Due Splendidi Tributi Ad Altrettante Icone Del Country. Parte Seconda: Willie Nelson

willie nelson american outlaw cd dvd

VV.AA. – Willie Nelson: American Outlaw – Blackbird 2CD – 2CD/DVD

Dopo aver parlato dello splendido concerto-tributo a Merle Haggard, oggi mi occupo dell’analoga operazione dedicata a Willie Nelson, uno show all-star svoltosi anche questo alla Bridgestone Arena di Nashville ma il 12 gennaio del 2019. Rispetto all’omaggio a Merle qui c’è una differenza “abbastanza” importante, e cioè che là si pagava il giusto tributo ad un grande artista scomparso esattamente un anno prima, mentre nel caso di Nelson il festeggiato è ancora vivo e vegeto, e soprattutto è presente sul palco per tutta la seconda metà del concerto. E, seppur di poco, questo doppio CD (volendo anche con DVD) è superiore anche a quello dedicato a Haggard, sia per la tracklist che comprende anche classici non scritti da Willie ma da lui interpretati in passato, sia per il cast che è ancora più di alto profilo che nel primo caso. La house band è come al solito guidata dal bassista Don Was, e comprende fra gli altri la bella e brava Amanda Shires al violino, Jamey Johnson e Audley Freed alle chitarre, il maestro della steel guitar Paul Franklin e lo storico partner di Nelson Mickey Raphael all’armonica.

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Un concerto quindi da godere dalla prima all’ultima canzone, con diverse prestazioni di altissimo livello. Come nei concerti di Willie si comincia con Whiskey River, canzone trasformata quasi in un southern rock dal vocione di Chris Stapleton e da un accompagnamento strumentale robusto https://www.youtube.com/watch?v=xJlw93PLCRY ; Lee Ann Womack fornisce una performance trascinante e piena di grinta con l’honky-tonk Three Days (e che voce), mentre la coppia Steve Earle-Margo Price ci delizia con un ottimo medley di puro country’n’roll tra Sister’s Coming Home e Down At The Corner Beer Joint https://www.youtube.com/watch?v=bUyVRoL0FT0 . Altro medley, stavolta fra I Thought About You Lord, Time Of The Preacher e Hands On The Wheel, con i due figli di Willie, Lukas e Micah Nelson, al centro del palco (e se la cavano splendidamente, con l’ugola di Lukas che sembra davvero una versione giovane di quella del padre); poi arriva Nathaniel Rateliff che si conferma un grande vocalist con una formidabile rilettura del classico di Leon Russell A Song For You https://www.youtube.com/watch?v=0V8MpRmsmFg . Il duo Lyle Lovett-Ray Benson rilegge Shotgun Willie mescolando in maniera goduriosa rock, blues e gospel https://www.youtube.com/watch?v=wUsviEoiKcc , Vince Gill va sul velluto con la sua voce morbida, e Blue Eyes Crying In The Rain sembra scritta apposta per lui, mentre il classico di Ray Charles (ma l’ha fatta anche Willie) Georgia On My Mind brilla di nuova luce nelle sapienti mani di Jamey Johnson, in una versione che è puro southern soul https://www.youtube.com/watch?v=C7XIHrP1o2w .

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Ed ecco proprio Willie, che insieme ai coniugi Susan Tedeschi e Derek Trucks ci regala una strepitosa City Of New Orleans di Steve Goodman (ma come canta Susan!) https://www.youtube.com/watch?v=JNS9-EHwS5k , e vengono seguiti dagli Avett Brothers in una travolgente ripresa bluegrass di Bloody Mary Morning suonata ai mille all’ora e dalla brava Norah Jones che insieme ai Little Willies si conferma artista raffinata con una swingata ed elegante I Gotta Get Drunk. Il primo CD si chiude con Jack Johnson che propone la sua Willie Got Me Stoned, niente di speciale, ed Eric Church che non è un fenomeno ma con Me And Paul se la cava abbastanza bene. Le undici canzoni del secondo dischetto vedono tutte quante il padrone di casa protagonista di una serie di duetti: la voce di Willie non è più quella di un tempo, a volte sembra quasi non arrivarci più, ma questo paradossalmente rende il tutto ancora più emozionante e vero. La languida Crazy viene riproposta insieme a Dave Matthews, la cui voce non ho mai potuto soffrire molto, mentre la gustosa honky-tonk song After The Fire Is Gone vede il nostro insieme a Sheryl Crow, ed il risultato è già migliore. La stupenda Pancho & Lefty è rifatta insieme alla meravigliosa Emmylou Harris  https://www.youtube.com/watch?v=FnFGYNPK5g4 (scusate gli aggettivi, ma sono innamorato di Emmylou da quando i miei ormoni hanno iniziato a fare il loro dovere), ed i due vengono raggiunti da Rodney Crowell che porta in dote la fulgida Till I Gain Control Again https://www.youtube.com/watch?v=UCSmqi2-uXk .

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E’ il momento di un incontro di leggende (texane), in quanto sale sul palco Kris Kristofferson che intona la sua Me And Bobby McGee con Willie che fa da backing vocalist: puro carisma (c’è anche Church, ma c’entra come i cavoli a merenda); Jimmy Buffett porta nella serata un po’ di Caraibi con una versione solare dell’evergreen di Jimmy Cliff The Harder They Come, mentre Always On My Mind (successo di Elvis ma anche di Willie) vede Nelson fare un po’ di fatica con la voce, ma ci pensa Stapleton ad aiutarlo, con Trucks che ricama sullo sfondo per una rilettura decisamente toccante. Arriva George Strait che prima duetta con il nostro sulle note della sua recente hit Sing One With Willie https://www.youtube.com/watch?v=nBilEaAM5Go , e poi fa le veci di Waylon in una solida e vigorosa Good Hearted Woman https://www.youtube.com/watch?v=S4k4TZAQdyg . Finale altamente coinvolgente con tutti quanti on stage per la sempre splendida On The Road Again https://www.youtube.com/watch?v=UpEAQEz-EN8  ed una pimpante Roll Me Up And Smoke Me When I Die, titolo perfetto per chiudere una serata dedicata ad uno degli ultimi fuorilegge rimasti.

