Cofanetti Autunno-Inverno 16. Ed Anche Space Oddity Compie 50 Anni, Ma Viene Celebrato “In Incognito”! David Bowie – Conversation Piece

david bowie conversation piece

David Bowie – Conversation Piece – Parlophone/Warner 5CD Box Set

Quest’anno gli estimatori di David Bowie non hanno avuto il solito volume dei box sets riepilogativi della carriera del musicista scomparso nel Gennaio del 2016 (una serie comunque più interessante per i neofiti che per i fans, dato la scarsità di materiale inedito), ma sono stati gratificati di un’operazione per loro ancora più stuzzicante. Facciamo un passo indietro di qualche mese, e cioè a quando la Parlophone ha pubblicato tre cofanetti esclusivamente in vinile intitolati rispettivamente Spying Through A Keyhole, Clareville Grove Demos e The “Mercury” Demos, in cui venivano pubblicate delle sessions in gran parte inedite del biennio 1968-1969 inerenti all’allora imminente “vero” debutto discografico del futuro Duca Bianco (l’album David Bowie, uscito per la Deram nel 1967 e pochissimo rappresentativo dello stile che il nostro avrà in seguito, è sempre stato trattato alla stregua di una falsa partenza). Anche il disco del 1969 si intitolerà David Bowie, quasi a voler rimarcare che quello sarà il vero debutto (negli Stati Uniti verrà invece ribattezzato in maniera secondo me un po’ idiota, Man Of Words, Man Of Music), ma oggi con quel nome il disco lo conoscono in tre, dato che dal 1972 ogni ristampa lo identificherà come Space Oddity, dal titolo della splendida ballata che apre il lavoro, uno dei brani più leggendari di Bowie che diede il via ad una lunga serie di canzoni a tema “spaziale” (e che venne pubblicata come singolo solo cinque giorni prima della missione Apollo 11 sulla Luna).

Oggi Space Oddity viene celebrato in maniera sontuosa ancorché un po’ strana, con un box che non mette in evidenza il nome dell’album ma lo nasconde preferendo recare il titolo Conversation Piece: cinque CD in cui troviamo i contenuti delle tre pubblicazioni in vinile citate in precedenza (che avevano un costo esageratamente alto) ulteriormente arricchite di altri 12 inediti, più due versioni corredate da bonus tracks dell’album originale del 1969, uno con il mix dell’epoca ed uno rifatto apposta per questo box (quest’ultimo disponibile anche separatamente), che occupano rispettivamente il quarto e quinto CD del box. Il cofanetto tra l’altro è splendido dal punto di vista “fisico”, uno dei più belli tra quelli usciti ultimamente: un librone dalla copertina dura pieno di foto rare, note brano per brano, crediti e vari scritti e testimoianze (tra cui quella di Tony Visconti, produttore dell’album e futuro partner artistico inseparabile per David), con i cinque CD infilati in  pratiche “tasche” poste all’inizio ed alla fine del libro. Risentiamo dunque con grande piacere Space Oddity (la versione remix del 2019 è incisa tra l’altro in maniera spettacolare), un lavoro che presentava diversi musicisti di gran nome, tra cui il futuro Yes Rick Wakeman alle tastiere, il batterista dei Pentangle Terry Cox, il chitarrista Tim Renwick, il bassista Herbie Flowers e l’arrangiatore Paul Buckmaster, mentre l’altro bassista John Lodge è solo omonimo di quello dei Moody Blues.

La title track rimane un capolavoro assoluto, ma anche i restanti brani mostrano il talento di un artista che di lì a poco diventerà uno dei più popolari al mondo: non manca qualche ingenuità (la pur bella Cygnet Committee è tirata un po’ troppo per le lunghe, Memory Of A Free Festival, con Marc Bolan ai cori, è pretenziosa), ma non mancano nemmeno ottime canzoni come l’energica e roccata Unwashed And Somewhat Slightly Dazed, l’orecchiabile Janine, il pop etereo della gentile An Occasional Dream, la folkeggiante God Knows I’m Good; troviamo anche per la prima volta all’interno della tracklist il bel brano che dà il titolo al box, originariamente omesso per problemi di durata e riciclato come lato B di un singolo. Come bonus nei due dischetti finali del cofanetto ci sono missaggi alternativi di tre brani dell’album, la versione rifatta di Wild Eyed Boy From Freecloud per un lato B, e la rilettura in italiano di Space Oddity intitolata Ragazzo Solo, Ragazza Sola, con parole di Mogol ma anche con il significato originale del testo completamente stravolto (e poi la pronuncia italiana di Bowie non è proprio impeccabile). Ma come ho già accennato prima le vere chicche del box sono contenute nei primi tre dischetti, dei quali vado a fare una veloce disamina.

CD 1. Le prime dodici tracce sono tutti home demos del 1968 in cui Bowie suona tutto da solo, in alcuni casi aggiungendo anche cori sempre con la propria voce: a parte un primo frammento di Space Oddity e la leggerina London Bye Ta-Ta sono tutti brani abbastanza oscuri, con titoli come April’s Tooth Of Gold, The Reverend Raymond Brown, When I’m Five, Angel Angel Grubby Face eccetera, pezzi che in alcuni casi avrebbero dovuto formare un ipotetico secondo album per la Deram. Tra pop, folk, reminiscenze beatlesiane ed un leggero tocco di psichedelia ci troviamo di fronte ad un documento di alto valore storico più che artistico, dato che le canzoni presenti non sono certo indimenticabili (anche se alcune di esse avrei voluto risentirle in una veste più consona, come In The Heat Of The Morning, Goodbye 3D (Threepenny) Joe e Love All Around). Gli otto pezzi che seguono risalgono all’inizio del 1969 e vedono David accompagnato alla chitarra e voce da John “Hutch” Hutchinson: tra i brani presenti troviamo altri tre tentativi di Space Oddity, che presenta già la struttura nota ma che lo stylophone suonato da Bowie riveste di sonorità sperimentali, una prima versione di An Occasional Dream, la vivace e bucolica Ching-A-Ling ed una cover di Life Is A Circus, oscura canzone dei misconosciuti Djinn. Il CD termina con due incisioni in solitaria di David (Conversation Piece e la dylaniana Jerusalem) ed alla prima versione pubbicata ufficialmente di Hole In The Ground (con George Underwood), uno tra gli inediti più mitizzati del nostro.

CD 2. Il sottotitolo di questo dischetto è The “Mercury” Demos, in quanto la fonte è un master tape in mono con la tracklist scritta a mano dall’A&R della Mercury Calvin Mark Lee. Dieci pezzi incisi nel ’69 ancora con Hutchinson, tra i quali spiccano finalmente titoli che poi finiranno su Space Oddity, come la title track, Janine (con il ritornello che scimmiotta scherzosamente quello di Hey Jude), An Occasional Dream, Conversation Piece, I’m Not Quite (che diventerà Letter To Hermione) e Lover To The Dawn, che si evolverà nel tour de force di Cygnet Committee. Ci sono però anche altre cose, come le già ascoltate in veste diversa Ching-A-Ling, Life Is A Circus e When I’m Five, oltre ad una cover molto intima di Love Song di Leslie Duncan, che l’anno seguente Elton John renderà popolare incidendola per l’album Tumbleweed Connection. Un bel CD, con Bowie rilassato ma perfettamente “dentro” alle canzoni ed autore di una serie di performance impeccabili. CD 3. Il terzo dischetto è una miscellanea che comprende versioni mono incise per la Decca di In The Heat Of The Morning e London Bye Ta-Ta, una take elettrica di Ching-A-Ling, molto interessante, una Space Oddity full band alternata ma sempre bellissima, un paio di missaggi in mono di pezzi noti e due diverse BBC Sessions, con solo due canzoni che finiranno su Space Oddity (Janine e Unwashed And Somewhat Slightly Dazed) ed altre che rimarranno rare o inedite, come Let Me Sleep Beside You, Karma Man e Silly Boy Blue.

Vedremo il prossimo anno se questo (ottimo) cofanetto sarà un episodio isolato, tendente a celebrare un album comunque importante in quanto diede il via ad una delle più luminose carriere della storia del rock, o se invece sarà solo la prima di versioni “super deluxe” di tutti gli album della discografia di David Bowie. In questo secondo caso, iniziate fin d’ora a risparmiare ed a fare spazio sui vostri scaffali.

