Un “Gusto” Acquisito! Van Morrison – Born To Sing: No Plan B

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Van Morrison – Born To Sing: No Plan B – Exile/Blue Note

Forse i lettori del Blog non lo sanno, perché Van Morrison non faceva dischi nuovi da quattro anni e il Blog nasceva nel 2009, ma “Van The Man” è uno dei quattro o cinque musicisti che preferisco in assoluto, visto dal vivo una decina di volte, e sono felice proprietario di tutta la sua discografia (compresi i due o tre dischi “normali”, non brutti, che ha fatto, A period Of Transition, quello con la sorella di Jerry Lee Lewis e anche quello con Georgie Fame, che non mi ha mai entusiasmato). Quindi ero in una sorta di crisi di astinenza da Van Morrison e mi sono sentito per bene il CD, prima di arrivare, con colpevole ritardo a questa recensione.

Prima digressione. Le recensioni che ho letto sul disco sono, più o meno, tutte favorevoli, perché come si dice nel titolo del Post, il rosso irlandese è un gusto acquisito, uno stile a sè stante, un genere unico, se gli vogliamo dare la categoria che gli spetta, “Celtic Soul” (con qualche altro affiliato,ma in rami collaterali, penso ai Dexys e ai Waterboys). Addirittura molti si sono spinti a premiarlo con 4 stellette dicendo che era superiore al precedente Keep it Simple, mentre per chi scrive, se a questo album assegnerei un 3.50 su 5, al disco del 2008 ne avrei date 3.75, ma sono dettagli. Niente di nuovo naturalmente, ma il disco cresce ascolto dopo ascolto e Van Morrison ha sempre una “voce della Madonna”, che è un dono di natura, secondo me da piccolo ha ingoiato un microfono (si fa per dire), e questo gli ha sempre dato un enorme vantaggio sulla quasi totalità della sua concorrenza, ad esclusione di alcuni grandi cantanti soul, blues e jazz, che sono peraltro tra i “suoi” grandi idoli.

Seconda digressione. Allmusic. Sono andato anche a leggermi sia la recensione, che il giudizio critico dell’album sul loro portale: 4 stellette contro le 3 di Keep It Simple. Ma non mi sono mai fidato troppo di quanto dice Allmusic, infatti scorrendo il sito velocemente, ti imbatti nella discografia di Madonna, con 2 dischi da 5 stellette e quattro o cinque da 4 o 4 e mezzo contro più o meno gli stessi risultati per Morrison, a cui danno 3 stellette per Common One, un capolavoro con Summertime In England, Haunts of Ancient Peace e la title-track che valgono più di tutta la discografia della signora Ciccone (parere personale, i fans sono pregati di astenersi, tanto non cambio idea) e 3 stellette anche a No Guru, No Method, No Teacher che comprende un brano come In The garden che da solo varrebbe l’album. E fin lì non ci sarebbe nulla di male, se svariati album di Robbie Williams non veleggiassero tra le 4 e le 4,50 stellette e l’ultimo degli One Direction ne ottiene 3 e mezza. Ma chi le scrive le recensioni per loro e soprattutto chi dà i voti? Vince Breadcrump? (sarebbe la versione inglese del Vincenzone Mollica o un suo omologo, di cui tra le “imprese” recenti ricordo un servizio per il 35° anniversario della morte di Presley, dove il giudizio critico-musicale su Elvis, era che trattavasi di “un simpatico mascalzone”, il tutto accompagnato dal suo brano più significativo, ovviamente It’s Now Or Never, O’ Sole Mio per noi italici, e ho detto tutto).

Ma torniamo a questo nuovo album di Van Morrison, il disco è esplicativo anche della filosofia del cantante irlandese, che non è mai stato uno molto diplomatico nei suoi rapporti con le case discografiche e la stampa. A questo proposito mi ha molto stupito che all’inizio del libretto ci siano ben tre brevi saggi, scritti nel settembre 2012 da tre diversi giornalisti, ovvero i suoi “nemici storici” da sempre. Che a 67 anni Morrison abbia deciso di utlizzare anche la sconfinata ammirazione che la stampa internazionale gli ha sempre riservato, e non giocarsi pure questa ulteriore possibilità che una grande etichetta come la Blue Note gli ha nuovamente offerto, dopo quattro anni di ostracismo da parte delle majors che non ne volevano più sapere di lui? D’altronde quelle son rimaste, le ultime tre, o ti distribuisci in proprio o ti adegui!

Per chi ama Van Morrison il disco non presenta grandi novità rispetto a Keep It Simple, o meglio, sono cambiati quasi tutti i musicisti, niente Sarah Jory, Cindy Cashdollar, David Hayes, John Platania e tantissimi altri, anche le coriste (che però dal vivo ci sono ancora), ma il risultato finale non cambia di molto, anche se era il motivo per cui preferivo il precedente, ma considerando che comunque Van ha sempre la situazione in pugno e i suoi musicisti suonano come lui preferisce, il suono è quello solito, caldo, tra blues, soul, jazz ( o quasi, come nella appropriatamente intitolata Close Enough For Jazz) anche un pizzico di celtic swing. I brani, che ad un primo ascolto si assomigliano e ripetono il sound dei dischi dell’ultimo periodo, ad ogni sucessivo ascolto svelano piccoli nuovi particolari e ti permettono di gustare quella incredibile voce, ma direi che sul tutto si elevano, l’iniziale, mossa, Open The Door (To Your Heart), con fiati e tastiere in grande spolvero, la title-track, Born To Sing e, soprattutto, la lunga e maestosa Goin’ Down To Montecarlo, con un arrangiamento raffinatissimo che si esalta nel finale quando sembra che organo, piano, sax, tromba e trombone, quasi scivolino “swishhhh” sul supporto ritmico di contrabbasso e batteria con un effetto simile ad un alito di vento che si allontana e Van che canta divinamente come sempre, forse manca solo quell’ad-lib tipico delle sue esibizioni live quando la voce sale, sale, sale con una potenza e un melisma quasi unici. 

Sono dieci brani di ottima qualità che si inseriscono come al solito nel canone morrisoniano ma senza, forse, quel guizzo da fuoriclasse che ci si aspetta da lui. Probabilmente invece di quel “Written and produced” da Van Morrison ci vorrebbe magari un produttore esterno (come sembrava dovesse essere per questo disco, si era parlato di Don Was, che ora è il presidente della Blue Note), per tentare qualche nuovo approccio alle sonorità e agli arrangiamenti, una personalità forte per potersi misurare con la sua musica, come era stato, ai tempi, per la collaborazione con i Chieftains. Se no ci “accontentiamo” e ci va comunque di lusso. Lunga vita a Van The Man!

Bruno Conti

Un “Gusto” Acquisito! Van Morrison – Born To Sing: No Plan Bultima modifica: 2012-10-23T17:35:00+02:00da bruno_conti
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