Tra Blues, Gospel E Rock, Un Chitarrista Eccezionale Con La Produzione Di Dave Cobb. Robert Randolph & Family Band – Brighter Days

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Robert Randolph & The Family Band  – Brighter Days – Mascot/Provogue Records – 23-08-2019

La primissima impressione che ho avuto nell’ascoltare Baptise Me, la traccia di apertura di questo Brighter Days, (ottavo album per il musicista del New Jersey, e primo per la nuova etichetta Provogue), è stata quella di un tuffo nel passato, ad inizio anni ’70, all’epoca dei primi dischi di Eric Clapton, quelli con Delaney & Bonnie o anche Derek & The Dominos, quel tipo di suono: caldo, avvolgente, con la pedal steel di Robert Randolph in grande evidenza nel ruolo che fu della solista di Manolenta, ma anche la voce ben delineata, con tutte le sfumature e le coloriture dei migliori gospel e soul, fusi con il rock, e qui c’è sicuramente lo zampino del produttore Dave Cobb, maestro nel cogliere questi aspetti “naturali” della musica con estrema facilità e nitidezza (anche se in passato Randolph era stato prodotto da T-Bone Burnett e aveva avuto come ingegneri del suono Jim Scott e Eddie Kramer). Ovviamente il gospel e la “Sacred steel music” sono sempre stati tra gli ingredienti principali della musica di Randolph, ma questi anni di frequentazione proprio con Clapton (uno dei suoi primi estimatori), ma anche con i North Mississippi Allstars (anche in The Word), Buddy Guy, Santana, Robbie Robertson, hanno aumentato la quota rock nella sua musica, dove il quoziente virtuosistico ha sempre avuto una parte decisamente importante, non a caso per il sottoscritto Randolph è una sorta di Jimi Hendrix della pedal steel, in grado di estrarre dal suo attrezzo, anche in modo istrionico, soprattutto dal vivo, sonorità incredibili che in molti casi poco hanno a che spartire con il sound della pedal steel classica, per esempio nel country.

Brighter Days viene presentato come una sorta di ritorno alle radici della sua musica, anche se a ben vedere gli interpreti sono sempre stati quelli: la Family Band, ovvero i cugini Danyel Morgan al basso e Marcus Randolph alla batteria, oltre alla sorella Lenesha alle armonie vocali, ma anche cantante in alcuni brani. Tra le fonti di ispirazione ci sono sempre gli amati Staple Singers e Sly & Family Stone, il gospel screziato di rock, ma per l’occasione (da quello che so, perché ho scritto la recensione parecchio tempo prima dell’uscita, prevista per il 31 maggio e poi rinviata ulteriormente al 23 agosto) non ci sono ospiti importanti. Cobb, come detto, opta per un suono più organico e meno esplosivo:  anche se nella citata Baptise Me si capta il suono di una seconda chitarra e delle tastiere, oltre a Lenesha che al solito stimola il fratello a dare il meglio anche a livello vocale; Simple Man, l’unica cover, è proprio un pezzo di Pops Staples, una blues ballad che si trovava su Father Father, un disco solista del 1994, un brano molto misurato anche per l’approccio quasi minimale della pedal steel, meno esplosiva del solito https://www.youtube.com/watch?v=EwBiqdPtOaY . In Cry Over Me, altra intensa ballata, questa volta di impronta “deep south” soul, canta con impeto Lenesha Randolph, organo e piano evidenziano  le radici sudiste del suono e la pedal steel è sempre in grado di sorprendere con le sue sonorità uniche e una serie di assoli micidiali.

Second Hand Man è decisamente più funky, con la pedal steel quasi a sostenere il ruolo dei fiati e un clavinet ad aumentare la quota ritmica, mentre Randolph imperversa sempre con il suo strumento; la più riflessiva Have Mercy è una splendida ballata, che definirei country got soul, con i due fratelli a duettare tra loro in modo intenso e pregnante, con intarsi corali degni della migliore musica gospel ed un afflato melodico che non guasta. I Need You è una soffusa ballata pianistica, ancora degna della migliore tradizione del gospel più estatico, con una bella melodia ed interventi misurati della pedal steel di Randoplh, un pezzo che ricorda certe cose del vecchio Stevie Wonder anni ’70, quello “bravo” per intenderci; I’m Living Off The Love You Give vira decisamente verso un suono più rock e grintoso, senza dimenticare la lezione degli amati Sly And The Family Stone, con armonie vocali importanti e le solite folate della chitarra di Randoplh, e Cut Em Loose accentua vieppiù questo suono potente, tirato e carico, sempre attraversato dalla pedal steel minacciosa del nostro amico che non manca di sorprendere con sonorità quasi “impossibili”. La travolgente e impetuosa Don’t Fight It, tra boogie e R&R, ha un ritmo ancor più frenetico e coinvolgente, con finale in ulteriore crescendo, prima di lasciare spazio ad un ennesimo tuffo nel rock-blues chitarristico più ruvido ed intrippato, grazie ad una potentissima Strange Train che nel finale permette al nostro amico di esplorare e superare ancora una volta i limiti improvvisativi e sonori del suo incredibile strumento.

Finora uno dei migliori dischi del 2019.

Bruno Conti

Prima Delle “Disavventure” Andava Ancora Come Un Treno! The Dickey Betts Band – Ramblin’ Man: Live At The St. George Theatre

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Dickey Betts Band – Ramblin’ Man: Live At The St. George Theatre – BMG CD/BluRay – 2LP

Lo scorso anno Dickey Betts, cioè l’ultimo baluardo di quel gruppo leggendario che è stata la Allman Brothers Band, ha seriamente rischiato di andare a far compagnia a Gregg Allman: prima, in Agosto, un leggero ictus che non gli ha fortunatamente causato grossi problemi, e poco dopo un brutto incidente domestico (pare avvenuto mentre giocava con il suo cane) che gli ha provocato una frattura del cranio con conseguente versamento sanguigno cerebrale. Sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, Betts si è ripreso benissimo, ma ha dovuto cancellare le date del tour previste per Novembre e a tutt’oggi non sappiamo se sarà in grado di esibirsi ancora (anche l’età, a Dicembre 2019 saranno 76 anni, non lo aiuta). Per fortuna Dickey aveva fatto in tempo a registrare la serata del 21 Luglio al St. George Theatre di Staten Island a New York, concerto facente parte del suo ultimo tour con la Dickey Betts Band, e così oggi possiamo godere di questa fantastica performance. Ramblin’ Man: Live At The St. George Theatre è quindi il resoconto di quella splendida serata, un CD con accluso BluRay (non c’è la versione in DVD, ma per gli amanti del vinile esiste anche in doppio LP) che ci mostra appunto un Betts in forma ancora smagliante dal punto di vista chitarristico e buona dal lato vocale.

Accompagnato da un gruppo formidabile di sei elementi che vede al suo interno altre due chitarre soliste (in piena tradizione sudista), una del figlio Duane Betts e l’altra di Damon Fowler (musicista che in carriera ha collaborato con gente del calibro di Buddy Guy, i fratelli Johnny ed Edgar Winter, Jeff Beck, Jimmie Vaughan e lo stesso Gregg Allman, oltre ad avere all’attivo una pregevole discografia da solista https://discoclub.myblog.it/2018/11/13/uno-dei-dischi-rock-blues-piu-belli-dellanno-damon-fowler-the-whiskey-bayou-session/ ), la sezione ritmica formata dal bassista Pedro Arevalo e dai due batteristi Frankie Lombardi e Steve Camilleri, per finire con il bravissimo pianista/organista Mike Kach, uno dei protagonisti del suono della band. Un concerto potente, vitale e pulsante, nettamente sbilanciato verso il repertorio della ABB (peccato manchi Seven Turns, una delle mie preferite): se questo sarà il canto del cigno del Dickey Betts performer (che qui sfoggia un’inedita barba bianca) potremo dire che ha deposto le armi in grande stile. Il CD dura 71 minuti e contiene sette canzoni, mentre il BluRay ne dura 94 e presenta tre brani in più, cioè gli unici due pezzi appartenenti al periodo solista di Betts (My Getaway e Nothing You Can Do) e la classica Statesboro Blues che pur essendo di Blind Willie McTell è da sempre legata a doppio filo alla ABB: non avendo avuto ancora modo e tempo di vedere la parte video, la recensione è fatta in base all’ascolto del CD, che comunque basta e avanza (e che avrebbe potuto essere allungato di uno dei tre pezzi in più del BluRay, lo spazio c’era).

