Folk Elegante E Classico, Begli Intrecci Vocali, Da Sentire. The Other Favorites – Live In London

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The Other Favorites – Live In London – Last Triumph   

The Other Favorites sono un duo folk basato a Brooklyn, New York, formato da Josh Turner (che cura anche la parte tecnica delle registrazioni) e Carson McKee, autori di un paio di album autogestiti, e molto popolari su YouTube, tanto che questo Live In London, registrato il 20/8/2019 alla Bush Hall di Londra, è integralmente disponibile anche in video gratuito, appunto su YouTube. Se però siete amanti del supporto fisico il concerto è stato pubblicato pure in CD. I due sono entrambi eccellenti chitarristi e le loro armonizzazioni vocali sono godibilissime nei vari brani, che sono un giusto mix di composizioni originali e cover molto celebri o inconsuete. Turner in particolare ha portato in Tour anche uno spettacolo basato su Graceland di Paul Simon, e in passato aveva già lavorato anche sul repertorio di Simon & Garfunkel, che come si intuisce facilmente sono tra le maggiori influenze a livello stilistico degli Other Favorites: nel 2019 Turner ha anche pubblicato il suo primo album solista As Good A Place As Any. In due brani dell’album appaiono anche le brave vocalist Reina Del Cid e Toni Lindgren, entrambe provenienti dal Minnesota, che si esibiscono insieme e spesso anche con Turner e McKee, anche loro appassionate di Simon & Garfunkel.

A questo punto vi aspetterete che tra le cover del CD ci sia qualche brano di Simon, e invece troviamo una sorprendente rilettura in chiave country-bluegrass della splendida 1952 Vincent Black Lightning di Richard Thompson con Mckee che passa al banjo, per intricati interscambi strumentali con il pard,  Don’t Think Twice, It’s Alright di Dylan è abbastanza fedele all’originale, benché più suadente di quella di Bob, con Turner che è sempre la voce solista, con il suo timbro caldo e carezzevole su cui si innestano comunque le armonizzazioni dei due. The Tennesse Waltz è un classico della musica country ed è uno dei due pezzi dove appaiono la Del Cid e la Lindgren che elevano ulteriormente la qualità vocale della esibizione, con Reina che ha un timbro vocale veramente squisito, mentre The Parting Glass è un brano tradizionale irlandese cantato a cappella che alcune volte è apparso anche nel repertorio live di Ed Sheeran.

Non manca neppure una vibrante versione di Folsom Prison Blues di Johnny Cash, sempre con in evidenza la risonante voce di Joshua Turner che invece fisicamente ricorda Marcus Mumford, e per completare le cover, come ultimo brano arriva una sorta di competizione tra i quattro in una frenetica versione bluegrass di Dooley dei non dimenticati (?) Dillards. Anche il materiale originale non è affatto male: l’intricato strumentale iniziale di MKee confluisce nella delicata Angelina, mentre la mossa Solid Ground mi ha ricordato molto le prime e migliori canzoni più acustiche degli America, The Ballad of John McCrae è, ehm, una intensa ballata, inserita nella grande tradizione del country-folk, con intrecci ed interscambi vocali e strumentali tra i due veramente interessanti. Flawed Recording è più dolce e sognante, ma sempre godibile, con The Levee, l’ultimo brano originale, che è una incantevole canzone di stampo cantautorale. Nell’insieme un disco molto piacevole, se vi piacciono i Milk Carton Kids, magari meno raffinati e complessi e comunque quel tipo di folk elegante e classico questi The Other Favorites potrebbero fare per voi.

Bruno Conti

Un Altro Doppio CD Dal Vivo Formidabile Per Il Musicista Irlandese! Christy Moore – Magic Nights

christy moore magic nights

Christy Moore – Magic Nights  – 2 CD Yellow Furze Ltd./Columbia Sony Music Ireland

Vorrei  proporre di renderli fissi per decreto istituzionale (tanto in Italia siamo abituati), ogni due anni, all’incirca in questo periodo, un bel doppio CD dal vivo di Christy Moore:  soprattutto se sono sempre così belli, l’ultimo Magic Nights poi mi pare addirittura migliore del pur splendido On The Road, uscito sul finire del 2017 https://discoclub.myblog.it/2018/01/14/supplemento-della-domenica-forse-il-miglior-disco-ufficiale-dal-vivo-del-2017-christy-moore-on-the-road/ . Lo stesso Christy racconta che dopo il successo della precedente raccolta di registrazioni Live, la Columbia irlandese gli ha suggerito di approntare un seguito, e lui certo non si è fatto pregare, visto che, come fanno anche altri artisti, in pratica registra ogni concerto (se per caso vi eravate persi il primo doppio dal vivo la Sony ha pubblicato un bel cofanetto quadruplo che raccoglie entrambi gli album).

Quindi insieme al suo produttore Jimmy Higgins e all’ingegnere del suono David Meade sono andati a setacciare gli archivi e hanno scelto altre ventisei perle dal suo immenso repertorio, prese da diverse locations e annate. Nei vari brani si alternano i musicisti che ormai accompagnano, più o meno abitualmente, Moore: il grande Declan Sinnott, chitarre e voce, il citato produttore Jimmy Higgins a percussioni , tastiere, e voce di supporto, Cathal Hayden, al violino, banjo e viola, Mairtin O’Connor alla fisarmonica, Seamie O’Dowd , chitarra, armonica e voce, e Vickie Keating alle armonie vocali, manca solo questa volta il figlio di Christy Andy Moore rispetto al disco precedente. Nella scelta dei brani è drasticamente calata la quota di composizioni dello stesso Moore, solo due brani originali, oltre ai suoi arrangiamenti di quattro, più o meno celebri, brani tradizionali, ma la qualità rimane elevatissima: dall’iniziale Magic Nights In The Lobby Bar, registrata alla Opera House di Cork, una emozionante cavalcata sui ricordi di centinaia di notti passate a suonare la propria musica, dai tempi dei Planxty e dei Moving Hearts, sino ai giorni nostri, sulle ali della fisarmonica di O’Connor e del violino di Hayden, cullati dalla splendida voce di Christy.

