Ancora Un “Metallaro” Convertito Al Blues, E Lo Fa Pure Bene. Derek Davis – Resonator Blues

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Derek Davis – Resonator Blues – Southern Blood Records

Devo dire che sono sempre stato sospettoso dei metallari pentiti, o anche non pentiti, che improvvisamente si scoprono bluesmen a tutto tondo: c’è stata qualche eccezione, penso a Gary Moore (che però aveva già ruotato intorno al genere ad inizio carriera), oppure nel country di recente Aaron Lewis https://discoclub.myblog.it/2019/07/13/un-ex-metallaro-che-ha-trovato-la-sua-reale-dimensione-aaron-lewis-state-im-in/ , anche Gary Hoey che non è un “metallaro” puro https://discoclub.myblog.it/2019/04/11/un-virtuoso-elettrico-ed-eclettico-questa-volta-senza-esagerazioni-gary-hoey-neon-highway-blues/ , e sinceramente al momento non me ne vengono in mente altri, che comunque ci sono, pensate a  tutti i vari gruppi e solisti che per definizione  inseriamo nel filone blues-rock o rock-blues, a seconda della durezza del suono. Derek Davis è stato, ed è tuttora (visto che mi risulta siano ancora in attività), leader dei Babylon A.D. , un gruppo hard rock/metal in pista da fine anni ’80, di cui Davis era la voce solista ma non il chitarrista. Per Resonator Blues il musicista si scopre quindi anche chitarrista, e in questo terzo album da solista, dopo due dischi che esploravano il rock e il soul/R&B, si rivela provetto praticante delle 12 battute più classiche, tuffandosi  nel Mississippi Delta blues con grande profusione di bottleneck e slide, oltre che di momenti acustici.

Non siamo di fronte ad un capolavoro, ma si percepisce la sincerità di questa operazione, in cui Davis ha scritto dieci brani originali e scelto due cover di peso per estrinsecare il suo omaggio al blues:il nostro amico ha una voce roca e vissuta (visti i trascorsi musicali), a tratti “esagerata”, ma nell’insieme accettabile. Nell’iniziale Resonator Blues c’è un approccio vocale quasi (ho detto quasi) alla Rory Gallagher, voce ruspante e partecipe, un bel drive della ritmica, molto Chicago blues anni ’50 o se preferite tipo il Thorogood più tradizionale, un bel lavoro della slide e un delizioso assolo del piano di David Spencer, mentre alla batteria siede il fido Jamey Pacheco dei Babylon A.D., chitarre e basso le suona lo stesso Derek, risultato finale molto gradevole; Sweet Cream Cadillac sembra quasi un pezzo di R&R primi anni ’60, con Davis impegnato alla Silvertone acustica, sempre modalità slide e un approccio che rimanda al Brian Setzer meno attizzato, ma anche al Rory Gallagher appena citato. Mississippi Mud potrebbe essere un omaggio a Muddy Waters, ma anche al suono pimpante dei Creedence dei primi dischi,  sempre fatte le dovute proporzioni, con ripetute sventagliate di bottleneck, mentre fa la sua apparizione anche l’armonica di Charlie Knight; Penitentiary Bound è una vera sorpresa, una folk ballad deliziosa, solo voce, chitarra acustica e delle percussioni appena accennate, il consueto tocco di slide, e una bella melodia che si anima nel finale.

In Jesus Set Me Free troviamo Rich Niven all’armonica, per una incalzante cavalcata con qualche retrogusto di musica degli Appalachi, rivista nell’ottica più frenetica di Davis, che non fa mancare neppure la sua primitiva 3 string Cigar Box Guitar; Red Hot Lover è un gagliardo blues di stampo texano di quelli tosti e tirati, con chitarra ed armonica in evidenza. Death Letter è la prima cover, si tratta del celebre brano di Son House, ancora Delta Blues rigoroso ed intenso, vicino allo spirito dei grandi bluesmen del Mississippi, con Whiskey And Water e Unconditional Love, più elettriche e tirate entrambe, con l’armonica di Knight a fare da contraltare alla chitarra incattivita di Davis e il sound che quasi si avvicina a quello della vecchia sua band, più roots-rock ma sempre energico anziché no, con la slide costantemente mulinante, come viene ribadito in una potente cover di It Hurts Me Too di Elmore James, con il bottleneck distorto di Derek Davis che ricrea le atmosfere ferine di Stones e Led Zeppelin. Anche in Back My Arms lo spirito del blues più genuino viene rispettato, sembra quasi di ascoltare i vecchi Fleetwood Mac nei brani a guida Jeremy Spencer. E anche la conclusiva Prison Train non molla la presa su questo Festival della slide, sempre con il valido supporto dell’armonica di Knight.

Forse Davis non saprà ripetersi in futuro, ma per questa volta centra l’obiettivo di un bel disco di blues, solido e per certi versi rigoroso.

Bruno Conti

Troppo Bello Per Non Parlarne Diffusamente, Il Classico Cofanetto Da 5 Stellette! Rory Gallagher – Blues

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Rory Gallagher – Blues – 3 CD Chess/Universal

Ne avevo parlato già ad aprile nella rubrica delle anticipazioni, prima dell’uscita del box avvenuta poi a fine maggio, ma era un peccato non dedicargli un ulteriore spazio per una recensione completa track by track del cofanetto di cui tra breve. Del grande musicista irlandese, scomparso nel giugno del 1995, mi sono occupato già altre volte sul Blog, se volete potete andare a rileggervi un paio di post che gli ho dedicato in passato https://discoclub.myblog.it/2015/05/25/archivi-inesauribili-rory-gallagher-irishman-new-york/ e https://discoclub.myblog.it/2010/10/11/cosi-non-ne-fanno-piu-rory-gallagher-the-beat-club-sessions/, dove si parla anche della sua carriera e dell’importanza che ha avuto in ambito blues-rock: ma veniamo a questo triplo cofanetto Blues, che contiene materiale inedito e raro estratto dai suoi archivi e curato per l’occasione dal nipote Daniel Gallagher, con il libretto firmato dal giornalista Jas Obrecht. Vediamone il contenuto, brano per brano. sono tre CD, divisi per “argomento”:

CD1: Electric Blues]
1. Don’t Start Me Talkin’ (Unreleased track from the Jinx album sessions 1982) è il famoso brano di Sonny Boy Williamson II, che Rory Gallagher trasforma in un vibrante blues elettrico dove l’armonica è suonata dall’ospite Mark Feltham dei Nine Below Zero e Rory è impegnato alla slide, mentre il piano è affidato a Bob Andrews, partenza eccellente.

2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from the Against The Grain album sessions 1975) classico blues lento e cadenzato, scritto da Jerry West e reso celebre da Lightnin’ Slim, altra performance sopraffina di Gallagher, sia a livello vocale che chitarristico.

3. Tore Down (Unreleased track from the Blueprint album sessions 1973) brano registrato per uno dei suoi album migliori e poi non pubblicato all’epoca, si tratta di una canzone registrata varie volte da Rory, e uscita su diversi album postumi, il pezzo è uno dei classici assoluti di Freddie King, molto amata anche da Clapton, che per l’occasione riceve un trattamento deluxe alla Gallagher, con assolo misurato ma intenso.

