Eccone Un Altro Che Non Sbaglia Mai Un Disco! Cody Canada & The Departed – 3

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Cody Canada & The Departed – 3 – Blue Rose/Ird CD

Nuovo album per il texano trapiantato in Oklahoma Cody Canada e per la sua attuale band, The Departed, nata dalle ceneri dei Cross Canadian Ragweed (il bassista Jeremy Plato è l’altro membro in comune ai due gruppi insieme a Cody, ed il trio è completato dal batterista Eric Hansen). Il titolo non troppo fantasioso del CD, 3, è peraltro anche fuorviante, in quanto i lavori del gruppo sono in realtà quattro, anche se uno di essi, Adventus, è accreditato genericamente ai Departed, senza la menzione di Canada (e forse è questa la ragione della bislacca numerazione): a dirla tutta esiste anche un disco del 2016, In Retrospect, a nome Jeremy Plato & The Departed, con quindi il bassista come frontman. Ma, considerazioni a parte sulla discografia della band, la cosa più importante è che 3 si rivela essere un gran bel disco di Americana al 100%, con un suono decisamente diretto e chitarristico ed una serie di ottime canzoni. Canada è sempre stato un songwriter coi fiocchi, e questo lavoro è una sorta di riepilogo delle sue influenze, che vanno dalla musica texana, al country-rock di matrice californiana, un po’ di southern ed anche rock puro alla maniera di Tom Petty e John Fogerty (con il quale condivide l’acronimo dell’ex band di appartenenza, CCR).

L’album è prodotto dallo stesso Canada insieme all’amico Mike McClure (a sua volta valido musicista in proprio ed esponente del movimento Red Dirt dell’Oklahoma), il quale partecipa anche in veste di chitarrista aggiunto, insieme a Cody Angel alla steel e Danny Barnes al banjo. Prima ho citato indirettamente i Creedence, e proprio allo storico gruppo di San Francisco si rifà il brano d’apertura, Lost Rabbit, un rock-blues potente e dal ritmo alto, decisamente diretto e chitarristico. Molto bella Lipstick, un folk-rock limpido e cristallino, che rimanda ai classici californiani degli anni settanta, con gran spiegamento di chitarre, ottima melodia e coretti al posto giusto; con A Blackbird siamo in territori bluegrass, c’è un banjo a guidare le danze, anche se l’approccio strumentale del resto della band e la vocalità del nostro sono più dal lato rock. Decisamente gustosa e texana Daughter Of The Devil, un rockin’ country vibrante, elettrico e con elementi sudisti, un pezzo che dal vivo dovrebbe dare il meglio di sé, mentre One Of These Days è una tersa ballata acustica, intima e cantautorale, eseguita con feeling ed estrema finezza.

Splendida Footlights, cover di un brano non molto noto ma ugualmente bellissimo di Merle Haggard, una fulgida western ballad ulteriormente impreziosita dal duetto vocale con Robert Earl Keen, altro texano doc (la cui voce è immediatamente riconoscibile); con Paranoid siamo in territori decisamente rock, Cody usa sia il pedale wah-wah che il talkbox, ed il pezzo, diretto come un pugno, mostra che il nostro può anche roccare di brutto, benché se come songwriting siamo un gradino sotto al resto. La ritmata e scorrevole Satellites And Meteors  è un altro bell’esempio di rockin’ country texano, con Canada che ricorda il primo Steve Earle, così come nella solida Unglued, elettrica e coinvolgente, mentre Sam Hain è una grande canzone rock, una ballata con le chitarre in primo piano, un motivo vincente ed un chiaro feeling alla Tom Petty: forse la migliore del CD. Che dire di Song About Nothin’, altro splendido country-rock elettrico, tra Petty ed i Byrds, anche questa tra le più piacevoli ed immediate; la singolare e saltellante Better sta tra pop e rock, con un synth usato in maniera intelligente. Il CD termina con la mossa e funkeggiante Betty Was Black And Willie Was White (scritta tra gli altri da Will Kimbrough ed incisa anni fa anche da Todd Snider), non tra le migliori, e con l’intensa 1800 Miles, una ballata elettrica crepuscolare e dall’indubbio pathos.

Da quando ha iniziato a fare musica, Cody Canada non mi ha mai deluso, ed anche con 3 conferma la sua più che positiva tendenza nel fare ottima musica.

Marco Verdi

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Appendice E Riepilogo Finale

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Oltre alla formula alla lavagna (si scherza ovviamente), eccomi alla appendice conclusiva relativa ai miei dischi preferiti usciti nel corso del 2018. volevo fare una cosa il più esaustiva possibile, estrapolando le cose migliori di cui si è parlato nel Blog,  soprattutto quelle che già non erano entrate nelle liste di fine anno degli altri collaboratori. Scegliendo i titoli con una ricerca quasi certosina mi sono accorto che la lista era diventata di dimensioni epiche, con oltre 70 titoli, e quindi ho pensato di ampliarla in una sorta di riepilogo di quello che è successo nelle puntate precedenti, e dividerla, raggruppando i titoli in alcune categorie, e inserendo anche tutti i link dei vari Post che sono apparsi sul Blog, così se li vi siete persi potete leggerli, oppure andare a rinfrescarvi le idee, sempre secondo il principio già esposto varie volte, per il quale queste classifiche di fine anno vogliono essere soprattutto una occasione per segnalare alla vostra attenzione le proposte più discografiche più interessanti o sfiziose pubblicate nell’anno in corso, naturalmente secondo i nostri gusti.

Voci Femminili

rosanne cash she remembers everythingmarianne faithfull negative capabilitymary gauthier rifles & rosary beads

Rosanne Cash – She Remembers Everyhing Di questo album ci sarà una recensione prossimamente nell’ambito dei recuperi di fine/inizio anno

https://discoclub.myblog.it/2018/11/09/di-nuovo-questa-splendida-settantenne-che-non-ha-ancora-finito-di-stupire-marianne-faithfull-negative-capability/

Mary Gauthier – Rifles & Rosary Beads Anche questo disco, pure in virtù della recente nomination ai Grammy Awards come Miglior Album Folk, sarà oggetto di una recensione ad hoc.

Due voci classiche.

mary coughlan live_and_kickingbettye lavette things have changed

https://discoclub.myblog.it/2018/04/02/dopo-mary-black-unaltra-voce-irlandese-strepitosa-mary-coughlan-live-kicking/

https://discoclub.myblog.it/2018/04/07/la-regina-nera-rilegge-il-canzoniere-di-bob-dylan-bettye-lavette-things-have-changed/

Tre “sorprese”.

sarah shook yearsruby boots don't talk about ithaley heynderickx

https://discoclub.myblog.it/2018/05/20/una-delle-migliori-nuove-voci-in-circolazione-sarah-shook-the-disarmers-years/

https://discoclub.myblog.it/2018/03/14/una-nuova-country-rocker-di-pregio-dalla-voce-interessante-parliamone-invece-ruby-boots-dont-talk-about-it/

https://discoclub.myblog.it/2018/06/07/sempre-a-proposito-di-voci-femminili-intriganti-haley-heynderickx-i-need-to-start-a-garden/

Tre “conferme” assodate.

brandi carlile by the waydana fuchs loves live onshemekia copeland america's child

Brandi Carlile – By The Way, I Forgive You Altro disco da “recuperare” assolutamente.

https://discoclub.myblog.it/2018/07/09/strepitosa-trasferta-soul-a-memphis-per-una-delle-piu-belle-voci-del-rock-americano-dana-fuchs-love-lives-on/ Questo disco potrebbe rientrare anche nella categoria “tra soul, blues e gospel” che trovate tra poco (stesso discorso per la Copeland e la Lavette).

https://discoclub.myblog.it/2018/09/04/alle-radici-della-musica-americana-con-classe-e-forza-interpretativa-shemekia-copeland-americas-child/

amanda shires to the sunset

https://discoclub.myblog.it/2018/08/27/non-sara-brava-come-il-marito-ma-anche-lei-fa-comunque-della-buona-musica-amanda-shires-to-the-sunset/

“Chitarristi”

Uno e Trino, da solo, in coppia con Beth Hart e dal vivo.

joe bonamassa redemption 21-9beth hart & joe bonamassa black coffeejoe bonamassa british blues explosion live

https://discoclub.myblog.it/2018/09/17/ormai-e-una-garanzia-prolifico-ma-sempre-valido-ha-fatto-tredici-joe-bonamassa-redemption/

https://discoclub.myblog.it/2018/01/21/supplemento-della-domenica-di-nuovo-insieme-alla-grande-anteprima-nuovo-album-beth-hart-joe-bonamassa-black-coffee/

https://discoclub.myblog.it/2018/05/13/uno-strepitoso-omaggio-ai-tre-re-inglesi-della-chitarra-joe-bonamassa-british-blues-explosion-live/

Vecchie leggende.

billy gibbons the big bad blues 21-9roy buchanan live at town hall

https://discoclub.myblog.it/2018/10/10/bluesmen-a-tempo-determinato-parte-1-billy-f-gibbons-the-big-bad-blues/

https://discoclub.myblog.it/2018/10/10/bluesmen-a-tempo-determinato-parte-1-billy-f-gibbons-the-big-bad-blues/

