Torna Lo Springsteen Della Domenica: Adesso Cominciamo Con I Doppioni? Bruce Springsteen – Grand Rapids 2005/East Rutherford 1984

bruce springsteen grand rapids '05bruce springsteen brendan byrne arena 20 8 1984

Bruce Springsteen – Van Andel Arena, Michigan, August 3 2005 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 2CD – Download

Bruce Springsteen & The E Street Band – Brendan Byrne Arena, New Jersey, August 20 1984 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Gli ultimi due episodi degli archivi dal vivo di Bruce Springsteen, dei quali mi accingo a parlare, hanno ottenuto qualche critica dai fans, non tanto perché si occupano di tour già documentati in uscite precedenti (con pubblicazioni mensili prima o poi doveva succedere), ma perché trattano di concerti molto vicini dal punto di vista temporale a quelli già disponibili: il doppio Van Andel Arena, Michigan (tratto dalla tournée acustica del 2005 in supporto a Devils & Dust) è del 3 Agosto, e c’era già la serata a Columbus, Ohio del 31 Luglio, mentre il triplo con la E Street Band del 20 Agosto 1984 è preso addirittura dalla stessa serie di concerti alla Brendan Byrne Arena (luogo anche del recente live del 1993 con “The Other Band”) dai quali era stato tratto quello del 5 Agosto. Ne consegue che anche le scalette sono piuttosto simili, anche se non mancano le chicche in ciascuna delle due serate: è noto che un concerto di Springsteen non è mai uguale ad un altro, e quindi se guardiamo il lato puramente musicale anche questi due live sono decisamente interessanti, e nel caso di quello del 1984, addirittura formidabile.

Lo show del 2005 vede Bruce da solo sul palco (con l’aiuto offstage di Alan Fitzgerald alle tastiere), che però non si destreggia soltanto alla chitarra acustica ma usa anche molto il pianoforte, oltre che saltuariamente la chitarra elettrica, e gioca anche a cambiare spesso e volentieri gli arrangiamenti delle canzoni. La parte del leone la fanno i brani di Devils & Dust, ben sette, tra cui l’intensa Black Cowboys, la splendida Long Time Comin’ e la toccante Jesus Was An Only Son. Stranamente, data la natura intima del concerto, non sono presenti pezzi da The Ghost Of Tom Joad, e soltanto uno da Nebraska, una irriconoscibile Reason To Believe con voce filtrata ed armonica (e senza chitarra), in puro stile Mississippi blues. Le chicche sono una Tunnel Of Love al piano elettrico, meglio dell’originale, Sherry Darling con lo stesso tipo di accompagnamento (che diventa una dolce ballata), rarità come Part Man, Part Monkey e Cynthia, oltre ad una fantastica The River sempre al piano (stavolta a coda) e la sempre bellissima Racing In The Street. La scaletta del secondo CD è più simile a quello di Columbus già pubblicato, e spiccano su tutte una vibrante rilettura di It’s Hard To Be A Saint In The City, ed il bis con le note Bobby Jean, The Promised Land (anche questa difficile da riconoscere) e la cover di Dream Baby Dream dei Suicide. Uno Springsteen intimo, anche se io continuo a preferirlo come rocker.

Ed il rocker viene fuori alla grandissima nello show in New Jersey nel 1984, l’ultima di dieci serate consecutive nella medesima location: un concerto magnifico, con classici a profusione suonati in maniera ispirata, tosta, roccata e diretta, per uno dei migliori CD della serie (meglio anche di quello registrato il 5 Agosto). Qui la parte principale la fa chiaramente Born In The USA, all’epoca uscito da poco: nove pezzi su dodici, con sorprendenti e folgoranti versioni di Cover Me, I’m Goin’ Down e My Hometown (bellissima quella sera, ed io non l’ho mai amata molto), oltre ad una toccante No Surrender acustica. Mentre pezzi in origine acustici, come Atlantic City e Highway Petrolman, sono suonati full band, ed in più troviamo anche una Out In The Street tra le più belle mai sentite, la sempre trascinante Cadillac Ranch ed un formidabile trittico formato da Growin’ Up, Backstreets e Jungleland, più di mezz’ora di grande musica. Ma l’highlight assoluto, che rende questo concerto molto popolare tra gli appassionati del Boss, è la presenza sul palco nei bis di Little Steven (che all’epoca aveva lasciato la band per dedicarsi alla carriera solista, sostituito da Nils Lofgren), un commovente “homecoming” che culmina con la classica Two Hearts cantata all’unisono e soprattutto con una fantastica rilettura in duetto dell’evergreen di Dobie Gray Drift Away, un momento magico che vale la serata, e che fa quasi passare in secondo piano il finale pirotecnico a base di Detroit Medley (con aggiunta di Travelin’ Band dei Creedence) e Twist And Shout mescolata con Do You Love Me dei Contours.

Un concerto interessante ed uno imperdibile: il prossimo volume prenderà in esame una tournée ancora non toccata da questa serie di concerti, ma non quella di The Rising come auspicavano molti fans, bensì quella di Magic, per l’ultimo show con Danny Federici come membro della band.

Marco Verdi

Una Voce Meravigliosa Interpreta “Cover” D’Autore. Susan Marshall – 639 Madison

susan marshall 639 madison

Susan Marshall – 639 Madison – Madjack Records

Come già detto in occasione dell’uscita del precedente Decorations Of Red, (uscito sul finire del 2015), il debutto dei Mother Station con Brand New Bag, disco del 1994, fu per certi versi un’opera quasi unica (purtroppo) ed eccezionale, un disco di torrenziale rock-blues al femminile dove primeggiava la voce di Susan Marshall, importante non solo per timbriche e modulazioni, ma anche per una straordinaria duttilità interpretativa, tutti pregi che si riscontrano di nuovo in questo ennesimo album di “cover” 639 Madison, che conclude una “triade” iniziata con Little Red (09).

