Lassù Qualcuno Lo Ama! Ronnie Wood – Somebody Up There Likes Me

ronnie wood somebody up there likes me

Ronnie Wood – Somebody Up There Likes Me – Eagle Vision/Universal DVD – Blu-Ray

Lassù Qualcuno Mi Ama era un grande film del 1956, vincitore di 3 premi Oscar, regia di Robert Wise, con Paul Newman nei panni di Rocky Graziano. Ma è quanto esclamò anche Ronnie Wood in una conversazione che appare nel film: “Quando mi hanno operato il cancro, mi hanno tolto l’enfisema. Hanno detto che i miei polmoni erano come se non avessi mai fumato. Ho pensato che fosse un jolly piovuto dal cielo: lassù qualcuno mi ama, e anche qualcuno quaggiù”. A parte che spesso è difficile capire il suo cockney stretto da londinese purosangue, senza sottotitoli, il docufilm è estremamente interessante. Regia di Mike Figgis, anche lui inglese, candidato all’Oscar per Via Da Las Vegas, la presentazione del DVD recita: un film che ripercorre 50 anni di un tour non solo musicale, una storia onesta e R&R, poi a ben vedere, gli anni, almeno nel percorso musica, sono ben più di 50, visto che già nel 1964 Wood era nei Birds, a fine ‘67 entra nel Jeff Beck Group come bassista, poi dopo due anni, con l’amico Rod Stewart, a seguito della dissoluzione degli Small Faces, torna alla chitarra e fonda i Faces, con i quali rimarrà fin quasi al 1975, anno nel quale entra negli Stones, sodalizio che prosegue a tutt’oggi.

Nel documentario c’è tutto questo, come pure la sua passione per disegno e pittura, i suoi lunghi anni tra droga e alcol, l’amore per il blues e il Rock’n’Roll, soprattutto per le 12 battute, estrinsecato anche da diversi di interventi di Ronnie impegnato a chitarra ed armonica. In sequenza anche interviste inedite realizzate per l’occasione con la sua collega Imelda May, la moglie Sally Wood, i suoi “soci” Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts, oltre al vecchio amico Rod Stewart. Ricordi della storia della sua famiglia, raccolti dal regista, intervallati da brani musicali, per esempio la sua band alle prese con una sanguigna In The Wee Wee Hours cantata dalla May, con grande lavoro della solista di Ron, ovviamente anche il suo amore per l’arte riceve un giusto spazio, con una intervista, diciamo più un colloquio a due voci con l’amico artista Damien Hirst, dove si parla anche degli Stones, in b/n d’epoca e pure di problemi di rehab. Un breve vecchio filmato a colori dei Birds nel 1964 alle prese con That’s All I Need You For, con Wood che dimostra già 40 anni, scherzo, un altro b/n del Jeff Beck Group in Plynth, con Rod che ricorda quando lui e Woody aprirono al Fillmore peri Grateful Dead.

C’è anche una intervista di Malcolm McLaren con il manager Peter Grant dei “nemici” del punk, i Led Zeppelin, che parla anche di Gene Vincent, e cerca di introdurre l’argomento dei risvolti gangsteristici dei vecchi manager di quell’epoca. Non manca una bella ed intima performance di “Breathe On Me” dal suo album solista del 1975 New Look e un filmato del 1971 dei grandi Faces con Stay With Me, la rivalità con Keith di quel periodo, e qui appare Richards, mentre scorrono altre immagini dei Faces e un grande filmato di Ronnie impegnato alla lap steel con bottleneck, mentre arriva sulla scena anche Mick Jagger e a questo punto non manca un filmatino degli Stones alle prese con When The Whip Comes Down… Comunque non ve lo racconto tutto, se volete l’8 ottobre sono usciti sia il DVD che il Blu-Ray e ve lo comprate, perché c’è anche altro, soprattutto negli extra di DVD e Blu-Ray, che però non ho visto neppure io. Avviso per i naviganti, niente sottotitoli in italiano: portoghese, olandese e spagnolo, ma nulla per noi.

Comunque rimane un gran bel documentario.

Bruno Conti

Lo Springsteen Della Domenica: Un’Altra Roboante Serata…A Pochi Passi Da Casa! Bruce Springsteen & The E Street Band – Brendan Byrne Arena, August 6, 1984

bruce springsteen brendan byrne 1984

Bruce Springsteen & The E Street Band – Brendan Byrne Arena, August 6, 1984 –live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Il Bruce Springsteen del periodo di Born In The U.S.A. non sarà forse la migliore versione del grande rocker del New Jersey ma è quella a cui sono personalmente più legato, in quanto mi ricorda il momento della mia adolescenza durante il quale ho scoperto la musica “adulta”, ed il primo disco rock che ho comprato (anzi, musicassetta) è stato proprio l’album del Boss citato poc’anzi. Detto questo, sinceramente non capisco perché i curatori delle uscite mensili degli archivi live del nostro insistano con i concerti pur splendidi del 1984 alla Brendan Byrne Arena di East Rutherford, in New Jersey, una residency di ben dieci serate consecutive che in questa serie ha già visto pubblicate la prima del 5 agosto e l’ultima del 20, mentre per esempio abbiamo avuto solo un concerto sempre americano del 1985 (peraltro da cinque stelle, al Los Angeles Coliseum) e nessuno dal “leg” europeo del tour, per esempio il mitico show del 21 giugno a San Siro (non è per campanilismo, ma perché pare che sia stato davvero uno dei migliori in assoluto, io non posso né confermare né smentire dato che non c’ero).

A conclusione di quanto detto sopra, ecco pubblicato ufficialmente il terzo concerto svoltosi nella location poco distante da casa del Boss, ed in particolare quello del 6 giugno (quindi la seconda delle dieci date), una serata con otto cambi in scaletta rispetto alla precedente, e che a detta dei fans è stata una delle migliori performance del periodo, cosa che mi sento di avvalorare dopo aver ascoltato il triplo CD. Uno show magico, coinvolgente e adrenalinico, con un Bruce in forma vocale strepitosa ed una band che gira a meraviglia (ma questo capita sempre), tra l’altro con un suono forte, pulito e mixato alla perfezione, meglio ancora che nelle uscite riguardanti gli spettacoli del 5 e del 20. Da Born In The U.S.A. i nostri suonano “solo” sei pezzi su dodici (una potente versione della title track posta in apertura, tre riprese festaiole e caciarone di Glory Days, Dancing In The Dark e Bobby Jean, la toccante My Hometown che non può mancare in New Jersey, e la rilettura acustica di No Surrender tipica di quel tour), lasciando spazio a classici del passato e diverse chicche.