“Nuovi virgulti”.

eric steckel polyphonic prayersean chambers trouble & whiskey

https://discoclub.myblog.it/2018/03/09/forever-young-un-chitarrista-per-tutte-le-stagioni-basta-trovare-i-suoi-dischi-eric-steckel-polyphonic-prayer/

https://discoclub.myblog.it/2018/12/04/uno-dei-migliori-nuovi-chitarristi-in-circolazione-sean-chambers-welcome-to-my-blues/

colin james miles to gomike zito first class life

https://discoclub.myblog.it/2018/10/20/ancora-gagliardo-rock-blues-dal-canada-colin-james-miles-to-go/

https://discoclub.myblog.it/2018/06/02/blues-rock-veramente-di-prima-classe-mike-zito-first-class-life/

Gli “aiutanti” di Ry Cooder.

delta moon babylon is fallingdamon fowler the whiskey bayou session

https://discoclub.myblog.it/2018/11/06/tornano-i-maghi-della-slide-delta-moon-babylon-is-falling/

https://discoclub.myblog.it/2018/11/13/uno-dei-dischi-rock-blues-piu-belli-dellanno-damon-fowler-the-whiskey-bayou-session/

Rock

Non sbagliano un colpo.

mark knopfler tracker deluxegraham parker cloud symbols 21-9

https://discoclub.myblog.it/2018/11/26/ennesimo-album-raffinato-e-di-gran-classe-da-parte-di-un-vero-gentiluomo-inglese-mark-knopfler-down-the-road-wherever/

Graham Parker – Cloud Symbols Un altro di quelli che mancano nelle recensioni.

Amanti degli anni ’70. 1.

sheepdogs changing coloursjonathan wilson rare birds

https://discoclub.myblog.it/2018/03/04/canadesi-dal-cuore-e-dal-suono-sudista-the-sheepdogs-changing-colours/

https://discoclub.myblog.it/2018/04/26/il-gabbiano-jonathan-vola-sempre-alto-jonathan-wilson-rare-birds/

Amanti degli anni ’70. 2

levi parham it's all goodmarcus king band carolina confessions

https://discoclub.myblog.it/2018/07/09/non-posso-che-confermare-gran-bel-disco-levi-parham-its-all-good/

Marcus King Band – Carolina Confessions Sempre inserito settore recuperi.

Tra Soul, Blues E Gospel

mike farris silver & stoneVictor Wainwright & The Train

https://discoclub.myblog.it/2018/12/23/sempre-raffinatissimo-gospel-soul-rock-tra-sacro-e-profano-mike-farris-silver-stone/

https://discoclub.myblog.it/2018/04/14/un-grosso-artista-in-azione-in-tutti-i-sensi-victor-wainwright-the-train-victor-wainwright-and-the-train/

teskey brothers half mile harvestsherman holmes project richmond project

https://discoclub.myblog.it/2018/12/05/vero-rock-blues-soul-di-squisita-fattura-in-arrivo-dallaltro-emisfero-teskey-brothers-half-mile-harvest/

https://discoclub.myblog.it/2018/05/06/sherman-holmes-una-vita-per-il-gospel-e-il-soul-the-sherman-holmes-project-the-richmond-project/

Il “nuovo” e il vecchio.

sue foley the ice queentony joe white bad mouthin' 28-9

https://discoclub.myblog.it/2018/04/27/ancora-una-reginetta-del-blues-sue-foley-the-ice-queen/

https://discoclub.myblog.it/2018/10/11/bluesmen-a-tempo-determinato-parte-2-tony-joe-white-bad-mouthin/

Bianchi per caso.

love light orchestra livebilly price reckoning

https://discoclub.myblog.it/2018/02/15/che-band-che-musica-e-che-cantante-divertimento-assicurato-the-love-light-orchestra-featuring-john-nemeth-live-from-bar-dkdc-in-memphis-tn/ Sarebbe uscito nel 2017, ma facciamo uno strappo alla regola, recensito comunque nel 2018.

https://discoclub.myblog.it/2018/07/24/cantanti-cosi-non-ne-fanno-piu-billy-price-reckoning/

Ancora bianchi per caso.

paul thorn don't let the devil rideboz scaggs out of the blues

https://discoclub.myblog.it/2018/05/08/in-pellegrinaggio-alle-radici-del-soul-e-del-rock-risultato-prodigioso-paul-thorn-dont-let-the-devil-ride/

https://discoclub.myblog.it/2018/08/22/piu-che-fuori-dentro-al-blues-e-anche-al-blue-eyed-soul-piu-raffinato-boz-scaggs-out-of-the-blues/

“Neri” per nascita.

tower of power soul side of townwalter wolfman washington my future is my past

https://discoclub.myblog.it/2018/07/02/per-festeggiare-il-loro-50-anniversario-torna-alla-grande-uno-dei-gruppi-funky-soul-piu-gagliardi-di-sempre-tower-of-power-soul-side-of-town/

https://discoclub.myblog.it/2018/05/29/passato-e-futuro-mirabilmente-fusi-in-uno-splendido-album-da-new-orleans-walter-wolfman-washington-my-future-is-my-past/

Country, country-rock e bluegrass.

old crow medicine show volunteertrampled by turtles life is good on the open road

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

https://discoclub.myblog.it/2018/05/17/sempre-piu-bravi-ed-innovativi-trampled-by-turtles-life-is-good-on-the-open-road/

A volte ritornano.

asleep at the wheel new routes 14-9michael martin murphey austinology

https://discoclub.myblog.it/2018/10/12/western-swing-country-e-divertimento-assicurato-asleep-at-the-wheel-new-routes/

https://discoclub.myblog.it/2018/12/09/non-e-mai-troppo-tardi-per-fare-il-miglior-disco-della-propria-carriera-michael-martin-murphey-austinology-alleys-of-austin/

Un terzetto di nomi nuovi.

red shahan culberson countycody jinks liferscarter sampson lucky

https://discoclub.myblog.it/2018/05/10/strade-alternative-per-il-country-assolutamente-da-conoscere-red-shahan-culberson-county/

https://discoclub.myblog.it/2018/07/31/almeno-per-ora-il-disco-country-rock-dellanno-cody-jinks-lifers/

https://discoclub.myblog.it/2018/06/05/non-e-solo-fortunata-e-proprio-brava-carter-sampson-lucky/

Country-rock.

jayhawks back roads and abandoned motelswild frontiers greetings from the neon frontiers

https://discoclub.myblog.it/2018/07/30/la-cura-ray-davies-ha-fatto-loro-molto-bene-the-jayhawks-back-roads-and-abandoned-motels/

https://discoclub.myblog.it/2018/08/14/al-quarto-album-di-buon-country-rock-made-in-nashville-si-puo-proprio-dire-che-sono-una-certezza-wild-feathers-greetings-from-the-neon-frontier/

“Altro”!

Vecchie glorie.

john prine the tree of forgivenessdavid crosby here if you listen

https://discoclub.myblog.it/2018/04/23/diamo-il-bentornato-ad-uno-degli-ultimi-grandi-cantautori-john-prine-the-tree-of-forgiveness/

https://discoclub.myblog.it/2018/11/19/da-ascoltare-molto-attentamente-soprattutto-le-celestiali-armonie-vocali-david-crosby-here-if-you-listen/

Anche loro.

john hiatt the eclipse sessionsradiators welcome to the monkey house

https://discoclub.myblog.it/2018/11/05/per-contratto-dischi-brutti-non-ne-fa-anzi-e-vero-il-contrario-john-hiatt-the-eclipse-sessions/

https://discoclub.myblog.it/2018/05/15/ma-non-si-erano-sciolti-tornano-in-studio-per-il-40-anniversario-radiators-welcome-to-the-monkey-house/

In ordine sparso.

michael mcdermott out from underjonathon long jonathon longjimmy lafave peace town

https://discoclub.myblog.it/2018/05/05/11-canzoni-che-riscaldano-il-cuore-veramente-un-gran-bel-disco-michael-mcdermott-out-from-under/

https://discoclub.myblog.it/2018/12/11/e-questo-nuovo-giovanotto-da-dove-e-sbucato-molto-bravo-pero-lo-manda-samantha-fish-jonathon-long-jonathon-long/

https://discoclub.myblog.it/2018/08/30/una-commovente-e-bellissima-testimonianza-postuma-di-un-grande-outsider-jimmy-lafave-peace-town/

 

Ristampe

Cofanetti che passione!