Le sonorità calde di Hot’Lanta riempiono subito l’ambiente, con le sue atmosfere tra rock e jazz ed il tipico timbro pulito e melodico della chitarra del leader ma anche con il notevole organo di Kach: Dickey piazza subito un assolo di quelli che ti stendono, così tanto per cominciare, ben doppiato dal figlio Duane. Blue Sky è sempre stata splendida, una delle più belle canzoni degli Allman, e Betts dimostra di non aver perso il tocco magico, intrattenendo per dieci minuti di grande musica: introduzione inedita con echi quasi dei Grateful Dead, poi al secondo minuto arriva il celebre riff ed il brano prende il volo (nonostante il nostro palesi una voce non più limpida come un tempo), con un’altra eccellente prova di Kach questa volta al piano. E’ poi la volta dell’omaggio al compagno di mille avventure Gregg Allman, con una fluida versione di Midnight Rider affidata alla voce (e chitarra) del figlio di Gregg, Devon Allman (da lì a poco partner di Duane nella Allman Betts Band https://discoclub.myblog.it/2019/07/16/questi-cognomi-mi-dicono-qualcosa-the-allman-betts-band-down-to-the-river/ ), ospite speciale solo in questo pezzo: grande canzone e rilettura solida e perfettamente riuscita.

I seguenti 21 minuti sono occupati da una fulgida resa della formidabile In Memory Of Elizabeth Reed, una delle signature songs di Betts: atmosfera sudista al 100%, sonorità calde e coinvolgenti e solite magistrali prestazioni chitarristiche del trio di axemen, oltre ad un altro grandissimo assolo di piano, qui influenzato dalla musica jazz (e non mancano i momenti in cui anche le batterie ed il basso si esprimono in perfetta solitudine); il momento magico della serata prosegue con una roboante Whipping Post, altri dieci minuti abbondanti di vero southern rock di classe, inimitabile in quanto eseguito da uno degli inventori del genere. Chiusura con una tonica Ramblin’ Man, splendida canzone in puro stile country-rock in cui Dickey cerca di fare del suo meglio dal punto di vista vocale (da quello chitarristico ci riesce ancora senza problemi), e con una strepitosa Jessica, introdotta dal famoso riff e caratterizzata da un muro del suono rock di altissimo livello, in cui ogni strumento fa la sua parte alla grande (ancora con lo spettacolare piano di Kach sugli scudi). Degno finale per una serata da ricordare a lungo, soprattutto nel caso non dovessimo più riuscire a vedere Dickey Betts salire su un palco.

Marco Verdi

Sempre Uno Dei “Maestri” Del Blues E Del Soul, In Tutte Le Sue Coniugazioni. Delbert McClinton And Self-Made Men + Dana – Tall, Dark And Handsome

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Delbert McClinton And Self-Made Men + Dana – Tall, Dark And Handsome – Hot Shot Records/Thirty Tigers

E al blues e al soul, potremmo aggiungere Americana music, roots rock, country e tutti gli stili che ci girano intorno e vi vengono in mente. Perché il texano Delbert McClinton (come orgogliosamente dichiara lo sticker sulla copertina del CD, che ricorda le sue tre vittorie ai Grammy) nel corso degli anni ha frequentato tutti questi generi, quasi sempre sapientemente miscelati in una serie di album che toccavano tutte queste diverse anime musicali del nostro amico, che non a caso ha vinto un Grammy nel 1992 in ambito rock, in coppia con Bonnie Raitt, un’altra che conosce bene la materia, e due nella categoria Contemporary Blues, nel 2002 e 2006, totalizzando sette nominations complessive. Il musicista di Lubbock è salito per la prima volta su un palco nel 1957 e da allora ha sempre cantato dal vivo,  soprattutto negli States, senza peraltro mai raggiungere la grande fama, visto che il suo album di maggior successo, The Jealous Kind del 1980, è arrivato solo al n° 34 delle classifiche di vendita di Billboard. Ma ancora oggi a quasi 79 anni, li compirà a novembre, è considerato uno dei migliori stilisti e vocalist in circolazione, molto considerato da appassionati, critica e colleghi.

All’inizio di carriera, nel 1972 e 1973, faceva coppia, come Delbert & Glen, con Glen Clark, con cui ha realizzato una eccellente reunion negli anni 2000 , che è stata la sua ultima fatica con la New West https://discoclub.myblog.it/2013/07/07/sembra-quasi-un-disco-di-delbert-mcclinton-delbert-and-glen/, prima di dovere anche lui diventare “indipendente”, fondando una propria etichetta, la Hot Shot Records distribuita da Thirty Tigers, con cui ha pubblicato prima Prick Of The Litter nel 2017, e ora questo Tall, Dark And Handsome, sempre accompagnato dalla sua nuova formazione i Self-Made Men, ai quali si è aggiunta per l’occasione la sassofonista Dana Robbins. il disco è co-prodotto con McCClinton dai suoi abituali collaboratori Kevin McKendree, che è anche il tastierista della band, e Bob Britt, il chitarrista (nonché marito di Etta, che nel 2015 ha dedicato un delizioso disco a McClinton https://discoclub.myblog.it/2015/01/09/amica-delbert-mcclinton-etta-britt-etta-does-delbert/ ). Entrambi i musicisti sono anche i co-autori della gran parte delle canzoni, mentre il disco è stato registrato alla Rock House di Franklin, Tennessee, stato in cui il nostro amico vive ormai da moltissimo tempo. A completare la formazione, oltre alla Robbins, Mike Joyce al basso, Jack Bruno alla batteria e Quentin Ware alla tromba, più diversi altri musicisti e vecchi collaboratori che appaiono solo in alcuni brani.

In fondo, per riepilogare, potremmo definire il suo stile “roadhouse music”, un posto dove ti ristori l’animo lungo la strada e ascolti della buona musica: forse questo nuovo album non è il migliore della sua carriera ( per quanto siamo almeno ai livelli più che rispettabili del precedente), ma è comunque un disco solido, tutto incentrato, come è abitudine del nostro, su nuove canzoni scritte per l’occasione. L’iniziale Mr. Smith è uno shuffle jazz blues per big band, oppure sempre per abbreviare Texas swing ( e si capisce perché i Blues Brothers lo amavano), con fiati impazziti, vocalist di supporto (Vicki Hampton, Wendy Moten, Robert Bailey) molto impegnati, come pure McKendree al piano e la Robbins e Jim Hoke al sax, lui canta alla grande come sempre; la breve If I Hock My Guitar sta giusto a metà strada tra il R&R di Chuck Berry, con la chitarra di Britt in bella evidenza, e un errebì carnale che va molto di groove. No Chicken On The Bone è un divertente western swing con uso violino (Stuart Duncan), sempre con la voce granulosa e sporca (ma è sempre stata così, non è l’effetto dell’età) di McClinton titillata dalle sue coriste.

Altro cambio di atmosfera per Let’s Get Down Like We Used To, l’unico brano firmato insieme a Al Anderson degli NRBQ Pat McLaughlin, un pigro e carnale funky-blues con assolo di clarinetto di Hoke, e McKendree sempre elegante al piano elettrico, Gone To Mexico è una delle tre canzoni scritta in solitaria da Delbert, era già apparsa su un disco del 2010 di uno dei figli, Clay McClinton (con quattro dischi nel suo carnet) ed un’altra figlia, Delaney, è una delle coriste impiegate in questo album, brano molto ritmato e percussivo, dagli accenti latini e qualche tocco di salsa, con trombe, fiati e la fisarmonica dell’eclettico Jim Hoke in azione. Lulu è molto jazzy, mi ricorda, anche vocalmente, il Tom Waits anni ’70, raffinata e notturna, sulle ali di piano, chitarra e contrabbasso, mentre Loud Mouth è un blues chitarristico, con il figlio di McKendree, Yates, alla solista, una atmosfera che rimanda molto anche allo stile del Randy Newman più mosso, con le mani di McKendree che volano sul pianoforte https://www.youtube.com/watch?v=duL9um3cbvI , e anche la quasi omonima Down In the Mouth, un altro dei brani firmati in solitaria da McClinton, è un altro Texas blues shuffle di grande appeal https://www.youtube.com/watch?v=45bZwxicVTMRuby And Jules, tra piano jazz e R&B anni ’50 è un’altra delizia per i nostri padiglioni auricolari, sempre con quella voce sublime a sottolinearla, con Any Other Way che è l’unica ballata del disco, struggente e laconica, qualche profumo di New Orleans e nuovamente di Randy Newman, suonata sempre divinamente dai magnifici musicisti di questo disco e con assolo di sax d’ordinanza.