4. Off The Handle (Unreleased session Paul Jones Show BBC Radio 1986), brano scritto da Gallagher, era in origine su Top Priority del 1979, ma questa è una gagliarda versione inedita e fantastica estratta da una trasmissione radiofonica, con il musicista irlandese al meglio delle sue possibilità che fa i numeri alla solista, peccato che il brano venga sfumato.

5. I Could’ve Had Religion (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972) ripresa di un traditional che era tra i punti di forza del Live In Europe del 1972, versione intensa con il nostro che distilla il blues come sui sapeva fare, grande lavoro di bottleneck e armonica.

6. As the Crow Flies (Unreleased track from Tattoo album sessions 1973) la sua versione di un classico di Tony Joe White, ce n’è una versione fantastica dal vivo su Irish Tour, questa registrata in studio, sempre con slide a manetta, era inedita fino ad ora

7. A Million Miles Away (Unreleased BBC Radio 1 Session 1973) altro cavallo di battaglia del musicista di Cork, in origine era su Tattoo, uno dei suoi dischi migliori, notevole versione per la BBC, inspiegabilmente rimasta inedita fino ad oggi, di questo blues lento e cadenzato, Gallagher at his best

8. Should’ve Learnt My Lesson (Outtake from Deuce album sessions 1971) questa è una versione alternativa del brano uscito in origine sul suo secondo disco di studio, forse il suo migliore in assoluto, di durata doppia rispetto a quella pubblicata, altro slow blues da manuale con la chitarra che distilla note magica.

9. Leaving Town Blues (Tribute track from Peter Green ‘Rattlesnake Guitar’ 1994) brano raro estratto da un doppio CD in tributo al chitarrista dei Fleetwood Mac, con il nostro impegnato anche al mandolino oltre che ad una slide acidissima,  in un brano costruito su un crescendo emozionante

10. Drop Down Baby (Rory guest guitar on Lonnie Donegan’s “Puttin’ On The Style” album 1978) estratto dal raro tributo al musicista di Rock Island Line “inventore” dello skiffle, che è la voce solista mentre Gallagher si “limita” a suonare la chitarra

11. I’m Ready (Guest guitarist on Muddy Waters ‘London Sessions’ album 1971) stesso discorso per questa versione fiatistica estratta dall’album “inglese” del grande Muddy Waters, con Rory Gallagher impegnato alla solista in tutto l’album, se per caso lo trovate in giro acchiappatelo,

12. Bullfrog Blues (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972) altro brano che fa il suo figurone nel Live In Europe del ’72, questa versione per una radio americana dello stesso periodo è sensazionale, grinta all’ennesima potenza, anche se la registrazione non è impeccabile, per quanto comunque molto buona.

[CD2: Acoustic Blues]

In questo secondo CD vediamo un lato più intimo e raccolto del musicista irlandese che comunque anche in versione acustica era completamente a suo agio

1. Who’s That Coming (Acoustic outtake from Tattoo album sessions 1973) la versione elettrica su Tattoo è insuperabile, ma anche questa alla acustica slide hai suoi pregi

2. Should’ve Learnt My Lesson (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971) terza versione, registrata sempre per il secondo album, di uno suoi pezzi preferiti

3. Prison Blues (Unreleased track from Blueprint album sessions 1973) doveva fare parte di Blueprint ma non venne utilizzata mai, si tratta proprio di una canzone inedita, non di una versione alternata

4. Secret Agent (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1976) la versione di studio su Calling Card è di una potenza inaudita ma anche questa versione dal vivo per la televisione irlandese, solo voce e chitarra acustica in modalità bottleneck non scherza

5. Blow Wind Blow (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972) altra canzone di Muddy Waters registrata negli Usa che non ricordo di avere sentito in altri dischi di Gallagher

6. Bankers Blues (Outtake from the Blueprint album sessions 1973) versione alternativa abbastanza simile a quella uscita sul disco originale, probabilmente non usata perché a un certo punto gli scappa da ridere

7. Whole Lot Of People (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971) su Deuce è un brano elettrico di quelli suoi devastanti, qui appare in versione solo voce e chitarra acustica in fingerpicking

8. Loanshark Blues (Unreleased acoustic version from German TV 1987) questo brano uscirà in versione elettrica su Defender il disco del 1987

9. Pistol Slapper Blues (Unreleased acoustic version from Irish TV 1976) un altro dei brani tradizionali  acustici in fingerpicking che gli piaceva suonare dal vivo, ancora per la televisione irlandese

10. Can’t Be Satisfied (Unreleased Radio FFN session from 1992) di nuovo McKinley Morganfield, grande versione per la radio tedesca registrata quasi a fine carriera

11. Want Ad Blues (Unreleased RTE Radio Two Dave Fanning session 1988) dopo Muddy anche un brano di John Lee Hooker, conosciuto pure come Wanted Blues, solo voce e chitarra acustica amplificata, con l’altro titolo si trova in svariate versioni live

12. Walkin’ Blues (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1987) e infine anche un omaggio a Son House per uno dei capisaldi assoluti delle 12 battute, con Rory impegnato anche all’armonica.

[CD3: Live Blues]

Dal vivo Rory Gallagher era un vera forza della natura. lo so perché l’ho visto al Teatro Lirico di Milano negli anni ’70. E quindi questo probabilmente è il dischetto più interessante dei tre, anche se non ci sono brani dei primi anni ’70, ma in versione live il nostro amico non tradiva mai. Repertorio quasi tutto di classici del Blues rivisti alla luce della carica devastante dell’approccio rock-blues e power trio del nostro

1. When My Baby She Left Me (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982) è un altro brano dal repertorio di Sonny Boy Williamson e ascoltandolo si capisce da dove hanno tratto ispirazione band come i Nine Below Zero, i Dr. Feelgood o i Nighthawks e perché Jimi Hendrix, scherzando, ma non troppo, lo considerava il miglior chitarrista del mondo

2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982) sempre dallo stesso concerto scozzese da cui vengono tre brani di questo CD, versione più carica e potente di quella presente nel primo CD di studio di questo box, sempre con un Gallagher torrenziale alla chitarra.

3. What In The World (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982) non è uno dei brani più famosi scritti da Willie Dixon, e in altri album di Rory viene indicato come traditional, comunque è un altro brano dove si apprezza la potenza del suono del gruppo che non aveva nulla da invidiare a livello power trio a quella dei Cream o dei Led Zeppelin.

4. I Wonder Who (Unreleased live track from late 1980s) di questo brano non si conosce l’esatta location in cui è stato registrato, ma anche questo pezzo gagliardo, sempre tratto dal repertorio di Muddy Waters è tutto da gustare e dovrebbe vedere la presenza di Feltham all’armonica a bocca

5. Messin’ With The Kid (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977) uno dei brani più celebri del repertorio concertistico di Gallagher, con un riff iniziale tra i più eccitanti della storia del rock-blues e uno svolgimento successivo che non è da meno, ottimo anche l’assolo di organo prima che Rory faccia venire giù il teatro con il suo assolo

6. Tore Down (Unreleased track from Newcastle City Hall concert 1977) e pure questa è una rilettura possente live di questo grande classico, non si prendono prigionieri

7. Garbage Man Blues (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977) questo brano lo ricordo in alcune versioni micidiali di Buddy Guy, ma questa di Rory Gallagher è l’epitome dello slow blues, con la solista che viaggia in modo fluido e torrenziale, il classico pezzo da faccine per i chitarristi