Dal INEC Killarney di Kerry e con gli stessi musicisti, proviene Matty, un brano che scatena affettuosi ricordi della vecchia nonna di Moore e dei suoi racconti. Sonny’s Dreams, di Ron Hynes, uno dei tanti autori non notissimi che si alternano nei diversi pezzi, viene dalla serata alla Royal Symphony Hall di Birmingham, e prevede solo l’accompagnamento di Declan Sinnott alla slide acustica, una di quelle ballate struggenti in cui il nostro è maestro; senza stare a fare un resoconto dettagliato delle varie canzoni vi segnalo solo le più interessanti. Per esempio una magnifica versione di A Pair Of Brown Eyes, dei Pogues di Shane MacGowan, un brano raramente eseguito in concerto, perché, pur essendo uno dei suoi preferiti da cantare, come dice Moore richiede “una certa aria” e quella sera nel famoso locale di Vicar Street a Dublino evidentemente la si respirava; molto belle anche la malinconica Ringing That Bell e la squisita e corale Sail On Jimmy, la drammatica e recente Burning Times, che racconta del crudele omicidio avvenuto nell’aprile del 2019 della giornalista Lyra McKee, durante gli scontri In Irlanda, un brano ad alto contenuto emotivo, versione intensissima con il controcanto toccante di Vickie Keating, la mossa e trascinante The Tuam Beat che fa risalire le sue origini ai tempi dei Planxty, Back Home In Derry che narra le vicende di Bobby Sands nei suoi duri anni di prigionia.

Rosalita And Jack Campbell che sembra un brano della tradizione folk americana, la vedrei bene cantata da Springsteen o Tom Russell, una superba Motherland di Natalie Merchant, cantata durante il soundcheck a Liverpool. Sempre da Vicar Street, improvvisata all’impronta, una emozionante ed avvolgente Before The Deluge di Jackson Browne, con un superbo Declan Sinnott all’elettrica, una rarissima, ma non per questo meno suggestiva, versione di Cry Like A Man di Dan Penn, la divertente The Reel In The Flickering Light, e ancora una delle sue murder song più intense come Veronica, un’altra richiesta speciale nel concerto a Vicar Street, la drinking song Johnny Jump Up, una occasione per cazzeggiare con il pubblico. Anche uno dei brani più “antichi” del repertorio di Christy, come il  coinvolgente traditional Tippin’ It Up To Nancy, e sempre dal lontano passato proviene la toccante Only Our Rivers Run Free, una canzone che era sul primo album dei Planxty, qui impreziosita dal lavoro del violino di Cathal Hayden.

E a proposito di canzoni emozionanti ,sublime la versione di una canzone Hurt, scritta da Trent Reznor dei Nine Inch Nails, ma che tutti accostano ormai a Johnny Cash, con il cantante irlandese che la rende propria in modo naturale, grazie anche alla seconda voce incantevole di Vickie Keating,  in conclusione, cantata a cappella, solo con l’aiuto del bodrhan, troviamo un’altra canzone del repertorio dei Planxty come The Well Below The Valley e infine Mandolin Mountain, un brano di Tony Small, altro emergente autore irlandese , inserita di recente nel repertorio di Moore, ulteriore squisito esempio dell’immensa classe del folksinger irlandese, uno dei più grandi musicisti della scena mondiale, veramente una voce per tutte le stagioni.

Bruno Conti

L’Ideale Completamento Dell’Ultimo Bootleg Series…Per Pochi Eletti! Bob Dylan – 50th Anniversary Collection: 1969

bob dylan 50th anniversary collection 1969

bob dylan 50th anniversary collection 1969 back

Bob Dylan – 50th Anniversary Collection: 1969 – Sony 2CD

Nel Dicembre del 2012 la Sony mise in vendita senza alcun battage pubblicitario, e solo in pochi selezionati negozi inglesi, The 50th Anniversary Collection, un quadruplo CD intestato a Bob Dylan che comprendeva tutte le sessions inedite del grande cantautore avvenute nel 1962, una mossa più legale che commerciale atta ad estendere il copyright di quelle incisioni che in Europa scade dopo appunto 50 anni. La collezione era disponibile in sole 100 copie che quindi andarono esaurite molto presto con disappunto della maggioranza dei fans dylaniani (e chiaramente le versioni pirata proliferarono), e la Sony ripetè l’operazione nel 2013 (per il 1963, ancora 100 copie stavolta in sei LP) e per il 2014 (riguardante il 1964, con un box di nove vinili) aggiungendo anche le registrazioni live del periodo presenti nei suoi archivi. Il biennio 1965-66 venne sistemato stavolta su scala un po’ più larga con la versione “Big Blue” del dodicesimo episodio delle Bootleg Series, The Cutting Edge (ed i concerti dal vivo del 1965 vennero regalati dalla Sony sotto forma di files audio a tutti gli acquirenti del costoso cofanetto) e con il box uscito nel 2016 inerente alla tournée del 1966. Niente nel 2017 (ma le sessions di John Wesley Harding non erano mai circolate neppure a livello di bootleg, e comunque sono state sistemate lo scorso Novembre con il Bootleg Series numero 15, Travelin’ Thruhttps://discoclub.myblog.it/2019/11/06/cofanetti-autunno-inverno-6-cerano-una-volta-un-menestrello-ed-un-uomo-vestito-di-nerobob-dylan-feat-johnny-cash-travelin-thru-bootleg-series-vol-15/ e nel 2018 (anche perché i Basement Tapes completi erano già usciti nel 2014), ma nel Dicembre appena passato la Sony ha colpito ancora, vendendo un doppio CD risalente al 1969 solo sul sito badlands.co.uk (e pare solo in 50 copie!), con il risultato di esaurire la proposta in un minuto circa.

Si sapeva che Travelin’ Thru, incentrato in gran parte sulle sessions di Dylan con Johnny Cash, non conteneva tutto il materiale inciso nel ’69 (così come non era completo il decimo Bootleg Series Another Self Portait, che si occupava del periodo 1969-71), ma sinceramente non avrei pensato che la casa discografica di Bob avrebbe agito in questo modo poco più di un mese dopo l’uscita del triplo cofanetto. 50th Anniversary Collection: 1969 contiene quindi tutto ciò che giaceva ancora negli archivi della Columbia riguardo all’anno in questione e, giusto per mettermi al sicuro da rabbia ed invidia di dylaniani che, a ragione, non vogliono spendere cifre folli per accaparrarsene una copia su Ebay, devo ammettere che questo doppio CD pur essendo decisamente interessante non aggiunge granché al materiale di Travelin’ Thru, essendo incentrato in gran parte su versioni inferiori dei brani pubblicati a Novembre (alcune takes durano meno di un minuto), a parte un unico inedito assoluto che vedremo tra poco. Il primo CD si apre con 16 brani tratti dalle sessions di Nashville Skyline, a cominciare da cinque takes consecutive di To Be Alone With You, tutte con il piano in evidenza e con Bob che prova anche soluzioni ritmiche diverse; dopo un paio di versioni di One More Night (la prima di appena 31 secondi, la seconda molto simile a quella pubblicata) abbiamo ben sei takes della splendida Lay, Lady, Lay, cinque delle quali con l’organo di Bob Wilson a sostituire la steel di Pete Drake, che compare nell’ultima versione (e poi anche in quella finita sul disco originale). In mezzo, una brevissima Peggy Day e due Tell Me That It Isn’t True, la prima delle quali dal tempo molto più veloce di quella conosciuta.