A Fool Like Me, rocca, rolla e swinga di brutto con tutta la band che lo segue come un sol uomo, manco fossero i Little Feat degli anni d’oro;: mentre almeno a livello di testo, come dice lo stesso Delbert, Can’t Get Up,  fa parte dei brani “non ho più l’età per fare queste cose”, ma invece ce l’ha eccome e lo fa benissimo, con McKendree che per l’occasione sfodera un organo Hammond vintage e malandrino per spalleggiarlo. Temporarily Insane è una strana canzone, molto waitsiana dell’ultimo periodo, mezza parlata e senza una melodia definita a sostenerla, non c’entra molto con il resto del CD, ma ha un suo fascino malato. Chiude la brevissima A Poem, altro brano strano che, come direbbe Tonino Di Pietro non ci azzecca molto con con il resto dell’album, un minuto dissonante e frammentario che non inficia comunque l’ottima qualità del resto del disco.

Bruno Conti

 

Un Trio Di Delizie Blues Alligator Per L’Estate 2. Coco Montoya – Coming In Hot

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Coco Montoya – Coming In Hot – Alligator/Ird 

Squadra vincente non si cambia e Henry “Coco” Montoya si è ben guardato dall’apporre qualche variazione al team che lo aveva accompagnato nel precedente album, sempre per la Alligator, l’ottimo https://discoclub.myblog.it/2017/04/11/la-dura-verita-un-gran-disco-di-blues-elettrico-coco-montoya-hard-truth/ : e quindi stesso produttore Tony Braunagel, che è anche il batterista, Bob Glaub al basso, il bravissimo Mike Finnigan alle tastiere, Johnny Lee Schell alla seconda chitarra. Non c’è Lee Roy Parnell come ospite, ma troviamo in un brano il grande Jon Cleary al piano e Shaun Murphy a duettare con Montoya in un’altra canzone. Il chitarrista californiano anche per questo Coming In Hot ha scelto una serie di canzoni non famosissime ma tutte di eccellente fattura, il resto lo fanno la sua voce e soprattutto la chitarra, pungente e variegata come di consueto, a conferma del fatto che John Mayall ci vide giusto quando lo volle nei riformati Bluesbreakers, nel periodo 1984-1993 (e per cinque anni con lui in formazione c’era anche il bravissimo Walter Trout, un altro dei migliori solisti in ambito blues-rock delle ultime decadi). Il disco ufficialmente è in uscita il 23 agosto, ma nelle nostre lande circola già regolarmente da qualche tempo.

L’apertura è affidata a Good Man Gone, un brano di Tom Hambridge, altro produttore e batterista di grande prestigio, che è anche autore molto prolifico: un classico uptempo di stampo R&B, con l’organo di Finnigan e le voci delle coriste Kudisan Kai Maxan Lewis a punteggiare la voce grintosa e vissuta di Montoya, che poi scatena la potenza della sua chitarra in uno dei suoi tipici assoli pungenti e fiammeggianti. La title track è l’unico brano originale firmato da Coco con Dave Steen, un classico e vigoroso esempio di Chicago blues elettrico, con Cleary al piano (che però non si sente molto), mentre la band nell’insieme tira alla grande con il nostro che continua a lavorare di fino alla solista, energia allo stato puro. Stop Running Away From My Love è uno shuffle elettrico, cadenzato e potente, benché scritto da Jeff Paris, un musicista di stampo metal, sempre con le coriste e Finnigan in bella evidenza, mentre Coco continua a darci dentro con forza anche in questo brano, con un assolo di grande fluidità e tecnica, e Finnigan è impegnato la piano Wurlitzer. Non manca l’omaggio al vecchio maestro Albert Collins (di cui Montoya fu batterista ad inizio carriera negli anni ’70), del quale viene ripreso con grande vigore il notevole blues lento Lights Are On But Nobody’s Home, il tipico slow dell’Iceman con la chitarra del nostro che viaggia spedita e in grande libertà, sostenuta dall’organo insinuante di Finnigan e con una interpretazione vocale di grande intensità, quasi sette minuti di pura magia.

Stone Survivor è una canzone di David Egan, cantautore americano scomparso nel 2016, molto amato dai bluesmen e dai cantanti soul (tra i suoi “clienti” anche Solomon Burke, Irma Thomas, Joe Cocker, Tab Benoit, Marc Broussard, Marcia Ball e moltissimi altri). un tipico brano di caldo blue eyed soul, di nuovo con le due coriste impegnate a sostenere la bella voce di Montoya, con Finnigan che per l’occasione passa al piano. Nel disco precedente c’era un brano di Warren Haynes Before The Bullets Fly, questa volta What Am I? porta la firma di Haynes e Johnny Neel, una canzone che appariva su un disco del 1993 del tastierista e cantante, una deliziosa southern ballad di grande pathos, incorniciata da un lirico assolo di chitarra del mancino californiano. Ain’t A Good Thing è un pezzo scritto da Don Robey (noto ai più anche come Deadric Malone), un errebì solido e movimentato che faceva parte del repertorio di Bobby “Blue” Band, con Shaun Murphy alla seconda voce e che conferma la grande ecletticità sonora di questo album. Forse la sola I Would’n Wanna Be You, una canzone del repertorio di Reba McEntire, non è all’altezza del resto del disco, una traccia leggerina che neppure il lavoro della solista riesce a risollevare. Eccellente invece la cover di Trouble, un pezzo dal repertorio del misconosciuto Frankie Miller, ancora solido blue eyed soul di notevole fattura, con Montoya sempre estremamente motivato sia nella parte vocale che nel lavoro della solista. Witness Protection è una canzone di Allison August, una poco conosciuta ma valida vocalist californiana, pezzo a cui Montoya aveva partecipato come voce duettante nel disco del 2016, e qui riprende in una propria versione, sempre calda e partecipe. A chiudere Water To Wine, un brano che porta la firma Washington e che francamente non ricordo, ma questo non impedisce che sia un ulteriore vibrante shuffle chitarristico di eccellente fattura, a conferma di un album caldamente consigliato agli amanti dei blues elettrico di gran classe.

*NDB Visto che non ci sono ancora video dell’album ho inserito un paio di filmati di esibizioni live, mi riservo poi di aggiornare il Post.

Bruno Conti

Replay. Succedeva Giusto 50 Anni Fa! La Rhino Ha Pubblicato Il 2 Agosto Il Mega Cofanetto Del Secolo: Edizione Limitata E Numerata in 38 CD Per Woodstock Back To The Garden The Definitive 50th Anniversary Archive

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Woodstock – Back To The Garden: The Definitive 50th Anniversary Archive – 38 CD + 1 Blu-ray – Rhino Tiratura Limitata E Numerata 1969 Copie!! – 02-08-2019

Quest’anno è il 50° Anniversario Dei Famosi “3 Giorni Di Pace E Musica” che si tennero in quel di Woodstock dal 15 al 18 agosto del 1969 (in effetti quattro perché alcune esibizioni, tra cui quella conclusiva di Jimi Hendrix, si tennero la mattina di lunedì 18 agosto, e per essere ancora più precisi il luogo esatto fu Bethel, una piccola località nei pressi di New York, vicina appunto alla cittadina di Woodstock). Come avrete letto o sentito era stata annunciata da Michael Lang, l’organizzatore della manifestazione originale, una edizione per festeggiare il 50° Anniversario Dell’Evento da tenersi a Watkins Glen tra il 16 ed il 18 agosto del 2019, ma poi il 29 aprile molti degli sponsors e degli investitori coinvolti nel finanziamento della produzione hanno annunciato che il Festival era stato cancellato. Ma Lang e gli altri organizzatori hanno cercato lungamente di tenere ugualmente lo spettacolo, ma poi all’inizio di agosto il “nuovo” Fesival è stato definitavamente cancellato. Tra i musicisti annunciati c’erano anche alcuni dei principali protagonisti della Woodstock originale: John Fogerty (dei Creedence Clearwater Revival), Carlos Santana (dei Santana), David Crosby (in rappresentanza di Crosby, Stills & Nash), Melanie, John Sebastian, Country Joe McDonald, 3 dei Grateful Dead sopravvissuti (come Dead & Company), i Canned Heat, e gli Hot Tuna (con due dei Jefferson Airplane originali). Alla fine però, come detto, non se ne è fatto nella, per cui occupiamoci della notizia certa.