Tra gli evergreen non mancano pezzi che ognuno si aspetterebbe di ascoltare, tutti riproposti in maniera decisamente coinvolgente: Out In The Street, Spirit In The Night, Prove It All Night (versione poderosa), The Promised Land, Because The Night, Badlands, Thunder Road, il consueto singalong di Hungry Heart, una Cadillac Ranch che fa ballare tutta l’arena, Tenth Avenue Freeze-Out, Born To Run ed una travolgente Rosalita di sedici minuti. Una delle chicche della serata è l’intermezzo dedicato a Nebraska, con l’esecuzione una in fila all’altra di Atlantic City, di Open All Night che Bruce riesce a rendere trascinante nonostante sia da solo sul palco e della stessa Nebraska (e, più avanti in scaletta, anche di Used Cars). Non manca un’ottima rilettura del classico di Jimmy Cliff Trapped (che già all’epoca era più nota nella versione del Boss, e questa è una delle versioni migliori che abbia mai sentito) e dei due “crowd-pleasers” Fire e Pink Cadillac, mentre lo straordinario pianismo di Roy Bittan viene fuori alla grande nella struggente Racing In The Street e soprattutto in una spettacolare Jungleland di dodici minuti, suonata nei bis.

A proposito di bis in questo show troviamo due rarità, una che riguarda le abituali scalette del tour (I’m A Rocker, che però forse era l’unico punto debole di un album perfetto come The River) ed una assoluta, vale a dire una sanguigna e dirompente ripresa di Street Fighting Man dei Rolling Stones, che sostituisce Travellin’ Band dei Creedence eseguita la sera prima. Chiusura all’insegna della festa totale, con un mix debordante (altri undici minuti) tra Twist And Shout ed il classico dei Contours Do You Love Me. Serata splendida quindi, e pure la prossima uscita promette bene, con uno show del 1978 non famoso come quelli di Cleveland e Passaic ma, pare, altrettanto fragoroso.

Marco Verdi

Il “Mese Delle Pietre” Si Chiude Con Un Altro Splendido Album Dal Vivo. The Rolling Stones – Steel Wheels Live: Atlantic City, New Jersey

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989 frontRolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989

The Rolling Stones – Steel Wheels Live: Atlantic City, New Jersey – Eagle Rock/Universal DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay – 4LP – 3CD/2DVD/BluRay Box Set

Nel 1989 i Rolling Stones erano tornati a pubblicare un disco di inediti con Steel Wheels, un lavoro che li riportava tra noi in buona forma dopo un decennio di cocenti delusioni discografiche: sia Emotional Rescue (1979) che soprattutto Undercover (1983) e Dirty Work (1985) non erano di certo da annoverare tra i loro album indimenticabili, e non dimentichiamo che il pur ottimo Tattoo You del 1981 era in realtà una collezione di outtakes degli anni settanta rimaneggiate in studio e con nuove parti vocali. Steel Wheels quindi, pur non essendo un capolavoro, era il miglior disco di nuove canzoni da parte di Mick Jagger e soci da Some Girls in poi, ed i nostri avevano deciso di celebrarlo con una maestosa tournée mondiale della durata di due anni (la più grande da loro tenuta fino a quel momento: da agosto 1989 a febbraio 1990 in Nordamerica e Giappone lo Steel Wheels Tour, e da maggio ad agosto 1990 in Europa l’Urban Jungle Tour), dove per la prima volta si esibivano su un gigantesco palco ipertecnologico con megaschermi e quant’altro.

Da quel tour, che tra l’altro fu l’ultimo con il bassista Bill Wyman all’interno del gruppo, fu tratto un album dal vivo, Flashpoint, piuttosto deludente e per nulla rappresentativo di quei concerti, che avevano visto il ritorno dei nostri in ottima forma dopo ben sette anni passati senza salire su un palco. Oggi la Universal ripara a questa mancanza con una nuova pubblicazione d’archivio (una piacevole abitudine annuale ormai), che se sommiamo alla versione deluxe di Goat Heads Soup uscita circa 25 giorni orsono https://discoclub.myblog.it/2020/09/07/proseguono-le-ristampe-deluxe-random-degli-stones-con-uno-dei-loro-dischi-piu-sottovalutati-the-rolling-stones-goats-head-soup/  fa sì che questo settembre 2020 si possa definire “il mese delle Pietre”: Steel Wheel Live: Atlantic City, New Jersey è un concerto registrato nella “Sin City della East Coast”, alla Convention Center Hall, il 19 dicembre del 1989 e mandato all’epoca in broadcast su pay-per-view, ed oggi esce nella consueta varietà di supporti audio e video, con l’aggiunta per la prima volta di una versione in cofanetto decisamente interessante, che nonostante le solite ripetizioni (il DVD e BluRay dello stesso concerto, oltre ovviamente alla sua contoparte audio su doppio CD) offre un ulteriore CD e DVD esclusivi per questo box, oltre ad un libro di 42 pagine ricco di bellissime foto.

Il concerto è ovviamente inedito (tranne due pezzi usciti nel 1991 su Flashpoint) e vede i nostri in splendida forma intrattenere il numeroso pubblico con due ore e mezza di grande rock’n’roll ed una scaletta più ricca di sorprese rispetto alle altre del tour, con l’accompagnamento da parte dei soliti noti: Chuck Leavell alle tastiere, Bobby Keys al sax, Matt Clifford a percussioni, tastiere e voce, i tre backing vocalist Lisa Fischer, Bernard Fowler e Cindy Mizelle e la sezione fiati degli Uptown Horns. Chiaramente visto che se non si esibiscono in qualche piccolo club i nostri amano andare sul sicuro non mancano le hits planetarie, che sono comunque sempre un bel sentire: l’iniziale Start Me Up (bella versione, sintetica ma tiratissima, che dimostra che i cinque non hanno bisogno di riscaldarsi), un’ottima Tumbling Dice, una Miss You dal ritmo accelerato e più funkeggiante del solito, Honky Tonk Women (splendida anche questa), You Can’t Always Get What You Want, Paint It Black e Sympathy For The Devil, oltre al gran finale che vedremo tra poco. Da Steel Wheels ascoltiamo le coinvolgenti Sad Sad Sad, Rock And A Hard Place e Mixed Emotions, tutte e tre canzoni che verranno riprese saltuariamente anche nei tour successivi, l’annerita e danzereccia Terrifying e, cantata da Keith Richards, la pulsante Can’t Be Seen (e Keef arrotonda la sua partecipazione come lead singer con la nota Happy); siamo ancora negli anni ottanta, e quindi ci dobbiamo “sorbire” anche la non imperdibile Undercover Of The Night seguita da Harlem Shuffle che invece mi è sempre piaciuta, mentre nel reparto adrenalina ci metto anche la scatenata Bitch e la sempre torrida Midnight Rambler.

