Una “Storia Gloriosa” Nell’Ambito Folk-Rock Lunga 40 Anni. Oysterband –This House Will Stand

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Oysterband – This House Will Stand The Best Of Oysterband 1998-2015  – Navigator Records 2 CD

Fin dalle loro origini nei lontani anni ’70, gli Oysterband (di cui ho recensito sul Blog il loro ultimo lavoro di studio Diamonds On The Water http://discoclub.myblog.it/2014/03/08/i-veterani-del-folk-rock-britannico-oysterband-diamonds-on-the-water/ ) hanno attraversato, con una lunga serie di formazioni e stili musicali, una duratura e meritata stagione nell’ambito del folk-rock britannico (dando spesso il meglio nei loro sempre acclamati spettacoli dal vivo). Per un gruppo che ha attraversato con successo una carriera così lunga e importante è quasi sorprendente che questo This House Will Stand (sottotitolato the Best Of Oysterband 1998-2015), sia solo la seconda retrospettiva estratta dal loro sterminato “songbook” dopo Granite Years uscito nel 2000, e non considerando pienamente tali Trawler (95) e Pearls From The Oysters (98). Questa raccolta, composta da 29 brani, fornisce una panoramica completa del periodo citato nella vita della band,  soprattutto materiale dagli ultimi cinque album in studio (a partire da Here I Stand (99), e una ricca selezione di brani inediti, b-sides, demo e versioni alternative che compongono il secondo CD.

Nel primo disco l’album più saccheggiato (un po’ a sorpresa) è Rise Above (02): a partire dal brano iniziale, il folk armonioso di The Soul’s Electric e poi Uncommercial Song, la limpida bellezza della musica irlandese, ma non solo, nei tradizionali Blackwaterside e Bright Morning Star (uno spiritual dei monti Appalachi), e la title track Rise Above, mentre da Meet You There (07) vengono riproposte le “danzerecce” Where The World Divides e Walking Down The Road With You, una ballata calda, avvolgente e ricca di atmosfera come Dancing As Fast As I Can, e il folk-agreste di Here Comes The Flood. Da Here I Stand (99) la Oysterband pesca due brani tra i più armoniosi e ballabili come Street Of Dreams e On The Edge (dove è impossibile non muovere il piedino), mentre selezionate dal recente Diamonds On The Water (14), appaiono il folk arioso di Spirit Of Dust, A Clown’s Heart e A River Runs, infine, colpevolmente, dal bellissimo e pluripremiato Ragged Kingdom, registrato con June Tabor, la seconda collaborazione dopo il noto Freedom And Rain (90), viene estratta solo la bellissima rielaborazione di Love Will Tear Us Apart, il brano dei Joy Division, un classico senza tempo valorizzato dalla magnifica voce della Tabor.

Con il secondo bonus CD l’ascolto si fa più interessante: dall’iniziale ballata folk I Built This House, che con la tambureggiante Scattergun e il tradizionale Bold Riley sono le canzoni inedite del lavoro, a cui fanno seguito due tracce dal vivo come Ways Of Holding On in duetto con Emma Hardelin, e la vivace Jail Song Two; vengono poi recuperate, in versione alternativa, la bellissima Never Left (la trovate su Deserters (92), la dolente And As For You, la straziante melodia di una suadente Mississippi Summer (cercatela sul magnifico Freedom And Rain (90), e la nota Long Dark Street. I due lati B inseriti nel dischetto sono la danzante Hangman Cry, e il brano strumentale The Sailor’s Bonnet, che con il tradizionale I Once Loved A Lass, e le versioni demo di She’s Moved On e della conclusiva corale The Cornish Farewell Shanty, chiudono una collezione volutamente intrigante.

Per chi scrive, la Oysterband è stata (ed è tuttora), senza ombra di dubbio, nelle quasi quattro decadi di carriera, una delle più popolari e creative band folk-rock del panorama anglosassone, e questo nuovo lavoro antologico This House Will Stand rischia di diventare indispensabile sia per i “neofiti” del genere, quanto obbligatorio per chi già li conosce (in particolare per il secondo CD), e se posso permettermi un consiglio da amico, investite senza esitazione i vostri “svalutati” euro, credetemi ne vale la pena.