Marco Verdi

In Ritardo Ma Ci Siamo: Il Meglio Del 2020 Secondo Disco Club, Parte II

best of 2020

I Migliori Del 2020 secondo Marco Verdi.

bruce springsteen letter to you

Disco Dell’Anno: Bruce Springsteen – Letter To You

https://discoclub.myblog.it/2020/10/17/lo-springsteen-del-sabato-finalmente-e-tornata-la-vera-e-street-band-esce-il-23-ottobre-bruce-springsteen-letter-to-you/

Il Resto Del Podio:

Chris_Stapleton_Starting_Over

Chris Stapleton – Starting Over

https://discoclub.myblog.it/2020/11/30/ecco-uno-che-sa-fare-solo-dischi-bellissimi-chris-stapleton-starting-over/

david bromberg band big road

David Bromberg Band – Big Road

https://discoclub.myblog.it/2020/05/07/ma-allora-qualche-disco-fisico-esce-ancorae-che-disco-david-bromberg-band-big-road/

Gli Altri 7 Della Top 10:

phish sigma oasis

Phish – Sigma Oasis

https://discoclub.myblog.it/2020/12/01/un-grandissimo-disco-che-per-ora-non-esiste-phish-sigma-oasis/

dirty knobs wreckless abandon

The Dirty Knobs – Wreckless Abandon

blackie and the rodeo kings king of this town

Blackie & The Rodeo Kings – King Of This Town

margo price that's how rumors get started

Margo Price – That’s How Rumors Get Started

https://discoclub.myblog.it/2020/07/11/nuovi-e-splendidi-album-al-femminile-parte-1-margo-price-thats-how-rumors-get-started/

jimmy buffett life on the flipside

Jimmy Buffett – Life On The Flip Side

webb wilder night without love

Webb Wilder – Night Without Love

https://discoclub.myblog.it/2020/06/15/torna-il-rocker-del-mississippi-con-uno-dei-dischi-piu-divertenti-dellanno-webb-wilder-night-without-love/

outlaws dixie highway

The Outlaws – Dixie Highway

https://discoclub.myblog.it/2020/04/07/semplicemente-il-loro-miglior-disco-dagli-anni-settanta-in-poi-outlaws-dixie-highway/

I “Dischi Caldi”:

bob dylan rough and rowdy ways 2 cd

Bob Dylan – Rough And Rowdy Ways

terry allen just like moby dick

Terry Allen – Just Like Moby Dick

marcus king el dorado

Marcus King – El Dorado

jonathan wilson dixie blur

Jonathan Wilson – Dixie Blur

willie nile new york at night

Willie Nile – New York At Night

emma swift blonde on the tracks

Emma Swift – Blonde On The Tracks

https://discoclub.myblog.it/2020/09/09/gia-le-canzoni-sono-belline-ma-lei-e-bravissima-emma-swift-blonde-on-the-tracks/

john fogerty fogerty's factory

John Fogerty – Fogerty’s Factory

https://discoclub.myblog.it/2020/12/03/la-fattoria-non-e-molto-prolifica-ma-sforna-prodotti-di-prima-qualita-john-fogerty-fogertys-factory/

albert cummings beleive

Albert Cummings – Believe

jono manson silver moon

Jono Manson – Silver Moon

https://discoclub.myblog.it/2020/02/12/il-miglior-lavoro-di-sempre-del-nostro-amico-ormai-mezzo-italiano-jono-manson-silver-moon/

dave alvin from an old guitar

Dave Alvin – From An Old Guitar

https://discoclub.myblog.it/2020/12/07/ne-disco-nuovo-ne-ristampa-solo-grandissima-musica-dave-alvin-from-an-old-guitar/

the third mind

The Third Mind – The Third Mind

https://discoclub.myblog.it/2020/03/06/un-dave-alvin-diverso-ma-sempre-notevole-the-third-mind/

jess williamson sorceress

Jess Williamson – Sorceress

jason isbell reunions

Jason Isbell – Reunions

john anderson years

John Anderson – Years

https://discoclub.myblog.it/2020/05/28/la-cura-auerbach-ha-rivitalizzato-anche-lui-john-anderson-years/

mary chapin carpenters the dirt and the stars

Mary Chapin Carpenter – The Dirt And The Stars

ray lamontagne monovision

Ray LaMontagne – Monovision

https://discoclub.myblog.it/2020/07/02/a-volte-fortunatamente-ritornano-come-un-tempo-ray-lamontagne-monovision/

dion blues with friends

Dion – Blues With Friends

https://discoclub.myblog.it/2020/06/17/un-altro-giovanotto-pubblica-uno-dei-suoi-migliori-album-di-sempre-dion-blues-with-friends/

colter wall western swing

Colter Wall – Western Swing &Waltzes And Other Punchy Songs

https://discoclub.myblog.it/2020/09/05/ormai-non-e-piu-soltanto-una-giovane-promessa-colter-wall-western-swing-waltzes-and-other-punchy-songs/

loudon wainwright III i'd rather lead a band

Loudon Wainwright III – I’d Rather Lead A Band

josh turner country state of mind

Josh Turner – Country State Of Mind

https://discoclub.myblog.it/2020/10/20/un-godurioso-omaggio-alla-vera-country-music-josh-turner-country-state-of-mind/

Live Album

nick cave idiot prayer

Nick Cave – Idiot Prayer

https://discoclub.myblog.it/2020/12/19/a-pochi-giorni-dallascolto-ho-ancora-i-brividi-nick-cave-idiot-prayer/

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989

The Rolling Stones – Steel Wheels Live In Atlantic City

https://discoclub.myblog.it/2020/09/28/il-mese-delle-pietre-si-chiude-con-un-altro-splendido-album-dal-vivo-the-rolling-stones-steel-wheels-live-atlantic-city-new-jersey/

nick mason live at the roundhouse

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Live At The Roundhouse

https://discoclub.myblog.it/2020/09/23/il-live-che-i-veri-pink-floyd-se-fossero-ancora-insieme-non-avrebbero-il-coraggio-di-fare-nick-masons-saucerful-of-secrets-live-at-the-roundhouse/

La Ristampa:

tom petty wildlowers and all the rest

Tom Petty – Wildflowers And All The Rest

https://discoclub.myblog.it/2020/10/23/chiamarla-ristampa-mi-sembra-un-tantino-riduttivo-tom-petty-wildflowers-all-the-rest/

Altre Ristampe:

neil young archives vol. 2

Neil Young – Archives Vol. II

https://discoclub.myblog.it/2020/11/28/magari-e-un-casinista-ma-se-parliamo-di-musica-ha-pochi-eguali-neil-young-archives-vol-ii-1972-1976/

paul mccartney flaming pie

Paul McCartney – Flaming Pie

https://discoclub.myblog.it/2020/08/11/riprende-la-campagna-di-ristampe-deluxe-di-sir-paul-con-uno-dei-suoi-dischi-migliori-di-sempre-paul-mccartney-flaming-pie/

elton John Jewel box box set

Elton John – Jewel Box

https://discoclub.myblog.it/2020/12/02/un-bel-regalo-di-natale-per-gli-amici-di-reginald-elton-john-jewel-box/

Cat Stevens – Mona Bone Jakon – Tea For The Tillerman – Back To Earth

lou reed new york

Lou Reed – New York

allman brothers trouble no more 50th anniversary collection

The Allman Brothers Band – Trouble No More

johnny cash complete mercury albums

Johnny Cash – The Complete Mercury Recordings

https://discoclub.myblog.it/2020/06/30/per-il-momento-il-cofanetto-dellanno-johnny-cash-the-complete-mercury-recordings-1986-1991/

richard & linda thompson hard luck stories front

Richard & Linda Thompson – Hard Luck Stories

https://discoclub.myblog.it/2020/09/11/richard-linda-thompson-la-coppia-regina-del-folk-rock-britannico-box-hard-luck-stories-parte-i/

https://discoclub.myblog.it/2020/09/12/richard-linda-thompson-la-coppia-regina-del-folk-rock-britannico-box-hard-luck-stories-parte-ii/