Le sessions con Cash (e la sua band, compreso Carl Perkins alla solista) iniziano con quattro diverse One Too Many Mornings (la prima è un rehearsal di quasi otto minuti, non imperdibile), seguito da ben sei I Still Miss Someone (due prove più quattro takes, l’ultima delle quali molto bella) e da un brave accenno al medley Don’t Think Twice, It’s All Right/Understand Your Man. Il secondo dischetto parte con le ultime sessions inedite con l’Uomo In Nero: a parte un’altra One Too Many Mornings e due ulteriori I Still Miss Someone troviamo quasi solo brani di Cash (Big River, I Walk The Line, Ring Of Fire e tre takes di I Guess Things Happen That Way), un frammento di Waiting For A Train di Jimmie Rodgers e due coinvolgenti riletture di Matchbox di Perkins, la seconda delle quali non inferiore a quella pubblicata su Travelin’ Thru. I restanti pezzi, che riguardano le prime sessions di Self Portrait, iniziano con la vera chicca del doppio album, cioè Running, una canzone originale di Dylan mai pubblicata prima ufficialmente, un saltellante brano a metà tra country e blues che forse non è niente di innovativo ma su Self Portrait ci poteva stare eccome. Chiusura con una take alternativa di Take A Message To Mary, due riprese non esaltanti dell’evergreen Blue Moon ed un’altra Ring Of Fire (senza Cash), con la melodia completamente riarrangiata alla maniera del nostro.

Quindi con questo vero e proprio oggetto per collezionisti il 1969 di Bob Dylan dovrebbe essere a posto, ma mi aspetto che quest’anno la Sony ripeta l’operazione per il 1970, che riserva ancora diversi inediti tra Self Portrait e New Morning, ma soprattutto le sessions complete con George Harrison.

Marco Verdi

La Più Grande Famiglia Musicale Di Sempre…Ulteriormente Allargata! The Carter Family – Across Generations

carter family across generations

The Carter Family – Across Generations – Reviver Legacy CD

Non sono mai stato un grande estimatore di John Carter Cash, unico figlio di Johnny Cash e June Carter, anche se devo dire che negli ultimi anni ha intrapreso una solida carriera di produttore (tra i suoi migliori lavori in tal senso ci sono gli ultimi album di Loretta Lynn): d’altronde quando sei un discendente di due delle più grandi famiglie musicali, i Cash e soprattutto la Carter Family, prima o poi i tuoi cromosomi vengono fuori. Il nuovo progetto a cui ha lavorato John riguarda proprio la Carter Family, mitica dinastia di musicisti che ha influenzato centinaia di artisti di matrice country, folk, gospel e bluegrass, una leggenda nata in Virginia alla fine degli anni venti su iniziativa di A.P. Carter, della moglie Sara Carter e della sorella di lei Maybelle Carter, e che ci ha lasciato canzoni indimenticabili del calibro di Will The Circle Be Unbroken, Wildwood Flower, Keep On The Sunny Side, Wabash Cannonball, Worried Man Blues e molte altre, arrivando fino ai giorni nostri con la quarta generazione.

Sto parlando nello specifico di Across Generations, un disco molto particolare in cui John ha messo insieme in maniera mirabile diverse generazioni di Carter (arrivando perfino ad aggiungerne una quinta), partendo da alcune incisioni inedite dei primi anni sessanta da parte della madre June insieme alle sorelle Anita ed Helen Carter (tutte figlie di Maybelle), alle quali ha aggiunto parti vocali e strumentali sia edite che inedite (alcune incise ex novo con l’aiuto della sorellastra Carlene Carter e di Dale Jett, figlio di Janette Carter che era a sua volta figlia di A.P. e Sara). Io di solito non impazzisco per i dischi costruiti “in laboratorio”, anche se ci sono valide eccezioni come quando è l’artista stesso a chiederlo ai suoi discendenti (penso all’ultimo album postumo di Leonard Cohen o all’analoga operazione del 2015 con protagonista Pops Staples), ma qui è stato fatto un lavoro stupendo, pieno di amore e rispetto per i capostipiti della famiglia Carter ma con uno sguardo verso presente e futuro. Across Generations presenta dodici tracce che si dividono tra country, folk e gospel, e John ha deciso giustamente di privilegiare le voci e di rivestirle con arrangiamenti sobri e strumentazioni essenziali (chitarre acustiche, autoharp e qualche volta il contrabbasso, ma niente batteria), con incisioni antiche e moderne che vedono suonare insieme tra gli altri Norman Blake, Dave Roe, Carlene Carter, Johnny Cash e lo stesso John Carter.

E poi ovviamente ci sono le voci, le vere protagoniste del CD, una miscellanea splendida che parte da Sara e Maybelle per finire con nipoti e pronipoti, allargando il tributo anche ai Cash: troviamo infatti anche discendenti meno noti (o proprio sconosciuti) delle due famiglie come Tiffany Anastasia Lowe (figlia di Carlene), David Carter Jones, Jack Ezra Cash, Danny Carter Jones, Lorrie Carter Bennet e moltissimi altri. L’album è bellissimo, si ascolta tutto d’un fiato e giunti alla fine viene voglia di rimetterlo subito da capo: dopo l’iniziale Farther On, un brano tradizionale in cui la voce della fondatrice Sara Carter si fonde con quella del già citato Dale Jett (il più presente nel disco insieme a Carlene) e della pronipote Adrianna Cross, abbiamo undici canzoni scritte da A.P. Carter o comunque a lui attribuite (tranne due eccezioni), titoli come My Clinch Mountain Home, in cui Carlene duetta virtualmente con le zie Anita ed Helen, Gold Watch And Chain, dove risentiamo Johnny Cash dividere il microfono con June con dietro una sfilza di Carter e Cash di “ultima generazione”, o la famosissima Worried Man Blues, dove i vocalist sono più di venti https://www.youtube.com/watch?v=IMYuQuZYEJU .

Il bello è che i vari brani suonano come incisi oggi (John ha fatto un lavoro egregio), ed in un caso è effettivamente così: Maybelle, scritta da Danny e David Carter Jones in onore della capostipite della famiglia e da loro cantata insieme a Carlene e John Carter. Helen e Anita sono protagoniste in diversi pezzi, talvolta con Carlene (Winding Stream, la splendida Diamonds In The Rough https://www.youtube.com/watch?v=N3Kwiul8NJs , la famosa Foggy Mountain Top) oppure con Jett (Amber Trees), mentre Carlene si riunisce idealmente alla madre June nella pura e cristallina Don’t Forget This Song. Finale con la strepitosa Will The Circle Be Unbroken (un brano talmente popolare da essere praticamente diventato di dominio pubblico), in cui a cantare sono la metà di mille, e con uno strumentale inedito del 1970 che vede Maybelle esibirsi in solitaria all’autoharp elettrica, brano intitolato opportunamente Maybelle’s New Tune.