Il titolo dell’album prende il nome dall’indirizzo dove si trovavano i celeberrimi Sam Phillips Recording Studios di Memphis, nei quali anche questo lavoro è stato registrato, sotto la produzione, come per i precedenti dischi, di Jeff Powell, e che vede la Marshall, piano e tastiere, avvalersi di “turnisti” del luogo, i fidati David Cousar alle chitarre, Mark Edgar Stuart al basso, e Clifford “Peewee” Jackson alla batteria, per dieci brani, di cui nove sono canzoni d’autore (Phil Spector, Steve Wonder, John Fogerty, Kris Kristofferson, Elvis Presley, Marvin Gaye e altri), mentre un brano inedito è stato scritto appositamente dal figlio di Sam Phillips, Jerry: il tutto è distribuito, come al solito, dalla casa discografica Madjack Records, sempre di Memphis, città dove risiede anche la brava Susan.

Data la bellezza del lavoro (ovviamente a parere di chi scrive), mi sembrava giusto sviluppare una disamina dei brani “track by track”:

Baby, I Love You – Si inizia con un brano di Phil Spector portato al successo dalle The Ronettes con un famoso singolo del lontano 1963,  pezzo che qui viene riproposto da Susan in una versione “funky-rock.

Overjoyed – Meritoriamente viene ripescato questo brano del grande Steve Wonder (lo trovate su Square Circle, un album non trai suoi migliori del 1986), che a dispetto di una versione più classica incisa dalla brava Mary J.Blige, viene riletto per l’occasione in una intrigante chiave “bossa nova”.

Have You Ever Seen The Rain – Questo famosissimo brano di John Fogerty e dei suoi Creedence Clearwater Revival, viene rivoltato come un calzino da Susan Marshall, una canzone dove oltre la bravura dell’interprete si deve rimarcare pure la pulizia del suono di un arrangiamento meraviglioso da parte dei musicisti che suonano nel CD.

Inner City Blues (Make Me Wanna Holler) –  Marvin Gaye viene giustamente omaggiato con questo classico (tratto dal pluridecorato What’s Going On), in una sussurrata versione “soul-blues”.

When She’s Around – Questo è l’unico brano originale del lavoro, scritto da Jerry Phillips, una dolce ballata che rimanda al periodo Stax Records (buon sangue non mente), interpretata in modo commovente dalla Marshall.

Hound Dog – Dimenticatevi le versioni di Elvis o di Little Richard, qui sentite suoni caraibici che trasformano profondamente  uno dei classici immortali del re del “rock’n’roll”.

Stay – Questa confesso che me la sono persa, una bella canzone di tale Mikky Ekko portata al successo da Rihanna (?!?), e in questa occasione arrangiata con maggior garbo e interpretata con la classe tipica della nostra amica.

Help Me Make It Through The Night – Questa canzone di Kris Kristofferson (ha vinto il premio come canzone dell’anno nel 1970), può vantare illustri interpreti a partire da Willie Nelson, Brenda Lee, Dolly Parton, Elvis Presley e tantissimi altri, e anche in questa commovente rilettura le viene garantito il giusto merito.

Blue Skies – Questo brano proviene del lontano 1926, è stato scritto da Irving Berlin per il Musical teatrale Betsy, e nel tempo è stato reinterpretato da moltissimi artisti tra i quali Frank Sinatra e Doris Day, e la Marshall ne fa una splendida versione un po’ in stile “Cabaret”, diventando un pezzo da cantare in qualsiasi buon Bistrot.

Use Somebody – A dimostrazione che volendo anche le band di “rock alternativo” sanno scrivere grandi canzoni, da Only By The Night dei Kings Of Leon, viene ripescata una Use Somebody di straordinario fascino musicale, dove ancora una volta Susan si dimostra una delle migliori vocalist ” sconosciute” in circolazione.

Come certamente avrete capito sono molto di parte, però è pur sempre un progetto coraggioso e rischioso fare un album di “cover” (di qualsiasi genere), ma devo dire che ancora una volta la sfida mi pare vinta, come è successo in altre occasioni, in quanto ascoltando queste canzoni d’autore l’emozione che trasmette la voce di questa bravissima cantante di Memphis è dirompente, e Susan Marshall conferma ancora una volta che le buone canzoni sono sempre delle buone canzoni, soprattutto se ben interpretate, e in questo 639 Madison ce ne sono in abbondanza.

Tino Montanari

*NDB I video inseriti nel Post ovviamente non corrispondono ai contenuti del disco, ma servono per dare comunque una idea della splendida voce di questa bravissima cantante.

Nome, Cognome E Professione! Ray Fuller And The Bluesrockers – Long Black Train

ray-fuller-and-the-bluesrockers-long-black-train

Ray Fuller And The Bluesrockers  – Long Black Train – Azuretone Records

Ah, quei bei gruppi dove si capisce subito dal nome che genere facciano! Ray Fuller e i suoi Bluesrockers vengono da Columbus, Ohio, non certo una delle culle riconosciute del blues americano, ma abbiamo visto più volte che nell’immenso panorama musicale americano spesso i fautori delle 12 battute si trovano anche nelle più sperdute lande e la capitale dello stato del Nord Ovest è comunque una città con quasi un milione di abitanti ed una fiorente scena musicale: tra i gruppi che vengono da là ricordiamo O.A.R ed ekoostik hookah, oltre al gruppo country dei Rascal Flatts, sempre in ambito country Dwight Yoakam, che quindi  all’origine è un “nordista”, come pure di Columbus sono Phil Ochs, Joe Walsh e la cantante jazz Nancy Wilson, ma ce ne sarebbero molti altri. Finito il momento della divulgazione alla Alberto Angela, torniamo ai nostri amici Bluesrockers: classico quartetto blues con Ray Fuller, voce, chitarre ed autore di tutti i brani, Doc Malone, armonica e la sezione ritmica con Myke Rock e Darrell Jumper.