8. All Around Man (Unreleased track from BBC OGWT Special 1976) la versione di studio era su Against The Grain del 1975, qui in versione monstre di oltre 11 minuti, altro lentone lancinante, scritto da Bo Carter, bluesman del Delta molto amato da Rory, che nella parte finale subisce una accelerazione fenomenale con Gallagher che maltratta la sua Stratocaster libidinosamente

9. Born Under A Bad Sign (Unreleased track from Rockpalast 1991 w/ Jack Bruce) è l’occasione per un raro incrocio con il bassista e cantante dei Cream, un incontro tra due giganti che nella parte finale improvvisano ad libitum

10. You Upset Me (Unreleased guest performance from Albert King album ‘Live’ 1975) e anche questa esibizione, come la precedente con Bruce, era rimasta inedita fino ad oggi, non utilizzata nel doppio Live di Albert King, registrato al Festival di Montreux del 1975, uno shuffle fiatistico dove i due chitarristi imbastiscono un call and response di grande classe

11. Comin’ Home Baby (Unreleased track from 1989 concert with Chris Barber Band) un’altra chicca inedita estratta dal concerto celebrativo per la band di Chris Barber, uno strumentale con fiati dove Rory Gallagher ha occasione di interagire con uno stile potenzialmente più jazzato, ma alla fine sono gli altri che si adeguano al suo stile veemente e furibondo,

12. Rory Talking Blues (Interview track of Rory talking about the blues)

Una ristampa che un fondo non è una ristampa, visto che il materiale è quasi completamente inedito, e uni dei rari casi di dischi d’archivio da 5 stellette.Se non lo avete già preso, imperdibile, visto che costa anche poco.

Bruno Conti

Il 31 Maggio Uscirà Questo Bel Cofanetto Ricchissimo Di Materiale Inedito. Rory Gallagher – Blues

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Rory Gallagher – Blues – 3 CD Chess/Universal – 31-05-2019

Ammetto di essere sempre stato un grande fan di Rory Gallagher, per cui quando qualche tempo fa avevo saputo dell’uscita di questo box ero combattuto tra il timore della ennesima fregatura (perché spesso il materiale raro ed inedito contenuto in questo tipo di pubblicazioni è talmente minimo da sconsigliarne l’acquisto) e la speranza che, visto che il materiale proviene dagli archivi gestiti dalla famiglia di Rory, ed in particolare dal fratello Donal, che da parecchi anni cura le (ri)pubblicazioni del vecchio materiale dell’artista irlandese, per l’occasione avremmo avuto quello che ci aspettavamo. E questa volta, per una volta tanto, il lavoro di ricerca del materiale raro ed inedito è stato quasi certosino, con la presenza tra i 36 brani che faranno parte di questo Blues di ben il 90% di pezzi mai pubblicati prima. Oltre a tutto anche il prezzo che viene annunciato è veramente interessante, a livello indicativo dovrebbe essere intorno ai 20-22 euro.

Ecco come al solito la lista completa dei brani contenuti nel box, dove ci sono anche parecchie collaborazioni tra Rory Gallagher e garndi musicisti del calibro di Muddy Waters, Albert King, Jack Bruce, Lonnie Donegan, e la Chris Barber Orchestra.

 CD1: Electric Blues]
1. Don’t Start Me Talkin’ (Unreleased track from the Jinx album sessions 1982)
2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from the Against The Grain album sessions 1975)
3. Tore Down (Unreleased track from the Blueprint album sessions 1973)
4. Off The Handle (Unreleased session Paul Jones Show BBC Radio 1986)
5. I Could’ve Had Religion (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972)
6. As the Crow Flies (Unreleased track from Tattoo album sessions 1973)
7. A Million Miles Away (Unreleased BBC Radio 1 Session 1973)
8. Should’ve Learnt My Lesson (Outtake from Deuce album sessions 1971)
9. Leaving Town Blues (Tribute track from Peter Green ‘Rattlesnake Guitar’ 1994)
10. Drop Down Baby (Rory guest guitar on Lonnie Donegan’s “Puttin’ On The Style” album 1978
11. I’m Ready (Guest guitarist on Muddy Waters ‘London Sessions’ album 1971)
12. Bullfrog Blues (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972)

[CD2: Acoustic Blues]
1. Who’s That Coming (Acoustic outtake from Tattoo album sessions 1973)
2. Should’ve Learnt My Lesson (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971)
3. Prison Blues (Unreleased track from Blueprint album sessions 1973)
4. Secret Agent (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1976)
5. Blow Wind Blow (Unreleased WNCR Cleveland radio session from 1972)
6. Bankers Blues (Outtake from the Blueprint album sessions 1973)
7. Whole Lot Of People (Acoustic outtake from Deuce album sessions 1971)
8. Loanshark Blues (Unreleased acoustic version from German TV 1987)
9. Pistol Slapper Blues (Unreleased acoustic version from Irish TV 1976)
10. Can’t Be Satisfied (Unreleased Radio FFN session from 1992)
11. Want Ad Blues (Unreleased RTE Radio Two Dave Fanning session 1988)
12. Walkin’ Blues (Unreleased acoustic version from RTE Irish TV 1987)

[CD3: Live Blues]
1. When My Baby She Left Me (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982)
2. Nothin’ But The Devil (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982)
3. What In The World (Unreleased track from Glasgow Apollo concert 1982)
4. I Wonder Who (Unreleased live track from late 1980s)
5. Messin’ With The Kid (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977)
6. Tore Down (Unreleased track from Newcastle City Hall concert 1977)
7. Garbage Man Blues (Unreleased track from Sheffield City Hall concert 1977)
8. All Around Man (Unreleased track from BBC OGWT Special 1976)
9. Born Under A Bad Sign (Unreleased track from Rockpalast 1991 w/ Jack Bruce)
10. You Upset Me (Unreleased guest performance from Albert King album ‘Live’ 1975)
11. Comin’ Home Baby (Unreleased track from 1989 concert with Chris Barber Band)
12. Rory Talking Blues (Interview track of Rory talking about the blues)

Come vedete il materiale dei 3 CD è stato diviso pezzi elettrici, pezzi acustici e brani registrati dal vivo.

Quindi non ci rimane che attendere il 31 maggio per godere di queste piccole delizie sonore di uno dei più grandi esponenti di sempre del blues bianco nei suoi vari aspetti più genuini, ruspanti ed appassionanti, un altro tassello di una carriera incredibile e forse fin troppo breve.

Bruno Conti

Ancora Gagliardo Rock-Blues Dal Canada. Colin James – Miles To Go

colin james miles to go

Colin James – Miles To Go – True North Records

Nuovo album blues per il chitarrista e cantante di Regina, Saskatchewan. Qualcuno potrà obiettare: come i diciotto dischi precedenti di Colin James, in quanto in effetti il musicista canadese ha praticamente sempre fatto blues, con delle variazioni sul tema, ma quello è sempre stato il suo credo, sin da quando esordiva dal vivo in Canada nel 1984 come spalla di Stevie Ray Vaughan. Ma evidentemente si vuole evidenziare che questo nuovo Miles To Go è il secondo capitolo, dopo l’ottimo Blue Highways del 2016 https://discoclub.myblog.it/2016/11/03/disco-blues-del-mese-colin-james-blue-highways/ , di un suo personale omaggio ad alcuni dei grandi artisti del Blues, aggiungendo nel CD anche un paio di canzoni a propria firma https://www.youtube.com/watch?v=uqmKtNFRxhc . Anche per il nuovo disco il nostro amico si fa accompagnare dalla sua touring band (quindi niente ospiti di nome), ovvero gli ottimi Geoff Hicks alla batteria, Steve Pelletier al basso, Jesse O’Brien a piano e Wurlitzer, Simon Kendall all’organo e, in alcuni brani, Chris Caddell alla chitarra ritmica e soprattutto Steve Marriner all’armonica, più una piccola sezione fiati composta da Steve Hilliam, Jerry Cook e Rod Murray.