 Marco Verdi

Una Splendida Serata, Finalmente Disponibile: Give The People What They Want! David Bowie – Glastonbury 2000

david bowie glastonbury 2000

David Bowie – Glastonbury 2000 – Parlophone/Warner 2CD – 2CD/DVD – 3LP

Negli ultimi anni non sono mancati album live d’archivio accreditati a David Bowie, ma limitatamente a concerti degli anni settanta (Cracked Actor e Welcome To The Blackout) o inseriti all’interno dei cofanetti riepilogativi della carriera che escono annualmente dal 2015. Questa volta però il discorso è diverso, in quanto Glastonbury 2000 documenta (come da titolo) uno show del Duca Bianco del nuovo millennio (l’unico finora era il bellissimo A Reality Tour, registrato nel 2003 ma pubblicato nel 2010), e non un concerto normale, bensì la storica apparizione del nostro come headliner della serata del 25 Giugno 2000 del famoso festival rock inglese. Lo spettacolo, che esce sia in formato audio che video, girava da anni su bootleg di alterna qualità, ed era stato mostrato in televisione una volta sola, ma esclusivamente la prima mezz’ora: con questo doppio CD (e DVD) possiamo finalmente godere dello show completo, e devo dire che ne valeva assolutamente la pena.

Già il fatto di avere Bowie sul palco in quel periodo era una notizia, in quanto nel 2000 tenne solo quattro concerti (compreso questo), ma se aggiungiamo che Mr. Ziggy mancava dal palco di Glastonbury dal 1971 e che quella sera estiva del 2000 si trovò di fronte a 120.000 persone, capirete perché stiamo parlando di un vero e proprio evento (e fa impressione pensare che, a soli 53 anni, questo sarà uno dei suoi ultimi show, almeno di fronte a così tanto pubblico: il nostro intraprenderà infatti solo più due tour in seguito, nel 2002 e nel 2003/2004, e poi più nulla fino all’inattesa morte avvenuta all’inizio del 2016). E David ripaga il numeroso pubblico con una performance da ricordare, una serata in cui il nostro non prende più di tanto in considerazione le sperimentazioni degli anni novanta, ma regala una scaletta che è il sogno di ogni fan; in aggiunta, Bowie è in forma fisica e vocale strepitosa, e guida una band che è tra le migliori da lui mai avute, formata da Mark Plati ed Earl Slick alle chitarre, Gail Ann Dorsey al basso e voce, Sterling Campbell alla batteria, Mike Garson alle tastiere e con i cori di Emm Gryner e Holly Palmer. Grande musica quindi, versioni dei vari brani spesso allungate e con molto spazio per la band, che dona al concerto un’impronta decisamente rock e, come dicevo, una setlist che è il classico caso di “give the people what they want”.

E poi, ovviamente, c’è Bowie, un intrattenitore nato dalla classe sopraffina, che si presenta come al solito attentissimo anche al look, con una lunga e variopinta giacca rockdello stilista Alexander McQueen ed una folta chioma bionda in puro stile The Man Who Sold The World. L’inizio per la verità è quasi spiazzante, dato che Wild Is The Wind non è proprio uno dei brani più noti di David (era su Station To Station): una ballata molto ritmata, distesa e gradevole, in cui il nostro dimostra da subito di essere in forma eccellente, e con uno splendido lavoro al pianoforte di Garson. Station To Station sarà tra l’altro l’album di Bowie più omaggiato durante la serata, con altre tre tracce provenienti da esso: il funk-rock Stay, con ottima prestazione chitarristica, l’insinuante Golden Years e l’avvolgente title track. Con China Girl hanno inizio le hits, una versione decisamente più rock e meno pop di quella presente su Let’s Dance; a seguire abbiamo una serie incredibile di classici, suonati dal gruppo con rinnovato vigore: dalla famosissima Changes alla straordinaria ballata Life On Mars? (cantata decisamente bene), fino ad una strepitosa Absolute Beginners di otto minuti, uno dei brani più belli di Bowie.Un attimo di relax col la fluida Ashes To Ashes per poi essere piacevolmente assaliti dal rock’n’roll di Rebel Rebel https://www.youtube.com/watch?v=7CLTj-mDXVg , mentre Little Wonder, tratta dal controverso Earthling, non è esattamente il massimo, anche se qui suona più rock e meno drum’n’bass.

Il secondo CD si apre con la danzereccia Fame, anch’essa molto più elettrica in quella serata, e prosegue con una sontuosa versione di una delle più belle canzoni inglesi degli anni settanta, cioè All The Young Dudes, accolta da un prevedibile boato (e David canta splendidamente). Dopo una limpida The Man Who Sold The World elettroacustica, che non ricordavo così bella, e la già citata Station To Station, ecco Starman, uno dei brani di Bowie che preferisco, dotata di un ritornello memorabile e di una bellissima parte di chitarra https://www.youtube.com/watch?v=UwIlqtyxpnU . La poco nota Hallo Spaceboy, non un grande brano, precede una sequenza formidabile di hits che comprende la coinvolgente Under Pressure, successo planetario del nostro insieme ai Queen, la grande rock ballad Ziggy Stardust https://www.youtube.com/watch?v=_OZsiqiC2ME , il superclassico Heroes, sempre un piacere ascoltarla, e Let’s Dance, che inizia come un brano lento per poi assumere la veste conosciuta dopo la prima strofa; finale in tono minore, con la non eccelsa (ma dal suono potente) I’m Afraid Of Americans, che però non va ad inficiare una performance memorabile, che fa di Glastonbury 2000 uno dei migliori album dal vivo di David Bowie.

Marco Verdi

Recensioni Cofanetti Autunno-Inverno 8. La Prima Delle Due Carriere Di Una Grande Rock’n’Roll Band! Mott The Hoople – Mental Train: The Island Years 1969-1971

mott the hoople mental train box front

Mott The Hoople – Mental Train: The Island Years 1969-1971 – Island/Universal 6CD Box Set

Pur trattandosi dello stesso gruppo, esistono due fasi distinte nella carriera dei Mott The Hoople, storica rock band inglese, e lo spartiacque tra queste due fasi si chiama All The Young Dudes. Infatti è grazie alla splendida canzone regalata loro da David Bowie, e all’album con lo stesso titolo, che il combo britannico nel 1972 ha spiccato il volo verso l’immortalità, diventando uno degli act di punta dell’allora imperante movimento glam (anche se i nostri non condividevano più di tanto questa appartenenza, essendo sempre rimasti coi piedi ben saldi nel rock’n’roll) e servendo in un secondo momento come trampolino di lancio per la carriera solista del leader Ian Hunter. Ma esistono anche i Mott degli inizi, una band dalle enormi potenzialità e titolare di quattro album di grande musica rock, nonché responsabile di esibizioni dal vivo al limite dell’infuocato: un gruppo che però non riuscì ad andare oltre al ruolo di “cult band”, e che rischiò di veder svanire i suoi sogni quando, all’indomani dell’album Brain Capers, era provata da forti tensioni interne e non aveva una direzione precisa da seguire. Eppure i nostri (oltre a Hunter, che sostituì il precedente vocalist Stan Tippins su iniziativa di Guy Stevens vulcanico e geniale – al limite dello schizofrenico – manager e produttore del gruppo, i componenti erano il chitarrista Mick Ralphs, secondo songwriter dopo Hunter, il bassista Pete Overend Watts, scomparso l’anno scorso, l’organista Verden Allen ed il batterista Dale Griffin) ci sapevano fare alla grande, sia nelle ballate che nei pezzi più elettrici e roccati, ed il loro suono è sempre stato visto come se Bob Dylan (grande ispirazione per Hunter, anche dal punto di vista vocale) avesse avuto i Rolling Stones come backing band.