Tra le chicche, una bellissima rilettura pianistica di Ruby Tuesday, che nonostante sia uno dei loro classici gli Stones non hanno mai suonato moltissimo, e l’inatteso ripescaggio di 2000 Light Years From Home dal loro breve periodo psichedelico. Ma l’highlight di quella serata di dicembre è indubbiamente la presenza sul palco di ospiti speciali: Salt Of The Earth è una delle più belle ballate di sempre delle Pietre, un capolavoro che ho temuto potesse venire rovinato dalla presenza on stage di due Guns’n’Roses, non tanto dal chitarrista Izzy Stradlin quanto da Axl Rose, che con la sua vocalità rozza e sguaiata sarebbe in grado di mandare a puttane qualsiasi canzone, anche se per fortuna qui si trattiene e, forse per sudditanza psicologica o perché il brano è straordinario, riesce a sembrare un cantante e a non fare danni. Per contro, il blues di Willie Dixon Little Red Rooster, che già i nostri sarebbero in grado di suonare alla grande, diventa imperdibile grazie ad Eric Clapton che giganteggia con la sua Fender: al termine, il binomio Stones-Manolenta viene raggiunto dal mitico John Lee Hooker che si lancia nella sua Boogie Chillen per altri cinque minuti (che sono pure pochi…) di grandissimo blues. Essendo questo un concerto degli Stones non può mancare la solita sequenza finale micidiale, con una serie di classici del calibro di Gimme Shelter, It’s Only Rock’n’Roll, Brown Sugar, Satisfaction e Jumpin’ Jack Flash sparati a raffica uno dopo l’altro.

Il terzo CD esclusivo per il box si intitola Rare Reels, e contiente cinque canzoni suonate di rado durante il biennio del tour, le prime due a Toronto e le altre tre a Londra, due emozionanti riletture delle splendide Play With Fire e Dead Flowers, la sinuosa Almost Hear You Sigh (uno dei pezzi migliori di Steel Wheels), un’altra prova da consumati bluesmen con I Just Want To Make Love To You ancora di Dixon, ed il rock’n’roll della famosa Street Fighting Man. (NDM: visto che lo spazio sul CD c’era, non capisco perché non abbiano messo anche gli altri brani eseguiti raramente nel corso del tour. Dopotutto erano solo cinque: Angie, One Hit (To The Body), Before They Make Me Run, Factory Girl e Blinded By Love). Dulcis in fundo, il DVD esclusivo presenta un concerto completo registrato al Tokyo Dome nel corso della “residency” di ben dieci serate consecutive che i nostri tennero nel febbraio del 1990. Ma attenzione, non siamo in presenza della ripetizione dello stesso show già uscito per la serie From The Vault: quello prendeva in esame il concerto del 26, mentre qui abbiamo lo spettacolo del 24, disponibile fino ad oggi solo nel paese del Sol Levante. Non sto a descrivere nel dettaglio il DVD, vi basti pensare che il livello di resa è pari a quello di Atlantic City, con però una setlist più sintetica che vede l’assenza di Undercover Of The Night, Terrifying e dei tre brani con gli ospiti (e l’aggiunta di Almost Hear You Sigh).

Quindi un altro appuntamento da non perdere con i Rolling Stones, anche perché questa volta il cofanetto non costa tantissimo (attorno ai 50 euro): chissà che la loro prossima uscita discografica, a questo punto credo nel 2021, non riguardi il tanto atteso nuovo album di inediti.

Marco Verdi

Dopo Ziggy E Prima Del Duca Bianco C’Era David “L’Americano”. David Bowie – I’m Only Dancing (The Soul Tour 74)

david bowie i'm only dancing the soul tour

David Bowie – I’m Only Dancing (The Soul Tour 74) – Parlophone/Warner Record Store Day 2CD – 2LP

Aldilà del dolore per l’improvvisa scomparsa del loro idolo nel gennaio del 2016, negli ultimi anni i fans di David Bowie hanno avuto di che leccarsi i baffi tra live inediti, i quattro cofanetti retrospettivi con gli album della sua discografia ed anche qualche aggiunta (una serie che però è ferma a Loving The Alien del 2018, che prendeva in esame gli anni ottanta della popstar inglese) ed il bellissimo box quintuplo dello scorso anno Conversation Piece, con le sessions ed i demo casalinghi inerenti all’album del 1969 Space Oddity. Quest’anno si è invece deciso di celebrare (si fa per dire) The Man Who Sold The World, disco del 1970 di Bowie che il sei novembre verrà rimesso sul mercato, remixato ma senza mezza bonus track, con il titolo di Metrobolist (che sembra fosse il nome originale dell’album) e la copertina cambiata con una tra l’altro delle più brutte viste ultimamente: in poche parole, un’iniziativa ridicola.

Gli estimatori del Duca Bianco si possono comunque consolare con un nuovo live inedito uscito a fine agosto in occasione della prima parte del Record Store Day (che quest’anno a causa del Covid è stato diviso in tre), sia in doppio LP che in doppio CD: I’m Only Dancing (The Soul Tour 74) come suggerisce il titolo si occupa di uno show tratto dalla tournée del 1974 per promuovere l’album Diamond Dogs, e precisamente del concerto del 20 ottobre al Michigan Palace di Detroit (al quale manca la parte finale per problemi tecnici, sostituita però da quella registrata al Municipal Auditorium di Nashville il 30 novembre). Non è la prima volta che questo tour, che si svolse esclusivamente tra Canada e Stati Uniti, viene documentato ufficialmente, e la sua particolarità fu quella di essere diviso in tre parti con tre band diverse: il famoso album dal vivo dell’epoca David Live si occupava di un concerto a Philadelphia nel primo periodo (giugno-luglio), la seconda parte (settembre) è stata presa in esame tre anni fa in Cracked Actor, mentre il CD di cui mi occupo oggi è inerente alla terza fase.

Un’altra caratteristica fu che tra il primo e secondo segmento (quindi in agosto) Bowie incise le canzoni che avrebbero formato l’anno seguente l’album Young Americans, un disco con un suono influenzato dal soul ed errebi di Philadelphia, e la restante parte del tour da settembre in poi sarà ispirata da questo tipo di sound: da qui il nomignolo “The Soul Tour” (o anche “The Philly Tour”). I’m Only Dancing vede Bowie in ottima forma (con una voce leggermente arrochita dai molti concerti) accompagnato da un gruppo di prima qualità, cosa normale per il nostro che si è sempre affidato a musicisti formidabili: Earl Slick alla chitarra solista, Carlos Alomar alla ritmica, Mike Garson alle tastiere, la futura star del sax David Sanborn, il noto bassista Willie Weeks, Dennis Davis alla batteria, Pablo Rosario alle percussioni e ben sei backing vocalists, tra i quali spicca l’allora sconosciuto Luther Vandross, anch’egli destinato ad una carriera di grande successo.