La Rhino ha pubblicato il 2 agosto, con vendita solo sul proprio sito, questa mega versione “definitiva” che contiene le esibizioni complete di tutti gli artisti che si esibirono al Festival, quasi, perché mancano 2 brani di JImi Hendrix, la cui famiglia non ha dato l’autorizzazione alla pubblicazione, e uno degli Sha Na Na, per problemi tecnici: un totale di 432 brani, 267 mai pubblicati prima, divisi su 38 CD, più il Blu-ray della Director’s Cut ampliata del film, un libro rilegato con la storia del Festival raccontata da Michael Lang, la replica del poster e dei programmi originali, le stampe delle foto di Henry Diltz e una tracolla per chitarra. Il tutto inserito in una confezione di legno compensato e tela con copertina serigrafata, in tiratura limitata e numerata, manco a dirlo, di 1969 copie. Questa edizione costava, per quei pochi che se la sono potuta permettere in giro per il mondo, la modica cifra di 799.98 dollari (per noi europei ed italiani, tradotto e maggiorato con l’aggiunta di spese di spedizione, spese doganali, tasse e quant’altro, voleva dire circa 1000 euro presumo, ed è andata comunque completamente esaurita, ebbene sì! La lista completa dei brani non è stata annunciata (comunque si trovava facilmente in rete), ma gli artisti presenti, in rigoroso ordine cronologico di apparizione sono i seguenti.

 Richie Havens

Sweetwater

Bert Sommer

Tim Hardin

Ravi Shankar

Melanie

Arlo Guthrie

Joan Baez

Quill

Country Joe McDonald

Santana

John B. Sebastian

The Keef Hartley Band

The Incredible String Band

Canned Heat

Mountain

Grateful Dead

Creedence Clearwater Revival

Janis Joplin

Sly & The Family Stone

The Who

Jefferson Airplane

Joe Cocker

Country Joe & The Fish

Ten Years After

The Band

Johnny Winter

Blood, Sweat & Tears

Crosby, Stills & Nash

Crosby, Stills, Nash & Young

The Butterfield Blues Band

Sha Na Na

Jimi Hendrix

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Per fortuna la Rhino per i più poveri ha pubblicato anche due versioni (tre con il vinile quintuplo) “normali” con degli estratti dalla edizione completa. In uscita il 28 giugno abbiamo quindi avuto un cofanetto da 10 CD, definito Experience, con 162 brani a rappresentare con almeno un pezzo, anche in questo caso per la prima volta, tutti i gruppi e i solisti che si esibirono nei tre giorni. Questa versione costa “solo” circa 125 dollari o euro, mentre quella da 3 CD, definita Collection, con 42 delle più belle canzoni estratte dall’integrale, intorno ai 20 euro; “stranamente” sempre senza Jimi Hendrix in quella tripla, mi è cascato subito l’occhio leggendo la lista dei contenuti, che comunque trovate qui sotto, prima quella da 10 CD.

Disc One

Richie Havens

1. Hello!

2. “From The Prison>Get Together>From The Prison”

3. “High Flying Bird”

4. “With A Little Help From My Friends”

5. “Handsome Johnny”

6. “Freedom”

7. It seems there are a few cars blocking the road – John Morris

Sweetwater

8. “Look Out”

9. “Day Song”

10. “Two Worlds”

Bert Sommer

11. “Jennifer”

12. “And When It’s Over”

13. “America”

14. “Smile”

15. Let’s see how bright it can be – John Morris

Tim Hardin

16. “How Can We Hang On To A Dream”

17. “If I Were A Carpenter”

18. “Reason To Believe”

19. “Misty Roses”

20. We’re a pretty big city right now– John Morris

 

Disc Two

1. Somebody, somewhere is giving out some flat blue acid – John Morris

Ravi Shankar

2. “Raga Manj Kmahaj”

Melanie

3. “Momma Momma”

4. “Beautiful People”

5. “Mr. Tambourine Man”

6. “Birthday Of The Sun”

7. It’s a free concert from now on – John Morris

Arlo Guthrie

8. “Coming Into Los Angeles”

9. Lotta freaks!

10. “Wheel Of Fortune”

11. “Walking Down The Line”

12. “Every Hand In The Land”

13. Let’s just make the festival, not the other stuff – John Morris

Joan Baez

14. “The Last Thing On My Mind”

15. “I Shall Be Released”

16. He already had a very, very good hunger strike going

17. “Joe Hill”

18. “Drug Store Truck Drivin’ Man” – featuring Jeffrey Shurtleff

19. That brings us fairly close to the dawn – John Morris

20. I guess the reason we’re here is music – John Morris

Quill

21. “They Live The Life”

22. “That’s How I Eat”

 

Disc Three

1. Can those of you in the back hear well? – Chip Monck

Country Joe McDonald

2. “Janis”

3. “Donovan’s Reef”

4. “The “Fish” Cheer/I-Feel-Like-I’m-Fixin’-To-Die Rag”

5. Those wishing to be lost, those wishing to be found – Chip Monck

Santana

6. “Savor”

7. “Jingo”

8. “Persuasion”

9. “Soul Sacrifice”

10. An exciting set is understandable – Chip Monck

John B. Sebastian

11. “How Have You Been”

12. “Rainbows All Over Your Blues”

13. “I Had A Dream”

14. “Darling Be Home Soon”

The Keef Hartley Band

15. Halfbreed Medley: “Sinning For You>Leaving Trunk>Just To Cry>Sinning For You”

16. Bring Jerry’s nitroglycerin pills to the Indian Pavilion – Chip Monck

 

Disc Four

1. Go to Mr. Lang’s office right away – Chip Monck

The Incredible String Band

2. “Invocation”

3. “The Letter”

4. “Gather ‘Round”

5. “When You Find Out Who You Are”

6. If things aren’t going well for you or whatever – Chip Monck & Hugh Romney

Canned Heat

7. “Going Up The Country”

8. “Woodstock Boogie”

9. Can we have a little juice on this other microphone, please? – Bob Hite & Chip Monck

10. “On The Road Again”

11. It’s your own trip – Chip Monck

 

Disc Five

1. We’ll take care of that right away – Chip Monck

Mountain

2. “Theme For An Imaginary Western”

3. “Long Red”

4. “Who Am I But You And The Sun (For Yasgur’s Farm)”

5. “Southbound Train”

6. Open your eyes wide – Chip Monck & Joshua White

7. So many people have been able to participate in such a debacle – Ken Babbs

Grateful Dead

8. “Mama Tried”

9. It’s a sinister plot! – Ken Babbs, Country Joe McDonald, et al

10. “Dark Star”

11. “High Time”

12. You’re carrying Janis’s wah-wah pedals – John Morris

Creedence Clearwater Revival

13. “Green River”

14. “Bad Moon Rising”

15. “I Put A Spell On You”

16. It’s going to be a very long evening – Chip Monck

 

Disc Six

Janis Joplin

1. “To Love Somebody”

2. “Kozmic Blues”

3. “Piece Of My Heart”

4. Music’s for grooving, man

5. “Ball And Chain”

6. Just in case you should get any ideas about leaving – Chip Monck

Sly & The Family Stone

7. Medley: “Everyday People>Dance To The Music>Music Lover>I Want To Take You Higher”

8. Are you supposed to be up there rapping? No, man. – Abbie Hoffman & stagehand

The Who

9. “I Can’t Explain”

10. “Pinball Wizard”

11. I can dig it – Abbie Hoffman & Pete Townshend

12. “We’re Not Gonna Take It”

13. “Shakin’ All Over”

14. “My Generation”