Un omaggio sincero e riuscito quindi, con una serie di canzoni splendide che riescono ad emozionare e coinvolgere ancora una volta nonostante facciano parte del songbook americano da quasi un secolo.

Marco Verdi

Cofanetti Autunno-Inverno 6. C’Erano Una Volta Un Menestrello Ed Un Uomo Vestito Di Nero…Bob Dylan (Feat. Johnny Cash) – Travelin’ Thru: Bootleg Series Vol. 15

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Bob Dylan (Feat. Johnny Cash) – Travelin’ Thru: The Bootleg Series Vol. 15 1967-1969 – Columbia/Sony 3CD Box Set

Ormai sembra che a Bob Dylan non interessi più pubblicare nuove canzoni (Tempest, l’ultimo album di materiale originale, risale al 2012, ed anche il filone “franksinatriano” si è esaurito dopo Triplicate), e così ci dobbiamo “accontentare” delle novità provenienti dai suoi smisurati archivi. Quest’anno abbiamo già potuto godere dello splendido box dal vivo relativo ai concerti del 1975 con la Rolling Thunder Revue https://discoclub.myblog.it/2019/06/11/un-sensazionale-cofanetto-per-uno-dei-tour-piu-famosi-e-belli-di-sempre-bob-dylan-rolling-thunder-revue-the-1975-live-recordings/ , ed ora la Sony si rifà viva con il quindicesimo episodio delle benemerite Bootleg Series, giusto ad un anno di distanza dal precedente volume dedicato a Blood On The Tracks. Travelin’ Thru, questo il titolo del nuovo box, si occupa di un periodo che per la verità è già stato esplorato da un paio di uscite passate, anche se evidentemente non nella sua interezza: sto parlando degli anni che vanno dal 1967 al 1969, che già erano stati interessati dal decimo volume Another Self Portrait e dall’undicesimo, che si occupava dei mitici Basement Tapes nella loro completezza. Travelin’ Thru invece è maggiormente incentrato sulle sessions di Nashville Skyline (che erano state solo sfiorate in Another Self Portrait), ma tocca anche quelle relative a John Wesley Harding e, soprattutto, comprende tutti i brani registrati nel 1969 con il grande Johnny Cash e la sua band dell’epoca, evento che viene messo in risalto fin dalla copertina di questo triplo CD (in una pratica confezione “slipcase” con solito bel libretto con foto e note, e per una volta non ci sono né versioni super deluxe né “povere”).

Tra Dylan e Cash c’era un’ammirazione reciproca che risaliva fino ai primi anni sessanta, quando i due si conobbero durante un Festival di Newport, e per Nashville Skyline Bob voleva incidere un duetto proprio con l’Uomo in Nero, che sarebbe stata la ciliegina del suo primo album a sfondo country (non il primo registrato a Nashville, dato che c’erano già stati Blonde On Blonde, che però era l’apoteosi del “sottile e selvaggio sound al mercurio”, e John Wesley Harding, pura musica folk con l’aggiunta di una sezione ritmica). Ebbene, le sessions tra Bob e Johnny andarono benissimo e nel più totale relax, molto oltre alle aspettative, ed i due incisero materiale sufficiente per più di un intero disco, anche se poi solo Girl From The North Country finirà su Nashville Skyline, ma qui finalmente possiamo sentire il prodotto totale di quei due giorni di Febbraio, il 18 e 19, con il secondo CD del box e parte del terzo “occupati” dalle canzoni registrate insieme dai due grandi musicisti. Il cofanetto inoltre prende i classici due piccioni con una fava, in quanto sistema anche eventuali problemi di copyright sulle canzoni, che scade dopo 50 anni, un po’ come era successo con la versione super deluxe del dodicesimo volume della serie, The Cutting Edge: in realtà mancherebbe ancora una pubblicazione ufficiale anche delle sessions di Bob con George Harrison, avvenute più o meno nello stesso periodo, ma qui forse la non appartenenza dell’ex Beatle al catalogo Sony è un ostacolo difficile da superare. Ma veniamo ad una disamina dettagliata dei tre dischetti che, è giusto ricordarlo, contengono musica inedita al 98%.

CD1. La presenza di Cash in questo cofanetto si è ovviamente presa i titoli principali negli articoli dedicati al cofanetto, e ciò rischia di far passare sotto silenzio che nel primo dischetto sono presenti sette rarissime versioni alternate di brani tratti dalle sessions di John Wesley Harding: una scoperta notevole, dato che negli ultimi 52 anni nulla era mai trapelato neppure a livello di bootleg, ed il mistero se ci fosse qualcosa di inedito era pertanto fittissimo. E non è che i sette pezzi inclusi qui siano copie carbone di quelli poi finiti sul disco (era lecito pensarlo, essendo il gruppo di musicisti formato solo da Bob alla chitarra acustica ed armonica, Charlie McCoy al basso e Kenneth Buttrey alla batteria, quindi un combo ridotto all’osso), in quanto forse solo I Dreamed I Saw St. Augustine è sovrapponibile all’originale. Ci sono infatti una Drifter’s Escape più lenta e forse anche migliore, una take accelerata della leggendaria All Along The Watchtower, ricca di tensione, una John Wesley Harding più vivace di quella nota ed una As I Went Out One Morning maggiormente intensa. Ma le due più diverse sono I Am A Lonesome Hobo, che qui sembra quasi un blues acustico, ed una I Pity The Poor Immigrant più ritmata dell’originale e con la melodia che differisce di parecchio, praticamente un’altra canzone (ed una delle sorprese del box). Più vicine alle versioni note le restanti otto canzoni del CD, che provengono dalle sedute di Nashville Skyline (soprattutto Peggy Day, One More Night, Country Pie la splendida I Threw It All Away), ma è sempre un piacere ri-ascoltare alcuni dei brani più piacevoli e diretti del songbook dylaniano. To Be Alone With You è comunque molto più rock’n’roll qui, Lay Lady Lay non ha la celebre parte di steel guitar (sostituita qua dell’organo), mentre Tell Me That It Isn’t True è decisamente diversa da quella conosciuta. E la chicca non manca neppure qui, cioè l’inedita outtake Western Road, un godibile country-blues cadenzato, forse già sentito ma suonato benissimo, con una menzione particolare per il dobro di Norman Blake ed il piano di Bob Wilson.