Il doppio CD, poco meno di 90 minuti in tutto, è piacevole dalla prima all’ultima canzone grazie ad una miscela accattivante tra rock, soul, errebi e funky, un concerto scoppiettante che inizia con la classica Rebel Rebel e continua con l’altrettanto popolare John, I’m Only Dancing (Again), mettendo in fila in maniera brillante brani la cui fama è arrivata fino ad oggi come Changes, The Jean Genie (dall’arrangiamento quasi blues), Suffragette City, Rock’n’Roll Suicide e Diamond Dogs ed altri meno noti come la funkeggiante 1984, la potente rock ballad Moonage Daydream (con grande assolo finale di Slick), la soulful Rock’n’Roll With Me, che a dispetto del titolo è uno slow, e, vista la location, non poteva mancare la roccata Panic In Detroit.David offre anche in anteprima quattro pezzi da Young Americans: la title track, puro blue-eyed soul, l’elegante ballata Can You Hear Me, l’inedito It’s Gonna Be Me (che uscirà sulle future ristampe), e l’annerita Somebody Up There Likes Me, con Sanborn protagonista. Dulcis in fundo, Bowie si diverte a proporre cover abbastanza eterogenee infilandole qua e là, alcune appena accennate ed altre in medley creati appositamente: ascoltiamo quindi una suadente Sorrow dei McCoys, la celeberrima Knock On Wood di Eddie Floyd, la meno nota Foot Stompin’ (The Flares) ed uno standard jazz degli anni venti intitolato I Wish I Could Shimmy Like My Sister Kate; infine, c’è anche un doppio omaggio a Beatles e Rolling Stones, rispettivamente con Love Me Do e It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It).

Un buon live quindi, forse non indispensabile per l’acquirente occasionale (anche perché non costa pochissimo), ma che gli appassionati di David Bowie si saranno probabilmente già accaparrati.

Marco Verdi

Proseguono Le Ristampe Deluxe “Random” Degli Stones Con Uno Dei Loro Dischi Più Sottovalutati. The Rolling Stones – Goats Head Soup

rolling stones goat's head soup box

The Rolling Stones – Goats Head Soup – Rollig Stone Records/Polydor/Universal CD – LP – 2CD Deluxe – 2 LP – 4LP – Super Deluxe 3CD/BluRay Box Set

Le ristampe in versione deluxe degli album che i Rolling Stones hanno pubblicato per la loro etichetta personale (quindi dal 1971 in poi) non hanno mai seguito un criterio cronologico, e neppure si sono basate su anniversari speciali: si è partiti nel 2010 con Exile On Main Street, seguito un anno dopo da Some Girls, entrambi in versione doppia, mentre nel 2015 è uscito il primo cofanetto, inerente a Sticky Fingers. Ora è la volta della riedizione, già annunciata da qualche mese, di Goats Head Soup, album del 1973 che negli anni è stato più volte indicato come disco minore nell’ambito della discografia delle Pietre. Io non sono d’accordo, in quanto stiamo parlando di un ottimo album di rock’n’roll nella più pura tradizione dei nostri, che all’epoca aveva avuto la sfortuna di uscire dopo quattro dischi da cinque stelle pubblicati uno di fila all’altro (caso più unico che raro nella storia della musica), cioè Beggars Banquet, Let It Bleed ed appunto Sticky Fingers ed Exile On Main Street. Ed io ci metterei pure Get Yer Ya Ya’s Out, che nel 1970 aveva inaugurato la stagione dei grandi album dal vivo dei seventies.

Non dimentichiamo che in questo periodo i nostri erano in stato di grazia ed avevano tra le loro fila Mick Taylor, cioè il miglior chitarrista che abbiano mai avuto; in più, in Goats Head Soup Mick Jagger e soci erano coadiuvati da ben tre pianisti della Madonna (Nicky Hopkins, Billy Preston e Ian Stewart), oltre che dai fiati di Bobby Keys, Jim Horn e Chuck Finley, il tutto sotto la produzione attenta di Jimmy Miller. La ristampa odierna esce in ben sei configurazioni diverse, ma mi soffermerei sulle più interessanti: quella in doppio CD (o doppio LP), ed il solito cofanetto Super Deluxe con libro accluso che contiene tre CD ed un BluRay poco interessante in quanto presenta l’album originale in due differenti configurazioni audio ed i video di tre canzoni (ed esiste anche la controparte del box in quadruplo LP). Goats Head Soup (inciso originariamente tra Giamaica, Los Angeles e Londra ed oggi remixato ex novo da Giles Martin, figlio del grande George) è il disco di Angie, una delle ballate più famose dei cinque, molto popolare anche dalle nostre parti, che stranamente ha sempre incontrato l’ostracismo dei critici più integralisti (a me è sempre piaciuta assai).

Gli altri due pezzi più noti, ancora oggi ripresi saltuariamente dal vivo, sono il rock-blues appicicaticcio Dancing With Mr. D. e l’adrenalinico funk-rock Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker); ma poi c’è 100 Years Ago che è una splendida rock ballad dal caldo suono di stampo sudista, lo slow Coming Down Again (in cui Jagger duetta con Keith Richards), che ha poco da invidiare ad Angie, il puro rock’n’roll di Silver Train con la slide tagliente di Taylor, il cadenzato e godereccio blues pianistico Hide Your Love, l’intensa Winter, una ballatona elettrica sullo stile di Sway, la corale e vagamente psichedelica Can You Hear The Music e la diretta ed irresistibile Star Star, che risente dell’influenza di Chuck Berry.

Il secondo CD accluso in questa riedizione, a differenza di quelli aggiunti alle ristampe di Exile On Main Street e Some Girls che contenevano in pratica un intero disco inedito, presenta solo tre brani mai sentiti prima ma per il resto troviamo sette pezzi che, pur gradevoli, si possono definire riempitivi di lusso. Il dischetto si apre con Scarlet, che degli Stones vede presenti solo Jagger e Richards in quanto il terzo chitarrista e nientemeno che Jimmy Page e la sezione ritmica di Bill Wyman e Charlie Watts è sostituita dall’ex Traffic e Blind Faith Rick Grech e dal batterista Bruce Rowland, che all’epoca era appena entrato nei Fairport Convention: Scarlet è un brano funkeggiante, vibrante e robusto e dal buon refrain corale, che è anche dotato di un ottimo approccio chitarristico (e ci mancherebbe). All The Rage e Criss Cross sono due sanguigni e coinvolgenti rock’n’roll come solo i nostri sanno fare (più countreggiante il primo, più “sporco” ed annerito il secondo), ed è strano che i cinque non li abbiano mai ripresi in seguito. Il resto del CD inizia con un interessante demo per voce e piano (suonato da Hopkins) di 100 Years Ago e prosegue con le versioni strumentali, che in realtà sono delle backing tracks, di Dancing With Mr. D., in cui possiamo apprezzare maggiormente il gran lavoro di Taylor alla slide, e di Heartbreaker.

