Un Disco Bello Al Cinquanta Per Cento, Forse Qualcosa Di Più. Rod Melancon – Pinkville

rod melancon pinkville

Rod Melancon – Pinkville – Blue Elan CD

Terzo lavoro per Rod Melancon, giovane rocker della Louisiana, a distanza di due anni dal più che discreto Southern Gothic https://discoclub.myblog.it/2017/09/12/vibrante-rocknroll-dalla-louisiana-rod-melancon-southern-gothic/ , un album che, pur con un paio di perdonabili cadute di tono, ci presentava una serie di rock’n’roll songs di buon livello, molto dirette e non necessariamente in stretta relazione con la musica del bayou, ma in generale più vicine ad un suono tra Rolling Stones, southern rock e Americana. Pinkville nasce come un’immaginaria colonna sonora di un fantomatico film dallo stesso titolo (un po’ come per Greendale di Neil Young, che però esisteva anche come lungometraggio), con una storia che narra di questa città immaginaria abitata da gente in cerca di riabilitazione e reinserimento nella società, siano essi reduci dal Vietnam, ex galeotti o in generale persone con le quali la vita non è stata benevola, uno scenario un po’ alla Cormac McCarthy, che infatti è una delle influenze principali di Rod dal punto di vista letterario.

Ma se i testi sono indubbiamente interessanti, per quanto riguarda la musica a mio giudizio Pinkville segna un passo indietro rispetto a Southern Gothic, in quanto Melancon spesso si trova a dover accompagnare le liriche piuttosto pessimistiche con una musica altrettanto dura e cruda, come se avesse privilegiato la parte rock del suono dimenticandosi però di accompagnare il tutto con delle canzoni fatte e finite. Intendiamoci, l’album (prodotto da Adrian Quesada e Will Walden e suonato da un essenziale quartetto formato da chitarra (lo stesso Walden), basso, batteria e tastiere) non è da bocciare, ma a mio parere risulta discontinuo e con troppa differenza tra il Melancon rocker dal pelo duro ma con poche idee ed il songwriter dalle diverse e più interessanti sfumature. Pinkville parte proprio con la title track, che nei suoi due minuti di durata (infatti è più un’introduzione che una canzone vera e propria) ha più riferimenti al suono della Louisiana che in tutto il disco precedente: infatti il brano è percorso per tutta la sua durata da una chitarra dal chiaro sapore swamp e da un’atmosfera plumbea, ma Rod non canta, limitandosi a parlare con un tono da voce narrante. Goin’ Out West è invece un’esplosione rocknrollistica dal ritmo sostenuto, basso pulsante, chitarra in tiro e voce aggressiva al limite del “growl”, un pezzo duro e spigoloso che non regala molto all’ascoltatore, ma risulta a suo modo trascinante.

L’intro chitarristico e ritmico di Westgate rimanda subito agli Stones, poi però Rod inizia ancora a parlare più che cantare e nel refrain tira ancora fuori una voce piuttosto sguaiata: una buona rock song dal punto di vista strumentale (c’è anche un ottimo assolo centrale di Walden), ma un po’ latitante da quello compositivo. Rehabilitation è notturna e suadente, con una chitarrina che si muove sinuosa nell’ombra, una ritmica cadenzata ed un piano elettrico che colora il suono, un mood che mi fa pensare ad una versione aggiornata dei Doors, anche per il tono vocale “morrisoniano” (nel senso di Jim) da parte del nostro; completamente diversa è Corpus Christi Carwash, una ballatona dal sapore anni sessanta, con tanto di chitarrone twang alla Duane Eddy, e sempre con i piedi ben saldi al Sud: finora il brano più orecchiabile e riuscito. Abbastanza intrigante anche The Heartbreakers, un boogie alla La Grange con attacco tipico ed uno sviluppo fluido degno di una blues band sudista, con annesso splendido assolo di piano, mentre con Lord Knows siamo in pieno Muscle Shoals Sound, un pezzo di ottimo impatto in cui il suono caldo del Sud incontra il songwriting di Bob Dylan e l’eleganza formale dei Dire Straits (in pratica ho descritto il suono di Slow Train Coming, ed infatti siamo da quelle parti, pur senza le tematiche mistiche).

Manic Depression è un vibrante brano di stampo country-rock, che non ha niente a che vedere con l’omonimo classico di Jimi Hendrix, a differenza di 57 Channels che è proprio quella di Bruce Springsteen, già non un granché nella versione originale, e non molto meglio neanche qui (ma con tutto quello che ha scritto il Boss proprio questa?): se una canzone è brutta rimane brutta. La potente Cobra chiude il disco con lo stesso tono cupo con cui era iniziato, un rock-blues-swamp molto elettrico ma tutt’altro che irresistibile. Un disco quindi a fasi alterne, che contrappone il Rod Melancon capace e financo raffinato songwriter del Sud al rocker duro e vigoroso ma dalla scarsa fantasia.

Marco Verdi

Uno Dei Migliori Dischi Di Sempre Del “Duca”! Duke Robillard Band – Ear Worms

duke robillard band ear worms

Duke Robillard Band  – Ear Worms – Stony Plain

Il nostro amico Michael John, detto” Duke”,  Robillard, lo scorso anno ha raggiunto la rispettabile età di 70 anni, in una annata, il 2018, dove per la prima volta da moltissimo tempo non aveva pubblicato il canonico album annuale. Comunque ecco che, con leggero ritardo, esce questo Ear Worms, che dovrebbe essere il capitolo n°33 di una lunga carriera, e fa seguito all’ottimo …And His Dames Of Rhytm, un album collaborativo insieme ad alcune voci femminili https://discoclub.myblog.it/2017/12/18/beato-tra-le-donne-duke-robillard-and-his-dames-of-rhythm/ , che a sua volta seguiva Blues Full Circle, altro disco con la presenza di diversi ospiti https://discoclub.myblog.it/2016/11/04/anche-potrebbe-il-disco-blues-del-mese-duke-robillard-and-his-all-star-combo-blues-full-circle/ . Anche nel nuovo CD, come di consueto, non mancano le collaborazioni: Chris Cote, Sunny Crownover, Mark Cutler, Julie Grant, Dave Howard e Klem Klimek, sono i vari vocalist aggiunti che affiancano Robillard e la sua band, ovvero gli immancabili partner dell’All-Star Combo che da qualche anno lo accompagna, Bruce Bears (piano, organo Hammond); Brad Hallen ( basso e contrabbasso) e Mark Teixeira (batteria).

Se il disco precedente era andato a pescare nel repertorio anni ’20 e ’30, questa volta Duke ha rispolverato vecchie canzoni ascoltate quando era un teenager, ovvero nei mitici anni ’60. Don’t Bother Trying To Steal Her Love che apre l’album, è però l’unico brano originale firmato da Robillard, una delle sue classiche cavalcate tra blues e rock and roll, che sembra  quasi qualche traccia perduta del songbook di Chuck Berry, una specie di gemello diverso di You Never Can Tell, cantata e suonata con un impeto invidiabile e di cui è quasi impossibile non apprezzare il buon umore e la gioia che trasmette, con la chitarra da subito in grande spolvero; On This Side Of Goodbye era un pezzo di Goffin e King, scritta per i Righteous Brothers, una deliziosa e raffinata ballata di impianto pop, quelle canzoni splendide che negli anni ’60 uscivano a ogni piè sospinto, suonata alla grande come al solito dal Duke e soci, con fiati e voci di supporto a renderla ancora più piacevole e con un paio di assoli di chitarra da urlo di grande gusto. Living With The Animals era una incantevole blues ballad dall’omonimo disco dei Mother Earth, la misconosciuta band della grande Tracy Nelson, un album del 1968 in cui suonava anche Mike Bloomfield.