15. Welcome this new day – Chip Monck

 

Disc Seven

Jefferson Airplane

1. “The Other Side Of This Life”

2. “Somebody To Love”

3. Let’s play it out of tune – Grace Slick

4. “3/5 Of A Mile In 10 Seconds”

5. “Won’t You Try/Saturday Afternoon”

6. We got a whole lot of orange and it was fine – Grace Slick

7. “Plastic Fantastic Lover”

8. “Volunteers”

9. If you’re too tired to chew, pass it on – Hugh Romney

10. The roads are fairly clear now – John Morris

11. This is the largest group of people ever assembled in one place – Max Yasgur

Joe Cocker

12. “Dear Landlord”

13. “Feelin’ Alright”

14. “Let’s Go Get Stoned”

15. “Hitchcock Railway”

16. “With A Little Help From My Friends”

17. Isn’t the rain beautiful? – John Morris, Barry Melton, rainstorm & audience

 

Disc Eight

Country Joe & The Fish

1. “Rock And Soul Music”

2. “Love”

3. “Silver And Gold”

4. “Rock And Soul Music” (Reprise)

Ten Years After

5. “Help Me”

6. “I’m Going Home”

7. Come down and say hello to us – Chip Monck

The Band

8. “Chest Fever”

9. “Tears Of Rage”

10. “This Wheel’s On Fire”

11. “I Shall Be Released”

12. “The Weight”

13. We’ve just had a slight change in running order – Chip Monck

 

Disc Nine

1. It’s really a drag – Chip Monck

Johnny Winter

2. “Leland Mississippi Blues”

3. “Mean Town Blues”

4. “Johnny B. Goode”

5. It just doesn’t seem to be necessary – Chip Monck

Blood, Sweat & Tears

6. “More And More”

7. “Spinning Wheel”

8. “Smiling Phases”

9. “You’ve Made Me So Very Happy”

Crosby, Stills & Nash

10. Tell ‘em who we are, man

11. “Suite: Judy Blue Eyes”

12. “Blackbird”

13. “Marrakesh Express”

Crosby, Stills, Nash & Young

14. “Sea Of Madness”

15. “Wooden Ships”

16. Bummer!

17. “49 Bye-Byes”

 

Disc Ten

The Butterfield Blues Band

1. “No Amount Of Loving”

2. “Love March”

3. “Everything’s Gonna Be Alright”

Sha Na Na

4. Test – Chip Monck & Sha Na Na

5. “Get A Job”

6. “Come Go With Me”

7. “Silhouettes”

8. “At The Hop”

9. “Duke Of Earl”

10. “Get A Job” (Reprise)

11. Thank you for making all this possible – Chip Monck

Jimi Hendrix

12. “Hear My Train A Comin’”

13. “Izabella”

14. “The Star Spangled Banner>Purple Haze”

15. Good wishes, good day, and a good life – Chip Monck

E poi, quella da 3 CD:

Disc One

1. “Handsome Johnny” – Richie Havens

2. “Freedom (Motherless Child)” – Richie Havens

3. Everybody’s ground getting comfortable? – John Morris

4. “Reason To Believe” – Tim Hardin

5. It’s deadly serious, man – John Morris

6. “Coming Into Los Angeles” – Arlo Guthrie

7. Lotta Freaks! – Arlo Guthrie

8. “Drug Store Truck Drivin’ Man” – Joan Baez With Jeffrey Shurtleff

9. Please come down – Chip Monck

10. “The “Fish” Cheer/I-Feel-Like-I’m-Fixin’-To-Die Rag” – Country Joe McDonald

11. “Jingo” – Santana

12. “Soul Sacrifice” – Santana

13. Helen Savage, please call your father – Chip Monck

14. “Darling Be Home Soon” – John B. Sebastian

15. It’s not poison! – Hugh Romney

16. “Going Up The Country” – Canned Heat

17. “On The Road Again” – Canned Heat

 

Disc Two

1. Country common sense! – Chip Monck, Country Joe Mcdonald, Ken Babbs

2. “Dark Star” – Grateful Dead

3. We’ve got the keys to your house – John Morris

4. “Bad Moon Rising” – Creedence Clearwater Revival

5. “I Put A Spell On You” – Creedence Clearwater Revival

6. “Kozmic Blues” – Janis Joplin

7. “Piece Of My Heart” – Janis Joplin

8. Medley: “Dance To The Music>Music Lover>I Want To Take You Higher” – Sly & The Family Stone

9. “We’re Not Gonna Take It” – The Who

10. “My Generation” – The Who

11. “Somebody To Love” – Jefferson Airplane

12. “Volunteers” – Jefferson Airplane

13. We must be in heaven, man! – Hugh Romney

 

Disc Three

1. I think you people have proven something to the world – Max Yasgur

2. “With A Little Help From My Friends” – Joe Cocker

3. Looks like we’re gonna get a little bit of rain – John Morris

4. “I’m Going Home” – Ten Years After

5. “The Weight” – The Band

6. “Spinning Wheel” – Blood, Sweat & Tears

7. “Suite: Judy Blue Eyes” – Crosby, Stills & Nash

8. “Sea Of Madness” – Crosby, Stills, Nash & Young

9. “Wooden Ships” – Crosby, Stills, Nash & Young

10. “Love March” – The Butterfield Blues Band

11. “At The Hop” – Sha Na Na

12. It’s been a delight seeing you – Chip Monck

Come avrebbe detto Totò “Alla faccia del bicarbonato di sodio”! Non male per una manifestazione che era nata contro il consumismo.

Bruno Conti

Un Trio Di Delizie Blues Alligator Per L’Estate 1. Billy Branch & The Sons Of Blues – Roots And Branches

billy branch roots and branches

Billy Branch & The Sons Of Blues – Roots And Branches – Alligator Records

Il CD sulla copertina come sottotitolo recita The Songs Of Little Walter: non è certamente il primo tributo alla musica del grande armonicista di Marksville, Louisiana, ma unanimemente riconosciuto come uno dei grande maestri del blues di Chicago, dove è scomparso il 15 febbraio del 1968, a meno di 38 anni, per i danni riportati in una rissa fuori da un locale della Windy City, e comunque Walter Jacobs aveva sempre avuto una vita turbolenta e ai limiti, ma nell’ambito delle 12 battute e dell’uso dell’armonica in particolare era considerato un vero innovatore dello strumento, un po’ come Charlie Parker per il sax o Jimi Hendrix per la chitarra. Anche se durante la sua vita ha inciso pochissimo a nome proprio, soprattutto a livello di singoli (i pochi album sono usciti postumi, a parte un best nel 1957)), Little Walter è stato un sideman formidabile, lasciando un segno soprattutto nella band di Muddy Waters, dal 1948 al 1952, e poi negli anni Chess, etichetta con cui inciderà alcuni singoli epocali con il marchio Checker, tra cui la fantastica My Babe del 1955, scritta come tanti classici del blues da Willie Dixon, che gli regalò anche Mellow Down Easy, mentre tra quelli a propria firma si ricordano Juke, Blues With A Feeling, rubata a Walter Tarrant, You’re So Fine, Last Night ed alcune altre, tutte presenti in questo Roots And Branches insieme ad altri cavalli di battaglia del repertorio di Jacobs.

Come potete immaginare questo non è sicuramente il primo tributo a Little Walter, già nel 1968 George “Harmonica” Smith gliene dedicò uno, e tra quelli più belli ricordo quello pubblicato dalla Blind Pig, di cui vi ho parlato su queste pagine virtuali https://discoclub.myblog.it/2013/05/18/e-dopo-i-chitarristi-una-pioggia-di-armonicisti-remembering/ , con la partecipazione di diversi eccellenti artisti, tra i quali non era però presente Billy Branch, che ha pensato bene di crearne uno a titolo personale. Anche Branch è un nativo di Chicago, ma pur essendo accompagnato in questo CD dai Sons Of Blues, non è un figlio d’arte, come gli altri due fondatori della band, Lurrie Bell, figlio di Carey, Freddie Dixon, figlio di Willie, che non fanno più parte della band da parecchio tempo. Proprio con Dixon, circa 50 anni fa, inizia la carriera di Branch, suonando nei Chicago Blues All-Stars, la band di Willie, e poi fondando nel 1977 i Sons Of The Blues il cui esordio fu pubblicato dalla Alligator Records, ancora oggi etichetta leader (quasi infallibile) nella materia. Nella formazione odierna a fianco di Branch ci sono il grande pianista Sumito Ariyoshi, aka Ariyo, con lui da una ventina di anni, il chitarrista e cantante Giles Corey, autore anche di un eccellente album solo per la Delmark, che dividono gli spazi solisti con lui, ed una vivace sezione ritmica composta da Marvin Little al basso e Andrew “Blaze” Thomas alla batteria. C’è da dire che purtroppo sia Branch che i Sons Of Blues non incidono moltissimo, infatti il penultimo disco Blues Shock, edito dalla Blind Pig, risale al 2014 e quello precedente addirittura al 2001, ma quando lo fanno lasciano il segno, come in questo Roots And Branches.

