Non Malvagio, Anche Se L’Originale E’ Meglio! Denny Freeman – Diggin’ On Dylan

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Denny Freeman –  Diggin’ On Dylan – V8 Records

Ancorché nativo di Orlando, Florida Denny Freeman è, a tutti gli effetti, uno della miriade di chitarristi texani che calcano le scene americane da più tempo, grazie alla sua adolescenza trascorsa a Dallas e poi ad una lunga militanza nella scena blues locale. Addirittura la sua carriera inizia nel 1970 come chitarra solista nei Cobras, il primissimo gruppo in cui militava un giovanissimo Stevie Ray Vaughan, più giovane di lui di dieci anni. Nel corso degli anni ‘70 ha suonato con W.C. Clark, Angela Strehli e poi, più tardi, anche con Lou Ann Burton e nuovamente con i due fratelli Vaughan, facendo anche il pianista e il session man in generale con grandi bluesman come Otis Rush, Albert Collins, Buddy Guy & Junior Wells, una lunga gavetta che gli ha permesso di guadagnarsi la reputazione di uno dei migliori stilisti della chitarra elettrica blues tra i bianchi texani e non solo. La sua carriera solista non è cospicua, tra una partecipazione e l’altra, ha inciso 5 album solisti, il primo, Out Of The Blue, nel 1987, gli ultimi due Twang Bang e A Tone For My Sins; in mezzo è uscito anche un disco dal vivo con i Cobras, pubblicato dalla tedesca Crosscut nel 2000, ma registrato nel 1981, a questo punto aggiungiamo anche il disco omonimo del 1991 e otteniamo la discografia completa.

Mi sembra di essermi già occupato di lui sul Busca (anche se non avendo tenuto un archivio delle vecchie recensioni non ricordo per quale album, mi pare, proprio il live). Fondamentalmente Freeman suona Blues, ma dal 2005 al 2009 è stato uno dei chitarristi della touring band di Bob Dylan, apparendo anche nel disco di studio del 2006, Modern Times. Gruppo per il quale lo stesso Dylan aveva espresso approvazione in alcune interviste, dichiarando che quella formazione era la migliore con cui avesse mai suonato. Siccome sappiamo che non sempre il vecchio Bob è attendibile e coerente in quello che dichiara, il tutto è da prendere con le pinze, ma Denny Freeman è sicuramente un ottimo chitarrista, forse più come gregario che non come solista, in quanto non essendo cantante, i suoi dischi sono strumentali.

Anche questo Diggin’ On Dylan è un album di musica strumentale, sottotitolo Denny Freeman Plays Songs Of Bob Dylan. E devo dire che le suona bene, alternando la sua perizia alla chitarra (che rimane lo strumento principe), con tastiere, soprattutto organo, e armonica e avvalendosi anche dell’uso di violino e fiati in alcuni brani, il risultato finale è più che dignitoso. Non sempre le versioni sono memorabili, ma lo stesso Dylan ogni tanto le maltratta dal vivo, qui più che altro, di tanto in tanto, ci si affida al mestiere e gli arrangiamenti sono un po’ scontati. Ma ad esempio l’idea di suonare Masters Of War come fosse una novella Voodoo Chile, con profusione di wah-wah a piè sospinto o il valzerone con uso di violino romantico e fiati, come nella elegiaca My Back Pages, non sono idee peregrine. The Times They Are-A Changin’ anche nella versione strumentale con chitarra e violino sugli scudi rimane un inno inossidabile al passare del tempo mentre Tangled Up In Blue acquista una atmosfera funky-jazz-soul alla Booker T o Smith/Montgomery. Don’t Think Twice Is Alright, per l’uso anche dell’armonica, potrebbe ricordare certe rivisitazioni del canone dylaniano del giovane Stevie Wonder. Gotta Serve Somebody, inevitabilmente, mantiene la sua scansione gospel mentre Knockin’ On Heaven’s Door ha sempre avuto una forte componente chitarristica, qui forse, stranamente, un po’ troppo annacquata, per un brano che ha il suo punto di forza anche nell’assolo di chitarra delle varie versioni live che si sono succedute negli anni. Spirit On the Water, jazzata e demodé, era uno dei brani di Modern Times, dove Danny Freeman suonava all’origine, ma al di là dell’indubbia perizia stilistica non è particolarmente originale e anche un poco soporifera, per essere un brano di Dylan!

Ballad Of A Thin Man è una delle più fedeli alla versione originale e l’assolo del chitarrista texano è più convinto e ricercato. I’ll Be Your Baby Tonight, in versione western swing con violino aggiunto, non convince più di tanto e anche una morbida It Ain’t Me Baby non è che incanti molto. Blowin’ In The Wind, ancora con armonica in evidenza, ha una piacevole aria “campagnola” (country, per gli amici di madrelingua americana) e anche Queen Jane Approximately si difende bene. Senor (Tales Of Yankee Power) è una delle versioni più intense, quasi cooderiana e anche Dignity, dai tempi mossi e vivaci non è male. It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry, l’ultima della serie, l’avevano già fatta, meglio, ai tempi nella gloriosa Super Session di Al Kooper e soci. Luci e ombre, un disco piacevole, per completisti dylaniani e per amanti dei dischi strumentali, forse sedici brani e settantadue minuti sono troppi, ma l’idea non era male.

Bruno Conti                                                                               

Non Malvagio, Anche Se L’Originale E’ Meglio! Denny Freeman – Diggin’ On Dylanultima modifica: 2012-11-07T18:43:47+01:00da bruno_conti
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