Nel disco ci sono anche quattro tracce strumentali, la prima è Careless Love, un vecchio pezzo strumentale tradizionale veramente godurioso nell’interscambio felpato tra chitarra e organo. Everyday I Have To Cry Some è un piccolo gioiellino perduto, scritto da Arthur Alexander, ma che Duke, come ricorda lui stesso, conosceva nella versione di Julie Grant, una giovane cantante inglese di stampo pop che nell’epoca di Beatles e Stones era un po’ una controparte di Dusty Springfield e Cilla Black: Robillard la conosceva perché quando si era ritirata dalla musica era andata a vivere e lavorare in un casinò nel Connecticut e i due avevano parlato spesso del passato diventando amici, e per l’occasione l’ha convinta a cantarla di nuovo per questo album, in coppia con Sunny Crownover, e il risultato è assolutamente affascinante, sembra quasi di sentire un brano di Phil Spector cantato dalle Shirelles, puro divertimento assicurato; I Am A Lonesome Hobo è il personale tributo di Robillard a Bob Dylan, di cui è stato chitarrista per alcuni mesi nel 2013, una intensa  ed atmosferica versione abbastanza rispettosa dell’originale, che sembra quasi un pezzo di Bruce Springsteen https://www.youtube.com/watch?v=bfjz4p5izjg , Sweet Nothin’s il vecchio pezzo di Brenda Lee è il veicolo ideale per apprezzare la voce cristallina della Crownover e la strumentale Soldier Of Love è un altro divertito e raffinato tuffo nelle atmosfere spensierate degli anni ’60.

Dear Dad è un vorticoso R&R con chitarre e piano impazziti che si trovava su Chuck Berry In London, seguito da una lunga versione super funky di Yes We Can di Lee Dorsey, dove Duke sfodera un potentissimo e micidiale wah-wah, con Yellow Moon, proprio quella dei Neville Brothers, una rara concessione ad un brano più recente, in un’altra versione dove la quota soul e R&B è di grana finissima https://www.youtube.com/watch?v=TWt4mP29rD8 . Nel finale arrivano gli ultimi due strumentali, una Rawhide di una potenza devastante che rivaleggia con quella di uno dei maestri  riconosciuti di Robillard, quel Link Wray che non ha mai ricevuto i giusti riconoscimenti che meritava https://www.youtube.com/watch?v=DLi9ww0A3js . E infine You Belong To Me, altro squisito strumentale che sta all’intersezione tra Santo & Johnny, Roy Buchanan e il Santana più melodico e conclude degnamente uno degli album più belli della discografia di Duke Robillard, suonato con una classe al solito inimitabile. Esce oggi 17 maggio.

Bruno Conti

La Decade Migliore Di Un Vero Maestro Della Canzone. Gordon Lightfoot – The Complete Singles 1970-1980

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Gordon Lightfoot – The Complete Singles 1970-1980 – Real Gone/Warner 2CD

Quando si pensa a cantanti o gruppi provenienti dal Canada la mente va subito a gente come Neil Young, The Band, Leonard Cohen, Joni Mitchell, Bruce Cockburn magari anche Bryan Adams, fino ai Cowboy Junkies, ma spesso ci si dimentica di Gordon Lightfoot, grandissimo songwriter che non merita di certo una posizione subalterna ai nomi citati poc’anzi. Attivo da più di 50 anni, Lightfoot è un cantautore classico, che basa le sue canzoni su melodie semplici ma dirette, costruite attorno a pochi accordi di chitarra e con uno stile che, partendo dal folk dei suoi primi lavori degli anni sessanta, si è spostato via via verso sonorità più country. Ormai in studio è inattivo da parecchi anni (Harmony, il suo ultimo album, è del 2004), ma dal vivo è ancora in grado di dire la sua nonostante gli 80 anni d’età. Lightfoot è un grande della canzone, ed è stato fonte di ispirazione per legioni di cantautori venuti dopo di lui e non solo: lo stesso Bob Dylan ha detto più volte di provare una smisurata ammirazione per lui, al punto che nel 1986 si è concesso una delle rare apparizioni pubbliche per introdurre di persona Gordon nella Canadian Hall Of Fame (il filmato si trova facilmente su YouTube, e c’è un esilarante momento in cui Bob si incanta letteralmente a fissare una parete di monitors dietro di lui, come se non avesse mai visto un teleschermo in vita sua).

Dopo qualche successo minore negli anni sessanta, il suo meglio Lightfoot lo ha dato nella decade seguente, con una serie di dischi uno meglio dell’altro, arrivando ad avere anche una certa popolarità, con dietro di lui produttori del calibro di Lenny Waronker e Russ Titelman e con l’accompagnamento da parte di musicisti come Ry Cooder, Van Dyke Parks, David Bromberg, Jim Gordon, il fidato chitarrista Red Shea oltre ai leggendari “Nashville Cats” (Kenneth Buttrey, Charlie McCoy, Hargus “Pig” Robbins e Vassar Clements). Ora la benemerita Real Gone riepiloga quel periodo con questo bellissimo doppio CD intitolato The Complete Singles 1970-1980, che come suggerisce il titolo raggruppa tutti i 45 giri pubblicati in quegli anni dal nostro. Lightfoot non è mai stato propriamente un artista da singoli, lui pensava in termini di album, ma non si può negare che alcuni suoi brani abbiano ottenuto un buon successo proprio nel formato ormai in disuso, soprattutto canzoni come If You Could Read My Mind o Sundown, che era andata addirittura al numero uno.

The Complete Singles 1970-1980 non è certo la prima antologia dedicata a Lightfoot, ma è di sicuro una di quelle fatte meglio: 34 canzoni, 17 singoli completi tra lato A e B, senza veri e propri inediti su CD (le B-sides erano comunque brani presi dai vari album) ma con alcune rare single versions, quindi più corte. Il primo CD (1970-74) inizia curiosamente con l’unico pezzo della raccolta non scritto da Gordon, vale a dire il classico di Kris Kristofferson Me And Bobby McGee, all’epoca già un successo per Roger Miller e non ancora per Janis Joplin (ma la versione della grande cantante texana uscirà postuma nel 1971): anche la rilettura di Lightfoot è decisamente bella, con un’atmosfera western e la splendida melodia sciorinata dal nostro con la proverbiale classe e finezza (ma la sua B-side, la folkeggiante The Pony Man, non è di molto inferiore). Non mancano chiaramente i pezzi più noti del songbook del canadese, a parte le già citate If You Could Read My Mind e Sundown (davvero magnifiche), ma anche i lati B non sono di certo meno belli: un esempio è la straordinaria It’s Worth Believin’, una delle mie preferite in assoluto, un toccante country-folk contraddistinto da una melodia strepitosa.

E poi ci sono l’emozionante Poor Little Allison, con una bella steel ed orchestrata con grande gusto, la deliziosa Talking In Your Sleep, tre accordi in croce ma feeling immenso, la maestosa Summer Side Of Life (ma chi scrive ancora canzoni così oggi?), l’intensa e pianistica That Same Old Obsession, ottimo esempio di brano minore che tanto minore non è, il puro folk della cristallina Don Quixote, tra le più belle del repertorio del nostro, la vivace country song You Are What I Am, irresistibile, o la limpida e distesa Carefree Highway, una canzone quasi perfetta. Non posso citarle tutte, ma vi basti sapere che non ce n’è mezza brutta, e ciò vale anche per il secondo CD (1975-80), che contiene la famosa The Wreck Of The Edmund Fitzgerald, ma anche la vibrante Cherokee Bend, strumentazione country ma melodia tipicamente folk, la poco nota ma squisita The House You Live In, un piccolo capolavoro di equilibrio, l’ariosa ed orecchiabile Race Among The Ruins, la strepitosa The Circle Is Small (I Can See It In Your Eyes) dal refrain corale splendido, la languida Sweet Guinevere, il quasi rock’n’roll di Hangdog Hotel Room o la bella Dream Street Rose, altro pezzo di discreto successo, con uno stile leggermente più elettrico del solito.

The Complete Singles 1970-1980 è un doppio CD imperdibile, specie se siete dei neofiti per quanto riguarda Gordon Lightfoot, anche se l’unico appunto che si può fare è che come tutti i prodotti targati Real Gone non costa pochissimo.

Marco Verdi

E’ Ufficiale, Il 7 Giugno Esce Il Box Di 14 CD Bob Dylan The Rolling Thunder Revue: The 1975 Live Recordings

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Bob Dylan – The Rolling Thunder Revue The 1975 Live Recordings – 14 CD Columbia/Legacy – 07-06-2019

Se ne parlava da qualche tempo, ma alla fine è stata ufficializzata l’uscita del cofanetto di Bob Dylan dedicato alla Rolling Thunder Revue del 1975, con le registrazioni di 5 concerti completi di quel tour che attraverso 57 date tenute tra il 30 Ottobre 1975 e il 25 Maggio 1976 portò Dylan e la sua troupe di musicisti, amici e ospiti vari in giro per tutti gli Stati Uniti. Nel cofanetto da 14 CD saranno inclusi anche 3 dischetti con le prove di ottobre 1975 prima del partenza della tournée, e un ulteriore dischetto di rarità registrate durante i vari concerti.