Il risultato è un ennesimo solido album di blues, rock e derivati, sostenuto dalle egregie capacità chitarristiche di Colin James, uno dei migliori su piazza, che sicuramente non ha la forza travolgente di Jeff Healey, o le raffinate nuances roots di Colin Linden, ma è uno dei più eclettici praticanti canadesi del genere, del tutto alla pari con le sue controparti americane, tra cui potremmo ricordare Johnny Lang, Kenny Wayne Shepherd, Chris Duarte, e io aggiungerei, magari come influenze, o per similitudini nel tocco chitarristico, ora potente ora raffinato, solisti come Rory Gallagher e Robben Ford. Si diceva ai tempi che James non ha forse l’irruenza di un Jeff Healey, ma il vibrante vigore della sua solista non manca per esempio nella traccia di apertura, una gagliarda rilettura di One More Mile di Muddy Waters, con organo e armonica a spalleggiare Colin, oltre all’uso di una sezione fiati (utilizzata anche nei suoi  vari album con una big band, che hanno anticipato il cosiddetto swing revival degli anni ’90) che aggiunge pepe ad un suono già bello carico di suo, raffinato ma intenso allo stesso tempo. Formula che viene ribadita anche nella successiva cover sempre dal Chicago Blues di Muddy Waters, con una potente Still A Fool, che cita anche il riff lussureggiante di Two Trains Running, ed il timbro chitarristico degli amati Hendrix e SRV in un tour de force veramente potente, dove Marriner con la sua armonica fronteggia un Colin James veramente scatenato. In Dig Myself A Hole, dove James va alla grande anche di slide, ci sono elementi  R&R e R&B in questa parafrasi di un vecchio pezzo di Arthr Crudup (quello di That’s Allright Mama), tra pianini malandrini e fiati svolazzanti; ma il canadese eccelle anche nella sognante I Will Remain, una propria composizione che rimanda alle cose migliori di Robben Ford, con la chitarra raffinatissima che quasi galleggia sul lavoro della propria band, in un pezzo che ha rimandi al gospel e alle blues ballads di BB King.

40 Light Years, l’altro pezzo originale, non mostra cedimenti nel tessuto sonoro, sempre un blues fiatistico con l’armonica in evidenza e un timbro chitarristico alla Knopler o alla JJ Cale; Ooh Baby Hold Me è un ficcante pezzo di Chester Burnett a.k.a Howlin Wolf, con un riff (e non solo quello) che è uno strettissimo parente di quello della pimpante Killing Floor , mentre Black Night, con Rick Gestrin al piano, è uno splendido blues lento, al giusto crocevia tra Bloomfield e Robben Ford per la finezza del tocco della solista, seguito da Soul Of A Man, uno dei tre brani acustici dell’album, solo voce, chitarra e armonica, una canzone di Blind Willie Johnson, che poi si anima per l’intervento tagliente della slide di James, lasciando a See That My Grave Is Kept Clean di Blind Lemon Jefferson e alla ripresa acustica di One More Mile, il lato più tranquillo di questo album. Che comunque ci propone anche una regale versione di I Need Tour Love So Bad , ballata blues superba di Little Willie John, di cui il sottoscritto ha sempre amato moltissimo la versione che facevano i Fleetwood Mac di Peter Green. E notevole pure Tears Came Rolling Down, un sanguigno e tosto blues elettrico con uso fiati ed armonica, attribuito a Geoff Muldaur, ma derivato da un traditional, altro eccellente esempio della classe di Colin James, che con la voce e una slide tangenziale rende onore al meglio del Blues, in questo brano ed in tutto questo ottimo disco.

Bruno Conti

Se Eravate Dei Fans (Ma Anche No) Si Prevede Una Bella Serata. Rory Gallagher Italian Tribute Night 2nd Edition: Odea’s Pub Bergamo, Venerdì 8 Dicembre 2017

rory gallagher italian tribute night 2017

Chi legge abitualmente questo Blog ( o anche quello che scrivo sul Buscadero) sa che sono un vecchio fan di Rory Gallagher, che considero uno dei più grandi musicisti prodotti dall’Emerald Isle, chitarrista e cantante sopraffino di cui spesso e volentieri ho parlato, recensendo periodicamente alcuni dei dischi inediti pubblicati ancora a distanza di anni dalla morte. L’ultima volta mi pare in occasione della pubblicazione del doppio CD http://discoclub.myblog.it/2015/05/25/archivi-inesauribili-rory-gallagher-irishman-new-york/, peraltro sparito abbastanza velocemente dalla circolazione (e all’interno del Post trovate anche link relativi ad articoli precedenti). Ma vi dirò di più, e qui si svela la non più giovane età, il sottoscritto era presente al concerto che Rory tenne al Teatro Lirico di Milano nel lontano 1972 (con il Banco come gruppo di supporto, ed era lo stesso anno in cui fu registrato il mitico Live In Europe): e posso confermare, aveva la camicia a quadri, proprio quella che vedete sul manifesto qui sopra, la chitarra era la famosa Stratocaster del 1961, rovinata dalla ruggine, ma con un suono splendido, e durante il concerto usò anche una Telecaster bianca. Concerto memorabile, degno della sua reputazione.

Quindi per chi vuole rinverdire i vecchi fasti o vuole avvicinarsi a quello che è stato uno dei più grandi chitarristi mai prodotti dal rock e dal blues, assolutamente alla pari con i vari Clapton, Beck, Page, Hendrix, che in un’occasione lo definì il migliore di tutti, dopodomani, nella location che trovate sempre sul manifesto riportato qui sopra, ci sarà una serata speciale per ricordare il musicista di Ballyshannon, scomparso a Londra il 14 giugno del 1995 a soli 47 anni. Ci saranno due tribute bands, i Sinnerboy dal Regno Unito.

E gli Italiani Big Guns, per una serata ad ingresso gratuito, inizio dell’evento ore 22, venerdì 8 dicembre, Via Borgo Palazzo 211, Bergamo. Nel corso della serata verrà presentata anche la prima biografia ufficiale dedicata a Rory Gallagher “il bluesman bianco con la camicia a quadri”

fabio rossi l'uomo con la camicia a quadri

Mi era stato chiesto di scrivere due righe per annunciare la serata sul Blog e l’ho fatto con piacere, ora sta a voi, segnatevela sull’agenda o sullo Smartphone.

Buon divertimento.