Definito dalla critica addirittura il “Re dell’armonica” del Chicago Blues dell’ultimo quarto del secolo scorso, Billy Branch è anche (tuttora) in possesso di una voce pimpante, espressiva e senza tempo, in grado di convogliare le mille nuances del miglior blues elettrico: anche gli arrangiamenti non sono mai scontati, come è tipico delle produzioni Alligator, che fanno della brillantezza e della freschezza i loro punti di forza, come è chiaro sin dall’iniziale Nobody But Yoy, un brano di Walter Spriggs del 1957, che fu un successo per Little Walter And His Jukes, classiche 12 battute, dove armonica, voce, chitarra e piano si alternano nel migliore spirito del Chicago Blues. La vibrante Mellow Down Easy è anche meglio, con il suo incidere da brano classico, la voce che punteggia con forza le liriche, l’armonica sempre in grande evidenza e tutta la band in grande spolvero. Roller Coaster di Ellas McDaniels, ha la tipica scansione ritmica dei brani di Bo Diddley, perché di lui parliamo, uno dei brani strumentali che non possono mancare in un album dedicato a Little Walter, e in cui Branch mostra tutta la sua perizia, come pure nella swingante Juke. Blue And Lonesome è un magnifico lento, intenso e vibrante, con Giles Corey che “tira” la sua solista con libidine, prima di lasciare spazio a Billy. Hate To See You Go (come la precedente, attribuita da Jagger e soci però a Memphis Slim, ma la paternità nel blues è sempre dubbia) la troviamo anche nel disco blues dei Rolling Stones, brano brioso e dal bel drive pure nella versione di Branch e soci, molto alla Muddy Waters.

My Babe è uno dei capolavori assoluti del blues, come la giri la giri, se ben suonata, con i suoi cambi di tempo e le sue continue volute, non manca mai di entusiasmare, e qui si apprezza il lavoro di Ariyoshi al piano (ottimo anche Corey), che ci mette del suo anche nella raffinata e jazzata One More Chance With You. Altro grande classico presente nel CD è la potente e scandita Last Night, che nel blues hanno suonato un po’ tutti, da Mike Bloomfield a John Hammond, passando per Butterfield e i Fleetwood Mac, C’è anche un medley tra una funky Just Your Fool Key To The Highway di Big Bill Broonzy. Boom Boom Out Goes The Lights non è quella di John Lee Hooker o degli Animals, ma rolla alla grande pure questa, e anche It’s Too Late Brother, altro classico di Little Walter swinga di brutto. You’re So Fine è un altro dei successi Checker anni ’50 di Jacobs, un bel groove di basso e Branch e Aryyoshi che “magheggiano” ai rispettivi strumenti, prima di congedarci con la galoppante You’re So Fine e con Blues With A Feeling, una canzone, un programma sin dal titolo, di nuovo notevole il lavoro di Ariyoshi, che è anche co-produttore del CD, un altro pezzo tra i più eseguiti nella storia del blues, dalla Butterfield Blues Band passando per Mick Jagger (mai uscita a livello ufficiale), per non dire di Jimmy Witherspoon, Taj Mahal, Magic Slim, Carey Bell, ecc. ecc. Un album di blues duro e puro, ma non dove si non percepisce neppure un filo di noia, solo buona musica.

Bruno Conti

Un Tipico Cantautore Americano Ma Con Un “Tocco” Italiano. Jaime Michaels – If You Fall

jaime michaels if you fall

Jaime Michaels – If You Fall Appaloosa/Ird

A tre anni di distanza dal precedente Once Upon A Different A Time, un buon album di folk, country ed Americana https://discoclub.myblog.it/2016/09/09/cerano-volta-ci-i-bravi-cantautori-jaime-michaels-once-upon-different-time/ , torna Jaime Michaels, cantautore di Boston, da anni trasferito nel Sud degli States, ancora una volta sotto l’egida dell’italiana Appaloosa, e con l’ottima produzione di Jono Manson, il tutto registrato negli studi casalinghi del musicista di Santa Fe, nel New Mexico. Per l’occasione Manson ha utilizzato una pattuglia di musicisti ancora migliore di quella peraltro eccellente del CD precedente: il nome di spicco è l’ottimo Jon Graboff, a lungo nei Cardinals di Ryan Adams, ma utilizzato anche da Norah Jones, Laura Cantrell, Shooter Jenningsi, un vero mago di tutti i tipi di chitarra, ma soprattutto della pedal steel. Tra i musicisti impiegati anche il bravissimo Radoslav Lorkovic alle tastiere e alla fisarmonica, il nostro Paolo Ercoli al dobro, una sezione ritmica dove ritorna Mark Clark, che si alterna alla batteria con Paul Pearcy, e Ronnie Johnson, il bassista di James McMurtry, più qualche altro collaboratore saltuario. Il disco si ascolta con grande piacere, un album scritto quasi interamente da Michaels, con due o tre sorprese che ora vediamo: i punti di riferimento sono i cantautori anni ’70, il suo idolo Tom Rush in primis, ma anche i componenti della famiglia Taylor, qualche tocco di Graham Nash, Paul Simon e del Jimmy Buffett meno scanzonato.

Le cover illustrano anche questa passione per la musica d’autore: They Call Me Hank è una deliziosa e sentita ripresa di un brano del non dimenticato e compianto Greg Trooper, uno splendido pezzo tra folk e country, dove la fisarmonica di Lorkovic, il mandolino di Graboff e il dobro di Ercoli sottolineano l’afflato melodico e malinconico di questo piccolo gioiellino, cantato in punta di fioretto, se mi passate l’espressione. In coda al CD, come bonus, troviamo anche una elegiaca e delicata Snowing On Raton di Townes Van Zandt, una delle sue più belle e suggestive country songs, con la pedal steel magica di Graboff e le armonie vocali avvolgenti  di Claudia Buzzetti e Jono Manson, una piccola meraviglia; la terza ed ultima cover è la più sorprendente, una versione, tradotta in inglese per l’occasione, di Rimmel di Francesco De Gregori, testo di Andrea Parodi, Jono Manson, Michaels e la collaborazione dello stesso cantautore romano. E tutto funziona a meraviglia, anche se è difficile superare l’originale, una delle canzoni più belle in assoluto di De Gregori, una capolavoro della musica italiana, qui ci si sposta verso un approccio tra Dylan e il country, con risultati di grande fascinazione, la pedal steel è sempre lo strumento guida, ma piano e tastiere accompagnano la voce evocativa per l’occasione di Jaime che convoglia lo spirito dell’originale con risultati eccellenti.

Questi tre brani varrebbero già da soli l’acquisto del CD, che al solito riporta i testi originali e la traduzione in italiano, le altre nove canzoni confermano lo status di cantautore di culto del bravo Jaime Michaels. Come la title-track If You Fall, un incalzante country-rock, dove pedal steel e chitarra elettrica guidano le danze, mentre l’organo propone le sue coloriture sullo sfondo, profondo anche il testo, sulla inevitabilità della vita, veramente una bella partenza, poi ribadita nel country-folk sognante della dolce Any Given Moment, sempre segnata da arrangiamenti di eccellente fattura, con chitarre, tastiere ed armonie vocali a segnarne il sound raffinato, ottima anche la cantautorale Red Buddha Laughs e le volute bluegrass-folk-cajun della divertente Bag o’Bones, con il violino di Gina Forsythe e la fisa di Lorkovic a menare le danze. Almost Daedalus è più intima e raccolta, con qualche rimando al primo James Taylor e anche a Paul Simon, mentre la divertente So It Goes si muove tra blues e ragtime e I Am Only (What I Am) è una pura folk song con un bel fingerpicking di chitarra, You Think You Know una bella ballata soffusa e sempre suonata e cantata con grande classe, come pure Carnival Town un brano più mosso e “roccato” dove si intuisce la mano di Jono Manson.