Sempre in quei giorni  (il 12 giugno, e l’11 l’anteprima nei cinema, per poter poi essere candidato agli Oscar occorre anche questa procedura) verrà presentato in alcune sale in giro per il mondo e poi sulla piattaforma di Netflix anche il film di Martin Scorsese Rolling Thunder Revue: a Bob Dylan Story by Martin Scorsese, nella parole di presentazione. in parte un documentario, in parte un film concerto e in parte sogno febbrile, il film cattura lo spirito inquieto dell’America nel 1975 e la musica gioiosa che Dylan ha suonato durante l’autunno di quell’anno. Parte di questo materiale era giù uscita su No Direction Home il documentario sempre di Scorsese su Dylan e soprattutto nel film di His Bobness Renaldo e Clara, per la parte video, e nel volume 5 delle Bootleg Series per la parte audio. Rimangono comunque più di 100 brani mai pubblicati prima.

Il box avrà il seguente contenuto:

DISC 1: S.I.R. Rehearsals, New York, NY – October 19, 1975
DISC 2: S.I.R. Rehearsals, New York, NY – October 21, 1975
DISC 3: Seacrest Motel Rehearsals, Falmouth, MA – October 29, 1975
DISC 4-5: Memorial Auditorium, Worcester, MA – November 19, 1975
DISC 6-7: Harvard Square Theater, Cambridge, MA – November 20, 1975
DISC 8-9: Boston Music Hall, Boston, MA – November 21, 1975 (afternoon)
DISC 10-11: Boston Music Hall, Boston, MA – November 21, 1975 (evening)
DISC 12-13: Forum de Montreal, Quebec, Canada – December 4, 1975
DISC 14: Rare Performances

E andando ancora più nel dettaglio con la lista completa dei brani disco per disco:

[CD1]
1. Rake And Ramblin’ Boy
2. Romance In Durango
3. Rita May
4. I Want You
5. Love Minus Zero/No Limit
6. She Belongs To Me
7. Joey
8. Isis
9. Hollywood Angel
10. People Get Ready
11. What Will You Do When Jesus Comes?
12. Spanish Is The Loving Tongue
13. The Ballad Of Ira Hayes
14. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
15. Tonight I’ll Be Staying Here With You
16. This Land Is Your Land
17. Dark As A Dungeon

[CD2]
1. She Belongs To Me
2. A Hard Rain’s A-Gonna Fall
3. Isis
4. This Wheel’s On Fire/Hurricane/All Along The Watchtower
5. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
6. If You See Her, Say Hello
7. One Too Many Mornings
8. Gwenevere
9. Lily, Rosemary And The Jack Of Hearts
10. Patty’s Gone To Laredo
11. It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding)

[CD3]
1. Tears Of Rage
2. I Shall Be Released
3. Easy And Slow
4. Ballad Of A Thin Man
5. Hurricane
6. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
7. Just Like A Woman
8. Knockin’ On Heaven’s Door

[CD4]
1. When I Paint My Masterpiece
2. It Ain’t Me, Babe
3. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
4. It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry
5. Romance In Durango
6. Isis
7. Blowin’ In The Wind
8. Wild Mountain Thyme
9. Mama, You Been On My Mind
10. Dark As A Dungeon
11. I Shall Be Released

[CD5]
1. Tangled Up In Blue
2. Oh, Sister
3. Hurricane
4. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
5. Sara
6. Just Like A Woman
7. Knockin’ On Heaven’s Door
8. This Land Is Your Land

[CD6]
1. When I Paint My Masterpiece
2. It Ain’t Me, Babe
3. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
4. It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry
5. Romance In Durango
6. Isis
7. Blowin’ In The Wind
8. Wild Mountain Thyme
9. Mama, You Been On My Mind
10. Dark As A Dungeon
11. I Shall Be Released

[CD7]
1. Simple Twist Of Fate
2. Oh, Sister
3. Hurricane
4. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
5. Sara
6. Just Like A Woman
7. Knockin’ On Heaven’s Door
8. This Land Is Your Land

[CD8]
1. When I Paint My Masterpiece
2. It Ain’t Me, Babe
3. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
4. A Hard Rain’s A-Gonna Fall
5. Romance In Durango
6. Isis
7. The Times They Are A-Changin’
8. I Dreamed I Saw St. Augustine
9. Mama, You Been On My Mind
10. Never Let Me Go
11. I Shall Be Released

[CD9]
1. Mr. Tambourine Man
2. Oh, Sister
3. Hurricane
4. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
5. Sara
6. Just Like A Woman
7. Knockin’ On Heaven’s Door
8. This Land Is Your Land

[CD10]
1. When I Paint My Masterpiece
2. It Ain’t Me, Babe
3. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
4. It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry
5. Romance In Durango
6. Isis
7. Blowin’ In The Wind
8. The Water Is Wide
9. Mama, You Been On My Mind
10. Dark As A Dungeon
11. I Shall Be Released

[CD11]
1. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
2. Tangled Up In Blue
3. Oh, Sister
4. Hurricane
5. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
6. Sara
7. Just Like A Woman
8. Knockin’ On Heaven’s Door
9. This Land Is Your Land

[CD12]
1. When I Paint My Masterpiece
2. It Ain’t Me, Babe
3. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
4. Tonight I’ll Be Staying Here With You
5. A Hard Rain’s A-Gonna Fall
6. Romance In Durango
7. Isis
8. Blowin’ In The Wind
9. Dark As A Dungeon
10. Mama, You Been On My Mind
11. Never Let Me Go
12. I Dreamed I Saw St. Augustine
13. I Shall Be Released

[CD13]
1. It’s All Over Now, Baby Blue^
2. Love Minus Zero/No Limit^
3. Tangled Up In Blue
4. Oh, Sister
5. Hurricane
6. One More Cup Of Coffee (Valley Below)
7. Sara
8. Just Like A Woman
9. Knockin’ On Heaven’s Door
10. This Land Is Your Land

[CD14]
Per il disco 14 la lista dei contenuti non era completa, ecco la versione esatta
BONUS DISC – RARE PERFORMANCES

1. One Too Many Mornings*
October 24 – Gerdes Folk City, New York City, New York
2. Simple Twist of Fate*
October 28 – Mahjong Parlor, Falmouth, MA
3. Isis
November 2 – Technical University, Lowell, MA
4. With God on Our Side
November 4 – Afternoon – Civic Center, Providence, RI
5. It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding)
November 4 – Evening – Civic Center, Providence, RI
6. Radio advertisement for Niagara Falls shows
Niagara Falls, NY
7. The Ballad of Ira Hayes*
November 16 – Tuscarora Reservation, NY
8. Your Cheatin’ Heart*
November 23
9. Fourth Time Around
November 26 – Civic Center, Augusta, Maine
10. The Tracks of My Tears
December 3 – Chateau Champlain, Montreal Canada
11. Jesse James
December 5 – Montreal Stables, Montreal, Canada
12. It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry
December 8 – “Night of the Hurricane,” Madison Square Garden, New York, NY

# included in the film Renaldo and Clara (1978 film)
~ released on 4 Songs From “Renaldo And Clara” E.P. (1978 album)
^ released on The Bootleg Series, Vol. 5: Bob Dylan Live 1975 (2002 album)
* included in Rolling Thunder Revue (2019 film)

La band che accompagnava Dylan era formata da Mick Ronson, T-Bone Burnett, Scarlet Rivera, David Mansfield, Steven Soles, Rob Stoner e Howie Wyeth, mentre tra gli ospiti che si avvicendarono nelle varie date ci furono Joan Baez, Roger McGuinn, Joni Mitchell, Ronee Blakely, Ramblin’ Jack Elliott, Bob Neuwirth, Allen Ginsberg e altri. Leggendo i contenuti del cofanetto i concerti riguardano nella loro totalità le date della prima parte del tour, quindi rimangono esclusi quelli che si tennero tra il 18 aprile e il 25 maggio del 1976, dopo l’uscita dell’album Desire avvenuta il 5 gennaio di quell’anno, mentre su Hard Rain il live pubblicato sempre nel 1976 il 13 settembre, finirono gli estratti dai due concerti della Rolling Thunder Revue del 16 e 23 maggio.

