Per Pochi Intimi Ma Comunque Sempre Grande Musica! Tom Petty & The Heartbreakers – Kiss My Amps Live

Oggi razione doppia, con “tutti questi collaboratori” sono oberato dai Post, meglio per chi legge!

Bruno Conti

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Tom Petty & The Heartbreakers – Kiss My Amps Live – Reprise Records Vinyl EP

Un titolo alternativo per questo post poteva essere: dura poco, costa tanto, si fa fatica a trovarlo, ma ne vale la pena! Il Record Store Day, lodevole iniziativa atta a preservare i (pochi) negozi di dischi indipendenti ancora in piedi, che coinvolge una-due volte l’anno in tutto il mondo una selezione appunto di questi negozi “eroici”, sta assumendo anno dopo anno le sembianze di una pura e semplice operazione di marke(t)ting grazie alle quali gli artisti coinvolti (o meglio, le loro case discografiche) cercano di spillare altri soldini ai poveri fruitori di musica “fisica” (categoria alla quale mi onoro di appartenere). Infatti, tranne poche eccezioni, le pubblicazioni esclusive ed in edizione limitata per questa giornata (l’ultima si è svolta più o meno a fine Novembre), tutte ovviamente in vinile, sono più sbilanciate sulla manifattura del supporto fonografico che sull’utilità del suo reale contenuto: in parole povere, lussuosi manufatti con poco o nulla di inedito. Quest’anno hanno visto la luce, tra gli altri, un cofanetto di 45 giri anni sessanta di Bob Dylan, un mini lp di Pete Townshend con estratti del box di Quadrophenia, un cofanetto con gli lp (senza inediti) di Janis Joplin, (ma di Janis, sempre in vinile, è uscito anche un box di 4 7″ Move Over ricco di inediti e rarità, che poi probabilmente verranno inserite in un The Pearl Sessions in uscita a inizio 2012! NDB. Nota del Blogger o del Bruno che è la stessa cosa), un box dei Pink Floyd con i singoli tratti da The Wall ed un’edizione per il quarantennale dell’album Imagine di John Lennon (questo però contiene un disco a parte con sei inediti.

La pubblicazione più succosa di tutte è senz’altro questo mini live di Tom Petty & The Heartbreakers, intitolato Kiss My Amps (raffinato gioco di parole tratto da un tipico insulto americano che non sto a spiegare), sei canzoni tratte dal tour di Mojo del 2010 (e tutte provenienti da quel disco) più una rara canzone suonata nel tour del 2008: tutte versioni ovviamente mai sentite prima. Chi è Tom Petty lo sapete di certo: uno dei migliori rockers degli ultimi 35 anni (è nella mia Top Five di tutti i tempi, alzi la mano a chi interessa…) e, a mio parere, il miglior live act mondiale dopo Bruce Springsteen & The E Street Band (ed un gradino sopra gli ultimi Rolling Stones, sempre grandissimi per carità, ma forse un tantino prevedibili e mainstream, se capite cosa voglio dire). E dire che per anni l’unico supporto live di Petty & Band (a parte il rarissimo The Official Live ‘Leg, pubblicato nel 1977) è stato il doppio del 1985 Pack Up The Plantation, che tra l’altro a mio parere non rendeva per nulla l’intensità di un concerto del biondo rocker della Florida. Poi per anni tante pubblicazioni video (VHS prima e DVD dopo), sempre tendenti dall’ottimo all’eccellente (i miei preferiti sono Take The Highway, con il sound che risentiva del “periodo Jeff Lynne”, e lo splendido Live In Gainesville del 2006, incluso come bonus del film Runnin’ Down A Dream) ma dischi mai, o peggio, soltanto assaggini, come il mini CD di quattro brani inserito nel DVD The Last Dj Live At The Olympic o l’EP live dei Mudcrutch.