Bruno Conti

Giovane, Ma Tosto Pure Questo. Tom Killner – Live

tom killner live

Tom Killner – Live – Cleopatra Records

Ultimamente i migliori nuovi chitarristi blues (e rock) vengono prodotti dalla scena musicale americana, anche per le dimensioni del bacino da cui pescare, ma ogni tanto pure dall’Inghilterra arriva qualche nome degno di nota: penso a Aynsley Lister, Oli Brown, Laurence Jones, tra le donne a Joanne Shaw Taylor, e tra quelli più affermati a Matt Schofield o Danny Bryant, tanto per ricordarne alcuni. Forse proprio a quest’ultimo si può avvicinare il giovane Tom Killner: ventuno anni, già con un album di studio pubblicato nel 2015, Killner è uno di quelli dal sound “tosto” e tirato, di scuola rock-blues, un repertorio che pesca nei classici (ma nel disco di studio c’erano anche sue composizioni), e infatti questo disco dal vivo, registrato alla Old School House di Barnsley, è composto solo di cover. Quando ho letto il nome dell’etichetta (la mitica Cleopatra!) ho temuto il peggio, ma questa volta devo dire tutto bene. Killner si presenta sul palco con il suo gruppo, un quintetto che prevede un secondo chitarrista e un tastierista: il suono è in effetti, almeno nei primi brani, piuttosto tirato anziché no. Si capisce che il giovane ha messo a frutto gli ascolti della collezione di dischi del babbo, dai Cream a Hendrix, ma anche i vecchi Fleetwood Mac e il southern rock, e per il modo di cantare e suonare, ruvido e grintoso, anche uno come Rory Gallagher (un po’ più “cicciotto”) viene citato dallo stile esuberante di Tom.

Questo almeno è il punto di partenza, ma poi gli ascolti e le influenze si sono ampliate per confluire in questo disco dal vivo: prendiamo la traccia di apertura, Like It This Way, un brano dei primi Fleetwood Mac, firmato da Danny Kirwan, e mai inciso dal gruppo di Peter Green, solo eseguito in concerto e poi uscito in un disco postumo, l’approccio di Killner e soci è quello ruspante e ispido che ci si potrebbe aspettare. Ritmica dura e cattiva, doppia chitarra solista (come i vecchi Fleetwood), voce sopra le righe, ma corposa per un 21enne, e via pedalare, l’organo lavora sullo sfondo e Killner comincia ad esplorare la sua solista con voluttà ; King Bee più che a Muddy Waters (debitamente citato) rimanda proprio al giovane Rory Gallagher, chitarra arrotata, un pianino saltellante e tanta grinta, manco fossero i giovani Taste. Ain’t No Rest For The Wicked non è qualche oscura perla del British Blues, ma un brano dei Cage The Elephant (già presente nel disco di studio), a dimostrazione che il buon Tom ascolta anche materiale contemporaneo, una bella hard ballad con umori southern di buona fattura, mentre Have You Ever Loved A Woman è il suo omaggio al grande blues, un lento legato quasi inestricabilmente a Eric Clapton, ma di cui Killner ci regala una versione calda e raffinata, con uno splendido lavoro in crescendo della sua chitarra che inanella assolo dopo assolo, ben coadiuvato dal secondo chitarrista Jack Allen e dal tastierista Wesley Brook.

Higher Ground di Stevie Wonder non è una scelta che ti aspetteresti, ma l’approccio funky ed hendrixiano, è brillante e riuscito. L’altro brano estratto dal disco di studio è una ripresa di Cocaine Blues, lenta ed atmosferica con un pregevole uso su toni e volumi. Poi tocca ad una esuberante ma rispettosa Crosstown Traffic di Mister Jimi Hendrix, suonata veramente bene. Segue un inatteso doppio omaggio al sound sudista e agli Allman Brothers, prima con una lirica ed intensa Soulshine di Warren Haynes, poi con una veemente e “riffata” Whipping Post, dove si apprezza l’ottimo lavoro di tutta la band, e anche se Killner non può competere con la voce di Gregg Allman, la parte strumentale è eccellente, come pure nella successiva The Weight, con il classico della Band ripreso con rispetto e il giusto approccio per questo capolavoro. Ancora Hendrix con una vorticosa e fumante Foxy Lady, che conferma le buone impressioni sollevate da questo giovane Tom Killner. La stoffa c’’è, come conferma anche la conclusione con una robusta versione di With A Little Help From My Friends di Joe Cocker (di cui sto guardando proprio in questi giorni il documentario relativo alla sua vita Mad With Soul, del quale a tempo debito vi riferirò sul sito) che se non raggiunge le vette di quella che fanno dal vivo i SIMO, ci si avvicina di parecchio. 70 minuti complessivi di rock e blues da gustare tutto d’un fiato, questa volta la Cleopatra non ha “ciccato”!

Bruno Conti

Poderoso Rock-Blues Di Stampo Southern. Sean Chambers – Trouble & Whiskey

sean chambers trouble & whiskey

Sean Chambers – Trouble & Whiskey – American Showplace Music

Mi era già capitato, in passato,  di parlare, in modo più che positivo, di Sean Chambers: in occasione del suo Live From The Long Island Warehouse del 2011 http://discoclub.myblog.it/2011/10/20/virtuosi-ain-t-nothin-but-the-blues-rock-the-sean-chambers-b/ , poi il chitarrista della Florida aveva pubblicato nel 2013 un altro buon album, dal titolo The Rock House Sessions, prodotto da Reese Wynans, che suonava pure le tastiere nel disco, dove apparivano tra i musicisti gente come Bob & Etta Britt, Tom Hambridge alla batteria, Tommy McDonald al basso, Rob McNelley alla seconda chitarra, quindi non i primi che passavano per strada. Ora a distanza di quattro anni dal precedente il nostro amico ritorna con Trouble & Whiskey, il suo sesto CD (e forse il migliore), in una onorata carriera che lo ha visto suonare ad inizio carriera come chitarrista della band di Hubert Sumlin, facendo la dovuta gavetta. In Humble Spirits del 2004 c’erano Bobby Torello alla batteria e Dan Toler addirittura al basso, oltre a Bernard Allison, e pure il Live citato prima era un ottimo album.

Nulla quindi da far supporre che il nuovo album potesse essere inferiore ai suoi predecessori, e infatti non lo è. Sean Chambers, per dividere la capocchia di uno spillo, è un praticante del rock-blues più che del blues, nel senso che il suo genere è tirato e grintoso, dalle parti del power trio, anche se le tastiere sono sempre ben presenti, ma soprattutto è un notevole virtuoso della chitarra elettrica, di quelli della scuola Hendrix, Stevie Ray Vaughan, ZZ Top, per la sua provenienza sudista, ma, per certi versi, anche con affinità con Gary Moore, nel senso che gli piace “picchiare”, con giudizio, nella propria musica. Nel nuovo disco Chambers è affiancato da Kris Schnebelen ex Trampled Under Foot alla batteria, oltre che da Todd Cook al basso e da Michael Hensley alle tastiere, più altri ospiti che vediamo fra un attimo: l’iniziale I Need Your Lovin’, uno dei sette brani originali firmati dal nostro, è un poderoso rock-blues di stampo southern, molto alla ZZ Top, con la chitarra che inizia a volteggiare con vigore sulle evoluzioni della sezione ritmica e dell’organo; in Bottle Keeps Staring At Me Chambers passa alla slide, per un brano che mi ha ricordato moltissimo lo stile di Rory Gallagher, mentre la title track è un torrido blues lento (firmato insieme al collega Jimmy Bennett) in cui Sean ci delizia con uno di quei classici assoli da faccina, quelli dove il chitarrista estrae dal suo strumento fino all’ultima stilla di feeling, e per fare ciò il viso si contorce in smorfie che fanno pensare a qualcuno affetto da una forte acidità di stomaco, oppure che stia eseguendo un assolo della Madonna, e per l’occasione siamo nella seconda categoria.

