Giovani Talenti. Lydia Loveless – Indestructible Machine

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Lydia Loveless – Indestructible Machine – Bloodshot/Ird

Quando mi hanno dato il “promo” di questo CD da ascoltare la prima cosa che mi aveva incuriosito era sapere se fosse parente o meno della più famosa Patty. Appurato che Lydia Loveless, nativa di Coshocton, una piccola località vicino a Columbus, Ohio, non ha nessun legame di parentela con la citata Patty, mi sono detto già che ci sono diamogli una ascoltata. E questo Indestructible Machine si è rivelato una gradevole sorpresa. La nostra amica, come si vede dalla foto, è giovanissima, 21 anni compiuti da poco, ma ha già la grinta e la classe di una veterana. Dotata di una pimpante e squillante voce e di un repertorio che come per molti colleghi alla Bloodshot mischia country e punk, “roots” e tradizione a sonorità rock, la giovane Loveless è stata definita da molti giornali e riviste (americani, qui ancora non pervenuta) come un incrocio tra Neko Case ed Exene Cervenka, una novella Shane MacGowan al femminile, con abbondanti spruzzate di Loretta Lynn e Jeannie C. Riley. Lei cita tra le sue influenze giovanili (cioè di ieri) Charles Bukowksi, Richard Hell e Hank Williams III (ma anche il nonno fa capolino tra le pieghe).

Confermo tutto ma, se devo essere sincero, il primo nome che ho pensato mentre ascoltavo il brano di apertura Bad Way To Go è stato quello di Maria Mckee e dei suoi Lone Justice ad inizio carriera (che fine ha fatto? E’ un po’ che tace). Con i dovuti aggiustamenti da allora ad oggi, ma la grinta nella voce, l’abilità, condivisa con i suoi musicisti, nel miscelare un banjo tipicamente country a velocita supersonica a delle chitarre elettriche sferraglianti come nemmeno Jason and Scorchers ai tempi d’oro, fanno del brano iniziale un viatico per un viaggio divertente tra le pieghe di un country-punk-rock di grande impatto.

Can’t Change Me con il suo riff alla London Calling e la voce sicura e matura di una cantante di grande appeal è persino meglio e le chitarre elettriche ruggiscono con il giusto abbandono del rock di qualità. More Like Them è power pop rock and roll irresistibile con le chitarre, elettriche e pedal steel, ancora sugli scudi e quella voce fantastica a narrare la solita storia dell’outsider come neppure Willie Nile avrebbe saputo fare in modo migliore.

Dopo un inizio così scoppiettante Lydia Loveless lascia spazio anche alla sua anima più country e How Many Women è una stupenda ballata con una seconda voce maschile e un violino insinuante nel corpo della canzone con un contrabbasso che si insinua tra le pieghe del ritmo, e la voce sempre magnetica. Il suo sestetto con Todd May alla chitarra solista, il banjo di Rob Woodruff, la pedal steel di Barry Hensley, il violino di Adrian Jusdanis, il basso slappato di Ben Lamb, e papà Parker Chandler alla batteria ha una perfetta conoscenza della materia e un brano come Jesus Was A Wino avrebbe fatto felice la giovane Emmylou Harris. Poi racconta anche storie divertenti come Steve Earle, titolo della canzone, giuro! Le avventure del “damerino” del paese a tempo di honky tonk, quello che insidia le ragazze, autonominatosi “lo Steve Earle di Columbus”. E anche magnifiche canzoni cantate a piena voce come Learn to say no con un ritornello che ti si insinua nel cervello e non se ne vuole andare, marchio della buona qualità.

I brani sono “solo” nove e quindi ci avviamo alla conclusione ma non prima di avere ascoltato Do Right un’altra scatenata sarabanda country-punk a velocità supersonica, pensate ai Pogues se avessero vissuto in America. Conclude Crazy, un’altra bellissima canzone che sembra incredibile provenga da una ragazza di soli 21 anni, se nella sua prossima carriera vorrà dedicarsi alla musica folk, questo brano accompagnato solo da chitarra acustica e violino è un punto di partenza magnifico. Ma attenzione, questa ragazza, a 19 anni, aveva già pubblicato un album (non so quanto reperibile), The Only Man per la Peloton Records da cui è tratta questa Back On the Bottle che ascoltate qui sotto.

Lydia Loveless, appuntatevi questo nome perché se ne parlerà nei prossimi mesi. Il mensile inglese Uncut (non ho ancora letto il nuovo numero) le ha dato quattro meritatissime stellette. Approvo!

Bruno Conti

Giovani Talenti. Lydia Loveless – Indestructible Machineultima modifica: 2011-09-13T18:08:00+02:00da bruno_conti
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