Ray Manzarek (& Roy Rogers), Atto Finale! Twisted Tales

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Ray Manzarek & Roy Rogers – Twisted Tales –  CNC (Chops Not Chaps) Records

Dai tempi in cui non era più il tastierista di quella promettente formazione fondata a Venice Beach con l’amico Jim Morrison, in California, nell’estate del 1965, The Doors, Raymond Daniel Manzarek non era stato più in grado di accedere a quei livelli di ispirazione che avevano caratterizzato i primi sei anni della sua carriera, fino al fatidico 1971 dell’uscita di La Woman. Ma ha caparbiamente e testardamente portato avanti la leggenda del gruppo (che si apprende in questi giorni avrà scampoli di nuova vita con la ennesima reunion di John Densmore e Robbie Krieger che sembrano avere appianato le loro diatribe legali), in qualche caso anche oltre i limiti dell’umana decenza musicale, ma sempre con una certa dignità e nel contempo ha firmato anche un consistente numero di progetti solisti e collaborazioni, soprattutto nell’ultima decade, che si sono protratti sino a pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il 20 maggio di quest’anno, che possa riposare in pace.

Nessuno dei dischi che si sono succeduti negli oltre 40 anni passati da allora può essere definito memorabile, ma le collaborazioni con Roy Rogers, cantante e chitarrista slide, avvenute all’ombra della comune passione per il Blues (musica molto amata anche da Morrison e dagli altri Doors), sono sicuramente da ritenersi tra le più riuscite,  più di quella improbabile, ma non terribile, con Skrillex o la sua affermazione che i Chemical Brothers erano gli eredi dei Doors, opinione rispettabile ma difficilmente condivisibile, che però consentiva di “rimanere sempre alla moda”! Nei due precedenti dischi con Rogers, lo strumentale Ballads Before The Rain del 2008, dove venivano ripresi pezzi di musica classica, un paio di brani dei Doors e alcune nuove composizioni e il successivo Translucent Blues, decisamente più orientato verso le classiche 12 battute, con entrambi che si dividevano le parti vocali e i testi che venivano ripresi anche del repertorio di due grandi poeti americani, vicini al rock, come Michael McClure e Jim Carroll, soprattutto nel secondo c’era già in nuce questa collaborazione tra poesia, rock e blues, che in questo Twisted Tales raggiunge il suo completamento, completando il cerchio iniziato proprio 40 anni fa circa e che lo scorso anno, in modo più dimesso e meno eclatante, aveva visto la luce nell’album Piano Poems: Live In San Francisco che però in pratica erano dei readings dei poemi di McClure accompagnato dal piano di Manzarek e dal flauto di Larry Kassin.

Questa volta il progetto è più organico, quattro testi di Jim Carroll (poeta, ma anche grande rocker) e tre di McClure, messi in musica da Manzarek e Roy Rogers, oltre a tre canzoni scritte da Rogers, che con la sua formidabile slide si divide gli spazi con la tastiere di Ray in tutto l’album. Che, diciamolo subito, per sgombrare lo spazio da eventuali equivoci, è, ancora una volta, un onesto disco di blues-rock, ma niente di trascendentale, nella media di moltissimi altri album simili che escono quasi giornalmente, con Rogers che è cantante discreto, meglio Manzarek,  ma nessuno dei due un fulmine di guerra, però ai rispettivi strumenti si fanno valere, e il rock e il boogie di brani come le iniziali Just Like Sherlock Holmes e Eagle In The Whirlpool  si ascolta con piacere e fa muover il piedino. Quando l’organo di Manzarek sale in primo piano come nella doorsiana Cops Talk, un po’ di nostalgia ti attanaglia ma la consistenza vocale non incanta particolarmente anche se l’assolo di sax di George Brooks ha un suo fascino.

Ma la produzione di Manzarek non ha più quell’aria tagliente dei primi dischi degli X. Nel flamenco-rock di Street Of Crocodiles Ray sfoggia delle sfumature vocali alla Morrison che vivacizzano l’ascolto. Ma quando ci si allontana troppo dal blues come in American Woman, sembra di ascoltare una parodia dei Tubes o dei Cars, mentre Shoulder Ghosts di Roy Rogers tenta anche la strada della musica d’atmosfera, senza particolare successo, al di là della slide del titolare. In The Will Of Survive, ancora di Rogers, torna un po’ della grinta dei brani iniziali, ma nulla di cui entusiasmarsi. Meglio il lungo slow blues cadenzato, con uso di slide, di Black Wine/Spank Me With A Rose, reso vivace dall’organo di Manzarek che non ha perso il tocco e se la cava egregiamente alla voce. State Of the world e Numbers concludono, senza infamia e senza lode, un disco discreto che vive più sulla fama dei suoi protagonisti che sull’effettivo valore dei contenuti, arrivando alla sufficienza, sei di stima.

Bruno Conti  

Ray Manzarek (& Roy Rogers), Atto Finale! Twisted Talesultima modifica: 2013-07-08T18:24:00+02:00da bruno_conti
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