Chiudono il dischetto quattro mix alternativi (tre dei quali preparati dal grande Glyn Johns nel 1973 ma mai utilizzati) di Hide Your Love, Dancing With Mr. D., Doo Doo Doo Doo Doo e Silver Train, che non aggiungono granché alle versioni conosciute. Ed eccoci al terzo CD, che è esclusivo per il box e che quindi per averlo dovete spendere circa cento euro in più: si tratta del famoso concerto dell’ottobre 1973 a Bruxelles già pubblicato in passato solo come download dai nostri col titolo Brussels Affair, e finora disponibile su CD solo in una rara edizione giapponese (che personalmente possiedo, e quindi stavolta mi sono risparmiato il salasso accontendandomi della versione doppia). Io ho sempre avuto grande rispetto dei soldi altrui (ancora di più in questo momento complicato), ma se dovessi fare un discorso puramente musicale vi direi senza remore di accaparrarvi il cofanetto, dal momento che in quegli anni gli Stones avevano forse raggiunto il loro picco assoluto per quanto riguarda le performance dal vivo (Ladies And Gentlemen docet), e questo Brussels Affair conferma la tendenza affermandosi come uno dei migliori live album di sempre dei nostri.

Un concerto esplosivo ed adrenalinico nel quale la furia rocknrollistica del quintetto viene fuori alla grandissima, e che con la scusa della ristampa di Goats Head Soup mi sono andato a risentire più che volentieri. Già l’uno-due iniziale di Brown Sugar e Gimme Shelter è micidiale, ma poi arriva una travolgente Happy (perfino Richards canta bene) ed una delle migliori Tumbling Dice mai sentite. E’ la volta di quattro estratti da Goats (Star Star, Dancing With Mr. D., Doo Doo Doo Doo Doo ed Angie), che stanno benissimo anche in mezzo a classici senza tempo: Angie, poi, è forse meglio di quella in studio. Una splendida You Can’t Always Get What You Want precede una monumentale Midnight Rider, che già allora era un tour de force irresistibile ed un magnifico showcase per la tecnica chitarristica di Taylor. Dopo una Honky Tonk Women coinvolgente al massimo il finale è di quelli che lasciano senza fiato, una sequenza al fulmicotone formata da All Down The Line, Rip This Joint, Jumpin’ Jack Flash e Street Fighting Man: non c’è Satisfaction ma non importa, il concerto rimane da cinque stelle, ed è un valido incentivo per “svenarsi” un pochino ed accaparrarsi il cofanetto.

Marco Verdi

Doppia Razione Di Rolling Stones A Settembre: Il Giorno 25 E’ In Uscita Anche Steel Wheels Live – Atlantic City, New Jersey

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989 front

Rolling Stones – Steel Wheels Live – Atlantic City, New Jersey – 2 CD + Blu-ray – 2 CD + DVD – DVD – Blu-ray – 4 LP Vinile Colorato – 4 LP Vinile Nero – Box Limited Edition Collector’s Edition DVD/Blu-ray/DVD/3 CD/Hardback Book – Eagle Rock/Universal 25-09-2020

Mick’n’Keef, che vogliono molto bene ai loro fans (ma non ai portafogli degli stessi), non potendo andare in tour causa pandemia stanno intensificando le loro attività discografiche: oltre alla ristampa di https://discoclub.myblog.it/2020/07/24/tornano-le-ristampe-degli-stones-il-4-settembre-e-prevista-luscita-di-goats-head-soup/ , è stata annunciata anche la pubblicazione, per la prima volta, di questo concerto inedito del 1989, relativo al tour nordamericano di quell’anno, l’ultimo con Bill Wyman, in particolare la serata al Convention Center di Atlantic City è una delle ultime tre che conclusero, il 17 19 e 20 dicembre, il segmento americano della tournée, con una appendice a febbraio del 1990 in Giappone, in una serie di concerti a Tokyo, e poi nell’estate dello stesso anno, tra maggio ed agosto, trasformata in Urban Jungle Tour ebbe la sua conclusione. Come vedete sopra esce “solo” in sette diversi formati (più un 10″ picture limitato, pubblicato per il RSD).

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989

Ovviamente la versione più interessante è il cofanetto che vedete effigiato qui sopra. Confezione molto bella e contenuto decisamente sfizioso: il DVD e il Blu-ray hanno lo stesso contenuto, come pure i due CD, 28 brani in tutto. Ma nel box troviamo anche un CD extra, intitolato Rare Reels, con 5 canzoni eseguite raramente durante il tour e la “chicca è rappresentata dal DVD con il concerto al Tokyo Dome del Febbraio 1990: ma attenzione non si tratta della serata pubblicata nella serie From The Vault, prima nel 2012 e poi nel 2015, ovvero quella del 26 febbraio, bensì quella del 24 febbraio uscita solo in Giappone come From The Vault Extra, come vedete qui sotto.

rolling stones tokyo dome 24-2.1990 from the vault extra

Edizione ormai di difficile reperibilità e molto costosa.

A proposito di costi, stranamente il cofanetto da 6, che ha una confezione per certi versi lussuosa, avrà un prezzo decisamente interessante rispetto agli standard abituali degli Stones: indicativamente, e con prezzi differenti nei vari paesi, dovrebbe costare tra i 50 e i 60 euro. Qui sotto trovate la lista completa dei contenuti. Vi segnalo che nel concerto di Atlantic City appaiono come ospiti Axl Rose e Izzy Stradlin dei Guns N’ Roses in un pezzo, ed Eric Clapton in due, di cui uno anche con John Lee Hooker.

2CD

CD 1

1 Intro
2 Start Me Up
3 Bitch
4 Sad Sad Sad
5 Undercover Of The Night
6 Harlem Shuffle
7 Tumbling Dice
8 Miss You
9 Terrifying
10 Ruby Tuesday
11 Salt Of The Earth (featuring Axl Rose & Izzy Stradlin)
12 Rock And A Hard Place
13 Mixed Emotions
14 Honky Tonk Women
15 Midnight Rambler

CD 2

1 You Can’t Always Get What You Want
2 Little Red Rooster (featuring Eric Clapton)
3 Boogie Chillen (featuring Eric Clapton & John Lee Hooker)
4 Can’t Be Seen
5 Happy
6 Paint It Black
7 2,000 Light Years From Home
8 Sympathy For The Devil
9 Gimme Shelter
10 It’s Only Rock n Roll (But I Like It)
11 Brown Sugar
12 (I Can’t Get No) Satisfaction
13 Jumpin’ Jack

SD-Blu-ray or DVD

1 Intro
2 Start Me Up
3 Bitch
4 Sad Sad Sad
5 Undercover Of The Night
6 Harlem Shuffle
7 Tumbling Dice
8 Miss You
9 Terrifying
10 Ruby Tuesday
11 Salt Of The Earth (featuring Axl Rose & Izzy Stradlin)
12 Rock And A Hard Place
13 Mixed Emotions
14 Honky Tonk Women
15 Midnight Rambler
16 You Can’t Always Get What You Want
17 Little Red Rooster(featuring Eric Clapton)
18 Boogie Chillen (featuring Eric Clapton & John Lee Hooker)
19 Can’t Be Seen
20 Happy
21 Paint It Black
22 2,000 Light Years From Home
23 Sympathy For The Devil
24 Gimme Shelter
25 It’s Only Rock n Roll (But I Like It)
26 Brown Sugar
27 (I Can’t Get No) Satisfaction
28 Jumpin’ Jack Flash

