-hoop

The Men They Couldn’t Hang Cock-A- Hoop

Great Crusades Until The Night Turned To Day

needtobreath acoustic live

Needtobreathe Acoustic Live Vol. 1

Cowboy Junkies All That Reckoning

Levellers We The Collective

Trampled By Turtles Life Is Good On The Open Road

Willard Grant Conspiracy Untethered

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show Volunteer

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

Tino Montanari

Prosegue La Storia Infinita Della Band Di Joe Camilleri, Sempre Una Garanzia. Black Sorrows – Citizen John

black sorrows citizen john

Black Sorrows – Citizen John – Blue Rose Records/Ird

Album n° 21 per la band di Joe Camilleri, si chiama Citizen John e segue il valido album dello scorso anno Faithful Satellitehttps://discoclub.myblog.it/2017/02/01/l-ennesimo-capitolo-di-una-band-storica-australiana-black-sorrows-faithful-satellite/  : un ennesimo capitolo della saga dei Black Sorrows, iniziata all’incirca 35 anni fa con l’album Sonola. Ma per Camilleri, nelle sue varie incarnazioni, anche come Jo Jo Zep And The Falcons, The Revelators,  e sotto altri svariati pseudonimi, ci viene detto, e mi fido, che questo è il 49° album di una sterminata discografia. Il buon Joe, nato 70 anni fa a Malta, è diventato una delle leggende del rock australiano, in possesso di una voce che a tratti ricorda un riuscito incrocio tra quelle di Van Morrison, Elvis Costello e Graham Parker, e anche musicalmente viaggia su questa lunghezza d’onda, magari inserendo su una base rock pure elementi blues, soul e R&B, senza dimenticare una sorta di unità di intenti con Willy DeVille che è sempre stato un punto di riferimento per lo stile di Camilleri. Il nuovo album, co-prodotto da Joe con il fido John McCall, che è anche il tastierista della band, comprende una decina di nuove composizioni di Camilleri e Nick Smith, il suo paroliere abituale, e tre cover che dimostrano l’eclettismo della band australiana.

Partiamo proprio da queste ultime: abbiamo una bella rilettura della canzone di Nina Simone Do I Move You, un brano dall’album N.S. Sings The Blues, e quindi un classico slow della grande cantante nera, interpretato con grinta dai Black Sorrows che pongono l’accento su armonica, chitarra e piano, in questa versione solida ed elettrica. La scelta di un brano di Bob Dylan cade su una canzone tra le sue meno note, Silvio, ma Camilleri e soci rendono la canzone di Down In The Groove una vivace e galoppante roots song, con in evidenza la slide di Claude Carranza, voci di supporto pimpanti, tra cui quella di Sandy Keenan, e un impianto elettroacustico al quale organo ed acustiche donano un aura divertita e “paesana”. Sitting On Top On The World di solito viene accostata a Howlin’ Wolf, ma in effetti viene dalla tradizione più antica di inizio ‘900 del blues e la versione della band  si rifà a questo canone sonoro, intensa e suggestiva, ma anche intima e gentile, con la bella e profonda voce di Camilleri in primo piano e un flauto che fa le veci dell’armonica. Tra le canzoni originali l’iniziale Wedsneday’s Child  è la tipica composizione alla Camilleri, dal chiaro substrato blues, con chitarre e tastiere, nonché le voci di supporto, guidate dalla Keenan, che si confrontano con la scura voce del leader in uno stile che rimanda appunto al DeVille più bluesy https://www.youtube.com/watch?v=n7oVa72_OTU ; non può certo mancare una delle classiche ed accorate ballate di impianto soul tanto care a Camilleri, e Lover I Surrender ne conferma la classe https://www.youtube.com/watch?v=X5APygIwD_Q .

Messiah ha echi gospel, che al tipico afflato tra soul e blues delle sue canzoni più potenti, affianca un eccellente lavoro di Carranza alla solista. Storm The Bastille, con il violino struggente di Xani Kolac e il mandolino di Kerryn Tolhurst che affiancano la slide di Carranza è un altro ottimo esempio del canzoniere del bravo Joe, che poi fa ricorso all’uso dei fiati per un’altra bella ballata come Way Below The Heavens, dove una tromba struggente affianca il violino, mentre un coro sontuoso avvolge con dolcezza lo spirito quasi celtic rock e morrisoniano di questa  canzone https://www.youtube.com/watch?v=yOZZnCe5uUg . Citizen John è uno swamp blues con uso fiati, tra Chris Rea e Tony Joe White, con il call and response di Camilleri e la Keenan ad insaporire il menu, dove spiccano un liquido piano elettrico e un bel assolo del sax di Wilbur Wilde. Una diversa sezione fiati, The Horns Of Leroy, fa la sua apparizione per un tuffo nel divertente jazz anni ’30 sbucato da qualche fumoso locale di New Orleans dell’era della Depressione, per la deliziosa Brother Moses Sister Mae, con la notturna e soffusa Nothin’ But The Blues, che in modo felpato ci fa apprezzare il lato più intimo del nostro, che poi va di latin rock molto alla DeVille nella mossa e coinvolgente Month Of Sundays  e poi nel rock più classico della brillante Worlds Away, sempre con quel retrogusto blues chitarristico che non manca mai nella sua canzoni migliori, e in questo disco ce ne sono parecchie. Una garanzia.