Leggendo le solite biografie il nostro viene presentato come una sorta di leggenda locale e qualcosa di vero ci deve pur essere se il Fuller, sotto varie denominazioni, è in pista dal 1974, ha addirittura una formazione per gli States e una diversa per i tour europei, ha fatto la sua gavetta aprendo i concerti di Muddy Waters e John Lee Hooker, che gli hanno espresso la loro approvazione, e ha pubblicato una decina di album, alcuni solo in vinile, altri per piccole oscure etichette, ma anche uno per la Rounder nel 1989 e un recente Live At Buddy Guy’s Legends..Diciamo quindi che non è un novellino, ma neppure uno che ti fa esclamare: ah Ray Fuller! I paragoni con Elmore James e Hound Dog Taylor si sprecano, vista la sua perizia alla slide, ma anche con George Thorogood per la grinta e per i ritmi a tempo di boogie della sua musica https://www.youtube.com/watch?v=7zIUdXDcl0Y : a questo proposito con Burn Me Up si entra subito in tema, il brano sembra una outtake perduta dell’opera omnia di Thorogood, un po’ blues, un po’ R&R, anche se la registrazione è abbastanza cruda e primitiva e la voce probabilmente non memorabile, però Malone all’armonica si difende comunque bene. Devil’s Den ricorda certi riff di Fogerty con i Creedence, inzuppati però nel blues, insomma musica sana ed onesta che fa muovere il piedino, Voodoo Mama profuma del vecchio British Blues Rock (altra influenza) di band come i Savoy Brown, i Chicken Shack o i Ten Years After, anche se la presenza dell’armonica vira il sound verso il blues classico di Chicago.

Però è quando Fuller si esibisce con il bottleneck che le cose si fanno serie: come nella eccellente Hip Shakin’ Mama dove Ray si conferma virtuoso della modalità slide, ma si difende in modo eccellente anche nello slow blues atmosferico di una Cold Day In Hell, minacciosa il giusto, per quanto manca sempre quel piccolo quid che farebbe il fuoriclasse, pur se il tocco di chitarra è quello giusto https://www.youtube.com/watch?v=q79bZUg-HbQ . La title track potrebbe passare per un titolo dei primi Blasters, mentre Louisiana Woman ha un ritmo funky e un arrangiamento più complesso e variegato, con la chitarra tagliente e tirata, con Let’s Get Dirty che torna a quel sound à la Suzie Q, per intenderci e con le dovute proporzioni. Somethin’ Shakin’ tiene conto di quel Bluesrockers della ragione sociale e la slide infuocata di Fuller duetta con forza e passione con l’armonica di Malone, mentre New Tattoo ha perfino un tocco stonesiano nel bel groove rock che la band trova per l’occasione, ruvido anche se irrisolto. La media qualitativa è buona, ma pare a tratti mancare quella piccola scintilla che fa accendere il trenino a pieno regime: anche lo slow Whiskey Drinkin’ Woman piace per l’impegno ma non decolla del tutto, come pure la successiva Pipeline Blues che ha tutti gli stereotipi del genere, un sano dualismo tra armonica e slide, ma non ti fa fremere più di tanto. Ottima invece Evil On Your Mind, con un bel giro di basso sparato in faccia con cattiveria, la grinta di Fuller sia alla voce come alla solista, vibranti e cariche di feeling, per poi concludere con You’ve Got The Blues, altro bel boogie R&R alla Thorogood, impreziosito dall’ottimo lavoro all’armonica di Doc Malone perfetto contrappunto alla solista di Ray Fuller.

Bruno Conti

Li Manda Tom Petty: Un Disco Di Rock’n’Roll Come Non Sentivo Da Tempo! The Shelters – The Shelters

the shelters

The Shelters – The Shelters – Warner CD

Nel corso dell’anno faccio già abbastanza fatica, sia finanziariamente che per problemi di tempo, a stare dietro a tutte le uscite discografiche più interessanti, novità o ristampe che siano, dei musicisti che già conosco ed ammiro, e quindi tendenzialmente (anche un po’ per diffidenza) è difficile che mi butti a scatola chiusa anche sulle pubblicazioni di solisti o gruppi esordienti: quando però ho visto che il produttore di questo album di debutto di The Shelters, quartetto di Los Angeles, era nientemeno che Tom Petty, cioè uno che di solito si muove solo per sé stesso, ho drizzato le orecchie. Quando poi ho messo il CD nel lettore, altro che orecchie, sono saltato sul divano! Ma facciamo un passo indietro: succede che lo scorso anno il buon Petty vede questi quattro ragazzi suonare in un club di Los Angeles, rimanendone talmente colpito che decide di portarseli ad incidere nel suo studio in compagnia del fido Ryan Ulyate, addetto anche al missaggio (ma Petty già conosceva tre quarti del gruppo per una loro precedente militanza negli Automatik Slim, ed uno di essi, Josh Jove, aveva suonato la chitarra su un brano del suo album del 2014, Hypnotic Eye): il risultato, come ho scritto nel titolo, è un disco di rock’n’roll all’ennesima potenza, una vera e propria bomba che non esito a definire tra i più fulminanti esordi degli ultimi anni.