Steel Wheels Rare Reels (from 6-disc deluxe)

1 Play with Fire (CNE Stadium, Toronto, On 03/09/89)
2 Dead Flowers (CNE Stadium, Toronto, On 03/09/89)
3 Almost Hear You Sigh (Wembley Stadium, London 06/07/90)
4 I Just Want to Make Love to You (Wembley Stadium, London 06/07/90)
5 Street Fighting Man (Wembley Stadium, London 06/07/90)

Tokyo Dome DVD (from 6-disc deluxe)

1 Intro
2 Start Me Up
3 Bitch
4 SadSadSad
5 Harlem Shuffle
6 Tumbling Dice
7 Miss You
8 Ruby Tuesday
9 Almost Hear You Sigh
10 Rock And A Hard Place
11 Mixed Emotions
12 HonkyTonkWomen
13 Midnight Rambler
14 You Can’t Always Get What You Want
15 Can’t Be Seen
16 Happy
17 Paint It Black
18 2,000 Light Years From Home
19 Sympathy For The Devil
20 GimmeShelter
21 It’s OnlyRock’n’Roll(But I Like It)
22 Brown Sugar
23 (I Can’t Get No) Satisfaction
24 Jumpin’ Jack Flash

E poi gli Stones stanno anche lavorando al nuovo album che, a questo punto, per le nostre provate finanze, si spera non verrà pubblicato durante il 2020, nel quale in teoria ricorre pure il 50° Anniversario di Get Yer Ya-Ya’s Out!’: The Rolling Stones in Concert, che però era già uscito in una bella edizione quadrupla per il 40°, e visto che la data cadrebbe a settembre, a questo punto non è più in previsione (spero di non essere smentito).

Come dicono le TV USA (e Chiambretti), “Stay With Us”!

Bruno Conti

Anche Agli Extraterrestri Piace Il Rock & Roll! Jack The Radio – Creatures

JacktheRadio_Creatures_CD

Jack The Radio – Creatures – Pretty Money CD

Non so quanti, soprattutto dalle nostre parti, si ricordino dei Jack The Radio, rock band proveniente da Raleigh (North Carolina), dal momento che il loro ultimo CD risale ormai ad un lustro fa. Eppure il quartetto guidato dal chitarrista-cantante-songwriter George Hage (con Danny Johnson alla chitarra solista, steel e tastiere, Dan Grinder al basso e Kevin Rader alla batteria) dal 2011 al 2015 si era fatto notare con quattro album di puro roots-rock made in USA, una miscela stimolante di rock’n’roll, country e folk che aveva loro permesso di farsi un nome se non altro a livello locale; poi, dopo Badlands del 2015, il silenzio (interrotto solo da un paio di singoli in streaming), un lungo periodo di cinque anni in cui i nostri hanno comunque continuato ad esibirsi dal vivo, oltre a mettere in commercio una loro personale marca di birra! Ora però i JTR tornano più pimpanti che mai con il loro nuovo lavoro Creatures, un vero progetto multimediale dato che in abbinamento esce anche un’antologia di fumetti che si rifanno alle storie di extraterrestri sci-fi degli anni cinquanta-sessanta, con i vari racconti ispirati dai titoli delle canzoni.

Ma a noi ciò che interessa di più è la parte musicale, e devo dire che Creatures è davvero un bel dischetto di rock’n’roll chitarristico, diretto e senza fronzoli, che rivela influenze che vanno dai Rolling Stones a John Mellencamp e nel quale anche le ballate sono eseguite con grinta ed un approccio elettrico. In più, data la provenienza di Hage e compagni, l’elemento sudista è molto presente nei vari brani, sia come suono che come stile di scrittura. Dopo una durissima introduzione di soli 42 secondi in stile quasi heavy metal si parte sul serio con Don’t Count Me Out, altra rock song ma più vicina al suono Americana, con la sezione ritmica che picchia sicura e le chitarre in tiro: il motivo centrale è fluido e coinvolgente ed il pezzo presenta i primi connotati southern. Trouble è una ballatona ariosa ma sempre di stampo elettrico, con la steel a stemperare la tensione e la doppia voce di Jeanne Jolly, mentre la partner femminile per i due brani seguenti è Tamisha Waden: il primo, Creatures, è una bella rock song dal ritmo cadenzato sullo stile di Gimme Shelter degli Stones (con la Waden a fare le veci di Lisa Fisher), a differenza di We’re Alright che è un rock-blues sanguigno e tosto, sempre con le chitarre che riffano che è un piacere.

Niente male anche Let’s Be Real, altra rock ballad distesa e piacevole ma senza tentazioni zuccherine (anzi, il tasso elettrico è sempre alto); Paint The Sky è di nuovo uno slow ma di qualità superiore, una canzone davvero bella e ricca di pathos che ricorda le ballate sudiste dei seventies, peccato duri solo tre minuti. Swimming With The Sharks è un godibile folk-rock elettrificato dalla melodia tersa, Getting Good è l’ennesimo lentaccio di ottima fattura stavolta sfiorato dal country e con l’aiuto vocale della brava Lydia Loveless https://discoclub.myblog.it/2016/08/21/lydia-loveless-real-country-punk-bene/ , mentre Hurricane è un notevole midtempo con dietro una slide malandrina, che mischia in egual misura southern music e Tom Petty. La tostissima Elevator arrota le chitarre allo spasimo ma forse è un gradino più in basso rispetto alle altre (sembrano gli ultimi Lynyrd Skynyrd quando fanno i metallari), meglio la ritmata Socks e soprattutto il puro rock’n’roll di In The Trees, tra le più coinvolgenti del CD.

L’ottima ballata d’atmosfera Secret Cities, un pezzo crepuscolare che risente dell’influenza di Springsteen, chiude in maniera intima un dischetto che ogni amante del rock’n’roll con implicazioni sudiste dovrebbe ascoltare, con l’unico fattore negativo al solito rappresentato dalla scarsa reperibilità.

Marco Verdi

Tornano Le Ristampe Degli Stones, Il 4 Settembre E’ Prevista L’Uscita Di Goats Head Soup

rolling stones goat's head soup box

Rolling Stones – Goats Head Soup – Rolling Stones/Universal – CD – 2 CD Deluxe – 1 LP – 2 LP Deluxe – 4 LP Superdeluxe – 3 CD + 1 BD Superdeluxe – 04-09-2020

Dopo un lungo stop causa Covid tornano ad uscire le ristampe potenziate e con versioni anche Superdeluxe di diversi album, per cui riprendo sul Blog i Post di anticipazione delle suddette pubblicazioni. Ce ne sono anche un paio in uscita il 31 luglio di cui vi riferirò nei prossimi giorni, in attesa delle successive recensioni approfondite.

rolling stones goat's head soup 2 cd

Per iniziare partiamo con la ristampa di Goats Head Soup, l’album dei Rolling Stones che ha già creato parecchio interesse, sia sulla stampa che in TV, perché da ieri 22 luglio circola il video di Scarlet, la canzone nella quale partecipa Jimmy Page dei Led Zeppelin (e Rich Grech dei Blind Faith, e prima ancora dei grandi Family), in una rara e finora inedita collaborazione con gli Stones registrata nel 1974..