Bruno Conti

Ennesimo Album Raffinato E Di Gran Classe Da Parte Di Un Vero Gentiluomo Inglese. Mark Knopfler – Down The Road Wherever

mark knopler down the road wherever

Mark Knopfler – Down The Road Wherever – Virgin/Universal CD

Mark Knopfler è il classico musicista che non tradisce mai, e dal quale sai esattamente cosa aspettarti: in inglese quelli come lui li chiamano “acquired taste”, gusto acquisito, cioè artisti che, pur non ripetendo all’infinito lo stesso disco, hanno uno stile ed un approccio ben riconoscibile; tanto per fare un esempio con due songwriters che in passato hanno duettato con Knopfler, pensate a Van Morrison e James Taylor. Ed anche l’ex leader dei Dire Straits ha una maniera collaudata di costruire i suoi dischi, usando cioè sonorità molto classiche ed altamente raffinate, eseguendo i suoi brani con estrema pacatezza e mescolando in modo assolutamente naturale rock, folk, country ed un pizzico di blues ogni tanto. E poi non cambia quasi mai collaboratori, e questo alla fine si sente, in quanto non ha bisogno di così tante prove per trovare un suono compatto ed unitario: anche in questo ultimo Down The Road Wherever i compagni del nostro sono i soliti noti (Guy Fletcher, Richard Bennett, Jim Cox, Glenn Worf, Ian Thomas), e quindi l’ascolto si rivela foriero di sensazioni già provate, ma sempre piacevoli. Quello che al limite può cambiare da un disco all’altro è il livello delle canzoni, che dipende dall’ispirazione del momento: se per esempio i suoi due primi album solisti, Golden Heart e Sailing To Philadelphia, erano ottimi, i tre lavori centrali (The Ragpicker’s Dream, Shangri-La, Kill To Get Crimson) stavano a mio giudizio un gradino sotto, mentre con gli ultimi tre, Get Lucky, Privateering e Tracker, Mark era tornato ad alti livelli (ed eccellente, anzi uno dei suoi album migliori, era anche il disco insieme ad Emmylou Harris, All The Roadrunning).

Dopo un attento ascolto, anche Down The Road Wherever può rientrare a pieno diritto nella categoria dei lavori più riusciti di Knopfler, che non ha assolutamente perso il tocco per un certo tipo di musica d’alta classe, suonata come al solito alla grande (il timbro della sua chitarra si riconosce dopo due note) e cantato con voce sempre più calda e profonda. Il disco è abbastanza lungo, 71 minuti nella versione normale (14 canzoni) e quasi ottanta in quella deluxe di 16 brani, che è quella che vado ad esaminare. L’inizio è buonissimo, con la ritmata Trapper Man, un brano fluido, disteso e cantato con la pacatezza di sempre, magari la melodia non è niente di rivoluzionario ma il tutto si ascolta con piacere (e poi quando entra “quel” suono di chitarra la temperatura sale immediatamente). Back On The Dance Floor è un brano rock d’atmosfera che può anche ricordare gli esordi dei Dire Straits, un bel gioco di percussioni, piano elettrico, la solita inimitabile chitarra ed un ritornello diretto: una canzone di quelle che crescono a poco a poco, ma crescono. A tal punto che una volta finita la rimetto da capo. Nobody’s Child è una deliziosa ballata elettroacustica dal sapore folk, suonata al solito con classe sopraffina https://www.youtube.com/watch?v=qL305ux-1VU , la cadenzata Just A Boy Away From Home è un rock-blues asciutto ed essenziale, tutto giocato sulla voce e sulla chitarra slide, suonata con la consueta maestria. Una languida tromba introduce la lenta When You Leave, elegante pezzo afterhours, Good On You Son è già conosciuta (gira in rotazione ormai da più di due mesi), ed è un brano rock dalla fruibilità immediata, guidato dalla chitarra di Mark e da una batteria che suona in maniera creativa.