 

stax singles vol.4 rarities fronttom petty an american treasure frontmott the hoople mental train box front

https://discoclub.myblog.it/2018/02/04/torna-a-sorpresa-una-delle-piu-belle-serie-dedicate-alla-black-music-stax-singles-rarities-and-the-best-of-the-rest/

https://discoclub.myblog.it/2018/10/14/recensioni-cofanetti-autunno-inverno-2-un-box-strepitoso-che-dona-gioia-e-tristezza-nello-stesso-tempo-tom-petty-an-american-treasure/

https://discoclub.myblog.it/2018/11/30/recensioni-cofanetti-autunno-inverno-8-la-prima-delle-due-carriere-di-una-grande-rocknroll-band-mott-the-hoople-mental-train-the-island-years-1969-1971/

Flash dal passato.

joni mitchell live at the isle of wight 1970jimi hendrix both sides of the sky

https://discoclub.myblog.it/2018/09/13/joni-mitchell-both-sides-now-live-at-the-isle-of-wight-festival-1970-questa-e-veramente-unaltra-bella-sorpresa-la-recensione/

https://discoclub.myblog.it/2018/03/19/se-fosse-uscito-nel-1970-sarebbe-stato-un-gran-disco-ma-pure-oggi-jimi-hendrix-both-sides-of-the-sky/ Oltre ad Electric Ladyland è uscito anche  questo.

Big Brother And The Holding Company Sex Dope And Cheap Thrills

Quasi, anzi più bello del disco originale, in attesa di prossima  recensione ed articolo retrospettivo su Janis Joplin, già pronti.

https://discoclub.myblog.it/2018/09/20/big-brother-and-the-holding-co-sex-dope-and-cheap-thrills-anche-questo-album-compie-50-anni-e-recupera-il-suo-titolo-originale-oltre-a-25-tracce-inedite-esce-il-30-novembre/

Altri Album Dal Vivo.

bob malone mojo livejohn mellencamp plain spoken

https://discoclub.myblog.it/2018/09/06/ora-disponibile-anche-in-versione-dal-vivo-sempre-un-signor-musicista-bob-malone-mojo-live-live-at-the-grand-annex/

https://discoclub.myblog.it/2018/05/24/il-primo-vero-live-ufficiale-del-puma-john-mellencamp-plain-spoken-from-the-chicago-theatre/

little steven soulfire live 31-8rolling stones voodoo lounge uncut

https://discoclub.myblog.it/2018/09/12/il-disco-dal-vivo-dellestate-si-ed-anche-dellautunno-dellinverno-little-steven-and-the-disciples-of-soul-soulfire-live/

https://discoclub.myblog.it/2018/11/22/ed-anche-questanno-si-conferma-lequazione-natale-live-degli-stones-the-rolling-stones-voodoo-lounge-uncut/

Non ho più spazio sulla lavagna, comunque “tanta roba”, a dimostrazione che anche quest’anno, volendo cercare, esce ancora tanta buona musica, quindi se vi eravate persi qualcosa, buona lettura.

That’s all folks.

Bruno Conti

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte II

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Altro pensatore all’opera, vediamo cosa ci dice Tino Montanari, che ha pensato a lungo e intensamente a giudicare dalla sua corposa lista.

Poll 2018

Disco Dell’Anno

steven wlson home invasion

Steven Wilson Home Invasion: Live At The Royal Albert Hall

Canzone Dell’Anno

Pariah Steven Wilson & Ninet Tayeb

Canzone Natalizia

Christmas DayGoats Don’t Shave

Cofanetto Dell’Anno

Tom Petty An American Treasure

Ristampa Dell’Anno

mott the hoople mental train box front

Mott The Hoople The Island Years 1969-1971

Tributo Dell’Anno

when the wind blows the songs of townes van zandt

Various Artists When The Wind Blows: The Songs Of Townes Van Zandt

https://discoclub.myblog.it/2018/05/05/un-bellissimo-tributomade-in-italy-when-the-wind-blows-the-songs-of-townes-van-zandt/

Disco Rock

record company all of this life

The Record Company All Of This Life

Disco Rock Blues

teskey brothers half mile harvest

Teskey Brothers Half Mile Harvest

https://discoclub.myblog.it/2018/12/05/vero-rock-blues-soul-di-squisita-fattura-in-arrivo-dallaltro-emisfero-teskey-brothers-half-mile-harvest/

Disco Rhythm & Blues

nathaniel rateliff tearing at the seams

Nathaniel Rateliff & Night Sweats Tearing At The Seams

Disco Folk

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

Disco Country

paul cauthen have mercy ep

Paul Cauthen Have Mercy EP

https://discoclub.myblog.it/2018/09/14/ancora-meglio-dellesordio-peccato-solo-per-la-scarsa-durata-paul-cauthen-have-mercy-ep/

Disco Roots

lowlands the collection

LowlandsThe Collection Studio, Cuts, Bits & Pieces 2008-2018

Disco Bluegrass

Rhonda Vincent & The Rage Live At The Ryman

rhonda vincert live at the ryman

Disco Soul

charles bradley black velvet

Charles Bradley Black Velvet

Disco Blues

bob malone mojo live

Bob Malone Live At The Grand Annex

https://discoclub.myblog.it/2018/09/06/ora-disponibile-anche-in-versione-dal-vivo-sempre-un-signor-musicista-bob-malone-mojo-live-live-at-the-grand-annex/

Disco Jazz

van morrison joey defrancesco

Van Morrison & Joey Defrancesco You’re Driving Me Crazy

Disco World Music

angelique kidjo remain in light

Angèlique Kidjo Remain In Light

Disco Gospel

sherman holmes project richmond project

Sherman Holmes Project The Richmond Sessions

https://discoclub.myblog.it/2018/05/06/sherman-holmes-una-vita-per-il-gospel-e-il-soul-the-sherman-holmes-project-the-richmond-project/

Disco Oldies

charlie rich too many teardrops

Charlie Rich Too Many Teardrops

Disco Live

Beth Hart Live At The Royal Albert Hall

Artista Italiano

graziano romani a ruota libera

Graziano Romani A Ruota Libera

Colonna Sonora

american folk joe purdy amber rubarth

Joe Purdy & Amber Rubarth American Folk

Dvd Musicale

beth hart live at the royal albert hall dvd

Beth Hart Live At The Royal Albert Hall

https://discoclub.myblog.it/2018/11/24/che-voce-e-che-concerto-spettacolare-uno-dei-migliori-del-2018-beth-hart-live-at-the-royal-albert-hall/

ALTRI

 ed romanoff the orphan king

Ed Romanoff The Orphan King

https://discoclub.myblog.it/2018/03/10/il-secondo-capitolo-di-un-narratore-affascinante-ed-romanoff-the-orphan-king/

Malcom Holcombe Come Hell Or High Water

malcolm holcombe come hell or high water

Paul Kelly Nature

paul kelly nature

Danny Click & The Americana Orchestra Live At 142 Throckmorton

danny click live at 142

Van Morrison The Prophet Speaks

John Mellencamp Plain Spoken: From Chicago Theatre

Jimmy LaFave Peace Town

Gregory Alan Isakov Evening Machines

Bryan Ferry – Bitter Sweet

grant-lee phillips widdershins

Grant Lee Phillips Widdershins

https://discoclub.myblog.it/2018/02/28/una-splendida-seconda-carriera-contromano-grant-lee-phillips-widdershins/

 

mary black sings jimmy maccarthy 1

Mary Black Sings Jimmy MacCarthy

mary chapin carpenter sometimes just the sky

Mary Chapin Carpenter Sometimes Just The Sky

https://discoclub.myblog.it/2018/05/11/non-ci-eravamo-dimenticati-rileggendo-vecchie-pagine-damore-mary-chapin-carpenter-sometimes-just-the-sky/

Mary Gauthier Rifles & Rosary Beads

Marianne Faithfull Negative Capability

Paula Frazer & Tarnation What Is And Was

Kate Campbell Damn Sure Blue

bettye lavette things have changed

Bettye Lavette Things Have Changed

https://discoclub.myblog.it/2018/04/07/la-regina-nera-rilegge-il-canzoniere-di-bob-dylan-bettye-lavette-things-have-changed/

Thalia Zedek Fighthing Season

Michelle Malone Slings & Arrows

dana fuchs loves live on

Dana Fuchs Loves Lives On

 

 

Lucero Among The Ghosts

black sorrows citizen john

Black Sorrows Citizen John

the men they couldn't hang cock-a-hoop

The Men They Couldn’t Hang Cock-A- Hoop

Great Crusades Until The Night Turned To Day

needtobreath acoustic live

Needtobreathe Acoustic Live Vol. 1

Cowboy Junkies All That Reckoning

Levellers We The Collective

Trampled By Turtles Life Is Good On The Open Road

Willard Grant Conspiracy Untethered

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show Volunteer

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

Tino Montanari

Una Piccola Preziosa “Appendice” Di Un Album Comunque Bello. Blackberry Smoke – The Southern Ground Sessions

blackberry smoke southern ground sessions

Blackberry Smoke – The Southern Ground Sessions – 3 Legged Records/Thirty Tigers/Earache Records

I Southern Ground Studios sono a Nashville, una ex chiesa trasformata nel 1968 in studio di registrazione da Fred Foster, il fondatore della Monument Records, e acquistati poi da Zac Brown nel 2012 per farne il proprio quartier generale, oltre che una bellissima location dove incidere della musica “diversa” da quella dei soliti noti della Nashville più commerciale. Tra coloro che vi hanno registrato in tempi recenti le Pistol Annies, ma anche i Blackberry Smoke hanno deciso di farci una capatina per realizzare un mini album, propedeutico all‘ultimo disco della band Find A Light, uscito la scorsa primavera https://discoclub.myblog.it/2018/05/27/il-nuovo-southern-rock-colpisce-ancora-anche-da-nashville-tennessee-blackberry-smoke-find-a-light/ , di cui Charlie Starr e compagni hanno deciso di rivisitare in chiave elettroacustica cinque brani, oltre ad una cover molto sentita, e con l’aiuto di alcuni ospiti scelti con cura. In aggiunta all’amico ed abituale compagno di avventura, il chitarrista e tecnico del suono Benji Shanks, troviamo Amanda Shires, al violino e voce e Oliver Wood dei Wood Brothers, voce e chitarra.