E pure nel reparto vocale non si scherza, il musicista della Florida è un possesso di una voce potente ed espressiva, e nella successiva Travelin’ North, dove John Ginty siede all’organo, i due si sfidano in un sinuoso duetto chitarra-organo che rimanda all’accoppiata Ronnie Earl/Bruce Katz nei dischi dei Broadacasters. Cut Off My Right Arm è la prima delle tre cover, un blues più classico e rigoroso, dal repertorio di Johnny Copeland, sempre con il fluido lavoro della solista in evidenza; Bullfrog Blues, un traditional degli anni ’20, lo si ricorda nella versione dei Canned Heat, ma a chi scrive soprattutto in quella di Rory Gallagher, e la grinta di Chambers, di nuovo alla slide, si rifà moltissimo all’approccio poderoso del grande irlandese, e per completare il tuffo nel passato Schnebelen piazza pure un “desueto” assolo di batteria. Eccellente anche la ripresa di Sweeter Than An Honey Bee, un brano di B.B. King, con Michael Hensley al piano, dove la band, con Sean anche all’acustica si lancia in un vorticoso ritmo che più che a Riley rimanda di nuovo a Gallagher in trasferta sul Mississippi; Handyman è firmata di nuovo con Bennett, che è anche impegnato alla seconda chitarra, ancora un brano a tutto riff, che vira verso il lato più tirato e rock della musica di Chambers, che comunque suona sempre come un indemoniato. E tanto per non farci mancare nulla Be Careful With A Fool è un altro slow blues di quelli intensi, con la chitarra che inanella una serie di assoli lancinanti della premiata scuola Jimi Hendrix o Stevie Ray Vaughan, mentre in Gonna Groove, firmata ancora con Bennett, come da titolo  si va molto di funky felpato, con organo sincopato e anche se la tensione si allenta un attimo l’assolo prima di slide e poi della solista tradizionale è sempre di grande classe e finezza, come tutto l’album del resto. Se vi piace il blues-rock chitarristico non passate oltre.

Bruno Conti    

E Questa Invece E’ Brava: Se Lo Dice Anche Bonamassa Sarà Vero! Joanne Shaw Taylor – Wild

joanne shaw taylor wild

Joanne Shaw Taylor  – Wild – Axehouse Music

La regola, ricordata in un famoso detto, dovrebbe essere, “chi si loda si imbroda” e una come Joanne Shaw Taylor che nel suo sito viene presentata come “the finest female blues rock singer and guitarist” (ma Susan Tedeschi e Bonnie Raitt, per citarne due, saranno contente?) potrebbe rientrare nella categoria delle “montate”, ma visto che invece non siamo molto lontani dalla verità, se aggiungiamo “one of” all’inizio della frase ci siamo, e poi la nostra amica, è giovane (30 anni nel 2016, ops mi è scappata l’età, non si dovrebbe), bionda, carina e pure brava. La sua crescita qualitativa è esponenziale, prima l’ottimo Live Songs From The Road http://discoclub.myblog.it/2013/12/16/bella-brava-bionda-suona-il-blues-joanne-shaw-taylor-songs-from-the-road/ , poi il trasferimento negli States (la Shaw Taylor è inglese, se non lo avevamo detto) per un primo album, The Dirty Truth http://discoclub.myblog.it/2014/11/23/porti-la-chitarra-bella-bionda-joanne-shaw-taylor-the-dirty-truth/ , registrato a Conce, Tennessee, con la produzione di Jim Gaines e l’aiuto di alcuni eccellenti musicisti locali; ora per il nuovo Wild, quinto disco di studio, trasferta di poche miglia ai Grand Victor Sound Studios di Nashville, dove opera abitualmente Kevin Shirley, il produttore di Joe Bonamassa, che ha espresso più volte il suo apprezzamento per Joanne, definendola una delle migliori cantanti, autrici e chitarriste del blues contemporaneo, utilizzandola anche come opening act nel suo recente tour dedicato alla British Blues Explosion e addirittura “prestandole” una parte della sua band per la registrazione del nuovo album.

Infatti nel disco appaiono il bassista Michael Rhodes, la sezione fiati di Paulie Cerra e Lee Thornburg, oltre alle tre splendide coriste Mahalia Barnes, Juanita Tippins e Jade MacRae, con l’aggiunta di Rob McNelley alla seconda chitarra, Steve Nathan alle tastiere e Greg Morrow alla batteria. Ma protagoniste assolute sono le canzoni dell’album, incanalate attraverso la voce roca e la Gibson della Shaw Taylor. Dying To Know è una bella partenza, tra boogie e classico british blues alla Rory Gallagher, ma pure vicina ovviamente al sound dell’ultimo Bonamassa, con la chitarra subito in azione, fluida ed aggressiv ; Ready To Roll, anche se le coriste ci mettono del loro nel call and response, è un rock-blues funky ed energico, ma più scontato nello svolgimento, anche se la chitarra fa sempre il suo dovere, e Get You Back, sempre con i dovuti distinguo, sembra comunque ispirarsi di nuovo alle atmosfere del Rory Gallagher più aggressivo, con le linee della solista sempre interessanti e le coriste scatenate https://www.youtube.com/watch?v=yRQbOd_1h1c . No Reason To Stay, con una atmosferica introduzione di piano, tastiere e chitarra, poi si sviluppa come un brano dei primi Dire Straits, incalzante e con un bel crescendo chitarristico  https://www.youtube.com/watch?v=bsVfuKSjdqg. Wild Is The Wind è il classico pezzo di Dimitri Tiomkin, la facevano anche Nina Simone e David Bowie, qui diventa una sorta di moderna soul ballad, cantata con passione dalla Shaw Taylor che sfodera anche un paio dei suoi migliori assoli del disco, lirici ed avvolgenti.

Wanna Be My Lover torna al rock-blues potente ed aggressivo che è una delle prerogative della bionda inglese, con tutta la band ben evidenziata dalla produzione nitida di Shirley. I’m In Chains vira verso un hard-rock made in the 70’s, con potenti riff alla Deep Purple, ma anche derive boogie sudiste, chitarre taglienti e le coriste che tornano più agguerrite che mai. I Wish I Could Wish You Back, titolo da scioglilingua amoroso, è una bella ballata, impreziosita dalla voce roca della Shaw Taylor, molto presa da questa canzone di rimpianti di amore, arrangiamento comunque di raffinata complessità. A sorpresa poi arriva My Heart’s Got A Mind Of Its Own, un brano tra swing con fiati, soul e il classico sound pianistico di Leon Russell, che è il co-autore del brano, una canzone dove Kevin Shirley applica le variazioni sonore utilizzate negli album di Bonamassa in coppia con Beth Hart, mentre in conclusione la Shaw Taylor si inventa un assolo alla BB King. Nothing To Lose torna al miglior blues-rock, potente e vigoroso, con notevoli fiammate chitarristiche.

In conclusione un classico di Gershwin con cui già in passato si sono confrontati colossi del rock, Summertime (penso alla versione di Janis Joplin a cui chiaramente si rifà questa della Shaw Taylor): niente male, con inserti pianistici ad impreziosirla ed una buona prestazione vocale della nostra amica, molto impegnata anche alla solista con una serie di assoli notevoli. Come è ormai diventata (pessima) usanza, visto quanto le fanno pagare, c’è anche una Deluxe edition singola, con due tracce aggiunte, Sleeping On A Bed Of Nails e Your Own Little Hell, due ulteriori buoni pezzi che confermano la qualità complessiva di questo Wild e il talento della bionda Joanne Shaw Taylor.