Ma i quattro ragazzi (oltre al già citato Jove ci sono Chase Simpson, anche lui alle chitarre, Jacob Pillot al basso e Sebastian Harris alla batteria) non sono solo potenti, ma sanno anche scrivere delle signore canzoni: The Shelters è quindi un notevole album di purissimo rock’n’roll chitarristico, diretto, forte, ma anche decisamente riuscito dal punto di vista delle melodie. Solo due chitarre, basso e batteria, più qualche tastiera qua e là suonata sempre da loro, non ci sono sessionmen (neanche Petty suona) e neppure implicazioni blues, country, folk o roots, al massimo qualcosa di pop: l’unica influenza presente (ma non più di tanto) è proprio quella di Tom Petty e  dei suoi Heartbreakers, fin dal nome scelto per la band (che ricorda la Shelter, l’etichetta che ha fatto esordire Tom nel 1976, fondata tra gli altri anche dall’appena scomparso Leon Russell), ma per il resto è tutta farina del loro sacco. E Petty non ha neanche dovuto mettere il becco più di tanto in sede di produzione, si è limitato ad avviare la registrazione ed a lasciarli suonare a ruota libera, dando al massimo qualche consiglio e limando qual cosina qua e là: The Shelters, a mio parere, è meglio anche di Hypnotic Eye, che aveva il suono, ma gli mancavano, in parte, le canzoni, mentre qui abbiamo tutte e due le cose.

Rebel Heart (titolo un po’ alla Petty questo) è introdotta da un riff chitarristico beatlesiano (ma i Beatles più rock), poi parte il pezzo vero e proprio, una vera iniezione di energia, con un refrain diretto ed essenziale e la sezione ritmica che pesta duro: scelta come singolo, secondo me giustamente in quanto la canzone ha anche delle potenzialità radiofoniche. Una bella schitarrata introduce la potente Birdwatching, un rock’n’roll al fulmicotone (qui ci sono similitudini con il giovane Petty, anche nel modo di cantare, e può anche darsi che il biondo rocker abbia rivisto nei ragazzi gli Spezzacuori degli esordi): non solo forza comunque, i nostri hanno anche feeling da vendere e lo mettono al servizio delle canzoni; la cadenzata Liar è un altro concentrato di forza e bravura, un brano lucido dal punto di vista della scrittura e musicalmente coinvolgente al massimo, mentre Nothin’ In The World Can Stop Me Worryin’ ‘Bout That Girl è l’unica cover del CD, essendo un brano non tra i più noti dei Kinks (era su Kinda Kinks del 1965), e mostra un’altra faccia degli Shelters: canzone elettroacustica, più pacata nell’arrangiamento, con i quattro che lasciano scorrere la melodia in modo fluido e la rivestono con una strumentazione parca, pur non rinunciando alla forza espressiva. Con Surely Burn riprende lo sballo, un power pop-rock ancora decisamente elettrico e con un’attitudine da garage band anni sessanta, anche se rispetto a quei gruppi i nostri hanno più tecnica e c’è una maggiore attenzione alla qualità sonora: splendido l’assolo chitarristico finale.

La suadente The Ghost Is Gone è una grande canzone, percorsa da un alone di psichedelia, anche se in parte mi ricorda certe atmosfere care ai Doors (un gruppo raramente citato tra le influenze), melodia “circolare” ed attendista fino all’esplosione centrale, con gli strumenti che impazziscono per circa mezzo minuto prima di tornare al clima precedente: un brano che dimostra che i ragazzi sono in grado di sviluppare tematiche anche più complesse, dimostrando una capacità da veterani.  L’ottima Gold è come se gli Heartbreakers suonassero un pezzo dei Beatles, un brano di grande piacevolezza, diretto, orecchiabile, suonato alla grande e con un ritornello da applausi, mentre la vibrante Never Look Behind Ya è un altro eccellente rock’n’roll dal ritmo spedito, un bel riff alla Creedence e il solito azzeccato motivo centrale; Fortune Teller è ancora giusto nel mezzo tra rock, pop e psichedelia, ma è notevole la capacità del quartetto di badare al sodo e non voler strafare neanche per un attimo: sentite che potenza nel finale del pezzo! Dopo tanta elettricità finalmente una ballata, Dandelion Ridge, ed anche qui i nostri fanno vedere di non aver paura di nessuno, con una canzone dalla melodia cristallina (ed un po’ pettyana), belle chitarre jingle-jangle e suono comunque molto rock anche se il pezzo è lento. L’album termina con la poderosa Born To Fly, altra prova di forza, ma anche di bravura, dei ragazzi (ed il ritornello è tra i più accattivanti del disco) e con la notevole Down, altra splendida rock song dal suono classico e melodia travolgente, una delle più riuscite dell’intero CD.

Questo potrebbe essere l’anno di Tom Petty, prima perché con i suoi Mudcrutch ci ha consegnato un disco che, almeno per il sottoscritto, gareggerà fino all’ultima curva per il titolo di migliore del 2016 http://discoclub.myblog.it/2016/05/16/i-ragazzi-promettono-bene-anteprima-anniversario-mudcrutch-mudcrutch-2/ , ma anche perché, in qualità di produttore, ci ha fatto conoscere The Shelters, i quali, lo dico fin d’ora, ci hanno regalato l’esordio dell’anno. Imperdibile.

Marco Verdi

Più Che L’Amore E’ “La Voce” Che Vince Ancora Una Volta, Splendida! Janiva Magness – Love Wins Again

