Blackie And The Rodeo Kings – Re e Regine!

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Blackie and The Rodeo Kings – Kings and Queens – Dramatico Records

Il Canada ha regalato alla musica una serie di grandi talenti, prima Neil Young, Joni Mitchell, la Band e Leonard Cohen, che però sono riconosciuti come musicisti universali ma di formazione “americana”. Poi negli anni ’70 c’è stata una seconda ondata, meno importante nei nomi ma non a livello qualitativo (per semplificare all’estremo), che ha prodotto gente come Bruce Cockburn, David Wiffen, Murray McLauchlan, Valdy e Willie P. Bennett (sempre andando per citazioni). Cockburn soprattutto, in quella decade non ha sbagliato un disco, uno più bello dell’altro, ma anche gli altri hanno saputo regalare pagine di musica squisita in quegli anni.

Il nome che ci interessa qui è quello di Willie P. Bennett, perché dal titolo di una sua canzone prende il nome il gruppo di cui ci occupiamo. Lo so che molti hanno già recensito questo Kings and Queens ed il sottoscritto arriva buon ultimo a parlarne ma questo album (e il gruppo) meritano tutta la mia attenzione e il mio rispetto. Intanto, il disco mi piace, forse non sarà il loro più bello (ma non sono sicuro), ma il livello qualitativo rimane molto elevato. Da quel lontano (ma non troppo) 1996 in cui esordivano con High and Hurtin’:The Songs of Willie P. Bennett il trio di Tom Wilson, Stephen Fearing e Colin Linden ha pubblicato sette album (questo CD ed una antologia compresi), e da una sorta di super cover band che pubblicava solo materiale di Bennett si sono trasformati in uno dei gruppi migliori in circolazione.

Ci sarà pure un motivo se quattordici delle migliori voci femminili della musica nord-americana sono scattate come un “sol uomo”, va bene facciamo donna, per partecipare a questo album. Forse il rispetto e l’ammirazione per tre musicisti che anche in proprio sono in grado di regalare musica emozionante, forse una occasione a cui era difficile dire no perché, stranamente, non siamo di fronte in questo caso ad uno dei classici dischi-tributo a cui si partecipa quasi per dovere. Le canzoni, scritte tutte per l’occasione alternano le tre anime del gruppo: il “rocker” Tom Wilson, che divide la sua musica anche con i Lee Harvey Osmond insieme ad alcuni Cowboy Junkies (ecco forse perché in questo album non appare Margo Timmins, ce l’aveva già in “casa”), il “romantico” Stephen Fearing, cantautore sopraffino canadese ma che ha speso la sua gioventù in Irelanda, terra del suo attuale partner musicale Andy White (i due hanno appena pubblicato un disco insieme di cui avete letto nel Blog una-misteriosa-strana-coppia-fearing-and-white.html). Infine Colin Linden, il chitarrista e produttore, quello più vicino al Blues ma anche alla musica di Cockburn di cui è stato a lungo collaboratore e che anche gli altri due hanno incrociato spesso, ma quella è un’altra storia.

Prima dicevo che l’album sarebbe stato bello anche di suo, senza le ospiti, visto che ci sono molte belle canzoni e qualcuna un filo meno riuscita, ma dato che sono presenti parliamone: il disco parte alle grande con un country-rock chitarristico come If I can’t Have You che ben si adatta alla voce di Lucinda Williams che agisce di supporto a quella di Tom Wilson che sfodera una voce alla Nick Lowe per l’occasione mentre la solista di Linden ricorda il sound degli ultimi dischi di Lucinda ma anche grandi country-rockers canadesi come i Blue Rodeo e Blackie and The Rodeo Kings,perché no! Sarah Watkins è uno dei nomi emergenti della musica roots-folk americana, sia come cantante che come violinista (era nei Nickel Creek) e aggiunge una patina vagamente old-time e bluegrass alla slide di Linden e alla voce caratteristica di Fearing in Another Free Woman.