Questa dimensione sonora meno rock e più intima e raccolta, ma non per questo meno coinvolgente, rende ancora più giustizia alle canzoni del gruppo, già di per sé molto valide anche in versione elettrica: sono solo venticinque minuti ma non sempre la maggiore durata corrisponde ad una migliore qualità, come si percepisce sin dall’iniziale Run Away From It All, uno dei brani firmati da Starr con Keith Nelson, un pezzo che cresce in questa dimensione dove le chitarre acustiche e l’organo sono assoluti protagonisti, insieme alle voci dei protagonisti, di questa versione più agreste e bucolica della loro musica, che rimane sudista ma acquisisce un piglio quasi di maggiore bellezza e serenità. Eccellente in questo senso anche Medicate My MInd, dove l’aria da pigra e ciondolante jam session fra amici viene ancor più arricchita dal lavoro delicato delle tastiere di Brandon Still che sottolineano la bella voce di Starr, del tutto a suo agio anche questo ambito più folkeggiante. Quindi arriva Amanda Shires per duettare con Charlie in una deliziosa Let Me Down Easy, dai contorni decisamente tra country e bluegrass, grazie anche ad una resonator malandrina che impreziosisce insieme al violino della Shires quella che di per sé era comunque una bella canzone.

Best Seat In The House è più mossa e conferma questa diversa prospettiva rispetto al suono elettrico di Find A Light, con un gusto maggiore per i particolari e il solito interscambio vincente tra piano, organo e chitarre acustiche; la perla di questo dischetto è comunque una versione molto partecipe e ricca di spunti emozionali di You Got Lucky di Tom Petty, dove il classico riff iniziale di questa bellissima canzone, rallentata ad arte per trasformarla quasi in una ballata dolente e che ne accarezza la melodia, viene ripreso dal violino guizzante di Amanda Shires che si intreccia con il piano elettrico e l’organo di Still e con le chitarre acustiche arpeggiate, oltre ad un mandolino, nella intensa parte finale strumentale, per una rilettura “magica” di questa canzone magnifica che riluce anche negli intrecci vocali tra Starr e Amanda, con il commento finale “that was beautiful”, che non si può non condividere. La chiusura è affidata a Mother Mountain, che in questa diversa veste sonora sembra quasi una perduta traccia della epopea West Coast di CSNY con gli intrecci vocali di Starr e Oliver Wood, ancora una volta raffinati e di grande fascino, sopra il tappeto sonoro delle consuete vibranti chitarre acustiche, in questa canzone ancora più affascinanti che nel resto del disco.

CD breve ma veramente intenso e bellissimo.

Bruno Conti

Tornano I “Maghi” Della Slide. Delta Moon – Babylon Is Falling

delta moon babylon is falling

Delta Moon – Babylon Is Falling – Jumping Jack Records/Landslide Records

Decimo album di studio per I Delta Moon,  Il duo di Atlanta, Georgia, composto da Tom Gray, che è la voce solista e impegnato alla lap steel in modalità slide, e Mark Johnson, pure lui alla slide: in effetti vengono uno da Washington, DC e l’altro dall’Ohio, ma hanno eletto il Sud degli States come loro patria elettiva, e con l’aiuto del solido (in tutti i sensi) bassista haitiano Franher Joseph, che è con loro dal 2007, hanno costruito una eccellente reputazione come band che sa coniugare blues, rock, musica delle radici e un pizzico di swamp, in modo impeccabile. I batteristi, che spesso sono anche i produttori dei dischi, ruotano a ritmo continuo: in questo Babylon Is Falling ne troviamo tre diversi, Marlon Patton è quello principale, mentre in alcuni brani suonano pure Vic Stafford e Adam Goodhue. Il risultato è un album piacevolissimo, dove il materiale originale si alterna ad alcune cover scelte con estremo buon gusto ed eseguite con la classe e la finezza che li contraddistingue da sempre.

Per chi non li conoscesse, i Delta Moon hanno un suono meno dirompente di quanto ci si potrebbe attendere da un gruppo a doppia trazione slide, una rarità, ma anche uno dei loro punti di forza https://discoclub.myblog.it/2017/05/12/due-slide-sono-sempre-meglio-di-una-nuova-puntata-delta-moon-cabbagetown/ :Tom Gray non è un cantante formidabile, ma supportato spesso e voelntieri dalle armonie vocali di Johnson e di Fraher, nelle note basse, è in grado di rendere comunque il loro approccio alla materia blues e dintorni molto brillante e vario, come dimostra subito un brano uscito dalla propria penna come Long Way To Go. Un bottleneck minaccioso che si libra sul suono bluesato  e cadenzato dell’insieme, speziato dal suono della paludi della Louisiana, altra fonte di ispirazione del sound sudista della band, mentre anche l’altra slide di Johnson inizia ad interagire con quella di Gray, che benché il nome lap steel potrebbe far pensare venga suonata sul grembo, in effetti è tenuta a tracolla e “trattata” con una barretta d’acciaio.

Conclusi i tecnicismi torniamo ai contenuti del disco: la title track Babylon Is Falling è un brano tradizionale arrangiato come un galoppante soul-blues-gospel che sta a metà strada tra il Cooder elettrico e i gruppi soul neri, con il consueto sfavillante lavoro delle chitarre, mentre One More Heartache è un vecchio brano Motown firmato da Smokey Robinson  per un album del 1966 di Marvin Gaye, sempre rivisitato con quel sound che tanto rimanda ancora al miglior Ry Cooder. Might Take A Lifetime è il primo contributo come autore di Mark Johnson, ma la voce solista è sempre quella roca e vissuta di Gray, con il suono che qui vira decisamente al rock, pensate ai Little Feat o magari ai primi Dire Straits, tanto per avere una idea; Skinny Woman va a pescare nel repertorio di R.L. Burnside per un tuffo nel blues delle colline, vibrante ed elettrico come i nostri amici sanno essere, grazie a quelle chitarre che volano con leggiadria sul solido tappeto ritmico. Louisiana Rain è un sentito omaggio al Tom Petty più vicino al suono roots, una squisita southern ballad che la band interpreta in modo divino, con l’armonica di Gray che si aggiunge al suono quasi malinconico e delicato delle chitarre accarezzate con somma maestria dai due virtuosi.

Liitle Pink Pistol, nuovamente di Gray, è un rock-blues più grintoso, sempre con le chitarre che si rispondono con  superbo gusto dai canali dello stereo e una spruzzata di organo per rendere il suono più corposo. Nobody’s Fault But Mine è il famoso traditional attribuito a Blind Willie Johnson, altra canzone che brilla nella solida interpretazione del gruppo, con un piano elettrico aggiunto alle due slide tangenziali https://www.youtube.com/watch?v=Bbbvw_Ru5w8 , e sempre in ambito blues eccellente anche il trattamento riservato ad un Howlin’ Wolf d’annata nella inquietante Somebody In My Home, sempre in un intreccio di chitarre ed armonica. Per chiudere mancano una corale e divertente One Mountain At A Time, sempre incalzante e tagliente, e la bellissima e sognante Christmas Time In New Orleans, altro pezzo firmato da Johnson https://www.youtube.com/watch?v=5ZJgSaEjNYU , ennesimo fulgido esempio del loro saper coniugare blues e radici in modo sapido e personale.