Ed ecco anche la lista completa dei musicisti e degli ospiti presenti nel cofanetto

On DISCS 1-13:
Bob Dylan – vocals, guitar, piano, harmonica
Joan Baez – vocals and guitar on “Tears of Rage,” “I Shall Be Released,” “Blowin’ in the Wind,” “Wild Mountain Thyme,” “Mama, You Been on My Mind,” “Dark as a Dungeon,” “The Times They Are a-Changin’,” “I Dreamed I Saw St. Augustine,” “Never Let Me Go,” “The Water Is Wide,” and “This Land Is Your Land”
Roger McGuinn – guitar and vocals on “Knockin’ on Heaven’s Door” and
“This Land Is Your Land”
Guam:
Bobby Neuwirth – guitar, vocals
Scarlet Rivera – violin
T Bone J. Henry Burnett – guitar, vocals
Steven Soles – guitar, vocals
Mick Ronson – guitar
David Mansfield – steel guitar, mandolin, violin, dobro
Rob Stoner – bass, vocals
Howie Wyeth – drums, piano
Luther Rix – drums, percussion, congas
Ronee Blakley – vocals
and
Ramblin’ Jack Elliott – vocals, guitar
Allen Ginsberg – vocals, finger cymbals
Joni Mitchell – vocals

On DISC 14:
Bob Dylan – vocals, guitar, piano, harmonica with
Joan Baez – vocals (2)
Rob Stoner – bass (2)
Eric Andersen, Arlen Roth – guitars (2) Guam (3, 10, 12)
Larry Keegan – vocals (8)
Robbie Robertson – guitar (12)

https://www.youtube.com/watch?v=q0o_0b5abwA

Quindi una occasione più che ghiotta per gustarsi uno degli eventi storici della musica degli anni ’70, pare anche ad un prezzo interessante.

Naturalmente dopo l’uscita del 7 giugno ci sarà la recensione completa del box dell’amico Marco Verdi, che credo venga a saperlo al momento, ma non penso sia colto particolarmente a sorpresa dalla cosa.

Bruno Conti

Il Secondo Cofanetto Della Serie Archives O Magari Il Nuovo Album Con I Crazy Horse? Ma Quando Mai: Per Il 7 Giugno Neil Young Annuncia Un “Nuovo” Live Del 1973 Con Gli Stray Gators Tuscaloosa.

neil young tuscaloosa

Neil Young + Stray Gators – Tuscaloosa – Reprise/Rhino – 07-06-2019

Mesi fa Neil Young aveva annunciato per maggio l’uscita del secondo box della serie Archives, ma mancando tre giorni direi che a questo punto sembra alquanto improbabile l’uscita e a nessuno è dato sapere quando avremo il piacere di vederlo pubblicato. Ma poi il canadese un paio di settimane fa ha fatto sapere che erano pronte almeno 11 canzoni nuove e sarebbe entrato a giorni in studio con i Crazy Horse (tra l’altro nella nuova formazione con Nils Lofgren che ha sostituito il dimissionario Frank “Poncho” Sampedro che lascia il gruppo dopo quasi cinque decadi di onorata carriera). E quindi, direte voi, ecco che viene annunciata la data per il nuovo disco di studio, il primo dai tempi di Psychedelic Pills del 2012 con i Crazy Horse: ovviamente, se avete letto il titolo del Post, non è così, l’annuncio c’è stato, ma per la pubblicazione di un concerto inedito registrato il 5 Febbraio del 1973 all’Università di Tuscaloosa in Alabama, accompagnato dagli Stray Gators, ovvero Tim Drummond, Kenny Buttrey, Jack Nitzsche e Ben Keith. Il disco è stato prodotto dallo stesso Neil Young con Elliot Mazer.

Un concerto particolare e comunque di notevole interesse, dove Young esegue un brano tratto dal primo album, mentre il grosso delle canzoni viene da After The Gold Rush Harvest, ma c’è anche la title track di Times Fades Away che uscirà solo a fine 1973 e dei brani che poi verranno pubblicati su Tonight’s The Night solo nel 1975. Quindi esibizione particolarmente interessante di cui vi riporto la tracklist completa qui sotto:

1. Here We Are In The Years
2. After The Gold Rush
3. Out On The Weekend
4. Harvest
5. Old Man
6. Heart Of Gold
7. Time Fades Away
8. Lookout Joe
9. New Mama
10. Alabama
11. Don’t Be Denied

Anche per oggi è tutto: nei prossimi giorni, tra l’altro, anche altre notizie su varie ristampe di prossima uscita, tra cui il nuovo cofanetto di Bob Dylan Rolling Thunder Revue: The 1975 Live Recordings di cui è stata ufficializzata la data sempre per il 7 giugno, ma non è ancora definitiva la lista dei brani contenuti nei 14 CD e il prezzo indicativo che avrà il box.

Bruno Conti

Finalmente Un Record Store Day Con Diverse Uscite Interessanti: Bob Dylan, Elton John, R.E.M. E Grateful Dead.

record store day 2019

Bob Dylan – Blood On The Tracks Test Pressing – Columbia/Sony LP

Elton John (With Ray Cooper) – Live From Moscow 1979 – Virgin EMI/Universal 2LP

Bingo Hand Job – Live At The Borderline 1991 – Concord/Universal 2LP

Grateful Dead – The Warfield, San Francisco, CA 10/09/80 & 10/10/80 – Rhino/Warner 2LP – 2CD

Non sono mai stato un grande fan del Record Store Day, un’iniziativa nata qualche anno fa con uno scopo meritorio (salvaguardare i negozi di dischi indipendenti, una specie purtroppo in via di estinzione), ma trasformatasi in breve tempo nell’ennesima operazione commerciale volta a spillare soldi dalle tasche degli acquirenti di musica “fisica”. Tanto per cominciare non ho mai capito perché il 90% delle pubblicazioni siano disponibili solo in vinile, dato che l’iniziativa è in onore dei negozi e non dei supporti a 33 o 45 giri, ma la cosa ha cominciato ad avere secondo me poco senso quando si sono cominciate a proporre costose versioni esclusive e limitate tra album, singoli e cofanetti, ma pubblicando sempre meno materiale inedito. Le poche volte che il sottoscritto ha acquistato dischi usciti nel RSD (che si svolge due volte l’anno, ad Aprile e durante il Black Friday a Novembre) è stato appunto quando si è trattato di materiale non disponibile in altre vesti (di artisti che mi interessano, è ovvio, se esce qualcosa di inedito di Madonna o Bronski Beat lo lascio volentieri nei negozi), ovvero i due volumi dal vivo Kiss My Amps di Tom Petty, splendidi, e l’EP American Beauty di Bruce Springsteen, abbastanza deludente. Quest’anno però il RSD ha riservato parecchie sorprese, con almeno quattro pubblicazioni che potrei definire imperdibili se non fosse per il fatto che mentre leggete queste righe potrebbero anche già essere esaurite, e che mi sono quindi accaparrato senza quasi neanche accorgermene (sarà il fatto che la data scelta di uscita era il 13 Aprile, giorno del mio compleanno?). Ecco quindi una disamina dei miei acquisti, che vi consiglio caldamente a meno che non vi chiedano cifre fuori dal mondo.

bob dylan blood on the tracks rsd

Bob Dylan: il cofanetto sestuplo More Blood, More Tracks è stata forse la ristampa del 2018, un box meraviglioso che finalmente faceva piena luce sulle sessions complete di quel capolavoro assoluto che è Blood On The Tracks, che a parte la trilogia elettrica del 1965/66 può essere a buon titolo riconosciuto come il miglior lavoro di Dylan. Evidentemente però lo scorso anno la Columbia si era tenuta l’asso nella manica da calare proprio in occasione del RSD, e cioè la riproduzione perfetta (veste grafica spartana compresa) del famoso Test Pressing che era stato stampato in poche copie per fini non commerciali ma mandato alle radio a scopo promozionale prima della pubblicazione ufficiale dell’album, una versione che riproduceva pari pari la tracklist del disco ma con dei missaggi non definitivi (e che oggi sul mercato dei collezionisti ha raggiunto valutazioni esorbitanti). Sto parlando ovviamente delle sessions di New York, quando ancora la Columbia non sapeva che Dylan, su pressioni del fratello David, si sarebbe recato a Minneapolis a registrare ex novo cinque brani dell’album, ritardando così la pubblicazione di Blood On The Tracks.

