La Joni Mitchell Australiana? Lucie Thorne – Bonfires in Silver City

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Lucie Thorne – Bonfires in Silver City – Vitamin Records/Smoked Recordings/IRD

Sempre alla ricerca di nomi nuovi ed interessanti da proporre ai lettori di questo Blog, qualche tempo fa mi sono imbattuto in questa Lucie Thorne, che come spesso capita non è una novellina che appare dal nulla, ma è una veterana della scena musicale australiana, dove ha già pubblicato (compreso questo Bonfires In Silver City, che Down Under è uscito ad Agosto del 2011, ma la strada da laggiù è lunga, ci vuole tempo per arrivare) ben 9 album, il primo nel lontano 1998, con una cadenza regolare, più o meno biennale. La Thorne è molto considerata dalla critica musicale australiana ed un giornale, il Sydney Morning Herald le ha assegnato il premio come miglior Roots Album del 2009, per il precedente disco Black Across The Field, in promozione del quale la nostra amica ha intrapreso una lunga tournée, che in due anni, attraverso Australia, Stati Uniti ed Europa, le ha permesso di far conoscere la propria musica in giro per il mondo, agli appassionati ovviamente, purtroppo non era una campagna per la “dominazione globale”, ma più un passaparola, lenta ma inesorabile la voce si sparge.

Questo nuovo album è stato concepito in questo periodo e poi affinato quando è ritornata nella sua piccola cittadina di Bimbaya (popolazione 4 abitanti), nella Emerald Bega Valley, profondo Sud Ovest dell’Australia, che deve essere un posto stupendo, in mezzo al nulla. Questa signora di circa 35 anni, nativa di Melbourne, con questo CD, registrato in 3 giorni, realizza il suo disco migliore: aiutata a livello musicale, di arrangiamenti e produzione da Hamish Stuart (che non è quello della Average White Band), un batterista e percussionista molto raffinato in grado di creare delle costruzioni sonore variegate ed affascinanti, realizzate ai Megaphon Studios di Sydney, che ben si sposano con il lavoro della chitarra della stessa Lucie e di Carl Dewhurst in tre brani, nonché delle tastiere di Chris Abrahams in due canzoni e della fisarmonica di Roy Payne nella conclusiva When I Get There. Poi c’è il duetto con la voce e la seconda chitarra acustica di Jo Jo Smith, che ha firmato il brano con la stessa Thorne, in Sweet Turnaround, un bel incontro di diverse vocalità, più espansiva quella della Smith, più laconica la brava Lucie.

Già, la voce: dal titolo del Post avrete intuito dove stiamo per andare a parare. La caratura vocale di Lucie Thorne direi che si va ad inserire vicino (molto vicino) al registro medio-basso di quella di Joni Mitchell (finalmente l’abbiamo detto!), con alcuni punti in comune anche con quella di Margo Timmins dei Cowboy Junkies. E anche musicalmente lo stile si colloca tra la Mitchell di Hejira, ed album seguenti, e la musicalità più narcotica ma ricca di “spazi” della band canadese. Anche se, come ho già detto, il cuore musicale è l’interscambio tra la Thorne ed il lavoro certosino di Hamish Stuart che con la sua batteria definisce spesso il sound del disco. Come nell’iniziale Falling, dove la somiglianza con la voce di Joni è impressionante, ancorché, penso più a livello di omaggio che di mera copiatura, l’interazione tra la chitarra di Lucie e il lavoro di spazzole, piatti, grancassa e quant’altro di Stuart è quasi telepatico e la voce sussurra le sue storie con l’abbandono della canadese nei gloriosi anni ’70. Sempre notevoli intuizioni percussionistiche anche nella successiva Till The Season, dove l’elettrica di Dewhurst aggiunge ulteriore colore al sound che si fa ancora più caldo, mantenendo quella rarefazione preziosa. In Can’t Sleep For Dreaming si aggiungono un organo e il basso elettrico ma il risultato musicale non cambia di molto, mentre nella lunga Great Wave, soprattutto nella bella coda strumentale, il gruppo di musicisti è libero di costruire una ambientazione musicale che ha in un lento crescendo quasi “psych(edelico)” anche alcuni punti di contatto con la musica dei Cowboy Junkies, comunque una canzone bellissima!

Diciamo che se Laura Marling è stata definita la “Nuova Joni Mitchell” (un parolone) ma non dimentica i suoi legami con il folk britannico vecchio (Jansch, Martyn, Drake) e nuovo (Mumford, Noah & The Whale, Johnny Flynn), i cantanti australiani, e la Thorne non è una eccezione, si rifanno più al continente americano, Canada incluso, non avendo l’Australia una propria tradizione popolare a cui attingere. Tornando a Bonfires…, il brano successivo, Correspondent è uno strumentale che partendo dalla coda strumentale del precedentem permette a Lucie di mettere in evidenza le sue capacità di creatrice di ambienti sonori, solo con la sua chitarra elettrica molto “lavorata”. Invece Already Gone con una chitarra acustica dalla accordatura aperta è un perfetto esempio della Mitchell del primo periodo, intensa ed appassionata nella sua semplicità. Del duetto di Sweet Turnaround abbiamo detto, rimangono Big News dove ritorna la chitarra di Dewhurst e il testo cita il titolo dell’album mentre la musica è più mossa, sempre mantenendo però quel feel leggermente jazzy e raffinato e la voce quasi sussurata. Noir, solo il piano di Abrahams e la chitarra, è quanto di più vicino ad una ballata propone questo album, mentre la conclusiva When I Get There, con i leggeri interventi percussivi di Hamish Stuart a sottolineare il delicato lavoro della chitarra della protagonista e di un quasi impercettibile button accordion sullo sfondo, conferma la qualità di questa proposta di Lucie Thorne, che forse, anzi sicuramente, non sarà una nuova Joni Mitchell, ma ne è una ottima discepola.

Ve la consiglio, assolutamente da scoprire, provare please, buona musica!

Bruno Conti 

La Joni Mitchell Australiana? Lucie Thorne – Bonfires in Silver Cityultima modifica: 2013-01-31T00:05:00+01:00da bruno_conti
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