Canzone Dell’Anno:

Bruce Springsteen – Janey Needs A Shooter – Song For Orphans

https://www.youtube.com/watch?v=A_BRCRkAkAE

https://www.youtube.com/watch?v=ib96-ytmLDg

The Outlaws – Southern Rock Will Never Die

Tom Petty – Leave Virginia Alone

Margo Price – Stone Me – Gone To Stay

Jimmy Buffett – Down At The La De Dah

Blackie & The Rodeo Kings – World Gone Mad – North Star

Willie Nile – New York Is Rockin’

Cover:

Webb Wilder – Be Still

Colter Wall – Big Iron

David Bromberg Band – The Hills Of Isle Au Haut

Emma Swift – Queen Jane Approximately

John Fogerty – Lean On Me

Josh Turner – Theme From The Dukes Of Hazzard

Richard Barone – Streets Of New York

fabrizio de andrè + PFM Il Concerto ritrovato

Album Italiano: Fabrizio De André & PFM – Il Concerto Ritrovato

https://discoclub.myblog.it/2020/06/05/un-album-dal-vivo-splendido-e-miracoloso-fabrizio-de-andre-pfm-il-concerto-ritrovato/

willie nile uncovered

Album Tributo: VV.AA: Willie Nile Uncovered

elton john me

Libro Musicale: Elton John – Me

Libro Non Musicale:

don winslow broken

Don Winslow – Broken

Piaceri Proibiti:

AC/DC – Power Up

Blue Oyster Cult – The Symbol Remains

The Alan Parsons Project – Ammonia Avenue Deluxe

Motorhead – Ace Of Spades 40th Anniversary

Delusione Dell’Anno:

The Jayhawks – Xoxo

Joe Bonamassa – Royal Tea

James Maddock – No Time To Cry

Sòla” Dell’Anno:

Neil Young – After The Gold Rush 50th Anniversary

Dischi Nuovi Che Vorrei Nel 2020:

John Fogerty – Los Lobos – Van Morrison

Ristampe Che Vorrei:

The Beatles – Let It Be 50th Anniversary

Bob Dylan – The Bootleg Series Vol. 16

Paul McCartney – London Town & Back To The Egg Super Deluxe

CSN&Y – Deja Vu 50th Anniversary

George Harrison – All Things Must Pass 50th Anniversary

Bruce Springsteen – Born In The U.S.A. Super Deluxe

Perdita Musicale Del 2020 

John Prine

Perdita Non Musicale Del 2020

Sean Connery

Marco Verdi

In Ritardo Ma Ci Siamo: Il Meglio Del 2020 Secondo Disco Club, Parte I

best of 2020

Ammetto che non è una mia idea, ma girando per la rete mi è capitato di vederlo e mi è sembrato pertinente e divertente, vista l’annata che stiamo passando: quindi “lo rubo”, ma lasciando in vista i titolari del logo. Utilizzo unificato (come le reti della Rai, quando c’è un annuncio importante) per tutte le liste dei collaboratori: quest’anno sono un po’ di ritardo, ma visto che ancora ieri sono usciti i nuovi album di Thorogood e McCartney, neanche più di tanto. Ordine casuale, anzi lo stesso dello scorso anno, non ho approfittato di quello alfabetico che mi avrebbe favorito. Al solito liste molte ricche di titoli, senza limite di numero, ognuno nella sequenza che preferisce, e ogni tanto, quando esistono, trovate i link alle recensioni, così potete farvi una idea di cosa abbiamo scritto. Partiamo con le scelte…

Marco Frosi Best Of 2020

bruce springsteen letter to you

– Bruce Springsteen: Letter To You

dirty knobs wreckless abandon

– The Dirty Knobs: Wreckless Abandon

https://discoclub.myblog.it/2020/11/29/il-disco-rocknroll-dellanno-the-dirty-knobs-wreckless-abandon/

Chris_Stapleton_Starting_Over

– Chris Stapleton: Starting Over

scott mcclatchy six of one

– Scott McClatchy: Six Of One

https://discoclub.myblog.it/2020/10/13/uno-degli-ultimi-fuorilegge-scott-mcclatchy-six-of-one/

allman betts band bless your heart

– The Allman Betts Band: Bless Your Heart

https://discoclub.myblog.it/2020/09/14/proseguono-le-buone-tradizioni-di-famiglia-the-allman-betts-band-bless-your-heart/

michael mcdermott what in the world

– Michael McDermott: What In The World…

https://discoclub.myblog.it/2020/08/16/ormai-non-sbaglia-piu-un-colpo-michael-mcdermott-what-in-the-world/

mary chapin carpenters the dirt and the stars

– Mary Chapin Carpenter: The Dirt And The Stars

https://discoclub.myblog.it/2020/08/13/poca-polvere-sotto-i-tappeti-e-tante-stelle-luccicanti-a-scaldare-i-nostri-cuori-mary-chapin-carpenter-the-dirt-and-the-stars/

reckless jelly jackpot americana american girls

– Reckless Kelly: American Jackpot / American Girls

https://discoclub.myblog.it/2020/07/23/la-band-texana-non-lascia-ma-raddoppia-e-pubblica-uno-dei-loro-migliori-album-in-assoluto-reckless-kelly-american-jackpotamerican-girls/

will hoge tiny little movies

– Will Hoge: Tiny Little Movies

https://discoclub.myblog.it/2020/07/17/altro-che-country-questo-e-rocknroll-coi-fiocchi-e-controfiocchi-will-hoge-tiny-little-movies/

bob dylan rough and rowdy ways

– Bob Dylan: Rough And Rowdy Ways

https://discoclub.myblog.it/2020/06/18/nel-caso-qualcuno-avesse-ancora-dei-dubbi-siamo-su-un-altro-pianeta-bob-dylan-rough-and-rowdy-ways/

jimmy buffett life on the flipside

– Jimmy Buffett: Life On The Flip Side

https://discoclub.myblog.it/2020/06/10/signore-e-signori-il-disco-dellestate-2020-jimmy-buffett-life-on-the-flip-side/

willie nile new york at night

– Willie Nile: New York At Night

https://discoclub.myblog.it/2020/05/20/dopo-40-anni-di-grandi-canzoni-unaltra-splendida-new-york-city-serenade-willie-nile-new-york-at-night/

jason isbell reunions

– Jason Isbell And The 400 Unit: Reunions

https://discoclub.myblog.it/2020/05/11/un-altro-di-quelli-che-non-sbaglia-un-colpo-jason-isbell-and-the-400-unit-reunions/

david bromberg band big road

– David Bromberg Band: Big Road

jonathan wilson dixie blur

– Jonathan Wilson: Dixie Blur

https://discoclub.myblog.it/2020/03/19/che-cosa-fa-un-hippy-a-nashville-un-grande-disco-jonathan-wilson-dixie-blur/

dave alvin from an old guitar

– Dave Alvin: From An Old Guitar Rare And Unreleased Recordings

terry allen just like moby dick

– Terry Allen & The Panhandle Mystery Band: Just Like Moby Dick

https://discoclub.myblog.it/2020/02/04/il-primo-disco-da-top-ten-del-2020-terry-allen-the-panhandle-mystery-band-just-like-moby-dick/

tom petty wildflowers and all the rest

– Tom Petty: Wildflowers & All The Rest (ristampa dell’anno)

richard & linda thompson hard luck stories front

– Richard & Linda Thompson: Hard Luck Stories (box dell’anno ex aequo con)

neil young archives vol. 2

– Neil Young: Archives Vol. II

Fine della prima lista, nei prossimi giorni le altre.