CD2. Ecco le attese sessions Dylan/Cash, con il gruppo di Johnny come backing band (compreso Carl Perkins alla solista). Ed i due mostrano di divertirsi un mondo (e noi con loro) a riprendere brani dei rispettivi repertori dividendosi le parti vocali: ascoltiamo quindi versioni uniche di classici come I Still Miss Someone, Don’t Think Twice It’s Alright in medley con Understand Your Man, One Too Many Mornings, Big River, Girl From The North Country, I Walk The Line, I Guess Things Happen That Way, Five Feet High And Rising ed anche la mitica Ring Of Fire. Ma i nostri si cimentano anche in irresistibili riletture di Matchbox di Perkins, di un doppio Elvis periodo Sun (That’s Alright Mama e Mystery Train) e deliziose versioni di classici folk come Mountain Dew, Careless Love (splendida, tra le più belle del triplo) e You Are My SunshineCD3. Le sedute del duo Bob & Johnny proseguono con uno degli highlights assoluti, cioè Wanted Man, grande country song che al tempo Dylan regalò a Cash senza inciderla per conto proprio, ma che qui è presente in una scintillante versione a due voci; le sessions si chiudono con due belle riletture di classici gospel, Amen e Just A Closer Walk With Thee, ed un doppio omaggio a Jimmie Rodgers con due medley che comprendono tra le altre frammenti di T For Texas, Waiting For A Train e Yodeling The Blues Away. Il dischetto continua con la famosa partecipazione di Bob al Johnny Cash Show (edita solo in parte in passato in DVD ma mai su CD), con due ottime versioni live di I Threw It All Away e Living The Blues con solo Bob e band, ed il classico duetto con Johnny in Girl From The North Country (questi tre pezzi sono stranamente registrati con una qualità da bootleg).

Ci sono anche due brani inediti dalle sessions di Self Portrait, ancora due omaggi a Cash (senza di lui però) con Ring Of Fire e Folsom Prison Blues, entrambe più che buone (curiosità: questi due pezzi, incisi il 3 Maggio 1969, rappresentano l’ultima session di Dylan a Nashville fino ai giorni nostri). Il box si chiude con un’altra sorpresa, cioè la seduta completa tenutasi a New York nel 1970 (ma allora perché il sottotitolo del cofanetto è 1967-1969?) insieme all’illustre banjoista Earl Scruggs ed ai suoi figli Randy e Gary per l’album Earl Scruggs Performing With His Family And Friends: se la strepitosa Nashville Skyline Rag era stata pubblicata su quel disco comunque rarissimo, East Virginia Blues della Carter Family, To Be Alone With You ed il traditional Honey, Just Allow Me One More Chance (già inciso in precedenza da Bob su Freewheelin’), tutte eseguite in puro stile bluegrass, non erano mai state ascoltate prima d’ora. Quindi siamo di fronte all’ennesimo capitolo imperdibile delle Bootleg Series dylaniane (ma ce ne sono di “perdibili”?), che questa volta sarà appetibile anche per i fans di Johnny Cash.

Marco Verdi

Ristampa Di Un Piccolo (E Sconosciuto) Gioiello Dal Canada. Zachary Lucky – The Ballad Of Losing You

zachary lucky the ballad of losing you

Zachary Lucky – The Ballad Of Losing You – Nordvis CD

L’ottimo successo di critica ottenuto da Colter Wall ha messo sotto i riflettori anche il Saskatchewan, regione del Canada dalla quale proviene il giovane songwriter. Dalla stessa zona (per l’esattezza da Saskatoon, la città più estesa della regione) ha origine anche Zachary Lucky, altro autore poco conosciuto che però a differenza di Wall ha già quattro album e tre EP alle spalle, avendo iniziato ad incidere nel 2008. Nipote d’arte (il nonno era il countryman Smilin’ Johnny Lucky, una piccola leggenda in Canada), Zachary è un cantautore nel più puro significato del termine, in grado di comporre brani intensi ai quali basta poco per emozionare: ci sono delle similitudini con Wall, nel senso che entrambi usano una strumentazione ristretta per accompagnare le loro canzoni, ma Colter ha uno stile che si ispira direttamente alle ballate western del primo Johnny Cash, mentre Lucky è più orientato verso il folk classico. The Ballad Of Losing You non è il nuovo album di Zachary (che uscirà il prossimo 18 Ottobre e si intitolerà Midwestern), ma la ristampa del suo penultimo lavoro, uscito originariamente nel 2013 e quasi impossibile da trovare, con l’aggiunta di una bonus track incisa di recente.

Ma per noi che non lo conoscevamo è come se The Ballad Of Losing You fosse un disco nuovo di zecca, ed è sicuramente un album di livello notevole, con una serie di ballate lente, profonde e di grande forza interiore nelle quali il nostro si fa accompagnare, oltre che dalla sua chitarra, da pochi altri strumenti: una steel (Aaron Goldstein, molto bravo), un banjo, un violino e solo occasionalmente pianoforte e basso, ma niente batteria. E l’album (autoprodotto) non risulta per nulla noioso nonostante possa sembrare ad un ascolto distratto un po’ monocorde, in quanto Zachary ha il piglio del songwriter vero, che sa usare la penna ed il pentagramma ed è in grado di emozionare anche con pochi accordi, ed in alcuni momenti si capisce chiaramente che una delle sue influenze principali è sicuramente quella del grande Townes Van Zandt (non a caso l’unica cover del CD è dello scomparso autore texano). Un esempio in tal senso è subito il brano d’apertura, Ramblin Man’s Lament (titolo molto alla Townes), una canzone lenta che inizia con Zach in perfetta solitudine ad intonare una melodia decisamente intensa, poi entrano con estrema discrezione banjo, violino ed una languida steel che viene appena sfiorata e fornisce un background sonoro di grande effetto.

Anche Salty Air è uno slow, molto più folk che country, nel quale rispetto al brano precedente c’è un maggior spazio per la strumentazione; puro folk anche con la bella After All The Months We’ve Shared, con sfumature western ed un motivo di sicuro impatto, voce-chitarra-dobro e nulla più. Le atmosfere del disco sono queste, ma ripeto la noia non affiora mai: Woke Up è intima, profonda ed ancora sottolineata dalla steel, un brano crepuscolare di cristallina bellezza, così come More Than Enough Road, splendida ballata con i suoni calibrati al millimetro, e Merry Month Of May, che sembra un’oscura folk song degli anni sessanta spuntata fuori da qualche polveroso archivio. Anche i restanti quattro brani del CD originale sono molto belli, poetici e profondi: Morning Words è resa ancora più suggestiva da un raro intervento di chitarra elettrica, Come Back Around e Sun’s Coming Up hanno entrambe un motivo di stampo tradizionale e sono tra le più riuscite, mentre Waitin’ For The Day è il già citato brano di Van Zandt, che si colloca alla perfezione nel mood del disco, aggiungendo un delizioso sapore country. Chiusura con la bonus track, la recente Helsinki, che presenta le stesse caratteristiche delle canzoni precedenti: puro folk cantautorale.