La gradevole My Bacon Roll è una ballata midtempo ancora con reminiscenze Straits, ma stavolta quelli dell’ultimo periodo, con Mark che accarezza il suo strumento con estrema gentilezza; Nobody Does That è quasi funky, anzi togliete il quasi, dal ritmo acceso e con una sezione fiati a colorare il sound, ma secondo me non è un genere pienamente nelle corde del nostro, al contrario di Drovers’ Road che è una lenta ma vibrante canzone di puro stampo folk irlandese, decisamente emozionante e con la solita splendida chitarra: tra le più belle canzoni del CD https://www.youtube.com/watch?v=g8DN96BTcTA . Eccellente anche One Song At A Time, altro pezzo di gran classe, una rock song in giacca e cravatta dotata di una melodia di prim’ordine e, ma sono stufo di dirlo, un suono di chitarra godurioso; la tranquilla e pacata Floating Away è l’ennesimo brano con accompagnamento di estrema finezza: qualche rintocco di piano, batteria appena accennata ed ottimo assolo centrale. La pianistica Slow Learner è, come da titolo, uno slow jazzato e, indovinate? Esatto, raffinatissimo! Heavy Up è solare e quasi caraibica (con qualcosa anche di certi episodi “etnici” di Paul Simon), ed è una vera delizia per le orecchie, mentre la gradevole Every Heart In The Room riporta il disco su toni più cantautorali e “British” (ma la chitarra qui sembra suonata da Ry Cooder). Il CD si chiude con la guizzante Rear View Mirror, in cui vedo qualcosa del Van Morrison più “leggero”, e con la toccante Matchstick Man, solo voce e chitarra acustica.

Altro ottimo lavoro dunque per Mark Knopfler, un disco perfetto per riscaldare le nostre future serate autunnali (e invernali).

Marco Verdi

Del Sano Country-Rock, Fatto Come Si Deve! Jason Boland & The Stagglers – Hard Times Are Relatives

jason boland hard times are relative

Jason Boland & The Stragglers – Hard Times Are Relative – Proud Souls/Thirty Tigers CD

Jason Boland, countryman dell’Oklahoma e tra i più autorevoli esponenti del cosiddetto movimento Red Dirt, è ormai sulla scena da un ventennio, periodo nel quale non ha mai cambiato di una virgola il proprio suono: un country-rock robusto e di spiccata propensione elettrica, con le chitarre sempre in primo piano ed una serie di dischi perfetti da suonare durante i lunghi viaggi in macchina. Hard Times Are Relative è il suo nono album di studio, tre anni dopo Squelch, e devo dire che siamo di fronte ad uno dei suoi lavori più positivi e riusciti. Con Jason, che si occupa delle chitarre oltre che delle parti vocali e del songwriting, troviamo gli inseparabili Stragglers (Grant Tracy al basso, Brad Rice alla batteria e Nick Worley al violino e mandolino), ma anche alcuni ospiti che arricchiscono la proposta sonora, come Bukka Allen (figlio di Terry) alla fisarmonica, Cody Angel, bravissimo alla steel, e David Percefull al piano, organo e chitarre aggiunte. Rockin’ country come piace a noi, belle canzoni eseguite in maniera trascinante, tante chitarre e feeling a profusione: questo è Hard Times Are Relative, dieci canzoni da godere tutte d’un fiato, con in più una ghost track finale decisamente sorprendente.

Il disco inizia ottimamente con I Don’t Deserve You, un gustosissimo honky-tonk elettrico e dal gran ritmo, steel guizzante e refrain delizioso (che ricorda vagamente quello di When Will I Be Loved degli Everly Brothers), il tutto dominato dal vocione di Jason. La title track è un lento senza cedimenti a sonorità zuccherine, e proprio per questo ancora più intenso: voce centrale, chitarre, dobro, banjo ed un languido violino, tutti al posto giusto (e verso la fine il ritmo aumenta pure). Decisamente bella e trascinante Right Where I Began, un rockin’ country chitarristico dal tempo veloce e feeling a mille: il Texas non è lontano dall’Oklahoma, e qui l’influenza del Lone Star State si sente tutta; Searching For You prosegue sulla stessa falsariga, ma se possibile il brano è ancora più coinvolgente, sembra di stare in un disco del miglior Dale Watson: ritmo e swing, impossibile tenere fermo il piede. Do You Remember When è una ballatona che più classica non si può, nello stile del grande George Jones (che, non dimentichiamo, era texano pure lui), mentre Dee Dee Od’d è uno dei pezzi più roccati del CD (notevole la chitarra), ancora con un refrain di ottimo livello, e non sto a dirvi del ritmo perché lo sapete già https://www.youtube.com/watch?v=PoKBPa3XBUU .