Tino Montanari

I “Veterani” Del Folk Rock Britannico! Oysterband – Diamonds On The Water

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Oysterband – Diamonds On The Water – Navigator Records/IRD

Tra I tanti gruppi che hanno provato a mischiare le sonorità moderne con elementi della tradizione la Oysterband è quella che ha avuto un percorso artistico piuttosto lineare, con un’evoluzione lenta ma pressoché costante. La loro storia inizia con il nome di Fiddler’s Dram, e il primo cambio di nome porta alla Oyster Ceilidh Band e poi alla Oyster Band, che esordisce con English Rock ‘n’ Roll. The Early Years 1800-1850 nel lontano ’82. A questo punto la cantante Kathy LeSurf lascia per unirsi alla Albion Band e la tradizione nel gruppo è rappresentata dal melodeon di John Jones, mentre Ian Telfer non disdegna l’elettrificazione del suo violino.

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Con l’ingresso in pianta stabile del batterista Russell Lax a partire da Step Outside (86) il suono diventa più rock ed elettrico di prima, e tutti i lavori successivi sono legati a cadenze grintose e appassionate (nonostante il grande successo commerciale non arrivi). Nel corso degli anni ’90 pubblicano notevoli album come Holy Bandits (93), The Shouting End Of Life (95) Deep Dark Ocean (97) Here I Stand (99), fino ad arrivare all’ultima decade con Eise Above (02), Meet You There (07), The Oxford Girl And Other Stories (08), senza dimenticare le due  collaborazioni con la leggendaria June Tabor Freedom And Rain (90) e il pluripremiato Ragged Kingdom (11), recensito puntualmente su queste pagine virtuali dall’amico Bruno http://discoclub.myblog.it/2011/09/30/che-disco-june-tabor-oyster-band-ragged-kingdom/ .

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La base da cui parte la Oysterband è un suono pop-rock a volte energico, altre volte più morbido ed orecchiabile su cui si intreccia la contaminazione folk sempre presente fin dagli esordi http://www.youtube.com/watch?v=-U4_iQKKRNc . La musica del gruppo è dunque diretta, senza inutili fronzoli, ben interpretata dalla voce del leader John Jones e colpisce immediatamente, coinvolgendo sin dal primo ascolto. I brani sono tutti composti dalla band, e come sempre un po’ tutti i componenti partecipano alla stesura dei testi e delle musiche, a dimostrazione che il gruppo e molto affiatato, omogeneo, senza diversità di ruoli (e cosa molto importante) senza che nessuno si senta un semplice comprimario.

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Questo ultimo lavoro Diamonds On The Water, è il primo dopo l’uscita dalla line-up dello storico componente Ray “Chopper” Cooper, sostituito da Al Scott al basso, e la conferma del cantante John Jones anche all’organetto, Alan Prosser alle chitarre e viola, Dil Davies alla batteria, Ian Telfer al violino e la partecipazione come ospiti di Adrian Oxaal  al cello, Peter Davison alla tromba, Eira Owen al corno francese e come vocalist Rowan Godel e Lee Partis.

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A partire dalla bellissima copertina del disco, i diamanti cominciano a spuntare dall’acqua con l’iniziale A Clown’s Heart, un brano ritmato con un accattivante uso delle armonie vocali, a cui fa seguito uno dei punti di forza dell’album A River Runs,  aperta dal violino, una perfetta canzone folk-pop con la seconda voce della Godel, mentre Spirit Of Dust è una semplice melodia celtica suonata con gli strumenti tradizionali http://www.youtube.com/watch?v=YanRxqW0neg . Altri diamanti galleggiano sull’acqua a partire dalla dolce e sognante Lay Your Dreams Down Gently, accompagnata nuovamente dal violino e dalle ricche armonie vocali, proseguendo con la title track Diamonds On The Water, altro brano vivace ed incisivo, sottolineato dalla fisarmonica, per poi pescare un diamante grezzo ma stupendo come The Wilderness, che unisce la dolcezza e la melodia di violino e fisarmonica, ad accompagnare il cantato di Jones http://www.youtube.com/watch?v=4ZAlVzcJwRI .