Un’apprezzata ristampa quindi per un talento che non conoscevamo, ed ottimo antipasto per il nuovo album che uscirà in autunno.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture 19. Bob Dylan – Travelin’ Thru: The Bootleg Series Vol. 15 1967-1969. Questa Volta Tocca Al Periodo Nashville.

bob dylan travelin' thru bootle series vol.15

Bob Dylan – Travelin’ Thru: The Bootles Series Vol. 15 1967-1967 – 3 CD Columbia/Legacy – 01-11-2019

Anche se quest’anno Bob Dylan in teoria aveva già dato con lo splendido box dedicato alla Rolling Thunder Revue https://discoclub.myblog.it/2019/06/11/un-sensazionale-cofanetto-per-uno-dei-tour-piu-famosi-e-belli-di-sempre-bob-dylan-rolling-thunder-revue-the-1975-live-recordings/ , non poteva mancare il consueto appuntamento annuale nel periodo natalizio con un nuovo capitolo delle Bootleg Series. Se ne parlava da tempo come uno dei periodi della carriera musicale di Bob dove era nota la presenza di parecchio materiale inedito interessante. Anche se a ben guardare Travelin’ Thru, il capitolo 15 della serie dedicata agli archivi di Dylan esce solo in una versione in triplo CD: niente mega cofanetti lussuosi e costosi, ma un box essenziale con 50 canzoni estratte dal periodo Nashvilliano del grande cantautore, con ogni CD dedicato ad un argomento specifico.

Nel primo album troviamo diverse versioni alternative estratte dalle sessions per John Wesley Harding, tenutesi la famoso Studio A della Columbia in quel di Nashville, tra il 17 ottobre e il 6 novembre del 1967, e altre sessioni di registrazione con ulteriore materiale mai pubblicato prima (sempre a livello ufficiale), non utilizzate per l’album Nashville Slyline, il 13 e 14 febbraio 1969, tra cui un brano inedito Western Road. Nel secondo e terzo CD ci sono moltissimi brani relativi alla collaborazione con Johnny Cash (che infatti, per la prima volta in uno dei volumi della serie, viene omaggiato in copertina con un Featuring): ci sono le famose sessioni al solito Studio A della Columbia con versioni alternative di canzoni di Nashville Syline, ma anche tracce registrate durante le prove e lo spettacolo per il Johnny Cash Show del 1° Maggio 1969 al Ryman Auditorium, spettacolo che poi sarebbe andato in onda sulla ABC-TV il 7 giugno dello stesso anno. E in conclusione del terzo CD ci sono anche alcuni estratti dallo special registrato per la PBS, la televisione di stato americana, il 17 maggio 1970 e poi mandato in onda a Gennaio del 1971 con il titolo di Earl Scruggs: His Family and Friends, una rara collaborazione con il leggendario banjoista, uno degli inventari del bluegrass nel dopoguerra.

Come al solito ecco il contenuto completo dei 3 CD con tutte le informazioni note finora rese note. Ovviamente al momento dell’uscita sarà nostra cura (allerto già fin d’ora l’amico Marco Verdi) fornirvi un resoconto dettagliato del cofanetto.

[CD1]
1. Drifter’s Escape (Take 1)
2. I Dreamed I Saw St. Augustine (Take 2)
3. All Along the Watchtower (Take 3)
4. John Wesley Harding (Take 1)
5. As I Went Out One Morning (Take 1)
6. I Pity the Poor Immigrant (Take 4)
7. I Am a Lonesome Hobo (Take 4)
8. I Threw It All Away (Take 1)
9. To Be Alone with You (Take 1)
10. Lay, Lady, Lay (Take 2)
11. One More Night (Take 2)
12. Western Road (Take 1)
13. Peggy Day (Take 1)
14. Tell Me That It Isn’t True (Take 2)
15. Country Pie (Take 2)

[CD2: All BD + JC]
1. I Still Miss Someone (Take 5)
2. Don’t Think Twice, It’s All Right / Understand Your Man (Rehearsal)
3. One Too Many Mornings (Take 3)
4. Mountain Dew (Take 1)
5. Mountain Dew (Take 2)
6. I Still Miss Someone (Take 2)
7. Careless Love (Take 1)
8. Matchbox (Take 1)
9. That’s All Right, Mama (Take 1)
10. Mystery Train / This Train Is Bound for Glory (Take 1)
11. Big River (Take 1)
12. Girl from the North Country (Rehearsal)
13. Girl from the North Country (Take 1)
14. I Walk the Line (Take 2)
15. Guess Things Happen That Way (Rehearsal)
16. Guess Things Happen That Way (Take 3)
17. Five Feet High and Rising (Take 1)
18. You Are My Sunshine (Take 1)
19. Ring of Fire (Take 1)

[CD3]
1. Studio Chatter by Bob Dylan & Johnny Cash
2. Wanted Man (Take 1) by Bob Dylan & Johnny Cash
3. Amen (Rehearsal) by Bob Dylan
4. Just a Closer Walk with Thee (Take 1) by Bob Dylan & Johnny Cash
5. Jimmie Rodgers Medley No. 1 (Take 1) by Bob Dylan & Johnny Cash
6. Jimmie Rodgers Medley No. 2 (Take 2) by Bob Dylan & Johnny Cash
7. I Threw It All Away (Live on The Johnny Cash Show) (Mono)
8. Living the Blues (Live on The Johnny Cash Show) (Mono)
9. Girl from the North Country (Live on The Johnny Cash Show) (Mono) by Bob Dylan & Johnny Cash
10. Ring of Fire (Outtake) by Bob Dylan
11. Folsom Prison Blues (Outtake) by Bob Dylan
12. Earl Scruggs Interview (Mono) by Bob Dylan with Earl Scruggs
13. East Virginia Blues (Mono) by Bob Dylan with Earl Scruggs
14. To Be Alone with You (Mono) by Bob Dylan with Earl Scruggs
15. Honey, Just Allow Me One More Chance (Mono) by Bob Dylan with Earl Scruggs
16. Nashville Skyline Rag by Earl Scruggs & Bob Dylan

bob dylan travelin' thru bootle series vol.15 3 lp

Per gli amanti del vinile, ci sarà anche una versione in triplo LP: per il momento è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Novità Prossime Venture 6. Sarà Veramente Il Suo Ultimo Disco? Gli “Amici” Sono Comunque Accorsi A Frotte. Sheryl Crow – Threads

sheryl crow threads

Sheryl Crow – Threads – Valory/Universal – 30-08-2019

Lo aveva annunciato ed era in preparazione da più in anno, questo Threads, stando a quanto ha dichiarato la stessa Sheryl Crow, dovrebbe essere il suo ultimo disco di studio in assoluto. Poi ha dichiarato in una intervista che in futuro si dedicherà solamente a dei singoli saltuari!! “Perché l’album come forma d’arte è più che altro una forma d’arte morente”, aggiungendo che “la gente è molto più interessata ai singoli” e quindi in futuro le sue nuove canzoni, perché non ha intenzioni di ritirarsi, usciranno solo come singoli, mano a mano che saranno pronte. Ammesso e non concesso che sia vero, non ci vedo molto la brava Sheryl a sfornare tormentoni per l’estate, duetti (magari con rappers ed hip-hoppers), insomma può darsi che i singoli funzionino, ma forse non nel suo genere musicale, salvo non abbia capito tutto lei, cosa di cui mi permetto di dubitare, e gli sviluppi futuri del mercato discografico saranno effettivamente questi, vedremo.