Mott The Hoople Mental Train box

Ora i primi quattro lavori dei Mott vengono raccolti in questo bellissimo cofanetto, con diverse bonus tracks per ogni disco e due CD aggiuntivi, uno di rarità ed uno contenente materiale dal vivo: già nel 2003 questi album avevano beneficiato della ristampa (ad opera della Angel Air), ma allora i bonus per ogni disco erano al massimo un paio, mentre qui alla fine ci troviamo ad avere ben trenta brani inediti in totale, senza contare quelli rari (rispetto a quella serie di ristampe, manca l’antologia ricca di inediti Two Miles From Heaven del 1980, i cui brani sono però sparpagliati tra le bonus tracks di questo box). In più, è stato fatto un lavoro egregio di rimasterizzazione, al punto che sembra di avere per le mani dischi incisi da solo pochi mesi. Ecco dunque una disamina album per album, con in evidenza le (tante) canzoni salienti. CD1 – Mott The Hoople (1969): il gruppo esordisce subito con un disco di notevole valore, che inizia con una frustata, cioè una potentissima versione strumentale di You Really Got Me dei Kinks, suonata come se ci trovassimo di fronte ad una punk band ante litteram, con la chitarra di Ralphs a sostituire la linea vocale di Ray Davies. Non è l’unica cover, dato che abbiamo una sontuosa At The Crossroads (Sir Douglas Quintet), ancora meglio dell’originale e con una coda strumentale strepitosa, e soprattutto una stupenda Laugh At Me, scritta da Sonny Bono e più dylaniana che mai, quasi fosse tratta dalle sessions di Highway 61 Revisited (e poi anche l’ex marito di Cher era un dylaniano doc).

Tra i brani originali spiccano senz’altro la ballatona Backsliding Fearlessly, ancora puro Dylan (pensate a The Times They Are A- Changin’), la scatenata Rock And Roll Queen di Ralphs, e soprattutto Half Moon Bay, vibrante rock ballad di più di dieci minuti, che alterna momenti di tranquillità ad altri in cui la tensione si taglia con il coltello. Come bonus, oltre a varie single versions e mix alternativi, il centro della scena se lo prende indubbiamente la take completa di You Really Got Me, ben undici minuti di rock’n’roll ad altissimo tasso adrenalinico (e c’è spazio anche per una versione più breve della stessa canzone, questa volta cantata anche se da Stevens e non da Hunter o Ralphs). CD2 – Mad Shadows (1970): disco carico di tensione, nato in seguito a sessions dominate da comportamenti al limite della follia di Stevens (in pieno trip di droghe pesanti), e con una copertina a dir poco inquietante. Ma è anche il mio disco preferito della prima fase, un album bellissimo che si apre con la devastante Thunderbuck Ram, un pezzo di puro hard rock scritto e cantato da Ralphs. Ma è Hunter il grande protagonista (tra l’altro meno dylaniano che nel primo album), innanzitutto con la coinvolgente Walking With A Mountain, uno dei suoi classici futuri, ma in misura maggiore con le ballate, come la pianistica No Wheels To Ride, splendida ed emozionante, la potente You Are One Of Us, sempre uno slow ma dal suono rock, la maestosa I Can Feel, sette minuti di pura bellezza, con un coro a donare un sapore gospel, o ancora When My Mind’s Gone, tutta costruita intorno a voce e piano, intensa come poche.

Tra i brani aggiunti, il demo di No Wheels To Ride, già bello di suo, la take 9 di You Are One Of Us, che dura il doppio dell’originale ed è decisamente più rock, ed una fulminante versione di  studio mai sentita del classico di Little Richard Keep A-Knockin’. CD3 – Wildlife (1971): un album meno problematico del precedente, ma comunque di buon livello (e molto meno rock); il contributo di Hunter come autore si limita a tre canzoni: la tenue Angel Of Eighth Avenue, che riflette il clima bucolico della copertina, così come la countryeggiante The Original Mixed- Up Kid, mentre Waterlow è un mezzo capolavoro, una ballata da pelle d’oca, di un’intensità incredibile e tra le più belle di Ian. Anche Ralphs è in ottima forma, e lo dimostra con l’energica Whiskey Women, posta in apertura, la bella ed evocativa rock ballad Wrong Side Of The River, che inconsciamente anticipa un certo suono southern in voga di lì a breve in America, ed il puro country di It Must Be Love. Due le cover: una vigorosa rilettura pianistica e corale di Lay Down della folksinger Melanie, e soprattutto una fluiviale Keep A- Knockin’ dal vivo, dieci minuti di puro rock’n’roll.

Le bonus tracks annoverano tra le altre due singoli dell’epoca, la luccicante Midnight Lady (che per sbaglio è stata inserita in una versione strumentale!) e la più ruspante Downtown, cover di un pezzo scritto da Neil Young con Danny Whitten. Tra gli inediti assoluti spiccano la scatenata Growing Man Blues e The Ballad Of Billy Joe, che aveva delle potenzialità ma Hunter non si è preoccupato di finirla. Se Mad Shadows aveva venduto pochissimo, questo disco andrà anche peggio. CD3 – Brain Capers (1971): ultimo album prima del rilancio commerciale che avverrà pochi mesi dopo, ma con i nostri già pronti al grande salto. Brain Capers infatti contiene la straordinaria The Journey, una ballata fantastica, nove minuti di pura poesia ed uno dei vertici assoluti di Hunter. Ma il riccioluto (ed occhialuto) rocker si distingue anche per Death May Be Your Santa Claus, un rock’n’roll suonato con piglio da garage band, la mossa e coinvolgente (e dylaniana) Sweet Angeline, e con l’elettrica The Moon Upstairs, dal sound potentissimo dominato da chitarra ed organo, e con Griffin che sembra Keith Moon. Le cover sono due: una resa ancora molto Dylan (e con organo alla Al Kooper) di Your Own Backyard di Dion, ed una epica ed evocativa Darkness, Darkness (Jesse Colin Young) cantata da Ralphs.

Tra i brani aggiunti troviamo due canzoni che in veste differente finiranno su All The Yound Dudes, cioè la nota One Of The Boys ed una prima versione di Momma’s Little Jewel intitolata Black Scorpio, oltre ad una embrionale The Moon Upstairs, devastante come quella pubblicata e dal titolo di Mental Train (mentre How Long? è forse anche meglio della sua controparte, cioè Death May Be Your Santa Claus). CD5 – The Ballads Of Mott The Hoople: dodici canzoni, gran parte delle quali inedite. Ci sono due ottime live versions di No Wheels To Ride e The Original Mixed-Up Kid, alternate takes di Angel Of Eighth Avenue e The Journey (sempre grandissima quest’ultima, con quella finita su Brain Capers è una bella lotta), e Blue Broken Tears che non è altro che Waterlow, quindi ancora brividi lungo la schiena. Ma il pezzo centrale è la maestosa Can You Sing The Song That I Sing, uno slow di straordinaria intensità che dura ben sedici minuti, e che dimostra che in nostri non erano un gruppo qualsiasi. Per finire, non dimenticherei la scintillante soul ballad Ill Wind Blowing, con uno splendido pianoforte. CD6 – It’s Live And Live Only: che dire di questo dischetto? Altri dodici pezzi che confermano che i Mott erano anche una grande live band, con superlative riletture di No Wheels To Ride in medley con Hey Jude (8 minuti), Keep A-Knockin’ (altri 8 minuti), You Really Got Me (quasi 10 minuti) e The Journey (9 minuti), oltre ad una lucida versione di Ohio di Neil Young.

Mental Train è un cofanetto che corre il rischio di passare inosservato a causa dell’invasione di box set importanti di questa fine 2018, e la cosa sarebbe ingiusta in quanto al suo interno c’è tantissima grande musica, il cui ascolto non fa altro che infittire il mistero sul come mai i Mott The Hoople in quel periodo fossero sull’orlo dello scioglimento.

Marco Verdi

Prossime Uscite Autunnali 15. David Bowie – Glastonbury 2000: Uno Dei Concerti Più Belli Del “Tardo” Duca Bianco, Esce In Vari Formati il 30 Novembre,

david bowie glastonbury 2000

David Bowie – Glastonbury 2000 – 2 CD – 2CD+DVD – 3LP Parlophone/Rhino/Warner – 30-11-2018

Dopo il recente cofanetto Loving The Alien la Warner, che al momento detiene i diritti del catalogo di David Bowie, pubblica un altro prodotto per il mercato natalizio. Si tratta del concerto tenuto dal Duca Bianco il 25 giugno del 2000 al Festival di Glastonbury: una esibizione definita “epica”, uno dei concerti migliori dell’ultimo periodo di Bowie, una della rare occasioni dal 1990 in avanti,  in cui il nostro fece la felicità dei fans andando a recuperare le canzoni più classiche e famose del suo repertorio, in una performance che non era mai stata vista o sentita nella sua interezza, considerando che fino ad ora, a livello ufficiale, solo poco più di 30 minuti erano stati trasmessi in televisione dalla BBC, che in questi giorni per i fortunati inglesi trasmetterà l’intero spettacolo. Tra i tanti classici le tre o quattro “stranezze”, come le definì lo stesso Bowie, furono l’iniziale Wild Is The Wind, Hello Spaceboy da Outside, il disco del 1995, e Little Wonder  e forse anche I’m Afraid Of Americans, entrambi da Earthling del 1997.