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Il viaggio riparte con una ballata di ampio respiro come Palace Of Memory, preludio all’unico brano tradizionale dell’album Once I Had A Sweetheart (mi ricordo una bella versione dei Pentangle), qui rifatta in una versione “neo-psichedelica”, mentre con No Ordinary Girl il piedino non riesce a stare fermo. La pesca si avvia alla conclusione con il folk accelerato di Call You Friend, un’altra magnifica ballata di altri tempi come Steal Away (marchio di fabbrica del gruppo), e una bella nuotata nell’oceano Like A Swimmer In The Ocean , una perfetta canzone folk acustica, è il modo migliore per terminare la raccolta di “diamanti che spuntano sull’acqua”.

Diamonds On The Water è un disco valido, senz’altro una delle pagine più belle di questo inizio di stagione, se vi piace il genere non sono certo soldi buttati via, per tutti gli altri un’occasione d’oro, per chi non ha niente di loro (con rima finale).

Tino Montanari   

Che Disco! June Tabor & Oysterband – Ragged Kingdom

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June Tabor & Oysterband – Ragged Kingdom – Topic Records

Maestoso, magnifico, meraviglioso, un disco stupendo e mi fermo perché non vorrei esagerare. Dischi così belli nell’ambito folk-rock si facevano solo negli anni ’70 (ma anche in qualsiasi altro tipo di musica è difficile trovare album così completi). Nel 1990 June Tabor e la Oysterband avevano già fatto un altro disco in coppia, Freeedom and rain, che era bello, persino molto bello ma questo nuovo Ragged Kingdom supera ogni aspettativa, un album che compete con classici come Liege and Lief dei Fairport o Below The Salt degli Steeleye Span o Sweet Child dei Pentangle per la profondità dei contenuti, la scelta del materiale, la qualità delle esecuzioni, la strepitosa bravura di June Tabor che è una cantante incredibile (sto iniziando a essere in difficoltà negli aggettivi). La Tabor che quest’anno ha già pubblicato un disco Ashore, bellissimo, che si candidava autorevolmente a disco Folk dell’anno ma questo Ragged Kingdom lo supera.

Una delle più riuscite fusioni tra la voce emozionante della Tabor e il sound elettrico ed elettrizzante della Oysterband, tra le migliori band di folk-rock della scena britannica in attività dalla seconda metà degli anni ’70 quando i Fiddler’s Dram che avevano come vocalist Kathy Lesurf si fusero con la Oyster Ceilidh Band che all’inizio era una dance band (nell’ambito folk ovviamente). Più o meno nello stesso periodo June Tabor esordiva con un disco Silly Sisters registrato in coppia con Maddy Prior degli Steeleye Span. Se volete investigare sulle loro carriere separate potete provare uno qualsiasi dei dischi solisti della Tabor (sono quasi tutti belli) oppure il cofanetto quadruplo pubblicato dalla Topic nel 2005, Always. Per la Oyster Band (staccato), potete provare Liberty Hall del 1985 e per la Oysterband (attaccato, ma sono sempre loro) Deserters, oltre che, per entrambi Fredom and Rain.

La cosa migliore, per questa unica occasione e se già non frequentate il genere e i personaggi in questione, sarebbe quella di partire dal fondo con questo Ragged Kingdom: sono dodici brani, uno più bello dell’altro, ma con delle punte di qualità che si stagliano su uno standard elevatissimo che gli ha fruttato giudizi da 5 stellette da parte di Mojo, Guardian, BBC e altri e che sono inconsueti abitualmente. 4 stellette vengono date con noncuranza e spesso a sproposito ma cinque sono l’eccellenza assoluta (e in questo caso meritata).

