Una “Pioggia Di Note”! Tindersticks – The Something Rain

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Tindersticks – The Something Rain – Lucky Dog/City Slang 2012

I Tindersticks sono uno dei gruppi più originali prodotti dall’area musicale britannica negli anni ’90, cresciuti separatamente dalla scena indipendente, giungono con The Something Rain (bella la copertina della pittrice Suzanne Osborne) alla pubblicazione del nono album in studio, a cui bisogna aggiungere le colonne sonore di Nanette et Bonì  e Trouble Every Day, qualche raccolta (la più interessante è Donkeys 92-97), i due lavori da solista del leader Stuart A.Staples Lucky Dog Recordings e Leaving Songs, e lo splendido live The Bloomsbury Theatre 12.3.95 registrato con un orchestra di una trentina di componenti. I Tindersticks hanno avuto il pregio fin dal primo disco (meraviglioso) di avere un suono sempre ben definito e riconoscibile, ricchissimo di riferimenti, ma altrettanto personale. Non è possibile, ascoltando le canzoni dei Tindersticks, non tornare con la memoria a personaggi come Nick Cave, Leonard Cohen, Tom Waits, Lee Hazelwood, e direi anche il sottovalutato Mick Harvey. Il gruppo non nasconde nelle interviste che la propria musica nasca dall’incontro di queste proposte, ma è anche giustamente convinto che il risultato alla fine rispecchia il loro percorso musicale. Del resto visto che il sestetto, originario di Notthingham, evoca atmosfere fumose, torbide, film in bianco e nero ricchi di tonalità oscure (thriller, spie e dark ladies) è alquanto semplice associare la loro proposta agli artisti menzionati.

Osannati nel 1993 come nuova frontiera del “pop gotico” britannico e scomparsi nel 2003 nell’oblio generale, si sono riuniti nel 2008 con un album The Hungry Saw che ha ottenuto, se non successo, perlomeno quei riconoscimenti e attestati di stima che si concedono ai veterani, che sono diventati maestri per le nuove generazioni. The Something Rain è il terzo capitolo di questa nuova era, prima avevano pubblicato il meno ispirato Falling Down a Mountain (2010), e oltre ai componenti del gruppo David Boulter, Neil Fraser, Earl Harvin, Dan McKinna e il vecchio volpone Stuart A. Staples, troviamo collaboratori abituali come Terry Edwards al sax, Andy Nizza al violoncello, Julian Siegel al clarinetto, Will Wilde all’armonica e la brava Gina Foster cori e voce.

Nei nove episodi del disco sono sempre gli archi a dettare la linea, in quanto sanno sottolineare i momenti dolci con contrappunti morbidi che accarezzanole curve della melodia, ma sono pure capaci di diventare austeri e lasciare trapelare note taglienti e luminose. Si comincia con un brano narrativo Chocolate di quasi dieci minuti, che è il seguito di una canzone presente nel secondo album della band My Sister, mentre in Show Me Everything la voce baritonale di Stuart Staples accompagna un coro femminile. This Fire of Autumn non è uno dei brani migliori del lotto, mentre la seguente A Night So Still è una ballata ammaliante, marchio di fabbrica del gruppo. Si cambia registro a ritmo di rumba con Slippin’ Shoes, con una sezione fiati intrigante, che mi ricorda vagamente Avalon dei Roxy Music, mentre il violino ricamato di Medicine canzone d’amore calda e sofferta (uno dei punti più alti del disco), sembra uscita dalla penna dell’ultimo Leonard Cohen. Frozen scritta da Staples con il cantautore David Kitt (di cui si sono perse le tracce) è un brano dal “beat” ossessivo, direi quasi sincopato, con riverberi musicali dai mille risvolti, mentre Come Inside è una ballata cameristica dove la voce di Stuart declama parole di seduzione, con una tromba finale di struggente bellezza. Il brano di chiusura è uno strumentale delicato Goodbye Joe composto da Boulter, che mi piace pensare sia un arrivederci d’amore.

In The Something Rain il suono è come sempre seducente, le canzoni dopo pochi ascolti prendono forma e diventano indispensabili, e anche questo lavoro contiene brani che entreranno a far parte, a pieno merito, del loro classico repertorio. Come sempre, i Tindersticks, riescono anche questa volta a rubarmi il cuore. Per impenitenti e inguaribili romantici.

Tino Montanari

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