Il resto dei contenuti nei vari formati in cui verrà pubblicato il concerto (al momento la versione 2CD + DVD sembra abbastanza costosa, tra i 35 e i 40 euro in Europa e una trentina di dollari negli States,ma anche il vinile ben oltre i 50 euro non scherza, il tutto sempre a livello indicativo) lo leggete qui sotto.

[CD1]

1. Introduction (Greensleeves)
2. Wild Is The Wind
3. China Girl
4. Changes
5. Stay
6. Life On Mars?
7. Absolute Beginners
8. Ashes To Ashes
9. Rebel Rebel
10. Little Wonder
11. Golden Years

[CD2]
1. Fame
2. All The Young Dudes
3. The Man Who Sold The World
4. Station To Station
5. Starman
6. Hallo Spaceboy
7. Under Pressure
8. Ziggy Stardust
9. “Heroes”
10. Let’s Dance
11. I’m Afraid Of Americans

[DVD]
1. Introduction (Greensleeves)
2. Wild Is The Wind
3. China Girl
4. Changes
5. Stay
6. Life On Mars?
7. Absolute Beginners
8. Ashes To Ashes
9. Rebel Rebel
10. Little Wonder
11. Golden Years
12. Fame
13. All The Young Dudes
14. The Man Who Sold The World
15. Station To Station
16. Starman
17. Hallo Spaceboy
18. Under Pressure
19. Ziggy Stardust
20. “Heroes”
21. Let’s Dance
22. I’m Afraid Of Americans

Altre novità nei prossimi giorni.

Bruno Conti

David Bowie – Loving The Alien 1983-1988. Quarto Cofanetto Della Serie Delle Ristampe Dell’Opera Omnia: Esce Il 12 Ottobre

david bowie loving the alien box

David Bowie – Loving The Alien 1983-1988 – Parlophone/Rhino – 11 CD – 12/10-2018

Abbiamo appena recensito il Live Welcome To The Blackout di David Bowie che già viene annunciato un nuovo Box della serie delle ristampe in ordine cronologiche di tutta la produzione discografica del Duca Bianco. Dopo https://discoclub.myblog.it/2017/08/04/anticipazioni-cofanetti-autunnali-3-david-bowie-a-new-career-in-a-new-town/  che era uscito a fine settembre dello scorso anno e copriva il periodo berlinese fine anni ’70, fino agli inizi anni ’80, ci tuffiamo a capofitto proprio in questa decade che a mio parere non è una delle migliori di Bowie, ma ha comunque alcune cose interessanti. Al solito il cofanetto è ricco di materiale raro ed inedito e, come vedete sopra, contiene un libro rilegato di 128 pagine, oltre ad una serie di 11 CD.

CD Box Set:
128 Page hardback book
Let’s Dance (Remastered) (1CD)
Serious Moonlight (Live ’83) (Previously Unreleased) (2CD)
Tonight (Remastered) (1CD)
Never Let Me Down (Remastered) (1CD)
Never Let Me Down (2018) (Previously Unreleased) (1CD)*
Glass Spider (Live Montreal ’87) (2CD)
Dance (1CD)*
Re:Call 4 (Non-Album Singles, Edits, Single Versions, B-Sides and Soundtrack Music)
(Remastered) (2CD)*

* Exclusive to LOVING THE ALIEN (1983-1988)

Alcuni completamente inediti, tipo il Live del 1983, la nuova produzione 2018 di Never Let Me Down, quel CD chiamato Dance del 1987, che contiene tutti remix dei brani, e il solito doppio della serie Re:Call, che raccoglie tutti i singoli, le B-Sides e i brani presenti nelle colonne sonore dell’epoca in esame. I CD saranno dorati e alcuni album avranno anche nuove copertine e vesti grafiche rivisitate.

Al solito ecco la lista dettagliata dei contenuti, disco per disco:

LOVING THE ALIEN (1983-1988)
Vinyl & CD Track Lists (Showing Vinyl Side Breaks)

Let’s Dance
Side 1
“Modern Love”
“China Girl”
“Let’s Dance”
“Without You”

Side 2
“Ricochet”
“Criminal World”
“Cat People (Putting Out Fire)”
“Shake It”

Serious Moonlight (Live ’83)
Side 1
“Look Back In Anger”
“‘Heroes'”
“What In The World”
“Golden Years”
“Fashion”
“Let’s Dance”

Side 2
“Breaking Glass”
“Life On Mars?”
“Sorrow”
“Cat People (Putting Out Fire)”
“China Girl”
“Scary Monsters (And Super Creeps)”
“Rebel Rebel”

Side 3
“White Light / White Heat”
“Station To Station”
“Cracked Actor”
“Ashes To Ashes”

Side 4
“Space Oddity/Band Introduction”
“Young Americans”
“Fame”
“Modern Love”

Tonight
Side 1
“Loving The Alien”
“Don’t Look Down”
“God Only Knows”
“Tonight”

Side 2
“Neighborhood Threat”
“Blue Jean”
“Tumble And Twirl”
“I Keep Forgettin”
“Dancing With The Big Boys”

Never Let Me Down
Side 1
“Day-In Day-Out”
“Time Will Crawl”
“Beat Of Your Drum”
“Never Let Me Down”
“Zeroes”

Side 2
“Glass Spider”
“Shining Star (Makin’ My Love)”
“New York’s In Love”
“’87 And Cry”
“Bang Bang”

Never Let Me Down (2018)
Side 1
“Day-In Day-Out”
“Time Will Crawl”
“Beat Of Your Drum”

Side 2
“Never Let Me Down”
“Zeroes”
“Glass Spider”

Side 3
“Shining Star (Makin’ My Love)” (ft Laurie Anderson)
“New York’s In Love”
“87 & Cry”
“Bang Bang”

Side 4
David Bowie 1987 logo etching

Glass Spider (Live Montreal ’87)
Side 1
“Up The Hill Backwards”
“Glass Spider”
“Day-In Day-Out”
“Bang Bang”

Side 2
“Absolute Beginners”
“Loving The Alien”
“China Girl”
“Rebel Rebel”

Side 3
“Fashion”
“Scary Monsters (And Super Creeps)”
“All The Mad Men”
“Never Let Me Down”

Side 4
“Big Brother”
“’87 And Cry”
“‘Heroes'”
“Sons Of The Silent Age”
“Time Will Crawl / Band Introduction”

Side 5
“Young Americans”
“Beat Of Your Drum”
“The Jean Genie”
“Let’s Dance”

Side 6
“Fame”
“Time”
“Blue Jean”
“Modern Love”

Dance
Side 1
“Shake It” (Re-mix aka Long Version)
(Originally released on the B-side of the “China Girl” 12″ single on EMI America 12EA 157
(U.K.) and V-7809 (U.S.) in May 1983.)

“Blue Jean” (Extended Dance Mix)
(Originally released on 12″ single on EMI America 12EA 181 (U.K.) and V-7838 (U.S.) in
September 1984.)

“Dancing With The Big Boys” (Extended Dance Mix)
(Originally released on the B-side of the “Blue Jean” 12″ single alongside an Extended Dub Mix
of the same, release details as above.)

Side 2
“Tonight” (Vocal Dance Mix)
(Originally released on 12″ single on EMI America 12EA 187 (U.K.) and V-7846 (U.S.) in
November 1984.)

“Don’t Look Down” (Extended Dance Mix)
(Originally released on the B-side of the “Loving The Alien” (Extended Dance Mix) 12″ single
alongside the “Loving The Alien” (Extended Dub Mix) on EMI America 12EA 195 (U.K.) and
VG-7858 (U.S.) in May 1985.)