A partire da una rilettura gagliarda dello standard Bonny Bunch Of Roses dove l’andatura incalzante della costruzione musicale della Oysterband stimola la Tabor in una interpretazione profonda e ricca di significati di questo celebre brano che rinasce a nuova vita per l’ennesima volta. E che dire della rilettura di un brano che difficilmente si accosterebbe alla musica popolare inglese (o forse sì?)? That Was My Veil di PJ Harvey si riveste di nuovi sapori con la voce profonda ed evocativa della Tabor che è una delle migliori cantanti della musica inglese, in assoluto, generi a parte. Il primo duetto con la voce storica degli Oysterband, John Jones è un delizioso traditional chiamato Son Of David e le due voci si intrecciano e si completano in un modo quasi magico, con il violino di Ian Telfer che aggiunge ulteriore spessore all’esecuzione.

Che si ripete e si amplifica in una rilettura semplicemente “definitiva” di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division (un classico dei loro concerti), che diventa un brano acustico, dove la chitarra di Alan Prosser e il cello di Ray Cooper (Chopper per gli amici) accompagnano le voci sublimi di Jones e June Tabor verso vette quasi ineguagliabili. Voci che sono nuovamente protagoniste nella versione accapella di (When I Was no but) Sweet Sixteen, anche questa superba.

Judas (Was a Red-headed Man) dall’andatura decisamente folk-rock classica e If My Love Loves Me, entrambe con il melodeon di John Jones in evidenza, sono “solamente” belle. Un brano di Shel Silverstein The Hills Of Shiloh, che è un piccolo classico delle canzoni americane dedicate alla guerra civile e contro la guerra stessa è noto, tra le tante, per la versione di Judy Collins, ma questa cantata da June Tabor accompagnata solo da una chitarra in pura tradizione folk è veramente emozionante. Fountains Flowing è un’altra canzone tradizionale che si immerge profondamente nella tradizione del miglior folk-rock inglese, sembra una di quelle magnifiche accoppiate di Sandy Denny e Richard Thompson dei tempi d’oro. E anche The Leaves of Life due o tre frecce al suo arco le ha.

Ma sono i due brani conclusivi che ritornano a livelli incredibili, prima una versione particolarissima e superba di Seven Curses di Bob Dylan con il cello di Ray Cooper che si disputa la scena con le voci duettanti di June Tabor e John Jones. E per finire un altro brano tra i più belli della storia della musica americana, The Dark End Of The Street che dalla versione originale (e inarrivabile) di uno dei maestri della musica soul, lo sfortunatissimo James Carr è passata nei decenni attraverso Aretha Franklin, Ry Cooder, Eva Cassidy, i Moving Hearts, lo stesso Springsteen per approdare alla versione di questo disco dove le voci di Jones e Tabor si intrecciano ancora una volta accompagnate da un violino e da una fisarmonica (pardon, English Concertina) che la rendono ancora una volta un classico della tradizione folk.

Credo che difficilmente quest’anno si siano fatti o si faranno dischi più belli, alla pari forse ma non superiori. Altamente, caldamente e “disperatamente” consigliato. Se vi piace il folk, come dicevo nel Post precedente, qui siamo su livelli stratosferici!

Bruno Conti

Novità Di Settembre Parte II.Waterboys, June Tabor & Oyster Band, Pearl Jam, Nick Lowe, JJ Grey & Mofro, Reckless Kelly, Tony Bennett, Grateful Dead, Eccetera

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 In questi giorni mi sono dedicato alle recensioni per cui ho accumulato una mole di uscite impressionanti per la rubrica delle anticipazioni (ed alcune, essendo nel frattempo uscite, non lo sono più) per cui vai con il recupero, diviso in due o tre post, perché c’é veramente molto materiale, scelto, ovviamente tra quello che reputo più interessante e le uscite più importanti.

Dopo l’album di demo e di materiale d’archivio i Waterboys di Mike Scott pubblicano un nuovo CD finalmente degno della loro fama. Si chiama An Appointment With Mr. Yeats, esce domani martedì 20 settembre per la Proper e si tratta, come dice il titolo, dell’adattamento di liriche di WB Yeats messe in musica solo oggi, perché recentemente sono scaduti i diritti d’autore e prosaicamente quel risparmio è importante per dischi che non hanno budgets stratosferici. Mike Scott aveva già musicato due poemi di Yeats, uno The Stolen Child per Fisherman’s Blues (e quello è l’album più musicalmente vicino a questo, quindi buone nuove) e l’altro Love and death che appariva in Dream harder. Altri fattori positivi? C’è di nuovo Steve Wickham al violino, c’è Kate St.John, una vocalist irlandese che si chiama Katie Kim, altri due fiatisti oltre alla St.John e una manciata di belle canzoni.