Bruno Conti   

Recensioni Cofanetti Autunno-Inverno 2. Un Box Strepitoso Che Dona Gioia E Tristezza Nello Stesso Tempo! Tom Petty – An American Treasure

tom petty an american treasure fronttom petty an american treasure box

Tom Petty – An American Treasure – Reprise/Warner 2CD – 6LP – Deluxe 4CD

E’ già passato un anno dalla tragica ed inattesa scomparsa di Tom Petty, uno dei maggiori cantautori rock del pianeta, e la ferita causata dalla sua perdita fa ancora immensamente male, ed anche la rabbia per come è accaduto il fatto (un’accidentale overdose di antidolorifici) non è sbollita per niente. Petty aveva appena terminato una trionfale tournée con gli inseparabili Heartbreakers per i 40 anni di attività (e chissà quali progetti aveva in testa per il futuro) e la notizia della sua morte è stata una vera mazzata. Quasi ad un anno esatto dal decesso la Reprise ha deciso di omaggiare la memoria di Tom con un cofanetto a dir poco splendido, An American Treasure, un box di 4CD (esiste anche una versione doppia che non prendo neanche in considerazione, ed una Super Deluxe lussuosa e con un libro potenziato, ma che non aggiunge nulla a livello musicale rispetto a quella quadrupla “normale” e costa oltre cento euro in più) che ci fa entrare idealmente negli archivi del biondo rocker della Florida, per un viaggio magnifico di quattro decadi nella grande musica.

tom petty an american treasure super deluxe

Tutte le volte che si è trattato di pensare ad un cofanetto che riguardasse Petty è stato fatto un lavoro stupendo, prima con l’antologico Playback, tre CD di “best of” più uno di rarità e b-sides e due di inediti, e poi con il magnifico The Live Anthology, cinque dischetti di materiale dal vivo mai sentito prima: anche con An American Treasure è stato seguito lo stesso approccio, quattro CD (uno per decade) pieni di chicche tra inediti, rarità, versioni alternate e brani dal vivo mai pubblicati prima, il tutto curato dal fido Ryan Ulyate e dagli ex Spezzacuori Mike Campbell e Benmont Tench, che commentano anche le varie canzoni (con l’aiuto del noto giornalista Bud Scoppa) arricchendole con curiosi e divertenti aneddoti. Ma quello che ci interessa di più è la musica, ed in più di quattro ore (60 brani) c’è di che godere, ma nello stesso tempo non ci si può non rattristare pensando che un musicista di questo calibro non è più tra noi. Il box in realtà non è del tutto inedito, in quanto comprende anche diversi brani tratti dai vari album, anche se si tratta perlopiù di quelli che vengono definiti “deep cuts”, cioè canzoni meno conosciute ed in alcuni casi oscure: una scelta un po’ strana, che però non inficia certo il piacere dell’ascolto, anche perché si sta parlando comunque di grande musica. Qualche titolo: The Wild One, Forever, No Second Thoughts, You Can Still Change Your Mind, You And I Will Meet Again, To Find A Friend, Crawling Back To You, Accused Of Love, Money Becomes King, Something Good Coming, Fault Lines.

Brani che difficilmente si possono trovare in un greatest hits di Tom: forse i più noti sono Alright For Now, usata spesso per chiudere i concerti, e due tra i pezzi migliori rispettivamente di The Last DJ e Highway Companion, cioè Have Love, Will Travel e Down South. Ma veniamo all’esame dei brani inediti, dividendo la recensione in tre parti: le canzoni mai sentite, le alternate takes (la maggior parte) ed i pezzi dal vivo. Gli inediti assoluti non sono poi moltissimi, appena dieci, ma il livello è decisamente alto, a partire da Surrender, un brano inciso da Tom con il suo gruppo per il primo album ma rimasto fuori in quanto i nostri non erano sicuri del risultato (ne esiste una versione rifatta nel 2000 per l’antologia Through The Years, ed è presente anche dal vivo nella Live Anthology): secondo me andava benissimo, un brano rock potente ed orecchiabile al tempo stesso, puro Heartbreakers sound. Lost In Your Eyes, un pezzo dei Mudcrutch originali, è una toccante ballata pianistica, che mostra l’abilità come songwriter di Tom già nel 1975; Keep A Little Soul non solo non capisco come possa essere stata lasciata fuori da Long After Dark, ma addirittura l’avrei vista bene come singolo.

Ancora più incomprensibile la scelta di non pubblicare la splendida Keeping Me Alive, una rock song dalla melodia irresistibile e contagiosa, che avrebbe potuto facilmente diventare un classico (ed è la preferita dalla figlia di Petty, Adria). Walkin’ From The Fire è quasi uno swamp rock, con Campbell brillante alla slide, e non avrebbe sfigurato su Southern Accents (anzi); classico Petty sound anche nella robusta ed autobiografica Gainesville, una outtake del 1998, un brano rock fluido e diretto che richiama il suono dei nostri negli anni settanta. Lonesome Dave è uno scatenato rock’n’roll registrato nelle sessions per le bonus tracks del Greatest Hits del 1993, gran ritmo e performance piena di energia; davvero bella anche I Don’t Belong, una vivace e solare canzone pop giusto a metà tra Byrds e Beatles, con un ritornello accattivante (ma perché lasciarla fuori da Echo?), mentre Bus To Tampa Bay è una squisita folk-rock song illuminata da uno di quei motivi orecchiabili che Petty sapeva tirar fuori con estrema facilità, ed è meglio di molto del materiale incluso nel disco dal quale è stata esclusa, cioè Hypnotic Eye. Chiude il gruppo delle canzoni inedite Two Men Talking, versione in studio di un brano proposto più volte dal vivo (anche a Lucca, concerto al quale ero presente), un rock-blues intrigante con fantastica jam chitarristica finale ed un organo molto anni sessanta (nelle note viene definito “alla Riders On The Storm”, noto brano dei Doors).

Non è un inedito ma è decisamente rara Don’t Treat Me Like A Stranger, lato B del singolo I Won’t Back Down, una bella canzone tra pop e rock, molto vigorosa e con il suono tipico di Jeff Lynne, mentre il gustoso demo di The Apartment Song in duetto con Stevie Nicks era già uscito su Playback. Per quanto riguarda le versioni alternate, mi limito (si fa per dire) a citare le mie preferite, cominciando con la take completa, cioè non sfumata, di Here Comes My Girl, con un bellissimo assolo finale di Mike mai sentito prima, per continuare con una divertita e spontanea What Are You Doing In My Life, grande rock’n’roll, ed una Louisiana Rain più diretta e meno prodotta, ma sempre splendida. Straight Into Darkness resta una delle più belle di Tom, anche se questa versione non è molto diversa da quella pubblicata, ma Rebels è ancora meglio di quella su Southern Accents (e ce ne vuole), più rock e con la batteria più aggressiva: sempre una grandissima canzone. Molto bella anche Deliver Me, non molto nota, e questa è leggermente meno veloce di quella ufficiale (ottimi piano e chitarra, come sempre d’altronde), ed anche il trascinante rock’n’roll The Damage You’ve Done non so se sia meglio qui o nell’album Let Me Up (I’ve Had Enough), forse in questa Petty è più convinto. La struggente The Best Of Everything è una delle ballate più belle del nostro, e questa stupenda take è allo stesso livello di quella edita; sorprendente l’inclusione della prima versione del folk-rock King Of The Hill, uno scintillante duetto con Roger McGuinn che poi finirà sull’album dell’ex Byrds Back From Rio, ma già in questa “early take” la canzone era più che pronta.

Poi non posso omettere due ottime versioni diverse di due brani di Wildflowers (in attesa della più volte rimandata edizione espansa dell’album), la potente e lucida Wake Up Time, rock ballad dallo spirito quasi sudista (uno degli ultimi pezzi con Stan Lynch alla batteria), e la deliziosa Don’t Fade On Me, solo Tom e Mike, una voce e due chitarre acustiche, puro folk. Tra gli ultimi highlights abbiamo senza dubbio una fantastica You And Me di nuovo acustica, voce, chitarra e piano, resa ancora più commovente dalla testimonianza della moglie di Tom, Dana, che dice che questa è stata l’ultima canzone che il marito ha voluto ascoltare prima di morire, ed una superlativa Good Enough, straordinaria take alternata di uno dei pezzi migliori di Mojo, una rock song da manuale ed una delle tante gemme di questo box. E veniamo ai brani dal vivo, che iniziano con la splendida Listen To Her Heart, byrdsiana fino al midollo e con un refrain di prima qualità, la trascinante Anything That’s Rock’n’Roll, tutta da godere, e con la sinuosa Breakdown, che pur essendo solo vecchia di un anno al tempo di questa versione aveva già il sapore del classico. Even The Losers è uno dei grandi brani rock di Tom, ma qui è in una rilettura del 1989 acustica (ma full band), decisamente sorprendente e dall’aspetto totalmente nuovo; la poco nota Kings Road si rivela essere una rock song solida e vibrante, mentre A Woman In Love (It’s Not Me) è un classico, e questa potente performance del 1981 ad Inglewood è tra le migliori mai sentite, con un grande Campbell.

I Won’t Back Down, presa da una delle mitiche venti serate al Fillmore nel 1997, è rilasciata in una rallentata e toccante versione elettroacustica, Into The Great Wide Open, una delle migliori canzoni uscite dalla collaborazione tra Petty e Lynne, è in una strepitosa rilettura ad Oakland nel 1991 (concerto uscito al tempo su VHS), con le armonie vocali di Howie Epstein ben in evidenza, mentre la scintillante Two Gunslingers, un brano tra i più sottovalutati del nostro, è anche qua unplugged, registrata nel 2013 (e già uscita, ma solo su vinile, su Kiss My Amps 2). Saving Grace è un boogie trascinante che apriva alla grande Highway Companion, e qui è in una roboante performance a Malibu nel 2006; Southern Accents e Insider (quest’ultima con la Nicks) sono entrambe splendide, forse le più belle slow ballads mai scritte da Tom, e danno sempre i brividi anche se non sono proprio inedite (provengono tutte e due dal concerto di Gainesville del 2006 già uscito sul DVD allegato alla prima edizione del film Runnin’ Down A Dream, e Southern Accents era anche sulla Live Anthology). Una spettacolare Hungry No More con i Mudcrutch nel 2016, sette minuti di performance infuocata, chiude in maniera superba sia il gruppo di brani dal vivo sia il box.