janiva magness love wins again

Janiva Magness – Love Wins Again – Blue Elan/Ird

Ogni due anni, regolarmente, da un paio di lustri, Janiva Megness ci regala un nuovo album per la delizia dei nostri padiglioni auricolari: un misto di soul, blues, R&B, i dischi della cantante nativa di Detroit, ma, credo, da parecchi anni residente a Los Angeles, sono dei piccoli gioielli in quella categoria abitata anche da gente come Bonnie Raitt, Susan Tedeschi, Beth Hart, in passato (ma anche ora) Bonnie Bramlett, tra le recenti, magari con una maggiore propensione al blues e al gospel pure Ruthie Foster e Shemekia Copeland, e con una maggiore propensione al rock Dana Fuchs. Se ne potrebbero aggiungere altre, ma è comunque una bella lista. La Magness, è tra quelle in possesso di una delle voci più naturali, con un phrasing perfetto e una duttilità nella modulazione vocale tra le più genuine. Lo dico sempre, ma mi ripeto ancora per eventuali ritardatari che non la conoscessero. Per alcuni il suo album più bello è Stronger For It http://discoclub.myblog.it/2012/03/22/sempre-piu-forte-janiva-magness-stronger-for-it/ , ma per chi scrive sono belli tutti, non c’è mai un calo di qualità, e anche questo nuovo Love Wins Again, che segue l’ottimo Original del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/10/09/magari-originale-sicuramente-copia-dautore-janiva-magness-original/ , prodotto come di consueto da Dave Darling, che suona anche chitarra e basso, firma, da solo, con Janiva ed altri autori, la totalità dei brani (meno uno di cui tra un attimo), è una miscela perfetta di suoni classici, questa volta con una maggiore propensione verso un sound virato al soul dei primi anni ’70. Quello che usciva dai Fame Studios o dai Royal Studios di Memphis dove Willie Mitchell confezionava le sue perfette creazioni per Al Green o Ann Peebles.

Sintomatico in questo senso il primo brano Love Wins Again, una canzone di uptempo R&B che mi ha ricordato anche le prime cose di Joss Stone, quando sembrava destinata a grandi cose, prima di venire risucchiata (non del tutto, la voce rimane) nelle pieghe dell’industria discografica più commerciale; ma tornando al pezzo in questione, l’atmosfera è veramente gioiosa, tra chitarrine choppate, basso e batteria rotondi, armonie vocali deliziose, il tutto dà una sensazione di piacere ed allegria, un sentimento che non sempre alligna nelle composizioni della Magness (di cui è nota la vita, dolorosa e dalle mille difficoltà, ne potete leggere la storia nei precedenti post, da cui cerca sempre e comunque di rialzarsi, con grinta e carattere). Real Love è un funky-blues-rock più deciso e grintoso, con chitarre più presenti, un organo di supporto e quella magnifica voce sempre in azione in modo unico. When You Hold Me è la prima di una serie di deep soul ballads che sono il punto forte del suo repertorio https://www.youtube.com/watch?v=rHsV1kDTT8E , la voce leggermente rauca ma in grado di acrobazie vocali, che scivola sulle note di due o tre chitarre, oltre a Darling Zach Zunis e Garret Deloian, l’organo di Arlan Schierbaum (l’ex tastierista di Bonamassa), il sax di Alfredo Ballesteros e le “solite” armonie vocali d’ordinanza, un brano che potrebbe anche funzionare in qualche radio contemporanea se ce ne fossero ancora di “sane”.

Anche Say You Will profuma di errebi senza tempo, con una progressione vocale e strumentale di grande fascino, come pure Doorway, altra ballata da stracciarsi le vesti per il piacere che ne deriva dall’ascolto (con qualche reminiscenza con i brani più belli della migliore Joan Armatrading anni ’70, un’altra che mi piaceva non poco), musica genuina e di grande impatto emozionale. Moth To A Flame vira verso un jazzy blues più grintoso, sempre con questa contrapposizione tra il sound delle chitarre e dell’organo Hammond, con Your House Is Burnin’ che fonde un groove alla James Brown ad un sound chitarristico decisamente rock, con ottimi risultati https://www.youtube.com/watch?v=rfZ2oC7TkmM . Bellissima anche Just Another Lesson, un’altra delicata ballata, questa volta solo la voce e una chitarra acustica, intima ed intensa, gran classe vocale, inutile dirlo. E niente male pure le raffinate atmosfere notturne di Rain Down, benché forse troppo arrangiate, anche se la voce https://www.youtube.com/watch?v=b2mbtjdB7YU  … Discorso a parte per una fantastica versione di Long As I Can See The Light, il super classico dei Creedence di John Fogerty, che riceve un trattamento di lusso in puro Memphis style che ci riporta al suono di Stronger For It, dove c’erano delle cover formidabili, qui siamo dalle parti di Beth Hart, anche per la potenza e carica vocale. E per concludere in bellezza un’altra ballata di quelle strappalacrime, Who Will Come For Me, perfetta anche grazie all’ottimo lavoro di raccordo di Dave Darling, che ha diretto le operazioni dagli studi Doghouse di Los Angeles, con un gruppo di ottimi musicisti che hanno saputo evidenziare la splendida voce di Janiva Magness. Da avere assolutamente se amate le grandi cantanti!

Bruno Conti

P.S In questo 2016 ricco di morti eccellenti ma anche della scomparsa di musicisti meno noti, il 6 giugno ci ha lasciato anche una cantante come Candye Kane, pure lei blues e soul singer di qualità, vicina alla categoria di Janiva Magness. Soffriva da anni di una forma di tumore al pancreas che sembrava avere sconfitto, o così vi dicevo in questo post dell’epoca http://discoclub.myblog.it/2011/09/18/una-cantante-blues-particolare-candye-kane-sister-vagabond/ che ripubblico per renderle omaggio. Aveva 54 anni. R.I.P.

Anticipazioni Novità, Ristampe E Cofanetti Aprile, Parte I. Box Aussie Pub Rock, Bachman Turner Overdrive Box, Teddy Thompson & Kelly Jones, Andrew Bird, Cheap Trick, Ben Watt, Ben Harper, Peter Wolf, Lumineers, Creedence Box Record Store Day

the glory days of aussie pub rock

Eccoci al resoconto periodico di alcune delle uscite future più interessanti, questa volta siamo a quelle del mese di Aprile, e visto che tra novità e ristampe ci sono molti titoli in ballo il Post sarà diviso in due parti, più o meno in ordine cronologico. Fermo restando che molti album vengono comunque recensiti con Post specifici (e altri ne leggerete nei prossimi giorni) partiamo con la prima parte.