Oggi il Test Pressing in questione è a disposizione dei fortunati che sono riusciti a procurarselo, ed è una vera chicca in quanto i vari missaggi sono inediti, e non erano stati inclusi neppure in More Blood, More Tracks (e le takes che sono state usate sono diverse da quelle della versione singola del box). Certo, bisogna conoscere a memoria le sessions per distinguere le differenze, ma per esempio è abbastanza evidente una traccia di organo inedita sia in You’re A Big Girl Now (nella quale si sente anche di più la steel rispetto alla take inclusa in Biograph nel 1985) che in Idiot Wind, ed in Meet Me In The Morning c’è un riff di slide in risposta alle frasi di Dylan che non avevo mai sentito. Ed è comunque sempre un piacere immenso ascoltare un capolavoro assoluto, anche in una versione alternata.

elton john live from moscow

Elton John: nel 1979 il tour del cantante e pianista inglese, all’epoca all’apice della popolarità, sbarcò anche nell’allora Unione Sovietica, un fatto più unico che raro per una rockstar in quel periodo. La parte centrale furono le serate alla Rossiya Hall di Mosca, tra le quali quella del 28 Maggio venne trasmessa dalla BBC, ma mai pubblicata ufficialmente fino ad oggi (i bootleg dell’evento però negli anni hanno proliferato). Ora esce finalmente questo Live From Moscow 1979, un doppio LP in vinile trasparente che riprende pari pari il broadcast radiofonico (che non era il concerto completo): la particolarità di questo tour è il fatto che Elton si presentasse sul palco senza band, eseguendo il primo set in totale solitudine, dividendosi tra piano a coda ed elettrico, ed il secondo con l’ausilio del famoso percussionista Ray Cooper, ricreando così le atmosfere dello strepitoso live album 17-11-70, in cui c’era però anche un bassista. E Live In Moscow 1979 è un disco bellissimo nonostante l’assenza di un gruppo rock, in quanto ci presenta un artista in grande forma vocale e che riesce a riempire gli spazi vuoti con una performance pianistica da applausi a scena aperta.

Ovviamente ci sono le hits dell’epoca (Daniel, Rocket Man, Don’t Let The Sun Go Down On Me, Candle In The Wind, la grandissima Goodbye Yellow Brick Road, Bennie And The Jets, Sorry Seems To Be The Hardest Word, anche se manca a sorpresa Your Song), oltre ad una Take Me To The Pilot servita da una performance pianistica strepitosa. C’è anche spazio per brani meno noti come la peraltro splendida Skyline Pigeon, una delle ballate più toccanti di Elton (è sempre stata la mia preferita tra quelle del vecchio Reginald), l’intensa Tonight e la bellissima Better Off Dead, suonata con molta forza grazie anche all’aiuto di Cooper. Ed il percussionista è un elemento imprescindibile nella seconda parte, quando vengono eseguite canzoni che avrebbero reso di meno con il solo pianoforte, come la maestosa Funeral For A Friend e due scatenati medley, il primo tra Saturday Night’s Alright For Fighting e Pinball Wizard ed il secondo tra Crocodile Rock e Get Back dei Beatles (con accenno finale a Back In The U.S.S.R.). Ma l’highlight assoluto è, ancora nella prima parte, una fantastica rilettura del classico di Marvin Gaye I Heard Through The Grapevine della durata di dodici minuti, in cui Elton delizia il pubblico con magnifiche improvvisazioni pianistiche.

bingo hand job live at the borderline

Bingo Hand Job: altro concerto mitico e “bootlegatissimo”, da parte di un gruppo misterioso che in realtà non sono altro che i R.E.M., con l’aggiunta come ospiti in alcune canzoni di Billy Bragg, Robyn Hitchcock e Peter Holsapple. Il doppio LP in questione si riferisce ad uno showcase del 15 marzo 1991 (il secondo di due, il primo si era svolto la sera prima) avvenuto al Borderline, un locale di Londra nel quartiere di Soho, appena tre giorni dopo l’uscita di Out Of Time, album al quale non seguì una vera e propria tournée ma solo spettacoli isolati e quasi a sorpresa come questi due accreditati appunto ai BHJ. Il concerto è completamente acustico (in quel periodo iniziava ad imperare la moda degli show unplugged) e molto bello, con il quartetto di Athens (Bill Berry era ancora nel gruppo) che offre riletture intime ed intense di classici del suo repertorio uniti a qualche sorpresa: la strumentazione è parca, chitarra acustica, mandolino, basso, percussioni, ogni tanto la fisarmonica, e la voce inconfondibile di Michael Stipe che si staglia sicura. I tre ospiti citati prima suonano e cantano soprattutto i cori, mantenendosi abbastanza nelle retrovie (c’è stato qualche duetto con Bragg, ma qui non è stato incluso…infatti lo show non è completo), ed i R.E.M./BHJ si divertono a presentare scherzosamente i vari brani, smentendo in parte la fama di gruppo troppo serioso.

Ci sono ovviamente molti classici dell’epoca, come World Leader Pretend, che apre la serata con una versione molto intensa, la splendida The One I Love, Perfect Circle, la nuova ma già applauditissima Losing My Religion (perfetta per essere suonata acustica) e la sempre deliziosa Fall On Me. Out Of Time è ben rappresentato: oltre a Losing My Religion abbiamo la vibrante Radio Song, l’intrigante Low, Endgame, Belong, la gentile Half The World Away ed una trascinante Get Up, l’unica con una vera e propria batteria alle spalle. Non mancano i brani rari (l’enigmatica Disturbance At The Heron House, la drammatica Fretless, presa dalla colonna sonora del film di Wim Wenders Until The End Of The World, e la profonda Swan Swan H) ed anche qualche cover: un interessante medley tra Jackson di Johnny Cash e Dallas di Jimmie Dale Gilmore, la bellissima Love Is All Around dei Troggs, da sempre nel repertorio live dei nostri, ed un finale particolare con una versione a cappella dell’evergreen Moon River. Ed il disco poteva essere ancora più bello, in quanto sono state lasciate fuori canzoni come Hello In There di John Prine e A Hard Rain’s A-Gonna Fall e You Ain’t Goin’ Nowhere di Bob Dylan.

grateful dead live at the warfield

Grateful Dead: a proposito di show unplugged, il gruppo guidato da Jerry Garcia era avanti anche in questo, dato che già nel 1980 proponevano durante i loro spettacoli una parte completamente acustica, che occupava la prima ora di concerto. Nel 1981 uscì Reckoning, uno splendido doppio album che riepilogava il meglio di quei momenti a spina staccata, con canzoni prese da varie serate al Warfield di San Francisco ed al Radio City Music Hall di New York, in assoluto uno dei migliori album dei Dead. Ora per il RSD esce questo altro doppio (anche in CD!) che prende in esame le parti acustiche complete degli show del 9 e 10 Ottobre al Warfield, inedite al 99% (la sola Jack-A-Roe del 10 appariva su Reckoning). E l’album è quasi bello come quello del 1981, con i nostri in forma strepitosa che ci regalano circa cento minuti di musica purissima suonata alla grande, tra cover, brani tradizionali e pezzi del loro repertorio. Un modo di suonare che darà a Garcia l’ispirazione per formare in seguito la Jerry Garcia Acoustic Band, anche se qui il suono è anche più completo grazie alla doppia batteria, al piano di Brent Mydland ed alla seconda chitarra di Bob Weir.

Due scalette di dieci e nove brani rispettivamente e solo quattro ripetizioni in entrambe le serate, con canzoni che Jerry riprenderà anche con la JGAB (I’ve Been All Around This World e Oh Baby, It Ain’t No Lie) e strepitose versioni di classici “deaddiani”, con punte di eccellenza nella splendida Dire Wolf, una Cassidy con un lungo e spettacolare assolo di Garcia, la lenta ed intensa Bird Song (una per sera, meglio quella del 10), una stratosferica To Lay Me Down, tra i brani più belli e meno suonati dei nostri, oltre alla favolosa Ripple, che chiude entrambi i CD (o LP). Ci sono poi vere e proprie gemme come due cristalline Dark Hollow, la già citata Jack-A-Roe, irresistibile, due lucide riletture del traditional On The Road Again, con il piano di Mydland a dare il tocco in più, ed una Monkey And The Engineer di Jesse Fuller tra folk e country, decisamente coinvolgente. Perfino un brano non proprio di primissima scelta come lo strumentale Heaven Help The Fool di Weir qui sembra un pezzo da novanta.