Un cofanetto, ripeto, imperdibile (anche se non inedito al 100%), che ci fa ancora di più rimpiangere la prematura dipartita di uno dei più grandi di sempre: ho da poco finito di ascoltarlo e già ho voglia di rimetterlo da capo.

Marco Verdi

P.S: siccome le case discografiche una ne fanno e cento ne pensano, la Universal ha deciso di rispondere alla Warner programmando per il 16 Novembre The Best Of Everything, una nuova retrospettiva di Petty (devo dire molto ben compilata), che comprende anche alcuni pezzi con i Mudcrutch (ma mancano i Traveling Wilburys, quindi non c’è proprio “everything”…forse perché il supergruppo è della Warner?) e, cosa che farà un po’ incavolare i fans che si dovranno ricomprare per l’ennesima volta le stesse canzoni, altri due brani “unreleased”: una versione alternata del pezzo che dà il titolo all’antologia, diversa da quella presente su An American Treasure, e l’inedito assoluto  For Real. Di seguito comunque la tracklist completa del doppio CD, poi fate voi.

tom petty the best of everything

Tracklist
[CD1]
1. Mary Jane’s Last Dance – Tom Petty and the Heartbreakers
2. You Wreck Me – Tom Petty
3. I Won’t Back Down – Tom Petty
4. Saving Grace – Tom Petty
5. You Don’t Know How It Feels – Tom Petty
6. Don’t Do Me Like That – Tom Petty and the Heartbreakers
7. Listen To Her Heart – Tom Petty and the Heartbreakers
8. Breakdown – Tom Petty and the Heartbreakers
9. Walls (Circus) – Tom Petty and the Heartbreakers
10. The Waiting – Tom Petty and the Heartbreakers
11. Don’t Come Around Here No More – Tom Petty and the Heartbreakers
12. Southern Accents – Tom Petty and the Heartbreakers
13. Angel Dream (No.2) – Tom Petty and the Heartbreakers
14. Dreamville – Tom Petty and the Heartbreakers
15. I Should Have Known It – Tom Petty and the Heartbreakers
16. Refugee – Tom Petty and the Heartbreakers
17. American Girl – Tom Petty and the Heartbreakers
18. The Best Of Everything (Alternate Version) – Tom Petty and the Heartbreakers

[CD2]
1. Wildflowers – Tom Petty
2. Learning To Fly – Tom Petty and the Heartbreakers
3. Here Comes My Girl – Tom Petty and the Heartbreakers
4. The Last DJ – Tom Petty and the Heartbreakers
5. I Need To Know – Tom Petty and the Heartbreakers
6. Scare Easy – Mudcrutch
7. You Got Lucky – Tom Petty and the Heartbreakers
8. Runnin’ Down A Dream – Tom Petty
9. American Dream Plan B – Tom Petty and the Heartbreakers
10. Stop Draggin’ My Heart Around (featuring Stevie Nicks) – Tom Petty and the Heartbreakers
11. Trailer – Mudcrutch
12. Into The Great Wide Open – Tom Petty and the Heartbreakers
13. Room At The Top – Tom Petty and the Heartbreakers
14. Square One – Tom Petty
15. Jammin’ Me – Tom Petty and the Heartbreakers
16. Even The Losers – Tom Petty and the Heartbreakers
17. Hungry No More – Mudcrutch
18. I Forgive It All – Mudcrutch
19. For Real – Tom Petty and the Heartbreakers

 

Una Validissima Rock’n’Roll Band Guidata Da Un Personaggio “Problematico”! Hawks And Doves – From A White Hotel

hawks and doves from a white hotel

Hawks And Doves – From A White Hotel – Jullian CD

Gli Hawks And Doves sono in realtà l’ultima creatura di Kasey Anderson, rocker di Portland, Oregon, che ha già all’attivo tre album come solista e due come leader di un’altra band, The Honkies. Anderson è anche però un personaggio molto particolare, da prendere con le molle, in quanto nel 2012 è stato dichiarato affetto da disordine bipolare (e ha dovuto dunque affrontare una terapia decisamente intensa), ed in seguito si è fatto pure due anni di galera (era stato condannato a quattro), per aver chiesto finanziamenti al fine di produrre un fantomatico album a scopo benefico, arrivando addirittura a falsificare le mail di Jon Landau, potente manager di Bruce Springsteen. Non esattamente uno stinco di santo quindi, ma il mio dovere è quello di giudicare la sua musica, e devo riconoscere che in From A White Hotel, album di debutto degli Hawks And Doves (nome preso da un disco del 1980 di Neil Young, invero non memorabile) di musica buona, ed a tratti ottima, ce n’è parecchia.

Kasey, che è il compositore, cantante e chitarrista ritmico del gruppo, è affiancato da Jordan Richter, chitarra solista, Ben Landsverk, basso, tastiere e viola, e Jesse Moffat, batteria, oltre ad essere coadiuvato da qualche ospite selezionato, tra i quali spiccano il sassofonista Ralph Carney, Kurt Bloch, già musicista per conto proprio, e soprattutto Eric Ambel, ex chitarrista dei Del Lords. From A White Hotel è un bel disco di puro rock americano, chitarristico e diretto, con canzoni che piacciono al primo ascolto e che si rifanno ai luminari di questo tipo di suono; Anderson sa comporre, ha il senso della melodia ed è anche creativo, in quanto il disco non è per nulla monotematico, ma invade qua e là anche territori diversi dal rock puro e semplice, ma senza mai dare la sensazione di dispersività. L’inizio è davvero ottimo con The Dangerous Ones, un brano rock elettrico di presa immediata, chitarristico e trascinante, che ricorda molto lo Steve Earle del periodo Copperhead Road, anche per la similarità del timbro vocale di Kasey con quello di Steve. Decisamente bella anche Chasing The Sky, altra rock song pulsante e diretta, che stavolta fa pensare al compianto Tom Petty: puro rock’n’roll chitarristico, davvero godibile (e la presenza di Ambel ha un senso, qui è nel suo elemento); Every Once In A While è cadenzata, con un sapore errebi dato da una piccola sezione fiati ed un’atmosfera vintage, mentre Get Low è annerita, bluesata e paludosa, ancora con i fiati che fanno capolino ed un feeling notevole, un pezzo che fa capire che il nostro ha ascoltato molto anche Tom Waits.

Geek Love è una ballata pianistica decisamente intensa, con un mood romantico che contrasta con la voce roca di Kasey, ma riesce lo stesso a toccare le corde giuste (ed anche qui Waits fa capolino, il suo lato più melodico), mentre con Bulletproof Hearts torniamo al rock di stampo californiano, un brano terso, vibrante e che coinvolge fin dalle prime note; Lithium Blues è scura e cupa, un blues che pare influenzato dalle paludi della Louisiana, un pezzo di grande fascino e suonato in maniera splendida. A Lover’s Waltz è una canzone suggestiva, per voce, organo e viola, un brano di grande pathos che dimostra che Anderson non è solo un rocker, ma un musicista a tutto tondo; il CD si chiude con la lenta Clothes Off My Back, dalla calda atmosfera southern soul, e con la title track, uno slow elettrico dalla ritmica quasi tribale. Forse Kasey Anderson potrebbe non essere la persona più adatta alla quale prestare dei soldi, ma se vorrete dare un ascolto ai suoi Hawks And Doves secondo me non ve ne pentirete.

Marco Verdi

Una Delle Sorprese Piacevoli Di Quest’Ultimo Periodo. E Che Voce! Ann Wilson – Immortal

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Ann Wilson – Immortal – BMG CD

Mi sono sempre piaciute le Heart, duo femminile formato dalle sorelle Ann e Nancy Wilson, sia nelle loro espressioni più rock (spesso influenzate dai Led Zeppelin), sia nelle pagine più AOR della loro carriera (la seconda metà degli anni ottanta) https://discoclub.myblog.it/2016/12/24/un-po-di-sano-classic-rock-al-femminile-heart-live-at-the-royal-albert-hall/ , anche se non le ho mai seguito più di tanto né i loro progetti collaterali (The Lovemongers) né i loro album solisti. Sono stato però da subito incuriosito da questo Immortal, nuova fatica di Ann Wilson senza la sorella Nancy (ad undici anni dal suo primo solo album Hope & Glory, mentre i due EP a nome Ann Wilson Thing sono storia recente), in quanto trattasi di un album di cover. Fin qui nulla di strano, anche Hope & Glory non presentava brani originali, ma qui Ann ha deciso di omaggiare artisti che l’hanno influenzata od altri che semplicemente le piacciono, però con il comune denominatore del fatto che tutti i dieci nomi omaggiati sono ormai passati a miglior vita. Un tributo quindi sentito a musicisti che non sono più tra noi, con alcune scelte logiche ed altre decisamente più sorprendenti (lo dico subito, gli Zeppelin non ci sono, forse Ann ha considerato John Bonham un personaggio “collaterale” per quanto riguarda le composizioni dello storico gruppo).