A proposito di musica celtica e dintorni questo è il secondo disco di June Tabor nel 2011 e si annuncia come un evento. Oltre a sancire una nuova collaborazione con la Oyster Band a distanza di 21 anni dal precedente Freedom and Rain, questo Ragged Kingdom edito come di consueto dalla Topic Records ha ricevuto una recensione da 5 stellette sulla rivista Mojo (ma anche il Guardian) che si riserva solo ai capolavori. Inoltre nel disco ci sono alcune cover da antologia: dalla ripresa di The Bonny Bunch Of Roses passando per una bellissima versione di That Was My Veil di P.J.Harvey per arrivare ad una rivisitazione acustica di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division. Nuovi e vecchi “classici”, anche American Civil War di Shel Silverstein e molte altre chicche. Appena ce l’ho recensione.

I Pearl Jam proseguono nella loro “infinita” serie di pubblicazione di materiale inedito e raro, in studio e dal vivo. Questo doppio Pearl Jam Twenty in uscita sempre il 20 settembre per la Columbia raccoglie nel primo CD materiale dal vivo e nel secondo un misto di live, demo e strumentali ed è la colonna sonora del film che Cameron Crowe ha curato per festeggiare i 20 anni della band, per fare prima questa è lista dei contenuti:

Disc 1

  1. Release (Arena di Verona – Verona, Italy 9/16/2006)
  2. Alive (Mookie Blaylock – The Moore Theatre – Seattle, WA 12/22/1990)
  3. Garden (Albani Bar of Music – Winterthur, Zurich, Switzerland 2/19/1992)
  4. Why Go (Markthalle – Hamburg, Germany 3/10/1992)
  5. Black (Kaufman Astoria Studios – MTV Unplugged – New York, NY 3/16/1992)
  6. Blood (Mt Smart Stadium – Auckland, New Zealand 3/25/1995)
  7. Last Exit (Taipei International Convention Center – Taipei, Taiwan 2/24/1995)
  8. Not For You (Folk Arts Theater – Manila, Philippines 2/26/1995)
  9. Do The Evolution (Monkeywrench Radio – Seattle, WA 1/31/1998)
  10. Thumbing My Way (Chop Suey, Seattle, WA 9/6/2002)
  11. Crown of Thorns (10th Anniversary Show – MGM Grand – Las Vegas, NV 10/22/2000)
  12. Let Me Sleep (It’s Christmas Time) (Arena di Verona steps – Verona, Italy 9/16/2006)
  13. Walk With Me (Bridge School – Shoreline Amphitheatre – Mountain View, CA 10/23/2010)
  14. Just Breathe (30 Rock, Studio 8H – Saturday Night Live – New York, NY 3/13/2010)

Disc 2

  1. Say Hello 2 Heaven (Temple of the Dog demo 1990)
  2. Times of Trouble (demo 1990)
  3. Acoustic #1 (demo 1991)
  4. It Ain’t Like That (demo 1990)
  5. Need To Know (Matt Cameron demo 2007)
  6. Be Like Wind (Mike McCready score 2010)
  7. Given To Fly (Mike McCready acoustic instrumental 7/29/2010)
  8. Nothing As It Seems (Jeff Ament Montana demo 1999)
  9. Nothing As It Seems (Key Arena, Seattle, WA 10/22/2001)
  10. Indifference (PalaMalaguti – Bologna, Italy 9/14/2006)
  11. Of The Girl (Instrumental 2000)
  12. Faithfull (Duomo Square – Pistoia, Italy – soundcheck 9/20/2006)
  13. Bu$hleaguer (Nassau Coliseum – Uniondale, NY 4/30/2003)
  14. Better Man (Madison Square Garden – New York, NY 5/21/2010)
  15. Rearviewmirror (Gibson Amphitheatre, Universal City, CA 10/01/2009)            

