E Intanto John Hiatt Non Sbaglia Un Colpo! Dirty Jeans And Mudslide Hymns

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John Hiatt – Dirty Jeans And Mudslide Hymns – New West/Ird

Il titolo del Post parafrasa una vecchia canzone di Carboni che faceva riferimento a Dustin Hoffman (e forse l’ho anche già usato, ma ne scrivo talmente tanti che non mi ricordo, forse no) e si può applicare anche a John Hiatt e a questo suo nuovo Dirty Jeans…. Si diceva che è il ventesimo album di studio del musicista di Indianapolis (oltre a Live, raccolte e ai Little Village) e la bilancia pende sempre dalla parte della qualità.

Ci saranno le solite critiche: i dischi sembrano sempre “simili” tra loro, la voce a qualcuno dà “fastidio”, da quando non fa più la vita dell’outsider con sesso, droga e rock’n’roll (ma da anni ormai) le canzoni hanno perso quella patina di vita ai limiti, borderline, si tira dietro anche la figlia nelle tournée. Ma io rispondo, meglio tanti dischi di Hiatt, tutti uguali tra loro, comunque sempre belli, che decine, anzi centinaia di album inutili che escono ogni mese. La voce, ormai, è un gusto acquisito, ruvida ma gentile, subito riconoscibile, è una sorta di marchio di fabbrica, come per Springsteen, Petty, Morrison sai subito con chi hai a che fare. Oltre a tutto, in Italia, il nostro amico John è conosciuto soprattutto per Have A Little Faith In Me, che era la musica di una pubblicità di un budino e manco nella sua versione, e peraltro rimane, a detta di Hiatt, il suo miglior brano o quello che meglio lo rappresenta, però di canzoni belle ne ha scritte tantissime nel corso degli anni, per sé e per gli altri.

Per esempio, Train To Birmingham, che in concerto esegue da parecchio tempo e di cui esiste, tra gli altri, una bella cover di Kevin Welch, potrebbe essere una delle migliori canzoni in assoluto dedicate alla cittadina dell’Alabama, insieme a Boulder To Birmingham di Emmylou Harris, When Jesus left Birmingham di Mellencamp, Birmingham di Randy Newman, tanto per citarne alcune che ricordo ma ce ne sono a decine, anche Sweet Home Alabama la cita nel testo. Ebbene, un brano così bello, non lo aveva mai inciso fino a oggi, non solo, in un’intervista ha dichiarato che risale addirittura a 40 anni fa, una canzone scritta quando aveva circa 19 anni e mai utilizzata. Per la serie che c’è gente che ucciderebbe per scrivere certe canzoni ma, sfortunamente, non può e lui le scarta, e quasi ogni anno pubblica immancabilmente un disco nuovo.  La versione incisa per questo album, con la slide di Doug Lancio in evidenza, ha la serena consapevolezza della musica attuale di John Hiatt, tra country, blues e southern roots music come nelle sue migliori abitudini. Anche un brano come la conclusiva When New York Had Her Heart Broken, che è più farina del sacco del produttore Kevin Shirley a livello musicale, e nelle sue derive ambientali ricorda vagamente certe produzioni di Lanois, è un brano scritto una decina di anni fa in occasione dell’attacco alle Torri Gemelle e poi non usato, rispolverato per l’occasione su richiesta dello stesso Shirley, che si trovava a New Yo rk con la famiglia e ha un particolare ricordo di quell’avvenimento. Non sarà bellissima, ma emoziona e ha un suo fascino particolare, diverso dallo stile abituale di Hiatt.

Il resto è il “solito” Hiatt ma averne di dischi così: dopo vari ascolti mi sembra di poter dire che siamo più o meno ai livelli del precedente The Open Road (uno dei suoi migliori in assoluto), ci mette un attimo di più a entrarti in testa ma è pieno di belle canzoni. Dal rock tirato e chitarristico dell’iniziale Damn This Town con la solita slide di Lancio in caccia di assoli, la ritmica di Patrick O’Hearn e Kenny Blevins sempre precisa e inventiva, forse la differenza è nel suono più “professionale” di Shirley con la batteria più marcata, una coloritura delle tastiere che rimangono ai limiti della percezione ma incidono nel suono, la voce in primo piano, ma non mi sembrano elementi fastidiosi e si notano nei brani più mossi. Nei “suoi” pezzi come la ballata a tempo di valzerone country ‘Til I Get My Lovin’ Back con la pedal steel di Russ Pahl in grande spolvero, torna il suo proverbiale romanticismo e il suono ti si adatta come un paio di vecchi calzini, con rispetto parlando. I Love That Girl ha l’aspetto gioioso delle canzoni più allegre di Hiatt con il call and response irresistibile dei cori che si riallaccia alle migliori tradizioni del R&B più spensierato e lui la canta con una convinzione ammirevole.

Lo spettro sonoro si arricchisce del country-folk blues acustico della deliziosa All The Way Under con il mandolino di Lancio a duettare con una fisarmonica paesana.

Don’t Wanna Leave You Now è una delle sue classiche slow songs avvolgenti, impreziosita (o appesantita, a seconda dei punti di vista) da un sontuoso arrangiamento orchestrale di Shirley, che ricorda certe canzoni del canone di Van Morrison, ascoltate il basso di O’Hearn che ricorda i giri armonici di David Hayes. Detroit Made, di nuovo rock, riporta lla mente, per certi versi, la classica Memphis In The Meantime con la band che gira alla grande e con Lancio che si conferma degno erede dei chitarristi che lo hanno preceduto nella band di Hiatt, Cooder e Landreth in primis! Hold On For Your Love è un altro di quei lenti epici, in crescendo, che appartengono alla sua migliore tradizione, forse già sentito ma si riascolta con gran piacere anche perché lui canta, mi ripeto, con decisa e ritrovata convinzione (da qualche album a questa parte) le sue storie tipicamente americane e non manca anche in questo brano l’assolo di Lancio, veramente protagonista in questo CD.

Di Train To Birmingham abbiamo detto, Down Around My Place, con l’organo di Reese Wynans che aggiunge spessore ad un brano che è tra le perle dell’album con la sua atmosfera di nuovo epica e chitarristica, quasi acida, vagamente Younghiana, conferma il momento di grazia del cantautore dell’Indiana. Manca Adios To California, di nuovo ballata ritmata di confine con la lap steel di Pahl in grande spolvero che risponde alle chitarre di Lancio per un brano ancora una volta di grande fascino e con quella bellissima voce, tra le migliori in circolazione, che ti cattura inesorabilmente

Per me, molto bello, come sempre tra i migliori dell’anno, poi fate voi, ma state attenti che vi controllo!

Bruno Conti

E Intanto John Hiatt Non Sbaglia Un Colpo! Dirty Jeans And Mudslide Hymnsultima modifica: 2011-08-10T14:14:52+02:00da bruno_conti
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