Direi che è tutto: avrei voluto prendermi anche Rated PG, una collezione di Peter Gabriel con brani usati solo in colonne sonore (con diverse canzoni mai uscite prima commercialmente), ma siccome è stato pubblicato come picture disc, che notoriamente non ha un gran suono, attendo fiducioso un’eventuale ristampa su scala più larga.

Marco Verdi

Apparsi Quasi Dal Nulla, Ecco A Voi Una Bella (Ri)Scoperta: The Perth County Conspiracy!

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The Perth County Conspiracy – Perth County Conspiracy – Flashback Records            

Di tanto in tanto appaiono dal nulla pubblicazioni discografiche relative a solisti o gruppi assolutamente ignoti ai più: anche se in questi tempi di internet con un click è facile fare una ricerca, naturalmente sempre però se sapete il soggetto del vostro interesse, in caso contrario, soprattutto in ambito musicale (ma anche negli altri) risulterebbe difficile e dai tempi biblici fare delle ricerche che spaziano da Aardvark a Zuzzurellonis (dei primi garantisco l’esistenza, sui secondi meno) per placare la vostra vorace fame di conoscenza. In effetti dei Perth County Conspiracy qualcosa in rete si trova: band canadese attiva tra il 1969 e il 1977, ha “pubblicato”, si fa per dire, alcuni dischi in quel periodo (un paio anche per la Columbia Canada), la cui reperibilità, soprattutto nel caso di quello di cui stiamo per parlare, era molto problematica, visto che il LP fu pubblicato dalla CBC, la Canadian Broadcasting Corporation, l’emittente di stato locale, in una tiratura di “ben” 250 copie.

Il gruppo, uno dei classici collettivi, anche in parte politicizzati come in quegli anni era spesso cosa comune, ruotava intorno a due musicisti Richard Keelan e Cedric Smith, soprattutto il secondo anche con forti interessi teatrali e cinematografici, e che tuttora svolge una attività di attore e doppiatore sul suolo canadese. Questa a grandi linee la storia, ma nel CD (o nella ristampa del vinile se preferite) c’è un succoso libretto di 16 pagine che racconta in dettaglio la storia della band: il curatore del dischetto in questione è Richard Morton Jack, un appassionato ed esperto giornalista inglese, ferratissimo soprattutto sulla psichedelia, sul  folk e sull’underground in generale, scrive su Mojo, Q e Record Collector, ha fondato la Flashback Records e prima era il titolare dell’etichetta Sunbeam. Sulla copertina del CD troviamo due personaggi barbuti e lungocriniti, che musicalmente si ispirano al folk “alternativo” imperante in quegli anni, pensate a Tim Buckley, Tim Hardin, Fred Neil, Tom Rush, ma anche Nick Drake e Donovan, tutti personaggi ai margini del mainstream, ma di indubbia qualità.

Ovviamente i Perth County Conspiracy non sono a quei livelli, se no li conosceremmo da anni, ma nella continua ricerca degli appassionati di materiale “oscuro” da (ri)scoprire, un dischetto come questo ci può stare. Registrato nell’agosto del 1970, e pubblicato più o meno in contemporanea al disco per la Columbia che mescolava Shakespeare e altri autori teatrali alla musica, e che forse profeticamente si intitolava The Perth County Conspiracy Does Not Exist, questo “nuovo” dischetto mescola materiale originale di Keelan e Smith (aiutati dal bassista Michael Butler) a tre cover d’autore di buona fattura. Le voci dei due sono piacevoli ed interagiscono in modo efficace, mentre anche a livello strumentale, per quanto il suono sia scarno e basico, il disco non dispiace per nulla: tra i musicisti che frequentavano i loro stessi locali in quello scorcio di anni ’60 c’erano anche Chuck Mitchell, con la moglie Joni, con la quale, nell’iniziale, morbidamente deliziosa, Welcome Surprise, scritta da Keelan, c’è un comune uso del dulcimer, che accentua lo stile folk del brano, mentre in Take Your Time, scritta a due mani dai due, che la cantano in alternanza, c’è una maggiore varietà di suoni, grazie alla presenza delle percussioni e all’arrangiamento più complesso che rimanda a certo psych-folk dell’epoca. If You Can Want è una cover di Smokey Robinson (ebbene sì), che alivello sonoro con il soul non ha rapporti, ma forse veniva dalla provenienza di Detroit di Keelan, che come Smith, inglese di origine, era un canadese trapiantato, comunque il brano è più mosso e bluesy, con un bel giro di basso e le voci che si intrecciano con classe e brillantezza.

Woman For All Seasons è una bella ballata melanconica, cantata da Cedric Smith, la cui voce risonante ricorda quelle di Buckley e Hardin, affascinante e profonda, con una chitarra elettrica a vivacizzarla. Vivace è anche la cover, con elementi orientaleggianti e quasi freak-folk, di Hurdy Gurdy Man di Donovan, in cui risalta la bella melodia del brano del menestrello scozzese, Mr. Truthful Licks è quella che più ricorda lo stile dei duo vocali dell’epoca, Simon & Garfunkel, ma anche Williamson e Heron dell’Incredible String Band. So Many Things, con un flauto a percorrerla, rimanda di nuovo alle ballate folk del primo Tim Buckley, mentre Lace And Cobwebs, sempre di Smith, potrebbe ricordare lo stile di Hardin, oppure di Nick Drake, che però all’epoca nessuno conosceva. HIndsight di Keelan, di nuovo cantata a due voci, con un bel piano quasi alla Laura Nyro come strumento guida è un’altra buona composizione che conferma il valore dei due, mentre in conclusione troviamo una bella e lunga versione corale della classica I Shall Be Released di Dylan, cantata dal cantautore americano Terry Jones, uno dei vari “Cospiratori” che hanno aiutato il duo a realizzare questo album che riemerge dalle nebbie del tempo, non un capolavoro sicuramente ma un bel disco che gli amanti della buona musica sicuramente apprezzeranno. Una bella (ri)scoperta.

Bruno Conti

Le Sue Annate Migliori Come Solista. Doug Sahm – Texas Radio & The Big Beat Live

doug sahm texas radio

Doug Sahm – Texas Radio & The Big Beat – 2 CD Floating World/Ird

Douglas Wayne Sahm, in arte Doug Sahm, ma anche Wayne Douglas o Doug Saldana, a seconda di come si svegliava la mattina, nativo di San Antonio, è scomparso nel 1999 per un attacco di cuore, a 58 anni appena compiuti, ma prima aveva avuto una carriera lunghissima, durata quasi cinquanta anni, visto che aveva esordito in radio a  5 anni: a 11 anni nel 1952 era già sul palco per l’ultimo concerto di Hank Williams, quello originale, e dalla sua città se ne è andato tra gli anni ’60 e ’70 a San Francisco con il Sir Douglas Quintet, poi anche con i Texas Tornados e i Los Super Seven, di cui è stato il leader. Nel 1972, tornato ad Austin,  era stato messo contratto dalla Warner, per un disco solista a nome Doug Sahm And Band, uscito ad inizio 1973, un gruppo che per l’album omonimo, nelle sue fila, oltre al fido Augie Meyers, vedeva una sfilza di ospiti, da Bob Dylan a Dr. John, passando per Flaco Jimenez, David “Fathead” Newman e David Bromberg, per un disco che conteneva Wallflower, scritta da Dylan, ma da sempre uno dei suoi inni immortali, come pure Is Anybody Goin’ To San Antonio, il tutto in un frullato di generi che andava dal country al blues, al rock, qualche accenno di Tex Mex, Honk Tonk e molte altre influenze, visto che Doug Sahm nella sua carriera ha suonato proprio di tutto, se vogliamo escludere punk e new wave.