Nel complesso veramente un bel dischetto.

Bruno Conti

Quando Il Talento Soccombe Alla Tecnologia! A.A. Bondy – Enderness

a.a. bondy enderness

A.A. Bondy – Enderness – Fat Possum CD

A.A. Bondy (le iniziali stanno per Auguste Arthur), pur essendo nativo di Birmingham, Alabama, non fa southern rock, non ci si avvicina neppure. Leader dagli anni novanta fino al 2003 del gruppo rock Verbena, Bondy ha esordito come solista con American Hearts nel 2007, album al quale ne ha fatti seguire altri due ad intervalli di due anni ciascuno, per poi “concerdersi” ben otto anni di pausa fino a questo nuovissimo Enderness, uscito da poco. Ebbene, dopo quasi una decade di silenzio forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa in più di 36 miseri minuti, con l’aggravante di una qualità complessiva abbastanza altalenante: la carriera solista di Bondy è sempre stata all’insegna di una sorta di folk music piuttosto minimalista, con canzoni ottenute per sottrazione, ma comunque facendo uso di una strumentazione classica. Per Enderness invece (minimale fin dalla confezione, con note ridotte all’osso) il nostro ha optato per sonorità decisamente moderne, tutte all’insegna di drum machines, loop e sintetizzatori, limitando al minimo l’utilizzo di strumenti tradizionali (principalmente la chitarra, usata solo in un paio di occasioni).

Ma la tecnologia di per sé non è un male, dipende dall’utilizzo che se ne fa, ed in questo album Bondy alterna momenti in cui i suoni vengono messi al servizio delle canzoni ad altri in cui sembra che non si sappia bene dove voglia andare a parare. Enderness non è un disco rock, forse è pop, ma il problema è la discontinuità: si passa infatti da brani ben scritti e suonati con gusto, ad altri in cui la modernità prende il sopravvento; Bondy poi non è uno che ha nelle sue corde la capacità di entusiasmare e trascinare, è sempre piuttosto freddino, e questa sua attitudine se sommata alle sonorità non proprio “calde” presenti nel disco (e ad una voce melliflua e quasi sonnolenta) fa sì che il risultato finale lasci un po’ perplessi. Diamond Skull fa comunque partire bene l’album, una canzone di stampo classico con suoni moderni, ma c’è una chitarra elettrica in evidenza e la melodia è di notevole impatto, con un bel crescendo che porta ad un ritornello suggestivo. Degna di nota anche Killers 3, che ha uno sviluppo decisamente fruibile e dallo squisito gusto pop: l’accompagnamento è moderno al 100%, ma quando ci sono le idee la veste sonora conta fino ad un certo punto (se no I’m Your Man di Leonard Cohen non sarebbe un grande disco).

In The Wonder è ancora pura elettronica, ed anche il nostro canta con voce spezzata e quasi robotica, ed il brano è un paio di gradini sotto i due precedenti; The Tree With The Lights è un breve strumentale in cui Bondy gioca con loop e diavolerie varie, con esito straniante, ma in compenso Images Of Love (il primo singolo) è molto più canzone, ed anche se la voce è l’unica cosa naturale in mezzo a tecnologia pura, l’insieme è piacevole e perfino rilassante. I’ll Never Know è cadenzata ma dal passo lento, quasi indolente ed un tantino fredda, Fentanyl Freddy non aumenta di molto il ritmo ed è anch’essa piuttosto gelida, direi inquietante, mentre Pan Tran è uno strumentale per synth solista, abbastanza autoreferenziale. Il CD si chiude con #Lost Hills, decisamente monocorde nonostante rispunti la chitarra, e con la title track, quasi cinque minuti di musica ambient strumentale e pretenziosa, un pezzo che non va da nessuna parte ed è buono al massimo come sottofondo di un massaggio orientale https://www.youtube.com/watch?v=J8NURo2WdJY .

Peccato, il talento ci sarebbe anche (canzoni come Diamond Skull, Killers 3 e Images Of Love lo testimoniano), ma tutto viene sacrificato sull’altare della tecnologia e delle stranezze.

Marco Verdi

Dopo I Gemelli Del Gol, Le Gemelle Del Folk-Rock! Shook Twins – Some Good Lives

shook twins some good lives

Shook Twins – Some Good Lives – Dutch CD

Non conoscevo le Shook Twins, due gemelle identiche (Katelyn e Laurie Shook) originarie dell’Idaho ma da anni stabilitesi a Portland, Oregon. In realtà le Shook Twins non sono un semplice duo, anche se sono loro ad occuparsi di tutte le parti vocali ed in parte anche di quelle strumentali, ma una vera e propria band, completata da Niko Daussis (chitarre), Sydney Nash (basso) e Barra Brown (batteria), e la loro musica si potrebbe considerare una fusione moderna di folk e rock, con elementi pop qua e là. Le loro sonorità di base sono perlopiù acustiche, ma spesso la chitarra elettrica avanza in prima fila e c’è anche un uso moderato della tecnologia, che dona freschezza al suono complessivo. Some Good Lives è il titolo del nuovo album delle gemelle Shook, il quinto complessivo (sono attive dal 2008), ed è una gradevole e riuscita miscela di canzoni ben scritte e ben cantate, che come dicevo prima partono dal folk per toccare vari stili pur mantenendo una buona fruibilità di fondo. Gli arrangiamenti sono moderni ma mai esasperati, ed il disco si ascolta dall’inizio alla fine senza problemi.

Il CD è autoprodotto, e parte con What Have We Done, che è il classico inizio che non ci si aspetta: si tratta infatti di un funk-rock diretto e decisamente godibile, dal ritmo cadenzato e con l’aggiunta di una piccola sezione fiati e buoni spunti chitarristici, cantato all’unisono dalle due gemelle. Safe è un pezzo dallo sviluppo insinuante, una melodia limpida ed un crescendo lento ma costante, con la chitarra a ricamare discreta sullo sfondo fino all’ingresso della sezione ritmica dopo due minuti buoni; niente male anche Figure It Out, un lento dal pathos notevole sempre con la chitarra in evidenza ed una struttura melodica di tutto rispetto. Stay Wild inizia con una chitarrina arpeggiata, poi entra una ritmica pulsante che porta il brano su lidi a metà tra pop e folk, con un uso parsimonioso della tecnologia, al contrario della delicata Vessels che è un gentile bozzetto acustico di sapore folk, mentre What Is Blue ha il respiro e l’intensità dei brani di David Crosby.

In Got Your Message spunta un banjo, e la canzone sembra quasi procedere un po’ sghemba, ma poi ci si rende conto che è tutto in voluto contrasto con la melodia pura e limpida, mentre una bella chitarra introduce Want Love, piacevole canzone dal retrogusto pop cantata in scioltezza. No Choice è dotata di un motivo corale molto interessante ed un accompagnamento più rock, un brano intrigante che è tra i migliori del CD, mentre Talkie Walkie è una folk-rock ballad fluida e tersa; il dischetto termina con la cadenzata Buoy e con una stranezza, cioè una registrazione datata 1989 di un brano intitolato Dog Beach e cantato da tale Ted Bowers, un amico di famiglia degli Shook, con le due sorelle allora bambine ai cori (performance dedicata al loro nonno, scomparso di lì a poco e presente all’epoca dell’incisione).