Rosanne Cash ha una voce inconfondibile, bellissima, matura e piena ed è una di quelle che più caratterizza il brano a cui partecipa, Got You Covered avrebbe potuto essere nel suo ultimo bellissimo The List invece la trovate qui a duettare con Colin Linden che ci regala anche un delizioso assolo di chitarra. Amy Helm si conferma degna figlia di tanto padre (e leader delle Olabelle) nel bellissimo duetto dai profumi soul con Tom Wilson nella ritmata I’m Still Lovin’ You mentre la slide di Linden ricama altre note di contorno.

E fin qui stiamo andando alla grande: Golden Sorrows di e con Stephen Fearing è una ballata avvolgente e Cassandra Wilson si conferma voce di gran classe e distinzione nell’adattarsi ai ritmi e alle melodie delicate di Fearing e alla magica chitarra di Linden. Patti Scialfa, eh, dunque, sarà sempre la signora Springsteen ma se la cava molto bene nella cover (ebbene sì ho mentito, ce ne sono due) di Shelter me Lord dei coniugi Buddy & Julie Miller, un gospel blues tagliente e affilato cantato con Colin Linden. Pam Tillis è anche lei figlia d’arte (e in questo disco abbondano) ed è una delle cantanti country meno legate ai rigidi cerimoniali di Nashville, quindi una canzone come My Town Has Moved Away se la canta lei con un piccolo aiutino da parte di Fearing, sarà anche country ma ci piace lo stesso. Janiva Magness è una delle “nuove” regine del Blues e in questo trio con Fearing e Wilson porta la sua verve ad un brano scanzonato come How Come You Treat Me Soooo Bad.

Step Away è l’altra cover, come è giusto che sia, un brano di Willie P. Bennett, cantato da Colin Linden e Tom Wilson, un brano lento e spettrale che ben si adatta alla vocalità di Emmylou che come al solito fà la Harris della situazione, ma non è memorabile come in altre occasioni. Memorabile è invece la presenza di Mary Margareth O’Hara per la rarità delle sue apparizioni (a fronte di tanto talento, ma ha deciso così e quindi godiamocela quando c’è): Heart Of Mine è un brano insolitamente mosso nel suo canone sonoro abituale ma la zampata di classe della vocalist in un brano fondamentalmente country e cantato con evidente piacere in compagnia di Wilson e Fearing è una gradita sorpresa.

Holly Cole è un’altra canadese che si dedica abitualmente al jazz ma non disdegna capatine nel mondo dei cantautori e questa bellissima ballata di Fearing (con un ennesimo intervento della solista di Linden) ne esalta le capacità vocali. Ottimo anche il contributo di una divertita Exene Cervenka che si avventura con Tom Wilson in un brano come Made of Love che avrebbe fatto la gioia di “popparoli” di classe come Lowe e Edmunds, detti anche i Rockpile o del T-Bone Burnett del primo periodo. Ma perché l’avrò nominato? Son troppo astuto: in Love Lay Me Down appare Sam Phillips, la sua ex-signora e ci delizia con questo rarefatto e ricercato duetto con Colin Linden che tanto ricorda la sua musica (peraltro da scoprire se non conoscete) ma forse stona un po’ con il resto del disco.

Il brano più bello è l’ultimo (ma ce ne sono tanti): la versione in crescendo di Black Sheep di Stephen Fearing cantata con la giovane e pimpante Serena Ryder, con il violino aggiunto di Sara Watkins e la chitarra di Linden è veramente da brividi e conclude in pompa magna un disco che conferma Blackie and The Rodeo Kings come uno dei migliori gruppi in circolazione.

Mi sono dilungato apposta perché ne valeva la pena e vi consiglio vivamente questo disco a prescindere dalle “regine”, sarebbe bello anche se non ci fossero, ma visto che ci sono, godetevele! In questo momento sono al n.1 delle classifiche Folk-Blues-Roots canadesi, e son soddisfazioni anche queste.

Bruno Conti

Blackie And The Rodeo Kings – Re e Regine!ultima modifica: 2011-07-20T19:23:00+02:00da bruno_conti
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