Nemmeno dopo un mese dall’uscita del disco, il 21 febbraio 1973, è sul palco del Bijou Café di Philadelphia per un broadcast live (già immortalato nel CD Outlaws And Inlaws uscito nel 2013), mandato però in onda dal Texas, e destinato a promuovere l’album, accompagnato da una band dove suonano sicuramente Augie Meyes, all’organo e seconda voce, David “Fathead Newman al sax e George Rains alla batteria, gli altri non è dato sapere. Il concerto pesca anche nel repertorio del Sir Douglas Quintet e trai classici del blues, del R&R e del country. Come usava all’epoca, e anche oggi, ci sono solo due brani estratti dal disco appena uscito, ma Sahm e soci divertono subito il pubblico presente con una gagliarda Oh Pretty Woman, che tutti ricordiamo nella versione di Roy Orbison, qui ripresa tra blues e R&B fiatistico, con la solista pungente di Doug in bella evidenza, per poi passare alla romantica e sentita I’m Glad for Your Sake (But I’m Sorry for Mine), canzone che era tra i cavalli di battaglia di Ray Charles, altro pezzo di chiara derivazione R&B, assolo di sax annesso. La registrazione è ottima, la musica pure, e si prosegue con la divertente She’s About A Mover del Sir Douglas Quintet, a riprova della varietà del repertorio proposto, con l’organo Farfisa di Meyers e la chitarra di Sahm ad imperversare, subito seguita da un altro classico del SDQ come Are Inlaws Really Outlaws, altro funky soul con fiati sincopati, molto alla James Brown.

Talk To Me è sorta di ballatona romantica alla Sam Cooke, brano che il nostro poi avrebbe inciso in un CD intitolato Juke Box Music, che ben inquadra lo stile musicale universale del nostro, in un attimo poi si passa al super classico (Is Anybody Going To) San Antone, tra country e pop raffinato, con Doug al violino e Augie all’organetto; anche Wolverton Mountain e Jambalaya sono country songs divertenti e di pura marca Doug Sahm, sempre con violino indiavolato al seguito. Right Or Wrong, molto swingata e con uso fiati, rimarrà nel repertorio anche dei Texas Tornados, prima di tuffarsi nel blues con una sapida Stormy Monday e di nuovo nel garage rock targato Sir Douglas Quintet di The Rains Came e di Mendocino, inframmezzate dalla lunga Papa Ain’t Salty, l’altro brano tratto dal disco del 1973, un  blues tiratissimo di T-Bone Walker. Nel secondo CD c’è un concerto più breve, 8 brani per 33 minuti, inciso nell’agosto del 1974 alla Liberty Hall di Houston, sempre di buona qualità, con cinque tracce Texas Tornado, Rain Rain, At The Crossroads (un brano splendido che suonavano anche i Mott The Hoople), Georgia On My Mind e Wasted Days And Wasted Nights non presenti nel concerto dell’anno prima e Doug Sahm e il suo gruppo, questa volta la Tex Mex Band, sempre in gran forma. Visto che il doppio CD costa come un singolo e il musicista texano era in uno dei suoi periodi migliori direi che va consigliato caldamente sia ai neofiti che ai fans, con l’avvertenza citata all’inizio, considerando che pure le informazioni in copertina non aiutano molto.

Bruno Conti

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte IV

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Ed ecco l’ultimo pensatore del nostro team di cervelli in azione, con la sua classifica relativa alle cose migliori che ci ha riservato questo anno che si avvia alla conclusione e qualche auspicio per l’anno a venire.

I BEST DEL 2018 di Marco Verdi

 ekoostik hookah halcyon

Disco Dell’Anno: Ekoostik Hookah – Halcyon

https://discoclub.myblog.it/2018/03/16/nostalgia-californiana-anni-70-ekoostik-hookah-halcyon/ Anche se il Post non è suo!

marianne faithfull negative capability

Piazza D’Onore: Marianne Faithfull – Negative Capability

https://discoclub.myblog.it/2018/11/09/di-nuovo-questa-splendida-settantenne-che-non-ha-ancora-finito-di-stupire-marianne-faithfull-negative-capability/

Gli Altri 8 Della Top 10:

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show – Volunteer

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

jayhawks back roads and abandoned motels                                          

The Jayhawks – Back Roads And Abandoned Motels

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

janiva magness love is an army                                          

Janiva Magness – Love Is An Army

                                          

rosanne cash she remembers everything

Rosanne Cash – She Remembers Everything Come già detto album che rientrerà sicuramente nei “recuperi” stagionali.

chip taylor fix your words

Chip Taylor – Fix Your Words

https://discoclub.myblog.it/2018/04/25/uno-dei-lavori-piu-belli-del-signor-james-wesley-voight-chip-taylor-fix-your-words/                                           

elvis costello look now

Elvis Costello – Look Now

  https://discoclub.myblog.it/2018/10/26/laltro-elvis-un-ritorno-alla-forma-migliore-per-mr-mcmanus-il-disco-pop-dellanno-elvis-costello-the-imposters-look-now/                                        

tommy emmanuel accomplice one

Tommy Emmanuel – Accomplice One

   https://discoclub.myblog.it/2018/07/16/ripassi-estivi-3-in-poche-parole-un-disco-semplicemente-fantastico-tommy-emmanuel-accomplice-one/                                       

brandi carlile by the way

Brandi Carlile – By The Way, I Forgive You Altro album molto bello che per vari motivi è sfuggito alle nostre recensioni, anche questo da recuperare.

 

I “Dischi Caldi”:

graham parker cloud symbols 21-9

Graham Parker – Cloud Symbols

                             

sheepdogs changing colours

The Sheepdogs – Changing Colours

 john prine the tree of forgiveness                            

John Prine – The Tree Of Forgiveness

https://discoclub.myblog.it/2018/04/23/diamo-il-bentornato-ad-uno-degli-ultimi-grandi-cantautori-john-prine-the-tree-of-forgiveness/

cody jinks lifers                             

Cody Jinks – Lifers

thom chacon blood in the usa                             

Thom Chacon – Blood In The USA

 american folk joe purdy amber rubarth                             

Joe Purdy & Amber Rubarth – American Folk Soundtrack

 tom rush voices                            

Tom Rush – Voices

https://discoclub.myblog.it/2018/06/10/torna-il-vecchio-folksinger-e-fa-quasi-un-capolavoro-tom-rush-voices/

willie nelson last man standing                             

Willie Nelson – Last Man Standing

mark knopler down the road wherever                             

Mark Knopfler – Down The Road Wherever

joan baez whistle down the wind                             

Joan Baez – Whistle Down The Wind

https://discoclub.myblog.it/2018/03/12/uno-splendido-commiato-per-una-grandissima-artista-joan-baez-whistle-down-the-wind/

colter wall songs of the plains                             

Colter Wall – Songs Of The Plains

dana fuchs loves live on                             

Dana Fuchs – Love Lives On

https://discoclub.myblog.it/2018/07/09/strepitosa-trasferta-soul-a-memphis-per-una-delle-piu-belle-voci-del-rock-americano-dana-fuchs-love-lives-on/

jimi hendrix both sides of the sky                             

Jimi Hendrix – Both Sides Of The Sky

https://discoclub.myblog.it/2018/03/19/se-fosse-uscito-nel-1970-sarebbe-stato-un-gran-disco-ma-pure-oggi-jimi-hendrix-both-sides-of-the-sky/

Ristampe:

bob dylan more blood more tracks 1 cd

Bob Dylan – More Blood, More Tracks

https://discoclub.myblog.it/2018/11/05/recensioni-cofanetti-autunno-inverno-4-un-album-leggendariominuto-per-minuto-bob-dylan-more-blood-more-tracks-parte-2-il-box/

beatles white album                  

The Beatles – White Album 50th Anniversary

tom petty an american treasure box                  

Tom Petty – An American Treasure

https://discoclub.myblog.it/2018/10/14/recensioni-cofanetti-autunno-inverno-2-un-box-strepitoso-che-dona-gioia-e-tristezza-nello-stesso-tempo-tom-petty-an-american-treasure/

wings red rose speedwaywings wild life                   

Paul McCartney/Wings – Wild Life – Red Rose Speedway Anche di queste due ristampe sta per arrivare la recensione.

 

Album Dal Vivo:

little steven soulfire live 31-8

Little Steven – Soulfire Live!

 joe bonamassa british blues explosion live                            

Joe Bonamassa – British Blues Explosion Live

https://discoclub.myblog.it/2018/05/13/uno-strepitoso-omaggio-ai-tre-re-inglesi-della-chitarra-joe-bonamassa-british-blues-explosion-live/

beth hart live at the royal albert hall                             

Beth Hart – Live At The Royal Albert Hall

fairport convention what we did on our saturday                             

Fairport Convention – What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

Tribute Album:

strange angels in flight with elmore james

VV.AA. – Strange Angels: In Flight With Elmore James

DVD/BluRay:

van morrison in concert

Van Morrison – In Concert

Canzone:

Marianne Faithfull – The Gypsy Faerie Queen

La Delusione:

decemberists i'll be you girl

The Decemberists – I’ll Be Your Girl E anche il nuovo EP Traveling On appena uscito non è che sia il massimo

Piacere Proibito:

Bohemian Rhapsody (film e colonna sonora)

“Sola” Dell’Anno: The Band – Music From Big Pink 50th Anniversary (ovvero un cofanetto che inaugura una nuova tendenza: offrire MENO delle precedenti ristampe, ma ad un prezzo più alto!)

band music from big pink

Evento Dell’Anno: di questi tempi, il fatto che “The Reaper” abbia fatto solo vittime “collaterali” (a parte Aretha Franklin, Charles Aznavour e Marty Balin) è già di per sé una notizia.