Bruno Conti

Ecco Uno Che Sa Fare Solo Dischi Bellissimi! Chris Stapleton – Starting Over

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Chris Stapleton – Starting Over – Mercury/Universal

Chris Stapleton ha esordito come solista abbastanza tardi (Traveller, del 2015, è stato pubblicato quando il singer-songwriter del Kentucky aveva già 37 anni), ma in pochissimo tempo ha fatto vedere di non avere molto terreno da recuperare. Con un passato da autore per conto terzi ed una militanza in un paio di band con le quali non ha mai inciso alcunché, Stapleton infatti non ci ha messo molto per affermarsi come uno dei musicisti migliori oggi in America: Traveller era un lavoro splendido e ha avuto anche un notevole successo https://discoclub.myblog.it/2015/07/25/good-news-from-dave-cobb-productions-chris-stapleton-traveller-christian-lopez-band-onward/ , ed anche il doppio From A Room del 2017 (pubblicato però in due diverse tranche) era di livello notevole seppur leggermente inferiore all’esordio. C’era quindi parecchia attesa per il terzo album di Chris (in quanto io considero i due From A Room come una cosa unica), e sappiamo quanto possa essere problematico il terzo lavoro per un artista che ha debuttato col botto https://discoclub.myblog.it/2017/12/16/peccato-solo-che-forse-non-ci-sara-un-terzo-volume-chris-stapleton-from-a-room-volume-2/ .

Ebbene, non solo Starting Over conferma la crescita esponenziale del nostro come autore e performer, ma a mio parere è perfino superiore a Traveller, e si candida fin dal primo ascolto ad uno dei posti di vertice per la classifica dei migliori del 2020. Starting Over (che si presenta con una copertina ultra-minimalista, per non dire inesistente) propone la consueta miscela di rock, country e southern music tipica del nostro, ma con una qualità compositiva di primissimo livello ed un feeling interpretativo notevole, grazie soprattutto ad una voce tra le più belle ed espressive del panorama musicale odierno ed una tecnica chitarristica da non sottovalutare. Prodotto al solito dall’amico Dave Cobb e con gli abituali compagni di ventura (la moglie Morgane Stapleton alla seconda voce, Cobb stesso alle chitarre acustiche, J.T. Cure al basso e Derek Mixon alla batteria), Starting Over ha anche degli ospiti che impreziosiscono alcuni brani , come Paul Franklin, leggendario steel guitarist di Nashville, e gli Heartbreakers Benmont Tench e Mike Campbell, non una presenza casuale in quanto Stapleton è presente sul nuovissimo album d’esordio dei Dirty Knobs, il gruppo guidato proprio da Campbell (appena recensito su questi schermi).

In poche parole, forse il miglior disco uscito negli ultimi mesi insieme a quello di Bruce Springsteen, in un periodo solitamente dedicato alle antologie e ristampe proiettate alle vendite natalizie. Il CD parte benissimo con la title track, una spedita ballata di stampo acustico servita da una melodia di prim’ordine e con la prima di tante prestazioni vocali degne di nota: il refrain, poi, è splendido. Devil Always Made Me Think Twice è una robusta rock’n’roll song di chiaro stampo sudista: Chris ha la voce perfetta per questo tipo di musica, ma è il brano in sé ad essere trascinante, ed io ci vedo chiara e lampante l’influenza di John Fogerty sia nelle sonorità swamp che nella linea melodica e modo di cantare. Il piano di Tench introduce Cold, una ballata elettroacustica eseguita con grande forza e pathos (ma sentite che voce), con un leggero accompagnamento d’archi che le dona un tocco suggestivo in più e crea un crescendo da brividi.

When I’m With You è un lento alla Waylon Jennings, una canzone bella, limpida e ricca di anima con gli strumenti dosati alla perfezione, a differenza di Arkansas che è una travolgente rock song elettrica di grande potenza, con Campbell co-autore e chitarra solista che si produce in un mirabolante assolo dei suoi, mentre Joy Of My Life, prima cover del disco, è un delicato pezzo che Fogerty aveva dedicato a sua moglie nel 1997: Stapleton fa lo stesso con Morgane ed il risultato è eccellente, con l’aggiunta di elementi southern che l’originale non aveva. Il sud è ancora presente nell’intensa Hillbilly Blood, notevole ballata tra rock e musica d’autore che ricorda molto da vicino il Gregg Allman più roots, timbro vocale compreso, al contrario di Maggie’s Song, bellissima country ballad dal motivo molto classico (vedo l’ombra di The Band, zona The Weight) e con l’organo di Benmont ad impreziosire ulteriormente un gioiello già luccicante di suo.

Lo slow elettrico di matrice rock-blues Whiskey Sunrise, suonato ancora con indubbia forza e con un paio di pregevoli assoli da parte del leader, precede le altre due cover del CD, entrambe prese dal songbook del grande Guy Clark: se Worry B Gone è un coinvolgente rockin’ country texano al 100% contraddistinto da una performance collettiva da applausi, Old Friends è uno dei pezzi più noti e belli dello scomparso cantautore di Monahans, e la resa di Chris è semplicemente da pelle d’oca. Watch You Burn è il secondo brano scritto e suonato con Campbell, una rock song asciutta e diretta, sempre con quell’afflato southern che è insito nella voce del nostro, canzone che precede You Should Probably Leave, strepitoso e cadenzato pezzo dal sapore decisamente errebi (uno dei più godibili del lotto), e l’intensa Nashville, TN, country ballad “cosmica” alla Gram Parsons che chiude degnamente un album davvero splendido. A parte un paio di dubbi avevo praticamente già deciso i dieci dischi più belli di quest’anno, ma dopo aver ascoltato Starting Over mi vedo costretto a ritoccare la lista. E nei primissimi posti.

Marco Verdi

Il Disco Rock’n’Roll Dell’Anno? The Dirty Knobs – Wreckless Abandon

dirty knobs wreckless abandon

The Dirty Knobs – Wreckless Abandon – BMG Rights Management CD

Dopo l’inattesa e dolorosa scomparsa di Tom Petty avvenuta nel 2017 gli Heartbreakers si sono giocoforza dedicati all’attività di sessionmen di lusso, ed uno dei più attivi in tal senso è stato Mike Campbell, grandissimo chitarrista e vera colonna portante del suono degli Spezzacuori insieme al piano di Benmont Tench: prima è entrato a far parte, un po’ a sorpresa devo dire, dei Fleetwood Mac insieme a Neil Finn dopo il licenziamento di Lindsey Buckingham (ed il fatto che per la seconda volta l’ex marito di Stevie Nicks sia stato rimpiazzato da DUE musicisti – la prima fu nel 1987 – la dice lunga sulla sua bravura), e poi ha potuto dedicarsi a tempo pieno alla sua band “dopolavoristica” The Dirty Knobs, da lui formata nel 2001 ma che fino ad oggi si era limitata a qualche esibizione dal vivo.