Un album piacevole, ben costruito e, perché no, creativo.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture 7. (Quasi) Tutti Gli Album Del Loro Periodo Migliore. Caravan – The Decca/Deram Years: An Anthology 1970-1975 Box In Uscita il 6 Settembre.

caravan decca deram years box

Caravan – The Decca/Deram Years: An Anthology 1970-1975 – 9 CD Decca/Universal – 06-09-2019

Caravan, insieme ai Soft Machine, sono la band più importante nata all’interno di quel filone del rock britannico definito Canterbury Sound: un misto di rock progressivo e psichedelico, jazz(rock), ma anche improvvise aperture melodiche a livello vocale che sbocciano prima e dopo lunghe improvvisazioni strumentali. Già attivi dal 1964 al 1968 come Wilde Flowers, una band che univa tutti i futuri componenti dei Caravan, David Richard Sinclair, Pye Hastings Richard Coughlan, con i principali alfieri dei Soft Machine, ovvero Kevin Ayers, Robert Wyatt Hugh Hopper, in pratica mancava solo Mike Ratledge: anche se all’epoca non pubblicarono quasi nulla a livello discografico, il loro loro materiale è uscito in gran parte a livello postumo dal 1998, per merito dell’etichetta Voiceprint. Ma questa è un’altra storia: concentriamoci su quella dei Caravan.

caravan the world is yours

Come vedete qui sopra, non è il primo cofanetto dedicato alla band di Canterbury, già nel 2010 era uscito il quadruplo The World Is Yours: The Anthology 1968-1976, una raccolta (ora fuori produzione) che copriva il periodo dal 1968 al 1976, con alcuni inediti inseriti per renderla più interessante. Mentre il nuovo box da 9 CD è più completo, anche se purtroppo non esaustivo, visto che copre comunque all’incirca lo stesso arco temporale, ma non è una integrale di tutti gli album pubblicati in quegli anni: mancano il primo disco omonimo del 1968, il Live Caravan & The New Symphonia del 1974, ma aggiunge Live At The Fairfields Hall registrato nella stessa annata, ma pubblicato solo nel 2002. Oltre ai due CD conclusivi The Show Of Our Lives: Live At The BBC 1970-1975, uscito nel 2007 e quindi anche questo non inedito. Inoltre gli album in studio riportano le versioni rimasterizzate con alcune bonus, ma per esempio In The Land Of Grey & Pink non è nella versione tripla CD/DVD pubblicata nel 2011.

Comunque ecco la tracklist completa del cofanetto.

CD1: If I Could Do It All Over Again, I’d Do It All Over You]
1. If I Could Do It All Over Again, I’d Do It All Over You
2. And I Wish I Were Stoned / Don’t Worry
3. As I Feel I Die
4. With An Ear To The Ground You Can Make It / Martinian / Only Cox / Reprise
5. Hello Hello
6. Asforteri
7. Can’t Be Long Now / Françoise / For Richard / Warlock
8. Limits
Bonus Tracks:
9. A Day In The Life Of Maurice Haylett
10. Why? (And I Wish I Were Stoned)*
11. Clipping The 8Th (Hello Hello)*
12. As I Feel I Die*

*Demo versions

[CD2: In The Land Of Grey And Pink]
1. Golf Girl
2. Winter Wine
3. Love To Love You (And Tonight Pigs Will Fly)
4. In The Land Of Grey And Pink
5. Nine Feet Underground (Nigel Blows A Tune / Love’s A Friend / Make It 76 / Dance Of The Seven Paper Hankies / Hold Grandad By The Nose / Honest I Did! / Disassociation / 100% Proof
Bonus Tracks:
6. I Don’t Know It’s Name (Alias The Word)
7. Aristocracy
8. It’s Likely To Have A Name Next Week (“Winter Wine” Instrumental)
9. Group Girl (First Version Of “Golf Girl”)
10. Disassociation/100% Proof (New Mix)

[CD3: Waterloo Lily]
1. Waterloo Lily
2. Nothing At All / It’s Coming Soon / Nothing At All (Reprise)
3. Songs & Signs
4. Aristocracy
5. The Love In Your Eye / To Catch Me A Brother / Subsultus / Debouchement / Tilbury Kecks
6. The World Is Yours
Bonus Tracks:
7. Pye’s June Thing
8. Ferdinand
9. Looking Left, Looking Right
10. Pye’s Loop

[CD4: For Girls Who Grow Plump In The Night]
1. Memory Lain, Hugh / Headloss
2. Hoedown
3. Surprise, Surprise
4. C’thlu Thlu
5. The Dog, The Dog, He’s At It Again
6. Be All Right / Chance Of A Lifetime
7. L’auberge Du Sanglier / A Hunting We Shall Go / Pengola / Backwards / A Hunting We Shall Go (Reprise)
Bonus Tracks:
8. Memory Lain, Hugh / Headloss (Us Mix)
9. No! (“Be All Right”) / Waffle (“Chance Of A Lifetime”)
10. He Who Smelt It Dealt It (“Memory Lain, Hugh”)
11. Surprise, Surprise
12. Derek’s Long Thing

Cd5: Caravan & The New Symphonia: The Complete Concert Recorded Live At The Theatre Royal, Drury Lane On The 28Th Of October, 1973

1. Introduction / Memory Lain, Hugh / Headloss
2. The Dog, The Dog, He’s At It Again
3. Hoedown
4. Introduction
5. The Love In Your Eye
6. Mirror For The Day
7. Virgin On The Ridiculous
8. For Richard
9. A Hunting We Shall Go

[CD6: Cunning Stunts]
1. The Show Of Our Lives
2. Stuck In A Hole
3. Lover
4. No Backstage Pass
5. Welcome The Day
6. The Dabbing Conshirtoe: The Mad Dabsong / Ben Karratt Rides Again / Pro’s And Con’s / Wraiks And Ladders / Sneaking Out The Bare Quare / All Sorts Of Unmentionable Things
7. Fear And Loathing In Tollington Park Rag
Bonus Tracks:
8. Stuck In A Hole (Single Version)
9. Keeping Back My Love

[CD7: Live At The Fairfield Halls, 1974]
1. Memory Lain, Hugh / Headloss
2. Virgin On The Ridiculous
3. Be All Right / Chance Of A Lifetime
4. The Love In Your Eye
5. L’auberge Du Sanglier / A Hunting We Shall Go / Pengola / Backwards / A Hunting We Shall Go (Reprise)
6. The Dog, The Dog, He’s At It Again
7. For Richard
8. Hoedown

[CD8: The Show Of Our Lives: Live At The BBC 1970-1975 – Disc One]
1. If I Could Do It All Over Again, I’d Do It All Over You
2. Hello Hello
3. As I Feel I Die
4. Love To Love You
5. Love Song Without Flute
6. In The Land Of Grey And Pink
7. Nine Feet Underground
8. Feelin’ Reelin’ Squealin’
9. A Hunting We Shall Go
10. Waffle Part One: Be All Right / Chance Of A Lifetime

Tracks 1, 2 & 3 Recorded for the BBC Transcription Service ‘Top Of The Pops’ 19th August 1970.
Tracks 4, 5 & 6 Recorded for ‘Sounds Of The Seventies’ 11th March 1971.
Tracks 7 & 8 Recorded for John Peel’s Sunday Concert’ at the Paris Theatre, London 6th May 1971.
Tracks 9 & 10 Recorded for the BBC ‘In Concert’ at the Paris Theatre, London 2nd August 1973.
All tracks recorded for BBC Radio 1 except tracks 1, 2 and 3 recorded for the BBC Transcription Service.

[CD9: The Show Of Our Lives: Live At The BBC 1970-1975 – Disc Two]
1. Memory Lain Hugh
2. Headloss
3. The Love In Your Eye
4. Mirror For The Day
5. Virgin On The Ridiculous
6. For Richard
7. The Dabsong Conshirtoe
8. Stuck In A Hole
9. The Show Of Our Lives

Tracks 1 & 2 Recorded for the BBC ‘In Concert’ at the Paris Theatre, London 2nd August 1973.
Tracks 3, 4, 5 & 6 Recorded for John Peel’s Radio Show 7th February 1974.
Track 7 Recorded for the BBC ‘In Concert’ at the Paris Theatre, London 21st March 1975.
Tracks 8 & 9 Recorded for John Peel’s Radio Show 26th June 1975.

La band è tutt’ora in attività, anche se l’ultimo disco di studio Paradise Filter risale al 2013 e della formazione originale è rimasto solo il chitarrista e cantante, nonché leader maximo, Pye Hastings. Ovviamente oltre agli album compresi nel box da allora ne sono usciti moltissimi altri, ma questi sono quelli da avere, in quanto coprono il periodo migliore del gruppo inglese.

L’uscita del cofanetto è prevista per il prossimo 6 settembre.

Bruno Conti