Going, Going, Gone non è quella di Dylan, ma una nuova canzone scritta insieme a Stoney LaRue (altro “red-dirter”), ed è un lentaccio di ampio respiro, solido e sufficientemente evocativo, con strumentazione rock (chitarre, organo e slide) appena stemperata dal violino; Tattoo Of A Bruise è un velocissimo brano a metà tra rockabilly e western swing, dalla ritmica al solito forsennata. Il disco, un vero piacere per le orecchie, termina con Predestined, fluida e toccante country ballad, dotata di uno dei motivi migliori dell’album, e con l’ambiziosa Grandfather’s Theme, un pezzo tra rock e country melodicamente complesso e dal tono quasi crepuscolare, caratterizzato da continui cambi di tempo ed un lungo ed intenso finale strumentale. Abbiamo detto della bonus track, che non è una canzone qualsiasi: si tratta infatti di una cover della splendida Bulbs, una delle canzoni più belle e meno conosciute di Van Morrison (era uno degli highlights del bellissimo Veedon Fleece, per chi scrive quanto di più simile ad Astral Weeks abbia mai pubblicato il grande irlandese), un brano strepitoso che qui viene reinventato e proposto come un vivace country tune elettroacustico, una rilettura che dà la misura del livello raggiunto da Jason Boland, e sigilla al meglio un disco tra i più godibili in ambito country-rock di quelli usciti ultimamente.

Marco Verdi

Soprattutto Per Strettissimi Osservanti Del Garage Rock. The Shadows Of Knight – Alive In ’65

shadows of knight alive in '65

The Shadows Of Knight – Alive In 1965! – BlueRocket/Sundazed Music Mono

In questo continuo viaggio a ritroso nella musica degli Shadows Of Knight arriviamo ai primordi della band di Chicago. Nonostante la provenienza non parliamo di blues, qui siamo più in ambito garage rock, antesignano della musica psichedelica (e infatti li troviamo tra i protagonisti dei vari Nuggets), ma anche di omaggio alla musica della British Invasion e al primo rock and roll. E infatti in Alive in 1965! siamo all’incirca un anno prima della pubblicazione del loro primo album Gloria e la formazione quindi non è ancora quella definitiva. Il repertorio è composto solo di cover, dove non appare ancora il classico di Van Morrison e neppure i molti brani blues che caratterizzeranno il disco di esordio, ma nel tourbillon di canzoni che si susseguono nel concerto al Cellar Door di Arlington troviamo un piccolo Bignami della musica dell’epoca, tanto british beat ruvido e gagliardo, grinta “punk” e le prime avvisaglie di quello poi diverrà rock. La qualità del suono,  primitiva e ruvida, è comunque accettabile, direi quasi buona per un live del 1965, come in tutti i prodotti Sundazed, peccato per la voce un po’ lontana, quasi in cantina, forse perché è in Mono, ma gli strumenti sono ben definiti.

E’ ovvio che un prodotto del genere è molto di nicchia, indirizzato soprattutto agli appassionati di garage e psych, per quanto si ascolti in modo piacevole: la band è ancora embrionale, non ha sviluppato del tutto la potenza del successivo biennio 1966-1967, però  le canzoni scorrono pimpanti e veloci, 12 brani, 30 minuti scarsi in totale, ma un concerto a quei tempi durava così. Si parte con una interlocutoria Not Fade Away che finisce un po’ bruscamente, il pubblico che si intuisce pare veramente sparuto, ma la band li ripaga con una gagliarda Money (That’s What I Want) a metà strada tra Beatles e Stones, e a seguire una You Really Got Me molto fedele all’originale dei Kinks, peccato per le voci non perfettamente microfonate. Segue la presentazione della band che allora si chiamava ancora soltanto Shadows, e avrebbe cambiato nome per non confondersi con l’omonimo gruppo inglese, ottima versione a tutto riff di Carol , e una cover tra surf e garage della popolare Rawhide, ancora Chuck Berry di cui riprendono pure Memphis, Tennessee, non manca la intermission con breve sigletta musicale, prima di riprendere a darci dentro di gusto con It’s All Right.

Diciamo che la tecnica non è il loro forte ma l’entusiasmo non manca, e rispetto ai due Live del 1966 non c’è nessun brano in comune. Heart Of Stone è un altro brano degli amati Rolling Stones, uno dei rari momenti in cui il ritmo rallenta e ci scappa anche un assolo di chitarra di Warren Rogers, mentre anche i Kinks vengono nuovamente saccheggiati con All Day And All The Night. A voler proprio essere pignoli nessuno dei brani proposti si avvicina alla qualità degli originali, tutto molto minimale per quanto selvaggio, come conferma il finale con I’m A King Bee, l’unica concessione ad un blues “bastardo” e dove fa capolino perfino una slide appena accennata, nonché uno degli inni del movimento garage-psych ovvero Louie Louie che precede la stonesiana (Get Your Kicks On) Route 66 di nuovo carpita dal maestro Chuck Berry. Saluti frettolosi al pubblico, ma zero applausi e fine delle trasmissioni: un CD, lo ribadisco, indirizzato soprattutto agli stretti osservanti del garage rock.

Bruno Conti