Comunque nel frattempo la Crow ha chiamato a raccolta molti musicisti importanti (e un paio un po’ meno), inclusi amici ed ex fidanzati, per registrare questo album di duetti, con una serie di nuove composizioni della cantante americana, qualcuna pescata anche dal passato, come il duetto virtuale con Johnny Cash, Redemption Day, che l’Uomo In Nero, aveva già inciso, ed era poi stata pubblicato nel suo album postumo American VI, e che la stessa Sheryl aveva scritto e registrato per il suo disco omonimo del 1996. A duettare nel disco ci sono molte icone della musica come Keith Richards, Willie Nelson, Kris Kristofferson, Emmylou Harris, James Taylor, Sting, Eric Clapton, ma anche Stevie Nicks, Bonnie Raitt, Mavis Staples, Joe Walsh, Vince Gill, molti con cui ha già inciso in passato. Tra i “nuovi” troviamo anche Maren Morris Brandi Carlile, che curiosamente hanno formato un nuovo supergruppo, le Highwomen, insieme ad Amanda Shires, di cui troviamo il marito nel disco, Natalie Hemby, il cui omonimo disco di esordio, con perfetto tempismo, uscirà il 6 settembre.

Tra coloro che duettano con Sheryl Crow c’è anche Jason Isbell, il marito appunto della Shires, la nuova stella del country Chris Stapleton, Chuck D, il rapper, che non si capisce cosa ci faccia in questa compagnia (forse è per il discorso dei singoli futuri, si porta avanti), tra l’altro in un brano, dove appaiono anche Andra Day (una cantante nera tra nu soul, disco, R&B) e Gary Clark Jr. Tra i nuovi troviamo anche St. Vincent, le Lucius Margo Price, curiosamente però solo nella versione in vinile di questo Threads, perché nel CD a duettare con lei in Cross Creek Road, troviamo Lukas Nelson. Dovrei averli citati tutti, comunque qui sotto trovate la lista completa dei brani e degli accoppiamenti dei diversi artisti.

 Tracklist
1. Prove You Wrong (featuring Stevie Nicks and Maren Morris)
2. Live Wire (featuring Bonnie Raitt and Mavis Staples)
3. Tell Me When It’s Over (featuring Chris Stapleton)
4. Story Of Everything (featuring Chuck D, Andra Day, and Gary Clark Jr.)
5. Beware Of Darkness (featuring Eric Clapton, Sting, and Brandi Carlile)
6. Redemption Day (featuring Johnny Cash)
7. Cross Creek Road (featuring Lukas Nelson)
8. Everything Is Broken (featuring Jason Isbell)
9. The Worst (featuring Keith Richards)
10. Lonely Alone (featuring Willie Nelson)
11. Border Lord (featuring Kris Kristofferson)
12. Still The Good Old Days (featuring Joe Walsh) 

13. Wouldn’t Want To Be Like You (featuring St. Vincent)
14. Don’t (featuring Lucius)
15. Nobody’s Perfect (featuring Emmylou Harris)
16. Flying Blind (featuring James Taylor)
17. For The Sake Of Love (featuring Vince Gill)

Potenzialmente potrebbe essere un album molto interessante, anche se ci sono musicisti provenienti dai generi più disparati, che comunque Sheryl Crow ha più o meno frequentato tutti in passato. Se deve uscire di scena vuole farlo con il botto: sentiremo se sarà vero dopo il 30 agosto, quando è prevista l’uscita del disco, che è prodotto insieme a Jeff Trott, dalla stessa Crwo, Nel Post comunque potete già ascoltare alcune canzoni per farvi un’idea.

Bruno Conti

Vero Country D’Autore…Da Parte Di Un Autore Non Country! Tim Bluhm – Sorta Surviving

tim bluhm sorta surviving

Tim Bluhm – Sorta Surviving – Blue Rose Music CD

Il fatto che Tim Bluhm, leader della nota rock band di San Francisco The Mother Hips, abbia pubblicato un album da solista non è di per sé quella gran notizia, dal momento che ne ha già una manciata all’attivo: la cosa però che colpisce è che Sorta Surviving è un disco di vero country di stampo classico, e pure molto bello. Il country è un genere che Tim ha sempre amato, ed anche in passato aveva mostrato influenze in questo senso, ma un lavoro tutto country non lo aveva mai fatto, e di sicuro non mi sarei aspettato che il risultato fosse di questo livello qualitativo. Sarà stato anche ispirato dai muri del Cash Cabin Studio, di proprietà del grande Johnny Cash (luogo nel quale Tim ha inciso l’album sotto la produzione di Dave Schools e la supervisione del figlio dell’Uomo in Nero, John Carter Cash), sarà il gruppo di musicisti che l’hanno accompagnato, con vere e proprie leggende come Dave Roe (a lungo bassista proprio di Cash) e Gene Chrisman (batterista per Elvis Presley, Aretha Franklin e molti altri) e nomi di primo piano come i chitarristi Jack Pearson e Jesse Aycock ed i backing vocalists Elizabeth Cook e Harry Stinson, ma Sorta Surviving è un country record perfettamente credibile, con un suono splendido ed una serie di canzoni di prima qualità, che mettono Bluhm come ultimo in ordine di tempo in un ipotetico gruppo di artisti capaci di passare da un genere all’altro con estrema disinvoltura.