In effetti mi ero sempre chiesto, anche durante i periodi di massimo splendore di Petty e della sua band, come mai un musicista del talento di Campbell non avesse pensato ad un album da solista, dal momento che oltre alla grande abilità chitarristica Mike è anche un valido songwriter (oltre a molti brani insieme a Petty ha infatti collaborato alla scrittura con fior di colleghi, come la stessa Nicks, Don HenleyThe Boys Of SummerJohn Prine, Roy Orbison, perfino Bob DylanJammin’ Me – e Roger McGuinn), poi nel 1999 l’ho sentito cantare in I Don’t Wanna Fight nell’album di Petty Echo, unico caso in tutta la discografia degli Heartbreakers, e ho capito perché. Nel 2016 però Campbell aveva dato prova di essere notevolmente migliorato alla voce nell’affrontare Victim Of Circumstance, il suo contributo al secondo album dei Mudcrutch, ma nonostante tutto mi sono stupito quando ho visto che nel primo album dei Dirty Knobs da poco uscito, intitolato Wreckless Abandon, il lead singer oltre che chitarra solista era proprio lui. Questa però è solo la prima sorpresa, in quanto ascoltando il CD mi sono reso conto di avere a che fare con un bellissimo album di puro rock’n’roll come oggi purtroppo non si fa quasi più, musica diretta, potente, chitarristica fino al midollo ma con una qualità compositiva notevole (le canzoni sono tutte di Campbell).

I “Pomelli Sporchi” sono un classico quartetto due chitarre-basso-batteria (oltre a Mike, Jason Sinay, Lance Morrison e Matt Laug), e la loro musica è un misto di rock, blues e boogie con le sei corde sempre in evidenza, ma come ho detto poc’anzi ci sono anche le canzoni e, sorprendentemente, la voce. La produzione, diretta ed asciutta, è nelle sapienti mani di George Drakoulias (che ricordo alla consolle per i primi due album dei Black Crowes, i migliori lavori dei JayhawksHollywood Town Hall e Tomorrow The Green Grass – nonché in The Last DJ di Petty), e come ospiti abbiamo Tench in un brano, Augie Meyers in un altro e soprattutto Chris Stapleton alla voce in due pezzi, che rende quindi il favore a Mike che è apparso di recente nel suo nuovo Starting Over; piccola curiosità: anche l’immagine di copertina ha origini illustri, essendo opera del noto designer tedesco di beatlesiana memoria (nonché bassista) Klaus Voormann, autore della mitica cover di Revolver.

Un indizio del livello del disco lo dà l’iniziale title track, rock’n’roll song chitarristica potente e coinvolgente, anzi direi irresistibile: la voce di Campbell è notevolmente migliorata (la sua chitarra non si discuteva neanche prima) ed è paragonabile a quella di Graham Parker, e la canzone stessa sarebbe potuta benissimo stare su un album di Petty & Heartbreakers. Pistol Packin’ Mama (brano nuovo, non il classico di Bing Crosby) è uno strepitoso country-rock elettrico, con Stapleton che duetta alla grande con Mike e Meyers che ricama da par suo con il farfisa per un cocktail decisamente trascinante; Sugar, dura e cadenzata, porta il disco verso sonorità rock-blues, un pezzo meno sfavillante dal punto di vista compositivo ma suonato sempre con grinta e perizia tecnica che vanno di pari passo. Molto buona anche Southern Boy, un boogie spedito come un treno dalle goduriose parti strumentali tra chitarre normali e slide, mentre I Still Love You è una rock ballad intensa e potente a dimostrazione che Mike se la cava benissimo anche con brani più lenti (ma le chitarre arrotano anche qua, basti sentire l’assolo finale). Irish Girl calma un po’ le acque, le chitarre sono acustiche e spunta anche un’armonica, per un pezzo dallo script superbo (a metà tra Dylan e Petty, manco a dirlo) e suonato alla grande, con Stapleton ancora presente ma solo alle armonie vocali: canzone splendida.

Fuck That Guy vede invece Chris coinvolto come co-autore in un godibile e divertente rock’n’roll suonato in punta di dita, dal ritmo insinuante ed una slide malandrina sullo sfondo, mentre Don’t Knock The Boogie è appunto un boogie-blues alla John Lee Hooker ma suonato con la forza degli ZZ Top, che procede attendista fino alla strepitosa coda chitarristica finale (lo avrei visto bene su Mojo, ed anche il modo di cantare di Mike qui ricorda quello del suo ex principale). Anche la solida Don’t Wait ha cromosomi blues, ma stavolta vedo più influenze british alla Cream, con un bel riff circolare e drumming possente, a differenza di Anna Lee che è una deliziosa ballata acustica, quasi bucolica. Chiusura con Aw Honey, altro ruspante e travolgente rock’n’roll impreziosito dal piano di Tench, la gagliarda Loaded Gun, una fucilata elettrica in pieno petto, ed una ripresa strumentale di un minuto a base di slide acustica di Don’t Knock The Boogie.

Gran bel CD questo Wreckless Abandon, un lavoro sorprendente che dimostra che i Dirty Knobs sono molto di più di una “side band”: l’album è dedicato a Petty (che Mike definisce “il mio co-capitano”), e sono sicuro che da lassù il buon Tom apprezzerà senza remore. Senza dubbio tra i dischi dell’anno.

Marco Verdi

E, Come Al Solito, Il Vecchio Willie Non Sbaglia Un Colpo! Willie Nelson – First Rose Of Spring

willie nelson first rose of spring

Willie Nelson – First Rose Of Spring – Sony CD

A quasi un anno esatto da Ride Me Back Home https://discoclub.myblog.it/2019/07/07/forse-lunico-modo-per-fermarlo-e-sparargli-willie-nelson-ride-me-  torna il grande Willie Nelson, che nonostante l’età avanzata (ormai le primavere sono 87) non ha nessuna intenzione di ritirarsi e, anzi, continua a pubblicare dischi di qualità altissima: First Rose Of Spring è l’album di studio numero 70 per il musicista texano (senza contare i lavori in collaborazione con altri, i live e le colonne sonore: in tutto si arriva a 94), ed è manco a dirlo un disco splendido, superiore anche a Ride Me Back Home e di poco inferiore a Last Man Standing del 2018, che però era uno dei suoi migliori in assoluto. E’ vero che Willie fa parte di quegli artisti che non hanno mai veramente deluso, nemmeno negli anni ottanta quando la sua ispirazione era un po’ offuscata, o quando ha pubblicato album a sfondo reggae (Countryman) o strumentale (Night And Day, bello ma con una voce così come gli è venuto in mente di fare un disco non cantato?): da quando poi ha iniziato a collaborare col produttore Buddy Cannon lo standard qualitativo si è sempre mantenuto a livelli di assoluta eccellenza.

