Provare Per Credere! Eric Clapton – “Clapton”

 

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Eric Clapton – “Clapton” – Reprise/Warner Music 28-09-2010

Detto fatto, eccomi qui, l’ho ascoltato un paio di volte e applicando il metodo San Tommaso dopo averlo provato devo dire che “credo”!

Non è il capolavoro assoluto che si poteva desumere da alcune anticipazioni ma in confronto a Back Home e Reptile non c’è gara. Clapton ha ormai superato quella fase degli anni ’80 in cui per poter rimanere sotto contratto con la Warner (e non rischiare di fare la fine dei colleghi Van Morrison e Joni Mitchell bruscamente messi alla porta) si era adattato allo “stile sonoro” impersonificato dall’amico Phil Collins e realizzando dischi come Behind The Sun e Journeyman si era ritagliato uno spazio nelle classifiche di quegli anni ma non nei cuori dei suoi ammiratori più fedeli.

Poi, negli anni 2000, libero dalle ansie da classifica ha deciso di dedicarsi a un recupero del suo passato: prima la reunion dei Cream, poi il tributo a Robert Johnson, i dischi di duetti con B.B.King e JJ Cale, prima la tournée e poi il disco e il Dvd con l’amico Stevie Winwood ritrovato in uno di quei Crossroads Festival dove ogni tre anni può indulgere in virtuosismi chitarristici con uno stuolo di amici suoi e dello strumento per antonomasia del blues, del rock e di qualsiasi altro genere vi venga mente,

Placati i suoi e nostri desideri di sentirlo suonare come Dio comanda, gli mancava un bel disco di quelli che si è soliti definire roots (ma le sue radici), tipo gli ultimi di Robert Plant per intenderci (anche se più roots di un disco di brani di Robert Johnson è dura). Allora non essendo T-Bone Burnett disponibile (scherzo, non so se l’abbia contattatto, non credo perchè ormai sta diventando come il prezzemolo, è ovunque, con ottimi risultati per l’amor di Dio, e comunque non credo che avesse il tempo materiale per farlo) ha deciso di fare in proprio.

Presentato come il primo disco che contiene materiale originale dai tempi di Back Home in effetti ha solo un brano nuovo firmato da Eric Clapton, Run back to Tour Side, curiosamente quello dove la chitarra viaggia di più, il più blues-rock del disco, quello che ricorda di più lo Slowhand degli anni ’70 con Doyle Bramhall che lo spalleggia alla seconda solista slide e il suo gruppo, con gli ottimi Jim Keltner alla batteria, Willie Weeks al basso e Walt Richmond alle tastiere gira a pieno regime con risultati eccellenti, non male anche i classici coretti di voci femminili.

Per il resto sono tutte cover con l’eccezione del brano firmato da Doyle Bramahll con Justin Stanley e la moglie Nikka Costa, Diamonds Made From The Rain, una bella ballata cantata in coppia con la sua ex Sheryl Crow il potenziale singolo, un brano lento nello stile tipico di Clapton che ci delizia anche con un paio di gustosi assoli (il suo marchio di fabbrica) mentre l’organo e una sezione di archi lo rendono molto raffinato, comunque una bella canzone che sfugge certe caramellosità del passato e il sound tamarro di alcuni dischi.

Dunque le cover: qui si spazia attraverso tutto lo scibile umano e anche oltre. Si va dallo shuffle dell’iniziale Travelin’ Alone dove Keltner si inventa uno strano ritmo strascicato e il buon Enrico trattiene la sua chitarra entro i limiti di un blues molto canonico senza concessioni al rock, watch?v=lODvwaqxiV4,  si passa poi a Rocking chair un classico firmato da Hoagy Carmichael molto jazzy dove si fa aiutare, in punta di plettro, da Derek Trucks e JJ Cale, e proprio di quest’ultimo ricorda lo stile pigro e indolente.

JJ Cale che è anche l’autore di Rivers Run Deep e che è inconfondibilmente sua, ma Clapton come sempre quando interpreta Cale ci aggiunge una maggiore energia e degli elementi di coloritura, in questo caso una sezione di archi della London Session Orchestra, un organo insinuante suonato da Richmond e la batteria più grintosa, oltre al suo timbro chitarristico più “grasso”. Arrangiamento delizioso. Judgement day non è quella di Robert Johnson, si tratta di un brano scritto da Snooky Pryor, un blues molto “classico” con il collega Kim Wilson all’armonica che aggiunge una patina di vissuto molto autentica confermata dall’arrangiamento doo-wop delle armonie vocali, un tocco di classe.