In effetti ci mancava un bel cofanetto dedicato al rock australiano e questo The Glory Days Of Aussie Pub Rock, pubblicato dalla Festival Records di laggiù (quindi di non facilissima reperibilità, ma il prezzo non mi pare proibitivo) il prossimo 8 aprile in un un box da 4 CD raccoglie alcuni dei nomi più gloriosi del rock down under,  Cold Chisel, Divinyls, Midnight Oil, Mental As Anything, Split Enz, Hunters & Collectors, Paul Kelly & The Coloured Girls, Men At Work. Sunnyboys, The Saints, Black Sorrows, Jimmy Barnes. Jo Jo Zep & The Falcons, Tim Finn, The Church. Ne ho elencati solo alcuni dei più noti, ma ce ne sono moltissimi altri, a fianco di nomi che pure il sottoscritto non dico ha mai ascoltato, ma neppure sentito nominare. Questa è la lista completa dei contenuti:

Tracklist
[CD1]
1. Cold Chisel – Goodbye (Astrid Goodbye)
2. Midnight Oil – Cold Cold Change
3. The Angels – Take A Long Line
4. Divinyls – Boys In Town
5. The Radiators – Comin’ Home
6. Flowers – Walls
7. Models – Big On Love
8. Hunters & Collectors – Do You See What I See?
9. Jo Jo Zep & The Falcons – So Young
10. The Sports – Don’t Throw Stones
11. Mental As Anything – If You Leave Me – Can I Come Too?
12. Mondo Rock – Cool World
13. Paul Kelly & The Coloured Girls – Dumb Things
14. Australian Crawl – Beautiful People
15. Richard Clapton – Out On The Edge Again
16. Men At Work – Who Can It Be Now?
17. Matt Finish – Mancini Shuffle (Demo)
18. Sunnyboys – Show Me Some Discipline
19. Loaded Dice – Mam’selle
20. Ted Mulry Gang (Tmg) – Heart Of Stone
21. Russell Morris & The Rubes – The Roar Of The Wild Torpedoes
22. Wendy & The Rockets – Tonite
23. Billy Miller & The Great Blokes – Perpetual Motion
24. Dragon – Rain

[CD2]
1. Skyhooks – Women In Uniform
2. The Ferrets – Don’t Fall In Love
3. The Dingoes – Smooth Sailing (Original Mushroom Single Version)
4. Stars – Mighty Rock
5. Ren E Geyer – Hot Minutes
6. Stiletto – Goodbye Johnny
7. Texas – I Wanna Dance With You
8. The Elks – Party Girl
9. The Reels – Prefab Heart
10. Boys Next Door – Shivers
11. The Saints – Just Like Fire Would
12. Split Enz – History Never Repeats
13. Goanna – Solid Rock
14. Warumpi Band – Blackfella/whitefella
15. Ross Wilson – Living In The Land Of Oz
16. Ian Moss – Telephone Booth
17. The Badloves – Lost
18. Noiseworks – Take Me Back
19. Choirboys – Run To Paradise
20. Heroes – The Star And The Slaughter
21. Ray Arnott – On The Run
22. Marcus Hook Roll Band – Natural Man

[CD3]
1. Mi-Sex – Computer Games
2. Dave Warner’s From The Suburbs – Suburban Boy
3. Jimmy & The Boys – Products Of Your Mind
4. The Aliens – Confrontation
5. The Boys – Hurt Me Babe
6. The Hitmen – I Don’t Mind
7. Angry Anderson – Bound For Glory
8. Uncanny X-Men – Everybody Wants To Work
9. James Freud & The Radio Stars – Modern Girl
10. Icehouse – Nothing Too Serious
11. V. Spy V. Spy – Don’t Tear It Down
12. Xl Capris – World War 3
13. The Numbers – The Modern Song
14. The Church – Too Fast For You
15. The Lime Spiders – Weirdo Libido
16. The Lonely Hearts – The Spell
17. The Johnnys – Bleeding Heart
18. X – Dream Baby
19. Painters & Dockers – Nude School
20. Weddings, Parties, Anything – Away Away
21. The Zimmermen – What Really Hurts
22. Paul Kelly & The Dots – Seeing Is Believing
23. Ganggajang – Gimme Some Lovin

[CD4]
1. Jimmy Barnes – Driving Wheels
2. Baby Animals – One Word
3. The Screaming Tribesmen – Date With A Vampyre
4. Huxton Creepers – I Will Persuade You
5. Boom Crash Opera – The Best Thing
6. The Screaming Jets – Better
7. Heaven – Fantasy
8. Finch – Short Changed Again
9. Rose Tattoo – We Can’t Be Beaten
10. Billy Thorpe & The Aztecs – Movie Queen
11. Stevie Wright – Hard Road
12. Jeff St. John – A Fool In Love
13. The Stockley, See, Mason Band – Endless Love
14. Swanee – If I Were A Carpenter
15. The Cyril B. Bunter Band – Last Chance
16. The Cockroaches – She’s The One
17. Tim Finn – Made My Day
18. The Black Sorrows – Chained To The Wheel
19. Moving Pictures – Bustin’ Loose
20. Broderick Smith’s Big Combo – Faded Roses
21. Ariel – Yeah Tonight
22. The Party Boys (Featuring Kevin Borich) – Gonna See My Baby Tonight

Credo che, a parte le immancabili tavanate https://www.youtube.com/watch?v=fKeJlpXOIqw , ci siano molti nomi da scoprire o riscoprire.

bachman turner overdrive box

Il 1° aprile la Caroline/Universal pubblicherà questo cofanetto a prezzo speciale con gli otto album rimasterizzati dei canadesi Bachman Turner Overdrive, usciti tra il 1971 e il 1979. Ecco il contenuto:

[CD1: Bachman-Turner Overdrive]
1: Gimme Your Money Please
2: Hold Back The Water
3: Blue Collar
4: Little Candy Dancer
5: Stayed Awake All Night
6: Down And Out Man
7: Don’t Get Yourself In Trouble
8: Thank You For The Feelin’