“Loving The Alien” (Extended Dub Mix)
(Originally released on the B-side of the “Loving The Alien” (Extended Dance Mix) 12″ single,
release details as above.)

Side 3
“Tumble And Twirl” (Extended Dance Mix)
(Originally released on the B-side of the “Tonight” 12″ single alongside a “Tonight” (Dub Mix),
release details as above.)

“Underground” (Extended Dance Mix)
(Originally released on 12″ single on EMI America 12EA 216 (U.K.) and V-19210 (U.S.) in
June 1986.)

“Day-In Day-Out” (Groucho Mix)
(Originally released on 12″ single on EMI America 12EAX 230 (U.K.) and V-19239 (U.S.) in
March 1987.)

Side 4
“Time Will Crawl” (Dance Crew Mix)
(Originally released on 12″ single on EMI America 12EAX 237 (U.K.) in June 1987.)

“Shining Star (Makin’ My Love)” (12″ mix)
(Originally released on the “Never Let Me Down” digital E.P. on EMI 0094639278954 in May
2007.)

“Never Let Me Down” (Dub/Acapella)
(Originally released on the B-side of the “Never Let Me Down” (Extended Dance Mix) 12″
single on EMI America 12EA 239 (U.K.) and V-19255 (U.S.) in August 1987.)

Re:Call 4
Side 1
“Let’s Dance” (Single Version)
“China Girl” (Single Version)
“Modern Love” (Single Version)
“This Is Not America (The Theme From The Falcon And The Snowman)” – David Bowie / Pat Metheny Group
“Loving The Alien” (Re-mixed Version)

Side 2
“Don’t Look Down” (Re-mixed Version)
“Dancing In The Street” (Clearmountain Mix) – David Bowie and Mick Jagger
“Absolute Beginners” (From Absolute Beginners)
“That’s Motivation” (From Absolute Beginners)
“Volare” (From Absolute Beginners)

Side 3
“Labyrinth Opening Titles/Underground” (From Labyrinth)
“Magic Dance” (From Labyrinth)
“As The World Falls Down” (From Labyrinth)
“Within You” (From Labyrinth)
“Underground” (From Labyrinth)

Side 4
“When The Wind Blows” (Single Version) (From When The Wind Blows)
“Day-In Day-Out” (Single Version)
“Julie”
“Beat Of Your Drum” (Vinyl Album Edit)
“Glass Spider” (Vinyl Album Edit)

Side 5
“Shining Star (Makin’ My Love)” (Vinyl Album Edit)
“New York’s In Love” (Vinyl Album Edit)
“’87 And Cry” (Vinyl Album Edit)
“Bang Bang” (Vinyl Album Edit)
“Time Will Crawl” (Single Version)

Side 6
“Girls” (Extended Edit)
“Never Let Me Down” (7″ Remix Edit)
“Bang Bang” (Live – Promotional Mix)
“Tonight” (Live) – Tina Turner with David Bowie
“Let’s Dance” (Live) – Tina Turner with David Bowie

CD Track List

Let’s Dance
“Modern Love”
“China Girl”
“Let’s Dance”
“Without You”
“Ricochet”
“Criminal World”
“Cat People (Putting Out Fire)”
“Shake It”

Serious Moonlight (Live ’83)
CD 1
“Look Back In Anger”
“‘Heroes'”
“What In The World”
“Golden Years”
“Fashion”
“Let’s Dance”
“Breaking Glass”
“Life On Mars?”
“Sorrow”
“Cat People (Putting Out Fire)”
“China Girl”
“Scary Monsters (And Super Creeps)”
“Rebel Rebel”

CD 2
“White Light / White Heat”
“Station To Station”
“Cracked Actor”
“Ashes To Ashes”
“Space Oddity/Band Introduction”
“Young Americans”
“Fame”
“Modern Love”

Tonight
“Loving The Alien”
“Don’t Look Down”
“God Only Knows”
“Tonight”
“Neighborhood Threat”
“Blue Jean”
“Tumble And Twirl”
“I Keep Forgettin”
“Dancing With The Big Boys”

Never Let Me Down
“Day-In Day-Out”
“Time Will Crawl”
“Beat Of Your Drum”
“Never Let Me Down”
“Zeroes”
“Glass Spider”
“Shining Star (Makin’ My Love)”
“New York’s In Love”
“’87 And Cry”
“Bang Bang”

Never Let Me Down (2018)
“Day-In Day-Out”
“Time Will Crawl”
“Beat Of Your Drum”
“Never Let Me Down”
“Zeroes”
“Glass Spider”
“Shining Star (Makin’ My Love)” (ft Laurie Anderson)
“New York’s In Love”
“87 & Cry”
“Bang Bang”

Glass Spider (Live Montreal ’87)
CD 1
“Up The Hill Backwards”
“Glass Spider”
“Day-In Day-Out”
“Bang Bang”
“Absolute Beginners”
“Loving The Alien”
“China Girl”
“Rebel Rebel”
“Fashion”
“Scary Monsters (And Super Creeps)”
“All The Mad Men”
“Never Let Me Down”

CD 2
“Big Brother”
“’87 And Cry”
“‘Heroes'”
“Sons Of The Silent Age”
“Time Will Crawl / Band Introduction”
“Young Americans”
“Beat Of Your Drum”
“The Jean Genie”
“Let’s Dance”
“Fame”
“Time”
“Blue Jean”
“Modern Love”

Dance
“Shake It” (Re-mix aka Long Version)
“Blue Jean” (Extended Dance Mix)
“Dancing With The Big Boys” (Extended Dance Mix)
“Tonight” (Vocal Dance Mix)
“Don’t Look Down” (Extended Dance Mix)
“Loving The Alien” (Extended Dub Mix)
“Tumble And Twirl” (Extended Dance Mix)
“Underground” (Extended Dance Mix)
“Day-In Day-Out” (Groucho Mix)
“Time Will Crawl” (Dance Crew Mix)
“Shining Star (Makin’ My Love)” (12″ mix)
“Never Let Me Down” (Dub/Acapella)

Re:Call 4
CD 1
“Let’s Dance” (Single Version)
“China Girl” (Single Version)
“Modern Love” (Single Version)
“This Is Not America (The Theme From The Falcon And The Snowman)” – David Bowie / Pat Metheny Group
“Loving The Alien” (Re-mixed Version)
“Don’t Look Down” (Re-mixed Version)
“Dancing In The Street” (Clearmountain Mix) – David Bowie and Mick Jagger
“Absolute Beginners” (From Absolute Beginners)
“That’s Motivation” (From Absolute Beginners)
“Volare” (From Absolute Beginners)
“Labyrinth Opening Titles/Underground” (From Labyrinth)
“Magic Dance” (From Labyrinth)
“As The World Falls Down” (From Labyrinth)
“Within You” (From Labyrinth)
“Underground” (From Labyrinth)

CD2
“When The Wind Blows” (Single Version) (From When The Wind Blows)
“Day-In Day-Out” (Single Version)
“Julie”
“Beat Of Your Drum” (Vinyl Album Edit)
“Glass Spider” ((Vinyl Album Edit)
“Shining Star (Makin’ My Love)” (Vinyl Album Edit)
“New York’s In Love” (Vinyl Album Edit)
“’87 And Cry” (Vinyl Album Edit)
“Bang Bang” (Vinyl Album Edit)
“Time Will Crawl” (Single Version)
“Girls” (Extended Edit)
“Never Let Me Down” (7″ Remix Edit)
“Bang Bang” (Live – Promotional Mix)
“Tonight” (Live) – Tina Turner with David Bowie
“Let’s Dance” (Live) – Tina Turner with David Bowie

Il prezzo al solito non sarà contenuto, indicativamente, a seconda dei paesi si parla di una cifra tra i 120 e i 150 euro. Come detto, esce il 12 ottobre p.v.