First Rose Of Spring è un disco tipico del nostro, con una serie di ballate di grande bellezza, suonate alla grande e cantate con la solita voce inimitabile nonostante gli anni: Cannon ha come di consueto messo a disposizione di Willie il solito manipolo di fuoriclasse (Bobby Terry alle chitarre, Kevin Grantt e Larry Paxton al basso, Mike Johnson alla steel, Chad Cromwell e Lonnie Wilson alla batteria e Catherine Marx alle tastiere, oltre naturalmente all’immancabile Mickey Raphael all’armonica), ma il resto è farina del sacco di Nelson, che ha interpretato alla sua maniera la solita serie di canzoni scelte con cura, scrivendone anche due nuove di zecca insieme allo stesso Cannon. L’album si apre con la title track, una languida country ballad scritta da Randy Houser e contraddistinta dalla grandissima voce di Willie in primo piano con dietro solo un paio di chitarre, l’armonica, una steel ed un organo appena accennati: la canzone è già bella di suo, ma il timbro vocale del leader e la sua interpretazione la rendono da pelle d’oca. Blue Star è il primo dei due pezzi nuovi, ed è un altro lento splendido dallo sviluppo rilassato e disteso, con un motivo di prim’ordine ed un suono caldo e coinvolgente, mentre I’ll Break Out Again Tonight (di Whitey Shafer ma resa popolare da Merle Haggard) è uno scintillante honky-tonk classico, un genere di canzone che Willie canta anche quando dorme ma riesce a farlo emozionando ogni volta.

Don’t Let The Old Man In è la dimostrazione che i grandi interpreti riescono a migliorare anche brani di autori non proprio di prima fascia, nello specifico Toby Keith: altro limpido slow di matrice western con leggera orchestrazione alle spalle ed un tocco di Messico come sempre quando Willie imbraccia la sua Trigger; Just Bummin’ Around è una saltellante e swingata country song d’altri tempi (ed infatti è stato un successo negli anni cinquanta per Jimmy Dean), eseguita con la solita classe sopraffina, ed è seguita dalla tenue e bellissima Our Song di Chris Stapleton, altro pezzo country dal pathos notevole con una parte vocale di brividi, e dalla formidabile We Are The Cowboys di Billy Joe Shaver, una western song sferzata dal vento che è tra le ballate più belle uscite negli ultimi mesi, e che si candida come uno dei brani centrali del CD. La toccante Stealing Home (ma che voce!), scritta dalla figlia di Cannon, Marla, e la mossa e trascinante I’m The Only Hell My Mama Ever Raised, brano uscito dalla penna di Wayne Kemp (songwriter che scrisse tra le altre la famosa One Piece At A Time per Johnny Cash), precedono le conclusive Love Just Laughed, altra notevole ballatona e seconda canzone originale del disco, e Yesterday When I Was Young, vecchio successo di Roy Clark (ma l’autore è Charles Aznavour) che mette la parola fine in maniera struggente ad un album magnifico.

Marco Verdi

Vende Tanto, Ma Ci Sa Fare! Tracy Lawrence – Made In America

tracy lawrence

Tracy Lawrence – Made In America – LMG CD

Tracy Lawrence, texano trapiantato a Nashville, è un countryman tra i più popolari in USA, grazie anche ad una lunga carriera che si sta avvicinando ai trent’anni. Infatti il suo esordio risale all’ormai lontano 1991 (Sticks And Stones) e da allora ha pubblicato una quindicina di album che in molti casi sono entrati nella Top Five country, il tutto senza rinunciare alla qualità. Sì perché Lawrence fa del vero country, elettrico e dal piglio spesso rockeggiante, retaggio indubbio delle sue origini texane: certo, il suono nei suoi brani è curato nei minimi dettagli per risultare radio-friendly, ma almeno usa strumenti veri e non è un fantoccio come altri suoi colleghi, ed in più è dotato anche di una buona capacità di scrittura. Nessuno dei suoi album è da considerarsi un capolavoro, ma di sicuro non è uno che fa rimpiangere i soldi spesi: anche la sua ultima fatica, Made In America, è un buon disco di country moderno, elettrico al punto giusto e suonato da veri professionisti come il bassista Glenn Worf, i tastieristi Mike Rojas e Jeff Roach ed i chitarristi James Mitchell e Brent Rowan.

Vero country quindi, forse non indispensabile, ma una boccata d’aria fresca rispetto a certe porcherie che escono mensilmente da Nashville. La title track, che apre l’album, non pretende di inventare niente ma è un ottimo country-rock elettrico e solare, con chitarre e steel in evidenza e ritmo alto: un pezzo buono sia per le radio che per gli estimatori del genere. Forgive Yourself è anche meglio, un godibilissimo e cadenzato honky-tonk che profuma di Texas lontano un miglio, bella voce ed ottimi interventi di piano e steel; non male neanche Running Out Of People To Blame, country ballad dal ritmo comunque sostenuto e dal refrain accattivante ed immediato, mentre When The Cowboy’s Gone è puro country dai suoni autentici e puliti ed un’atmosfera ancora texana al 100%; la lenta Nothin’ Burns Like You ha sempre i suoni giusti ma come canzone è un gradino sotto le precedenti.

First Step To Leaving è invece una spedita country tune bucolica con mandolino e violino in risalto, e più di un rimando al suono degli anni settanta. La saltellante It Ain’t You è quasi bluegrass, con un ritmo coinvolgente e risulta tra le più riuscite del CD, e si contrappone all’atmosfera intimista di Givin’ Momma Reasons To Pray, una ballatona di notevole spessore ed indubbio pathos (non per niente è scritta da Chris Stapleton), davvero bella. La guizzante e gradevole Working On My Willie , con l’ombra di Johnny Cash, e l’elettrica e grintosa Chicken Wire, decisamente più rock che country, precedono le conclusive Just The South Coming Out e Stay Back A Hundred Feet, altri due  pezzi maschi e chitarristici sostenuti da un ritmo importante.

Non sarà un genio Tracy Lawrence, ma è sicuramente meglio di tanta robaccia che gira a Nashville oggigiorno, e poi la sua musica ha i cromosomi del vero country.

Marco Verdi

Se Per Sbaglio Lo Chiamate Chris Non Si Offende Di Certo! Ned LeDoux – Next In Line

ned ledoux last in line

Ned LeDoux – Next In Line – Powder River/Thirty Tigers CD

Quando due anni fa ho ascoltato il disco d’esordio di Ned LeDoux, Sagebrush, dopo qualche remora iniziale ne sono stato conquistato completamente https://discoclub.myblog.it/2018/01/13/e-proprio-il-caso-di-dire-tale-padre-tale-figlio-ned-ledoux-sagebrush/ . Figlio del compianto Chris LeDoux (per chi scrive uno dei migliori countrymen in circolazione quando era in vita), Ned ha avuto la consapevolezza di essere pienamente adeguato a portare avanti l’eredità musicale del padre e, complice un buonissimo talento compositivo ed una voce che somiglia in maniera impressionante a quella del genitore, ha intelligentemente iniziato la sua carriera nel segno della continuità con lo stile di Chris, il tutto con la massima naturalezza: in poche parole, si è fatto accettare senza problemi dai fans del padre quando molti avrebbero potuto accusarlo di essere derivativo.

