Cognome “Importante”, Però Non Sono Parenti! Angaleena Presley – American Middle Class

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Angaleena Presley – American Middle Class – Slate Creek Records/Thirty Tigers

Il Kentucky, oltre ad essere il territorio con la più alta densità di cervi e tacchini della Confederazione Americana, è conosciuto anche come “The Bluegrass State” (non solo per mere ragioni musicali), ma in ogni caso laggiù sono nati alcuni dei principali musicisti della musica popolare americana, a partire da Bill Monroe, il papà del bluegrass, Loretta Lynn, come vogliamo chiamarla, “la zia del country”, Merle Haggard, Ricky Skaggs, le Judds, Dwight Yoakam, Patty Loveless, solo per citare alcuni di quelli che avrebbero fatto la fortuna di Nashville, e non solo, situata appena a sud, nello stato del Tennessee. Ultima, ma non certo tra le più scarse, anche Angaleena Presley, viene da Beauty, un paesino del Kentucky che ha un nome che è un programma, la 38enne cantante americana, dopo essersi fatta le ossa nelle Pistol Annies, pubblica anche lei il suo debutto da solista, come era stato per le colleghe Ashley Monroe e Miranda Lambert. Come i fedeli lettori sapranno, le Pistol Annies sono una delle migliori e più pimpanti formazioni di “non solo country” attualmente in circolazione, e anche le tre cantanti divise si difendono alla grande, con uno stile che incorpora il meglio di quello che esce da Nashville, innaffiandolo con abbondanti spruzzate del bluegrass citato prima, di blues, folk, rock, e proponendolo in uno stile cantautorale che potrebbe ricordare Rosanne Cash, ma anche Patty Loveless, tra le ospiti dell’album, con Emily Saliers delle Indigo Girls e Sarah Siskind, nel reparto vocale, con Keith Gattis e l’ex Black Crowes, Audley Freed, alle chitarre, Glenn Worff al basso, tra i musicisti più noti impegnati, nell’ampia pattuglia che si dà da fare in questo American Middle Class.

Ma l’asso nella manica di questo disco sono le canzoni, fresche, molto varie, ottimamente arrangiate, cantate con una voce sempre brillante e mai troppo scontata, che peraltro non si scopre oggi, essendo la Presley (nessuna parentela, il babbo faceva il minatore, anche il sottoscritto non ha vinto i mondiali del 1982), forse la migliore delle tre Pistol Annies. Il genere è comunque country, non si può certo negare, ma i piccoli bozzetti che evidenziano le magagne della classe media, sono anche feroci, ironici, ben delineati, senza dimenticare un certo affetto per gli aspetti più “simpatici” della vita, visti con la giusta quota di humor e partecipazione, in certi momenti ricorrendo ad “ardite” metafore come nelle atmosfere quasi bluesy dell’eccellente opener Ain’t No Man, dove l’orgoglio femminile è in primo piano, e le chitarre e le tastiere, egregiamente impiegate dal co-produttore Jordan Powell, profumano di musica sudista. O nella eccellente Drunk, dove le chitarre spiegate e il cantato “pigro” di Angaleena potrebbero ricordare una Lucinda Williams meno impegnata, o una Mary Chapin Carpenter più vivace, quella dei primi tempi, grazie anche alle armonie vocali della Siskind. Chitarre elettriche e organo che sono protagoniste anche della piacevole Blessing And A Curse, brano che tratta dell’eterna insoddisfazione ed irrequietezza degli Americani, vista con affetto “devi lavorare così duramente, per far sembrare tutto facile”, senza comunque dimenticare le onnipresenti armonie vocali che impreziosiscono piacevolmente tutto il tessuto sonoro dell’album https://www.youtube.com/watch?v=MCbAB3YRtbA . Tornando indietro, bellissima All I Ever Wanted, dalle melodie ricchissime che incorporano anche accenti gospel e una minuzia per i particolari sonori veramente ammirevole, i tocchi di slide, mandolino, dobro e di moltissimi strumenti a corda, con la voce di una vicina di casa tossicodipendente, registrata mentre legge le sacre scritture ad aggiungere un pizzico di follia.

Grocery Store, con la seconda voce di Emily Saliers, è un eccellente mid-tempo dal tiro decisamente più rock, con le chitarre ancora protagoniste del suono, veramente piacevole. La title-track, con il babbo che all’inizio e alla fine racconta qualcosa della sua vita nelle miniere, si avvale delle armonie vocali della Loveless ed è un altro ottimo esempio di country-rock meticciato, una giusta fusione di elettrico ed acustico, eseguita in grande scioltezza https://www.youtube.com/watch?v=PuSMUChHSYY . Dry Country Blues, come da titolo, unisce di nuovo i due generi, con l’andatura tipica ondeggiante della migliore country musica, arricchita da dobro, chitarrone twangy, lap steel, mandolino e banjo, mentre racconta la sua storia di dipendenza da medicine, poi ribadita in Pain Pills (perché anche questa è la storia della middle class), con il campione locale di football, morto al primo verso, che ora della fine della canzone viene raggiunto da metà della città, mentre la canzone nel frattempo rocca e rolla alla grande https://www.youtube.com/watch?v=skPjyRiR1MQ . Non mancano country ballads deliziose e non leziose, come Life On The Party e Better Off Red a rendere ancora più prezioso questo debutto solista tardivo di un vero “piccolo” talento, “bella musica” che rende onore al nome della città dove è cresciuta, aggiungete alla lista!

La ricerca continua, sempre.

Bruno Conti

Cognome “Importante”, Però Non Sono Parenti! Angaleena Presley – American Middle Classultima modifica: 2014-11-10T17:14:15+00:00da bruno_conti
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