Bruno Conti

Qualche Disco (Dal Vivo) Per L’Estate –Parte 2. David Bowie – Welcome To The Blackout/Heart – Live At Soundstage

david bowie welcome to the blackout heart live soundstage

David Bowie – Welcome To The Blackout (Live London ’78) – Parlophone/Warner 2CD

Heart – Live At Soundstage – BMG CD/DVD

Dopo avervi parlato dell’ottimo nuovo volume degli archivi dei Rolling Stones, ecco due altre interessanti proposte dal vivo, abbastanza diverse tra loro ma con il comune denominatore della buona musica. Welcome To The Blackout è un doppio CD intestato a David Bowie, che era già uscito questa primavera in vinile per il Record Store Day (esattamente come Cracked Actor dello scorso anno), e documenta l’ultimo concerto del segmento europeo dell’Isolar II Tour del Duca Bianco del 1978 (registrato all’Earl’s Court di Londra), una tournée mondiale che promuoveva i primi due album della cosiddetta “trilogia berlinese”, Low e Heroes (Lodger sarebbe uscito l’anno successivo), insieme ad una delle band migliori della sua lunga carriera: Carlos Alomar ed il bravissimo Adrian Belew alle chitarre, Sean Mayes al piano, George Murray al basso, Dennis Davis alla batteria, Simon House al violino e Roger Powell al synth.

Un concerto bello, teso, molto rock, con Bowie carismatico e teatrale come sempre, ed una larga rappresentanza di pezzi tratti dai due album berlinesi (11 su 24 totali, di cui ben 10 su 12 nel primo CD): dopo l’intro strumentale, invero un po’ tetro, di Warszawa, i brani migliori presi da questi due lavori sono la fluida rock ballad Be My Wife, che neppure un invadente synth riesce a rovinare, la potente e diretta Blackout, e naturalmente le due più famose, cioè l’algida ma accattivante Sound And Vision e soprattutto la splendida Heroes, con un grande Belew. Ci sono anche diverse canzoni non molto note del songbook bowiano, e che raramente verranno riprese in seguito, tra cui l’intensa ballad Five Years, cantata benissimo da David, e la coinvolgente e teatrale Alabama Song. Ovviamente non possono mancare i classici, come la saltellante e quasi bluesata (alla maniera di Bowie) The Jean Genie, con grande assolo di chitarra, la funkeggiante Fame, scritta dal nostro insieme a John Lennon, la sempre emozionante Ziggy Stardust ed i trascinanti rock’n’roll di Suffragette City e Rebel Rebel, che chiude un ottimo show, nonostante l’assenza di evergreen come Space Oddity e Life On Mars? 

Non è invece una novità assoluta questo Live At Soundstage delle Heart, in quanto era già uscito brevemente come DVD nel 2008, con la registrazione di questo concerto del 2005 per la famosa trasmissione americana, e oggi viene riproposto aggiungendo il supporto audio a quello video (con però solo 17 canzoni sulle 23 totali nel CD, farlo doppio pareva brutto. Il DVD per fortuna offre lo show completo). Non mancano di certo sul mercato album dal vivo delle sorelle Ann e Nancy Wilson, ma devo dire che questo è uno dei più riusciti, in quanto presenta un concerto in cui le due musiciste sono in forma smagliante, specialmente Ann che offre diverse prestazioni vocali degne di nota, ed entrambe sono coadiuvate da una solidissima band dal suono decisamente diretto e rock’n’roll (purtroppo non sono citati i nomi dei musicisti *NDB Per i feticisti dei nomi, visto che non sono molto noti, a parte Inez degli Alice In Chains: Ben Smith, drums, Craig Bartock, guitar, Debbie Shair,keyboards, Mike Inez, bass). Un concerto molto bello quindi, roccato e grintoso, con Ann in forma vocale splendida, e pure Nancy se la cava egregiamente quando viene chiamata al microfono, anche se non può raggiungere le tonalità della sorellona.

Gli highlights della serata sono lo scatenato rock’n’roll Kick It Out, la cadenzata e coinvolgente Straight On, con la prima performance vocale da applausi di Ann, il folk-rock di Fallen Ones, in cui la Wilson dai capelli neri si traveste da Robert Plant (e con risultati convincenti), la solida ballata elettrica Lost Angel, la diretta e chitarristica Even It Up e la saltellante e quasi country Things. Non mancano le loro ballate di successo degli anni ottanta, e se These Dreams, cantata da Nancy, non l’ho mai amata più di tanto (ma qui ha le sonorità giuste), Alone è splendida, soprattutto spogliata dei suoi effetti “Big Eighties” e trasformata in uno slow acustico che fa risaltare la bellissima melodia e la potenza della voce di Ann. Ci sono anche delle ottime cover, come Love Song di Lesley Duncan (ma resa nota da Elton John, una delle poche canzoni non scritte da Sir Reginald) e soprattutto ben tre pezzi dei Led Zeppelin, da sempre la maggiore influenza del duo: una splendida The Battle Of Evermore e, come finale, un uno-due da favola con Black Dog (ma che voce) e Misty Mountain Hop. Dulcis in fundo, i classici del gruppo, come la trascinante Magic Man, la grandiosa Crazy On You, una delle loro più belle rock songs, la zeppeliniana Bebe Le Strange e la dura e viscerale Barracuda. Come ho già detto, uno dei migliori live delle Wilson Sisters.

Marco Verdi

E’ Tempo Di “Rockumentari”! Le Colonne Sonore: Parte 2. Mick Ronson – Beside Bowie

mick ronson beside bowie

Mick Ronson – Beside Bowie – Universal CD

Dopo avervi parlato dell’eccellente Life In 12 Bars, colonna sonora del documentario dedicato ad Eric Clapton, ora è la volta di un altro CD dello stesso genere, decisamente inferiore a quello su Manolenta, ma comunque di indubbio interesse. Si tratta di Beside Bowie: The Mick Ronson Story, film dedicato appunto a Mick Ronson, uno dei chitarristi più creativi degli anni settanta, dotato di uno stile personalissimo e decisamente fluido, purtroppo scomparso a soli 46 anni nel 1993 per un cancro al fegato. Non ho visto il film (disponibile in DVD), e mi limito quindi ad occuparmi del CD della colonna sonora, che è curato da un esperto del calibro di Bill Levenson: innanzitutto un appunto lo farei al titolo del lungometraggio, che suggerisce che il nostro abbia vissuto tutta la carriera all’ombra di David Bowie. Certo, gran parte della sua popolarità Ronson la dovette al fatto che nella prima metà degli anni settanta era il chitarrista fisso del Duca Bianco (e quindi anche il leader degli Spiders From Mars), ma per esempio la sua figura era molto legata anche a Ian Hunter (che comunque non manca nel CD e nel film), avendo suonato sia il famoso riff di All The Young Dudes dei Mott The Hoople, sia in molti album solisti del riccioluto cantante inglese, con il quale ha addirittura condiviso il nome su un album (Yui Orta, 1990), e Hunter ha scritto in memoria di Mick una delle sue ballate più toccanti, Michael Picasso.

Altre collaborazioni importanti ignorate in questa colonna sonora, ma potrebbero esserci anche problemi di diritti negati, è quella con Lou Reed nel mitico Transformer, la partecipazione alla seconda Rolling Thunder Revue di Bob Dylan (nel live Hard Rain uno dei chitarristi era proprio Ronson), e negli anni ottanta con John Mellencamp nell’album American Fool (il famoso riff di Jack & Diane era un’intuizione di Mick), ed il nostro suonava anche su Cardiff Rose, famoso disco di Roger McGuinn, e fece brevemente parte anche di una delle tante live bands di Van Morrison, sempre nei seventies.  Ma vediamo chi compare nel CD, dato che il contenuto è, come già detto, piuttosto interessante anche se la qualità non si mantiene sempre sullo stesso livello. Si parte col botto, una versione strepitosa di All The Young Dudes registrata dal vivo nel 1992 al concerto tributo per Freddie Mercury, con i Queen come backing band (compreso John Deacon), Ronson alla lead guitar, Ian Hunter alla voce solista e, ai cori, Joe Elliott e Phil Collen dei Def Leppard oltre allo stesso Bowie (che suona anche il sax), che è tra l’altro l’autore del brano: grande canzone suonata in maniera scintillante e potente, e d’altronde i Queen, piacciano o no, erano una grande live band.

