Dagli Archivi Della Memoria. Widespread Panic – Oak Mountain 2001 Night 1

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Widespread Panic – Oak Mountain 2001 Night 1 – Widespread Records

All’incirca all’inizio degli anni ’90 (secolo scorso), scrivevo una serie di recensioni per il Busca concernenti un gruppo di band che poi negli anni a venire avremmo definito “Jam bands”, i primi dischi di gente come i Gov’t Mule, i Blues Traveler, i Widespread Panic, Col. Bruce Hampton ed altri che ora non ricordo, quando ancora non se li filava nessuno, c’erano anche i Phish e la Dave Matthews Band, che da lì a poco sarebbe stata la prima ad avere un successo commerciale clamoroso (e forse rimane l’unica a non essere di nicchia). Nicchia di dimensioni consistenti, perché già agli inizi questi gruppi muovevano nell’ambito di un movimento che si chiamava H.O.R.D.E e che se a noi italiani richiamava orde di fans, in effetti stava per “Horizons Of Rock Developing Everywhere” e riprendeva lo stile di band leggendarie come i Grateful Dead (ancora vivi e vegeti, fino alla morte di Jerry Garcia nel 1995) e gli Allman Brothers, rivitalizzati dall’ingresso in formazione di Warren Haynes, che avrebbe fondato la sua creatura, i Gov’t Mule, nel 1994.

Gruppi di “scalmanati” impegnati in dischi e concerti dove l’improvvisazione, la jam session, era uno dei requisiti essenziali. E devo dire che ancora oggi il sottoscritto preferisce un gruppo di “pirla” che si agita per dei quarti d’ora sui propri strumenti, e al limite alla fine rilancia ulteriormente, ad altri gruppetti di dementi, con cappellino e cavallo dei pantaloni all’altezza delle ginocchia, che “declamano” versi improbabili su ritmi improponibili o, nei migliori dei casi, scopiazzati, ma è un parere personale, penso condiviso dalla cosiddetta “confraternita” dei rockers che legge queste pagine. Bisogna altresì dire che anche in questo ambito ci sono delle esagerazioni: prendiamo questo triplo Oak Mountain 2001Night 1 (che come dice il titolo avrà un seguito nella Notte 2) dei Widespread Panic, quando, dopo i dieci minuti di una bella e assai dilatata versione di The Harder They Come di Jimmy Cliff, autore stimato dal gruppo, come dimostra la presenza di Many Rivers To Cross nell’ottimo Live Wood dello scorso anno, parte una Drums di oltre 25 minuti che francamente pare un tantinello eccessiva, forse, pure il fans più accanito rischia l’abbiocco!

Ma è un dettaglio, perché dischi come questo sono destinati ovviamente agli appassionati del genere e anche il giudizio critico assai favorevole è indirizzato soprattutto a chi ama questa musica e quindi la segue con passione. Difficile che band come i Widespread Panic pubblichino dei dischi, ancor più se tratti da concerti, brutti, al limite occorre, come nei buoni vini, guardare l’annata, e nel caso di questo Oak Mountain parliamo del 2001, quando il chitarrista originale della band Michael Houser era ancora nella formazione (non che il suo sostituto Jimmy Herring sia da meno) e lo stile della band, un misto del classico southern rock imparato nella natia Athens, Georgia e quello delle jam bands più classiche, era in pieno fulgore. Formazione classica sudista: due chitarre soliste, tastiere, basso, batteria ed un percussionista aggiunto, con John Bell, uno dei due chitarristi, anche voce solista dallo stile pigro e disincantato, caratteristico e unico, capace però anche di improvvise accelerazioni bluesate.

I brani si incastrano uno nell’altro quasi senza soluzione di continuità: l’iniziale Conrad, con le percussioni impazzite di Domingo Ortiz impegnate a stimolare l’ottima sezione ritmica di Dave Schools, bassista extraordinaire e Todd Nance, batterista solido e variegato, tutti e tre impegnati a costruire uno sfondo perfetto per le evoluzioni delle soliste di Houser e Bell e per le tastiere dell’ottimo “Jojo” Hermann, sorta di omologo del grande Chuck Leavell negli Allman, con continui cambi di ritmo, accelerazioni e rallentamenti tipiche del genere, il brano si tramuta magicamente nella breve One Arm Steve, cantata da Houser e si dilata di nuovo nella lunga Barstool And Dreamers, introdotta dal basso slappato di Schools e dalla slide di Houser per lasciare spazio ad una lunga improvvisazione pianistica di Hermann. Saltando di palo in frasca tra i vari brani del triplo, come non ricordare una This part of town, più quieta e malinconica o le evoluzione à la Traffic della lunga Greta, la divertente Christmas Katie o il frenetico R&R di Let It Rock di Edward Anderson (Charles Edward Anderson Berry, per gli amici Chuck), o la Santaneggiante Radio Child.  

E siamo solo al primo disco. Disco è uno dei loro classici instrumental, Blight, inserita all’interno della lunghissima e bellissima Driving Song, è una delle prime collaborazioni con lo sfortunato Vic Chessnut, Last Dance è un inconsueto ma riuscito “incontro” con il Neil Young di Times Fade Away. Nel terzo CD cover riuscitissime di Fixin’ To Die, Bukka White via Bruce Hampton, i War di Low Rider e JJ Cale di Ride me high, per concludere con una strepitosa Dream Song E’ stato un piacere parlare ancora una volta dei Widespread Panic, ogni tanto ci si incontra di nuovo. Lunga vita ai loro archivi!

Bruno Conti  

P.s Esisteva un DVD, più o meno con lo stesso titolo, pubblicato nel lontano 2001 dalla Sanctuary (etichetta non più in attività) e relativo ad un concerto del 2000, ma il repertorio è completamente diverso.

P.s II. La qualità sonora è ottima, nettamente superiore a quella dei filmati inseriti nel Post! 

Dagli Archivi Della Memoria. Widespread Panic – Oak Mountain 2001 Night 1ultima modifica: 2013-07-20T10:42:05+00:00da bruno_conti
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