Tutto questo almeno fino a due anni fa, quando Petty si è finalmente deciso e ha pubblicato il monumentale quintuplo The Live Anthology (per me, il live del secolo), un’opera incredibile che faceva letteralmente scomparire il multiplo live di Springsteen uscito nel 1985. Ora Petty ci ricasca, e fa uscire di nuovo un live “monco” (si sa che noi carbonari siamo insaziabili) che, come dicevo all’inizio, ha una durata limitata, non viene regalato, e, soprattutto, non si trova nei negozi “normali” (se però avete discreta padronanza con internet, lo trovate con relativa facilità su Ebay, ma chiudete un occhio sui prezzi), ma è comunque decisamente bello. Petty e i suoi si trovano ad occhi chiusi, e vorrei vedere dato che sono insieme da una vita (la triade Petty-Mike Campbell-Benmont Tench dai tempi dei Mudcrutch, Ron Blair è tornato dopo la morte di Howie Epstein, e Steve Ferrone e Scott Thurston sono lì da circa quindici anni ormai) e dimostrano ancora una volta di essere una delle poche band ormai in grado di suonare vero rock’n’roll, oltre ad essere singolarmente (specie Tench e Campbell) dei grandissimi strumentisti.

Altra loro prerogativa è quella di migliorare nettamente on stage i brani incisi in studio (lampante l’esempio di Live At The Olympic, che faceva sembrare il debole The Last DJ tutto un altro disco): Mojo era stato abbastanza criticato, ma secondo me (pur essendo un po’ troppo lungo) è il classico disco che cresce alla distanza, anche se è meno immediato di altri lavori più celebrati di Petty (anche Southern Accents all’epoca era stato massacrato, ma ora è tranquillamente un disco da quattro stelle), ma è indubbio che il trattamento dal vivo aggiunge ai brani ulteriore smalto. Dopo un benvenuto al pubblico da parte di Tom, il disco parte con Takin’ My Time, un blues all’apparenza canonico, ma che nelle mani degli Heartbreakers diventa sublime: Petty gioca a fare il consumato bluesman di Chicago, e Campbell inizia a fare i numeri al suo fianco. I Should Have Known It, diretta e chitarristica (come tutte le altre, in effetti), riesce ad essere molto più coinvolgente che su Mojo: l’accelerazione ritmica a fine brano, con Campbell letteralmente strepitoso, è da buttarsi per terra. Sweet William è l’unica a non provenire dall’ultimo album di studio di Tom (era inserita come bonus su un CD singolo tratto da Echo, album del 1999, e quindi la conoscono in tre), ed è un brano tipico di Petty, un rock blues con accenni sudisti, un grande Tench all’organo hammond e sonorità decisamente “calde”.

Jefferson Jericho Blues è un altro blues (appunto) “normale”, ma Petty e i suoi riescono a fare la differenza, anche se il brano è forse il meno brillante del lotto. Per contro, First Flash Of  Freedom era il capolavoro di Mojo, ed uno dei brani degni di stare su qualsiasi best of di Tom, una lunga rock song, potente e fluida nello stesso tempo, con più di un accenno psichedelico, le chitarre che dialogano che è una meraviglia e Benmont che ricama di fino sullo sfondo: un capolavoro! La saltellante e trascinante Running Man’s Bible dà la possibilità a Tom di farci sentire la voce della sua solista: non sarà Campbell ma perbacco se ci dà! Chiude il dischetto (cominciavo a prenderci gusto) la bella Good Enough, ennesima rock song di gran classe, dal vestito southern e con Campbell che si conferma come uno dei migliori chitarristi della sua generazione (e Petty canta sempre meglio).

All’interno del disco c’è un tagliando con un codice per scaricare l’album completo (?!?), anche se scommetto che fra qualche mese ce lo troveremo bello bello in tutti i negozi: a pensar male…    Nell’incertezza, se ci riuscite e se avete voglia di spendere una cifra superiore a quella ragionevole, fate vostro questo Kiss My Amps, non ve ne pentirete di certo.

Marco Verdi

P.S: a Giugno del prossimo anno Tom tornerà finalmente in Italia (dopo la tournée con Bob Dylan nel lontano 1987), anche se solo a Lucca. E’ un bel viaggetto, ma è un venerdì sera e la Toscana è bella, io ci farei un pensierino…

Per Pochi Intimi Ma Comunque Sempre Grande Musica! Tom Petty & The Heartbreakers – Kiss My Amps Liveultima modifica: 2011-12-23T11:31:59+00:00da bruno_conti
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