Ed ora Ned ci riprova a distanza di due anni con Next In Line, che al primo ascolto si rivela anche meglio del già ottimo debutto: alla produzione c’è ancora l’amico Mac McAnally (noto cantautore in proprio e da anni collaboratore di Jimmy Buffett) e, anche se non conosco i nomi di chi suona nel disco in quanto ho tra le mani un advance CD, posso affermare che ci troviamo di fronte ad un riuscitissimo album di puro rockin’ country elettrico, con ballate di stampo western sferzate dal vento e brani caratterizzati da ritmo, feeling e chitarre. La voce profonda e le canzoni di Ned fanno il resto, facendo di Next In Line un album perfetto per l’ascolto in macchina o anche in casa con una bella birra ghiacciata in mano. Basta sentire l’iniziale Old Fashioned e si è già in pieno cowboy mood: infatti il brano è un country’n’roll chitarristico e coinvolgente, dal gran ritmo e con un refrain immediato. E poi la voce, sembra di sentire Chris redivivo. Worth It è una western song elettrica e cadenzata, niente violini e steel ma solo chitarre al vento, mentre un fiddle spunta nella saltellante Dance With You Spurs On, che infatti è molto più country anche se l’approccio è sempre vigoroso, ed in più c’è la presenza di Corb Lund in duetto (e come co-autore del pezzo).

Molto bella la title track, una ballata languida ma sempre dal tempo mosso, caratterizzata da una melodia eccellente e ricca di pathos; la deliziosa A Cowboy Is All è puro country, irresistibile sia nel ritmo che nel motivo, e sembra ancora una outtake di un vecchio album di papà Chris. Where You Belong è il primo singolo, ed è un rockin’ country potente, trascinante e tutto da godere, così come Travel Alone, dal ritmo galoppante e che fa pensare a lunghe cavalcate nelle praterie del Wyoming. Path Of Broken Dreams è una salutare oasi acustica, ma il disco riprende subito a rockeggiare con Just A Little Bit Better, nella quale il nostro duetta proprio con McAnally (e Chris Stapleton partecipa alla scrittura), e con una sanguigna e travolgente cover del classico di John Fogerty Almost Saturday Night. La limpida western ballad Great Plains precede l’omaggio finale di Ned al padre, la cui voce profonda introduce (per mezzo di una registrazione inedita) la sua Homegrown Western Saturday Night, eseguita dal figlio con attitudine da vero rock’n’roll cowboy: uno dei pezzi più avvincenti del CD.

Altro ottimo lavoro per Ned LeDoux: sul vostro scaffale mettetelo pure a fianco dei dischi di Chris.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture 6. Sarà Veramente Il Suo Ultimo Disco? Gli “Amici” Sono Comunque Accorsi A Frotte. Sheryl Crow – Threads

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Sheryl Crow – Threads – Valory/Universal – 30-08-2019

Lo aveva annunciato ed era in preparazione da più in anno, questo Threads, stando a quanto ha dichiarato la stessa Sheryl Crow, dovrebbe essere il suo ultimo disco di studio in assoluto. Poi ha dichiarato in una intervista che in futuro si dedicherà solamente a dei singoli saltuari!! “Perché l’album come forma d’arte è più che altro una forma d’arte morente”, aggiungendo che “la gente è molto più interessata ai singoli” e quindi in futuro le sue nuove canzoni, perché non ha intenzioni di ritirarsi, usciranno solo come singoli, mano a mano che saranno pronte. Ammesso e non concesso che sia vero, non ci vedo molto la brava Sheryl a sfornare tormentoni per l’estate, duetti (magari con rappers ed hip-hoppers), insomma può darsi che i singoli funzionino, ma forse non nel suo genere musicale, salvo non abbia capito tutto lei, cosa di cui mi permetto di dubitare, e gli sviluppi futuri del mercato discografico saranno effettivamente questi, vedremo.

Comunque nel frattempo la Crow ha chiamato a raccolta molti musicisti importanti (e un paio un po’ meno), inclusi amici ed ex fidanzati, per registrare questo album di duetti, con una serie di nuove composizioni della cantante americana, qualcuna pescata anche dal passato, come il duetto virtuale con Johnny Cash, Redemption Day, che l’Uomo In Nero, aveva già inciso, ed era poi stata pubblicato nel suo album postumo American VI, e che la stessa Sheryl aveva scritto e registrato per il suo disco omonimo del 1996. A duettare nel disco ci sono molte icone della musica come Keith Richards, Willie Nelson, Kris Kristofferson, Emmylou Harris, James Taylor, Sting, Eric Clapton, ma anche Stevie Nicks, Bonnie Raitt, Mavis Staples, Joe Walsh, Vince Gill, molti con cui ha già inciso in passato. Tra i “nuovi” troviamo anche Maren Morris Brandi Carlile, che curiosamente hanno formato un nuovo supergruppo, le Highwomen, insieme ad Amanda Shires, di cui troviamo il marito nel disco, Natalie Hemby, il cui omonimo disco di esordio, con perfetto tempismo, uscirà il 6 settembre.

Tra coloro che duettano con Sheryl Crow c’è anche Jason Isbell, il marito appunto della Shires, la nuova stella del country Chris Stapleton, Chuck D, il rapper, che non si capisce cosa ci faccia in questa compagnia (forse è per il discorso dei singoli futuri, si porta avanti), tra l’altro in un brano, dove appaiono anche Andra Day (una cantante nera tra nu soul, disco, R&B) e Gary Clark Jr. Tra i nuovi troviamo anche St. Vincent, le Lucius Margo Price, curiosamente però solo nella versione in vinile di questo Threads, perché nel CD a duettare con lei in Cross Creek Road, troviamo Lukas Nelson. Dovrei averli citati tutti, comunque qui sotto trovate la lista completa dei brani e degli accoppiamenti dei diversi artisti.

 Tracklist
1. Prove You Wrong (featuring Stevie Nicks and Maren Morris)
2. Live Wire (featuring Bonnie Raitt and Mavis Staples)
3. Tell Me When It’s Over (featuring Chris Stapleton)
4. Story Of Everything (featuring Chuck D, Andra Day, and Gary Clark Jr.)
5. Beware Of Darkness (featuring Eric Clapton, Sting, and Brandi Carlile)
6. Redemption Day (featuring Johnny Cash)
7. Cross Creek Road (featuring Lukas Nelson)
8. Everything Is Broken (featuring Jason Isbell)
9. The Worst (featuring Keith Richards)
10. Lonely Alone (featuring Willie Nelson)
11. Border Lord (featuring Kris Kristofferson)
12. Still The Good Old Days (featuring Joe Walsh) 

13. Wouldn’t Want To Be Like You (featuring St. Vincent)
14. Don’t (featuring Lucius)
15. Nobody’s Perfect (featuring Emmylou Harris)
16. Flying Blind (featuring James Taylor)
17. For The Sake Of Love (featuring Vince Gill)

Potenzialmente potrebbe essere un album molto interessante, anche se ci sono musicisti provenienti dai generi più disparati, che comunque Sheryl Crow ha più o meno frequentato tutti in passato. Se deve uscire di scena vuole farlo con il botto: sentiremo se sarà vero dopo il 30 agosto, quando è prevista l’uscita del disco, che è prodotto insieme a Jeff Trott, dalla stessa Crwo, Nel Post comunque potete già ascoltare alcune canzoni per farvi un’idea.