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Nick Lowe, (the old) Codger, “il vecchio strambo”, come lo chiamano in Inghilterra, pubblica questo The Old Magic per la Proper, che dovrebbe essere se non ho fatto male i conti il suo tredicesimo da solista senza contare Brinsley Schwarz, Rockpile e collaborazioni varie oltre ad antologie e live. E’ sempre “Pure Pop For Now People” anche se più maturo e meditativo del solito (a 61 anni) ma con i soliti sprazzi di classe e un brano, Poisoned Love, scritto dal vecchio pard Elvis Costello. In questo caso, Mojo a parte, una pioggia di 4 stellette. Questo è già uscito la scorsa settimana.

E anche il nuovo, terzo album, di St. Vincent, Strange Mercy è già stato pubblicato dalla 4AD il 13 settembre. La nuova prova di Annie Clark, nome all’anagrafe di St.Vincent la conferma come una della cantautrici più interessanti ed originali in circolazione, tra chitarre, tastiere ed una voce che galleggia sognante e l’occasionale brano pop con relativo video.

JJ Grey & Mofro incidono per la Alligator Records e quindi il genere si può immaginare, anche se questa confezione CD+DVD di materiale dal vivo, Brighter Days, mette in evidenza le consuete contaminazioni con funky, soul, southern rock e belle canzoni degli album di studio. Una sorta di Little Feat per i nostri tempi. Anche questo è uscito il 13 settembre e dovrebbe costare poco di più di un singolo album.

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Tony Bennett ormai veleggia verso i 100 anni (meno? Mi dicono 85!) e ormai siamo oltre i 70 album pubblicati, questo è il secondo disco di duetti, Duets II, lo dice anche il titolo e contiene il famoso brano cantato con Amy Winehouse. Esce domani, 20 settembre, per la Columbia e poteva mancare la versione Deluxe con il DVD con il making of dell’album? Certo che no. In iTunes è disponibile dal 2 agosto e la grande catena americana Target ne pubblica una versione con 19 brani. Per tutti gli altri questo è il contenuto.

  1. The Lady Is A Tramp (with Lady Gaga)
  2. One For My Baby (And One More For The Road) (with John Mayer)
  3. Body And Soul (with Amy Winehouse)
  4. Don’t Get Around Much Anymore (with Michael Bublé)
  5. Blue Velvet (with k.d. lang)
  6. How Do You Keep The Music Playing (with Aretha Franklin)
  7. The Girl I Love (with Sheryl Crow)
  8. On The Sunny Side of the Street (Willie Nelson)
  9. Who Can I Turn To (When Nobody Needs Me) (with Queen Latifah)
  10. Speak Low (with Norah Jones)
  11. This Is All I Ask (with Josh Groban)
  12. Watch What Happens (with Natalie Cole)
  13. Stranger In Paradise (with Andrea Bocelli)
  14. The Way You Look Tonight (with Faith Hill)
  15. Yesterday I Heard The Rain (with Alejandro Sanz)
  16. It Had To Be You (with Carrie Underwood)
  17. When Do The Bells Ring For Me (with Mariah Carey)

Se non avevate i 450 dollari per la edizione da 72 CD (che comunque è esaurita da illo tempore) la Rhino/Warner pubblica domani questo Grateful Dead Europe ’72 Volume 2, doppio a prezzo speciale con altri 19 pezzi registrati in quel mitico tour. Dicono che la qualità sonora sia spettacolare in HDCD.

