Un Bel Mini Album Di Rock Sudista, Peccato Sia Solo Per Il Download. The Georgia Thunderbolts EP

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Georgia Thunderbolts – The Georgia Thunderbolts EP – Mascot Provogue download

I Georgia Thunderbolts vengono da Rome, Georgia, alle pendici dei monti Appalachi, il disco è stato registrato a Glasgow, nel Kentucky (se vi interessa, a scopo statistico, in Texas c’è anche la piccola cittadina di Milano, abitanti 428), e ovviamente fanno southern rock. In teoria hanno inciso un primo album autogestito intitolato Southern Rock From Rome, anche se nelle biografie ufficiali questo Georgia Thunderbolts omonimo viene presentato come disco di esordio. Oltre a tutto è un EP ed esce solo per il download, ma visto che è bello ce ne occupiamo lo stesso (per quanto contrari come principio al formato). Pare peraltro che il formato EP, Mini album, chiamatelo come volete, soprattutto in digitale, stia tornando in auge: Norah Jones ne ha rilasciati parecchi, anche Huey Lewis ha dato il suo contributo, e come avrete visto pure Neil Young a sorpresa ne ha pubblicato uno recente The Times, pure in formato fisico https://discoclub.myblog.it/2020/09/22/un-annuncio-atteso-da-anni-ed-un-piccolo-disco-per-ingannare-lattesa-neil-young-archives-vol-iithe-times/ .

Ma bando alle ciance e veniamo a questo dischetto (lo chiamiamo così lo stesso): i Georgia Thunderbolts sono una formazione canonica di rock sudista, un buon cantante T.J. Lyle, all’occorrenza anche a piano e armonica, come attittudine diretto discendente della schiatta Van Zant, Allman e soci, due chitarristi Riley Couzzourt e Logan Tolbert, in alternanza o all’unisono a solista e slide, una solida sezione ritmica con Zach Everett basso, armonie vocali e tastiere,e Bristol Perry batteria. Cinque brani in tutto, tre già apparsi nel citato CD autogestito, un suono a cavallo tra il classico southern di Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers e Marshall Tucker e quello delle nuove leve capitanate da Whiskey Myers e Blackberry Smoke, robusto e chitarristico, ma anche in grado di regalare intarsi elettroacustici come nell’iniziale ballata mid-tempo Looking For An Old Friend, dove slide e chitarre acustiche rimandano al suono dei primi Skynyrd, con belle melodie ricercate, ottima anche So You Wanna Change The World, sempre con chitarre spiegate https://www.youtube.com/watch?v=LBuy4fJ8tCQ .

 Niente male anche il robusto blues-rock di una vigorosa Lend A Hand, a tutto riff e con continue sventagliate delle chitarre, come pure la raffinata Spirit Of A Workin’ Man con le soliste spesso impiegate all’unisono e Lyle che ci mette del suo con una interpretazione molto sentita, nello spirito dei vecchi tempi. In chiusura troviamo Set Me Free, l’unico brano che supera i sette minuti, parte da un riff ammiccante, e poi in un lento ma inesorabile crescendo, e qualche gigioneria vocale di Lyle, arriva alla immancabile coda strumentale https://www.youtube.com/watch?v=0w3p_Xyu6Vc . Niente per cui strapparsi le vesti, ma un buon biglietto da visita per una band che renderà felici gli appassionati del southern rock.

Bruno Conti

Ottimo Rock Sudista Con Forti Venature Country, In Europa Esce Il 18 Ottobre. Whiskey Myers – Whiskey Myers

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Whiskey Myers – Whiskey Myers – Wiggy Thump/Spinefarm/Universal

Sono in sei, a seconda delle biografie il nucleo iniziale della band, formato da Cody Cannon, Cody Tate e John Jeffers viene della piccola cittadina di Elkhart, Texas, ma secondo altre bio nascono a Palestine, prima si facevano chiamare Lucky Southern, nome presto cambiato in Whiskey Myers: barbe e capelli lunghi, ma non per tutti, idem per i cappelloni tipicamente sudisti, sono in pista con questa denominazione dal 2007, il primo album è del 2008, ma il successo e la “fama” sono arrivati con i tre successivi, gli ottimi Firewater, Early Morning Shales e Mud, gli ultimi due entrambi prodotti da Dave Cobb https://discoclub.myblog.it/2014/02/18/vero-southern-rock-whiskey-myers-early-morning-shakes/ . Per l’occasione di questo quinto omonimo disco hanno deciso di fare in proprio e si sono ritirati per una ventina di giorni al Sonic Ranch Studio di El Paso, dove autoproducendosi hanno registrato le 14 nuove canzoni , firmate da loro stessi, ma con aiuti qui e là, tra gli altri, da parte di Ray Wylie Hubbard, Adam Hood e Brent Cobb. Nel frattempo, nel 2018, hanno partecipato anche a quattro episodi della serie televisiva di Kevin Costner Yellowstone,cosa che ha fatto sì che tutti i loro quattro album siano arrivati nella Top 10 delle classifiche country di iTunes https://www.youtube.com/watch?v=fVKIe9hodr4 . Quindi, per chi non li conoscesse, fanno country?