Bruno Conti

Novità Di Settembre, Appendice Finale. Darlene Love, Lucero,Tommy Keene, Dead Weather, Taste

darlene love introducing

E siamo arrivati al capitolo finale delle varie anticipazioni sulle uscite discografiche più interessanti (almeno per il Blog) del mese di settembre: nel Post odierno ho recuperato alcuni titoli che erano sfuggiti per vari motivi nei capitoli precedenti. Sicuramente ce ne saranno altri che mancano all’appello, alcuni di cui comunque ci saremmo occupati in ogni caso ed insieme ai più importanti di quelli via via segnalati avranno diritto ad un Post apposito ad hoc.

Questo Introducing Darlene Love in un primo momento mi era sfuggito perché pensavo si trattasse di una antologia dedicata alla leggendaria cantante americana da sempre associata con Phil Spector, ma che vanta anche una sorta di venerazione da parte di Bruce Springsteen e Miami Steve Van Zandt. Proprio Little Steven è il produttore e l’arrangiatore di questo progetto in uscita il 18 settembre per la Wicked Cool Records via Columbia, con la partecipazione di una miriade di ospiti incredibili:

1. Among The Believers (Stevie Van Zandt)
2. Forbidden Nights (Elvis Costello)
3. Love Kept Us Foolin Around (Linda Perry)
4. Little Liar (Desmond Child/Joan Jett)
5. Still Too Soon To Know (Elvis Costello)
6. Who Under Heaven (Jimmy Webb)
7. Night Closing In (Bruce Springsteen)
8. Painkiller (Michael Des Barres/Paul Ill)
9. Just Another Lonely Mile (Bruce Springsteen)
10. Last Time (Stevie Van Zandt)
11. River Deep, Mountain High (Phil Spector/Jeff Barry/Ellie Greenwich)
12. Sweet Freedom (Barry Mann/Cynthia Weil)
13. Marvelous (Walter Hawkins)
14. Jesus Is The Rock (That Keeps Me Rollin) (Stevie Van Zandt)

Quelli tra parentesi sono gli autori, ma molti di loro partecipano in modo fattivo anche alla realizzazione dell’album di Darlene Love, il primo album nuovo dal lontano 1988; come vedete ci sono due canzoni di Springtsteen e due di Costello (e tre di Van Zandt, che suona anche la chitarra in tutto il disco): francamente non sentivo la mancanza di Linda Perry e Desmond Child, ma fanno parte del pacchetto totale e in ogni caso il video di Forbidden Nights è delizioso, con l’avvertenza che quelli che si vedono non sono i sosia di Patti Scialfa, Bruce Springsteen, Joan Jett, Bill Murray, Elvis Costello, Paul Shaffer e Steven Van Zandt, oltre a David Letterman con barba, ma gli originali..

e qui la troviamo con Bruce e soci alla serata speciale per i 25 anni della Rock And Roll Hall Of Fame

lucero all a man should do

Un po’ a sorpresa, sempre il 18 settembre, esce anche il nuovo album dei Lucero
All A Man Should Do. Dieci nuovi brani per la band di Ben Nichols, preceduti dal singolo, che già mi piace solo dal titolo, Went Looking For Warren Zevon’s Los Angeles

1. Baby Don’t You Want Me
2. Went Looking for Warren Zevon’s Los Angeles
3. The Man I Was
4. Can’t You Hear Them Howl
5. I Woke Up in New Orleans
6. Throwback No. 2
7. They Called Her Killer
8. Young Outlaws
9. I’m in Love with a Girl
10. My Girl & Me in ‘93

Etichetta Ato Records, come al solito.

tommy keene laugh in the dark

Nuovo album anche per Tommy Keene, purtroppo uno dei secreti meglio conservati del rock americano, questo Laugh In The Dark, in uscita negli USA il 4 settembre per la Second Motion (e il 25 settembre per il mercato europeo), tra CD, EP, Compilations e Live è già il 20° album della sua discografia. Se vi piace il rock classico ad alto tasso chitarristico (vogliamo chiamarlo power pop?) ricco di melodie, canzoni di gran classe e raffinatezza questo signore fa per voi. Titoli dei brani:

1. Out Of My Mind
2. Dear Heloise
3. Last Of The Twilight Girls
4. All The Lights Are Alive
5. Laugh In The Dark
6. I Belong To You
7. Alone In These Modern Times
8. I Want It To Be Over Now
9. Go Back Home
10. All Gone Away

Video del nuovo album ancora nulla, per avere una idea di chi parliamo un paio di brani dal passato. Dal classico Songs From The Film del 1986

e dall’ultima uscita del 2013, Excitement at Your Feet, un disco di cover, questa è la sua versione di Guiding Light dal capolavoro dei Television Marquee Moon

e le tracce audio del nuovo disco

dead weather dodge and burn

Registrato approssimativamente tra il luglio 2014 e il luglio 2015 (ma il singolo solo in vinile con Open Up e Buzzkill(er) era stato inciso sul finire del 2013 e pubblicato dall’etichetta personale di Jack White Third Man Records). Stessa etichetta, con distribuzione Warner, per il terzo album dei Dead Weather Dodge And Burn, uscita prevista per il 25 settembre: con White, versione capello corto, i soliti Alison Mosshart, Dean Fertita e Jack Lawrence. Non mi hanno mai fatto impazzire, lo preferisco con i Raconteurs, comunque questo è il brano che anticipa l’album, un buon pezzo di hard rock classico

taste what0s going on

E per finire, Taste What’s Going On Live At The Isle Of Wight. Come i più attenti avranno notato, nel recentissimo cofanetto quadruplo della band di Rory Gallagher I’ll Remember,  il concerto registrato all’isola di Wight non c’era, pur facendo parte della discografia ufficiale ed essendo stato pubblicato varie volte in CD. Ma questa volta il concerto esce in vari formati: CD, 2 LP e, per la prima volta, anche in DVD e Blu-Ray. Il tutto ad opera della Eagle Rock e con data di pubblicazione 18 settembre. Se proprio vogliamo essere pignoli nel DVD Message to Love:The Isle of Wight Festival 1970 c’erano due brani dei Taste, Sinner Boy e Gamblin’ Blues, ma questa volta c’è tutto il concerto completo:

TRACKLISTING CD / 2LP
1) What’s Going On
2) Sugar Mama
3) Morning Sun
4) Gambling Blues
5) Sinner Boy
6) I’ll Remember
7) I Feel So Good
8) Catfish Blues
9) Same Old Story
10) Blister On The Moon

TRACKLISTING DVD / Blu-Ray
1) What’s Going On
2) Sugar Mama
3) Morning Sun
4) Gambling Blues
5) Sinner Boy
6) Same Old Story
7) Catfish Blues
8) I Feel So Good

Quindi anche chi già possiede il CD sarà costretto al “sacrificio”, ci tocca!

In ogni caso soldi ben spesi, la leggenda di Rory Gallagher continua…

E anche noi proseguiamo, ci sentiamo alla prossima.