[CD2: Bachman-Turner Overdrive II]
1: Blown
2: Welcome Home
3: Stonegates
4: Let It Ride
5: Give It Time
6: Tramp
7: I Don’t Have To Hide
8: Takin’ Care Of Business

[CD3: Not Fragile (40th Anniversary Edition Remaster)]
1: Not Fragile
2: Rock Is My Life, And This Is My Song
3: Roll On Down The Highway
4: You Ain’t Seen Nothing Yet
5: Free Wheelin’
6: Sledgehammer
7: Blue Moanin’
8: Second Hand
9: Givin’ It All Away

[CD4: Four Wheel Drive]
1: Four Wheel Drive
2: She’s A Devil
3: Hey You
4: Flat Broke Love
5: She’s Keepin Time
6: Quick Change Artist
7: Lowland Fling
8: Don’t Let The Blues Get You Down

[CD5: Head On]
1: Find Out About Love
2: It’s Over
3: Average Man
4: Woncha Take Me For A While
5: Wild Spirit
6: Take It Like A Man
7: Lookin’ Out For #1
8: Away From Home
9: Stay Alive

[CD6: Freeways]
1: Can We All Come Together
2: Life Still Goes On (I’m Lonely)
3: Shotgun Rider
4: Just For You
5: My Wheels Won’t Turn
6: Down Down
7: Easy Groove
8: Freeways

[CD7: Street Action]
1: I’m In Love
2: Down The Road
3: Takes A Lot Of People
4: A Long Time For A Little While
5: Street Action
6: For Love
7: Madison Avenue
8: You’re Gonna Miss Me
9: The World Is Waiting For A Love Song

[CD8: Rock N’ Roll Nights]
1: Jamaica
2: Heartaches
3: Heaven Tonight
4: Rock And Roll Nights
5: Wastin’ Time
6: Here She Comes Again
7: End Of The Line
8: Rock And Roll Hell
9: Amelia Earhart

I primi quattro sono ottimi album di rock classico, gli altri un po’ meno validi ma pur sempre piacevoli

teddy thompson & kelly Jones little windows

Teddy Thompson, come quasi tutti sanno è il figlio di Richard, e con cotanto padre, come lui stesso ha ammesso più volte in interviste e canzoni, è difficile reggere il confronto, ma il nostro amico ci prova, e dopo il disco come Thompson Family, l’ultimo a uscire con il contratto Universal, passa alla Cooking Vinyl, dove sempre il 1° aprile verrà pubblicato questo Little Windows, un album in coppia con Kelly Jones (che come appare evidente dalla foto di copertina, essendo una donna, non è né il leader degli Stereophonics, omonimo, né il batterista di Faces e Who, che sarebbe Kenny, ma una brava cantautrice tra country e roots music):

andrew bird are you serious

E sempre venerdì 1 uscirà il nuovo album del cantautore e polistrumentista americano Andrew Bird di cui ci siamo spesso occupati in modo positivo sul blog http://discoclub.myblog.it/2014/06/26/letterato-musicista-veramente-eclettico-andrew-bird-things-are-really-great-here-sort-of/ (e che curiosamente, se ci fate caso, ha una voce molto simile a quella di Teddy Thompson)..Il disco si intitola Are You Serious. è il decimo di studio di Bird ed esce su etichetta Loma Vista distribuzione Universal, prodotto da Tony Berg, già alla consolle per The Mysterious Production of Eggs, il disco del 2005 che lo aveva fatto conoscere, Tra gli ospiti il chitarrista Blake Mills Fiona Apple che duetta con Bird in Left Handed Kisses. 

Il disco uscirà anche in una versione doppia Deluxe, con due brani extra:

Tracklist
1. Capsized
2. Roma Fade
3. Truth Lies Low
4. Puma
5. Chemical Switches
6. Left Handed Kisses feat. Fiona Apple
7. Are You Serious
8. Saints Preservus
9. The New Saint Jude
10. Valleys Of The Young
11. Bellevue

[Deluxe Edition Bonus CD2]
1. Shoulder Mountain
2. Pulaski

cheap trick bang zoom crazy

Alla prima settimana di aprile (ma il giorno 8 per il mercato italiano) tornano anche i Cheap Trick con un nuovo disco Bang Zoom Crazy…Hello che Robin Zander, il loro cantante, dice essere una sorta di ritorno alle sonorità anni ’70 dei primi album, ma anche a quelle dell’omonimo del 1997, uscito su Red Ant Records e che è il preferito in assoluto di Zander, seguito ora da questo nuovo https://www.youtube.com/watch?v=E1Yaa0F95_Q  che verrà pubblicato dall’etichetta Big Machine Records con distribuzione Universal, sette anni dopo il precedente che con coerenza si intitolava The Latest. Per la prima volta dietro alla batteria non siede più Bun E. Carlos, sostituito da Daxx Nielsen, il figlio di Rick, il chitarrista storico della band.

ben harper call it what it is

Sempre per il giorno 8 aprile sono in uscita gli album nuovi di due Ben (curiosamente entrambi distribuiti dalla Universal). il primo è il nuovo di CD di Ben Harper & The Innocent Criminals Call It What It Is, etichetta Stax, il disco è co-prodotto da Harper con i componenti della sua band, niente ospiti celebri questa volta, tutti i brani scritti da Ben con alcune collaborazioni con i musicisti del gruppo Juan Nelson, Leon Mobley, Oliver Charles, Jason Yates, Michael Ward. Pink Ballon il singolo è anche lo spot della nuova vettura di una nota marca automobilistica tedesca, senza fare nomi, diciamo che non passa un buon momento,

ben watt fever dream

Ben Watt aveva lasciato trascorrere 21 anni tra l’uscita del suo primo album North Marine Drive ed il successore Hendra, pubblicato nel 2014. Questa volta ne sono passati solo due prima della pubblicazione di Fever Dream, nei negozi dal giorno 8 aprile su etichetta Unmade Road/Caroline/Universal:

 Tracklist
1. Gradually
2. Fever Dream
3. Between Two Fires
4. Winter’s Eve
5. Women’s Company
6. Faces Of My Friends
7. Running With The Front Runners
8. Never Goes Away
9. Bricks And Wood
10. New Year Of Grace (feat. Marissa Nadler)

Tra gli ospiti la brava cantautrice americana Marissa Nadler oltre a M.C Taylor (Hiss Golden Messenger) e la produzione, insieme a Watt, di Bernard Butler, l’ex chitarrista degli Suede e ormai affermato produttore. Da quello che ho sentito il disco mi sembra molto bello, una sorta di John Martyn meno “sperimentale” per il 21° secolo.

lumineers cleopatra

Continuiamo con questo tripudio di uscite dell’8 aprile, casualmente (o forse no) tutte distribuite dalla Universal. Anche il nuovo dei Lumineers che arriva 4 anni, due nominations per il Grammy, 3 milioni di copie vendute e il mega successo di Ho Hey, si intitola Cleopatra e si avvale della produzione di una musicista che ci piace molto Simone Felice (quello del giro Felice Brothers Avett Brothers) e registrato in un isolato studio dalle parti delle colline di Woodstock dove la Band creò i suoi capolavori. Naturalmente mi tocca ricordarvi che Barack Obama ha inserito recentemente il brano Stubborn Love del precedente album nella sua lista dei preferiti su Spotify (insieme ad una trentina di milioni di altre persone https://www.youtube.com/watch?v=UJWk_KNbDHo

Anche il nuovo album, a giudicare dalla title-track, sembra partire bene, simile al passato, ma se il rischio, per cambiare a tutti i costi, era di avere un disco brutto come l’ultimo Mumford And Sons, meglio rimanere fedeli alle loro sonorità classiche.

peter wolf a cure for loneliness

Torna con un nuovo album anche uno dei miei preferiti in assoluto Peter Wolf, http://discoclub.myblog.it/2010/04/10/pochi-ma-buoni-peter-wolf-midnight-souvenirs/. come ricordavo nel titolo del Post, l’ex J.Geils Band ultimamente non è più prolifico come un tempo (il terz’ultimo risaliva addirittura al 2002), ma i dischi sono sempre dei piccoli gioiellini. Anche le premesse per il nuovo A Cure For Loneliness, in uscita sempre l’8 aprile su etichetta Concord, distribuita, esatto, dalla Universal, sono ottime Vi piace il rock, il blues, il soul, il R&B, le grandi ballate, persino il bluegrass in questo caso, con una cover in questo stile del vecchio brano dei J Geils Love Stinks, nel nuovo album li trovate tutti: con una voce fantastica, un gruppo formidabile di musicisti guidati dal tastierista Kenny White (spesso con Judy Collins), che aveva co-prodotto con Wolf anche il precedente Midnight Souvenirs (dove c’era un tributo fantastico, uno dei rari, a Willy DeVille, The Night Comes Down), con Duke Levine e Kevin Barry alle chitarre, Marty Ballou al basso e Shawn Pelton alla batteria, oltre ad alcune aggiunte di pregio, come i fiati degli Upwtown Horns e la chitarra di Larry Campbell in How Do You Know. Campbell appare anche, con la moglie Teresa Williams e il bassista Tony Garnier in Some Other Time, Some Other Place, uno dei quattro brani firmati da Wolf con Will Jennings. In Tragedy la cover di una oscura ballata degli anni ’50 ci sono anche alle armonie vocali Kris Delmhorst Rose Polenzani.

Insomma, senza raccontarvelo tutto, perché poi ho intenzioni di recensirlo, mi sembra un ennesimo gran bel disco. Tre cover e nove pezzi di Peter Wolf, compreso quella della J,Geils Band; il 4 febbraio Wolf era brevemente sul palco di Boston, la sua città, a cantare Shout, insieme a Bruce Springsteen e la E Street Band https://www.youtube.com/watch?v=iWiE_zd0Ve0

creedence box creedence box open

Il giorno 15 aprile sarà il Record Store Day, la giornata mondiale dei negozi indipendenti e del vinile. Come saprete, salvo rare eccezioni (per ragioni di spazio e tempo) raramente ci occupiamo degli LP, ma ogni tanto qualcosa scappa, e quindi mi corre l’obbligo di segnalarvi questo fantastico (e costoso) cofanetto che uscirà per l’occasione. Dedicato ai Creedence Clearwater Revival il box ha un contenuto misto di CD e vinili, in edizioni rarissime:

3 x LP’s
LP 1 – GREEN RIVER
LP 2 – BAYOU COUNTRY
LP 3 – WILLY AND THE POOR BOYS

3 x CD’s (of each of the above LP’s)
CD 1 – GREEN RIVER
CD 2 – BAYOU COUNTRY
CD 3 – WILLY AND THE POOR BOYS

3 x 7” Vinyl International EP’s
7″ 1 – Japan EP
7″ 2 – Mexico EP
7″ 3 – Brazil EP

Oltre a spillette, poster, adesivi, un libro di 60 pagine e altri gadgets.

tom petty kiss my amps vol. 2

Sempre lo stesso giorno usciranno anche due mega box limitati dedicati ai primi due album dei Metallica (ma ne parliamo nella seconda parte del Post, anche perché quella di oggi è venuta lunghissima e forse faticosa da caricare) e il Kiss My Amps Vol. 2 in vinile di Tom Petty And The Heartbreakers, di cui l’amico Marco Verdi vi aveva parlato su questo Blog  http://discoclub.myblog.it/2011/12/23/per-pochi-intimi-ma-comunque-sempre-grande-musica-tom-petty/ e che prenoto fin d’ora per il secondo capitolo.

Alla prossima.

Bruno Conti