Solo 19 brani? Sì, ma The Other One dura 30 minuti e Dark Star quasi 20. Listina…

  1. Bertha – Tivolis Koncertsal, Copenhagen (4/14/72)
  2. Me And My Uncle – Wembley Empire Pool, Wembley (4/7/72)
  3. Chinatown Shuffle – Tivolis Koncertsal, Copenhagen (4/14/72)
  4. Sugaree – Olympia Theatre, Paris (5/3/72)
  5. Beat It On Down The Line – Theatre Hall, Luxembourg (5/16/72)
  6. Loser – Tivolis Koncertsal, Copenhagen (4/14/72)
  7. Next Time You See Me – Olympia Theatre, Paris (5/4/72)
  8. Black-Throated Wind – Tivolis Koncertsal, Copenhagen (4/14/72)
  9. Dire Wolf – Jahrhundert Halle, Frankfurt (4/26/72)
  10. Greatest Story Ever Told – Olympia Theatre, Paris (5/3/72)
  11. Deal – Olympia Theatre, Paris (5/4/72)
  12. Good Lovin’ – Jahrhundert Halle, Frankfurt (4/26/72)
  13. Playing In The Band – Strand Lyceum, London (5/24/72)

Disc 2

  1. Dark Star- Bickershaw Festival, Wigan (5/7/72)
  2. Drums – Bickershaw Festival, Wigan (5/7/72)
  3. The Other One -Bickershaw Festival, Wigan (5/7/72)
  4. Sing Me Back Home – Strand Lyceum, London (5/26/72)
  5. Not Fade Away – Wembley Empire Pool, Wembley (4/7/72)
  6. Goin’ Down The Road Feeling Bad – Wembley Empire Pool, Wembley (4/7/72)
  7. Not Fade Away – Wembley Empire Pool, Wembley (4/7/72)

Per oggi (ma ce ne sono ancora una valanga usciti e in uscita per i prossimi giorni) finiamo con il nuovo album dei Reckless Kelly Good Luck And True Love disponibile dal 13 settembre su etichetta No Big Deal. “Solito” ottimo country-rock e roots music per il quintetto texano, uno dei migliori del genere.

A domani!

Bruno Conti

Novità Di febbraio Parte IV. Johnny Cash, Bruce Cockburn, June Tabor, Jude Johnstone, Rainbow, Bocephus King. Eccetera

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Riprendiamo la nostra disamina delle prossime uscite discografiche (e qualcuno già uscito) dopo un’orgia di recensioni Blues e qualche “Beautiful Loser” che meritava di essere portato alla vostra conoscenza. Mentre scrivo in questa piovosa domenica di febbraio sto ascoltando il nuovo di Lucinda Williams Blessed che uscirà il 1 marzo ed è veramente bellissimo. Mi avevano pregato di aspettare fino ad una decina di giorni prima dell’uscita per recensirlo, quindi d’ora in poi ogni giorno è buono.

Intanto una precisazione: contrariamente a quanto annunciato il DVD di James Taylor e Carole King Troubaudours (almeno per l’Italia) non uscirà più il 22 Febbraio ma esattamente un mese dopo il 22 marzo.

Confermato per il 22 febbraio il “nuovo” Johnny Cash, Bootleg Vol.2: From Memphis To Hollywood, doppio CD pubblicato dalla Sony Legacy, esce a quattro anni di distanza dal precedente Personal File (che viene ripubblicato a prezzo speciale) e contiene materiale d’archivo, dagli esordi Live in quel di Memphis nel maggio 1955 passando per materiale registrato negli studi Sun di Sam Phillips (11 demo inediti, 7 outtakes e ulteriori 2 demo) per un totale di 32 brani nel primo CD. Il secondo CD contiene 25 brani del periodo Columbia: singoli non contenuti negli album CBS, B-sides e outtakes, per un totale di 25 inediti.

Due donzelle per gradire. June Tabor è una delle più grandi voci della musica folk britannica (e della musica tout court) e a 35 anni dall’esordio Silly Sisters con Maddy Prior pubblica (se non ho fatto male i conti) quello che dovrebbe essere il suo 20° album, Ashore, l’etichetta come di consueto è la Topic. Il Guardian in una sola parola lo ha definito “Magnifico” e chi siamo noi per dissentire. Per chi non la conosce una ottima occasione per avvicinare la sua musica.