Ma procediamo con ordine. Anche se Jagger/Richards e soci stanno invece procedendo in ordine sparso con queste ristampe, e anche con con i dischi della serie From The Vault: in effetti Goats Head Soup, album del 1973 prosegue la cronologia degli album usciti per la Rolling Stones Records, dopo Sticky Fingers ed Exile on Main St., il penultimo con la presenza di Mick Taylor, benché nel frattempo sia già stato ristampato Some Girls del 1978 e le ristampe, poche con interessanti aggiunte, del periodo Decca, escano, per dirla in latino “ad mentula canis”, o se preferite “alla c…o di cane”. Anche questo album, nella versione Superdeluxe, sulla carta è molto interessante, perché nel terzo CD prevede la presenza di Brussels Affair, uno dei concerti più belli appunto del tour 1973: peccato però che chi ha comprato la versione giapponese del box in DVD+ 3CD della serie From The Vault The Marquee Club Live 1971, uscita nel 2015, si è trovato come Bonus proprio il concerto belga. E dato che i fans degli Stones che hanno acquistato questa costosa edizione nipponica non sono pochi, si troveranno davanti al dillemma se acquistare la Superdeluxe che indicativamente prevede un esborso tra i 110 e i 120 euro, visto però che nella confezione per la prima volta c’è un bellissimo librone rilegato di 120 pagine, ricco di foto e saggi creati ad uopo, oltre a quattro poster e uno foto del “brodo di caprone”, che vedete effigiate ad inizio post.

rolling stones from the vault marque club 1971

Comunque sotto trovate i contenuti completi del megacofanetto, ricordando come sempre che i più “poveri” si possono accontentare del doppio CD Deluxe, in ogni caso ricco di materiale raro, tra cui le 3 canzoni inedite: una è Scarlet, l’altra Criss Cross, e la terza All The Rage. Per gli audiofili c’è anche il Blu-ray con le versioni audio in alta definizione e 5.1, oltre ai tre video dell’epoca.

Tracklist
[CD1: Original Album – 2020 Stereo Mix]
1. Dancing With Mr D
2. 100 Years Ago
3. Coming Down Again
4. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker)
5. Angie
6. Silver Train
7. Hide Your Love
8. Winter
9. Can You Hear The Music
10. Star Star

[CD2: Rarities & Alternative Mixes]
1. Scarlet
2. All The Rage
3. Criss Cross
4. 100 Years Ago (Piano Demo)
5. Dancing With Mr D (Instrumental)
6. Heartbreaker (Instrumental)
7. Hide Your Love (Alternative Mix)
8. Dancing With Mr D (Glyn Johns 1973 Mix)
9. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) (Glyn Johns 1973 Mix)
10. Silver Train (Glyn Johns 1973 Mix)

[CD3: ‘The Brussels Affair – Live 1973’]
1. Brown Sugar
2. Gimme Shelter
3. Happy
4. Tumbling Dice
5. Star Star
6. Dancing With Mr D
7. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker)
8. Angie
9. You Can’t Always Get What You Want
10. Midnight Rambler
11. Honky Tonk Women
12. All Down The Line
13. Rip This Joint
14. Jumpin’Jack Flash
15. Street Fighting Man

[Blu-ray: Dolby Atmos, 96kHz/24-bit High Resolution Stereo, & 96kHz/24-bit DTS-HD Master Audio 5.1 Mixes]
1. Dancing With Mr D
2. 100 Years Ago
3. Coming Down Again
4. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker)
5. Angie
6. Silver Train
7. Hide Your Love
8. Winter
9. Can You Hear The Music
10. Star Star
+ Original Videos: Dancing With Mr D, Silver Train & Angie

Forse non un capolavoro assoluto, ma ancora un ottimo album degli Stones. Come detto a settembre approfondiamo con Marco, nel frattempo alla prossima.

Bruno Conti

P.S. Ovviamente la versione giapponese di From The Vault The Marquee Club Live 1971 è fuori produzione, per rimanere in latino, da illo tempore.

Altro Che Country, Questo E’ Rock’n’Roll Coi Fiocchi E Controfiocchi! Will Hoge – Tiny Little Movies

will hoge tiny little movies

Will Hoge – Tiny Little Movies – EDLO/Thirty Tigers CD

Will Hoge, originario del Tennessee ed allenatore di baseball mancato, è un countryman dal pelo duro che ridendo e scherzando ha già superato i vent’anni di carriera, gran parte dei quali trascorsi come artista indipendente (tranne un album del 2003 pubblicato dalla Atlantic ed un periodo di cinque anni in cui ha inciso per la Rykodisc), ma che negli ultimi tempi è distribuito dalla Thirty Tigers, tra le migliori indie labels oggi in America. Il suo nuovo album, che segue di tre anni Anchors https://discoclub.myblog.it/2017/08/22/da-nashville-tennessee-un-bravissimo-rock-troubadour-americano-will-hoge-anchors/ , si intitola Tiny Little Movies, ed è un lavoro particolare e diverso da tutto ciò che il nostro ha pubblicato in precedenza. Se infatti i dischi incisi in passato da Will, pur avendo un sound robusto e molto poco nashvilliano, erano comunque chiaramente di matrice country, con Tiny Little Movies Hoge ha voluto fare un vero e proprio rock’n’roll record. Il nostro infatti ha affittato per quattro giorni una sala prove a East Nashville e si è portato una band ristretta ma tostissima, composta dal chitarrista Thom Donovan e dalla sezione ritmica formata da Christopher Griffiths al basso e dal batterista Allen Jones, ed insieme hanno messo su nastro le undici canzoni che compongono il disco, undici brani di puro rock’n’roll chitarristico suonato in presa diretta e senza troppi fronzoli, dando poi da mixare il tutto a Matt Ross-Spang, noto per aver collaborato con Jason Isbell e Margo Price.

Due chitarre, basso, batteria e null’altro (se non per qualche sovrincisione di piano ed organo), un album rock al 100% in cui il nostro dimentica momentaneamente l’influenza di Buck Owens per palesare il suo amore per Rolling Stones e Bob Seger. Ma solo la grinta ed il suono non basterebbero se non ci fossero anche le canzoni, ed in Tiny Little Movies ce ne sono di notevoli, anche se la cosa non mi stupisce più di tanto perché Hoge è sempre stato un valido songwriter, tuttalpiù non me lo aspettavo così a suo agio nei panni del rocker. L’iniziale Midway Motel è un po’ il manifesto del suono dell’album, una rock’n’roll song bella e limpida, con le chitarre in primo piano, la sezione ritmica che picchia duro e Will che intona con voce arrochita un motivo di quelli che ti prendono subito, concedendosi anche un breve assolo di armonica: gran bella canzone, miglior avvio non ci poteva essere. The Overthrow vede il ritmo pompare di brutto per un pezzo decisamente aggressivo ed elettrico, oserei dire quasi punk, ma con l’approccio da vera rock’n’roll band per un pezzo trascinante e godurioso dal punto di vista chitarristico; Maybe This Is Ok è più tranquilla, con un inizio attendista quasi per sola voce e batteria, poi entrano di soppiatto gli altri strumenti e la temperatura sale di brutto nel refrain con le chitarre che si prendono il centro della scena.