Poi abbiamo due rarità: Soulful Lady, brano del 1970 di Michael Chapman, un’ottima rock song, tesa, chitarristica e dal sapore californiano, con due notevoli assoli di Mick, ed una strepitosa versione alternata di Madman Across The Water ad opera di Elton John, presa dalle sessions di Tumbleweed Connection e lunga ben nove minuti (finirà su Rare Masters, compilation di rarità del pianista inglese): è già una grande canzone di suo, ma questa take è formidabile, con le evoluzioni di Ronson che la portano quasi su lidi psichedelici. David Bowie è presente con tre canzoni, e non sono state scelte le solite e scontate hits del periodo, ma tre cosiddetti “deep cuts”, cioè Moonage Daydream (da Ziggy Stardust), Cracked Actor e Time (entrambe da Aladdin Sane), tre pezzi in cui l’abilità di Ronson viene fuori in tutto il suo splendore, specie nell’assolo “spaziale” posto alla fine della prima delle tre.

Ian Hunter è presente con il noto ed irresistibile rock’n’roll Once Bitten, Twice Shy, ma non ci sarebbe stato male qualcosa anche dal bellissimo live Welcome To The Club; quattro brani sono invece tratti da due album solisti di “Ronno” (il soprannome di Mick), entrambi postumi (Just Like This del 1999, ma con registrazioni del 1976, e Heaven And Hull del 1994), anche se va detto che Ronson a suo nome non è che avesse mai sfornato capolavori. I’d Give Anything To See You è una buona rock ballad, melodica e potente al tempo stesso (e con Mick che si dimostra un cantante discreto), impreziosita da un assolo magnifico, Hard Life è un pezzo solido e grintoso, molto “classic rock” ed anche piuttosto orecchiabile, Midnight Love uno slow strumentale senza infamia e senza lode (scritto da Giorgio Moroder!), mentre dulcis in fundo abbiamo una cover molto particolare di Like A Rolling Stone di Mr. Zimmerman, ancora con Bowie voce solista, dal ritmo accelerato e più chitarristica che mai, diversa dal solito ma niente male. Gli unici due inediti sono anche i soli due pezzi incisi di recente, e quindi senza Ronson:

This Is For You, tenue ballata acustica, voce, chitarra e piano, ad opera di Joe Elliott, voce dei Def Leppard (niente di imperdibile, sembra Bryan Adams) e Piano Tribute To Mick Ronson, uno strumentale per solo pianoforte da parte di Mike Garson, molto classicheggiante e poco in linea con il resto del CD. In mezzo, la sempre bellissima Heroes, nella versione dal vivo ancora dal tributo live a Mercury, e quindi con Queen, Bowie e Mick che si occupa del celebre riff. Recuperare la figura di Mick Ronson è un’opera certamente meritoria, ma io avrei pensato ad un titolo diverso, dato che Beside Bowie non rende giustizia al biondo chitarrista, e forse ci stava anche un doppio, con un po’ più di Hunter ed almeno qualcosa di  Reed, Dylan e Mellencamp. Ma purtroppo non sono io a decidere.

Marco Verdi

Un Insieme Di Piccole Sinfonie Pop! Cameron Blake – Fear Not

cameron blake fear not

Cameron Blake – Fear Not – CRS/Continental Song City CD

Confesso che non avevo mai sentito parlare di Cameron Blake, cantautore originario del Massachusetts ma trapiantato a Baltimore, nel Maryland: ho poi scoperto che dal 2009 al 2015 ha già pubblicato quattro album di studio ed uno dal vivo, e quando ho ascoltato questo nuovo Fear Not non nascondo che mi si è accesa una certa curiosità nell’approfondire la conoscenza del personaggio. Blake è un songwriter classico, nel senso più puro del termine: si è infatti diplomato come violinista al conservatorio di Peabody, in Massachusetts, e ha trasportato i suoi studi classici nel suo stile compositivo e, almeno per quanto riguarda il CD di cui mi accingo a parlare, anche negli arrangiamenti. Fear Not è infatti un disco ambizioso, profondo, non facile ma neppure ostico, e vede Cameron accompagnato da ben cinquanta musicisti, tra chitarre, pianoforte, basso, batteria, sezione archi (molto importante nell’economia del suono), fiati e cori https://www.youtube.com/watch?v=eRg_bDhlvG4 . C’è da dire che Blake non usa mai i musicisti tutti insieme, ma li centellina a seconda del bisogno nelle varie canzoni, ed il suono non è mai ridondante o gonfio, ma anzi i brani sono tutti misurati, con la voce del leader, quasi sempre un pianoforte, spesso una chitarra ed anche gli archi in diversi pezzi: il mood generale è malinconico, ma non mancano le sorprese, ed il disco si ascolta tranquillamente da cima a fondo, ed anche gli episodi meno immediati dopo un paio di ascolti vi sembreranno familiari.

Canzoni profonde e meditate, molte delle quali di stampo classico, mentre altre combinano sonorità solo all’apparenza stridenti, creando un cocktail stimolante e non prevedibile, il tutto arrangiato con indubbio gusto. La title track, che apre l’album, è subito splendida: inizio per piano e voce, una voce chiara ed espressiva, un motivo toccante ed un malinconico quartetto d’archi alle spalle, un brano davvero intenso; molto particolare After Sally, dal ritmo leggero ma spedito, una chitarra acustica strimpellata ed un mood quasi western che contrasta volutamente con l’uso cameristico degli archi, per un risultato decisamente intrigante. Degna di nota anche The Only Diamond, pianistica e fluida, dalla melodia diretta ed un bell’impatto ritmico nel refrain, anche se l’atmosfera si mantiene piacevolmente notturna, Fools Gold è raffinata: voce, chitarra elettrica pizzicata, batteria spazzolata ed un uso più vigoroso degli archi, che però ci sta, dato che la canzone ha un notevole crescendo melodico nella parte centrale. La bizzarra Queen Bee è un incrocio tra gospel e jazz anni trenta, un brano quasi da revue, il tipo di canzone che piaceva a David Johansen quando si travestiva da Buster Poindexter, mentre Tiananmen Square, che narra le vicende dell’uomo che da solo sfidò i carri armati, è una delle più belle ed intense del CD, una ballata pianistica melodicamente squisita e con un accompagnamento emozionante.

Old Red Barn, ancora dominata dal piano, ha perfino elementi country e risulta una delle più immediate, rivelando la versatilità del nostro (con la tromba che aggiunge un sapore dixieland), Moonlight On A String è lenta, drammatica e jazzata, cantata molto bene da Blake e con uno strano coro femminile modello “Sirene di Ulisse”, mentre Wailing Wall è quella dove l’orchestrazione è più marcata, ma è anche quella che mi piace meno. Philip Seymour Hoffman è un breve ma sentito omaggio al grande attore scomparso prematuramente, basato quasi esclusivamente su voce e piano, Sandtown è la più cerebrale, con un accompagnamento quasi free anche se il tutto non manca di fascino, e non è distante dal suono dell’ultimo David Bowie; il CD si chiude con Monterey Bay, cupa, triste, ancora pianistica ma allo stesso tempo decisamente rilassante.Cameron Blake è un artista senza dubbio molto interessante, forse non di facilissimo ascolto ma di sicuro non banale. E, fatto da non trascurare, non assomiglia praticamente a nessuno: da seguire.

Marco Verdi

Altri Due Live “Vintage” Di Altissimo Livello. Rolling Stones – Ladies And Gentlemen/David Bowie – Cracked Actor

rolling stones ladies & gentlemen

The Rolling Stones – Ladies And Gentlemen – Eagle Records/Universal CD

David Bowie – Cracked Actor – Parlophone/Warner 2CD

Oggi mi occupo di due album dal vivo di grande importanza, entrambi già usciti in altra forma, ma mai fino ad oggi su supporto audio digitale. Ladies And Gentlemen, che raccoglie il meglio di quattro concerti texani dei Rolling Stones nel 1972, era già stato messo sul mercato sette anni fa sotto forma di DVD, ed oggi entra a far parte di tre ristampe su CD audio singolo di altrettanti live già commercializzati su video, anche se è l’unico dei tre ad essere pubblicato in CD per la prima volta: gli altri due infatti, cioè l’ottimo Some Girls Live In Texas 1978 ed il formidabile Checherboard Lounge 1981 (con Muddy Waters), avevano già beneficiato di una edizione deluxe con il dischetto audio aggiunto. E se non possedete il DVD di Ladies And Gentlemen (ma anche se l’avete), questo CD è assolutamente imperdibile, in quanto testimonia un momento in cui le Pietre Rotolanti erano davvero in stato di grazia, anzi forse nel loro momento top di sempre (il tour è quello di Exile On Main Street), reduci da una serie di album tutti da cinque stelle e con la loro lineup migliore, cioè con Mick Taylor, sicuramente il  più grande chitarrista che abbiano mai avuto.