 

Album attesi/sognati per il 2019:

 

Studio: un nuovo Bob Dylan finalmente con canzoni inedite (il seguito di Tempest) – un nuovo John Fogerty

 

Album Live: un doppio CD tratto dal tour di Roger McGuinn e Chris Hillman

 

Ristampe: Bruce SpringsteenBorn In The U.S.A. 35th Anniversary Box Set

Tom Petty – The Complete Wildflowers Sessions

                  Neil YoungArchives vol. 2

Una serie di cofanetti che celebrano i 50 anni di: Abbey Road – Liege And Lief – Live/Dead – Happy Trails (non ho citato il secondo omonimo di The Band o Let It Bleed dei Rolling Stones perché so già che, se escono, saranno deludenti

Marco Verdi

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte I

meglio del 2017 2meglio del 2017

Anche quest’anno (forse in ritardo di qualche giorno) siamo arrivati alle fatidiche liste con i migliori dischi usciti nel corso del 2018, sia novità che ristampe, secondo l’insindacabile giudizio dei collaboratori del Blog che, come vedete dai due pensatori ritratti qui sopra, sono sempre gli stessi. Ovviamente la scelta riflette i gusti di chi scrive sul Blog, e quindi se lo leggete abitualmente sapete più o meno cosa aspettarvi, ma queste liste, oltre ad essere un piccolo divertissement per chi le scrive, vogliono anche essere una sorta di riassunto dei dischi più interessanti di questa annata, per stimolarvi magari ad andare ad approfondire qualcuno degli album che forse vi era sfuggito nei mesi scorsi, ma che sicuramente meriterebbe di essere conosciuto. Le prime liste sono dei collaboratori “aggiunti” del Blog, Marco Frosi e Tino Montanari, che, come avranno notato i lettori più attenti, per motivi personali vari negli ultimi mesi hanno diradato i loro contributi, ma hanno voluto comunque essere presenti al riepilogo di fine anno. Per cui iniziamo con Marco Frosi, e a seguire domani quella di Tino Montanari, poi troverete le scelte del titolare, ovvero il sottoscritto, e di Marco Verdi, sempre molto ampie e possibilmente argomentate. Considerando che come è tradizione del Blog sono tutte lunghette anziché no, quest’anno ci sarà un Post per ciascuno, anche in virtù del fatto che parecchi nomi si ripetono nelle liste di ognuno, per cui le diluisco in quattro diverse parti per non annoiarvi.

Bruno Conti

BEST of 2018 secondo Marco Frosi

 ry cooder the prodigal son

Ry Cooder – The Prodigal Son  Un ritorno ai fasti del passato, per me è il disco dell’anno!

https://discoclub.myblog.it/2018/05/28/chitarristi-slide-e-non-solo-di-tutto-il-mondo-esultate-e-tornato-il-maestro-ry-cooder-prodigal-son/

mary gauthier rifles & rosary beads

Mary Gauthier – Rifles & Rosary Beds  Splendida e struggente elegia del dolore.(*NDB Questo disco, per motivi vari, pur essendo splendido, non è mai stato recensito sul Blog: della serie lo faccio io, lo fai tu, alla fine non lo ha fatto nessuno, ma anche in virtù della recente candidatura alla cinquina dei Grammy, nella categoria Miglior Album Folk, contiamo di inserirlo nei consueti recuperi di fine anno, inizio anno nuovo, nella’attesa delle nuove uscite 2019).

glen hansard between two shores

Glen Hansard – Between Two Shores  Soul ballads di qualità sopraffina

https://discoclub.myblog.it/2018/01/31/da-dublino-lultimo-romantico-glen-hansard-between-two-shores/

Ben Harper & Charlie Musselwhite – No Mercy In This Land  All’anima del blues!

ben harper and charlie mussselwhite no mercy in this land

https://discoclub.myblog.it/2018/05/09/la-strana-coppia-ci-riprovae-fa-centro-ben-harper-charlie-musselwhite-no-mercy-in-this-land/

jonathan wilson rare birds

Jonathan Wilson – Rare Birds  Dal vivo ha confermato il valore e la godibilità di queste canzoni

sheepdogs changing colours

The Sheepdogs – Changing Colours  Eccitante tuffo nel rock sound dei seventies

https://discoclub.myblog.it/2018/03/04/canadesi-dal-cuore-e-dal-suono-sudista-the-sheepdogs-changing-colours/

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show – Volunteer  Tradizione, cuore ed energia: rigenerante!

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

record company all of this life

The Record Company – All Of This Life  Spumeggianti come la buona birra artigianale

https://discoclub.myblog.it/2018/07/06/un-moderno-power-trio-di-ottimo-livello-ma-non-solo-the-record-company-all-of-this-life/

john mellencamp plain spoken

John Mellencamp – Plain Spoken From Chicago Theatre  Dal vivo è sempre uno spettacolo!

https://discoclub.myblog.it/2018/05/24/il-primo-vero-live-ufficiale-del-puma-john-mellencamp-plain-spoken-from-the-chicago-theatre/

jimmy lafave peace town

Jimmy Lafave – Peace Town  Stupendo commiato di un grande interprete e songwriter

https://discoclub.myblog.it/2018/08/30/una-commovente-e-bellissima-testimonianza-postuma-di-un-grande-outsider-jimmy-lafave-peace-town/

levi parham it's all good

Levi Parham – It’s All Good  Rock sanguigno nella grande tradizione sudista

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention What We Did On Our Saturday  Un live eccellente per una band immortale

little steven soulfire live 31-8

Little Steven & The Disciples Of Soul – Soulfire Live! Il concerto più godibile dell’anno!

willie nile children of paradise

Willie Nile – Children Of Paradise  Willie è una garanzia, rocker di razza purissima!

https://discoclub.myblog.it/2018/08/01/per-chi-avesse-voglia-di-un-po-di-sano-rocknroll-willie-nile-children-of-paradise/

jeffrey foucault

Jeffrey Foucault – Blood Brothers  Un cesellatore di suoni ad alto tasso emotivo

tom petty an american treasure box

Tom Petty – An American Treasure  Uno scrigno colmo di tesori per mitigare un vuoto inestimabile

marcus king band carolina confessions

The Marcus King Band – Carolina Confessions  A parer mio, il miglior talento emergente, dal vivo una forza della natura!

rosanne cash she remembers everything

Rosanne Cash – She Remembers Everything  Degna figlia di cotanto padre, migliora con gli anni, come il buon vino

beth hart live at the royal albert hall

Beth Hart – Live At The Royal Albert Hall  L’apice della carriera di una vocalist straordinaria

marianne faithfull negative capability

Marianne Faithfull – Negative Capability Un nuovo gioiello nella bacheca di questa intramontabile artista

bob dylan more blood more tracks 1 cd

Bob Dylan – More Blood, More Tracks  Semplicemente la ristampa dell’anno!

The Shape Of Water (La Forma Dell’Acqua) di Guillermo Del Toro

Il mio film dell’anno, una fiaba moderna di sublime poesia!

guerra guerra guerra

Guerra Guerra Guerra di Fausto Biloslavo e Gian Micalessin

Il mio libro dell’anno: i peggiori conflitti degli ultimi trent’anni raccontati da due straordinari reporter che li hanno vissuti, prima che fotografati e descritti, un vero pugno allo stomaco!

(*NDB 2. Oltre a Mary Gauthier, nella lista papabili di recupero di recensioni ci sono anche i dischi di Rosanne Cash, Jeffrey Foucault e della Marcus King Band, che speriamo di proporvi nelle prossime settimane, un paio erano già nelle intenzioni del sottoscritto: vediamo di trovare il tempo).

Marco Frosi