How Deep Is The Ocean è un altro brano che fa risalire la sua origine agli anni ’30 (Clapton aveva detto in alcune interviste che in questo disco voleva inserire tutti i suoi amori musicali giovanili, quindi oltre al blues la grande musica americana, non era un amante del pop nella sua gioventù londinese): il brano firmato da Irving Berlin, cantato con voce melliflua da Clapton si avvale di un altro arrangiamento raffinatissimo, ancora gli archi, il piano di Richmond e un assolo di chitarra elettrica che allora non veniva ancora usata, nel finale Wynton Marsalis aggiunge un assolo di tromba cristallino in puro stile Armstrong, la batteria spazzolata e il contrabbasso aggiungono autenticità al suono. Chi li avrebbe mai detto? Ma il buon Enrico l’aveva detto varie volte e nell’unplugged c’erano dei segnali in tal senso.

My Very Good Friend The Milkman è ancora più autentica, puro New Orleans style, ma quello delle origini, è stato un successo di Fats Waller e quindi doppia razione di pianisti, con Clapton deliziato che introduce da smaliziato crooner prima Walt Richmond e poi Allen Toussaint, con la sezione di ottoni formata da Wynton Marsalis e Trombone Shorty che si dividono amabilmente i compiti, direi perfetta.

Torna Kim Wilson per un altro omaggio ad uno dei grandi dell’armonica, Little Walter, Can’t Hold Out Much Longer è blues Claptoniano di quello quintessenziale che parte dagli Yardbirds e Mayall per arrivare ai giorni nostri passando per Muddy Waters ed il blues tutto.

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Clapton e Cale duettano ancora in un’altra piccola perla chiamata That’s No Way To Get Along scritta da un altro bluesman oscuro (per i non appassionati) Robert Wilkins: se agli altri viceversa risulta familiare, fans degli Stones in particolare, è perché sotto il nome di Prodigal Son faceva la sua bella figura su Beggars banquet, Doyle Bramhall II sale al proscenio con una bella serie di assoli alla slide mentre Clapton e Cale si “limitano” ad accompagnare. Nel finale scappano anche dei fiati in libertà.

Everything Will Be Alright segna la quarta ed ultima apparizione di JJ Cale, l’arrangiamento con una sezione di archi e fiati è molto corposo e vivacizza il solito stile laidback dell’autore, all’organo c’è Paul Carrack. Di Diamonds Made From Rain che è il singolo tratto dall’album abbiamo detto, comunque confermo, molto bella!

Visto che il primo è venuto bene Clapton ci propone un altro brano del 1935 di Fats Waller, When Somebody Thinks You’re Wonderful, qui l’effetto New Orleans è ancora più marcato, con Marsalis, Richmond e Toussaint che danno il meglio di sé in un brano swingante e delizioso.

Per Hard Times Blues un blues scritto da quell’oscuro bluesman di nome Lane Hardin di cui non esistono foto note, Clapton sfodera addirittura il mandolino che affianca alla sua chitarra e alla slide di Bramhall per un sentito omaggio al Blues dei tempi della Grande Depressione. Se la parola Blues ricorre più volte in questo paragrafo è del tutto voluto!

Di Run back to your side abbiamo detto: aggiungo che secondo alcuni in questo brano c’è anche Derek Trucks che nella lista di musicisti fornita dalla casa discografica non appare, ma potrebbe essere visto che sicuramente in tre brani non c’è Jim Keltner sostituito alla batteria da Abe Laboriel Jr (quello del gruppo di Paul McCartney, la personcina per intenderci) in due brani e da Herman Labeaux nel New Orleans style di When somebody…Secondo altri ci sarebbe pure Stevie Winwood ma non credo, con tutti i tastieristi presenti.

Conclude le operazioni Autumn Leaves che sarebbe l’adattamento americano fatto da Johnny Mercer di Les Feuilles Mortes. Certo che non avrei mai creduto di sentire Eric Clapton cantare, e pure bene, Le Foglie Morte. Strano ma vero e da sentire i due assoli, prima alla acustica e poi all’elettrica, raffinattissimi, d’altronde la classe non è acqua! Il brano è stato scritto l’anno in cui Clapton nasceva, coincidenza?

Contrariamente a quanto annunciato esiste una versione Deluxe con CD oro 24 carati, libretto di 16 pagine, litografia, foto, acquistabile solo sul sito di Clapton alla modica cifra di 40 dollari più spese di spedizione. Non manca la classica bonus track You Better Watch Yourself. Ma non è tutto chi acquista il CD per il download su iTunes trova un’altra bonus track, diversa, I Was Fooled, Che palle, aggiungo io!

Nonostante tutto ciò l’allievo Clapton è promosso (a parte la pettinatura), un bel 7,5!

Bruno Conti

Provare Per Credere! Eric Clapton – “Clapton”ultima modifica: 2010-09-10T20:03:00+02:00da bruno_conti
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