Jude Johnstone, è una di quella cantautrici che si è soliti definire “minori” o se preferite di “culto” ma in effetti è uno dei segreti meglio custoditi della scena americana. Questo Quiet Girl è il suo quinto album, distribuito dalla propria etichetta la Bojak Records negli States (dove è uscito la scorsa settimana) e l’8 marzo in Inghilterra per la Burnside. Da noi spero nell’Ird per una distribuzione nazionale. Vi basti sapere che le sue canzoni sono stato incise da Emmylou Harris (che partecipa all’album), Stephen Bishop, Bonnie Raitt, Trisha Yearwood, Johnny Cash, Bette Midler, Stevie Nicks, tanto per darvi un’idea. Lo stile varia dal country al folk, alla canzone d’autore, roots ma anche jazzato di tanto in tanto, con una voce particolare che non guasta.

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Bruce Cockburn secondo il modesto parere di chi scrive è uno dei cinque migliori musicisti canadesi di sempre (se Neil Young, Joni Mitchell e Leonard Cohen sono gli altri tre, il quinto chi è? Forse la Band?). In ogni caso questo Small Source Of Comfort che esce per la True North in tutto il mondo l’8 marzo (ma stranamente è già disponibile nei negozi italiani a cura dell’Ird) è il suo 24° album (25 se contiamo lo strumentale Speechless) di studio, oltre ad una manciata di Live e qualche antologia, con e senza inediti. Tutti belli o molto belli, questo è uno dei migliori in assoluto. Uomo avvisato…

Sempre dal Canada viene un musicista di culto, Bocephus King, questo Willie Dixon God Damn! è il suo quinto album (servizio discografie, utile per aggiornare le vostre collezioni), il primo dopo una pausa di quasi sette anni e lo riporta ai fasti del primo Joco Music del 1996. Una delle voci più interessanti in circolazione e nonostante il titolo non c’entra niente con il Blues (più o meno). Già disponibile!

Il nome Ben Ottewell non dirà niente ai più ma si tratta di un ex componente dei Gomez, una delle migliori nuove band inglesi che esordì nel lontano 1998 con l’ottimo Bring It On candidato al Mercury Prize (che credo abbiamo anche vinto, si tratta del premio della critica inglese). Allora Ottewell aveva solo 18 anni. Questo suo esordio da solista si chiama Shapes and Shadows è già uscito in Inghilterra per la Eat Sleep Records (?!? andiamo bene!) e pur venendo inserito nel filone Americana, sono stati scomodati paragoni con il Nick Drake di Bryter Layter, David Gray e Ryan Adams. A questo punto sono curioso di sentirlo. watch?v=Sfxj5wDbZ24

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Tre ristampe tre.

La Raven australiana pubblica un CD dal vivo del 1972 di Howlin’ Wolf Live and Cookin’ At Alice’s Revisited, pubblicato in origine dalla Chess si tratta di uno degli ultimi dischi del “Lupo”. Contiene 2 bonus tracks ed è l’unico disco dal vivo ufficiale di Howlin’ Wolf pubblicato quando era ancora in vita. Il vocione è ancora in gran forma e molti dei cavalli di battaglia sono presenti: Smokestack Lightnin’, Killing Floor, Back Door Man e Little Red Rooster per uno dei musicisti che ha influenzato decine di gruppi e solisti rock, Jim Morrison in primis.

Per gli amanti dell’hard rock classico anni ’70 prosegue la ristampa degli album dei Rainbow di Ritchie Blackmore in versione Deluxe doppia: questa volta è il turno di Down To Earth che viene ripubblicato rimasterizzato con un secondo CD che contiene 12 bonus tracks, prevalentemente strumentali e qualche alternate takes. Già uscito in Inghilterra disponibile a giorni anche in Italia.

La Alligator per proseguire nei festeggiamenti del suo 40° anniversario ha già pubblicato la ristampa rimasterizzata e con una traccia bonus di uno dei dischi più belli della storia del blues recente. Si tratta della super session tra Albert Collins, Robert Cray e Johnny Copeland in un disco strepitoso intitolato Showdown che viene ripubblicato a 25 anni dall’uscita originaria del 1985. Per gli amanti del blues elettrico e ruspante, il più genuino un disco che non si può fare a meno di avere. Eccezionale!

Bruno Conti