Il disco, prodotto dalla Wilson insieme a Mike Flicker, è decisamente riuscito, in quanto Ann nella maggior parte dei casi reinterpreta brani più o meno noti con indubbia personalità, senza riproporre delle copie carbone degli originali, ed in più confermando di avere una delle più belle e potenti voci dell’intero panorama rock femminile. Un valido aiuto glielo ha dato anche la house band (Craig Bartok, chitarre, Andy Stoller, basso, Daniel Walker, tastiere, e Denny Fongheiser, batteria) ed un ridotto numero di validissimi ospiti che vedremo tra poco. Da un cover album di Ann Wilson mi sarei forse aspettato una preponderanza di omaggi a cantanti donne, ma in realtà ne troviamo solo due: You Don’t Own Me, grande successo della quasi dimenticata Lesley Gore, apre il CD in maniera splendida, con nientemeno che Warren Haynes alla chitarra solista, una versione solida, potente e bluesata, molto diversa dall’originale, cantata in maniera divina da Ann e con Warren che fende l’aria da par suo (e la mente va alle migliori pagine della collaborazione tra Beth Hart e Joe Bonamassa), mentre la nota Back To Black, di Amy Winehouse, è tutta giocata sulla vocalità profonda e ricca di sfaccettature della Wilson, un’interpretazione drammatica e densa di pathos (il languido violino è di Ben Mink, noto per le sue collaborazioni con k.d. lang) che rende giustizia nel modo migliore alla cantautrice inglese entrata a far parte del cosiddetto “Club dei 27”.

Ann si ricorda anche di Chris Cornell, ma non ripropone un pezzo dei Soundgarden, bensì degli Audioslave, I Am The Highway, che diventa una toccante rock ballad elettroacustica, cantata ancora splendidamente e con voce leggermente arrochita, mentre l’accompagnamento è limpido e scintillante, quasi di stampo californiano: bella canzone e grandissima interpretazione, una delle migliori del disco. Non viene dimenticato Tom Petty, anche se viene scelta la poco nota Luna (dal disco d’esordio del 1976 del biondo rocker), ancora con Haynes protagonista: la struttura del pezzo rimane “pettyana”, ma Warren le dona un tocco blues ed Ann canta in maniera decisamente sensuale, aiutata anche dal ritmo soffuso del brano. Grande classe. Anche I’m Afraid Of Americans non è tra i pezzi più noti di David Bowie (scritta dal Duca Bianco con Brian Eno, era sul controverso Earthling del 1997), ed Ann elimina le sonorità techno e drum’n’bass dell’originale e la indurisce oltremodo, con un mood quasi zeppeliniano (eccallà, direbbero a Roma), complici anche certi passaggi strumentali orientaleggianti: versione tosta di un brano comunque non memorabile. Con Politician (Cream, l’omaggio è chiaramente per Jack Bruce) la Wilson è invece nel suo ambiente naturale: canzone che già in origine era possente e granitica, e la “sorellona” non deve far altro che sfoderare la sua voce più “plantiana” per portare a casa il risultato, aiutata anche dagli ottimi interventi alla solista di Doyle Bramhall II https://www.youtube.com/watch?v=5qLRh6vYqqU .

Cambio completo di registro con la soffusa A Thousand Kisses Deep di Leonard Cohen, guidata ancora dal violino di Mink e con un background musicale da club jazz-lounge (ed anche i rumori di sottofondo sembrano provenire dall’interno di un bar), con la Wilson che mostra di saper usare anche il fioretto, modulando la voce con un tono confidenziale da femme fatale. Forse per omaggiare Glenn Frey c’erano canzoni più rappresentative di Life In The Fast Lane, che vede sì Glenn tra gli autori ma è sempre stata una canzone più di Henley e Walsh: Ann elimina il noto riff chitarristico, rallenta il tempo e le dona un sapore funky ed un arrangiamento moderno che non mi convince molto, anche se un mezzo scivolone si può perdonare. Come chiusura dell’album ecco due brani che non mi aspettavo: A Different Corner è un pezzo di George Michael, uno che non mi sarebbe mai passato per la testa di omaggiare, ma Ann non la pensa come me e ne fornisce una rilettura fin troppo sofisticata, che non solleva i dubbi del sottoscritto né sulla canzone né sull’arrangiamento un po’ artefatto; meglio Baker Street, il classico per antonomasia di Gerry Rafferty: ritmo accelerato, arrangiamento anche qui moderno ma con un marcato mood folk-rock, ed un notevole crescendo elettrico che rinuncia al celebre riff di sax: quasi un’altra canzone.

A parte un paio di incertezze, Immortal è quindi un gran bel disco, ed Ann Wilson conferma di avere una voce straordinaria, unita ad una capacità interpretativa non comune.

Marco Verdi

Al Quarto Album Di Buon Country-Rock Made In Nashville Si Può Proprio Dire Che Sono Una Certezza. Wild Feathers – Greetings From The Neon Frontier

wild frontiers greetings from the neon frontiers

Wild Feathers – Greetings From The Neon Frontier – Reprise Records  

Quarto album per la band di Nashville, Tennessee, dopo il Live At The Ryman del 2016  https://discoclub.myblog.it/2017/02/16/dal-vivo-sono-veramente-bravi-wild-feathers-live-at-the-ryman/ ,  sono tornati in studio con il loro storico produttore Jay Joyce per registrare questo Greetings From The Neon Frontier, che presumo prenda il titolo proprio dai Neon Cross Studios di Joyce, ubicati nella capitale del Tennessee, dove è stato realizzato il disco. I Wild Frontiers sono catalogati come una delle ormai quasi rare (ma non scomparse) band che vengono definite country-rock, non Americana, roots, alternative, southern, proprio il caro vecchio country rock che poi comunque contiene un poco di tutti i generi appena ricordati. Il primo album omonimo del 2013 non dico che mi aveva folgorato, ma mi aveva colpito più che favorevolmente https://discoclub.myblog.it/2013/09/15/ho-visto-il-futuro-del-rock-n-roll-e-il-suo-nome-e-the-wild/ , il secondo Lonely Is A Lifetime un filo inferiore e più “lavorato”, restava un buon album, e il disco dal vivo aveva confermato tutte le vibrazioni positive della loro musica.

La formazione è un quartetto classico che ruota intorno alle voci e alle chitarre di Taylor Burns e Ricky Young, al bassista e vocalist Joel King, che sono gli autori della quasi totalità del materiale, ed al batterista Ben Dumas, entrato in formazione dal secondo album, Brett Moore degli ottimi Apache Relay alla pedal steel e chitarra aggiunta è un elemento importante nel sound del gruppo, e Rachel Moore, moglie di Brett e fotografa, appare al violino in un brano. Quittin’ Time parte subito forte, chitarre spianate ed energiche, con la pedal steel e l’organo suonato da Joyce ad aumentare un sound vibrante e poderoso, con intrecci vocali splendidi che rimandano ai migliori Jayhawks e alle bande southern, Wildfire ricorda le atmosfere sonore dei primi Eagles, quelli di Desperado e On The Border per intenderci, sempre con l’evocativa steel di Moore a sottolineare i bellissimi impasti vocali che ci riportano al miglior country-rock degli anni che furono https://www.youtube.com/watch?v=sKw5XlDpIj4 , derivativo? Forse, ma chi se ne frega, finché è fatto così bene e con passione sincera; Stand By You è decisamente più rock’n’roll, ci sono elementi alla Tom Petty e le chitarre sono sempre vibranti ed onnipresenti, mentre la cadenzata No Man’s Land, dell’accoppiata King/Young, ha ancora il classico suono del miglior country-rock, con i suoi 5 oltre minuti è la canzone più lunga dell’album e le chitarre nella parte centrale e finale si lasciano andare in piena libertà, ben supportate dall’organo.

La delicata e deliziosa Two Broken Hearts, scritta in solitaria dal solo Taylor Burns, ha uno spirito country-folk accentuato dall’interscambio tra la pedal steel e il violino della coppia Moore, veramente una piccola gemma https://www.youtube.com/watch?v=LktTWx6LsDw ; Golden Days torna subito ad un suono decisamente più roccato a tutte chitarre, sempre con la produzione cristallina di Joyce che evidenzia con precisione l’uso degli strumenti  e con le voci che si alternano alla guida del pezzo, a conferma che questa volta le buone canzoni ci sono. Anche quando il tempo rallenta come in Big Sky, l’unico brano a non portare la firma della band, si respira comunque un’aria anni ’70 veramente rinfrescante, tra CSN&Y e Matthews Southern Comfort, sound elettroacustico, le solite armonie vocali splendide e crescendo strumentali da sballo https://www.youtube.com/watch?v=L_shcc6EneQ , e pure Hold On To Love, anche se è un po’ più leggerina e zuccherosa, si regge comunque sul lavoro vocale sempre di gran qualità della band, che nel finale di brano schiaccia nuovamente il pedale dell’acceleratore sul ritmo e sulla elettricità del brano ,con le chitarre che si fanno nuovamente sentire, anche in modalità slide. Every Morning I Quit Drinkin’ è uno strano valzerone country di Ricky Young, molto sixties ma anche alquanto irrisolto e non memorabile,  forse l’unico brano scarso del disco, mentre Daybreaker (Into The Great Unknown) è di nuovo un galoppante e gagliardo brano di stampo rock classico americano con chitarre a volontà, al limite con qualche reminiscenza dei migliori U2. Ancora una volta un bel disco, questa volta senza cadute di tono.