Non proprio, o non solo, direi che sono tra i migliori rappresentanti del nuovo southern rock, insieme ai più “raffinati” (si fa per dire) Blackberry Smoke. Non a caso il loro brano più celebre, e forse migliore, si chiama Ballad Of A Southern Man https://www.youtube.com/watch?v=Gj7Zft8aiRc , un pezzo che ha più di un rimando a Simple Man dei Lynryrd Skynyrd, ma tra le altre influenze, citate più volte, a fianco di Hank Williams Jr. e Waylorn Jennings,  ci sono anche Led Zeppelin e Allman Brothers, e probabilmente Neil Young, visto che negli encore dei loro infuocati concerti spesso suonano una gagliarda Rockin’ In The Free World. La formula è quella classica: due chitarre, Jeffers, con maggiori tocchi blues e Tate, più duro, dal 2016 anche la doppia batteria, e un buon bassista come Jamey Gleaves, arrivato nel 2017. L’iniziale Die Rockin’, composta dal bravissimo cantante Cody Cannon, dalla voce roca e vissuta,  con l’aiuto di Hubbard, è un tipico esempio del loro stile, un brano rabbioso a tutto riff, dove le chitarre sono taglienti, il ritmo è incalzante, c’è anche qualche elemento gospel  con le voci delle McCrary Sisters, e nel finale le soliste portano a casa il risultato; Mona Lisa del solo Cannon è sempre gagliarda anziché no, molto boogie e poco country, sempre con la chitarra pronte a scattare, anche in modalità slide, insomma si, per ora si fanno pochi prigionieri.

Ma  se serve Jeffers passa alla lap steel, viene aggiunto qualche tocco di chitarra acustica, anche una armonica che porta ricordi dylaniani, e le influenze country della bellissima Rolling Stone, scritta con Adam Hood, sono servite https://www.youtube.com/watch?v=r3uD7OSJkgA , a seguire, di nuovo con bottleneck insinuante e ritmi feroci,  arriva la strana e cadenzata Bitch, scritta da Jeffers che imperversa con la sua chitarra. Gasoline, nuovamente del solo Cannon, ha ancora un suono decisamente duro e dai timbri quasi hard rock, anche se sembra più scontata, però l’assolo di wah-wah è cattivo il giusto, mentre, nella giusta alternanza, Bury My Bones, scritta da Jeffers con il countryman dell’Oklahoma  TJ McFarland è una bella e malinconica hard Ballad alla Lynyrd Skynyrd sul tema “Casa dolce casa”, con uso mandolino e steel https://www.youtube.com/watch?v=ZScyBxjpnzQ . Poi c’è la bluesata e distorta Glitter And Gold del ritmo scandito, Houston Country Boy che sembra un brano uscito da qualche album country-rock dell’era dorata anni ‘70, tutto pedal steel e belle armonie vocali.

Sempre nell’ambito dei brani più raffinati e rifiniti anche l’eccellente mid-tempo della deliziosa Little More Money, cantata con autorevolezza da Cannon, ben sostenuto dalle McCrary e dal lavoro di raccordo delle chitarre e molto bella anche California To Caroline, dall’incedere elegante, Kentucky Gold, più vibrante e tipicamente sudista, ancora con le McCray che ci mettono del loro. Running, scritta con Brent Cobb,  è un altro piccolo gioiellino elettroacustico, lasciando al blues-rock con armonica di Hammer ed alla dolce ed insinuante ballata Bad Weather, un pezzo quasi alla Eagles del primo periodo, avvolgente e squisita nel suo dipanarsi, con grande crescendo chitarristico finale, il compito di chiudere in gloria un album che si lascia soprattutto apprezzare per la varietà dei temi musicali affrontati.

Bruno Conti