Che il disco è di quelli giusti lo si capisce già dall’iniziale Jesus Save A Singer, un delizioso honky-tonk dal suono molto classico, guidato da un ottimo pianoforte (Jason Crosby) e con un motivo di grande piacevolezza. E Tim mostra anche di avere la voce adeguata, morbida, carezzevole ed espressiva. No Way To Steer è anche meglio, una splendida country song dal refrain scintillante e contraddistinta da un languido accompagnamento in cui dominano la steel ed ancora il piano; decisamente riuscita anche Jimmy West, un racconto di stampo western che ricorda molto lo stile di Tom Russell, una ballatona profonda cantata e suonata benissimo. Ancora honky-tonk che più classico non si può con Where I Parked My Mind, anche questa bella e cristallina, con un tocco di Texas: dischi country così non ne escono molti in un anno, sembra davvero di sentire un veterano del genere. Raining Gravel è un brano lento ed intenso, con un feeling da cantautorato anni settanta, la title track ha il sapore del country-rock californiano d’altri tempi ed è guidata da una delle migliori melodie del CD, mentre l’affilata Del Rio Dan è più rock, e spuntano anche un organo e un piano elettrico che spostano il disco su coordinate quasi sudiste. La vorticosa Squeaky Wheel, un bluegrass dal ritmo decisamente sostenuto, chiude il gruppo dei pezzi originali, ma come ciliegina abbiamo anche due cover: la splendida I Still Miss Someone proprio di Johnny Cash (in omaggio al luogo che ha ospitato Tim), che rimane un capolavoro in qualunque modo la si faccia, ed una lenta ed appassionata rilettura di Kern River, un classico minore di Merle Haggard.

Sorta Surviving è uno dei migliori album country di questa prima metà dell’anno, ed in assoluto una delle cose più riuscite della carriera di Tim Bluhm.

 Marco Verdi

Altro Grande Disco, Ormai E’ Una Garanzia! Tom Russell – October In The Railroad Earth

tom russell october in the railraod earth

 Tom Russell – October In The Railroad Earth – Frontera/Proper CD

Tom Russell è oggi, almeno a mio parere, uno dei maggiori songwriters americani, la cui crescita come autore è avvenuta progressivamente negli anni, disco dopo disco. Tom fa infatti parte di quella ristretta categoria di artisti che non sbaglia un colpo e che, con le sole possibili esclusioni di Hotwalker e Aztec Jazz, non ha mai deluso. Nel 2015 ha pubblicato il suo capolavoro assoluto, il magnifico The Rose Of Roscrae https://discoclub.myblog.it/2015/04/29/epica-saga-del-west-lunga-quarantanni-tom-russell-the-rose-of-roscrae-ballad-of-the-west/ , ma la sua carriera è piena di album degni di nota, pubblicati tra l’altro con cadenza abbastanza regolare: titoli come The Rose Of San Joaquin, The Man From God Knows Where, Borderland (disco dell’anno 2001 per il sottoscritto), Indian Cowboys Horses Dogs, Mesabi, solo per citare i miei preferiti. Ho sempre sostenuto che Russell, originario della California, sia in realtà un texano mancato, in quanto le sue canzoni parlano spesso di storie di confine, e spesso e volentieri vengono rivestite di sonorità country e tex-mex; ma Tom è un artista a tutto tondo, in quanto si diletta anche nella pittura (le copertine dei suoi album sono opera sua, e tiene anche diverse mostre in varie gallerie d’arte), ed in più i suoi testi hanno quasi sempre riferimenti letterari che denotano una notevole cultura.

Il suo nuovissimo album October In The Railroad Earth, per esempio, ha parecchi riferimenti alle opere di Jack Kerouac (uno dei padri della Beat Generation) a partire dal titolo che è lo stesso di uno scritto dell’autore del Massachusetts. Ed è proprio a Kerouac che Russell dedica il lavoro, ma anche a Johnny Cash: e pure questa non è una dedica casuale, in quanto October In The Railroad Earth è musicalmente ispirato direttamente dall’Uomo In Nero (i cui dischi, specie quelli tematici dei primi anni sessanta, sono stati indispensabili per la formazione musicale di Tom), e di conseguenza è quello dalle sonorità più country di tutta la carriera del californiano. Ma October In The Railroad Earth è prima di tutto un grande disco, che si pone da subito tra i migliori di Russell, ispiratissimo sia dal punto di vista lirico (ed è un vero peccato che nei suoi CD raramente Tom includa i testi) sia da quello musicale, ed in più suonato alla grande da una super band guidata dalla chitarra elettrica di Bill Kirchen, storico band leader dei Lost Planet Airmen di Commander Cody, e completata dalla sezione ritmica di David Carroll (basso) e Rick Richards (batteria) e dalla bella steel guitar di Marty Muse, mentre la quota tex-mex è rappresentata dal bajo sexto e fisarmonica di Max e Josh Baca dei Los Texmaniacs.

Ed il CD parte subito alla grande con la title track, in cui il vocione profondo di Tom introduce una strepitosa country song, quasi come se Cash fosse ancora tra noi: melodia accattivante, ritmo acceso ed una bellissima steel a punteggiare, oltre ad un breve ma ficcante assolo di Kirchen. Small Engine Repair è una cadenzata ballatona contraddistinta da uno splendido refrain, un pezzo ancora sfiorato dal country che dimostra lo status di grande cantautore ormai raggiunto dal nostro; T-Bone Steak And Spanish Wine sposta l’album su territori folk, e vede Tom accompagnarsi solo all’acustica, per un intenso racconto tipico dei suoi, cantato con la solita voce espressiva, mentre Isadore Gonzalez è assolutamente strepitosa, un valzerone tex-mex dominato dalla fisa di Josh Baca, servito da un testo profondamente evocativo e da un motivo irresistibile: una delle migliori composizioni di Tom, e non solo su questo disco. Red Oak Texas è ancora un’ottima ballata, nella quale Russell alterna cantato e talkin’ con estrema disinvoltura, un accompagnamento avvolgente da parte della band ed un altro ritornello vincente.

Back Streets Of Love vede di nuovo Tom in perfetta solitudine alle prese con uno slow intenso e toccante, con l’aggiunta della seconda voce di Eliza Gilkyson che fa la differenza, un brano in contrasto con la bellissima Hand-Raised Wolverines, una rock song elettrica e potente, suonata alla grande e melodicamente sempre ad alto livello. Highway 46 è un limpido e terso country tune, più texano che mai, dal delizioso chorus ed ancora con la Gilkyson ad impreziosire il tutto con la sua voce cristallina; con Pass Me The Gun, Billy siamo in pieno territorio western, un racconto decisamente emozionante tra talkin’, melodia, canzone e poesia. Chiusura con When The Road Gets Rough, movimentato pezzo elettrico tra country e rock (tra i più riusciti del CD) e con una fantastica ripresa di Wreck Of The Old 97, brano popolare reso famoso proprio da Cash: gran ritmo e Kirchen che arrota da par suo, il miglior omaggio possibile al Man In Black. Altro gran bell’album da parte di Mr.Tom Russell: October In The Railroad Earth ce lo ritroveremo tra le mani anche a fine anno, quando sarà tempo di classifiche.

Marco Verdi