Ed il concerto è un highlight assoluto, credo di poterlo mettere tranquillamente tra i primi cinque live pubblicati dal gruppo (archivi e video compresi), quindici brani suonati come se non ci fosse domani, da parte di un quintetto che all’epoca era di certo la migliore rock’n’roll band al mondo, con Mick Jagger letteralmente scatenato, un Keith Richards che sciorina riff assassini a profusione, la sezione ritmica di Bill Wyman e Charlie Watts che non perde un colpo, e Taylor che fa cose assolutamente non umane: il tutto con l’aiuto dei fiati di Bobby Keys e Jim Price e soprattutto con le magiche dita di Nicky Hopkins, il più grande pianista rock di tutti i tempi. Rock’n’roll subito a mille con un uno-due da knock-out (Brown Sugar e Bitch), una Gimme Shelter sulfurea e minacciosa come non mai (nella quale Taylor comincia ad arrotare da par suo) e la splendida Dead Flowers, una delle più belle country songs di sempre (non solo degli Stones). Dopo il solito festoso intermezzo con Keith voce solista (Happy), troviamo una Tumbling Dice da favola, una Love In Vain (Robert Johnson) tra il romantico e l’appiccicoso, la strepitosa Sweet Virginia ed una You Can’t Always Get What You Want tra le più belle ed emozionanti mai sentite. La ultime sei sono rock’n’roll al fulmicotone di una bellezza quasi illegale, da parte di una band all’epoca unta dal Signore (o dal diavolo): una tostissima All Down The Line, Midnight Rambler, perfetto showcase per la straordinaria abilità di Taylor, una scatenata Bye Bye Johnny (Chuck Berry) ed un finale che lascia senza fiato con di seguito Rip This Joint, Jumpin’ Jack Flash e Street Fighting Man. In una parola: imperdibile.

david bowie cracked actor

David Bowie forse non ha mai avuto la capacità di coinvolgere degli Stones, ma è sempre stato un performer coi fiocchi, e nel 1974 sapeva dire la sua alla grande: Cracked Actor è un doppio CD (era uscito su doppio vinile per il recente Record Store Day) che documenta un concerto totalmente inedito del Settembre di quell’anno, registrato durante il tour di Diamond Dogs, già comunque documentato all’epoca con l’ottimo David Live, anche se questo, se non superiore, gli sta almeno alla pari. Pur avendo una tracklist molto simile al doppio dell’epoca, c’è qualche differenza nel suono, in quanto David Live era stato registrato nella prima parte del tour americano del cantante inglese, mentre Cracked Actor documenta una delle prime serate della seconda tranche: nel mezzo il nostro aveva registrato le canzoni che l’anno successivo sarebbero andate  a formare Young Americans, ed i brani in questa serata californiana risentono molto del suono soul e rhythm’n’blues di quelle sessions. Anche la band è parzialmente cambiata e, a fianco dei confermati Earl Slick (chitarra), Mike Garson (piano, formidabile) e David Sanborn (sax), troviamo l’altro gran chitarrista Carlos Alomar, una sezione ritmica totalmente nuova (Doug Rauch al basso e Greg Enrico alla batteria) e, tra i ben sette backing vocalists, il futuro solista di successo Luther Vandross.

Nella scaletta mancano diversi classici dell’epoca del futuro Duca Bianco, come Ziggy Stardust, Starman e Life On Mars, ma il concerto è talmente compatto e la performance del nostro talmente buona che non c’è comunque modo di dispiacersene. Inizio potente con la funkeggiante 1984, dall’ottimo ritornello, e con la roccata Rebel Rebel, uno dei suoi pezzi più trascinanti dal vivo. La serata è un valido showcase dell’abilità di Bowie come performer, con una sfilata di classici come Changes, trasformata quasi in un jazz afterhours, Suffragette City, una All The Young Dudes quasi cabarettistica, una Space Oddity più bella che mai, ed il finale tutto glamour ed energia di The Jean Genie, Rock’n’Roll Suicide e John, I’m Only Dancing (quest’ultima non l’ho mai amata molto). In mezzo, diverse gemme meno note del repertorio del nostro, come l’intensa Moonage Daydream, con un grande assolo chitarristico, la robusta title track, una vibrante cover del classico errebi di Eddie Floyd Knock On Wood, o la toccante e soulful It’s Gonna Be Me, nella quale David si conferma un cantante con le contropalle.

Gli anni settanta sono stati certamente il punto più alto per quanto riguarda la musica rock dal vivo, e queste due pubblicazioni ne sono una notevole testimonianza a conferma.

Marco Verdi

Anche Questo Lo Facciamo Rientrare Nella Categoria “Fregature”? David Bowie – No Plan

david bowie no plan

David Bowie – No Plan – Columbia/Sony CD EP

Da qualche tempo Bruno ha iniziato una personale e condivisibile mini-crociata atta a segnalare tutta una serie di operazioni discografiche di dubbia correttezza morale, riassumendo il tutto con il termine “fregature”: una pratica purtroppo in aumento e caratterizzata da un rispetto quasi nullo per le tasche degli acquirenti. In questa serie di uscite diciamo “discutibili” sarei propenso a far rientrare anche questo CD di quattro canzoni (ma esiste anche in vinile) di David Bowie intitolato No Plan, contenente tre brani inediti strombazzati come le sessions finali del Duca Bianco prima della prematura scomparsa avvenuta all’inizio del 2016 (in pratica sono tre outtakes di Blackstar, l’ultimo album di Bowie): ma attenzione, la fregatura non sta nella bontà del contenuto musicale, bensì nel fatto che lo stesso EP era già stato pubblicato verso la fine dello scorso anno come secondo CD della doppia colonna sonora del musical di Broadway Lazarus, che sul primo dischetto recava interpretazioni da parte del cast di canzoni presenti e passate di David, un album che quindi molti fans del nostro si erano già accaparrati (ma non io, un po’ perché subodoravo la fregatura, ma soprattutto perché ho sempre amato poco, per usare un eufemismo, i cast recordings).

Il contenuto musicale del mini CD è comunque più che valido, e per nulla inferiore a quello pubblicato su Blackstar: il team è lo stesso, dai produttori (Bowie stesso con il fido Tony Visconti) ai sessionmen, tra i quali spiccano il sassofonista Donny McCaslin ed il chitarrista “frippiano” Ben Monder. Il primo dei quattro pezzi è anche l’unico già edito, cioè l’ormai nota Lazarus, che era anche uno dei momenti più fruibili di Blackstar e compare nella medesima versione, mentre No Plan è una ballata raffinata e punteggiata dal suadente sax di McCoslin, con una melodia abbastanza lineare ed una performance vocale solida del nostro: il testo, sapendo ciò che sarebbe successo poco dopo, è agghiacciante, a partire dall’incipit (“Non c’è musica qui, sono perso in mezzo a correnti di suono, non sono da nessuna parte”, quasi un messaggio a dir poco inquietante dall’aldilà).

Killing A Little Time è decisamente più dura e complessa, il ritmo è sostenuto ed una chitarra leggermente distorta fornisce il riff di base, ed è chiaramente più nel mood di Blackstar, con le sue studiate dissonanze e l’atmosfera poco rassicurante; il dischetto si chiude con When I Met You, sostenuta da un basso pulsante e da un background ritmico efficace, nel quale di distinguono in maniera limpida chitarra acustica e batteria: forse il pezzo più vicino al Bowie classico, grazie anche al motivo diretto e sufficientemente orecchiabile, che rimanda al periodo di Scary Monsters. Se avete apprezzato Blackstar, questo No Plan è un CD da non lasciarsi sfuggire, in quanto ne è il logico ed ideale completamento, in attesa di una possibile (ormai mi aspetto di tutto) “ristampona” natalizia che comprenda tutto quanto con l’aggiunta magari di un famigerato ulteriore brano inedito che “spunterà” durante l’anno.

Marco Verdi