Un “Fenomeno” Della Chitarra! Johnny Hiland -All Fired Up

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Johnny Hiland – All Fired Up – Shrapnel/Provogue

Vi risparmio la battuta sul “grosso” talento (tanto l’ho già fatta) su questo pacioso e robusto ragazzone americano che è considerato uno dei nuovi talenti della chitarra negli Stati Uniti. Scoperto da Steve Vai nel 2004 che gli ha anche pubblicato il primo album per la sua Flavored Nations lo stesso anno (ma già da metà anni ’90 aveva suonato come session-man con molti artisti country come Toby Keith, Ricky Skaggs e Hank Williams III), nel 2008 ha pubblicato un disco autogestito Loud And Proud ed ora approda alla Shrapnel/Provogue di Mike Varney che produce questo All Fired Up. Evidentemente i “metallari” ma virtuosi (nel senso dello strumento) hanno una predilezione per questo chitarrista, cieco dalla nascita, che è un iradiddio al suo strumento, una Fender Telecaster (che lo sponsorizza da un po’ di anni, caso raro per un musicista senza un contratto con una grande casa) dove è in grado di creare vere cascate di note in uno stile che sta fra country, bluegrass elettrico (se esiste) ma anche tanto rock e blues.

Quando ho messo nel lettore il dischetto ed è partito il primo brano mi è venuto uno scioppone, vuoi vedere che ho inserito Hiding di Albert Lee o qualche disco degli Hellecasters per sbaglio? No, no è proprio lui, che fa tutto da solo (con un consistente aiuto dal bassista Stuart Hamm e del batterista Jeremy Colson, e nel primo disco c’era Billy Sheehan al basso) con vere e proprie cascate di note che si susseguono velocissime, una tecnica mostruosa che non ha nulla da invidiare, nel proprio ambito, a un Danny Gatton o a un Roy Buchanan, oltre al già citato Albert Lee.

Anche quando si cimenta in pezzi decisamente country come la deliziosa Bakersfield Bound con un sound che vira quasi verso quello di una pedal steel, gli assoli di Hiland sono una vera miniera di trovate e ricchi di inventiva. Forse mi sono dimenticato di dirvi che è tutto rigorosamente strumentale, ma penso che si intuisse. Non mancano momenti più lirici e melodici come Forever Love dove anche il tastierista Jesse Bradman si ritaglia un suo spazio.

Six String Swing come da titolo si avvicina a tematiche più jazzate sempre con la chitarra di Hiland in un perenne overdrive tecnico mentre la conclusiva Bluesberry Jam dai tempi decisamente rock darebbe dei punti anche allo Steve Morse più inventivo dei tempi dei Dixie Dregs, un vero fulmine di guerra, o meglio di note.

E non contento di tutto ciò il nostro amico nelle due bonus vocal tracks finali si rivela anche un ottimo cantante country nelle scintillanti Breaker, Breaker 1-9 e Party Time. Se le scrive, se le suona e volendo, se le canta. Un vero mostro di tecnica, magari soprattutto per appassionati della chitarra elettrica e il giudizio molto positivo è anche mirato in quel senso ma molto piacevole da ascoltare per tutti.

Una bella sorpresa.

Bruno Conti