Bruno Conti

Ristampe Agosto 2015. Taste – I’ll Remember You Cofanetto 4 CD

taste i'll remember

Taste – I’ll Remember You – Box 4 CD – Polydor/Universal 28-08-2015

Se ne parlava già da alcuni mesi, e a fine agosto uscirà questo cofanetto di 4 CD per ricordare Rory Gallagher, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, ma anche per rendere onore e merito agli irlandesi Taste, uno dei gruppi che viene giustamente considerato tra gli inventori del cosidetto power-rock trio, contemporanei dei Cream e degli Experience di Jimi Hendrix, a distanza di tanti anni non vengono ricordati con la stessa riverenza accordata ai gruppi di Clapton ed Hendrix, forse anche perché Richard McCraken, al basso e John Wilson, alla batteria,  non sono entrati nella leggenda del rock come Ginger Baker e Jack Bruce, Mitch Mitchell e Noel Redding (e forse, ma forse, perché erano anche meno bravi), ma Gallagher era uno dei chitarristi più straordinari prodotti da quell’epoca, e da tutte le successive, uno dei chitarristi elettrici più bravi di sempre, ancora oggi al n° 57 nella classifica all time di Rolling Stone. E con quella presunta famosa frase attribuita a Jimi Hendrix “Come ci si sente ad essere il più grande chitarrista del mondo? “ Non lo so vai a chiederlo a Rory Gallagher”  entrata nella mitologia del rock.

Diciamo subito che il cofanetto, I’ll Remember You, è molto bello, sia a livello estetico che di contenuti, ma non è la discografia completa del gruppo: mancano i due dischi dal vivo postumi (la band si è sciolta nel 1970) Live Taste e Live At The Isle Of Wight, entrambi pubblicati nel 1971, Taste First, con le registrazioni del 1967, uscito nel 1972 per la Basf, e In Concert, etichetta Ariola 1976, come Taste featuring Rory Gallagher, con un concerto al Marquee del 1968. Però gli inediti e le rarità compensano abbondantemente. I primi due CD contengono gli album originali di studio Taste, del 1969 e On The Boards, del 1970, entrambi arricchiti da molte tracce aggiunte, mentre il terzo e quarto CD riportano materiale dal vivo e in studio di grande valore, con demos, alternate takes e materiale dal vivo inedito, tra cui la registrazione parziale del famoso Woburn Abbey Festival del 1968 in cui si incrociarono per la prima volta le strade di Rory Gallagher e Jimi Hendrix (e di cui esistono anche i nastri di Hendrix, già venduto in rete dalla Dagger Records della Experience Hendrix come official bootleg, ma si presume verranno pubblicati in futuro anche dalla Sony a livello ufficiale, ma questa è un’altra storia).

Comunque ecco il contenuto completo del cofanetto:

CD1 – Taste:
01: Blister On The Moon ( 3:26 )
02: Leaving Blues ( 4:15 )
03: Sugar Mama ( 7:14 )
04: Hail ( 2:35 )
05: Born On The Wrong Side of Time ( 4:00 )
06: Dual Carriageway Pain ( 3:13 )
07: Same Old Story ( 3:32 )
08: Catfish ( 8:04 )
09: I’m Moving On ( 2:29 )
10: Blister On The Moon – Alt Version ( 3:30 )
11: Leaving Blues – Alt Version ( 4:20 )
12: Hail – Alt Version ( 2:36 )
13: Dual Carriageway Pain – Alt Version – No Vocal ( 3:00 )
14: Same Old Story – Alt Version ( 3:30 )
15: Catfish – Alt Version ( 8:00 )

CD2 – On The Boards:
01: What’s Going On ( 2:44 )
02: Railway and Gun ( 3:33 )
03: It’s Happened Before, It’ll Happen Again ( 6:32 )
04: If The Day Was Any Longer ( 2:07 )
05: Morning Sun ( 2:38 )
06: Eat My Words ( 3:45 )
07: On The Boards ( 6:01)
08: If I Don’t Sing I’ll Cry ( 2:38 )
09: See Here ( 3:04 )
10: I’ll Remember ( 3:01 )
11: Railway and Gun – Off The Boards mix ( 3:30 )
12: See Here – Alt Version ( 3:00 )
13: It’s Happened Before, It’ll Happen Again – Take 2 – Beat Club audio 1970 ( 10:52 )
14: If The Day Was Any Longer – Beat Club audio 1970 ( 2:35 )
15: Morning Sun – Beat Club audio 1970 ( 3:31 )
16: It’s Happened Before, It’ll Happen Again – Take 1 – Beat Club audio 1970 ( 9:48 )


CD3 – Live In Stockholm and London 1970:
01: What’s Going On ( 3:00 ) – Live in Stockholm – September 1970
02: Sugar Mama ( 7:00 ) – Live in Stockholm – September 1970
03: Gambling Blues ( 4:00 ) – Live in Stockholm – September 1970
04: Sinner Boy ( 4:00 ) – Live in Stockholm – September 1970
05: At The Bottom (4:00) – Live in Stockholm – September 1970
06: She’s 19 Years Old ( 4:00) – Live in Stockholm – September 1970
07: Morning Sun ( 2:40 ) – Live in Stockholm – September 1970
08: Catfish ( 5:30 ) – Live in Stockholm – September 1970
09: I’ll Remember ( 5:30 ) – BBC Radio One – Live from the Paris Theatre 1970***
10: Railway and Gun ( 4:10 ) – BBC Radio One – Live from the Paris Theatre 1970***
11: Sugar Mama ( 6:31 ) – BBC Radio One – Live from the Paris Theatre 1970***
12: Eat My Words ( 8:17 )- BBC Radio One – Live from the Paris Theatre 1970***
13: Catfish ( 5:32 ) – BBC Radio One – Live from the Paris Theatre 1970***

*** Off-air recordings

CD4 – Taste Mark I – Belfast Sessions and Demos / 7” single and Live at Woburn Abbey Festival 1968:
01: Wee Wee Baby ( 2:45 ) – Major Minor demo
02: How Many More Years ( 3:24 ) – Major Minor demo
03: Take It Easy Baby ( 7:09 ) – Major Minor demo
04: Pardon me Mister ( 2:41 ) – Major Minor demo
05: You’ve Got To Pay ( 2:42 ) – Major Minor demo
06: Norman Invasion ( 3:01 ) – Major Minor demo
07: Worried Man ( 2:30 ) – Major Minor demo
08: Blister On The Moon – A-Side of the Major Minor 7” single
09: Born On The Wrong Side of Time – B-Side of the Major Minor 7” single
10: Summertime ( Instrumental ) ( 1:31 ) – Live at Woburn Abbey Festival 1968
11: Blister On The Moon ( 3:38 ) – Live at Woburn Abbey Festival 1968
12: I Got My Brand On You ( 7:23 ) – Live at Woburn Abbey Festival 1968
13: Medley – Rock Me, Baby / Bye Bye Bird / Baby Please Don’t Go / You Shook Me, Baby ( 10:59 ) – Live at Woburn Abbey Festival 1968

Il box costerà tra i 40 e 50 euro e per chi non conosce i dischi dei Taste sarà una sorpresa ascoltare Rory Gallagher impegnato di tanto in tanto anche al sax, oltre che alla chitarra e all’armonica, in incursioni in territori jazz inconsueti nella sua opera successiva.

Le altre “ristampe” di agosto le leggete in un altro Post.

Bruno Conti