La pessimistica Even The River Runs Out Of This Town abbassa i toni e vede il nostro nelle vesti del songwriter per un brano dallo sviluppo melodico toccante e dal sound in gran parte acustico, anche se non manca il solito intermezzo elettrico; in My Worst spunta un piano wurlitzer a dare un sapore sudista al pezzo, una sontuosa rock ballad dal ritmo cadenzato e splendide chitarre, nobilitata da un coro femminile che ci porta ancora di più all’interno dei Muscle Shoals Studios, almeno idealmente: grande canzone. La potente That’s How You Lose Her è ancora puro rock’n’roll, chitarre al vento ed ennesimo motivo vincente, Con Man Blues è persino più adrenalinica e dura come suono ma meno incisiva dal punto di vista dello script (e qui Will, non sto scherzando, canta che sembra Ozzy Osbourne https://www.youtube.com/watch?v=iWGJMuFyEVY ), ma con Is This All That You Wanted Me For l’album torna dalla parte giusta, con un’altra ballata dal suono caldo e con organo, piano e chitarre a dare un mood tipico da rock band anni settanta. Il CD, una piacevole sorpresa, si chiude con la lenta The Likes Of You, intensa e crepuscolare, la bella The Curse, altra rock song tersa e solare che sembra uscita dalla penna di Tom Petty, e lo slow All The Pretty Horses, un brano ricco di pathos che vede spuntare dal nulla ma abbastanza chiaramente l’influenza di The Band.

Sono tempi difficili, e scariche elettriche come quelle che ci può dare un disco come Tiny Little Movies non saranno utili a risolvere i problemi ma possono indubbiamente contribuire a farci stare un po’ meglio.

Marco Verdi

 

 

Un Disco Che Conferma Che La Ragazza E’ Una “A Posto”. Ashley McBryde – Never Will

ashley mcbride never will

Ashley McBryde – Never Will – Warner Nashville CD

Quando due anni fa mi sono occupato dell’esordio “adulto” di Ashley McBryde Girl Going Nowhere (i primi due lavori autodistribuiti sono introvabili da tempo), avevo esternato i dubbi che avevo avuto prima dell’ascolto riguardo alla bontà della proposta, in quanto il fatto che la ragazza incidesse da subito per una major come la Warner e si fosse affidata alla produzione di Jay Joyce, uno che non è mai andato tanto per il sottile, mi aveva fatto sospettare che la sua musica fosse equiparabile al pop becero che a Nashville spacciano per country https://discoclub.myblog.it/2018/06/06/la-ragazza-sa-benissimo-dove-andare-ashley-mcbryde-girl-going-nowhere/ . Niente di più lontano dalla realtà, in quanto dopo poche note avevo constatato che Ashley era una country girl coi fiocchi, autrice di una musica elettrica, roccata e coinvolgente basata sulle chitarre e con un notevole senso del ritmo, e che anche nelle ballate non cedeva mai alla melassa, il tutto suonato con una band ristretta ma che sapeva il fatto suo.

Ora la ragazza originaria dell’Arkansas concede il bis con Never Will, presentandosi sempre con Joyce in cabina di regia: anche questa volta avevo qualche dubbio pure se di natura diversa, e cioè se il buon successo di critica e pubblico ottenuto da Girl Going Nowhere non avesse fatto girare la testa alla McBryde facendola passare al “lato oscuro della Forza”. Ma fortunatamente Ashley conferma di essere una che sta dalla parte giusta di Nashville, e con Never Will ci regala altri quaranta minuti di country music vigorosa e direttamente imparentata con il rock, grazie ad una serie di canzoni scritte all’80% da lei seppur in collaborazione con altri (tra i quali la brava Brandy Clark) e ad un suono solo leggermente più “rotondo” di quello dell’album precedente: Joyce ha comunque lavorato bene anche questa volta, suonando anche gran parte degli strumenti e facendosi aiutare ancora da un gruppo non molto ampio di musicisti tra i quali spiccano Chris Sancho e Quinn Hill alla sezione ritmica, Chris Harris alla chitarra acustica e mandolino e Matt Helmkamp alla chitarra elettrica (strumento con il quale si esibisce anche la stessa McBryde, altro punto a suo favore).

I miei dubbi residui sono stati fugati fin dalla prima canzone Hang In There Girl, che ha un attacco chitarristico degno dei Rolling Stones ed un organo hammond a dare calore al suono: un brano diretto ed orecchiabile che dimostra che la ragazza non è l’erede di Reba McEntire ma una che sa roccare come si deve. One Night Standards è una country ballad dal ritmo pulsante sostenuta da una melodia evocativa ed una strumentazione elettrica e molto ariosa che si arricchisce man mano che il brano procede; Shut Up Sheila è un lento d’atmosfera dalle sonorità moderne ma comunque sotto controllo, che dopo un paio di minuti rivela un’anima rock potente che porta ad un crescendo dominato dalle chitarre, mentre First Thing I Reach For è un pimpante e delizioso esempio di puro country-rock d’autore (anzi, d’autrice), ritmo spedito e motivo incantevole, tra i più accattivanti del CD.

L’elettroacustica Voodoo Doll è una rock ballad cadenzata di sicuro impatto, nuovamente con le chitarre in primo piano e la sezione ritmica che non si tira certo indietro, a differenza della delicata Sparrow, un lento più nashvilliano ma senza eccessi di zucchero, bensì con un arrangiamento diretto e sempre con un retrogusto rock. Martha Divine è introdotta da un drumming ossessivo ed è un ottimo e solido country’n’roll dall’incedere trascinante, la corale Velvet Red è bucolica e con una splendida atmosfera sospesa tra folk e country d’altri tempi, Stone è una toccante oasi melodica e deliziosamente malinconica. Il CD termina con la ruspante title track, in cui viene ancora fuori lo spirito da rocker di Ashley (brano in cui riscontro ben presente l’influenza di Stevie Nicks), e con la bizzarra Styrofoam, unico momento da pollice verso del disco, in cui la nostra parla e canta su una base strumentale troppo pop e con un synth fastidioso, una canzone che faccio finta di non aver sentito e che comunque non va ad inficiare il risultato finale di Never Will, altro validissimo lavoro che conferma il talento di Ashley McBryde.

Marco Verdi