Bruno Conti

Tom Petty – An American Treasure. A Quasi Un Anno Dalla Scomparsa Viene Doverosamente Annunciato Per Il 28 Settembre Uno Splendido Box Commemorativo

tom petty an american treasure front tom petty an american treasure box

Tom Petty – An American Treasure – 4 CD – 2 CD – 4 CD Super Deluxe con libro rilegato 84 pagine (la versione normale libro di 48 pagine), litografia, riproduzione di 4 testi scritti a mano e certificato di autenticità numerato – 6 LP Reprise/Warner – 28-09-2018

Tom Petty ci ha lasciati circa un anno fa, nella notte tra l’1 e il 2 ottobre del 2017. La morte ha colpito tutti gli appassionati in modo devastante, perché è stata improvvisa e senza quelle che sembravano motivazioni certe; dopo parecchi mesi si è saputo che il decesso è avvenuto per una overdose di medicinali antidolorifici che Petty usava per lenire il dolore dovuto a vari fattori: un enfisema, problemi al ginocchio e un anca fratturata, soprattutto quest’ultimo era peggiorato causandogli probabilmente dolori lancinanti che ha cercato di calmare usando troppe medicine.

In questo lasso di tempo la famiglia e i suoi collaboratori hanno preparato questo cofanetto che verrà pubblicato dalla sua ultima etichetta discografica, la Reprise, intorno alla fine di settembre. Come leggete sopra ci saranno la solita pletora di versioni di An American Treasure. Dalle prime informazioni pare che quella Super Deluxe e quella in vinile saranno anche super costosissime, con un prezzo indicativo intorno e oltre i 150 euro, mentre quella quadrupla costerà sempre indicativamente, e molto più onestamente, intorno ai 30 euro o poco più. La Super Deluxe ovviamente mi pare indirizzata sopratutto verso i collezionista incalliti e facoltosi, visto che poi il contenuto musicale sarà identico, anche se cambia l’involucro e i memorabilia vari della confezione. Se ve la potete permettere, è questa sotto.

tom petty an american treasure super deluxe

Scorrendo velocemente i contenuti, forse si poteva evitare di inserire tra i 60 brani del cofanetto18 canzoni nelle versioni già conosciute (anche se non sono tra le più note), dato che di antologie di Tom Petty ne esistono comunque a iosa. Però rimangono 8 brani totalmente inediti, una b-side e 33 pezzi in versioni mai pubblicate prima. Qui sotto potete leggere la lista completa.

 [CD1]
1. Surrender (Previously unreleased track from Tom Petty and the Heartbreakers sessions—1976)
2. Listen To Her Heart (Live at Capitol Studios, Hollywood, CA—November 11, 1977)
3. Anything That’s Rock ‘N’ Roll (Live at Capitol Studios, Hollywood, CA—November 11, 1977)
4. When The Time Comes (Album track from You’re Gonna Get It!—May 2, 1978)
5. You’re Gonna Get It (Alternate version featuring strings from You’re Gonna Get It! sessions—1978)
6. Radio Promotion Spot 1977
7. Rockin’ Around (With You) (Album track from Tom Petty and the Heartbreakers —November 9, 1976)
8. Fooled Again (I Don’t Like It) (Alternate version from Tom Petty and the Heartbreakers—1976)
9. Breakdown (Live at Capitol Studios, Hollywood, CA—November 11, 1977)
10. The Wild One, Forever (Album track from Tom Petty and the Heartbreakers—November 9, 1976)
11. No Second Thoughts (Album track from You’re Gonna Get It!—May 2, 1978)
12. Here Comes My Girl (Alternate version from Damn The Torpedoes sessions—1979)
13. What Are You Doing In My Life (Alternate version from Damn The Torpedoes sessions—1979)
14. Louisiana Rain (Alternate version from Damn The Torpedoes sessions—1979)
15. Lost In Your Eyes (Previously unreleased single from Mudcrutch sessions—1974)

[CD2]
1. Keep A Little Soul (Previously unreleased track from Long After Dark sessions—1982)
2. Even The Losers (Live at Rochester Community War Memorial, Rochester, NY—1989)
3. Keeping Me Alive (Previously unreleased track from Long After Dark sessions—1982)
4. Don’t Treat Me Like A Stranger (B-side to UK single of “I Won’t Back Down”—April, 1989)
5. The Apartment Song (Demo recording (with Stevie Nicks)—1984)
6. Concert Intro (Live introduction by Kareem Abdul-Jabbar, The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981)
7. King’s Road (Live at The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981)
8. Clear The Aisles (Live concert announcement by Tom Petty, The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981)
9. A Woman In Love (It’s Not Me) (Live at The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981)
10. Straight Into Darkness (Alternate version from The Record Plant, Hollywood, CA—May 5, 1982)
11. You Can Still Change Your Mind (Album track from Hard Promises—May 5, 1981)
12. Rebels (Alternate version from Southern Accents sessions—1985)
13. Deliver Me (Alternate version from Long After Dark sessions—1982)
14. Alright For Now (Album track from Full Moon Fever—April 24, 1989)
15. The Damage You’ve Done (Alternate version from Let Me Up (I’ve Had Enough) sessions—1987)
16. The Best Of Everything (Alternate version from Southern Accents sessions—March 26, 1985)
17. Walkin’ From The Fire (Previously unreleased track from Southern Accents sessions—March 1, 1984)
18. King Of The Hill (Early take (with Roger McGuinn)—November 23, 1987)

[CD3]
1. I Won’t Back Down (Live at The Fillmore, San Francisco, CA—February 4, 1997)
2. Gainesville (Previously unreleased track from Echo sessions—February 12, 1998)
3. You And I Will Meet Again (Album track from Into The Great Wide Open—July 2, 1991)
4. Into The Great Wide Open (Live at Oakland-Alameda County Coliseum Arena—November 24, 1991)
5. Two Gunslingers (Live at The Beacon Theatre, New York, NY—May 25, 2013)
6. Lonesome Dave (Previously unreleased track from Wildflowers sessions—July 23, 1993)
7. To Find A Friend (Album track from Wildflowers—November 1, 1994)
8. Crawling Back To You (Album track from Wildflowers—November 1, 1994)
9. Wake Up Time (Previously unreleased track from early Wildflowers sessions—August 12, 1992)
10. Grew Up Fast (Album track from Songs and Music from “She’s the One”—August 6, 1996)
11. I Don’t Belong (Previously unreleased track from Echo sessions—December 3, 1998)
12. Accused Of Love (Album track from Echo—April 13, 1999)
13. Lonesome Sundown (Album track from Echo—April 13, 1999)
14. Don’t Fade On Me (Previously unreleased track from Wildflowers—sessions—April 20, 1994)

[CD4]
1. You And Me (Clubhouse version—November 9, 2007)
2. Have Love Will Travel (Album track from The Last DJ—October 8, 2002)
3. Money Becomes King (Album track from The Last DJ—October 8, 2002)
4. Bus To Tampa Bay (Previously unreleased track from Hypnotic Eye sessions—August 11, 2011)
5. Saving Grace (Live at Malibu Performing Arts Center, Malibu, CA—June 16, 2006)
6. Down South (Album track from Highway Companion—July 25, 2006)
7. Southern Accents (Live at Stephen C. O’Connell Center, Gainesville, FL—September 21, 2006)
8. Insider (Live (with Stevie Nicks) at O’Connell Center, Gainesville, FL—September 21, 2006)
9. Two Men Talking (Previously unreleased track from Hypnotic Eye sessions—November 16, 2012)
10. Fault Lines (Album track from Hypnotic Eye—July 29, 2014)
11. Sins Of My Youth (Early take from Hypnotic Eye sessions—November 12, 2012)
12. Good Enough (Alternate version from Mojo sessions—2012)
13. Something Good Coming (Album track from Mojo—July 15, 2010)
14. Save Your Water (Album track from Mudcrutch 2—May 20, 2016)
15. Like A Diamond (Alternate version from The Last DJ sessions—2002)
16. Hungry No More (Live at House of Blues, Boston, MA—June 15, 2016)

Come detto è confermata l’uscita per il 28 settembre.

Bruno Conti

P.s. Nel frattempo si sono perse le tracce del Wildflowers II, però noto che un paio di brani di quelle sessions sono finiti in questo cofanetto.