Bruno Conti

Un Buon Tributo, Nonostante I Pochi Grandi Nomi Presenti. VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert

john lennon 75th birthday concert

VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert – Blackbird 2CD – 2CD/DVD

Il 5 Dicembre del 2015 si è tenuto al Madison Square Garden di New York, non nell’arena principale ma nel più raccolto “The Theatre”, un concerto in cui un gruppo eterogeneo di artisti ha festeggiato quello che sarebbe stato il settantacinquesimo compleanno di John Lennon (che in realtà era nato il 9 Ottobre), anche se va detto che solo tre giorni dopo sarebbe caduto un anniversario ben più triste, cioè il trentacinquesimo anno dal suo assurdo assassinio per mano di Mark David Chapman. Con più di tre anni di ritardo la Blackbird (già responsabile dei recenti tributi live a Kris Kristofferson e Charlie Daniels) pubblica Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert, resoconto completo di quella serata, venti canzoni equamente divise su due CD (è c’è anche una versione con il DVD accluso). Ed il concerto è bello, in molti tratti emozionante, grazie soprattutto ad alcuni ospiti di vaglia e ad una house band strepitosa (che comprende Lee Sklar al basso, Kenny Aronoff alla batteria, Greg Phillinganes alle tastiere, Sid McGinnis, ex chitarrista della band di Paul Shaffer al David Letterman Show, e Michey Raphael all’armonica), anche se rimane viva la sensazione che, data la statura del personaggio celebrato, si sarebbe potuto fare di più.

Infatti, a parte le assenze di entrambi i figli di John, Sean e Julian (ma dal punto di vista musicale non abbiamo perso molto), non mi spiego perché non siano stati presenti alcuni artisti che sarebbe stato logico vedere: penso naturalmente a Paul e Ringo, ma anche ad Elton John che, proprio al Garden, duettò con Lennon in una delle rarissime apparizioni live dell’ex Beatle negli anni settanta. Quelli che ci sono fanno comunque di tutto per omaggiare al meglio il grande artista di Liverpool, scegliendo diversi classici dal suo ampio songbook (Beatles compresi) e proponendo pure qualche brano non scontato, anche se nessuno ha avuto il “coraggio” di rifare la magnifica A Day In The Life, forse il brano più bello mai scritto da John (Neil Young, per esempio, l’ha suonata diverse volte negli ultimi anni, ed anche lo stesso McCartney). L’inizio della serata è rockeggiante, con uno Steven Tyler dal look più luciferino che mai alle prese con la mitica Come Together (già incisa in passato con gli Aerosmith), esecuzione potente e Steven meno sguaiato del solito. Brandon Flowers, leader dei Killers, è uno che sa cantare, e lo dimostra prima con una scintillante versione della splendida Instant Karma, e poi in trio con Chris Stapleton e Sheryl Crow con una fluida e suadente Don’t Let Me Down, grinta e classe unite insieme.

Pat Monahan non è certo un fuoriclasse, ma Jealous Guy è talmente bella che gli basta cantarla senza strafare, e poi il finale in crescendo soul-gospel è decisamente intrigante, mentre la Crow, stavolta da sola, rocca da par suo con una godibilissima A Hard Day’s Night. Il primo ospite d’onore è il grande John Fogerty (che somiglia sempre più a Mal dei Primitives) con la deliziosa In My Life, un brano che l’ex Creedence introduce come il suo preferito anche se l’esecuzione è stranamente di basso profilo, con John che sembra quasi intimidito; per contro, il soul singer Aloe Blacc stupisce ed emoziona con una fulgida Watching The Wheels, accompagnato solo dal pianoforte e cantata con una voce mica male. Non conoscevo il cantante colombiano Juanes, ma la sua Woman è riuscita e piacevole nonostante un arrangiamento molto pop (ma era così anche l’originale), mentre la Texas band Spoon affronta con grinta e buona sicurezza Hey Bulldog, non certo uno dei brani più noti dei Fab Four. Il primo CD si chiude in maniera strepitosa con la strana coppia formata da Kris Kristofferson e Tom Morello che rifanno Working Class Hero: canzone perfetta per Kris, che si conferma un interprete carismatico con una performance da brividi, tra le migliori della serata (ma anche Tom fa la sua figura). Il secondo dischetto inizia con un altro trio formato dalla Crow, Blacc e Peter Frampton (la cui zazzera degli anni settanta è ormai un ricordo), alle prese con un’intensa e coinvolgente rilettura del classico stagionale Happy Christmas (War Is Over), perfettamente in tema dato che il concerto si teneva a Dicembre.

Torna anche Fogerty e questa volta non delude, rilasciando una interpretazione grintosa e piena di anima della nota Give Peace A Chance, mentre ho tremato quando ho visto che Mother, forse la canzone più drammatica di tutto il songbook lennoniano, era stata affidata al gruppo hip-hop The Roots: l’introduzione in puro stile rap non faceva presagire bene, ma fortunatamente dopo appena un minuto è iniziata la canzone vera e propria ed i nostri se la sono cavata più che dignitosamente. Eric Church non manca quasi mai in questi tributi, e la sua Mind Games ne esce abbastanza bene (più per la bellezza del brano stesso che per la bravura di Eric); Aloe Blacc torna per la terza volta con una Steel And Glass ricca di pathos (e ripeto, che voce), mentre Frampton affronta con classe la deliziosa Norwegian Wood in veste acustica. E’ la volta di due Outlaws originali, Willie Nelson ed ancora Kristofferson, insieme ad uno di nuova generazione, Chris Stapleton, con una You’ve Got To Hide Your Love Away davvero intensa, altro magic moment dello show (Chris è la voce solista, mentre Willie e Kris si limitano ai controcanti); Power To The People non è mai stato tra i miei pezzi preferiti di Lennon, e Tom Morello la tira un po’ troppo per le lunghe, anche se come chitarrista bisogna lasciarlo stare. Willie Nelson aveva rifatto Yesterday in maniera straordinaria nel bellissimo The Art Of McCartney, e in quella serata non poteva che toccargli Imagine, eseguita anch’essa con un feeling da pelle d’oca, rilettura tutta giocata su piano, armonica, Trigger, sezione ritmica e la voce incredibile del texano, in grado davvero di far sua qualsiasi melodia. Gran finale con la prevedibile All You Need Is Love, tutti insieme sul palco (sale anche Yoko Ono) per una versione corale decisamente toccante.

Un buon tributo quindi, anche se, ripeto, uno come John Lennon avrebbe come minimo meritato la presenza dei suoi ex compagni di gioventù.

Marco Verdi